EDITORIALE / Pogacar al Giro, l’occasione per diventare grandi

01.01.2024
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Era una sera di fine anno anche quella volta nel 1993, quindi 30 anni fa, quando durante una cena fra amici, uno se ne venne fuori chiedendo se ci fosse qualcuno in grado di battere Indurain al Giro d’Italia. Miguel era venuto nelle ultime due edizioni e le aveva schiacciate, piegando Bugno, Chiappucci e Chioccioli dall’alto di una statura atletica superiore. Aveva già vinto anche tre Tour, chi volevi che potesse impensierirlo?

Il Giro d’Italia 2024 sarà quello del debutto per Tadej Pogacar
Il Giro d’Italia 2024 sarà quello del debutto per Tadej Pogacar

La previsione più facile

Eppure quella sera, per conoscenza o partigianeria, venne quasi naturale sbilanciarsi e assicurare che se non altro Pantani avrebbe potuto dargli del filo da torcere. Il 1993 per Marco era stato l’anno del debutto e neppure troppo fortunato, ma ricordando quel che gli avevamo visto fare nel 1992, la previsione ci parve persino naturale. Come ha detto Zanatta pochi giorni fa, quelli col talento vero inventano cose fuori dal comune facendole sembrare normali: Marco era esattamente così.

La storia insegna che al Giro d’Italia del 1994 Indurain si trovò tra i piedi Pantani e anche Berzin, che si portò a casa la maglia rosa grazie alla sua forza a cronometro. Tuttavia l’unico che in salita mise in croce il grande Indurain fu proprio il piccolo romagnolo della Carrera, che iniziò a scrivere allora la sua leggenda. Aveva tutto per sfondare, ma soprattutto ebbe la fortuna di trovarsi davanti un avversario grande, grosso e imbattibile e la forza per buttarlo giù, sia pure a vantaggio del russo in maglia Gewiss.

Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…
Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…

Il coraggio di provare

L’altra sera, ricordando quella cena fra amici, abbiamo immaginato che l’arrivo di Pogacar al Giro d’Italia sia l’occasione perfetta perché un italiano (giovane) più promettente di altri provi a misurare il suo coraggio. Non a battere Tadej, sarebbe chiedere troppo, ma almeno a progettare di farlo. Perciò ci siamo chiesti se ci sia sulle nostre strade qualcuno che abbia dimostrato quel tipo di irriverenza. Già, chi c’è?

Non si tratta di estrarre a sorte, ma di capire quale dei ragazzi tanto attesi avrà gli attributi per provarci anche a costo di saltare. Anche a costo di disubbidire agli ordini. Fu proprio l’irriverenza a fare di Pantani, portato al Giro come spalla di Chiappucci, un eroe al cospetto del gigante spagnolo.

E allora i nomi venuti fuori da questa sorta di toto-Giro sono quelli di Tiberi e Aleotti. Piccolo, se avrà ritrovato la strada a volte smarrita. Ciccone, che non fa mistero di volerci provare. Oppure Piganzoli, Pellizzari e Garofoli, giovanissimi che hanno alle spalle ottimi risultati internazionali. Ci siamo concentrati soltanto su loro che sono giovani, altrimenti al mazzo delle carte migliori si potrebbero aggiungere Caruso e magari anche Formolo e Cattaneo, ma ci saranno?

La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare
La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare

Davide contro Golia

La venuta di Pogacar al Giro è la migliore notizia che il ciclismo italiano potesse ricevere. Uno così, dando per scontato che potrebbe vincere la corsa senza neppure troppi patemi, sembra fatto apposta per nobilitare il coraggio degli sfidanti. E allora da oggi in poi, ci piacerebbe immaginare che nelle loro teste sia scattata la molla. Pogacar è imbattibile, va bene. Ma siamo sicuri che non si possa mettergli i bastoni fra le ruote?

E’ la storia di Pantani, ma anche quella di Chiappucci che al Tour trovò il modo di far tremare il grande Greg Lemond. E’ la narrazione biblica della sfida fra Davide e Golia, un pensiero positivo da coltivare, prima di accettare la resa. Non vogliamo più vedere giovani corridori italiani arresi. Speriamo tanto che questo 2024, come già accadde 30 anni fa, sia l’inizio di una nuova epoca. E con questo auspicio, dettato forse da ingenuità e speranza, auguriamo di cuore buon anno a tutti.

Come nasce la doppietta Giro-Tour? Ricordi e analisi con Martinelli

31.12.2023
5 min
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L’annuncio di Tadej Pogacar di voler tentare la doppietta Giro-Tour non vede placare la sua enfasi. E’ un argomento sempre in voga nel ciclismo, affascinante quanto difficile. Ma in queste storie, congetture, sogni… c’è chi ha fatto i fatti. Giuseppe Martinelli il Giro d’Italia e il Tour de France nello stesso anno li ha vinti nel 1998 con Marco Pantani. Ed è ancora l’ultima doppietta in essere.

Al direttore sportivo bresciano è bastato dare il “la” ed ha iniziato a raccontare, con una passione sconfinata. La questione sul piatto: Pogacar può riuscirci? Cosa serve per conseguirla? Come visse all’epoca questa sfida?

Giuseppe, torniamo a quel 1998. Come nacque l’idea della doppietta?

A vincerli tutti e due non ci si pensava, almeno non fino in fondo. L‘obiettivo principale era il Giro e tutto era programmato per quello. Poi ci sarebbe stato il Tour. Marco aveva già fatto i due grandi Giri nello stesso anno sin da quando era giovane. Nel 1994 fu secondo al Giro e terzo al Tour. Il percorso del Giro 1998 poi era disegnato bene, quindi si puntava su quello.

E il Tour?

Al Tour saremmo andati con l’idea di vincere un paio di tappe adatte a Pantani. Anche perché al contrario del Giro il percorso non era super ideale per lui: due crono lunghe, una di 60 e una di 40 chilometri, più il prologo. E avversari fortissimi, tanto più su tracciato disegnato in quel modo.

Come gestiste quell’intermezzo fra i due Giri?

Dopo il Giro Marco restò fermo per due settimane. Per la precisione 13 giorni, senza toccare la bici veramente. Fece un circuito a Bologna il lunedì dopo il Giro e poi non lo vidi, né sentii per un po’.

Tredici giorni, ma sono tantissimi…

Sì, sì, a meno che non abbia sgambato su un pedalò! Lui mi chiamò, cosa rara, che ero al Giro di Svizzera con Garzelli che lo stava per vincere. Gli chiesi come stava, se pedalava e lui mi fece: «Martino ma io non ho la bici a casa». «Come non hai la bici?», replicai. In pratica se l’era dimenticata a Bologna dopo il circuito. Mandai Orlando Maini in magazzino, che per fortuna non era lontano, e gliela portò. E Marco riprese a pedalare.

Froome è stato l’ultimo a salire sul podio di Giro e Tour nello stesso anno. Era il 2018. Qui il suo memorabile attacco sul Colle delle Finestre che gli valse la maglia rosa
Froome è stato l’ultimo a salire sul podio di Giro e Tour nello stesso anno. Era il 2018. Qui il suo attacco sul Colle delle Finestre che gli valse la maglia rosa
Incredibile! E cosa fece scattare la molla del Tour?

Sicuramente la morte di Luciano Pezzi influì, diede il “la” ad altre prospettive. Dopo la sua morte Marco e i ragazzi iniziarono ad allenarsi forte. Lo avremmo fatto comunque, ma lo spirito era diverso. Solo che all’inizio di quel Tour, con il livello che c’era noi in pratica eravamo ancora in vacanza.

Cioè?

All’inizio c’era il prologo. Marco arrivò tra gli ultimi incassando 1’30” e nelle prime tappe faticò moltissimo, anche se erano tutte di pianura. Un giorno fummo anche fortunati. C’erano dei ventagli, noi eravamo staccati, poi cadde la maglia gialla e per rispetto il gruppo si fermò. Morale della favola arrivammo alle montagne con già una maxi crono alle spalle e “solo” 5′ di ritardo. A quel punto ho pensato che qualcosa di buono si potesse fare, ma non vincere. Non era come oggi per Pogacar, che ha la doppietta nelle corde.

Quei giorni di stacco dopo il Giro furono davvero molti. Oggi probabilmente non sarebbe possibile…

Come detto nessuno ci pensava. Però quell’anno, come quest’anno, c’era una settimana in più tra Giro e Tour. Marco mi ripeteva: «Vabbè, Martino ma tanto abbiamo tempo per allenarci». Ma vai pensare che lo avremmo vinto! Iniziai a crederci veramente non tanto il giorno delle Deux Alpes, quando prese la maglia gialla, ma quello dopo. Ullrich era furioso. Sulla Madelaine attaccò con violenza. Ma Marco lo tenne bene e anzi gli “regalò” la tappa. Nonostante tutto fino a Parigi non ci avrei messo la mano sul fuoco.

Secondo Martinelli Pogacar ha tutte le carte in regola per la doppietta. Rispetto ad altri del passato lui la può programmare
Secondo Martinelli Pogacar ha tutte le carte in regola per la doppietta. Rispetto ad altri del passato lui la può programmare
Tu poi Martino ci hai riprovato anche con altri a fare la doppietta: Contador, Nibali…

In realtà solo con Nibali perché Alberto lo sfiorai in Astana. Con Nibali il discorso era un po’ diverso. Non c’è mai stata davvero questa decisione per la doppietta. Sì, ha fatto il Giro e il Tour o il Giro e la Vuelta, ma l’idea un po’ come fu per Pantani, era di vincere intanto il primo Giro. Il discorso è questo: la doppietta è difficile anche solo da pensare. O ti viene, o sei un fenomeno. In questi ultimi anni ci hanno provato Contador, Froome, ma poi ci sono riusciti fenomeni come Pantani, Indurain, Hinault, senza tornare troppo dietro ad un ciclismo tanto diverso. Eppure oggi è diverso ancora.

Cioè?

Oggi ci sono i corridori che possono pianificare questa doppietta. Uno è proprio Pogacar e l’altro è Vingegaard. Sono forti a crono, in salita, in pianura. Staccarli non è facile. E in tal senso faccio il tifo affinché Tadej ci riesca. Anche perché corridori così come fai a non amarli? Anche se non sono i tuoi. Se perdi da loro lo accetti. Quindi se mi chiedeste: «Pogacar può fare doppietta?». Io risponderei di sì, è nelle sue corde. Poi non è facile perché di là si ritroverà Vingegaard appunto.

Quest’anno come nel 1998 tra Giro e Tour c’è una settimana in più. Questo incide?

Sì, Pogacar potrebbe staccare un po’ di più. Non dico come Pantani, ma quasi. Può fare una settima di stop, sicuro. Anche perché non va dimenticato che il Tour è esigente sin da subito. E deve presentarsi al top.

Come al Giro del resto…

Vero. C’è Oropa alla terza tappa. Ma questo potrebbe essere un vantaggio. Se riuscisse a creare un bel distacco, poi potrebbe correre di conserva, lasciare la maglia, il che significa guadagnare almeno un’ora e mezzo di recupero tutti i giorni.

Le Canon di Fizza nel backstage dei corridori della UAE

26.12.2023
5 min
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LA NUCIA (Spagna) – Lorenzo Fizza Verdinelli è l’occhio sempre discreto che segue il UAE Team Emirates in ogni corsa importante e anche nei ritiri. La sua firma sta in un watermark che colloca di solito in basso a destra di ogni foto. In questi tre anni di bici.PRO abbiamo raccontato il punto di vista di alcuni fotografi del ciclismo, ma il caso di Fizza è diverso, perché lui ha accesso nel dietro le quinte da cui chi ha al collo un pass stampa viene ormai escluso.

Lorenzo Fizza è trentino, le sue mirrorless fermano momenti bellissimi
Lorenzo Fizza è trentino, le sue mirrorless fermano momenti bellissimi

Un occhio discreto

Che cosa significa esserci sempre e dovunque? Quali sono le immagini che si cercano? Quali si possono mostrare e quali è meglio di no? E come si arriva a rivestire un ruolo del genere?

«Ho iniziato nel primo anno della squadra – racconta in una pausa fra le interviste ai corridori del team – quindi nel 2017. Ho 42 anni. La squadra cercava un fotografo che documentasse tutta la loro vita. Io ho conosciuto Andrea Agostini grazie a Daniel Oss. Vengo dal mondo degli action sport, dirigevo una rivista di snowboard. Sono di Trento, quindi la montagna era il mio ambiente naturale.

«Nel 2015 con Daniel avevamo fatto la prima edizione del progetto Just Ride e grazie a quel viaggio ho conosciuto Andrea. E quando lui è entrato nel management del team, si è messo in cerca di un professionista che facesse foto e video. Voleva aprire la squadra ai nuovi media e ai social. Insomma, voleva creare dei contenuti e il modo migliore era avere una figura all’interno della squadra, capace anche di realizzare contenuti per gli sponsor».

Il bianco e nero ferma il tempo e dona profondità. Lui è Almeida (foto Fizza/UAE)
Il bianco e nero ferma il tempo e dona profondità. Lui è Almeida (foto Fizza/UAE)
Vedendo i tuoi scatti, sei entrato sempre di più nelle segrete stanze, riprendendo i momenti di vita della squadra. I corridori come vivono la tua presenza?

A differenza dei fotografi o videomaker esterni, facendo parte della squadra, per loro è molto più naturale avermi vicino. Non sono un estraneo, quindi in alcuni momenti di intimità si sentono più liberi e più naturali.

Che tipo di criteri ti guidano nello scegliere le immagini da pubblicare?

Chiaramente cerchiamo di mantenere una linea nelle immagini della squadra. In realtà non ho un limite o un’imposizione, semplicemente io racconto il mondo dei corridori. Sono ragazzi semplicissimi. Magari vedendoli dalla tivù e dai giornali, la gente può pensare che siano delle star come i calciatori, in realtà sono dei ragazzi giovani che fanno una fatica bestiale. Nel tempo libero si divertono come tutti. Quindi diciamo che quella parte è anche più divertente da raccontare. Il mondo del ciclismo non è solo fatica. Il lavoro di ciclista è uno dei più duri al mondo, ma ci sono anche delle ore giù dalla bici. Stare assieme e ridere secondo me è una parte del successo della squadra. Quando ti diverti, senti meno la fatica e vai meglio.

Il fuoco sulla squadra, il fotografo sfocato: è la Tirreno di Pogacar (foto Fizza/UAE)
Il fuoco sulla squadra, il fotografo sfocato: è la Tirreno di Pogacar (foto Fizza/UAE)
Sei abitualmente testimone del dietro le quinte in caso di vittorie o di grandi sconfitte. Come le vivi?

Dipende dalla situazione, ma di base cerco sempre di essere meno invadente possibile. Con i ragazzi ho sempre un buon rapporto, ma chiaramente l’interno del bus è come se fosse lo spogliatoio, quindi magari le emozioni possono venire un po’ più a galla.

Pogacar e le emozioni?

Tadej è un ragazzo incredibile. Non solo perché è una potenza della natura a livello atletico, ma anche a livello mentale. E’ grande persino nell’accettare le sconfitte, perché comunque lo sport è fatto di sconfitte. Un vero campione deve saper affrontare le sconfitte in maniera dignitosa e sono testimone che Tadej è proprio così.

Le foto sul pullman: una volta si saliva, oggi sale soltanto il personale del team (foto Fizza/UAE)
Le foto sul pullman: una volta si saliva, oggi sale soltanto il personale del team (foto Fizza/UAE)
Conoscevi Daniel Oss, ma avevi la percezione di come fosse il mondo del ciclismo da dentro?

No, chiaramente no. Ovviamente, entrandoci, lo vivi e lo vedi in maniera diversa. Far capire che questi atleti sono veramente dei ragazzi normali è il mio ruolo. La cosa bella è che tutti chiedono loro come stiano, nell’ottica della prestazione. A me invece della prestazione interessa fino a un certo punto. Quindi il mio ruolo, fra virgolette, è anche quello di uscire dalla competizione. Parliamo anche di altre cose e non stiamo sempre lì a pensare alle prestazioni.

Lo vivi e lo vedi in maniera diversa: che cosa significa?

Vivono un professionismo altissimo rispetto agli sport dove lavoravo prima. Ogni membro della squadra, è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Sono ricercati per il lavoro che fanno e la cosa molto interessante è che dalla somma di queste competenze nasce la squadra, composta dai suoi tanti elementi. E’ bello vedere che il ciclismo non è solo una bicicletta.

Formolo strizza l’occhio, come un saluto prima di passare alla Movistar (foto Fizza/UAE)
Formolo strizza l’occhio, come un saluto prima di passare alla Movistar (foto Fizza/UAE)
Che rapporto hanno i corridori con la propria immagine?

Bè, dipende. C’è chi è più introverso e timido, chi è un po’ più espansivo, quindi c’è chi è più abituato ai social, chi un po’ meno. Chiaramente i social sono una parte fondamentale, che si affiancano alla prestazione sportiva. Tendenzialmente sono tutti abbastanza propensi, ognuno con le sue particolarità.

Quanti giorni all’anno sei fuori?

Più o meno sono 120 giornate fra corse, ritiri e allenamenti.

Quanto tempo impieghi per vedere e archiviare le foto? E di quanto spazio di archivio hai bisogno?

Soprattutto i video richiedono tanto spazio, perché i file sono sempre più pesanti. Tra un po’ bisognerà affittare una stanza solo per tenere gli hard disk.

L’anno delle meraviglie: il 2024 di Pogacar letto con Matxin

22.12.2023
4 min
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LA NUCIA (Spagna) – Per rafforzare la scelta di Pogacar e inquadrarla nella strategia del UAE Team Emirates, nello stesso pomeriggio in cui lo sloveno ha spiegato la partecipazione al Giro, Joxean Fernandez detto Matxin ci ha messo la faccia

«E’ la prima volta che Tadej affronterà due grandi Giri nella stessa stagione – dice lo Sports Manager della squadra, in apertura sulla destra con Gianetti e Agostini – ha 25 anni e siamo dell’opinione che sia pronto per questa sfida. So bene di aver detto in passato che sia molto difficile o quasi impossibile vincere il Giro e il Tour nello stesso anno, ma abbiamo ridisegnato la stagione, decidendo di non partecipare alle corse sul pavé. Tadej è il miglior corridore che abbia visto nella mia carriera, ma l’unico modo per arrivare in forma al Giro e tenerla per il Tour è non correre troppo nei primi mesi dell’anno. Al Giro arriveremo con una decina di giorni di gara e in ognuna di queste correremo per vincere».

La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza
La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza

Il gruppo del Giro

La stagione di Pogacar inizierà alla Strade Bianche. Da lì si sposterà alla Sanremo, ignorando Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico. Ci saranno poi il Catalunya e la Liegi. E’ stato già definito anche il gruppo dei corridori che scorteranno Pogacar, prima al Giro e dopo al Tour. Correranno con lui al Giro Grosschartner, Majka e Vine, con Novak e Bjerg, più Molano e Rui Oliveira, che si dedicheranno alle volate.

«Non faremo neppure il Fiandre – spiega Matxin – nonostante sia la sua corsa preferita. Lo ha deciso Tadej per primo ed è stato frutto del ragionamento dell’ultimo anno. Abbiamo considerato tutti gli aspetti, cercando di individuare il programma più equilibrato. E’ la prima volta da anni che ci sono più di quattro settimane fra le due corse e per questo penso che sia l’occasione perfetta. Per cui abbiamo valutato di non fare ritiri in altura nell’avvicinamento al Giro, ma di farne uno prima del Tour. Tadej dovrà arrivare al Giro senza aver già stressato il suo corpo. Solo avremo la freschezza necessaria per arrivare fino alle Olimpiadi».

Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo
Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo

Fino al Lombardia

Quel che sorprende è la ricchezza degli obiettivi. Probabilmente chiunque dopo Sanremo, Liegi, Giro, Tour e Olimpiadi, penserebbe alle vacanze. Invece Pogacar tirerà il fiato per quel che potrà, poi rientrerà alle gare in Canada e da lì farà rotta verso i mondiali di Zurigo (che almeno sulla carta si adattano alle sue caratteristiche) e il Lombardia. Quello che ancora fa pensare è che lo scorso anno la sconfitta del Tour fu attribuita alle troppe corse di primavera: in che modo il Giro prima del Tour non costituisce un eccesso di impegno?

«E’ complicato vincere due grandi Giri nello stesso anno – dice ancora Matxin – ma non impossibile. Tadej è uno dei corridori per cui questo è meno complicato. Credo che con il suo carattere e la sua personalità possa farcela. Lui è quello speciale. Se non fosse così non avrebbe già detto che per lui Giro e Tour hanno lo stesso valore». 

Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar
Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar

Giro senza italiani

Quando gli facciamo notare che per la prima volta dalla sua fondazione, il UAE Team Emirates non avrà corridori italiani al via del Giro d’Italia, Matxin fa uno switch dallo spagnolo all’italiano e spiega perché Covi e Ulissi non saranno al Giro d’Italia.

«I corridori che verranno al Giro – spiega lo spagnolo – sanno di dover tirare per Tadej. E penso che abbia più senso che a farlo siano corridori che abbiamo preso per questo, piuttosto che altri più vincenti che altrove possono puntare a vincere altre corse. A Ulissi e Covi offriremo la possibilità di lottare per fare risultato in altre corse del calendario, per valorizzarli al meglio delle loro possibilità».

Infine, prima di andarsene, Matxin sciorina anche la formazione del Tour de France, in cui attorno a Pogacar correranno João Almeida, Adam Yates, Juan Ayuso, Pavel Sivakov, Marc Soler, Nils Politt e Tim Wellens. A questo punto, scoperta la strategia di Pogacar, il sogno di ogni tifoso sarebbe che Vingegaard raccogliesse la sfida. Non sarebbe strepitoso avere il danese al via del Giro?

Pogacar, obiettivo doppietta. E non solo quella…

19.12.2023
9 min
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LA NUCIA (Spagna) – Ciarliero come sempre in questa fase della stagione, Pogacar arriva intorno alle 16 per raccontare l’anno che lo attende e la fresca novità del Giro. Prima di lui ha parlato Matxin, che ha spiegato come si sia arrivati alla scelta. Ha parlato di sfida e divertimento. Di decisione condivise e di come questa in particolare sia stata la somma di anni di lavoro e valutazioni. Poi ha parlato del programma gare assottigliato, per dare modo allo sloveno di fare Giro, Tour, Olimpiadi, mondiali e Lombardia. Debutto stagionale alla Strade Bianche. Poi Sanremo, Liegi, una corsa a tappe e Giro. Nessuna altura nell’avvicinamento, mentre si andrà in alto nei 34 giorni che precederanno il Tour.

«Ho detto ogni anno che avrei voluto fare il Giro – spiega Pogacar quando tocca a lui – finché quest’anno la squadra ha detto: va bene. Quasi non ci credevo. Hanno detto: va bene, prepariamoci per questo obiettivo».

Ha il ciuffo biondo da una parte e una feritina sul labbro inferiore che può essere fatica o una piccola febbre. Stamattina è uscito con la bici da cronometro su cui sta facendo prove di selle per trovare quella giusta. Nel cortile dell’hotel, i giornalisti convenuti sono tanti e incuriositi. I belgi non si fanno una ragione che Pogacar non torni a difendere il titolo del Fiandre. Gli spagnoli pensano che andare al Giro sia mettere le mani avanti prima del Tour. E poi ci sono quelli più propensi a credere nella grande impresa. A dare la dimensione di cosa significhi vincere nello stesso anno il Giro e il Tour, quando Pantani realizzò l’ultima doppietta, Tadej non era ancora nato.

Hauptman prende la bici da strada per Pogacar, che presto tornerà su quella da crono
Hauptman prende la bici da strada per Pogacar, che presto tornerà su quella da crono
Ieri è uscita questa notizia che farai Giro e Tour, puoi parlarne un po’?

Ho sempre desiderato fare il Giro. E’ una delle mie gare preferite, perché è vicina alla Slovenia e da bambino ci piaceva tanto viaggiare per raggiungerlo e vedere le tappe. Uno dei ricordi più belli è di quando Luka Mezgec vinse a Trieste e io ero lì (accadde nel Giro del 2014, ndr). E’ stato un momento davvero indimenticabile. Correrlo è sempre stato un sogno, poi sono venuto alla UAE Emirates, ho debuttato alla Vuelta e da lì sono andato direttamente al Tour che è stato un successo. Per cui non è mai stato davvero il momento giusto per il Giro d’Italia.

Cosa c’è di diverso ora?

Ora penso che non sono più troppo giovane e penso di poter fare due grandi corse a tappe. Probabilmente avrei potuto farlo già prima, ma penso che ora sia il momento giusto per affrontare una nuova sfida nella mia carriera.

La doppietta Giro-Tour manca dal 1998, anno della tua nascita…

Penso che tutti vorrebbero farla, ma è una delle cose più difficili. L‘obiettivo principale di tutti i corridori da grandi Giri sia riuscire ad averli tutti e tre nel palmares. Non ho idea se adesso Vingegaard verrà al Giro, non conosco i suoi programmi. Vedremo prima come va con il Giro e poi penseremo al Tour. Ma vorrei dire che non penso necessariamente alla doppietta, quanto piuttosto a godermi le due corse.

Alla fine, sistemato un problemino meccanico, Pogacar parte sulla bici da crono
Alla fine, sistemato un problemino meccanico, Pogacar parte sulla bici da crono
Qual è il tuo obiettivo principale per la prossima stagione: vincere il Giro per la prima volta o vincere il Tour per la terza?

Anche le Olimpiadi e i campionati del mondo sono un buon obiettivo. Il percorso di Parigi non è troppo adatto per me e sarà una gara dura perché alle Olimpiadi non ci sono grandi squadre per controllare. E’ quasi come il gioco d’azzardo, per cui puoi vincere come ritirarti, con identiche possibilità che finisca in un modo o nell’altro. Quindi le Olimpiadi sono un po’ così, ma sicuramente i campionati del mondo sono uno dei grandi obiettivi del prossimo anno.

Dopo il Giro arriverai al Tour seguendo un percorso mai provato prima.

Penso che dopo il Giro ci sia il tempo giusto per riprendersi. E pur facendo un programma non troppo intenso fino a maggio, penso che quella del Tour sarà certamente una preparazione diversa. Spero che dal Giro potrò uscire con una condizione abbastanza solida per affrontarla e godermi il mio programma.

Qualcuno pensa che sarà la scusa giusta se al Tour dovessi andare male…

Tutto è possibile, ma credo anche che se uscissi bene dal Giro, arriverei al Tour con altre sicurezze e altro entusiasmo. Anche la squadra vuole che io provi qualcos’altro, per non dover ripetere ogni anno lo stesso percorso. Cambiare un po’ il programma, cercare gare diverse e provare nuove sfide può essere buono per il mio corpo. Penso che nel team lo abbiano capito. Per cui quando nuovamente gli ho proposto il Giro, hanno accettato.

Considerato che al Tour hai pagato le giornate più calde, il clima del Giro potrebbe favorirti?

Finora la mia forma è sempre stata migliore in primavera. Mi sono comportato meglio nei giorni più freddi, ma ugualmente non sarebbe bello se al Giro piovesse per venti giorni. Speriamo nel bel tempo, così il prossimo anno non soffriremo tanto. L’ultimo Giro dal punto di vista del meteo è stato davvero orribile. Magari il prossimo anno avremo solo giornate soleggiate e calde, ma dobbiamo essere preparati a tutto.

Tadej Pogacar è nato il 21 settembre del 1998, è alto 1,76 per 66 chili. E’ professionista dal 2019
Tadej Pogacar è nato il 21 settembre del 1998, è alto 1,76 per 66 chili. E’ professionista dal 2019
Pensi di dover modificare la preparazione, visto che al Giro ci sono salite ben più ripide che al Tour?

Non credo, penso di avere una formazione piuttosto solida. Conosco il mio corpo e come allenarmi per determinate gare. Ovviamente ti prepari in modo diverso se i percorsi sono diversi, ma alla fine c’è sempre da lavorare a tutto gas perché non c’è mai molto recupero. In un grande Giro devi avere il giusto equilibrio.

Sulla tua strada troverai anche Van Aert, cosa pensi della sua partecipazione al Giro?

Se Wout prepara la gara di una settimana, è pericoloso. Ha già fatto secondo dietro di me alla Tirreno ed è stato davvero forte. C’era tanta salita e ricordo che anche nei Tour del 2020 e del 2022 andava al pari dei migliori scalatori. Tuttavia penso che per la classifica generale sia un po’ diverso, non credo che abbia questo in mente. Penso che voglia inseguire la maglia ciclamino e vincere delle bellissime tappe.

Ti vedi nel futuro saltare il Tour e concentrarti solo sul Giro e altre corse del calendario?

Finora non ho mai voluto farlo, perché so quanto sia importante il Tour per la squadra e anche per me. Ma per il futuro mi vedo a farlo, perché il ciclismo non riguarda solo il Tour de France. E’ la corsa più grande del mondo, ma ce ne sono da fare molte altrettanto divertenti. Verrà sicuramente l’anno in cui non farò il Tour de France.

Nel giorno del media day, allenamento di 5 ore. La bici da crono? Intanto per il Giro
Nel giorno del media day, allenamento di 5 ore. La bici da crono? Intanto per il Giro
Al Giro ti aspetti molti tifosi sloveni? Sei stato geloso del bagno di folla per Roglic a Monte Lussari?

Nessuna gelosia, sono stato contento per lui. Penso che anche io avrò parecchi tifosi. Negli ultimi anni ho ricevuto molta pressione da parte dei fan italiani perché andassi al Giro, quindi penso che sarà super bello. Ci saranno sicuramente molte persone, non solo dalla Slovenia o dall’Italia, ma penso anche dal resto del mondo

Pensi di poter migliorare ancora per andare poi al Tour contro Vingegaard?

Sono già migliorato sotto molti aspetti e ancora dovrò crescere. Sono migliore come esperienza, allenamento e apprendimento di cose nuove. Il mio corpo sta ancora crescendo, ma anche quando smetterà di farlo, ci sarà sempre un miglioramento nella testa e in altri aspetti. Penso che ci siano più aspetti da consolidare, non uno solo. Ad esempio la cronometro. Devo lavorarci, ma non si tratta solo di raggiungere il miglior livello e poi andare avanti. Si tratta di migliorare in tutte le piccole cose, ma non so quanto io sia lontano dal miglior Tadej.

Il Giro e poi il Tour: si può fare?

L’idea è esattamente quella, sarebbe il massimo. Però non sono i risultati a farti capire che sei migliore. E’ solo che col tempo conosci te stesso, sai quando ti alleni e giorno per giorno ti rendi conto dei passi avanti. Non contano solo i risultati, perché nelle corse ci sono tante altre cose che possono andare storte. A volte può capitare di non fare buoni risultati, ma di sentirti nella forma migliore.

Una platea di giornalisti divisa fra spagnoli, sloveni e anglofoni
Una platea di giornalisti divisa fra spagnoli, sloveni e anglofoni
Hai ricevuto messaggi da qualche corridore dopo l’annuncio, che magari ti dava del pazzo?

Ho ricevuto alcuni messaggi (sorride, ndr), ma non molti. Penso che anche altri corridori si aspettassero che sarebbe successo presto. Ma credo che poi siano tutti concentrati sulle loro cose.

Lo scorso anno la Jumbo-Visma aveva messo a punto un piano per battere Pogacar: tu ne hai uno per battere Vingegaard?

No, in questa squadra non abbiamo una mentalità del genere. Il nostro approccio alle cose è leggermente diverso. Ci concentriamo su noi stessi e ci alleniamo molto insieme come squadra, come gruppo e cerchiamo di migliorarci. Cerchiamo di legarci gli uni con gli altri. Abbiamo sempre un bel gruppo e facciamo del nostro meglio, qualunque cosa accada. Non si va alle corse per battere qualcuno in particolare, devi battere tutti, quindi devi essere preparato. Anche al fatto che qualcuno possa essere migliore di te.

Hai gli incubi quando pensi a Vingegaard?

Penso a lui quando il Tour è più vicino o quando è appena finito. Passiamo molto tempo insieme, uno accanto all’altro sulla bici. Non ho bisogno di pensare troppo a lui.

Ci sono 34 giorni tra Giro e Tour, Matxin ha spiegato che a quel punto finalmente andrai in altura…

Il Giro è molto impegnativo per il fisico, ma devi finirlo ancora con un buon livello se vuoi pensare alle gare successive. C’è un po’ di spazio in cui puoi riposarti e poi andare in altura con i compagni. Se sei in buone condizioni e finisci bene il Giro, non hai bisogno di tanto. Devi mantenere la base e non è come iniziare da zero.

Accanto a Pogacar al Tour ci saranno Almeida (nella foto) e Ayuso
Accanto a Pogacar al Tour ci saranno Almeida (nella foto) e Ayuso
Grazie a te le persone stanno tornando al ciclismo, perché corri sempre per vincere. Sei pronto il prossimo anno a correre con il freno tirato?

Penso che sia difficile cambiarmi, fare in modo che vada a correre senza preoccuparmi della prestazione e delle corse. Andare lì solo per allenarmi sarà faticoso, ma quest’anno il programma di gare è un po’ meno intenso anche per questo. Quindi, avendo meno impegni, posso cercare di essere forte in tutte le gare.

Farai delle ricognizioni sui percorsi del Giro?

Sì, alcune sì. La gestione del tempo è piuttosto importante e anche se nel calendario non ci sono molte gare, non c’è ancora molto tempo per fare tutto. Sicuramente farò delle ricognizioni e vedrò alcune tappe importanti.

Nel frattempo hai cambiato preparatore.

La formazione non è cambiata molto, ma comincio a fare cose un po’ diverse per migliorare ancora le piccole cose. Per il resto, la filosofia di allenamento dovrebbe essere la stessa.

Matxin è intervenuto per spiegare la scelta di Pogacar
Matxin è intervenuto per spiegare la scelta di Pogacar
Il Giro ti toglierà energie per il Tour oppure pensi che sarà utile?

Penso di conoscermi e, se non va storto nulla nella mia testa, posso fare anche tutti e tre i Grandi Giri. Ma so anche che avere la concentrazione mentale al 100 per cento per sei settimane è pesante e non lo sai finché non ci provi. Penso che sia l’anno buono per provare a dare il 100 per cento al Giro e subito dopo al Tour. Poi le cose possono andare molto o meno bene.

Quando lo saprai?

Solo quando finirà il Tour, alla fine di luglio. Non voglio dire che sarà positivo solo se avrò la maglia gialla, basterebbe lottare ancora per il primo posto. Lo ripetiamo continuamente: siamo più o meno allo stesso livello, per cui l’unico modo per sapere come è andata sarà aspettare la fine.

EDITORIALE / Le tante domande per Pogacar al Giro

18.12.2023
5 min
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LA NUCIA (Spagna) – Il giornalista belga guarda, sorride e dice che il prossimo anno gli toccherà sicuramente venire al Giro. Sono le 19 di una domenica di interviste nell’hotel dell’Astana Qazaqstan Team, il video con cui RCS Sport ha annunciato la presenza di Tadej Pogacar al Giro ha già fatto il giro del modo del ciclismo. «Con Wout, Uijtdebroeks e adesso Tadej – sorride – ne abbiamo abbastanza per lavorare bene». Poi chiude lo zaino e se ne va. Manca poco per finire l’intervista con Cavendish, poi lo seguiremo.

Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»
Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»

Regalo di Natale

Pogacar ha fatto un bel regalo al Giro d’Italia e anche il Giro d’Italia si è fatto un bel regalo. Sarà l’aria del Natale, la notizia suona grandiosa, ma lascia un’infinità di punti di domanda che proprio mentre starete leggendo ci accingeremo a porre al diretto interessato.

Oggi nell’hotel che ospita il UAE Team Emirates si terrà il media day in cui potremo toglierci le prime soddisfazioni, incontrando Tadej e tutti i suoi compagni per i quali abbiamo dovuto presentare richiesta ai primi del mese.

E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro
E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro

Quelli del Tour

Pogacar al Giro farà spettacolo, ma fa già paura. Gli ultimi anni hanno offerto alcuni esempi di corridori da Tour che sono venuti al Giro e che hanno mostrato un livello davvero più alto rispetto ai concorrenti locali.

Il primo degli anni moderni fu Indurain, in Italia dopo aver vinto il Tour del 1991: si pappò due Giri, giocando contro Bugno, Chiappucci e Chioccioli. Restando in anni più recenti, quando nel 2005 arrivò Basso, reduce dal podio francese dell’anno precedente, il divario rispetto a Cunego e Simoni fu disarmante. Quel Giro lo vinse Savoldelli perché Ivan stette male nella tappa di Livigno, ma tornò l’anno dopo e vinse.

Poco dopo, era il 2008, toccò a Contador, richiamato in extremis. Aveva vinto il Tour dell’anno precedente, arrivò in Italia ed ebbe vita piuttosto facile contro Riccò, Bruseghin e Pellizotti. Tornò e vinse anche nel 2011 (vittoria revocata) e nel 2015.

Gli ultimi ad essere venuti sono stati Froome, Bernal e Roglic. Il primo ribaltò la classifica a Bardonecchia, con un solo giorno da vincitore di Tour. Il secondo fece fatica, ma era reduce da problemi alla schiena e varie vicissitudini. Il terzo è il vincitore in carica e nel 2024 riproverà l’assalto al Tour.

Al contrario, tolti Bugno, Chiappucci e Pantani, nessuno dei protagonisti dei Giri degli ultimi 30 anni è andato al Tour per giocarselo. Di loro tre, soltanto Marco è riuscito a conquistare la maglia gialla finale, facendo anche l’accoppiata che si sta già tentando di cucire sulle spalle di Tadej.

Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?
Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?

Le ragioni tecniche

E qui iniziano le domande per lo sloveno. Viene in Italia per tentare davvero l’accoppiata Giro-Tour? Viene in Italia perché, come ha sempre detto, per lui il ciclismo è un divertimento e dopo quattro anni di Tour, è arrivato il momento di cambiare? Oppure dopo due anni di bocconi amari, la scelta del Giro è un’implicita resa, sfuggendo allo strapotere della Jumbo?

Per mesi negli scorsi anni abbiamo sentito ragionamenti sulla necessità di arginare gli sforzi di primavera per arrivare più fresco al Tour, correre il Giro rientra in questa logica? Pogacar partirà più piano lasciando il Fiandre e magari concentrandosi sulle Ardenne? Come gestirà i 34 giorni che dividono le due corse? Il Tour sarà per lui anche una preparazione olimpica? Con quale criterio la squadra dividerà i corridori? 

Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023
Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023

Il Giro e le trappole

In un’intervista fatta oggi sulla Gazzetta, Nibali dice che Pogacar potrebbe conquistare il margine necessario nelle prime due settimane e gestirlo poi con la squadra nella terza. La cosa è assolutamente credibile, come è credibile che il livello dello sloveno sarà molto più alto rispetto agli altri pretendenti alla maglia rosa. Potrebbe davvero limitarsi a entrare in azione quando ci sarà da guadagnare, restando… dormiente e in guardia nel resto del tempo. Siamo certi però che Pogacar sia capace di addormentarsi in corsa?

Se vorrà correre alla Pogacar, come tutti si augurano, il Giro gli offrirà certamente trampolini e spazi per giocare, ma la troppa esuberanza potrebbe trasformarsi in una trappola. Ci sono oceani di differenze tra Pogacar e Van der Poel, ma l’ultima volta che l’olandese venne al Giro ed ebbe la sfrontatezza di correre ogni giorno all’attacco, portò a casa una vittoria il primo giorno, bei piazzamenti e una lunga serie di lezioni ben più aspre.

Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…
Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…

Lo spirito del Pirata

Insomma, in attesa di parlare con Pogacar e di raccontarvi cosa ci dirà, speriamo con ardore che presto il campo dei partenti si arricchisca di altri nomi di alto livello (fermo restando che a nostro avviso Van Aert non abbia il livello e la testa per vincere il Giro). Ci eravamo quasi abituati all’idea di un Giro che premiasse la linea verde del ciclismo mondiale, adesso prenderemo le misure al Giro di Pogacar. E speriamo che chiunque si troverà fra i piedi abbia il coraggio e le gambe per mettersi di traverso.

Non è per caso che il mito di Pantani si inizio a costruire quando Marco sfidò e piegò il gigante Indurain, ritenuto imbattibile. Per i giovani in cerca di gloria, il prossimo Giro sarà un’occasione d’oro, purché abbiano davvero il carattere necessario. Sarebbe monotono, per avere occasione di applaudirne la vittoria, ritrovarsi con una corsa rosa che ricalchi le dinamiche dell’ultima Vuelta.

Pissei x UAE Team Emirates 2024: l’eleganza e la velocità

14.12.2023
3 min
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E’ stata recentemente svelata in via ufficiale la nuova divisa gara 2024, realizzata nuovamente dal brand italiano Pissei, che verrà indossata dall’UAE Team Emirates nel corso della prossima stagione agonistica. Dopo un’annata come sempre molto generosa in termini di successi, il laboratorio Custom Lab di Pissei è tornato dunque… in azione, collaborando nuovamente a strettissimo contatto con tutti i tecnici ed i corridori del team di Pogacar.

Per la stagione 2024, il design delle divise della squadra (sia da gara che da allenamento) si ispira alla purezza assoluta del bianco e alla velocità: tutti capi di abbigliamento hanno una fortissima predominanza del bianco, con l’aggiunta di un moderno motivo geometrico rosso, verde e nero – i colori della bandiera degli Emirati – per conferire un tocco di eleganza senza tempo.

Il UAE Team Emirates è stata la squadra vincitrice del titolo WorldTour Best Team 2023
Il UAE Team Emirates è stata la squadra vincitrice del titolo WorldTour Best Team 2023

100% Custom Lab

I capi, realizzati interamente a mano in Italia, all’interno del Custom Lab della stessa azienda toscana, intendono rappresentare una sintesi ideale tra arte e funzionalità. Per la seconda stagione consecutiva, i corridori del team potranno fare dunque affidamento su una selezione completa di articoli provenienti dalla collezione top di gamma Magistrale di Pissei: una gamma di specifici capi di abbigliamento sviluppata appositamente per affrontare le giornate di gara più impegnative, offrendo prestazioni e comfort di altissimo livello.

L’obiettivo di realizzare una combinazione di materiali tecnicamente perfetti, uniti ad un design unico e inconfondibile, rappresenta l’obiettivo principale che intende raggiungere Pissei. In azienda, quotidianamente, si ricerca il tessuto perfetto, adatto a raggiungere il massimo della velocità e della performance su strada facendo in modo che sia come fosse… “cucito sulla pelle del ciclista”.

«Ciascun dettaglio è pensato specificatamente per andare incontro alle esigenze degli atleti professionisti – dichiarano con un pizzico di orgoglio dal Custom Lab di Pissei – e per farli gareggiare al massimo delle loro possibilità, in qualsiasi situazione. L’esperienza nel mondo delle competizioni ci garantisce un continuo stimolo a migliorare i nostri prodotti. Inoltre, grazie al nostro team interno di designer, rimaniamo aggiornati sulle tendenze del momento e ci distinguiamo sul mercato per la freschezza delle nostre grafiche. Per la stampa dei capi usiamo esclusivamente i migliori macchinari esistenti in commercio per un risultato che punta ad altissimi standard qualitativi».

Pissei

Maglia bianca e l’erede di Pogacar? Gasparotto ha le idee chiare

08.12.2023
6 min
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Una certezza del prossimo Tour de France è che Tadej Pogacar non sarà la maglia bianca di Parigi. Dopo averne vinte quattro di fila, il corridore della UAE Emirates infatti diventerà grande e questo lascerà spazio, spazio pregiato, ad altri corridori.

Con Enrico Gasparotto, direttore sportivo della Bora-Hansgrohe, abbiamo cercato di capire chi potranno essere gli eredi dello sloveno, visto che con Cian Uijtdebroeks è chiamato in causa per quel che riguarda le maglie bianche. Il giovanissimo belga infatti ha detto che vorrà fare classifica al Giro e anche in Italia tra l’altro c’è un habitué della maglia bianca, Joao Almeida.

Enrico Gasparotto (classe 1982) è sull’ammiraglia della Bora-Hansgrohe dal 2022
Gasparotto (classe 1982) è sull’ammiraglia della Bora-Hansgrohe dal 2022
Enrico, a prescindere dai programmi, i nomi possibili per le prossime maglie bianche, sono parecchi: Ayuso, Evenepoel, Pidcock, Carlos Rodriguez, Arensman, Uijterbroecks, Buitrago, Zana, Martinez…

Se parliamo di Tour ne dico due e basta: Remco Evenepoel e Carlos Rodriguez. Loro sono senza dubbio i più papabili, anche perché non so se Ayuso andrà al Tour e anche se ci andasse cosa farebbe?

La UAE sarebbe concentrata su Tadej?

Esatto, ma penso anche alla Jumbo-Visma.

Cioè?

Per loro ripetere il 2023 sarà difficile e… lo sanno. Hanno una pianificazione decisa e precisa. Quest’anno punteranno sul Tour chiaramente, ma punteranno tanto anche sulle classiche. Vogliono un monumento, un Fiandre, una Roubaix, che ancora gli manca. In più non avranno Van Aert, né Van Hooydonck, due pedine fondamentali. Tornando al discorso dei giovani quindi, sarà un’occasione ancora più ghiotta per Pogacar. Ayuso sarebbe più bloccato. Mentre Remco o Carlos Rodriguez avrebbero più libertà. Credo che Carlos Rodriguez, quinto assoluto nel 2023 (secondo nella maglia bianca, ndr), sarà capitano della Ineos-Grenadiers.

Rodriguez più di Pidcock?

Per me sì, Pidcock ha anche le classiche in testa. Bisognerà vedere bene che programma farà e cosa vorrà veramente dal Tour. Ma non per questo dico che in ottica futura non possa migliorare. Tuttavia resto dell’idea che Rodriguez e Remco sono i primi due pretendenti alla successione della maglia bianca di Pogacar. E credo che Rodriguez abbia qualche possibilità in più.

Alla Vuelta si è assistito in parte allo scontro per la maglia bianca fra Evenepoel e Rodriguez
Alla Vuelta si è assistito in parte allo scontro per la maglia bianca fra Evenepoel e Rodriguez
Perché?

Perché Evenepoel non ha paura di attaccare e questo magari ad un certo punto del Tour potrebbe pagarlo, sia da un punto di vista tattico che fisico. Mentre Rodriguez è più un regolarista, corre in modo più tradizionale se vogliamo ed è in una squadra leader per le corse a tappe.

Come detto non sappiamo i programmi di tutti i ragazzi, ma poniamo che Ayuso vada in Francia. Non lo vedi un pretendente alla maglia bianca?

Numeri sulla carta sì, non si può certo dire di no, ne ha già vinte due alla Vuelta. Ma poi bisogna contestualizzare le situazioni e quando hai Tadej in squadra sono pochi gli obiettivi personali. Quest’anno è stata una particolarità: quando hanno capito che non avrebbero vinto il Tour hanno cercato di portare, riuscendoci, Adam Yates sul podio. Un risultato importante per la squadra, per i punti.

Chiaro…

In generale un po’ tutti i nomi che abbiamo fatto all’inizio sono validi ma poi, come ripeto, vanno contestualizzati nell’ambito della corsa e della squadra. Anche Buitrago può fare molto bene per esempio, ma non lo vedo all’altezza di un Remco o di un Carlos Rodriguez.

Questa estate Pidcock è stato 4° nella classifica della maglia bianca del Tour a 40′ da Pogacar. Pensate che il quinto, Skjelmose, era ad oltre 2 ore
Questa estate Pidcock è stato 4° nella classifica della maglia bianca del Tour a 40′ da Pogacar. Pensate che il quinto, Skjelmose, era ad oltre 2 ore
Sinceramente credevamo che dopo la presentazione del Giro, Remco cambiasse idea. Due crono, nessuna salita estrema. E’ ancora possibile in questo ciclismo della programmazione cambiare i piani a questo punto?

Onestamente il giorno dopo la presentazione del Giro d’Italia anche io ho pensato: «Remco cambia idea e verrà al Giro». E’ una corsa particolare: due crono lunghe e da specialisti. Quella di Desenzano nella prima parte è molto tecnica. Poi ci sono molte salite lunghe, quasi tutte oltre i 10 chilometri, ma nessuna scalata estrema tipo Zoncolan, Tre Cime o Mortirolo, salite da 8 all’ora. E quindi questa sua decisione un po’ mi ha stupito. Però Remco ha provato la Vuelta, ha provato il Giro e ci sta che voglia provare anche il Tour. Riguardo al cambio dei piani che dire: sono questi i mesi in cui team progettano le loro strategie e magari da qui a fine febbraio, quando i programmi saranno definiti, ci sarà qualche sorpresa.

Torniamo alla maglia bianca e all’ormai duello Rodriguez-Evenepoel: il percorso del Tour chi avvantaggia?

Bella domanda. Alla fine la tappa gravel non favorisce nessuno dei due. Li vedo in difficoltà entrambi e lì nessuno dei due, nello scontro diretto, uscirà da vincente o perdente. Poi sta alle capacità di recupero di entrambi. E questo non sarà facile, perché dovranno essere in forma sin dall’inizio. La partenza in Italia non sarà semplice e stare tre settimane piene al “top-top” non è così scontato. La maglia bianca andrà a chi non avrà giornate no.

Oltre a Remco e Carlos prevedi qualche sorpresa?

No, il Tour è talmente duro, difficile e complesso nella sua interpretazione che non c’è spazio per le sorprese.

Joao Almeida ha vinto la maglia bianca del Giro 2023. In realtà è la prima, ma in quattro partecipazioni al Giro l’ha indossata per oltre 30 giorni
Joao Almeida ha vinto la maglia bianca del Giro 2023. In realtà è la prima, ma in quattro partecipazioni al Giro l’ha indossata per oltre 30 giorni
Prima di congedarci, Enrico, un paio di domande anche sull’erede di Joao Almeida, spesso maglia bianca del Giro d’Italia: chi sarà? Voi tra l’altro avete un serio pretendente, Cian Uijtdebroeks.

Eh, ma non svelo i nostri programmi!

Ma lo ha dichiarato lui che sarà in Italia…

Non so rispondere con precisione, dipenderà da chi farà il Giro. Di certo Cian è valido per le corse a tappe. Quest’anno in quelle WordTour che ha fatto è sempre stato nella top ten. Ha il talento dalla sua parte e anche molte cose da migliorare. Forse in Italia ci potranno essere più sorprese e non solo per la maglia bianca. Avendo i grandi nomi al Tour, ci sarà una top ten molto incerta. Ad ora vedo molto bene Geraint Thomas. Riguardo ai giovani non è facile rispondere perché anche se i numeri del dislivello non sono paragonabili a quelli del 2022 e del 2023 e le tappe sono più corte, le insidie non mancano e il Giro resta difficile. Per esempio dopo le due crono c’è sempre l’arrivo in salita e il rischio è che qualcuno si possa svuotare nella crono. L’esperienza potrebbe fare la differenza.

Vista così e l’importanza delle crono, giochiamo la carta italiana e diciamo Antonio Tiberi.

Resto dell’idea che individuare un pretendente alla maglia bianca al Giro è davvero difficile.

Formolo è più forte di così, ma deve sprecare di meno

26.11.2023
6 min
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Dopo quattro anni al UAE Team Emirates, in cui divenne uno dei primi fidati del giovanissimo Pogacar, Davide Formolo ha preso le sue cose e si è trasferito al Movistar Team. Come siano andate le cose ce l’ha raccontato il veronese qualche giorno fa, a noi interessa approfondire il ruolo che nella scelta ha avuto Leonardo Piepoli, che a detta Formolo è stato decisivo. La collaborazione fra i due è di vecchissima data, si è interrotta soltanto nel periodo alla UAE, mentre ora i due vestiranno la stessa maglia. L’amicizia resta, il rapporto sarà probabilmente ancora più stretto.

Formolo corre sempre allo scoperto, non sa stare nascosto e per questo spende troppo
Formolo corre sempre allo scoperto, non sa stare nascosto e per questo spende troppo

Può fare meglio

Più che sapere in che modo sarà impiegato Formolo nella nuova squadra, puntiamo il fuoco sull’idea che di Davide si è fatto Piepoli. La nostra, radicata dai tanti anni di conoscenza, è quella di un atleta che potenzialmente vale più di quanto ha mostrato finora.

«Io credo che lui sia molto meglio di quello che abbiamo visto – conferma Piepoli – e credo che le colpe siano all’80 per cento sue. Davide ha la tendenza a finirsi. Può essere legato all’alimentazione, al tempo da stare in bici o in una corsa quando si vede chiaramente che ne ha. Lui non fa mai la corsa che non lo vedi per tutto il giorno e alla fine spunta e vince. No, lui quando ne ha, lo vedi. Ma questo mostrarsi e spendere fa sì che il giorno dopo non ci sei più. Sei un grande per l’80 per cento della corsa, ma quando arrivi ai meno 15 dall’arrivo, di colpo sparisci? Vuol dire che hai sprecato prima. Questo è Davide in generale ed è un peccato, perché poteva e può ancora ottenere molto di più».

Alla Liegi 2018 vinta da Jungels, 7° posto dopo una corsa da protagonista. Nel 2019 sarà secondo
Alla Liegi 2018 vinta da Jungels, 7° posto dopo una corsa da protagonista. Nel 2019 sarà secondo
Questa sua attitudine a finirsi è in qualche modo reversibile?

Secondo me sì e ne abbiamo parlato. Ci sono diverse situazioni. Si possono fare dei tentativi e magari le cose vanno bene, anche se hai lavorato nel modo sbagliato. Oppure cambi squadra, inizi con un nuovo allenatore e si mettono in atto svariate situazioni, per cui lui non ti conosce e passi il tempo a fare degli aggiustamenti. Io con lui sono stato chiaro. Io so esattamente dove sbaglia, non ci dobbiamo inventare la ripetuta particolare, non dobbiamo andare per tentativi. A lui basta gestire il suo potenziale attuale, non è che bisogna inventarsi tanto.

La conoscenza aiuterà a non sbagliare?

Sappiamo che quando non va, ha commesso degli errori. Quindi il lavoro in teoria è facile. Basta togliere gli errori o non fare gli errori che ha sempre fatto e che lo hanno limitato. Gliel’ho detto: «Il lavoro non è difficile, però ci devi credere tu. Basta con prove e tentativi. Io devo essere rigido, traccerò la linea e tu devi seguirla». Non ci può essere, come c’è stato prima, un margine di decisione o di manovra. Non è più tempo di giocare alla lotteria e io credo che questa cosa lui l’abbia capita.

Davide Formolo, Tadej Pogacar, Uae Tour 2020
Per un paio di stagioni, nel 2020 e 2021, Formolo ha fatto parte del gruppo Pogacar. Poi qualcosa è cambiato
Davide Formolo, Tadej Pogacar, Uae Tour 2020
Per un paio di stagioni, nel 2020 e 2021, Formolo ha fatto parte del gruppo Pogacar. Poi qualcosa è cambiato
La sensazione è che, come nel caso di Bettiol, dopo la morte di Battaglini tu sia per Formolo anche un riferimento oltre la preparazione.

Negli ultimi 2-3 anni era seguito dai tecnici UAE, ma è capitato di incontrarci. Parliamo, lui si confida. Il bello di questo lavoro è che si creano rapporti affettivi che non finiscono con la preparazione.

In questo momento Formolo ha più fragilità o punti di forza? Perché non ha lasciato prima la UAE?

Ha conosciuto il Pogacar giovanissimo, per età e risultati. In più inizialmente, se non sbaglio, abitavano nello stesso palazzo: uno al primo e l’altro al terzo piano. Si allenavano assieme e così Formolo è entrato nel progetto di Pogacar. Poi anno dopo anno sono arrivati in squadra corridori sempre più forti e lui è stato allontanato da quel gruppo. In cuor suo, credo che avendo la fiducia di Pogacar con cui si trovava benissimo, abbia sempre sperato che le cose tornassero come prima e questo lo ha trattenuto dal prendere decisioni. Fino a quando ha capito che con Pogacar non avrebbe corso quasi più e che, nel caso, avrebbe dovuto tirare dopo la partenza e prima dell’elicottero, così immagino che alla fine abbia deciso di cambiare aria.

Al Lombardia del 2022 fu Formolo a fare le selezione: dietro di lui erano rimasti solo i capitani
Al Lombardia del 2022 fu Formolo a fare le selezione: dietro di lui erano rimasti solo i capitani
In attesa che la squadra vari il suo programma, quali sono oggi i punti di forza di Formolo?

Il punto di partenza è che è stato ingaggiato per supportare Mas. Può fare un gran lavoro sicuramente nelle tipiche tappe delle Marche alla Tirreno. All’Amstel e la Liegi. Sono corse in cui in questo momento lo vedo davvero forte. Finora le cose migliori in assoluto le ha fatte nelle corse di un giorno. Alla Liegi, a parte quando ha fatto secondo, un’altra volta lo hanno preso a 300 metri dall’arrivo. All’Agostoni e alla Veneto Classic nemmeno ci puntava, ma le ha vinte. Al Lombardia del 2022, quando si è spostato, erano rimasti Landa, Mas e Pogacar. Già oggi, senza grandi rivoluzioni e tenendo presenti le esigenze della squadra, è super competitivo.

Nelle corse a tappe?

Ha fatto per tre volte la top 10 nei grandi Giri, non è l’ultimo arrivato e vuol dire che è in grado di scollinare più o meno sempre con i 10 migliori corridori. Mi piacerebbe che anche lì avesse un upgrade.

Nel 2023, Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock
Nel 2023, Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock
Se esagera in allenamento, che tipo di inverno dovrà fare?

Cercherò di tenerlo frenato, infatti siamo già in discussione. Fosse per lui, al secondo giorno di allenamento farebbe tre ore al medio. Medio di battiti, va bene, con pochi watt, ma sempre tre ore con 140 battiti medi, che non sono pochi. Ma non giocheremo a guardie e ladri, il mio approccio sarà diverso. Prima ero uno dal di fuori che veniva contattato solamente in caso di difficoltà, invece adesso è diverso. Lui è un corridore della squadra e viene con totale fiducia nei miei confronti. E io non devo diventare lo sceriffo, starà a lui ascoltarmi e sono certo che lo farà.