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Flanders 2021, sopralluogo iridato. Esclusiva bici.PRO

08.04.2021
7 min
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Da Anversa a Leuven, un tratto in linea e due anelli per un totale di 268 chilometri e 2.562 metri di dislivello. E’ su questo circuito che il prossimo 26 settembre si disputerà il Campionato del mondo dei professionisti. 

Tre sezioni principali

Il tracciato è composto tra sezioni principali: un tratto in linea che appunto porta da Anversa a Leuven, un circuito cittadino (che sulle mappe vedremo in rosso) e un circuito extraurbano (che vedremo in giallo). La loro sequenza è un po’ intrigata: tratto in linea, un giro e mezzo dell’anello urbano, uno di quello in campagna, di nuovo quattro giri di quello urbano e uno fuori e infine due giri e mezzo dell’anello urbano.

Quel che ne esce è un’altimetria a dir poco nervosa. Solo nei due circuiti si conta un totale di 42 strappi, più altri tre nella porzione in linea. Una tipica corsa fiamminga: più facile di un Fiandre, più dura di una Freccia del Brabante. Numeri alla mano sembra molto simile ad un Giro delle Fiandre, appunto, ma analizzando le sue salite, queste sono parecchio più brevi ed è pertanto lecito pensare ad una corsa più veloce.

Il tratto in linea sembra quello più regolare e privo d’insidie, vento a parte, che però non possiamo prevedere. Analizziamo così i due anelli.

Uno degli organizzatori della prova iridata ci spiega il circuito
Uno degli organizzatori della prova iridata ci spiega il circuito

Il circuito cittadino

Si entra nel circuito cittadino per la prima volta dopo 56 chilometri. E’ un circuito che alterna dei segmenti molto scorrevoli ad altri più “tortuosi”. Pensiamo alla strada a scorrimento veloce che porta al primo strappo, quello di Wijnpers: stradone largo che si stringe per iniziare una discesa piuttosto ripida, che s’interrompe con una brusca curva a destra (ad oltre 100°) per svoltare in una stradina stretta. La pendenza massima sfiora il 10% e la raggiunge presto. La sua lunghezza è di 360 metri. In cima una curva a gomito riporta il gruppo nel tratto a scorrimento veloce. In questo tratto, lungo oltre un chilometro il gruppo potrà anche ricompattarsi: fondo perfetto, strada larga e nessuna curva. Al termine di un segmento in leggera discesa poi, svolta a 90° verso sinistra. Attenzione a questo incrocio. Nello stesso punto, ma verso destra, si si inizierà il tratto che porta dall’anello urbano a quello extraurbano.

Il punto decisivo?

Ma restiamo nel tratto urbano. Eseguita questa svolta a sinistra, inizia la parte più nervosa del circuito. Ci sono diverse curve, alcune anche abbastanza chiuse tra i palazzi della città. La strada varia la sua larghezza fino a restringersi abbastanza in occasione del secondo “muro”, quello di Saint-Antoniusberg. Non è nulla d’impossibile (230 metri al 5,7% con una punta dell’11%) ma questa è l’ultima asperità prima dell’arrivo. In cima poi svolta secca a destra e inizia la discesa in modo molto graduale.

E’ un punto molto importante e delicato: all’arrivo mancano meno di due chilometri. In fondo alla discesa, quando manca un chilometro c’è l’ultima svolta a sinistra, ancora a 90°, ma abbastanza larga. Da qui all’arrivo strada larga che tende leggermente a salire. Il traguardo sarà posto di fronte al grande centro sportivo della città, da una parte, e della prigione, dall’altra. 

Nel cuore di Leuven

Proseguendo il giro, si entra nel cuore della città. Qualche svolta tra palazzi storici, ma tutto sommato strada scorrevole, a parte il brevissimo tratto di fronte al municipio in pavè (foto in apertura), ma parliamo davvero di 100 metri.

Vialoni e svolte ampie portano alla terza scalata dell’anello cittadino, il Keizerberg: 290 metri con una punta del 9%. Asfalto perfetto. Prima di lasciare il circuito cittadino, si va nella periferia Nord di Leuven, un quartiere residenziale, dove si scala il Decouxlaan: 950 metri, pendenza massima 14% ma in pratica la parte del muro è rappresentata dai primi 200 metri, poi è tutto un falsopiano. Si affronta a seguire di nuovo il Wijnpers e ci si avvia quindi verso la strada gialla che porta in direzione di Neerijse da cui prende il via il circuito dei muri. L’anello cittadino misura dunque 12,5 chilometri.

Anello Fiandre 

E l’anello giallo? E’ chiamato Fiandre, nome a dir poco calzante. Campagne, colline, paesini… Misura 47 chilometri, nei quali c’è di tutto. Falsopiani, pianura, strappi, pavè (poco), discese. Ci si arriva dopo un tratto di raccordo con l’anello rosso che si percorrerà in entrambi i sensi di marcia. Tende a scendere quando si esce da Leuven e viceversa.

La prima salita è lo Smeysberg: la strada si arrampica sulla collina dritta come un fuso. L’organizzazione dice che è lunga 700 metri, in quanto conta anche il falsopiano in cima, di fatto è una rampa di 150 metri, ma con pendenze molto cattive. Il falsopiano a seguire è davvero impercettibile. Piuttosto, in caso di vento bisognerà stare attenti una volta in “quota”: gli spazi sono ampi e ai lati ci sono campi arati esposti alle raffiche.

Alcuni segmenti in discesa, mai troppo tecnici, portano al Moskesstraat. Questo è uno dei muri simbolo della Freccia del Brabante. Una svolta secca nell’abitato di Terlanen introduce in questa stradina in pavè (e tanto fango nel giorno della nostra ricognizione) che passa nel bosco. La sua pendenza contrariamente a tutte le altre salite va ad aumentare e in cima tocca il 18%. 

Sempre con questa alternanza di tratti ondulati, ma anche di pianura in cui le squadre possono lavorare e organizzarsi, si superano altri due strappi: il Bikeestraat e il Veeweidestraat entrambi sui 450 metri.

Chi è avvantaggiato?

Come detto si tratta di un percorso nervoso, ma con strade meno strette rispetto ad un classico Fiandre. Avere una squadra forte è importante per stare davanti, controllare e soprattutto per essere coperti in caso di vento. 

E’ per ruote veloci? Sicuramente. Velocissime? Difficile. Perché è vero che le salite sono molto corte, ma alla fine ci sono pur sempre oltre 2.500 metri di dislivello da superare e la distanza non è poca: 268 chilometri più 8 chilometri di trasferimento sono un bel bottino. E poi negli ultimi anni si è visto come abbiano fatto più selezione tracciati ritenuti non impossibili che non quelli estremi, i quali tendono invece a “bloccare” la corsa. Lo scopriremo tra qualche mese.