L’estate magica – pardon, dorata – dell’Italia sportiva agli europei non si ferma più. Dopo i trionfi della nazionale di calcio e recentemente di quella di volley femminile, stavolta tocca al ciclismo che nella rassegna continentale di Trento centra la medaglia d’oro (dopo due bronzi nelle precedenti due edizioni) nel Team Mixed Relay. Una prova nata nel 2019, che in pratica è una staffetta tra il terzetto maschile e quello femminile.
Frazione maschile, tira Ganna, dietro Sobrero e De MarchiFrazione maschile, tira Ganna, dietro Sobrero e De Marchi
Come si prepara?
Ma che tipo di gara è questa Mixed Relay? Come si prepara? Basta solo andare a tutta? Oppure ci deve essere della sintonia ed equilibrio tra il trio maschile e quello femminile per evitare che ci sia della pressione? Forse non c’è una risposta assoluta, ma una serie di giusti meccanismi che ti portano ad essere competitivi in una specialità del genere.
Appena finita la cerimonia delle premiazioni fermiamo Marco Velo, che era in ammiraglia insieme al cittì Davide Cassani, e gli chiediamo subito le primissime impressioni.
Grande felicità per questa vittoria immaginiamo.
Sapevamo di poter far bene con gente come Pippo, Matteo ed Alessandro. Avevamo un’ottima squadra così come la era quella femminile. Tutti ci aspettavano, ma non è mai facile vincere contro formazioni come Olanda e Germania. Tutti i ragazzi hanno fatto una prova superlativa, con ottimi tempi ed intermedi. Questa medaglia è il giusto premio per tutti.
L’obiettivo iniziale era Tokyo, ma dopo l’infortunio del Giro questo oro vale tantoL’obiettivo iniziale era Tokyo, ma dopo l’infortunio del Giro questo oro vale tanto
Fa piacere che sia arrivata in questa specialità. Che valore ha questo oro?
Il movimento sta bene e deve continuare a stare bene, ci tenevamo a vincere questo europeo in casa. A crono ora siamo competitivi, mentre abbiamo perso sulle gare in linea o a tappe, è questione di ciclicità. Ora sfruttiamo il momento di essere forti a cronometro. Diciamo che questa medaglia dà quella spinta morale in più per affrontare meglio quelle individuali.
Dal punto di vista tecnico come è stato l’avvicinamento?
Non è stato facile preparare ed interpretare una gara di questo genere perché i ragazzi non avevano mai provato assieme. In questa specialità bisogna essere molto bravi a sapersi adattare al ritmo degli altri e non è mai facile.
Vi siete confrontati o interfacciati con Salvoldi? Oppure l’obiettivo era creare un tesoretto di secondi da lasciare alle ragazze?
Non era questione di interfacciarci prima con loro. Sapevamo che c’era da andare a tutta per poi far gestire il vantaggio alle ragazze, che poi alla fine hanno pure incrementato il margine. Anzi, non avevano nemmeno bisogno di questo vantaggio. Sono state bravissime, quindi complimenti alle ragazze.
Frazione donne: tira Longo Borghini, a ruota Cecchini e nascosta c’è CavalliFrazione donne: tira Longo Borghini, a ruota Cecchini e nascosta c’è Cavalli
Rivalsa De Marchi
Nella zona mista passano a turno i neocampioni d’Europa, ne sentiamo alcuni. «Personalmente – dice De Marchi – era una corsa a cui avevo strizzato l’occhio appena avevo ripreso la stagione dopo l’infortunio, che mi incuriosiva ed attirava. Con una squadra così eccezionale, abbiamo centrato il risultato pieno. E’ un successo di squadra, ha qualcosa di speciale proprio perché è ottenuto con altri compagni. E’ un segnale che il movimento c’è e funziona sia nel femminile che nel maschile in una specialità che richiede attenzione ai dettagli».
Dal quartetto alla staffetta
Fa eco a De Marchi anche Ganna: «Ogni volta voglio superarmi. Abbiamo ottenuto questo bellissimo risultato di squadra, era la prima volta che lo facevo e mi incuriosiva sempre quando guardavo da casa questa prova. Per l’occasione ho chiesto a Cassani se potevo farla, visto che in meno di 24 ore avrei disputato la crono individuale, dove voglio fare molto bene, ed ho subito avuto riscontro positivo. Similitudini col quartetto in pista? Diciamo che tutti e sei abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra, ognuno ha messo il suo. Abbiamo dimostrato di essere un bel gruppo».
Le azzurre hannoi appena saputo di aver vinto il Team Mixed Relay, pollici alti per Cavalli, Longo Borghini e CecchiniLe azzurre hannoi appena saputo di aver vinto il Team Mixed Relay, pollici alti per Cavalli, Longo Borghini e Cecchini
Preparazione veloce
«E’ una medaglia bellissima – spiega Longo Borghini – perché dimostra la forza di un team, di una nazione e di un intero movimento. E’ un orgoglio indossare la maglia azzurra e sempre una grande soddisfazione poter vincere in Italia. Come si prepara? In verità è stata una cosa un po’ veloce perché abbiamo sempre il calendario molto pieno. Quando siamo arrivati qua abbiamo provato il percorso decidendo che la prima parte sarebbe stata di controllo e la seconda di velocità».
Parliamo di cronoman. Malori è a casa con la bimba sulle gambe e intanto il discorso fluisce. Si parla di juniores al Lunigiana e si parla finalmente dell’abbondanza di cronoman azzurri. Una fase che non si viveva da anni e che permetterà ai tecnici della nazionale di scegliere in base ai percorsi e non in base al fatto che ce ne sono soltanto due e tocca sempre a loro. Si parla di Ganna, Affini, Sobrero, Cattaneo e Jonathan Milan, il cucciolo di casa. Un cucciolo con due zanne lunghe così, se è vero che a soli 20 anni s’è portato a casa l’oro olimpico del quartetto.
Affini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livelloAffini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livello
Di Pippo abbiamo detto tante cose, secondo te la crono delle Olimpiadi ha dimostrato ancora di più quanto sia forte, perché nonostante il percorso così duro era arrivato praticamente a medaglia?
Assolutamente. Anche perché si era preparato prevalentemente per la pista, sapeva di essere tra amici e di avere la possibilità dell’oro, con Villa ci lavorava da quasi sette anni. Invece a fronte di un percorso crono molto duro, ha fatto vedere di avere qualità innate e la capacità di adattarsi.
Esiste un limite di dislivello per uno così oltre il quale non è più competitivo, oppure se si prepara al 100 per cento può giocarsela sempre?
In teoria lui è competitivo su tutti i percorsi se si prepara per la crono. Però finché ci saranno in giro Roglic, Pogacar e Van Aert, nelle crono dure non c’è storia. Roglic alle Olimpiadi oggettivamente ha dato una ripassata a tutti. Se anche Ganna fosse stato al top, un minuto e mezzo non lo recuperava. Roglic ha dato un minuto a Dumoulin e Dennis, quindi su certi percorsi è di un altro pianeta.
Sobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a cronoSobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a crono
Parliamo di Affini, somiglia a Ganna, forse gli manca qualcosa sui percorsi duri…
Secondo me è un cronoman molto simile a Ganna. Quello che ha meno di Pippo sono semplicemente dei cavalli. Sono atleti simili, grandi, molto pesanti, che vanno bene su percorsi veloci, però Ganna è semplicemente più potente. Affini mi dà l’idea di non essere la fuoriserie che esplode subito, ma secondo me nel giro di due anni può arrivareallo stesso livello.
Allo stesso livello di Ganna?
Ci metterà un pochino più di tempo, anche perché Ganna è alla Ineos già da due, tre anni, nella squadra in cui è tirato a lucido. Mentre Affini è solo al primo anno alla Jumbo, prima era alla Mitchelton e prima ancora in continental. Quindi sul discorso crono, è al primo anno in una squadra giusta sul fronte dei materiali e dello sviluppo. Diamogli tempo, ma fra un paio di anni potrà giocarsi anche un mondiale.
Conta anche la maturazione fisica?
Certamente, che non è legata solo all’età. Pippo sono anni che con la pista è al top, quindi anche a livello di consapevolezza e sicurezza nei propri mezzi è più avanti. Secondo me è questione di un paio d’anni, ma Affini arriverà ad essere alla pari.
Cattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizioneCattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizione
E intanto Sobrero, zitto zitto, s’è portato a casa l’italiano…
Il percorso era duro, anche perché lo ha fatto un ragazzo che alleno e mi ha confermato quanto fosse impegnativo. Nell’ultima crono del Giro d’Italia, se non avesse avuto la sfortuna di trovarsi la macchina in mezzo ai piedi, quasi quasi lo scherzetto a Ganna lo combinava anche prima. Quindi sicuramente Sobrero ha finito il Giro in crescita, mentre Ganna invece era un po’ stanco, perché rispetto all’anno scorso, gli è toccato tirare di più. Poi indubbiamente in una crono dura, Sobrero ha qualcosa in più rispetto agli altri italiani. Lo ha dimostrato, ha un fisico che va forte anche in salita. I cronoman italiani sono divisi in due squadre…
Due squadre?
Ci sono Affini e Ganna da una parte, Sobrero e Cattaneo dall’altra. Anche per Mattia va bene il discorso fatto per Sobrero, è molto forte però ci vuole una crono dura perché vada bene. Ganna invece va sempre forte e anche quando non è al top, comunque può difendersi bene. Quella è la dote del cronoman. Come per gli scalatori. Se prendiamo Carapaz, in salita va forte anche se non è al top della forma. Il punto in cui perde è quello dove gli altri menano forte. Faccio l’esempio su di me. Quando ero al top della forma, in partenza al Tour de France ero lì che scattavo anche in salita per andare in fuga. Se invece ero poco sotto al top, a crono mi difendevo, ma in salita ero a lustrare il lunotto del camion scopa.
Milan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al topMilan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al top
Cattaneo forse è più potente di Sobrero?
Forse sì, perché ha un fisico diverso, leve più lunghe da crono pianeggiante, ma entrambi hanno bisogno di un percorso duro per far bene. Secondo me non portare Cattaneo alle Olimpiadi è stato un grave errore, sia per come andava, sia perché faceva il Tour. E va bene che i nomi sono stati dati il 5 luglio, ma era sempre uno in gran forma che aveva fatto il podio ai campionati italiani. A uno che veniva dal Tour la fiducia dovevi dargliela, invece di portare gente che non correva da tempo e che era andata forte a maggio. Cassani ha giocato un terno al lotto e gli è andata male
Tornando alle due squadre di cui parlavi, la sensazione, osservando la posizione e la cadenza di pedalata, è che Ganna e Affini siano più specialisti…
Ovviamente sia Cattaneo che Sobrero non sono sicuramente due specialisti, ma sono due che quando quando vanno forte, possono fare delle buone crono. Al campionato italiano uno veniva dal Giro e ne era uscito bene, mentre l’altro preparava il Tour e andava come un caccia. Sicuramente è diverso se dovessero preparare un mondiale, la crono secca. Farebbero molta più fatica.
Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012
All’appello manca il più giovane di tutti, un altro che verrà fuori: Jonathan Milan
Secondo me anche lui presto o tardi viene fuori, questo è sicuro. Però ha 20 anni e non l’ho ancora visto bene fra i professionisti, quindi faccio fatica a parlarne.
Il fatto di aver vinto il tricolore da U23 gli darà consapevolezza nell’andare avanti?
Quello e le cose grandiose che ha fatto a Tokyo gli daranno la sicurezza di poter competere per qualsiasi obiettivo. Il fatto di essere stato campione italiano sarà il modo di non staccare con il pregresso, un ricordo che non gli farà dimenticare da dove viene. Faccio il mio esempio. Quando passai alla Lampre, il primo anno che andassi bene o male a crono non importava a nessuno. Lo stesso io le preparavo, mi scaldavo, facevo tutto quello che sapevo fosse necessario. Non ho interrotto il flusso, diciamo.
Ai tuoi tempi, la coppia crono azzurra eravate tu e Pinotti, vedi un po’ di Marco nei cronoman di cui abbiamo parlato?
Con Marco ero spesso in camera. Studiava tanto, guardava i watt, la curva di potenza e le curve della strada. Io allora ero molto più forza bruta e ho imparato tanto anche da lui. Parlavamo, mi ha spiegato le sue idee e poi io ho fatto miei quegli insegnamenti. Diciamo che a fine carriera ero la sintesi fra il mio prima e le cose che mi ha passatolui. Prima che il misuratore di potenza appiattisse tutto.
Che cosa vuoi dire?
Adesso solo con la forza bruta non vai da nessuna parte, ma anche senza il misuratore di potenza. La differenza fra cronoman e scalatore una volta era data dalla sensibilità e l’esperienza. Il cronoman era quello che sapeva dosare lo sforzo, invece lo scalatore andava a strappi, si distraeva, rallentava per prendere l’acqua, aumentava e calava e così venivano fuori i distacchinelle crono. Oggi sai che devi stare a 400 watt, ti metti lì e se nel finale vedi che ne hai ancora, vai a 430. I misuratori hanno cancellato il mestiere del cronoman più del progresso tecnologico.
Contador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsaContador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsa
Spiega.
Si parla di crono e prestazioni con tanti watt in più. In realtà io credo che un cronoman forte del 1998 avesse gli stessi numeri di un cronoman forte di oggi. Solo che nel frattempo l’aerodinamica, l’abbigliamento, il casco, gli occhiali, le ruote, i cuscinetti… lo sviluppo tecnologico ha permesso e permetterà sempre più di raggiungere prestazioni superiori. In proporzione, il ciclismo ha abbassato i suoi tempi di tanto. Molto più rispetto all’atletica leggera, perché loro possono intervenire solo su piste e scarpe.
Il misuratore di potenza in effetti ha cambiato le cose anche in salita.
E io infatti sono d’accordo con Valverde e Contador e in corsa lo abolirei. Se sei un professionista, sai come stai e come gestirti. Se non lo sei e ti si spengono gli strumenti, sei spacciato. Se lo dai a uno junior, quando mai imparerà a conoscersi? In allenamento va bene, giusto tirare fuori il proprio massimo, in corsa devono comandare anche altri fattori.
Ovvio che nessuna squadra, volendosi garantire il risultato, sarà mai d’accordo…
Allora vuol dire che stiamo diventando vecchi e rimpiangiamo qualcosa che non potrà mai tornare. Qualcosa che ai miei tempi si chiamava ciclismo. Oggi come potremmo chiamarlo?
Ganna è tornato nel Rifugio Oberto Maroli a 2.800 metri di quota per gettare le basi del finale di stagione. Ci si arriva prendendo due funivie da Macugnaga ed è lo stesso posto in cui Pippo ha preparato la fantastica spedizione olimpica a Tokyo. Lassù il cellulare non prende e magari è un bene. Si può tenere la testa sugli obiettivi, ci si distacca dal circo mediatico, si ha tempo per se stessi. Sia che si tratti di mettere insieme chilometri buoni, sia di coltivare i propri pensieri.
Pippo non è tipo da show della domenica, semmai il tempo verrà d’inverno. Ora il focus è sul finale di stagione e obiettivi di primissima grandezza: gli europei e i mondiali su strada, poi quelli della pista, con la suggestione della Roubaix che strizza l’occhio il 3 ottobre. Non riesci a tenere il fuoco se non hai i piedi ben piantati per terra. E a dispetto del carisma e del suo essere personaggio che acchiappa, il piemontese è un grande professionista e sa benissimo che niente arriva mai per caso.
Dopo il Tour of Norway (qui con Vingegaard) è tornato in altura a preparare un grande finale di stagioneDopo il Tour of Norway (qui con Vingegaard) è tornato in altura a preparare un grande finale di stagione
«Venni su con Scartezzini – ricorda – con l’intento di far bene per l’Olimpiade. Sapevo che andavamo a lottare per qualcosa di grosso. Avrei preferito magari qualcosa di meglio nella prova cronometro, anche se andava oltre le mie possibilità. Però sono felice così. Ero consapevole che potevamo fare bene in pista e siamo riusciti a farlo. L’oro più che un fatto di consapevolezza o di popolarità è importante perché sono riuscito a ottenere il mio risultato personale, che è una base di partenza per il futuro».
Si va avanti a chiacchierare con uno scambio di audio, come gli adolescenti che non chiamano ma si rimbalzano spezzoni di discorso. Questa volta non c’è alternativa. Anche quando parlammo con Scartezzini di quel ritiro prima di Tokyo, riuscire a stabilire una connessione fu davvero difficile.
Dopo l’oro Ganna si è fermato, ha sollevato la bici, poi è andato da Villa e lo ha abbracciatoDopo l’oro Ganna si è fermato, ha sollevato la bici, poi è andato da Villa e lo ha abbracciato
Sei un uomo riservato e in un’intervista hai dichiarato che da una parte festeggiavo l’oro e dall’altra di seccava che casa tua fosse presa d’assalto dalla stampa…
Semplicemente mi andrebbe di chiedere a chi entra in casa mia cosa penserebbero se così, di punto in bianco, uno sconosciuto dovesse presentarsi da lui e mettersi a registrare, fare foto e video in giro per la casa. Non mi piace come cosa, non è una cosa che c’entra con la popolarità. Semplicemente è casa mia e quello che c’è fra le sue mura rimane mio.
Tutti confidavano nel tuo finale dell’inseguimento, questo ti ha messo pressione oppure ti ha caricato ancora?
Sapevo che nel finale potevamo giocarci qualcosa di grande, quindi sapevo che dovevo dare tutto me stesso. Però non è che mi abbia dato pressioni o una carica particolare. Sapevo che ogni atleta ha il proprio obiettivo, il proprio compito durante la prova. Come Lamon deve lanciare il quartetto nel quartetto. Consonni ci deve portare in tabella. Milan deve farmi recuperare la partenza. E io alla fine devo fare una tirata lunga. Nessuna pressione però, semplicemente si tratta di fare quello che sai fare.
Viviani dice che nell’immediato post Olimpiadi su pista nel 2016 si ritrovò con grandi forze nelle gambe. Per te è lo stesso?
Diciamo che dopo l’Olimpiade siamo andati in Norvegia, facendo poche ore di allenamento e appena qualche lavoro di forza. Quando sono entrato in gara però, le gambe giravano bene come durante la stagione. Quindi sì, i lavori fatti in pista servono anche su strada.
Anche prima di Tokyo, Scartezzini e Ganna avevano vissuto la preparazione a 2.800 metri, nel rifugio MaroliAnche prima di Tokyo, Scartezzini e Ganna avevano vissuto la preparazione a 2.800 metri, nel rifugio Maroli
Il finale di stagione è molto ricco, si deve scegliere qualcosa o ipotizzare una graduatoria per importanza?
Sino alla fine della stagione, tutti gli obiettivi che ho sono importanti, quindi ognuno ha il suo valore. Nessuna graduatoria fra il più importante o il meno importante. Si va sempre a testa alta col numero sulla schiena.
Alla fine, nonostante la nazionale e il Team Ineos, par di capire osservando il mondo attorno a te che la vera forza sia nella famiglia…
La famiglia è importante, ma al di fuori anche della famiglia c’è il ruolo degli amici. I conoscenti più stretti, persone che a volte con un messaggio ti possono cambiare la giornata. Quindi famiglia e amici sono fondamentali per tutto l’anno. Sono tutti bravi all’ultimo a dire che ti erano vicini, mentre non è facile esserlo per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.
Un amico che anche questa volta è con lui è Michele Scartezzini. I due rimarranno insieme sulle montagne piemontesi fino al 3 settembre, poi anche sarà tempo per Ganna di riattaccare il numero sulla schiena e far rotta verso gli europei di Trento. Serve tanta testa per gestire così bene emozioni e impegni. Grande merito ce l’ha ovviamente lui, ma per tanto altro deve ringraziare i suoi genitori e i tecnici che se lo sono preso a cuore, come Villa (per la pista) e Cioni (per la strada). Il resto è il quadro che si compone fra doti atletiche fuori del comune e un’umiltà rara da intercettare a questi livelli. Che non significa non avere ambizioni, ma al contrario essere consapevoli che per centrare i grandi obiettivi serve ogni volta avere la forza di ripartire da fermi.
Il Giro di Norvegia è una gara Pro che, per forza di cose, non propone grandi salite, infatti colpisce un po’ questa nouvelle vague norvegese piena di scalatori, un po’ come avvenne anni fa quando ci si stupì dell’ondata di campioni di sci alpino. Anche nel Giro di casa, gli scandinavi hanno fatto il diavolo a quattro, ma lì c’era una squadra, la Ineos Grenadiers, che ha portato alcuni suoi campioni non presenti alla Vuelta per portare a casa il trofeo. La particolarità è che la formazione britannica ha fatto leva sui reduci di Tokyo, della pista di Izu e si è visto quanto volavano…
In particolare Ethan Hayter, vincitore di due tappe e della classifica finale, ma anche Filippo Ganna ha riassaggiato la strada dopo la sbornia d’oro del quartetto e nella prima tappa, quella con più salita, ha chiuso sesto (nella foto di apertura scambia due chiacchiere con il danese Vingegaard secondo al Tour). Con loro c’era Leonardo Basso, che ha fatto un po’ da raccordo: «Non era una gara facile, eravamo 6 per squadra e con numeri simili è difficile controllare la corsa, anche perché tutti attaccavano noi, ma alla fine abbiamo chiuso con il massimo possibile».
Il podio finale del Tour of Norway, vinto da Hayter con 15″ su Ide Schelling (NED-Bora) e 25″ su Mike Teunissen (NED-Jumbo)Il podio finale del Tour of Norway, vinto da Hayter con 15″ su Ide Schelling (NED-Bora) e 25″ su Mike Teunissen (NED-Jumbo)
Partiamo nella disamina proprio dall’inglese: conoscendo le sue caratteristiche di velocista, non si sarebbe portati a pensare a Hayter come vincitore di una corsa a tappe…
Invece è proprio così. Io lo conosco bene, non è un velocista comune, ha dalla sua una grande resistenza che lo porta a emergere anche in salita, almeno in quelle non troppo lunghe e pronunciate e quindi a giocarsi le sue carte in corse a tappe brevi. Se avete buona memoria, ricorderete che già a maggio, al Giro di Andalucia era andato forte, era al comando e nella tappa decisiva ha venduto cara la pelle, Miguel Angel Lopez dovette davvero sudare sette camicie per staccarlo. A ciò si aggiunga l’effetto Tokyo…
Ossia?
Chi è venuto dalle gare su pista aveva una gamba straordinaria, lo abbiamo visto subito sia per lui che per Ganna, la condizione era davvero super, si vedeva la pedalata agile e al contempo potente. Chiaramente bisogna riadattarsi alla strada e credo che per entrambi il Giro di Norvegia sia stato ideale per questo.
Hayter veniva da un’Olimpiade a due facce: la debacle completa del quartetto sul quale gli inglesi contavano molto e l’argento nella Madison con Matthew Walls, il corridore della Bora Hansgrohe già vincitore dell’omnium e che in Norvegia ha vinto la classifica a punti: com’era il suo umore?
L’argento lo ha rivitalizzato, la vittoria in Norvegia è figlia anche della botta di adrenalina che la gara finale di Tokyo gli ha dato. Era davvero supermotivato.
La vittoria di Hayter nella prima tappa, la più dura, dove Ganna dopo un gran lavoro ha chiuso 6° a 23″La vittoria di Hayter nella prima tappa, la più dura, dove Ganna dopo un gran lavoro ha chiuso 6° a 23″
E Filippo?
L’ho visto davvero bene, la tappa iniziale era la dimostrazione chiara che la condizione è ottimale, serve solo mantenimento per puntare ai suoi prossimi obiettivi. Durante la corsa ha lavorato molto, come me, per favorire Ethan, è stata sicuramente una gara molto utile per lui.
Facile immaginare nel suo caso uno spirito molto alto…
Certamente, parlandoci si sente che non è minimamente appagato, ha ancora tanto da dire in questa stagione e poi gli serviva soprattutto trascorrere ore in sella alla bici da strada, respirare l’aria della competizione giorno dopo giorno. E poi, ripeto, è il colpo di pedale che ti dice subito che la condizione è quella giusta.
Per Leonardo Basso un buon ritorno dopo due mesi di sosta preventivata: ora a tutta fino a ottobrePer Leonardo Basso un buon ritorno dopo due mesi di sosta preventivata: ora a tutta fino a ottobre
Parliamo anche di Leonardo, però: come sei arrivato all’appuntamento scandinavo?
Per me è stato quasi una liberazione, venivo da due mesi senza gare, l’ultima era stata Lugano con la vittoria di Moscon. Ho fatto due ritiri in altura, mi sono preparato con cura per il finale di stagione e in Norvegia ho avuto sensazioni molto positive.
Ora che sei ripartito che cosa ti aspetta?
Innanzitutto il Benelux Tour, dove ci sarà proprio Moscon e forse anche Geraint Thomas per puntare alla classifica. Poi tirerò avanti verso le gare italiane, sicuramente fino a metà ottobre ci sarà da lavorare, e tanto…
E il prossimo anno? Ti rivedremo in maglia Ineos?
E’ periodo di ciclomercato, se ne sta parlando, staremo a vedere. Diciamo solo che sono abbastanza tranquillo…
Con Marco Villa qualche minuto dopo l'impresa del quartetto azzurro, trascinato da Ganna al record del mondo e alla finale per l'oro. E proprio su Ganna...
Il pendolino di Tokyo, la locomotiva azzurra, TopGanna, chiamatelo come volete, ma la stagione di Filippo Ganna non è finita certo alle Olimpiadi. Il piemontese è chiamato ad altre gare e soprattutto ad altre sfide. Ma come si potrà sfruttare questa superba condizione raggiunta per l’appuntamento olimpico?
«Per ora abbiamo ancora un programma di massima per lui – dice Dario David Cioni tecnico e preparatore di Pippo – ma i prossimi appuntamenti sono i mondiali su strada, prima, e quelli su pista, poi… E su strada intendo la crono soprattutto, ma magari anche la prova in linea. Però è da vedere…». E, aggiungiamo noi, visto il percorso di Leuven una sua sparata ci potrebbe stare molto bene, specie se dovesse essere potente come i tre giri finali di Tokyo.
Ganna nella crono di Tokyo. Pippo ha chiuso al 5° posto a 1’06” da RoglicGanna nella crono di Tokyo. Pippo ha chiuso al 5° posto a 1’06” da Roglic
Condizione al top
Noi, e immaginiamo anche Pippo, adesso siamo tutti ancora euforici per il successo del quartetto, ma se riavvolgiamo il nastro al post cronometro di Tokyo tutti eravamo più incerti. E qualcuno già aveva spianato il fucile circa la sua preparazione. Salvo poi ricredersi esattamente come era avvenuto per il prologo del Giro a Torino. Stravinto.
«Sapete – spiega Cioni – in quanto campione del mondo c’è la crono alle Olimpiadi e ci provi. Non hai scampo. Non puoi arrenderti e scegliere una via più facile, come sarebbe stato fare solo la pista. Da parte nostra abbiamo fatto una preparazione che lo rendesse competitivo su entrambi i fronti. Alla fine la medaglia nella crono non è arrivata per un paio di secondi. Ma era pronto e lo si è visto col fatto che ha sfiorato il podio in una gara di quasi un’ora e poi ha vinto una prova che sfiorava i 4′. Segno che era in condizione.
«Certo – continua Cioni – quando lo ha provato si è reso conto che il percorso della crono di Tokyo era duro, ma che ci fossero oltre 800 metri di dislivello lo sapeva da tempo. La dovete vedere così: due anni fa, senza il mondiale, questa crono nella sua testa neanche ci sarebbe stata. Troppo difficile».
«Se dopo la crono aveva timore di non essere al top? Io dico che lui si è sempre fatto trovare pronto al momento giusto. L’anno scorso dopo il Giro ha fatto immediatamente delle prove su pista proprio per capire come reagiva il corpo dopo certi sforzi. Un qualcosa già in ottica Olimpiadi. Sarebbe dovuto andare anche agli europei, ma poi ha preso il Covid e il piano è saltato. Ma per come stava, posso garantirvi che rischiava davvero di abbattere i 4′ nell’inseguimento individuale. Poi il rischio c’è sempre, ma sono proprio queste sfide che motivano Pippo. Una spinta ulteriore per superare certi limiti».
Pippo e i ragazzi del quartetto in festa a Casa Italia. Il piemontese dopo i successi è sempre riuscito a ritrovare bene la concentrazionePippo e i ragazzi del quartetto a Casa Italia. Dopo i successi Ganna è sempre riuscito a ritrovare la concentrazione
Dalla strada alla pista
I giorni di Tokyo sono stati brevi ma molto intensi. Appena chiuso il capitolo strada, Ganna si è dovuto catapultare con il corpo e con la testa sulla pista. Non ha di fatto neanche avuto il tempo per ripensare alla sua gara (e magari è stato bene).
«In quei 4-5 giorni tra i due impegni, Ganna ha svolto prima un recupero attivo, ma si è subito aggregato con i compagni della pista. Si è dovuto adattare alla pista. Di fatto era da prima della Settimana Internazionale Italiana che non girava sul parquet. Di buono c’è che lui si adatta facilmente al passaggio».
Con la testa: Ganna sa gestire bene i momenti di stressCon la testa: Ganna sa gestire bene i momenti di stress
Ganna in Norvegia
Ma come detto all’inizio, come si sfrutta questa super condizione? Cosa sta facendo adesso e cosa farà, Ganna nelle prossime settimane?
«Pippo ha fatto un piccolo stacco, soprattutto mentale. Una settimana meno intensa, iniziata già a Tokyo di fatto tra il post gara e il viaggio di ritorno. Poi riprende con una settimana di allenamento tranquillo e rientrerà in corsa al Giro di Norvegia (19-22 agosto, ndr), poi farà gare di un giorno. Sfruttare la velocità della pista non credo, perché sul parquet non tornerà che prima dei mondiali. Prima ci sarà da fare la crono iridata e prima ancora quella europea che arriva nove giorni prima.
E’ passato meno di un anno (ma due Giri) dall’impresa di Ganna a Camigliatello Silano, in una tappa da scalatori puriE’ passato meno di un anno (ma due Giri) dall’impresa di Ganna a Camigliatello Silano, in una tappa da scalatori puri
Pippo? Un mastino
«Non credo ci sia un rischio di sbornia da vittoria – racconta Cioni – Sì, torna a casa con una medaglia d’oro e un record del mondo e potrebbe perdere un po’ il “focus”, ma non mi sembra il suo caso. Non ci siamo sentiti sempre vista la lontananza, ma so che era molto contento. Col fatto che era dall’altra parte del mondo e con la nazionale, i contatti erano limitati. E poi, sinceramente, non c’era molto da dire. Pippo sapeva bene cosa doveva fare.
«Senza il live timing di Tissot era difficile capire in realtà quanto stesse andando forte, però era chiaro che quando passava avanti faceva la differenza. Poi quando ho rivisto tutti gli intertempi stampati… tutto è stato più chiaro. La cosa che mi ha impressionato è che ogni giro andava più forte, ma in questo è stato fondamentale il supporto dei compagni. E sapete perché? Perché se tu Filippo lo porti allo scontro diretto, in questo i tre giri alla fine, lui si sente ancora più motivato e tira fuori quell’extra che gli fa fare delle prestazioni super».
Eppure Ganna non sembra un “mastino da bava alla bocca”. Anche quando ha vinto a Camigliatello Silano, sembrava avesse ragionato molto, dosato le energie… «Altroché – conclude Cioni – in gara Pippo si trasforma. Basta vedere le gare che ha vinto su strada. Gioca bene tatticamente e sa come muoversi
Quattro frecce tricolori hanno tinto d’azzurro il velodromo di Izu. Filippo Ganna, Francesco Lamon, Simone Consonni e Jonathan Milan hanno scritto il loro nome nella leggenda del ciclismo su pista, andando a prendersi a una media impressionante di 64,856 km/h non solo la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre dei Giochi di Tokyo, ma anche il nuovo primato del mondo (3’42”032), che cancella quello di ieri realizzato in semifinale (3’42”307).
Prime fasi di gara, gli azzurri in testa. Dopo la rimonta danese, l’affondo di Ganna e arriverà l’oroPrime fasi di gara, gli azzurri in testa. Dopo la rimonta danese, l’affondo di Ganna e arriverà l’oro
Treno veloce
Qui il treno veloce che attraversa il Giappone si chiama Shinkansen, ma forse dovranno ribattezzarlo Freccia Azzurra, dopo l’impresa compiuta dai ragazzi di Marco Villa nella finale contro la Danimarca. Da brividi poi l’ultimo chilometro, quando l’Italia è passata da un ritardo di 834 millesimi al vantaggio sul traguardo di 166 millesimi: più di un secondo dato dall’Italia ai rivali, visti i 53.506 secondi impiegati per coprire la distanza contro i 54.539 dei danesi.
Anche il presidente del Coni Malagò e Dagnoni hanno voluto festeggiare con i campioni olimpiciAnche il presidente del Coni Malagò e Dagnoni hanno voluto festeggiare con i campioni olimpici
Bottino pieno
Neanche a dirlo, a condurre la rimonta nei giri finali è stato un monumentale Top Ganna, che in apertura si congratula con i danesi sconfitti e ha impressionato anche sir Bradley Wiggins, presente a bordo pista come corrispondente per Eurosport. Il segreto? E’ che Superpippo non ha mai pensato a nessun altro metallo se non all’oro: «Sapevamo di essere competitivi, quindi era da ieri sera che volevamo arrivare e fare qualcosa di grosso. Sapevamo di avere un buon paracadute, ma il paracadute non lo volevamo, perché volevamo andare in picchiata libera verso il grande risultato. Siamo riusciti a ottenerlo con tanta fatica, sudore e lavoro di squadra».
L’arrivo di Milan ha fatto fare al quartetto il salto di qualità decisivoL’arrivo di Milan ha fatto fare al quartetto il salto di qualità decisivo
Insonnia Milan
Parole da leader di un quartetto che era partito da quell’esperienza lampo di Rio 2016, quando erano stati chiamati a sostituire la Russia squalificata per il caos doping scoppiato all’immediata vigilia dell’Olimpiade carioca. Fra le differenze di quella squadra (che volò in Brasile con Lamon, Ganna, Bertazzo e Consonni con Scartezzini riserva) c’è l’inserimento Jonathan Milan. E proprio il ventenne friulano di Buia (paese d’origine anche di Alessandro De Marchi) è il più incredulo.
«Era un sogno, siamo riusciti a realizzarlo tutti insieme, come un vero team. Abbiamo formato un bel gruppo, non solamente noi – racconta emozionato – ho avuto un po’ di difficoltà ad addormentarmi ieri sera tra emozioni, dubbi e pensieri vari. Ero preoccupato di tirare troppo poco o di sbagliare qualcosa. Poi però, mi sono svegliato tranquillo, concentrato sulle possibilità che avevamo».
Un momento atteso per anni: l’oro olimpico: il sogno che diventa realtàUn momento atteso per anni: l’oro olimpico: il sogno che diventa realtà
La locomotiva di Verbania
Eppure, a quattro tornate dal termine, l’impresa sembrava quasi impossibile (date un’occhiata alla progressione dei tempi nel primo foglio di questo file ufficiale). Persino la formazione femminile, presente in tribuna a fare un tifo indiavolato, stava per rassegnarsi, prima che la Locomotiva di Verbania non decidesse di trasformarsi in Shinkansen.
«Sapevamo che erano più forti su quella distanza – dice Ganna – ma anche che nell’ultimo chilometro avevamo un buono sprint per recuperare tutto il terreno perso. Pensavo a pedalare e a fare la miglior performance possibile e non alla tabella ed è arrivato il record del mondo. I ragazzi mi hanno messo nelle migliori condizioni possibili. Io, una volta che sono lanciato e ho preso il ritmo devo solo mantenere, nient’altro. Vi assicuro che fare il lavoro degli altri tre è molto più difficile».
Anche l’apporto di Pinarello ha permesso di fare la differenza: per Ganna un rapporto che inizia dalla Ineos e arriva alla nazionale
Con questo commento al post di Ganna su Instagram, Wiggins lo definisce un’ispirazione
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La giusta partenza
E così, l’abbiamo chiesto a Lamon come si lancia il quartetto a tutta. Lui ci ha risposto di aver tenuto lo stesso ritmo di ieri, ma Simone poco più in là se la ride e dice: «No no, sei andato molto più forte». Francesco poi aggiunge: «Devo trovare il giusto compromesso tra una partenza forte che non rimanga sulle gambe a tutti. Spero di averlo fatto nel limite del possibile, poi quando sono a ruota è una sofferenza fino alla fine. La mia gara dura un po’ di meno di quella degli altri, ma ce l’ho messa tutta. Andare a letto ieri con già una medaglia al collo è diverso dal giocarsi o tutto o niente, però non ci siamo rassegnati al 2° posto perché l’oro è sempre l’oro». Poi la dedica speciale per il papà: «Compie gli anni giusto oggi, per cui penso sia un buon regalo e rinnovo i miei auguri. Lui lavora in ospedale e ha seguito la gara con un suo collega».
Ottima partenza per Lamon: gli azzurri sono passati subito al comando, ma la strada fino all’oro era ancora lungaOttima partenza per Lamon: gli azzurri sono passati subito al comando, ma la strada fino all’oro era ancora lunga
Ruoli invertiti
Simone non bada a tecnicismi: «In finale non c’è un vero piano, alla fine l’adrenalina prende il sopravvento. Finché ne hai, vai». E così è stato fino all’apoteosi d’oro.
«Un mondiale o un europeo ti danno luce sport – aggiunge Top Ganna – l’Olimpiade credo che sia l’emblema di uno sport che magari durante l’anno non viene seguito dai media e poi ai Giochi può portare qualche ragazzo ad avvicinarsi al nostro. Quando abbiamo cominciato noi a Rio, vedevamo le altre nazioni come modelli, magari adesso qualche team ci vede da campioni olimpici come riferimento da battere».
A chi chiede a Superpippo se gli sforzi del doppio impegno siano stati ripagati dalla medaglia odierna: «Sono passate un paio d’ore da quando l’ho vinta, ci pensiamo domani».
Ganna e Consonni sono l’anima della festa, fra battute e raccontiGanna e Consonni sono l’anima della festa, fra battute e racconti
Birra e capelli
Nunc est bibendum, bisogna festeggiarla e Filippo scherza: «Speriamo di non trovare i 7/11 (negozi aperti 24 ore su 24 qui in Giappone; ndr) aperti, perché sennò finiamo tutta la birra». Poi rivela il voto per l’oro: «Diciamo che qualcuno torna senza capelli stasera. A Villa non possiamo far nulla e ci toccherà colorarglieli o mettergli una parrucca».
Smaltita l’adrenalina e il mal di gambe, Consonni correrà la madison con VivianiSmaltita l’adrenalina e il mal di gambe, Consonni correrà la madison con Viviani
Tocca a Elia
E a proposito del podio storico, Simone aggiunge: «Qui siamo in quattro, ma c’è tutta una nazione dietro. Volevo ringraziare Liam Bertazzo che non ha corso purtroppo, sicuramente avrebbe fatto il nostro tempo così come tutti i ragazzi a casa». E’ il più stanco di tutti il bergamasco, ma capitan Ganna lo sprona in vista dei prossimi impegni. «Lui è come un gatto, ha sette vite». «Però qualcuna l’ho già perduta nelle scorse gare – replica Simone – domani mi concedo un po’ di riposo e mi godo Elia nell’omnium, mentre poi mi aspetta la madison».
La fame azzurra di gloria olimpica non si è ancora placata, tocca a te Elia saziarci già tra meno di 24 ore, spazzando via tutti i dubbi dei mesi precedenti.
Il cuore di Villa sta nelle parole con cui chiude l’intervista prima di correre ai piedi del podio, per piangere ancora con i suoi fantastici ragazzi.
«Sono contentissimo – dice – si è visto, non sono riuscito a trattenere le lacrime pensando anche a quello che abbiamo fatto fino a oggi e anche chi è a casa. Il primo che ho ringraziato per messaggio è stato Scartezzini, l’abbraccio più lungo l’ho avuto con Elia e Bertazzo. Hanno contribuito tutti a questa qualifica, loro quattro l’hanno finalizzata».
In tre verso il traguardo, Ganna guarda, è oro per l’ItaliaTre azzurri verso il traguardo, Ganna guarda, è oro per l’Italia
Paura danese
C’è tanto studio. Avete letto il racconto di Fred Morini. Le parole ieri sera alla squadra dopo aver analizzato i tempi dei danesi. Non era tutto oro quel che luccicava, ma bisognava prenderli con le molle.
«Io credo che dall’altra parte – dice – quello che abbiamo fatto in questi due giorni gli abbia fatto le gambe un po’ molli. Ieri sono caduti, ma erano in vantaggio quasi di un secondo, 1”200-1”300 ai 3.000 metri. Non abbiamo visto com’è finita, però hanno avuto un calo, poi un’accelerazione proprio quando gli inglesisono calati. L’ho riletta bene. Per me sono tornati a crescere perché hanno trovato l’aria e la scia degli inglesi, che li rilanciati. Noi non dovevamo dargli quell’aria, dovevamo tenerli di là, testa a testa. E nel finale, all’ultimo chilometro mi aspettavo che andassero di più. Invece prima siamo stati in vantaggio noi, poi sono andati in vantaggio loro, però per poco. E con sei decimi a tre giri dalla fine, quando Pippo è andato davanti, ci ho creduto e… Abbiamo vinto!».
Consonni riconosce a Ganna il merito del successo: il finale è stato incredibile
La bici al cielo e la dedica a chi lo aveva dato per morto dopo la crono
Ganna riceve il tributo di Consonni: il finale è stato incredibile
La Bolide al cielo e la dedica a chi lo aveva dato per morto dopo la crono
Sogno avverato
Ha gli occhi rossi il piccolo cittì che negli anni è diventato gigante. Quando gli diedero in mano il settore, non tutti erano convinti che ne avrebbe retto il peso. Invece il miracolo è successo.
«Prima c’era l’obiettivo Rio e l’abbiamo preso – dice dal cuore – poi abbiamo fatto l’ultimo quartetto a Rio e da lì è partito l’obiettivo Tokyo. Sì, ci credi. Il gruppo ha fatto vedere che aveva qualità e le abbiamo scoperte strada facendo. Avere un gruppo così, con un Consonni che fa secondo al mondiale su strada (il riferimento è a Richmond 2015 fra gli U23, ndr) ti dà la convinzione che hai in mano i ragazzi che contano, i ragazzi del futuro. Però dovevamo pensare anche alla loro carriera su strada e trovare il modo per fare coincidere tutte le cose. Lo abbiamo trovato tutti insieme e siamo arrivati qua. Certo, l’obiettivo era Tokyo 2020. Sogni di vincere, ma vedi che anche le altre nazioni ci puntano fortemente. Credevo che restasse un sogno. Mi dicevo: “No, non posso cedere, devo far vedere ai ragazzi che ci credo. Ma i danesi sono forti, ribaltare e migliorare così… Chissà se anche l’ultima volta miglioriamo?!”. Invece abbiamo migliorato anche l’ultima volta. Ce l’abbiamo fatta e il sogno è diventato realtà».
Un solo grande abbraccio azzurro: non si vinceva da Roma 1960. Non è stato solo un fatto di cuore: nulla è stato lasciato al casoNon si vinceva da Roma 1960. Non è stato solo un fatto di cuore: nulla è stato lasciato al caso
Benzina Ganna
Vai Marco, valli ad abbracciare e canta insieme a loro per i fratelli d’Italia che oggi sono stati inchiodati agli schermi con voi, dando gas in quegli ultimi tre giri al grande Pippo Ganna, arrivato con gambe ancora potenti grazie al lavoro degli altri. L’avete visto quel gesto? Era la dedica a chi ha dubitato di lui dopo la crono. Con il primo oro per bici.PRO nella sua giovane storia, rivendichiamo il titolo fatto quel giorno: questa sconfitta sarà benzina per la pista. Izu è in fiamme. E l’incendio l’abbiamo appiccato noi.
Un messaggio per Luca Guercilena, in procinto di assumere la direzione del Giro. Il ciclismo si sta appiattendo andando verso l'ovvietà. Un rischio da evitare
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Dietro le quinte, nel mezzo della scena. Gli orari sono incrociati, perciò quando qua stamattina è l’alba, in Giappone sono le 15,20 e in meno di due ore i ragazzi si sposteranno nel velodromo. Viviani è già andato di mattina. Fred Morini – fisioterapista al seguito della squadra, ex corridore e ottimo amico – racconta con un occhio all’orologio. I tempi sono serrati e guai sciupare un solo minuto che potrebbe servire agli atleti. Sono in un Villaggio dall’altra parte del mondo, la distanza accresce la sensazione di vivere un evento immenso.
L’una di notte
Ieri sera sono rientrati all’una, fra un controllo e una navetta, gli orari sono spostati avanti di circa due ore rispetto al solito.
«Ieri sera c’è stata tantissima euforia – racconta – e un po’ di crisi emotiva. Soprattutto Consonni era molto scosso. Siamo arrivati con una tensione altissima, dopo tanto tempo che non correvano. Non sapevamo niente degli avversari. Dall’Australia c’erano giornalisti e persone dell’Istituto dello Sport che annunciavano un quartetto pronto per distruggere il record del mondo. Facevano paura tutti, poi dopo le qualifiche si è sciolto un iceberg. Abbiamo capito dove si sbagliava, hanno messo a posto i turni. Ieri hanno seguito alla lettera la tabella di Villa e sono arrivati al record del mondo. Ma l’euforia è rientrata in fretta. Quando siamo arrivati al Villaggio, c’erano altri atleti che avevano vinto la medaglia. Per cui dopo un po’ siamo rientrati nelle nostre stanze. Abbiamo fatto i nostri trattamenti sui ragazzi. Villa ha detto qualcosa dopo aver rivisto i tempi degli avversari e siamo andati a dormire».
Viviani è riserva del quartetto, in questi giorni lascia il Villaggio di buon mattino e anticipa sempre i compagni in pistaViviani in questi giorni lascia il Villaggio di buon mattino e anticipa sempre i compagni in pista
Il Villaggio della pista
Vivono in un ex villaggio turistico a 15 chilometri dal velodromo. Camere da quattro. In una i due massaggiatori (Morini e Baffi, figlio di Adriano, quello del fantacyclig) più Bertazzo e Milan. Nell’altra il resto del team. Si spostano con navette che passano ogni trenta minuti e ne impiegano circa 25. La sistemazione non è il massimo, ma dopo un po’ si sono abituati. Hanno dimenticato il modo di mangiare italiano e si sono adattati a quello che trovano in mensa. Per fortuna lo chef degli stradisti al momento di ripartire ha lasciato loro parmigiano e olio, mentre per l’acqua gasata si sono organizzati i ragazzi: l’hanno ordinata su Amazon e hanno riempito tutti i frigo a disposizione.
I giorni più impegnativi per lo staff sono stati i primi in cui Ganna e Viviani erano ancora con il gruppo strada e bisognava fare avanti e indietro. Poi, una volta entrati nella dimensione della pista, le cose hanno preso un corso più normale.
Ganna sa scherzare, ma è una delle colonne della nazionaleGanna sa scherzare, ma è una delle colonne della nazionale
Che effetto fa essere alle Olimpiadi?
Non capita tutti i giorni. Era un sogno per me quando facevo il corridore e ogni giorno che vado a colazione e passo davanti ai cinque cerchi sul muro, resto un po’ a guardarli. Ieri Villa, che pure le ha fatte da atleta, diceva che è un sogno anche per lui. E professionalmente esserci è un riconoscimento importante.
E i ragazzi invece come la vivono?
La fortuna di questo gruppo è che ci sono due atleti che certi eventi li sanno sostenere. Il capitano, cioè Viviani. E poi Ganna, che è giovanissimo, ma è stato capace di vincere tutto. A loro si è aggiunto il bimbo, Jonathan Milan, che hanno adottato perché è giovanissimo e perché va davvero forte. E’ un gruppo che sa di avere dei mezzi importanti. E poi zero stress e grandi motivazioni.
Spiega meglio.
Si sta vivendo tutto giorno per giorno. Per noi la qualifica era una semifinale, facendo calcoli sul risultato da centrare per avere il miglior abbinamento nel turno successivo. La semifinale di ieri l’abbiamo vissuta come una finale e in un certo senso lo era, perché c’era un palio la finale per l’oro. Eravamo lì a preparare gli abiti per la cerimonia, sapendo che oggi non avranno nulla da perdere. Il record del mondo potevano farlo i danesi, che in allenamento girano a ritmi pazzeschi. Però l’abbiamo fatto noi.
Milan è il più giovane e va fortissimo: il gruppo lo ha adottatoMilan è il più giovane e va fortissimo: il gruppo lo ha adottato
Non c’è rischio che si siano appagati?
Sono cattivissimi. Ieri sera sono arrivati stanchi, abbiamo fatto i nostri trattamenti, ma stamattina alle 9 erano già in giro per fare colazione e chiedere i rulli. Anche Villa è rimasto colpito. Alle 10 erano già sul lettino per l’attivazione muscolare del mattino. Viviani invece è andato in pista di mattina, perché comunque domani corre.
C’è possibilità secondo te che corra anche il quartetto?
E’ riserva e fino a un’ora prima può subentrare, ma queste sono cose che riguardano Villa. Stamattina Elia ha lavorato un po’ qui al Villaggio, dove abbiamo una bellissima palestra e anche i rulli, poi è andato a Izu.
In cosa consistono i vostri trattamenti?
Siamo partiti con i classici massaggi e poi con il passare dei giorni abbiamo personalizzato il lavoro. Piero Baffi segue il discorso della riattivazione muscolare, ma per fortuna non ci sono state richieste attività particolari, al di fuori di qualche trattamento di osteopatia.
Ieri hanno parlato tutti bene di Marco Villa, il loro riferimento.
Sono con lui da tanti anni, oltre che tecnico è anche un amico. Sa farsi voler bene e anche se parla poco sa farsi capire fino nei dettagli.
La decisione sull’ammissione della Danimarca in finale è stata presa nella notteLa decisione sull’ammissione della Danimarca in finale è stata presa nella notte
Che cosa significa essere a Tokyo per te sul piano professionale?
Lo stimolo per continuare ad aggiornarmi. Si giocano qualcosa di importante, non puoi non essere all’altezza. Tornerò a casa con un’agendina in cui ho scritto i punti su cui lavorare.
Villa parlerà in velodromo della gara di oggi?
Ha parlato ieri sera, come ogni giorno. Parlerà poi in pista.
Strana la decisione di far correre in finale la Danimarca?
Strana e meno facile di come è apparsa. Prima a colazione con Villa e Baffi mi sono trovato al buffet con un inglese e gli ho chiesto. Hanno presentato ricorso e sono stati in pista con i giudici fino a notte fonda, la decisione non è stata presa subito come è parso ieri. In pratica, per quello che ho capito, il danese ha sbagliato, doveva superare l’inglese e non tenere la testa bassa. Ma alla fine il fattore che ha portato alla decisione è stato lo sparo, avvenuto prima dell’incidente. Se lo avesse colpito prima dello sparo, avremmo avuto in finale gli inglesi.
«E’ tutto merito tuo» grida il ragazzino del quartetto azzurro dei sogni Jonathan Milan. Il suo dito indica Marco Villa, il ct della pista che ha compiuto un altro miracolo, spedendo la squadra dell’inseguimento nella finale olimpica al velodromo di Izu, dove domani (sincronizzate gli orologi: ore 11,06) sfideremo i colossi danesi per l’oro. E’ stata un’Italia da brividi quella che ha battuto al fotofinish nel primo turno (ovvero una sorta di semifinale) la Nuova Zelanda per l’inezia di 0”090. E per lo stesso margine, gli azzurri hanno scritto il loro nome sul libro dei primati, realizzando il nuovo record mondiale in 3’42”307.
Dopo aver parlato da capitano, anche domani Ganna trascinerà l’Italia in finaleDopo aver parlato da capitano, anche domani Ganna trascinerà l’Italia in finale
Lamon e Consonni
Velocissimo il lancio di Francesco Lamon, poi il testimone è passato a Simone Consonni che ha sua volta ha lasciato spazio a Jonathan Milan. I neozelandesi ci fanno soffrire, arrivano a mezzo secondo di vantaggio. Però a quel punto gli azzurri giocano il jolly, sfoderando la Locomotiva di Verbania. Filippo Ganna mette il turbo e si trascina dietro quel che resta dell’Italia, Consonni e Milan che in volata bruciano i rivali e ora sognano in grande.
Unanime da parte degli azzurri la dedica per il tecnico dell’Italia Marco VillaUnanime da parte degli azzurri la dedica per il tecnico dell’Italia Marco Villa
Top Ganna
Quando arriva in zona mista, Top Ganna sorride e dichiara: «Oggi siamo arrivati con buona gamba e i ragazzi hanno dimostrato che il lavoro fatto negli anni ha portato davvero a tante cose, a tante emozioni. Più di una volta, l’abbiamo presa in quel posto e tutto torna prima o poi. Nel nostro gruppo ce n’è uno che ha già vinto una medaglia importante (Elia Viviani, oro a Rio 2016 nell’omnium, ndr) e lui sa cosa vuol dire vincerla e io voglio conviderla con gli altri. Gli dico di tenere duro 24 ore, poi se vogliono possono ubriacarsi e sarò il primo ad accompagnarli».
Consonni si concede prima un giro per sfogare le sue emozioni
Poi si ferma e riceve l’abbraccio del team, ma la tensione va tenuta alta
Consonni si concede prima un giro per sfogare le sue emozioni
Poi si ferma e riceve l’abbraccio del team, ma la tensione va tenuta alta
Fattore Elia
L’importanza di avere in gruppo un campione olimpico, nonché il primo ciclista portabandiera nella storia azzurra, è un valore aggiunto, come conferma chi lo conosce meglio di tutti, il compagno di squadra nella Cofidis, Simone Consonni: «Sicuramente, quello che ha fatto scattare questa attenzione per la pista è Elia. E’ grazie a lui che tutta l’Italia ci guarda e noi sentiamo il calore della gente, per cui speriamo di aver regalato emozioni anche oggi».
Futuro Milan
Capitan Top Ganna ringrazia i compagni per la prova da record: «Ridendo e scherzando dovevamo partire a 13”6, mentre al secondo giro eravamo a 13”3. Allora ho detto “Va bene ragazzi, fate quello come volete, ormai siamo lì”. Voglio dire un grazie a tutti, da chi è partito e non l’aveva mai fatto così forte (Lamon), a chi ha fatto il secondo uomo e ci ha portato subito “in tabella” (Consonni) e poi anche a uno alto e giovane che può essere il futuro del ciclismo su pista e non solo, perché anche su strada sa difendersi».
Un abbraccio anche per Lamon, che è andato molto meglio di ieriUn abbraccio anche per Lamon, che è andato molto meglio di ieri
Berlino addio
L’ultimo riferimento è a Milan, che compirà appena 21 anni a ottobre ed è già sul podio olimpico. Nemmeno il diretto interessato ci crede: «E’ un’emozione indescrivibile, è tutto nuovo, faccio fatica a realizzare dove sono. Rispetto al bronzo di Berlino 2020, sono tanti step in più».
Provateci voi
Le parole quasi gli mancano e anche Lamon annuisce, ma lascia la parola a Consonni: «Siamo partiti subito con una tabella alta, perché sapevamo che era una semifinale impegnativa, in pratica era una “finalona” per entrambi. Siamo stati a tabella e poi sapevamo di avere l’uomo in più che è Filippo, che ci fa fare la differenza alla fine e si è visto anche oggi. Bravi a me e Milan che gli siamo stati a ruota perché non è semplice. Se non ci credete, provateci».
Milan riceve il cinque dal cittì Villa: il friulano sta volando
Milan e Ganna sono due autentiche locomotive nel trenino dell’Italia
Milan riceve il cinque dal cittì Villa: il friulano sta volando
Milan e Ganna sono due autentiche locomotive nel trenino dell’Italia
Nel nome di Villa
Top Ganna va così forte, che gli avversari tentano di fermarlo in tutti i modi, ma il verbanese replica a modo suo: «Ci sono nazioni che han detto che il mio manubrio non era omologato, anche se lo è dall’Uci. Avrei potuto correre anche con quello della corsa a punti. Dai, non voglio essere sborone, però volevano metterci il bastone tra le ruote».
Non ha funzionato e ora manca l’ultimo gradino da scalare: «Come già detto prima della semifinale, dobbiamo fare la gara su noi stessi e seguire una persona a bordo pista col tablet a cui crediamo ciecamente. Se lo facciamo alla lettera, abbiamo visto che possiamo fare. Domani Marco Villa sarà sempre il nostro faro e cercheremo di far divertire l’Italia».
Con queste premesse, prendetevi un’ora libera domattina perché c’è una finale che può regalare i nostri ragazzi alla leggenda. Il vostro tifo si sentirà anche a migliaia di chilometri di distanza e sarà il turbo per i giri finali che eleggeranno il quartetto campione olimpico.
Incontriamo Villa e gli chiediamo come il quartetto abbia festeggiato e quali sono ora le prospettive dei ragazzi. Parole di un uomo sempre al suo posto