Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Pogacar

Van Aert piega Pogacar: per sé, per il team e per Goolaerts

12.04.2026
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ROUBAIX (Francia) – Wout Van Aert piange e non la smette più, dal momento in cui ha tagliato il traguardo alzando un dito al cielo come a dire: «Eccomi, ci sono anch’io, finalmente», ma che in realtà significa anche molto altro. Tadej Pogacar deve rimettersi in tasca il sogno di conquistare tutte e cinque le Monumento, oggi è il giorno di Van Aert. Finalmente, diciamo tutti. 

A cinque chilometri dall’arrivo lo speaker del velodromo di Roubaix ha chiesto quanti fossero i sostenitori del belga e quanti quelli dello sloveno. Il boato che si è alzato per Wout Van Aert non ha lasciato dubbi: Roubaix oggi era tutta per lui

«Ci ho creduto davvero – dice Wout Van Aert in conferenza stampa – dopo il Carrefour de l’Arbre. Una volta usciti da quel tratto di pavé sapevo di avere una buona possibilità, la strada era ancora lunga e sarebbero potute succedere molte cose. Ma da quel momento ci ho creduto davvero».

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua
Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua

Pace fatta

Van Aert ha rincorso per anni una gara che sembrava stregata. Quasi impossibile da centrare per un corridore che in carriera avrebbe meritato di vincere molto di più, invece spesso si è trovato con una collezione di piazzamenti difficili da digerire. Lui è stato capace di mandarli giù, ripartire senza mai farsi abbattere. 

«Sono super orgoglioso di quanto fatto oggi – racconta ancora il belga – perché vincere questa gara significa praticamente tutto per me. Tutti noi ciclisti facciamo moltissimi sacrifici per arrivare a questi livelli e lottare in gare come la Roubaix. Vincere con uno sprint a due contro Tadej Pogacar e la sua bellissima maglia iridata penso sia la cosa migliore che mi potesse capitare. E’ un sogno che si avvera, finalmente».

Il cuore di Wout

La Parigi-Roubaix era così radicata nella testa di Wout Van Aert in una maniera quasi difficile da spiegare. Per due volte l’ha sfiorata salendo sul podio in entrambe le occasioni, secondo nel 2022, terzo nel 2023. Il cerchio si è chiuso, e vale molto di più di una semplice vittoria. 

«Per otto anni ho inseguito questa gara – spiega – l’ho corsa per la prima volta nel 2018, ed è stata subito una giornata molto triste. Quel giorno Michael Goolaerts morì, perdere un compagno di squadra in corsa è qualcosa di crudele (entrambi correvano per la Vérandas Willems-Crelan, ndr). Personalmente feci una bella gara e capii che mi si addiceva davvero.

«Da allora il mio obiettivo è sempre stato di vincere, per alzare il dito al cielo e dedicarla a lui. Nei giorni scorsi, passando nel punto in cui avvenne l’incidente fatale, mi è venuta la pelle d’oca. Mi piace credere che Michael mi abbia dato un po’ di energia oggi, per questo dedicare la vittoria a lui e alla sua famiglia è meraviglioso». 

Attendere

Van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix, nell’anno in cui forse in pochi ci speravano. I fari sono sempre stati puntati sul duello tra Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel, entrambi a caccia di un pezzo di storia e di record da battere. 

Invece ha vinto Wout Van Aert, con un successo che alla Visma Lease a Bike hanno inseguito per anni. La gioia è di tutti, da Laporte oggi quinto e che racconta di quanto servisse un successo del genere per il belga. E’ di Affini, che è stato scudiere di Van Aert in ogni momento, soprattutto in quelli più difficili. Come di Mattio, alla sua prima Roubaix tra i grandi e che una volta saputo della vittoria di Van Aert è entrato nel velodromo incitando la folla. 

«L’attacco da dietro di Pogacar sul settore di Mons en Pevele – racconta Van Aert – mi ha fatto decidere di restare alla sua ruota nei settori di pavé finali, per evitare di essere attaccato ancora a quel modo. Chiudere sul suo allungo mi è costato tanto, ho dovuto scavare a fondo nelle mie energie. Da quel momento ho capito che il mio unico obiettivo era rimanergli a ruota».

Un sogno lungo anni

«Penso di aver avuto una grande condizione oggi – conclude – ma non è stato l’unico anno in cui mi sentivo bene. Sarebbe una bella storia dire che mi sono sentito meglio rispetto agli altri anni, ma così non è, solo che in passato le circostanze non sono state dalla mia parte. Anche oggi ho avuto un po’ di sfortuna, ma sono riuscito a reagire nel modo giusto. Penso che le altre edizioni mi abbiano dato le conoscenze necessarie. 

«La squadra ha rincorso questa gara per anni, era il sogno di Richard Plugge (General Manager della Visma, ndr). Mi sento orgoglioso di aver portato a termine un lavoro durato tanto tempo. Un grazie va anche ai miei compagni con i quali abbiamo fatto qualcosa di incredibile».

Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

Pogacar come Hinault nell’81? Moser fra ricordi e previsioni

12.04.2026
5 min
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Torniamo indietro di anni, di tanti anni, alla Parigi-Roubaix 1981. Francesco Moser ha dominato le tre edizioni precedenti e ha la possibilità di un poker consecutivo mai realizzato da alcun corridore. Il trentino è nel gruppetto di testa, dove c’è il grande rivale De Vlaeminck, altri belgi, ma soprattutto Bernard Hinault, che quella corsa non l’ha mai amata. Il bretone sa che il grande amore dei francesi va ripagato non solo attraverso le vittorie al Tour, ma anche con la classica più importante e originale.

Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser
Uno scatto in bianco e nero vecchio di 45 anni: la volata vincente di Hinault, battendo De Vlaeminck e Moser

Una storia vecchia eppure attuale

Perché tornare così indietro nel tempo? Perché i parallelismi con l’impresa alla quale si accinge Pogacar sono tanti. Anche per lo sloveno il pavé è qualcosa, forse non indigesto come per il transalpino, ma sicuramente di meno congeniale rispetto ad altri scenari, quelli dove è abituato a dominare. Moser ricorda molto bene quell’edizione, chiusa con un terzo posto che gli aveva lasciato tanto amaro in bocca.

«Hinault mi diceva sempre: “A me non piace, non la faccio” poi però veniva sempre, di controvoglia, l’anno prima era finito ai piedi del podio. Quell’anno lì ha deciso di farla puntando apertamente alla vittoria ed è andato forte perché poi nella volata ci ha tolto di ruota. Io ero convinto di batterlo, magari De Vlaeminck no, ma lui sì e invece siamo arrivati tutti e due dietro, anche se era caduto nel finale».

Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei grandi giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Hinault in maglia iridata. Campionissimo nei Grandi Giri, sapeva emergere anche in alcune prove in linea
Anche Pogacar ha fatto le prove lo scorso anno. L’approccio è lo stesso di quello che aveva Bernard?

No, intanto perché Tadej non ha quel rifiuto viscerale verso il pavé. L’anno scorso lui è andato forte, c’è stata la caduta ma senza di quella arrivava assieme a Van der Poel. L’unico suo problema è che VDP è molto più adatto a quel percorso per la sua attitudine al ciclocross, per quello ha vinto tre Roubaix e potrebbe vincere anche la quarta, perché è il suo terreno prediletto. Pogacar va forte, ma non avendo la salita è più difficile per lui staccare l’olandese e se arrivano in volata, abbiamo visto l’anno scorso alla Sanremo com’è finita.

Tu che cosa ricordi di quell’edizione dell’81?

Ricordo che c’è stata selezione continua fino a che siamo rimasti in 7. C’era anche Kuiper che era un altro grande specialista e nel finale mi pare che fosse caduto anche lui. Nel finale avevamo rallentato tutti, per mancanza di energie ma anche per giocarcela allo sprint. Hinault è partito in testa, io mi ero alzato anche un po’ nella curva, per acquisire velocità, ma lui è andato proprio via, praticamente siamo arrivati a ruota. E vuoi sapere il bello?

Cosa?

C’era addirittura chi diceva che la corsa gliel’avevamo venduta e c’è gente che è ancora convinta di questo…

Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar sul pavé della Roubaix 2025. Il suo primo approccio è stato notevole, su un terreno poco congeniale
Pogacar viene dalle vittorie alla Sanremo e al Fiandre e dicono tutti che ormai il copione di corsa è sempre lo stesso, con lo sloveno che attacca lontano dal traguardo. La Roubaix si presta a questa tattica o anche lui dovrà cambiare qualcosa?

La Roubaix è diversa perché il percorso non ha le asperità dove lui avrebbe sicuramente la meglio. E allora dovrà cercare di sfiancare Van der Poel, ma a cose normali è difficile che lo stacchi nel piano, perché è il suo terreno. Anche il fisico di VDP è più adatto rispetto a Pogacar. Sul pavé non puoi andare di agilità, devi andare di potenza e far velocità per passarlo via bene, perché se ti pianti lì in mezzo ai sassi non vai avanti.

Ci sono altri che possono inserirsi nella lotta fra loro due?

Forse Ganna, speriamo che riesca a star lì con loro, ma la sfida è fra loro due soprattutto dopo domenica scorsa. Nel Fiandre penso che Van der Poel abbia fatto male a tirare, doveva far rientrare Evenepoel, che in tre la corsa sarebbe stata diversa. Io l’avrei fatto rientrare avendo un avversario così in più da controllare per lo sloveno.

La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via...
La caduta che ha contraddistinto la prima Roubaix dello sloveno. VDP era libero di volare via…
Nel pavé conta molto di più anche il fattore fortuna…

Beh, è chiaro che se uno nel momento sbagliato scivola rischia di perdere tutto. Io la prima Parigi-Roubaix non sono arrivato con De Vlaeminck perché ho bucato prima, poi sono caduto e sono arrivato lo stesso secondo. Ma se uno è là davanti che buca, è chiaro che dà il via libera agli altri.

Ma rispetto alle tue imprese adesso è allo stesso livello il pericolo di bucare, di cadere?

Gomme e ruote sono profondamente cambiate e migliorate per questo tipo di corse, ma si può sempre forare, dipende sempre dalla guida che uno ha o se prendi la buca sbagliata, un sasso che ti taglia la gomma, sono tante le circostanze. Per questo è una corsa unica…

Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
Pogacar e Van der Poel insieme: la sfida si ripete a un anno di distanza. VDP punta al poker, Tadej al Grande Slam
In base alla tua esperienza Pogacar ce la può fare a centrare la Roubaix e quindi a fare il Grande Slam delle Monumento?

Sì, ma io sinceramente spero che quell’altro lo batta, perché se vince sempre uno non va bene, la gente smette di appassionarsi. L’olandese è favorito, ancor di più in caso di pioggia perché con un clima brutto lui, con l’esperienza che ha nel ciclocross, ci va a nozze, ma comunque lo sloveno non è lontano. L’anno scorso si è capito benissimo.

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
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COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
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Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch

Vermeersch va forte e la UAE Emirates lo blinda

08.04.2026
5 min
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Con il contratto rinnovato fino al 2028, Florian Vermeersch tira il fiato prima della Roubaix, che nel 2021 a 22 anni lo vide secondo alle spalle di Colbrelli e davanti a Van der Poel. Dopo sette anni con la Lotto e la frattura del femore a inizio 2024 da cui ha imparato che non si ci può mai fermare, lo scorso anno il corridore di Gand è stato ingaggiato dal UAE Team Emirates XRG.

Quest’anno, complice l’assenza per infortunio di Wellens, il suo ruolo accanto a Pogacar è diventato ancor più cruciale. E’ stato lui a scortarlo nei sopralluoghi sul pavé e con il settimo posto di domenica al Fiandre ha dimostrato di avere le carte in regola per fare il gregario, ma anche per dire la sua.

Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Florian Vermeersch arriva secondo nella Roubaix vinta da Colbrelli: ha 22 anni
Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Vermeersch arriva secondo nella Roubaix di Colbrelli: ha 22 anni

Le gambe di Pogacar

Campione del mondo gravel nella scorsa stagione, Vermeersch ha trovato le gambe per conquistare il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e anche ad Harelbeke, criticato per non aver inseguito a dovere Van der Poel, ma è consapevole che fra sé e il suo capitano ci sia un abisso.

«Ho detto spesso a Pogacar che mi piacerebbe avere le sue gambe anche solo per un giorno – ha detto di recente a Het Nieuwsblad – ma so che non ho tanto da lamentarmi: sono il campione del mondo gravel e sto lottando nelle corse fiamminghe. Non tutti i corridori possono dire lo stesso, ma il talento di Tadej è incredibile. A volte non riesco a credere a quanto sia forte. Siamo andati a fare ricognizioni insieme per cinque volte. Lungo il percorso, ho cercato di raccontargli qualche aneddoto delle edizioni passate, punti in cui il gruppo si è spezzato inaspettatamente. Alla Roubaix, è importante soprattutto ciò che accade prima dei tratti di pavé, non tanto i tratti stessi».

Pogacar, Wellens, Politt e Florian Vermeersch durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram - Benoit Bernard)
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)
Tim Wellens
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)

Imparare dagli errori

Firmare per correre accanto a Pogacar significa rimettersi in tasca le ambizioni nelle corse più grandi, avendo però spazio in tutte le altre. Le esperienze che si vivono accanto al campione servono a far crescere il bagaglio e a suo dire non gli precludono la possibilità di fare risultato. Il quinto posto dello scorso anno a Roubaix, nel gruppetto di Pedersen e Van Aert subito dietro ai primi due, ne è stato a suo dire la conferma.

«Non ho assolutamente problemi – ha detto – a dare il massimo per uno come Pogacar. A Roubaix sono possibili tantissimi scenari, sono il suo gregario di lusso, ma questo non significa che non possa comunque ottenere un buon risultato per me stesso. Il secondo posto del 2021 fu una sorta di delusione. Dissero che avevo lavorato troppo in testa al gruppo e probabilmente avevano ragione: sarei dovuto stare di più a ruota. Cerco di imparare dai miei errori, ma non è facile quando si è impulsivi. Ormai lo sanno anche gli altri corridori: non sono un grande opportunista e corro sempre per quello che valgo».

E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu
E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu

Fra sport e politica

Vermeersch è un ragazzo di 27 anni, uno in meno di Pogacar, che oltre a fare il corridore, mette il suo impegno anche in politica. E’ prossimo alla seconda laurea e da qualche tempo è impegnato anche in politica, come consigliere comunale e consigliere di polizia nel comune di Lochristi. Partecipa alle decisioni in tema di bilanci e questioni operative, tutte questioni molto concrete.

«So di essere privilegiato – ha raccontato – molti giovani sognano di diventare professionisti e non ci riescono, anche se magari si impegnano tanto quanto me, se non di più. Al liceo sono stato abbastanza fortunato da cavarmela solo grazie al talento, ma quest’anno ho messo in pausa per un po’ gli studi. Sono vicino alla seconda laurea, ma per ora la combinazione con le gare è un po’ troppo impegnativa.

«Anche questa è stata una lezione: a volte va bene fallire, perché il fallimento è a suo modo una grande sfida. Vorrei ancora conseguire la laurea magistrale, ma probabilmente lo farò dopo la fine della carriera. La lezione che ho imparato è che bisogna prendere il toro per le corna. Se le cose non vanno come previsto, come quando ho avuto il mio infortunio, bisogna staccare la spina e ripartire da zero».

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar
Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar

Il gusto della libertà

Con ventuno giorni di gara nelle gambe, il programma di Vermeersch dopo la Roubaix prevede quasi un mese di stacco fino al Tro Bro Leon, mentre per ora sembrano escluse dal programma la partecipazione alla Freccia del Brabante e alla Liegi, disputate lo scorso anno senza concluderle. Il suo rapporto con l’allenamento è una via di mezzo fra l’obbligo di precisione e la sua esigenza di sfuggirle.

«Sono uno di quei corridori – ha detto – che amano avere delle linee guida generali da parte della squadra, pur mantenendo un ampio margine di interpretazione. Il mio allenamento si basa su basi scientifiche, ma i miei programmi non sono il risultato di soli dati scientifici.

«Se devo fare un lavoro basato sulle ripetute, può capitare che lo trasformi nella ricognizione sul percorso di una classica fiamminga, scegliendo alcune salite su cui fare i miei lavori. Le ripetute non saranno mai esattamente di due minuti e i recuperi non saranno tutti uguali. Decido cosa fare in base a come mi sento: ho questa libertà perché sono abbastanza disciplinato da non fare sciocchezze e da non starmene con le mani in mano».

Domenica mattina, al via da Compiegne, Vermeersch prenderà il via nella sua quarta Roubaix. Molto probabilmente dovrà sgobbare per Pogacar, lanciato verso la conquista dell’unica Monumento che ancora gli manca. Eppure, sebbene il talento dello sloveno sia così abbagliante da rendere apparentemente semplice anche l’impossibile, non tutti sono disposti a credere che archivierà facilmente anche la prossima pratica.

Collezione Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026

La collezione di Santini che omaggia la Roubaix 

25.03.2026
4 min
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Con la Milano-Sanremo di sabato scorso è cominciata ufficialmente la stagione delle grandi classiche di primavera. Il 5 aprile ci sarà il Giro delle Fiandre e una settimana dopo, il 12 aprile, la Parigi-Roubaix

E’ proprio a quest’ultima, alla Regina delle Classiche, all’Inferno del Nord, che Santini ha appena dedicato un’intera nuova collezione di abbigliamento.  Maglia e pantaloncini, ma anche intimo, maglia a maniche corte, guanti, cappellino e calzini. Proprio tutto il necessario per indossare il proprio amore per il pavé

Maglia Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
La nuova maglia Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026, con il pavé al centro della grafica
Maglia Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
La nuova maglia Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026, con il pavé al centro della grafica

Grafiche, frasi e colori per l’Inferno del Nord

Al centro del design della collezione c’è proprio il pavé, cioè quello che rende questa gara completamente pianeggiante più dura, selettiva ed affascinante di una tappa alpina. Il progetto grafico della collezione Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France (questo il nome completo) si basa su un fondo nero sul quale spiccano loghi e stampe rosse. Una scelta cromatica decisa, che richiama i colori dell’inferno. 

La maglia è senza dubbio il capo dove tutta la forza della grafica si esprime al meglio. A livello tecnico si tratta di un jersey estivo in microfibra, classico ma molto curato, realizzato con tessuti traspiranti che assicurano freschezza e comodità. Ma senza trascurare alcuni dettagli che strizzano l’occhio alla performance, come per esempio le maniche a taglio vivo

Ma la sua particolarità sta appunto nelle scelte estetiche. Nella parte anteriore, al centro del petto, spicca la stampa orizzontale di un settore di pavé, tanto semplice quanto evocativa. Sul retro invece campeggia al centro della schiena il grande ciottolo di porfido che è il trofeo al vincitore, impreziosito dalla scritta bianca “J’adore les pavés”. Nella parte posteriore sono poi presenti altre scritte, sempre rosso su sfondo nero. Tra queste la celebre frase di Bernard Hinault che definì la Parigi-Roubaix una “cochonnerie” (traducibile, più o meno, con “porcheria”). 

Pantaloncini Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
I pantaloncini riprendono la stampa delle pietre sulle bretelle, con il resto a tinta unita
Pantaloncini Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
I pantaloncini riprendono la stampa delle pietre sulle bretelle, con il resto a tinta unita

Pantaloncini e maglia a maniche lunghe

L’altro capo cardine della collezione di Santini dedicata alla Roubaix sono i pantaloncini. Sono realizzati in tessuto prodotto in Italia, un materiale ad alta elasticità con tecnologia Power Compression, che offre un sostegno muscolare medio lasciando comunque molta libertà di movimento. Utilizzano il fondello GITevo con anima in Twist Gel, pensato per assorbire gli impatti in modo costante e graduale, aspetto fondamentale quando si affrontano, per esempio, le vibrazioni del pavé.

Anche in questo caso, come per la maglia, i bordi sono a taglio vivo con un grip interno in silicone che mantiene il pantaloncino in posizione. Le bretelle sono realizzate in un tessuto particolarmente elastico che assicura la vestibilità, e soprattutto è lì che Santini ha deciso di imprimere il carattere estetico della collezione. Il pantaloncino infatti è completamente nero, ma le bretelle riprendono la grafica del tratto in pavé in rosso presente al centro della maglia.

Interessante notare come in questa collezione sia presente anche una maglia a manica lunga leggermente felpata. Il design è più sobrio rispetto al jersey a maniche corte, con gli stessi dettagli inseriti però in maniera più sobria, sia sul davanti che sul retro del capo. In ogni caso una bella proposta, dal momento che, com’è noto, alle classiche del nord il clima è spesso imprevedibile.

Maglia maniche lunghe Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
La collezione comprende anche una maglia a maniche lunghe leggermente felpata, per i giorni in cui il clima è davvero da classiche del nord
Maglia maniche lunghe Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France 2026
La collezione comprende anche una maglia a maniche lunghe leggermente felpata, per i giorni in cui il clima è davvero da classiche del nord

Altri accessori e prezzi

A completare la gamma Santini Paris-Roubaix Hauts-de-France sono poi disponibili anche una maglia intima, al prezzo di 35 euro, i guanti a 35 euro, i calzini e il cappellino, venduti rispettivamente a 16 e 18 euro.

La maglia a maniche corte invece è proposta a 110 euro, i pantaloncini a 150 euro e la maglia a maniche lunghea 120 euro.

Santini

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025

Pogacar e la Roubaix: può essere l’anno giusto?

16.02.2026
4 min
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BUDAPEST (Ungheria) – Prima ci sarà la sfida della Milano-Sanremo, alla quale manca poco più di un mese, con Cipressa e Poggio pronti a fare da trampolini di lancio a Tadej Pogacar. Poi arriveranno il Fiandre e la Roubaix, la curiosità intorno a questa primavera ciclistica gira tutta intorno a due settimane: quella della Sanremo e della Roubaix. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG è alla caccia delle due Classiche Monumento che gli mancano per completare una collezione di trofei già di per sé vasta. 

Nel parlare, ai margini della giornata che ha caratterizzato la presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort c’era una grande curiosità. Davide Martinelli, diesse del team italo-ungherese, riferendosi alla Milano-Sanremo ha battezzato il vento come fattore decisivo. Poi il discorso è passato alla Roubaix, e la sensazione generale è che tanto dipenderà da Van Der Poel e dalla sua voglia di strozzare in gola l’urlo di vittoria a Tadej Pogacar.

Sempre più vicini

La curiosità cresce quando si passa a parlare della Parigi-Roubaix, la Classica che da anni è terreno di conquista di Van Der Poel, il cui trono ha però vacillato nell’ultima edizione. Il risultato finale ha parlato di un Pogacar battuto, forse però più dall’inesperienza del campione del mondo che dalla superiorità dell’olandese. 

Allora abbiamo approfittato della presenza in Ungheria di Andrea Tafi per capire ed entrare nel tema che più fa discutere gli appassionati. 

«Alla Roubaix – spiega Tafi – la lotta può essere indirizzata al duello tra Pogacar e Van Der Poel, con il primo che ha dimostrato di avere ottime doti anche in una Classica tanto lontana dalle sue caratteristiche. O da quelle che pensavamo potessero essere. Tuttavia credo sia prematuro pensare possa vincerla già quest’anno, sicuramente Pogacar può impensierire Van Der Poel, ma ci sono tante circostanze esterne da tenere in considerazione».

Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Cosa può essersi portato via Pogacar dall’esperienza del 2025?

La differenza tra i due è stata pressoché tecnica, essere un atleta che fa ciclocross, come Van Der Poel, può dare un grande vantaggio. Affrontare le curve, prendere determinati tipi di pavé, o pedalare sulle pietre. Avere dimestichezza sulla bici vuol dire tanto. Anche la caduta che ha tagliato fuori Pogacar è risultata molto banale, se vogliamo, ma è una testimonianza del fatto che gli sia mancato un qualcosa dal punto di vista tecnico. 

Quest’anno lo hanno già rivisto testare il percorso…

Anche nella passata stagione era stato a provarlo, ma un conto sono le ricognizioni e un altro è correrci sopra. Tadej Pogacar è uno estremamente determinato, quando vuole conquistare qualcosa si mette lì e ci lavora fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Credi ci sia una possibilità concreta?

Ha dimostrato di essere il migliore al mondo in lungo e in largo, sarà una bagarre bellissima. La cosa che renderà ancora tutto più entusiasmante è che la Roubaix puoi prepararla al meglio, allenarti, provarla, ma c’è sempre qualcosa di esterno che può influenzare l’andamento della gara. 

Ad esempio?

Il meteo, forse questo è il fattore esterno più importante di cui tenere conto. Abbiamo visto Pogacar sapersi destreggiare sull’asciutto, ma con la pioggia potrebbe venire fuori una corsa molto diversa.

L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
Si può imparare in così poco tempo a gestire una corsa come la Roubaix?

Pogacar in passato ha sbagliato e fatto degli errori, che però gli sono serviti per migliorarsi ulteriormente. E’ cresciuto tanto e con questa sua maturazione ha colmato quelle pochissime lacune che aveva. Si è parlato tanto della differenza di peso tra i due, ma a mio modo di vedere questo conta meno ai giorni nostri. L’evoluzione tecnica del mezzo è arrivata a un punto tale da aver reso secondaria questa caratteristica fisica. Praticamente Pogacar ora si trova, quasi, alla perfezione assoluta per cercare di vincere la Roubaix.

Dal podio di Roubaix, viaggio a ritroso alle origini di Borghesi

24.04.2025
3 min
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Settima ad Almeria, sesta al Fiandre, seconda alla Roubaix. La crescita di Letizia Borghesi è parsa inizialmente sorprendente, ma è bastato parlarle dopo la corsa del pavé e guardarla negli occhi per capire che di casuale probabilmente ci fosse molto poco. Una frase soprattutto ha continuato a risuonarci nella testa fino a ieri. Quando le chiedemmo se si sentisse un po’ fuori posto fra Lotte Kopecky e Lorena Wiebes, con grande serenità la trentina ci rispose di essersi sentita più spesso a disagio occupando posizioni inadeguate rispetto alle sue aspettative. Perciò abbiamo preso il telefono e chiamato Matteo Ferrari, il diesse che l’ha avuta giovanissima al Vaiano quando a 21 anni vinse una tappa al Giro d’Italia e nessuno quasi sapeva chi fosse.

«Stiamo preparando il viaggio per il GP Liberazione – spiega il tecnico dell’Aromitalia 3T Vaiano, 40 anni – anche se inizialmente abbiamo avuto paura che il programma di Roma venisse rivisto dopo la morte di Papa Francesco. Invece si svolgerà tutto come da programma, per cui finiamo di caricare e si parte».

Nel 2021, Letizia Borghesi si è laureata in Scienze Motorie (immagine Instagram)
Nel 2021, Letizia Borghesi si è laureata in Scienze Motorie (immagine Instagram)
Ti stupisce la frase di Letizia Borghesi?

In realtà no. E’ sempre stata una ragazza che lasciava intravedere una buona base. Nel 2019, il primo anno con noi, fece un settimo posto alla Freccia del Brabante, da sola alle spalle del gruppetto che si era giocato la corsa. Capimmo che ci fosse qualcosa su cui lavorare. Dalla sua parte ha sempre avuto una determinazione fuori dalla norma, una marcia in più. Fa fede più di quella della tappa vinta al Giro che, in tutta onestà, nacque anche da circostanze fortunate. Ma si vedeva che non ci pensava proprio a farsi battere.

Non fece in tempo a dare seguito a quei piazzamenti, dato che nel 2020 ci fu lo stop per il Covid.

Eppure ricordo che andò forte nella Strade Bianche che fu la corsa in cui si ripartì. Per cui capisco le sue parole. E negli ultimi due anni ha dato continuità ai risultati perché ha fatto le sue tappe. Anche se il secondo posto alla Roubaix è davvero tanta roba.

Hai parlato di grande determinazione…

A livello di carattere e dedizione, era concentrata sul ciclismo. Faceva già a 21 anni la vita da atleta al 100 per cento, che le ha permesso di sopperire qualche lacuna fisica che ormai è sparita grazie alla sua maturazione fisica.

Anche in maglia Vaiano, Letizia Borghesi ha sempre corso nel cross durante l’inverno (foto Billiani)
Anche in maglia Vaiano, Letizia Borghesi ha sempre corso nel cross durante l’inverno (foto Billiani)
Sembra molto riservata…

Ha bisogno dei suoi tempi per aprirsi. Il giorno del Fiandre eravamo in Belgio, ma non abbiamo corso. Così siamo andati a trovarla e si è visto che il rapporto con lei, sua sorella e la famiglia è ancora molto buono. Con i genitori non abbiamo mai avuto problemi, vivono il ciclismo nel modo giusto. Quello che le hanno trasmesso è l’amore per lo sport e la necessità di fare dei sacrifici.

Faceva ciclocross anche in quegli anni?

Sì, certo. Approfittava delle festività natalizie per trasferirsi in Belgio e fare le sue gare. Il nostro meccanico è stato ancora con lei lo scorso inverno per le gare che ha fatto, compreso il campionato italiano quando ha conquistato il podio.

Riassumendo, pensi che continuerà a migliorare sul fronte delle classiche?

Direi di sì. Letizia va forte con il freddo e la pioggia, anche se già da allora si lavorò tanto per andare bene con il caldo. Per cui la vedo bene ancora al Nord per le classiche più importanti, ma anche nelle tappe di qualche Giro in cui possa prendere una fuga e giocarsi la corsa.

EDITORIALE / L’abuso del talento è peccato capitale

21.04.2025
4 min
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A Pogacar non converrebbe a questo punto saltare la Freccia Vallone e sparare le ultime cartucce alla Liegi? Sarebbe un peccato trovarlo a corto di gambe nella Decana di tutte le classiche. In questo giorno di Pasquetta, che al Nord è quantomai provvidenziale dopo l’Amstel di ieri, il pensiero fa capolino con crescente insistenza.

La corsa di ieri ha proposto un altro scontro fra titani. Evenepoel ha preso il posto di Van der Poel, mentre Pogacar ha continuato a giocare da par suo. Potente lavoro di squadra e attacco coraggioso a 48 chilometri dal traguardo. Sembrava tutto nuovamente perfetto, ma di colpo si è avuta la sensazione che Evenepoel avesse capito lo schema tattico del rivale e abbia corso di conseguenza.

Sul Cauberg finale, Evenepoel ha rinunciato ad attaccare, puntando sulla volata: un errore?
Sul Cauberg finale, Evenepoel ha rinunciato ad attaccare, puntando sulla volata: un errore?

L’errore di Remco

Lo ha tenuto davanti senza lasciarsi andare allo sconforto. Ha gestito l’inseguimento con la lucidità del cronoman. E il suo avvicinarsi ha scoperto le carte dello sloveno. Pogacar ha capito che non ce l’avrebbe fatta. Si è lasciato recuperare. Si è messo a ruota. E ha aspettato la volata, tendendo a sua volta una trappola spietata al giovane belga.

Riguardate il finale della corsa. Evenepoel avrebbe potuto staccarli sul Cauberg, invece ha peccato di ingenuità e commesso due errori. Il primo quello di credere che avendo battuto Van Aert alla Freccia del Brabante, avrebbe potuto rifarlo anche con Tadej. Il secondo quello di non pesare bene le caratteristiche di Skjelmose. Così facendo si è consegnato alla volata del danese e ha pagato pegno anche a Pogacar. La corsa perfetta di Remco si è convertita nel pasticcio di quegli ultimi 500 metri che saranno certo di insegnamento per la Liegi di domenica. E qui ci riallacciamo al ragionamento di partenza.

Il grande debutto di Roubaix non ha risparmiato a Pogacar una notevole fatica, forse non del tutto recuperata
Il grande debutto di Roubaix non ha risparmiato a Pogacar una notevole fatica, forse non del tutto recuperata

Abuso di talento

Pogacar viene dai fuochi d’artificio della Sanremo, dalla dispendiosa vittoria del Fiandre e dall’altrettanto faticoso debutto alla Roubaix. La voglia di correre sul pavé e il conseguente cambio del programma non hanno spinto la squadra a una riflessione supplementare. Si è semplicemente aggiunto, senza considerare il carico complessivo: come mai? Era noto da settimane che Pogacar avrebbe portato al debutto la leggerissima Colnago V5Rs proprio nella corsa olandese, ma vista la situazione probabilmente la vetrina per la nuova bicicletta sarebbe potuta rimanere in secondo piano.

Il campione del mondo, che ieri ha attaccato sulle strade dell’Amstel Gold Race ed ha ammesso che si sarebbe aspettato più collaborazione da Alaphilippe, è parso generoso, ma non irresistibile come al solito. Quando uno così attacca frontalmente, guadagna subito un margine importante, invece il suo vantaggio non è mai andato oltre i 20 secondi, rendendo possibile l’inseguimento… scientifico di Evenepoel. Vuoi vedere, abbiamo iniziato a pensare, che anche Pogacar è stanco e avrebbe bisogno di tirare un po’ il fiato? E allora perché non dismettere per una volta i panni di Superman, lasciare la Freccia Vallone ai compagni e affilare le armi per la Liegi in cui Remco sarà ancora una volta molto competitivo?

Il prossimo round della sfida fra Pogacar ed Evenepoel sarà la Freccia Vallone o la Liegi?
Il prossimo round della sfida fra Pogacar ed Evenepoel sarà la Freccia Vallone o la Liegi?

La Roubaix e l’Amstel

Per un istante, pensando a Tadej, ci siamo trovati a ricordare le fatiche di Van Aert di un paio di anni fa. Il voler fare tutto per vincere è certamente un fattore di spettacolo che piace ai tifosi, ai media e agli indici di ascolto. Tuttavia si ritorce contro il campione con effetti maligni e a lungo termine. Sarebbe stato più logico risparmiargli l’Amstel, portandolo alla Freccia con tre giorni di recupero in più nelle gambe. Il ciclismo dei fenomeni passa sopra alle regole di sempre, ma non si è mai visto un corridore andare così forte alla Roubaix e lottare per vincere l’Amstel. Fa parte dell’eccezionalità di Pogacar, ma in qualche modo l’esito della corsa di ieri conferma che la regola non è peregrina, che ha una sua base nella fisiologia degli atleti e pensare di aggirarla tradisca un peccato di superbia.

Ora che l’errore è stato commesso (è singolare che si possa considerare errore correre l’Amstel sette giorni dopo la Roubaix e arrivare secondi), non ci stupiremmo se la UAE Emirates risparmiasse a Tadej la corsa di mercoledì. Se davvero è in calando di condizione, superpoteri o no, arriverebbe alla Liegi senza le solite armi. Lo spettacolo ne trarrebbe probabilmente beneficio, ma a scapito della miglior gestione dell’atleta. L’abuso del talento è un peccato capitale dello sport.

In viaggio da Parigi a Roubaix: due debuttanti sul pavé

19.04.2025
6 min
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La prima Parigi-Roubaix è come il primo amore, non si scorda mai. L’emozione dell’esordio, la presentazione delle squadre il giorno prima, la ricognizione del percorso, i momenti concitati in gara e, ovviamente, i tratti di pavé. L’inferno del Nord è una corsa unica, come ognuna delle cinque Classiche Monumento, ed esordire non è affatto banale. Sia per i meriti sportivi che per il significato che questa corsa riesce ad avere nei cuori degli spettatori e dei ciclisti stessi. 

Tra i giovani italiani che hanno solcato per la prima volta le pietre della Parigi-Roubaix ci sono Daniel Skerl e Andrea Raccagni Noviero. I due sono arrivati nel velodromo tra gli ultimi, rispettivamente 114­° e 115° ma non per questo la loro cavalcata assume un valore differente. A qualche giorno di distanza andiamo da loro per farci raccontare questo incontro ravvicinato con l’Inferno

SKERL: «Tutto a posto. Poco alla volta io e la mia schiena abbiamo recuperato. Il giorno dopo mi faceva davvero male, anche le gambe ma a quello sono abituato (ride, ndr). Lunedì ho riposato, mentre martedì ho fatto un’uscita di un’oretta».

RACCAGNI: «Ho avuto per qualche giorno dolore al soprasella e alle gambe. Per il resto tutto bene. Mi sono preso un paio di giorni per recuperare, anche se ieri (mercoledì, ndr) sono salito in bici e avevo ancora un po’ di dolore».

Andrea Raccagni Noviero è arrivato sfinito a Roubaix, l’ultima ora e mezza è stata una sofferenza (foto Instagram)
Andrea Raccagni Noviero è arrivato sfinito a Roubaix, l’ultima ora e mezza è stata una sofferenza (foto Instagram)
Com’è andato l’esordio?

SKERL: «La mattina della gara avevo un po’ di ansia perché c’era l’incognita del meteo. Andando alla partenza avevo visto che alcuni tratti erano pieni di fango, non proprio il massimo. Con l’andare delle ore e delle gare che ci hanno preceduto (juniores e U23, ndr) la situazione è migliorata. 

RACCAGNI: «E’ la gara più dura a cui ho preso parte. Si tratta di uno sforzo diverso, non intenso ma a sfinimento. Poi è lunghissima, l’ultima ora e mezza ero devastato. Non so come ho fatto ad arrivare a Roubaix».

Che ruolo avevi in corsa?

SKERL: «Dovevo stare accanto a Fred Wright. All’inizio ho preso i tratti di pavé anche in posizioni decenti, poi mi sono staccato poco prima della Foresta di Arenberg. All’uscita di quel settore mi sono trovato da solo con Declercq, in quel momento ho capito che raggiungere il traguardo sarebbe stato difficile. Per fortuna da dietro è rientrata gente e insieme siamo andati all’arrivo

RACCAGNI: «Fino alla Foresta di Arenberg ero a supporto di Tim Merlier. Siamo entrati un po’ dietro e mi sono dovuto spostare sulla sinistra perché era pieno di corridori fermi a bordo strada. Nello spostarmi ho bucato e lì ho perso una marea di tempo. Sono uscito insieme ad altri quattro corridori, mancavano novanta chilometri all’arrivo e c’era sempre vento contro o laterale. A un certo punto ci ha raggiunto un gruppo grande, ma prendeva i settori a tutta e mi sono staccato. Ho fatto gli ultimi venticinque chilometri da solo. 

Uno dei pochi accorgimenti tecnici della Bahrain Victorious è stato montare copertoni da 35 millimetri
Uno dei pochi accorgimenti tecnici della Bahrain Victorious è stato montare copertoni da 35 millimetri
Emozioni particolari?

SKERL: «Quando ho saputo della convocazione, mi sono detto che sarebbe stata una gara come un’altra. Poi nella settimana prima mi è salita un po’ di tensione, inizi a pensare che sono 270 chilometri, che si corre a 47 di media, nella ricognizione vedi cosa vuol dire pedalare sul pavé. Poi il primo tratto di pietre lo prendi a 160 chilometri dall’arrivo, tra l’altro quei quattro settori all’inizio li ho fatti a ruota di Van Aert. Ammetto che mi ha dato un po’ di energia in più. La cosa impressionante è che mi staccava sui tratti d’asfalto, lima in maniera incredibile. In due pedalate risaliva cinque o sei posizioni. 

RACCAGNI: «In squadra si parlava da un po’ di farmi fare questa corsa. Le carte si erano un attimo rimescolate, poi il mercoledì prima del Fiandre mi hanno detto che sarei andato alla Roubaix. Così quella domenica mi sono fatto un bel lungo di 230 chilometri per prepararmi. L’emozione più grande, oltre ai settori di pavé, l’ho vissuta durante la presentazione delle squadre il giorno prima. Non avevo mai visto così tanta gente». 

Qual è il settore che più ti ha impressionato?

SKERL: «Il Carrefour de l’Arbre. Lì il pubblico è qualcosa di incredibile. A bordo strada era colmo di gente, tutti che urlano e ti incitano, anche a me che sono passato un quarto d’ora dopo i primi. Ero sfinito ma il calore del pubblico ti spinge avanti».

RACCAGNI: «La Foresta di Arenberg. Un po’ perché è la cosa che guardi in tv da bambino e poi perché quando esci realizzi che ti mancano ancora diciotto settori di pavé e sei disperso nelle retrovie che pedali a tutta. Quando ho bucato per fortuna non è andata giù subito la pressione ma è rimasta a un bar, un bar e mezzo. Nel momento in cui entri la corsa esplode, trovi corridori con le ruote distrutte e poi il pubblico batte le mani contro le barriere di plastica e fa un frastuono infernale».

Il sostegno del pubblico è per tutti…

SKERL: «Ti vedono un po’ come un eroe. Nonostante fossi tra gli ultimi il tifo era ugualmente caloroso. C’è una passione così grande per il ciclismo che ti senti parte di qualcosa di grande. Quando ero a ruota di Van Aert sentivi proprio l’amore del pubblico per un campione del suo calibro». 

RACCAGNI: «Tutti quelli che erano lungo la strada urlavano e ti sostenevano. Comunque tra Van der Poel e me saranno passati più di quindici minuti, avrebbero potuto guardare la corsa sul telefono o andare via. Invece erano lì, a bordo strada, ad aspettare gli ultimi e dare loro supporto».

Quando hai capito di aver compiuto la tua impresa personale?

SKERL: «Nel viale alberato di Roubaix. Mancava l’ultimo settore (200 metri proprio in quel viale, ndr) poi sono arrivato nel velodromo. Pensavo che quel giro e mezzo fosse più corto, devo ammetterlo. Con il suono della campana ho capito di aver terminato la mia prima Classica Monumento. Un giorno da non dimenticare, anche perché sono partito alle 11 del mattino da Compiègne e sono arrivato alle 17 a Roubaix». 

RACCAGNI: «Nel velodromo, lì ho pensato a tutta la fatica che ho fatto per finire la gara. Non so con quali forze sono andavo avanti. Ho anche pianto, più per la fatica fatta in bici, non sentivo più nulla. Un’altra cosa che mi ha impressionato è la dimensione del velodromo. E’ piccolo, sembra una pista che abbiamo anche noi vicino a Genova. Dalla tv sembra grande il doppio».

Il sostegno del pubblico è uguale dall’inizio alla fine, anche per l’ultimo del gruppo (foto Instagram)
Il sostegno del pubblico è uguale dall’inizio alla fine, anche per l’ultimo del gruppo (foto Instagram)
Scelte tecniche particolari?

SKERL: «L’unica novità sono stati i copertoni, abbiamo usato quelli da 35 millimetri. Quando sono salito in bici durante la ricognizione mi sembravano quasi ridicoli, invece mi hanno salvato perché sul pavé mi hanno dato una grandissima mano». 

RACCAGNI: «Nessuna. Avevamo gli stessi materiali che utilizziamo nelle altre corse. I copertoni erano da 32 millimetri gonfiati a 3,5 e 3,6 bar».

Ti sei concesso un premio per la tua prima Monumento? 

SKERL: «Nulla di particolare. La cosa che mi ha sorpreso sono stati i messaggi ricevuti a fine gara da amici e conoscenti. Questo è stato il mio regalo più grande, aver dato a tutti quelli che mi vogliono bene un motivo per essere orgogliosi di me mi ha reso felice». 

RACCAGNI: «Festeggiare nel nord delle Francia non è semplice. C’era la mia famiglia, è venuta anche la mia ragazza dalla Repubblica Ceca. La sera ci siamo presi una pizza e l’abbiamo mangiata in hotel. Comunque una cena premio me la sono meritata».