“La nutrizione dei Pro’: il dietro le quinte di UAE Team Emirates con Gorka Prieto”: è questo il titolo dell’ultimo contenuto pubblicato sull’Equipe Enervit Magazine, la sezione specifica prevista sul web ufficiale del brand italiano produttore di integratori alimentari sportivi, voluta appositamente dalla comunicazione Enervit per raccontare curiosità ed originali “dietro le quinte” legati alle proprie attività di marketing e alla presenza agli eventi supportati. Ad integrare il contenuto, che vi invitiamo a leggere, un video estremamente coinvolgente che in pochi secondi ci catapulta in corsa al seguito della UAE Emirates in occasione del recente Giro d’Italia.
“Come si nutre un Pro’?” E’ proprio da questa domanda, semplice, che prende il via l’intervista con Gorka Prieto-Bellver, nutrizionista del team UAE Emirates. Ed in poche righe ecco disponibile un racconto che ci svela quanto una idonea strategia nutrizionale rivolta ad un professionista WorldTour sia una chiave importantissima per sostenere un dispendio energetico importante, ma anche per favorire un adeguato recupero. Si racconta il timing di una giornata tipo, la definizione del piano nutrizionale per ogni singolo atleta, e questo sia nei periodi di allenamento quanto nelle cruciali giornate di gara. Ogni più piccolo dettaglio è analizzato, e nulla è davvero lasciato al caso…
I prodotti C2:1PRO
L’occasione rappresentata da questa intervista è stata inoltre propizia per parlare una volta di più della nuova linea Enervit C2:1PRO. Tutti i prodotti della linea C2:1PRO, grazie alla loro formula a base di glucosio/fruttosio in rapporto 2:1 consentono agli atleti più esigenti di superare i 60 grammi di carboidrati per ora, spingendosi anche oltre ai 90 grammi/ora (+50%) ottimizzando così le proprie performance ma al tempo stesso minimizzando il rischio di stress intestinali.
“La nutrizione dei Pro'” è l’argomento affrontato sull’Equipe Enervit Magazine con Prietro Gorka“La nutrizione dei Pro'” è l’argomento affrontato sull’Equipe Enervit Magazine con Prietro Gorka
«I nuovi prodotti piacciono a tutti – ha ammesso Gorka Prieto – ed i Carbo Jelly in particolare sono davvero buoni e molto apprezzati dai nostri corridori. Come nutrizionista posso dire che questa nuova linea Enervit ci sta aiutando molto. Gli atleti sono veramente contenti e gradiscono tutte le formulazioni, sia in termini di gusto che, soprattutto, per la possibilità di raggiungere facilmente quantità elevate di carboidrati senza il rischio di nessun fastidio gastrointestinale».
Vingegaard ha detto che non è preoccupato di aver perso quei pochi secondi e che le tappe alpine che arrivano sono più adatte a lui. «Bene – dice Pogacar con un sorrisetto sottile – vedremo sulle Alpi a chi si adattano meglio quelle salite. Piacciono anche a me, ho fatto le ricognizioni, alcune montagne le ho già fatte in corsa. Ogni anno miglioro anche nelle lunghe esposizioni al caldo. Dobbiamo aspettare e vedere cosa succederà nell’ultima settimana».
Giorno di riposo, il primo. Il Tour sembra iniziato da un mese, tante sono state finora le emozioni smosse da quei due e dai poveretti che cercano di stargli dietro. Quei pochi metri guadagnati sul Puy de Dome hanno lasciato nella mente dello sloveno il senso di potercela fare. Vingegaard e la sua squadra sembrano una barriera inscalfibile, ma da un paio di giorni Pogacar ha intravisto una breccia e tanto basta per infilarsi dentro, cercando di spaccare il muro.
Pogacar ha 24 anni ed è professionista dal 2018. Ha vinto due TourPogacar ha 24 anni ed è professionista dal 2018. Ha vinto due Tour
E’ cambiata la tua motivazione?
Sento qualcosa di speciale, ma non so se sia legato a Jonas. Mi sento meglio ogni giorno. Oggi (ieri, ndr) è stato un buon giorno di riposo e sono pronto per tornare a correre. Sono davvero contento finora di questo Tour, posso solo migliorare.
Si dice che non avendo corso prima, potresti soffrire nella terza settimana. Sei preoccupato?
No, per niente. Anzi, penso che l’ultima settimana dovrebbe essere anche migliore della prima. Ho una buona base, in primavera stavo davvero bene, quindi la resistenza c’è. Mi sarebbe piaciuto fare qualche corsa prima del Tour, ma sono due cose diverse. Confido di stare bene nella terza settimana. Intendiamoci, potrebbe anche succedere che peggiorerò, ma non credo.
Sei sorpreso per le tue prestazioni visto che vieni da una lunga inattività?
No, non sono sorpreso. Mi sono stupito semmai quando ho perso terreno sul Marie Blanque. Sapevo che stavo bene, invece qualcosa non è andata. Mi conosco, andrò sempre meglio.
Sul Marie Banque, il cedimento inatteso di Pogacar, arrivato a Laruns 1’04” dopo VingegaardSul Marie Banque, il cedimento inatteso di Pogacar, arrivato a Laruns 1’04” dopo Vingegaard
Come definiresti la tua rivalità con Vingegaard?
Bella. Già l’anno scorso, è stato uno dei migliori Tour di sempre e penso che quest’anno sia successo molto già nella prima settimana. E’ un buon momento. Sganciamo bombe quotidianamente l’uno sull’altro. Abbiamo vinto una tappa ciascuno, mi sto proprio divertendo.
Sembra che tu corra con molta più avvedutezza degli anni scorsi. Perché questo cambiamento?
Finora ho fatto tre Tour de France e ogni edizione ti dà esperienza in più. E’ bello vincere una corsa con 50 chilometri di fuga solitaria, ma siamo al Tour de France e bisogna essere consapevoli. Ci sono tre settimane e ogni giorno puoi pagare il prezzo per lo sforzo fatto il giorno prima. Devi correre davvero con la testa, non puoi semplicemente impazzire e pensare di ottenere tutto in un solo giorno.
Stai invecchiando? Nel 2021 hai vinto con una fuga di 48 chilometri a Le Grand Bornand…
Sì, probabilmente sto diventando vecchio. Infatti (sorride, ndr), è il mio ultimo anno con la maglia bianca.
Le discese sono veloci e insidiose, giusto rischiare tanto? Lui è Adam Yates, gregario extra lussoLe discese sono veloci e insidiose, giusto rischiare tanto? Lui è Adam Yates, gregario extra lusso
Adam Yates sarà a tua disposizione o farà la sua corsa?
Averlo accanto può essere un vantaggio. E’ in super in forma e penso che stia migliorando sempre di più. Quindi penso che nelle prossime tappe possiamo correre d’intesa. Adam è un grande compagno di squadra e averlo così vicino in classifica generale mi toglie pressione di dosso.
Sei entrato in questo Tour dicendo che non hai niente da perdere, la pensi ancora così?
E’ più divertente correre senza niente da perdere rispetto a dover difendere una maglia gialla. Ora che siamo nel cuore del Tour, non sembra così diverso. Ti concentri solo sulle corse, ma di sicuro ho avuto meno pressione arrivando al Tour. E’ stata una sensazione un po’ diversa rispetto a quando avevo il titolo da difendere.
In casa Jumbo Visma hanno detto che sul Puy de Dome hai fatto i tuoi migliori 35 minuti. Sei d’accordo?
Non lo so. Non conoscono tutti i miei allenamenti o tutti i miei dati di gara, quindi non sanno tutto su di me. Quindi non possono presumere certi numeri con esattezza. Però posso dire che è stata un’ottima prestazione, forse davvero la migliore.
La Jumbo-Visma sembra una barriera inscalfibile, ma Pogacar pensa di aver aperto una crepaLa Jumbo-Visma sembra una barriera inscalfibile, ma Pogacar pensa di aver aperto una crepa
Come sta Urska?
Sta molto meglio, oggi è andata di nuovo in bici. Non è in condizioni perfette, avrà bisogno ancora di qualche giorno per riprendersi. Quando perdi il manubrio ad altissima velocità è uno degli incidenti peggiori. A volte penso alle discese, come domenica, quando andavamo a 90 all’ora in gruppo sull’ultima grande discesa prima del Puy de Dome. Meglio non pensare a ciò che può succedere e che tutto possa andare in malora. E’ il nostro lavoro. Abbiamo cercato di essere rispettosi in gruppo e affrontarla con più calma, ma a volte è tutto così caotico. E allora ti chiedi se ne vale la pena.
E’ tutto così caotico, al punto da chiedersi se ci sia ancora tempo per fare i propri bisogni…
Normalmente nel ciclismo tradizionale succede che quando la maglia gialla si ferma, tutti si fermano con la maglia gialla e poi rientrano (sorride, ndr). Poi ci sono quelli che la fanno dalla bici. Personalmente, provo a fermarmi al massimo due volte per tappa, sempre quando c’è un momento in cui sai che puoi rientrare abbastanza velocemente. Oppure quando c’è più gente che si ferma, mai da solo. E se hai bisogno di fare qualcosa di grosso, sei fottuto. E’ difficile rientrare.
Cosa ti aspetti dalla Jumbo Visma?
Proveranno di tutto per preparare un grande attacco. Proveranno a farmi crollare di nuovo, ma staremo a vedere. Preferisco andare avanti giorno per giorno, sono motivato e pronto a tutto. Anche per le loro tattiche, cercherò di essere pronto qualsiasi cosa facciano.
Gran morale sul Puy de Dome e anche grande caldo: forse il solo punto debole di PogacarGran morale sul Puy de Dome e anche grande caldo: forse il solo punto debole di Pogacar
E’ vero che per il prossimo anno stai ragionando di fare il Giro, lasciando che Almeida venga in Francia, dato che il Tour finisce solo tre giorni prima delle Olimpiadi?
Lo vedremo. Almeida è un ottimo corridore e quest’anno l’ha dimostrato al Giro. E’ pronto per andare al Tour e magari l’anno prossimo sarà possibile. Penso che lo voglia da molto tempo. Potremmo farlo insieme, come quest’anno sono con Adam Yates. Con Almeida ho fatto poche gare, ma abbiamo buoni rapporti. Sarà l’argomento di cui discutere fra otto mesi o giù di lì. Adesso no, per favore. Domani (oggi, ndr) ricomincia il Tour de France.
Alessandro Covi, aveva commentato sui social, perché i gomiti tendessero ad allargarsi... una conseguenza delle leve strette. Ecco il suo punto di vista
Si dice sempre che al Tour de France vanno i migliori corridori e probabilmente è vero. Ma qualche eccezione può esserci. La squadre si tirano a lucido per la Grande Boucle. Dai pullman che cambiano livrea, come quello della Jumbo-Visma, alle maglie rifatte per l’occasione, come hanno optato diversi team tra cui Bahrain-Victorious e Movistar, tra l’altro bellissime.
Ma al netto dei colori, nel vero senso della parola, resta la sostanza delle formazioni presentate. Chi c’è, chi non c’è. Chi è più forte e perché? Un’analisi che facciamo con Moreno Moser. Il trentino non solo ha passato in rassegna le squadre, ma ci ha detto qualcosa di più su alcuni corridori. Parola dunque al Moreno.
Moreno Moser (classe 1990) ha corso fino al maggio 2019. Ora è anche un commentatore per Eurosport (foto Instagram)Moreno Moser (classe 1990) ha corso fino al maggio 2019. Ora è anche un commentatore per Eurosport (foto Instagram)
Moreno, chi c’è, chi manca: che squadre vedi?
Il livello è molto alto, come al Giro d’Italia del resto, ma quello che fa differenza al Tour, e di conseguenza nell’andamento della corsa, sono gli uomini che completano le squadre. Uomini che mediamente sono più forti, anche per fare i gregari. Al Giro c’è il capitano e poi una bella differenza fra lui e gli altri. In Francia no. In Francia la fuga è più interessante, più difficile da riprendere, in quanto gli attaccanti spesso sono gli uomini delle classiche. E questo rende la corsa meno scontata.
Chiaro, si alza il livello medio…
E fanno la fanno differenza in un grande Giro. Non ci sono solo quei due o tre uomini di classifica, da quando hanno iniziato a mettere le tappe mosse la qualità è aumentata. Prima Petacchi vinceva nove tappe, perché ce n’erano 12 per velocisti. Con altri percorsi entrano in ballo altri protagonisti.
Si dice che al Tour ci vada sempre la squadra più forte, ma in casa Ineos Grenadiers non ci sembra così. Quella del Giro era più forte secondo noi. Sei d’accordo?
Assolutamente sì. La Ineos deve inventarsi qualcosa. Non viene al Tour per la maglia gialla, a meno che non accada qualcosa d’incredibile. Magari potranno portarsi a casa un paio di tappe. Chiaro, un Bernal, un Martinez proveranno a fare classifica, ma senza il supporto dei compagni. Poi possono anche essere più pericolosi quando corrono così. Penso a Kwiatkowski che corre con un occhio davanti e uno dietro, anche quando deve controllare la squadra. In questo Tour ha un ruolo importante e magari riuscirà a trovare i suoi spazi già da oggi. Uno come lui vince anche “non di gambe”. O non solo con quelle almeno.
Egan Bernal, così come i compagni Pidcock e Martinez non danno certezze per la classificaEgan Bernal, così come i compagni Pidcock e Martinez non danno certezze per la classifica
Passiamo al piatto forte: la sfida tra UAE Emirates e Jumbo-Visma…
Entrambe sono belle squadre. La UAE ha Majka che è un ottimo corridore, idem Yates che in teoria è un capitano. Soler, Grosschartner… Poi è ovvio: la Jumbo resta una corazzata che fa sempre paura. Però a livello di squadra credo che la UAE sia più forte in salita.
Agli olandesi mancano Roglic e Kruijswijk, però hanno Kelderman e Kuss, che se fosse quello del Giro…
Esatto, poi hanno anche Van Aert che può fare qualsiasi cosa, ma non credo abbia i numeri per certe salite. Per me loro pensavano di avere Kruijswijk e in qualche modo questa formazione è un aggiustamento. Tuttavia credo anche che abbiano fatto la squadra in base al percorso.
Cioè?
Non è come al Giro che c’erano tanti salitoni: qui le salite non mancano, ma ci sono più tappe mosse che tapponi e quindi hanno costruito la formazione in base a queste esigenze, consci di pagare qualcosa in salita. E quindi Van Aert, che non è uno scalatore puro, è ottimale. Mentre la UAE Emirates ha i passisti o gli scalatori puri.
A ruota di Pogacar una squadra solida e fortissima in salitaA ruota di Pogacar una squadra solida e fortissima in salita
Ci sono poi altre squadre buone, pensiamo alla Bora-Hansgrohe e alla Bahrain-Victorious. Cosa ne pensi?
Belle squadre, ma scendiamo di tanto. Questo Tour, salvo imprevisti, è un discorso a due.Vingegaard e Pogacarsono di un altro pianeta, fanno un altro sport. Quest’anno dovunque abbiano corso, hanno dominato e Pogacar lo ha anche battuto, con un certa cattiveria agonistica come a dire: «Il re sono io!». Per assurdo l’incidente alla Liegi potrebbe riequilibrare le cose e aggiungere narrazione alla corsa. Dicono che Vingegaard potrebbe approfittare del fatto che Tadej sia meno in condizione sin dalle prime frazioni…
E Pogacar ha detto che sta bene, ma non è al top…
Secondo me in casa UAE stanno facendo della strategia, dicendo che non si possono fare miracoli, che non partono favoriti. Che Adam Yates è pronto a fare il capitano… Alla fine Tadej potrebbe essere più fresco di Vingegaard e potrebbe uscire nella terza settimana. Spero solo che non abbia accelerato troppo i tempi. Comunque ha vinto i titoli nazionali con margini enormi. Spero non sia caduto in questo errore. In generale dico che è bello questo duello. Ed è bello che si rinnovi già da due o tre anni: lo sport vive di queste sfide prolungate.
Moreno, passiamo ad altre squadre o altri corridori: chi ti piace?
Mi piace il giovane della Lidl-Trek, Mattias Skjelmose. Ha fatto bene allo Svizzera, ha una buona gamba. Poi c’è Landa, ma su di lui non so cosa dire. E’ difficile parlarne. In salita è forte, fortissimo. Se si facessero le corse come tra gli allievi, col piattone e la salita finale sarebbe lo scalatore più forte al mondo o quasi. Invece gli manca sempre qualcosa. Poi ci sono tanti altri, a cominciare da Hindley. Vanno considerati anche O’Connor, Gaudu, Bardet, Mas… ma tutti loro non danno certezze.
La Lidl-Trek ha corridori di qualità e in forma: è fra le squadre preferite da Moser La Lidl-Trek ha corridori di qualità e in forma: è fra le squadre preferite da Moser
Tra questi, forse Mas ha qualcosa in più, ma paga qualcosa in termini di squadra…
Però è anche vero che uno come lui “sta lì”. Non deve fare le azioni. Deve correre di rimessa. Ma torniamo al punto di prima: salvo imprevisti, cadute o malattie, nessuno può impedire a quei due di giocarsi la vittoria.
Una squadra forte, ma da valutare secondo noi è la EF Education-Easy Post. Hanno Carapaz che nelle ultime stagioni ha dimostrato di lottare anche a livelli altissimi, ma poi portano Bettiol, Powless, Cort… che vanno a caccia di tappe…
Con Pogacar e Vingegaard quasi tutte le squadre sanno che non potranno vincere e allora si regolano portando una formazione per vincere le tappe. Perché okay il piazzamento, ma un quarto o un quinto posto senza neanche una vittoria di tappa lascia l’amaro bocca. Un podio senza tappe è già diverso. Alla fine hai la foto che conta, ma senza sei “invisibile”. Senza un successo di tappa il quarto posto lo apprezziamo noi addetti ai lavori, la gente no. Agli sponsor fa piacere la foto dell’arrivo con quella bici, quelle scarpe, quegli occhiali… specialmente al Tour. Io capisco invece la EF.
Altri team?
Ce ne sono tanti che ci potranno far divertire. Mi vengono in mente la Intermarché-Circus con Girmay e la Alpecin-Deceuninck con Van der Poel, ma certo non aspettiamoci un Tour divertente come quello dell’anno scorso perché sarebbe alto il rischio di restare delusi! Poi se accade tanto meglio. Ma ora che ci penso una squadra che mi piace tanto nel suo insieme c’è.
Riuscirà Sagan a vincere ancora una tappa? «Bello, ma difficile», per Moreno MoserRiuscirà Sagan a vincere ancora una tappa? «Bello, ma difficile», per Moreno Moser
Quale?
La Lidl-Trek perché ha tanti uomini bravi. Ciccone sta andando veramente forte e può vincere una o più tappe e può pensare davvero di portare a casa la maglia a pois. Ci sono poi corridori come Pedersen, Simmons, Juan Pedro Lopez e questo Skjelmose, come ho detto prima.
Capitolo velocisti. Una volta il Tour era una manna per loro, adesso hanno meno chance. Chi vedi favorito anche al netto della squadra che hanno alle spalle?
Il mio preferito in assoluto è Jasper Philipsen e per me e dominerà lui gli sprint. Poi c’è il solito Jakobsen(Soudal-Quick Step). E c’è Ewan che ha lavorato bene con il nuovo treno della sua Lotto-Dstny. Senza dimenticare Van Aert che alla bisogna si butterà dentro, anche se non mi sembra avere la stessa gamba dell’anno scorso. E poi c’è il sogno…
Spara!
Peter Sagan. Sarebbe bellissimo per lui, anche al netto delle recenti vicissitudini, e per il movimento intero se riuscisse a chiudere la carriera con un trionfo al Tour, ma la vedo dura.
In un giorno di maggio, per la precisione nel giorno della partenza del Giro da Napoli, ragionando con Diego Ulissi venne fuori un concetto su cui nei giorni successivi avremmo ragionato a lungo.
«Non ce ne sono poi molti di corridori italiani con il mio palmares – disse il toscano – eppure sembra che nessuno se ne accorga e si parli sempre di altri».
Diego Ulissi compirà 34 anni il 15 luglio. E’ alto 1,75 e pesa 63 chili. In carriera ha centrato 45 vittorieDiego Ulissi compirà 34 anni il 15 luglio. E’ alto 1,75 e pesa 63 chili. In carriera ha centrato 45 vittorie
L’umiltà vincente
Non era una richiesta di popolarità: chi conosce Diego sa quanto sia felice lontano dai riflettori. Ma di certo testimoniava l’andazzo di questo ciclismo che si stupisce per i piccoli gesti dei più giovani e magari dà per scontata la solidità degli atleti più maturi. Spesso questo crea problemi, nella misura in cui l’esaltazione prematura fa saltare la verticalità dei rapporti e l’anzianità che un tempo “faceva grado” viene da alcuni tollerata con fatica.
«Le carriere si sono accorciate – commenta – è inutile girarci intorno e io non voglio nemmeno andare avanti chissà quanto. Sono il primo a dire che in un futuro anche molto vicino, prima di quello che si pensi, potrei dire basta. Sono passato giovane, di anni ne ho fatti, mi sono preso le mie soddisfazioni e andare avanti a oltranza lo troverei patetico. Verrà il giorno in cui vorrò mettermi a sedere a godermi i sacrifici che ho fatto in questi anni. E intanto mi muovo in questo gruppo in cui vedo molta anarchia e mancanza di umiltà, che in teoria dovrebbe essere la base di tutto. Insomma, se il futuro è questo, un po’ mi preoccupa, diciamo così».
Al Tour of Oman, per Ulissi anche una soddisfazione personale a Yitti HillsAl Tour of Oman, per Ulissi anche una soddisfazione personale a Yitti Hills
La sfida tricolore
Pochi giorni fa, il livornese che vive a Lugano con sua moglie e le due bambine, ha sfiorato il successo al Giro di Slovenia, che in passato ha già vinto per due volte. Si è piazzato terzo a 23 secondi da Zana: un distacco in apparenza esiguo, ma difficile da colmare. Per cui a questo punto, dopo aver corso le classiche in appoggio a Pogacar e il Giro per Almeida, non resta che il campionato italiano e poi si potrà tirare un po’ il fiato.
«La verità – sorride – è che in Slovenia Zana era superiore a tutti. Io ero lì alla pari con gli altri, però il terzo giorno ho picchiato una bella botta e mi sono fatto male alle costole. Ne sto pagando ancora il conto e di sicuro l’ho pagato nei giorni successivi. Il campionato italiano capita in un periodo di buona forma, ho le gambe buone però sono anche stanco. Onestamente ho voglia di tirare il fiato. Perciò andrò sicuramente in Trentino per fare bene, anche se partirò il giorno prima. Non credo serva andare a vedere il percorso con troppo anticipo. So che è impegnativo e poi avrò tempo di impararlo girandoci sopra in corsa».
Al Giro Ulissi ha corso in appoggio per Almeida: il portoghese gli va a genio per l’interpretazione di gara (foto UAE Team Emirates)Al Giro Ulissi ha corso in appoggio per Almeida: il portoghese gli va a genio per l’interpretazione di gara (foto UAE Team Emirates)
Il Giro con Almeida
La corsa rosa è andata bene, anche se rispetto al Diego Ulissi capace di vincere otto tappe negli anni scorsi, quello visto quest’anno è stato più un uomo squadra, votato alla causa di Almeida. Una sola fuga “vera” nel giorno del Bondone e poi sempre nei ranghi, come da richiesta.
«Stare sempre vicino a Joao – spiega – è stato parecchio dispendioso, non c’è mai stata una tappa in cui abbia potuto tirare il fiato, magari fare gruppetto e risparmiarmi. Niente di tutto questo. Però alla fine è andata benissimo così, perché ho sentito belle sensazioni per tutto il tempo. Sono stato di grande aiuto e di questo sono contento, perché abbiamo ottenuto un grande risultato. Allo Slovenia ho dimostrato di avere ancora una buona gamba. Per sabato servirà anche fortuna, perché partiamo solo in quattro (con lui ci saranno Trentin, Formolo e Covi, ndr) e non sarà una gara semplice da gestire».
Al Giro di Slovenia il terzo posto finale è venuto sullo slancio della buonacondizione di Ulisssi al Giro d’ItaliaAl Giro di Slovenia il terzo posto finale è venuto sullo slancio della buonacondizione di Ulisssi al Giro d’Italia
Tre talenti di casa
In questa fase di riposo, che come abbiamo visto autorizza i primi bilanci, la curiosità è capire come ci si muova e che cosa abbia notato nei tre giovani talenti di casa UAE Team Emirates, che stanno monopolizzando il ciclismo: da Pogacar ad Ayuso, passando per Almeida.
«Sono felicissimo della carriera che ho fatto – conferma Ulissi – le mie 45 vittorie non sono poche, ho le 8 tappe del Giro, l’Emilia, la Milano-Torino e anche Montreal. Continuerò a divertirmi e andar forte fino a che ne avrò voglia. La squadra è felicissima di me, anche perché sono qui da una vita, da sempre (Diego divenne professionista nel 2010 nell’allora Lampre, che negli anni è diventata UAE Emirates, ndr). Quanto ai nostri giovani, Pogacar è su un pianeta a sé. E’ irraggiungibile, è un fenomeno: quello che fa lui, al momento non lo fa nessuno. Può vincere i grandi Giri, come pure il Fiandre, la Sanremo e il Lombardia. Ayuso sta crescendo alla grande. Già l’anno scorso ha ottenuto un grande podio alla volta e nonostante quest’anno sia partito in ritardo per dei problemi fisici, ci ha messo davvero poco per vincere gare importanti. E poi c’è Almeida, che mi piace molto per come interpreta la gara. Penso che abbia ampi margini di crescita e può davvero arrivare a vincere un grande Giro. Cosa dire? Per fortuna ce li abbiamo tutti noi…».
Oltre a Ulissi e Covi, qui sopra, nella UAE Emirates dei tricolori ci saranno anche Trentin e FormoloOltre a Ulissi e Covi, qui sopra, nella UAE Emirates dei tricolori ci saranno anche Trentin e Formolo
Un’estate al mare
Dice di aver parlato con Bennati di un eventuale impegno ai mondiali, che fatti ad agosto scombussolano un po’ la sua routine. Dice che comunque quest’anno non farà il Polonia, ma dopo agosto il suo programma sarà prevalentemente popolato di classiche. E poi, questa volta con gli occhi che luccicano, aggiunge che dopo il campionato italiano se ne andrà al mare di casa sua, giù a Donoratico.
«La montagna è bella – ride come un bambino – ma io sono un uomo di mare e preferisco riposarmi nei posti in cui sono nato, che ci posso fare?».
Se la ride, le vacanze sono nel mirino. Genuino, schietto, riservato e fortissimo come sempre. Ciao Diego, ci vediamo sabato sul percorso tricolore di Comano Terme.
In particolare Ayuso è un classe 2002. Juan non lo scopriamo adesso. Lo abbiamo seguito da vicino nel Giro U23 del 2021 e lo scorso anno si è preso il podio della Vuelta. Però stavolta il corridore della UAE Emirates entra di fatto tra i giganti. E’ stato l’unico a vincere due tappe. A sfiorare il successo finale dopo una giornata di “crisi” e, soprattutto, a battere Remco a crono.
La grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’AlbulaLa grinta di Ayuso (classe 2002) sull’arrivo di La Punt, dopo aver staccato tutti sull’Albula
Ayuso il meticoloso
Una prestazione così non poteva certo passare inosservata. Viene da chiedersi dove potrà arrivare già quest’anno il talento spagnolo. Che nel lungo periodo andrà lontano… beh, quello si sa già!
«Sapevamo che Juan stesse bene – commenta Fabrizio Guidi, che lo ha diretto dall’ammiraglia in Svizzera – che andava forte. Oggi gli strumenti ci dicono molto, ma da qui a vincere una tappa di montagna e una crono… non era semplice. E poi non contano solo i numeri.
«Di questo ragazzo mi è piaciuta e mi piace la meticolosità. Juan è attento ai dettagli in qualsiasi cosa faccia: dagli allenamenti alla strategia in corsa fino ai materiali. E poi ama la vita da atleta. Correre gli piace».
Che sia un… animale da gara ce lo aveva detto in tempi non sospetti anche Gianluca Valoti, suo diesse alla Colpack Ballan: «Fermarlo a volte è impossibile».
Hirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e SkjelmoseHirschi in testa a tirare e Ayuso in coda, verso Leukerbad. Quel giorno lo spagnolo ha pagato oltre 50″ (abbuoni inclusi) a Remco e Skjelmose
Tre momenti chiave
Evidentemente nell’era dei fenomeni bisogna inserire di diritto anche Ayuso. «Fa parte – dice Guidi – di quella schiera di giovani che si presentano alla scena dei pro’ già pronti. Acquisiscono esperienza in modo più rapido. E in questo Juan è una spugna.
«Per esempio nel giorno della sua “crisi” (terza tappa, ndr), quando ha avuto freddo in discesa. Ha capito molte cose, soprattutto l’importanza della squadra, dei compagni. Quel giorno fu Hirschi a salvarlo. Poi ha recuperato bene nel finale, ma è stata comunque una lezione importante. E quando dico lezione non intendo punizione, ma apprendimento. Perché poi certe esperienze è bene viverle da pro’. Uno come lui, da dilettante, prende e vince con 10 minuti. Se ha problemi, recupera. Tra i pro’ no, non è così».
Per Guidi, il giorno della crisi è uno dei tre momenti chiave dello Svizzera di Ayuso, insieme alla vittoria di tappa e quella finale della crono.
Fabrizio insiste sul fatto che Ayuso abbia corso pochissimo quest’anno. E questo ha complicato le cose. Per certi aspetti al via dello Svizzera era sin troppo fresco. Prima della corsa elvetica, lo spagnolo aveva preso parte solo al Romandia, tra l’altro sempre in Svizzera. E anche in quel caso era riuscito a dare una zampata, proprio nella crono. Stavolta però il livello era ben più alto.
Nella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ SkjelmoseNella crono finale Juan ha staccato Remco di 8″ e di 9″ Skjelmose
Doti di recupero
«Il fatto che Juan abbia gareggiato poco lo ha fatto arrivare al via del Tour de Suisse con poco rodaggio. Gli sono mancati quei primi 2-3 giorni. Ed è lì che abbiamo perso la corsa. Il quarto giorno, quando ha pagato dazio, è stata una conseguenza del grande dispendio energetico del giorno precedente.
«Poi le cose sono cambiate. E’ scattato il campione che è in lui. Ha preso il ritmo gara, sono emerse le sue enormi doti di recupero e ha fatto quel che ha fatto. Questo vuol dire che hai un motore grosso così, altrimenti ti affossi».
Sull’Albula, Juan ha fatto un numero da capogiro. Ha staccato tutti, Remco e company inclusi. Una vittoria di forza e tenacia. Una vittoria da campione nel Dna. Come a dire: “Ieri le ho prese? Bene, oggi vi faccio vedere io”. Non tutti sono in grado di ragionare così.
«E anche la crono finale – prosegue Guidi – quegli otto secondi di vantaggio su Evenepoel sembrano pochi. In realtà c’è dentro un mondo. Non c’è solo un mare di watt, c’è anche la capacità di saper soffrire». E una grande attenzione verso questa disciplina che da quest’anno regna in UAE Emirates.
Aver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa eraAver battuto Remco a crono lancia Ayuso tra i super di questa era
Favola Tour?
Ayuso sta benone dunque. I malanni sembrano del tutto alle spalle. E adesso dove potrà arrivare? Dovrebbe fare la Vuelta, ma in teoria c’è il Tour che chiama. Parte dalla Spagna e sembra fatto apposta per una nuova favola, una favola stile Pogacar. Juan potrebbe starci bene nella formazione per la Grande Boucle.
«Ci starebbe bene: e come fai a dire di no? Fisicamente Juan sarebbe pronto, è chiaro. Ma poi ci sono altre dinamiche di squadra, altri programmi. Ed è giovane».
E’ giovane: anche il suo compagno Pogacar era giovane quando fu buttato nella mischia del Tour (che vinse) dopo il podio della Vuelta l’autunno precedente. Semmai Pogacar all’epoca non aveva in squadra… Pogacar, un campione di tale peso che giustamente catalizza ogni attenzione.
Ma questo è un altro discorso. Quel che conta è che Ayuso sta mostrando chi è tra i professionisti, con la stessa grinta con cui attaccava strade ed avversari tra gli under 23. E quella vittoria a crono su Evenepoel non è cosa da poco.
«Anche in questo caso – conclude Guidi – un particolare che mi è piaciuto di Ayuso è che non è stato tanto lì a dire: “Ho vinto la crono su Evenepoel”, il quale comunque veniva dalle sue vicissitudini del Giro d’Italia, quanto piuttosto si è chiesto: “Dove ho perso il Giro di Svizzera? Dove posso fare meglio?“. Poi è chiaro, magari dentro di sé era contento, ma fin lì non ci leggo!».
Ayuso attacca la stagione con denti affilati. Ha obiettivi altissimi, ma resta cauto. Il sogno si chiama Tour. E sui giovani che saltano gli U23 dice che...
SESTRIERE – L’ultima pedalata in altura di Tadej Pogacar prima del Tour de France. Una nebbiolina avvolge il Colle mentre nelle grandi città già si boccheggia per il caldo estivo, scoppiato con qualche settimana di ritardo. Le 9 sono passate da qualche minuto e, quando entriamo all’Hotel Lago Losetta, troviamo il Uae Team Emirates seduto a tavola per colazione.
Si ride e si scherza e il re delle Grande Boucle 2020 e 2021 ha il volto disteso mentre dialoga con il team manager Joxean Fernandez, per tutti “Matxin”, prima del blando allenamento che l’attende al termine di un fitto periodo di raduno. Al suo fianco ci sono alcuni dei fidi gregari che lo scorteranno al Tour de France, dal polacco Rafal Majka allo spagnolo Marc Soler, passando per gli ultimi arrivati in squadra in questo 2023: Adam Yates, reduce da un buon Delfinato, e il campione austriaco Felix Grosschartner.
Prima dell’allenamento, due parole con Matxin, che sta seguendo la ripresa di Pogacar (foto Matteo Secci)Prima dell’allenamento, due parole con Matxin, che sta seguendo la ripresa di Pogacar (foto Matteo Secci)
Due parole con Matxin
I corridori si avviano in stanza per prepararsi all’allenamento, mentre Matxin si intrattiene con noi e risponde alla domanda più in voga del momento tra gli appassionati del pedale e non solo: come sta Pogacar?
«Bene – risponde – la sua condizione sta crescendo. Abbiamo fatto un ritiro a Sierra Nevada, poi abbiamo svolto una ricognizione delle tappe della terza settimana del Tour e, per non andare di nuovo a Sierra, anche per motivi logistici, siamo venuti qui. Ora farà le due gare del campionato nazionale e poi si parte per il Tour de France».
Si apre il garage, viene fuori Adam Yates: il 2° del Delfinato aiuterà Pogacar al Tour (foto Matteo Secci)Primo anno alla UAE Emirates per Grosschartner, arrivato dopo 5 stagioni alla Bora (foto Matteo Secci)Si apre il garage, viene fuori Adam Yates: il 2° del Delfinato aiuterà Pogacar al Tour (foto Matteo Secci)Primo anno alla UAE Emirates per Grosschartner, arrivato dopo 5 stagioni alla Bora (foto Matteo Secci)
Sestriere fortunata
Nella scelta del Sestriere chissà che non abbia pesato anche la cabala, come scherza il proprietario della struttura e direttore del Sestriere Sport Center, Gianfranco Martin.
«E’ la terza volta che vengono qui da noi – racconta con un sorriso l’ex sciatore azzurro, vincitore dell’argento in combinata ad Albertville 1992 – e le ultime due volte, nel 2020 e nel 2021, direi che è andata bene. Ieri sera, insieme al sindaco di Sestriere Giovanni Poncet, gli abbiamo regalato il gagliardetto e il libro dei 90 anni del Comune: speriamo che Sestriere porti bene anche stavolta».
Per Majka, terzo Tour con Pogacar. Al Delfinato, è stato 7° nell’ultima tappa (foto Matteo Secci)Soler torna al Tour con Pogacar, dopo essere finito fuori tempo massimo nel 2022 (foto Matteo Secci)Soler è già avanti, partono anche Grosschartner, Yates e Majka: direzione Izoard (foto Matteo Secci)Per Majka, terzo Tour con Pogacar. Al Delfinato, è stato 7° nell’ultima tappa (foto Matteo Secci)Soler torna al Tour con Pogacar, dopo essere finito fuori tempo massimo nel 2022 (foto Matteo Secci)Soler è già avanti, partono anche Grosschartner, Yates e Majka: direzione Izoard (foto Matteo Secci)
Izoard per quattro
Il meccanico della squadra Gabriele Campello ci mostra l’itinerario dell’allenamento odierno che prevede il Monginevro e poi l’Izoard dal versante di Guillestre, rientrando poi su Sestriere da Briancon per un’uscita che supererà le cinque ore. Alle 10,38 si apre la porta del garage e spuntano fuori Soler, Grosschartner, Majka e un imbardato Yates. Tadej non c’è, ma nessun allarme: oggi soltanto un po’ di scarico, prima delle due fatiche dei campionati sloveni che fungeranno anche da test per il Tour. Quattro chiacchiere pre-partenza, tempo di impostare la traccia sul ciclocomputer e poi il gruppetto Uae scompare nella nebbia che ormai va diradandosi.
Conquistato l’Izoard. Foto ricordo per Majka, Yates, Soler e Grosschartner (foto Gabriele Campello)Ecco il Giro dei quattro uomini di Pogacar, che prevede l’arrivo a Briancon e la scalata dell’Izoard (foto Matteo Secci)Conquistato l’Izoard. Foto ricordo per Majka, Yates, Soler e Grosschartner (foto Gabriele Campello)Ecco il Giro dei quattro uomini di Pogacar, che prevede l’arrivo a Briancon e la scalata dell’Izoard (foto Matteo Secci)
Ecco Tadej
Alle 11,08, la porta del garage dell’hotel Lago Losetta si riapre e stavolta spunta un ciuffetto inconfondibile. Rispetto ai compagni, Tadej tira dritto, solleva la zip dell’antivento e si lancia in picchiata in direzione Cesana. Il suo menù odierno è decisamente più blando dopo una settimana e mezzo su e giù per le montagne. Stavolta niente Izoard, ma una girata in direzione Oulx e Val di Susa per testare la gamba. La faccia, una volta indossato casco e occhiali, non è più quella sorridente della colazione, ma concentrata e focalizzata sull’imminente campagna francese. L’obiettivo è ben fisso nella mente e ha un solo colore: il giallo.
Per Pogacar allenamento di un’ora e mezza, restando sul territorio italiano (foto Matteo Secci)Per Pogacar allenamento di un’ora e mezza, restando sul territorio italiano (foto Matteo Secci)
La squadra è fatta
I giochi ormai sono fatti per il Tour, ce l’ha confermato un’oretta prima anche Matxin, che non si è sbilanciato sui nomi, pur sorridendo alle domande sul baby fenomeno Ayuso.
«I corridori – ha spiegato – sanno già chi è in squadra e chi è riserva e stasera facciamo l’ultima riunione operativa con il gruppo Tour, per cui arriveranno anche i direttori sportivi Andrej Hauptman, Marco Marcato e ci sarà anche Simone Pedrazzini. Facciamo un briefing tranquilli prima di cena e domani Tadej va direttamente in Slovenia».
Dopo quest’ultimo allenamento, domani Pogacar andrà in Slovenia per il doppio campionato nazionale: crono e strada (foto Matteo Secci)Domani Pogacar andrà in Slovenia per il doppio campionato nazionale: crono e strada (foto Matteo Secci)
Via il tutore
Il particolare che salta subito all’occhio ammirando pedalare il vincitore di quattro Monumento (l’ultima la scorsa primavera, il Fiandre) è che il suo polso sinistro non è più coperto dal tutore che l’ha accompagnato nelle ultime settimane, soprattutto nelle uscite con la bici da crono. Un ulteriore segnale che l’asso sloveno si sta tirando a lucido in vista della sfida con Jonas Vingegaard.
Basta un leggero cavalcavia della Valsusa per vedere che il colpo di pedale è quello di chi promette spettacolo al Tour e ha tutte le intenzioni di riprendersi il trono. La caduta della Liegi-Bastogne-Liegi sembra ormai un lontano ricordo, laggiù all’orizzonte, dietro alle Alpi, si possono quasi scorgere i Campi Elisi.
Dopo le Olimpiadi e un bel periodo di vacanza, Radej Pogacar rientra in gruppo a Plouay. Grande fatica, ma necessaria per un bel finale. Si parla di futuro
Marco Marzano era sull’ammiraglia della UAE Emirates al Giro del Delfinato. Gara che è stata un vero laboratorio in vista del Tour. E lo è stata per i suoi ragazzi, ma anche per osservare da dentro gli avversari, a partire da Jonas Vingegaard e la sua Jumbo-Visma.
Il diesse lombardo ci spiega cosa ha visto, cosa ha notato e quanto davvero il danese faccia paura… ammesso che la faccia. Il duello con Tadej Pogacar è già vibrante e sembra sia quasi rimasto in sospeso dal Tour scorso. Tattiche, watt, valori in campo: cosa ha visto dunque Marzano?
Marco Marzano (a sinistra) con Hauptman (a destra)Marco Marzano (classe 1980) pro’ fino al 2014 è uno dei diesse della UAE Emirates
Marco, certe cose le hai viste da dentro. Cosa ti è sembrato di questo Delfinato e di Vingegaard?
Ho visto un Vingegaard fortissimo e ce lo aspettavamo. Lui e la sua squadra non hanno sbagliato nulla. Hanno corso ad un livello altissimo… dispiace perché quest’anno con Tadej si era pianificato di andare al Delfinato, proprio per avere un primo confronto diretto e sarebbe stato bello vederli già in sfida, ma l’incidente della Liegi ha cambiato i piani. Noi però siamo comunque soddisfatti.
Adam Yates ha chiuso al secondo posto…
Siamo soddisfatti per Yates, che sta facendo un’ottima stagione. E’ salito sul podio del UAE Tour, ha vinto il Romandia e qui ha fatto secondo dietro a Vingegaard. Ma poi siamo contenti della crono, del fatto che siamo sempre riusciti a lavorare insieme nell’ultima salita…
Contenti della crono per la vittoria di Bjerg?
Per la vittoria di Bjerg, che aveva vinto tre crono ai mondiali under 23, ma ci aveva messo un po’ a capire che “di qua” le velocità sono altre (il danese nella foto di apertura con la maglia di leader dopo aver vinto la crono, ndr). Siamo contenti per i materiali, siamo contenti perché al termine di quella giornata siamo stati la miglior squadra. Segno che i materiali e il lavoro sulla crono stanno pagando.
Bjerg ha ottenuto la sua prima vittoria nel WT. Per Marzano è stato merito anche del buon lavoro sui materiali da parte del team (foto Instagram)Bjerg ha ottenuto la sua prima vittoria nel WT. Per Marzano è stato merito anche del buon lavoro sui materiali da parte del team (foto Instagram)
In effetti pagavate qualcosa contro il tempo?
Vero, ma come detto ci stiamo lavorando. Grazie a Mauro (Gianetti, team principal, ndr) abbiamo cambiato rotta. Materiali, meccanici, Colnago: Mauro ci ha messo nelle migliori condizioni per esprimerci al meglio, per ottenere questi marginal gains e si vede.
Voi avete i veri numeri in mano, Marco. Cosa ti è sembrato di Vingegaard in particolare?
I numeri non li posso dire, ma posso dire che ci aspettavamo prestazioni su questo livello. Si vedeva che il danese faceva la differenza netta, ma la cosa per noi è che nelle salite finali riuscivamo ad avere Majka, spesso Grosschartner e Yates… Situazioni che vedremo anche al Tour, anche se una corsa di tre settimane è diversa. Nella terza settimana cambiano tante cose, le incognite del meteo sono maggiori…
Ma sono numeri fuori portata quelli espressi da Jonas?
No, io credo siano alla portata di Pogacar. Ora c’è solo da capire come andrà questa differenza di preparazione in seguito al riposo forzato. Noi Tadej lo vedremo al Tour di fatto.
Per Marzano Vingegaard ha espresso ottimi valori, ma non impossibili, almeno per PogacarPer Marzano Vingegaard ha espresso ottimi valori, ma non impossibili, almeno per Pogacar
A proposito di Pogacar, si faceva sentire durante il Delfinato? Era curioso?
Sì, sì… chiamava. Si sentiva spesso con Hauptman, il suo diesse di riferimento, sarà lui in prima ammiraglia al Tour. Era a Sierra Nevada e chiedeva, s’informava di come andassero le cose.
Delfinato e Tour: è stato e sarà anche uno scontro fra squadre. La vostra è già definita?
Non del tutto, ma lo schieramento per la salita è quello che avete visto al Delfinato (Grosschartner, Majka, Yates) più Pogacar, chiaramente. Poi ci sono garanzie per la pianura come Bjerg e Laengen.
Quindi ora siete ai livelli della Jumbo-Visma?
Credo di sì. Loro hanno corridori molto importanti. Penso a Kelderman che è allo Svizzera, Kruijswijk (anche se si è infortunato) e Kuss. Ecco, se Kuss al Giro d’Italia ha dato tutto, ed è un bel punto di domanda, allora magari al Tour soprattutto all’inizio non sarà al massimo. Ma se non dovesse aver dato tutto, allora Vingegaard potrebbe avere un corridore molto, molto importante al suo fianco. Noi ci stiamo attrezzando e anche in questo caso il merito è di Gianetti, che ha completato la squadra. Credo che ci stiamo avvicinando parecchio.
Al Delfinato è mancato il duello Pogacar vs Vingegaard, ma non quello fra Jumbo e UAELa Jumbo Visma ha dato una prova di grande forza e mancano ancora Keldermann, Kuss e Van Aert
Sarà dunque anche un scontro tra UAE Emirates e Jumbo-Visma…
Io non sottovaluterei la Ineos Grenadiers.In quel team hanno tanta esperienza per le corse a tappe, anche se magari non hanno un super leader. E poi c’è questo O’Connor che ormai è qualche anno che è lì e che va forte. C’è Gaudu…
Okay Marco, ma non credo temiate O’Connor e Gaudu, con tutto il rispetto per questi atleti, sia chiaro.
Comunque Gaudu ha fatto secondo alla Parigi-Nizza, ma se è vero che non sono i primi rivali, sono corridori molto validi che appartengono a squadre che magari tatticamente possono entrare in ballo, avere un ruolo insidioso.
C’è qualcosa che invece ti ha colpito nell’arco di questa corsa?
Di base direi di no. Mi aspettavo un Delfinato così e corso a questi livelli. Ho visto una Jumbo e un Vingegaard che senza Kruijswijk avevano un uomo in meno in salita, volevo vedere come avrebbero lavorato, ma tanto Jonas non ne ha avuto bisogno: prendeva e partiva… Un giorno ha trovato Carapaz e lo ha seguito. Semmai è stato interessante quel che non ho visto.
Il podio del Delfinato (Vingegaard, Adam Yates e O’Connor) ha lasciato soddisfatto MarzanoIl podio del Delfinato (Vingegaard, Adam Yates e O’Connor) ha lasciato soddisfatto Marzano
Come mai li hanno dirottati lì? Un modo per “nascondere le carte” su come lavoravano?
Forse anche per quello, ma credo per essere completi sulle due gare e cogliere risultati ovunque, anche in ottica dei punti e della classifica a squadre. Al Delfinato per il risultato pieno: la generale (e sono arrivate anche le tappe). Allo Svizzera per le tappe. Così che tutti i corridori avessero il loro spazio. Non credo perché ci siano problemi tra Van Aert e Vingegaard.
CAZZAGO SAN MARTINO – In occasione del Giro d’Italia, osservando le Colnago in dotazione al UAE Team Emirates avevamo notato delle corone particolari, caratterizzate da un mix di carbonio, titanio e alluminio. A realizzarle è l’azienda bresciana Carbon-Ti.
Proprio durante il Giro d’Italia, la stessa Carbon-Ti, attraverso un proprio comunicato stampa, ha reso pubblico il fatto di essere diventata fornitore ufficiale del UAE Team Emirates. Incuriositi dalla notizia, abbiamo deciso di far visita alla stessa Carbon-Ti presso la sua sede di Cazzago San Martino, in provincia di Brescia. Qui abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Marco Monticone, Product Manager dell’azienda bresciana.
Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)
Per chi ancora non conosce Carbon-Ti, può farci una breve presentazione, una sorta di “chi siamo”?
Volentieri. Carbon-Ti nasce nel 2005 da LLS Titanium, azienda leader nella lavorazione di leghe speciali e fibra di carbonio. L’azienda a quei tempi lavorava come terziario per alcuni importanti brand del mondo ciclo. Nel 2005 vengono prodotte le prime corone marchiate Carbon-Ti con struttura interna in fibra di carbonio e dentatura in lega di titanio. Una combinazione in grado di conferire leggerezza, rigidità e resistenza all’usura. Forti dei risultati ottenuti, nel 2020 è stata fondata la Carbon-Ti srl che oggi può contare su ben 15 dipendenti ed è totalmente autonoma da LLS Titanium.
Entrando nello specifico, come nasce il vostro rapporto con l’UAE Team Emirates?
Come Carbon-Ti collaboravamo già con Colnago e nel caso specifico del UAE Team Emirates fornivamo alla squadra i nostri perni passanti utilizzati sulle biciclette usate nei grandi Giri dagli scalatori. Nel team erano alla ricerca di componenti sempre più leggeri, ma nello stesso tempo affidabili. Questo ci ha permesso di presentare alla squadra le nostre corone in carbonio e i nostri freni a disco. In conclusione, possiamo tranquillamente dire che si sono create una serie di situazioni che si sono incastonate fra loro in maniera perfetta.
Carbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodottiCarbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodotti
Prima di ufficializzare l’accordo con l’UAE Team Emirates ci sono stati dei test “sul campo” dei vostri prodotti?
In primavera i ragazzi del team hanno avuto la possibilità di testare i nostri prodotti sia in allenamento che in gara. Pogacar in particolare ha utilizzato le nostre corone sia all’Amstel Gold Race che alla Freccia Vallone: un debutto vincente che ci ha reso particolarmente felici. Il fatto stesso che atleti del calibro di Pogacar e di Almeida abbiano deciso di utilizzare i nostri prodotti per noi è un motivo di orgoglio, ma anche uno stimolo a proseguire con maggiore entusiasmo nel nostro lavoro.
Dagli atleti del team avete ricevuto delle richieste specifiche?
Per le gare a cronometro ci sono state richieste delle corone con dentature particolari con combinazioni 58-46 e 56-44. Hanno fatto il loro debutto al Giro di Romandia con Adam Yates. Abbiamo inoltre realizzato monocorona da 60 e 62 denti. I più attenti li avranno forse visti anche al recente Giro d’Italia nella cronometro di Cesena.
Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al casoOgni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al caso
Tutti i vostri prodotti vengono testati internamente prima di essere messi in produzione?
E’ proprio così. All’interno di Carbon-Ti abbiamo una nostra sala test. Ciascun componente e accessorio viene testato attraverso l’uso di macchinari altamente specializzati. Collaboriamo inoltre con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università degli Studi di Brescia dove realizziamo ulteriori test. E’ importante sottolineare come ogni nostro prodotto sia il risultato di una cura e di un lavoro che possiamo tranquillamente definire artigianali. Parliamo infatti di ore e ore di lavoro. Anche per questo la nostra produzione prevede numeri contenuti.
Quale è il mercato di riferimento per Carbon-Ti?
Attualmente il 75% del nostro fatturato arriva dall’estero e di questo oltre la metà da Paesi non europei. Stati Uniti, Australia e molti Paesi asiatici sono nostri clienti. La nostra clientela cerca prodotti leggeri e lavorati con estrema cura. E’ una clientela che potremmo definire “competente”, che sa apprezzare il prodotto e che quindi è consapevole del perché i nostri prodotti costino più degli altri.
I campioni di cui abbiamo parlato aiutano nello sviluppo?
Siamo sicuri che la collaborazione con l’UAE Team Emirates ci permetterà di migliorare ancora di più la qualità dei nostri prodotti, grazie anche ai feedback che sicuramente arriveranno da atleti del calibro di Pogacar, solo per citare il più famoso.
Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen
Il Tour de France ha reintrodotto le norme anticovid. Sull’esperienza di quanto accaduto al Giro, la Grande Boucle vuole evitare la “moria” di corridori che c’è stata in Italia. E giustamente si sono mossi in anticipo. La corsa rosa ha pagato i contagi che c’erano stati nelle Ardenne e al Romandia. Molti di quei corridori erano gli stessi che poi si sarebbero incontrati al Giro. La mattina della Liegi sono stati almeno una decina i non partiti per Covid o febbre. E subito dopo sono emersi altri casi. Uno su tutti: Giulio Ciccone, che infatti ha rinunciato al Giro.
E così alla vigilia del Delfinato, Aso ha incontrato le squadre per comunicare le restrizioni. L’agenzia Reuters riporta di un documento distribuito ai team, in realtà sembra ci sia stato un vero incontro con le squadre. L’obiettivo: evitare nuovi casi Evenepoel…
Visto quanto accaduto al Giro con il ritorno del Covid, il Tour ha già preso delle precauzioniVisto quanto accaduto al Giro con il ritorno del Covid, il Tour ha già preso delle precauzioni
Mascherine e distanza
Di fatto tornano le mascherine da indossare in pubblico e questo vale per corridori, staff, manager… ed è stato dato anche un giro di vite per quanto riguarda selfie e soprattutto autografi. Non si potrà mangiare fuori dagli hotel assegnati, ritornano le distanze sociali.
Il virus gira. Non siamo più in pandemia e non è più così pericoloso. Però è anche vero, e ne abbiamo parlato più volte, che c’è un Covid per le persone “normali” e uno per i corridori. Non conoscendo le conseguenze a cui può portare in modo definitivo questo virus, spesso gli atleti si fermano in via precauzionale.
Ne abbiamo parlato con Mauro Gianetti, dirigente della UAE Emirates di Tadej Pogacar, per conoscere più o meno cosa ne pensano le squadre di questo ritorno “ai vecchi temi”, ma con più conoscenze riguardo il Covid stesso. Insomma, situazione seria sì, ma tutto sotto controllo.
Mauro Gianetti (classe 1964) è il Team Principal e CEO della UAE EmiratesMauro Gianetti (classe 1964) è il Team Principal e CEO della UAE Emirates
Mauro, dunque Aso ha parlato con voi team? Ha distribuito questo documento…
In realtà si sono relazionati con i medici dei team e certi dettagli non li conosco. Però posso dire che c’è un punto importante, anzi fondamentale.
Quale?
La grande attenzione, almeno per noi della UAE Emirates, che poniamo prima del Tour e in particolar modo la settimana prima della Grande Boucle. In quella fase abbiamo raccomandato a tutti i nostri componenti (corridori e staff, ndr) di limitare al massimo i contatti con l’esterno, di seguire le norme di profilassi e di farsi dei tamponi rapidi. Vanno bene anche quelli comuni. Magari farne un paio nella settima prima di arrivare al Tour.
Perché questa scelta?
Perché poi una volta al Tour, le cose per certi aspetti sono un po’ più semplici. Siamo noi. Riusciamo a stare più in “bolla”, chiamiamola così. Poi è chiaro che non basta. Pensiamo che i corridori in gruppo sono affiancati, respirano, sudano… però anche gli altri sono più controllati. Da parte nostra dunque l’attenzione non è alta: di più.
Limitazioni nei rapporti col pubblico. Già al Giro l’area dei bus era interdetta ai non accreditatiLimitazioni nei rapporti col pubblico. Già al Giro l’area dei bus era interdetta ai non accreditati
Proprio voi in UAE Emirates avevate un protocollo igienico importante, con una speciale sanificazione di bus, stanze, auto…
Per certi aspetti continuiamo a prestare attenzione, ma quel protocollo, e ammetto che un po’ mi spiace ammetterlo, non c’è più. Non c’è più perché il Covid non è più quello di prima e molto è cambiato in generale. Poi ci siamo resi conto che comunque bastava un contatto esterno e tutto saltava: mixed zone, zona premiazioni, autografi… Lì ci sono parecchie persone che hanno anche contatti con l’esterno.
In generale dunque vi piace questo richiamo all’attenzione riguardo al Covid?
E’ bello che Aso pensi a questa cosa e che ci sia questa bolla. E’ vero, ripeto, che il Covid non è più così grave, ma se è possibile evitare di mandare dei corridori a casa siamo ben contenti chiaramente, anche se poi non tutti ragionano alla stessa maniera. Abbiamo imparato che si può evitare un’influenza e si può evitare anche il Covid.
E riguardo ad eventuali positività come ragionerete? Farete come per Majka e Ayuso lo scorso anno (rimasti in corsa ugualmente in quanto la carica era bassa) o se è positivo l’atleta torna a casa a prescindere?
Speriamo che non ci siano positivi! E speriamo di non dover arrivare a quel tipo di valutazione, ma vedremo…