Con la chiusura del Giro d’Italia Women, e la conseguente vittoria di Elisa Longo Borghini su Lotte Kopecky, si apre il sipario verso la prova su strada di Parigi. Le due, che sulle strade del Giro si sono date battaglia fino all’ultimo giorno e hanno terminato la prova a 21 secondi di distanza, saranno anche tra le protagoniste della prova olimpica. Al fianco di Elisa Longo Borghini ci sarà Elena Cecchini, che Sangalli ha nominato come regista in corsa. L’atleta friulana ha corso accanto a Lotte Kopecky questo Giro d’Italia Women, ma tra pochi giorni la belga diventerà avversaria. Mentre Elisa Longo Borghini sarà una delle punte del team azzurro.
«In SD Worx – dice scherzando – ce n’è più di una. Oltre a Kopecky ci sarà anche la Vollering, ad esempio. E’ strano perché ci corri insieme tutto l’anno, ma quando indosso la maglia azzurra esiste solo quella. Rappresentare il proprio Paese alle Olimpiadi è un’occasione unica e immensa».
Dopo un Giro d’Italia accanto a Kopecky ora Cecchini sarà al fianco della Longo Borghini a ParigiDopo un Giro d’Italia accanto a Kopecky ora Cecchini sarà al fianco della Longo Borghini a Parigi
La condizione
Per Elena Cecchini questo Giro d’Italia è la seconda corsa a tappe in quest’ultima parte di stagione. Prima lei e le compagne del team azzurro sono state in ritiro sul San Pellegrino a lavorare per arrivare pronte e in condizione in vista di Parigi.
«La prima metà di stagione – racconta ancora – si è chiusa con la Vuelta, poi ho riposato e ricaricato le batterie. Proprio in quel periodo di stacco, inizio maggio, siamo andate a vedere il percorso della prova olimpica con Sangalli. E’ stato un ritiro, se così vogliamo definirlo, molto utile, perché pedalare su quelle strade ti dà una sensazione migliore. Sai come allenarti e cosa aspettarti il giorno della gara».
Elisa Longo Borghini e Lotte Kopecky saranno anche le protagoniste della corsa olimpica?Elisa Longo Borghini e Lotte Kopecky saranno anche le protagoniste della corsa olimpica?
Hai messo nelle gambe tanti chilometri.
Sì, con Guazzini siamo andate in ritiro, meteo a parte (dice ancora ridendo, ndr) ci siamo allenate bene. Il rientro in corsa è stato al Tour of Britain, insomma il periodo di allenamento e di preparazione è stato intenso.
Al termine del quale è arrivata la convocazione olimpica.
Fa sempre piacere e per me era anche un obiettivo di stagione. Sono molto felice di esserci e di avere al mio fianco queste tre compagne (Persico, Balsamo e Longo Borghini, ndr). Penso che potremo fare molto bene in qualsiasi modo si svolgerà poi la gara.
E cosa ci possiamo aspettare dalla gara olimpica?
Penso che la riunione pre gara, quella della sera prima, possa durare anche tre ore. E’ un percorso bellissimo e apertissimo a tutte le possibilità. Ho fatto anche Rio nel 2016 ma lì sapevo che sarebbe stata una questione tra scalatrici. A Parigi potranno giocarsela le ragazze che fanno bene alle Ardenne, oppure se la gara verrà meno dura, ci saranno davanti le atlete votate alle Classiche.
Le ragazze di Sangalli sono andate a vedere il percorso di Parigi a maggioLe ragazze di Sangalli sono andate a vedere il percorso di Parigi a maggio
Con un parterre ridotto, anzi ridottissimo.
Partiremo in 65, di cui 50 potranno tranquillamente puntare al podio. Dal mio punto di vista sono super motivata, perché penso verrà fuori una corsa molto tattica. Con un finale da brividi visto che si passa accanto al Musée d’Orsay e alla Torre Eiffel.
Percorso diviso in due parti?
Praticamente sì. All’inizio ci sarà il tratto che porta fino al circuito di Parigi. Dicono che sia pianeggiante ma non è così, scaleremo diverse cote e non sarà facile. La parte più semplice dal punto di vista altimetrico non aveva nemmeno un albero intorno, se sarà una giornata calda il rischio è di soffrirla parecchio.
Cecchini al centro con a sinistra Silvia Persico loro dovranno coprire le fughe iniziali (foto Maurizio Borserini)Cecchini al centro con a sinistra Silvia Persico loro dovranno coprire le fughe iniziali (foto Maurizio Borserini)
Poi si arriva al circuito.
Che non sarà come quello del mondiale di Glasgow dello scorso anno, ma molto diverso. Meno curve però esigente con la salita di Montmartre in pavé. Uno sforzo da due minuti, quindi da atlete da Classiche.
Difficile controllare la corsa però, anche se voi sarete nel numero massimo consentito: quattro.
Infatti non puoi sapere cosa verrà fuori nel circuito finale. Ci saranno poche nazioni con una leader unica, una sarà il Belgio. L’Olanda non sapremo se avrà una capitana designata. Noi dovremo prendere vantaggio da queste situazioni e comportarci da squadra, come al solito.
La vittoria di Anna Kiesenhofer a Tokyo 2020 ha aperto le porte alle attaccanti, che saranno agguerritissimeLa vittoria di Anna Kiesenhofer a Tokyo 2020 ha aperto le porte alle attaccanti, che saranno agguerritissime
Nella prima parte di gara pensi potrà andare via un gruppo numeroso?
Penso proprio di sì, soprattutto dopo Tokyo. La vittoria della Kiesenhofer ha dato speranza a tante. Di contro direi che molte squadre alzeranno l’attenzione e controlleranno bene la gara. Nazioni come Danimarca o Australia, che non hanno nulla da perdere, attaccheranno fin da subito. Starà a noi, Persico e me, entrare nelle fughe e non collaborare se c’è un gruppo che non va bene. Rincorrere porterebbe a dimezzare la squadra e non è detto che si riesca a chiudere. Quindi bisogna anticipare le mosse.
Tu e Persico in anticipo, la Balsamo che ruolo potrà avere?
L’infortunio che ha avuto le ha condizionato l’approccio a questa parte di stagione. Ma il pronto recupero e la convocazione da parte di Sangalli sono dati significativi. Lei sarà quella che dovrà tenere duro, in teoria correre accanto alla Wiebes. Se arriveremo in volata giocheremo tutto su di lei.
Mentre in campo maschile il Giro d’Italia è ancora alle sue prime battute, fra le donne è già andato in archivio il primo grande giro. La Vuelta di Spagna quest’anno ha cambiato un po’ fisionomia, allineandosi al format di Giro Donne e Tour Femmes con oltre una settimana di tappe. Molto è cambiato nella corsa iberica, che si è rivelata estremamente combattuta e con un importante parterre in gara, quasi mutuato dalle Classiche delle Ardenne conclusesi nell’immediata vigilia.
Elena Cecchini è una di quelle che proprio venendo dalle classiche (anche se ha saltato l’ultima, la Liegi-Bastogne-Liegi) ha corso tutta la Vuelta e si è fatta un’idea precisa proprio di com’è cambiata, pilotando la compagna di squadra Demi Vollering verso il successo.
Per Elena Cecchini una Vuelta molto impegnativa, lavorando per la VolleringPer Elena Cecchini una Vuelta molto impegnativa, lavorando per la Vollering
«Io l’avevo corsa già lo scorso anno e ho trovato una prova molto cambiata, in meglio. Nel 2023 i problemi erano legati soprattutto agli spostamenti, si era partiti dall’estremo sud, da Valencia per concludere nei Paesi Baschi e questo aveva comportato, con un giorno di gare in meno, trasferimenti lunghissimi fra una tappa e l’altra. Lo avevamo fatto presente e gli organizzatori ci hanno ascoltato, quest’anno gli hotel erano tutti vicini».
Dal punto di vista tecnico?
E’ stata una gara molto dura, tanto è vero che le velociste non hanno avuto neanche una vera occasione per mettersi in mostra e giocarsi le proprie carte. Inoltre abbiamo trovato tanto vento. Ogni tappa aveva le sue difficoltà, infatti la classifica è stata molto diluita.
Kool era arrivata in Spagna puntando alle volate, senza trovare spazio per le sue aspirazioniKool era arrivata in Spagna puntando alle volate, senza trovare spazio per le sue aspirazioni
Secondo te è una corsa all’altezza degli altri due grandi giri?
Ora sì, non mancava di nulla e anche il roster era di quelli davvero qualificati, con molte protagoniste reduci dalle classiche, anzi direi che molte si sono preparate proprio nelle Ardenne per avere la gamba giusta in Spagna. Per certi versi potremmo anche dire che la partecipazione è stata superiore a quella delle altre due corse perché saranno più vicine in calendario e qualcuna sarà chiamata a una scelta. Io ho visto 8 tappe tutte competitive e di qualità, la strada imboccata è quella giusta.
E la collocazione temporale? Il fatto che sia così lontano nel tempo dall’omonima prova maschile è un vantaggio?
Difficile dirlo, bisogna considerare che la Vuelta fa da traino anche alle altre gare iberiche, ora ad esempio si sta correndo la Vuelta a Burgos e sugli organizzatori c’è un ricasco di partecipazione, anche perché per i team ci sono agevolazioni riguardanti i costi. A fine stagione poi credo che sarebbe complicato trovare un numero sufficiente di cicliste per ogni team, dopo una stagione stressante e considerando che i nostri roster non sono certamente ampi come quelli dei team maschili.
Per Faulkner successo di forza nella quarta frazione, a conferma della sua nuova dimensionePer Faulkner successo di forza nella quarta frazione, a conferma della sua nuova dimensione
Tu personalmente sei soddisfatta della tua Vuelta?
E’ stata durissima, lo posso proprio dire. Il vento è stato un fattore, per chi come me doveva fare il “lavoro sporco”, ossia chiudere le fughe e tenere al coperto la capitana. La terza tappa in particolare l’ho sentita molto, proprio perché a dispetto del vento alla fine si è arrivate tutte insieme. Per noi la Vuelta era un impegno centrale nella stagione, Vollering ci teneva moltissimo dopo che le era sfuggita per pochissimo lo scorso anno. Aveva fatto le Ardenne in crescendo, ma ha finito stanca proprio perché ogni giorno era una battaglia.
Eppure la gestione della campagna ardennese aveva dato adito a qualche voce, soprattutto nella Liegi era sembrato che non tutto nel vostro team fosse filato liscio…
Non penso che la squadra abbia sbagliato qualcosa, credo che alla fine la vittoria sia sfuggita perché Demi ha trovato atlete più fresche di lei allo sprint. Noi avevamo fatto tutto per bene, avevamo messo Bredevold nella fuga iniziale per darle un punto d’appoggio. Anche alla Freccia aveva perso perché Niewiadoma aveva avuto un maggior spunto. Ci sono anche le avversarie, non va mai dimenticato. Demi andava forte lo scorso anno come in questo.
Per Vollering due vittorie di tappa, le prime dopo una primavera fatta di troppi piazzamentiPer Vollering due vittorie di tappa, le prime dopo una primavera fatta di troppi piazzamenti
Le voci di mercato che la danno partente a inizio stagione hanno pesato su di voi, come team e individualmente?
Come team no, noi guardiamo all’oggi. Demi è una nostra compagna di squadra fino a fine stagione e noi lavoriamo per lei. Magari personalmente queste indecisioni le ha un po’ pagate, ma credo anche che, nei casi in cui Lotte Kopecky non c’era, la pressione su di lei sia stata maggiore. Credo anche che arrivare spesso vicina alla vittoria senza coglierla l’abbia un po’ destabilizzata. D’altronde in una corsa a tappe c’è più tranquillità, ci si confronta, c’è modo per rifarsi. In una classica ti giochi tutto e subito.
Tu che la conosci, l’hai vista diversa?
Non sono state giornate semplici. E’ difficile decidere che decisione prendere dopo che sei da 4 anni nello stesso team, ci sono tante considerazioni da fare. Demi poi è una ragazza molto sensibile, sa che è una decisione molto importante, teniamo sempre presente che per noi questo è un lavoro, ogni scelta ha mille influssi sulla nostra vita. Noi comunque, qualsiasi sia la sua decisione, siamo al suo servizio.
Il podio finale della corsa spagnola, con Vollering fra Markus e Longo BorghiniIl podio finale della corsa spagnola, con Vollering fra Markus e Longo Borghini
Tu in questi giorni sei a Parigi con la nazionale per visionare il percorso olimpico. Che impressione ne hai tratto?
La gara olimpica è straordinaria proprio perché è molto particolare, tatticamente quasi indecifrabile. Il gioco di squadra anche per chi come noi avrà 4 atlete in gara sarà molto diverso che da qualsiasi altra corsa. Il percorso è bello, per niente facile, con tante insidie. Il circuito cittadino è bellissimo, con le due salite da affrontare più volte. Sicuramente diverso da quello di Glasgow. Noi abbiamo molte chance, sia che la corsa si chiuda in volata perché Balsamo è una delle più forti al mondo allo sprint, sia che si sviluppi come una classica perché poche come Longo Borghini sanno che cosa fare in quei casi. Insomma, c’è da essere ottimisti, a prescindere da chi sarà convocata.
Corsa da campionessa a Plouay ed Elisa Longo Borghini aggiunge una perla al suo palmares. Era la prima corsa dopo l'altura. Ora Vuelta ed europei a Trento
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MONTALCINO – Entrando nella saletta c’erano cereali, uova sode e dei mirtilli su un tavolinetto sulla destra. Al centro, c’era invece la cucina dove una moka iniziava a sbuffare. E sulla sinistra accanto ad una colonna in mattoncini, era posizionata una grande cassetta da idraulico. Solo che al suo interno non c’erano guarnizioni o rubinetti, ma marmellate, gallette, fiocchi di avena, barrette… Era la “dispensa della colazione” della SD Worx.
SD Worx, la squadra femminile più forte del mondo. Le sue ragazze hanno vinto e continuano a vincere, tutto. E così hanno fatto anche alla Strade Bianche, lo scorso fine settimana. Prima Lotte Kopecky, terza Demi Vollering. Le ragazze della SD Worx appaiono inarrestabili.
Lo squadrone olandese ha portato i suoi mezzi sin qui. Una base suggestivaLe ragazze a colazione nella stanza comuneIl Podere San Giuseppe, una vera perla nel cuore della ToscanaElena Cecchini, ci ha mostrato gran parte della sistemazione toscanaLo squadrone olandese ha portato i suoi mezzi sin qui. Una base suggestivaLe ragazze a colazione nella stanza comuneIl Podere San Giuseppe, una vera perla nel cuore della ToscanaElena Cecchini, ci ha mostrato gran parte della sistemazione toscana
Come gli U23
Eppure questo squadrone nei giorni toscani ha vissuto una lunga vigilia un po’ diversa. Erano lì sin dal mercoledì prima della gara.
Ci si immagina che atlete di tale livello siano servite e riverite in un grande hotel, cosa che succede spesso, ma non sempre. Lotte e compagne infatti erano in ritiro in un agriturismo-borgo, sulle creste senesi. E facevano tutto da sole: dalla cucina al bucato.
In pratica Lars Boom, uno dei direttori sportivi,le ha portate presso il Podere San Giuseppe, lungo uno degli sterrati della Strade Bianche: quello di Pieve a Salti, che però la corsa femminile non affrontava. E qui le ragazze hanno vissuto in un vero e proprio ritiro. Solo che anziché avere una cuoca esterna, come accade spesso per gli under 23, le ragazze della SD Worx si alternavano loro stesse in cucina. Loro e la nutrizionista Shara Marche.
Per il bucato c’era un moderna lavatrice presso cui portavano i sacchetti e ognuna si prendeva cura del proprio.
Demi Vollering? Già pronta a partire…Il meccanico ha cambiato decine e decine di copertoniBucato fai da te… Ogni ragazza aveva il proprio sacchettoCecchini a colloquio con il meccanico e il team manager Danny Stam (a sinistra)Demi Vollering? Già pronta a partire…Il meccanico ha cambiato decine e decine di copertoniBucato fai da te… Ogni ragazza aveva il proprio sacchettoCecchini a colloquio con il meccanico e il team manager Danny Stam (a sinistra)
Vita da campagna
Con loro c’erano anche il meccanico e i massaggiatori… Insomma, a guardarli da fuori, potevano essere un grande gruppo di amici venuto a passare le vacanze in Toscana, visto che tra l’altro non mancavano la piscina e una vista panoramica pazzesca sulle colline senesi, su Montalcino e persino sul Monte Amiata. Un paradiso.
Per arrivare sin qui si salivano e scendevano colline. Si oltrepassavano dei pascoli e qualche casolare… ma ne valeva la pena.
Non è la prima volta che le atlete della SD Worx venivano qui. Gian Paolo Sandrinellile ospita già da qualche anno. Ma in precedenza andavano in un’altra struttura di Pieve a Salti. Ormai Gian Paolo ne conosce persino i gusti!
Le ragazze erano due per ogni “stanza-appartamento”. Lì dormivano e passavano il tempo in privato.
Al centro di questo piccolo antico caseggiato c’era un cortile, potremmo definirlo così, al cui centro c’erano dei tavolini che d’estate devono essere un incanto. Nei giorni della Strade Bianche, erano invece un appoggio di materiali e ruote per il meccanico, Tim Haverals, che lì vicino aveva posteggiato il suo motorhome.
Una delle porte che si affacciavano su questo cortile era quella della cucina e sala da pranzo. Era questo il fulcro del ritiro della SD Worx. E’ lì che ragazze e staff si ritrovavano per la colazione, il pranzo, la cena e le riunioni.
Una Kopecky ancora un po’ assonnata chiedi lumi al meccanico…Poco dopo eccola pronta per l’allenamentoBarbara Guarischi invece è già pronta ad inforcare la sua SpecializedLa stanza dei massaggiUna Kopecky ancora un po’ assonnata chiedi lumi al meccanico…Poco dopo eccola pronta per l’allenamentoBarbara Guarischi invece è già pronta ad inforcare la sua SpecializedLa stanza dei massaggi
Tra relax e gara
Un posto ideale per riposare bene, rilassarsi, fare gruppo e anche per allenarsi sugli sterrati. Per raggiungere il Podere San Giuseppe infatti, oltre al tratto sterrato della corsa, c’era da fare un ulteriore tratto, tra l’altro bellissimo, fuori strada.
Quando siamo andati a trovarle era la mattina della vigilia della corsa. Erano in tuta da riposo e ciabatte a fare colazione. Tazze fumanti e cereali accompagnavano la scena. C’era chi, come Elena Cecchini, parlava un po’ di più, forse anche per la sua innata gentilezza nel fare gli onori di casa da italiana… con noi italiani. E chi se ne stava più sulle sue, ancora un po’ assonata.
Alcune, vedi Barbara Guarischi,già avevano finito. Poco dopo si cambiavano anche le altre. E si radunavano sotto al pergolato, mettevano gli scarpini e si preparavano a partire.
Alle 10 in punto si parte. Tutte a ruota di Lotte…Vollering e Fisher-Black aspettano le altreCi si butta giù, tra scenari unici e Montalcino sulla collina nello sfondoE il giorno dopo eccole pronte per la corsa. Gian Paolo Sandrinelli, il proprietario del Podere, aveva preparato alle ragazze una porzione di pici a testa per il dopo garaAlle 10 in punto si parte. Tutte a ruota di Lotte…Vollering e Fisher-Black aspettano le altreCi si butta giù, tra scenari unici e Montalcino sullo sfondoE il giorno dopo eccole pronte per la corsa. Gian Paolo Sandrinelli, il proprietario del Podere, aveva preparato alle ragazze una porzione di pici a testa per il dopo gara
Ore 10, in sella
Il meccanico intanto continuava a cambiare copertoncini e camere d’aria. La partenza della sgambata pre-gara era prevista per le 10. Il cielo plumbeo non fermava i programmi: 35 chilometri con la prova di un settore sterrato. Boom era pronto. Le Specialized erano già schierate sotto al pergolato di legno nel cortile.
Ma ecco le 10. Si parte. Alla spicciolata, con Kopecky già in testa, le ragazze si buttavano a capofitto giù nella valle… con Montalcino all’orizzonte.
Barbara Guarischi è di buon umore. Il ritiro in Spagna ha lasciato buone sensazioni. La presentazione del Team SD Worx appena andata in scena nella sede di Protime a Mechelen, in Belgio, è stata il varo della nave. Una bottiglia di champagne e poi via con le corse: debutto l’8 febbraio con il UAE Tour. L’ultima gara per l’atleta di Ponte San Pietro era stato il mondiale gravel del 7 ottobre, sono passati tre mesi e mezzo. E anche se non c’è stato il tempo per annoiarsi, la voglia di gareggiare inizia a farsi sentire.
«Dipende da come arrivi a fine stagione – ammette sorridendo – ma quando sei lì, vorresti non fermarti per essere subito pronta. Ho staccato due settimane, ma siccome sono matta per lo sport, dopo i primi sette giorni di vero riposo, ho ricominciato a camminare in montagna, una cosa che adoro, e ad affacciarmi in palestra. C’è stato poco da aspettare. Se pianifichi la preparazione, metti dentro due ritiri e cominci con il lavoro, le settimane volano via…».
Il team olandese ha chiuso il 2023 al vertice del ranking UCI. Guarischi è la terza da destra (foto Team SD Worx)Lotte Kopecky super richiesta per le interviste (foto Getty Immages)Lorena Wiebes ha chiuso il 2023 con 13 vittorie (foto Getty Immages)Campionessa europea della crono e svizzera su strada, ecco Marlen Reusser (foto Getty Immages)Misha Bredewold è la campionessa europea, sorpresa sul Col du Vam (foto Getty Immages)La signora del Tour, del Romandia, della Freccia, della Liegi… Immensa, Demi Vollering (foto Getty Immages)La maglia iridata della strada, ma anche quelle della pista… Lei è Lotte Kopecky (foto Getty Immages)La presentazione ha richiamato come al solito un gran numero di appassionati (foto Getty Immages)Il team olandese ha chiuso il 2023 al vertice del ranking UCI. Guarischi è la terza da destra (foto Team SD Worx)Lotte Kopecky super richiesta per le interviste (foto Getty Immages)Lorena Wiebes ha chiuso il 2023 con 13 vittorie (foto Getty Immages)Campionessa europea della crono e svizzera su strada, ecco Marlen Reusser (foto Getty Immages)Misha Bredewold è la campionessa europea, sorpresa sul Col du Vam (foto Getty Immages)La signora del Tour, del Romandia, della Freccia, della Liegi… Immensa, Demi Vollering (foto Getty Immages)La maglia iridata della strada, ma anche quelle della pista… Lei è Lotte Kopecky (foto Getty Immages)La presentazione ha richiamato come al solito un gran numero di appassionati (foto Getty Immages)
Il ciclismo al top
Dal UAE Tour, la sua stagione non avrà soste fino alla Roubaix. Poi uno stacco, la Vuelta e le corse intorno. Un altro stacco e via al Tour de France. Sulla possibilità di essere convocata alle Olimpiadi ha messo una croce. Il mondiale di Zurigo sarà certamente troppo duro. Invece gli europei di settembre nel Limburgo potrebbero essere una buona occasione anche per giocare un ruolo da outsider e per questo dovrà arrivarci al 100 per cento. Il programma è potente e ambizioso. La squadra in cui corre da un anno ha chiuso il 2023 in testa al ranking UCI, con il doppio dei punti della Lidl-Trek: farne parte è motivo di orgoglio che cresce di mese in mese.
«Fino allo scorso anno – dice – non ci avevo mai pensato. Poi ho visto come si allenano e ho capito che cosa significa far parte di una delle più forti squadre al mondo. Entrarci per certi versi è stato facile, per altri ringrazio la presenza di Elena Cecchini che mi ha aiutato a capire anche alcune differenze anche culturali. Sono molto ligi al dovere, come piace a me. Ma a volte mi sono trovata davanti a cose nuove che non sapevo come affrontare. Ora abbiamo trovato una grande sintonia e partiamo con una bella intesa. Con Elena le stiamo un po’… italianizzando, nel senso che va bene essere rigorosi, ma quando si va fuori bisogna anche sapersi divertire.
«Da parte loro – prosegue la bergamasca, vincitrice nel 2022 dei Giochi del Mediterraneo – mi hanno mostrato il ciclismo in un’altra dimensione. La voglia di vincere non deve mai svanire, quando dovesse succedere, sarebbe il momento di riflettere sulla possibilità di ritirarsi. Però bisogna anche essere realisti e conoscere il proprio ruolo. Nelle grandi squadre nessuno è messo a caso e non sempre puoi arrivare alla fine e fare la tua corsa. E’ una scelta, non mi lamento. Potrei anche smettere adesso ed essere orgogliosa della carriera che ho fatto».
A ottobre, Guarischi ha partecipato alla Bellagio Sky Race: quasi 28 chilometri: metà a salire, il resto a scendereA ottobre, Guarischi ha partecipato alla Bellagio Sky Race: quasi 28 chilometri: metà a salire, il resto a scendere
Il sogno di bambina
Una risata. Magari qualche altro anno si può continuare, ma il senso del discorso arriva forte e chiaro. Si parla di lavoro, ma anche della realizzazione di un sogno: quello di una ragazzina che con caparbietà decise di dedicarsi al ciclismo, pur senza un briciolo di garanzia che l’avrebbe portata da qualche parte.
«La mia è stata una scelta – dice facendosi seria – sapevo che non potevo viverci. Forse fu una scelta azzardata e per questo la mia famiglia non dico che fu contro, ma continuò a raccomandarmi di andarci con i piedi di piombo. E in fondo avevano ragione. Come era cominciata, così poteva finire da un giorno all’altro. Invece è andata bene, ho avuto fortuna. Ma penso anche che alla fortuna certe volte devi dargli una spinta affinché giri a tuo favore. E ha funzionato.
«Ho fatto tante scelte che mi hanno portato dove sono. Ho imparato tanto su me stessa e sulla vita in generale. Ogni giorno sulla bici è una scuola da cui prendere quel che serve per costruire la propria strada. Stando in questa squadra sono migliorata tantissimo. Spesso esco sfinita dagli allenamenti, ma quando il fisico li metabolizza, i miglioramenti sono evidenti. Il fatto che le distanze di gara aumentino viene a nostro favore. Le leader sono contente, perché lavoravano già tanto. E anche io nell’ultimo anno ho aumentato di parecchio qualità e quantità».
Van der Breggen come direttore e allenatore: per Guarischi un confronto al top (foto Getty Immages)Van der Breggen come direttore e allenatore: per Guarischi un confronto al top (foto Getty Immages)
Un coach speciale
La regia delle sue fatiche è Anna Van der Breggen, direttore sportivo, ma anche preparatore. Barbara racconta che ancora adesso quando esce con loro in bici, continua a staccarle. E che la sua tendenza ad alzare l’asticella a un certo punto le ha portate a guardarsi negli occhi, per costruire una relazione ancora più produttiva.
«Fa un certo effetto pensare di averla come allenatore – spiega Guarischi e sorride per la battuta in arrivo – anche se a volte mi piacerebbe cambiarla… Stiamo lavorando tanto, a volte faccio fatica ad assimilare i lavori. Così a inizio anno sono andata a parlarle, perché mi dava allenamenti davvero tanto duri. Anna ha la mentalità di spingerti sempre in avanti e a quel punto dipende da come la prendi. Perché di base è giusto andare a cercare il limite, per capire dove crescere. Quando poi passa sull’ammiraglia, ha esperienza e carisma incredibile. Quando non ce la fai più o quando senti che sei vicina a mollare, quando non capisci il senso di tanta fatica, avere in macchina una persona che capisce cosa pensi fa la differenza fra mollare e tenere duro.
«Siamo davvero una grande squadra, sotto tutti i punti di vista. Le nuove bici, le SL8, sono davvero un materiale top di gamma. Ogni anno cerchiamo di lavorare sulla posizione, per essere più performanti, ma anche comode viste le distanze superiori. Cerchiamo di diventare sempre più professionali in tutto, anche nell’alimentazione. Sto facendo il lavoro dei miei sogni nella miglior squadra del mondo, sono davvero contenta».
Chiuso il capitolo delle Classiche è il momento di guardare nel nella primavera delle azzurre, l'assenza di Longo Borghini si è fatta sentire ma non è tutto da buttare, anzi...
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Prima Persico e Consonni. Poi Bertizzolo, Gasparrini e Bertogliati. Infine il cittì Paolo Sangalli. Ci serve un parere a confutazione: bussiamo alla porta di Elena Cecchini. Da più parti arriva la conferma di come il ciclismo femminile stia aumentando le intensità e le percorrenze, con crescente pressione sulle ragazze, spinte ad aggiungere attenzioni ed elementi alla loro professionalità. In qualche modo si ha la sensazione che mentre le più esperte siano pronte per fronteggiare l’incremento, le giovani rischino di scottarsi la mano. Bertogliati ad esempio non è certo che tutte le ragazze siano pronte per arrivi impegnativi come Tourmalet, Alpe d’Huez e Block Haus.
Fra le squadre il divario è palese e allora abbiamo chiesto un parere alla friulana, punto di forza della SD Worx che nel 2023 ha dominato in lungo e in largo, dimostrando di non avere problemi nel gestire alti carichi di lavoro. Per i quali peraltro, come ci avevano raccontato Barbara Guarischi e poi la stessa friulana, si allenano con attenzione certosina. Che cosa pensa Elena delle osservazioni che abbiamo raccolto?
«Oltre alla distanza e alle ore – ragiona ad alta voce – cresce anche l’intensità durante la gara. Le classiche di inizio stagione sono estenuanti, perché alle tre ore e mezza o anche quattro ore di gara si unisce il fatto che non c’è mai un momento tranquillo. Noi in squadra facciamo volume, ma ancora più importante è l’intensità. Puoi fare 5-6 ore in bici una volta ogni dieci giorni o due volte al mese, però sicuramente non deve essere quella la base dell’allenamento».
Guarischi, qui proprio con Cecchini e Wiebes, è arrivata nel 2023 alla SD Worx e ha notato subito la differenza nei carichi di lavoroGuarischi, qui proprio con Cecchini, è arrivata nel 2023 alla SD Worx e ha notato subito la differenza nei carichi di lavoro
Sofia Bertizzolo dice che proprio a causa dell’indurirsi delle tappe, le atlete di classifica non potranno lottare ogni giorno anche per le tappe, lasciando via libera alle fughe. Secondo te è possibile?
Dipende tanto da come sono disegnate le gare a tappe. Al Giro del 2021, la Van der Breggen attaccò il secondo giorno, diede tre minuti a tutti e poi tirò i remi in barca fino all’ultima tappa, perché il percorso le permise di risparmiarsi. Al Tour dell’anno scorso invece non c’erano molte situazioni di risparmio, per cui la fuga può anche andare, ma se si muove una di classifica, non puoi restare a guardarla. Perlomeno, se anche non vuoi attaccare in prima persona, devi seguirla. E poi non dimentichiamo che certe dinamiche sono possibili per gli uomini perché loro hanno 20 giorni di gara. Noi nei grandi Giri ne abbiamo 7-8, per cui se sei in una condizione fisica impeccabile, qualche volta puoi anche permetterti di sprecare.
Hai la percezione dell’accelerazione di cui parla Bertogliati?
La percepisco e vedo che non è una crescita omogenea, come penso non ci sia quasi in nessun altro ambiente. Se guardiamo anche altri sport, vedi quelli super attrezzati e quelli che a livello individuale fanno più fatica. Probabilmente dipende dal fatto che il bacino è limitato, le ragazze non sono abbastanza. C’è una grande richiesta a livello di gare, ma fra le squadre c’è una forte disparità tra le migliori al mondo e quelle che stanno cercando di diventarlo. Non si può fare tutta l’erba un fascio, perché secondo me le donne si impegnano sempre, specie adesso che a livello salariale iniziamo ad avere buoni riscontri. Ora una ciclista sa che può vivere di quello e cerca di farlo al meglio. Per cui nella mia squadra vedo che le giovani iniziano a guadagnare e non hanno problemi a investire per andare in altura oppure al caldo d’inverno, per arrivare alle gare nella miglior condizione possibile.
Niamh Fisher-Black è arrivata alla SD Worx nel 2022 a 21 anni e si è subito ambientata. Qui vince allo Svizzera 2023Niamh Fisher-Black è arrivata alla SD Worx nel 2022 a 21 anni e si è subito ambientata. Qui vince allo Svizzera 2023
C’è il rischio che per ampliare il bacino si rischi di premere troppo sulle più giovani?
Credo che le ragazze giovani vengano comunque rispettate, anche se chiaramente dipende dalla squadra. Se ha atlete esperte, può permettersi di non fare pressione sulle ultime arrivate. Ma io sono del parere che prima inizi a fare esperienza e meglio è. Per cui benengano i development team, però noi abbiamo avuto ragazze come Fisher Black o la Schakley che sono passate dagli juniores e dopo un solo anno erano con noi e si sono adattate benissimo. Hanno capito come funziona. Non abbiamo la fretta degli uomini, in cui a 18-19 anni devi essere già pronto e se non vinci, non sei nessuno, come purtroppo pensano in tanti. Nelle donne, visto il tipo di corse e di attività, prima di capire se una ragazza ha dato tutto oppure ha margini, si possono aspettare anche i 24-25 anni.
Tutto questo innalzamento di prestazioni ha avuto un impatto sulla quotidianità di Elena Cecchini?
Sicuramente, ma quella che è cambiata è stata in primis la vita a casa, non solo in ritiro. Le squadre si sono attrezzate, abbiamo tutte delle nutrizioniste, delle chef, abbiamo il dottore a casa. La cura del dettaglio e dell’alimentazione è fondamentale, ma anche quanto dormi. L’allenamento di per sé è l’ultima cosa ed è anche quella più facile per noi atleti. Sei talmente tanto abituato a stare in bici, che fare un’ora di più non ti pesa.
All’attacco ai mondiali di Glasgow, Cecchini riceve ordini dal cittì Sangalli, fermo a bordo stradaAll’attacco ai mondiali di Glasgow, Cecchini riceve ordini dal cittì Sangalli, fermo a bordo strada
Questo rende più facile, tra virgolette, fare l’atleta o lo rende più impegnativo?
E’ un equilibrio. Secondo me ci sono delle giornate in cui te lo rende più facile, sei più predisposto e magari hai il piano alimentare o un protocollo da seguire. Per esempio io lavoro con Erica Lombardi e per me è molto facile avere questo equilibrio. Ma quando ci sono giornate in cui le dico che voglio fare di testa mia, lo faccio senza problemi. Non dimentichiamoci che la componente più importante rimane sempre la testa. E se ci sono giorni in cui una cosa non la vuoi fare, non la fai. E’ salutare e importante trovare sempre un equilibrio e soprattutto circondarsi di gente che capisca che non siamo delle macchine, ma siamo degli esseri umani. Nonostante le distanze superiori e le salite impossibili, rimaniamo degli esseri umani.
Elia Viviani è in viaggio verso Milano, oggi (giovedì per chi legge) ha degli appuntamenti che cascano proprio in una di quelle giornate uggiose d’autunno, dove la luce non passa dalle spesse nuvole grigie. Niente a che vedere con le soleggiate giornate vissute negli Stati Uniti, tra Las Vegas e Los Angeles.
«Prima ho un evento di Garmin – racconta dalla macchina – e poi sono ospite in una trasmissione radio. Sono partito presto, verso le 8 e anche a Monaco c’era brutto tempo, quindi questi impegni cascano bene (dice scherzando, ndr)».
Elia Viviani ha chiuso la stagione vincendo una tappa al Tour of GuangxiElia Viviani ha chiuso la stagione vincendo una tappa al Tour of Guangxi
Poche vacanze
La stagione del velocista della Ineos è finita tardi, ad ottobre inoltrato con il Tour of Guangxi, dove ha conquistato la vittoria nella prima tappa. Una volta rientrato è stato il tempo di mettersi l’abito, c’erano un po’ di matrimoni ai quali non si poteva mancare.
«Prima quello di Simone Consonnicon Alice – dice – poi quello tra Elisa e Jacopo (Longo Borghini e Mosca, ndr). Ci siamo divertiti un sacco, ma Elena (Cecchini, ndr) ed io non siamo riusciti a fare una vera e propria vacanza. Siamo andati una sola settimana a Sharm El Sheik e niente più. Considerando che io inizio la stagione in Australia a gennaio, il tempo a disposizione era davvero poco. In più sempre in Australia dal 2 al 4 febbraio c’è una tappa di Coppa del mondo su pista. E’ stata una mia decisione quella di finire tardi e iniziare presto, con l’avanzare degli anni ho visto che è meglio non staccare troppo, due settimane sono perfette».
A fine stagione ci sono stati i matrimoni degli amici, prima quello di Simone Consonni e Alice AlgisiE poi quello di Jacopo Mosca ed Elisa Longo Borghini A fine stagione ci sono stati i matrimoni degli amici, prima quello di Simone Consonni e Alice AlgisiE poi quello di Jacopo Mosca ed Elisa Longo Borghini
Ti abbiamo visto pedalare insieme a Elena negli Stati Uniti, ma prima eravate al Gran Premio di Formula Uno a Las Vegas…
Sì, diciamo che abbiamo unito l’utile al dilettevole. C’era questa possibilità di andare a vedere il Gran Premio a Las Vegas, una volta concretizzata abbiamo deciso di portarci dietro anche le bici per allenarci. Ero ancora in quel periodo di preparazione dove non si fanno lavori specifici, ma tante ore a bassa intensità.
Che esperienza è stata quella del mondo della Formula Uno?
Non eravamo mai stati a vedere una gara, nonostante abitiamo a Monaco. E’ nata questa occasione grazie a degli amici che lavorano in questo mondo e abbiamo colto la palla al balzo. Sia Elena che io conosciamo il fisioterapista di Fernando Alonso, Fabrizio Borra, e anche Stefano Domenicali, capo della Formula Uno, che ringraziamo dell’esperienza. C’è stato tanto spazio per lo sport, ma altrettanto per lo spettacolo. Las Vegas era piena di personaggi famosi come Rihanna e David Beckham. Tra qualifiche e gare, gli spettacoli erano continui. Concerti, fuochi d’artificio e tutto il resto…
A metà novembre tappa negli USA per il GP di Formula 1 a Las Vegas, qui con Alonso e il suo fisioterapista Borra (a destra)Una foto ricordo sulla griglia di partenza del circuito cittadino di Las VegasTappa negli USA per il GP di Formula 1 a Las Vegas, qui con Alonso e il suo fisioterapista Borra (a destra)Una foto ricordo sulla griglia di partenza del circuito cittadino di Las Vegas
Due giorni di immersione totale?
Assolutamente, siamo stati anche nel box dell’Alfa Romeo grazie a Tiffany Cromwell che è stata compagna di squadra di Elena ed è la fidanzata del pilota Valtteri Bottas. Abbiamo vissuto le qualifiche da dentro, con le cuffie, respirando l’atmosfera della pista. Qualche meccanico mi ha anche riconosciuto ed ha voluto fare delle foto con me.
Nel ciclismo mai visto una cosa simile?
Un evento che si avvicina tanto a quello che abbiamo vissuto a Las Vegas è la Sei Giorni di Gand, dove oltre alla corsa il pubblico vive tanti momenti diversi. Su strada, probabilmente, vi direi il Giro delle Fiandre. Anche in quel caso la corsa passa più volte sulle stesse strade e l’organizzazione mette in piedi delle hospitality incredibili. E nell’ora di attesa della corsa vanno in scena spettacoli e tanto altro.
Viviani e Cecchini hanno approfittato per pedalare su strade nuove: quelle intorno a Los AngelesViviani e Cecchini hanno approfittato per pedalare su strade nuove: quelle intorno a Los Angeles
Finita la gara avete attaccato una settimana di pedalate, com’è stato?
Bellissimo, davvero. Ci siamo spostati a Los Angeles, dove nel 2013 ero stato con la Cannondale per una presentazione del team. In più alcuni miei compagni di squadra vanno spesso lì durante le vacanze, infatti abbiamo incontrato Thomas ed abbiamo pedalato insieme. I percorsi sono incredibilmente belli, la ciclabile di Venice Beach è da cartolina. Poi bastava spostarsi verso l’interno e non c’era nemmeno traffico. Elena ed io ci siamo ripromessi di fare due settimane a pedalare da quelle parti.
Gli allenamenti come procedono?
Bene, da settimana scorsa ho cambiato passo. Il primo periodo, da inizio novembre al 20, ho fatto un aumento progressivo di ore con intensità basse. Anche in America ho aggiunto qualche salita alle uscite, ma fatta in maniera blanda. Dal 20 novembre al 4 dicembre, data in cui partirò per il ritiro, ho aumentato il ritmo ma non troppo. Ho tre blocchi di lavoro che mi serviranno per cambiare marcia.
Cecchini e Viviani a ruota di Thomas alla scoperta delle strade intorno a Los AngelesCecchini e Viviani a ruota di Thomas alla scoperta delle strade intorno a Los Angeles
Nello stesso periodo c’è stato il ritiro a Noto della nazionale di pista, tu e Villa vi eravate confrontati su una tua possibile assenza?
Al ritiro di Noto non era presente nessuno dei corridori principali, era un ritrovo per gettare le basi della strada, riservato in particolare alle donne, ai ragazzi U23 e quelli che militano nelle continental. Anche nei ritiri di dicembre noi corridori dei team WT passeremo più tempo con le squadre. Il primo ritrovo dove siamo chiamati tutti ad essere presenti è quello prima di Natale, dal 20 al 23 dicembre. In quel caso Villa non ammetterà assenze.
«Caro Daniele mi hai fregato!».E’ questa la battuta che Elena Cecchini ha rivolto al cittì del cross – e del gravel – Daniele Pontoni. Una battuta che si riferiva proprio al gravel, specialità dalla quale l’atleta della SD Worx sembra sia rimasta stregata.
I fatti. E’ estate e Pontoni chiede ad Elena se le va di provare il gravel. In palio dapprima la maglia azzurra agli europei e poi forse anche quella per i mondiali. Gli appuntamenti arrivano a fine stagione e Cecchini accetta. Curiosità, e il fatto di non fermarsi troppo presto per lo stacco invernale, inducono la friulana ad accettare. Da quel momento si apre un mondo.
Due friuliani in foto: Cecchini con il cittì Pontoni. Amicizia di lungo corso ma prima esperienza di lavoro insiemeDue friuliani in foto: Cecchini con il cittì Pontoni. Amicizia di lungo corso ma prima esperienza di lavoro insieme
Elena, e così Pontoni ti ha fatto innamorare del gravel, ti abbiamo visto pedalare sullo sterrato anche dopo questi due appuntamenti in azzurro…
Diciamo che mi è piaciuta tutta questa cosa! Le cose sono andate così: durante l’inizio dell’off-season volevo fare un’uscita e ho deciso di farla in gravel. Io ho fatto la mia primissima esperienza con questa disciplina giusto in Belgio, per l’Europeo. Lì c’erano anche i cugini De Marchi. Così ho chiesto a loro se in Friuli c’erano dei bei percorsi per fare gravel.
E loro?
Mi hanno risposto: «Sì, sì… è bellissimo, abbiamo dei percorsi stupendi». In quei giorni ero ad Udine e così mi sono scaricata una traccia di una sessantina di chilometri e sono andata. Mi sono divertita molto. Ho intersecato spesso le strade che facevo su strada, ma con queste deviazioni gravel.
Quindi si può rifare?
Sì, sì… Alla fine la verità è che questa specialità è arrivata nel momento giusto. Ero a fine stagione, io dovevo comunque risalire in Olanda per fare alcune cose con la squadra e l’europeo non era troppo distante. Da sempre ho fatto solo strada e pista e non sapevo quanto questo potesse aiutarmi. Ma Barbara Guarischi, che è in squadra con me, mi ha detto di venire, di provare, che ci saremmo divertite. Lei aveva fatto questa esperienza anche lo scorso anno (era la tricolore in carica, ndr). Così mi sono ritrovata a debuttare all’europeo. Ed è stata una tra le gare più dure che abbia fatto in vita mia per l’intensità con cui si è corso.
Esordio col botto per Cecchini, terza all’europeo alle spalle della compagna di club Wiebes (prima) e della crossista Fem Van Empel (seconda)Esordio col botto per Cecchini, terza all’europeo alle spalle della compagna di club Wiebes (prima) e della crossista Fem Van Empel (seconda)
Per il prossimo anno pensi che potresti valutare qualche evento?
In effetti ho dato uno sguardo al calendario, perché con il ranking se sei messa bene in classifica parti più avanti e questo ti consente di fare un grande sforzo in meno. Se in primavera o in qualche momento idoneo della stagione si potrà fare qualche gara magari ci si potrà organizzare.
Quindi l’interesse c’è…
Vediamo! La squadra ha dato l’okay. Specialized chiaramente è interessata, nessuno ci ha messo i bastoni tra le ruote, abbiamo tutte una certa libertà. E poi ho notato che è un ottimo allenamento per la strada: si fa parecchio endurance, perché comunque le gare durano ore, ma con tanta intensità. Un’intensità così prolungata non è cosa da poco. E ancora dico che in generale mi è piaciuto moltissimo. Mi è piaciuto anche l’ambiente.
Cioè?
E’ stato anche bravo Pontoni secondo me. Conosco Daniele da una vita, anche se non avevo mai lavorato con lui. E credo che lui si stata la chiave di volta di tutto. In nazionale si respirava davvero un clima di divertimento, pur mantenendo quella serietà necessaria visto che in palio c’erano delle medaglie. Pontoni ha creato un bel gruppo, nonostante fosse molto eterogeneo: c’erano stradisti, biker, crossisti… Forse ci ha aiutato anche il fatto che la componente friulana era corposa. Ma nel complesso tutti ci siamo divertiti tantissimo.
Anche tecnicamente Elena potrà trarre vantaggio da questa specialità (foto Instagram)Anche tecnicamente Elena potrà trarre vantaggio da questa specialità (foto Instagram)
Insomma ci sono aspetti fisici e tecnici importanti in tutta questa vicenda. Ci puoi dire la cosa che ti è piaciuta di più in tutta questa nuova avventura?
Mi è piaciuto il fatto che da tanto tempo non riuscivo a divertirmi così in gara. Mi spiego: correndo solo su strada sei più concentrata, hai inevitabilmente qualche pressione in più. Queste volte invece sono stata più spensierata. Se sbagliavo una curva non era un dramma, non era un problema. Su strada questo non sempre è possibile in quanto è il mio lavoro. Ma questa esperienza mi insegnato questo nuovo approccio mentale alla gara.
Quindi agli aspetti fisici e tecnici dobbiamo aggiungere anche quelli mentali. E invece una cosa che non ti è piaciuta?
Non mi è piaciuto il fatto che si tratta di corse ufficiali in cui si assegnano maglie e medaglie e dopo 3 minuti partono atleti uomini “non-pro”. Ciclisti senza una licenza da professionisti, che poco dopo si sono mischiati nella nostra corsa. A quel punto per tutte noi si è trattato di sopravvivere alle loro ruote. Per fortuna al mondiale eravamo solo donne e infatti è andata meglio, anche da un punto di vista tattico. C’è stata una gara più lineare. Almeno so che l’UCI ci sta lavorando. Di certo questo gravel è una disciplina coinvolgente e che attira tante persone.
Elena Cecchini ci ha portato di nuovo nel mondo della SD Worx, lo squadrone WorldTour del ciclismo femminile. Se quest’anno il faro tra gli uomini è stata la Jumbo-Visma, la stessa cosa ha fatto il team olandese fra le ragazze: 63 vittorie tra cui il Tour de France Femmes, tante classiche e da ieri hanno primeggiato persino nel gravel! Prima Wiebes, terza Cecchini nel campionato europeo in Belgio.
«Di questo europeo gravel, me lo aveva chiesto a luglio Daniele Pontoni – ha detto Cecchini – che conosco da quando sono una bambina. Alla fine è stata un’esperienza interessante e un modo anche per non concludere troppo presto la stagione, visto che la squadra aveva chiuso col Romandia (metà settembre, ndr).Io ero un po’ scettica, ma poi anche Barbara Guarischi ci andava e allora ho colto questa occasione. In allenamento, nei giorni prima dell’europeo mi sono divertita. Le sensazioni erano buone, ma non mi aspettavo di andare così».
I risultati, tanti ed importanti, che hanno portato a casa le ragazze della SD Worx sono frutto di grandi atlete chiaramente, di tanto lavoro ma anche di tanta meticolosità come tra l’altro ci diceva qualche giorno fa Barbara Guarischi, che giusto quest’anno si è unita alla compagine olandese. Lei ha così potuto notare questo cambiamento. Con Elena già avevamo fatto un viaggio nel mondo SD Worx, ma era più un viaggio a tutto tondo, stavolta parliamo di preparazione.
Elena Cecchini (classe 1992) in azione ieri all’europeo gravel di Oud-Heverlee in BelgioElena Cecchini (classe 1992) in azione ieri all’europeo gravel di Oud-Heverlee in Belgio
Elena, partiamo proprio dalle parole di Guarischi, circa la meticolosità che c’è in SD Worx. Barbara ha parlato anche di carichi di lavoro importanti. E’ così?
Non penso che ci siano carichi maggiori, ma sicuramente da noi c’è un’intensità media più alta che in altre squadre. Siamo 14 atlete il cui valore è alto e magari negli allenamenti si fa di più. E non mi riferisco tanto agli specifici, che sono liberi anche perché ognuna di noi ha il proprio coach, quanto alle andature medie.
Il passo è sempre buono insomma…
Esatto. Penso non tanto al ritiro di dicembre quanto a quelli di gennaio e febbraio che sono volutamente impegnativi. Il fisico si adatta a tutto, ma serve consapevolezza sui carichi da fare. Io non posso fare gli stessi lavori di chi ha più talento di me. Bisogna conoscersi e trovare il proprio limite. E questo per me è un aspetto chiave di questa squadra: ci lasciano libertà, appunto con il preparatore, e per me è qualcosa che funziona.
Quindi preparatore personalizzato, però poi andate tutte forte allo stesso momento quando serve. I coach personali si coordinano con quelli della squadra?
Se c’è bisogno sì. Poi oggi con TrainingPeaks accedono ai tuoi dati sia i tecnici della SD Worx che quelli personali. Funziona così: prima della stagione io atleta dichiaro gli obiettivi che vorrei centrare, il team li valuta, si tira giù un calendario e poi la palla passa al preparatore per far sì di essere al meglio per quegli obiettivi. Che poi solitamente sono due picchi intervallati da una parte di scarico nell’arco della stagione. Questo ti aiuta moltissimo nel responsabilizzarti.
Come hai detto tu prima: serve consapevolezza.
Questo è buon modo di lavorare. Per me non esiste una preparazione migliore o peggiore, giusta o sbagliata, semplicemente devi credere in ciò che fai e perché lo fai. Credo sia questo un passaggio importante del nostro metodo di lavoro.
Elena, proviamo ad entrare un po’ più nel dettaglio. Facciamo una “settimana tipo” di un’atleta SD Worx a febbraio, quando i carichi di lavoro sono importanti.
La nostra settimana è fatta di due blocchi di lavoro di tre giorni intervallati da uno di scarico o riposo. Però, se si è stanche, il secondo blocco potrebbe diventare due giorni di carico e uno di scarico.
La SD Worx in allenamento a gennaio durante il ritiro. Vista la qualità delle atlete i ritmi sono sempre sostenutiLa SD Worx in allenamento a gennaio durante il ritiro. Vista la qualità delle atlete i ritmi sono sempre sostenuti
Lunedì?
Tre ore. Si tratta di un allenamento intenso con delle volate.
Martedì?
Quattro ore con lavori in soglia o sopra la soglia. Anche in salita può capitare.
Mercoledì?
Cinque ore, è il classico allenamento di endurance che comprende anche due o tre salite lunghe, quindi dai 20′ in su.
Giovedì?
Scarico o riposo. E’ una nostra scelta. Io solitamente faccio riposo assoluto, ma può capitare anche che faccia un’oretta facile, facile. Dipende dal livello di stanchezza.
Venerdì?
Di nuovo tre ore. E’ un giorno duro in quanto intenso. Facciamo degli sforzi corti che non sono proprio delle volate, ma ripetute un po’ più lunghe. Non so, 8×30” a tutta… magari senza un recupero fisso, ma nell’arco delle tre ore.
Sabato?
Quattro ore con ripetute in salita al medio o anche di più, dipende dal livello di stanchezza anche in questo caso.
Infine domenica?
Cinque ore: quindi di nuovo la distanza. Ma se si è stanche si anticipa il giorno di riposo.
Secondo Elena non si tratta solo di preparazione, certi risultati arrivano grazie al buon clima che c’è in squadraSecondo Elena non si tratta solo di preparazione, certi risultati arrivano grazie al buon clima che c’è in squadra
Guarischi parlava di questa meticolosità, ma tu che di squadre importanti ne hai viste è davvero così? E’ questo il segreto della SD Worx?
Io credo che andiamo forte non perché siamo meticolosi come la Jumbo-Visma, per dire, ma perché nel complesso lavoriamo duro e siamo consapevoli. Io credo che conti moltissimo la sintonia del gruppo. Tra di noi siamo molto chiare. C’è una bell’atmosfera, ci sacrifichiamo l’una per l’altra e ci divertiamo anche. Mi rendo conto che la mia non è una riposta molto scientifica! Ma se la mettiamo su questo piano posso assicurarvi che ci sono squadre molto più meticolose della nostra.
A questo punto non ti possiamo non chiedere quali sono queste squadre…
La Canyon Sram per esempio (squadra in cui Elena è stata per cinque stagioni prima di passare alla SD Worx, ndr). Lì sono molto più meticolosi nella cura della crono per esempio, nella programmazione che è più a breve scadenza e cadenzata. C’è una tipica mentalità tedesca. Anche loro vincono, ma anche perché hanno atlete fortissime.
Il 2023 che sta facendo scorrere i titoli di coda ha mandato in scena anche i primi ruoli da protagonisti di due fratelli che arrivano da molto lontano. Quelli di Finn e Niamh Fisher-Black sono copioni ancora agli albori per farne diventare un colossal, ma intanto quest’anno si sono tolti entrambi la soddisfazione di essere protagonisti per un giorno, tagliando il traguardo in solitaria per la loro prima vittoria da pro’.
I due Fisher-Black sono figli del nuovo millennio (Niamh è del 2000, Finn più giovane di un anno) ma soprattutto sono figli di un mondo agli antipodi dal nostro. Nascono in Nuova Zelanda poi crescono corridori in Europa, dove stanno trovando l’affermazione. Tra aprile e giugno – nello spazio di 70 giorni – hanno timbrato il proprio cartellino. Finn, forse un po’ a sorpresa, ha conquistato la prima tappa del Giro di Sicilia illuminando la Valle dei Templi di Agrigento con una stoccata da perfetto finisseur. Niamh ha replicato al fratello due mesi dopo cogliendo la quarta frazione del Tour de Suisse sulle alte colline di Ebnat-Kappel grazie ad un allungo poderoso negli ultimi metri di gara. Tuttavia il loro nome non è una novità nel panorama internazionale. Anche se Niamh l’abbiamo conosciuta da vicino al Giro Donne 2022, abbiamo provato a ripercorrere il percorso dei due giovani neozelandesi.
A braccia levate ad Agrigento al Giro di Sicilia. Per Finn è il primo successo da pro’Niamh vince il mondiale U23 nel 2022 davanti a Georgi e BauernfiendA braccia levate ad Agrigento al Giro di Sicilia. Per Finn è il primo successo da pro’Niamh vince il mondiale U23 nel 2022 davanti a Georgi e Bauernfiend
Le prime pedalate da rivali
I fratelli Fisher-Black hanno iniziato a pedalare molto giovani in sella ad una Mtb disputando gare su una pista di cemento di cinquecento metri che circondava un campo da rugby (sport nazionale) nella loro città natale di Nelson, a nord dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda. Finn fu il primo a partecipare e Niamh riavvolge il nastro della memoria.
«Ero un po’ spaventata per correre – ricorda la sorella – quindi ho preferito guardare la sua corsa. Quando però ho visto che aveva vinto una sorta di medaglia sono stata un po’ invidiosa e così mi sono detta che la settimana dopo avrei corso anch’io. A quel punto non ho potuto più tornare indietro nella decisione. La competizione fra fratelli può creare dipendenza e abbiamo scoperto che potevamo esserlo fra noi, migliorandoci. All’epoca volevo ottenere un premio prima di lui o addirittura batterlo. In pratica questo è ciò che ci ha motivato col passare degli anni».
Finn e Niamh (che si pronuncia “Niif”) sono molto legati anche se si vedono poco durante la stagione (foto instagram)Finn e Niamh (che si pronuncia “Niif”) sono molto legati anche se si vedono poco durante la stagione (foto instagram)
«E’ verissimo ciò che racconta lei – le fa eco Finn sorridendo – qualunque cosa facesse lei, io avrei voluta farla meglio. E’ stato fantastico perché ci spingevamo davvero a vicenda cercando di essere uno migliore dell’altra. Niamh per un breve periodo è stata più veloce di me però so che lei ricorda poco volentieri il periodo in cui ho iniziato ad essere più forte io. Lei dice che era frustrante ma abbiamo imparato da giovanissimi che lavorando assieme in gara potevamo avere la meglio sugli avversari. Oggi mi sento di dire che la nostra rivalità da bambini si è trasformata in rispetto e sostegno reciproci».
Ammirazione fraterna
La storia di Niamh e Finn Fisher-Black è simile a quella di tanti fratelli che gareggiano e vincono nel medesimo sport. Adesso sono atleti di formazioni al top che credono fortemente in loro. Niamh corre per la SD-Worx, Finn per la UAE Emirates. Entrambi sono in rampa di lancio e l’uno è orgoglioso dell’altra quando arrivano i grandi risultati.
«Ho sempre ammirato il mio fratellino (come lo chiama confidenzialmente ancora oggi, ndr) – dice Niamh – ed anche se sono io ad aver vinto il primo titolo internazionale su strada prima di lui (il mondiale U23 a Wollongong nel 2022, ndr), gli chiedo sempre consigli. In verità è lui quello che è sempre stato bravo a vincere le gare. Gliel’ho visto fare in tante corse, perché lo guardo sempre se non sono alle corse anch’io. Però è anche vero che Finn spesso mi fa domande. Anche questo nostro continuo confronto è un vantaggio per le nostre rispettive carriere».
La Nuova Zelanda conferma tra gli juniores la sua scuola nell’inseguimento a squadreFinn festeggia il mondiale appena conquistato col quartetto juniores nel 2018La Nuova Zelanda conferma tra gli juniores la sua scuola nell’inseguimento a squadreFinn festeggia il mondiale appena conquistato col quartetto juniores nel 2018
«Durante l’anno – prosegue la sorella – siamo entrambi molto lontano da casa. Se attraverso un momento difficile oppure ho nostalgia della nostra terra, so che lui capisce quella sensazione. E’ bello avere qualcuno con cui relazionarsi e quindi tirarsi su di morale».
«Mia sorella – ribatte Finn virando l’argomento sul piano tecnico – è una persona che si adatta bene alle giornate difficili in corsa e alle gare a tappe. I suoi progressi in queste gare sono evidenti. Benché fisicamente sia piuttosto minuta, l’esatto contrario mio (Niamh è alta 1,60 metri, Finn invece 1,90, ndr), è un’atleta molto potente e forse più di una semplice scalatrice».
Finn “olandese”
Ben prima del titolo iridato di Niamh nel 2022, Finn era stato campione del mondo juniores nell’inseguimento a squadre ad Aigle nel 2018. La Nuova Zelanda d’altronde è sempre stata una Nazione con grande tradizione in pista. E’ stato però nel 2020 che hanno vissuto un paio di giorni di festa assieme. Finn vince il campionato nazionale U23 a crono, Niamh centra il titolo elite su strada.
Nel 2021 Fisher-Black aiuta Vingegaard a vincere la Coppi&Bartali. All’ultima Vuelta sono stati avversari diretti nella sedicesima tappaFinn Fisher-Black ha disputato una bella Vuelta, scoprendo nuove doti di sèNel 2021 Fisher-Black aiuta Vingegaard a vincere la Coppi&Bartali. All’ultima Vuelta sono stati avversari diretti nella sedicesima tappaFinn Fisher-Black ha disputato una bella Vuelta, scoprendo nuove doti di sè
«E’ stato davvero speciale – racconta il fratello – perché ricordo di aver tagliato il traguardo ed aver sentito che anche Niamh aveva vinto. Entrambi eravamo al nostro primo anno in Europa. Io ero stato preso dal Devo Team della Jumbo-Visma, lei dalla Bigla. Quindi è stato bello conquistare e indossare le maglie nazionali durante quella stagione».
«Personalmente – continua Finn – anche in pista ho passato belle giornate. Come quando ho battuto il record mondiale juniores dell’inseguimento individuale ai campionati neozelandesi nel 2019. Quella mattina non me lo sarei mai aspettato. E’ stato proprio quel risultato a dare una svolta alla mia carriera visto che un mese dopo ero su un aereo per andare a correre in Europa».
Fu preso infatti dal team Willebrord Vil Vooruit, una sorta di vivaio antesignano del Devo Team Jumbo-Visma, dove alcuni suoi compagni furono Kooij, Tulett, Van Sintmaartensdijk.
Niamh globetrotter
Nel 2019 anche Niamh era su quel volo primaverile verso l’Europa. Lei lasciava il Team Mike Greer Homes con cui comunque aveva corso il Thuringen Tour, mentre Finn salutava il Team Skoda Racing. La destinazione della sorella era la Bigla Pro Cycling, con cui farà l’esordio al Giro delle Marche vinto da Paladin su Cavalli. L’anno successivo un altro debutto “italiano”, quello in una gara WorldTour alle Strade Bianche.
Nel 2019 Niamh esordisce con la Bigla al Giro delle Marche. Riconoscibili anche Balsamo e Cavalli (maglia da leader)Esperienza europea. Niamh al Thuringen Tour 2019 con la sua squadra neozelandese. Nel 2020 Niamh disputa la prima gara WT alle Strade Bianche con la maglia della Bigla Paula KaNel 2019 Niamh esordisce con la Bigla al Giro delle Marche. Riconoscibili anche Balsamo e Cavalli (maglia da leader)Esperienza europea. Niamh al Thuringen Tour 2019 con la sua squadra neozelandese. Nel 2020 Niamh disputa la prima gara WT alle Strade Bianche con la maglia della Bigla Paula Ka
«Sono stati anni importanti quelli – spiega Niamh – nonostante di mezzo ci sia stato il Covid. Correndo in Europa con la mia squadra neozelandese mi sono fatta vedere dalla Bigla, con la quale mi sono messa in mostra fino a guadagnarmi la chiamata dalla SD Worx nel 2021. E’ stato un sogno per me correre assieme ad una super campionessa come Anna Van der Breggen, che oggi è la mia diesse. Quell’anno ho avuto le mie possibilità, e le sto avendo tuttora, fino ad arrivare ad indossare le maglie di leader in una corsa WorldTour come la Vuelta a Burgos».
«Non capita spesso – chiude Niamh – di poter vincere un mondiale, così come giocarsi le proprie carte in una gara importante come il Giro Donne (dove ha vinto la classifica giovani nel 2021 e 2002, ndr). Non lo avevo mai fatto prima ma lavorare con questo tipo di pressione addosso mi ha aperto gli occhi su una parte nuova di me nel ciclismo. Mi piace decisamente quel tipo di pressione. I miei obiettivi restano le classiche delle Ardenne e la generale nei grandi giri. Spero di crescere di livello ogni giorno che passa».
Sogno realizzato. Niamh ha corso col suo idolo Van der Breggen ed ora è guidata da lei in ammiragliaCecchini in questi anni è stata sempre vicina a Niamh, favorendone la crescitaNiamh Fisher-Black contribuisce alla grande annata della SD Worx vincendo al Tour de SuisseSogno realizzato. Niamh ha corso col suo idolo Van der Breggen ed ora è guidata da lei in ammiragliaCecchini in questi anni è stata sempre vicina a Niamh, favorendone la crescitaNiamh Fisher-Black contribuisce alla grande annata della SD Worx vincendo al Tour de Suisse
Il resto è storia dei giorni nostri. Finn ha dato seguito al centro in Sicilia disputando una bella Vuelta e sfiorando la vittoria nella sedicesima tappa, battuto solo dal suo amico ed ex compagno Vingegaard. Le sue caratteristiche sono adatte per le classiche mosse ed il suo nome è da segnare per i prossimi anni. Niamh, anche grazie al supporto di Cecchini, sta studiando da leader e quello al Tour de Suisse è il successo che ci voleva per consapevolizzarla ancora di più.