Guerriero o ragioniere? Mas al bivio, aspettando la crono

30.08.2022
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Chissà cosa avrà pensato il suo capo Eusebio Unzue, quando durante il giorno di riposo di ieri, Enric Mas ha parlato da corridore e non da ragioniere. La sua classifica alla Vuelta si è leggermente appesantita dopo il traguardo di domenica, quando ha dovuto piegarsi a Evenepoel e anche ad Ayuso, ma il mallorquino resta comunque secondo nella generale a 1’12” dal leader. Certo la cronometro di oggi potrebbe ingigantire il fardello, ma la Vuelta deve ancora affrontare le vere montagne e il suo storico nei Giri è decisamente migliore rispetto a quello dell’inesperto corridore belga, che finora ha partecipato soltanto al Giro 2021 senza concluderlo.

Dopo la prima settimana e il riposo, Mas è secondo in classifica a 1’12”
Dopo la prima settimana e il riposo, Mas è secondo in classifica a 1’12”

«Cosa penso – ha detto Mas – guardando il mio secondo posto? Che vorrei fare tutto o niente. Bisogna essere consapevoli dei punti UCI e che la squadra ne ha bisogno per evitare la retrocessione. Personalmente sarei anche disponibile a rischiare il podio per provare a vincere, ma nemmeno possiamo rischiare di suicidarci, compromettendo la nostra classifica. Più avanti vedremo se si può fare, ma mi piacerebbe provare a vincere la Vuelta».

Quante domande

Mas sta rinascendo da se stesso, dalle sue insicurezze e da abitudini tecniche che finora non avevano giocato a suo favore. Il cambio di preparatore sta dando frutti sempre migliori. Lo si è visto leggermente più scattante sulle strade del Nord, convincente in alcuni momenti al Tour che tuttavia non ha concluso per il Covid e ben motivato e competitivo alla Vuelta. Nonostante a Utrecht sia partito con qualche dubbio, il suo stato d’animo era molto diverso da quello mostrato in Francia.

Mas francobollato a Evenepoel sul Collado Fancuaya: per ora Remco è inattaccabile
Mas francobollato a Evenepoel sul Collado Fancuaya: per ora Remco è inattaccabile

«Penso a un giorno per volta – ha detto – e anche se da fuori non si vede, in corsa ho ancora dei dubbi da risolvere. Domenica sulle rampe più dure mi aspettavo di essere un po’ più forte di Evenepoel, ma non è stato così. Il problema è che a causa del Covid, fra Tour e Vuelta più che allenarmi ho cercato di recuperare. Per questo continuo a farmi domande a cui finora sto rispondendo positivamente. Spero di continuare sino alla fine della gara».

Attenti a Roglic

Così il corridore del Movistar Team si guarda intorno, cercando di capire in che modo potrebbe svilupparsi la Vuelta. Poco convinto che la corsa abbia già trovato un assetto stabile.

Con il diesse Garcia Acosta: dopo il 2° posto 2021, la squadra è tutta per Mas
Con il diesse Garcia Acosta: dopo il 2° posto 2021, la squadra è tutta per Mas

«Roglic ad esempio – dice – non lo dimenticherei. Ha la cronometro domani (oggi, ndr) che gli sta bene e ci proverà di sicuro. A Sierra Nevada e sulle salite dell’ultima settimana non starà a guardare e io spero di essere al suo livello. Poi ci sono Ayuso e Rodriguez. Entrambi stanno facendo delle ottime prestazioni, considerando che si tratta del primo grande Giro. Sono rivali, ma grazie a loro e a pochi altri il ciclismo spagnolo sta risorgendo».

In attesa della crono

Non resta che sperare che la crono gli sia amica, consapevoli che non sia mai stata il suo forte e che il percorso di Alicante, totalmente piatto e velocissimo, sia il meno adatto da maneggiare.

Nella cronosquadre di Utrecht, la Movistar tirata da Mas ha realizzato il 10° tempo
Nella cronosquadre di Utrecht, la Movistar tirata da Mas ha realizzato il 10° tempo

«Vedremo come andrà – ha ammesso – e in base a quello prenderemo le nostre decisioni. Se un giorno vedremo Remco vacillare, cercheremo di fare qualcosa. Ma se non vacilla, dovremo ancora pensare ad assicurarci il podio, perché così com’è ora è quasi impossibile batterlo. L’ambizione è vincere la Vuelta, sono già salito sul podio due volte. Dobbiamo essere anche consapevoli che la squadra sta lottando per la salvezza nel WorldTour e questo è molto importante. Ho rinnovato il contratto fino al 2025, c’è in ballo anche il mio futuro. Spero di fare una crono decente e di non perdere troppo tempo. Mi è capitato di farne alcune molto buone, spero di riuscirci ancora».

La prima Vuelta di Ayuso, piedi per terra e nessuna paura

30.08.2022
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Juan Ayuso lo chiameranno pure “El niño”, il bambino, ma in questi giorni di Vuelta è parso piuttosto un guerriero. Forte e cocciuto, si è opposto agli scatti dei campioni lasciando che a piegarsi fossero piuttosto le gambe e mai la testa. Anche domenica, sull’arrivo… assassino di Les Praeres, è stato l’ultimo ad arrendersi al ritmo indiavolato di Evenepoel. Lottando prima con Mas e Rodriguez, poi rifilando a entrambi 10 secondi pesanti come macigni. Ora in classifica è quinto a 2’36” da Remco.

Ieri il ragazzino del UAE Team Emirates, vent’anni ancora da compiere, ha approfittato del giorno di riposo per tirare finalmente il fiato, toccando con mano quanto la sua popolarità stia esplodendo sulle strade spagnole. Soprattutto adesso che la Vuelta è atterrata dalle parti di casa, al Sud della Spagna.

Ayuso ha sfruttato il giorno di riposo per tirare il fiato e riflettere sui suoi limiti
Ayuso ha sfruttato il giorno di riposo per tirare il fiato e riflettere sui suoi limiti

Alla larga dalla popolarità

Quel tipo di entusiasmo è come una tigre, che rischia di mangiarti se credi alle sue fusa. E Ayuso ha capito anche questo, affiancato da quella vecchia volpe di Matxin, che lo segue da vicino coi suoi consigli.

«Il tifo mi piace – dice – sentirmi osannato mi motiva. Ma non voglio assolutamente pormi degli obiettivi troppo alti. Preferisco viverla giorno per giorno, non voglio crearmi uno scenario troppo elevato. Perché se poi non si realizza, me ne andrei dalla Vuelta con un cattivo sapore in bocca. L’obiettivo di questa corsa è farla bene e capire cosa potrò fare in futuro. Non voglio volare troppo alto, per non avere una delusione».

Domenica, verso Le Praeres, ha duellato con Rodriguez e lo ha staccato in finale
Domenica, verso Le Praeres, ha duellato con Rodriguez e lo ha staccato in finale

L’amico Rodriguez

Il problema è Evenepoel, in lotta per la maglia rossa e anche per quella dei giovani, al momento indossata da Carlos Rodriguez, che di Ayuso è una sorta di alter ego. I due si sfidano da quando erano bambini e chi li ha visti salire ieri verso il traguardo si è accorto del particolare… trasporto che li animava.

«Con Carlos – ammette El niño – c’è una grande rivalità, come pure rispetto e amicizia. Ci siamo sfidati per anni tutte le domeniche, in ogni corsa importante. Sono contento di ritrovarmi in gara con lui. E sono contento anche quando ottiene qualche risultato, perché è bello che una persona a me vicina ottenga dei grandi risultati. Ma certo poi scatta la molla di fare meglio di lui. E se poi gli sento dire che punta al podio della Vuelta, penso che piacerebbe anche a me. E’ il sogno di qualunque spagnolo che inizi a correre in bicicletta. Ci si prova, ma se anche non si riesce, non cade il mondo…».

Juan Ayuso ha 19 anni ed è professionista dall’estate del 2021
Juan Ayuso ha 19 anni ed è professionista dall’estate del 2021

L’amico Almeida

Intanto il primo spagnolo a vincere il Giro d’Italia U23 ha messo quasi due minuti fra se e Almeida, che almeno all’inizio era partito come leader del team e che oggi nella crono potrebbe in realtà riguadagnare parte del terreno perduto. Ayuso è intelligente e sa che lanciarsi in proclami di leadership non gli sarebbe utile, per cui cambia discorso con saggezza.

«Essere in questa posizione di classifica – spiega – mi dà la sensazione di quando insegui un sogno. Ci saranno certamente dei momenti difficili, ma per ora sta andando tutto bene. Con Almeida ho passato gli ultimi due mesi e mezzo, abbiamo un ottimo rapporto. E proprio perché so che i giorni storti possono capitare, non credo che il nostro rapporto debba esserne condizionato. Io gli chiedo consigli e lui me li dà, anche se non abbiamo una grande differenza di età. Questi giorni sono utili per imparare, si capiscono più cose quando si soffre di quando si festeggia. Ho avuto la conferma che è più un fatto di forza mentale che fisica e finora mi sono regolato abbastanza bene. Proseguirò così, giorno per giorno».

All’arrivo di domenica, Ayuso ha perso 34 secondi da Evenepoel
All’arrivo di domenica, Ayuso ha perso 34 secondi da Evenepoel

Pianeta Remco

La cronometro di oggi potrebbe dare una svolta alla sua corsa e non necessariamente in bene. Ayuso lo sa, ma il ragazzino non appare per niente intimidito.

«Non ho fatto una preparazione specifica per la crono – dice – anche se la bici la uso regolarmente tutte le settimane. Quest’anno ho fatto due cronometro su una distanza simile. Al Delfinato, quando sono arrivato 10°. Poi ai campionati nazionali, con un 7° posto. Spero di avere le stesse sensazioni della prima, quando mi sono sentito bene. In ogni caso la Vuelta è lunga. Per ora Evenepoel ha dimostrato di essere superiore, è come se stesse partecipando a un’altra gara. Ha ragione Almeida quando dice che per batterlo servirebbe Pogacar. Ma la Vuelta è lunga. Mancano due settimane per me, ma anche per lui. Mancano due settimane per tutti».

Rotta a sud, riposo e crono: inizia la vera Vuelta di Remco

29.08.2022
5 min
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Secondo giorno di riposo della Vuelta e Remco sembra veramente molto rilassato. Come un corridore molto fresco o che non abbia niente da perdere. Finora ha controllato e fatto quel che voleva. Non ha vinto, ma la superiorità sui rivali diretti è parsa abbastanza netta. Solo Mas sembra al suo livello, ma fino a un certo punto. La prima settimana è stata dura e il trasferimento dalle Asturie all’area di Valencia ha portato un caldo asfissiante e umido. In queste condizioni domani la Vuelta ripartirà con una cronometro di 30,9 chilometri, che per il belga potrebbe essere la prima occasione di vincere una tappa: il suo obiettivo di partenza.

Soltanto Mas finora ha dato la sensazione di riuscire a seguirlo
Soltanto Mas finora ha dato la sensazione di riuscire a seguirlo

Un nuovo Wolfpack

La situazione nell’hotel della Quick Step-Alpha Vinyl è strana. Raramente finora, forse solo al tempo di Rigoberto Uran e poi con Alaphilippe al Tour, la squadra belga si è ritrovata ad affrontare il riposo di un leader. E se nei casi precedenti era abbastanza chiaro che si trattasse di primati a orologeria, stavolta la sensazione che il bimbo possa sorprendere e tenere sino in fondo si va facendo largo.

«La squadra è forte e ha fiducia – dice lui – e anche se per noi è una situazione nuova, cerchiamo di fare del nostro meglio ogni giorno. Le ultime tappe sono state durissime, ma la squadra le ha gestite bene. Siamo rimasti concentrati. Ogni cosa che abbiamo fatto sinora cercheremo di ripeterla nelle due settimane che restano. E alla fine tireremo le somme».

Finora anche Alaphilippe è stato a disposizione di Remco, in attesa di giocare la sua chance
Finora anche Alaphilippe è stato a disposizione di Remco, in attesa di giocare la sua chance
Alaphilippe sta facendo un lavoro meraviglioso…

Raramente ricordo un campione del mondo mettersi così a disposizione. Sembra di salire su un taxi e aspettare che ti dicano di scendere. Ma tutta la squadra sta facendo grandi cose. Siamo un diverso tipo di Wolfpack rispetto ai giorni delle classiche, ma se ci fate caso siamo la squadra col maggior numero di uomini sulla salita finale, assieme forse alla Ineos. Dries Devenyns è un maestro nel posizionamento, per portare i rifornimenti, per guidarmi nelle situazioni più complicate. Anche Pieter Serry finché c’è stato (è stato costretto al ritiro per positività al Covid, ndr) ha fatto la sua parte. Potrei parlare per ore dei miei compagni…

Sei tiratissimo, ieri sulle pendenze estreme del finale sei parso a tuo agio oltre ogni previsione…

Sono il figlio di allenamenti diversi. Sono dimagrito e ho lavorato tanto su salite più ripide. Ho modificato anche il mio assetto sulla bici, per quei tratti in cui non conviene alzarsi sui pedali. Ho odiato il mio allenatore per quei lavori, non sono stati facili, ma stanno funzionando. E se vedi che la fatica ripaga, poi è più facile avere fiducia in se stessi.

Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Remco ha raccontato di aver lavorato sodo per andare forte sulle pendenze più ripide
Per contro si fa un gran parlare della tappa di Sierra Nevada di domenica prossima. Scalata lunga e arrivo in alta quota…

Conosco bene quella tappa, chiunque si sia allenato da queste parti sa di cosa parliamo. L’Alto del Purche è ripido. Poi arriva la salita finale, che inizia ripida, poi è lunghissima, regolare e con l’arrivo sopra i 2.500 metri. L’altitudine rischia di essere l’aspetto più difficile da gestire, ma ci sto lavorando da tutta l’estate. A Livigno ho dormito a 2.300 metri e poi all’hotel Syncrosphera anche più in alto, ma non ricordo i numeri. Domenica però è lontana, pensiamo prima alla crono di domani.

Non è tanto frequente la crono all’indomani del riposo: la tua routine quotidiana è cambiata?

Non tanto, in realtà. Avrò tempo domattina per riscaldarmi e tutte le cose che si fanno prima della crono. Oggi era importante recuperare le fatiche dei giorni scorsi e semmai mangiare un po’ di più, perché la bilancia dice che sono un po’ sceso.

La crono di domani, 30,91 chilometri da Elche ad Alicante, potrebbe dare la svolta alla Vuelta di Remco
La crono di domani, 30,91 chilometri da Elche ad Alicante, potrebbe dare la svolta alla Vuelta di Remco
Che crono ti aspetti?

E’ completamente piatta. Trenta minuti da fare a tutto gas, con qualche strappetto nel finale e l’arrivo in discesa. Conosco il percorso. Sono partito dicendo di volere un posto nei primi 10 e vincere una tappa. Domani potrebbe essere il giorno per vincere, la classifica invece andrà conquistata un po’ ogni giorno.

Che effetto fa essere davanti?

Non cambia il mio obiettivo. La Vuelta è il primo grande Giro cui punto con consapevolezza, non si può paragonare al Giro dello scorso anno. A volte guardo la maglia rossa e mi rende orgoglioso. Sono contento di averla, è come una promessa, qualcosa che devo guadagnarmi ogni giorno. Cerco di non guardare gli altri come rivali, per evitare che diventino una trappola per la mente. Nei giorni scorsi ho anche chiesto qualche cambio, però Mas non me l’ha dato. Vado avanti giorno per giorno. Se avrò buone gambe, potrò provare a incidere. Sono abbastanza sicuro che ci saranno dei momenti duri. Spero di recuperare nei prossimi 2-3 giorni per essere pronto per le tappe del weekend. E lo stesso nella terza settimana, per arrivare in forma per quelle più dure.

Al Giro 2021, le grandi pendenze dello Zoncolan hanno fatto capire quali fossero i fronti su cui Remco potesse migliorare
Al Giro 2021, la crisi di Remco sullo Zoncolan ha messo nel mirino le pendenze elevate
Quanto pesano le formalità del dopo tappa?

Per fortuna prima di cominciare avevamo studiato una strategia con la squadra. In caso di qualche maglia o di vittorie, l’obiettivo è ridurre al minimo il tempo perso fra l’arrivo e il ritorno in hotel. Per cui rulli, podio, mini conferenza stampa in zona mista, antidoping e via in hotel per iniziare a recuperare il prima possibile.

Qual è la raccomandazione che ti fanno più spesso in squadra?

Una sola, ma me lo dicono in continuazione. Mi dicono tutti di stare calmo. Per ora ci sono riuscito, nelle prossime tappe di montagna chissà…

Da Zwift al ciclismo reale, così Vine ha preso a schiaffi la Vuelta

28.08.2022
5 min
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Zwift aveva organizzato un concorso alla fine del 2020. Il vincitore sarebbe stato premiato con un contratto da professionista.

«Per me era una possibilità – racconta Jay Vine – adesso o mai più. Avevo 25 anni, a nessuno importava molto delle competizioni amatoriali australiane. Avevo ottenuto alcuni risultati nelle gare australiane UCI, ma in Europa nessuno ne sapeva nulla. Quindi, se volevo diventare un professionista, quella era la mia occasione. Sì, mi sono preparato in modo molto specifico per quella gara. Comunque in Australia non avevo molto altro da fare. Quando ho saputo che avevo vinto la gara di Zwift, ho capito subito che la mia vita sarebbe cambiata completamente. Avrei dovuto firmare con la ARA Pro Racing Sunshine Coast, mi sono ritrovato alla Alpecin».

E’ stata la sua vittoria della challenge virtuale a lanciare Vine tra i pro’ (foto Zwift)
E’ stata la sua vittoria della challenge virtuale a lanciare Vine tra i pro’ (foto Zwift)

Doppietta spagnola

Ieri Jay Vine, australiano alto 1,84 per 69 chili, ha preso a calci i pregiudizi e vinto la seconda tappa della Vuelta in due giorni. Prima al Pico Jano, precedendo Evenepoel. Poi al Collado Fancuaya, precedendo questa volta Marc Soler.

«Quando Lutsenko ha provato ad attaccare – dice – stavo bene. A quel punto sembrava che non ci sarebbero stati più attacchi. Così ho deciso di mettere un po’ di pressione al gruppo e di accelerare. Quando mi sono guardato intorno dopo il tornante, ho visto che non c’era più nessuno alla mia ruota, così ho continuato. E’ stata una fatica di 25 minuti, ma dopo la mia prima vittoria, avevo molta fiducia. Mi sono davvero divertito. E’ stata una bella giornata».

Anche nei tratti più ripidi della salita, Vine è rimasto seduto alzando la cadenza
Anche nei tratti più ripidi della salita, Vine è rimasto seduto alzando la cadenza

La salita finale non faceva sconti, ma davvero a guardare la compostezza in sella dell’australiano, è venuto di pensare che sia riuscito a trasferire su strada l’attitudine ai grandi sforzi sui rulli, dove non ci si scompone e si lavora tanto sulla frequenza di pedalata.

La prima Vuelta

I fratelli Roodhooft, capi della Alpecin-Deceuninck, sono stati inizialmente molto accorti con il nuovo arrivato australiano. Prima della Vuelta 2021 il suo calendario parlava di appena 15 giorni di gara, anche se il secondo posto al Giro di Turchia aveva fatto intuire il suo talento di scalatore.

«La salita è il mio terreno – diceva forse con eccesso di entusiasmo un anno fa al via della corsa spagnola – cercherò di seguire il più da vicino possibile gli uomini di classifica. Più i percorsi sono difficili, più mi piace. Il caldo? Sono australiano, non dovrebbe essere un problema. Quando sono venuto in Europa, il tempo non era così buono. Ma nelle ultime settimane mi sono allenato principalmente in altura e al caldo. Non ho mai corso in un gruppo così grande, ma non ho paura. Sarà una nuova esperienza e il team mi guida in modo eccellente. La Vuelta è la gara migliore per debuttare. Le strade sono larghe, ci sono poche curve e piove raramente. Voglio imparare il più possibile e restare un ciclista professionista il più a lungo possibile».

Un anno dopo

E’ passato un anno e il vincitore del mondiale sui rulli sta vivendo i giorni più belli della sua carriera. Dopo essersi guadagnato un contratto, Vine è tornato sul luogo del… delitto e ha partecipato nuovamente alla gara di Zwift. 

La vittoria aò Pico Jano, 6ª tappa della Vuelta, è stata una grande sorpresa
La vittoria aò Pico Jano, 6ª tappa della Vuelta, è stata una grande sorpresa

«La competizione quest’anno non è stata eccezionale – sorride – con un velocista come Bryan Cocquard in partenza, non ho avuto scampo. Perché ho deciso di partecipare? Il premio in denaro. C’erano 8.000 euro per il vincitore, per un’ora di ciclismo. Un sacco di soldi, eh? E’ iniziato tutto alla fine del 2019, prima del Covid. Dove vivevo, c’erano gravi incendi boschivi, quindi l’allenamento all’aperto non era un’opzione. Dieci minuti di pedalata all’aperto equivalevano a fumare tre sigarette. Ma io volevo andare bene all’Herald Sun Tour e quindi ho dovuto allenarmi».

Vine è alto 1,84 e pesa 69 chili: numeri da scalatore e azione sempre composta
Vine è alto 1,84 e pesa 69 chili: numeri da scalatore e azione sempre composta

«Poi è arrivato il Covid anche in Australia e improvvisamente non ci è stato più permesso di lasciare la nostra casa. La soluzione? Continuare sui rulli. Ma intanto vedevo diminuire le mie possibilità di una carriera da professionista. Finché all’improvviso è saltata fuori quella competizione della Zwift Academy».

Stupore permanente

Quando vive in Europa, fa base ad Andorra. Si allena in altura e racconta che se anche venisse convocato per il mondiale australiano, gli piacerebbe comunque tornare in Europa e partecipare alle corse italiane di fine stagione.

Seconda tappa vinta da Vine in due giorni, la sorpresa continua…
Seconda tappa vinta da Vine in due giorni, la sorpresa continua…

«Se mi chiedete di confrontare la mia vita con quella di un anno fa – sorride – non trovo le parole per descrivere la mia situazione. Faccio parte di una squadra vincente. Non ho perso un minuto dell’ultimo Tour de France e anche lì abbiamo vinto delle tappe. E’ davvero bello far parte di una squadra del genere. Un anno fa partecipavo a gare amatoriali in Australia, in un gruppo di quaranta corridori. Oggi sono in uno dei Grandi Giri al fianco di corridori che hanno vinto grandi corse, inclusi tre campioni olimpici. Ho vinto due tappe e questo è davvero surreale. Rimarrò stupito per i prossimi diciotto giorni».

Nella nebbia la prima “maglia” di un Evenepoel molto cattivo

25.08.2022
6 min
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Se l’ex amatore Jay Vine si porta a casa, con una mega prestazione, la tappa del Pico Jano, Remco Evenepoel per la prima volta veste la maglia di leader in un grande Giro. Ma soprattutto fuga i dubbi sul suo ruolo alla Vuelta

Nella nebbia a cavallo tra Cantabria e Paesi Baschi, quasi in un clima da Belgio, spunta guarda caso un belga! Cinque salite, tre Gpm, l’arrivo in quota, la pioggia… i primi, grandi, decisivi scossoni alla classifica generale. D’altra parte Stefano Garzelli era stato chiaro: «Occhio alla tripletta di tappe al rientro in Spagna».

Si fa fatica a distinguere la sagoma di Jay Vine (classe 1995) sull’arrivo del Pico Jano
Si fa fatica a distinguere la sagoma di Jay Vine (classe 1995) sull’arrivo del Pico Jano

Aru non è sorpreso

Lo stesso Garzelli e come lui Fabio Aru non hanno dubbi: il fuoriclasse della Quick Step-Alpha Vinyl, con una dimostrazione di forza balza in testa alla classifica generale. E se ci fosse stato qualche centinaio di metri in più chissà come sarebbe andata a finire.

«Remco – dice Fabio Aru – non lo scopriamo certo adesso. E’ andato davvero forte. Ha rifilato dei bei distacchi e proverà a tenere. E’ giovane e l’esperienza se la sta facendo. E’ vero che anche lo scorso anno al Giro d’Italia era partito molto bene nelle prime frazioni e poi si è perso. Però era al rientro dopo l’infortunio, non correva da molto tempo. Stavolta invece ha un’altra situazione, ha più gare nelle gambe e appunto un po’ di esperienza in più.

«Per la prima volta si ritrova leader in un grande Giro, ma non è la prima volta che affronta una situazione simile. Ha già gestito la squadra in corse di una settimana e per me saprà muoversi bene anche sotto questo punto di vista. E poi per come ha vinto San Sebastian…. un’azione d’altri tempi significa che ne ha».

Corsa “tranquilla” nella prima parte, con la Groupama-Fdj della maglia rossa, Rudy Molard, che controlla
Corsa “tranquilla” nella prima parte, con la Groupama-Fdj della maglia rossa, Rudy Molard, che controlla

Quick Step forte?

E da questo assunto riparte Stefano Garzelli, anche se con una sfumatura diversa.

«Per me – dice il varesino trapiantato in Spagna – Remco e la Quick Step non si danneranno per tenere la maglia adesso, ma di certo proverà a fare classifica. Poi magari salterà, perché comunque è ancora giovane, ma ci proverà.

«La sua squadra non è fortissima. E Lefevere lo sa. Nei prossimi anni dovrà senza dubbio rinforzarsi per anche per i grandi Giri. Un Evenepoel così merita uomini forti al suo fianco».

Per Garzelli l’azione di Evenepoel e della squadra era programmata. Hanno lavorato con la consapevolezza di non lasciare troppo spazio alla fuga. 

«Oggi quando alla tv spagnola hanno intervistato Bramati e gli chiedevano perché avesse piazzato un uomo lì davanti, Davide ha risposto che era solo perché volevano mantenersi nelle prime posizioni per evitare rischi. Allora Purito Rodriguez, che faceva il commento tecnico, si è messo a ridere. Non ci ha creduto neanche un po’. Si trattava di un’azione programmata».

Tuttavia su questo ultimo punto Evenepoel a fine tappa confermerà quanto detto dal suo diesse.

Remco Evenepoel in azione verso il Pico Jano. Notate la smorfia di fatica di Enric Mas alla sua ruota
Remco Evenepoel in azione verso il Pico Jano. Notate la smorfia di fatica di Enric Mas alla sua ruota

Meteo (ormai) insolito

«Il meteo ha inciso parecchio – continua Garzelli – ci si muoveva verso la Cantabria e quelle strade con la pioggia e il “freddo” (18° gradi, ndr) cambiano molto, perché sono scivolose e molto strette. E infatti i corridori non piegavano le bici in curva. In più dopo un’estate così torrida non c’erano più abituati a quelle temperature… di certo ha inciso.

«Poi ai piedi della salita grazie al lavoro della Quick Step-Alpha Vinyl la fuga è stata ripresa. Vine è stato bravissimo perché se è vero che anticipato un po’, è pur sempre uscito dal gruppo dei leader. E a fine scalata rispetto ad Evenepoel non ha perso molti secondi».

Lo show di Remco

Ed è lì, a poco meno di 7 chilometri dal traguardo che inizia lo show di Remco. Il belga senza alzarsi sui pedali scava un solco importante su (quasi) tutti i migliori.

«Incredibile – spiega Garzelli – ha fatto come a San Sebastian. Senza neanche uno scatto, senza alzarsi sui pedali. Si è messo giù e controllava costantemente il computerino. Lo vedevi proprio in volto che era in controllo.

«Mas a parte, bravissimo a resistergli, ha rifilato distacchi importanti. Quasi un minuto e mezzo a Roglic non è poco. E penso che nella crono potrà rifilargli altri 50”, almeno a lui. E tre minuti agli altri. Uscirà da quella tappa con 4 minuti e sarà un bel vantaggio. Cambierà la corsa. Ammesso che non ci arriverà già prima, visto le tappe insidiose del fine settimana».

Per Garzelli oggi è emerso anche il livello di questa Vuelta: tanti nomi, ma poche energie.

«Siamo a fine stagione, c’è stanchezza. Ho visto tanta gente faticare parecchio. Carapaz si è staccato quasi subito. E dopo Roglic sono arrivati 20 corridori quasi tutti insieme e sfiniti. Non ci sono tante energie. E invece Ayuso: ma quanto è stato bravo?».

Un paio di chilometri dopo l’affondo di Remco, Ayuso si è liberato di Roglic e degli altri big rifilandogli oltre 40″
Un paio di chilometri dopo l’affondo di Remco, Ayuso si è liberato di Roglic e degli altri big rifilandogli oltre 40″

Parla Evenepoel

Ma forse a fugare i dubbi su questo benedetto bivio fra tappe e classifica generale è Remco stesso. Già solo per il fatto che appena dopo l’arrivo è salito sui rulli a sciogliersi. Azione che di solito fa chi punta alla classifica o che comunque ogni giorno deve essere pronto.

«Sono molto felice e orgoglioso di essere leader – ha detto il belga a fine tappa – è un sogno che si avvera. E’ uno dei miei più grandi successi. Quella fatta in salita è una prestazione solida. Siamo qui per questo».

“Siamo qui per questo”: parole che magari a caldo possono anche essere fraintese. Però poi ha continuato.

«Volevo provare qualcosa – ha aggiunto Evenepoel – perché avevo le gambe. Spero di aver sollevato i dubbi che alcuni potevano avere su di me. Ma La Vuelta è tutt’altro che finita. Cercheremo di fare in modo che domani sia una tappa più tranquilla, perché ci aspetta un weekend molto intenso… Spero di riuscire a mantenere queste belle sensazioni».

Cosa può fare Remco alla Vuelta? Ecco il parere dei colleghi

23.08.2022
6 min
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La Vuelta riparte oggi dalla Spagna. La prima tappa in terra iberica, la quarta in assoluto, si snoda nei Paesi Baschi. Proprio da queste parti un mese fa più o meno, Remco Evenepoel sbaragliava la concorrenza alla Clasica de San Sebastian. Una prova di forza incredibile. Tanto che titolammo: Remco passeggia a San Sebastian.

Il rampollo della Quick Step-Alpha Vinyl è appunto in gara e in tanti, noi inclusi, si chiedono cosa può fare: punterà alla classifica? Vorrà fare incetta di tappe? Questa domanda è circolata spesso tra media belgi e non solo… Oggi si entra nel vivo della corsa (la Vitoria Gasteiz-Laguardia propone oltre 2.300 metri di dislivello) e prima che la classifica possa subire degli scossoni, sentiamo cosa dicono i colleghi in merito alla Vuelta di Evenepoel.

Sivakov (a destra) con Carlos Rodriguez all’inseguimento di Evenepoel a San Sebastian
Sivakov (a destra) con Carlos Rodriguez all’inseguimento di Evenepoel a San Sebastian

Come Van Aert

«Un corridore come Remco Evenepoel potrebbe fare un po’ come Wout Van Aert al Tour – ha detto Pavel Sivakov – Lui può davvero essere un jolly. E’ in grado di attaccare ovunque e mettere la corsa in disordine».

E non è una constatazione banale, specie se magari dopo le prime frazioni dovesse ritrovarsi, come è presumibile, in classifica. Ad uno così non puoi lasciare spazio. Anche se la sua esperienza con i grandi Giri non è andata bene. Ricordiamo che lo scorso anno Evenepoel si ritirò dal Giro d’Italia.

Simon Yates ed Evenepoel a San Sebastian: l’inglese meglio di tutti ha saggiato il “nuovo Remco scalatore”
Simon Yates ed Evenepoel a San Sebastian: l’inglese meglio di tutti ha saggiato il “nuovo Remco scalatore”

Yates non si fida

Il capitano della Bike Exchange-Jayco, Simon Yates, è uno dei pretendenti più solidi alla maglia rossa finale. E forse, visti suoi alti e bassi, il corridore che più somiglia e può capire Remco stesso. I due si contesero San Sebastian e l’inglese ne uscì con le ossa rotte.

«Non scherziamo – ha detto Yates a Rtbf – Evenepoel è uno dei contendenti alla vittoria finale. Se guardiamo la sua prestazione a San Sebastian sarebbe stupido non tenerne conto. Certo, è ancora molto giovane. Tutti dicono che ancora non ha le tre settimane nelle gambe, ma ad un certo punto succederà che le avrà. Magari non sarà quest’anno… ma succederà».

Reagire alle giornate no come quella di Montalcino al Giro 2021: sarà questa la sfida più grande per Remco secondo Froome
Reagire alle giornate no come quella di Montalcino al Giro 2021: sarà questa la sfida più grande per Remco secondo Froome

Parola a Froome

Non è venuto meno a questo dibattito Chris Froome, uno che di grandi Giri se ne intende. L’esperto inglese era parecchio tempo che non pedalava spalla a spalla con il giovane belga, ma non si è perso i suoi “show”.

«Remco – ha detto Froome – ha dimostrato di avere il livello per competere per la vittoria assoluta. Nessuno lo dubita. Non io almeno… Ma non lo ha ancora mai dimostrato in una gara di tre settimane. E’ questa è la vera sfida per lui.

«In un grande Giro infatti non basta essere bravo in una tappa e risparmiare il resto del tempo. Devi saper gestire gli alti e bassi. Devi esserci anche, e soprattutto, nelle giornate brutte. Chi sa superarle meglio vince questa Vuelta».

Velasco impegnato a San Sebastian dove ha visto un super Evenepoel
Velasco impegnato a San Sebastian dove ha visto un super Evenepoel

Il parere di Velasco

Simone Velasco è stato forse l’italiano che più è stato vicino a Remco nel giorno della “passeggiata” di San Sebastian. Al contrario di Froome lo ha visto pedalare da vicino e l’elbano non ha dubbi: il belga può fare bene anche nella generale.

«Secondo me – dice Velasco – a livello di classifica può entrare in una top ten, ma per il podio ancora non è pronto, ancora fa fatica. Non è una questione fisica e neanche dei “fantasmi” del Giro, perché ha un carattere forte, ma solo una questione di esperienza. E posso confermare che non è mai andato così forte in salita».

«Credo che nella crono farà molto bene, ma nel complesso è una Vuelta molto dura e già oggi nei Paesi Baschi si potrà vedere qualcosa: in queste tappe ci sarà una prima selezione».

Per Carapaz il giovane belga può puntare alla vittoria finale
Per Carapaz il giovane belga può puntare alla vittoria finale

Carapaz: «Remco in condizione»

Sulla falsariga del compagno Sivakov, anche Richard Carapaz non sottovaluta Evenepoel e soprattutto la sua forma. Però visto il modo di correre del capitano della Ineos-Grenadiers  quasi, quasi Remco potrebbe essere un buon alleato.

 

«La condizione di Evenepoel – ha detto l’ecuadoriano a Het Nieuwsblad – è incredibile. Per me lotterà sicuramente per la vittoria finale. Molto dipenderà dalla condizione di Roglic. Se Primoz dovesse stare bene allora la gara probabilmente sarà un po’ più controllata. Ma se così non dovesse essere c’è Evenepoel che potrebbe fare confusione e correre in modo molto offensivo e imprevedibile».

Remco si è allenato moltissimo in Italia a luglio, lontano dai media del Belgio (foto Twitter)
Remco si è allenato moltissimo in Italia a luglio, lontano dai media del Belgio (foto Twitter)

E Remco cosa dice?

Anche Roglic ed Almeida, più o meno all’unisono hanno detto che Remco non va sottovalutato e che è forte. Landa ha detto che da uno così ci si può attendere di tutto e non si possono fare previsioni.

E il diretto interessato cosa dice? Il corridore di Lefevere aveva parlato prima del via della corsa spagnola. La pressione c’è e probabilmente lui stesso la sente, anche se cerca di negarlo. 

In una conferenza alla vigilia del via ha subito tenuto a dire che era rilassato, salvo poi aggiungere che era stato tutto luglio lontano dal Belgio proprio per evitare le pressioni dei media.

«Questa scelta – ha detto Evenepoel – mi ha fatto bene, così ho potuto essere più lontano dai commenti e le opinioni che si fanno su di me. Mi sento molto calmo e molto rilassato. Prepararmi lontano dal Belgio è stata la scelta migliore che potevo fare».

Intanto un primo obiettivo l’asso di Schepdaal lo ha già raggiunto: uscire dall’Olanda senza problemi. Dopo la cronosquadre era contento sia per il risultato, che per non essere incappato in nessun incidente.

«Cercheremo di mettere insieme le vittorie di tappa per la squadra e un buon posto assoluto nella generale – aveva dichiarato alla vigilia Evenepoel – ma la priorità restano le tappe. Se a fine Vuelta dovessimo avere anche una buona classifica sarà un bonus…».

Evenepoel è fortissimo a crono: già campione nazionale, sfrutta al meglio la sua potenza grazie ad una grande efficienza aerodinamica
Evenepoel è fortissimo a crono: già campione nazionale, sfrutta al meglio la sua potenza grazie ad una grande efficienza aerodinamica

Crono spartiacque

«Ovviamente – ha aggiunto Remco – ho anche ambizioni per una buona classifica finale. In salita non sono mai andato così forte. Vedremo come saremo messi dopo la decima tappa. E’ vero, ci sono frazioni come San Sebastian ma anche altre tappe con salite più lunghe e ripide». 

Per la cronaca, la decima tappa è quella della crono di Alicante. La delicatissima frazione contro il tempo di cui tanto ci ha parlato Stefano Garzelli. E sappiamo come va Remco a crono. A quel punto la classifica sarà definitivamente delineata e anche lui non potrà più nascondersi.

Una cosa è certa: uno che parla così alla maglia rossa magari non ci punta… ma ci pensa eccome.

EDITORIALE / Il nuovo ciclismo, poche corse e tante vittorie

08.08.2022
4 min
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E’ nato un nuovo ciclismo. Quello delle poche gare e delle tante vittorie. Evenepoel è maestro, ma anche Van Aert, Roglic e lo stesso Vingegaard sono allineati sulla stessa strada. Come loro, Pogacar.

In attesa di un altro cambio di direzione, sta avvenendo quello che la nascita dell’allora ProTour suggeriva: i grandi campioni nelle grandi corse, tutti gli altri a dividersi il resto. E non sarebbe neanche male, a pensarci bene, perché darebbe nuova linfa a gare dimenticate e sarebbe garanzia di spettacolo ad alta tensione in quelle più importanti. 

Modello Evenepoel

Evenepoel è l’emblema di questo nuovo ciclismo, perché dopo i campionati nazionali è rimasto a lungo senza correre. E’ rientrato a San Sebastian 34 giorni dopo e ha vinto. Nel frattempo ha trascorso tre settimane in altura, in un regime di vita super controllato che prevede allenamenti mai casuali, simulazioni di gara dietro moto, alimentazione customizzata uomo per uomo, in modo da essere certi dell’alto livello della prestazione. La scienza applicata al ciclismo ha portato vantaggi un tempo inimmaginabili, grazie ai quali i corridori di vertice e i loro gregari riescono a raggiungere standard pazzeschi anche senza sfinirsi di gara in gara.

Quick Step-Alpha Vinyl a Livigno: se tutta la squadra si allena così, ogni corridore sarà super preparato
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Gruppo più forte

Se tutti lavorano a questo modo, si può essere certi che le prestazioni in gruppo continueranno a crescere, di pari passo con lo sviluppo tecnologico, che porta a realizzare biciclette più leggere, ruote più veloci, freni più efficienti, capi di abbigliamento meno resistenti all’aria e tutto un mondo che rende i corridori macchine pressoché perfette.

Quando si analizzano le medie delle corse, è superficiale stupirsi per il fatto che si battano oggi le medie orarie rispetto al ciclismo degli anni 90: sarebbe anomalo se questo non accadesse. Può rimanere imbattuto il tempo di qualche salita, ma il livellamento verso l’alto di tutto il gruppo è palese. I corridori sono capaci di prestazioni clamorose pur non essendo capitani. Allo stesso tempo, è palese quanto sia più difficile per i campioni produrre differenze, per gli atleti professional tenere il ritmo e per i neopro’ inserirsi alla svelta.

Cervèlo, più Santini e Vision: piccolo assaggio di quali colossi abbiano lavorato per Vingegaard al Tour
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Progresso da pagare

Chiaramente tanto progresso va pagato, per cui il solco fra squadroni ricchi e gli altri si scava ancor di più. Fino a qualche tempo fa Specialized aveva l’esclusiva di certe attenzioni e certi sviluppi. Cavendish è tornato a vincere rientrando alla Quick Step e ha il cuore in lacrime all’idea di doversene andare. Gli ultimi mesi tuttavia hanno portato alla ribalta gli sforzi economici di altri grandi marchi che supportano altrettanti squadroni: bici e componenti. Dietro c’è un mondo, popolato di ruote, manubri, caschi e gallerie del vento che si aggiornano in continuazione.

Il lavoro di Cervèlo per Jumbo Visma ha lasciato il segno al Tour. Quello di Colnago per UAE Team Emirates ha dato una svolta nettissima al UAE Team Emirates. Giant, Trek, Cannondale e Canyon hanno il prodotto ma non ancora atleti top in grado di valorizzarlo. Invece il Team Ineos con Pinarello è il quarto tenore sul palcoscenico del WorldTour.

Ganna ha rinnovato con Ineos fino al 2027: crescita e sviluppo tecnico vanno di pari passo
Ganna ha rinnovato con Ineos fino al 2027: crescita e sviluppo tecnico vanno di pari passo

Forse anche per questo Ganna ha scelto di rimanere nel team britannico fino al 2027. I suoi progetti di crono e Ora, unitamente a quelli olimpici con la nazionale non sono pacchetti replicabili in qualsiasi altra squadra.

Si va verso lo standard della Formula Uno. I soldi te li possono dare in tanti, ma i materiali vincenti sono appannaggio di pochi. E se un tempo prendevano i soldi poi cercavano di adattarsi, oggi l’attenzione verso i materiali e gli altri supporti è cruciale. E’ il nuovo corso, chi non sale sul treno resta indietro.

Remco passeggia a San Sebastian. L’analisi del suo assolo

30.07.2022
5 min
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Ha passeggiato Remco Evenepoel. Una passeggiata magari un po’ impegnativa. Ma quando è tornato a San Sebastian per la seconda volta, quella del finale, si è avuto l’impressione di un “cicloamatore” che si stesse godendo la usa uscita su un bellissimo lungomare. Con il mare azzurro, il sole, le bellezze sulla spiaggia…

Invece era un pro’ che stava andando a conquistare per la seconda volta in carriera la Clasica di San Sebastian, appuntamento di fine luglio. Appuntamento dove si incontrano i reduci del Tour e coloro che ripartono per il finale di stagione. Di solito ne esce sempre una corsa combattuta e scoppiettante. Stavolta scoppiettante sì, combattuta no.

La Quick Step-Alpha Vinyl in azione sullo Jaizkibel
La Quick Step-Alpha Vinyl in azione sullo Jaizkibel

Duello rimandato

Combattuta no, perché di fatto al primo scatto, che poi neanche di scatto si è trattato, al primo forcing Remco Evenepoel ha fatto il vuoto. Mancavano esattamente 44,5 chilometri all’arrivo. Solo Simon Yates ha tentato di braccarlo per un po’. Poi, dopo 5’, ha alzato bandiera bianca anche lui.

L’attesissimo duello con Pogacar, davvero sfinito dopo il Tour, è quindi rimandato. Lo sloveno è rimasto indietro pochi minuti prima che l’ex calciatore desse inizio al suo show. Alla sua crono.

Perché di fatto poi ha intrapreso una crono. E in effetti certe doti e l’ottimo lavoro svolto in altura a Livigno si sono visti.

Remco spinge. Solo Simon Yates lo tiene per un paio di chilometri scarsi, poi resta solo
Remco spinge. Solo Simon Yates lo tiene per un paio di chilometri scarsi, poi resta solo

Cronoman e scalatore

Cerchiamo di andare dunque alla base di questo successo. Analizziamo l’azione di Evenepoel e prima anche la sua “nuova” personalità.

Remco è stato in ritiro con la sua Quick Step-Alpha Vinyl, o meglio, in parte con la squadra a Livigno. In realtà lui era a Trepalle, a circa 500 metri di quota più in alto rispetto ai suoi compagni. Quindi a circa 2.300 metri e vi è restato per oltre 20 giorni.

Si è spesso allenato da solo e qualche volta si è unito al gruppo guidato dal tecnico-preparatore Vasilis Anastopoulos, con il quale tra l’altro avevamo parlato.

Alla vigilia di San Sabestian Remco era davvero sereno. Aveva pedalato per un’ora e mezza. Era andato a rivedere lo Jaizkibel e l’Erlaitz (dove ha attaccato), ma soprattutto la sua discesa.

«Sono un atleta più completo rispetto a quello che ha vinto qui tre anni fa – aveva detto a Rtbf, un’emittente belga alla vigilia – Adesso sono più forte, anche fisicamente anche perché il mio corpo ha completato il suo sviluppo (all’epoca aveva 19 anni, ndr).

«Credo di essere anche più completo in tutto: vedo meglio la corsa, sono più intelligente in gara, sono cresciuto come uomo… E sono anche due chili più magro».

E poi aggiunge, sibillino: «Ma il peso dipende dagli obiettivi». Il che vuol dire che ha messo gli occhi sulla Vuelta. Ma questo è un altro capitolo.

E due! Evenepoel aveva trionfato qui nel 2019 a 19 anni, il vincitore più giovane di questa corsa
E due! Evenepoel aveva trionfato qui nel 2019 a 19 anni, il vincitore più giovane di questa corsa

Strategia riuscita

Alla luce di questa tranquillità, di questa sicurezza. Oggi Remco ha messo la sua squadra a controllare la corsa sin dalle prime battute. Si correva per lui senza se e senza ma. Tanto più che Alaphilippe era a casa con il Covid. Anche il fatto di essere il solo leader gli ha dato tranquillità! Magari per altri sarebbe un fardello… 

Non per lui che ha gestito tutto con lucidità.

«Mi sono preso qualche giorno di riposo e nell’ultima settimana avevo fatto solo dieci ore di allenamento proprio perché oggi volevo essere fresco – ha detto Evenepoel dopo l’arrivo – E infatti penso che ciò che ha fatto la differenza oggi sia stata la freschezza. 

«Mi sono sentito bene e ho deciso di aumentare il ritmo sullo Jaizkibel con la squadra. Era un piano preparato in anticipo. È andata bene. Poi è stato un finale lungo e difficile».

Sul podio con il belga (con il classico basco) anche Sivakov e Benoot
Sul podio con il belga (con il classico basco) anche Sivakov e Benoot

Tre spunti tecnici

Che sia stato lungo sicuro. Sul difficile qualche dubbio lo abbiamo! Restando sull’analisi di questo successo. Tre cose ci hanno colpito di Remco: l’agilità, la posizione, l’approccio con la discesa.

Agilità sì, ma anche rapporto: in una parola forza. Remco mulinava, ma spingeva anche. E la riprova era vedere i suoi avversari, tra chi stava in piedi, chi cercava di tenerlo con rapporti “impossibili”. Quella è forza… espressa in modo agile: mettiamola così.

Tra l’altro si sarà alzato sui pedali 3-4 volte in 44 chilometri. Cronoman puro.

E da qui ci leghiamo al secondo punto: la posizione. Remco sembrava più lungo, più disteso con i gomiti. Come se avesse, complice questo dimagrimento, allungato l’attacco manubrio di un centimetro, di solito in corso di stagione non si va oltre. Il risultato: una posizione aerodinamica, stabile, composta e anche bella esteticamente. 

Secondo i dati, da quando è partito ha sviluppato una media di circa 2 km/h in più degli immediati inseguitori.

La discesa: come sappiamo non è il punto di forza di Evenepoel, però va detto che è migliorato. Nella planata successiva all’attacco è stato bravo. Ha spinto, ha persino guadagnato qualcosina sui primi inseguitori, ma certo non era una planata tecnica.

Nella seconda discesa invece, che era ben più tecnica, forte dei 2’30” di vantaggio (forse anche più) a cinque chilometri dall’arrivo, è sceso veramente piano ed in controllo. Non ha quindi rischiato nulla. Chissà se ha voluto attaccare così anticipatamente temendo questa discesa? In ogni caso ha gestito con maturità anche questo aspetto.

Evenepoel, l’apprezzabile arte dell’autocritica

20.06.2022
5 min
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Remco Evenepoel si è tolto di dosso i panni di Superman, ma sta lavorando (bene) per indossarli nuovamente. La vittoria della Liegi gli ha ridato fiducia. Il Tour of Norway, con tre tappe vinte su sei, ha confermato che la strada è giusta. Mentre in Svizzera (11° a 4’04” da Thomas) il belga ha conquistato l’ultima crono, ma ha capito che il livello WorldTour in mezzo a quelli che lavorano per la maglia gialla è un’altra cosa. Il suo obiettivo è la Vuelta e sarebbe stato preoccupante essere già al pari di chi fra dieci giorni sarà in lizza per il Tour.

«Tre secondi di vantaggio su Thomas e undici su Kung – ha commentato dopo la vittoria di ieri – sono un bel risultato, l’importante è aver vinto, non il distacco. Tuttavia il più grande avversario è stato il caldo. Terribile. Non sono nemmeno stato in grado di seguire la tabella che ci eravamo dati. Nelle crono, ero già arrivato secondo alla Tirreno e ai Paesi Baschi: vincere è meglio. Soprattutto dopo una settimana faticosa, in cui non ho pedalato al mio massimo livello e ho subìto parecchie lezioni lungo la strada».

A lezione da Thomas

Qualcuno non lo sopportava, perché dopo ogni bel risultato “sbruffoneggiava” da calciatore qual è sempre stato, senza considerare che avesse appena vent’anni. E il belga, che nel frattempo ne ha compiuti 22, ha rimesso i piedi sulla terra.

«Mi riferisco principalmente alla tappa di Novazzano (foto di apertura, ndr) – ha spiegato ai giornalisti il campioncino belga – quando ho perso più di due minuti, su un percorso che ricordava le corse delle Ardenne. Ero troppo rilassato. Pensavo che gli uomini di classifica avrebbero tenuto la corsa e poi Matthews o uno come lui avrebbe vinto lo sprint. Abbiamo sbagliato tutto. Ci siamo concessi un giorno di riposo totale, mentre avremmo dovuto prendere l’iniziativa, così io non avrei perso due minuti e sarei salito sul podio.

«Sotto questo aspetto devo ancora imparare molto da un corridore come Geraint Thomas. Ha sempre la corsa in pugno, è aggressivo e vigile, mentre io quel giorno non ero nemmeno preparato per sopportare il caldo. Ho persino sbagliato a scegliere il casco: dopo l’arrivo ci si poteva friggere sopra un uovo. Non ho nemmeno chiesto di avere del ghiaccio, perché non pensavo fosse necessario. Lo sbaglio più grande della mia carriera. Fortunatamente, imparo velocemente. Non commetterò più gli stessi errori».

Geraint Thomas è sempre stato fra i primi 4 dello Svizzera e nella crono ha conquistato la vittoria
Geraint Thomas è sempre stato fra i primi 4 dello Svizzera e nella crono ha conquistato la vittoria

Le energie sprecate

Zero scuse. Qualcuno avrebbe potuto intervenire, ma il ragazzo si è preso tutte le responsabilità e guarda avanti. Pagina voltata, il giusto atteggiamento. Lucido anche nel commentare il distacco sui traguardi in salita di Mosaalp e Malbun: rispettivamente 3’06” da Denz e 2’30” da Pinot.

«Quei tre minuti – ha spiegato – non mi preoccupano molto. Era la prima volta che salivo sopra i 2.000 metri in gara dopo il ritiro in altura. Questa volta sono stato anche abbastanza intelligente da portare impacchi di ghiaccio (ridendo, ndr). Mi sono accorto però che sopra i 1.800 metri non ho avuto l’accelerazione di corridori come Thomas e Higuita. Forse dopo il Giro di Norvegia sono arrivato al Giro di Svizzera un po’ stanco. Ho recuperato completamente solo alla fine della settimana ed è un’altra lezione. Se mai vorrò vincere queste corse, dovrò gestirmi diversamente

Dopo il Tour of Norway, Evenepoel ha fatto show alla Gullegem Koerse, buttando via un bel po’ di energie
Dopo il Tour of Norway, Evenepoel ha fatto show alla Gullegem Koerse, buttando via un bel po’ di energie

«Devo risparmiare quanta più energia possibile. Sempre e ovunque. Per Thomas è automatico, io devo impararlo. Dopo la Norvegia ho vinto la Gullegem Koerse. Ho esagerato. Ho fatto una cronometro di 170 chilometri e solo dopo mi sono reso conto di aver corso per ore a wattaggi folli. E’ stato stupido, uno spreco di energia. Per questo, visto il passaggio a vuoto di Novazzano, abbiamo deciso di togliere la Vuelta a Burgos dal programma. Voglio essere il più fresco possibile per la Vuelta».

Obiettivo Vuelta

Ora lo aspettano il campionato belga a cronometro, in cui l’anno scorso fu bruciato da Lampaert nonostante pochi giorni prima avesse vinto lui la crono al Giro del Belgio. Poi verrà il campionato belga su strada, quindi Remco tirerà i remi in barca, per preparare l’assalto alla Vuelta.

«Stacco per una settimana – ha riso – nulla di troppo. Starò accanto a “Oumi” (Oumaima Rayane, la sua compagna, ndr) durante gli esami. Durante l’ultimo stage in altura, lei ha cucinato per me, temo che ora sia arrivato il mio turno. Poi farò un altro ritiro in quota, quindi San Sebastian, un altro breve ritiro, e poi finalmente sarà tempo della Vuelta».