Ermenault 2017

Ermenault, un “nemico” di Ganna davvero unico

16.05.2022
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La storia dei fumetti insegna che un buon supereroe è tale se ha un avversario che lo rende tale. Non è detto che sia il cattivo di turno, ma deve essere alla sua altezza. Se proviamo a leggere la storia dei grandi sportivi, succede lo stesso e Filippo Ganna non è esente da questa regola. Anche perché il suo fiero avversario, Corentin Ermenault non ha solo varie sfaccettature come si conviene a un personaggio vero, ma è anche figlio di un altro avversario storico.

Bisogna tornare indietro alla fine del secolo scorso e alla parabola di Andrea Collinelli, colui che vinse le Olimpiadi di Atlanta 1996. Lo fece battendo proprio Philippe Ermenault, che veniva dalla conquista dell’oro nell’inseguimento a squadre. Rispetto ad oggi, dobbiamo però dire che le parti erano per certi versi inverse: Ermenault era il campione affermato, Collinelli quello che voleva scalzarlo dal trono. E ci riuscì nell’occasione più importante. Poi, soprattutto durante i mondiali, le loro storie si intrecciarono con vittorie e sconfitte da entrambe le parti. Come è giusto che sia quando si parla di supereroi e superavversari…

Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)
Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)

Calciatore per 10 anni

Philippe a dir la verità non avrebbe voluto che Corentin seguisse le sue orme: «Mi ha proibito di andare in bici prima dei 14 anni – racconta il 26enne di Amiens – per 10 anni mi ha fatto giocare al calcio per sfogare la mia passione sportiva. Diceva che ci si stanca presto di andare in bici, oppure che se da giovane vinci tanto, poi passi di categoria e puoi non vincere più, così ti demoralizzi e molli. Voleva che io evitassi tutte queste delusioni».

Corentin Ermenault ha però seguito la sua vocazione e ha fatto balzi da gigante, ma ha dovuto fare i conti anche con quelle stesse delusioni. Nel ciclismo di oggi è davvero difficile “vivere” solo di pista: Corentin ha fatto subito vedere che nelle sue vene scorre il sangue del campione predestinato e pur nell’epoca di Filippo Vincitutto si è guadagnato i suoi spazi, con un bronzo mondiale nel 2017 e soprattutto 4 ori europei di cui due nell’inseguimento individuale, nel 2016 e 2019. Si è dedicato alla strada, nel 2019 è approdato al Team Wiggins e l’anno dopo alla Vital Concept per due stagioni, ma non ha mai trovato la sua dimensione.

Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)
Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)

«I pro’ non fanno per me…»

«Nei pro’ non mi piaceva, non amavo quel mondo, quell’essere irregimentati in strategie, allenamenti e tabelle a catena di montaggio. Per me la bici è altro, deve avere sempre quella vena di sregolatezza che fa parte della mia vita, io sono un po’ fuori dagli schemi e non mi ritrovo in questo ciclismo, io sono fedele al mio motto: “Sii serio ma senza prenderti troppo sul serio”. Quel mondo mi venne a disgusto, tanto è vero che nel 2020, complice anche il lockdown, la bici non l’ho neanche voluta vedere».

La sua storia ciclistica sembrava conclusa, ma come in qualsiasi storia (anche fumettistica) c’è sempre il colpo di scena, che nel suo caso si concretizza in una telefonata. Dall’altra parte c’è la federazione ciclistica francese e a Corentin arriva una proposta davvero inaspettata: riprendere a correre per le Olimpiadi di Tokyo, ma non per quello che pensa. Gli chiedono infatti di provare a fare da guida ad Alexandre Lloveras, atleta ipovedente nell’inseguimento su tandem per i Giochi Paralimpici.

«All’inizio, di fronte a quella proposta mi sentii preso in contropiede – racconta Ermenault – e dissi di no, ma mi hanno dato le giuste motivazioni e così ci ho ripensato e mi sono rimesso a pedalare».

Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)
Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)

Timone verso Parigi 2024

Risultato finale: oro a Tokyo per entrambi. «Quella vittoria è stata per me qualcosa di fondamentale, di magico, da condividere con una grande persona. Mi è rivenuta voglia, probabilmente senza quell’idea non avrei mai ripreso, invece ora sono qui che sogno Parigi 2024».

Gareggiare a Parigi, portare il quartetto sul tetto olimpico come fece suo padre 28 anni prima. Si è visto subito che con lui in squadra il quartetto francese va che è un piacere e lo stesso cittì azzurro Marco Villa ha segnalato la squadra transalpina come una delle grandi novità del panorama mondiale, già ridisegnato dopo i successi azzurri dello scorso anno. Per Ermenault è una grande chance: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal coinvolgimento per Parigi 2024, trovo tutto ben strutturato e professionale, si lavora su un progetto ma all’insegna della libera espressione. Mi piace dove stiamo andando».

Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)
Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)

…Ma attenti al suo clacson!

Corentin ha così ripreso a pieno ritmo. A Glasgow, nella prima di Coppa del Mondo (dove Ganna per inciso ha fatto solo l’inseguimento a squadre) ha vinto sia la gara di quartetto che l’inseguimento individuale realizzando anche il nuovo record francese in 4’05”644. Per poter seguire il suo sogno, si è anche rimesso a gareggiare su strada.

Ora Ermenault fa parte dell’AVC Aix-en-Provence e compete soprattutto nelle gare nazionali valide per la Coupe de France. E’ tornato anche a competere nelle corse a tappe, in particolare il Tour du Loir et Cher cogliendo anche un terzo posto nella frazione finale. Ma a chi gli chiedeva che cosa avesse provato, Corentin ha dato una delle sue risposte spiazzanti: «200 chilometri non sono per me, col passare dei chilometri faccio sempre più schifo perché non riesco tanto a concentrarmi. Mi annoio…». Sulla sua bici faceva bella mostra uno strumento fuori dal tempo: un clacson a pompetta, con il quale ogni tanto dava una svegliata a compagni e avversari: ve lo immaginate Ganna in mezzo al gruppo del Tour a suonare il clacson?

Scartezzini 2022

Sentiamo da Scartezzini come lavora un quartetto…

28.04.2022
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Michele Scartezzini ci ha ripensato spesso, nei giorni successivi, a quel torneo dell’inseguimento a squadre alla Nations Cup di Glasgow. Quel quartetto con le sgargianti maglie iridato indosso (era la prima uscita ufficiale) che era sfrecciato in testa alle qualificazioni per poi perdere la semifinale. Villa non aveva nascosto di esserci rimasto male, aveva anche spiegato l’errore in un mancato accordo fra lui e Lamon.

La nostra analisi del lavoro in un quartetto a ridosso della gara parte proprio da quell’episodio: «L’ho detto subito ai ragazzi, è stata colpa mia, ma ho una grande attenuante. L’audio dello speaker era troppo alto, quando Francesco mi ha dato il “3” non l’ho proprio sentito così ho perso l’attimo e il quartetto si è sfaldato. Il giorno dopo, nell’inseguimento individuale, parlavo con il portoghese Oliveira, mi ha detto anche lui che per tre volte non ha sentito i tempi che gli urlava l’allenatore e così ha sbagliato a interpretare la gara, sempre per colpa dell’acustica».

Scartezzini Glasgow 2022
Il quartetto azzurro a Glasgow, con Villa a dare istruzioni. Era la prima uscita dopo l’iride (foto @arne_mils/FCI)
Scartezzini Glasgow 2022
Il quartetto azzurro a Glasgow, con Villa a dare istruzioni. Era la prima uscita dopo l’iride (foto @arne_mils/FCI)
Villa ha spiegato di non aver potuto lavorare come sarebbe servito con voi…

E’ un prezzo che si paga in questo periodo della stagione. Io, Bertazzo e Lamon ci siamo stati quasi sempre, salvo per qualche impegno su strada, chiaramente Ganna e Consonni avevano molte più difficoltà, ma hanno cercato di partecipare appena avevano qualche buco. Nelle ultimissime settimane o c’era uno o c’era l’altro, ma poi avevamo molti giovani a collaborare con noi, insomma il lavoro è andato comunque avanti.

A Glasgow avete potuto provare?

Siamo arrivati il martedì sera e abbiamo potuto girare al mercoledì, poi giovedì c’è stata la gara. Il quartetto funziona, ma chiaramente deve essere tutto regolato a puntino per arrivare ai risultati. In qualificazione avevamo dimostrato il nostro valore di gruppo, nelle altre due prove ci sono stati particolari che hanno inficiato il risultato finale.

Quando lavorate insieme, lo fate su distanze diverse?

Dipende. Se facciamo la prova gara è sui 4 chilometri, come in qualsiasi torneo. In allenamento però affrontiamo anche altre distanze, il chilometro con partenza da fermo, oppure uno e mezzo, o due, dipende da quello che si deve fare e dai meccanismi sui quali dobbiamo lavorare, come anche su quali ritmi dobbiamo girare. E’ un lavoro molto complesso.

Scartezzini Ganna 2022
A Montichiari si lavora ogni settimana, ma Ganna non sempre può essere presente
Scartezzini Ganna 2022
A Montichiari si lavora ogni settimana, ma Ganna non sempre può essere presente
La sensazione, vedendo le gare da fuori, è che il quartetto sia come un orologio di precisione, che per funzionare deve avere tutti i meccanismi, anche i più piccoli, perfettamente oliati e a posto…

Il paragone funziona. E’ tutta questione di attimi e tempismi, ogni piccolo errore porta gravi conseguenze. Lo si è visto in semifinale ma ancor di più nella finalina. Io e Ganna eravamo d’accordo che facevo una seconda tirata fino a 3 giri, poi lui ci avrebbe portato alla fine. Io quindi, come d’accordo ho accelerato dando tutto, poi mi sarei rialzato e avrei lasciato andare gli altri tre, invece nel frattempo avevamo già perso un vagone. Se avessi saputo avrei fatto una frazione regolare, invece quando mi sono rialzato non ne avevo più e non potevo rientrare. Per questo deve funzionare tutto al meglio, il che significa anche che la forma deve essere equilibrata fra i quattro.

Le vostre frazioni sono sempre uguali?

Vengono stabilite di volta in volta, ma poi dipende anche da come va la gara, dalle comunicazioni che ci dà Villa. Diciamo che di regola abbiamo tutti due giri, con Lamon che guida nella difficile parte di lancio e Ganna che chiude.

Per Villa la sua esperienza è fondamentale anche in allenamento con i giovani
Scartezzini Villa 2021
Per Villa la sua esperienza è fondamentale anche in allenamento con i giovani
Sempre con 3 giri finali alla morte come ha fatto a Tokyo e Roubaix?

Anche questo dipende, certe volte ha fatto anche 3 giri e mezzo. Quel che è certo è che il quartetto non è qualcosa di statico, ogni gara è a sé stante, va lavorata, curata anche da parte di chi non gareggia, per questo il gruppo non può essere composto da soli 4 elementi.

A tal proposito Villa è stato chiaro: porterà nelle altre due tappe di Coppa molti giovani, per continuare nella loro opera di inserimento e avere un gruppo sempre folto…

E’ la scelta giusta. Noi più anziani siamo deputati a farli inserire per gradi, fargli apprendere tutti questi meccanismi, portarli a entrare nella macchina potendo dare il meglio di loro stessi. Le giornate di lavoro a Montichiari sono fondamentali, poi chiaramente servono le gare. Con loro discutiamo delle linee di gara, di come affrontare una tirata, serve esperienza. Se non ci fossero i vecchi, i giovani non potrebbero imparare.

Scartezzini Consonni 2021
Scartezzini e Consonni hanno già centrato il podio ai mondiali 2021. A Glasgow hanno preso il bronzo
Scartezzini Consonni 2021
Scartezzini e Consonni hanno già centrato il podio ai mondiali 2021. A Glasgow hanno preso il bronzo
La tua trasferta scozzese non è stata però proprio da buttar via…

Direi proprio di no, con Consonni abbiamo colto un argento che significa molto. Nella Madison la coppia cresce col tempo, acquisendo fiducia reciproca. Abbiamo davvero un buon affiatamento, dobbiamo continuare su questa linea, compatibilmente con i suoi impegni su strada.

E tu, solo pista?

No, ho fatto anche il Laigueglia con la nazionale, ora con la Arvedi ho ancora qualche impegno, ma da fine maggio potrò tirare un po’ il fiato.

Parigi Tour 2021

Già si parla di Parigi 2024. Ganna, parte tutto da te…

26.04.2022
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Lo spostamento delle Olimpiadi di Tokyo di un anno ha accelerato a dismisura tutto il metabolismo sportivo. Quello che stiamo vivendo, che doveva essere l’anno postolimpico, per molti un necessario passaggio “soft”, una stagione da prendere in maniera rilassata, è invece già un pezzo importante nella costruzione della prossima avventura a cinque cerchi, Parigi 2024. Basti pensare alla Coppa del mondo di ciclismo su pista che ha costretto molti big, Ganna in testa, a lasciare in fretta e furia le gare su strada per “qualificarsi” per i mondiali che daranno punti importanti per il ranking olimpico.

Si lavora anche dal punto di vista organizzativo. Di Parigi 2024 si sa già molto per quel che riguarderà la porzione ciclistica della grande manifestazione. Nei giorni scorsi è stato ufficializzato il calendario generale, sul quale poi ogni singolo sport dovrà lavorare per la costruzione del proprio programma. Parlando di ciclismo su strada, già ci sono novità importanti.

Ganna Tokyo 2021
Filippo Ganna nella crono di Tokyo, chiusa a 2″ dal podio su un percorso non suo
Ganna Tokyo 2021
Filippo Ganna nella crono di Tokyo, chiusa a 2″ dal podio su un percorso non suo

Si comincia con le crono

Rispetto a Tokyo, il programma è stato invertito e spalmato maggiormente. La gara in linea maschile, che da Atene 2004 era l’evento centrale della prima giornata di finali, lascia il campo alla cronometro maschile. Toccherà quindi a Filippo Ganna assumersi sulle spalle il peso dell’intera spedizione azzurra. Lanciare la rincorsa a quella “road to 50” com’è stata battezzato l’intero obiettivo generale dello sport italiano, dopo i fasti giapponesi. Il programma di gare di sabato 27 luglio vedrà dalle 14,30 in gara prima le donne e poi gli uomini, nello stesso giorno.

Il percorso di gara avrà la sua partenza a Invalides e l’arrivo a Ponte Alessandro III, per un tracciato tutto nel centro cittadino. Si tratterà di un percorso completamente pianeggiante, senza molte curve e saliscendi che quindi sarà più nelle corde del campione della Ineos Grenadiers rispetto a quello di Tokyo, con la possibilità di sviluppare al massimo i cavalli nel proprio motore.

Si allarga come detto la forbice fra le gare a cronometro e quelle in linea, che andranno in scena nel weekend successivo, il che significa che ci saranno quantomeno due settimane di spazio fra esse e la fine del Tour de France (tra l’altro con il suo termine sempre a Parigi, sempre che i preparativi olimpici non costringano l’ASO a una soluzione diversa). Sabato 3 agosto dovrebbe toccare alle donne, il giorno dopo agli uomini, ma su questo va ancora fatta una scelta da parte dell’Uci.

Un percorso da interpretare

Qui è importante il discorso relativo al tracciato di gara, ancora in costruzione. Una prima bozza è però al vaglio del CIO già dalla fine dello scorso anno e su alcuni aspetti è già stata presa una decisione. Innanzitutto l’epicentro della corsa sarà al Pont d’Iena, di fronte alla Tour Eiffel, uno spazio di 155 metri di lunghezza e 35 di larghezza dove verranno costruite apposite tribune per assistere a una serie di eventi sportivi: qui, oltre a partenza e arrivo delle gare su strada, si svolgeranno anche le gare di marcia di atletica.

Dopo la partenza, il tracciato di gara si svilupperà inizialmente nel centro città, su un raggio più ampio però rispetto a quello tradizionale del carosello conclusivo della Grande Boucle. Ci si dirigerà poi nel dipartimento d’Yvelines per tornare a Parigi e affrontare un circuito comprendente la salita del Trocadero. Chi ha visto le bozze parla di un percorso nel complesso filante, senza grandi difficoltà altimetriche. Proprio quest’ultimo strappo, soprattutto se ripetuto, potrebbe però far male.

Diminuiscono i contingenti?

Se si unisce questo al fatto che, come sempre avviene nel ciclismo olimpico, le squadre nazionali saranno composte da un numero inferiore di corridori rispetto alle normali prove, si capisce bene come tenere sotto controllo la gara e puntare tutto su una volata generale potrebbe essere un gravissimo errore. Oltretutto c’è un altro aspetto importante da considerare.

L’edizione parigina dei Giochi rappresenterà un ulteriore passo avanti nel progetto di equiparazione fra i sessi. Ciò comporta che un pari numero di atleti e atlete sarà qualificato per le gare di ciclismo su strada. Il contingente massimo per le formazioni maschili potrebbe quindi scendere da 5 a 4 corridori, rendendo di fatto quasi impossibile ogni gioco di squadra, a meno della costruzione di quegli accordi legati più all’appartenenza di club che a quella della nazionale.

Fin qui quello che si sa. C’è ancora molto da fare e va detto anche che due stagioni, nel mondo del ciclismo rappresentano un’eternità, uno spazio nel quale possono emergere nuovi talenti e sparirne altri. Intanto però è giusto fare i propri ragionamenti, anche, anzi soprattutto in chiave italiana considerando che tutte le discipline saranno chiamate a dare il proprio contributo nella ricerca del nuovo record di medaglie e della conferma nella Top 10 del medagliere, appannaggio italiano sin da Atlanta 1996.

Villa Glasgow 2022

Glasgow, missione compiuta. Villa traccia il bilancio azzurro

25.04.2022
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Una tappa particolare, quella di apertura della coppa del mondo su pista a Glasgow. Innanzitutto per la sua collocazione temporale, accavallata con il periodo delle classiche delle Ardenne che ha posto molti atleti di fronte a una difficile scelta, cercando di ricavare spazio e libertà dagli obblighi imposti dalle varie squadre. Poi per i regolamenti Uci, che impongono una presenza in coppa (ci saranno sole altre due tappe, a Milton e Cali) per essere eleggibili per i mondiali e quindi per guadagnare punti importanti per la qualificazione olimpica.

Il cittì Marco Villa (nella foto di apertura fra Balsamo e Guazzini, seconde nella madison, le foto @arne_mill/FCI) è stato così costretto ad autentici salti mortali nella composizione della squadra azzurra, richiamando in nazionale tutti i migliori (chi è rimasto fuori, come Milan e Paternoster, è stato solo per problemi di salute) ma senza poterli “assemblare” come al solito, senza quindi aver potuto fare quei necessari lavori specifici di allenamento a ridosso dell’evento che a questi livelli sono decisivi. Se quindi a prima vista il quarto posto finale del quartetto olimpionico può sembrare deludente, scavando si scopre che ci sono precise ragioni.

Glasgow quartetto 2022
Il quartetto iridato ha chiuso 4°, dopo il miglior tempo in qualificazione con 3 dei 4 olimpionici
Glasgow quartetto 2022
Il quartetto iridato ha chiuso 4°, dopo il miglior tempo in qualificazione con 3 dei 4 olimpionici

5 podi, un buon inizio

Villa, in procinto di tornare in Italia, spiega il bilancio azzurro (un oro con Viviani nella “sua” eliminazione, argento delle due formazioni madison e della Vece nei 500 metri da fermo, bronzo del quartetto femminile) con la solita sincerità, senza pararsi dietro ad attenuanti: «I problemi che ho avuto io li hanno avuti tutti, devo abituarmi a questa situazione perché è chiaro che ragazzi e ragazze hanno la strada come attività primaria. Abbiamo comunque approntato un sistema che consente loro, almeno una volta a settimana di effettuare lavori su pista e questo serve per mantenere legato un filo e per fare ripassi, è chiaro che poi possono mancare quei particolari che fanno la differenza».

Il quartetto azzurro era stato il migliore in qualificazione, con Ganna al suo interno, poi che cosa è successo?

E’ proprio a questo che mi riferivo a proposito dei particolari. Il quartetto è fatto di sincronismi che devono funzionare alla perfezione: Lamon ha chiamato al cambio Scartezzini che non lo ha sentito, così il quartetto si è sfaldato e una cosa simile è avvenuta nella finalina. Non nascondo di esserci rimasto un po’ male, perché so bene il valore di questi ragazzi e so che ci tengono a far bene ogni volta che scendono in pista, ma sono esperienze che fanno parte del gioco.

Relativamente alla prova delle ragazze, la sensazione è che i vertici ora siano ancora più vicini…

Io sto portando avanti il lavoro che ha impostato con loro Salvoldi. Ho detto loro che sta a loro crederci, se lo faranno, fra due anni e mezzo saranno al livello delle migliori. Con la Gran Bretagna in semifinale erano davanti fin quasi alla fine, hanno perso per 60 millesimi perché la Consonni, che era quella che meno aveva lavorato su pista, ha ceduto, ma io guardo a quella sconfitta come a un fatto positivo, ora dobbiamo lavorare per trasformare quei 60 millesimi da uno svantaggio a un vantaggio nei confronti delle avversarie.

Come giudichi nel complesso la trasferta azzurra?

E’ stata positiva, va guardata con soddisfazione considerando proprio le difficoltà avute e lo scarso tempo per mettere a punto quei meccanismi che a questi livelli fanno la differenza. Ribadisco però che i problemi nostri li hanno avuti tutti: la Francia aveva qui il meglio, con Thomas reduce dal trionfo a Besseges e i quartetti che continuano a crescere pensando alle Olimpiadi di casa. La Gran Bretagna anche aveva i migliori effettivi, basti guardare la Archibald che si era fatta male nell’omnium è stata prontamente e degnamente sostituita nella madison. Per questo i risultati azzurri sono ampiamente positivi.

Viviani Eliminazione 2022
Viviani ha un po’ deluso nell’omnium, ma nell’eliminazione è sempre il re
Viviani Eliminazione 2022
Viviani ha un po’ deluso nell’omnium, ma nell’eliminazione è sempre il re
Come pensi di regolarti per le prossime tappe?

A Milton conto di portare molti Under 23, soprattutto per il quartetto, in modo da far fare loro esperienza, proprio perché ci tengo a lasciare la porta aperta a nuovi innesti in vista anche di Parigi 2024, quindi c’è bisogno che si confrontino ai massimi livelli. Fra le donne sicuramente ci saranno la Balsamo e la Consonni: a proposito di Elisa devo dire che la sua abnegazione le fa onore: durante le classiche ha fatto su e giù con il Belgio proprio per effettuare lavori in pista e i risultati si sono visti, sia nel quartetto, sia soprattutto nella madison con la Guazzini. Spero inoltre di recuperare la Paternoster che è mancata a Glasgow in quanto aveva la febbre, attendiamo gli esami per capire come sta, come anche vorrei portare la Fidanza in ripresa dopo il brutto incidente.

E a Cali?

In Colombia ci sarà una spedizione più ridotta nei numeri, è probabile che soprattutto al femminile ci saranno poche ragazze per la concomitanza con il Giro d’Italia, forse rinunceremo al quartetto. Per questo era importante essere a Glasgow al meglio delle nostre forze.

Glasgow donne 2022
Azzurre terze nel quartetto, con Alzini, Balsamo, Barbieri, Consonni e Guazzini
Glasgow donne 2022
Azzurre terze nel quartetto, con Alzini, Balsamo, Barbieri, Consonni e Guazzini

Intanto l’Olanda riparte senza Wild

Nel complesso la tappa di Glasgow ha confermato la sensazione emersa nel dopo Tokyo, ossia l’emergere di nuove forze pronte a smuovere le gerarchie. Nel quartetto maschile ormai la Francia è una seria candidata ai vertici mondiali, guidata da quell’Ermenault figlio d’arte che ai mondiali di Roubaix aveva impressionato nell’inseguimento individuale. Fra le donne le transalpine sono in netta crescita mentre anche l’Olanda inizia a interessarsi alla specialità, in un quadro di ricostruzione dopo l’addio della sua storica guida Kirsten Wild. Ci sarà molto da lavorare, ma noi ci siamo.

La Roubaix di Van Baarle nata dall’argento di Leuven

17.04.2022
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«Dopo il secondo posto di Leuven – dice Van Baarle – mi è scattato il clic giusto nella testa. Quella medaglia d’argento è stata un momento per me importante. Ho parlato a lungo con il cittì Moerenhout. Mi ha ripetuto fino allo sfinimento che dovevo credere di più in me stesso. Ho ascoltato le sue parole. Ed ecco che cosa è successo».

Un’anca fratturata

C’è di più. Il vincitore della Roubaix, trent’anni il 21 maggio, racconta e intanto un collega olandese ci rivela un piccolo aneddoto che dà la misura della fiducia con cui Dylan Van Baarle ha sbranato gli ultimi chilometri della Roubaix.

Alla Vuelta dello scorso anno Dylan era caduto, riportando una piccola frattura dell’anca. Il mondiale per lui era finito prima ancora di cominciare, invece per qualche strano motivo, Moerenhout ha iniziato a dirgli di crederci. A due settimane dal mondiale, Van Baarle non riusciva neppure a camminare e alla fine quella medaglia d’argento si è trasformata nel lasciapassare per una nuova vita.

Van Baarle ha tagliato il traguardo con 1’47” su Van Aert. Nel 2021 era finito fuori tempo massimo
Van Baarle ha tagliato il traguardo con 1’47” su Van Aert. Nel 2021 era finito fuori tempo massimo

«Sto ancora realizzando quello che mi è successo – dice – quando sono entrato nel velodromo, mi sono voltato per controllare che fosse tutto vero. Gli ultimi metri sono stati super speciali, ma non sapevo se fidarmi della radio. Ti dicono i distacchi, ma non volevo festeggiare troppo presto. Io non ero mai entrato per primo in un velodromo, semmai per ultimo. L’anno scorso sono finito fuori tempo massimo. Poi ho visto Dave sulla riga (David Brailsford, general manager di Ineos Grenadiers, ndr) e ho capito che era vero. Non so descrivere quello che mi è successo. Quasi non so (sorride, ndr) cosa ci faccia questa pietra davanti alla mia faccia».

Mentalità speciale

Le labbra sottili, lo sguardo fisso che in certi momenti trasogna. Un metro e 87 per 78 chili, il perfetto tipo da Roubaix. L’accenno di pizzetto e la calma nel raccontarsi. Ritirato dalla Vuelta per la caduta di cui abbiamo detto. Secondo al mondiale di Leuven. Fuori tempo nella Roubaix di Colbrelli. Quest’anno, secondo al Fiandre e primo alla Roubaix. Quando nella testa scatta l’interruttore giusto, davvero non ci sono limiti.

«Potrei scrivere un libro sulla mia mente – dice – quello che mi viene in mente di dire adesso è che su quello scatto di fiducia ho costruito il mio inverno. Serve una mentalità speciale per entrare bene nelle corse, il ciclismo è cambiato molto negli ultimi due anni. Ora si attacca da lontano per fare la corsa dura e mettere i rivali sulle ginocchia per quando si farà la vera selezione. E questo modo di fare è diventato il mio punto forte. Quando ho capito che avrei potuto attaccare, Ben Turner è venuto a dirmi che lui era completamente vuoto, mi ha passato un gel e ha fatto l’ultima tirata perché potessi tornare davanti».

Ganna ha ottenuto il 35° posto, con la sensazione che la squadra lo abbia un po’ abbandonato
Ganna ha ottenuto il 35° posto, con la sensazione che la squadra lo abbia un po’ abbandonato

Il setup vincente

Il Team Ineos ha fatto la corsa dura dal secondo settore di pavé. La vittoria ora fa passare tutto in secondo piano, ma certo vedere Ganna abbandonato dai compagni mentre era alle prese con una foratura e poi con un salto di catena sarebbe parsa una nota stonata, se Van Baarle non avesse vinto.

«Cercavamo la grande vittoria nelle corse del pavé – dice – Thomas ci era arrivato vicino, Moscon ce l’aveva quasi fatta. Quest’inverno abbiamo provato i materiali e ormai abbiamo un setup all’altezza dei team migliori e questo fa la differenza per competere al massimo. Abbiamo iniziato a crederci e questo è quello che è successo. Intendiamoci, se posso scegliere tra l’asfalto e il pavé, scelgo l’asfalto. Ma adesso so che posso muovermi bene anche sui sassi. Ho deciso di attaccare prima dell’Arbre, a capo di una giornata in cui non c’era qualcuno da guardare in particolare. In una Roubaix così veloce, era importante essere nel posto giusto, senza guardare nessuno».

Per tutta la durata della conferenza stampa, Van Baarle non ha mai neanche guardato il sasso della Roubaix
Per tutta la durata della conferenza stampa, Van Baarle non ha mai neanche guardato il sasso della Roubaix

Malinconia Van Aert

L’ultima battuta è per la pietra, che per tutto il tempo della conferenza stampa non ha mai guardato né toccato, quasi in segno di rispetto. Invece adesso si ferma. Ci poggia sopra una mano e fa un sorriso da bambino felice.

«Non ho ancora pensato a dove la metterò – ammette – ma visto che a Leven non mi hanno dato nessun trofeo, devo trovare il modo di sistemarla vicino alla mia medaglia d’argento. Forse dovrò comprare un tavolo apposta».

Mentre si alza, incrocia Van Aert che sopraggiunge. Un saluto fugace, una punta di malinconia e poi un sorriso nello sguardo del belga. Van Baarle ha vinto la Roubaix, ma nella conta dei secondi posti – lui non ne sarà certo contento – il belga è davvero imbattibile.

Ganna, Viviani e Pidcock: le loro bici per la Sanremo

19.03.2022
6 min
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Abbiamo assistito alle operazioni preliminari per il set-up delle bici Pinarello Dogma F Disc del Team Ineos-Grenadiers, in vista della Milano-Sanremo 2022. Matteo Cornacchione e lo staff dei meccanici puliscono le bici, montano i componenti richiesti dai corridori ed eseguono gli ultimi controlli. Tutto deve essere perfetto.

Lavaggio, controllo e set-up dopo la sgambata del mattino
Lavaggio, controllo e set-up dopo la sgambata del mattino

Soluzioni in comune

Tutti gli atleti sono partiti con pneumatici tubeless Continental e la sezione scelta è quella da 28. La variabile è legata alle pressioni di esercizio, che dipende principalmente dal peso del corridore e dalle preferenze soggettive. Tutti gli atleti Ineos usano i manettini in linea alla piega manubrio, non curvati all’interno. Tutte le Pinarello Dogma F Disc hanno un chain-catcher per evitare la caduta della catena tra le corone e la scatola del movimento centrale. A questo si aggiunge una sorta di spessore nella parte bassa del telaio, una sorta di salva fodero basso, lato catena. Tutti gli atleti utilizzano la medesima scala pignoni, ovvero 11-30.

La Dogma F di Ganna

Ganna utilizza una taglia 59,5 e la bici configurata per la Milano-Sanremo 2022 è la numero 1 (tra quelle di TopGanna). Il campione del mondo a cronometro utilizza una sella Fizik Arione R1, con rails in carbonio. Il manubrio è full carbon Most, con stem da 130 millimetri e largo 40 centimetri. L’attacco manubrio è in battuta sullo sterzo

Ganna ha optato per le ruote C60 Shimano Dura-Ace, con cerchio tubeless. Gli pneumatici sono i Continental GrandPrix 5000S TR, con sezione da 28. La pressione di gonfiaggio varia tra le 5 e 5,5 atmosfere. Il doppio plateau anteriore 54-39, mentre i pignoni hanno la scala 11/30. La guarnitura è Shimano Dura-Ace, ma della versione ad 11v e comprende il power meter (vecchio modello). Le pedivelle sono lunghe 175 millimetri. Nel complesso la trasmissione è Shimano Dura-Ace 12v.

La bici di Viviani

Anche Elia Viviani usa una Dogma F Disc, nella misura 53. Un set-up molto simile a quello di Ganna, per cockpit, ruote e coperture. Il manubrio integrato è in battuta sullo sterzo, senza spessori. La sella è una Fizik Arione, ma nella versione 00, la più leggera e con un’imbottitura risicata.

E’ molto interessante la scelta dei rapporti, perché il corridore veneto userà i pignoni con scala 11-30 e le corone 52-36. Una scelta non usuale per un velocista e considerando le tendenze attuali. La lunghezza delle pedivelle è di 172,5 e la guarnitura, misuratore incluso, si riferisce all’ultima release Dura-Ace.

Il setting di Pidcock

Il corridore britannico utilizza una taglia 46,5, con la trasmissione Shimano Dura-Ace 12v (53-39 e 11-30). Le pedivelle sono lunghe 170 millimetri, con la guarnitura e il power meter della versione Dura-Ace precedente a quella 2022. Il manubrio integrato ed in carbonio è il Most Talon Ultra (110×40). La sella è una Antares R1 di Fizik ed è piuttosto scaricata verso il retrotreno, un setting che ricorda quello usato nel cross. Tra lo stem e lo sterzo, Pidcock preferisce far inserire uno spessore di 1 centimetro. Passando al comparto ruote, ci sono le nuove Dura-Ace C50 tubeless. Anche in questo caso abbiamo le coperture Continetal da 28 millimetri di sezione.

Bissegger 2022

Questo è Bissegger: un avversario in più per Ganna

15.03.2022
5 min
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Ormai non si può più considerare una sorpresa: quando c’è una cronometro, il nome di Stefan Bissegger ricorre sempre fra i favoriti. Lo svizzero dell’EF Education EasyPost a 23 anni si sta ritagliando uno spazio sempre più importante non solo in seno alla squadra. La sua vittoria nella cronometro dell’Uae Tour ha stupito molti, soprattutto considerando che a una manciata di secondi c’era Ganna che a quella vittoria ci puntava.

Bissegger è un personaggio da conoscere, anche perché la sensazione è che sia solo all’inizio di una carriera che non vuole però sia identificata solo come uno specialista delle cronometro. Lo svizzero è impegnato a far vedere che è un corridore a tutto tondo, capace di ogni risultato, soprattutto con una sua identità, non legata ai suoi avversari. Chiusa in anticipo la Parigi-Nizza a causa di problemi fisici, il corridore elvetico si è prestato di buon mattino a una sequela di domande, mostrando anche un certo carattere.

Bissegger Uae 2022
Bissegger ha stupito tutti all’Uae Tour, battendo Ganna sui 9 km a cronometro di 7″
Bissegger Uae 2022
Bissegger ha stupito tutti all’Uae Tour, battendo Ganna sui 9 km a cronometro di 7″
Come è nata questa tua passione?

Ho iniziato a 10 anni. Nella mia famiglia il ciclismo è sempre stato una passione collettiva. Trovavo le nostre uscite molto divertenti, ma volevo qualcosa di più, così mio padre mi iscrisse a una gara dove era presente Marcello Albasini, padre dell’ex pro’ Michael e che ora è il mio coach. Direi che da lì è iniziato tutto.

Sei già considerato tra i migliori specialisti della cronometro, ma pensi di essere vicino ai tuoi limiti?

Credo di stare migliorando ma di essere ancora in cammino. Sicuramente ho un ottimo ambiente nel quale lavorare, dove si guarda a tutto, si cura la posizione, abbiamo un grande appoggio dagli sponsor, nel team ci sono molti amici, c’è insomma tutto quel che serve per migliorare. 

Bissegger pista 2019
Su pista Bissegger, nato nel ’98, vanta un oro mondiale junior e un bronzo U23, nell’inseguimento individuale
Bissegger pista 2019
Su pista Bissegger, nato nel ’98, vanta un oro mondiale junior e un bronzo U23, nell’inseguimento individuale
Tu come Ganna unisci la strada alla pista. Guardando agli altri specialisti, che cosa vi dà di più l’attività nei velodromi?

In fin dei conti la cronometro non è poi così diversa dalle prove su pista, l’inseguimento individuale ancor più che quello a squadre. Non potrei però dire che sia un vantaggio per noi, in fin dei conti vediamo Van Aert che viene dal ciclocross e quella specialità gli dà sicuramente altre caratteristiche molto utili per le cronometro. Per quel che mi riguarda posso dire che l’abitudine a competere su pista ti dà qualcosa a livello di posizione in bici, di come tradurre su di essa il massimo della potenza, anche di come affrontare eventuali pericoli. Io penso che sia molto utile.

Tra Ganna, Evenepoel e Van Aert, chi pensi che ti assomigli di più come tipo di corridore?

Difficile dirlo, direi nessuno. Ganna è molto diverso da me, lui così alto e pesante, un tipo molto lontano dal mio stereotipo. Anche Van Aert è molto diverso, molto alto, una vera macchina in bici. Forse Remco mi si avvicina di più come corporatura, ma abbiamo caratteristiche differenti, lui è più adatto ai percorsi con salite. E’ davvero difficile fare una comparazione, siamo molto lontani sia nel fisico che nelle caratteristiche tecniche conseguenti.

Bissegger Mondiali 2021
Con Kung e Schmid quarto posto ai Mondiali 2021 nella crono a squadre
Bissegger Mondiali 2021
Con Kung e Schmid quarto posto ai Mondiali 2021 nella crono a squadre
Il tuo Paese viene da qualche anno di crisi ciclistica, subito dopo la fine della carriera di Fabian Cancellara, ma con te e Kung c’è stato il segno del cambiamento. Pensi che la vostra rivalità sportiva potrà essere uno stimolo per le generazioni elvetiche future?

In Svizzera il ciclismo non è certo lo sport numero 1 e questo influisce. Abbiamo sì avuto un momento di difficoltà, ma ne stiamo uscendo. Ci siamo io e Kung, ma non solo, nelle passate stagioni si sono messi in evidenza Hirschi e Mader, ad esempio: Marc ha fatto vedere grandi cose nelle classiche e Gino è emerso in maniera forte. Io dico che la Svizzera sta facendo bene anche nel ciclismo, soprattutto dopo il periodo del Covid perché molta gente ha iniziato a voler uscire, a utilizzare la bici e questo porterà benefici anche al nostro sport a lungo andare perché c’è più interesse anche per le nostre gare e credo che ciò favorirà lo spirito di emulazione.

Non hai paura di essere visto solo come un cronoman?

Non ho proprio paura di ciò, chiaramente soprattutto nell’ultimo anno mi sono mostrato di più per quel che so fare a cronometro, ma credo di valere di più, credo di avere un buon spunto veloce utile soprattutto in gare dove portar via un gruppo di fuggitivi. Voglio far vedere che tipo di corridore sono, soprattutto nelle Classiche, ho molta fiducia nelle mie possibilità e quelle gare mi si adattano bene.

Bissegger Roubaix 2021
L’elvetico dell’EF Education EasyPost punta alle Classiche del Nord: qui la Roubaix 2021 chiusa al 62° posto
Bissegger Roubaix 2021
L’elvetico dell’EF Education EasyPost punta alle Classiche del Nord: qui la Roubaix 2021 chiusa al 62° posto
In Italia la tua vittoria contro Ganna non è passata inosservata. Come lo vedi?

So che devo essere sempre al meglio per competere con lui. Se c’è una cosa che ammiro molto in Filippo è la sua attenzione per ogni piccolo particolare. E’ come se ogni secondo guadagnato sia il frutto di qualcosa, di attenzione nella posizione, velocità, anche la più piccola cosa. Ecco, in questo è un modello di come si debba lavorare per arrivare davvero al proprio top: se riesci a impegnarti al meglio, la tua performance verrà di conseguenza. E’ un avversario, lo rispetto molto ma cerco di guardare soprattutto a me stesso e a quel che io posso fare.

Quali sono i tuoi obiettivi per quest’anno?

Ho già fissato nel calendario la data del 1° luglio, per il primo giorno del Tour de France, per la conquista della maglia gialla. Prima ci saranno le classiche, ad esempio il Giro delle Fiandre dove voglio almeno un piazzamento nella Top 10, poi il Giro della Svizzera che per me e per il team ha un valore molto importante. Questi sono i miei target. 

Ganna, sornione, ha fatto le prove pensando a sabato

15.03.2022
4 min
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Quando punta un obiettivo ce ne sono pochi di cecchini come Filippo Ganna. Di questi tempi usare questa parola, cecchino, lo ammettiamo, ci piace poco, però rende bene l’idea.

Pista e strada non fa differenza per Pippo. Ma stavolta il discorso è diverso: di mezzo non c’è il cronometro, sia esso per il parquet o per l’asfalto. Stavolta ci sono di mezzo due corse in linea, due monumenti: la Sanremo e la Roubaix

Due corse sulle quali l’asso piemontese ha puntato il dito e che più di altre strizzano l’occhio agli specialisti. Però Ganna con le sue caratteristiche fisiche rientra pienamente nell’identikit richiesto per affrontarle al meglio: fisico possente e un’immensa dose di watt.

Prima di pensare però alla corsa del pavè, concentriamoci sull’imminente Milano-Sanremo, in programma questo sabato. Si sa che in Ineos-Grenadiers si ragiona obiettivo per obiettivo.

Alla Tirreno, prove di Sanremo. Verso Bellante per tutti e tre i passaggi, Ganna si è incollato alla ruota dei migliori, a cominciare da Pogacar
Alla Tirreno, prove di Sanremo. Verso Bellante per tutti e tre i passaggi ganna si è incollato alla ruota dei migliori, a cominciare da Pogacar
Filippo, che risposte ti ha dato questa Tirreno-Adriatico?

Beh, diciamo che abbiamo visto che tra qui e la Parigi-Nizza ci sono stati molti ammalati quindi speriamo di arrivare bene alla Sanremo, perché come ogni anno, ci sono tante influenze, tanti problemi di stomaco (il riferimento è a suoi compagni Carapaz, VivianiGeoghegan Hart, ndr), casi di Covid…. siamo un po’ tutti decimati. Ma per ora tutto bene.

Ti abbiamo visto spesso tenere duro. Hai cercato di stare davanti anche quando il percorso non era adatto a te: è chiaro che stavi lavorando per altro…

Di sicuro serviva fare un po’ di ore, un po’ di volume e di qualità. Quindi oltre al classico allenamento a casa, abbiamo usato i giorni della Tirreno-Adriatico per testarci, per cercare di rimanere con i migliori come Tadej Pogacar. Poi, ovvio, quando si arriva su certe pendenze come quelle dei muri e del Carpegna è dura. Non si può avere un rapporto peso/potenza come il suo. Però…

Questo “però” ci piace tanto, sai Pippo! Sei soddisfatto quindi della tua condizione? Sei dove vorresti essere?

Sono soddisfatto della condizione – sorride – e sono felice di quello che è stato fatto sin qui. Poi che dire: ogni atleta è sempre ambizioso. Ho una buona forma, ma non è ancora come vorrei. C’è sempre quel qualcosa che non va bene, quel qualcosa da migliorare. Bisogna sempre andare a cercare la perfezione.


Il piemontese ha spesso tenuto duro per 6-8′ in salita, più o meno la durata del Poggio
Il piemontese ha spesso tenuto duro per 6-8′ in salita, più o meno la durata del Poggio
Prima, Filippo, hai parlato di Pogacar, di rapporto peso/potenza. E allora facciamo un “gioco”. Tadej attacca sul Poggio, Ganna lo segue e gli scatta in faccia sull’Aurelia…

Ditemi che sala cinematografica e andiamo a vedere insieme questo film!

Però su una salita come il Poggio, che dura 6′-7′ (o forse anche meno), la forza per seguirlo ce l’hai. Su certe pendenze e con certe durate di scalata, i watt contano molto più del peso…

Bisogna sempre ponderare bene certi attacchi, perché alla fine quando arrivi ai 300 chilometri tutto può succedere e tutto conta. Conta anche se hai fatto “una pausa”, se hai lavorato appena un po’ meno nei chilometri precedenti. Vedremo, vedremo…. Intanto pensiamo ad essere tutti insieme là sabato in gara. Pogacar, io… e di non ammalarci nel frattempo.

Ganna Sanremo 2021
Ganna in testa a tirare nel finale dell’ultima Sanremo: un’esperienza preziosa
Ganna Sanremo 2021
Ganna in testa a tirare nel finale dell’ultima Sanremo: un’esperienza preziosa

L’occhio di Rizzato

E qui bisogna fare un inciso affatto secondario. Sul discorso del lavoro fatto da Ganna, trovano riscontro delle considerazioni di Stefano Rizzato, giornalista della Rai che segue la corsa dalla moto. Rizzato è nel gruppo: scruta i corridori, li guarda in faccia, vede come si muovono.

«Ho visto più volte Pippo tenere duro in salita – ci ha detto e ha ribadito in diretta tv – E spingeva proprio per quella durata di tempo che è la scalata del Poggio». Le nostre supposizioni pertanto erano più che fondate.

Pippo, a proposito di sale cinematografiche, ma il filmato di Cancellara che parte sull’Aurelia lo hai mai visto?

Ci sono tanti bei video sulla Sanremo. Consideriamo però che negli ultimi anni non c’è mai stato lo stesso vincitore. Questo per dire che è una corsa molto aperta.

Sei andato a vederlo il finale della Classicissima?

No, è sempre quello, dai. L’ho fatto solo in gara e lo farò di nuovo sabato.

Quanto è stato importante averla fatta in quel modo l’anno scorso? Essere arrivato davanti sul Poggio…

Ho lavorato tanto per i miei colleghi e sì… è stato un test in più, mettiamola così. So cosa mi aspetta.

Evenepoel contro Pogacar: per Bennati serve l’impresa

08.03.2022
4 min
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Sarà la suggestione o la voglia di tenere alta l’attenzione, dopo la sfida iniziale della Tirreno-Adriatico e visto l’esito della crono, nei commenti in tivù si è cominciato a proiettare i primi nomi sulla classifica finale. Saranno Pogacar ed Evenepoel i soli sfidanti per la vittoria? Qualcun altro riuscirà a inserirsi?

Avere davanti un Pogacar così non stimola la fantasia, almeno non quella dei suoi sfidanti, diverso certamente per i suoi tifosi. In ogni caso gli uomini di classifica propriamente detti hanno già un bel passivo sulle spalle e l’ambizione di Remco è tale che certamente ci proverà. Noi ne abbiamo parlato con il cittì azzurro Daniele Bennati, che fino a stamattina sarà ancora in carovana per poi farvi ritorno a San Benedetto del Tronto domenica prossima.

«Sicuramente Pogacar è superiore – dice subito il tecnico della nazionale – ma ogni gara ha la sua storia. Il vento, una foratura, un attacco. Si potrebbe pensare che il giorno decisivo sarà quello di Carpegna, non una salita banale. Credo che a Tadej sarebbe andato bene anche con l’arrivo in cima. Ma forse, viste le sue caratteristiche di guida, anche l’arrivo in basso potrebbe rivelarsi un vantaggio».

Non è passato inosservato il punto in cui ha attaccato alla Strade Bianche, insomma…

Forse pensava di portare via un gruppetto, ma secondo me quell’attacco era studiato e preparato. Nessuno poteva aspettarselo, sapeva che avrebbe sorpreso tutti. Era un tratto brutto, una discesa pericolosa e ha pensato che a farlo davanti avrebbe rischiato di meno.

Visto il tuo amico Valverde subito dietro?

Certo che l’ho visto e sono certo che più di qualcuno abbia tifato per lui. Ho parlato a lungo con Eusebio (Unzue, ndr) l’altro giorno. E mi diceva: «Proprio quest’anno che va di nuovo forte, ha deciso di smettere!». Dopo la Strade Bianche, Alejandro si era messo a dire di voler fare la Tirreno, ma alla fine lo hanno convinto ad aspettare il Catalunya. E’ un fenomeno, dopo gli ultimi due anni un po’ storti, penso che avrebbe potuto fare la sua bella classifica e prendersi una tappa, con tutti quei muri che li aspettano…

Agli europei di Trento andò meglio a Evenepoel, 2°. Pogacar fu 5° dopo aver vinto il Tour e il bronzo olimpico
Agli europei di Trento andò meglio a Evenepoel, 2°. Pogacar fu 5° dopo aver vinto il Tour e il bronzo olimpico
Possono essere quelle le tappe favorevoli a Evenepoel?

La Quick Step-Alpha Vinyl è una bella squadra e qualcosa proveranno, ma anche l’altro ha intorno dei bei compagni. E credo che Pogacar sia superiore anche su quel tipo di dislivelli. Attualmente Remco lo vedo più regolarista, capace magari di mettere Pogacar in difficoltà su una salita molto lunga.

Insomma, c’è un modo per batterlo?

Se arriva secondo, può essere contento (ride, ndr). Scherzi a parte, mi ricorda quando si facevano le volate a ruota di Cipollini, che era già una vittoria essere lì. Perché se non ci riuscivi o peggio ancora facevi la volata in seconda ruota, eri spacciato. In ogni caso, la Tirreno non è mai una corsa scontata, bisogna tenere alta l’attenzione. Anche oggi ci sono zone aperte, se non ci fosse il circuito alla fine, con tutto questo vento si potrebbe studiare qualcosa.

Anche in pianura, Pogacar si avvicina… pericolosamente al livello di Ganna
Anche in pianura, Pogacar si avvicina… pericolosamente al livello di Ganna
Ti ha stupito ieri la crono di Pogacar?

E’ fortissimo e la cosa sbalorditiva è che in pianura va come Ganna. Ieri sera eravamo a cena qui a Sovicille, dopo il convegno sull’Italia e il Nuovo Ciclismo. E si ragionava se Pippo potrebbe mai vincere un Tour con tanta crono e nessuna salita. Sappiamo che a lui non interessa e che comunque non ha mai lavorato per la salita, ma osservandolo, si vede che può reggerne una al massimo. E soprattutto, se anche fossero tre settimane di pianura, nella terza Pogacar sarebbe più fresco, perché avrebbe da portare in giro meno chili.

Quindi Tirreno chiusa?

Ma no, ci sta che si voglia tenere vivo l’interesse. Ed è certo che se tutto va come deve e senza imprevisto, il solo modo di Remco per battere Pogacar è fare qualcosa di immenso. E di questo il ciclismo sarebbe solo grato.