Dmt e Unibet Tietema Rockets: una partnership… rivoluzionaria

19.04.2025
3 min
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Nel panorama del ciclismo professionistico moderno, poche realtà sportive riescono a unire intrattenimento, innovazione e performance come il team Unibet Tietema Rockets. Nata nel 2023 da un’idea del visionario content creator Bas Tietema, la squadra si è rapidamente affermata come un progetto unico nel suo genere, capace di fondere la passione per il ciclismo con la potenza comunicativa dei social media.

A partire da quest’anno, una nuova collaborazione entra a far parte di questa avventura: Dmt, azienda italiana specializzata nella produzione di scarpe da ciclismo ad alte prestazioni, è difatti il fornitore ufficiale del team. Una sinergia che combina artigianalità Made in Italy e tecnologia avanzata, al servizio di una squadra che vuole cambiare le regole del gioco.

Il progetto del team Unibet Tietema Rockets è ambizioso e vuole scalare le classifiche del ciclismo
Il progetto del team Unibet Tietema Rockets è ambizioso e vuole scalare le classifiche del ciclismo

Pronti a conquistare il Tour

Il percorso della Unibet Tietema Rockets è straordinario: partiti da YouTube, oggi corrono e vincono. La squadra franco-olandese ha già lasciato il segno nel calendario internazionale con successi importanti come la Paris-Camembert (grazie al belga Lander Loockx), il Cholet Agglo Tour con lo slovacco Lukas Kubis, e una tappa del Giro di Grecia vinta dal francese Adrien Maire.  

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare al Tour de France. Ma ogni traguardo si costruisce passo dopo passo, e il prossimo appuntamento rappresenta una pietra miliare nella storia del team. Senza dimenticare che domenica scorsa, i Rockets hanno fatto il proprio esordio assoluto alla Parigi-Roubaix, una delle classiche monumento più dure e leggendarie del ciclismo. Una sfida epica sul pavé del Nord, simbolo dell’ingresso ufficiale della squadra nell’élite del ciclismo mondiale.

I corridori della Unibet Tietema Rockets gareggiano calzando i due modelli di punta della nuova collezione Dmt: le POGI, realizzate in collaborazione con lo stesso Tadej Pogacar e caratterizzate dal sistema di chiusura con laccio, e le KR0 EVO, con doppio BOA per un fit preciso e personalizzato.

Gli atleti del team professional francese correranno con i modelli POGI e KR0 firmate Dmt
Gli atleti del team professional francese correranno con i modelli POGI e KR0 firmate Dmt

Un investimento per il futuro

«Siamo orgogliosi di accogliere Dmt nella nostra squadra – ha affermato con entusiasmo Bas Tietema – le loro scarpe sono un concentrato di performance e innovazione, perfettamente allineate alla nostra filosofia. Noi vogliamo ispirare e divertire, dentro e fuori dalle gare, puntando su talento e autenticità».

«Il progetto Unibet Tietema Rockets – ha ribattuto Mattia Viel, Global Sponsorship Manager di Dmt – rappresenta una ventata d’aria fresca nel ciclismo. La loro capacità di coinvolgere il pubblico più giovane attraverso contenuti social di qualità è straordinaria. Per noi, questa partnership è molto più di una sponsorizzazione: è un vero e proprio investimento nel futuro del ciclismo. Con questa unione di visione, creatività e tecnologia, Unibet Tietema Rockets e Dmt sono pronti a riscrivere le regole del ciclismo contemporaneo, puntando dritti al cuore dei tifosi di tutto il mondo».

Dmt Cycling

Zanini e lo spirito ritrovato tra le pietre del Nord

18.04.2025
5 min
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Un anno fa raccontavamo del Giro delle Fiandre concluso con il ritiro dell’ammiraglia da parte dell’Astana Qazaqstan. Qualcosa che rimane dentro e che ha ferito l’animo del team e del suo staff. 365 giorni dopo, più o meno, i ragazzi della XDS Astana Team sono tornati sulle pietre di Fiandre e Roubaix per prendersi la rivincita. Il risultato è stata una campagna del pavé vissuta in prima linea e con il coltello tra i denti, guidati in macchina da uno Stefano Zanini che da queste parti ha lasciato un pezzo di cuore e tante emozioni. Lo sentiamo mentre si trova in macchina e ha appena ritirato l’ammiraglia dal tagliando.

«Anche i veicoli – dice Zanini con un sorriso – devono fare un controllo dopo due settimane nelle Classiche del Nord. Per fortuna tutto a posto. Ora torno a casa e mi godo un periodo di riposo prima di ripartire con le gare nel mese di maggio».

La XDS Astana Team ha corso un Fiandre d’attacco anticipando i favoriti e cogliendo un decimo posto con Ballerini
La XDS Astana Team ha corso un Fiandre d’attacco anticipando i favoriti e cogliendo un decimo posto con Ballerini

L’altra faccia del pavé

Quest’anno la XDS Astana ha un altro spirito, lo si è capito fin dalle prime gare in Spagna e la campagna del Nord ne ha dato conferma. La rincorsa ai punti ha portato tutti a fare un salto a livello mentale e di approccio alle corse. La ciliegina sulla torta è arrivata al Fiandre e alla Roubaix, dove la squadra ha corso da protagonista. 

«Abbiamo avuto l’impressione di un cambio di mentalità fin da dicembre – racconta Zanini – l’ambiente dei corridori era diverso. L’arrivo di ragazzi nuovi ha portato qualcosa in più e lo si è visto. C’era tanta motivazione e il riscontro lo abbiamo avuto fin da subito. Nel 2024 le pietre ci erano rimaste indigeste, un anno dopo posso dire che è andata in maniera totalmente diversa e il grazie va a tutti. Anche ragazzi giovani come Romele e Toneatti si sono dimostrati all’altezza della situazione. Da questo punto di vista siamo contenti perché per loro si prospetta un bel futuro. Con il mix di corridori esperti e giovani sono convinto che in futuro potremo fare delle belle cose».

Dicevi della mentalità che è cambiata, ci spieghi meglio?

Mi riferisco all’approccio a questo tipo di gare. Tatticamente la strategia non cambia, negli anni ci troveremo sempre a competere contro i soliti Pogacar, Van der Poel, Pedersen e Van Aert. Però l’atteggiamento dei ragazzi deve essere quello di dire: «Non vedo l’ora che arrivino queste gare». Solo così ti viene la voglia di soffrire e di provarci fino in fondo. 

Hai rivisto la corsa?

Lunedì, una volta rientrato a casa. Abbiamo corso bene, fin dai primi tratti eravamo davanti. La Roubaix è una corsa nella quale serve fortuna ma anche tanta calma, tra cadute e forature il gruppo esplode ma poi si ricompatta sempre. Bisogna avere una gran dose di fortuna ma la si deve anche cercare. I momenti difficili vanno gestiti e interpretati. Non si può correre solamente quando tutto va bene. 

Mike Teunissen si è dimostrato solido e tenace, per lui un 12° posto al Fiandre e il 16° alla Roubaix
Mike Teunissen si è dimostrato solido e tenace, per lui un 12° posto al Fiandre e il 16° alla Roubaix
Chi è rimasto dall’anno scorso, a partire da voi dello staff, ha cercato di instillare questa voglia di rivincita anche nei nuovi arrivati?

Per quanto mi riguarda no. I corridori sanno che queste sono le mie corse preferite, chi viene qui capisce che è un altro modo di vivere il ciclismo. Forse inconsciamente riesco anche a trasmettere questa mia passione. Le Classiche del pavé le senti maggiormente rispetto alle altre, sarà per l’ambiente o altro, ma non c’è bisogno di tante parole. Chi viene a fare queste gare percepisce nell’aria il ciclismo.

I due punti di riferimento quest’anno per il Nord erano Ballerini e Bettiol…

Sì, poi purtroppo Bettiol ha avuto un’infiammazione ai polmoni e ha saltato tutta la campagna del pavé. Ballerini, invece, ha fatto una buona serie di gare con ottimi risultati: sesto alla Gand, decimo al Fiandre. Peccato per la Roubaix dove è stato messo fuorigioco dalla sfortuna e da un incidente con uno spettatore. 

La forza (ancora grezza) di Fedorov ha impressionato Zanini
La forza (ancora grezza) di Fedorov ha impressionato Zanini
La squadra, nonostante l’assenza di quello che poteva essere il leader, non si è disunita. A testimonianza di quanto dicevi sulla mentalità giusta.

E’ stato un modo per capire quanto valgono anche gli altri, da Ballerini a Bol e passando per Teunissen. Quest’ultimo mi ha sorpreso in positivo, ha dimostrato una grande professionalità ed è stato un perfetto capitano in corsa. Perché a volte c’è il capitano che trascina con la sua personalità, altre invece servono corridori come Teunissen. Dotati di carisma e di una grande gestione dei momenti di gara. 

Fedorov ha fatto degli ottimi passi in avanti rispetto allo scorso anno.

A mio avviso è fortissimo, ha una forza sovrumana. Deve imparare a correre meglio e leggere le fasi di gara. Alla Roubaix fino alla Foresta di Arenberg è rimasto tra i primi, poi ha speso troppo per rientrare su un gruppetto e da lì è mancato. Sono passi naturali da fare, ha comunque venticinque anni. Non voglio dimenticarmi nemmeno di Gazzoli, è stato una pedina importante e di supporto alla squadra.

La cosa più importante che portate a casa?

Che la stagione non finisce con le Classiche del Nord. Quello che abbiamo fatto fino ad ora è solamente l’inizio e dobbiamo proseguire su questa strada.

Stili di guida sul pavé: la differenza la fanno i campioni

17.04.2025
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La caduta di Pogacar ha messo fine al duello testa a testa tra il campione del mondo in carica e quello uscente, Mathieu Van der Poel. Ancor prima che la corsa potesse metterci davanti l’ennesimo duello tra due campioni una curva sbagliata ha messo fine allo spettacolo. L’errore dello sloveno ha aperto una curiosità e qualche dubbio sulla sua posizione in sella. Non che la sua pedalata manchi di efficacia, ma il pavé della Roubaix non sono le salite del Tour de France. 

Tadej Pogacar è stato messo in sella con tutte le accortezze del caso, ma la sua posizione estremamente avanzata lo porta ad usare spesso il manubrio in presa alta. Un fattore che si è notato in maniera particolare durante la Parigi-Roubaix. Nei vari settori di pavé il corridore del UAE Team Emirates-XRG era l’unico dei favoriti a non usare il manubrio in presa bassa. Al contrario Van der Poel con una posizione più compatta in sella ha avuto una guida più fluida

Van der Poel, alla terza Roubaix consecutiva in bacheca, sa sfruttare ogni spazio e questo è un vantaggio enorme
Van der Poel, alla terza Roubaix consecutiva in bacheca, sa sfruttare ogni spazio e questo è un vantaggio enorme

Funamboli

Ci siamo rivolti così a un ex-corridore che di pavé ne ha masticato parecchio: Filippo Pozzato

«Sono due stili di guida e di pedalata – spiega – che evidenziano la differenza di come i due sono stati messi in sella. Pogacar sa guidare molto bene la bicicletta e lo ha dimostrato, ma Van der Poel è di un’altra pasta. Penso che sia il migliore in gruppo. Sia l’anno scorso che quest’anno ha affrontato le curve del Carrefour de l’Arbre con un’agilità incredibile. Faceva il pelo agli spettatori, alle transenne e a tutto ciò che delimitava il percorso. Sicuramente il fatto che arrivi dal ciclocross gli dà quel qualcosa in più a livello di confidenza nell’usare tutta la strada a disposizione e anche qualcosa in più».

La differenza di fuori sella tra Pogacar e Van der Poel è evidente, così come i modi di stare in bici
La differenza di fuori sella tra Pogacar e Van der Poel è evidente, così come i modi di stare in bici
Pensi che la differenza tra gli stili di guida possa aver fatto la differenza sul pavé?

Ne parlavo con i ragazzi con cui ho visto la gara. Io ero uno che guidava allo stesso modo di Pogacar, con le mani alte. Tom Boonen, ad esempio, era molto vicino a Van der Poel, sempre in presa bassa. Fabian Cancellara aveva un altro stile ancora, con le mani appoggiate spesso sulla parte centrale del manubrio. 

Cosa hai notato ancora?

Che Van der Poel è molto basso e compatto sulla bicicletta, ha un’escursione di sella molto limitata e per questo è più facile per lui usare il manubrio in presa bassa. Pogacar invece è più alto e spostato in avanti. 

Un fattore che può aver influenzato la caduta?

Non direi. Può succedere di cadere alla Parigi-Roubaix. Poi in realtà Pogacar non è caduto, ha sbagliato una curva e poi è finito a terra. Quell’errore lo attribuisco più alla traiettoria sbagliata a causa della moto davanti.

L’olandese sul pavè utilizza spesso la presa bassa, al contrario lo sloveno usa le manopole dei freni
L’olandese sul pavè utilizza spesso la presa bassa, al contrario lo sloveno usa le manopole dei freni
Dici?

In quei momenti di gara sei a tutta, inoltre Pogacar stava spingendo per tentare un allungo. La bicicletta sbatte da tutte le parti, la gente ti urla nelle orecchie, hai l’adrenalina a mille, è facile sbagliare. Penso che lui stesse seguendo la moto, a un certo punto ha abbassato lo sguardo sulla strada e quando lo ha alzato ha visto l’altra moto del fotografo parcheggiata in quel punto strano. Non un disturbo concreto, però inganna la prospettiva della curva. 

Quindi la posizione in sella non ha influito?

No. Ogni corridore ha la sua e se pedala in quel modo è perché si trova bene. Io stesso avevo le mie misure e le mie geometrie. Van der Poel e Pogacar ci hanno mostrato due stili tanto diversi, ma l’efficacia della loro azione sul pavé è evidente. Erano comunque loro due davanti a tutti. 

Pogacar è l’unico tra i primi dieci della Roubaix a pesare meno di settanta chili
Pogacar è l’unico tra i primi dieci della Roubaix a pesare meno di settanta chili
Nell’intervista prima del Fiandre ci avevi detto che Pogacar non avrebbe fatto bene alla Roubaix, ora che lo hai visto in azione cosa pensi?

Era l’unico corridore che fisicamente non c’entrava nulla con quelli davanti, tra i primi dieci è l’unico che pesa meno di settanta chili. Mi chiedevo come potesse andare forte e lui ha risposto arrivando secondo. Al Fiandre te lo puoi aspettare, ci sono delle salite e lì può certamente fare la differenza. 

L’evoluzione tecnica dei mezzi può averlo avvantaggiato?

Sicuramente questa cosa di utilizzare copertoni sempre più larghi, si è arrivati a montare il 32 millimetri alla Roubaix, lo aiuta. Le pressioni si abbassano e la maggior larghezza del battistrada crea più comfort in sella. Però poi bisogna pedalare e Pogacar lo fa alla grande. Per il resto credo che l’evoluzione tecnica c’è ma anni fa era la bici ad adattarsi al corridore. Ora è il contrario, le aziende fanno dei telai standard gli atleti vengono messi su giocando con i vari componenti. Pogacar ha fatto vedere di cosa è capace, ed era solo alla sua prima partecipazione alla Roubaix. 

Il sistema Gravaa della Visma sul pavé? Ce lo spiega Affini

16.04.2025
7 min
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Come funziona il sistema Gravaa che permette di gonfiare e sgonfiare gli pneumatici mentre si pedala? Alla Roubaix lo ha usato soltanto la Visma-Lease a Bike. Hanno vinto con Pauline Ferrand-Prevot, sono arrivati quarti con Van Aert. Le donne del team lo avevano usato anche al Fiandre, con la francese seconda alle spalle di Lotte Kopecky.

Avevamo annotato le sue osservazioni nella conferenza stampa post Roubaix. Il fatto che avesse individuato tramite VeloViewer i punti in cui azionarlo, perché la fase di gonfiaggio richiede qualche watt in più. Perciò messe da parte le curiosità, abbiamo atteso di rientrare dalla Roubaix per fare qualche domanda a Edoardo Affini, che ha utilizzato Gravaa in corsa e lo aveva già provato nel 2023. Il mantovano è tornato a casa in Olanda e verrà in Italia per trascorrere Pasqua con i suoi. Ridendo, dice di aver capovolto il detto. Quindi conferma che fino a domani non toccherà la bici e che poi ricomincerà avendo il Giro come prossima corsa.

Affini ha chiuso la Roubaix anzitempo per la rottura di una ruota. Qui si trova nella Foresta di Arenberg
Affini ha chiuso la Roubaix anzitempo per la rottura di una ruota. Qui si trova nella Foresta di Arenberg

Il sistema, in sintesi, si basa su una pompa a bassa tensione comandata da pulsantini sul manubrio e interfacciata con il computer della bici. Si impostano i valori di pressione prima del via, poi con un pulsante si sgonfiano le ruote, con l’altro si rigonfiano. Il funzionamento è assicurato dal movimento della ruota.

Parliamo di Gravaa, che cosa ti sembra?

Il sistema di per sé è interessante sia per noi professionisti, ma probabilmente potrebbe avere il riscontro maggiore con cicloturisti e gente che fa gravel. In quel campo può avere un futuro dai numeri interessanti, perché ti dà la possibilità di cambiare pressione a piacimento.

A piacimento, ma secondo valori preimpostati?

Esatto. In base al tuo peso, in base al copertone, in base a quanto è grande il copertone. Puoi stabilire la pressione che vuoi in base ai fattori che vuoi. La sua azione, tra virgolette, è illimitata, puoi impostare il valore che preferisci. Anche il numero degli utilizzi sostanzialmente è illimitato, perché è basato sul movimento. Non c’è una cartuccia con dell’aria compressa, che dopo un po’ finisci e resti a piedi: se la ruota gira, puoi gonfiare. E più gira velocemente e più sarà rapido il gonfiaggio.

Per questo Ferrand-Prevot ha parlato di consumo di watt?

Ci hanno detto che secondo i calcoli si parla di circa 7 watt mentre si gonfia. Senti appena che aumenta la resistenza alla pedalata. E’ chiaro che se ti metti a gonfiare quando sei al limite, allora te ne accorgi eccome, ma a quel punto sei tu che hai scelto il momento sbagliato.

Lo hai usato anche tu alla Roubaix?

L’abbiamo usato tutti, solo che io ho spaccato la ruota davanti e quindi puoi avere i sistemi che vuoi, ma resti indietro. Mi hanno cambiato la bici, solo che a quel punto mi aveva già passato il gruppo di Pippo (Ganna, ndr) e quello che c’era dopo di lui. Speravo di rimanere con lui, ma quando mi ha passato ero ancora sul pavé con la ruota rotta e ho capito che la mia Roubaix finiva così.

Avevate deciso dei punti precisi oppure lo avete usato in ogni settore di pavé?

Lo abbiamo usato in ogni settore. Potevi gonfiare e sgonfiare in base alla tua sensibilità e a come ti piaceva. Nel computerino c’è un campo dati, in cui visualizzi la ruota davanti e quella dietro, che cambia colore. Quando è rosso vuol dire che sta lavorando, quindi c’è una transizione. Invece quando è verde vuol dire che ha raggiunto la pressione desiderata.

Quanto durano le due fasi di sgonfiaggio e di gonfiaggio?

Lo sgonfiaggio praticamente è istantaneo. Schiacci il pulsantino e lui manda fuori l’aria. In pratica apre la valvola e l’aria esce fino alla pressione desiderata. Il gonfiaggio invece, come dicevo prima, dipende da quanto spingi e dal tipo di settaggio che hai dato alle pressioni. Se la differenza è di un bar, magari impiega di più. Se è di 0,5 hai dimezzato il tempo.

Ferrand-Prevot ha raccontato di essere passata da 2,1 bar sul pavé a 4 sull’asfalto.

Magari aveva previsto anche una pressione di mezzo, perché si possono impostare più step. La bassa pressione sul pavé, la intermedia e quella più alta sull’asfalto. Io ad esempio andavo a 2,9-3,1 sul pavé e salivo fino a 4,4-4,6 sulla strada normale.

Si percepisce chiaramente il cambiamento di pressione?

Quando è sgonfio, sul pavé ovviamente senti che sei più ammortizzato. Quando poi sull’asfalto inizia a rigonfiare, senti proprio che si alza la pressione.

Lo avevate già usato anche durante le ricognizioni? 

Io l’avevo già usato nel 2023, quando era ancora in sviluppo e ce n’erano anche pochi: tre, se mi ricordo bene. Invece quest’anno ce l’avevamo tutti, anche sulle bici di scorta. Secondo me hanno fatto bene a darlo a tuti, perché se ce l’hai solo per tre persone e neanche sulle bici di scorta è un problema. Avendocelo tutti, puoi valutarlo bene e i meccanici non hanno problemi.

Rispetto a quello del 2023, il sistema attuale è tanto diverso?

E’ stato affinato e anche migliorato, mentre a livello di software e connessioni è più affidabile. Noi lo abbiamo usato solo alla Roubaix, le ragazze anche al Fiandre. Ma a parte i 400 grammi di peso in più, opinione mia, credo che per noi su quel tipo di pavé non avrebbe dato chissà quali vantaggi.

E’ venuto qualcuno a spiegarvi come funziona oppure avete iniziato a usarlo e basta?

Erano con noi a Roubaix negli ultimi giorni e anche prima durante le recon. Quello che ci ha fatto la presentazione completa è stato Jenco (Jenco Drost, Head of Performance Equipment del team olandese, ndr), ma non è che abbiamo fatto lezioni o cose simili. Lo abbiamo provato un paio di volte, anche nelle ricognizioni fatte a dicembre. E comunque avevamo già avuto l’esperienza di due anni fa, non eravamo proprio nuovi.

Il momento in cui si interviene sui comandi ha bisogno di qualche cautela, oppure si schiacciano e il sistema parte?

Basta che schiacci il pulsante, non servono accortezze: continui a pedalare normalmente. Senti giusto che aumenta un minimo la resistenza quando devi gonfiare. I tastini sono quelli sul manubrio che normalmente usano i velocisti. Li puoi mettere dove vuoi sul manubrio, sopra, sotto, di lato, dove ti è più comodo.

Il sistema lavora contemporaneamente sulle due ruote o puoi differenziare fra anteriore e posteriore?

Su tutte e due insieme. L’unica cosa è che la centralina è nella ruota davanti. Per cui se per caso devi cambiare solo la ruota davanti, non puoi più agire su quella dietro. Va da sola in automatico su una pressione di sicurezza che hai pre-impostato e non si muove più. Se invece rompi quella dietro e devi cambiarla, puoi continuare a giostrare con l’anteriore.

Se ne riparlerà probabilmente il prossimo anno. E sarà curioso capire se altre squadre cercheranno di dotarsi del sistema Gravaa. Quando Mohoric vinse la Sanremo grazie al reggisella telescopico, l’interesse fu immediato, ma non produsse clamorose scelte tecniche. Questa volta sarà diverso?

Casa Alpecin, sera di festa e qualche puntino da aggiungere

14.04.2025
4 min
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ROUBAIX (Francia) – Philip Roodhooft si avvicina alla transenna da cui il nutrito manipolo di giornalisti belgi lo sta chiamando da cinque minuti. Non si capisce se il mananger della Alpecin-Decenunick non abbia voglia di parlare preferendo godersi da vicino la vittoria di Van der Poel, ma alla fine arriva. E arrivano anche le domande. Sarà la traduzione di un paio di colleghi fiamminghi a permetterci di capire che cosa abbia detto.

«Siamo felici, questo è chiaro – comincia – è una gioia, è molto speciale essere qui con la Roubaix di Mathieu. Questo velodromo è un luogo molto speciale nella storia del ciclismo. Da bambini sognavamo di essere qui e ora ci siamo davvero per la terza volta a dare il benvenuto al corridore e alla nostra Alpecin vincitori della Parigi-Roubaix, quindi è molto speciale. Anche un po’ difficile da credere. Sapevamo che Mathew fosse tornato a una buona condizione, ma questo scenario non era assolutamente prevedibile».

Alla partenza da Compiegne, Van der Poel sapeva di aver recuperato la miglior condizione
Alla partenza da Compiegne, Van der Poel sapeva di aver recuperato la miglior condizione
Qual era il piano?

Sapevamo di dover provare con lui e Jasper (Philipsen, ndr), con il piano di arrivare il più avanti possibile, in modo che le possibilità di vittoria fossero sempre più concrete. Sapevamo che l’uscita su asfalto dopo la Foresta di Arenberg sarebbe stata un momento difficile, poi è cominciata la sfida a due che avevamo già visto alla Sanremo e al Fiandre. Per un po’ c’è stato anche Jasper, diciamo che c’è stato da ragionare più dell’anno scorso.

Mathieu è tornato, da cosa lo si capisce?

Dal fatto che è parso molto più forte che al Fiandre. Penso che ci sia stata una differenza rispetto alla settimana scorsa, come se le cose siano tornate tutte al loro posto. Per seguire Pogacar doveva stare bene, perché ha dovuto fronteggiare attacchi molto violenti. Finché Tadej ha scelto un momento difficile per scattare e credo che abbia commesso il suo errore prendendo quella curva troppo forte. La corsa si era chiusa ben prima, ma quello è il momento che l’ha decisa. Tadej ha impiegato un tempo eterno per ripartire, ma anche quel tipo di reazione fa parte della gara.

In serata Van der Poel e l’ammiraglia Alpecin sono stati multati per rifornimento irregolare
In serata Van der Poel e l’ammiraglia Alpecin sono stati multati per rifornimento irregolare
Dopo questa gara, abbiamo scoperto che ora c’è uno sfidante molto serio per Van der Poel alla Parigi-Roubaix…

Sì, penso che tutti debbano essere contenti che Tadej sia venuto qui per fare la corsa e per il modo in cui l’ha fatto. Ha dimostrato ancora una volta il suo livello, il campione e l’uomo che è.

Che impressione ti ha fatto Pogacar sul pavé?

E’ molto veloce, anche perché ha una grande sensibilità di guida. Ma nel momento in cui ha sbagliato, rendendosi conto di non poter correggere la traiettoria, ha spalancato la porta a Mathieu. A quel punto, ha dovuto continuare, non c’era niente di diverso da fare. Non c’erano tante soluzioni, perché il vantaggio di 15-20 secondi imponeva di andare a tutta. Ma sono certo che parlandone con lui dirà che quel margine era molto superiore a causa del vento contrario.

Cosa pensi del lancio di oggetti e liquidi contro Van der Poel? Come squadra intendete fare qualcosa?

Al momento prendiamo tempo per dare modo alle autorità di provare a fare qualcosa. Speriamo che ci sia abbastanza controllo sociale per evitare che ci siano ogni volta delle persone che fanno questi gesti che danneggiano tutti. E’ spiacevole ed è anche pericoloso, ma soprattutto non è la prima volta. Forse è un problema sociale e non un problema della gara, ma servono regole che permettano di controllare la situazione.

Una foto Alpecin del 2022, da sinistra il diesse Christoph Roodhoft e dalla parte opposta suo fratello Philip: Mathieu è uno di famiglia
Una foto Alpecin del 2022, da sinistra il diesse Christoph Roodhoft e dalla parte opposta suo fratello Philip: Mathieu è uno di famiglia
Potete aiutare Mathieu in qualche modo?

Non lo so, se vedi quante persone felici e entusiasti ci sono sulle strade, ti viene da pensare che non puoi penalizzare loro per dare attenzione a pochi idioti. Sarebbe bello che la stessa gente isolasse chi fa simili gesti.

Mathieu ha agganciato Moser nel suo record delle tre Roubaix consecutive.

Si dice sempre che i record sono lì per essere battuti, ma non bisogna soffermarsi troppo a lungo su di essi. Quello che voglio ricordare è quanto sia stato speciale quello che abbiamo vissuto in questi giorni e in questi momenti.

ULTIM’ORA: Stando a quanto riportato da Het Nieuwsblad, il tifoso che ha lanciato la borraccia contro Van Der Poel si sarebbe consegnato oggi alla Polizia belga, in seguito alla testimonianza di un altro spettatore e ad una campagna tra tifosi perché aiutassero a identificarlo.

EDITORIALE / La storia del ciclismo e i record che cadranno

14.04.2025
5 min
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BRUXELLES (Belgio) – Si torna a casa dopo la prima parte del Nord ragionando sulla terza Roubaix consecutiva di Van der Poel, 45 anni dopo il record di Moser. E’ passato davvero un tempo lunghissimo e questo dà la misura della eccezionalità del trentino e di come i record del passato non siano soltanto bersagli da luna park. Alle nostre spalle abbiamo campioni eccezionali e sarebbe sbagliato pensare che il nuovo corso così spettacolare li farà dimenticare. E’ vero, ci sono stati passaggi di cui il ciclismo avrebbe fatto a meno, ma prima di quelli c’è stata una storia così ricca ed emozionante con cui Pogacar e Van der Poel dovranno fare a lungo i conti e non è detto che riusciranno a uguagliarla.

Van der Poel è in fuga verso altri record, ma la strada non è sempre semplice
Van der Poel è in fuga verso altri record, ma la strada non è sempre semplice

I record che non cadono

Sembrava scontato che Van der Poel avrebbe vinto il quarto Fiandre, ma ha trovato sulla sua strada il solito Pogacar pazzesco che glielo ha ricacciato in gola. Probabilmente ci riuscirà nei prossimi anni, ma potrebbe anche non accadere mai. Anche Boonen sembrava lanciato verso il poker, ma dopo la terza vittoria trovò sulla sua strada un Cancellara altrettanto pazzesco che in un modo o nell’altro spense la sua voglia di record. E lo stesso Cancellara, giunto al tris, avrebbe potuto fare poker nel 2016, il suo ultimo anno da corridore, ma dovette inchinarsi a Sagan.

Ancora Boonen si è fermato a quota quattro Roubaix, agganciando il fantastico record di Roger De Vlaeminck. Sembrava che sarebbe riuscito a passarlo, in un modo o nell’altro, ma dovette inchinarsi a sua volta a Terpstra, Hayman e Van Avermaet: chi avrebbe potuto immaginarlo? Eppure accadde.

Resiste e resisterà chissà per quanto il record dei cinque Tour, vinti da Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Contro quel muro si è fermato Froome e chissà se l’aggancio riuscirà a Pogacar o a Vingegaard. Ci riuscì Armstrong, che arrivò addirittura a quota sette, ma qui il discorso merita un distinguo. Se si accetta che in quegli anni dal 1999 al 2005 tutto il gruppo viveva al pari dell’americano, allora il record resta. Se invece ci fu disparità anche nei confronti dei colleghi, allora il record dei 5 Tour è ancora saldamente al suo posto. I sette successi di Lance esistono di fatto solo nella memoria di chi li ha vissuti. Probabilmente quelli sono gli anni di cui avremmo fatto a meno, ma è inutile piangere sul latte versato. Bene fa il ciclismo ad andare avanti nel segno di altri valori.

Al Tour de France del 2021, Cavendish ha agganciato Merckx a quota 34 vittorie, lo ha battuto nel 2024
Al Tour de France del 2021, Cavendish ha agganciato Merckx a quota 34 vittorie, lo ha battuto nel 2024

La saggezza di Pogacar

I record sono fatti per essere battuti, alcuni infatti sono caduti e altri cadranno. Nel 2003 Cipollini ha vinto la 42ª tappa al Giro d’Italia, battendo un primato stabilito da Alfredo Binda nel 1933: giusto 70 anni prima. Lo scorso anno, Cavendish ha battuto con 35 tappe vinte al Tour il record di Merckx stabilito nel 1975: 49 anni prima. I record sono fatti per essere battuti, ma non si deve cadere nella faciloneria di pensare che con essi si cancelli lo spessore di chi li deteneva. Perché Binda nel frattempo, restando nell’ambito del Giro, vinse per 5 volte la classifica generale. E ugualmente limitandoci all’ambito del Tour, Merckx conquistò per 5 volte la maglia gialla.

In questi giorni di prodigiose imprese, che sembrano stratosferiche a noi più… giovani che non abbiamo vissuto gli anni di Merckx e Gimondi, si sente spesso accostare il nome di Pogacar a quello del Cannibale belga. E’ chiaro che nell’era dei facili social, il paragone è ritenuto accettabile, ma siamo certi che lo sia? Tadej potrà anche ricordare la fame di Merckx, ma per raggiungerlo, dovrebbe vincere per 7 volte la Sanremo, altre 4 volte il Giro, altre 2 volte il Tour, altre 2 volte il mondiale. Pogacar è probabilmente più intelligente dei tanti che cercando di appuntargli la stella sul petto e ha sempre rifiutato ogni confronto. Fa bene ed è proprio questa sua modestia a renderlo così amato. Anche perché basta uno starnuto della dea bendata perché le vittorie sfuggano, in anni che non sono mai uguali fra loro.

Pogacar, qui con la compagna Urska, si è misurato con la Roubaix: un test bellissimo, vanificato da un solo errore
Pogacar, qui con la compagna Urska, si è misurato con la Roubaix: un test bellissimo, vanificato da un solo errore

Uno sport di giganti

Vengono in mente anche le parole di Elisa Longo Borghini alla vigilia del Fiandre. Parlando della Milano-Sanremo dedicò un tributo sacrosanto alle ragazze di ieri. Sembra che il ciclismo femminile sia nato con il WorldTour, dimenticando grandi atlete come Jeannie Longo e Fabiana Luperini. Donne capaci di vincere a ripetizione il Tour de France e il Giro d’Italia quando i giorni di corsa erano più di adesso.

Si tende a cadere anche nell’errore di dirsi che le performance di oggi siano così superiori, da annichilire i campioni del passato. Come dire che i soldati di oggi siano più valorosi di quelli che scendevano sul campo di battaglia con il moschetto e la baionetta. In realtà ogni periodo storico ha avuto le sue armi, i suoi valori e le sue tecnologie. I campioni hanno sempre avuto accesso al meglio del loro tempo, anche quando correvano con bici da 15 chili su strade di fango. E grazie a quello che avevano, hanno inscenato i duelli pazzeschi che hanno fatto innamorare generazioni di tifosi, rendendo il ciclismo uno sport di giganti. Ma davvero crediamo che le sfide fra Coppi, Bartali, Anquetil, Magni, Koblet, Gimondi, Merckx, Poulidor, Hinault, Lemond, Fignon, Moser e i campioni che si sono succeduti negli anni fossero meno emozionanti delle attuali?

Pedersen non cambia idea: «Mathieu resta un mostro»

14.04.2025
3 min
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ROUBAIX (Francia) – Mads Pedersen vorrebbe probabilmente essere altrove e non ne fa mistero. Diretto e tagliente come il vento della Danimarca da cui arriva, il capitano della Lidl-Trek è stato messo fuori gioco da una foratura nel momento peggiore e non è più rientrato. Dava la sensazione di avere tanta birra ancora da dare e lo ha dimostrato inseguendo come un ossesso, infuriandosi con quelli che non collaboravano e poi vincendo lo sprint nel velodromo che gli è valso il terzo posto. Che cosa sarebbe potuto succedere senza quella foratura?

Ti incenerisce con lo sguardo e ha ragione, perché probabilmente si è punito abbastanza da sé con certi ragionamenti. Campione del mondo quando nessuno se lo aspettava, adesso che è spesso sulla porta di una Monumento, trova sempre un inghippo che glielo impedisce. Non deve essere piacevole: fortuna per lui che riesce a voltare rapidamente la pagina.

«Non voglio fare il gioco dei se – dice subito – perché sappiamo come va a finire. Non ho avuto fortuna, non posso farci niente. Mi sentivo molto bene, avevo buone sensazioni e la squadra aveva fatto un lavoro impressionante tutto il giorno per tenermi fuori dai problemi e mettermi nei settori in una buona posizione. Fino a quel momento era andato tutto bene…».

La Lidl-Trek ha lavorato sodo per tenere Pedersen davanti: un ottimo lavoro di squadra
La Lidl-Trek ha lavorato sodo per tenere Pedersen davanti: un ottimo lavoro di squadra
Mancavano 71 chilometri all’arrivo, corsa ormai chiusa: come si fa a cambiare mentalità e iniziare a lottare per il terzo posto?

Penso sia qualcosa che devi fare. Quando succede una cosa del genere, devi prepararti per qualcosa d’altro. In quel momento, non sapevamo se fossimo in corsa per il podio. Ma in questa gara, non sai mai cosa succederà. Sai che se continui a lottare, potresti finire sul podio e così è andata.

Due settimane fa hai definito Van der Poel un mostro, come lo descriveresti oggi?

Il mostro non è scomparso (ride, ndr), lasciatelo con questo status.

Nelle ultime settimane, abbiamo visto molte belle battaglie tra Mathieu, Tadej e anche te, ma la Roubaix potrebbe essere stata l’ultima, perché probabilmente di qui in avanti non ci saranno più gare in cui combatterete l’uno contro l’altro…

Pensate che sia un peccato? Non direi, non vedo l’ora di non correre più contro di loro (ride e strappa il sorriso, ndr). Andrò in altro corse e troverò altri avversari, credo che tutti dobbiamo accettarlo e divertirci. Dovremo aspettare 12 mesi per rivedere certi duelli, spero nel frattempo di poter fare i miei risultati. Mathieu andrà al Tour e come lui anche Tadej, ma avranno obiettivi diversi.

Pogacar, Van del Poel, Pedersen: gli stessi uomini del podio del Fiandre, sono cambiati i vincitori
Pogacar, Van del Poel, Pedersen: gli stessi uomini del podio del Fiandre, sono cambiati i vincitori
Non si gioca con i se, ma eri sicuro che avresti vinto la volata per il terzo posto?

Non avevo la sensazione di essere il più forte, quindi volevo anche che facessero tutti la loro parte. Negli ultimi 15-20 chilometri abbiamo avuto vento contrario e avevo bisogno di recuperare, quindi ho cercato di lasciargli fare il grosso del lavoro. Per fortuna hanno tenuto un ritmo alto che ha impedito gli attacchi e poi in volata ho dato tutto.

Secondo al Fiandre, terzo alla Roubaix. Sempre gli stessi corridori, che idea ti sei fatto del momento?

Non lo so, sta a voi di dire e fare certe considerazioni. Noi corriamo, cerchiamo di vincere, ci piace cercare fortuna sulle nostre biciclette. Fortunatamente sono stato in grado di finire nuovamente sul podio. Davvero a volte è tutto molto più semplice di quello che sembra…

Van der Poel fa la storia della Roubaix: tre di fila come Moser

13.04.2025
5 min
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ROUBAIX (Francia) – Sua madre lo ha abbracciato con grande discrezione e a quel punto Mathieu Van der Poel è andato verso il podio con lo sguardo rivolto alla tribuna che lo acclamava e nel petto l’orgoglio per la terza Roubaix consecutiva. In questo ciclismo che divora i record, oggi è stato eguagliato quello di Moser e la sensazione è che prima del fine carriera, l’olandese possa anche batterlo.

Forse neppure lui si aspettava uno svolgimento simile. Non credeva che sarebbe rimasto solo tanto a lungo, non lo aveva pianificato. La caduta di Pogacar lo ha chiamato allo scoperto troppo presto rispetto ai suoi piani e a quel punto non ha potuto fare altro che insistere. Ammette che per mezzo secondo ha anche pensato di aspettarlo, ma Van der Poel non è Pidcock, che aspettando Pogacar alla Strade Bianche ha fatto un bel gesto forzato: sapeva che avrebbe perso. Van der Poel è venuto per vincere la Roubaix e quando si lotta alla pari, non si fanno sconti a nessuno. Neppure a quell’idiota vestito da tifoso che a un certo punto ha scagliato contro di lui una borraccia gialla. 

Nella conferenza stampa, Van der Poel ha raccontato la sua emozione per la terza Roubaix
Nella conferenza stampa, Van der Poel ha raccontato la sua emozione per la terza Roubaix
Cosa pensi della curva sbagliata da Tadej?

Era un po’ troppo veloce, la velocità era molto alta in quel momento. Non sapevo se sarebbe stato in grado di fare la curva, ma non avrei immaginato che sarebbe caduto. All’inizio mi stavo guardando indietro, prendendo distanza per curvare a mia volta. E forse questo ha impedito che cadessi sopra di lui. Da quel momento sono rimasto da solo e non credevo di dover fare una simile impresa. L’idea era di regolarla nelle ultime sezioni di pavé, ma è andata così. La difficoltà maggiore è stata che non sapevo nulla di quello che stava succedendo.

Che cosa vuoi dire?

Non avevo più la radio, mentre dopo la Foresta di Arenberg il mio power meter ha smesso di funzionare. E’ stato un esercizio al buio, non conoscevo il vantaggio e cosa stesse succedendo dentro di me. E’ stato difficile gestirlo. Anche quando ho bucato, non ho potuto dirlo alla radio. Quella poteva diventare una situazione difficile, perché non sapevo quanto vantaggio mi sarebbe rimasto. Però alla fine è andato tutto bene.

Hai mai pensato per un solo secondo di aspettare Pogacar?

Sì, all’inizio l’ho pensato, ma non sapevo che fosse caduto. Pensavo che sarebbe ripartito subito, invece mi sono voltato e mi sono reso conto che il distacco era molto grande. A un certo punto devi prendere una decisione e sappiamo bene che gli errori sono parte della Roubaix. Non sai mai cosa può succedere dopo, anche io ho bucato alla fine e lui avrebbe aspettato me? Le cadute e le forature sono parte di questa gara.

Avere con te Philipsen sarebbe stato un grande vantaggio, per questo hai provato ad aspettarlo?

L’ho aspettato per la prima volta, perché non c’era un grande divario. Ho provato ad aspettarlo anche la seconda volta, ma questa volta il ritardo era già troppo, quindi sapevo sarebbe stato un duello fra me e Tadej e non avrebbe avuto senso aspettarlo ancora.

Pogacar ti ha costretto a rivedere la tattica o ha cambiato la corsa?

La Roubaix è sempre difficile, ovviamente, e hai bisogno anche di un po’ di fortuna, ma questa non è una grande sorpresa. Tadej, quando c’è, è lì davanti. E’ uno dei migliori o, meglio, è il miglior corridore del momento. Quello che fa è piuttosto eccezionale e sicuramente tornerà per provare a vincere questa gara.

L’incidente della borraccia ha danneggiato la soddisfazione e il divertimento di oggi?

Non si è portato via il divertimento, ma non è normale. Era una borraccia piena, forse mezzo chilo, e io arrivavo a 50 all’ora. Era come una pietra che mi ha colpito la faccia e questo non è accettabile. Aspettano e bevono birra, ma questa non può essere una giustificazione. Servono azioni legali perché poteva finire anche molto male.

Fra le bici viste alla Roubaix, la Canyon di Van der Poel era forse la più normale: lui ad esempio non vuole la monocorona
Fra le bici viste alla Roubaix, la Canyon di Van der Poel era forse la più normale: lui ad esempio non vuole la monocorona
Tre Roubaix, si può dire quale sia la tua preferita?

Quella dell’anno scorso, con la maglia di campione del mondo e le migliori sensazioni sulla bicicletta. Oggi non ero così forte. Gli ultimi due settori di pavé sono stati molto difficili, prendevo a calci i pedali. Normalmente, se vai abbastanza veloce, hai il sentimento di volare, ma oggi non ho avuto questa sensazione. Vincere tre volte è già super speciale e non è qualcosa che ti aspetti quando inizi a correre. Ma vincerla per tre anni di seguito, considerando che serve anche parecchia fortuna, è piuttosto eccezionale.

Tre scontri con Pogacar su tre Monumenti corsi finora: che giudizio dai di questa primavera?

Sono molto felice, specialmente per come mi sono sentito. L’influenza che ho avuto la settimana scorsa non è stata ideale, ma ora mi sento meglio. Ho avuto la sensazione che le mie gambe stessero migliorando, per cui sono molto felice di poter finire questa stagione con una vittoria.

Sfinito nel prato, raccoglie l’abbraccio di Roxanne e dopo poco quello di sua madre
Sfinito nel prato, raccoglie l’abbraccio di Roxanne e dopo poco quello di sua madre
Pogacar ha detto che se fosse un bambino, tu saresti il tuo idolo: che effetto ti fa?

Se vedete cosa sta facendo, credo che finora io sia stato l’unico a batterlo. L’ho detto dopo la Sanremo, come anche il fatto che Tadej è l’unico corridore che può fare la differenza sulla Cipressa. Ha 26 anni, ha ancora molto da fare. Quando finirà la sua carriera, saremo di fronte a un altro Merckx, per cui lo ringrazio.

Hai un’idea delle tue prossime gare?

Ce l’ho chiarissima: da questo momento sono in vacanza. Oggi è finita la mia prima parte di stagione. E a dire il vero, non posso proprio lamentarmi.

Un grande Pogacar: debutto perfetto, fino alla caduta

13.04.2025
5 min
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ROUBAIX (Francia) – E’ persino comprensibile che Tadej Pogacar non faccia salti di gioia, ma ascoltandolo mentre risponde alle domande e guardandolo negli occhi si capisce quale fantastico balsamo sia la vittoria e quanto, per contro, oggi lo sloveno sia davvero stanco. Altre volte è stato sfinito, ad esempio al Fiandre, ma aver vinto aveva trasformato il suo umore. Nonostante fosse al primo assaggio di questa corsa così massacrante, si è mosso da vero campione. Tanto che nel momento stesso in cui è caduto, mancavano 38 chilometri all’arrivo, si era lanciato all’attacco di Van der Poel senza il minimo timore reverenziale. Già da una ventina di chilometri la Parigi-Roubaix si era trasformata in un violento corpo a corpo, la caduta l’ha chiusa.

«Shit happens – dice in inglese – per quella caduta non si può dire altro e me ne scuso. Quando segui una moto da lontano e vedi che gira, capisci che c’è una curva. Ma quando gli sei così vicino e quella gira all’ultimo, allora magari sbagli. Però sono scuse, avrei dovuto sapere che lì c’era una curva. Credo che sia stata un’ottima gara per la nostra squadra. Abbiamo ottenuto un terzo e un quinto posto, non è facile mettere due corridori in top 5. Penso che possiamo tornare l’anno prossimo, di nuovo con una squadra forte, ed essere motivati per giocarci la vittoria».

Pogacar voleva la pietra più grande e c’è andato davvero vicino
Pogacar voleva la pietra più grande e c’è andato davvero vicino

Ancora loro due

Si sono ritrovati nuovamente in due: Pogacar e Van der Poel. Per un po’ c’è stato anche Philipsen, ma era scritto che non avrebbe retto altri attacchi. Gli altri invece erano già da tempo finiti nelle retrovie per un numero di forature in linea con il tipo di corsa, ma che raramente negli ultimi anni avevano appiedato i favoriti. Ha bucato subito Ganna e dopo di lui anche Pedersen, poi lo stesso Van der Poel, il cui vantaggio però era ormai tale da non destare preoccupazioni.

«Mathieu è un grande campione – spiega Pogacar – e uno dei migliori corridori del mondo. E’ un enorme onore lottare contro lui e, come ho sempre detto, se fossi più giovane e fossi un tifoso di ciclismo, sarebbe il mio idolo. Lottare contro lui mi dà anche un po’ di motivazione supplementare. Quando mi sono ritrovato con lui e con Philipsen ho pensato che mi ero cacciato in una situazione poco felice. Essere in fuga verso un velodromo con due dei corridori più veloci al mondo non è stata esattamente un’idea felice. Poi Philipsen si è staccato e ammetto di aver provato a farlo faticare. Invece Mathieu è stato troppo forte».

Consumo da record

Ha attaccato e risposto agli attacchi. Alla vigilia, il suo nutrizionista aveva spiegato che dalla lettura dei watt si potesse pensare che i tratti in pavé siano impegnativi come salite e la conferma arriva direttamente da Pogacar, che tiene una mano sulla guancia, come un bambino che le prova di tutte per non addormentarsi.

«E’ stata una gara piatta – sorride – ma in termini di potenza penso che sia stata una delle gare più impegnative che abbia mai fatto nella mia vita. Inoltre con quei colpi e tutto lo stress sul corpo, è stata davvero difficile. Forse ho pagato anche l’inesperienza e mi piace pensare che la prossima volta che verrò qui, non la troverò difficile come oggi. Avevo già detto che il mondiale di Glasgow fosse stato la corsa di un giorno più dura, ma oggi credo di averlo superato. Ci sono stati meno rilanci e meno fasi da 600 watt per 30 secondi, però il consumo energetico è stato sicuramente superiore».

Per questa primavera, il bilancio è di 2-1 per Van der Poel, che ha anche vinto la Sanremo
Per questa primavera, il bilancio è di 2-1 per Van der Poel, che ha anche vinto la Sanremo

Divertito, nonostante tutto

E quando gli chiedono se gli dispiaccia che di qui in avanti non ci saranno ulteriori scontri di questo tipo con Van der Poel, nello sguardo di Pogacar riaffiora il monello dei momenti più allegri, di quando si è divertito pur avendo fatto una fatica bestiale. Stessa cosa quando la domanda riguarda il Tour e se si sia chiesto cosa ci stesse a fare sul pavé, pensanto alla sfida francese.

«Non siate malinconici – dice – faremo altre corse, troveremo altri avversari, metteremo in scena altri duelli. Se mi sono divertito? Un po’, ma non ti diverti mai davvero quando vai a tutto gas per 5 ore. Però sì, è stato davvero bello. Mi dispiace deludervi, non c’è una sola volta in cui abbia pensato ai Tour de France. E’ ancora così lontano, insomma. Il programma nell’immediato prevede che domenica prossima io sia all’Amstel Gold Race, ma vediamo come mi sveglierò domattina».