Tomasi reagisce: «Penso al 2023, ma c’è da fare di più per la sicurezza»

28.12.2022
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Se a Natale vale sempre per tutte le età fare la lista dei desideri, siamo certi che sotto il suo albero Laura Tomasi volesse trovarci il segno di un cambiamento civico. Lo scorso 19 dicembre il suo video-denuncia contro l’ennesimo automobilista negligente che l’aveva toccata con la macchina – per fortuna senza conseguenze – ha fatto il giro del web.

L’episodio è successo in Versilia, a Cinquale di Montignoso, proprio sul lungomare nel quale Tomasi nel 2019 aveva colto la sua seconda vittoria da elite nel Trofeo Oro in Euro. Le è successo proprio nel giorno dell’autopsia del povero Davide Rebellin, che forse da lassù ha buttato un occhio ad uno dei suoi tanti colleghi. Coincidenze di un destino, quello del ciclista, che spesso viaggia su frazioni di secondo. O vinci una volata in gara, o vinci la vita in allenamento.

Sempre più comuni italiani stanno installando cartelli che avvertono la presenza di ciclisti in strada
Sempre più comuni italiani stanno installando cartelli che avvertono la presenza di ciclisti in strada

E’ questo non è giusto, non deve essere così, come ha continuato a ripetere la 23enne trevigiana del UAE Team ADQ nel suo video. C’è però una stagione agonistica che bussa alla porta e va preparata. A distanza di qualche giorno abbiamo deciso di sentire dalla sua voce come sta sia moralmente che fisicamente.

Laura del tuo sfogo ci aveva colpito la frase “ho paura ad allenarmi”. Da allora ad oggi come stai in generale?

Ho reagito bene e lo sto facendo tutt’ora. Quel giorno non è stato per nulla facile. L’auto mi è venuta addosso toccandomi duramente dal mignolo fino alla spalla. E’ andata bene perché so destreggiarmi in bici, ma ho avuto un grande shock emotivo. Il video l’ho fatto mezz’ora dopo perché prima ho chiamato il mio fidanzato per trovare un conforto. Sono ripartita in bici dopo un’ora abbondante con quella frase in testa. Non è piacevole sentirsi vulnerabili ad ogni uscita, ma ho capito che devo convivere con questa paura se voglio continuare a fare il mio lavoro, ciò che più mi piace. E poi non voglio farmi sopraffare dalla paura di allenarmi perché sarebbe come darla vinta a questo contesto o alle persone che guidano apposta in modo spregiudicato quando incontrano noi ciclisti.

Ti era già capitato un evento del genere?

Come questo no, però episodi simili ci sono praticamente ogni giorno che mi alleno. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho fatto 120 chilometri e ho rischiato nuovamente un paio di volte. Ora non solo ti fanno il pelo o ti stringono in rotonda come a me in Versilia, ma devi fare attenzione alle auto che vanno nel senso opposto di marcia che si avventurano in sorpassi azzardati. E ti fanno il pelo anche in quel caso. Sono anni che gli automobilisti non ci vedono. Anzi, ci vedono come un intralcio. Non voglio generalizzare. Non tutti gli automobilisti sono delinquenti così come non tutti i ciclisti sono diligenti, ma nessuno si rende veramente conto che stanno guidando un’arma. Forse dovrebbero venire al nostro posto come in quello spot…

Quale?

Circola in rete ormai da qualche tempo quel video in cui un’associazione vuole sensibilizzare la sicurezza stradale. Gli autisti di una azienda di bus vengono fatti pedalare su una bici da spinning mentre il loro stesso pullman passa a pochi centimetri da loro. Hanno reazioni di spavento dopo aver sentito il forte spostamento d’aria. Loro lì sono fermi mentre noi invece andiamo con tutti i rischi del caso. Questo spot dovrebberlo farlo vedere nelle scuole-guida italiane. Servono educazione civica e il rispetto reciproco degli spazi comuni come la strada.

La condivisione della strada tra ciclisti e automobili è possibile ma serve più sensibilizzazione
La condivisione della strada tra ciclisti e automobili è possibile ma serve più sensibilizzazione
Dopo il tuo video hai ricevuto solo messaggi di incoraggiamento o sono arrivati anche commenti negativi?

Entrambi. Sono stati più quelli di solidarietà e sostegno, per fortuna. Comunque alcuni mi hanno scritto dicendo che non devo usare la strada per allenarmi ma le ciclabili? Quali ciclabili? Nel mio allenamento odierno, ci ho fatto sopra 15 chilometri al massimo. La gente che mi ha scritto non si rende conto che noi ci alleniamo per 4-5 ore su più terreni e con lavori specifici. La maggior parte delle piste in Italia sono ciclopedonali, quindi promiscue e solitamente c’è un limite di velocità. Figuratevi se ci pedalo a 40 all’ora mettendo a rischio le persone a piedi. Nonostante io abbia risposto argomentando queste cose, certa gente continuava a dirmi che non dovevo allenarmi in strada perché è pericoloso. Assurdo.

Dopo che hai vissuto questa brutta esperienza, secondo te cosa si può fare per aumentare la sicurezza?

Personalmente agli incroci o nei punti più critici, cerco sempre di guardare dentro l’abitacolo per vedere se il guidatore è attento o meno in modo da urlare qualora fosse distratto. Rispetto i semafori e gli stop. La mia bici è dotata di luci posteriori e anteriori ma onestamente non so cosa si possa fare di più per tutelarci. Sembra un controsenso, però uscire in un gruppetto di ciclisti può essere considerato più sicuro che uscire da soli perché almeno tutti assieme siamo più visibili. Però poi occupiamo più spazio, rischiamo di essere più indisciplinati, gli automobilisti non vogliono stare dietro di te e azzardano manovre suonando il clacson. Al contrario se esci da solo puoi essere investito da chiunque e magari con omissione di soccorso. Ripeto, non è bello sentirsi così vulnerabili.

Le associazioni di categoria come ACCPI o CPA potrebbero fare qualcosa in più?

Si può sempre fare qualcosa di più e loro potrebbero spingere ulteriormente, ma non è facile toccare l’animo di chi sta ai Ministeri. Il mio video-denuncia l’ho fatto anche perché speravo potesse far riflettere qualcuno ai piani alti. Cinque giorni prima del mio incidente, è stato assolto colui che aveva scritto quella ignobile frase contro i ciclisti. Se in Italia non è reato questo tipo di incitamento all’odio o non ci sono ancora leggi chiare con multe salate come in altri Paesi, ci si può fare poco. Bisogna sperare che cambi qualcosa però l’Italia sotto questo punto di vista non è un Paese all’avanguardia.

Proviamo a tornare in sella perché fra pochi giorni inizia il 2023. Laura Tomasi come sta preparando la sua stagione agonistica?

Come ho detto subito, non ho perso motivazione nell’allenarmi. Vorrei cominciare la nuova annata così come ho chiuso il 2022 con un paio di podi in gare WorldTour. Esordirò alla Valenciana poi farò la campagna del Nord tra Belgio e Olanda. Lassù ci sono le corse più adatte alle mie caratteristiche, anche se dovrò lavorare per le nostre capitane. Abbiamo una squadra ben strutturata, con tanti innesti giovani ed interessanti oltre alle atlete più esperte. Il mio ruolo dipenderà dal tipo di gara che faremo. Non so ancora dove potrò avere una eventuale carta bianca. Il mio calendario è stato definito fino ad aprile. La stagione è lunga, spero, e cercherò, di ritagliarmi un po’ di spazio.

Consonni alla UAE: un filo d’ansia e voglia di volare

20.11.2022
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Le vacanze a Santo Domingo con le amiche di sempre, poi chiara Consonni si è messa a studiare la sua nuova vita con il UAE Team Adq. Per qualche mese la notizia è rimasta sotto traccia, poi è stata annunciata. Adesso che il nuovo team WorldTour l’ha accolta, la bergamasca sta ancora cercando i punti di riferimento. Non che sembri particolarmente preoccupata, ma fra le righe di certe risposte un po’ d’ansia traspare. Il 2022 ha portato su strada alcune vittorie di peso ( la tappa finale del Giro d’Italia) e qualche classica di assaggio come la Dwaars door Vlaanderen e Isbergues, mentre in pista il mondiale del quartetto ha dato all’autunno i colori di una splendida estate.

La pagina Valcar-Travel&Service è voltata. Prima di lei sono andate via le compagne di una vita e così a un certo punto anche Chiara ha deciso di spiccare il volo.

Chiara Consonni con Valentino Villa, patron della Valcar, dopo la vittoria della tappa finale del Giro Donne
Chiara Consonni con Valentino Villa, patron della Valcar, dopo la vittoria della tappa finale del Giro Donne
Una scelta difficile?

Era arrivato il momento di cambiare, avere nuovi stimoli, magari qualcosa di diverso. Fosse stato per me, sarei rimasta fino a quando non smettevo di correre, ma sono andate via tutte. Pian piano si vedeva che anche le altre ragazze avevano bisogno di nuovi stimoli. Volevano crescere e anche per me è arrivato il momento. Penso che abbiamo dato tanto alla Valcar e l’abbiamo fatta proprio arrivare al punto più alto.

Il fatto che Arzeni passasse nel tuo stesso team ha condizionato la tua scelta?

Un po sì. Il fatto che Davide sia venuto qui alla UAE in parte mi ha influenzato, perché comunque non ho mai cambiato preparatore. Ho sempre avuto lui. E’ stato il mio primo allenatore, mi ha dato le prime tabelle e mi ha fatto fare i primi lavori. Mi sono sempre trovata bene, quindi penso che per adesso, visto che mi sto facendo vedere e sono a un buon punto, dovremo solo sistemare delle cose. Siamo cresciuti insieme, penso che mi aiuterà a crescere ancora.

Chiara Consonni conquista in volata la Dwars door de Westhoek, suo 2° successo stagionale (foto Anton Vos)
Chiara Consonni conquista in volata la Dwars door de Westhoek, suo 2° successo stagionale (foto Anton Vos)
A che punto è Chiara Consonni che arriva nel WorldTour?

E’ una piccolina con i suoi sogni. Non sono spaventata, è difficile dire come mi senta. Non avverto tante pressioni, anche se la nuova squadra si aspetta tanto. Sono tranquilla, perché so che le cose che ho sempre fatto mi sono venute facili e posso rifarle. Non mi preoccupo, però un po’ di ansia magari c’è. Cercherò di dare quello che si aspettano, penso faccia parte del gioco. Spero che questo mi dia sempre più voglia e forza di fare meglio.

In ogni caso anche con la Valcar facevate corse di alto livello. Non sarà quello il problema, no?

Esatto, sin dal primo anno, siamo sempre stati abituati alla pressione. Magari non così tanta, perché alla fine la Valcar ti dava tanto e non chiedeva. Sapevano che poi i risultati arrivavano. Qui invece è un po’ diverso, però come ho detto sono tranquilla e spero di vivere al meglio anche questa esperienza.

L’oro nel quartetto ai mondiali della pista è stato l’highlight della stagione
L’oro nel quartetto ai mondiali della pista è stato l’highlight della stagione
Che impressione hai avuto? Hai già conosciuto, Rubens Bertogliati?

Sì, ho conosciuto tutti ed è diverso. Si vede che è molto più organizzata rispetto alla Valcar, ma non voglio fare paragoni. Però comunque passare da un mondo così piccolino e familiare a un mondo così grande, dove si fanno riunioni di due ore e mezza in inglese, ti fa capire che davvero sei in un posto tanto diverso e più organizzato.

Nel tuo cammino verso le Olimpiadi questa squadra come si mette?

Ovviamente mi appoggiano. Non voglio rinunciare alla pista, anche perché quest’anno ci siamo tolti una bella soddisfazione, penso la più bella del 2022. Anche se il calendario non è fatto benissimo per conciliare pista e strada, parlando con Marco (Villa, ndr) e le Fiamme Azzurre, riusciamo a mettere giù un bel programma. Ricco di strada nella prima parte della stagione, per poi concentrarci un po’ di più sulla pista. Comunque alla fine, anche preparando la pista, puoi fare benissimo la strada, come abbiamo sempre fatto.

Sul podio della Dwars door Vlaanderen, con uno dei premi più tipici
Sul podio della Dwars door Vlaanderen, con uno dei premi più tipici
Quale sarebbe il tuo programma per la strada?

Scuramente inizierò con l’Abu Dhabi Tour, che praticamente è il mondiale della mia squadra. Poi ci saranno le classiche e da lì mi concentrerò un po’ sulla pista, visto che le Coppe del mondo non sono a portata di mano. Bisognerà fare qualche sacrificio in più, essendo comunque l’anno preolimpico. Ci sarà da qualificarsi, quindi magari sarà un anno più tirato. Però cercherò di arrivare alla fine ancora in forma e ancora… viva (ride, ndr).

Come ti trovi nelle Fiamme Azzurre? 

Sto benissimo, non pensavo di trovarmi così bene con i miei capi, i collaboratori e soprattutto con le compagne. Diciamo che l’italiano finora è stato l’unica gara che ho fatto con loro e non è andato benissimo. Però si sono messi a mia disposizione fin da subito e sinceramente non me l’aspettavo. Questo mi ha dato anche un po’ di consapevolezza in più per l’anno prossimo. Comunque correre con gente molto più grande di me, che si metterà magari a mia disposizione, mi motiverà e mi spingerà a farlo a mia volta nei loro confronti.

Per Chiara Consonni la prossima stagione sarà una vera scuola accanto a Marta Bastianelli, per lei un riferimento
Per Chiara Consonni la prossima stagione sarà una vera scuola accanto a Marta Bastianelli, per lei un riferimento
Che rapporto hai con Marta Bastianelli?

Secondo me (ride, ndr), mi vede un po’ come un’altra figlia. Sin da quando son passata, Marta è stato un punto di riferimento. E’ il mio idolo, ha vinto tutto quello che io magari un giorno vorrei vincere anch’io. Ha un palmares enorme e anche una bambina bellissima, con cui mi trovo benissimo. Possiamo tranquillamente dire che Marta è il mio punto di riferimento nel ciclismo. Quest’anno ci siamo conosciute e spero di imparare tantissimo da lei. Penso che si sia un motivo in più per fare le cose bene e con la giusta motivazione.

Seguirete un programma parallelo?

Finché pariamo di classiche, penso di si. Poi magari lei farà gare un po’ più dure, mentre io non so se farò il Tour o il Giro. Però nella prima parte di stagione dovremmo incontrarci abbastanza di frequente, nella seconda invece non lo so ancora.

Nella scelta di Chiara Consonni di firmare con il UAE Team Adq, ha inciso parecchio anche il passaggio di Arzeni
Nella scelta di Chiara Consonni di firmare con il UAE Team Adq, ha inciso parecchio anche il passaggio di Arzeni
Qual è secondo te l’abitudine che cambierai di più?

Tutto, tante cose. La mia paura è quella di cambiare tutto in maniera drastica, però anche di questo ho parlato tanto con i miei direttori sportivi, i capi e i dirigenti. Sono stati loro i primi a dirmi che alcune cose devono cambiare, però capiscono che non si può pretendere di farlo da un giorno all’altro. Anche perché comunque le cose sono sempre andate bene così, ma questo è il momento di introdurre cose nuove e intervenire sulle piccole pecche che gli altri anni non riuscivo a migliorare.

Com’è cambiato il rapporto con la nazionale? 

Con Sangalli purtroppo quest’anno non sono riuscita a fare neanche una gara. Ho rotto la spalla e quindi posso parlare solo della pista. Sicuramente è tutto molto più tranquillo. Vedo che ci pesa molto meno andare in pista e la viviamo come un allenamento tranquillo, pur facendo magari più cose dell’anno scorso e facendole meglio. Forse l’organizzazione non è ancora il massimo, perché capiamo anche noi che siamo in tanti fra ragazzi e ragazze e non è facile gestire 30 persone in un raduno in pista. Però penso che anche da parte dei tecnici ci siano sicuramente i buoni propositi per migliorare. Sono convita che con gli anni andrà sempre meglio.

Il viaggio di Chiara Consonni alla Valcar-Travel&Service si conclude dopo 5 anni con un sorriso
Il viaggio di Chiara Consonni alla Valcar-Travel&Service si conclude dopo 5 anni con un sorriso
Inizi anche tu dalla Sicilia?

Sarò a Noto dalla settimana prossima, perché ho appena iniziato la preparazione, quindi ho deciso di fare la prima settimana un po’ più tranquilla a casa e poi di andar giù una settimana. Poi faremo il ritiro la UAE dall’8 al 16 dicembre, forse in Toscana 

Bastianelli: gomito a posto, grazie a medici e infermieri

11.11.2022
5 min
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Il 28 luglio scorso, al Tour Femmes si correva la quinta tappa, quando in un punto non particolarmente insidioso a 45 chilometri dall’arrivo, una caduta di massa ha fermato il gruppo. Ad averne la peggio è stata Emma Norsgaard della Movistar, ritirata. Ma fra le tantissime ragazze cadute, anche Marta Bastianelli ha picchiato violentemente il gomito destro.

I corridori si alzano e ripartono. Così anche la romana è ripartita, ha tagliato il traguardo 34ª nel gruppo compatto alle spalle di Lorena Wiebes. E il giorno dopo è arrivata seconda, questa volta alle spalle di Marianne Vos.

La caduta ha coinvolto tutto il gruppo a 45 chilometri dall’arrivo della 5ª tappa
La caduta ha coinvolto tutto il gruppo a 45 chilometri dall’arrivo della 5ª tappa

La ferita sul gomito

Eppure la ferita sul gomito continuava ad essere brutta e a darle fastidio. Però anche in questo caso, la soglia del dolore molto alta, ha avuto la meglio e Marta ha continuato a correre sino a fine stagione.

«Ho sottovalutato la caduta», racconta, mentre guardiamo la foto che la ritrae all’uscita dall’ospedale, circondata da infermieri e dottori (immagine di apertura).

«Con noi al UAE Team Adq c’era la dottoressa Mossali – prosegue – e da casa anche il dottor Sprenger diceva giustamente di andare a fare un controllo. Dicevano che anche se non avevo dolore, sarebbe stato il caso di andare…».

Dopo le varie medicazioni, Bastianelli riparte: qui con il meccanico Longhi
Dopo le varie medicazioni, Bastianelli riparte: qui con il meccanico Longhi
Ci sei andata?

No, la mia testardaggine… Il gomito secondo me non era rotto, anche se due giorni fa il dottore in ospedale ha tolto delle piccole schegge di osso. In pratica si è creata una borsite che col tempo si è andata calcificando. E alla fine è servito un intervento per rimettere a posto il gomito.

Hai anche aspettato parecchio…

Prima ho fatto delle terapie dal nostro fisioterapista di fiducia Bartolacci che, poveretto, ha fatto quello che poteva. Lui è sempre molto ottimista, però questa volta mi ha detto: «Guarda Marta, la situazione è che la borsite si è calcificata. Quindi forse le onde d’urto non bastano e va fatta una visita più approfondita».

Questa volta gli hai dato ascolto?

Questa volta sì. Abbiamo deciso di andare da un amico e grande amante della bicicletta, nonché responsabile di Ortopedia all’ospedale di Sant’Omero: il dottor Vittorio Di Cesare. E guardando la risonanza, lui mi ha detto che con la calcificazione si era formato uno strato duro superiore ed era da togliere. In realtà me l’aveva detto anche il dottor Corsetti agli europei, dicendo che non si sarebbe riuscito ad aspirare, ma ormai era da asportare.

Questo il gomito a fine stagione, prima dell’intervento
Perché non l’hai fatto subito?

Perché inizialmente ho pensato che potevo aspettare. Poi, quando finalmente è finita la stagione e ho fatto la risonanza, è arrivata la diagnosi giusta.

Non ti faceva un male cane?

Avvertivo fastidio aprendo e chiudendo il braccio. Era più forte facendoci pressione con il peso e allora mi dava scosse e faceva male. Ad esempio quando poggiavo il gomito sui braccioli in macchina, oppure quando non riuscivo a tenerlo sul tavolo. Per il resto, in bici ad esempio, non era così insopportabile. Sennò il giorno dopo non arrivavo seconda.

Alla fine però hai capitolato…

Negli ultimi tempi qualcosa mi ha portato a dire basta. Hanno iniziato a farmi male i tendini, quindi ho capito che c’era da fare qualcosa. Però dal punto di vista della bici, riuscivo a fare quasi tutto. Noi corridori siamo particolari. Quando ci dicono che non è rotto, stringiamo i denti e tiriamo dritti. Passerà? La speranza è sempre quella, solo che questa volta non è passato. Mentre io, convinta che non fosse rotto, continuavo a fare tutto come al solito.

Dopo la risonanza, è arrivato l’intervento.

Esatto, giovedì mattina. E se adesso ne parlo è per ringraziare tutta questa categoria di persone fondamentali per il nostro lavoro, specialmente gli ortopedici. Tra clavicole rotte e vari altri incidenti, ci aspettano sempre a braccia aperte, soprattutto durante la pausa invernale, quando siamo tutti da aggiustare.

Il giorno dopo la caduta, Bastianelli ha avuto le gambe per sprintare dietro Marianne Vos
Il giorno dopo la caduta, Bastianelli ha avuto le gambe per sprintare dietro Marianne Vos
Hai fatto tutto in day hospital?

Sono andata in ospedale la mattina presto e mi hanno fatto l’anestesia locale. Un po’ mi hanno anche sedata, proprio perché non sentissi davvero nulla. A fine giornata sono uscita. Sicuramente ora dovrò aspettare un po’ per pedalare sul serio. Vediamo nei prossimi giorni come andrà il dolore e poi valuteremo insieme al dottore. Nel dubbio mi hanno fatto una fasciatura abbastanza importante, in modo che se dovessi anche fare una camminata, non mi dia fastidio. 

Come va col dolore?

Un po’ fa male. Ovviamente adesso che si è risvegliato dopo l’anestesia, dà fastidio, ma era così anche prima dell’intervento. Ormai era diventato normalità. Perciò adesso speriamo che torni tutto a posto per ricominciare bene la preparazione.

Lo stile Colnago ora è di casa a Abu Dhabi

28.10.2022
4 min
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Colnago si conferma uno dei brand italiani più riconosciuti e apprezzati al mondo, sinonimo da sempre del Made in Italy più autentico. Una nuova pagina della sua ricchissima storia è stata scritta nei giorni scorsi negli Emirati Arabi Uniti grazie all’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi, il primo flagship store di casa Colnago.

Non stiamo parlando di un negozio tradizionale, ma di qualcosa di diverso e unico. Un luogo che unisce la storia del marchio all’innovazione presente nei modelli attuali, capaci di trionfare nelle corse più importanti del calendario ciclistico mondiale. Tutto ciò ora è presente in un ambiente che unisce eleganza e modernità.

Il nuovo store si trova all’interno dell’isola di Hudayriyat, caratterizzata da ben 40 chilometri di piste ciclabili illuminate. La scelta della location non è stata quindi casuale. Il nuovo flagship store mira infatti a diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di ciclismo che abitano ad Abu Dhabi e non solo.

Alla inaugurazione erano presenti anche Tadej Pogacar e Safiya Al Sayegh
Alla inaugurazione erano presenti anche Tadej Pogacar e Safiya Al Sayegh

I campioni Colnago

L’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi è avvenuta lo scorso 21 ottobre alla presenza dei campioni del brand lombardo. Stiamo parlando naturalmente degli atleti dell’UAE Team Emirates e dell’UAE Team ADQ. Le due formazioni si sono ritrovate a Abu Dhabi per una sorta di “rompete le righe” di fine stagione e hanno approfittato dell’occasione per vedere il nuovo flagship store. Non poteva mancare Tadej Pogacar, il due volte vincitore del Tour de France e dell’ultimo Il Lombardia. Con lui Juan Ayuso, reduce dal terzo posto alla Vuelta, Matteo Trentin e Joao Almeida. Per la UAE Team ADQ era presente Yousif Mirza, insieme a Sofia Bertizzolo, Laura Tomasi, Eugenia Bujak e Safiya Al Sayegh.

A destra di Mauro Gianetti c’è Nicola Rosin, Amministratore Delegato del brand
A destra di Mauro Gianetti c’è Nicola Rosin, Amministratore Delegato del brand

Non solo bici

Il nuovo Colnago Abu Dhabi si sviluppa su due piani che ospitano, accanto ai nuovi modelli, un’esposizione di alcune biciclette che hanno fatto la storia del brand di Cambiago. Per permettere al cliente di vivere una esperienza autentica, sono state previste installazioni tecnologiche avanzate, tra cui uno schermo scorrevole che ricostruisce la storia dei modelli storici del brand lombardo. E’ stato inoltre previsto un configuratore tridimensionale su schermo di 4,8 x 2,7 metri per progettare la propria bici e un sistema di montaggio bici all’avanguardia.

Colnago è anche cultura e per questo motivo all’interno del nuovo flagship store di Abu Dhabi è presente una serie unica di opere d’arte contemporanea, interamente progettata dall’architetto d’interni spagnolo Pablo Paniagua e dal suo team.

Il nuovo Colnago Abu Dhabi vuole soprattutto essere un luogo di incontro dove passare del tempo scegliendo la propria bici oppure anche scambiare due chiacchere parlando di ciclismo, magari bevendo un buon caffè italiano. Ecco allora il primo Colnago Caffè al mondo, una caffetteria dove i visitatori possono degustare piatti della cucina italiana e seguire le gare più importanti su un maxischermo dedicato.

Questo l’interno dello store nato ad Abu Dhabi
Questo l’interno dello store nato ad Abu Dhabi

L’essenza di Colnago

All’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi era presente Nicola Rosin, Amministratore Delegato di Colnago, oltre ai soci dell’azienda. E’ stato lo stesso Rosin a sottolineare con un suo intervento quanto il nuovo flagship store rappresenti nel migliore dei modi l’essenza del marchio Colnago.

«Colnago è più di un marchio di biciclette, questo negozio è stato pianificato e progettato per mostrare il nostro ricco patrimonio di cui siamo orgogliosi. Ci auguriamo che avere questo spazio fisico in una città in rapida crescita aiuterà a soddisfare le esigenze degli appassionati di ciclismo ad Abu Dhabi, consentendo loro di sperimentare in prima persona i prodotti che ci hanno reso famosi nel mondo del ciclismo».

Colnago

Un po’ insegnante, un po’ capitana. Ecco la Bastianelli del 2023

11.10.2022
5 min
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Un anno fa di questi tempi il ritiro aveva bussato alla porta di Marta Bastianelli. E lei inizialmente l’aveva aperta, l’idea era di appendere la bici al famigerato chiodo. Poi ha dovuto respingerlo e rimandarlo di una stagione, perché nel 2023 la 35enne velocista laziale correrà ancora.

Il compito supplementare di Bastianelli sarà quello di insegnare il mestiere alle giovani che la raggiungeranno al UAE Team ADQ, prima di passare loro il testimone. Ha finito la stagione col mondiale in Australia ed ora ha tutto il tempo di sbrigare le proprie faccende personali. Mentre è a Roma in visita dalla madre, ci concede lo spazio di una chiacchierata su come la ritroveremo l’anno prossimo e magari sui progetti del dopo carriera.

Marta che ultima annata sarebbe stata se ti fossi ritirata?

Sarei stata molto soddisfatta. E lo sono di come è andata. Ho conquistato sette vittorie, compreso un piccolo giro a tappe (il Festival Elsy Jacobs in Lussemburgo, ndr). Ho avuto un grande inizio di stagione poi nella seconda parte ho avuto qualche problemino fisico che mi ha condizionata. C’è gente però che si sarebbe accontentata di molto meno. Alla mia età non è più così semplice, col ciclismo moderno, fare risultato. Non è più come prima, come tanti anni fa, dove comunque il tuo riuscivi sempre a farlo anche se non eri al top.

Qual è la cosa che ti pesa di più?

Di base nulla, però inizio ad avvertire la fatica in tante situazioni messe assieme. Attualmente bisogna fare il doppio dei sacrifici e per me diventa difficile considerando che ho una famiglia con figlia e marito a cui è giusto dare attenzioni. Ad esempio le trasferte sono diventate un po’ più stressanti per me. Al di là dello stare lontano da casa tanto tempo, ogni tanto capita che anche solo andare in aeroporto mi dia qualche noia. E’ una questione più mentale che fisica. E so che tante altre mie colleghe, anche più giovani, sono come me. Anzi, da una parte mi tranquillizza perché significa che non sono l’unica a sentire il peso di queste cose.

Il podio finale del Festival Elsy Jacobs, gara a tappe in Lussemburgo. Bastianelli vince davanti ad Ewers e Persico, sua futura compagna di squadra
Festival Elsy Jacobs in Lussemburgo. Bastianelli vince su Ewers e Persico, sua futura compagna di squadra
A livello fisico invece però hai dimostrato di avvertirle meno.

Sì, perché poi in gara riesci a trovare il tuo ritmo, il tuo agio. Certo, si fatica anche lì perché bisogna essere sempre più concentrati, ma a livello prestazionale sono riuscita sempre a fare buone prove. Posso dire che sono state vittorie colte più di esperienza che altro. E anche la squadra, che mi ha sempre aiutato, ne è rimasta contenta.

Tanto che ti ha convinta a continuare per fare quasi da tutor alle nuove arrivate.

E’ vero, si è creata la situazione e ne abbiamo parlato. Il mio team crede tanto in me e ne sono onorata. Volevano che rimanessi ancora una stagione per fare da punto di riferimento alle giovani. Lo farò con piacere, per me sarà un vanto ed un ottimo modo per chiudere. Questa decisione tuttavia l’ho potuta prendere in accordo anche con le Fiamme Azzurre, che mi permettono sempre di fare al meglio il mio lavoro.

Sostanzialmente dovrai far crescere soprattutto Consonni, Gasparrini e Persico che possono essere considerate tue eredi…

L’anno prossimo l’idea è quella di correre molto con loro e lavorare assieme, anche se ci saranno tante altre giovani. Chiara la conosco meglio perché da quest’anno è nel mio stesso corpo militare e al campionato italiano abbiamo lavorato per lei dove ha fatto quarta al fotofinish. Ha del carattere, così come ho visto che ce lo hanno Eleonora e Silvia, splendida al mondiale col suo bronzo. Sono tre giovani forti e promettenti. Oltre al carattere, gli altri ingredienti per fare tanta strada sono umiltà e determinazione. Mantenere i piedi sempre ben saldi a terra anche quando si vince tanto è il segreto per diventare dei corridori forti.

Visto che proseguirai un altro anno, c’è qualche obiettivo che ti era sfuggito e vorresti centrare?

Non saprei, vi direi di no. A livello di carriera posso ritenermi a posto. Non mi manca nulla. Però, ora che ci penso, un piccolo cruccio ce l’ho. Mi piacerebbe avere in bacheca la pietra della Roubaix. Dopo il quinto posto dell’anno scorso, la prova di quest’anno non mi ha soddisfatto. Mi è rimasta un po’ nel gozzo. Ecco, avrò la possibilità di riprovarci.

Bastianelli Omloop 2022
Bastianelli esulta alla Omloop van het Hageland, terzo dei sette sigilli del 2022
Bastianelli Omloop 2022
Bastianelli esulta alla Omloop van het Hageland, terzo dei sette sigilli del 2022
Un post 2023 lo hai già ipotizzato?

Sì e no. Ho tanti progetti, ma nulla di concreto ancora. Li valuterò e li condividerò col mio gruppo sportivo. C’è ancora un po’ di tempo, vedremo anche cosa succederà l’anno prossimo.

Alla fine, nel 2023 c’è il rischio di vederti più remissiva?

No, assolutamente (sorride, ndr). Ve lo dico subito. Farò il corridore e mi vedrete così, la mia mentalità agonistica non mi abbandonerà. Partirò senza stress o pressioni varie. Voglio aiutare ed insegnare alle giovani, però voglio essere ancora un faro in corsa per la mia squadra.

Arzeni risponde a Bertizzolo: è il tempo di raccogliere

30.09.2022
5 min
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«Non conosco per niente Arzeni – diceva l’altro giorno Sofia Bertizzolo del suo futuro diesse – per ora ne ho sentito parlare molto bene. Da lui cerco soprattutto la fiducia e la motivazione, una cosa che lui è molto capace di mettere in tutte. Da fuori gli puoi solo riconoscere che dà la possibilità a tutte le ragazze. Nel giro dell’anno, infatti lui con la Valcar ha sempre vinto e sempre con più atlete. Se guardiamo i migliori talenti di questa primavera, sono usciti dalla Valcar, perché abbiamo Elisa Balsamo, la stessa Marta Cavalli, Guazzini, Persico quest’anno formidabile. E sono tutte uscite da lui. Quindi vuol dire che a livello fisico, ma soprattutto a livello mentale, è riuscito a dare loro qualcosa di più».

Nel 2019 a 23 anni, Bertizzolo arriva 4ª al Fiandre: esulta per la vittoria della compagna Bastianelli
Nel 2019 a 23 anni, Bertizzolo arriva 4ª al Fiandre: esulta per la vittoria della compagna Bastianelli

Atlete moderne

Il Capo (in apertura con Alice Maria Arzuffi alla Vuelta Burgos) ha letto le parole dell’atleta veneta, che guiderà il prossimo anno al UAE Team Adq. Ma oggi, più che sapere la sua opinione sull’atleta, ci interessa capirne il metodo di lavoro. La sua capacità di programmare e dare fiducia a tutte le ragazze della squadra con cui lavora, affinché rendano al meglio.

«Non conosco come si lavora altrove – dice – ma certo programmare il lavoro è una buona cosa. E’ utile per tutti, per tecnici e atlete. Sofia parlava anche del mondiale e io credo sia utile che un tecnico vada componendo una rosa sempre più ristretta. In questo modo può dare le indicazioni giuste alle società, che devono programmare la loro attività. Per il resto, non c’è una ricetta Arzeni. Finora ho avuto la fortuna di avere atlete moderne che sanno fare il capitano e anche aiutare su tutti i percorsi. Mi piace questo tipo di corridore e credo che Sofia ci rientri appieno. E’ un’atleta completa e moderna. Una che a 23 anni è arrivata quarta al Fiandre e che nel finale di un mondiale così lungo era ancora lì a lavorare…».

Ilaria Sanguineti ha fatto vincere tante compagne e alla Dwars door het Hageland ha ottenuto l’8ª vittoria in carriera
Ilaria Sanguineti ha fatto vincere tante compagne e alla Dwars door het Hageland ha ottenuto l’8ª vittoria in carriera

Ruoli intercambiabili

C’è un passaggio nelle parole successive di Sofia Bertizzolo che ha richiamato la nostra attenzione ed è riferito al fatto di essersi trovata troppo spesso a tirare per altre, quasi per eccesso di onestà.

«Non credo sia corretto definire un’atleta gregaria e basta – riprende Arzeni – ma qui posso parlare soltanto di quello che facciamo alla Valcar-Travel&Service. Ho sempre cercato di avere atlete polivalenti, capaci di aiutare e anche di fare la corsa. Una giovane che arriva in squadra deve guadagnarsi sul campo i gradi di capitano. Da noi è sempre andata così e comportandosi in questo modo, le giovani si sono guadagnate la fiducia delle altre. Così poi capitava che una ragazza come Elisa Balsamo a un certo punto della stagione si mettesse a disposizione di altre che l’avevano sempre aiutata. Ed era qualcosa che veniva in modo naturale. Sarebbe invece difficile se c’è la giovane che passa pensando di essere già al top e magari fa la furba. Ma queste sono dinamiche che ci sono in tutti i lavori e tutte le squadre».

Valcar
Consonni e Balsamo si sono spesso aiutate a vicenda: Arzeni punta molto su queste complicità
Valcar
Consonni e Balsamo si sono spesso aiutate a vicenda: Arzeni punta molto su queste complicità

Spazio per tutte

Ma Arzeni va oltre. Perché al di là delle dinamiche fra atlete e l’interscambio di favori, ormai bisogna tenere conto anche del calendario molto ricco, che rende impossibile puntare sempre sulle stesse ragazze, condannando le altre ai… lavori forzati.

«E’ lampante che la stagione si sia davvero allungata tanto – spiega – il prossimo anno il WorldTour si aprirà a gennaio in Australia e si finirà a ottobre. Per cui nel momento in cui hai 14-15 atlete solide, durante un periodo così lungo ci sarà posto per tutte. E Sofia Bertizzolo, per fare un nome, è del 1997 come Silvia Persico e come lei magari sta arrivando alla maturità giusta. Atlete veloci fanno prima, prendiamo una Consonni. Ma se devi confrontarti contro la Van Vleuten o la Vos, non si deve avere premura. Servono pazienza e costanza, senza lasciarsi andare».

Il podio di Wollongong con Kopecky, Van Vleuten e Silvia Persico: pochi si aspettavano un 2022 così
Il podio di Wollongong con Kopecky, Van Vleuten e Silvia Persico: pochi si aspettavano un 2022 così

Sorpresa Persico

Proprio Silvia Persico, bronzo ai mondiali, è lo spunto per l’ultimo pensiero. E nonostante Arzeni abbia sempre detto che fosse pronta per il grande salto, vederla a questi livelli ha stupito anche lui.

«Che Silvia fosse pronta per certe corse – conferma Davide – lo sapevo e ne parlavo spesso anche con Valentino (Villa, presidente della Valcar-Travel&Service, ndr). Quando sono partite, gli dissi che non avremmo rivinto il mondiale, ma ci saremmo andati vicino. E credo che se non avessero dormito quando è partita la Van Vleuten, se la Kopecky che la guarda due volte si fosse mossa, Silvia sarebbe andata con lei e magari si sarebbe giocata il mondiale. Comunque, tornando a lei, sapevo che fosse forte, ma non che avrebbe chiuso così avanti nel ranking.

«Ha avuto una costanza importante di rendimento. Dal bronzo al mondiale di cross a questo su strada, sono passati 9 mesi in cui è sempre stata davanti. Tanto che alla Vuelta Burgos, visto che rendeva così bene nelle corse a tappe, l’ho fermata e le ho cambiato il programma. Doveva andare in Belgio, invece è finita in altura a preparare il Giro. Ha trovato la maturità a 25 anni, normale che i primi fra le elite siano difficili. E adesso che è nel momento di raccogliere, proveremo a fare tutto per bene. Lo stesso magari sarà con la Bertizzolo. E il bello è che le avrò entrambe in squadra con me».

Arzeni, leggi qua: Bertizzolo ha qualcosa da dirti

28.09.2022
5 min
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Sofia Bertizzolo esce dal mondiale con la testa a mille e le gambe stanche. Per riconoscimento unanime, la bassanese ha corso il mondiale più bello da quando è nel giro della nazionale, dopo una serie di anni mezzi e mezzi. L’arrivo al UAE Team Adq le ha ridato motivazioni, l’arrivo di Sangalli in azzurro le ha portato entusiasmo e programmazione. E tanto è bastato. Guardandola nel quadro più ampio della squadra che Bertogliati sta costruendo, questa Bertizzolo potrebbe prendersi un ruolo di tutto rispetto, in supporto delle compagne, ma anche come leader quando se ne presenterà l’occasione.

Con lei abbiamo parlato nella notte fonda australiana, seduti accanto a una finestra, mentre si finiva di impacchettare le bici in partenza per l’Italia. Gli scatoloni di fine mondiale parlano di ritorno a casa, ma lasciano sempre una scia di malinconia.

Alla Liegi i primi contatti con Sangalli, poi da luglio è scattato il piano Wollongong
Alla Liegi i primi contatti con Sangalli, poi da luglio è scattato il piano Wollongong
Hai davvero fatto il mondiale più bello di sempre?

E’ il terzo che disputo nella categoria elite. Dopo quattro anni è stato un bel rientro, con tanta fiducia da parte del commissario tecnico. E una programmazione, cosa che non c’era mai stata. Il mondiale è sempre a fine stagione, quindi non puoi non programmarlo e questo mi ha permesso di arrivarci bene.

Quanto è stata pesante la stagione?

Ho corso il Giro, poi avrei dovuto fare il Tour e la Vuelta. Ho saltato il Tour, perché dopo il Giro non mi sentivo in forma e pronta per farlo. Già in quei giorni di luglio avevo sentito Paolo che mi parlava di questa convocazione, a cui lui teneva. E così con lui e con l’appoggio della squadra ho fatto un avvicinamento ad hoc. Con l’altura e correndo la Vuelta in preparazione. Sicché sono soddisfatta di essere rientrata un po’ nel circuito nazionale con questo nuovo ambiente molto positivo.

Dopo il Giro d’Italia, quello di Scandinavia, con tre piazzamenti fra le prime 10
Dopo il Giro d’Italia, quello di Scandinavia, con tre piazzamento fra le prime 10
Un mondiale che però ha fatto saltare i piani?

E’ stato un po’ imprevedibile. Ci aspettavamo bel tempo, ma ha cominciato a piovere ed è stato un po’ antipatico. Abbiamo diviso la corsa in due parti. Prima cercando di tutelare Elisa Balsamo, quindi facendo gli strappi regolari e qui hanno fatto un grandissimo lavoro Vittoria ed Elena, soprattutto (rispettivamente Guazzini e Cecchini, ndr). E poi, una volta che abbiamo capito che Elisa non riusciva a tenere gli strappi, abbiamo puntato su Persico e Longo Borghini, che hanno fatto entrambe una grande prova.

Spiega…

La Longo ha provato negli ultimi due giri portando via un gruppetto e stando poi con le 4-5 migliori in seconda battuta. Io sono riuscita a rientrare con Silvia (Persico, ndr) la prima volta, mentre la seconda ho dovuto gestire la situazione dell’attacco della Reusser, che sappiamo bene come corre e se prende un minuto, non la vedi più. E poi nel finale Silvia è stata veramente tanto brava con un bel lavoro di squadra che l’ha portata al posto giusto e nel momento giusto.

Sei arrivata con la forma ideale?

I primi giorni con il fuso orario ero un po’ sballottata, però è stato così per tutte. Poi invece l’ho recuperato bene e forse anche meglio di altre ragazze che non l’hanno mai assorbito del tutto, non solo fra noi. 

Bertizzolo ha corso la Vuelta anche in preparazione ai mondiali: il risultato è stato eccellente
Bertizzolo ha corso la Vuelta anche in preparazione ai mondiali: il risultato è stato eccellente
Pensi di esserti ritrovata appieno quest’anno?

E’ stato un anno positivo, con questo nuovo innesto della UAE anche al femminile. Un bel progetto, molto ambizioso e sicuramente ci vorranno ancora 2-3 anni per realizzare veramente tutto quello che è nei loro piani. E’ stato il miglior anno da quando sono passata elite. C’è chi ha sofferto di più e chi meno l’anno del Covid. Nel mio caso ho sempre trovato corridori più veloci di me, a cui dovevo tirare la volata. E altri più scalatori di me, che dovevo tutelare prima delle salite.

Come ti troverai il prossimo anno con Arzeni in ammiraglia?

Non lo conosco per niente, per ora ne ho sentito parlare molto bene. Da lui cerco soprattutto la fiducia e la motivazione, una cosa che lui è molto capace di mettere in tutte. Da fuori gli puoi solo riconoscere che dà la possibilità a tutte le ragazze. Nel giro dell’anno, infatti lui con la Valcar ha sempre vinto e sempre con più atlete. Se guardiamo i migliori talenti di questa primavera, sono usciti dalla Valcar, perché abbiamo Elisa Balsamo, la stessa Marta Cavalli, Guazzini, Persico quest’anno formidabile. E sono tutte uscite da lui. Quindi vuol dire che a livello fisico, ma soprattutto a livello mentale, è riuscito a dare loro qualcosa di più.

Al Fiandre, Bertizzolo ha corso per Marta Bastianelli e ha centrato per sé il 16° posto
Al Fiandre, Bertizzolo ha corso per Marta Bastianelli e ha centrato per sé il 16° posto
La testa conta…

Tante volte l’atleta non ha niente in più a livello fisico degli altri, ma semplicemente ha più voglia di vincere, più convinzione. E’ questo che in poche parole al mondiale a me ha dato Paolo (Sangalli, ndr). Ha dato a tutte noi la fiducia, quindi parte tutto dalla testa. Perché alla fine gli allenamenti li fanno tutti, la nutrizione la seguono tutti, chi più chi meno. Però quando arrivi a un certo livello, la testa è fondamentale e io soffro tanto il dover mettermi a disposizione sempre, sempre, sempre. Poi forse sono anche troppo sincera e onesta a mettermi a tirare quando so che devo. Alcune non sono così e poi non sempre viene riconosciuto. E questo ti lascia un po’ di amaro in bocca perché nel ciclismo femminile ancora non esiste il gregario. A breve comparirà anche quella figura perché stiamo marciando velocissimo, però al momento sembra tutto dovuto

La nuova Persico alla UAE, al bivio fra strada e cross

27.09.2022
5 min
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L’annuncio è arrivato ieri, altri seguiranno. Come anticipato nel giorno del bronzo ai mondiali, Silvia Persico è uno dei nuovi acquisti del UAE Team Adq: la squadra di Rubens Bertogliati che il prossimo anno avrà anche altre ragazze della Valcar-Travel&Service e in ammiraglia Davide Arzeni, che di Silvia è l’allenatore.

Il podio di Wollongong segna la vera svolta dopo un anno che prima ha visto la bergamasca prendere il bronzo ai mondiali di cross e poi tuffarsi in modo più convinto sulla strada. Lei a tirarsi indietro, Arzeni a spingerla avanti. I piazzamenti ottenuti le hanno aperto gli occhi.

L’abbiamo incontrata proprio in un giorno australiano, mentre fuori pioveva e lei aveva deciso per un giorno di rifugiarsi sui rulli. I ricci scompigliati, lo sguardo a volte fisso, altre a scrutare nel vociare intorno.

Ti aspettavi una stagione così bella su strada?

Sicuramente no. Ho cominciato bene col cross e poi nelle prime gare su strada sapevo di stare bene, ma non pensavo di fare un Giro e un Tour così. Anche perché pensavo di essere più donna da classiche e non sicuramente da giri a tappe. 

Ti eri mai dedicata seriamente ai giri?

Magari fino a qualche anno fa, cioè fino all’anno scorso non ne avevo mai fatti tanti. Poi l’anno scorso, comunque credo di essere anche maturata fisicamente e mentalmente, ho iniziato a crederci un po’ di più e sicuramente quest’anno si è visto che c’è da fare.

Il podio di Wollongong con Van Vleuten e Lotte Kopecky sarà per Silvia Persico un punto di partenza
Il podio di Wollongong con Van Vleuten e Lotte Kopecky sarà per Silvia Persico un punto di partenza
A questo punto, pensi di continuare d’inverno col cross? 

Sicuramente comincerò più tardi, a dicembre. Non lo so, la vedo come una porta che si sta lentamente chiudendo, anche se da parte mia non me lo sarei mai aspettata. Anche perché il cross fino all’anno scorso era la specialità che mi dava più soddisfazione, quindi metterlo da parte mi fa male (nel 2022 Silvia ha vinto anche il tricolore, ndr). Ma allo stesso tempo so che prima o poi questa decisione, appunto fra cross e strada, dovrò prenderla. Se non abbandonarlo del tutto, comunque accantonarlo un po’.

La nuova squadra ti ha dato indicazioni?

Da parte loro sembra che sia tutto okay, comunque credo che vogliano che io sia performante più su strada. Quindi come ho già detto, farò qualche gara, ma non voglio tirarmi il collo durante tutto l’inverno. Sono molto contenta di aver cambiato squadra, anche se d’altra parte sono un po’… Per 12 anni sono sempre rimasta nella mia comfort zone, quindi adesso cambiare un po’ mi spaventa. Però sono tranquilla e davvero felice di aver preso questa decisione.

Prima di un allenamento, le azzurre si ritrovano con Rossella Callovi, collaboratrice di Sangalli
Prima di un allenamento, le azzurre si ritrovano con Rossella Callovi, collaboratrice di Sangalli
In realtà non cambia proprio tutto, giusto?

Esatto, per fortuna. Il mio preparatore sarà ancora Davide Arzeni. E porterò anche qualche compagna, quindi mi sentirò ancora un po’ a casa. 

Però intanto la “casa Valcar” si sta smontando…

Tutte noi siamo cresciute. Quando Elisa (Balsamo, ndr) ha cambiato squadra, noi abbiamo deciso di stare ancora un anno, ma per crescere abbiamo bisogno di quel qualcosa in più che troviamo nelle squadre WorldTour

Terza nell’ultima tappa del Tour de France, chiuso al quinto posto
Terza nell’ultima tappa del Tour de France, chiuso al quinto posto
Quanto ti è sembrato grande il Tour de France?

Beh, sicuramente è stato qualcosa di magico, non me lo sarei mai aspettato. C’era davvero tanta gente, tanti media, tante interviste, tanta visibilità. Quindi è stato davvero bello e diciamo che se non c’è ancora questa parità tra uomini e donne, credo che siamo sulla buona strada.

Sei più sorpresa per il risultato del Giro o quello del Tour?

Del Tour. Al Giro stavo abbastanza bene, avevo anche delle buone sensazioni, mentre prima del Tour non mi sentivo un granché. Anche nelle prime tappe, ho fatto davvero fatica. Quando ho concluso seconda dietro alla Vos è stato credo uno dei miei giorni più difficili in bici.

Tour de France Femmes, Silvia Persico seconda dietro Marianne Vos a Provins
Tour de France Femmes, Silvia Persico seconda dietro Marianne Vos a Provins
Perché?

Quando nella fuga tiravano Elisa Longo Borghini, Elisa Balsamo e Marianne, pensavo di staccarmi, anzi volevo staccarmi. Ma Davide nella radiolina mi diceva che non potevo. Anche nell’ultima tappa non stavo bene, però l’unica cosa che pensavo era: okay, devi arrivare in cima a questa Planche des Belles Filles, poi finalmente si va al mare. Quindi diciamo che l’ho presa con questa filosofia. 

Arzeni ha sempre creduto in questi tuoi mezzi…

Io credo in me, credo tanto in me, ma sicuramente manca ancora un pochino. La vittoria della tappa alla Vuelta mi ha dato la convinzione giusta per il mondiale (foto di apertura, ndr). Magari con qualche risultato in più posso iniziare a crederci ancora un po’ di più, no? 

Dopo la grande paura, ecco il ritorno della Tomasi

10.09.2022
5 min
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Piano piano anche Laura Tomasi inizia ad affacciarsi sempre più spesso nei quartieri alti del WorldTour. La ragazza di Miane ha avuto un agosto decisamente impegnativo, ma anche importante, con piazzamenti di rilievo che le hanno restituito un sorriso che era andato un po’ appassendosi in una stagione obiettivamente difficile.

In un ciclismo femminile azzurro sempre in vista, dalla stagione delle classiche a quella delle corse a tappe, della veneta non si sentiva quasi mai parlare, poi ad agosto sono cominciati ad arrivare piazzamenti importanti con podi di tappa sia al Giro di Scandinavia che al Simac Ladies Tour. Che cosa era successo prima? Il suo racconto è un calendario di sfortune.

Laura Tomasi, nata a Miane (TV) il 1° luglio 1999, quest’anno ha corso 40 giorni (foto Manuela Heres)
Laura Tomasi, nata a Miane (TV) il 1° luglio 1999, quest’anno ha corso 40 giorni (foto Manuela Heres)

Un brutto trauma cranico

«A marzo c’è stata la prima caduta in Belgio, con un colpo alla testa – esordisce la veneta – a maggio è arrivato il Covid. Poi proprio il giorno prima del Giro d’Italia un’altra caduta, questa volta non in bici ma con conseguenze più gravi: un trauma cranico che ha richiesto un po’ di controlli e molta prudenza. Sono stata ferma tutto luglio. Per fortuna la squadra non mi ha mai fatto mancare il suo sostegno e la sua fiducia pensando ad agosto».

Appena sei tornata abile, la tua agenda d’impegni è diventata fittissima: Giro di Scandinavia, Simac Ladies Tour, ora la Vuelta…

A me va benissimo così, intanto perché ho corso pochissimo, prima di partire per la Norvegia avevo fatto appena 25 giorni di corsa, poi perché essendo stata tanto assente, devo anche dare modo a chi mi ha sostituito di respirare. Ora farò tutte le gare del WorldTour fino a fine stagione.

Il saluto con Mavi Garcia sotto lo sguardo della Bujak. La trevigiana spera nella riconferma per il 2023
Il saluto con la capitana Mavi Garcia. La trevigiana spera nella riconferma per il 2023
Non solo hai potuto gareggiare, ma hai anche avuto la possibilità di metterti in evidenza…

L’occasione andava sfruttata. La squadra, non avendo Garcia e Bastianelli nel roster, aveva dato a tutte noi la possibilità di sfruttare la situazione non essendoci una capitana designata. Sarebbe stata la corsa a fare le gerarchie e quando sono stata chiamata in causa ho risposto presente. Ora sono pronta a tornare a svolgere i miei compiti in funzione delle altre, alla Vuelta Mavi era la nostra guida, ma se capiteranno altre possibilità non me le farò sfuggire.

Parliamo allora degli inizi di Laura Tomasi: hai subito individuato il ciclismo come tuo sport preferito?

Non proprio. Da bambina mi piaceva di più il pattinaggio artistico, poi però ho iniziato a vivere il ciclismo come mia attività preferita, gareggiando sin da esordiente. Devo dire che in famiglia all’inizio hanno fatto un po’ di resistenza: mio padre che aveva fatto attività in età giovanile mi sconsigliava di provarci dicendo che era molto impegnativo, poi però mi hanno sempre supportato nelle mie decisioni.

Sul podio della quarta tappa al Tour of Scandinavia, terza dietro le australiane Manly e Hosking
Sul podio della quarta tappa al Tour of Scandinavia, terza dietro le australiane Manly e Hosking
Tecnicamente come ti sei evoluta?

Diciamo intanto che non sono uno scalatore, questo è certo… Sulle salite brevi mi posso difendere anche in maniera brillante, ma le mie caratteristiche sono più legate alla velocità, allo sprint. Per questo gare come quelle in Norvegia e Olanda sono le più adatte a me.

Visto che sei veloce, quali sono i tuoi compiti in squadra?

Sono nel treno che lavora in funzione della Bastianelli, ma quando lei non c’è posso anche finalizzare, soprattutto se sono in fuga. Nei gruppi ristretti mi trovo molto a mio agio. Quando in grandi squadre come l’Uae Team ADQ hai capitani importanti è giusto dare tutto quel che si ha per loro, ma le occasioni per avere libertà in una stagione non mancano.

Lo sprint della quarta tappa al Simac Ladies Tour con la Tomasi quarta. Prima l’olandese Markus
Lo sprint della quarta tappa al Simac Ladies Tour con la Tomasi quarta. Prima l’olandese Markus
Dicevi di non essere tanto abile in salita, ma se andiamo a guardare gli eventi della corsa olandese, c’è la quarta tappa che sembra quasi smentirti…

Un po’ è vero. Era la frazione che presentava al suo interno il Cauberg, l’ascesa resa famosa dall’Amstel Gold Race, da affrontare ben 3 volte e io alla fine ho chiuso quarta. E’ andata via una fuga di una ventina di atlete con me presente e in volata ho fatto il mio. Mi hanno detto però che il percorso della classica olandese è un po’ diverso, più complicato.

Come l’affronteresti?

Sempre al servizio delle altre, di chi ha più possibilità per spuntarla. Io voglio essere utile, spero di poter rimanere. Per il prossimo anno ancora non ho firmato la riconferma, ma ho buoni segnali in tal senso. L’importante è che mantenga la condizione attuale e abbia occasioni per mettermi in mostra, anche in funzione delle altre. Gli ultimi risultati mi hanno dato tranquillità e questo è merito anche del lavoro intrapreso con la psicologa dopo gli incidenti della stagione. Hanno influito parecchio e spero di continuare così.