Gomiti larghi e leve girate: interviene Covi

04.06.2023
4 min
Salva

Qualche tempo fa via avevamo parlato dei manubri più stretti e dei gomiti più larghi. Ma questo argomento, a rimorchio, portava con sé un altro tema: quello delle leve inclinate l’interno. Ed era stato Alessandro Covi a parlarne commentando proprio quell’articolo. Per lui i gomiti larghi, più che dai manubri stretti derivavano dalla posizione dei comandi, ora rivolti verso l’interno del manubrio.

Abbiamo così richiamato l’atleta della  Uae Emirates, che tra l’altro giusto due giorni fa è tornato in corsa al Giro dell’Appennino dopo il ritiro dal Giro d’Italia, quando di fatto fece da “cuscino” a Geraint Thomas. Un buon segnale in vista del resto della stagione che per Covi passerà dal Giro di Svizzera.  Ma veniamo al discorso delle leve inclinate verso l’interno.

Alessandro Covi (classe 1998) ha una posizione delle leve abbastanza tradizionale
Alessandro Covi (classe 1998) ha una posizione delle leve abbastanza tradizionale
Alessandro, leve inclinate all’interno dunque, come mai?

Questioni aero, da quando ci hanno impedito di distenderci con gli avambracci sulla piega le abbiamo messe così. Almeno questa è la mia idea. Penso che questa rotazione sia figlia di quel regolamento (UCI 2021, ndr). Da lì questa moda di mettere le leve più all’interno.

Insomma non è una coincidenza…

No, non è solo una coincidenza perché in effetti mettendo i comandi così riesci a sdraiarti di più sul manubrio. Si guadagna un po’ in termini di “lunghezza”.

Qualche centimetro in più e polsi più dritti… Ma c’è anche una correlazione con i manubri più stretti? O meglio, quella regola di non poter distendere gli avambracci ha portato ai manubri più stretti?

Secondo me sì, perché tutto è collegato. Quando devi spingere forte in pianura, quando ci sono le alte velocità, cerchi di metterti in posizioni aerodinamiche. E per assurdo a volte riesci a stare più basso con la testa, quando le mani sono sulle leve anziché sotto, sulla curva. E stando più basso, aumenta l’aerodinamica ,sei più veloce. E per me fai meno fatica a trovare questa posizione aero con le leve in quel modo.

Hai appena detto che a volte riesci a stare più basso con la testa in quella posizione, anziché con le mani sotto: perché? E’ questione di pressione sulla sella? Perché si riesce ad essere più sciolti con la muscolatura?

Credo sia più una cosa più meccanica, non saprei spiegarla sinceramente. E’ una valutazione che faccio su di me. In quel modo mi è più facile stare più basso con spalle e testa. E quindi è la posizione che in certi frangenti utilizzo più spesso.

Magari si respira anche meglio stando meno schiacciati col busto…

Non è una questione di respirazione, anche perché è una posizione che non si usa per ore, ma per alcuni minuti, quando sei a tutta. Poi torni ad assumere una posizione più comoda.

Per esempio si riesce a cambiare facilmente quando si hanno le mani sulle leve?

Se c’è bisogno si. Ma comunque è una posizione che utilizzi più che altro in rettilineo, in pianura solitamente. E se devi cambiare in quel caso lo fai solo con il rapporto dietro. “Butti giù” il rapporto più duro che riesci a spingere e vai. Di certo non è una posizione di comfort!

Da notare quanto la leva di Ayuso sia rivolta verso l’interno
Da notare quanto la leva di Ayuso sia rivolta verso l’interno
Una posizione di attacco o se si deve tirare per chiudere in testa al gruppo… E invece le leve messe così all’interno hanno dei contro?

La guidabilità non è il massimo, in effetti è un po’ più scomoda. E soprattutto quando ti alzi sui pedali senti che la bici ti segue in una maniera un po’ diversa, meno lineare, rispetto a quando si hanno le leve dritte.

In gruppo ne parlate di queste soluzioni?

Non più di tanto, anche perché ormai le stanno adottando un po’ tutti. Personalmente io le ho rivolte all’interno il minimo indispensabile. Se ci fate caso sono messe quasi in modo tradizionale.

In squadra chi insiste parecchio su questa rotazione verso l’interno?

Beh, Ayuso insiste molto su questo aspetto, ma un po’ tutti mi verrebbe da dire. Quest’anno anche Tadej (Pogacar, ndr) stesso ce le ha belle strette verso l’interno. Una cosa è certa: sono sicuramente più quelli con le leve che vanno verso l’interno che quelli che le hanno diritte. Anzi forse non ne rimane quasi quasi nessuno.

Riparte Pogacar e chiama Remco al Tour

03.06.2023
6 min
Salva

Era sparito. In realtà non è neanche corretto dire che fosse sparito: semplicemente Tadej Pogacar si era rinchiuso a casa sua, lavorando nei limiti consentiti dallo scafoide rotto, pubblicando qualche foto sui social e stando alla larga dalle interviste. Ma il Tour incombe e alla fine lo sloveno è venuto allo scoperto dal ritiro di Sierra Nevada in cui ha ripreso la preparazione. Una conferenza stampa su Zoom, con 60 giornalisti collegati, più o meno tutti accomunati dalle stesse curiosità.

Il succo, fra le cose dette, è che se fosse Evenepoel, andrebbe al Tour. Gli sta bene che Roglic non ci vada (perché avrebbe un avversario in meno) e che, vista la folla slovena sul Monte Lussari, da sloveno gli sarebbe piaciuto essere al Giro. Ma andiamo per gradi, ecco Tadej Pogacar 41 giorni dopo la caduta di Liegi.

Lo stop di Pogacar porta la data del 23 aprile, con la caduta alla Liegi (foto Instagram)
Lo stop di Pogacar porta la data del 23 aprile, con la caduta alla Liegi (foto Instagram)
Mancano 29 giorni all’inizio del Tour de France. Cosa ti aspetti da queste tre settimane di allenamento? 

Ho lavorato abbastanza bene fino ad ora sui rulli e questa settimana ho iniziato su strada. La condizione non è male come pensavo sarebbe stata dopo i rulli. Inoltre il polso migliora ogni giorno. Da questa settimana sono a Sierra Nevada in quota e cercherò di ottenere il più possibile da questo ritiro. Ho un grande supporto da parte del team, possiamo pedalare per tante ore e fare i massaggi e fisioterapia. Ho un sacco di lavoro in programma, poi l’11 giugno scenderò, mi dedicherò alla ricognizione di alcune tappe del Tour e poi di nuovo in ritiro a Sestriere. Poi spero di fare i campionati nazionali su strada e a crono.

Quindi non farai il Giro di Slovenia?

No, non credo. Sfortunatamente, ho perso troppo allenamento, non ho potuto fare molti chilometri nelle ultime quattro settimane, quindi ne ho bisogno. Devo concentrarmi un po’ di più sulle distanze e i lavori di interval training

La prima settimana della rieducazione ha visto Pogacar camminare in lungo e in largo (foto Instagram)
La prima settimana della rieducazione ha visto Pogacar camminare in lungo e in largo (foto Instagram)
Si può dire che questa sia stata la prima battuta d’arresto nella tua carriera, come la stai gestendo?

Mi sento davvero bene. La prima settimana dopo la caduta l’ho passata rilassandomi a casa. Dalla seconda ho iniziato un po’ di rulli e la motivazione era davvero alta. Mi sono messo a camminare in lungo e in largo. La terza settimana ho iniziato un allenamento un po’ più strutturato e in quel momento a Monaco è arrivato il nostro fisioterapista, con cui mi allenavo quasi da mattina a sera, facendo anche varie terapie, dalla camera iperbarica alla magnetoterapia, esercizi per le braccia, crioterapia: tutto quello che serve. Dalla radiografia di lunedì prossimo vedremo se l’osso è guarito davvero. Per il resto, non vedo l’ora che arrivi la prossima settimana di allenamento e poi di andare al Tour.

Che sensazioni hai avuto salendo in bici al momento di caricare il polso rotto?

Nei primi due giorni in cui ho provato a mettermi in strada, sapevo che non avrei dovuto. Bisognava aspettare sei settimane, quindi sono stato un po’ stupido a disubbidire al dottore. Ma ho fatto pressione su tutti e alla fine ho provato ad andare in bici. Sapevo di non poter esercitare troppa forza con la mano e i primi giorni sono stato molto attento. Ho fatto uscite di 2-3 ore, usando un tutore in plastica stampata, che posso infilare e sfilare. Ne ho due diversi: uno per la vita normale e uno per la bici. Sono molto attento, anche con l’aiuto dell’osteopata. Il polso sta migliorando ogni giorno, ho sempre più mobilità e spero che la radiografia non dica che ho peggiorato la situazione. Ma non credo, perché non ho dolore. Forse però per il Tour avrò ancora bisogno di un tutore morbido attorno al polso solo per dargli un po’ di supporto.

La bici da crono è stata la prima che ha ripreso, potendo appoggiarsi sulle appendici (foto Instagram)
La bici da crono è stata la prima che ha ripreso, potendo appoggiarsi sulle appendici (foto Instagram)
Sei sempre stato capace di divertirti nelle corse, quanto divertimento ci sarebbe se arrivassi al Tour non al meglio?

Io spero di essere al 100 per cento. Forse il polso non lo sarà, ma penso che le gambe lo saranno. Per fortuna non hai bisogno del polso per allenare le gambe. Saprò dare una risposta più precisa quando il Tour sarà iniziato, ma penso che mi divertirò in ogni caso.

Sei preoccupato di andare in Francia dopo questa battuta di arresto e senza gare in avvicinamento?

A volte le battute d’arresto possono essere persino positive, anche se fortunatamente questa non è stata una grande battuta d’arresto, è solo la mano. Niente a che fare con le gambe, la testa o cose del genere. Quindi posso allenarmi e fare delle ore fantastiche. Più che una battuta di arresto la definirei una situazione sfortunata. Sul fatto di non correre prima, normalmente mi piace molto fare una corsa prima di una gara importante, ma il Tour è composto da 21 tappe e potrebbe essere utile arrivarci un po’ più freschi. Farò i campionati nazionali, quindi due giorni di gare, poi dei buoni allenamenti dietro moto per simulare il ritmo gara. Non sono così preoccupato quest’anno.

Pogacar non difenderà il titolo al Giro di Slovenia in cui nel 2022 fece il bello e cattivo tempo con Majka
Pogacar non difenderà il titolo allo Slovenia: nel 2022 fece il bello e cattivo tempo con Majka
Eppure le prime due tappe del Tour de France a Bilbao e San Sebastian saranno molto dure…

Sono davvero belle, una è super difficile (la seconda, da Vitoria a San Sebastian, ndr). Ma penso che sia meglio per me, preferisco così piuttosto che avere solo tappe di volata nella prima settimana. Almeno capisci da subito chi c’è, chi prende la maglia e il giorno dopo è meno stressante. Quindi sarà difficile arrivare lì senza corse e andare subito a tutto gas, ma due anni fa fu più o meno lo stesso. Questo inizio di Tour mi piace molto.

Tanti vorrebbero vedere il duello con Evenepoel al Tour, cosa pensi della sua scelta di non andare?

Remco ha abbandonato il Giro che poteva vincere ed è il campione del mondo, quindi se fossi in lui, farei anche il Tour de France. Siamo tutti diversi davanti ai problemi di salute, ma mi piacerebbe vederlo in Francia. Ci sarebbe una concorrenza ancora più grande e lo stesso vale per Roglic. Ma penso che la Jumbo abbia un leader forte come Jonas Vingegaard, sono nella situazione perfetta direi. Così se vogliono mandare Primoz alla Vuelta, a me sta benissimo. L’anno scorso si coalizzarono, se lui non ci sarà, a me starà più che bene (ride, ndr).

Il ritorno su strada è avvenuto prima delle sei settimane necessarie (foto Instagram)
Il ritorno su strada è avvenuto prima delle sei settimane necessarie (foto Instagram)
A proposito del Giro, cosa ti è parso del podio di Almeida?

Questo Giro è stato davvero bello da guardare e fantastico per il nostro team. Abbiamo centrato tre vittorie di tappa e quando Joao ha vinto sul Bondone, avevo anche io i battiti molto alti. E’ stato bello vederlo finalmente sul podio del Giro, se lo merita davvero e ha anche vinto quella tappa. Penso che possa essere più che felice.

Con Roglic abbiamo parlato spesso del Tour 2020 prima della crono finale del Giro: che cosa ti è parso? Hai visto quanti tifosi sloveni per lui a Monte Lussari?

Quella tappa in sé era davvero pazzesca. Sapevo che Roglic poteva vincerla, penso che sia migliorato un po’ ogni giorno e nell’ultima crono è stato fortissimo. Non so se abbia pensato al Tour de France 2020, ma di sicuro per lui questa è stata una vittoria davvero bella. E penso che tutti i fan sloveni lo abbiano davvero aiutato. E’ stato pazzesco vedere quanti sloveni siano venuti lì solo per tifare per lui. Da sloveno, mi sarebbe piaciuto esserci.

Il ritorno di Hirschi, con un sogno iridato nel cassetto

02.06.2023
5 min
Salva

Specialista delle classiche, poi leader “di riserva” al Uae Team Emirates, ora vincitore anche nelle corse a tappe, dopo essere tornato competitivo anche nelle prove d’un giorno. Gli ultimi anni di Marc Hirschi sono stati vissuti sull’otto volante, dopo che in quel 2020 così fuori dalle righe aveva sorpreso tutti cogliendo in una settimana il bronzo mondiale, la vittoria alla Freccia Vallone e la piazza d’onore alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Quest’anno è tornato a brillare riagguantando la Top 10 a Liegi, finendo ai piedi del podio a Francoforte, sbancando il Giro d’Ungheria e portandosi a casa proprio oggi il Giro dell’Appennino. Il tutto dopo una partenza tranquilla come risultati, ma certamente non come stato d’animo e a spiegare il perché è lo stesso svizzero.

In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima
In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima

«Stava andando tutto secondo i piani – racconta Hirschi – ma alla Volta ao Algarve sono caduto rompendomi il radio all’altezza del polso e questo ha comportato una lunga sosta, anche se sono tornato in sella abbastanza velocemente anticipando i tempi previsti. Dopo un mese e mezzo ero già in gara, ma al Paesi Baschi ho sofferto tantissimo proprio perché mancavano lavori importanti, ma penso fosse importante per poter crescere di livello. I primi effetti si sono visti a Francoforte, una gara veloce dove mi sono sentito davvero bene. E poi in Ungheria ho sentito delle gambe veramente al top».

Che corsa era quella ungherese e si adattava alle tue caratteristiche?

Per me era perfetta, soprattutto per il momento. La terza tappa con un piccolo strappo, la quarta con un finale movimentato. Lì ho fatto la differenza e la squadra era davvero forte. Non tutti stavano benissimo, ma hanno dato l’anima andando oltre ogni problema. Mi hanno supportato in tutto e portato alla prima vittoria stagionale. Quindi è stato qualcosa di veramente speciale per me.

Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Tu sei diventato famoso nel 2020 con la settimana fra Mondiali e Liegi. Dopo quei grandi risultati ti aspettavi qualcosa di più negli anni successivi?

Sì, sapevo che sarebbe stato difficile, perché la prima volta è sempre più facile, non ti conosce nessuno e nessuno chiede, ma ripetersi ha un altro sapore. Quando mi guardo indietro, penso che allora sia andato tutto alla perfezione. Mi aspettavo risultati leggermente migliori nel 2022, eppure non ero tanto male, anche se qualche attenuante c’è stata, come il problema all’anca del 2021 che mi ha portato all’operazione. Dicono che dopo un intervento del genere ci vuole almeno un anno fino a quando non ti riprendi completamente. Ancora oggi faccio un po’ fatica. Quindi, date le circostanze, sapevo che sarebbe stato difficile realizzare lo stesso, ma ho sempre sperato di farlo. Ma ora mi sento fiducioso di poter tornare a quel livello.

Tu sei un corridore di primo piano soprattutto per le classiche, ma sei nello stesso team di Pogacar che corre sempre per vincere. Questo ti toglie spazio?

In questa squadra, se sei il più forte, ottieni sempre il tuo spazio. Tadej mi dice sempre che nella grande corsa a volte è anche bello anticipare le mosse degli altri. Non mi toglie spazio, penso che possiamo combinarci l’un l’altro, alla fine è normale quando oggi hai così tante gare, così tante occasioni per emergere. E poi è anche bello per me aiutarlo.

Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Secondo te team come Jumbo-Visma o Ineos Grenadiers hanno qualcosa di diverso rispetto al tuo?

Dipende da che cosa s’intende per diverso. Siamo ancora una squadra piuttosto giovane rispetto a loro. Quando guardo la Jumbo-Visma, penso che siano una specie di Rabobank. Hanno una storia alle spalle molto più lunga della nostra. Ma questo divario ogni anno si riduce un po’. Noi stiamo ancora crescendo come squadra e loro sono già ai massimi livelli.

Hai vinto una corsa particolare come la Freccia Vallone emergendo in salita, hai vinto il titolo mondiale emergendo in discesa: quali sono i percorsi che preferisci?

A me piace la discesa, ma penso anche che per me la gara perfetta è quella che ha al suo interno brevi strappi, curve secche, cambi di ritmo, insomma un percorso difficile e vario. A me la salita piace molto, non mi spaventa e so che posso fare la differenza.

Non vediamo il tuo nome fra coloro che saranno al Tour. Che cosa prevede ora il tuo programma?

Gareggerò a Gippingen, al Giro di Svizzera e poi ai campionati svizzeri. Poi faccio una piccola pausa e vado in quota per essere pronto per San Sebastian e i mondiali. Abbiamo deciso con la squadra che per quest’anno non farò alcun grande giro per concentrarmi maggiormente sulle altre gare e preparare bene i mondiali.

Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
La Svizzera è famosa per i tanti campioni che ha nella mountain bike. Ora chi è più popolare fra loro e corridori come te e Kung, chi ha più risalto sui media?

In Svizzera, penso che l’attenzione sia abbastanza simile. La strada ha sempre avuto fascino, ma la Mtb è davvero speciale, perché è come uno sport tutto nostro. E’ molto diffusa, ma a livello di attenzione si può dire che le due discipline si equivalgano quando ci sono buoni risultati.

Il mondiale di Glasgow è adatto a te?

Penso di sì, può essere davvero buono per me. Per ora ho potuto vedere solo quel che c’è online, ma da quel che leggo diventerà una gara super dura perché ci sono 3.600 metri di dislivello che faranno male a tanti. Una gara difficile di quelle che piacciono a me, quel che conta è farsi trovare pronti al momento giusto.

Hai 24 anni e stai maturando ora: hai un sogno speciale, una gara alla quale tieni di più?

Per me, il sogno più grande sarà diventare campione del mondo e indossare quella maglia. Se vivi di questo mestiere, non c’è soddisfazione più grande e che duri più a lungo.

Joao Almeida, un podio per guardare avanti

30.05.2023
4 min
Salva

ROMA – Finalmente Joao Almeida (in apertura foto UAE Emirates) ha agguantato il primo podio in un grande Giro. Suona strano dirlo, visto che è un corridore di grande sostanza, di cui parliamo da anni, dotato di classe, ma questo è… Una volta la sfortuna, una volta l’inesperienza – basta pensare al “Giro di ottobre” –  quei tre gradini sembravano diventati una chimera.

Il portoghese della UAE Emirates, per 48 ore, era stato dato persino per favorito. Dopo il Bondone sembrava il più forte. Aveva vinto un duello in salita e si sa che quando un atleta prende fiducia può rendere molto di più. 

Poi le pendenze del Coi hanno rimesso le cose in ordine, come il suo modo di procedere sul passo di fronte agli attacchi violenti e un feeling più complicato con le pendenze elevate. Ma le stesse pendenze elevate hanno anche fatto emergere la caratteristica migliore di Almeida: la tenacia. E tra Giau, Tre Cime e Lussari ce n’erano di chilometri con pendenze estreme.

Almeida in fase di recupero sul Lussari, poco dopo la crono
Almeida in fase di recupero sul Lussari, poco dopo la crono

Lussari in crescendo

Dopo la crono del Monte Lussari, Joao cerca di recuperare. Sorseggia dell’acqua e probabilmente sta rivedendo nella sua testa la prova appena fatta. Una grande prova: ha incassato 42″ da Roglic, non un’eternità, ed è arrivato terzo.

«Ho gestito bene lo sforzo credo – racconta Joao dopo l’arrivo – la prima parte, quella in pianura, per me è stata la più dura, in quanto non mi sentivo bene. Poi man mano che andavo avanti, in salita ho avuto sensazioni migliori. Alla fine ho fatto bene e ne sono felice».

Sapere di essersi espresso al meglio delle proprie possibilità è importantissimo per un atleta. E Joao non sfugge a questa regola. Durante la crono aveva quasi paura di perdere il terzo posto e chiedeva gli intermedi a chi lo seguiva in moto. Piccole incertezze che se non salti di testa, cosa che Almeida non ha fatto, diventano uno stimolo.

Il portoghese ha ammesso che sulle Tre Cime ha avuto il momento più duro del suo Giro
Il portoghese ha ammesso che sulle Tre Cime ha avuto il momento più duro del suo Giro

Più maturo

A Roma il portoghese ha indossato ancora una volta la maglia bianca di miglior giovane, ormai è un habitué. Questo era il suo quinto grande Giro e ogni volta si è ritrovato coi gradi di capitano. Solo lo scorso anno alla Vuelta li ha dovuti condividere con Ayuso.

Ma stavolta è stato diverso. Non era solo il ragazzo di buone speranze che è chiamato a fare bene. Stavolta ha sfidato a testa alta, e spalla a spalla, Roglic e Thomas: non due qualunque. Stavolta era leader con delle responsabilità.

«Credo di essere cresciuto molto – dice Almeida – e credo anche si sia visto. Alla fine sono andato sempre bene. Ho perso un po’ di tempo sulle Tre Cime, ma perché loro due sono andati più forti, non perché fossi calato io».

«Vero, la vittoria del Bondone è stata importante per me. Ero sempre secondo ed era diventato difficile. Vincere lì mi ha dato più fiducia, ma anche più tranquillità perché per fare le gare quella serve sempre».

Joao Almeida (classe 1998) ancora sul podio di Roma, dopo la generale (terzo) festeggia la maglia bianca
Joao Almeida (classe 1998) ancora sul podio di Roma, dopo la generale (terzo) festeggia la maglia bianca

Ripartire da Roma

Questo podio è un punto di partenza. Almeida è un ottimo atleta, ma ai livelli siderali che servono per vincere oggi ci deve arrivare pian piano. Quindi okay il podio di Roma, ma che non sia l’arrivo.

«Io – conclude Joao – sapevo che sul Lussari sarebbe stata difficile per me. Sapevo che Primoz e Geraint erano più forti, ma cosa potevo fare? Ho cercato di dare il massimo, ho gestito il mio sforzo e ho fatto, quasi, lo stesso tempo di Thomas. Lui ha vinto un Tour de France ed essere lì con lui è importante. Una vittoria per me.

«Gli ultimi giorni del Giro d’Italia sono stati i più difficili: duri, lunghi… Sono anche caduto e ho avuto qualche problema di salute… Cosa avevo? Il raffreddore. Ammetto che ho avuto paura che fosse il Covid, come l’anno scorso, ma per fortuna non era cosi. Sono riuscito a superarlo bene. Ho recuperato e sono tornato ai miei livelli».

Dopo il podio dei Fori Imperiali, Joao si godrà qualche giorno di vacanza. «Poi punterò al campionato nazionale e poi ancora vedremo. Ma credo che dovrei fare il Tour de Pologne e la Vuelta».

Il Bondone di Almeida: fame, stupore e sogni di gloria

23.05.2023
5 min
Salva

MONTE BONDONE – Mentre Thomas finisce di parlare, Almeida si siede, poggia sul tavolo una ciotola di riso e uova e inizia a vuotarci dentro due vasetti di ketchup. Se ne sta lì a mescolare con gli occhi famelici e con gesti metodici e attenti. Perciò supponiamo che rimanga anche male quando la nuova maglia rosa si alza e lo chiamano al microfono per raccontare la sua vittoria. Però non si scompone, continua a mescolare e intanto ascolta. Poi si ferma. E risponde.

Dopo aver tagliato la riga, avendo appena battuto Thomas su uno degli arrivi più prestigiosi e duri di questo Giro d’Italia che oggi finalmente ha gettato la maschera, Joao ha cacciato un urlo quasi animalesco.

«Questa vittoria significa molto – spiega e intanto mescola – è stata la mia prima volta in assoluto, dopo essere stato tante volte secondo. Sono molto soddisfatto, è un sogno che si è avverato».

Volata a due sul traguardo del Bondone: primo Almeida, secondo Thomas, nuova maglia rosa
Volata a due sul traguardo del Bondone: primo Almeida, secondo Thomas, nuova maglia rosa
Hai attaccato a 4,4 chilometri dall’arrivo e sei rimasto da solo con Kuss che ti teneva a pochi metri. Non avevi paura di sprecare le forze?

Era piuttosto ripido in quel tratto, intorno al 9-10 per cento. Finché si andava su a 20-21 all’ora, si stava bene in gruppo. Quando è diventato più ripido, ho capito che a ruota non si risparmiava molto e che era lo stesso sforzo per tutti. Così ho cercato di fare il mio meglio. Ho cercato di mantenere un ritmo costante, che è il modo in cui corro di solito. Penso che non sia una novità, ma siccome mi sentivo bene, ho cercato di aumentare la velocità.

Poi è arrivato Thomas…

Mi voltavo e vedevo Kuss e sono rimasto un po’ sorpreso quando Thomas è arrivato come un fottuto razzo. Non me l’aspettavo, ma ho provato a seguirlo. Ho sofferto fino alla fine e insieme abbiamo fatto un ottimo lavoro per guadagnare terreno su Roglic.

Secondo Baldato questo giorno rafforzerà la tua fiducia in te stesso…

E’ stato un giorno pazzesco che mi lascerà molto. Abbiamo vissuto una tappa con 5.000 metri di dislivello. Ero stato tante volte vicino alla vittoria, quindi penso che esserci finalmente riuscito sia stato un passo avanti, per la mia carriera e per la mia fiducia. Fabio ha ragione. Ma penso di essere comunque lo stesso corridore di prima. La vittoria dimostra semplicemente che sto facendo le cose per bene e mi dà una spinta in più per il futuro.

Vorresti mangiare, lo sappiamo. Non hai pensato sul momento che fosse strano che Roglic non attaccasse?

Questo è il mio pasto di recupero, in realtà sono piuttosto affamato, ma non dite al nutrizionista che avete visto in giro del ketchup (sorride e mescola, ndr). Mi sentivo bene e ho visto che nel finale gli altri stavano aspettando che facessi qualcosa, perché avevo messo la squadra al lavoro. Penso sia stato un buon segnale che non abbiano attaccato, perché forse avevano paura di me o forse non erano in condizioni eccezionali. Io ho cercato solo di fare la mia gara ed è andata abbastanza bene.

Quando la Jumbo Visma si è spostata, Almeida ha chiesto a Formolo e Vine di alzare il ritmo
Quando la Jumbo Visma si è spostata, Almeida ha chiesto a Formolo e Vine di alzare il ritmo
Che differenze vedi fra questo Giro e quello del 2022?

Penso che nel complesso quest’anno il livello sia stato più alto in ogni gara. Però non possiamo davvero confrontare i due Giri, perché abbiamo avuto condizioni diverse, salite diverse, meteo, qualunque cosa… E’ difficile anche confrontare i numeri, perché ci sono tanti fattori che possono influenzarli. Però posso dire che finora questo Giro d’Italia è stato piuttosto difficile, specialmente per il tempo. E posso anche dire che i numeri siano abbastanza buoni, quindi sono contento.

La squadra ha fatto un grande lavoro, a partire da Vine, Formolo e Ulissi…

Jai Vine è stato male in queste prime due settimane. Molti si sono ammalati, si è ammalato lui e poi anche io. Quindi finora era stato un po’ limitato. Negli ultimi giorni però ha recuperato e oggi è tornato al suo livello normale. Ha fatto un ottimo lavoro, come tutti. Non ho bisogno di citarli uno per uno, perché sono tutti fantastici. Abbiamo una squadra davvero forte.

Dopo l’arrivo, tornando verso le premiazioni, Almeida ha cacciato un urlo fortissimo
Dopo l’arrivo, tornando verso le premiazioni, Almeida ha cacciato un urlo fortissimo
Dicevano tutti di aspettare la terza settimana ed eccola qua: è iniziato un altro Giro?

Un po’ forse sì. Nelle prime due settimane non ci sono state davvero le possibilità per fare differenze a causa del maltempo. Oggi è stato il primo giorno in cui abbiamo potuto cogliere l’occasione per fare qualcosa e l’abbiamo afferrata. Il piano era di avere qualcuno in fuga e avevamo Diego. Quando lo abbiamo preso dopo tutti quei chilometri, ha tirato fortissimo e ha fatto male ai miei rivali. Quindi è stato tutto pianificato alla perfezione. 

Pensi di poter vincere il Giro?

Ovviamente ci credo, ma sono consapevole che non sarà facile. Farò tutto il possibile, farò del mio meglio e alla fine, qualunque sia il risultato, sarò felice.

Ti sei mai sentito con Pogacar in questi giorni?

Ci siamo messaggiati qualche giorno fa e mi ha detto di attaccare e prendere la maglia. Gli ho detto che non ho le sue gambe e di rilassarsi.

Ackermann urla di gioia, Tao di dolore. Addio Giro

17.05.2023
6 min
Salva

E’ il chilometro 151 della Camaiore-Tortona quando dalla barella che sta per essere infilata in un’ambulanza si sente un urlo. Un urlo di rabbia, di dolore, di delusione. E’ quello di Tao Geoghegan Hart che sta per essere portato in ospedale. Il terzo in classifica lascia così il Giro d’Italia.

La tappa invece va, per un copertone, a Pascal Ackermann. Lui urla la sua potenza al cielo. Il tedesco precede al colpo di reni Jonathan Milan, piombato a velocità doppia sull’arrivo ma con un filo di ritardo rispetto al tedesco. Con qualche aggiustamento tattico, il friulano sarà un velocista superbo e in questa corsa sta imparando tantissimo.

Un attimo

La discesa da Colla di Boasi non è impossibile. Sì, ci sono delle curve, ma l’asfalto è buono, la pendenza non è eccessiva e il ritmo non è forsennato. Il problema è che sul Giro piove. In ogni senso… Anche oggi tanti ritiri, pensate che sono arrivati a Tortona solo 139 corridori dei 176 partiti da Fossacesia.

La prima pioggerellina rende l’asfalto sulla discesa verso il Piemonte una saponetta. Alessandro Covi scivola e tira giù tutta la Ineos-Grenadiers, giustamente schierata nelle prime posizioni a guardia di Geraint Thomas e Tao Geoghegan Hart.

E’ un attimo. In un secondo sfumano mesi di lavoro. L’inglese resta piegato su un fianco. Mentre tutti si rialzano, lui non si muove dall’asfalto.

Matteo Tosatto, diesse della Ineos, arriva poco dopo e si rende subito conto che la situazione non è banale.

«Quando sono arrivato – racconta il veneto – ho capito subito che Tao stava male per davvero. L’ho visto dalla sua faccia. Si lamentava. Io in venti anni di carriera non ho mai avuto un incidente simile da farmi male in questo modo, ma non serviva esserci passati in prima persona per intuire che non sarebbe ripartito. Non si muoveva».

Passano quegli istanti che non sono quantificabili. A volte sembrano eterni altri volano.

«Radiocorsa ha annunciato una caduta in gruppo, ma non aveva detto chi era finito in terra. Essendo noi la prima ammiraglia (l’ordine va in base alla classifica generale, ndr) siamo arrivati lì poco dopo e li ho visti tutti giù».

Il momento in cui Tao Geoghegan Hart lascia il Giro (immagine tv)
Il momento in cui Tao Geoghegan Hart lascia il Giro (immagine tv)

La giostra non si ferma

Il gruppo va avanti. Alcuni risalgono in sella subito. Altri no. Roglic scappa via con la bici di Bouwman, Thomas con la sua. Alla fine Geraint è caduto su Covi stesso e non ha picchiato forte.

Qualche chilometro dopo, quando si riordinano le idee, i ragazzi chiedono lumi al diesse.

«Una volta in fondo alla discesa – dice Salvatore Puccio – abbiamo chiesto per radio se Tao stesse rientrando, ma dalla macchina ci hanno risposto che aveva abbandonato. E’ stato un bel colpo».

«Adesso – riprende Tosatto – non sappiamo ancora cosa abbia di preciso Tao (la diagnosi, arrivata intorno alle 21, parla di frattura dell’anca sinistra che richiederà un intervento, ndr). Il dottor Branca lo ha mandato ad un ospedale ad una cinquantina di chilometri da Tortona. In corsa mi ha detto che è anche un buon ospedale. Sta facendo le lastre. Con Tao ci sono il dottore della squadra e il suo massaggiatore. E’ lui che ha la sua borsa, con i suoi telefoni e le sue cose».

Puccio è il capitano in corsa della Ineos-Grenadiers, anche oggi aveva diretto magistralmente le operazioni
Puccio è il capitano in corsa della Ineos-Grenadiers, anche oggi aveva diretto magistralmente le operazioni

Solo sfortuna

Da questa sera inizia un’altra corsa per la Ineos-Grenadiers. Avere due punte contro un “cagnaccio come Roglic e la sua Jumbo-Visma sarebbe stata un’arma preziosa. Cambieranno le tattiche e la squadra di sir Brailsford è pronta a tenere duro. Prima però c’è da tenere su il morale.

«Perché – conclude Tosatto – ora è bassino. Cosa dirò questa sera ai ragazzi? Di stare attenti, che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Purtroppo questa è la dura realtà del nostro sport».

«Io non sono caduto – racconta invece Salvatore Puccio – e già questa è stata una fortuna. La discesa era bagnata ed è stato un attimo. Cosa potevamo fare? Eravamo nelle prime 10-15 posizioni, avevamo fatto il nostro. E’ stata solo sfortuna. Sai, fossimo stati nella pancia del gruppo o in coda okay, qualche colpa ce l’avremmo avuta. Ma così…».

«Questa mattina eravamo partiti proprio con l’obiettivo di stare davanti e attenti. E lo stavamo facendo. Ed è un peccato perché tutto sommato sembrava essere una tappa abbastanza tranquilla, senza troppo stress, tipo ieri per dire. C’era la fuga, all’inizio non pioveva, stavamo comodi davanti e poco dopo sarebbe finita la discesa».

Roglic a tenaglia fra Tao (in testa) e Thomas (in coda). A Fossombrone un anticipo di quel che avremmo visto sulle Alpi. Ora cambia il piano tattico
Roglic a tenaglia fra Tao (in testa) e Thomas (in coda). A Fossombrone un anticipo di quel che avremmo visto sulle Alpi

Cambiano i piani

Anche Puccio come un po’ Tosatto ci dice che ora cambieranno le cose. Tutti per “G”, come loro chiamano Thomas. E in questo la Ineos-Grandiers è maestra. Non deve certo imparare da nessuno. 

«Non dobbiamo imparare da nessuno – va avanti Puccio – ma avere un Tao in classifica sarebbe stato ideale per qualche attacco in salita, per qualche uno contro uno. E’ un peccato perché stava veramente bene. Adesso invece saremo al mille per mille tutti per Geraint, per difendere questa maglia. Lui non è certo l’ultimo arrivato».

Con Geoghegan Hart la tattica poteva essere differente. Roglic poteva essere sfidato. Ora invece si tratterà di correre soprattutto di rimessa. Anche se difendere 2” è praticamente impossibile. Bisognerà impostare i ritmi, ma ripetiamo, in questo gli Ineos sono maestri e proprio Puccio è una certezza.

«Ma avere due leader – dice Salvatore – era meglio. Questo episodio mi ricorda un po’ quello della Vuelta del 2015 quando Froome era in testa. Chris cadde. Finì la tappa con una microfrattura ad un piede e la mattina dopo non partì. Succede, fa parte del nostro sport. Noi dobbiamo solo continuare così».

Formolo ha fiducia in Almeida: «E’ il nostro uomo»

04.05.2023
5 min
Salva

«I temporali di questi giorni – esordisce Formolo – hanno trasformato il nostro viaggio verso Fossacesia in un’Odissea. La linea ferroviaria è interrotta e da Rimini stiamo andando verso la partenza del Giro in ammiraglia. Insomma, non è ancora partito ed è già una corsa movimentata – dice con la sua solita simpatia – dovremmo arrivare per le 20». 

L’ultima gara di Formolo è stato il Giro dei Paesi Baschi, poi altura con la squadra per preparare il Giro
L’ultima gara di Formolo è stato il Giro dei Paesi Baschi, poi altura con la squadra per preparare il Giro

Scesi dall’altura

L’ultima corsa del corridore della Valpolicella è stato il Giro dei Paesi Baschi a inizio aprile, dal quale si è ritirato alla sesta ed ultima tappa. 

«Dopo il Covid – racconta – la gamba non era al massimo della condizione, ho corso recuperando un po’ di ritmo gara. Poi da lì siamo andati a Sierra Nevada con la squadra, un bel ritiro che ci ha permesso di lavorare tutti insieme. Abbiamo recuperato le energie e mi ha permesso di rimettere qualche cavallo nel motore. Il clima, al contrario di quanto successo in Italia, era molto sereno e siamo riusciti a lavorare al meglio delle nostre possibilità. Il tempo di allenarsi è finito, negli ultimi giorni ci siamo concentrati più sul riposo. Oggi e domani andremo a fare il sopralluogo della cronometro e poco altro, di fatica ne faremo abbastanza nel prossimo mese».

Almeida si sta dimostrando costante da inizio stagione: sesto alla Volta ao Algarve, secondo alla Tirreno (in foto) e terzo al Catalunya
Almeida si sta dimostrando costante da inizio stagione: 6° all’Algarve, 2° alla Tirreno (in foto) e 3° al Catalunya

Un diverso capitano

La voce di Formolo va e viene dall’altra parte del telefono, quello che prenderà il via sabato 6 maggio sarà il suo ottavo Giro d’Italia. Il corridore veneto ne ha saltati solamente due: Il primo nel 2014, al suo primo anno da professionista. Ed il secondo nel 2020, per la sovrapposizione con il Tour, a causa dei calendari riscritti dal Covid. Questo del 2023 è il secondo Giro corso con Almeida nel ruolo di capitano. Cosa cambia rispetto ad avere accanto Pogacar? Sicuramente tanto, ma ce lo racconta meglio Formolo.

«Almeida – spiega con serenità – ha lavorato bene in ritiro e nel corso della stagione ha dimostrato una grande costanza. E’ la sua migliore qualità e quella su cui punteremo nel corso di tutte e tre le settimane. Il nostro compito è quello di stargli vicino il più possibile, poi sarà la strada a decidere. Quando c’è Pogacar nel ruolo di capitano sai che avrai gli occhi di tutti puntati addosso. Si corre in modo diverso, più votato all’attacco, con Almeida si gioca al risparmio, cercando di tenerlo nelle migliori posizioni». 

Formolo è stato uno degli scudieri di Pogacar al Tour del 2021, il secondo vinto dallo sloveno
Formolo è stato uno degli scudieri di Pogacar al Tour del 2021, il secondo vinto dallo sloveno

Outsider? No grazie

«I giornalisti e gli addetti ai lavori – continua Formolo – danno come super favoriti Evenepoel e Roglic. Quasi come se fosse una battaglia a due già scritta, io invece credo che Almeida possa essere inserito nella “prima fascia”. E’ un corridore che sa gestire molto bene gli sforzi prolungati, i numeri parlano chiaro: 70 chilometri a cronometro e più di 50.000 metri di dislivello. La costanza di Joao potrebbe risultare fondamentale. A cronometro lui va forte, ma anche Roglic ed Evenepoel non scherzano. La differenza la si farà giorno per giorno, e noi abbiamo una bella arma da spendere: la costanza».

Il UAE Team Emirates arriva con una squadra forte, pronta a sostenere il capitano portoghese. «Noi ci siamo – riprende – e stiamo bene, ripeto: saremo tutti accanto a lui. Il sostegno non gli mancherà, ci sono corridori forti come McNulty e Vine, ma in generale tutta la squadra è di gran livello».

Il veneto aveva iniziato bene la stagione con il secondo posto nella classifica generale del Saudi Tour
Il veneto aveva iniziato bene la stagione con il secondo posto nella classifica generale del Saudi Tour

Gli altri

Il disegno di questo Giro d’Italia lascia spazio a tante parole e molte supposizioni. Tante tappe saranno di difficile lettura, non solo per le squadre che cureranno la classifica, ma anche per quelle dei velocisti. Le scelte delle une potrebbero influenzare quelle delle altre. 

«Molte tappe – continua spedito Formolo – sono disegnate per le fughe, a mio modo di vedere. Soprattutto quelle che sono cerchiate come volate assicurate, il percorso è sempre mosso. Toccherà alla squadre dei velocisti capire se, come e quando chiudere sulle varie iniziative della mattina. Potrebbe capitare che in alcune frazioni ci sia meno voglia di chiudere il gap».

Roglic ed Evenepoel hanno avuto modo di misurarsi la febbre durante il Catalunya
Roglic ed Evenepoel hanno avuto modo di misurarsi la febbre durante il Catalunya

Il percorso e le incognite

Non ci sarà molto tempo per prendere le misure, perché alla quarta tappa, con arrivo a Lago Laceno, le gambe dovranno essere calde. 

«Già da subito – conclude il veneto – ti rendi conto di come stai e delle tue possibilità. Nella prima settimana ci sono tre tappe che toglieranno molti dubbi. L’arrivo a Lago Laceno è il primo in salita e non ci si potrà nascondere. Ma la frazione più pericolosa, quella che si addice bene alle imboscate, è la sesta, con l’arrivo a Napoli. Si tratta di una tappa corta ed esplosiva, senza un metro di pianura fino agli ultimi 20 chilometri. Un’altra incognita, specialmente al Sud, saranno le strade. Lì la carreggiata è più stretta e si fa fatica a stare davanti. Sono consapevole di una cosa però: noi potremo fare bene tutto, ma in quello che potrebbe essere il momento cruciale, la cronoscalata del Lussari, Almeida sarà da solo».

Pogacar, la convalescenza e il punto sull’integrazione

02.05.2023
5 min
Salva

Con la frattura della Liegi da far saldare e un periodo di riposo che sarà necessariamente più lungo, Tadej Pogacar ha passato tutto il tempo possibile con la compagna Urska. Poi lei è partita per la Vuelta Femenina (iniziata ieri con la vittoria della Jumbo-Visma nella cronosquadre) e lo sloveno (che su Instagram ha chiesto ai suoi fans di indicargli qualche buon film, poiché non può neppure giocare a FIFA nella Play) ha potuto rispondere alle varie richieste che gli sono arrivate.

La sua stagione potrebbe riprendere al Tour of Slovenia come avvicinamento al Tour de France. Se fosse uno di quei corridori che programma e punta tutto sulla singola corsa, a questo punto Tadej potrebbe essere molto nervoso. Invece le 12 vittorie portate già a casa (fra queste il Fiandre, l’Amstel e la Freccia Vallone) gli permettono di affrontare lo stop col sorriso e la giusta serenità.

Pogacar sta ora affrontando la convalescenza dopo la caduta e la frattura della Liegi (foto Instagram)
Pogacar sta ora affrontando la convalescenza dopo la caduta e la frattura della Liegi (foto Instagram)

Noi ne abbiamo approfittato per riallacciare il filo di un discorso avviato nel ritiro di Benidorm del UAE Team Emirates, quando alla partenza di un allenamento ci accorgemmo dei ragionamenti fra corridori, massaggiatori e nutrizionisti a proposito degli integratori Enervit a disposizione della squadra.

Durante la corsa preferisci ricorrere a cibi solidi, oppure gel e liquidi?

Dipende dalla distanza, ma generalmente la maggior parte dei nostri rifornimenti in gara è un mix di gel e liquidi. A volte però mangiamo anche barrette e piccoli dolci.

I prodotti Enervit che usi in corsa vengono prima provati in allenamento?

Certamente. Li proviamo soprattutto durante i ritiri invernali, per abituarci e per scegliere eventualmente quali gusti ci piacciono di più. Sul bus poi c’è un grande assortimento, per cui c’è abbastanza scelta per tutti.

I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
Questa prima fase di test serve anche per chiedere qualcosa di diverso o dare qualche dritta ai produttori?

Succede anche questo. Non ho mai dato indicazioni direttamente a Enervit, però dopo un po’ che usavo i vari prodotti, ho fornito una serie di indicazioni a Gorka Prieto, il nostro nutrizionista. E’ stato lui a parlare con loro.

Che cosa metti di solito nella borraccia in corsa?

Generalmente dipende dal meteo e dal tipo di percorso. Di solito abbiamo un mix fra acqua e borracce con un misto di Enervit Carbo. Sempre Gorka ci consegna un piano e cerchiamo di osservarlo più o meno alla lettera. Invece quando sono a casa, preferisco uscire portando solo acqua.

Gorka Prieto Bellver, classe 1990, è il nutrizionista del team UAE Emirates (foto Jon URBE/FOKU)
Gorka Prieto Bellver, classe 1990, è il nutrizionista del team UAE Emirates (foto Jon URBE/FOKU)
Hai una programmazione precisa in gara sul tempo per mangiare oppure segui le tue sensazioni?

La mattina facciamo una colazione sostanziosa tre ore prima della partenza. Poi prima della corsa spesso sgranocchiamo una barretta. Da quel momento in avanti sappiamo quanti grammi di carboidrati dobbiamo assumere per ogni ora. Ormai è tutto molto scientifico.

Durante un grande Giro si mangiano barrette e gel per 21 giorni. Hai mai problemi di stomaco o difficoltà nella digestione?

Ovviamente durante quelle tre settimane, spingo il corpo al limite e l’apparato digerente non fa eccezione. Con i prodotti a nostra disposizione, fortunatamente finora ho reagito bene. Di solito non ho questo tipo di problemi.

Normalmente sulla bici di Pogacar, una borraccia contiene acqua e l’altra un mix di carboidrati (foto Fizza)
Normalmente sulla bici di Pogacar, una borraccia contiene acqua e l’altra un mix di carboidrati (foto Fizza)
Invece durante le classiche si mangia diversamente?

Anche in questo caso dipende dal meteo, dalla distanza e dal percorso. Gorka fa il calcolo di quanti carboidrati per ora vanno presi e ci regoliamo in base a quello. In una grande classica come la Sanremo, che è così lunga, finisci col mangiare parecchio.

Al Fiandre invece sei sempre riuscito a mangiare bene fra i vari Muri?

Nelle ore iniziali, è stato un po’ più facile. E poi, quando è partita la fuga, c’è stato tempo per mangiare con una certa calma. Quando invece siamo arrivati nel circuito finale e la corsa è cominciata davvero, a quel punto ho preso soltanto gel, perché mandare giù qualsiasi altra cosa sarebbe stato complicato.

Tour de France 2021, la collaborazione fra UAE Emirates ed Enervit dà già ottimi frutti (foto Fizza)
Tour de France 2021, la collaborazione fra UAE Emirates ed Enervit dà già ottimi frutti (foto Fizza)
Con il grande caldo del Tour cambia qualcosa?

Non così tanto. Semplicemente chiediamo che le bevande siano più fredde. Quando è così caldo, è più facile consumare cibi liquidi ed è in queste occasioni che il mix di carboidrati torna particolarmente utile.

E quando invece fa freddo?

A volte abbiamo del tè caldo nelle borracce. Oppure usiamo acqua calda al posto di quella fredda.

Cosa c’è di solito nella borraccia dopo l’arrivo?

Subito dopo la linea del traguardo, preferisco avere qualcosa di dolce o rinfrescante. Poi, appena possibile, prendiamo una borraccia per accelerare il recupero.

Nelle fasi tranquille di corsa c’è tempo per mangiare, in quelle concitate si va avanti con i gel
Nelle fasi tranquille di corsa c’è tempo per mangiare, in quelle concitate si va avanti con i gel

Pogacar è molto attento all’alimentazione, al punto che il suo volto è presente anche sulle confezioni di una linea di panini in vendita nei supermercati sloveni. Niente di simile a quello che i professionisti portano in corsa, con petto di pollo, salmone e formaggio di capra, ma i proventi delle vendite servono anche per sostenere il ciclismo sloveno. Per tutto il resto, per l’alimentazione in allenamento e gara, la scelta del team è caduta su Enervit. E sarà interessante, magari a fine stagione, chiedere agli sviluppatori di questi prodotti, in che modo Pogacar li abbia aiutati e quali indicazioni abbia fatto arrivare tramite il solito Gorka.

Adam Yates, Caruso, Bernal: verdetti dal Romandia

30.04.2023
6 min
Salva

Con una volata lunga, potente e intelligente Fernando Gaviria si è aggiudicato l’ultima tappa del Giro di Romandia. La corsa svizzera arrivava sulle sponde del Lago di Ginevra, dove il gigantesco zampillo schizzava nell’aria centinaia di litri di acqua al minuto. Una potenza pari a quella del colombiano che in questa stagione ha firmato così il suo secondo successo.

«E’ stata una giornata difficile – ha detto Gaviria – mi sono staccato sulle salite (molte nella parte centrale, ndr) ma la squadra mi è stata vicino. Nel finale però stavo bene. All’ultimo chilometro ero ben piazzato e sono partito lungo. Questo successo è molto importante per me in vista del Giro perché mi sono allenato tanto e bene».

Ma questa bella corsa nel nord ovest della Svizzera ci ha detto molto di più. Sono emersi verdetti interessanti sui quali è bene fare delle considerazioni, a partire dal vincitore della corsa, Adam Yates, e della sua squadra.

Prima però, tanto per restare in casa Movistar, un appunto di merito va a Matteo Jorgenson. Lo spilungone californiano è arrivato secondo nella generale. Continua ad essere costante nel rendimento e se oggi Gaviria ha potuto vincere, una grossa mano gliel’ha data lui. Nei chilometri finali è stato grazie alle sue trenate se il vantaggio della fuga è letteralmente crollato. Occhio dunque a questo classe 1999.

In casa UAE

Ma torniamo ad Adam Yates. La prima di queste riflessioni riguarda proprio la UAE Emirates. La squadra di Mauro Gianetti conferma il suo trend di crescita. In questa stagione Adam ha preso parte a tre corse a tappe da capitano, ne ha vinte due e in una è caduto.

Matxin – come sempre – era stato di parola: «Ayuso andrà al Romandia in supporto di Adam Yates. Ma se starà bene come fermarlo?». E ancora: «Juan sa aiutare i compagni». Dopo la prestazione a crono e la maglia di leader finita sulle spalle del giovane spagnolo si è verificato tutto alla lettera. Verso Thyon 2000 Ayuso ha capito di non essere al meglio e ha dato via libera a Yates. Morale: tappa, maglia e corsa ad Adam.

«Sono contento per me e per la squadra – ha detto Yates – era giusto ieri stare vicino ad Ayuso, perché lui è un talento. Ma poi non era al meglio e mi ha detto di andare. Oggi abbiamo controllato la gara con tranquillità. Siamo una squadra forte e compatta. E’ una vittoria di tutti noi».

Questo certifica che la UAE sta lavorando bene e che per questo ciclismo di livello siderale servono dei gregari di extra lusso. Adam Yates aveva questo spazio del Romandia per sé. Lo ha sfruttato al meglio e ora lavorerà in ottica Tour per Pogacar. E lo farà con convinzione nei propri mezzi, con la tranquillità di chi ha vinto e potrà così dare il 101 per cento per lo sloveno.

Capitolo Ayuso: siamo di fronte ad un nuovo fenomeno. Lo sapevamo, sì, ma stare lontano dalle corse per tanti mesi, rientrare mentre gli altri sono a pieno regime e ottenere un successo a crono, un secondo posto in un’altra tappa e dare una grossa mano ai compagni non è da tutti. Specie se hai appena 20 anni.

Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro
Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro

Caruso c’è

Damiano Caruso: zitto, zitto “Damianuzzo” esce sempre. Nel tappone di Thyon arriva terzo a 19” da un super Yates. E’ in forma Giro d’Italia. Al Giro di Sicilia era palesemente ingolfato dal tanto lavoro. Che sia ancora una volta lui il salvatore della Patria? E’ probabile.

Damiano non ama troppo sentir parlare di ruolo da capitano, leader, classifica… però è lì. Queste prestazioni danno consapevolezza. La salita di Thyon era una scalata vera. Lunga. Dura. Adesso il siciliano della Bahrain-Victorious sa che ha lavorato bene. E che si è scontrato con gente che faceva del Romandia un obiettivo primario.

«Conoscevo molto bene l’ultima salita” – ha detto Caruso – era lunga quindi era fondamentale gestire al meglio lo sforzo. E io l’ho gestito bene. Nel finale ho avuto la forza di aumentare e agguantare il terzo posto.

«Questo podio nella classifica generale mi dà soddisfazione perché dopo Il Giro di Sicilia volevo dimostrare che la mia condizione è buona. Inoltre mi dà morale e più fiducia in vista del Giro».

Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates
Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates

Toh, Bernal

Un altro corridore che può uscire col sorriso dalla Svizzera Romanda è Egan Bernal. Il colombiano della Ineos Grenadiers batte un colpo… non in terra, finalmente. Ottavo nell’arrivo in salita, ottavo nelle generale. Per la prima volta dall’inizio dell’anno, ma se vogliamo dal suo ritorno alle corse, Bernal riesce a concludere una gara senza intoppi

E questo è un bel segnale non solo per Egan, ma per il ciclismo intero che potrebbe ritrovare un altro protagonista sopraffino. In attesa di sfide epocali con Pogacar, Evenepoel, Vingegaard… le poche parole di Egan dicono tutto: «Non si tratta di numeri, ma di carattere. Una top dieci nella generale per me è una piccola grande vittoria. Ora torniamo a casa e continuiamo ad allenarci».