Un logo speciale per i “primi” 60 anni di Guerciotti

29.04.2024
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Il 2024 per il brand Guerciotti si annuncia come un anno speciale, che merita di essere celebrato in grande stile. Era infatti il 1964, esattamente 60 anni fa, quando l’azienda, guidata oggi da Paolo Guerciotti e dai sui figli Alessandro e Micaela, muoveva i suoi primi timidi passi in via Petrella a Milano, poco lontano dalla stazione Centrale, in quello che allora era semplicemente un piccolo negozio di poco più di venti metri quadrati. A dare vita a uno dei marchi simbolo di Milano furono lo stesso Paolo e suo fratello Italo. Da allora sono passati ben 60 anni e il marchio Guerciotti ne ha fatta di strada tanto da essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.  

Una delle prime biciclette Guerciotti. Nel logo il richiamo alla prima sede di via Petrella
Una delle prime biciclette Guerciotti. Nel logo il richiamo alla prima sede di via Petrella

Un logo speciale

L’azienda ha in programma per i prossimi mesi diverse iniziative per celebrare i suoi “primi” 60 anni di attività, a partire da un logo creato per l’occasione, come ha confermato la stessa Micaela Guerciotti, Marketing Director dell’azienda di famiglia, attraverso un comunicato stampa di qualche giorno fa.

«Abbiamo creato un logo dedicato a questo nostro anniversario – spiega – di ispirazione moderna, ma che ribadisce con forza le nostre radici, integrando l’anno della nostra fondazione: il 1964. Questo logo rappresenta la sintesi di 60 anni di avventure, di sfide e di trionfi che si fondono in un’icona che incarna l’anima vibrante della nostra città. Un simbolo rappresentativo e tangibile del nostro passato glorioso e delle promesse del domani».

Per sapere qualcosa di più sulle iniziative alle quali sta lavorando l’azienda per rendere speciale il suo 2024, abbiamo voluto sentire direttamente la stessa Micaela Guerciotti.

Micaela Guerciotti, Marketing Manager Guerciotti
Micaela Guerciotti, Marketing Manager Guerciotti
Partiamo dal logo, da oggi in avanti dove lo potremo vedere?

Andrà ad affiancarsi al nostro tradizionale logo con la stella che da sempre ci contraddistingue. Sarà presente all’interno del materiale di comunicazione che ci accompagnerà nel corso di quest’anno che per noi è davvero importante. Stiamo già lavorando alla realizzazione di una serata celebrativa che si terrà il prossimo 19 giugno alla Terrazza Martini, in pieno centro a Milano, da sempre la nostra città e alla quale siamo molto legati.

Che cosa ci dobbiamo aspettare da quella serata?

Sarà un momento davvero speciale per noi di Guerciotti nel corso della quale celebreremo la nostra storia, quello che siamo diventati oggi e quelli che sono i nostri programmi per il futuro. Lo faremo insieme a tanti amici che ci hanno accompagnato in tutti questi anni, a cominciare dai tanti campioni che hanno pedalato e vinto in sella ad una bicicletta Guerciotti. Sulle nostre biciclette hanno gareggiato atleti del calibro di Giovan Battista Baronchelli, Gilberto Simoni, Alessandro Bertolini, oltre ai mai dimenticati Michele Scarponi e Davide Rebellin… solo per limitarci alla strada. Nell’occasione sveleremo anche due novità e una di queste sarà una Guerciotti speciale realizzata in edizione limitata. Saranno solo 60 modelli, come 60 sono gli anni di vita del nostro marchio.

Paolo Guerciotti in azione nell’amato ciclocross
Paolo Guerciotti in azione nell’amato ciclocross
Avete altre iniziative in programma per i prossimi mesi?

Assolutamente sì, anche se al momento non possiamo anticipare nulla. Stiamo lavorando a due progetti: uno televisivo e uno editoriale. Il primo partirà a breve, a metà maggio, e ripercorrerà la nostra storia. Anche il secondo, quello editoriale, avrà la stessa finalità, ma lo farà in maniera totalmente diversa. Appena sarà possibile sveleremo tutti i dettagli. Quello che possiamo tranquillamente affermare è che si tratta di due iniziative che incarnano alla perfezione la nostra nuova strategia di comunicazione, una strategia moderna ma che non dimentica le nostre radici.

Guerciotti

Decathlon, un nuovo logo per una nuova brand identity

18.03.2024
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MILANO – Lo scorso 12 marzo, con una diretta streaming che ha coinvolto oltre 70 Paesi e con ben 1.700 store collegati in tutto il mondo, Decathlon ha presentato ufficialmente il nuovo logo e l’obiettivo che intende da oggi perseguire: “Move People Through the Wonders of Sport”. Far muovere le persone attraverso le meraviglie dello sport, rendendo le loro vite migliori e piene di gioia.

Da Parigi verso il mondo

Teatro ufficiale della presentazione, l’Accor Arena di Parigi dove Barbara Martin-Coppola, Global Chief Executive Officer di Decathlon, ha parlato di un giorno molto speciale nella storia dell’azienda francese. Un nuovo capitolo nella fase di trasformazione che sta attraversando Decathlon, un’azienda in cui il cambiamento è elemento naturale della propria storia, anzi della propria mission: diffondere lo sport, renderlo accessibile al maggior numero di persone possibile, offrire loro l’attrezzatura adatta a praticare il proprio sport preferito. Il risultato finale vuole essere una vita sana, felice, anzi gioiosa, in un mondo più vivibile.

Decathlon ha creato una collezione per le prossime Olimpiadi a Parigi
Decathlon ha creato una collezione per le prossime Olimpiadi a Parigi

Ecco il nuovo logo

L’evento di Parigi ha avuto il suo momento clou con la presentazione del nuovo logo che da oggi in avanti caratterizzerà tutti i prodotti Decathlon e la comunicazione dell’azienda francese.

Il nuovo logo è caratterizzato dalla presenza, accanto alla tradizionale scritta Decathlon, di una “Orbita”, una nuova brand icon che esprime circolarità, ma anche il movimento presente in tutti gli sport. Ognuno può vedere al suo interno cose diverse: un’onda, una vetta, un battito cardiaco. Un logo che vuole soprattutto esprimere passione e naturalmente invitare al movimento e quindi a fare sport. 

Un nuovo portfolio brand

Proprio per aiutare le persone ad avvicinarsi alla pratica sportiva, Decathlon ha rivisto e semplificato il proprio brand portfolio attraverso 9 category specialists: Quechua (montagna), Tribord (sport legati all’acqua e al vento), Rockrider (ciclismo outdoor), Domyos (fitness), Kuikma (racchette), Kipsta (sport di squadra), Caperlan (pesca), Btwin (mobilità urbana) e Inesis (golf), e 4 expert brands: Van Rysel, Simond, Kiprun e Solognac.

Ogni singolo brand ha una sua identità ben precisa per aiutare l’utente finale a trovare il prodotto ideale per l’attività sportiva che desidera svolgere.

Questo è il nuovo logo scelto da Decathlon
Questo è il nuovo logo scelto da Decathlon

La salute del pianeta

Il voler portare sempre più persone a praticare uno sport si ripercuote in chiave positiva anche sulla salute del pianeta. Un tema quest’ultimo molto caro a Decathlon che si è impegnata a diventare Net Zero entro il 2050. Si tratta di un progetto a lungo termine che vede però già oggi l’azienda francese fortemente impegnata nel portarlo a termine. Decathlon lavora infatti a stretto contatto con fornitori e partner per attivare la sostenibilità lungo tutta la supply chain. Con questo approccio collaborativo, l’azienda vuole aprire la strada a nuovi business model basati sulla circolarità e sull’aumento del ciclo di vita dei propri prodotti. Per farlo Decathlon sta aumentando la durata di vita degli stessi, consentendo ai clienti di riutilizzare, riparare e riciclare i prodotti.

Tocca ai negozi

Il nuovo luogo e di conseguenza la nuova brand identity di Decathlon avrà un forte impatto anche sugli oltre 1.700 negozi Decathlon presenti in tutto il mondo. Questi ultimi saranno ristrutturati con un allestimento completamente nuovo, offrendo ai clienti una navigazione intuitiva, una maggiore visibilità dei prodotti, accattivanti display fisici e digitali, il tutto per creare un clima decisamente accogliente e coinvolgente per il cliente.

Un motto è stato applicato sui capi di abbigliamento: Questo indumento non è morto, affatto
Un motto è stato applicato sui capi di abbigliamento: Questo indumento non è morto, affatto

C’è anche l’Italia

Decathlon Italia ha dato ai giornalisti italiani la possibilità di seguire la diretta streaming dando loro appuntamento a Milano, in zona Porta Ticinese. E’ stata anche l’occasione per conoscere Jean-Francois Mace, da poco più di un mese CEO di Decathlon Italia. 

Per quel che riguarda il nostro Paese, il rinnovamento dei punti vendita è già iniziato ed entro il 2026 interesserà i 150 store presenti in Italia. Nel frattempo proseguiranno le inaugurazioni di nuovi punti vendita che porteranno presto a 9.000 il numero di persone impiegate complessivamente da Decathlon nel nostro Paese. Restando poi in Italia, sono stati individuati undici sport principali o prioritari e tra questi sei sport strategici. Si tratta di tennis, padel, sci, ciclismo, calcio, running. A loro sarà dedicato all’interno di ciascun store uno spazio più grande e facilmente individuabile dal cliente.

Comunicazione dedicata

In questa fase di trasformazione un ruolo fondamentale lo assumerà anche la comunicazione, affidata a Rossella Ruggeri, marketing and communication director di Decathlon Italia.

“Ready to Play?” è il payoff che caratterizzerà la nuova comunicazione Decathlon a livello global che da oggi scatta ufficialmente anche in Italia. Una domanda che in realtà è un invito, un’esortazione a fare sport. Per l’occasione è stato realizzato un nuovo spot ed è stata prevista una campagna di affissioni a Milano e Roma. A tutto ciò si aggiunge una nuova comunicazione all’interno degli store Decathlon, un nuovo sito e una nuova app. Sono state inoltre previste campagne social e il contributo di diversi ambassador come la campionessa di pallavolo Alessia Orro.

Decathlon

Maestri capitano di strada nella nuova Polti-Kometa

16.01.2024
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MILANO – Quando nel bel mezzo della presentazione del Team Polti-Kometa, Ivan Basso ha detto che il capitano sarà Maestri, Mirco ha quasi fatto un salto sulla sedia. Non perché non lo sapesse, ma perché sentirlo dire davanti a tutti in un’occasione così importante per la squadra fa un certo effetto. Il corridore di Guastalla (in apertura sulla sinistra, con Lonardi, foto Maurizio Borserini) è arrivato nel team che si chiamava Eolo-Kometa nel 2022, dopo sei stagioni alla Bardiani e forse neppure lui si aspettava una simile investitura. Anche se, soprattutto dopo il ritiro di Gavazzi, sarebbe ingiusto dire che non abbia lavorato per diventare una figura centrale del team.

Maestri, primo da sinistra, è stato individuato dai dirigenti del team come road captain (foto Maurizio Borserini)
Maestri, primo da sinistra, è stato individuato dai dirigenti del team come road captain (foto Maurizio Borserini)
Che effetto fa sentirselo dire davanti a tutti?

Detto da Ivan Basso, Alberto Contador e suo fratello “Fran”, fa venire la pelle d’oca, anche adesso che ne stiamo parlando insieme. E’ un orgoglio. Questo è il mio terzo anno in squadra dopo sei con i Reverberi e quando sono arrivato ho capito che questa è una famiglia che a me ci teneva e ci tiene. Piano piano credo di avergli dimostrato di poter avere un impatto utile anche nei confronti dei più giovani. Cioè che io penso al bene della squadra, più che al mio personale. Alla fine se c’è un compagno che va forte, è giusto che abbia tutte le possibilità per rendere al meglio. Forse questo ha fatto sì che Ivan, Alberto e “Fran” abbiano visto in me la sincerità e la trasparenza.

Che cosa significa capitano?

Il capitano, soprattutto in questa squadra, è il road captain, non quello che vince le corse. In termini di risultati, abbiamo corridori molto più vincenti, a partire da Fabbro, come anche Lonardi che ha dimostrato nel fine di stagione di andare molto forte, Restrepo che è arrivato da poco, il nostro Bais e tanti nuovi giovani. Quanto a me, nelle corse in cui sarò presente farò da filtro con i direttori sportivi affinché la squadra renda al meglio.

Fabbro riscuote la fiducia di Maestri. Qui il friulano con Davide Bais, entrambi della scuola Ct Friuli (foto Maurizio Borserini)
Fabbro riscuote la fiducia di Maestri. Qui il friulano con Davide Bais, entrambi della scuola Ct Friuli (foto Maurizio Borserini)
E’ giusto dire che Gavazzi sia stato il tuo maestro?

Giustissimo, infatti ci sentiamo spesso e continueremo a vederci, perché è rimasto in squadra con un ruolo diverso. Quando già nel 2022 cominciò a parlare di ritiro, gli chiesi di fare un altro anno perché avevo ancora bisogno di lui. Perdere il “Gava” per me è stato come perdere una stampella, un appoggio importante. Però credo che a 32 anni, questo è il nono da professionista, un po’ di esperienza comincio ad averla e in ogni caso con Francesco mi terrò in contatto.

Qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato prima di andare in pensione?

Di essere serio nei momenti giusti, di essere scherzoso e comunque di fare gruppo. Di essere trasparente e di pensare comunque al bene della squadra. Gavazzi ha sempre dimostrato di mettere da parte le sue ambizioni, per coprire un compagno e fargli prendere meno aria. Era a disposizione di tutti. Anche nel 2023, nell’arrivo del Giro a Viareggio, eravamo insieme nel primo gruppo e lui non ci ha pensato due volte a tirarmi la volata e io sono arrivato nono. Essendo il suo ultimo Giro d’Italia, poteva tranquillamente fare la sua volata. E io gli ho chiesto più volte se avrebbe voluto farla, ma anche quel giorno si è sacrificato, con la solita serietà. E io, quando ho capito di avere questo ruolo, ho detto chiaramente che spero di valere la metà di quel che ha fatto vedere lui. Siamo entrambi interisti e come riferimento abbiamo Javer Zanetti, che per l’Inter è stato il capitano.

Secondo Maestri non sarà facile sostituire Albanese (alla sua sinistra), ma il gruppo Polti è molto forte
Secondo Maestri non sarà facile sostituire Albanese (alla sua sinistra), ma il gruppo Polti è molto forte
Che inverno è stato finora?

Tranquillo, anche per il resto della squadra, ci siamo allenati bene. Quest’anno è arrivato un team di nutrizionisti, che non solo ci seguirà dalla parte di nutrizione, ma anche di integrazione in corsa. E’ un argomento di grande attualità e quindi siamo contenti. I ragazzi stanno bene, ci sono tutte le carte per partire come si deve.

Sono partiti Fortunato e Albanese, finora i nomi di spicco della squadra, eppure Basso ha detto che secondo lui quest’anno siete più forti.

Penso che Fabbro sia un ottimo corridore. Se le cose vanno come devono, al Giro d’Italia sarà fondamentale. E’ un corridore con dei numeri davvero buoni, una testa, una preparazione e un’esperienza da poter far bene già da subito. Restrepo viene con dei buoni propositi. Difficile paragonarlo ad “Alba”, con cui tengo ancora i contatti, perché corridori come Albanese in Italia ce ne sono veramente pochi. Che arrivano in volata e tengono in salita. Però Lonardi e Restrepo possono sopperire alla sua assenza. Insomma, abbiamo perso due individualità forti, ma credo anche io che nel complesso la forza media della squadra sia cresciuta.

Contador, i campioni generosi e il ciclismo dei folli

13.01.2024
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MILANO – Attorno ad Alberto Contador c’è come al solito il capannello dei giornalisti. Lo spagnolo è venuto a Milano per la presentazione del Team Polti-Kometa (in apertura il team in allenamento a Oliva, foto Maurizio Borserini) di cui è titolare assieme a Ivan Basso, ma le domande vertono su tutto il resto. Si parla di Pogacar e di Vingegaard. Dello sloveno che tenterà la doppietta e la battuta di Alberto apre la porta su uno scenario che nessuno finora ha ipotizzato.

«Se Pogacar vince il Giro e poi il Tour – dice Contador – poi va alla Vuelta e vince pure quella».

Lo intercettiamo qualche minuto più tardi davanti al buffet. La curiosità non riguarda gli altri, ma la Fundacion Alberto Contador che è alla base della professional appena svelata. La Spagna brilla per la sensibilità dei suoi campioni. Samuel Sanchez, Alejandro Valverde, Alberto Contador e persino Stefano Garzelli hanno creato delle scuole di ciclismo. Sono strutture serie, su cui i campioni investono, attirano risorse grazie al loro nome e così restituiscono allo sport ciò che ne hanno ricevuto. E’ una forma di generosità matura, che in Italia purtroppo non conosciamo: i nostri ex queste cose non le fanno, non tutti almeno. Di fronte al tema che lo riguarda così da vicino, Contador mette giù il piatto e fa cenno di spostarci.

Contador ha partecipato alla presentazione del Team Polti-Kometa, di cui è uno dei titolari
Contador ha partecipato alla presentazione del Team Polti-Kometa, di cui è uno dei titolari
Quanto è importante la Fundacion Contador per il Team Polti-Kometa?

E’ molto importante. No, di più. Credo che sia un punto di differenziazione rispetto alle altre squadre. Abbiamo iniziato con gli juniores, poi con la categoria under 23 e ora quella professionistica. Perché ci crediamo. Abbiamo visto corridori come Enric Mas, Carlos Rodríguez, come Juan Pedro López, come Oldani, come tanti altri che hanno lasciato la Fondazione. Penso che questo sia un chiaro segno che si tratta di un buon vivaio, una buona “cantera” per reclutare giovani corridori.

E’ un peccato che tutti quei corridori siano andati in altre squadre?

Sì, è certamente un peccato. E’ un po’ una legge della vita, ma è anche vero che quando se ne sono andati non avevamo ancora una squadra di professionisti. Ora abbiamo giovani di talento come Piganzoli e Fernando Tercero. Corridori nei quali abbiamo fiducia e vedremo se riusciranno a soddisfare le aspettative.

In Spagna la tua Fondazione non è un caso isolato, vedendo quel che fanno Sanchez, Valverde e Garzelli.

Sì, è vero, penso che sia un piacere vedere uomini che sono stati ai vertici del loro sport concedere una possibilità ai più giovani. Ci facciamo sempre la stessa domanda, in Italia forse più che in Spagna. Ci chiediamo perché non ci siano corridori e così via, ma io credo che dobbiamo cercare di fornire risorse e risposte. E penso sia importante per noi ex atleti il fatto di aiutare il più possibile. E’ un’ottima cosa.

La Fundacion Contador cresce giovani atleti e raccoglie fondi per la ricerca sull’aneurisma cerebrale
La Fundacion Contador cresce giovani atleti e raccoglie fondi per la ricerca sull’aneurisma cerebrale
Qual è il tuo ruolo rispetto ai corridori della squadra?

Mi piace stare a contatto con loro. E’ vero che a volte magari li metto in crisi, perché valuto tutto ricordando il mio punto di vista su tutti gli aspetti. E io avevo un livello di pretese così alto, che a volte per loro può sembrare negativo. Cerco di restare calmo, l’ho imparato negli anni, però mi piace dare consigli e non passare il mio tempo solo con gli allenatori e gli sponsor.

Avevi pretese altissime, come ti saresti trovato in questo ciclismo in cui si rincorre la perfezione?

Mi piacerebbe correre in questo periodo, mi piacerebbe correre in generale. Il ciclismo è uno sport che mi appassiona e mi piace, come in questi ultimi anni, che sia anche un po’ folle. Forse quando facevo le mie pazze azioni in passato, non avevo compagni di avventura. Invece penso che adesso avrei con me qualche attaccante in più, a cui piace fare cose diverse. Sarebbe davvero divertente.

La vittoria di Bais a Campo Imperatore è per Contador la prova che si può fare bene anche senza budget stellari
La vittoria di Bais a Campo Imperatore è per Contador la prova che si può fare bene anche senza budget stellari
E’ possibile fare le cose per bene con un budget inferiore a quello degli squadroni?

Penso che stiamo andando nel verso giusto. La svolta che abbiamo fatto ci ha permesso di salire di livello. La vittoria di tappa al Giro dello scorso anno è un segnale molto interessante. Il successo di Bais a Campo Imperatore è stato il solo di una squadra non WorldTour ed è la dimostrazione che preparando molto bene un obiettivo, lavorando con precisione millimetrica, si possono ancora fare grandi cose. 

Nasce la Polti-Kometa: una botta di orgoglio italiano

10.01.2024
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MILANO – Hotel Principe di Savoia in piazza della Repubblica, nei salottini della hall ci sono procuratori di calciatori e direttori sportivi. Ariedo Braida (che in serata si intratterrà a lungo con Francesco Moser) e Oscar Damiani sono appena usciti, noi andiamo avanti a parlare con Alberto Contador. Fuori l’inverno si fa sentire, il cielo è grigio, ma per il ciclismo è una bella giornata. Si presenta il Team Polti-Kometa. Ne abbiamo viste le maglie. Abbiamo letto vari comunicati e apprezzato le immagini della Aurum Magma con cui correrà la squadra. Ma adesso Francesca Polti e Giacomo Pedranzini spiegano il perché abbiano scelto di sponsorizzare la squadra di Basso e Contador, presenti allo stesso tavolo. Il sorriso è coinvolgente, gli argomenti attaccano.

Francesca Polti ha parlato raccontando il suo entusiasmo e la sua visione
Francesca Polti ha parlato raccontando il suo entusiasmo e la sua visione

Le ragioni per partire

L’aspetto sportivo ci sta a cuore, ma quel che più ci piace sottolineare è il fatto che due grandi aziende italiane abbiano scelto di impegnarsi nel ciclismo. Fino a qualche tempo fa non sarebbe stato niente di strano (complici forse anche disinvolte abitudini fiscali), oggi è un’eccezione.

«Sono abituata a parlare in pubblico – dice Francesca Polti – ma è la prima volta che parlo della mia squadra e sono molto emozionata. La nostra squadra, la sento davvero mia. Quando si è trattato di scegliere se aderire o meno al progetto, ho riunito il mio staff ristretto e piuttosto che chiederci perché farlo, ci siamo chiesti se ci fosse un motivo per non farlo e non ne abbiamo trovati. Abbiamo visto solo opportunità e così siamo partiti.

«Ho trovato analogie di valori. Anche la squadra, come la nostra azienda, si fonda su rispetto, innovazione e sostenibilità. Abbiamo trovato nel ciclismo un bel veicolo di comunicazione, perché vogliamo che Polti si espanda nei Paesi in cui la squadra andrà a correre. Vogliamo tornare vicini al nostro pubblico, per fare vedere chi siamo e non solo per mostrare i nostri prodotti. Vogliamo far conoscere la nostra vivacità, anche se è una sfida in salita, al culmine della quale ci potrà essere grande soddisfazione. Quando ci siamo riuniti con le famiglie prima di Natale, mio padre si è avvicinato a me e Ivan (Basso, ndr) e ci ha chiesto se qualcuno ci avesse già dato dei pazzi. Noi abbiamo risposto di sì e lui ha sorriso, dicendo che allora questo progetto avrà successo. Perché anche a lui dissero che era pazzo per aver inventato la Vaporella e aver puntato quella prima volta sul ciclismo».

Il Team Polti-Kometa correrà con la Magma di Aurum, di proprietà di Basso e Contador
Il Team Polti-Kometa correrà con la Magma di Aurum, di proprietà di Basso e Contador

Il doping è una scusa

E quando le diciamo che è insolito vedere una grande azienda italiana fare ritorno al ciclismo e che tanti, in passato, hanno rifiutato la possibilità opponendo i casi di doping e il rischio per l’immagine, Francesca Polti si irrigidisce e sorride.

«Credo che i ragazzi siano tutti controllati – dice – e che la squadra sia la prima ad accorgersi se qualcosa non va. Ma se anche fosse il caso e trovassero un corridore positivo, il nostro compito non sarebbe quello di mettere in discussione il sistema, ma di stargli accanto per aiutarlo. Perché se ti dopi, hai un problema. E noi negli anni siamo stati accanto a donne maltrattate e persone con altri problemi. Perché abbandonare un corridore? Nel calcio i ragazzi con problemi di scommesse non li hanno abbandonati…».

Giacomo Pedranzini è arrivato dall’Ungheria, dove vive dal 1994.
Giacomo Pedranzini è arrivato dall’Ungheria, dove vive dal 1994.

Sport, cibo e salute

Lo stesso argomento fu utilizzato anni fa da Giacomo Pedranzini, cui al momento di entrare accanto alla Fundacion Contador fu posta la stessa obiezione. Il valtellinese di Ungheria lo abbiamo già sentito qualche settimana fa, ma il suo slancio conquista la platea.

«In bicicletta – dice – la salita non finisce mai. Noi siamo agricoltori di montagna, produciamo cibo e lo portiamo sul tavolo dei consumatori. Il nostro obiettivo è fare meglio di quanto fatto negli ultimi sette anni, ma soprattutto la squadra sarà al centro di un progetto di comunicazione. Kometa è la terza azienda alimentare in Ungheria e in Italia siamo presenti in tutte le più grandi catene di supermercati, da Conad a Coop, come Esselunga, Tigros ed Eurospin, però la gente non ci conosce. Questo è un limite che vogliamo superare.

«Crediamo che una vita sana e una sana alimentazione possano cambiare la vita degli italiani e costare meno al sistema sanitario nazionale. La scintilla è scattata quando Ivan Basso ci ha parlato di “ciclismo sociale” e di “cibo onesto”. L’Italia ha bisogno di gente che ci creda. Abbiamo pochi impianti sportivi rispetto alla media europea, siamo il fanalino di coda e questo si traduce anche in una inferiore pratica sportiva, che investe anche il ciclismo. Ho letto un articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera. Diceva che nel 1992, il reddito annuale pro capite di un italiano era il 19 per cento in meno rispetto a un cittadino degli Stati Uniti. Nel 2022, trent’anni dopo, l’italiano guadagna la metà. Se le famiglie perdono così potere di acquisto, tutto il resto va dietro, anche lo sport».

I tre fondatori del team, Alberto e Fran Contador e Ivan Basso
I tre fondatori del team, Alberto e Fran Contador e Ivan Basso

Una grande squadra

Basso annuisce. Sono stati presentati i corridori, i pochi che sono stati portati e che domani raggiungeranno il ritiro della squadra in Spagna. Maestri, definito il nuovo capitano dopo il ritiro di Gavazzi. I fratelli Bais. Matteo Fabbro. L’ungherese Fetter. E la speranza Piganzoli. Basso spiega.

«Ci riteniamo una grande squadra – dice – il comunicato che diffondemmo durante il Giro e che avevamo condiviso derivava dal fatto che credevamo di meritare più attenzione di quella che avevamo. Quello che vediamo qui oggi nasce dalla credibilità costruita negli ultimi anni. L’obiettivo è sempre stato mantenere quel che avevamo e rinforzarci per avvicinarci al livello delle grandi professional europee.

«Sono cambiati gli sponsor – prosegue – ma la società continuerà a lavorare allo stesso modo. Siamo nati nel periodo del COVID. La squadra si è resa simpatica al mondo del ciclismo ed è credibile perché unisce la Fundación Alberto Contador, la reputazione dei due ciclisti che l’hanno creata e la storia di un marchio come Polti. E’ un progetto unico che unisce più generazioni. Quando si parla di ciclismo-impresa, questa è una squadra che produce le sue biciclette. Ci sentiamo in dovere di essere attori del cambiamento, con Alberto ne parliamo spesso, restituendo quello che il ciclismo ci ha dato. Abbiamo grandi ambizioni e un calendario importante. Il Giro d’Italia? Bisognerà aspettare gli inviti».

La sensazione è che quel biglietto sia stato già staccato. Il ritiro della Lotto Dstny, le due vittorie di tappa degli ultimi due anni e le tre giornate del Giro in Valtellina fanno pensare che le possibilità siano buone. Domani il gruppo si riunirà in Spagna e le bici torneranno a recitare da protagoniste. Qui si va verso il galà di stasera, fra occhi che luccicano e il senso della nuova avventura che sta per cominciare.

Tour of the Alps: viaggio in 5 tappe sulle strade dell’Euregio

21.11.2023
6 min
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Autunno, tempo di presentazioni. Così oggi a Milano è stato sollevato il velo sul Tour fo the Alps, giunto alla 47ª edizione: corsa che, come poche altre, è capace di coniugare sport e turismo. Ancora una volta infatti il racconto del territorio è stato proposto con pari dignità rispetto al racconto delle tappe, a conferma che questo sport può trovare una seconda giovinezza nella collaborazione con le regioni in cui si svolge.

Il prossimo anno la corsa parte da Egna. Si passa poi per due giorni in Austria con i traguardi di Stanz e Schwaz. E si conclude in Valsugana a Borgo Valsugana e Levico Terme. Nel mezzo, come detto, i territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino) mostrati e animati nelle loro bellezze e le particolarità che li rendono unici. Forte del nuovo accordo con Infront, quest’ultimo aspetto avrà un momento di grande risonanza proprio grazie alla Bike Experience voluta proprio da Infront per spiegare l’evento e sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di interesse generale, che culmineranno nell’ultima giornata con una pedalata alla presenza di alcuni grandi testimonial.

Architetture, culture, tradizioni cucite con il filo magico del ciclismo: questo è il Tour of the Alps
Architetture, culture, tradizioni cucite con il filo magico del ciclismo: questo è il Tour of the Alps

Il percorso

Come di consueto e vista l’orografia dei territori attraversati, la corsa sarà vivace e ancora una volta si atterrà alla regola scolpita dal GS Alto Garda: solo tappe brevi e stuzzicanti. Ciò consentirà nuovamente agli atleti dei 20 team partecipanti di esprimersi al meglio senza che siano bloccati dallo spauracchio dei 200 chilometri.

Leggendo le carte della corsa, si parte dalle coltivazioni della Strada del Vino dell’Alto Adige. Si passa poi in Tirolo nella bassa valle dell’Inn. Si finisce in Valsugana con l’inedita Strada dei Baiti, versante molto impegnativo del Passo del Vetriolo. Totale di 709,3 chilometri (141,8 la lunghezza media delle 5 tappe), con 13.250 metri di dislivello.

TappaDataPartenza-ArrivoDistanzaDislivello
1ª tappa(15/4)Egna-Cortina sulla Strada del Vinokm 133,3mt 2.069
2ª tappa(16/4)Salorno-Stanskm 189,1mt 2.510
3ª tappa(17/4)Schwaz-Schwazkm 127mt 2.360
4ª tappa(18/4)Laives-Borgo Valsuganakm 141,3mt 3.830
5ª tappa(19/4)Levico Terme-Levico Termekm 118,6mt 2.490

L’Alto Adige

Come già accennato in precedenza, ci si muove su tre territori ben distinti ciascuno dalle sue prerogative. L’Alto Adige ha da tempo eletto la bicicletta a destinazione privilegiata, Bolzano è una vera capitale delle due ruote e i servizi per ciclisti non mancano. Il progetto Alto Adige Pedala spinge nel senso della mobilità dolce.

La Bikemobil Card, ad esempio, si può richiedere in tutta la Provincia di Bolzano e permette di prendere autobus, treni e di accedere a punti di noleggio che ci trovano lungo la linea ferroviaria.

La rete ciclabile del fondovalle misura 600 chilometri, con 1.900 percorsi a misura di mountain bike e tutti i passi dolomitici e alpini a disposizione degli amanti della bici da corsa. Il territorio è anche attraversato da alcune delle direttrici più rinomate, come la Via Claudia Augusta, la Monaco-Venezia e la ciclabile a lunga percorrenza Eurovelo 7, che unisce in un unico profondo respiro Capo Nord a Malta.

In parallelo si distinguono i percorsi cicloturistici a tema, come i Wine and Bike, che uniscono il ciclismo all’enogastronomia.

Si attraversano zone montuose che ad aprile possono ancora presentarsi così (foto Tour fo the Alps)
Si attraversano zone montuose che ad aprile possono ancora presentarsi così (foto Tour fo the Alps)

Il Tirolo

La corsa entrerà in Tirolo attraverso il passo del Brennero. E anche se i corridori non avranno probabilmente modo di rendersene conto, entreranno in una regione maestosa quanto a possibilità per il cicloturismo. Si parla di 6.400 chilometri di percorsi per mountain bike (il solo Bike Trail Tirol ne misura 1.000), 330 chilometri di single track, 1.000 chilometri di percorsi cicloescursionistici.

Per chi ama la bici da strada, la proposta delle “Great Rides” è un invito a nozze. Si tratta infatti di 10 itinerari di grandi dislivelli, viste panoramiche e discese da grandi… manici. Anche qui non mancano eventi, manifestazioni e la possibilità di scoprire la gastronomia e i celebri dolci della tradizione austriaca.

La sicurezza è da sempre un puntiglio e un fiore all’occhiello del Tour of the Alps (foto Mattia Finotto)
La sicurezza è da sempre un puntiglio e un fiore all’occhiello del Tour of the Alps (foto Mattia Finotto)

Il Trentino

Il Tour of the Alps 2024 si conclude in Valsugana, territorio già avvezzo ad ospitare eventi e gare, ma che questa volta offre scorsi inediti alla corsa e di riflesso a chi vuole servirsene per esplorare la regione.

La Valle dei Mocheni, con il doppio passaggio a Palù del Fersina farà entrare la corsa in un mondo a parte: celebre per la cultura che risente della minoranza tedesca, che si insediò nei primi anni del 1300 quando vi giunsero dalla Boemia i canopi, minatori specializzati che sfruttavano le risorse locali e per questo non ebbero mai buoni rapporti con le popolazioni locali. La valle è costellata di baite, masi e gruppi di case sparse, senza un vero centro abitato di riferimento. Un trionfo della natura, dove l’opera dell’uomo è riconoscibile nell’allevamento e nell’agricoltura. Palù del Fersina, il centro di riferimento, sorge a 1.360 metri di quota.

Tra i fornitori ufficiali, l’Acqua Eva, che sgorga ad alte quote (foto Svoboda Jaroslav)
Tra i fornitori ufficiali, l’Acqua Eva, che sgorga ad alte quote (foto Svoboda Jaroslav)

I partner

In questo microcosmo fatto di bellezza, economia e natura, il vero capolavoro degli organizzatori sta nell’aver coinvolto sponsor locali. Marchi come Melinda, la Cassa Centrale Banca, SPORTLER e Autostrade del Brennero, i vini della Val di Cembra e l’Acqua Eva, cui sono affiancati da anni Alé, Vittoria e Suzuki.

I prossimi passi saranno la definizione delle squadre (fra le 20 previste al via, circa la metà sarà WorldTour) e altre iniziative che saranno messe in campo grazie alla collaborazione con Infront.

Per Venturelli è arrivato (a malincuore) il tempo delle scelte

16.11.2023
3 min
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MILANO – «Scusa Federica, cosa ci fai qui, se domani c’è la Coppa del mondo di ciclocross in Belgio?». Venturelli sgrana gli occhi e per un istante esita. Poi capisce che è uno scherzo e sorride. Però intanto la ragazza dai mille talenti, in bici e nello studio, ha dovuto accantonarne uno e ne ha fatto le spese appunto il cross. Il passaggio fra le under 23 su strada richiede un inverno di maggior concentrazione e migliore distribuzione degli sforzi e così una delle azzurre più forti ha appeso la bici al chiodo.

«Comunque era una bella domanda – riflette – e la risposta è che ho deciso di staccare dopo la stagione su strada e prendermi il mio tempo. Sarà un inverno molto impegnativo con la preparazione sia della strada sia della pista, quindi ho dovuto fare una scelta e mettere un po’ da parte il ciclocross. Questo non vuol dire abbandonarlo completamente, però appunto ridimensionare il calendario e il numero di gare».

Al Giro d’Onore della FCI, Venturelli è stata premiata per il suo talento multiforme
Al Giro d’Onore della FCI, Venturelli è stata premiata per il suo talento multiforme
Scelta difficile? Era nell’aria, ma finora erano state solo teorie…

Molto difficile. Il cross mi è sempre piaciuto, è la disciplina che mi fa divertire di più. Mi ha sempre permesso di staccare la testa anche in inverno, che per gli altri è un periodo di sola preparazione, e di darmi degli obiettivi a breve termine da cercare di centrare. Ma sono arrivata al punto in cui non si può fare più tutto come negli anni scorsi, quindi la decisione è stata inevitabile.

Si parla di te come di una perfezionista in ogni cosa faccia. Lasci il cross perché non riusciresti a farlo al top?

Purtroppo negli ultimi anni ho dovuto imparare a staccarmi dall’opinione degli altri. Non sono una macchina e devo mettermi dei limiti. Questo è il mio lato umano che viene fuori quando si tratta di scelte. Adesso sono all’università e quindi ho anche questo tipo di impegno che è ugualmente nuovo, quindi sto cercando di bilanciare tutto. Ho cominciato con le lezioni a metà ottobre, a gennaio e febbraio avrò i primi esami.

Lo scorso anno Venturelli ha disputato il mondiale juniores di cross a Hoogerheide, chiudendo al quarto posto
Lo scorso anno Venturelli ha disputato il mondiale juniores di cross a Hoogerheide, chiudendo al quarto posto
Hai ricevuto un premio dal Presidente Mattarella come Alfiere del lavoro. Sei uscita dal liceo con 100 e lode, vai forte in bici. Forse davvero la ricerca della perfezione ti appartiene?

Sono una ragazza abbastanza organizzata, so gestire il tempo. Poi conta la testa, la consapevolezza di dover fare tutto nel modo migliore, per cui anche quando sono stanca, continuo sino in fondo. Non ho mai valutato di smettere di studiare per fare solo l’atleta, anche se forse ha significato sacrificare la vita sociale. Però davanti a certi risultati, è un sacrificio che si può sostenere.

Perché prevedi un inverno molto impegnativo?

Essendo passata under 23 e dovendo quindi correre anche con le elite, la preparazione sarà diversa. Devo avere certamente più fondo, ma devo concentrarmi anche sulla preparazione dal punto di vista della forza. C’è un elevato numero di ritiri, mentre l’anno scorso avevo potuto dedicarmi al ciclocross, facendo la preparazione per la strada a fine febbraio. Adesso invece devo già cominciare e quindi la differenza è evidente dal punto di vista della preparazione. E immagino che dovrò lavorare diversamente anche in palestra, ma ho appena ricominciato con la bici e non so ancora nulla sulla preparazione specifica richiesta dalla squadra. Credo però che a breve saprò tutto.

Guazzini verso Parigi, con lo sguardo fisso sul quartetto

15.11.2023
5 min
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MILANO – L’ultima volta che avevamo incontrato Vittoria Guazzini, si era ancora tutti in Cina e nella sera di gala organizzata dall’UCI si respirava il profumo delle vacanze e del rompete le righe. Di lì a poco, la toscana sarebbe partita per le Maldive con Lorenzo Milesi per mettere il punto a capo di una stagione parecchio faticosa. Non solo atleticamente, ma anche e soprattutto psicologicamente. La frattura del bacino del 6 aprile durante la ricognizione della Parigi-Roubaix l’ha condizionata pesantemente. Il mondiale ad agosto e il sogno di difendere l’oro della crono conquistato a Wollongong hanno trasformato l’estate in una rincorsa frenetica. Per lei come pure per Elisa Balsamo ed Elisa Longo Borghini, mentre un’altra azzurra di rilievo, Marta Cavalli, stentava a ritrovare il passo dopo l’incidente del 2022. Un’estate a dir poco problematica.

Il ritorno di Guazzini alle gare è avvenuto ai campionati italiani crono del 23 giugno, chiusi al quarto posto. Un mese dopo Vittoria è partita per il Tour de France Femmes, cogliendo l’ottavo posto nella crono finale: un buon segnale di crescita. Ma quando dieci giorni dopo ha corso il mondiale di Stirling, quella condizione costruita probabilmente troppo in fretta le ha presentato il conto e il verdetto è stato spietato, portando con sé il crollo dell’umore. Un po’ meglio è andata all’europeo, con il secondo posto azzurro nel Mixed Team Relay, ma a quel punto non restava che la trasferta cinese e il bisogno di fermarsi.

Le vacanze alle Maldive con Milesi e poi subito a Noto con la nazionale: l’inverno di Vittoria Guazzini (foto Instagram)
Le vacanze alle Maldive con Milesi e poi subito a Noto con la nazionale: l’inverno di Vittoria Guazzini (foto Instagram)
Le vacanze durano sempre troppo poco…

Vero, sono finite e già si ricomincia. Lunedi scorso ho fatto tre pedalate veramente blande, ma più per dire che le ho fatte. Prima ero stata per due giorni in Francia dalla squadra per la posizione e quella prima uscita è servita per riprendere dimestichezza con la pedalata. Solo che quando sono salita sulla bici, come al solito ho pensato: «Boh, qualcuno mi ha toccato la bici oppure non è la mia». Però adesso si va in ritiro con la nazionale (gli azzurri si ritrovano a Noto a partire da oggi, ndr), quindi la testa è al 2024.

Quanto è stato necessario staccare la spina?

Il 2023 è stato veramente pesante, mi serviva sia fisicamente ma soprattutto mentalmente. E’ stato bello staccare, però l’anno che viene è ricco di appuntamenti, per cui bisognerà cercare di essere pronti. Non c’è tempo da perdere.

Il podio del Trofeo Binda dietro Van Anrooij e Balsamo era la conferma che durante lo scorso inverno Guazzini avesse lavorato bene
Il podio del Trofeo Binda dietro Van Anrooij e Balsamo era la conferma che durante lo scorso inverno Guazzini avesse lavorato bene
Con la squadra avete fatto un’analisi di cosa potrebbe essere andato storto?

Diciamo che già prima di finire la stagione, prima di andare in Cina ci eravamo trovati per qualche giorno. Ho parlato con i preparatori della FDJ-Suez e abbiamo cercato di capire cosa magari non abbia funzionato. Io dico che dalla caduta in poi è stata una parabola discendente. Quella non ha aiutato. Poi c’è stata una serie di cose che, messe insieme, sono state un po’ troppo per me soprattutto dal punto di vista mentale. Però va bene così, non tutte le stagioni sono uguali. E se devo dirla tutta, meglio che sia andato storto quest’anno che il prossimo.

Come ti sei spiegata il passaggio a vuoto di Glasgow?

Ci tenevo tanto ai mondiali di Glasgow, quindi ho cercato di fare di tutto per recuperare, magari anche più di quello che avrei dovuto fare quando sono tornata in bici. Però qua si parla di ipotesi e se fosse andato tutto bene e avessi vinto una medaglia, sarebbe stata la storia dell’anno. Non è stato così, ma va bene. Ormai ho resettato tutto, mi sembra quasi che questa stagione non ci sia neanche stata, perché veramente ho una sorta di blackout (sorride, ndr).

Alzini, Fidanza, Guazzini, Paternoster: gruppo azzurro della pista al Giro d’Onore. Ora tutte in ritiro
Alzini, Fidanza, Guazzini, Paternoster: gruppo azzurro della pista al Giro d’Onore. Ora tutte in ritiro
Ganna dice che il suo primo obiettivo a Parigi sarà la crono e subito dopo penserà al quartetto.

Bè, sicuramente la crono è un obiettivo, una disciplina che mi piace tanto, a cui dedico tanto tempo anche con la squadra. In questi giorni sono stata in Francia per valutare la posizione. Come tenere la testa, come mettere le spalle in modo che siano aerodinamiche. Quindi sicuramente sarà un aspetto su cui lavorerò. Però mi sento di dire che la priorità del prossimo anno è il quartetto e penso che le mie colleghe concordino con me. Sappiamo che è una buona occasione. Anche se ci sono tante nazionali forti, noi cercheremo di fare il nostro e semmai batteremo le mani a chi vincerà. Speriamo però di battercele da sole.

A dicembre si torna in Spagna con la squadra?

Sì, andremo sempre ad Altea, ormai per il terzo anno. Sarà più che altro un’occasione per ritrovarsi e ovviamente mettere dei buoni chilometri in vista del prossimo anno. Intanto però a Noto cominciamo a lavorare su strada. La pista sono sforzi brevi, ma intensi: magari ricominciare in quarta con lavori fatti a tutta non è la cosa migliore. E poi mi fa piacere ritrovare anche le mie compagne, è bello condividere le fatiche con le altre. L’allenamento passa più in fretta e si sente un po’ meno la fatica.

Cattaneo, il Wolfpack, Moscon e il sogno di Parigi

11.11.2023
5 min
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MILANO – Cattaneo parlotta con Ganna, poi Filippo si sposta e arriva Lorenzo Milesi. L’iridato U23 della crono è appena tornato dalle vacanze, con il grosso punto interrogativo su dove correrà nel 2024: se ancora al Team DSM-Firmenich o alla Ineos Grenadiers. Con i due si scherza delle Olimpiadi: se portano Ganna, l’altro è Cattaneo. Due della Ineos sarebbero troppi. Ridono. Il Giro d’Onore della FCI è una bella occasione anche per loro.

Sul palco del Teatro Manzoni, ieri in occasione del Giro d’Onore, sono saliti tutti i tecnici azzurri
Sul palco del Teatro Manzoni, ieri in occasione del Giro d’Onore, sono saliti tutti i tecnici azzurri

I ragazzi del 1990

Poi Cattaneo torna serio. Con lui si può parlare di Evenepoel, come dell’arrivo di Moscon. Di Bagioli e Ballerini andati via, del nuovo corso della Soudal-Quick Step, il cui spirito secondo Remi Cavagna, che l’ha lasciata, si sarebbe annacquato. Gli raccontiamo anche dell’intervista con Sbaragli di qualche giorno fa, quando ci rendemmo conto che dei fantastici corridori classe 1990, portatori di grandi promesse con atleti come Aru e Moreno Moser, sono rimasti soltanto lui, il toscano e Fabio Felline. Mattia alza gli occhi al cielo.

«Non è una cosa facile avere 33 anni in questo ciclismo – ammette – però la carriera che ho avuto mi aiuta. All’inizio ho avuto qualche anno difficile, quindi non ho consumato tutto quello che avevo e adesso comincio a ottenere i miei risultati. Logicamente l’età avanza, quindi alla fine dovrò farci i conti, però il livello che sono riuscito a ottenere anche quest’anno per me è ottimo, quindi spero di durare il più a lungo possibile».

Con Affini, Sobrero, Paladin, Cecchini e Guazzini, Cattaneo ha centrato l’argento nella cronosquadre agli europei
Con Affini, Sobrero, Paladin, Cecchini e Guazzini, Cattaneo ha centrato l’argento nella cronosquadre agli europei
Che anno è stato per te il 2023?

Penso il migliore da quando sono professionista. Sono super contento, però ormai è passato e bisogna già guardare avanti.

Cosa hai pensato quando si è cominciato a parlare della fusione fra la tua squadra e la Jumbo-Visma?

Ormai in questo ciclismo non puoi essere sicuro di niente, però io ero sereno. Sapevo di aver fatto una super stagione per quello che è il mio lavoro e di conseguenza, detta fuori dei denti, credo che nella peggiore delle ipotesi una squadra l’avrei trovata. Ero tranquillo, non arrivavo da un anno in cui non avevo fatto niente. In caso contrario, magari avrei pensato che se ci fosse stata la fusione, sarei rimasto a piedi…

Nel frattempo in ogni caso dalla squadra sono andati via anche alcuni nomi di rilievo. Cavagna ha detto che il Wolfpack non è più quello di un tempo…

Ne avevamo già parlato prima della Vuelta e le cose si stanno confermando. Io credo che quando cambi così tanti corridori, è logico che hai bisogno di un po’ di rodaggio per creare il gruppo. Non è più la Quick Step di qualche anno fa, ma è inevitabile perché c’è Remco che condiziona gran parte delle scelte, come è giusto che sia quando hai un corridore del genere.

Ai mondiali di Glasgow, per Cattaneo è arrivato l’8° posto, seguito dal 5° degli europei
Ai mondiali di Glasgow, per Cattaneo è arrivato l’8° posto, seguito dal 5° degli europei
Deve crearsi di nuovo il clima giusto?

Ci sono tanti giovani e tanti nuovi elementi che arrivano nella squadra con l’idea di entrare nel Wolfpack, quindi secondo me sono nuova linfa perché questa cosa torni visibile, perché alla fine tra di noi c’è sempre stata. Non così evidente, però c’è sempre stata.

La tua storia parla di anni iniziali difficili alla Lampre, poi del rilancio con l’Androni e in qualche modo di una consacrazione nel gruppo Quick Step. Credi che Moscon potrà approfittarne come è successo a te?

Ho sempre detto, senza offendere l’uno né l’altro, che è la Quick Step è un’Androni con più soldi. Nel senso che è una famiglia e credo che sia la squadra giusta per cercare un rilancio. Credo che Gianni abbia vissuto anni un po’ complicati per una serie di motivi e credo che questa sia la squadra giusta per ritrovare il Moscon di qualche anno fa. Secondo me avevamo bisogno di uno come lui nelle classiche del pavé in cui eravamo un po’ meno forti e lui secondo me è un innesto che, se rende come dovrebbe, potrebbe fare la differenza.

Lombardia, abbraccio fra Bagioli arrivato secondo e Cattaneo. Dopo 4 anni, le loro strade si separano
Lombardia, abbraccio fra Bagioli arrivato secondo e Cattaneo. Dopo 4 anni, le loro strade si separano
Come hai vissuto, al contrario le partenze di Bagioli e Ballerini?

Per “Bagio” alla fine credo che sia stato giusto così. Alla fine, se aveva ambizioni personali, è giovane e ci sta che abbia cercato una squadra che gli lasci più spazio. Per Ballerini mi dispiace, perché secondo me era un uomo importante per quella fascia delle classiche. Non conosco bene le dinamiche di tutte le cose. Va in una squadra dove comunque è già stato, conosce l’ambiente che trova, quindi evidentemente ha fatto la sua scelta. Dispiace perché secondo me poteva essere una pedina importante per noi al Nord.

Per il prossimo anno immagini un cammino parallelo a quello di Remco nei grandi Giri e strizzi un occhio alle Olimpiadi? 

Le Olimpiadi sono un sogno, ma non è facile. Senza girarci attorno, abbiamo due posti per la crono e uno è di Ganna. Poi ci sono altri tre o quattro che si giocano il secondo. Io cercherò di fare il massimo, ma come al solito saranno le gambe, Velo e Bennati ad avere l’ultima parola.