Rapporti lunghi e profili aero verso Sanremo

20.03.2021
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Milano-Sanremo gara dal fascino imparagonabile. E questo fascino sta, lunghezza a parte, nella facilità che al tempo stesso è anche la sua difficoltà. E’ molto complicato infatti fare la differenza e per riuscirci spesso contano molto i particolari tecnici. Stamattina prima del via girando tra i bus abbiamo dato uno sguardo alle belve dei corridori. Bici tutte votate alla velocità. Ruote ad alto profilo, manubri aero e, soprattutto, rapporti più lunghi.

Quel 46 di Vdp

Partiamo proprio dai rapporti. La Sanremo non ha un dislivello eccessivo e comunque le sue scalate sono tutte molto pedalabili, senza contare che, nel finale, Cipressa e Poggio si faranno a tutta. Petacchi, quando vinse disse di aver toccato i 48 all’ora proprio sul Poggio…

Andrea Pasqualon è stato il primo a dirci di aver montato il 42-54 al posto del classico 39-53. Le condizioni meteo poi hanno anche influito su questa scelta. Bel tempo e vento laterale e leggermente a favore fin sotto la prima salita, il Colle del Giovo.

La curiosità maggiore in tal senso riguarda proprio la Canyon di Van der Poel. L’olandese è partito con il 39-53, ma sul tetto dell’ammiraglia, la sua prima bici di scorta aveva il 46-54 (quando Chiappucci vinse la Sanremo aveva il 44). Che sia previsto un cambio di bici? Che voglia attaccare sulla Cipressa e non dover spingere il 53? In Alpecin Fenix, ovviamente, sono rimasti in silenzio.

Pertanto il 54 dominava la scena, ma qualcuno è andato oltre. Sembra, non lo abbiamo pizzicato, che Nizzolo avesse il 56.

Le ruote

L’alto profilo ha dominato la scena. Con l’avvento dei freni a disco, che in pratica solo la Ineos Grenadiers non ha, sono spariti gli 80 o 70 millimetri, ma i 50 e i 45 sono i più usati.

In particolare sulla Colnago di Kristoff c’era il nuovo modello di Campagnolo Bora Wto One. Una ruota senza marchi, né adesivi con profilo da 50 millimetri e cerchio più largo.

Interessante anche la Zipp della Movistar, un profilo da 45 millimetri variabile, nel senso che sulla nipple era più alto e poi andava a degradare, per tornare a risalire sulla niplle successiva.

Un po’ controcorrente è andato Van Avermaet che aveva le Campagnolo Bora ma con profilo da 35 millimetri. Che voglia assicurarsi una buona guidabilità a scendere dalla Cipressa e dal Poggio?

Non solo rapporti…

E poi dominava in generale la pulizia delle bici, ma questa non è certo una novità: nessun cavo a vista e profili alari di tubi e manubri.

Riguardo ai manubri ormai sempre più corridori optano per quello aero ed integrato. Van Aert usa il Cs28, con l’attacco a “V”, ma due corridori della Trek-Segafredo hanno soluzioni alquanto “naif”. Skujins usa la Madone, la bici aero, con manubrio tradizionale, e Mullen us la più “classica” Emonda ma con manubrio aero. Segno che comunque certe scelte tecniche spettano ancora al corridore, che predilige il comfort o la guidabilità ai numeri di peso e aerodinamica.

Mentre visto il bel tempo, alla Cofidis che monta gomme Michelin, hanno optato per pressioni mediamente più alte rispetto agli standard attuali e quindi intorno alle 8 bar. Il meccanico le rivedeva a pochi minuti dal via.

Infine, un particolare che fa sorridere e che riguarda la Specialized del campione del mondo. Alaphilippe nonostante possa avere tutte le bici che vuole ha deciso di partire con quella usa abitualmente e con la quale deve anche essere scivolato o che comunque ha sbattuto. Nella parte bassa del carro infatti si notano i segni della vernice che manca. Come a dire: non datemi il muletto!