Colnago, festa al Dots di Milano: 70 anni portati alla grande

21.11.2024
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MILANO – L’appuntamento è al Dots, che significa puntini e stasera qui a Milano i puntini sono gli occhi sgranati degli invitati davanti alle ultime bellezze di Colnago. Si festeggiano i 70 anni dell’azienda di Cambiago, ricordati con foto, schede tecniche, la C35 e la nuovissima Steelnovo esposta all’ingresso della sala. In mezzo, fra il brusio di un chiacchierare spensierato e composto, riconosciamo alcuni dei nomi più belli e importanti del ciclismo.

Corridori e imprenditori, manager e giornalisti. C’è tutto il mondo che vuole bene a Colnago e che si è sobbarcato centinaia di chilometri per esserci. Al punto che quando nella sala entra Ernesto, 92 anni portati ottimamente, è come se fosse arrivato il Papa. Abbracci. Strette di mano. E una foto dietro l’altra con il simbolo di un Made in Italy che non si dimentica e non è possibile superare. Al punto che l’ultima nata è una bici in acciaio. Perché il carbonio è performante e veloce, ma forse le vecchie leghe hanno più cuore.

«E’ una grande soddisfazione – dice Nicola Rosin, amministratore delegato – per un brand che ha una storia molto importante, seconda a nessuno, che però adesso è un’azienda proiettata nel futuro con degli oggetti meravigliosi che oggi sono qui in esposizione. Dal punto di vista dell’azienda siamo diventati manageriali come serve, dal punto di vista del prodotto abbiamo lavorato molto sulla desiderabilità ed è un motivo d’orgoglio, perché effettivamente è un valore che oggi ci viene riconosciuto dal nostro pubblico. Siamo molto emozionati.

«Fare oggi una bici in acciaio è anche un momento di rottura. Perché grazie alle vittorie dei campioni, si parla di Colnago in tema di performance, di carbonio e leggerezza. Invece l’acciaio è un materiale straordinario che ci permette di proprio raccontare anche la storia dell’azienda».

La Colnago di Tafi

In fondo alla sala dei modelli indossano la nuova linea di abbigliamento e posano su rialzi identici a quelli riservati alle biciclette. I calici di prosecco iniziano a girare, accompagnati da piccole suggestioni super gustose. Gli invitati si ritrovano in capannelli in cui si racconta di tutto. Andrea Tafi è qui con la moglie Gloria, brindano e lei fa foto in giro. Il toscano su bici Colnago ha centrato le vittorie più belle della sua carriera e non dimentica di ricordarlo.

«La Colnago – sorride – è stata il mio primo grande ciclistico. Mi ha permesso di centrare i miei traguardi più belli e di consacrarmi nell’Olimpo dei campioni. Devo tanto a Ernesto e alla Colnago, che rimarrà sempre nel mio cuore. Penso alla C40, importantissima per la mia carriera. Con la C40 abbiamo vinto tutti, grazie all’inventiva di Ernesto che ha messo su una bicicletta veramente eccezionale. Sbaragliando, come diceva lui, tutti gli altri e andando a vincere sui traguardi più prestigiosi. Davvero, una Colnago è per sempre».

La Colnago di Saronni

Beppe Saronni è stato per anni sinonimo di Colnago. Su queste bici ha vinto e il suo rapporto con il fondatore dell’azienda è stato più volte paragonato a quello di un figlio con suo padre. Ha iniziato vincendo sull’acciaio, ha finito col carbonio, in una storia di vittorie e sfide memorabili. I Giri. Il mondiale. La Sanremo. Il Lombardia. I tricolori. Beppe non ha avuto altre bici all’infuori di queste.

«Io ho avuto la fortuna di avere sempre usato una bici Colnago – sorride – a parte quando da ragazzino comprai la prima usata, che era di una marca sconosciuta. Ho avuto anche la fortuna di vivere il processo di innovazione e lo sviluppo dell’azienda. Ho corso con i telai in acciaio, ma nonostante fossero uguali per tutti, i Master di Ernesto Colnago avevano qualcosa in più.

«Poi sono arrivati l’alluminio e soprattutto il carbonio. Anche lì Ernesto è stato uno dei primi a crederci. Ho vinta la mia ultima corsa, Il Giro di Reggio Calabria nel chilometro più bello d’Italia, con una C35. Una monoscocca in carbonio.

«Ogni tanto ci sentiamo – chiude Saronni – e come al solito sono più le novità che ti dà lui su quelle che gli do io. Lui è così. E io credo che Ernesto sarà sempre il personaggio più importante della Colnago, nonostante ora ci siano dei personaggi e delle persone capaci e qualificate che stanno portando avanti bene il marchio. Non trovo strano che sia cambiata la conduzione dell’azienda, però quel tipo di storia l’ha fatta lui e io credo che tutti dobbiamo dirgli grazie e anche bravo».

Le Colnago del Ghisallo

Antonio Molteni ci racconta le meraviglie del Museo del Ghisallo. C’è passione in ogni sua parola e ci sarebbe da dirgli grazie per la passione con cui tiene viva la sua creatura. Lassù nei giorni scorsi è salita una troupe che ha girato immagini con la nuova bici Colnago e lui ce le mostra nel cellulare, proprio mentre passa a salutarlo Giancarlo Brocci, l’ideatore de L’Eroica. All’angolo c’è anche Cassani, tirato come al solito.

Gianetti e Saronni, il presente e le origini della UAE Emirates
Gianetti e Saronni, il presente e le origini della UAE Emirates

La Colnago di Cassani

«Da ragazzino – ricorda Cassani – mi comprai una Colnago Messico, solo per averla lì. E sempre a causa di una Colnago, ebbi una disputa piuttosto accesa con Giancarlo Ferretti. Successe che nella Sanremo del 1993, quella vinta da Fondriest, noi avevamo ancora i telai Master in acciaio, mentre Maurizio che correva con la Lampre vinse usando la Carbitubo, arrivata da poco.

«Quando arrivai in albergo, vidi Ferretti e gli dissi: “Vedi Ferron, ci chiedi di farci un mazzo così e di essere magri, e poi ci dai una bicicletta che è due chili in più di quella che ha vinto?”. Ferretti se la prese, era furibondo. Disse che sapevamo solo lamentarci, però dopo venti giorni anche a noi arrivò la Carbitubo. Era fantastica, sentivi la differenza».

Il genio dell’Ernesto

Si potrebbe andare avanti per tutta la notte, perché qua chiunque ha un ricordo legato ai primi 70 anni della Colnago. Gli occhi continuano a scrutare fra le mille facce presenti e ne riconoscono ogni volta una diversa. C’è pure Paolo Bellino e verrebbe da chiedergli cosa ne sarà del Giro d’Italia, ma questa è la festa della Colnago e allora prima di andare via, preferiamo dare un altro abbraccio a Ernesto.

«Gli anni passano», dice con un filo di voce nell’orecchio. E poi è tutto uno stare in fila per farsi con lui la foto. In mezzo allo scintillare del nuovo corso, ricordare quando Ernesto regalò una bici a Torriani immergendo il telaio nell’oro o quando fece un accordo con la Ferrari perché gli azzurri potessero volare nella 100 Chilometri alle Olimpiadi di Barcellona, fa tornare ad anni ancora caldi sotto la cenere. Adesso però si va a casa: è stata davvero la degna festa per una sì grande storia. Esserci era un atto dovuto.

Viaggio in Pirelli, terza parte: i tesori della Fondazione

11.11.2024
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MILANO BICOCCA – Una grande foto all’ingresso della Fondazione Pirelli ritrae migliaia di lavoratori all’uscita dal primo stabilimento di via Ponte Seveso a Milano, dove nel 1960 fu costruito il grattacielo Pirelli. La fabbrica fu distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Lo scatto fu realizzato da Luca Comerio perché fosse esposto all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906. Le donne e gli uomini fissano l’obiettivo e i loro sguardi raccontano il lavoro in fabbrica e un tempo lontano della nostra storia.

Dopo la visita allo stabilimento di Bollate, l’ultima tappa del viaggio in Pirelli è un ritorno al quartier generale, per andare a curiosare nella palazzina che ne ospita la Fondazione. Dentro ci sono preziosi colpi d’occhio e ancora più prezioso l’archivio della vita industriale dell’azienda. Il resoconto di ogni passaggio, che ha permesso di ricostruire la storia economica di questa importante fetta d’Italia.

La storia di Pirelli

Basta guardarsi intorno e seguire i video esplicativi nell’ingresso della palazzina che la ospita, che fu un tempo la stazione dei pompieri. Essendo stata la prima azienda italiana a lavorare la gomma, si capisce facilmente come mai inizialmente il catalogo prevedesse anche produzioni differenziate: dagli articoli per il pare come gommoni e pinne, ai cavi elettrici, le scarpe e ovviamente le gomme. Ci sono oggetti che rimandano indietro nella memoria, come le celebri scarpe rosse con il tacco a spillo indossate da Carl Lewis in una campagna pubblicitaria di trent’anni fa (in apertura la celebre foto, Fondazione Pirelli). Cassetti e raccoglitori di documenti, fotografie, bozzetti e materiali pubblicitari: un patrimonio che dal 1972 è tutelato dalla Sovraintendenza dei Beni Culturali.

L’idea di mettere mano agli archivi dell’azienda arriva nel 1942, quando l’azienda compie 70 anni. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e a Mario Luzzatto, dirigente dalla lunga storia in Pirelli, viene affidato il compito di redigere la storia della fabbrica. Per questo porta via tutti i documenti aziendali – verbali del consiglio direttivo, brevetti, disegni tecnici, formule – per catalogarli e renderli fruibili, sottraendoli alla distruzione dei bombardamenti. Il suo lavoro dura per dieci anni ed è oggi un archivio prezioso, cui attingono ogni anno per la scrittura di tesi studenti da tutto il mondo.

Cimeli dal passato

Chi fosse appassionato di grafica potrebbe perdere la testa al primo piano. Nei cassettoni sono infatti conservate le locandine di ogni campagna promozionale, dalle origini ai giorni nostri. E nell’evoluzione del gusto grafico e dei temi, nel passare dall’esaltazione della velocità a un’eleganza quasi glamour, si racconta il cambiamento del Paese e della sua cultura. Basta guardare le foto delle prime auto con le gomme gialle, dato che non si utilizzava ancora il nerofumo nella mescola, e delle prime biciclette con copertoni rigidi e difficili da spingere. Foto di accessori di abbigliamento, come gli impermeabili o il copriscarpe per calzature da donna. Come pure una ruota originale della Pechino-Parigi del 1907 con cui l’Itala del principe Scipione Borghese conquistò di fatto il primo rally.

Affascinante è anche la sezione dedicata allo sviluppo del logo Pirelli, che nei primi anni ha cambiato spesso forma e obiettivi. Fino al giorno in cui compare per la prima volta su un foglio la P lunga che è diventata il marchio di fabbrica dell’azienda.

Anche Coppi e Bartali

E poi c’è lo sport, tipico degli anni in cui l’azienda promuoveva la pratica sportiva fra i dipendenti. Adolfo Consolini, medaglia d’oro a Londra 1948 nel lancio del disco, fu dipendente Pirelli. Negli anni 20 il gruppo sportivo aziendale aveva circa 18 sezioni, mentre la galleria delle immagini propone una vetrina clamorosa di campioni che hanno vissuto la loro carriera su gomme Pirelli. Galetti, Ganna e Pavesi nel primo Tour de France. Costante Girardengo. Coppi e Bartali. E oggi Jonathan Milan e Mads Pedersen.

Il ciclismo è uscito dai radar di Pirelli negli anni 90, ma è tornato nel 2017 ed è come se il filo dell’antica storia si fosse allacciato con i tempi moderni per non staccarsi più. Lo testimonia una delle ultime opere editoriali promosse dalla Fondazione Pirelli, dal titolo “L’Officina dello Sport”. E la sensazione, al termine di questo viaggio lungo tre articoli nel mondo e nei segreti di Pirelli, è che con il ritorno del mondo ciclo, il catalogo sia finalmente completo. Come se effettivamente, al netto del fatturato, ne sentissero davvero la mancanza.

Viaggio in Pirelli, prima parte: i segreti del quartier generale

09.11.2024
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MILANO BICOCCA – Il quartier generale di Pirelli è una città nella città. All’esterno ci sono l’Università e l’ospedale Niguarda, ma quando varchi l’ingresso dell’azienda che produce le gomme per la Formula Uno e vieni dotato del tuo badge, capisci di essere in una dimensione a parte. Qui lavorano 1.200 persone, in un ambiente che ti fa quasi venire voglia di farne parte. Dopo la pandemia e la diffusione dello smart working difficilmente li trovi tutti insieme, ma nei vialetti del giardino all’ora di pranzo c’è un vivace andirivieni per la mensa. Siamo qui per osservare, conoscere e capire. Oltre alle gomme per le monoposto più veloci e le auto di lusso, qui si studiano anche le coperture per le bici di alta gamma: strada, gravel e mountain bike. Ed è curioso capire in che modo le due tecnologie possano convivere.

Inizia un viaggio di tre puntate nel mondo Pirelli. In questo primo articolo vi diremo del quartier generale di Bicocca. Poi ci sposteremo nello stabilimento di Bollate, dove le gomme vengono prodotte. Infine, facendo un ideale passo indietro, vi racconteremo della Fondazione Pirelli: luogo di storia, memoria e cultura.

Il quartier generale

A Bicocca ci sono gli uffici e i laboratori: questo è il cuore dell’azienda. Tutti i reparti sono trasversali e coordinati da specifiche sezioni di ricerca e sviluppo. Messa da parte la Formula Uno, che per forza di cose è una nicchia sia pure molto importante, il cuore della produzione è occupato dalle gomme per auto di lusso. Te ne rendi conto quando entri nell’area dei laboratori, dove è vietato fare foto e semmai ce le darà l’ufficio stampa. Si possono fare domande, ma dato l’alto tasso di… interesse fra aziende concorrenti, la macchina fotografica resta nello zaino. Ci fa da guida Samuele Bressan, una storia da designer che, dopo un’immersione nel mondo del ciclo e sue aziende, è entrato in Pirelli nel mondo tyre ed è Head of Global Marketing della divisione ciclismo.

Qui si opera per lo sviluppo della materia prima, con produzione minima di provini di mescole per eseguire i test necessari. Si provano le proprietà chimiche, innanzitutto, per controllare che si rispettino gli indicatori di prestazione e le proprietà. Come in tutte le aziende di settore, si lavora anche con il cosiddetto reverse engineering. Si studiano cioè le gomme dei concorrenti, con macchine che eseguono scansioni per evidenziarne le proprietà. E mentre al piano in cui ci troviamo vengono eseguite le prove statiche, al meno 2 si svolgono i test dinamici.

Hookless, perché no

I macchinari per le prime hanno funzionamento intuitivo e permettono già di intuire il comportamento della gomma e l’effettiva bontà della sua realizzazione.

Il profilometro ha un laser che gira attorno alla gomma e offre il profilo in gonfiata per studiare la pressione in base alla tipologia del cerchio. Nel caso di gomme per la Mtb uno degli aspetti che si valutano è l’inclinazione del tassello laterale. Per farlo si utilizzano cerchi in commercio, ma ancora di più quelli da laboratorio (detti da “sala macchine”) che sono ben più pesanti e non hanno deformazioni.

La macchina per lo studio del tallone ha elementi che spingono concentricamente verso l’esterno. Espandono la gomma e generano il grafico della deformazione del materiale, utile sia come collaudo che come messa a punto. In questo caso si riesce ad esempio a lavorare sulla pressione di scoppio. Il tallone che si dilata sale lungo il profilo interno del cerchio e più sale e più spinge verso l’esterno. La deformazione della spalla è una voce importante proprio nel ciclismo, dato che il montaggio a mano amplia la dilatazione. In teoria, questo studio renderebbe possibile la produzione della gomma perfetta per ciascun cerchio, ma vista poi la difficoltà di venderli in accoppiamento esclusivo, il discorso diventa utopico prima ancora di essere affrontato. Ed è il motivo per cui l’utilizzo generalizzato di cerchi hookless resta inaffidabile, non potendo contare sull’accoppiamento perfetto.

Pressioni da moto

Grazie al banco ottico si ricava l’impronta della gomma a terra: con la possibilità di valutare il passo fra gli intagli del battistrada. L’immagine ha colori diversi in base alla pressione del singolo punto. Il giallo denota la pressione maggiore e da questa mappa cromatica si evidenzia quanto sia mediamente elevata la pressione su una gomma da bici rispetto a quella di un’auto. L’impronta della bici è tutta gialla, mentre l’auto ha anche dei punti azzurri, quindi più… scarichi. Questo fa capire che nel realizzare la mescola per un copertoncino da corsa sia necessario avere una grande resistenza meccanica, al pari di quanto avviene per costruire la gomma anteriore di una moto.

Lo strumento che misura le rigidezze, con la gomma montata su un mandrino e il banco che si muove e genera pressione, produce il grafico della resistenza della gomma: la sua risposta alla sollecitazione. Questo permette a chi fa le mescole di avere i paramenti da confrontare con l’esito dei test outdoor che si svolgono nella pista di Giarre, ai piedi dell’Etna. Ne abbiamo parlato a proposito dello sviluppo dei P ZERO Race, ricodate? Qui infatti si incontrano le condizioni ambientali più disparate eppure ripetibili affinché il test, su bici strumentate e grazie alla sensibilità di chi le usa, siano confrontabili con quelli di laboratorio.

Sulla destra, dietro la rete, c’è il rullo: la gomma gira nel test di endurance (foto Pirelli)
Sulla destra, dietro la rete, c’è il rullo: la gomma gira nel test di endurance (foto Pirelli)

Gli stessi standard

Al piano di sotto, le gomme lavorano sul serio. Senza entrare troppo nel mondo della fisica, affinché un test sia credibile occorre che si svolga in un ambiente isolato, che non risenta cioè della presenza degli elementi circostanti. Per questo tutte le stazioni di test poggiano su una base di elastomeri che si trova al piano inferiore e permette alla stazione stessa di non risentire ad esempio della rigidità del pavimento. Qui si prova veramente di tutto.

Si passa da una sala insonorizzata – semi anecoica, perché il pavimento non è privo di eco – in cui si misura il rumore del rotolamento della gomma a terra. La valutazione viene effettuata sulla singola gomma, ma anche sul veicolo intero, registrando la rumorosità al suo interno. Per questo, dentro le gomme per auto di alta gamma, vengono montate delle spugne insonorizzanti con la tecnologia del PNCSTM Pirelli Noise Cancelling System, che dimezza la rumorosità dell’auto.

Nella stazione di endurance, la gomma gira con un rullo che le impone la velocità. Sono test di integrità, che evidenziano la tenuta della struttura. Può capitare che alla fine dei cicli impostati, la gomma esternamente risulti integra, ma la carcassa sia eccessivamente stressata. Il dettaglio che colpisce è che qualsiasi gomma Pirelli deve sottostare agli stessi standard, che sia per auto di lusso come pure per la bicicletta da corsa.

Ai test sul banco faranno seguito quelli sul campo (foto Pirelli)
Ai test sul banco faranno seguito quelli sul campo (foto Pirelli)

Simulatore per bici

Una delle stazioni che meno ha a che fare con la bici (anche se si sta lavorando per costruirne una su misura) è il simulatore, in cui la gomma gira su un nastro che sterza, si inclina, slitta e mette a punto i dati che la Formula Uno utilizzerà per il simulatore di guida in 3D e poi nei test effettivi. Non potendo più effettuarne in numero illimitato, si cerca di riprodurre tutte le variabili in laboratorio e gli scarti con il mondo reale sono davvero minimi, permettendo di fare meno prove in fase di progettazione. Presto una stazione così ci sarà anche per le biciclette.

Nell’ultima stazione, un laser misura la temperatura di alcuni punti della gomma durante il rotolamento. Lo studio delle temperature permette di lavorare sull’impatto del rotolamento sull’ambiente.

Memorie del passato

Qui si costruivano le gomme. E le gomme dopo essere stata lavorate dovevano raffreddarsi, per cui a partire dal 1950 venne realizzata la torre di raffreddamento in cui si recuperava il vapore necessario alla produzione degli pneumatici. Oggi la torre c’è ancora, ma è diventata auditorium, sala riunioni e spazio per eventi. E’ stata rinchiusa in un cubo di cristallo e cemento che la rende visibile da lontano e ne mantiene vivo il ricordo. Fa tutto parte della riqualificazione dell’area, che fa di questo posto anche un luogo di cultura.

Della produzione parleremo nel prossimo articolo, visitando lo stabilimento di Bollate. Per ora ci aspetta il pranzo in mensa, che ha due livelli e ti fa venir voglia di prenotare e portarci la famiglia.

Guerciotti Eclipse S 2025: nuova, leggera e accattivante

06.11.2024
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Il marchio milanese Guerciotti ha deciso di rinnovare e migliorare ulteriormente il progetto della Eclipse S 2025. Una bici dedicata totalmente alla ricerca della migliore prestazione con un’anima totalmente competitiva. La versione nuova del top di gamma di casa Guerciotti è già disponibile, ma dal 2025 il suo assortimento sarà totale. Eclipse S risponde alle esigenze di chi la bicicletta e il ciclismo li vive con lo scopo della competizione e della ricerca della massima performance. 

Le novità apportate al progetto riguardano tutte le parti: dal carbonio con il quale viene realizzato il telaio, alla struttura stessa, fino ad arrivare anche alle grafiche: sempre più accattivanti e varie. Ogni ciclista potrà trovare così la versione che più gli appartiene, sia per tecnica che per spirito. 

Più leggera e non solo

«Il telaio – ci spiega Micaela Guerciotti, Marketing Director dell’azienda – è realizzato con il solito stampo, quello che cambia è il carbonio. Insieme al nostro fornitore abbiamo optato per utilizzare il Mitsubishi T65, una fibra leggera e molto resistente. Il guadagno di peso rispetto alla versione precedente è di 50 grammi. Si passa dai 780 della Eclipse S ai 730 grammi della Eclipse S 2025. Il carico di rottura per millimetro quadro passa da un valore di 850 Newton a 1350 Newton. Questo vuol dire che nonostante il peso sia diminuito è aumentata la resistenza del telaio. Si ha quindi una bicicletta più leggera ma allo stesso tempo maggiormente robusta».

«Essendo questa una bici dedicata ai team agonistici che supportiamo – racconta ancora – vogliamo fornire il prodotto migliore. Oltre al carbonio è presente un nuovo forcellino con sistema UDH che dona ancora più resistenza in un punto delicato del telaio. Infine, abbiamo lavorato a tre sedute diverse lavorando sull’offset, ci sono quindi tre sedute differenti con arretramento da 0 millimetri, -25 millimetri e -35 millimetri».

Design accattivante

Non cambiano solo alcuni concetti tecnici, i quali portano ai miglioramenti appena evidenziati. Guerciotti ha deciso di incrementare anche l’offerta delle varie colorazioni, oltre alle quattro standard ce ne sono disponibili tante altre. Si parte con la gamma “Inspired by Milano” per poi passare alla “Ride the Art”.

«Due gamme di colorazioni – dice Micaela Guerciotti – diverse tra di loro. La prima è nata da un’indagine di mercato nella quale abbiamo analizzato i diversi trend del momento. Il tema grafico nella serie “Inspired by Milano” ha due livelli: quello superiore con tonalità luminose e cromatiche accattivanti. La parte inferiore ha un effetto più brillante. Sempre nella serie “Inspired by Milano” abbiamo voluto dare ad ogni telaio una colorazione unica, questo perché si arrivano ad utilizzare anche otto vernici differenti. A seconda della mano dell’addetto alla verniciatura nel mischiare i colori ogni modello ha un design unico, con effetti sempre diversi. Nelle sette colorazioni che presentiamo due di queste vanno anche sulla variante Madame. Si tratta della versione al femminile della Eclipse S, che arriviamo a produrre anche in taglia XXS».

Guerciotti, Eclipse S 2025 Madame, con taglia XXS, ideale per il pubblico femminile
Guerciotti, Eclipse S 2025 Madame, con taglia XXS, ideale per il pubblico femminile

«Ride The Art è il nome della nuova collezione Guerciotti – conclude – che rappresenta il connubio perfetto tra arte e performance. I modelli saranno tre: Fleur, Barcellona e Skull. In questo caso utilizziamo una speciale tecnica di lavorazione che permette di trasportare la stampa direttamente sul telaio rendendo le grafiche un vero capolavoro».

Guerciotti

Nel cuore di Milano il primo flagship store rh+

19.09.2024
3 min
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Il 2024 di rh+ si sta confermando davvero ricco di importanti novità. Basta pensare al lancio del nuovo sito web (www.rhthelookofsport.com), così come all’acquisizione di Rosti Maglificio Sportivo, storica azienda specializzata nell’abbigliamento custom cycling, a testimonianza della volontà del brand di rafforzare la propria presenza nel mondo del ciclismo. Si tratta di step importanti all’interno della strategia omnichannel che vuole perseguire rh+. A questi si è aggiunta lo scorso 5 settembre l’apertura del primo flagship store rh+ in pieno centro a Milano, esattamente in Corso Garibaldi 115.

Nel flagship store di rh+ a Milano ci sarà modo di scoprire tutti i loro prodotti
Nel flagship store di rh+ a Milano ci sarà modo di scoprire tutti i loro prodotti

Uno spazio all’avanguardia

Il nuovo negozio è stato interamente ristrutturato da Hus, studio di giovani architetti italiani provenienti dall’Accademia di Architettura di Mendrisio, che hanno saputo coniugare tradizione e innovazione, creando uno spazio unico e all’avanguardia. La loro visione ha trasformato il flagship store rh+ in un luogo dove l’estetica contemporanea incontra la funzionalità, offrendo così ai clienti l’opportunità di poter vivere un’esperienza di shopping davvero unica. 

Il negozio fungerà anche da hub dove rh+ inviterà la propria community a partecipare a numerosi workshop e appuntamenti all’aria aperta. L’obiettivo finale è il coinvolgimento di sportivi e curiosi per approfondire insieme temi legati alla montagna, oltre che vivere esperienze outdoor anche in città. 

All’apertura dello store milanese di rh+ era presente Marta Giunti, giovane talento dello sci, ex atleta della nazionale italiana, amante dello sport e della natura, che ha accolto i partecipanti e condiviso i momenti speciali dell’evento sui suoi canali social, coinvolgendo la sua community e amplificando la portata dell’evento.

Sia abbigliamento sportivo che da montagna
Sia abbigliamento sportivo che da montagna

In giro per Milano

Ai milanesi più attenti e più in generale a quanti frequentano quotidianamente il capoluogo lombardo, non sarà sfuggita in questi giorni la presenza in città di un “ospite” particolare. In questo mese di settembre, un tram personalizzato rh+ sta attraversando le strade di Milano, portando il brand in ogni angolo della città. In concomitanza con questa iniziativa, è stato lanciato un contest su Instagram attraverso il quale si invitano le persone a immortalare il tram brandizzato nelle proprie storie, utilizzando l’hashtag #GearUpMilano. Tutti coloro che parteciperanno all’iniziativa riceveranno uno sconto esclusivo da utilizzare sulla nuova collezione FW24/25 rh+ e su una t-shirt limited edition realizzata in occasione dell’apertura di Milano. 

Chiudiamo con le parole di Luigi Cagnoli, General Manager di rh+ che riassumono perfettamente il momento importante che sta vivendo il brand: «Per rh+ questa FW24/25 è una stagione ricca di novità con l’apertura del nostro primo negozio a Milano ed il lancio della linea outdoor. Vogliamo offrire ai nostri clienti un’esperienza completa, attrezzandoli con ciò di cui hanno bisogno per le loro esperienze in montagna. La nuova linea outdoor sarà presente nei negozi da ottobre ed ha l’ambizione di combinare innovazione dei tessuti con lo stile dal savoir-faire italiano per vivere al meglio le attività all’aria aperta». 

rh+

Guerciotti Sixty, bici avveniristica per i 60 anni

22.08.2024
4 min
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Guerciotti celebra i sessant’anni di attività, un traguardo davvero importante per l’azienda milanese e per un marchio iconico dell’industria ciclistica italiana.

Per festeggiare il compleanno nasce Sixty, una bicicletta fuori dagli schemi, una bici esclusiva da strada che viene proposta anche in edizione limitata con verniaciatura oro. Entriamo nel dettaglio.

Alessandro Guerciotti con la sorella Micaela e la nuova Sixty
Alessandro Guerciotti con la sorella Micaela e la nuova Sixty

Non solo icona del cross

«Sessant’anni è un bel traguardo – dice Alessandro Guerciotti – e abbiamo voluto creare una bici capace di rappresentare l’eccellenza delle nostre bici delle diverse epoche. Sixty è una bici nuova, non è una rivisitazione e una riproposizione, una bicicletta che anche in fatto di design non è mai stata realizzata prima d’ora. Non è un azzardo, ma il risultato di un progetto che inizia a prendere forma nel 2022 e frutto di una collaborazione stretta con Mitsubishi, uno dei supplier di carbonio più importanti al mondo.

«Proprio questa collaborazione – prosegue Guerciotti – ci ha permesso di disegnare un telaio tanto importante nelle forme, quanto leggero, oltre che particolare per alcuni concetti che porta con sé. Ad esempio tutto l’avantreno con la forcella che non ha il classico stelo, ma presenta una sorta di pivot rigidissimo e particolarmente efficiente sotto il profilo tecnico».

La Sixty nel dettaglio

E’ in carbonio ed utilizza la fibra Mitsubishi T65 con finitura esterna unidirezionale, fondamentale per compattare il composito e fornire rigidità. Oltre ad una fibra dalle elevate qualità tecniche, il fiore all’occhiello (e il segno di distinzione) della Guerciotti Sixty è il design che si spinge verso un’aerodinamica marcata, a tratti estremizzata.

Partendo dall’avantreno, una sorta di blocco unico, dove l’integrazione raggiunge la massima espressione. Forcella, sezione frontale del tubo sterzo e manubrio formano un tutt’uno. La prima ha gli steli dritti, con una sezione frontale risicata e un profilo posteriore tronco. Sottile frontalmente, con sezioni laterali maggiorate ed una testa che si innesta nell’obliquo. Al pari di questa soluzione di design ci sono degli incavi che non fanno altro che aumentare l’efficienza aerodinamica.

Il manubrio è un integrato con l’attacco sdoppiato e rialzato rispetto alla linea dell’orizzonte, mentre la piega è piatta nella parte superiore. Le curve hanno un flare leggermente accentuato.

L’edizione limitata in livrea oro lucido (foto Guerciotti)
L’edizione limitata in livrea oro lucido (foto Guerciotti)

Orizzontale schiacciato e carro semi-curvo

L’obliquo ha volumi equilibrati lungo tutto il suo percorso, mentre l’orizzontale, il piantone e tutto il carro posteriore hanno forme decisamente originali. Il primo diventa quasi una lama, con uno spessore ridottissimo in prossimità del nodo sella (che ha il blocchetto di chiusura integrato). Il reggisella è specifico per la Sixty.

Il piantone è dritto nella prima parte (alta) e si curva verso l’interno del triangolo dalla metà, fino ad arrivare il punto in cui si unisce alla scatola del movimento centrale. Questa soluzione contribuisce anche ad accorciare il retrotreno. I foderi bassi del carro sono dritti ed i volumi non sono eccessivi, mentre gli obliqui ricordano una semi-curva con arcuatura e disegno a lama. Sono piatti ed aerodinamici soprattutto nella parte più alta, delle vere e proprie lame che diventano una cosa sola con l’orizzontale.

La particolarità di tutto l’avantreno (foto Guerciotti)
La particolarità di tutto l’avantreno (foto Guerciotti)

Edizione limitata “gold” in 60 pezzi

Per festeggiare i 60 anni di attività, Guerciotti Sixty viene lanciata in edizione limitata (soli 60 esemplari) con verniciatura oro e finitura lucida, ruote in carbonio QTC Hurricane e trasmissione Shimano Dura Ace. Ognuna di queste bici avrà inciso il nome dell’acquirente. Il prezzo di listino per la limited edition è di 15.000 euro.

La Sixty entra però ufficialmente nel listino Guerciotti. Non solo limited edition, perché la nuova bici sarà disponibile anche con combinazioni cromatiche tradizionali e montaggi differenti con diversi range di prezzo. Guerciotti Sixty è disponibile in cinque taglie: xs, s e m, l e xl.

Guerciotti

Guerciotti festeggia i suoi “primi” 60 anni nel salotto di Milano

21.06.2024
4 min
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MILANO – E’ da sempre, o meglio da sessant’anni esatti, uno dei marchi simbolo di Milano, e per celebrare in grande stile un compleanno davvero speciale lo scorso mercoledì Guerciotti ha voluto avere accanto a se i tanti amici che hanno contribuito, ciascuno a modo loro, a rendere unica la sua storia. Per farlo ha scelto una location davvero esclusiva, Terrazza Martini, in pieno centro a Milano, a pochi passi dal Duomo, un altro simbolo del capoluogo lombardo, come lo è appunto Guerciotti per tutti gli appassionati di ciclismo.

Terrazza Martini e la sua veduta mozzafiato sul Duomo
Terrazza Martini e la sua veduta mozzafiato sul Duomo

Una serata di campioni

Alla Terrazza Martini si sono dati appuntamento, fra gli altri, i tanti campioni che hanno pedalato e vinto in sella ad una bicicletta Guerciotti, come Gilberto Simoni e Alessandro Bertolini, solo per citarne qualcuno. Quando si pensa a Guerciotti, l’accostamento al ciclocross viene però naturale ed ecco gli ex-campioni del mondo Roland Liboton, Vito Di Tano, Daniele Pontoni, Mike Kluge e Henrik Djernies. Nessuno di loro ha voluto mancare all’invito ricevuto da Paolo Guerciotti e dai figli Alessandro e Micaela. Stiamo parlando di campioni che sono stati capaci di scrivere pagine indimenticabili nella storia del ciclocross mondiale in sella ad una bicicletta Guerciotti. 

Prima il logo

Qualche piccola anticipazione sulla serata l’avevamo già avuta a fine aprile da Micaela Guerciotti, Direttore Marketing dell’azienda di famiglia. L’avevamo incontrata in quanto incuriositi dal logo Guerciotti che era stato creato per festeggiare i 60 anni e che sta accompagnando in questo 2024 tutte le comunicazioni aziendali. La stessa Micaela Guerciotti ci aveva parlato di una serata davvero unica, nel corso della quale celebrare la storia dell’azienda di famiglia e svelare alcune importanti novità di prodotto. 

Presentazione della nuova SIXTY
Presentazione della nuova SIXTY

Una nuova Guerciotti

Terrazza Martini e la sua vista mozzafiato su piazza Duomo hanno così fatto da cornice ad un evento che si è rivelato un grandissimo successo, anche per merito di una perfetta regia organizzativa che ha saputo emozionare i tanti ospiti presenti. A testimoniarlo le parole della stessa Micaela Guerciotti, vera regista dell’intera serata: «Siamo estremamente orgogliosi di questa serata e dell’ottima riuscita dell’evento. Leggere negli occhi dei nostri ospiti l’emozione provata nel condividere insieme a noi un momento così importante, ci ha nuovamente confermato che siamo sulla strada giusta. E’ una nuova Guerciotti quella che stiamo presentando, forte del suo passato carico di storia, ma carica di entusiasmo e spinta creativa che si traduce in prodotti unici e progetti straordinari».

Ecco le novità

Le sale di Terrazza Martini hanno fatto da sfondo alla presentazione delle ultime novità firmate Guerciotti, a partire dal modello SIXTY, una bici in edizione limitata, capolavoro di tecnica e stile, lanciata per festeggiare il Sessantesimo anno di attività dell’azienda e della quale presto speriamo di potervi raccontare qualcosa di più.

Da sempre attenta alle richieste del mercato, Guerciotti ha saputo cavalcare al meglio la crescita registrata in questi anni da parte del settore della pedalata assistita. Gli invitati alla serata di Terrazza Martini hanno avuto l’opportunità di vedere le ultime novità e-bike di Guerciotti caratterizzate dal nuovo motore EP3+ GP di Polini, partner ormai storico dell’azienda milanese. 

L’importanza di avere al proprio fianco i propri partner tecnici è stata sottolineata dallo stesso Alessandro Guerciotti, CEO dell’azienda di famiglia.

«E’ per noi fonte di grande soddisfazione poter festeggiare un momento così importante per la nostra azienda insieme a clienti e fornitori che rappresentano per noi dei veri partner. Per crescere e poter puntare ad ambiziosi traguardi non solo è importante condividere la stessa visione di business, ma anche costruire delle solide relazioni destinate a durare nel tempo. E l’ampia partecipazione all’evento di questa sera ne è la prova».

Paolo, Micaela e Alessandro Guerciotti con i tanti campioni che hanno corso con le loro bici
Paolo, Micaela e Alessandro Guerciotti con i tanti campioni che hanno corso con le loro bici

Parola a Paolo Guerciotti

La serata di Terrazza Martini è stata un grande successo, anzi un evento memorabile, come ci ha confidato lo stesso Alessandro Guerciotti la mattina successiva. Per celebrare al meglio questo evento memorabile è giusto allora concludere con le parole di Paolo Guerciotti, fondatore sessanta anni fa dell’azienda insieme al fratello Italo. 

«Non avrei potuto festeggiare in modo migliore questo straordinario anniversario, che non vedo come un punto di arrivo ma come un punto di partenza per continuare a crescere e raggiungere obiettivi di assoluta eccellenza. E sono orgoglioso di avere accanto a me i miei figli. Sono certo che saranno in grado di rendere ancora più brillante la nostra stella».

Allora Buon compleanno Guerciotti e appuntamento al 2034 per festeggiare i tuoi “primi” 70 anni. 

Guerciotti

EDITORIALE / Fare finta di nulla significa dargli ragione

17.06.2024
4 min
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A forza di abbozzare e non dargli troppa importanza, si finisce col dargli ragione. Il riferimento è alle parole del consigliere comunale di Milano che si è permesso di dire che i ciclisti, ammazzati da automobilisti e camion sulle strade cittadine, se la sono cercata e che a lui non dispiace più di tanto. Dice che c’è bisogno di parcheggi e non di piste ciclabili, dimostrando di non aver capito che le città andrebbero svuotate dalle auto e non riempite (in apertura, una protesta contro il nuovo Codice della strada. Foto FIAB).

Un film già visto

Al di là della considerazione che si possa avere per l’individuo in questione, la cui consapevolezza di quanto avviene nel resto d’Europa è evidentemente nulla, sembra di essere tornati al periodo in cui ci si poteva permettere di dire che i ciclisti sono tutti dopati. E a forza di abbozzare e di non rispondere per non dargli importanza, si è finito col dargli ragione. Ancora oggi, nonostante i programmi antidoping di questo sport siano all’avanguardia e al limite della violazione dei diritti basilari degli atleti, bastano pochi minuti di conversazione con persone comuni per sentire la solita battuta: i ciclisti sono tutti dopati. Il danno è stato fatto, è irrimediabile e ha investito l’immagine e le risorse del ciclismo.

Per cui se una persona, sia pure di vedute limitate, si permette di affermare che dei ciclisti ammazzati non gli importa più di tanto, bisogna trovare il modo di farglielo rimangiare con una denuncia e una condanna così pesanti da disincentivare altri dal pensarlo. Anche se in Italia certe denunce purtroppo non portano a niente. E finisce come alla Granfondo Sportful, dove ieri una signora ha pensato bene di forzare un blocco, immettersi nel percorso di gara e travolgere tre ciclisti, considerando che tutto sommato si trattava solo di una corsa di bici.

Nel 2023 in Italia sono morti 197 ciclisti, ben più ampio il bilancio degli incidenti (depositphotos.com)
Nel 2023 in Italia sono morti 197 ciclisti, ben più ampio il bilancio degli incidenti (depositphotos.com)

Il codice della strage

Nell’Italia, che dall’incentivare l’uso delle bici potrebbe avere solo vantaggi, c’è chi spinge consapevolmente per spostare la bicicletta ai margini della società. Chi invece cerca di farne un mezzo di svolta ecologica o una fonte di guadagno viene liquidato con considerazioni da farti cadere le braccia.

Il Codice della strada, che è stato ormai ribattezzato “Codice della strage”, spinge per l’eliminazione dei controlli di velocità. Siamo tutti automobilisti, sappiamo bene cosa significhi prendere una multa. Ma anziché reclamare una migliore educazione stradale e capire che quel limite potrebbe salvare la vita a un bambino, sotto sotto siamo lieti di poterlo oltrepassare senza rischiare sanzioni. I Comuni ci faranno anche cassa, ma è un fatto che i limiti vengano violati. Il ministro Salvini si oppone alle zone con velocità limitata, allo stesso modo in cui altri capi di governo sostennero che in fondo è giusto non pagare le tasse. Ne consegue che gli utenti deboli della strada continuano a morire e l’evasione fiscale sia una delle piaghe che ci mette sulle ginocchia.

La bicicletta di Rebellin, ucciso il 30 novembre 2022: il simbolo della fragilità del ciclista sulla strada
La bicicletta di Rebellin, ucciso il 30 novembre 2022: il simbolo della fragilità del ciclista sulla strada

Solo De Marchi

Su quell’improvvisa uscita del consigliere ci sarebbe piaciuto leggere una dichiarazione di alti esponenti del Governo, ma non hanno aperto bocca. Ci sarebbe piaciuto leggere la dichiarazione della Federazione ciclistica, ma non hanno aperto bocca. Il ciclismo ha risposto con Alessandro De Marchi, l’unico a metterci la faccia per la sua sensibilità di uomo e poi di ciclista.

E’ sbagliato liquidare le esternazioni del consigliere Paolo Roccatagliata ricordando i suoi svarioni passati, come quando si è presentato nudo a una commissione online dicendo di non essersi accorto di avere la telecamera accesa. E’ sbagliato fare finta di niente. In questo Paese in cui giustamente ci si indigna per i femminicidi, si continua a non notare che muoiono più ciclisti che donne (120 donne nel 2023 e 197 ciclisti) e nessuno dice niente. Anzi, qualcuno ha parlato. E ha detto che non gliene importa più di tanto.

Nuova Trinity by Drali: tradizione, eleganza e spirito racing

14.06.2024
4 min
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Lo storico marchio milanese Drali lancia una nuova, elegantissima creatura, che spinge la sua tradizione telaistica un passo più avanti. Si tratta di Trinity, un telaio in acciaio maggiorato con cavi integrati, per freni a disco e cambio elettronico, con l’estetica impareggiabile delle bici artigianali.

Come appena accennato, il cuore di questo nuovo modello è da ricercare nei tubi dal diametro oversize, che garantiscono grande resistenza alle sollecitazioni e riducono le flessioni indesiderate. Tradotto: un telaio con il comfort dell’acciaio Custom Drali, ma dallo spiccato spirito agonistico. Andiamo a vedere più nel dettaglio questo gioiellino, un mix perfetto di tradizione e innovazione.

Rigidità, comfort e “fosfatazione”

Trinity andrà ad inserirsi nella categoria “Special” del brand milanese, della quale sarà il modello più votato al racing. In Drali hanno lavorato molto sulla ricerca della rigidità, che è stata raggiunta grazie alla combinazione fra tubi oversize e una geometria ottimizzata del telaio, il che naturalmente significa maggiore efficienza di pedalata e ridotta dispersione di energia.

Da notare, a questo riguardo, l’attacco dei foderi obliqui posteriori, ribassato rispetto al precedente modello Morpheus: una scelta in linea con le geometrie di tutte le bici più moderne. Modernissima è anche la scelta del passaggio cavi integrato per gruppi elettronici, che migliora l’aerodinamica e rende l’estetica del telaio ancora più pulita.

La scelta dell’acciaio (Custom Drali) conferisce poi alla bici l’equilibrio ideale tra resistenza e comfort, ammortizzando le vibrazioni della strada e garantendo una durata nel tempo. Inoltre è stato utilizzato lo speciale processo di “fosfatazione” per la protezione dei tubi, mentre i punti più delicati come il movimento centrale sono costruiti in acciaio inox per aumentarne la resistenza.

Peso, colore, dettagli e prezzo

Per quanto riguarda il peso l’azienda dichiara 1.720 grammi per il telaio in taglia 51,5 senza verniciatura.

La serie sterzo integrata è da 1’’1/2, per la forcella Deda All Road Carbon inclusa nel kit telaio, completato dal tubo reggisella Drali Carbon. Le misure disponibili sono otto, dalla 50 alla 60,5, mentre il colore è l’elegante Titanium Grey.

Drali inoltre, forte della propria artigianalità, mette a disposizione dei clienti più esigenti diverse customizzazioni, dalla scelta del colore alle geometrie, fino alla possibilità di avere il passaggio cavi esterno per i gruppi meccanici.

Il kit telaio Trinity in formato standard è disponibile al pubblico ad un prezzo di 3.090 euro.

Cicli Drali