Avenir, doccia fredda. Dopo Germani, ko anche Frigo

12.08.2022
6 min
Salva

Una storia da non credere, purtroppo… Qualche giorno fa la notizia di Lorenzo Germani che ha dovuto alzare bandiera bianca per la microfrattura ad una rotula. Adesso arriva anche lo stop di Marco Frigo, per il corridore della Israel Cycling Academy  frattura dello scafoide. Entrambi salteranno il Tour de l’Avenir (in apertura il podio dello scorso anno, con il vincitore Johannese, su Rodriguez e Zana, foto Le Dauphiné Libéré).

La genesi delle loro fratture è la stessa. Durante il ritiro della nazionale a Sestriere in vista della gara francese, Germani, Frigo e gli altri ragazzi sono stati investiti da un auto. 

Germani si è allenato bene, ma i medici sono stati categorici: «Troppi rischi in ottica futura» (foto Instagram)
Germani si è allenato bene, ma i medici sono stati categorici: «Troppi rischi» (foto Instagram)

L’incidente…

Il tutto quindi è accaduto nei giorni in cui i ragazzi di Amadori erano a Sestriere.

«Noi – racconta il campione italiano della Groupama-Fdj – eravamo in un falsopiano in discesa e andavamo anche abbastanza forte. Quest’auto, guidata da un tedesco, stava per immettersi. Lui veniva da una strada in salita e la macchina nel partire era andata appena indietro. Questo movimento ci ha fatto pensare che ci avesse visto. Invece è partito a tutta e ci ha travolto. Deve aver pensato che avrebbe fatto in tempo. Ma così non è stato».

«Siamo finiti in terra in quattro – replica Frigo – qualche botta, diverse escoriazioni. Dapporto che sembrava quello messo peggio, alla fine se l’è cavata. Io avevo delle escoriazioni ed erano quelle a darmi più fastidio. Però sul momento è andata… e siamo ripartiti.

«Io sono riuscito a svolgere il lavoro previsto per tutto il ritiro. Tanto che poi sono andato anche alla Vuelta Burgos con la WorldTour».

Una storia incredibile. Frigo aveva saltato anche il Giro U23 sempre per una frattura. Si era rotto un polso all’Appennino, a pochi giorni dal via della corsa rosa. A distanza di un paio di mesi la storia si ripete. Tanto che quando gli abbiamo chiesto come andasse, Marco ci ha detto: «Potreste riprendere l’intervista fatta prima del Giro U23, cambiare polso con scafoide e Giro con Avenir e fare “copia e incolla”».

Avevamo incontrato Marco Frigo a Rossano Veneto, sede di partenza della seconda tappa del Giro U23. Era ai “box” col polso rotto
Avevamo incontrato Frigo a Rossano Veneto, sede di partenza della seconda tappa del Giro U23

La risonanza ritardata

Ma quel che ha più dell’incredibile e che sa di beffa è il fatto che entrambi non si siano subito resi conto della gravità del danno. Non che sarebbe cambiato troppo, ma magari si poteva sperare di fare qualcosina in più, come sostiene anche Frigo, sempre pensando all’Avenir. Un minimo di margine temporale c’era.

«Ancora oggi – spiega Germani – mi dà più fastidio la contusione che la rotula stessa. Dopo l’incidente sono andato all’ospedale di Susa, ho fatto la lastra, ma non è emerso niente. Il dolore continuava e per fare una risonanza magnetica ho dovuto attendere una settimana ancora. Ed è lì che è emersa la frattura.

«Di fatto mi sono sempre allenato. Mi alleno anche qui nel ritiro della mia squadra a Besancon. Solo che non posso forzare e chiaramente non posso correre. Giusto ieri ho fatto 4 ore, per dire…»

A Burgos con la fascia

Anche Frigo racconta di un dolore “retroattivo”. Alla fine Marco ha capito ancora più tardi rispetto a Germani di avere un frattura.

«All’inizio – dice Frigo – erano le botte a darmi fastidio. Escoriazioni e contusioni, ma poi con il passare dei giorni questo dolore alla mano non passava. Uscivo in bici e nell’ultima ora e mezza-due andavo in affaticamento con la mano. Era indolenzita. E infatti a Burgos ho corso con una fasciatura, ma lì ho capito che qualcosa non andava. E così già prima di rientrare dalla Spagna ho prenotato una risonanza magnetica, che ha evidenziato questa frattura.

«Tra l’altro ho scoperto che lo scafoide è un osso particolare, con pochissima irrorazione sanguigna, pertanto al 99 per cento sarò operato, altrimenti l’osso andrà a morire. Mi sono documentato molto in questo periodo, anche leggendo sul vostro sito dello scafoide». 

Un’immagine vista spesso quest’anno: Germani a tirare per i compagni. All’Avenir avrebbe avuto più spazi personali
Un’immagine vista spesso quest’anno: Germani a tirare per i compagni. All’Avenir avrebbe avuto più spazi personali

Germani per le tappe

Inutile dire che il morale non è dei migliori. Per fortuna questi ragazzi sono giovani, consapevoli del loro valore e soprattutto hanno già un contratto in mano per il passaggio nelle rispettive WorldTour l’anno prossimo.

«Io – dice Germani – stavo parecchio bene. Sarei andato in Francia per puntare alle tappe e non alla generale. Avrei avuto i miei spazi (di certo più di quelli al Giro U23 e al Valle d’Aosta, ndr). Avrei aiutato magari Bruttomesso in qualche volata e Frigo e Piganzoli in salita. Avevo anche puntato una tappa, la sesta. Quella che arrivava a Oyonnax, non troppo lontano da qui (in riferimento al ritiro di Besancon, ndr).

«Pensate che un giorno ne ho parlato con Romain (Gregoire, ndr). Gli ho detto: “Sai, mi piacerebbe fare bene in questa tappa”. E lui: “Ah quella con la salita a pochi chilometri nel finale, con quella discesa…”. A quel punto gli chiesto: “Ma l’hai puntata anche tu?”. E Romain: “Sì! Ho detto alla mia fidanzata e alla mia famiglia di venire all’arrivo. Ora che so che ci punti anche tu, Lorenzo, mi metto alla tua ruota e ti batto in volata!”. Credo proprio che avrei cambiato tappa!».

«Purtroppo è andata così – va avanti Germani – non ci si può fare nulla. Se non avessi avuto neanche il dolore della contusione, magari ci avrei lavorato sopra, ci avrei corso e con una caduta lo stop sarebbe stato di tre mesi, mi hanno detto. O peggio ancora avrei creato danni per il futuro.

«Se mi consolo con il passaggio tra i pro’? Quello sì. Averlo reso pubblico è stato bello. Siamo un bel gruppo a passare dalla continental alla WorldTour. Su di noi, soprattutto per le corse 1.1 della Coppa di Francia, ci contano molto. Non saremo solo i giovani che devono fare esperienza».

Marco Frigo ha corso la Vuelta a Burgos (andando anche in fuga), da notare la fasciatura sulla mano sinistra
Marco Frigo ha corso la Vuelta a Burgos (andando anche in fuga), da notare la fasciatura sulla mano sinistra

Frigo per la classifica

Le sensazioni e i numeri, dicevamo che Germani e Frigo stavano davvero bene. Sarebbero stati loro i nostri uomini di punta: uno per le tappe, il laziale come abbiamo visto, e uno per la generale, il veneto.

«Stavo bene – gli fa eco Frigo – a Sestriere avevo svolto tutto il lavoro previsto. Dopo la rinuncia al Giro U23 avevo voltato subito pagina con la testa, concentrandomi proprio sull’Avenir. E’ stato lo stimolo, l’obiettivo. Avevamo riprogrammato tutto con la squadra, con il preparatore, ero andato in ritiro sul Pordoi…

«Adesso invece sono fermo. E sto facendo anche altri esami e vediamo quando potrò riprendere. Ma se dovrò operarmi dovrò stare fermo ancora. Dovrò fare palestra e rulli».

«Si poteva fare bene in classifica. Era l’obiettivo. Eravamo una bella squadra. E anche ben preparata, specie dopo l’altura. Potevamo puntare al podio. Ma si può ancora puntare al podio. Piganzoli può fare bene e adesso vedremo chi altro porterà per la salita. Io e Germani eravamo in camera insieme al Sestriere: saremmo stati due pedine importanti.

«Purtroppo il ciclismo è anche questo, fa parte del gioco. Io avrei puntato sulle tappe finali, quelle sulle Alpi, in particolare l’ottava quella con la Madeleine e l’arrivo in quota a La Toussuire. Ma in generale è davvero un bell’Avenir, ben disegnato».

Germani, Piganzoli e una video chiamata tricolore

30.07.2022
5 min
Salva

La nazionale under 23, guidata dal cittì Marino Amadori, si trova da ormai quasi due settimane in ritiro a Sestriere. Un periodo di lavoro che serve a preparare gli impegni di fine stagione che, tra Tour de l’Avenir e mondiali, sono i più attesi del calendario. Tra i ragazzi che si allenano sotto lo sguardo vigile del cittì ci sono anche i due corridori che avranno l’onere e l’onore di indossare la maglia tricolore a crono e per le prove in linea: Piganzoli e Germani. Entrambi corrono in squadre straniere. Piganzoli alla Fundacion Contador, spagnola. Germani alla Fdj Groupama continental, francese.

Davide e Lorenzo si conoscono bene ed in questi giorni di allenamento hanno anche modo di passare del tempo insieme. Godendosi anche le loro nuove maglie, tra divertimento e qualche fuori programma.

La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro
La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro

Un pericolo di troppo

GERMANI: «Sabato eravamo in doppia fila, stavamo percorrendo la strada principale, quando all’improvviso una macchina non ha rispettato lo stop e ci ha travolti. Diciamo che lo spavento è stato tanto, e le parole che gli abbiamo dedicato non erano delle più gentili. Però per come sarebbe potuta andare direi che è andata di lusso».

PIGANZOLI: «E’ andata davvero bene, però c’è anche da mantenere una maggiore attenzione per chi ci circonda. Comunque lo spavento è stato grande, noi ora ci ridiamo su perché è andata bene…»

Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo
Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo

Risate tra amici

GERMANI: «Stiamo passando dei bei momenti insieme, i ritiri servono anche a questo. Allenarsi sì, ma anche fare gruppo. Ci stiamo allenando molto e divertendo altrettanto. Nel nostro hotel ci sono delle ragazzine che fanno ginnastica artistica e ieri era il compleanno di una di loro, così quando si sono spente le luci mi è venuto istintivo di cantare “Tanti Auguri” (dice ridendo, ndr)».

PIGANZOLI: «Ci siamo visti talmente tanto Lorenzo ed io, che sono quasi stanco di averlo affianco – dice ridendo guardando il compagno di allenamenti – tra gare e ritiri siamo stati vicini parecchio. Stiamo bene insieme, ci divertiamo molto, poi adesso ci accomuna anche la maglia tricolore». Nel frattempo alla porta-finestra della stanza bussa Lorenzo Milesi che entra e si siede ad ascoltare i due amici.

Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)
Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)

Il tricolore 

BICI.PRO: «Cosa avete pensato alla conquista delle vostre maglie tricolore?».

GERMANI: «Durante la prova a cronometro – intanto guarda Davide e scoppia a ridere – la prima cosa che ho pensato guardando l’ordine di arrivo è stata: “ma Milesi dov’è?” poi mi ha chiamato Amadori e mi ha detto che Milesi è caduto a causa della pioggia. Alla fine sono contento che abbia vinto Davide, l’anno scorso è arrivato terzo, l’anno prima ancora terzo, insomma è sempre andato bene a crono, poi posso dire che ha vinto un amico».

PIGANZOLI: «Quando Lorenzo è uscito dal gruppo – racconta anche lui ridendo – a meno 70 chilometri dall’arrivo “ma questo è scemo” è la cosa più gentile che mi è passata di mente! Però alla fine ha avuto ragione lui e possiamo dire che ha fatto davvero una bella azione. Poi lui ha avuto la fortuna di indossare la maglia e di vincerci anche, io non ancora, mi toccherà aspettare la prima crono, alla Chrono des Nations potrebbe essere la prima volta».

GERMANI: «C’è da aggiungere una cosa: sono stato contento che abbia vinto Davide perché una delle prima cose che ho pensato è stata: “Ha vinto uno che corre in una squadra straniera” noi che lo facciamo siamo spesso criticati. E’ stata un po’ una rivincita».

PIGANZOLI: «Io ancora mezzo e mezzo, alla fine nella mia squadra ci sono molti italiani tra staff e compagni. Tu invece – dice rivolto a Germani con un sorriso – sei francese a tutti gli effetti, vivi anche a Besançon!».

Piganzoli non ha ancora avuto modo di gareggiare con la maglia tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”
Piganzoli non ha ancora gareggiato con il tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”

Il resto della stagione

GERMANI: «Il 14 correrò al Poggiana, poi vedremo se rientreremo nei programmi del mondiale. Possiamo dire di essere nella pre selezione per il Tour de l’Avenir, ma manca ancora un po’ e la conferma da parte di Marino arriverà più avanti. Per il momento ci alleniamo, domenica si torna a casa e si pensa alle gare».

PIGANZOLI: «Io sabato prossimo correrò una gran fondo – dice scherzando – 140 chilometri e 4.700 metri di dislivello, dopo l’altura non sarà facile ma almeno mi rimetto a ritmo!».

GERMANI: «Sì! Si mette la borsetta davanti e si ferma ai rifornimenti in cima ad ogni salita – lo canzonano subito Germani e Milesi – si porta dietro la mantellina, telefono e via! Rapporti 34 e 34, una pedalata al secondo».

PIGANZOLI: «Ora ride, ma quando provavamo la cronometro a squadre non tanto! Ero davanti e stavo facendo il ritmo, e dietro mi urlavano “meno!”. Io invece ho capito “mena” ed ho accelerato e tutti subito ad urlarmi dietro. Lorenzo ed io ci ritroveremo alla Ronde de l’Isard, non faccio in tempo a dimenticare la sua faccia che me lo ritrovo davanti».

EDITORIALE / La fuga dei talenti (italiani) non è mai per caso

25.07.2022
5 min
Salva

I bambini nel Nord Europa giocano scalzi nella pioggia. Da noi arrivano le mamme, li infagottano e se li portano via agitando lo spettro del raffreddore. Finita la scuola, Jonas Vingegaard lavorava al mercato del pesce e poi si allenava. Gli italiani sono sostanzialmente professionisti sin dagli juniores e finita la scuola è raro vederli lavorare.

Certe attenzioni sui corridori più giovani italiani fanno riflettere, perché tenendoli troppo a lungo nella bambagia si finisce col viziarli. Il meglio di tutto per vincere, non sempre per imparare a farlo. Oggi però le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa. La concorrenza internazionale si è moltiplicata. Non siamo più i soli depositari dello scibile tecnico. Nessuno più è disposto a trascurare il minimo aspetto nella preparazione: per questo vanno tutti più forte. E se l’unica discriminante è la fatica, nessun tipo di esperienza (purché proposta con intelligenza) può essere considerata deleteria. Anche eliminare la limitazione dei rapporti per gli juniores.

Al primo anno con la Jumbo Visma, Vingegaard ha vinto la tappa di Zakopane al Giro di Polonia
Al primo anno con la Jumbo Visma, Vingegaard ha vinto la tappa di Zakopane al Giro di Polonia

Belletta con la valigia

Dario Igor Belletta (foto Facebook/GB Junior Team in apertura) correrà da under 23 nella Jumbo Visma Development. Come Belletta, il campione italiano degli U23 (Lorenzo Germani) corre alla FDJ Groupama Continental, mentre Ursella e Milesi sono al Team DSM Continental. Scelte necessarie e coraggiose, al pari dei coetanei che vanno a studiare all’estero e poi raramente tornano. E’ la tanto dibattuta fuga dei talenti e dei cervelli, che valorizza coloro che hanno l’occasione e il coraggio di partire e purtroppo deprime l’ambiente che resta.

Senza dover per forza viaggiare oltre confine, basterebbe contare quanti ragazzi siciliani vivono e lavorano da Roma in su, per capire da un lato quante risorse avrebbe l’isola e dall’altro quale assenza di prospettive vi sia stata creata. Il fuoco non è su quello che trovano fuori, ma su quello che non trovano qui.

Lorenzo Germani ha vinto il tricolore, poi una tappa al Giro di Valle d’Aosta: corre alla Groupama
Lorenzo Germani ha vinto il tricolore, poi una tappa al Giro di Valle d’Aosta: corre alla Groupama

Le due vie italiane

Non avendo squadre WorldTour dal 2016, i nostri hanno due strade. I team professional italiani, oppure il mercato globale, dove le valutazioni non si fanno sulla base delle conoscenze, ma sui dati, l’esperienza internazionale, la conoscenza delle lingue.

Nei team professional italiani è abbastanza semplice entrare. Sono stati la porta di accesso al professionismo per corridori come Ciccone e Colbrelli che, migliori U23 italiani dei loro anni, avrebbero probabilmente meritato subito il salto nel WorldTour.

Nel secondo caso, la cruna dell’ago è decisamente più stretta. E non sempre le nostre squadre U23, quasi tutte continental, sono in grado di garantire lo standard di attività internazionale che renda i nostri ragazzi appetibili. Quelli che riescono ad approdare alle WorldTour hanno di solito ottenuto grandi risultati internazionali con la nazionale. Aleotti e Milan. Dainese, oppure Baroncini e Battistella, Sobrero e Frigo.

Anche Lorenzo Milesi ha scelto l’estero ed è andato in Olanda al Team DSM Continental
Anche Lorenzo Milesi ha scelto l’estero ed è andato in Olanda al Team DSM Continental

Calendario impoverito

Il punto è che un palmares costruito solo in Italia non è più così spendibile, a fronte di atleti di altre Nazioni che sin dagli juniores si mettono alla prova in tutta Europa. I nostri non hanno che il Lunigiana e poi si scontrano tutte le settimane in corse… chiuse. E quando per le internazionali arrivano gli stranieri, il bilancio italiano è spesso passivo. Un tempo, quando c’erano il Giro di Basilicata e quello della Toscana, il livello dei nostri era superiore.

Stessa storia, forse un po’ migliore, fra gli under 23. Ci sono il Giro d’Italia, il Giro della Valle d’Aosta e quello del Friuli, ma sono spariti il Giro di Toscana, il Giro delle Regioni e il Giro del Veneto. Si corre qualche volta tra i pro’ (Coppi e Bartali, Giro di Sicilia, Adriatica Ionica Race), ma rispetto ai team stranieri la programmazione dei nostri è basata su altre premesse. Se all’estero spesso li tengono a freno per impedire loro di allenarsi troppo fra una corsa e l’altra, qui la sensazione è che si stia più spesso col pedale abbassato e si vada a correre anche in prove di basso contenuto tecnico semplicemente per sommare vittorie.

Per Strand Hagenes, bandiera della Jumbo Visma Development, ha disputato finora 22 giorni di corsa: 6 in prove di un giorno (compreso il campionato nazionale a crono), altri 16 suddivisi in 4 corse a tappe.

Nel 2015 Ciccone è stato il miglior U23 italiano ed è passato con la Bardiani, restandoci per 3 anni
Nel 2015 Ciccone è stato il miglior U23 italiano ed è passato con la Bardiani, restandoci per 3 anni

Qualità e meno quantità

Difficile dire quale sia la cura, perché il problema ha diversi fronti. Mancano le corse a tappe: sarebbe molto lungimirante per RCS Sport investire una briciola dei propri guadagni sull’attività giovanile, magari facendo un passo verso la Federazione, anziché dare la sensazione di voler spremere il frutto fino a che non avrà più nulla da dare. Va bene l’internazionalità, ma in prospettiva sarà meglio rivincere il Giro con un nuovo Nibali o premiare l’Hindley di turno?

Sul fronte sportivo potrebbe far riflettere il fatto che su circa 37 corse, nel 2022 la tedesca Auto Eder degli juniores finirà col disputarne solo 5 in Germania.

Allora forse sarebbe auspicabile che le nostre continental riuscissero a capire quale sia davvero la loro missione e avessero il coraggio di lasciare le gare regionali e le nazionali ai team U23 e cominciassero a girare per l’Europa in cerca di scontri di alto livello. Riducendo il numero delle gare (contenendo così anche i costi) e prevedendo nel mezzo dei periodi di allenamento in cui i corridori possano recuperare, imparare e costruire. Forse così non se ne andranno. O prima di farlo ci penseranno due volte.

Dopo Orano, Anadia e Val d’Aosta, Amadori tira le somme

19.07.2022
5 min
Salva

Marino Amadori non si ferma davvero mai. Neanche il tempo di rientrare da Orano e dai Giochi del Mediterraneo che ha preso l’aereo per Anadia e gli Europei su strada, poi di nuovo in marcia per il Giro della Val d’Aosta. Proprio durante la corsa a tappe lo abbiamo intercettato per mettere un po’ d’ordine nelle ultime settimane, nelle quali si è passati dalla grande delusione africana alla gioia per il bronzo di De Pretto in Portogallo.

Orano Penhoet 2022
L’acuto vincente di Penhoet a Orano, davanti ai connazionali Castiou e Retailleau (foto MIllereau/KMSP)
Orano Penhoet 2022
L’acuto vincente di Penhoet a Orano, davanti ai connazionali Castiou e Retailleau (foto MIllereau/KMSP)

Il “buco” di Orano

Due gare dal contesto molto diverso, eppure i punti di contatto non sono mancati. Ma prima di parlare di quel che ha fatto De Pretto, è doveroso tornare su quel “maledetto” giorno in Algeria, che per poco non costava ad Amadori un travaso di bile.

«Non esageriamo – sorride Amadori – però è vero che mi sono arrabbiato molto, anche se errori come quelli commessi a Orano ci stanno in questa categoria. Quel che mi ha fatto arrabbiare è stato l’approccio alla gara, presa troppo alla leggera col risultato di essere stati disattenti nella sua evoluzione, quando i francesi hanno preso le redini della corsa. Hanno scelto un tratto dove tirava vento laterale, si sono accorti che i nostri erano indietro, nessuno nei primi 20, e hanno tirato la trappola. A quel punto la frittata era fatta…».

De Pretto Anadia 2022
L’azione di Vacek e De Pretto ad Anadia, ma Engelhardt è poco distante (foto Uec)
De Pretto Anadia 2022
L’azione di Vacek e De Pretto ad Anadia, ma Engelhardt è poco distante (foto Uec)
Possibile che una gara così sui generis, con due formazioni a confronto (Italia e Francia) e il resto a fare da cornice abbia un po’ confuso i ragazzi?

Forse, ma questa non è una giustificazione. Poteva anzi essere una gara da gestire in maniera più semplice strategicamente. Ma ripeto, ci stanno anche errori del genere nella maturazione di un corridore. Sono sicuro che non li commetterebbero più.

Oltretutto l’occasione della rivincita è arrivata presto…

Vero, perché ad Anadia la Francia ha presentato la stessa squadra, ma sapevamo che era una formazione molto forte e agguerrita. In Portogallo abbiamo corso molto bene. Sapevamo che c’erano dei velocisti fortissimi in casa francese e olandese e abbiamo corso proprio per eliminare le ruote veloci, tanto è vero che il transalpino Penhoet è arrivato 10°, quello olandese, Van Uden, addirittura 21°. Abbiamo costretto le loro squadre a rincorrere, tanto è vero che si sono consumati.

Francesco Busatto è stato uno dei protagonisti degli europei di Anadia, in copertura di De Pretto
Francesco Busatto è stato uno dei protagonisti degli europei di Anadia, in copertura di De Pretto
Che sapore ha quel terzo posto?

E’ la dimostrazione che noi non siamo da meno. Io sono convinto che certi errori derivino dalla mancanza di un’adeguata attività internazionale. Correndo sempre con i migliori, impari e alla fine sei al loro livello. Quello che ha vinto (il tedesco Felix Engelhardt, ndr) è un signor corridore, corre nella Tirol Ktm e ha fatto tante top 5 in questa stagione. E’ un po’ che lo incontriamo per le strade europee, ma vorrei sottolineare il fatto che a un certo punto aveva perso le ruote degli altri 3, l’azione di De Pretto gli aveva fatto male su uno “zampellotto”, poi è rientrato e all’arrivo ne aveva di più.

Che corridore è De Pretto?

E’ uno che ha carattere, è forte innanzitutto per quello. E’ uno che non ha paura di attaccare, ma per farlo ci pensa bene. Busatto e Germani gli hanno dato una grande mano nella costruzione dell’azione decisiva, Parisini lo avevamo tenuto più coperto pensando allo sprint di gruppo, infatti è giunto secondo nella volata finendo 6° assoluto. Hanno corso tutti con il piglio giusto. Tornando a Davide, va bene sugli strappi brevi, ma io sono convinto che lavorandoci sopra può migliorare molto anche per le salite lunghe.

Germani Van d'Aosta 2022
Germani in Val d’Aosta, parte dell’ennesimo capolavoro Groupama FDJ. Amadori studia molto il calendario del team (foto Instagram)
Germani Van d'Aosta 2022
Germani in Val d’Aosta, parte dell’ennesimo capolavoro Groupama FDJ (foto Instagram)
Quando si parla di De Pretto c’è sempre la questione in sospeso se dovrebbe tornare a fare un po’ di ciclocross. Amadori in base alla sua esperienza che cosa dice?

Se è qualcosa che gli piace, se si diverte e se la sente, perché negargli questa possibilità? Non deve certo essere un’imposizione, va ponderata considerando la sua attività su strada, ma male non gliene fa di certo. Deve però essere un suo desiderio.

Guardando la classifica del Valle d’Aosta, notavamo come i nomi siano per gran parte gli stessi del Giro d’Italia, della Corsa della Pace ancor prima e che saranno protagonisti anche al Tour de l’Avenir. Non è però che questi ragazzi corrono un po’ troppo per la loro età?

Bella domanda, bisogna fare un distinguo. Guardate la Groupama FDJ: dopo il Giro non hanno più corso. Loro si gestiscono così. Privilegiano le corse a tappe e fra l’una e l’altra pensano al recupero e agli allenamenti, programmando anche periodi in altura. Le corse di un giorno sono ridotte al minimo. Noi invece ci perdiamo in una maniera di gare ogni fine settimana, corriamo troppo spesso. Alla fine i corridori stranieri che come dite fanno tutte le corse a tappe, avranno 40-50 giorni di gara nel curriculum, i nostri almeno 70. La differenza è tutta lì, sono anni che vado ripetendolo, ma non mi ascoltano…

EDITORIALE / La tappa della discordia e il ciclismo che cambia

27.06.2022
6 min
Salva

Ha ragione Marco Selleri. La terza tappa del Giro d’Italia U23, da Pinzolo a Santa Caterina Valfurva, ha scatenato un processo degno di uno studio televisivo. Distanza di 177 chilometri, dislivello di 5.000 metri con Tonale, Aprica e Mortirolo. Ha vinto Leo Hayter in 5 ore 10’49” alla media di 34,186 (in apertura, foto ExtraGiro-Isolapress), come era previsto della tabella di marcia che indicava un range fra 33 e 37 orari.

E’ chiaro che, a fronte del tempo di Hayter, vada annotato anche quello dell’ultimo: Christian Danilo Pase della Work Service, all’arrivo in 6 ore 14’57” (distacco di un’ora 04’08”). Dato che tutti hanno dovuto sobbarcarsi anche un trasferimento di 50 minuti, è chiaro che le ore di sella siano state oggettivamente tante.

La tappa di Santa Caterina Valfurva ha evidenziato enormi differenze in gruppo (foto ExtraGiro – Isolapress)
La tappa di Santa Caterina Valfurva ha evidenziato enormi differenze in gruppo (foto ExtraGiro – Isolapress)

Italiani cercasi

Dei corridori italiani si sono perse le tracce. Per trovare i primi tre bisogna andare alla 14ª posizione con Piganzoli (Eolo) a 9’27” poi alla 19ª, dove si incontrano Meris (Colpack), Raccani (Zalf) e Germani (Fdj) che però in precedenza aveva tirato per i compagni Gregoire e Martinez all’attacco. Il loro distacco è stato di 13’45”.

E qui è scattata la discussione. Sul posto, per chi c’era. Sui social, per gli altri. Non è semplice interpretare la disfatta, perché di base hanno ragione tutti. Ciascuno ha il suo punto di vista, anche se non tutti i punti di vista sono condivisibili. E qui si innesca il corto circuito.

La coppia francese in fuga dalla partenza: hanno osato troppo ma dato spettacolo (foto ExtraGiro – Isolapress)
La coppia francese in fuga dalla partenza: hanno osato troppo ma dato spettacolo (foto ExtraGiro – Isolapress)

Dibattito acceso

Davide Cassani osserva che le squadre italiane non vanno a confrontarsi all’estero, come le altre. Ma invece di fare autocritica, preferiscono puntare il dito sull’organizzatore che ha proposto una tappa troppo dura. 

Pino Toni, preparatore della Bardiani U23, sostiene che non si possa proporre una corsa così dura a un parterre come quello italiano, abituato ad altre difficoltà. E che se anche la tappa avesse avuto 3.500 metri di dislivello, il risultato finale non sarebbe cambiato. 

Il Giro d’Italia U23 non è una gara italiana, come l’Avenir non è una corsa francese. Sono prove internazionali di altissimo prestigio: le vincono i più forti e non strizzano gli occhi a nessuno. Il tempo in cui per avvantaggiare i corridori di casa si modificavano i percorsi è finito da un pezzo: aspettarsi che accada è un altro sintomo del problema.

E’ probabilmente un errore invece portare ragazzi di primo anno a corse così dure. Se rischia di esserlo per Gregoire e Martinez (abituati a un’attività superiore sin da juniores, che da tempo corrono senza la limitazione dei rapporti e che comunque si sono inchinati alla solidità dei rivali), figurarsi per gli italiani.

La direzione di corsa, a sinistra Fabio Vegni, sapeva di andare incontro a un giorno duro (foto ExtraGiro – Isolapress)
La direzione di corsa, a sinistra Fabio Vegni, sapeva di andare incontro a un giorno duro (foto ExtraGiro – Isolapress)

Declino invisibile

L’Italia è la culla del ciclismo, così come lo è dell’arte e della cultura. Poi vai all’estero e ti accorgi che hanno la metà del nostro patrimonio, ma lo valorizzano meglio. Siamo talmente pieni delle nostre certezze, da non accorgerci del declino.

Nel 2004 eravamo così convinti che il WorldTour non sarebbe mai nato, che ci misero dentro per il rotto della cuffia. Poi iniziammo a lamentarci perché ai mondiali U23 vincevano ragazzi abituati al professionismo e siamo ancora lì a parlarne. E adesso che la svolta continental ha impresso un cambio di marcia, come accade in tutti gli sport di elite in cui si accede al professionismo nella tarda adolescenza (non a caso l’UCI ha abolito la limitazione dei rapporti fra gli juniores), il tema è una tappa troppo dura. 

E’ giusto? E’ sbagliato? Questi ragazzi dureranno meno? Le domande sono tutte legittime, ma non essendoci risposte facilmente raggiungibilli, non è facendo finta di niente che si possa gestire la situazione.

Felix Engelhardt della continental KTM, 6° finale e 10° a Santa Caterina a 6’57” (foto ExtraGiro – Isolapress)
Felix Engelhardt della continental KTM, 6° finale e 10° a Santa Caterina a 6’57” (foto ExtraGiro – Isolapress)

Il mondo del lavoro

Le squadre di dilettanti, in cui i ragazzi vengono seguiti come figli, avrebbero ancora senso se ci fossero dei grandi team italiani per dare continuità al lavoro. La continental deve preparare al mondo del lavoro ed essere agganciata a una WorldTour: se non accade, c’è un problema.

L’Italia del ciclismo è come una vecchia casa gloriosa, con i muri pieni di affreschi che raccontano storie bellissime. E’ la Reggia di Caserta, più imponente di Versailles ma tenuta peggio, che nessuno si sognerebbe di modificare per ospitarvi uffici che abbiano bisogno di tecnologia e modernità. Invece siamo lì a pensarci. Aggiungiamo piani. Ampliamo stanze. Sfondiamo pareti. Cambiamo destinazioni d’uso, senza renderci conto da un lato di essere bloccati per mille vincoli e dall’altro di comprometterne la solidità.

La fortuna di altri Paesi, che non hanno mai avuto tanta ricchezza, è aver costruito tutto dal nuovo. Senza vincoli, mettendo dentro solo quello che effettivamente serve.

Dopo le fatiche del Giro e un 2022 correndo in tutta Europa, Germani ha raccolto i frutti al campionato italiano (foto Benati)
Dopo le fatiche del Giro e un 2022 correndo in tutta Europa, Germani ha raccolto i frutti al campionato italiano (foto Benati)

L’esempio di Germani

Tredici continental sono troppe, soprattutto perché non fanno un’attività all’altezza. Un invito alla Coppi e Bartali e alla Adriatica Ionica Race, quando va bene al Giro di Sicilia e poi? E poi le solite corse. Quanti ragazzi delle continental a fine anno saranno andati all’estero contro i pari età stranieri? Si contano sulle dita di mezza mano. Poi arriva il Giro e speriamo di brillare? Non è realistico.

Lorenzo Germani, fresco campione italiano U23, quest’anno ha corso in Francia, Belgio, Repubblica Ceca e in Italia. Ha preso schiaffi, ma al momento giusto ne ha dati.

Si può fare attività U23 senza essere continental? Si può fare. Per scovare e lanciare i talenti migliori, anche se alla fine ne godranno altri. Senza contare le vittorie e senza promettere la luna agli sponsor, sacrificando ad essa il futuro dei ragazzi. Servirebbe un tavolo di lavoro condiviso, con la Federazione a tirare le file, per incastrare al meglio le esigenze di tutti, sgombrando il campo dalle pretese meno realistiche.

Il nostro giardino

La nostra ricchezza non merita di essere svilita dall’assenza di visione. Però bisogna che tutti facciano la loro parte. Occorre una più ampia partecipazione alla vita federale e a quella internazionale, quando vengono prese le decisioni più importanti, altrimenti è inutile lamentarsi. Invece si guarda spesso al proprio giardino senza sapere cosa ci sia fuori. Come nella vita di tutti i giorni, in cui a decidere sono quelli che nella politica hanno trovato un mestiere. Gli altri si lamentano, ma non vanno neanche a votare. E se qualcosa non va, la colpa è degli altri.

Germani a Carnago: rabbia, grinta e un capolavoro tricolore

25.06.2022
4 min
Salva

Dopo l’arrivo scoppia in lacrime Lorenzo Germani ed è comprensibile. Ha vinto il campionato italiano under 23 con un’azione che ha dell’incredibile, con metà gara in fuga. Lorenzo è uscito dal gruppo alla fine del quinto dei dieci giri previsti, a più o meno 90 chilometri dall’arrivo. 

Un’azione calcolata, meditata con una precisione scientifica. «Dietro, il gruppo andava abbastanza piano – racconta con i suoi occhi azzurri che ancora brillano dall’emozione – ed avevo paura che non saremmo riusciti a rientrare sui fuggitivi, così ho fatto da solo».

Una lettura perfetta della corsa, Germani ha fatto selezione in maniera lenta ma perentoria. Prima erano in sette e ad ogni passaggio sotto la linea dell’arrivo i compagni di avventura pian piano diminuivano. 

Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)
Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)

Un percorso tecnico 

Marino Amadori, cittì della nazionale under 23, ce lo aveva detto questa mattina: «E’ un percorso molto tecnico, nervoso, imprevedibile. Difficile pronosticare un vincitore, è una corsa che si presta a tante letture: può arrivare un piccolo gruppo in volata, oppure se qualcuno ha gamba può andare via da solo».

E’ stato proprio così, il corridore della Groupama FDJ Continental ha tagliato il traguardo in solitaria. Solo un corridore ha resistito più a lungo degli altri: Walter Calzoni della Gallina Ecotek.

«Sono uscito al terzo giro perché in gruppo si andava davvero piano. Allora ho pensato che sarebbe stato meglio andare piano in fuga che dietro. Così, se mi avessero ripreso sarei stato già davanti. Il secondo posto brucia – ammette con un lieve rammarico Calzoni – la bella azione rimane e oggi ha vinto un signor corridore».

Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro
Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro

Gruppo sornione

Non c’era un metro di pianura nei 17 chilometri del circuito di Carnago, provincia di Varese, dove si è corso questo campionato italiano under 23. Continui sali e scendi, strappi che mordono i polpacci, tornata dopo tornata. Mentre i professionisti, domani ad Alberobello saranno sotto la morsa di Caligola, il meteo è stato clemente con i giovani.

La corsa è partita alle 13, sotto un sole luminoso come solo d’estate. Il caldo viene alleviato da un leggero venticello fresco e dai tanti tratti boschivi del percorso. I partenti erano 175: tanti, verrebbe da pensare. Che il ritmo in gruppo non sia mai stato alto lo denota la poca selezione. Solo negli ultimi 30 chilometri si è tentato di alzare l’andatura, ma ormai era troppo tardi. Così Germani festeggia e più di qualcuno si mangia le mani.

Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni
Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni

L’abbraccio degli amici

Lorenzo taglia il traguardo e si perde nell’abbraccio degli amici Cristian e Gioele, coloro che lo hanno accompagnato in questa trasferta solitaria. Questa mattina avevamo visto il laziale parlare con l’ammiraglia neutra per capire in quale auto lasciare le ruote. Questo a sottolineare quanto sia stato difficile organizzarsi.

«Sono venuto qui per divertirmi – aveva detto prima del via il corridore di Roccasecca – i miei genitori non potevano venire con me e mi sono portato i miei due migliori amici. Siamo partiti ieri mattina ed abbiamo dormito a Gallarate, partivo senza pretese e torno a casa con la maglia tricolore».

Le parole faticano ad uscirgli dalla bocca, come fermate da un groppo in gola che fatica a sciogliersi.

«Non so quando realizzerà che cosa ha fatto – dice commosso il suo amico Gioele – è stato davvero incredibile, è forte e oggi lo ha dimostrato».

Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore
Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore

Via qualche sassolino dalla scarpa

Sul palco stringe i denti, quasi a ricacciare in gola le lacrime, ma la commozione è d’obbligo in questi casi. Diventa quasi contagiosa, anche chi gli sta intorno viene travolto dai sentimenti di un giovane che corre in terra francese e che ha fatto tanti sacrifici per arrivare fino a qui.

Dal Giro d’Italia under 23 era uscito con tanta rabbia nei confronti di chi aveva criticato il modo di correre della sua squadra. Questa rabbia l’ha scaricata pedalata dopo pedalata. Prima del via aveva detto: «Noi corriamo a modo nostro ed è giusto così, abbiamo trovato un ragazzo più forte ed ha vinto».

A Peveragno è ciclismo champagne. Attacco in blocco “degli Fdj”

16.06.2022
6 min
Salva

«Ciclismo champagne», dice Lorenzo Germani al suo massaggiatore appena conclusa la tappa. Il corridore della Equipe Continental Groupama-FDJ in qualche modo ha ragione. Anche se non hanno vinto. Anche se la Busca-Peveragno si è conclusa con un niente di fatto, sono stati i protagonisti della corsa (in apertura, foto Isola Press).

Il caldo è opprimente in questo spicchio di Piemonte. La tappa ha vissuto sul bellissimo e affascinante attacco della squadra francese. Ma alla fine l’ha spuntata il belga Gil Gelders. Il biondino della Bingoal Pauwels Sauces WB Development ha preceduto di un soffio Sergio Meris. Bravissimo, anche per la grinta mostrata.

Beffa belga per Meris

Il ragazzo della Colpack-Ballan dopo l’arrivo dava pugni sul manubrio. Uno sfogo del momento. Pochi istanti dopo, infatti, era di nuovo lucido. E tutto sommato anche soddisfatto.

«Siamo andati via sulla salita finale del circuito – ha detto Meris – Ho chiuso su tutti e nel finale, proprio negli ultimi dieci metri mi sono mancate le gambe. Peccato davvero. Va bene così, ma un primo posto sarebbe stato decisamente meglio».

Chi fa festa invece è Gil Gelders. Sull’arrivo ci sono sua mamma ed altri parenti. Sono venuti sin dai sobborghi ad ovest di Bruxelles, dove vivono, per vedere il loro ragazzo. E lui non li ha delusi.

«Non conoscevo la tappa – dice l’atleta belga – Ho studiato l’altimetria e sapevo che se avessi retto la prima salita, o comunque non fossi rimasto dietro dopo la discesa, poi poteva essere un buon percorso per me».

«Io non sono un velocista e neanche uno scalatore. Ho spinto molto nel finale ed è andata bene. Ma proprio per un soffio. Se passerò pro’? La Bingoal ha anche la professional, ma ancora non lo so. Per ora non è previsto».

Sull’arrivo di Peveragno Gelders precede Meris (a sinistra) e Dalby (foto Isola-Press)
Sull’arrivo di Peveragno Gelders precede Meris (a sinistra) e Dalby (foto Isola-Press)

Applausi alla Groupama 

Ma la quinta tappa del Giro d’Italia U23 ha vissuto sull’attacco della Groupama-Fdj. Gannat, il diesse dei francesi, è stato di parola verso Peveragno. 

«Il Giro non è finito – ci aveva detto qualche giorno fa – c’è il Fauniera, ma ci sono anche delle discese». E così hanno fatto. E lo avevamo detto: la squadra francese covava sorniona.

Martinez sta mostrando un coraggio importante. Magari correrà senza criterio visto da fuori, ma essendo uno scalatore se non attacca sul Mortirolo o sulla salita del Santuario di Valmala come oggi, dove dovrebbe attaccare? Il percorso è questo e sfrutta ogni occasione. Restare a ruota a cosa avrebbe portato? Qualche energia risparmiata, ma anche Leo Hayter ha dovuto spingere, per chiudere, e i suoi nervi non se la sono passata liscia.

Va detto infatti che Martinez aveva allungato sulla salita, prendendo tra l’altro i punti per il Gpm e ritornando in testa alla classifica della maglia blu. E poi allo scollinamento Thompson, Germani e Gregoire avevano preso in testa la discesa. E alla fine erano in quattro su cinque davanti. 

Tattica suicida

«Oggi abbiamo provato una tattica suicida – spiega Lorenzo Germani sull’arrivo di Peveragno – però alla fine era una delle poche soluzioni possibili da qua a sabato pomeriggio, a Pinerolo. 

«Ci abbiamo provato. Il vantaggio era arrivato anche ad essere buono, abbiamo sfiorato i 3′, e quindi abbiamo continuato e continuato ancora a spingere».

«Di sicuro era meglio se ci fosse stato qualche altro ragazzo con noi. Invece eravamo solo in sei (oltre a loro quattro anche Lorenzo Milesi e Felix Engelhardt, ndr). Magari un Lotto-Soudal…».

Eh già, perché la fortuna di Leo Hayter oggi è stata tutta nel fatto che tra quei fuggitivi non ci fosse Van Eetvelt, terzo in classifica. Quindi i belgi non solo hanno aiutato la Hagens Berman Axeon, ma si sono sobbarcati la maggior parte del lavoro.

«Non possiamo avere recriminazioni – continua Germani – noi ci abbiamo provato. Ed era giusto così. Abbiamo preso la discesa davanti e io l’ho fatta “a blocco”. Avevo gli altri dietro. Quando sono arrivato in fondo, mi sono girato, ho visto che eravamo in cinque. Abbiamo ripreso Lenny (stavolta sapientemente fermato dall’ammiraglia, ndr) e abbiamo detto: ormai andiamo!

«Abbiamo capito che Leo non è fortissimo in discesa quindi abbiamo deciso di provare lì. Semplicemente eravamo troppo lontani dall’arrivo».

Testa a domani

«Nel finale – continua Germani – ci ho provato anche da solo. Ho preso qualche metro, ma ho visto che da dietro non mi lasciavano spazio e stavano rientrando. Così li ho aspettati e ci hanno ripreso all’ultimo Giro. Sull’ultimo strappo ho portato Romain (Gregoire, ndr) davanti e poi ho mollato. Sono venuto all’arrivo facile, facile…».

E questo la dice lunga sulla mentalità di Lorenzo e della sua squadra. Non si spreca un’energia in più del necessario. E anche Lenny Martinez è stato tra i primi a mollare. Segno che, saltata l’operazione ribaltamento, già pensavano a domani.

Gannat si è fatto bene i suoi conti. Sa che la frazione di domani è perfetta per il suo scalatore. Tappa breve, esplosiva, salita lunga e pendente: ideale per un crossista come Martinez.

Se Hayter dovesse andare in crisi potrebbe perdere molti minuti. Ci si aspetta una scalata prossima ai 70′-75′. Il distacco di Martinez è di 7’11”. Significa salire il 10% più veloce dei suoi rivali. Difficile, ma non impossibile su quelle pendenze.

In questo modo la Groupama-Fdj avrebbe due carte da giocare. Con Gregoire che inizialmente potrebbe stare a ruota. Ancora una volta pertanto l’ago della bilancia potrebbe essere la Lotto-Soudal con Van Eetvelt.

Sono congetture, è vero, ma “congetture ponderate”, che si basano anche sulle dichiarazioni dei diesse raccolte in questi giorni. Alla fine conteranno solo le gambe. Una salita come il Fauniera non lascia spazio ad altro. Tra 24 ore lo sapremo.

Germani ci apre le porte dello squadrone che fa già paura

06.06.2022
5 min
Salva

Mancano pochi giorni al via del Giro d’Italia U23. La corsa rosa sta man mano trovando protagonisti e tra i nomi più gettonati in assoluto figurano quelli dei due francesi Lenny Martinez e Romain Gregoire. I due hanno un terzo compagno fortissimo, Lorenzo Germani il quale si è lasciato alle spalle un momento difficile che addirittura sembrava mettesse in bilico la sua presenza al “Giro baby”.

In pratica l’Equipe Continental Groupama-FDJ sarà il faro della corsa. Fino a qualche giorno fa restavano dei dubbi circa la presenza del figlio d’arte, Martinez appunto (suo papà Miguel ha vinto le Olimpiadi in Mtb nel 2000), ma adesso tutto è chiaro. Avranno onori e oneri della corsa… 

Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo, ci siamo: pochi giorni al via del Giro under. Come stai?

Ho fatto la Corsa della Pace con la nazionale e le sensazioni sono state buone. Sono in crescita. Adesso c’è il Giro e già so che compito avrò: quello di aiutare la squadra.

Sei entrato subito nel pieno del discorso…

Sappiamo che abbiamo la possibilità concreta di conquistare la maglia rosa, di vincere le tappe in salita e di fare bene anche in quelle veloci.

E quale sarà appunto il tuo ruolo?

Non lo so ancora di preciso. Inizialmente cercherò di gestirmi e magari trovare qualche fuga. Poi so che dovrò lavorare. Magari sarò un battitore libero, ma certo se dovessimo avere la maglia dovrò tirare.

Siete senza dubbio la squadra più forte: come ci si sente ad avere gli occhi addosso?

Occhi addosso… noi pensiamo a fare la nostra corsa. La squadra sicuramente è ben disegnata, possiamo fare bene ovunque. Sì, siamo la squadra faro e correranno su di noi, ma per come gestiamo di solito noi la corsa non pensiamo agli avversari. A volte neanche guardiamo la starting list. Magari sembrerò uno “spaccone”, ma è per dire della mentalità che abbiamo. Per dire come interpretiamo noi le gare. Poi chiaramente è normale che in corsa man mano si gestiranno le situazioni. Però si parte per essere protagonisti.

Chi sarà il capitano: Martinez o Gregoire?

Quello che staccherà l’altro in salita! Non abbiamo un leader designato per ora.

Ma secondo te si metteranno l’uno a disposizione dell’altro o si “beccheranno”?

Vi regalo un aneddoto. Quest’anno Romain (Gregoire, ndr) ha vinto il Belvedere e quel giorno io sono arrivato poco dietro ma comunque tra i primi (settimo, ndr). Ebbene, subito dopo la corsa, appena finite le premiazioni, Romain mi ha detto: “Lorenzo, domani la corsa la facciamo per te”. Un altro corridore magari, fresco di vittoria, non lo avrebbe detto e lui sapeva bene che il giorno dopo avrebbe potuto vincere di nuovo. Poi magari lo pensava pure, ma non è quello che ha voluto dare a vedere o farmi capire. Quindi se Romain dovesse essere quello che andrà meno forte si metterà a disposizione tranquillamente. Credo che anche al Giro riusciremo a correre da squadra, come abbiamo dimostrato già in altre corse.

Tra i due chi è più “cannibale”, se così possiamo dire?

Sono due mentalità vincenti e se possono vincere entrambi vogliono farlo. Romain si vede che viene dall’Ag2R, che ha fatto gli juniores con loro che hanno già una mentalità molto professionale. Mentre Lenny da juniores in pratica ha corso da solo, però devo dire che sta imparando molto per quel che riguarda le dinamiche di squadra.

Sei nella squadra più forte con coloro che, almeno su carta, sono i favoriti. Questo un po’ ti limita? Oppure va bene così? Va bene lottare per la maglia rosa? 

Mah sapete – Germani risponde con una maturità pazzesca – io so già che non potrei vincere il Giro e da questo punto di vista non mi pesa più di tanto mettermi a disposizione. Fossi partito per vincerlo, sarebbe stato diverso. Magari sì, sarei potuto essere un po’ più libero in alcun tappe, avrei avuto più tappe su cui puntare, però vediamo strada facendo cosa viene fuori. E poi devo dire una cosa di questa squadra.

L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
Cosa? 

In tutte le corse che ho fatto, prima di iniziare a tirare o di fare un determinato lavoro, il team ci ha dato la possibilità di entrare in fuga e quando ci sono riuscito ho raccolto dei buoni risultati. Insomma non si va al Giro sapendo già di dover solo tirare. E poi siamo under 23, spesso le carte si mischiano e tappe che su carta sembrano facili diventano le più difficili perché tutti ci vogliono provare o hanno la possibilità di stare davanti. Senza contare che siamo in Italia e da noi si corre più alla garibaldina.

Quindi Lorenzo ti possiamo tifare! Ti aspettiamo magari nella seconda tappa, quella di Pinzolo che è dura e la classifica, in teoria, non dovrebbe ancora essere delineata?

Eh – sospira Germani – ma anche nella prima se dovesse esserci vento… mai dire mai.

Avete fatto qualche sopralluogo? Conoscete il percorso? Gli Eolo-Kometa per esempio sono andati alla scoperta del Fauniera…

Abbiamo fatto un ritiro a Tirano, alla base dell’Aprica e del Mortirolo, pertanto abbiamo visto tutta la terza tappa, la più dura insieme a quella del Fauniera.

Germani, Giro in forse: è il momento di crederci

03.05.2022
4 min
Salva

A un certo punto serve… l’ignoranza. Badate bene, non è un invito all’analfabetismo né ad essere scortesi. Semplicemente quando si corre, arriva il momento in cui bisogna dimenticarsi delle buone maniere per prendersi quel che si deve. Così dopo qualche minuto parlando con Lorenzo Germani, grande talento della Groupama Fdj Conti, il consiglio che sfugge fra i denti e di cui dopo un po’ chiediamo quasi scusa, è esattamente questo.

Germani secondo nell’ultima tappa del Circuit des Ardennes vinta da Frigo (foto Dancerelle)
Germani secondo nell’ultima tappa del Circuit des Ardennes vinta da Frigo (foto Dancerelle)

Domenica si corre

Lorenzo è a casa ancora per poco. Domenica sarà in corsa alla Fleche Ardennaise assieme al… dream team. Vale a dire accanto a Romain Gregoire, asso pigliatutto di questo scorcio di stagione, e Lenny Martinez che tanto bene ha fatto al Tour of the Alps. Il laziale finora è stato al suo posto, ma la sensazione nel seguire sia pure a distanza le corse è che avendo un piccolo fenomeno come Gregoire, la richiesta del team o la deriva spontanea sia stata quella di lavorare e basta. Per questo siamo qui. Perché ci dica che non è vero. O per dirgli quello che c’è venuto di pensare.

«Ho fatto due o tre settimane – dice Lorenzo, in apertura nell’immagine di Groupama FDJ Conti – di cui sono abbastanza soddisfatto. Ci sono state corse in cui ho aiutato e in cui abbiamo vinto. Quando ho potuto, mi sono giocato le mie carte ed è venuto il secondo posto di tappa nel Circuit des Ardennes. Anche quel giorno ero abbastanza soddisfatto. Ci lasciano spazio, sta a noi riuscire a prendercelo. E’ difficile che nella riunione pre gara vengano dati ruoli bloccati…».

Gregoire si è preso la Liegi di forza, dopo aver avuto supporto dal team (foto La Conti Groupama)
Gregoire si è preso la Liegi di forza, dopo aver avuto supporto dal team (foto La Conti Groupama)
E quell’abbastanza che suona strano…

Perché difficilmente mi va bene tutto quello che faccio. Il fatto di tirare per Gregoire però viene abbastanza da sé, a prescindere dal fatto che sia francese. Avremmo lavorato allo stesso mondo anche se fosse stato etiope. Quando hai uno che va così, cambia poco da dove venga. Alla Liegi eravamo in fuga insieme e se l’è presa di forza. Al Belvedere ho fatto io il forcing in salita e lui ha vinto. Al Recioto ero là, ma sentivo di non essere al massimo. E piuttosto che lottare per fare un 20° posto, l’ho aiutato a vincere e ho chiuso 34°. Ho notato che a inizio stagione vanno tutti fortissimo…

Per essere lì davanti, forse vai forte anche tu?

Infatti credo che a volte mi manchi un po’ di testa, essere convinto delle mie potenzialità. Va anche detto che finora non ci sono state tante corse adatte a me, spesso si concludevano in volata. Le più vicine alle mie caratteristiche le ho trovate nelle Ardenne e mi sono difeso bene.

Terza tappa del Circuit des Ardennes annullata per maltempo, ci si copre. Germani è il primo a destra (foto La Conti Groupama)
Terza tappa del Circuit des Ardennes annullata per maltempo, ci si copre (foto La Conti Groupama)
L’obiettivo è il Giro d’Italia?

Non so ancora se lo faccio (sta zitto per qualche secondo, poi riparte, ndr). Non è tanto facile entrare nella squadra. Il livello è alto e con soli cinque uomini, la selezione è spietata. Dovranno esserci scalatori, il velocista e non c’è posto per tutti. Si dovrebbe sapere in settimana, ma so già che in alternativa potrò mettermi alla prova alla Corsa della Pace. Amadori mi ha detto che la porta è aperta.

Cosa ti dice il tecnico della nazionale?

Ci siamo visti al Recioto e ha detto che era soddisfatto. Prima ancora ci eravamo parlati a novembre e mi aveva confermato che mi tiene in considerazione e me lo ha ripetuto dopo il secondo posto in Belgio.

Marta Cavalli, anche lei alla FDJ, dice che a correre in un team straniero ci si sente sempre fuori casa…

Provo anche io qualcosa di simile, c’è come una patina. Il mio sentirmi estraneo a volte è dovuto a modi di dire, usanze, cose che a noi italiani farebbero ridere, per le quali invece ti guardano strano. E’ una sensazione strana, anche se padroneggiando bene inglese e francese, alla fine mi destreggio bene.

La squadra francese sta volando, per Germani non è facile trovare spazio al Giro (foto La Conti Groupama)
La squadra francese sta volando, non è facile trovare spazio (foto La Conti Groupama)
In base a cosa verrà fatta la selezione per il Giro?

Non solo i risultati, credo sia una valutazione globale. Per questo ci stanno mettendo tanto a dare i nomi, sono un po’ indecisi.

Quando ti vedremo digrignare i denti?

Me lo dice anche Manuel (Quinziato, il suo agente, ndr). Dice che va bene cercare di rimanere umile ed essere educati, ma devo crederci di più. Fra poco si parte, le occasioni per provarci non mancano. Ci provo di sicuro (sorride, ndr).