Richeze ci spiega qualcosa su Molano e la sella di Gaviria

23.05.2021
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Sereno e rilassato prima della tappa dello Zoncolan: solo un velocista può esserlo. E Maximiliano Richeze lo è. Sembra assurdo ma se l’altimetria non fa temere per il tempo massimo è così per gli sprinter. Di solito è la salita in partenza ad alimentare queste paure. E non a caso le ruote veloci del gruppo erano ben più tese a Castel di Sangro, con il Passo Godi in avvio.

Il campione argentino in carica si gode l’abbraccio di amici, moglie e figlia. E intanto con noi fa il bilancio sul Giro d’Italia di Fernando Gaviria e dei velocisti.

Prima volata del Giro a Novara: Richeze guida Gaviria e Molano è in terza ruota
Prima volata del Giro a Novara: Richeze guida Gaviria e Molano è in terza ruota

Il caos di Verona

Si parte dall’ultima volata disputata, cioè quella di Verona. Che in qualche modo ha visto protagonista la sua Uae.

«E’ stata una volata abbastanza veloce – dice Richeze – sapevamo che c’era un arrivo molto lineare. Eravamo ben posizionati e tutto stava andando bene. Poi Fernando ha avuto un po’ di problemi all’ultimo chilometro e in quel momento ci siamo un po’ persi. E niente… Abbiamo sprecato una grandissima opportunità perché eravamo in ottima posizione e lui stava molto bene. Con “Seba”  (Molano, ndr) e con il resto della squadra avevamo fatto un bel lavoro per tutta la tappa».

A Foligno Molano (che si è appena spostato sulla sinistra) ha tirato lo sprint anche a Sagan
A Foligno Molano (che si è appena spostato sulla sinistra) ha tirato lo sprint anche a Sagan

Cambio ruolo

Molano. Criticatissimo nel primo sprint vinto da Merlier, autore di qualche imprecisione nel finale, il colombiano è oggetto di analisi. E ci si chiede perché quest’anno l’ultimo uomo sia stato lui e non lo stesso Richeze.

«Bueno, praticamente Molano si è inserito ora nel treno – dice Richeze – e spesso faceva fatica a trovare gli spazi giusti, a capire certe dinamiche sul prendere le posizioni. E siccome io ho più esperienza abbiamo deciso di cambiare: io penultimo e lui ultimo uomo». 

Le parole di Richeze ci dicono come sia più complicata la preparazione della volata vera e propria. Se tutto fila liscio infatti l’ultimo uomo del treno in teoria deve “solo” (le virgolette sono d’obbligo) tirare forte e lanciare il velocista che si presuppone sia stato fatto uscire dal penultimo uomo. Un po’ quello che è successo a Foligno proprio con Molano, solo che alla sua ruota dovrebbe esserci il suo velocista e non un avversario, nello specifico Gaviria e non Sagan.

«Esattamente per questo motivo abbiamo deciso di cambiare un po’ i ruoli, per spendere meno energie per trovare la posizione giusta. Molano è molto forte, ma sta imparando adesso il mestiere. E non è facile. Con un velocista come Fernando poi, che è tra i migliori al mondo, bisogna essere perfetti. In più siamo al Giro».

Al via di Cittadella Gaviria viene a richiamare Richeze: «E’ ora di andare».
Al via di Cittadella Gaviria viene a richiamare Richeze: «E’ ora di andare».

La sella di Gaviria

Con Richeze si parla poi degli altri velocisti.

«Li ho visti un po’ tutti in palla – dice Richeze – sono andati forte e quasi tutti hanno vinto. A volte è anche questione di fortuna. Anche Viviani non va piano, è in grandissima posizione ma come Fernando non è riuscito a vincere. Il livello era molto alto. 

«Per esempio a Verona Elia si è toccato con qualcuno. Io ero indietro ma ho rivisto lo sprint solo la sera e ho notato che si è toccato, ma è normale. Le volate sono così, si va sempre a limite e per questo dico che tutto deve filare liscio».

Infine la domanda più curiosa: ma dove ha perso la sella Gaviria verso Verona?

«Eh – ride Richeze – l’ha persa all’ultimo chilometro. Quando prima ho detto che aveva avuto un problemino mi riferivo a questo. Per questo ha perso le ruote. Era in punta di sella, all’improvviso gli è scappata e si è ritrovato sul telaio della bici. Ha fatto tutto il finale in piedi. Per questo dispiace. Una grande gamba se pensate che ha fatto uno sprint di 800 metri. Speriamo nella tappa di oggi verso Gorizia».

Covi: «Che fatica andare in fuga!». Ma oggi…

19.05.2021
4 min
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Il primo Giro d’Italia non si scorda mai! Alessandro Covi è qui e sta lottando contro i giganti del pedale e un po’ anche con se stesso, visto che il suo avvicinamento alla corsa rosa non è stato dei più facili. Una tendinite lo ha tenuto lontano dalle classiche delle Ardenne e anzi che sia riuscito a prendere il via da Torino.

Appena taglia il traguardo di Foligno il lombardo della Uae ha le strisce bianche del sudore che gli si è asciugato sulla barba leggermente incolta e sui pantaloncini, ma al tempo stesso ha anche il suo consueto sorriso.

Alessandro Covi al termine dalla tappa L’Aquila-Foligno

Condizione in crescita

«E’ come essere a lezione – dice Covi – la condizione non è al massimo a causa dell’infortunio che ho avuto al tendine, ma questo Giro serve anche per rialzare la forma e speriamo di trovare qualche buon momento, magari già durante la corsa».

Covi è magrissimo. E’ scavato nella pancia. Se ci sarà anche il muscolo, ne vedremo delle belle. Alessandro è un “cavallo di razza”, in grado di vincere attaccando da solo e regolando un drappello. Da dilettante gli abbiamo visto fare di persona dei numeri pazzeschi, mentre lo seguivamo in macchina con il cittì Marino Amadori.

«Mi vedete magro: meno male! Magari trovo anche la gamba giusta per fare qualche risultato. Adesso sto facendo solo tanta fatica. Se il giorno di riposo è importante in queste condizioni non lo so, ve lo dico dopo Montalcino! Primo Giro, primo giorno di riposo». E a quanto pare il “rest day” gli ha fatto bene visto che è andato in fuga proprio nella frazione degli sterrati.

Alessandro Covi (Uae) in fuga verso Montalcino
Alessandro Covi (Uae) in fuga verso Montalcino

Il bello della gente

Covi sapeva di dover venire al Giro già dall’inverno, ma il pass per la corsa rosa probabilmente lo ha staccato durante il Romandia quando, nella gara di rientro post tendinite è andato in crescendo e ha colto un quinto posto nella prima volata. Un pass che gli sta facendo vivere grandi esperienze.

«Sinceramente pensavo fosse più facile in generale andare in fuga – dice – c’è sempre una battaglia incredibile. Tutti vogliono andarci, anche perché fino alla frazione di Foligno non c’è stata una squadra che controllava e qualche fuga è arrivata, quindi c’era più voglia di provarci. Poi si sa: il Giro è difficile di suo. Di giorno in giorno cercherò di fare il più possibile.

«Però che bello rivedere tutta questa gente (si vede che è al primo Giro. L’effetto Covid è ancora più che presente, ndr). Perché era da tanto tempo che non si vedeva il pubblico sulle strade. E poi adesso la gente ti riconosce e urla il tuo nome… Da dilettante è raro».

La Ineos attacca e il gruppo si spezza, un esempio di quanto si vada forte in salita tra i pro’
La Ineos attacca e il gruppo si spezza, un esempio di quanto si vada forte in salita tra i pro’

Salita che fatica

L’altroieri sul valico della Somma, lui ed Ulissi hanno fatto un capolavoro per aiutare Gaviria a non staccarsi. Lo hanno protetto al massimo, standogli davanti e di fianco per fargli prendere meno aria possibile e farlo salire regolare, ma certo quando entrano in gioco i big è tutta un’altra storia.

«Vanno veramente forte in salita. Io poi non ho ancora la condizione e pertanto ancora faccio più fatica». Però sotto i “baffi” i ride e sotto, sotto qualcosa cova.

«Vediamo, non so se riuscirò a fare qualcosa già in questo Giro, ma magari esco bene per le corse che dovrò fare dopo. Quali? L’Appennino, l’italiano, il Gp Lugano… tante corse di un giorno e forse lo Slovenia. Però la gamba è in crescita».

PS Poco dopo la messa online di questo pezzo, Alessandro tagliava secondo il traguardo di Montalcino dietro Mauro Schmidt, per lui una grande giornata, ma anche una grande delusione.

«Preferivo vincere – dice impolverato dopo l’arrivo – chiedevo all’ammiraglia se fosse veloce ma mi dicevano di no. Lui poi non ha tirato molto. Comunque sì, ve lo confermo il giorno di riposo mi ha fatto bene. Da oggi ho iniziato a sentire altre sensazioni. E il Giro non è finito…».

Il Dombrowski ritrovato è rinato… dalla tavola

12.05.2021
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Dietro la transenna al traguardo di Sestola, ieri, Mauro Gianetti era al settimo cielo. Joe Dombrowski aveva appena vinto la tappa e il general manager della Uae Team Emirates spiegava che quando due anni fa decisero di prenderlo, erano consapevoli del suo valore, ma insieme si erano presto resi conto che ci fosse tanto da raddrizzare. Il talento rischiava di spegnersi, in un ragazzo di 29 anni che aveva bisogno di rivedere il modo di allenarsi e quello di mangiare. Perché Dombrowski è uno di quelli che con il cibo ha sempre avuto qualche problemino. «Lui è uno di quelli che non mangiava proprio niente», bisbiglia Gianetti andando verso il podio. Magrissimo da U23 quando nel 2012 vinse il Giro d’Italia U23 militando nella squadra di Lance Armstrong, sempre più magro da neoprofessionista al Team Sky. Come pretendere che avesse margini di crescita senza un rapporto sereno col cibo?

Mauro Gianetti è fra i primi ad abbracciarlo dopo l’arrivo
Mauro Gianetti è fra i primi ad abbracciarlo dopo l’arrivo

Svolta 2021

Oggi le cose sono migliorate. Tanto che quando lo scorso anno, finito il Giro, decise di rimanersene con la compagna a Milano, tra le varie informazioni chiese anche il nome di un paio di ristoranti. Un interesse che in altri tempi non avrebbe mostrato. Lo stesso dottor De Grandi, medico del team, ci parlò di una revisione nella squadra.

«Il ciclismo e le corse sono sempre più veloci – spiega Dombrowski – il livello e le attese sono alte e in questo team abbiamo un ottimo supporto con lo staff e lo chef. Meglio di quando dovevo pensarci da me. Quando sono venuto qui, arrivavo da una squadra americana. E’ difficile per noi vivere in un Paese straniero, lasciare gli Usa e la famiglia. Il team sta crescendo. Trovo molto comodo essere supportato anche nell’alimentazione. Non è facile seguirla da soli».

Le pressioni

In poche parole, la sintesi di quanto cominciammo a scrivere su queste pagine, interpellando nutrizionisti, psicologi e atleti, sulla necessità dei team di dotarsi di figure all’altezza e a proposito della fragilità emotiva di alcuni soggetti contrapposta al clima di pressione che sul tema si respirava e ancora si respira in alcuni ambienti. Dombrowski vinse il Giro d’Italia degli under 23 nel 2012 battendo l’Aru più forte. E quando Fabio tornò in ritiro, si sentì dire davanti a tutti che si era fermato al secondo posto perché credeva di essere magro, mentre l’americano lo era di più. Già, ma quali margini aveva Dombrowski?

Nel finale fra i big soltanto Bernal e Landa hanno messo fuori il naso. Con loro, Ciccone
Nel finale fra i big soltanto Bernal e Landa hanno messo fuori il naso. Con loro, Ciccone

«Il successo non è mai una linea retta – dice – ci sono alti e bassi, momenti più o meno difficili. Se guardo indietro, penso che avrei potuto aspettare un paio d’anni prima di passare. Sono arrivato al ciclismo tardi ed è un bel salto da U23 al WorldTour, per il modo di correre del gruppo. Ho avuto delle belle cose da tutti i team in cui sono stato, ognuno mi ha dato una bella esperienza, ma di sicuro da me ci si aspettava altro».

Interferenze radio

Il suo attacco nel finale valeva doppio. Per la tappa e per la maglia e chissà come sarebbe finita se i corridori non fossero stati collegati con le ammiraglie. De Marchi avvertito dai suoi di non pensare soltanto a Oliveira, rimasto indietro, ma anche di non lasciar allontanare troppo Dombrowski. L’americano spinto a gran voce, ma con indicazioni non proprio veritiere.

«Un po’ mi dispiace di non aver preso la maglia – dice – anche se è dura dire che sono dispiaciuto dopo che ho vinto la tappa. A 4-5 chilometri dall’arrivo, ho capito che andavamo per vincere e insieme sapevo che De Marchi era più vicino di me, che aveva 33 secondi. L’ho sentito tante volte alla radio. A volte ti danno distacchi diversi dalla realtà. Parlavano di 20-25 secondi a mio vantaggio, così ho voluto spingere fino alla riga, ma i secondi alla fine erano 13. Sarebbe stato bello prendere la maglia, ma non è stato possibile. Vedremo nei prossimi giorni. Oggi ci sarà una volata, domani con l’arrivo in salita potrebbe essere un’opportunità».

Mente aperta

C’è da capire se adesso il Uae Team Emirates cambierà i suoi piani oppure offrirà all’americano il supporto necessario per puntare alla maglia nei prossimi giorni, magari già domani a San Giacomo, in attesa che le grandi montagne portino davanti i capitani.

«Prima della corsa – dice – il piano era aiutare Formolo per la generale e Gaviria e Diego per le loro tappe. Ho vinto la tappa, ho preso la maglia azzurra, sono secondo in classifica. Di solito vengo fuori nella terza settimana sulle grandi montagne. Sestola non era pianificata, ma il percorso mi si addiceva. Non ho mai pensato di venire qui per la maglia rosa, sono abituato ad andare alle corse con la mente aperta. I grandi Giri sono diversi dalle corse di una settimana. Le cose possono cambiare rapidamente, per cui prendo le occasioni quando capitano. E in tre settimane ci sono tante occasioni, 21 corse nella corsa. Ieri è stato un buon giorno per me».

Gaviria infuriato, Molano l’ha fatta grossa

09.05.2021
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Gaviria si avvicina alla transenna, con il fianco destro pelato. Viene dall’antidoping e non sembra per nulla contento. Chi ha visto bene la scena dice che Fernando è scivolato contro le transenne per dieci metri e che per questo si sia bruciato la pelle. Il replay delle immagini lo conferma. Per fortuna le transenne hanno fatto il loro dovere. Sarebbe bastato un ostacolo contro cui impuntarsi, una semplice sporgenza e si sarebbe innescata un’altra caduta rovinosa.

Rabbia silenziosa

La gamba pulsa ancora. Un rivolo di sangue viene giù dal gomito, uno dall’esterno del ginocchio. Il colombiano ha lo sguardo infuocato e da sotto la mascherina vengono fuori parole taglienti. L’unica cosa che si decifra è che vorrebbe ammazzare qualcuno. Lo soffia a denti stretti.

Era a ruota di Molano e Molano era a ruota di Consonni, con Viviani nella scia. Quando Consonni si è spostato, la logica era che Molano tirasse il suo e poi si spostasse. Invece il colombiano si è piantato e ha chiuso sulla destra Viviani e poi Gaviria. Elia ha avuto la prontezza di rialzarsi, girargli intorno e rilanciare il suo sprint. Gaviria si è trovato la strada chiusa e ha provato a infilarsi. Facile dire che avrebbe dovuto rialzarsi: quando senti profumo di riscatto dopo la sfortuna e l’arrivo è lì davanti, difficilmente freni.

A tirare la volata si è ritrovato Molano, velocista colombiano
A tirare la volata si è ritrovato Molano, velocista colombiano

Regolamento di conti

Non è bello quando è il tuo ultimo uomo a chiuderti contro le transenne. Non è dato di sapere se il suo risentimento fosse verso di lui, ma quando Gaviria si allontana, viene da pensare che sul pullman del Uae Team Emirates tremeranno i vetri.

«Sono situazioni di corsa che possono succedere – dice – domani ci riprovo. Per tutto il giorno ho avuto buone sensazioni, ma questo è il ciclismo. Sono finito contro le barriere, ma prima di dire qualsiasi cosa devo rivedere il finale con la squadra e analizzare la situazione. E’ chiaro che dobbiamo migliorare. Per fortuna non sono caduto, poteva finire molto male».

Richeze non c’era

Richeze non avrebbe commesso un errore così banale, ma l’argentino si è perso nel caos del finale e a tirare la volata a Gaviria si è ritrovato uno che in Colombia viene considerato l’astro nascente dello sprint. Fra i due non corre troppo buon sangue.

Quando Gaviria si allontana, parlottando con il massaggiatore che lo segue da vicino, dà sicuramente la sensazione di essere arrivato al Giro parecchio in palla. Ci riproverà di certo, ma probabilmente chiederà a Richeze di stargli accanto.

E Gaviria? Tanta sfortuna, ma la motivazione c’è

06.05.2021
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Il lotto dei velocisti al Giro d’Italia è veramente ben fornito. Ci sono quasi tutti. Mancano il mattatore dello scorso anno, Arnaud Demare, e Sam Bennett, forse la ruota veloce più costante di questo 2021, per il resto assisteremo a grandi sfide.

Un nome importante tra i presenti è quello di Fernando Gaviria. Il colombiano della Uae non è nuovo al Giro, anzi, ha vinto cinque tappe, ha indossato persino la maglia rosa nel 2017 e in quello stesso anno ha conquistato la classifica a punti. 

Gaviria (casco rosso e nero sulla sinistra) si rialza in uno degli sprint all’Uae Tour
Gaviria (casco rosso e nero) si rialza in uno degli sprint all’Uae Tour

Ancora sfortuna 

Anche quest’anno però Fernando non è stato fortunato. Il suo inizio di stagione è stato ricco di ostacoli, come di fatto avvenne lo scorso anno. Fu il primo a prendere il Covid e incappò in una falsa positività nel corso dell’anno. E dire che era partito fortissimo, vincendo in Argentina e con una grande motivazione. Aveva ritoccato la preparazione e lui stesso aveva ammesso di essere più potente che mai. Quest’anno invece a rallentarlo è stata una frattura al polso.

Ma anche prima le cose non erano andate benissimo per Gaviria, la condizione stentava ad arrivare. Nei tre sprint disputati tra i lussuosi palazzi degli Emirati Arabi Uniti, Fernando aveva colto un nono, un quinto ed un dodicesimo posto. Il suo unico podio, terzo, è stato quello nella prima tappa della Tirreno-Adriatico.

«Sicuramente – dice Gaviria – non è stato l’inizio più facile delle mie stagioni. Ho avuto un po’ di tempo per recuperare dal mio infortunio al polso. Adesso questo è alle spalle, sto bene e sono motivato in vista del Giro. Il mio obiettivo sarà quello di essere lì nei giorni di pianura a disputare gli sprint di gruppo. Chiaramente mi concentrerò di più sulle vittorie di tappa e su come ottenere il massimo in quei giorni che mi si addicono».

Fernando (a sinistra) e Richeze, i due correvano insieme già nella Quick Step
Fernando (a sinistra) e Richeze, i due correvano insieme già nella Quick Step

Un super treno

Come abbiamo poi detto in apertura ci saranno molti rivali accreditati. Su tutti Viviani ed Ewan, senza dimenticare Nizzolo e Sagan. Tuttavia il colombiano potrebbe avere uno dei treni migliori, grazie alla presenza, in primis, di Max Richeze ma anche di Sebastian Molano. Un treno tutto sudamericano, tra l’altro. Richeze è il campione argentino e Molano è colombiano come lui. Il feeling non manca.

«Sinceramente non penso agli atri sprinter – ha detto Gaviria – Mi sto concentrando di più su me stesso e sulla mia squadra. Per gli sprint saremo io, Richeze e Molano che sono entrambi molto bravi negli arrivi di gruppo. Il livello che c’è al Giro è molto alto ed è difficile scegliere un solo rivale.

«Noi comunque anche in allenamento abbiamo riprovato gli sprint. Io e Max corriamo insieme da molti anni ormai e abbiamo una grande intesa. Non abbiamo bisogno di parlare poi così tanto in gara, abbiamo sempre un buon senso della posizione l’uno dell’altro».

Gaviria e la caduta ad Harelbeke. Il colombiano si tocca subito il polso
Gaviria e la caduta ad Harelbeke. Il colombiano si tocca subito il polso

I dubbi

Ma certo non sarà facile arrivare allo sprint. Quando il velocista non è al top fa fatica a tenere le ruote o a buttarsi nella mischia, lo abbiamo visto molte volte in passato. Gaviria non corre dal 26 marzo, giorno della caduta ad Harelbeke, e arrivare ad un appuntamento tanto importante senza un po’ di ritmo gara non è facile.

Inoltre il percorso della corsa rosa non è poi così “sprinter friendly”. Le frazioni che le ruote veloci possono segnare in rosso con una certa sicurezza sono cinque: Novara (2ª tappa); Cattolica (5ª tappa), Termoli (7ª tappa), Foligno (10ª tappa) e Verona (13ª tappa). La sesta, potrebbe essere la 18ª tappa, quella di Stradella, ma è “incastrata” tra i giorni in montagna e il finale è parecchio mosso, una frazione che ricorda molto quella vinta da Ulissi a Monselice lo scorso anno.

Anche sul fronte tecnico pertanto potrebbero contare le scelte, come ruote e rapporti. Gaviria avrà a disposizione le nuove Campagnolo Bora Wto One da 50 millimetri, ruote che aveva già utilizzato alla Sanremo. Ma poi di fatto dopo la Classicissima non le ha più “testate in gara” se non a De Panne e nei primi 80 chilometri ad Harelbeke, quando appunto si è rotto il polso. 

«Non sono ancora sicuro di cosa userò ogni volta. Di solito adattiamo il materiale a seconda delle tappe», ma su questo fronte Fernando può dormire sonni tranquilli, il suo meccanico, “mastro Archetti” saprà mettergli a disposizione un razzo!

Chef Romano ci spiega la vita del cuoco nei “giorni rosa”

04.05.2021
6 min
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Non solo per i corridori, questi sono giorni di grande frenesia anche per gli staff dei team che stanno per partire per il Giro d’Italia. E tra loro ci sono gli chef, figure ormai immancabili nei team più importanti. Il cuoco non è solo colui che cucina, ma è un vero e proprio “manager del cibo”: dalla ricerca del prodotto al piatto in tavola tutto passa dalle sue mani.

A colazione si preparano le omelette. Solo in quel momento si consumano oltre 30 uova
A colazione si preparano le omelette. Solo in quel momento si consumano oltre 30 uova

La passione di Romano

In casa Uae a svolgere questa funzione è Michele Romano. La sua storia è particolare e in qualche modo è il ciclismo che ha cercato lui. Michele viene da Civitella Roveto, piccolo Borgo nella provincia dell’Aquila, ama andare in bici, ma non ha mai corso. Classe 1977, ha studiato presso l’Ispra di Roccaraso, poi si è formato e specializzato girando per l’Italia e per l’Europa. 

«Mi sono letteralmente innamorato di questo lavoro e del ciclismo – racconta l’abruzzese – Mi sono ritrovato a fare un Delfinato con la Uae cinque anni fa. Da lì mi hanno portato al Tour e alla Vuelta. E da allora sono fisso con loro». 

Tra le scorte del Giro anche tante zucchine. Romano dice che ne consumeranno 15 chili
Tra le scorte del Giro anche tante zucchine. Romano dice che ne consumeranno 15 chili

Qualità prima di tutto

Massima qualità e ricerca accurata dei prodotti sono le colonne portanti del suo lavoro. E questo ambiente elitario, super curato piace, e non poco, a Michele. Ma è lo specchio di quel che poi vivono i suoi colleghi e gli altri team. I dettagli, i marginal gains passano anche per la cucina, esattamente come quando nella tecnica parliamo di una certa lubrificazione della catena o di una particolare ruota.

E lo capiamo subito quando Romano ci spiega come prepara le omelette. «Devono essere più proteiche, quindi hanno un rosso d’uovo e due bianchi e del Parmigiano grattugiato rigorosamente di alta qualità, stagionato 36 mesi».

Tra i kitchen truck più grandi c’è quello della Bora Hansgrohe, ma ci sta: Bora produce cucine!
Tra i kitchen truck più grandi c’è quello della Bora Hansgrohe, ma Bora produce cucine!

Dalla cucina al computer

Romano e molti suoi colleghi da domani saranno negli hotel di Torino che ospiteranno la grande partenza. E queste sono ore frenetiche.

«C’è da riempire le scorte del mio kitchen truck (la cucina mobile, ndr). Ho preparato alcuni ingredienti che mi serviranno al Giro. Ma sono scorte poi non così grandi perché io preferisco utilizzare prodotti super freschi, scelti da me di volta in volta e di elevata qualità. Ho già contattato l’hotel di Torino e ho fatto loro delle richieste. E lo stesso ho fatto con gli altri, inviando delle mail».

Secondo la stima di Romano, durante il Giro si consumeranno 20 chili di pomodori, 15 chili di zucchine e altrettanti di banane, 50 chili di pasta che lui sceglie solo di qualità, come la De Cecco linea Oro o quella trafilata al bronzo di Gragnano, 20 chili di carne bianca, 10 chili di pescato, 30 uova per ogni mattina (quindi ben oltre 600 in tutto il Giro) e qualche barattolo di Nutella.

«Inoltre noi abbiamo come sponsor, per il food and beverage, Crai. Ci riforniscono di cereali, marmellate, olio biologico, aranciate… e noi stocchiamo i prodotti del nostro quartier generale di Magnago a Milano. Da lì carichiamo le scorte del “secco” cioè dei prodotti a lunga scadenza. Li conserviamo in frigoriferi o comunque in ambienti idonei.

«Per quel che riguarda il fresco invece lo acquisto personalmente di volta in volta, come ho accennato. Ho una carta di credito che mi fornisce il team e secondo le indicazioni del nutrizionista sono poi io a scegliere i prodotti migliori, nel locale migliore di questa o quella città in cui capitiamo. Ma ormai anche in tal senso ho una buona rete di conoscenze per andare sul sicuro. Quando posso scelgo i piccoli produttori locali, chi fa allevamenti a terra, produce bio, ha una buona tracciabilità del prodotto».

Il regno dello chef, quasi tutti i team hanno un kitchen truck simile
Il regno dello chef, quasi tutti i team hanno un kitchen truck simile

Dettagli curati 

Cuoco e nutrizionista vanno a braccetto. In base a quel che gli atleti devono mangiare, il nutrizionista informa il cuoco e lui si adegua.

«Al Giro con noi ci sarà Gorka Prieto Bellver, uno dei nutrizionisti della Uae, e lui decide in base alla tappa, al clima e persino alle caratteristiche stesse del corridore, se è un velocista, un passista, uno scalatore, quanto e cosa deve mangiare. E io mi regolo di conseguenza. Voglio dire che tutto quello che passa per la nostra cucina è pesato. Non si tralascia nulla. Una delle poche cose che non peso sono le rice cake, quelle spettano ai massaggiatori. Sono loro che fanno le porzioni».

Non solo carne, anche uova e pesce nella “credenza” dello chef al Giro
Non solo carne, anche uova e pesce nella “credenza” dello chef al Giro

Chef stakanovista

Ma come funziona la vita del cuoco al Giro d’Italia? Non è una passeggiata. Lavora moltissime ore, perché di fatto non è solo uno chef. È anche manager della cucina, “lavapiatti”, colui che fa la spesa e persino autista. 

«Mi sveglio alle 5:30 e preparo le colazioni, una cosa che amo particolarmente. Vado a dormire alle 23. Nel mezzo funziona così. Come ho detto faccio le colazioni: cereali, caffè, thè, omelette… e tutto quello che concerne le colazioni rinforzate dei ragazzi. Poi riordino tutto. Quando stacco la macchina del caffé, che è nostra, parto alla volta dell’hotel successivo, dove inizio a preparare la cena. Ma prima mi fermo per fare la spesa. Preparo anche le rice cake. Metto il riso nell’abbattitore per eliminare la carica batterica e sono pronte per il giorno dopo. Le faccio con la frutta, a base di caffè o di cacao…».

Romano e gli altri chef cucinano nei track, ma può capitare che lo facciano negli hotel
Romano e gli altri chef cucinano nei track, ma può capitare che lo facciano negli hotel

Dolci e “sgarri”

«Soprattutto quando ci sono tappe molto dure si preparano dei dolci – dice Romano – delle crostate rivisitate e altre ricette private della parte grassa, principalmente del burro. Magari utilizzo delle farine ventilate o provenienti da frutta secca. Per farlo, la ricerca del prodotto è lunga e meticolosa ma è così sia perché lo voglio io, sia perché le indicazioni della squadra sono di prendere solo il meglio».

Infine qualche “pettegolezzo” di gola sui ragazzi della Uae che vedremo al Giro. Chi è più goloso? Chi si lascia andare? Ma Romano non cede: «Da Formolo ad Ulissi, ma anche agli altri ragazzi che non sono al Giro, sono tutti molto professionali e si attengono alle regole del nutrizionista. Posso però dire che la sera prima del  giorno di riposo un po’ si “sgarra”. E magari posso preparare una pizzetta o un hamburgher che faccia bene al loro spirito, ma attenzione sono hamburger senza grassi, preparati in un certo modo. Ogni cosa che mettiamo sulla tavola dei corridori è bilanciata e ben ponderata prima».

Il saggio Marcato, un po’ maestro, un po’ guerriero

23.04.2021
5 min
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«Quando avevo poco più di 20 anni – sorride Marcato – facevo un allenamento di sei ore e il giorno dopo, non dico che avevo già recuperato, però stavo bene. Adesso quando faccio un allenamento importante di sei ore, magari ho bisogno di due giorni per recuperare. E’ una differenza che fa pensare».

Il Tour of the Alps si avvia alla conclusione, il dialetto trentino ha preso il posto dell’ingombrante tedesco dei giorni scorsi e il caffè al bar ha un gusto più accogliente. Il veneziano del Uae Team Emirates ha appena firmato il foglio di partenza e, mentre parla, un angolo della memoria va indietro, cercando la prima volta che lo incontrammo. Probabilmente fu nel 2004, quando correva alla Bata di Rino Baron con Leonardo Moser e lo stesso Michelusi che ora allena Aru alla Qhubeka-Assos, ma bisognerà controllare. Di sicuro la sua storia nel ciclismo, vissuta spesso con il sorriso, ha radici profonde.

Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita
Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita

«Doveva essere la stagione della ripresa – dice – e in parte lo è, di certo rispetto a quella passata, perché le corse ci sono. E noi come movimento ciclistico internazionale abbiamo dimostrato di poter correre in sicurezza. Ci sono stati tanti sforzi da parte delle squadre e degli organizzatori, abbiamo fatto vedere che il ciclismo si può fare. E per me è lo stesso. Poter correre è quello che più voglio fare e avere questa opportunità, sia pure fra tamponi e il resto, fa molto piacere».

Però… che cosa ci fa un uomo del Nord sulle montagne del Trentino?

Ho fatto la prima parte lassù. E archiviate le pietre sono venuto qui a fare un po’ di salita e un po’ di fatica. Non sono qui a preparare il Giro, la carta di identità parla chiaro. Ci sono tanti giovani e tante pedine da giocare, nei grandi Giri e nelle altre corse. Se me lo chiederanno, sarò pronto e ben felice di partecipare, ma giustamente prima vengono gli interessi di squadra.

Prima del Tour of the Alps, Marcato ha fatto il suo… giro sul pavé del Nord
Prima del Tour of the Alps, un giro sul pavé del Nord
Un tempo la parola “giovane” si associava alla freschezza, ma anche all’inesperienza. Possibile che oggi sia sinonimo di “invincibile” e che sappiano già tutto?

Quelli che passano sono molto informati. Un po’ perché magari, fin da quando sono juniores, hanno metodologie di allenamento avanzate. Però sicuramente ci sono corse e corse. Nelle classiche del pavé conta tanto l’esperienza e nonostante si sia già pronti a livello tecnico e fisico, sapere dove limare, dove essere davanti al momento giusto, dove recuperare è fondamentale. Soprattutto nelle corse di sei ore, dove la posizione in gruppo fa la differenza. Mentre magari in altre corse, con tante salite o l’arrivo secco, la freschezza di un giovane viene fuori e può fare la differenza.

Quali obiettivi si possono avere allora a 37 anni?

Un obiettivo concreto per me è fare una bella stagione, visto che comunque è la mia 17ª da professionista, e cercare sempre di dare il massimo per la squadra. Ci sono stati anni in cui ho provato a vincere e a prendermi le mie soddisfazioni personali, però sono anche consapevole dei miei limiti. Oggi il mio obiettivo è aiutare i compagni, essere presente e magari insegnare qualcosa ai giovani. Fa sempre piacere, mi inorgoglisce sapere che mi vedono come punto di riferimento e mi ascoltano.

Alla Vuelta del 2019 Marcato con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
Alla Vuelta del 2019 con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
A proposito di giovani, che effetto fa andare a correre con Pogacar in squadra?

Sicuramente vai alle corse per vincere e già questo ti dà morale, uno stimolo in più per dare il 110 per cento. Tadej trascina un po’ tutti. Sai che comunque sarà presente, sai che ogni tuo sforzo viene ripagato e penso che questo sia la cosa più bella e più importante per ottenere risultati e vivere tutte le corse in armonia.

Parliamo di un giovane che ha bisogno di ascoltare o di un giovane che non è più giovane?

E’ uno che a livello di testa è molto forte. Sa dove può arrivare e ha ben chiaro il suo percorso. Magari man mano che si presenteranno le occasioni, ci potranno essere dei momenti in cui avrà bisogno di essere indirizzato o corse in cui potrà avere bisogno di un consiglio. Già alla Vuelta di due anni fa, mi è capitato di dividerci la stanza per un mese. Ci si parlava spesso. E uno che ascolta. Non dà mai nulla per scontato. Fu la Vuelta da neoprofessionista, con tre tappe vinte e il podio.

Marco Marcato ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ci pensi mai a cosa farai da grande?

Ci si pensa sì, al dopo. Ho 37 anni quest’anno. Il ciclismo è sempre più stressante, devi fare l’atleta per 365 giorni all’anno, non è semplice. Nonostante questo, dico che finché mi alzo al mattino e ho voglia di fare sacrifici e di allenarmi e sono competitivo, perché smettere? Però comunque la testa rivolta al dopo c’è. Vedremo se si presenteranno delle occasioni, anche rimanere nell’ambiente, mi farebbe piacere.

A casa tutto bene?

Sì, dai. Le bimbe, Aurora e Alice, vanno a scuola e questa è una gran cosa, soprattutto in questi giorni in cui mia moglie Elisa è sola a casa. Le scuole chiuse e la didattica a distanza sono state una bella prova. Adesso sembra che le cose vadano meglio e poi stasera torna a casa papà per dare una mano…

Uae Team Emirates, da Pogacar a Trentin li hanno tutti loro…

20.04.2021
3 min
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Dopo il clamoroso trionfo di Tadej Pogacar all’ultimo Tour de France, la squadra degli Emirati Arabi ha lavorato molto sul fronte degli acquisti, perché l’evoluzione della Grande Boucle aveva dimostrato che lo sloveno aveva bisogno di un team molto più forte e in grado di sostenerlo. L’arrivo del polacco Rafal Majka, corridore stabilmente nell’alta classifica nei grandi Giri, deve fungere da supporto principale per Pogacar, che nel 2021 punterà tutto sulla riconferma della maglia gialla. Perché ciò avvenga servirà però anche un salto di qualità nell’occasione che conta da parte di tutti i corridori qualificati come McNulty, Molano, Dombrowski, l’esperto Rui Costa, ai quali si chiederà anche di fare bella figura nelle altre corse a tappe.

Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale
Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale

Con l’arrivo in extremis di Hirschi, la squadra sale di livello anche per le classiche, trovando nello svizzero ma anche nell’altro acquisto Matteo Trentin elementi di spicco in grado di sbancare ogni tipo di corsa e soprattutto non puntando tutto sulle volate, ma privilegiando autentici e vincenti colpi di mano. Attenzione poi a Davide Formolo, che ha dimostrato più volte di poter aspirare a grandi traguardi, soprattutto nelle corse d’un giorno. A Fernando Gaviria resterà il compito di raccogliere il più possibile nelle volate senza dimenticare l’esperienza di Alexander Kristoff, sempre da considerare nelle prove più veloci. Come si vede di carne al fuoco ce n’è tanta, per tentare finalmente la scalata al primo posto del ranking UCI.

Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff
Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Andres Camilo GomezMariquitaCol02.06.19992020
Mikkel BjergCopenaghenDen03.11.19982018
Sven Erik BystromHaugesundNor21.01.19922015
Valerio ContiRomaIta30.03.19932014
Alberto Rui CostaPovoa de PorzimPor05.10.19862007
Alessandro CoviBorgomaneroIta28.09.19982020
David De La CruzSabadellEsp06.05.19892012
Joseph DombrowskyMarshallUsa12.05.19912013
Davide FormoloNegrarIta25.10.19922014
Fernando GaviriaLa CejaCol19.08.19942016
Ryan GibbsonJohannesburgRsa13.08.19942017
Marc HirschiBernaSui24.08.19982019
Alexander KristoffOsloNor05.07.19872010
Vegard Stake LaengenOsloNor07.02.19892013
Rafael MajkaCracoviaPol12.09.19892011
Marco MarcatoSan Donà Di PiaveIta11.02.19842005
Brandon McNultyPhoenixUsa02.04.19982017
Yousif Mirza Al-HammadiKhor FakkanUae08.10.19882016
Juan Sebastian MolanoPaipaCol04.11.19942015
Cristian Camilo MunozVentaquemadaCol20.03.19962017
Ivo OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Rui OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Tadej PogacarKomendaSlo21.09.19982019
Jan Polanc KranjSlo06.05.19922013
Aleksandr RiabushenkoMinsk Blr12.10.19952018
Maximilian RichezeBuenos AiresArg07.03.19832006
Matteo TrentinBorgo ValsuganaIta02.08.19892011
Oliviero TroiaBordigheraIta01.09.19942017
Diego UlissiCecinaIta15.07.892010

DIRIGENTI

Jose Antonio FernandezEspGeneral Manager
Allan PeiperAusDirettore Sportivo
Fabio BaldatoItaAss.Direttore Sportivo
Rubens BertogliatiSuiAss.Direttore Sportivo
Aurelio Corral RuizEspAss.Direttore Sportivo
Manuele MoriItaAss.Direttore Sportivo
Fabrizio GuidiItaAss.Direttore Sportivo
Andrej HauptmanItaAss.Direttore Sportivo
Marco MarzanoIta Ass.Direttore Sportivo
Simone Pedrazzini ItaAss.Direttore Sportivo
Bruno VicinoItaAss.Direttore Sportivo
John WakefieldRsaAss.Direttore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Colnago è entrata a far parte della stessa famiglia del team degli Emirati Arabi e ora tutti i corridori del UAE Team Emirates pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo. Delle vere fuoriserie montate con il Campagnolo Super Record EPS, ruote Bora e pneumatici Vittoria.

CONTATTI

UAE TEAM EMIRATES (Uae)

CGS Cycling Team AG, Via Vedeggio 3, 6814 Lamone (SUI)

team@uaeteamemirates.comwww.uaeteamemirates.com

Facebook: @@UAETEAMEMIRATES

Twitter: @TeamEmiratesUAE

Instagram: uae_team_emirates

Colnago V3Rs Pogacar

La Colnago che piace a tutti da Pogacar fino a Gaviria

20.04.2021
4 min
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Il UAE Team Emirates è una squadra piena di campioni, basta pensare che troviamo l’ultimo vincitore del Tour de France Tadej Pogacar, il velocista colombiano Fernando Gaviria fino al nostro Matteo Trentin e al fortissimo svizzero Marc Hirschi. Tutti questi campioni pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo.

Più rigida e più leggera

La V3Rs è l’evoluzione dei telai precedenti, vale a dire il V1-r e il V2-r, ma con delle caratteristiche che la rendono in linea con le ultime tendenze tecniche. La V3Rs ha un telaio in fibra di carbonio monoscocca con un peso di 790 grammi nella taglia 50s in versione disco. Per raggiungere questo risultato Colnago ha utilizzato un nuovo tipo di carbonio, che ha permesso di aumentare la rigidità alle flessioni laterali. Il risultato è che questa nuova versione è più rigido del 12% nel comparto posteriore e del 6% in quello anteriore, rispetto al V2-r.
Un grande lavoro è stato fatto nella forcella, completamente ridisegnata e dal peso di 390 grammi. La grande novità è nel nuovo design con i foderi concavi nella parte superiore che permette di montare pneumatici fino a 28 millimetri di larghezza.

Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar con la V3Rs con i freni tradizionali
Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar al Giro dei Paesi Baschi con la V3Rs con i freni tradizionali

Prestazioni su ogni tipo di percorso

Un’altra zona tutta nuova è la chiusura del reggisella, dove i tecnici Colnago hanno lavorato per ridurre il peso. Il sistema presente sulla V3Rs è più leggero e più piccolo rispetto sia a quello della V2-r che del C64. Inoltre, è completamente integrato nella scocca e permette una migliore modulabilità del serraggio.

Anche per le geometrie sono state apportate delle migliorie per favorire la guidabilità. Il tubo sterzo è stato accorciato, con la forcella che è stata allungata. Il movimento centrale è stato abbassato in modo da avere un baricentro più attaccato al terreno. In sostanza la V3Rs è una bicicletta che fornisce ottime prestazioni su tutti i terreni anche grazie al design dei tubi che favoriscono l’aerodinamicità.

Disco o caliper

Una particolarità dei corridori dell’UAE Tema Emirates è quella di usare la V3Rs sia con i freni a disco (nell’immagine di apertura) che con i freni caliper. Una scelta che viene fatta soprattutto da Pogacar, che usa l’una o l’altra versione in base alle caratteristiche dei tracciati che deve affrontare.

Ruote e manubri italiani

A livello di ruote l’UAE Team Emirates è equipaggiato con le Campagnolo Bora One e con le nuove Bora Ultra WTO con profili da 33, 45 e 60 millimetri. Rimaniamo in Italia anche per il manubrio che è fornito da Deda Elementi con l’elegante Alanera, che permette il passaggio interno di tutti i cavi e un design piatto che favorisce l’aerodinamica.

Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d’Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one impegnato nel prologo del Giro d’Italia a Torino

Linee estreme e forcella nuova

La Colnago K.one è la bicicletta frutto di numerosi test in galleria del vento, che da il meglio di se dai 50 chilometri orari in su. Rispetto al suo predecessore K.zero, la K.one vanta una rigidità maggiorata del 12% e un miglioramento aerodinamico dell’8%. I freni caliper sono nascosti, infatti quello anteriore è posto nella parte superiore della forcella e coperto da una cover, mentre quello posteriore è posto sotto i foderi bassi subito dietro la scatola del movimento centrale. I corridori dell’UAE Team Emirates usano le prolunghe Jet di Deda Elementi.

 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera
 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi

La scheda tecnica

GruppoCampagnolo Super Record EPS
RuoteCampagnolo Bora
PneumaticiVittoria
ManubrioDeda Elementi
Sella Prologo
ReggisellaColnago
PedaliLook

Tanta Italia anche fra i componenti

Per quanto riguarda la componentistica troviamo tanta Italia, infatti Campagnolo fornisce il gruppo Super Record EPS e come abbiamo già detto le ruote. I portaborracce sono di Elite, i manubri sono di Deda Elementi e i pneumatici Vittoria. A completare le Colnago di Trentin e compagni ci sono le selle di Prologo e i pedali Look.