Pozzovivo, dicci un po’: quale bici per Aprica?

24.05.2022
6 min
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Le giornate di riposo dei grandi Giri corrono via veloci anche per i corridori. Una sgambata leggera in tarda mattinata, massaggi e relax al pomeriggio, ma con un occhio rivolto alle scelte tecniche ottimali. Siamo stati da Domenico Pozzovivo, ci siamo fatti raccontare la sua bicicletta in vista della tappa del Giro con arrivo ad Aprica e la convivenza con i problemi fisici.

Una Cube Litening TE taglia 50 per Pozzovivo
Una Cube Litening TE taglia 50 per Pozzovivo

La Cube Litening TE del “Pozzo”

Si tratta di una bicicletta full carbon monoscocca da 6,8 chilogrammi di peso, nella configurazione che andiamo a raccontare. Il telaio, la forcella e anche il cockpit integrato, sono quelli standard in dotazione alla squadra, mentre le ruote sono una chicca. Sono una sorta di customizzazione delle NewMen R50 Streem, con i raggi in carbonio e con un valore alla bilancia di 457 e 570 grammi, rispettivamente per anteriore e posteriore (l’unica coppia in dotazione alla Intermarché Wanty Gobert). Hanno il profilo da 50 millimetri con predisposizione per il tubolare (pneumatici Continental Competition da 25 millimetri).

La sella utilizzata dal corridore lucano è la Prologo Zero II CPC Nack. La trasmissione è Shimano Dura-Ace 12v, con guarnitura (53/39) e power meter della vecchia generazione. Il cambio posteriore ha il bilanciere CeramicSpeed. In vista della durissima tappa odierna, con arrivo ad Aprica, Pozzovivo ha fatto montare una cassetta 11-34.

Ci sono due dischi da 140 millimetri. I pedali sono i Look Blade Ceramic con lama in carbonio da 20Nm (quella blu). La Cube Litening TE di Pozzovivo è una taglia 50.

Facendo un confronto con il passato, dopo l’ultimo incidente usi una posizione differente sulla bicicletta?

Siamo intervenuti sull’inclinazione e sull’altezza sella, abbassandola leggermente, ma anche sulla posizione delle leve del cambio, più rialzate rispetto al passato. Quest’ultima soluzione in particolare, mi permette di contrastare al meglio la posizione del braccio sinistro che fa fatica ad allungarsi. In merito alla sella ho dimezzato la sua inclinazione, considerando che ho sempre pedalato con la punta rivolta verso l’alto. Sempre con la punta rivolta verso l’alto di 0,6°, in passato ero intorno ai 1,2°. Diciamo che è un giusto compromesso. Mi permette di non sovraccaricare la zona lombare e di tenere leggermente scaricate anche le braccia. Le leve sono dritte e non sono girate verso l’interno del manubrio.

Hai dei fastidi quando sei in sella, sulla zona lombare e sulla schiena?

Convivo con questo fastidio, che diventa costante e si fa sentire quando le tappe sono particolarmente impegnative. Il fastidio non si presenta solo in salita, ma anche quando si affrontano le discese con tanta pendenza, perché il carico del corpo si sposta in avanti. Comunque riesco a tenere tutto sotto controllo, ma è pur vero che ho lavorato molto con gli osteopati e passo dopo passo abbiamo migliorato una situazione inizialmente complicata.

Ti viene a mancare la forza nelle fasi di frenata più decise?

Sì, mi manca la forza e anche la sensibilità delle due dita esterne.

La bici del Pozzo al Giro d’Italia 2022
La bici del Pozzo al Giro d’Italia 2022
Percepisci delle limitazioni anche nella zona delle gambe?

Sono costantemente in torsione con il bacino e di conseguenza con la parte inferiore del corpo. Questo accade perché cerco di sopperire alla mancanza di forza del braccio sinistro. Inizialmente ho avuto qualche problema al soprasella, ma ora ho quasi risolto anche questo aspetto.

Pedali con il massimo della tensione
Pedali con il massimo della tensione
Non utilizzi una sella corta: una scelta voluta, oppure condizionata dai problemi fisici?

Mi trovo particolarmente bene con la Zero II di Prologo, perché è piatta ed è conformata in maniera perfetta per il mio ischio. Mi piace anche l’inserto CPC. L’avevo persa per qualche tempo, ma ora che l’ho ritrovata me la tengo stretta.

Sella con lunghezza tradizionale, una Prologo Zero II CPC
Sella con lunghezza tradizionale, una Prologo Zero II CPC
In una situazione come questa, la bicicletta con i dischi ti porta dei vantaggi?

Si, tutte le dinamiche legate alla frenata sono meno complicate e sono portato a fidarmi di più. Questo mi succede nelle situazioni di asciutto, ma anche di bagnato e di sconnesso, anche e soprattutto se dovessi fare un confronto con il passato quando si usava il cerchio in carbonio, quando la frenata diventava un fattore critico.

E invece cosi ci dici di queste ruote?

Mi sono trovato benissimo fin dalla prima volta che me le hanno date da provare, perché sono leggere e perché mi permettono di chiudere tantissimo le traiettorie, come piace a me. Di solito le ruote super leggere sono da controllare e da assecondare, in questo caso ho un prodotto reattivo e guidabile, si adatta al mio stile di guida. Mi piace sentire la ruota e in parte anche la sua secchezza nelle risposte.

Pozzovivo e i numeri in gara, usi tanto il power meter?

Sempre, ho confidenza con i numeri e mi divertono, perché mi aiutano anche a far passare il tempo. Spesso in gara faccio anche i lap e faccio dei confronti con quello che eseguo in allenamento. Nelle ultime stagioni cerco sempre più, quando mi alleno, di simulare delle situazioni di gara. Questo fattore mi è stato utile anche per modificare una parte del training, visto che non sono più un ragazzino e mi confronto con gente che ha 15 anni meno di me.

Pozzovivo ed il fuoco della passione che riscalda l’Intermarché

20.05.2022
5 min
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Domenico Pozzovivo è stato uno dei protagonisti di questa prima metà di Giro d’Italia, e pensare che fino all’ultimo ha rischiato di non trovare una squadra. La complicata situazione della Qhubeka-Nexthash rischiava di lasciare a piedi il miglior italiano in classifica generale, per ora, nella Corsa Rosa. 

Il “Pozzo” la squadra l’ha trovata e, a chi nutriva dubbi sulle sue possibilità di essere ancora competitivo, ha risposto in silenzio, pedalata dopo pedalata. La sua squadra è diventata l’Intermarché-Wanty-Gobert, nella quale ha trovato Valerio Piva, uno che di corridori ne ha visti tanti. Valerio ci risponde dall’hotel dopo l’arrivo di Reggio Emilia, la sua voce è pacata ma frettolosa, di cose da fare ce ne sono ancora tante.

Domenico Pozzovivo è arrivato all’Intermarché a stagione già iniziata (foto Facebook Intermarché Wanty Gobert)
Domenico Pozzovivo è arrivato all’Intermarché a stagione già iniziata (foto Facebook Intermarché Wanty Gobert)
Valerio, quando è maturata la decisione di prendere Pozzovivo?

Già alla fine della scorsa stagione avevamo guardato di rinforzare la squadra nel settore degli scalatori. A parte Meintjes non avevamo corridori che potessero competere in una grande corsa a tappe. Ormai gli scalatori sono estremamente difficili da trovare ed avevamo perso un po’ le speranze.

Poi le vicissitudini della Qhubeka hanno “liberato” Domenico…

Lui ci credeva davvero molto di poter continuare a correre con loro, ha sperato fino all’ultimo che la squadra si facesse. Appena si è chiusa la porta, noi ci siamo inseriti e lo abbiamo portato alla Intermarché.

E’ arrivato a stagione già iniziata, che corridore hai trovato?

Ha fatto un inverno preparandosi alla grande, ha lavorato sodo e quando è arrivato da noi era già pronto per correre. Vista la buona condizione pensavamo di farlo debuttare già in Oman, ma per problemi burocratici è slittato tutto alla Ruta del Sol. Poi lo abbiamo portato alla Tirreno ed al Giro di Sicilia ed in tutte e due le corse è andato forte. Alla Tirreno purtroppo nella tappa del Carpegna ha perso qualche secondo in discesa a causa del problema al braccio, altrimenti avrebbe chiuso nei primi dieci della generale. 

Già alla Tirreno Domenico si era già mostrato avanti di condizione
Già alla Tirreno Domenico si era già mostrato avanti di condizione
Da prima del Giro ha detto di sentirsi bene e che lotterà per la top 10…

Lui ci crede molto ed abbiamo una buona squadra pronta a supportarlo: Hirt, che è ancora in classifica, Taaramae, Rota… Nessun corridore può essere sicuro al cento per cento, le insidie sono dietro l’angolo. Sicuramente il morale è alto, sull’Etna e poi al Blockhaus si è fatto vedere e sta bene, tuttavia le insidie sono dietro l’angolo.

Qual è la prima cosa che ti ha detto appena vi siete incontrati?

Mi ha detto che lui si diverte e che vuole provare a fare il corridore ad alto livello, fino a quando riesce ad essere competitivo si diverte ed è questo che lo tiene davanti: la passione, oltre alle sue qualità, chiaro. Penso che gli incidenti che ha subìto abbiano un po’ stoppato il suo obiettivo finale, ha il fuoco dentro che lo spinge a dare il mille per cento, sempre.

Domenico è nel tuo gruppo di allenamento?

Sì, nella suddivisione dei corridori è entrato nel mio gruppo, da gennaio lo seguo su Training Peaks, la piattaforma cui ci appoggiamo per gestire e monitorare gli allenamenti. Invece l’ho conosciuto per la prima volta al Trofeo Laigueglia. 

Pozzovivo ha tirato la volata al Girmay nella tappa di Jesi che ha portato la vittoria al corridore eritreo
Pozzovivo ha tirato la volata al Girmay nella tappa di Jesi che ha portato la vittoria al corridore eritreo
E’ stato difficile allenarlo a distanza per i primi mesi?

No, assolutamente no. Domenico è un corridore di esperienza e con una conoscenza tecnica incredibile. Si conosce molto bene e sa gestirsi ancor meglio, ad un corridore come lui c’è poco da insegnare.

Quanto è importante la sua esperienza in corsa?

Tanto, “Pozzo” conosce praticamente tutte le salite del Giro, con lui non serve neanche fare la ricognizione sul posto, basta fargli vedere qualche filmato prima della partenza. Anzi, a volte è lui che ci fornisce qualche informazione in più.

Per i compagni avere in squadra un bagaglio di esperienza così è importante…

Lo avete visto nella tappa vinta da Girmay, è stata una volata atipica, in un gruppetto ristretto con corridori che non sono prettamente velocisti. L’esperienza di Domenico ha permesso a “Biny” di lanciare lo sprint e di anticipare tutti. Anche nella tappa di Cuneo Domenico sarebbe stato importante per Girmay…

D’ora in avanti l’Intermarché sarà a completa disposizione del corridore lucano
D’ora in avanti l’Intermarché sarà a completa disposizione del corridore lucano
Cosa separa Domenico dalla top 10?

Oltre a tutto quello che è sotto il nostro controllo, direi se stesso. Fino ad ora non ho visto corridori che lo possono impensierire, le salite dei giorni scorsi, in particolare il Blockhaus hanno già fatto vedere chi non potrà vincere il Giro… 

Però dai, anche Domenico avrà qualche difettuccio…

Non è sempre facile dargli una mano, spesso corre troppo nel retro del gruppo. Chiaramente lui non è un lottatore da posizione e di conseguenza non prende rischi inutili, soprattutto visti gli incidenti subiti. Però correndo in quelle posizioni rischia di prendere un ventaglio o di approcciare una salita troppo indietro e queste cose potrebbero metterlo in difficoltà. Cerchiamo sempre di stargli vicino e di dargli supporto, ora lo faremo ancora meglio perché con il ritiro di Girmay la squadra sarà tutta per lui.

Girmay batte Van der Poel, ma il tappo rovina la festa di Jesi

17.05.2022
5 min
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La volata è magistrale, lunga, di potenza pura. A Jesi va in scena la rivincita del duello visto a Visegrad. E’ una sfida fra titani, un duello di forza. E alla fine Mathieu Van der Poel deve arrendersi a Biniam Girmay. E prima di farlo gli fa il gesto del pollice in alto come a dirgli: “Ehi amico, oggi il più forte sei stato tu”.

Il Giro d’Italia arriva a Jesi ed è un bagno di folla. L’estate è esplosa all’improvviso. I platani fanno ombra e i pioppi “fanno nevicare”. L’eritreo della Intermarché Wanty Gobert dunque ce l’ha fatta. Ha vinto la tanto desiderata tappa. E sì che è tutto il Giro d’Italia che ci prova e proprio contro di lui.

Pozzo alla Guarnieri

Nel rettilineo dietro l’arrivo si alza il boato: sono tutti contenti che Girmay abbia vinto. Uno tra i primi a superare la barriera di giornalisti e fotografi che hanno dato l’assalto all’eritreo è Domenico Pozzovivo.

«E’ stata la prima volta in carriera che tiravo una volata – dice il lucano con un sorriso grosso così – Abbiamo fatto un lavorone oggi e Biniam lo ha finalizzato. E’ stata una tappa fantastica per noi. Ce l’avevamo in mente sin dal mattino, ma anche da prima.

«Abbiamo corso compatti. Ci siamo divisi bene i compiti. Prima i passisti e poi nel finale eravamo davanti noi scalatori. Nell’ultima discesa, infatti, che era velocissima, abbiamo un po’ faticato a tenere le ruote. Però sono riuscito a risalire e agli ultimi 700 metri ho urlato a Biniam di seguirmi… ed è andata benissimo».

«La tattica era questa sin dal via: tutti per lui. Ma non era facile attuarla. Soprattutto il finale lo avevamo studiato benissimo. Un meeting molto accurato con i nostri direttori sportivi, Valerio Piva e Steven De Neef.

Biniam è un talento cristallino. Durante la gara abbiamo cercato di farlo stare tranquillo con qualche parola, standogli vicino…».

Pozzovivo è davvero felice. Il suo sorriso è sincero. E’ contento per il compagno, per la squadra, per il gruppo. E per questa nuova esperienza da ultimo uomo. Un Guarnieri in versione mini! Anche a 40 anni c’è qualcosa da imparare. 

Tappo maledetto

Nel frattempo tutti i corridori che sfilano fanno un gesto d’intesa a Girmay o danno una pacca sulla spalla ad uno dei corridori dell’Intermarché Wanty Gobert che incontrano. E’ festa… Piva ai bus abbraccia tutti i componenti dello staff che man mano arrivano a Jesi.

La festa però viene rovinata nel momento in cui dovrebbe iniziare del tutto, cioè sul palco delle premiazioni. Il tappo della bottiglia dello spumante colpisce con violenza l’occhio sinistro di Girmay. 

Poco dopo l’incidente con il tappo dello spumante, il suo occhio sinistro inizia a gonfiarsi
Poco dopo l’incidente con il tappo dello spumante, il suo occhio sinistro inizia a gonfiarsi

In ospedale

Quella che doveva essere una semplice “pizzicata”, con il passare dei minuti diventa un bel problema. E infatti dietro il palco in attesa della conferenza stampa, l’eritreo è piuttosto contrariato. Il dissenso diventa paura quando dice di non vederci più.

L’occhio si gonfia. Si siede, continua a toccarselo, gli danno dell’acqua. Ma nulla da fare. Si attende il medico che a sua volta decide di portarlo in ospedale. L’urlo di gioia viene strozzato. E la conferenza stampa annullata.

La forza del gruppo

Quel che non cambia però è il risultato. E come lo si è raggiunto. Lorenzo Rota, segue Pozzovivo ad una manciata di secondi. 

Mentre sorseggia dei sali, con la divisa più leggera e super traspirante segnata dal bianco del sudore secco, Lorenzo racconta…

«E’ stata una giornata perfetta per noi – dice il lombardo – Ieri abbiamo riposato bene e oggi… è andata così. La vittoria era nell’aria, ma non è mai facile trasformarla in realtà, specie in un grande Giro. Però verso Jesi, dal primo all’ultimo di noi abbiamo fatto un lavoro straordinario».

Anche Rota non sta nella pelle. Sarà anche perché sta tornando ai suoi livelli, dopo aver superato un virus che lo ha tenuto lontano dalle corse per due mesi.

«Sono veramente contento. Come detto, non era facile. Non si tratta di pressione, perché viviamo alla giornata, ma quando inizi a fare risultato questa cresce. Ed è normale. Abbiamo due uomini in classifica e tutte le volte siamo protagonisti con qualcuno». 

«Siamo un bellissimo gruppo. Siamo ragazzi tranquilli. In questa squadra si sta bene, siamo una famiglia… e infatti ho rinnovato con loro per diversi anni. Anche ieri, nel giorno di riposo, anziché stare davanti ai telefonini o ai videogiochi ce ne siamo stati in hotel tutti insieme a chiacchierare. A chiacchierare del più e del meno, a fare considerazioni sulla corsa, a scherzare…

«E anche Pasqualon, che sta preparando il Tour, ogni tanto si fa sentire. L’altro giorno mi ha scritto. Il Giro è ancora lungo e speriamo di toglierci altre soddisfazioni».

Pozzovivo ancora una volta il migliore dei nostri

15.05.2022
3 min
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Pozzovivo si ferma sulla destra con una smorfia di fatica e insieme un sorriso che sprizza dagli occhi. Alla fine ha persino attaccato, scattando in faccia ai più forti del Giro. Un club ristretto di cui il piccolo lucano fa parte, malgrado i mille acciacchi. Come anche sul Muro d’Huy, il migliore degli italiani è stato lui: l’osservazione meriterà riflessioni approfondite, questo però è il momento degli applausi e del racconto.

Strizza l’occhio. Dice di avere mal di schiena per la posizione che è costretto a tenere e a chi gli chiede se essere così storto lo penalizzi, risponde con lucidità stupenda: «Sarebbe penalizzante, se ci fosse un’alternativa!».

Con i migliori

Alle spalle dei primi, corridori arrivano alla spicciolata in una processione che andrà avanti fino a 13 minuti dallo scoccare del tempo massimo. Tutti classificati sul Blockhaus, solo Rudiger non l’ha finita: martedì ripartiranno in 166, domani il giorno di riposo giunge quantomai provvidenziale.

Il lucano è sempre stato guardingo nelle posizioni di testa
Il lucano è sempre stato guardingo nelle posizioni di testa

«Speravo in una giornata come questa – dice Pozzovivo, mentre si affida alle cure del massaggiatore della Intermarché-Wantycinque anni fa arrivai sesto, ma staccato. Questa volta me la sono giocata fino all’ultimo, anche se lo sprint non è il mio forte. La prestazione è stata molto buona. 

«Le gambe ci sono, lotto un po’ con il mal di schiena, ma se ho tenuto oggi dopo sei ore, vuol dire che ci sono. Questo era un crocevia importante per decidere se fare classifica o meno e la risposta è stata positiva. Faccio classifica».

Ventagli in salita

Fra le pieghe del racconto, vengono fuori anche le dinamiche di corsa. Gli chiediamo se il lavoro di Porte sia stato davvero tremendo come è parso dai maxi schermi e il risvolto va oltre la semplice velocità.

«Il lavoro di Porte ha fatto molto male – dice Pozzovivo – il momento più difficile è stato quando ha accelerato con il vento laterale. Oramai si fanno i ventagli anche in salita (fa un ghigno sconsolato, ndr). Avevo un po’ l’incubo dell’Etna. Appena ha cominciato a metterci sul ciglio, ho fatto il massimo sforzo per coprirmi e poi mi sono serviti due chilometri per recuperare. Lì ho anche visto che riuscivo a respirare bene. Un buon segno per rimanere fino in cima. Di solito le salite lunghe mi piacciono ed è stato un bel segno. La salita me la ricordavo, non sono venuto a vederla. Era talmente dura, che non volevo mettere il dito nella piaga. Ho detto di volermi giocare le tappe di montagne ed eccomi qua…».

Al termine della tappa, chiusa al 6° posto, Pozzovivo si ritrova 8° in classifica a 54″ da Lopez
Al termine della tappa, chiusa al 6° posto, Pozzovivo si ritrova 8° in classifica a 54″ da Lopez

Esperienza d’oro

Nel gruppo di testa, oltre al giovane vincitore, a Carapaz e Landa, per un lungo tratto abbiamo osservato il colpo di pedale di Nibali, Valverde e dello stesso Domenico. “Ragazzini” di grande esperienza, che hanno supplito con il mestiere al gap di potenza.

«L’esperienza conta tantissimo – dice – cinque anni fa avevo avuto un momento di difficoltà attorno agli 8 chilometri dall’arrivo e l’avevo superato. Quello mi è servito come riferimento. Io, Almeida e Hindley abbiamo gestito la rincorsa, perché i tre davanti erano un piccolo gradino sopra. Non eravamo così distanti, per questo guardo con ottimismo al seguito del Giro. La prossima settimana è forse la meno dura delle tre, ma si chiude con un fine settimana importante. Domani avrò da studiare…».

Dove sono gli italiani al Nord? Ne parliamo con Pozzovivo

23.04.2022
5 min
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Il primo italiano della Freccia Vallone è stato Domenico Pozzovivo, che ha 39 anni e corre con la Intermarché-Wanty-Gobert, esattamente come Pasqualon, miglior italiano alla Roubaix, che ne ha 34. Si è piazzato 15° a 7 secondi da Dylan Teuns, ma se fosse stato appena più avanti, sarebbe entrato nei primi 10, per quel gioco di distanze sul Muro d’Huy di cui ha parlato tanto bene ieri Enrico Gasparotto. E’ vero che secondo s’è piazzato Valverde che ne ha 42, però nel bilancio del ciclismo italiano, che immette nel professionismo decide di corridori ogni anno, qualcosa non torna.

«Non è come sembra – dice Pozzovivo, in apertura nella foto IntermarchéWG – abbiamo buoni prospetti, mi viene in mente Bagioli che però corre in una squadra in cui è difficile trovare spazio. Quest’anno tanti hanno avuto problemi di salute, però è evidente che le cose stiano cambiando. Gli uomini che lottavano per i Giri e magari venivano qua con il freno tirato per non compromettere il loro avvicinamento stanno diventando dei bravi limatori. Vengono a prendersi dei rischi e questo rende tutto più complicato».

La Intermarché-Wanty ha anticipato la ricognizione della Liegi al giovedì (foto @cyclingmedia_agency)
La Intermarché-Wanty ha anticipato la ricognizione della Liegi al giovedì (foto @cyclingmedia_agency)

Ricognizione in anticipo

La Intermarché-Wanty-Gobert, che l’ha accolto quando la Qhubeka ha alzato bandiera bianca, ha fatto giovedì la ricognizione sul percorso della Liegi. Gli allenatori hanno considerato che essendoci stata la Roubaix domenica scorsa (e non l’Amstel come d’abitudine) e nessuno dei corridori qui presenti l’abbia corsa, la Freccia Vallone è stata un bell’allenamento robusto. Con la ricognizione il giorno dopo, si è aggiunto un altro lavoro importante, lasciando poi il tempo per recuperare fino alla Liegi.

Pozzovivo ci raggiunge dopo massaggi e trattamento osteopatico. Ha un bel colorito dato dall’altura dell’Etna e lo sguardo di quando le cose iniziano a girare nel modo giusto.

«Nella mia carriera – dice – ho sempre fatto avvicinamenti diversi alla Liegi. Mercoledì invece per la Freccia sono partito con l’idea di arrivare salvo al traguardo. E’ stata anche la raccomandazione di mia moglie. La battuta di arresto alla fine del Giro di Sicilia mi aveva lasciato qualche dubbio, mi sarebbe piaciuto uscirne con un bel piazzamento. Invece in corsa mi sono sentito meglio. Sapevo che sul Muro avrei potuto fare qualcosa del genere. Ci ho provato, ma siamo arrivati ai piedi dell’ultima scalata ancora in tanti e di riflesso la situazione era caotica. Se l’ha pagata Pogacar, che è rimasto indietro e si è seduto (arrivando 12°, ndr), mi dico che tanto male non sono andato. Però è vero, se fossi stato più avanti, magari sarei entrato nei dieci, ma ormai è fatta».

Pozzovivo in evidenza alla Tirreno nella tappa di Fermo, la condizione cresce
In evidenza alla Tirreno nella tappa di Fermo,la condizione cresce
Non è più tempo di aspettare i giovani, così pare: dove sono allora?

Non sono tradizionalista. Ormai si ragiona in termini di carriere più brevi e la gradualità, che un tempo era la regola, è andata a farsi benedire. Quando ero giovane io, si puntava a una carriera di 15 anni, perciò nelle prime due stagioni da pro’, neanche ti portavano a fare i grandi Giri.

Ma non sempre buttarli dentro è garanzia di risultato…

Iniziando a lavorare da subito con cognizione di causa e con il misuratore di potenza, anche da molto giovane puoi arrivare alla grande prestazione. Più che sul fisico, mi concentrerei sull’aspetto mentale. Se fisicamente puoi avere il livello necessario, mentalmente non credo che tu sia ancora pronto. E’ un ciclismo che richiede sempre di più, per cui escludo a vent’anni si possa già essere strutturati come serve. Quindi semmai vedo il rischio che qualcuno possa bruciarsi.

Una volta ci pensavano i corridori più maturi, dando i consigli giusti…

Io sto cercando di rimodularli. Ma in ogni caso racconto a tutti i giovani che vogliono ascoltarmi la necessità della dedizione da mettere alla base del lavoro, che poi è ciò che mi riesce meglio. Da parte mia ho cercato di evolvermi sul piano della preparazione e dell’alimentazione.

Esiste un consiglio della vecchia saggezza che va ancora bene?

Ad esempio il fatto che la stagione buona la costruisci d’inverno. Staccare è una necessità, in questo ciclismo che non si fermerebbe mai. Però staccare senza eccedere con lo svago, perché poi diventa difficile recuperare.

Pozzovivo è uscito dalla Tirreno con uno step di condizione in più
Pozzovivo è uscito dalla Tirreno con uno step di condizione in più
Va bene che corridori forti da dilettanti vengano subito messi a confronto con i più forti?

E’ un nuovo mood da apprendere. Se vuoi diventare uno importante nel futuro, devi provare i tuoi limiti contro i più forti. Una volta veniva facile dire al giovane che doveva andare in fuga, oggi invece ti ritrovi con il corridore maturo mandato in avanscoperta e il ragazzino che fa il leader.

Come si fa a farsela andar bene?

Bisogna essere realisti e molto elastici mentalmente, non è un caso che questa situazione stia mettendo alla prova soprattutto i corridori più abitudinari, che non sono ancora riusciti ad adeguarsi. Tanti hanno smesso proprio per questo.

Valverde fa eccezione?

Valverde mi fa sfigurare (ride, ndr). Le sue prestazioni sono fuori dal normale ed è un fenomeno perché riesce ad andare ancora così forte. Io penso invece di non avere tantissimo da inventarmi. Cerco lo spazio quando c’è e per il resto serve tanta pazienza.

Che cosa ti aspetti dalla Liegi?

Sogno di entrare nella top 10 (Pozzovivo è stato due volte 5°, nel 2014 e nel 2018, ndr). Però mi piaceva di più l’arrivo di Ans, perché lì me la potevo giocare.

Alla Freccia Vallone voleva solo non cadere, avendo l’obiettivo Liegi e poi il Giro d’Italia
Alla Freccia Vallone voleva solo non cadere, avendo l’obiettivo Liegi e poi il Giro d’Italia
Come stai?

Ora bene. Ho fatto un bel blocco di lavoro sull’Etna, che mi ha permesso di riprendere bene dopo lo step già fatto alla Tirreno. E in questa squadra si sta bene, perché è una WorldTour che ha mantenuto i rapporti umani della professional.

E se fossi di nuovo tu il migliore degli italiani?

La mattina della Liegi e nonostante abbia 39 anni, si parte ancora con i brividi per l’emozione. Ci sarà vento, per questo l’aver tolto la Cote de Forges ha eliminato un tratto di controllo, troppo esposta per fare la differenza. Credo che l’intenzione di ASO sia sempre stata ridurre la distanza fra la Redoute e la Roche aux Faucouns e così facendo hanno di nuovo rimesso la Redoute al centro del villaggio. Prima, quando era a 45 chilometri dall’arrivo era come il Capo Berta alla Sanremo.

Petilli 2022

Pozzovivo, in Petilli hai trovato la spalla giusta…

10.03.2022
4 min
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Tanta attenzione non se l’aspettava, non ne ha mai avuta intorno. Simone Petilli, dopo il nono posto (primo degli italiani) alla Strade Bianche è tornato nella sua Colico per ricaricare le batterie, ma in questi giorni il telefono ha continuato a squillare. D’altronde la classica toscana sullo sterrato non è mai stata prodiga di soddisfazioni per i colori italiani e anche un’entrata nella Top 10 ha un valore, considerando anche i campioni che ogni anno la compongono.

Questo piazzamento non è stato però un caso e questo Simone ci tiene a sottolinearlo: «Certamente non me l’aspettavo, ma intanto abbiamo interpretato la gara tutti noi della Intermarché Wanty Gobert nella maniera che ci è più congeniale, attaccando sempre. Poi sono stato anche fortunato, ad esempio evitando la grande caduta, ma è grazie alle mie gambe che mi sono ritrovato davanti, questo è sicuro»

Petilli Strade Bianche 2022
Simone Petilli è professionista dal 2014. Alla Strade Bianche era stato 44° nel 2019 e 91° lo scorso anno
Petilli Strade Bianche 2022
Simone Petilli è professionista dal 2014. Alla Strade Bianche era stato 44° nel 2019 e 91° lo scorso anno
Quante volte avevi già corso la Strade Bianche?

Questa era la terza, ma devo dire che mi ci sono sempre trovato bene. Lo scorso anno sono anche andato in fuga. E’ una corsa diversa da tutte le altre, una delle più difficili ma anche delle più intense, nella quale tutto deve girare dritto per ottenere il risultato.

C’è un segreto per riuscire a centrare l’obiettivo?

Non devi mai mollare, perché è tutta un inseguimento, è come se fosse una gara a eliminazione. Bisogna sempre essere vigili e controllare come si evolve la corsa, per questo qui un piazzamento è così importante.

Parlando di una gara con un percorso così particolare, verrebbe da pensare che ci siano i prodromi per far bene anche alla Parigi-Roubaix…

Io non l’ho mai fatta, ma da quel che so ci sono molte differenze. Alla Strade Bianche ci sono comunque 3.500 metri di dislivello, emerge chi è molto leggero e ha un buon passo da scalatore. Alla Roubaix si pedala in pianura ma su terreno sconnesso come il pavé, per questo emergono sempre corridori di potenza. Per me la gara toscana è più vicina a quelle delle Ardenne o al Lombardia.

Petilli Vuelta 2021
Il corridore di Bellano (LC) era stato protagonista alla Vuelta 2021, con tutta la sua squadra
Petilli Vuelta 2021
Il corridore di Bellano (LC) era stato protagonista alla Vuelta 2021, con tutta la sua squadra
Non è un caso quindi se Pogacar sia emerso in queste classiche…

Non è scontato che possa far bene anche sulle pietre. Un giorno correrà anche quella e magari ci stupirà tutti, ma da osservatore posso dire che mi incuriosisce molto la sua presenza al Fiandre, quella è una gara più vicina come caratteristiche alla Strade Bianche.

Veniamo a te: che cosa farai ora?

Volta a Catalunya e Giro di Sicilia sono nei miei programmi, poi preparerò il Giro d’Italia dove tutta la squadra conta di far bene, soprattutto ora che è arrivato Pozzovivo.

Parliamo proprio di Domenico: vi conoscevate?

Avevamo parlato qualche volta, ma quando ho saputo che aveva firmato sono stato contentissimo e l’ho subito contattato tramite social. Era entusiasta, e io con lui. Abbiamo già corso insieme al Laigueglia e alla Strade Bianche e ci siamo subito trovati in sintonia.

Considerate le vostre caratteristiche, tu avrai molto da fare la suo fianco al Giro.

Sì e non vedo l’ora. All’ultima Vuelta ho visto che posso davvero fare bene in appoggio al capitano di turno nelle tappe di salita e con Domenico sarà un piacere fargli da spalla. Io credo che anche tecnicamente possiamo lavorare bene insieme.

Il suo arrivo secondo te quanto influisce sulle caratteristiche del team?

Non più di tanto. La filosofia di base resta, è quella che Valerio Piva ha introdotto lo scorso anno, noi non abbiamo il grande campione che deve vincere la classifica o la classica, dobbiamo correre alla garibaldina e inventarci sempre qualcosa per sovvertire i pronostici. Guardate ad esempio quel che è successo all’ultimo Trofeo Laigueglia: la fuga da lontano che ha deciso la corsa l’abbiamo lanciata noi…

Pozzovivo Tirreno 2022
Pozzovivo alla Tirreno-Adriatico, tappa per preparare un grande Giro d’Italia
Pozzovivo Tirreno 2022
Pozzovivo alla Tirreno-Adriatico, tappa per preparare un grande Giro d’Italia
Con Pozzovivo la Intermarché diventa sempre più italiana…

E questo mi fa molto piacere, non perché mi trovi male con gli altri, anzi, ma con Rota, Pasqualon, ora Domenico c’è un bel gruppo, c’è feeling, poi Piva ha impostato la squadra con una struttura molto tradizionale e i risultati si vedono. Certamente ora con Pozzovivo guarderemo alla classifica, ma senza farci assillare.

Tu per tuo conto che cosa ti aspetti?

Non ho traguardi particolari ai quali ambisco, anche se nel profondo del cuore un successo di tappa al Giro d’Italia dopo una fuga sarebbe il compimento di un’intera carriera. Quel che voglio comunque è semplicemente continuare a emergere, a fare bene come nello scorso anno e in questo avvio di stagione, essere utile alla squadra sapendo che ogni volta può essere la mia giornata. E’ questo il bello della Intermarché: tutti hanno spazio, l’occasione può capitare per ognuno e dobbiamo essere pronti e bravi a coglierla.

Dì la verità: come stavi domenica dopo la gara?

Sfinito… Ma è proprio questo il bello della Strade Bianche, infatti avevo già voglia di rifarla. Ci vediamo nel 2023…

Intermarché al Giro per la classifica di “Pozzo” e per le tappe

09.03.2022
4 min
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L’anno scorso sono stati tra i più attivi al Giro d’Italia. Hanno attaccato, hanno vinto una tappa con Taco Van der Hoorn e quest’anno come si comporteranno i ragazzi di Valerio Piva? Alla Intermarché Wanty Gobert, infatti, è arrivato all’ultimo secondo (per non dire ai tempi supplementari) Domenico Pozzovivo.

“Pozzo” è un corridore importante e non ha nascosto la sua voglia di fare classifica nella corsa rosa. Dove potrà arrivare dunque? Cosa può dargli la squadra? Per adesso sta correndo alla Tirreno-Adriatico. E lo scorso giorno lo abbiamo visto alla Strade Bianche, con la bici da crono già pronta in caso di ritiro. Cosa più che plausibile su un percorso del genere per uno scalatore super puro come lui. Il lucano non voleva perdere neanche un secondo di allenamento.

Valerio Piva (classe 1958) è alla Intermarché Wanty Gobert dal 2021
Valerio Piva (classe 1958) è alla Intermarché Wanty Gobert dal 2021
Valerio, come cambiano i vostri piani con l’arrivo di Pozzovivo?

Cambiano in meglio! Abbiamo un corridore che è un leader e lo sarà anche al Giro. Lui e Lorenzo Rota proveranno a fare classifica. Quello di Domenico è un inserimento importante. E’ un tipo di corridore che non avevamo e va a completare il nostro organico. Ci può dare una grossa mano, può fare risultato e, cosa molto importante, ha grande esperienza.

E quale potrebbe essere un obiettivo concreto al Giro?

Una top 10 nella generale credo possa essere alla portata e un buon obiettivo per noi.

Cambierà il vostro modo di correre?

Credo proprio di no! Le caratteristiche della nostra squadra sono quelle di cercare una vittoria di tappa. Di certo non posso sacrificare tutti i giorni, tutti gli uomini per ottenere un decimo posto. E questo Domenico lo sa bene. Con lui, come ho detto, ma anche con Rota e Girmay possiamo fare bene, cercare qualche tappa. Certamente Pozzovivo sarà sostenuto dal team, ma bisogna anche essere realisti: non abbiamo Pogacar che vince quasi certamente il Giro e gli si mette a disposizione l’intero team. E poi dipenderà anche dagli avversari, da come si muoveranno, dalla corsa…

Come sta andando il suo inserimento?

Ci stiamo conoscendo adesso. Sono quattro giorni in pratica che ce l’ho sottomano. Però “Pozzo” è un vero professionista. Ha passato un inverno anomalo perché si è allenato come se avesse una squadra pur senza contratto. Non ha mai mollato. Ha fatto i suoi ritiri, l’altura. E infatti si è presentato in buone condizioni.

Anche se qualcuno aveva già più giorni di corsa nelle gambe…

Sì, ma stava bene. Non era così indietro. Certo, su alcune cose ancora doveva trovare il feeling giusto. Per esempio la bici da crono l’ha usata una sola volta prima di Camaiore. E di certo non è stata la sua miglior crono della carriera. Ma è stato fatto tutto così all’ultimo minuto e di fretta che ci sarà tempo per sistemare le cose. Però è motivato e anche ieri mi ha detto di aver avuto buone sensazioni in corsa.

E con Rota in particolare come va?

E’ la prima corsa che fanno da compagni di squadra. Non credo si conoscessero molto. Ma non penso che tra loro ci saranno problemi, almeno da quello che ho visto. Domenico sa bene come ci si comporta in un team nuovo… Noi non abbiamo un solo leader. Da noi tutti hanno le possibilità. Se ci sarà da dare una mano la darà anche Pozzovivo, così come Rota,

No, no, ma noi intendevamo il contrario: quanto l’esperienza di Pozzovivo potrà essere una risorsa per Lorenzo…

Ah, di sicuro tanto. Lorenzo non ha ancora fatto tutto quello che ha fatto Domenico. Lo potrà aiutare nel suo percorso. Uno serio come lui ha molto da insegnare, a Lorenzo come a tutta la Intermarché.

A proposito di serietà, sappiamo che Domenico ama avere tutto sotto controllo. Vi ha chiesto di vedere qualche tappa?

Ah beh… non credo che Pozzovivo debba vedere ancora qualche tappa o qualche salita: a parte quelle in Ungheria ormai le conosce tutte! Se ci sarà la possibilità, e lui vorrà vedere qualcosa in particolare, cercheremo di accontentarlo. Ma vediamo. Abbiamo una riunione tecnica sul Giro proprio prima della Sanremo. Poi lui tornerà anche in altura. E’ tutto in divenire. Intanto vediamo come va questa Tirreno, è qui che ha iniziato davvero con me.

Il fitting per Pozzovivo? Ne parliamo con Nalini

09.03.2022
8 min
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Una battuta di Pozzovivo tra le cose da fare prima di sentirsi completamente a posto alla Intermarché-Wanty-Gobert. «L’aspetto dei materiali. Il fitting dell’abbigliamento con Nalini, che per me non è banale, incluso il body da crono». Non basta una maglia con cui correre e Dio solo sa questa volta che fatica ci sia voluta per trovarla. Bisogna anche che sia perfettamente calzante. E Nalini cosa dice? In che modo lavorano con le squadre che seguono?

L’occasione per parlarne è una videoconferenza con Alessandra Agostini, responsabile marketing dell’azienda mantovana – lo sguardo severo ma la grande propensione al sorriso – e Martina Manzalini che segue direttamente i gruppi sportivi. Che cosa si fa quando la dotazione ai singoli corridori è completa e le linee di produzione si sono rivolte ad altro e di colpo arriva un atleta dell’ultimissima ora?

Da destra, Alessandra Agostini e Martina Manzalini a una prova del Nalini Road Series (foto Facebook/Nalini)
Da destra, Alessandra Agostini e Martina Manzalini a una prova del Nalini Road Series (foto Facebook/Nalini)

«Il lavoro con le squadre – spiega Agostini – inizia da lontano. Si comincia a parlare. Si valutano gli impegni economici e se si trovano l’accordo e la volontà di collaborare, è immediato e necessario un incontro in cui si parla di materiali. Abbiamo una gamma di modelli che viene rinnovata ed è dedicata all’uso dei pro‘, cui si aggiungono capi creati quasi da zero per le squadre. Vanno conciliate le esigenze tecniche e gli spazi commerciali. Posizionare tutti i marchi non è semplice. Non è semplice alla Intermarché perché sono tanti. E neppure al Team Dsm, dove si stavano provando tessuti nuovi e non facili da lavorare. Se la squadra vende gli spazi agli sponsor garantendo una determinata superficie, non è detto che starci dentro sia così semplice. Se gli interlocutori sono flessibili e capiscono che la qualità del prodotto viene prima delle esigenze commerciali è un conto. Altrimenti c’è da sudare…».

Si individua una collezione e si parte con la personalizzazione?

Si prepara prima un set di taglie, poi si raggiunge la squadra per prendere le misure. Martina con il Team DSM, Stella con la Intermarché. Un paio di giorni di lavoro per raggiungere la customizzazione corridore per corridore. Ogni squadra fa le sue scelte. Ci sono quelle che danno un prodotto ai professionisti e uno alle altre categorie. E altre, come la DSM che per far sentire tutti sullo stesso piano, ha previsto la stessa collezione per WorldTour, donne e continental.

I corridori non sono tutti uguali…

E’ complicato, ma abbiamo l’esperienza necessaria. C’è quello che ha bisogno della maglia S e del pantaloncino M. Ogni corridore ha i suoi capi su misura. Abbiamo sviluppato un software che elabora le misure ed è un bel vantaggio. Il problema semmai è che nella fase dell’anno in cui si fa il fitting, non sono tirati come quando iniziano le corse. Non tutti sanno valutare e accettano una maglia più stretta a dicembre. Alcuni sono bravi, altri li definiamo “capricciosi”.

Chi sono i corridori capricciosi?

Quelli che se un capo va bene per gli altri 25, loro chiedono comunque l’eccezione. Alla Intermarché c’è un italiano che chiedeva una modifica sul gambale. Voleva meno tessuto dietro al ginocchio e più spessore davanti. La modellista ha tentato in tutti i modi di fargli capire che per ottenerlo, avrebbe dovuto prevedere una cucitura dietro al ginocchio che gli avrebbe dato fastidio. Ma lui insisteva e alla fine glielo abbiamo fatto lo stesso.

Pozzovivo parla di body da crono: il vostro impegno passa anche per la galleria del vento?

Ad ora, viste le limitazioni Covid, abbiamo prodotto il body e lo abbiamo affidato alle squadre che hanno fatto i test in galleria del vento.

La necessità di accontentare un corridore come Pozzovivo in qualche modo crea difficoltà all’azienda?

Possiamo essere anche molto veloci. Lo dimostriamo, ad esempio, se uno dei nostri atleti vince una maglia importante e c’è da prepararla alla svelta. Per cui possiamo produrre due o tre kit completi anche in una sola settimana, ma sono operazioni che inchiodano l’azienda. Hai macchine da taglio che devono fermarsi da un lotto di 3.000 maglie per farne solo 6. Magari qualche consegna programmata potrebbe saltare. Il corridore che viene preso all’ultimo richiede una serie di considerazioni e una gestione moto attenta.

Quindi l’ideale è aver finito con le squadre prima della stagione agonistica e poi tornare alla produzione di tutti i giorni?

Esatto. Il fitting si fa normalmente a ottobre, anche se ad esempio la DSM è stata presa all’ultimo e lo abbiamo fatto a dicembre. Il primo kit deve essere pronto proprio per dicembre, quando c’è la presentazione della squadra. Poi ci sono le prime consegne per quando, ad esempio, si comincia a correre a gennaio.

Qual è l’utilità di avere delle squadre pro’ in termini di sviluppo?

I professionisti sono degli ottimi tester. Se un fondello va bene a loro, andrà bene anche agli amatori. Un capo che resiste ai tanti lavaggi di una maglia da pro’, non avrà problemi nella lavatrice di casa. Sono attenti al colletto e a dettagli che magari a un cicloturista non servono, ma accrescono il nostro know how.

Pozzovivo ha ricevuto un kit standard, la personalizzazione verrà semmai in primavera
Pozzovivo ha ricevuto un kit standard, la personalizzazione verrà semmai in primavera
Gli utenti cercano ancora le maglie replica dei team?

Sempre meno, purtroppo, anche perché forse manca il campione carismatico che renda la sua maglia un oggetto di culto. L’amatore si sta scollando dall’ambiente delle gare e non è un caso che ci siano grandi marchi di tendenza che non hanno squadre, ma fanno numeri molto alti.

Allora qual è la convenienza di avere queste squadre?

Il nostro titolare, Claudio Mantovani, ha un’affezione particolare per il mondo delle corse, perché anche suo fratello è stato corridore. Per questo investiamo sulle squadre, forse più per un aspetto sentimentale che per un effettivo ritorno.

Quanto materiale riceve un corridore?

Tutti i tipi di maglie, tre giacche, accessori, tutto quello che serve per le diverse tipologie di situazioni. Usano poco la calzamaglia. E non è detto che quel che ricevono a inizio anno basti per tutto l’anno. Per il consumo, ma anche perché magari prima del Tour si studia un cambio di grafica.

Avete le schede dei corridori con cui avete lavorato, come i telaisti hanno le loro misure?

Teniamo tutte le schede, ma il cambio dei modelli spesso rende necessario riprendere tutte le misure.

Quindi cosa si fa con Pozzovivo?

Per ora ha ricevuto la prima fornitura di materiale. Per il seguito, aspettiamo le indicazioni del team.

Sorride. Nonostante la grande concretezza della professionista, si capisce che far parte di questo mondo richieda elasticità e capacità di far fronte con immediatezza a situazioni imprevedibili. E tutto sommato uno scricciolo come Domenico non sarà una salita così dura da scalare.

Pozzovivo sulla strada del Giro con le brugole in tasca

22.02.2022
6 min
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L’episodio di Pozzovivo che parte dall’Italia per andare a Charleroi a recuperare la nuova bici, raccontato nei giorni scorsi dal suo agente Scimone, è ancora più colorito di quanto fosse sembrato in un primo momento.

«Ero a metà ritiro sull’Etna – racconta Domenico – e grazie a Piva, che stava andando in Oman, sono riuscito a organizzare di prendere la bici. Sarei voluto partire da Catania, ma non c’erano voli. Così ho guidato fino a Palermo. Sono andato in Belgio. L’ho presa e sono tornato in Sicilia per continuare ad allenarmi. Metà ritiro con la BMC del 2021, metà sulla Cube con cui correrò quest’anno».

La squadra con Pozzovivo è arrivata a quota 32 atleti. Dopo Kristoff, l’italiano è il più rappresentativo
La squadra con Pozzovivo è arrivata a quota 32 atleti. Dopo Kristoff, l’italiano è il più rappresentativo

Due ritiri in 7 giorni

In uno scambio di messaggi alla vigilia della Ruta del Sol con la Intermarche-Wanty-Gobert, Domenico aveva scherzato dicendo di essere piuttosto indaffarato nel fare in pochi giorni quello che normalmente si fa in due training camp e che se la sarebbe cavata con l’esperienza. E da qui cominciamo. Domenico è al volante, di rientro verso Morcote in Svizzera dove vive. Un asceta della bici e una gran brava persona, misto di passione e serietà.

Il debutto con la nuova squadra è andato, con l’ottavo posto nel giorno della vittoria di Covi e una caduta l’indomani (terza tappa) nei pressi del traguardo di Otura che gli ha portato qualche abrasione.

Per Pozzovivo, prima corsa con tanto morale e un elenco ben chiaro di cose da fare
Per Pozzovivo, prima corsa con tanto morale e un elenco ben chiaro di cose da fare
Sei riuscito a fare quel che avresti fatto in due ritiri?

Nel mio caso (ride, ndr) ne sarebbero serviti tre. Si può capire che non ho ancora la posizione ideale. Non sono mai stato di quei corridori che vanno in giro con le chiavi in tasca facendo i vari aggiustamenti, invece questa volta l’ho fatto per mettermi a posto il più rapidamente possibile. Ho provato diversi set-up, ma ancora non ci sono arrivato. La gara è stata la verifica per capire se ho fatto tutto nel modo giusto. E poi mi sono dato una dead line nella Tirreno-Adriatico. Fino a lì ci arriverò come meglio posso, poi faremo qualche approfondimento.

Andare in Belgio è stato davvero necessario, insomma…

L’alternativa sarebbe stata avere la bici il giorno prima della corsa. Io la notte dormo sereno, ma quella è una prospettiva che non mi tranquillizzava molto.

A proposito di dormire tranquillo, ci riuscivi anche non avendo squadra ad anno ampiamente iniziato?

Ho sempre dormito. Mi ero fissato l’obiettivo di essere in condizione il primo febbraio. L’esperienza precedente più simile era stata la firma a fine 2019, dove eravamo arrivati al 27 dicembre, perciò quando abbiamo passato quella data, ho iniziato a preoccuparmi. Avrei raggiunto la condizione. Avrei fatto qualche salita a tutta. E poi avrei smesso.

Al Giro dell’Emilia 2021, Pozzovivo è arrivato 14°. Ha chiuso la stagione una settimana dopo al Lombardia
Al Giro dell’Emilia 2021, Pozzovivo è arrivato 14°. Ha chiuso la stagione al Lombardia
In serenità?

Con un bel fastidio, perché sapevo che c’erano tante squadre con vuoti in organico in cui avrei potuto benissimo trovare posto. Mi avrebbero potuto prendere ai saldi di fine stagione, ma è vera la battuta sul fatto che avevo trovato squadra quando ero zoppo e stentavo a credere di non riuscirci ora. Quando nel 2019 firmai con la NTT, ancora non camminavo.

E’ vero che i giovani fortissimi oggi in gruppo ti spingono a superare i tuoi limiti?

Mi spostano i numeri. Prima raggiungevo un certo standard e valutavo che bastasse. Adesso il livello è più alto e non posso più accontentarmi. Potreste chiedermi perché non lo facessi anche prima e in effetti qualche rimpianto potrei averlo, ma è anche vero che qualche anno fa non c’erano le stesse tecnologie e le stesse metodiche di allenamento.

Arrivare in condizione al primo febbraio significa essere in anticipo?

Rispetto agli ultimi due anni, sicuramente. Rispetto a quando debuttavo in Australia, non proprio. L’incidente mi ha lasciato degli strascichi. Se lavoro bene arrivo al 100 per cento, altrimenti sono all’80. Non riesco più a stare intorno al 90 per cento. Quindi ho doppia scelta: essere al top o soffrire troppo. L’anno scorso ho sofferto troppo e non volevo ripassarci.

Pozzovivo trova ad attenderlo altri tre italiani: Petilli, Rota e Pasqualon
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Come ti trovi in squadra?

Sentivo tanto parlare di clima familiare e mi pare che sia vero. C’è parecchia Italia e c’è anche competenza. Quello che mi dispiace è non aver preso parte ai ritiri e di conseguenza i programmi sono stati fatti senza prevedere me. Sarò io a dovermi adattare ai piani e al clima della squadra, ad esempio per il Giro. Se ci fossimo allenati insieme, conoscerei le caratteristiche dei miei compagni e oggi ci sarebbero altre sintonie. Anche questo fa parte del dover recuperare.

Il gruppo Giro?

La firma del contratto è stata legata agli obiettivi. E a parte Louis Meintjes, la squadra non ha altri corridori da corse a tappe, per cui il Giro sarà la mia stella polare e ho chiesto di aggiungerci la Vuelta. La motivazione ad andare avanti è stata proprio il ritiro dall’ultima edizione, dopo la tappa di San Giacomo. Mi sentivo bene, andare via e non cercare riscatto sarebbe stato come lasciare il libro a metà.

L’adrenalina del pericolo scampato ti spingerà a dare di più?

Devo dire che sul piano dell’impegno (sorride, ndr) ho pochi margini. Il fatto di aver cambiato squadra e di dover gestire questa situazione sono uno stimolo per uscire dalla routine e sicuramente daranno qualcosa in più.

Crono di Torino al Giro 2021, Pozzovivo fra gli scalatori andati meglio: 31″ da Ganna
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Davvero credevi che la Qhubeka sarebbe ripartita?

Eravamo in contatto con Ryder Douglas e lui ci trasmetteva fiducia. Per cui quando a novembre è uscito l’elenco dei team WorldTour e noi non c’eravamo, è stato un fulmine a ciel sereno. Ricordo bene. Così come ricordo il momento in cui Raimondo mi ha detto che era fatta con la Intermarché. Ero sul Teide, quel posto porta bene. Ero lassù anche a fine dicembre 2019 quando arrivò la NTT.

Quindi quali sono i prossimi passi?

Sul fronte delle corse, il programma prevede Laigueglia, al 99,9 per cento la Tirreno-Adriatico, un altro periodo in altura, il Giro di Sicilia, Freccia, Liegi e Giro d’Italia. Non farò il Tour of the Alps perché la squadra è al completo, ma ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto andare in Sicilia e ci andrò.

Quali altri fronti ci sono oltre alle corse?

Quello dei materiali. Il fitting dell’abbigliamento con Nalini, che per me non è banale, incluso il body da crono. E poi sempre per la crono dovrò prendere la bicicletta. Credo che il modello nuovo uscirà per il Tour, per cui al Giro dovremmo avere quella del 2021. Mi prenderò il tempo che serve dopo la Tirreno per trovare tutte le soluzioni più giuste. Dopo il buon livello raggiunto l’anno scorso, voglio raggiungere uno standard ugualmente soddisfacente.