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Il ruggito di Martinelli, regista del tricolore

24.06.2023
4 min
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COMANO TERME – Orlando Maini ha detto che grande merito della vittoria di Velasco è di Giuseppe Martinelli, che nella riunione di ieri sera aveva nella voce la giusta vibrazione. Così quando il grande bresciano arriva per salutare il suo corridore, ci avviciniamo, ricordando con lui che le ultime sue vittorie tricolori risalgono alla doppietta di Nibali e alla vittoria del 2017 di Fabio Aru.

Martinelli negli ultimi tempi si è tirato un po’ indietro dall’ammiraglia. Non ha seguito il Giro d’Italia, evento a suo modo stranissimo, eppure adesso che ha vinto con un corridore in cui crede da tempo, nei suoi occhi c’è un orgoglio non sopito e impossibile da sopire.

Velasco ha vinto il tricolore a 27 anni, dopo un ottimo lavoro di squadra
Velasco ha vinto il tricolore a 27 anni, dopo un ottimo lavoro di squadra
E’ vero che nella riunione di ieri ti tremava la voce?

E’ diventato campione italiano. Adesso non si rende conto, ma si correva per diventare il rappresentante di una Nazione e allora ti senti veramente di spaccare il mondo, hai capito? E credo che Velasco, al di là del fatto che lo merita come tutti gli altri italiani, è cresciuto molto e ascolta molto. Potrebbe anche ascoltare di più e fare molto di più, perché è ancora molto acerbo.

A cosa ti riferisci?

Ieri pomeriggio era in giro con la moglie e la figlia. L’ho guardato un po così, per dirgli che oggi avrebbe dovuto correre il campionato italiano. Lui ha detto: «Vabbè, vado». E’ abituato in questo modo, va in giro col cane. Ma appena inizierà a fare il corridore, in futuro andrà ancora meglio.

La crono aveva detto che sta bene.

Lui è venuto al Giro di Svizzera. I primi giorni era veramente affaticato, poi è riuscito a venire fuori. Così alla fine gli ho detto: «Guarda che hai la gamba buona per far bene anche nella crono». Ed è andata bene.

Non è stato facile mettere d’accordo tutti i corridori perché lavorassero per uno solo. Qui Felline
Non è stato facile mettere d’accordo tutti i corridori perché lavorassero per uno solo. Qui Felline
Pensavi potesse vincere?

Giovedì ha fatto un numero (Velasco è arrivato quarto nella crono tricolore, ndr), allora ho cominciato a pensarci. Un campionato italiano così sembra facile vincerlo, ma è facilissimo perderlo. Davanti c’erano dei corridori buoni, Baroncini è stato molto sfortunato, ma c’erano degli ottimi corridori.

Avete vinto anche lavorando da squadra compatta?

La squadra ha lavorato bene. Battistella è stato importante, perché stamattina avevo detto che l’obiettivo era semmai farci prendere e non inseguire. Sarebbe stato molto più facile essere davanti con qualcuno, per fare in modo che dietro potessero lavorare di rimessa. Sono stati veramente tanto bravi.

Che differenza c’è fra le vittorie di Nibali e Aru e questa di Velasco?

Con gli altri due partivi e sapevi di essere all’altezza di vincere. Ieri molti direttori sportivi mi dicevano che la squadra più forte era la nostra, con Velasco, Battistella, Scaroni, anche Moscon. Però mettere tutti d’accordo per una maglia di campione italiano non è facile, perché ognuno vorrebbe fare la sua corsa e avevo dato loro proprio questo input. Voglio che corriamo per la maglia tricolore. Nibali e Aru erano già campioni, Simone può essere un buon corridore e può ancora crescere.

A detta di Velasco, Moscon lo ha aiutato molto ed è il corridore Astana con cui più ha legato
A detta di Velasco, Moscon lo ha aiutato molto ed è il corridore Astana con cui più ha legato
Quest’anno hai fatto un passo indietro, ti si vede sempre meno, quanta soddisfazione c’è oggi per Beppe Martinelli?

Non so ancora di preciso che cosa mi bolle in testa, hai capito? Sono in una squadra da 14 anni, ho ancora una grandissima voglia di spaccare il mondo, però probabilmente sono arrivati i momenti di ragionare. Prima andavo avanti d’inerzia, da una stagione all’altra. Invece gli ultimi due/tre anni sono stati veramente difficili per l’Astana sotto tutti i punti di vista. Io posso dire di aver lavorato come un matto e forse tutto questo comincia a pesarmi un po’.

Altro non dice. Immaginiamo il suo spirito furente, come l’ha definito Velasco. Martinelli sa vincere e far vincere. Non deve essere facile nemmeno accettare un ruolo che non è suo, che non è tecnico. Non deve essere facile iniziare a valutare la necessità di farsi da parte. Ma poi siamo davvero sicuri che sia necessario farlo?