Riprende dalla Spagna il viaggio di Pozzovivo. Ma che fatica…

15.02.2022
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Formalmente da ieri, giorno di San Valentino in cui festeggiava anche l’onomastico di sua moglie, Domenico Pozzovivo è diventato un corridore della Intermarché-Wanty-Gobert. Dieci giorni fa era andato da sé a prendersi la bici a Charleroi e da domani sarà in corsa alla Vuelta Andalucia-Ruta del Sol. Ma riavvolgendo il nastro, voi avete idea di cosa sia successo dal 29 novembre, quando Ryder Douglas lasciò liberi i corridori della Qhubeka-Nexthash? Ce lo siamo fatto raccontare da Raimondo Scimone, il suo agente, che al pari del piccolo lucano, non ha mai smesso di crederci.

«Per me oggi è il 2 gennaio – sorride l’emiliano – il 2021 è finito adesso, con l’ultimo obiettivo possibile finalmente raggiunto».

La collaborazione fra Pozzovivo e Scimone è iniziata nel 2005. A destra Valentina, moglie del lucano (foto Facebook)
La collaborazione fra Pozzovivo e Scimone è iniziata nel 2005, propiziata da Luca Mazzanti

La lunga attesa

La storia è complessa. Mentre tutti i corridori lasciati liberi dal team sudafricano si sono affrettati a trovare una nuova sistemazione, Pozzovivo ha scelto di dare fiducia al team e ha continuato ad allenarsi come se tutto fosse normale.

«Le ragioni per cui ha aspettato tanto – spiega Scimone – sono state fondamentalmente due. La prima è che in quella squadra si trovava bene. Domenico nota le cose che non vanno, non le manda a dire, ma lì disponeva di ottimo materiale e di un bel gruppo di lavoro. E poi c’era un contratto economicamente vantaggioso che si sarebbe rinnovato se la squadra avesse proseguito l’attività. Solo che il tempo passava. Dovete sapere che “Pozzo” è rispettato da tutti, ma poi quando si scendeva nel pratico, qualcuno discuteva per il fatto dell’età, qualcun altro per la posizione in bici dovuta all’incidente. Uno mi ha anche suggerito di farlo smettere. Ma siccome fino a metà novembre c’era la possibilità che Qhubeka facesse una professional, abbiamo aspettato. In realtà ci guardavamo già intorno, bisogna sempre farlo, ma la ricerca vera è iniziata quando Ryder Douglas ha mollato la presa».

Il confronto del Lombardia gli ha fatto capire di avere ancora qualcosa da dare
Il confronto del Lombardia gli ha fatto capire di avere ancora qualcosa da dare
In che direzione vi siete mossi?

Inizialmente verso squadre con organico non completo. Poi quelle cui mancasse un uomo per il Giro d’Italia, che per Domenico è sempre stato la corsa più importante. L’idea di essersi dovuto ritirare e lasciarlo dopo una settimana come nel 2021 non gli andava giù. E trovo che tornarci sia un’ambizione più che lecita, visto che delle sette top 10, solo una l’ha fatta alla Vuelta e le altre sono del Giro.

E quel suggerimento di farlo smettere?

Non abbiamo avuto bisogno di chiarirci, perché lo avevamo già fatto. Gli avevo detto di decidere liberamente e di sentirsi libero da ogni condizionamento nei miei confronti. Può smettere quando vuole e lo sa da tempo. Invece alla fine del Lombardia disse la frase che faceva capire che non ci pensasse minimamente.

Che frase?

«Questi giovani vanno come moto – mi disse – però oggi sulla salita su cui di solito faccio i test, pur andando in scioltezza ho fatto i wattaggi migliori di sempre, anche di quando la faccio a tutta». E il senso era che i vari Pogacar e gli altri lo stanno costringendo a migliorare e gli stanno allungando la carriera. Quindi siamo andati avanti. Il fatto di firmare tardi era qualcosa che avevamo già sperimentato.

Pozzovivo debutta al UAE Tour 2020 con la maglia NTT, alla ripresa dall’incidente di agosto
Debutta al UAE Tour 2020 con la maglia NTT, alla ripresa dall’incidente di agosto
Già nel 2020, alla ripresa dall’incidente, era successo qualcosa del genere, vero?

Quando venne fuori il progetto NTT, con Riis all’interno in un ruolo importante, ci arrivò l’okay verbale il giorno di Natale del 2019 e la firma il 27 dicembre, per non incappare nella regola dell’Uci per cui non si potrebbe firmare un contratto dopo il primo gennaio. Se non avessimo firmato quel contratto, probabilmente Domenico avrebbe smesso lì.

Quindi di base anche lui era tranquillo?

A novembre mi disse: «Raimondo, mi hai venduto quando ero zoppo. Perciò, ora sto bene, che problemi dovresti avere?». Non è facile avere la voglia di spingere ancora, evidentemente ce la siamo trasmessa a vicenda. Perché lui nel frattempo lavorava come se fosse tutto normale, ma con un mese di anticipo. Ha a febbraio i watt che di solito raggiunge a marzo. L’unica differenza è stata che, anziché andare sul Teide a Natale con Valentina, c’è andato da solo la settimana dopo per 12 giorni, passando un Natale normale in famiglia.

Finché l’occasione è arrivata…

A un certo punto si è capito che si andava materializzando qualcosa. C’era l’inghippo della regola UCI, bisognava aspettare che si riunissero per deliberare. Da un lato ero confidente che si superasse, ma insieme mettevo il pepe al manager della squadra perché facesse pressione. In fondo rischiavano di pagarlo senza farlo correre. E alla fine il contratto è stato firmato venerdì 11 febbraio e registrato il 14.

In attesa delle foto ufficiali, sul suo account Instagram c’è già da due giorni il logo del team
In attesa delle foto ufficiali, sul suo account Instagram c’è già da due giorni il logo del team
Ci hai sempre creduto?

Al 100 per cento, perché la logica dice che Pozzo dove lo metti sta. Trovato l’accordo, problemi non ce ne sono. Ci potevano essere altre squadre, comprese due professional, ma la WorldTour offre un calendario di livello che mette al riparo da ogni imprevisto. Scordiamoci il discorso economico, che comunque è dignitoso. Ci sono il calendario e lo spazio per correre bene. Però ci sarebbe, se posso, una persona da ringraziare…

Di chi si tratta?

Ero a telefono con Valentino Sciotti. Si parlava fra appassionati di vini e quando mi ha chiesto come stessi, gli risposi che avevo il cruccio di Pozzo ancora per aria. Disse che non era possibile e grazie a lui si è aperto il discorso con Israel-Premier Tech e Intermarche-Wanty (la Vini Fantini compare fra gli sponsor 2022 di entrambi i team, ndr). Quando è andato alla presentazione della squadra belga, mi ha chiesto se lo autorizzavo a spendere una parola per Domenico e di fatto è nata questa trattativa. Cercavano un corridore capace di fare bene al Giro e alla fine abbiamo chiuso anche in fretta.

Hai gestito tu oppure c’è sempre stato il contatto con Domenico?

Ad ogni passo, devo informare il mio cliente. Deve esserci un dialogo continuo, anche se dopo tanti anni (Scimone e Pozzovivo collaborano dal 2005, ndr) bastano uno sguardo o un whatsapp.

Il primo obiettivo del nuovo team con Pozzovivo sarà il Giro d’Italia
Il primo obiettivo del nuovo team con Pozzovivo sarà il Giro d’Italia
Quale reazione ha avuto quando gli hai comunicato che era fatta?

E’ stato un momento importante emotivamente. Ha cambiato tono di voce, ma si sentiva che era contento. Poi è iniziata la fase dell’attesa. Si è spazientito per le lungaggini dell’Uci, perché lui era pronto per correre. Da lì la corsa a Charleroi per prendersi la bici. Per uno che ha avuto il suo incidente, abituarsi alla posizione da strada e da crono è decisivo. Soprattutto per la crono è un gran meticoloso.

Domani si comincia?

Ieri alle 22 era a Malaga e ha annunciato che avrebbe iniziato a correre. Si è fatto scattare la foto da un meccanico (immagine di apertura, ndr). Se mi sentite dalla voce, sono contento anche io. Dopo tanti anni di collaborazione, si diventa anche amici. Può essere limitante, ma preferisco considerarlo un privilegio di questo tipo di attività. Oggi per me è il 2 gennaio. Adesso posso iniziare a programmarmi i viaggi per le prossime corse.

Ryder 2021

Ryder: «Vorrei tanto che Pozzovivo restasse in Qhubeka…»

07.01.2022
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Douglas Ryder non ha mai smesso di sognare. Chiusa la sua carriera decennale da corridore, ha pensato a un sistema per sviluppare il ciclismo nella sua Africa. Era convinto che un team proveniente da lì e in grado di arrivare al Tour de France sarebbe stato il veicolo migliore per promuovere il ciclismo. Nel 2015 il suo sogno è diventato realtà. La Dimension Data non solo ha partecipato alla Grande Boucle ma a tutte le grandi prove e da lì non ha mai smesso. Fino a quest’anno.

Il suo team, diventato Qhubeka NextHash dopo vari cambi di sponsor, ha perso la licenza WorldTour dopo grandi problemi economici riscontrati per oltre un anno. Ryder aveva dato con ampio anticipo facoltà ai suoi corridori di trovarsi nuove squadre, molti lo hanno fatto, alcuni continuano ad avere fiducia che possa ritrovare la strada per il successo. Anche perché quello di Ryder non è un progetto come gli altri: vive il suo impegno come una missione legata alla diffusione del ciclismo nel suo continente. Non per niente tramite la Qhubeka ha distribuito qualcosa come oltre 75 mila biciclette ai bambini africani. Se il prossimo anno i mondiali si svolgeranno in Rwanda, un po’ di merito è anche suo. Quando ha iniziato la sua avventura, un’idea del genere andava ben oltre l’utopia.

Il 51enne sudafricano non ha perso nulla del suo spirito pur in questi mesi così travagliati e non si nasconde nel raccontare le traversie vissute: «Abbiamo pagato il momento che viviamo. I costi di attività sono altissimi, abbiamo retto finché abbiamo potuto. Ci siamo impegnati per trovare nuovi sponsor attraverso una decina di agenzie di marketing e contattando un centinaio di aziende, ma senza risultato. Le difficoltà erano già sorte nel 2020, ma eravamo riusciti a risolvere la questione con il grande supporto della Qhubeka, ma i problemi sono andati aumentando».

La Qhubeka, con altri nomi, ha iniziato la sua storia nel 2008 e ha militato nel WorldTour dal 2016 al 2021
Qhubeka Nexthash 2021
La Qhubeka, con altri nomi, ha iniziato la sua storia nel 2008 e ha militato nel WorldTour dal 2016 al 2021
Hai qualche rimpianto, qualcosa che avresti potuto fare per evitare questa situazione?

Non sai quante volte ho pensato se i miei piani erano troppo ambiziosi… Credo che sicuramente a conti fatti si poteva fare di più, ma l’impegno che mi ero assunto era grande e gli sforzi sono stati totali. E’ chiaro che abbiamo subìto gli influssi di un periodo difficile, il Covid ha fortemente pesato sul mercato e trovare uno sponsor è stato arduo. Il tutto poi è diventato ancora più difficile con la diffusione di Omicron proprio dal mio Paese. Le aziende sono impaurite in questo momento e quelle poche che azzardano lo fanno soprattutto nel calcio per provare a ridurre al minimo le incertezze.

Tu hai cercato di essere molto corretto con i tuoi corridori dando loro anticipata libertà di trovare un nuovo team, che cosa pensi però di persone come Pozzovivo che sono rimasti legati al tuo team fino all’ultimo?

Domenico è una persona meravigliosa, meravigliosa (lo ripete più volte, ndr). Trovo incredibile come si sia ripreso dopo il suo incidente e il suo apporto, il suo credere nel nostro progetto ci ha dato grande forza. Non lo nascondo, vorrei tanto trovare uno sponsor tale da poter continuare la nostra esperienza in comune. Ma come Domenico devo dire grazie anche ad altri corridori, come Antonio Puppio che non hanno mancato di farci sentire il loro sostegno a dispetto delle obiettive difficoltà che hanno vissuto e vivono.

Pozzovivo Qhubeka 2021
Domenico Pozzovivo è ancora legato alla Qhubeka. Ryder spera in una sua permanenza
Pozzovivo Qhubeka 2021
Domenico Pozzovivo è ancora legato alla Qhubeka. Ryder spera in una sua permanenza
Quali sono ora i tuoi progetti?

L’obiettivo è di andare avanti con il nostro team continental, trovando i fondi per seguire l’attività e dare spazio a un team di categoria inferiore ma che conserva grandi qualità. Con noi correranno Luca Coati, Kevin Bonaldo, Mattia Guasco, Nicolò Parisini che arriva dalla Beltrami TSA-Tre Colli, Jacopo Menegotto dalla General Store Essegibi F.lli Curia e Raffaele Mosca. Avremo molti corridori italiani e seguiremo la stagione nel vostro Paese, per il resto ci saranno corridori africani, prevalentemente da Etiopia, Eritrea e Sud Africa.

Pensi che senza un team nel WorldTour, l’evoluzione del ciclismo africano subirà un arresto?

Spero proprio di no, perché ci sono molti talenti che sanno emergendo, anche più che resto del mondo. La situazione che stiamo vivendo rappresenta un grande ostacolo, un freno alla crescita, questo è indubbio. Guardate però quel che avviene nelle rassegne iridate: avere al via 20-25 atleti africani credo sia lo specchio della crescita del movimento sparsa per il continente.

Ryder Hagen 2018
Ryder con Edvard Boasson Hagen, uno dei tanti campioni passati per il suo team (foto Getty Images)
Ryder Hagen 2018
Ryder con Edvard Boasson Hagen, uno dei tanti campioni passati per il suo team (foto Getty Images)
Dopo una carriera lunga 10 anni, come si sta evolvendo il tuo lavoro di team manager?

Questa è una bella domanda… Il ciclismo è cambiato molto da quando correvo, le esperienze sono utili ma bisogna essere al passo con i tempi. Essere un team manager significa essere pronto a ogni tipo di opportunità, guardare il mondo del ciclismo nel suo insieme considerando in primis la nostra realtà africana e le differenze che comporta. Bisogna considerare i rapporti con i media, le ore di trasmissione ciclistica in Tv e tutto deve tramutarsi in opportunità per vendere i nostri marchi, quelli di chi ci sostiene. Per me è particolarmente gratificante quando tutto ciò permette a un giovane corridore di affermarsi e trovare la sua strada. E’ difficile ma per me è importante anche perché il mio non è un lavoro come gli altri diesse, il nostro impegno è teso verso la promozione delle charities a favore dei nostro progetti benefici.

Sei ottimista per il futuro?

Certo! Il team è grande con un importante brand e un grande supporto. Abbiamo dalla nostra grandi ambassador non solo per il team in se stesso, ma per quello che rappresenta e in questo senso non posso dimenticare l’impegno di Fabio Aru che ci ha dato un incredibile supporto, come anche l‘esempio di Pozzovivo. Noi vogliamo continuare a supportare le giovani generazioni e, se tutto va bene, poter riallacciare la storia riportando nel 2023 il team nel WorldTour. Magari con uno sponsor italiano…

Pozzovivo ancora senza squadra ma con stimoli d’acciaio

30.11.2021
4 min
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Tra i campioni, non corridori badate bene, che ancora non hanno un contratto per il 2022 figura anche il nome di Domenico Pozzovivo. Un po’ come lo scorso anno, il lucano si ritrova a vivere una situazione di grande incertezza con la sua Qhubeka-NextHash che non si sa se andrà avanti.

Il team di Douglas Ryder però lo scorso anno di questi tempi aveva dato l’okay a continuare. Stavolta invece siamo alle soglie di dicembre e la fumata bianca ancora non arriva. In teoria bisognava presentare le liste all’UCI entro il 15 novembre. Alcuni sponsor che danno supporto tecnico-logistico hanno confermato la loro presenza come Bmc e Mercedes, ma chiaramente non basta.

Il lucano passò pro’ nel 2005 nella fila dell’allora Ceramica Panaria di Reverberi. Ha sempre corso ad alti livelli
Il lucano passò pro’ nel 2005 nella fila dell’allora Ceramica Panaria di Reverberi. Ha sempre corso ad alti livelli
Domenico, allora? Cosa ci dici, com’è la situazione della tua squadra?

Ne so quanto voi. La situazione è del tutto aperta. L’idea è di restare con il gruppo Qhubeka.

E se non dovessero farla?

Eh, non sarebbe una bella cosa. Non saprei, non ho un piano B e c’è il rischio che possa smettere.

L’altro giorno parlavamo con Nieri della Qhubeka continental che invece prosegue: hai mai pensato ad una situazione di questo tipo? Un qualcosa di diverso a contatto coi giovani?

No – risponde deciso Pozzovivo – per continuare il gioco deve valere la candela e se non ho la possibilità di fare un calendario di alto livello ne risentono anche gli stimoli. E questo vale sia per una squadra di giovani che non.

E se dovesse arrivare una chiamata da una professional, una Bardiani, una Drone Hopper o anche una straniera, tipo una Alpecin che magari non ha uno scalatore del tuo tipo in organico?

Magari una Alpecin! Quella è una WorldTour mascherata…  Il problema è che ci si è dilungati un po’ troppo e non sarà facile trovare posto. Adesso i team sono fatti, quasi già stanno in ritiro e non è facile inserire un altro corridore.

Domenico Pozzovivo in azione all’ultimo Giro di Lombardia
Domenico Pozzovivo in azione all’ultimo Giro di Lombardia
Però ci sembri, almeno in apparenza, “sereno”, tranquillo…

La sensazione è che alla fine una soluzione la trovo. Magari la risposta arriva oggi… così mi faccio un bel regalo di compleanno!

Evidentemente Ryder deve averti dato qualche rassicurazione…

Quello sì. Ho parlato con lui, ma poi la realtà è che il tempo passa. Sarebbe stato meglio avere una “deadline”, almeno avrei avuto una data certa, una scadenza. Mi avrebbe tolto dell’ansia. Magari altri non avrebbero ragionato in questo modo, ma almeno così mi focalizzo e non mi faccio distrarre da altro.

Però smettere così, un corridore del tuo calibro, non sarebbe una bella cosa…

Lo so. Nella mia carriera ho affrontato cose peggiori, ma certo non sarebbe il modo ideale di chiudere. Anche perché ogni anno prima di riprendere ti poni delle domande sulle tue capacità, sulle tue motivazioni e sulla voglia di fare sacrifici e quella c’è. E’ intatta e questa non sarebbe la stagione in cui smettere da quel punto di vista.

E se dovessi smettere? Ci avevi detto che ti sarebbe piaciuto fare il preparatore…

Esatto. Ho un altro esame a breve (Domenico si sta laureando in Scienze Motorie, ndr) e me ne restano due. Vorrà dire che accelererò per la tesi e dopo mi guarderò intorno se qualcuno dovesse aver bisogno di un mio contributo.

Quindi tu già ti alleni da solo?

Sì, è così da qualche anno. Poi la squadra chiaramente vede i miei files, sono pronto a confrontarmi e semmai a cambiare qualcosa, ma l’architettura della preparazione la creo io.

Hai ripreso ad allenarti?

Sì, già da un po’. Nei giorni scorsi sono stato a casa. In questo periodo viaggio sempre con due bici al seguito…

Sei uscito in mtb!

Sì! Belle uscite. Domenica scorsa ero a Matera. Siamo usciti con un gruppo di una trentina di biker. L’uscita l’aveva organizzata mio fratello Maurizio e il percorso un signore sui 60 anni che fa gare amatoriali da non so quanto tempo, forse 35 anni. Guidava benissimo! Avremo fatto 25 chilometri di single track, bellissimi tutti molto filanti. Poi a fine uscita, sono rientrato, ho cambiato scarpe e bici e ho fatto un’altra ora e un quarto su strada. E l’ho fatta in tenuta primaverile. Non c’è il clima che ho trovato qui a Lugano al rientro.

Diteci voi se un “ragazzino” di 39 anni con questa grinta può smettere? Sembra abbastanza chiaro che Pozzovivo punta sull’ennesima rinascita della Qhubeka. Che dire: forza “Pozzo”. E tanti auguri.

Da Cavendish a Pozzovivo, tutti quelli in attesa di contratto

29.10.2021
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Probabilmente a breve firmeranno, ma certo fa un certo effetto rendersi conto che certi corridori che (ciascuno nel suo ambito) hanno fatto la storia, non abbiano ancora firmato il contratto per la prossima stagione. Anche se lo hanno annunciato. Anche se la stretta di mano li ha mandati sereni in vacanza. L’Equipe di oggi si è messa a ragionare sui corridori in cerca di sistemazione, ma la verità è che il computo complessivo è ben più cospicuo. Quello che stupisce è appunto la caratura dei personaggi. I francesi a dire il vero hanno inserito nel mazzo anche Valverde, che tuttavia ha rinnovato con Movistar, annunciando anche che il 2022 sarà la sua ultima stagione in gruppo.

Cavendish in sospeso

E’ ancora in attesa di sapere qualcosa Mark Cavendish, con 156 vittorie da professionista e il record eguagliato di 34 tappe al Tour de France, con tanto di toccante abbraccio con Eddy Merckx. Lo scorso anno il suo arrivo alla Deceuninck-Quick Step fu coperto da uno sponsor portato in dote e probabilmente nessuno poteva aspettarsi che il velocista abulico delle ultime stagioni ritrovasse la verve per vincere 10 corse, fra qui 4 tappe al Tour. Ovviamente adesso gli è venuta voglia di continuare con lo squadrone belga, ma il prolungamento tarda a essere ufficializzato perché le nuove pretese di Mark avrebbero complicato le discussioni.

Thomas avrebbe lasciato la Ineos, ma finirà col restare a… casa
Thomas avrebbe lasciato la Ineos, ma finirà col restare a… casa

Si è ragionato parecchio, ad esempio, sul post carriera del corridore, che vorrebbe assicurarsi un posto nello staff della squadra.

«Vuole rimanere coinvolto con noi – ha detto Patrick Lefevere – e questo mi sembra abbastanza negoziabile».

Tuttavia il grande capo ha anche precisato che al Tour del 2022 il suo velocista di punta sarà Fabio Jakobsen e che Cavendish non lo accompagnerà. A Cavendish i conti tornano? Se è vero, come ci disse Petacchi salutandone il ritorno al top, che la vera differenza nelle motivazioni per Mark la fa proprio la Grande Boucle, sapere in partenza che non vi prenderà parte gli permetterà di lavorare bene? Forse sì. D’altra parte non doveva andare neppure quest’anno, poi i guai di Bennett e le relative tensioni con la squadra, gli hanno permesso di vivere il lieto fine che pochi si aspettavano. Forse neppure lui.

Thomas non si muove

Ancora oltre la Manica, ma questa volta con un gallese che il Tour de France l’ha vinto: Geraint Thomas. La sua situazione si dovrebbe definire a breve, dopo che lo stesso corridore aveva ventilato l’eventualità di cambiare maglia. E la Ineos, dato che “G” non ha concluso per infortuni e cadute il Giro del 2020 e l’ultimo Tour, aveva detto che non avrebbe contrastato le eventuali offerte che avesse ricevuto.

Alla Ineos Grenadiers approda anche Viviani, contratto da firmare e tante belle prospettive
Alla Ineos Grenadiers approda anche Viviani, contratto da firmare e tante belle prospettive

Thomas è stato così avvicinato dalla Cofidis, poi dalla Qhubeka NextHash sulla cui sopravvivenza in attività si nutre più di qualche dubbio. Finirà probabilmente che il vincitore del Tour 2018 rimarrà alla Ineos, ricordando che la sua vittoria al Romandia 2021 lo aveva segnalato nuovamente tra i più forti in gruppo.

La sensazione, parlando di lui con Adriano Malori nelle scorse settimane, è tuttavia che sia arrivato al limite della sopportazione della ferrea disciplina che ha consentito a tanti corridori di quel team di raggiungere i risultati più importanti. Probabilmente in quel gruppo tutti lo sanno, come sanno anche che potrebbe essere rischioso incentrare tutto su Bernal e Carapaz e sfidare apertamente Pogacar e Roglic: meglio avere qualche alternativa.

La rincorsa di Viviani

Poi c’è Viviani, anche se sappiamo che andrà alla Ineos Grenadiers e anche lui ce l’ha confermato qualche settimana fa prima del Giro del Veneto. Ma mai come questa volta il suo contratto è stato laborioso da siglare.

Dopo un anno e mezzo senza vincere, Elia ha vissuto una piccola rinascita dopo le Olimpiadi, con quattro vittorie in Francia e finalmente il mondiale dell’eliminazione di recente a Roubaix.

Mark Padun, rivelazione al Delfinato 2021, rimane al Team Bahrain Victorious?
Mark Padun, rivelazione al Delfinato 2021, rimane al Team Bahrain Victorious?

Le prime voci lo avevano visto all’Astana, ma in quella fase della stagione Vinokourov non aveva ancora riavuto il potere di firma. Poi alla Deceuninck-Quick Step, dove Lefevere non era però parso davvero convinto. Si era parlato persino di Eolo-Kometa, ricordate? Il contratto con la Ineos è quasi un ritorno a casa. Alla corte di Brailsford, Viviani ha vinto le Olimpiadi e se ne andò perché in quel Team Sky non c’era tanto posto per i velocisti, avendo in Froome e Thomas le star indiscusse del Tour. Bernal e Carapaz, come già detto per Thomas, non danno forse le stesse garanzie, per cui Viviani sarà il velocista di punta (fintanto che Ethan Hayter salirà un altro scalino) e avrà accesso a tutte le gare più importanti in calendario.

In ansia per Pozzo

Questi i più grandi, anche se rimangono per il momento senza contratto anche Omar Fraile, 31 anni, campione spagnolo e Mark Padun, 25 anni, rivelazione dell’ultimo Delfinato e poi interprete di una Vuelta abbastanza anonima.

Ha appena trovato… casa Davide Villella (team WorldTour, annuncio prossima settimana), mentre fa fatica a trovare sistemazione un veterano come Rojas. In cerca di sistemazione Liam Bertazzo, iridato del quartetto. E tornando sul fronte dei veterani, siamo un po’ in apprensione per Domenico Pozzovivo: anche lui probabilmente continuerebbe alla Qhubeka-Nexthash, ma è davvero difficile riuscire a capire se il team andrà avanti.

La scadenza, per loro come per tutti, era quella di fine ottobre, ma pagando una penale ogni giorno il termine si può far slittare. Anche se prima o poi l’Uci dovrà avere in mano tutta la documentazione necessaria…

Assos presenta la Replica Jersey del team Qhubeka-NextHash

03.09.2021
3 min
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Assos è sinonimo di qualità e stile, da sempre. La realtà ticinese storicamente coinvolta con il grande mondo del ciclismo professionistico, anche quest’anno sponsor e partner tecnico del team WorldTour Qhubeka-NextHash, propone a beneficio di tutti gli appassionati la Replica Jersey della squadra di Nizzolo, Pozzovivo e Fabio Aru: una maglia concepita tecnicamente sulla base del modello estivo di casa Assos Mille SS.

Così Fabio Aru a una partenza di tappa della Vuelta con la maglia Qhubeka-NextHash
Così Fabio Aru a una partenza di tappa della Vuelta con la maglia Qhubeka-NextHash

Filati leggeri

Il capo in questione offre davvero uno standard elevatissimo in termini di comfort e di mix di materiali e tessuti tecnici utilizzati per poterlo confezionare, raggiungendo livelli top sia per quanto riguarda la traspirabilità che la leggerezza. Il poliestere, l’elastane e la poliammide – i filati super leggeri ed altamente traspiranti con i quali la Qhubeka-NextHash Replica Jersey è realizzata – garantiscono inoltre una vestibilità eccezionale. La comodità della maglia indossata è esaltata dal classico taglio RegularFit che conferisce la migliore elasticità per adattarsi perfettamente all’anatomia del ciclista. Ma non è tutto, anche le maniche cucite a taglio vivo fanno la loro parte in termini di comodità. Queste ultime sono caratterizzate dal design privo della tradizionale cucitura nella zona delle spalle, che invece prosegue fino al collo per offrire maggior libertà di movimento.

Prezzi e misure

Nella parte posteriore di questa maglia Assos sono state previste tre ampie e comode tasche nelle quali è possibile posizionare piccoli oggetti e rifornimenti. La maglia è disponibile nelle misure XS, S, M, L, XL, XXL e tripla XL, mentre il prezzo consigliato al pubblico è di 140 Euro (ricordiamo che il 10% del ricavato dalla vendita di ciascuna maglia sarà direttamente devoluto da Assos al programma di donazione di biciclette predisposto da Qhubeka).

assos.com

Ma che fine hanno fatto le ruote basse tra i pro’?

01.08.2021
6 min
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Probabilmente è più elevata la possibilità di vedere un ufo che un corridore professionista utilizzare delle ruote basse o per meglio dire a basso profilo. E’ un paragone un po’ forzato ma neanche tanto. Questa tipologia di ruota era la sola che c’era fino ai primi anni ’90 (lenticolare esclusa) e adesso invece è praticamente sparita.

I team le hanno in dotazione, ma non c’è corridore che le voglia. Alcuni neanche in allenamento. Come mai?

Alla base di questa sparizione c’è senza dubbio l’evoluzione dei materiali. Il carbonio, il materiale che domina al 99,9 per cento anche nelle ruote, è sempre più leggero e più performante. Questo ha ridotto moltissimo le differenza di pesa fra una ruota bassa e una alta. Quei 400 e passa grammi di differenza ormai si notevolmente ridotta (spesso meno di 200 grammi). E il peso sulla ruota conta più che su altre parti della bici. Il rapporto, secondo l’ingegner Marco Pinotti, è di uno a tre. Un etto in più sulle ruote ne vale tre sul telaio. E’ l’effetto della massa rotante ad amplificarlo.

La bici moderna: telaio e componenti “aero”, ruote alte e freni a disco
La bici moderna: telaio e componenti “aero”, ruote alte e freni a disco

Peso giù, profili su

Contestualmente sono anche aumentate le velocità medie e si è investito moltissimo sull’aerodinamica. Gli studi, anche empirici e non solo in galleria del vento, hanno mostrato come un cerchio più alto e più largo (cosa che si è potuto fare con una certa facilità con i freni a disco) penetri meglio nell’aria. Un cerchio con tali caratteristiche crea meno turbolenze. Senza contare che la ruota, nel suo complesso, è anche più comoda.

«Io – spiega proprio Pinotti – oggi non avrei dubbi. Anche a fronte di una bici che pesa un chilo di più prenderei quella con le ruote più alte. Basta una pendenza del 5,5 per cento e una velocità di 20 chilometri orari per colmare questo gap. L’alleggerimento dei materiali di fatto ha tagliato fuori queste ruote. Potrei montarle giusto in una cronoscalata, ma una crono estrema.

«Oggi si riesce a stare sui 7 chili anche con le bici con freno a disco e una ruota a profilo medio (35-40 millimetri, ndr). Con i freni tradizionali proprio non hai problemi e anzi tocchi il limite dei 6,8 chili».

E in effetti oggi è considerata bassa una ruota da 35 millimetri. Sotto non se ne vedono. Se pensiamo che Bernal ha scalato il Giau con delle Shimano Dura Ace da 60 millimetri, si capisce bene l’intero discorso. E uno scalatore come è noto non ama portarsi dei grammi in più.

Il parere dello scalatore 

E noi abbiamo chiesto allo scalatore per eccellenza, Domenico Pozzovivo. Tra i primi ad usare il profilo differenziato anteriore e posteriore: 35 millimetri davanti e 50 millimetri dietro.

«Io non uso più le ruote basse e il motivo è semplice: si è esasperato il concetto di aerodinamica e dell’efficienza a certe velocità. Alte velocità che fa soffrire il profilo basso. E poi visti i pesi che senso avrebbe mettere dei piombi alle bici come una volta e perdere in aerodinamica? E poi quando ti abitui ad una certa ruota che è reattiva e rigida non torni indietro. Per me è anche un aiuto psicologico alle alte velocità».

Pozzovivo racconta che in allenamento a volte le usa, o quelle basse, o quelle a medio profilo.

«Beh, in corsa gareggiamo su asfalti che sono perfetti o quasi, in allenamento non è così e una ruota bassa è più comoda, tanto più per me con il mio problema al braccio.

«Se le monterei in una cronoscalata estrema tipo Plan de Corones? No, perché non avrei le sensazioni che vorrei: cioè una bici rigida e reattiva. Troppo diverse le sensazioni che ho quando si spinge. Sarà che quando mi alzo sui pedali sono tutto buttato in avanti e con la ruota bassa non sento la bici al top».

Infine “Pozzo” fa un paragone interessante con il passato. Le prime ruote alte facevano una sorta di effetto pendolo. Quando ti alzavi sui pedali all’inizio la bici quasi non si muoveva lateralmente, “era dura”, poi all’improvviso “cadeva”. «Vero questa sensazione c’era, a ben ricordare. Ma con i nuovi materiali questo effetto brusco non c’è più. Il movimento è più progressivo ed equilibrato».

Il parere del passista

A fare da contraltare a Pozzovivo abbiamo coinvolto il suo opposto, Fabio Sabatini, passistone veloce dai tantissimi watt.

«Oggi fai quasi fatica a vedere le ruote a medio profilo. Hanno ormai lo stesso peso delle altre ma con un’aerodinamica più efficiente e anche una migliore scorrevolezza (dovuto anche la fatto che il mozzo è “più vicino” al cerchio, ndr).

«Da passista poi non mi è mai capitato di rimpiangere quelle a basso profilo. Pensate che io non le uso neanche in allenamento. Un po’ lo ammetto anche per un fatto estetico! Ma soprattutto perché devo abituarmi a fare le volate e a spingere forti in certi momenti, quindi preferisco farlo con un determinato set che poi “riconosco” in gara. Senza contare che ti ci abitui nelle discese, fatto non secondario. Perché comunque quelle con il profilo alto sono un po’ più “complicate” da gestire. Quelle basse sicuramente pieghi di più… ma tanto non le usi».

Sabatini ricorda quando “il Nieri”, come dice lui da buon toscano, saldava i raggi delle ruote a basso profilo che erano destinate alla Parigi-Roubaix, proprio per renderle più rigide e al tempo stesso più robuste. Ma con l’alto profilo non si rischia un “eccesso di rigidità”, almeno per le corse sul pavè?

«No, io credo che a fare la differenza sia il copertone e non il cerchio. E oggi con una copertura da da 28 millimetri non hai problemi. Poi con l’arrivo del disco il basso profilo è scomparso del tutto, almeno per noi pro’ Le ultime che ho usato sono state le Mavic Ksyrium ai tempi della Liquigas e comunque erano già un po’ profilate, 32 millimetri. Sono passati 10 anni da allora. E poco dopo, in Quick Step, Specialized ci spingeva ad usare quelle con profili più alti».

Domenico l’invincibile, ripartito ancora una volta…

13.06.2021
6 min
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Chiamatelo Highlander, ma Domenico Pozzovivo è davvero un invincibile. Ancora una volta il lucano ha vinto l’ennesima sfida con se stesso e con la sorte. Si è rialzato. Lo avevamo lasciato alla sesta tappa del Giro d’Italia. Se ne tornò a casa per una caduta rovinosa.

Il corridore della Qhubeka-Assos al Giro di Svizzera è stato il primo italiano, sesto, e ieri è stato autore di una cronometro stratosferica. E, come vedremo, poteva essere in lotta per il podio.

In salita, allo Svizzera, il lucano è sempre rimasto con i migliori
In salita, allo Svizzera, il lucano è sempre rimasto con i migliori
Domenico come è andata da quelle parti?

Bene dai. Certo, è stata una settimana di passione. Avevo un male terribile alle costole. Ma ci tenevo molto a venire qui. Anche se il gomito ancora non era a posto.

Al netto della caduta nella corsa rosa, il Giro di Svizzera era in programma?

Se proprio non era in programma era comunque un’ipotesi.

E quando hai deciso di esserci?

Eh è una storia lunga – e qui davvero ci sarebbe da mettersi a sedere con le mani sotto al mento ad ascoltare – Dopo la caduta del Giro avevo una prognosi di un mese. Impossibile poterci solo pensare. Avevo una sublussazione al muscolo della spalla. Qualche giorno dopo ho fatto un allenamento su strada con un braccio a mezzo servizio ed è stato anche un allenamento impegnativo, con dei lavori in salita. Ho sentito subito che la gamba era buona. Molto buona. La condizione del Giro non era sparita. La speranza era che potesse migliorare la condizione del gomito, come di fatto è andata. Quello che invece era anomalo era il dolore alle costole. 

Come mai?

Perché risentivano del grande incidente di quasi due anni fa: sono andato a toccare i punti dove c’era la frattura, avevo subito un trauma pneumotoracico e per questo il recupero era, anzi è, più lungo.

Come hai superato di fatto quella prognosi?

Dovevo stare a riposo totale, ma dopo due giorni ero già sui rulli. Tanto ormai ero esperto a pedalare sui rulli in quelle condizioni! – ci scherza persino su Pozzovivo – Dopo la prima visita, il medico mi disse che mi avrebbe rivisto dopo nove giorni. Era talmente gonfia, piena di acqua, che non ha potuto visitarmi. Nel week-end successivo, come detto, ho provato ad uscire su strada e mi sono accorto che la gamba era buona così ha iniziato a balenare in me l’idea di partire davvero per il Giro di Svizzera. Ne ho parlato con il diesse, ma senza dire nulla in giro. Il martedì successivo a quell’uscita il medico ha notato il miglioramento. Io nel frattempo avevo fatto del linfodrenaggio, in pratica vivevo in costante fisioterapia. E lui mi ha detto: allenati e vedrai che fra due settimane avrai meno dolore.

Complice la pioggia, nella frazione di Lachen il gruppo si è poi spezzato e Pozzovivo ha perso 2’15”
Complice la pioggia, nella frazione di Lachen il gruppo si è poi spezzato e Pozzovivo ha perso 2’15”
Mamma mia Pozzo, che dire: chapeau…

A quel punto ho deciso di andare sull’Etna, perché in Svizzera il tempo era brutto e soffrivo anche di più nelle mie condizioni, mentre laggiù era ottimo per allenarsi in vista dello Svizzera. Che poi anche in questo caso tutto è stato molto rocambolesco: sarei voluto andare sullo Stelvio, ma ancora era chiuso, in più avevo anche la prima dose del vaccino del Covid da fare. Lo avevo prenotato dopo il Giro convinto che tanto sarei stato libero. Quindi l’ho fatto al volo prima di andare sull’Etna.

Senti, ma tua moglie, la tua famiglia cosa ti dicono quando vedono che fai queste imprese al limite fra tenacia e “pazzia”?

Eh, sono talmente abituati che non mi dicono nulla. Sono contenti. Sanno quello che c’è dietro. Mia moglie con quel braccio inutilizzabile mi aiutava a fare tutto. Lei era sicura che avrei fatto lo Svizzera.

E sei anche andato forte…

A crono ero sicuro che non avrei avuto problemi: ero da solo. Semmai i problemi li ho avuti di più nella prima di cronometro. Quel giorno era bagnato e per non rischiare nulla nelle curve ho perso molto, mentre il resto dei numeri erano buoni. Peccato che nella seconda tappa in discesa c’è stata una frattura del gruppo e abbia perso 2’15”, ma anche in quel caso non ho voluto rischiare. Quello è il distacco che mi ha precluso il podio.

E ieri a crono, tra l’altro molto particolare con un passo da scalare e da riscendere, hai chiuso settimo…

Mah, un po’ me lo aspettavo di passare in cima coi primissimi e di perdere qualcosa discesa. Sì, sono andato bene. Immaginavo che andasse molto forte Uran: era tutta in quota e lui, colombiano, a quelle altezze va bene.

Che bici hai usato?

Quella da crono. Il 95% ha usato questa bici. Qualcuno ha fatto altre scelte. E’ stata particolare quella di Rui Costa: in salita ha usato quella da strada e in discesa quella da crono. Evidentemente si sentiva sicuro così.

E adesso che programmi hai?

Dopo lo Svizzera correrò al campionato italiano. Poi farò una pausa e proseguirò con il programma iniziale che non è cambiato e che prevedeva la Vuelta. A luglio andrò in altura. Lo Stelvio sarà la mia seconda casa e sono già pronti ad accogliermi! Poi cercherò di sistemare questi dolori e di ripristinare al meglio la mobilità del gomito. Prima dell’incidente al Giro andava abbastanza bene. Adesso in effetti sono un po’ troppo storto e mi fa male vedermi così.

Come è stato vedere il Giro dalla Tv?

Eh – sospira Pozzovivo – Stavolta è stata dura. Sapevo cosa valevo e il fatto di avere una buona forma ancora significa che avrei fatto bene. Le tappe del Giro le ho guardate tutte. Per fortuna che gli ultimi giorni del Giro sono coincisi con il ritiro sull’Etna e già avevo l’obiettivo dello Svizzera che è stato un buon diversivo. Mi è già successo altre volte di vivere una situazione così, ma questa volta ho un rimpianto in più. Ho subito altri due interventi durante l’inverno e dopo la Tirreno non mi ero mai espresso su livelli decenti, mentre al Giro stavo bene. Avevo lavorato tanto.

Nella crono di Andermatt Domenico ha chiuso al settimo posto a 1′ netto da Uran
Nella crono di Andermatt Domenico ha chiuso al settimo posto a 1′ netto da Uran
Cosa è successo di preciso al Giro?

Guarda è questo il rimpianto. Tutto è avvenuto in un momento di tranquillità. Sai, c’è una caduta perché c’è nervosismo in gruppo, okay… ma finire a terra per i fatti tuoi mentre risali il gruppo nei primi due chilometri di gara è difficile da accettare. Ero sulla destra, Caicedo si è toccato con un altro corridore e la sua bici mi è volata addosso. Una fatalità in una situazione di zero rischi.

Potevi salite sul podio?

Nei primi cinque sì, sul podio non penso. Anche se non mi piace fare calcoli a posteriori. Okay Bernal ha vinto, ma Damiano (Caruso, ndr) ha fatto una corsa incredibile e anche Yates. No, stare nella “top five” non era follia

Cosa salvi sin qui?

Che con la schiena va bene. Anche sotto sforzo quasi non ho avuto problemi, come invece mi era successo a marzo. Ho sempre fatto molti esercizi di postura. E poi salvo il feeling con le crono. Incrociamo le dita per la Vuelta!

Foglio firma chiuso. Ma Pozzovivo non c’è

14.05.2021
4 min
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Alle 12:45 di stamattina quando si è chiuso il foglio firma mancava solo il nome di Domenico Pozzovivo, unico non partente dei 178 corridori rimasti in corsa sino a quel momento. Un’altra tegola per il lucano.

Non ce ne voglia Caleb Ewan, ma la news di oggi non è tanto la sua seconda vittoria quanto il ritiro dal Giro d’Italia dello scalatore della Qhubeka-Assos.  Questa mattina mestamente, ma con la dignità che lo contraddistingue, il “Pozzo” ha lasciato la carovana. Prima di congedarsi però ha spiegato il suo abbandono.

Domenico Pozzovivo, stamattina in hotel prima di lasciare il Giro
Domenico Pozzovivo, stamattina in hotel prima di lasciare il Giro

Avvicinamento difficile

Domenico ha raccolto le sue cose dal bus, ha salutato i compagni e prima del via della tappa sono venuti a prenderlo per riportarlo a casa. E dire che anche quest’anno aveva fatto di tutto e di più per esserci. Al termine della passata stagione si era nuovamente operato al gomito e un altro intervento lo aveva fatto dopo la Tirreno

«Sono triste. Mi dispiace dover lasciare il Giro. La mia forma era molto buona, la squadra stava facendo una bella corsa. È difficile arrendersi ma il mio gomito sinistro è davvero in cattive condizioni. Servono degli accertamenti per capire l’origine del dolore. Così è impossibile pedalare, non posso stare in bici».

Sesta tappa del Giro 2021: il gruppo sale verso Forca di Gualdo, “Pozzo” era già caduto
Sesta tappa del Giro 2021: il gruppo sale verso Forca di Gualdo, “Pozzo” era già caduto

Il calvario dei Sibillini

La fasciatura bianca domina la scena, se non fosse che i suoi occhi parlano altrettanto. Forse era la sua ultima occasione e finirla così, con la corsa più amata, dispiace. Ma certo non è a Pozzovivo che si può imputare un “ritiro facile”. Anche ieri ha lottato come un leone. 

Domenico era caduto nelle fasi iniziali della tappa (intorno al chilometro 10), quando c’era nervosismo in gruppo. La corsa poi, oltre ad essere dura di suo con tutta quella salita, è stata anche flagellata dal maltempo.

I Sibillini non gli sono stati amici. Vento, freddo e lui dietro al gruppo a lottare. Nella Piana di Castelluccio, sotto il forcing della Ineos-Grenadiers è iniziato il suo vero calvario, è rimasto nel gruppo con De Marchi e alla fine ha perso oltre 20′.

«Ieri penso di essere andato oltre i limiti per finire la tappa. Come ripeto ero in grande difficoltà a restare in bici. Speravo in un miracolo nella notte, ma non è accaduto. Sarà molto difficile nei prossimi giorni guardare gli altri corridori impegnati nelle tappe di montagna».

Pozzovivo (38 anni) era 15° Giro. E’ stato l’unico a non presentarsi al foglio firma di Notaresco
Pozzovivo (38 anni) era 15° Giro. E’ stato l’unico a non presentarsi al foglio firma di Notaresco

Non si molla

Ma Pozzo non molla. Magari già pensa al Tour de France, se la sua squadra deciderà di portarlo.

«Sarò comunque impegnato a recuperare molto velocemente – ha detto Domenico – voglio tornare con maggiori motivazioni di prima».

«Il nostro team medico – ha aggiunto il diesse Missaglia – ha lavorato tutta la notte per dargli la possibilità di ripartire questa mattina, ma alla fine è stato impossibile. Auguriamo a Domenico una pronta guarigione. Sappiamo tutti che è un combattente e incarna lo spirito di questa squadra. Noi non possiamo che augurarglielo con tutto il cuore».

E noi invece non ci stupiremmo se dovessimo vederlo in sella già al Giro di Svizzera e chiudere in qualche modo la sua prima parte di stagione rispettando così, più o meno, gli impegni che presumibilmente lo avrebbero visto prendere il via al Giro, appunto, e alla Vuelta. Ma queste sono solo congetture. Per ora… forza Pozzo.

Pozzovivo Dorelan

Pozzovivo: «Sempre meglio mangiare prima della salita»

13.05.2021
2 min
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Abbiamo già avuto modo di trattare l’argomento dell’alimentazione in corsa, ma che cosa cambia quando c’è da affrontare un arrivo in salita? Anche in epoca recente ci sono stati casi di atleti costretti ad alzare bandiera bianca proprio a causa di problemi gastrici e quando ci si trova di fronte alle tappe più impegnative, i rischi in tal senso sono maggiori. Domenico Pozzovivo, uomo di grande esperienza, ha qualche piccola regola da seguire nella sua alimentazione.

«Io solitamente faccio fatica a ingerire cibi solidi naturali quando si tratta di ascese impegnative, cerco quindi di utilizzare le barrette, mangiandone una almeno 15’ prima che la salita inizi. Quando però la salita durerà oltre 30’, è necessario ingerirne una seconda ad almeno 20 minuti di distanza dalla prima».

In base ai tempi, sembra di capire che preferisci non mangiare quando la strada si rizza sotto le ruote…

E’ quasi impossibile farlo, anche il gel va preso al momento giusto, controllando la situazione perché se sei fortemente impegnato, è controproducente. Va considerato poi che quando sei oltre i 1.600 metri di altezza e hai il fiato corto, ingerire qualcosa di pastoso è difficile. Bisogna cercare un momento in cui la salita spiana, per questo è meglio provvedere prima.

Capecchi rifornimento Dorelan
Con il freddo intenso, anche un gesto simile può diventare difficile e pericoloso
Capecchi rifornimento Dorelan
Con il freddo intenso, anche un gesto simile può diventare difficile e pericoloso
L’alimentazione in salita non può diventare una discriminante tattica, osservando gli avversari, quel che fanno, se sono alle porte di una crisi di fame?

Difficile dirlo – risponde il corridore della Qhubeka Assos – non sapendo quel che c’è nelle borracce, molti usano maltodestrine e fruttosio a concentrazione elevata. Certo se vedi che negli ultimi 5 chilometri ingerisce del gel, significa che qualcosa non va. A me comunque la borraccia molto zuccherata non piace, preferisco altre soluzioni.

Il clima influisce?

Molto. Con il caldo non ci sono grandi problemi, bastano i gel isotonici, col freddo si consuma di più e hai problemi anche nella manualità: io ad esempio con temperature molto basse perdo sensibilità alle dita – afferma Pozzovivo – e diventa arduo anche prendere la barretta dalle tasche… L’ultimo caso di Thomas, caduto al Romandia proprio perché non aveva più sensibilità nelle mani è esemplare. Per questo molti danno al rifornimento le borracce con il gel attaccato.

Veniamo a Pozzovivo: come arrivi a questo Giro?

Se avessi dovuto rispondere a inizio maggio sarei stato pessimista, ma negli ultimi giorni prima della partenza ho risentito le gambe girare al punto giusto, gli ultimi allenamenti sull’Etna mi hanno dato coraggio. Le mie carte voglio giocarmele tutte…