Pasqualon e l’emozione della prima Roubaix a 34 anni

22.04.2022
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Il primo italiano ad entrare nel velodromo di Roubaix domenica è stato Andrea Pasqualon che ha tagliato il traguardo in 19ª posizione. La curiosità è che l’atleta della Intermarché-Wanty-Gobert all’età di 34 anni era alla sua prima apparizione alla classica delle pietre. Il veneto se ne intende di debutti “tardivi“, avendo debuttato lo scorso anno al Giro d’Italia. Nel sentirlo si potrebbe dire che la gioia non l’abbia ancora smaltita, anche se qualche rimpianto ce l’ha. Una cosa è sicura: l’anno prossimo alla partenza da Compiègne ci vorrà essere, la Roubaix gli è entrata nel cuore e nelle gambe.

Per Pasqualon, in quarta posizione, questa è stata la prima Parigi-Roubaix
Per Pasqualon, in seconda posizione, questa è stata la prima Parigi-Roubaix

Un debutto tardivo

«Ero sicuramente uno dei debuttanti più vecchi – dice ridendo Andrea, che ci risponde da casa – è stata un’esperienza fantastica, volevo tanto farla. Un corridore, almeno una volta in carriera dovrebbe fare una corsa del genere. Io l’ho sempre tralasciata perché con la squadra si preferiva farmi correre anche nelle Ardenne e quindi diventava difficile riuscire ad inserirla nel calendario. Quest’anno, complice il cambio di calendario, si è pensato di andarci. Scelta non fu mai più azzeccata di questa».

Pasqualon ha già disputato ben 30 giorni di gara da inizio stagione, con belle prestazioni nelle classiche del Nord
Pasqualon ha già disputato ben 30 giorni di gara da inizio stagione, con belle prestazioni nelle classiche del Nord

L’avvicinamento

Quando si debutta a 34 anni nella classica più caotica di tutte, si gioca anche con l’esperienza maturata in anni di corsa. Per questo Pasqualon non si è mai scomposto ed ha vissuto i giorni di vigilia con serenità.

«Nei giorni precedenti alla gara – riprende – non ero agitato, al contrario di quanto si possa immaginare. Anche i miei compagni erano stupiti, Kristoff continuava a chiedermi come mai non avvertissi tensione o agitazione. La risposta, se vogliamo, sta nell’ingenuità della prima volta. Non avendola mai corsa, arrivavo senza un metro di paragone e questo mi ha tenuto all’oscuro di tutto. Anche la mattina della partenza non ero teso, la piazza era piena di gente, ma devo dire che al Fiandre l’effetto ottico è maggiore».

Per lui una discreta dose di fortuna, nessuna caduta e soltanto due salti di catena
Per lui una discreta dose di fortuna, nessuna caduta e soltanto due salti di catena

L’importanza della ricognizione

Le pietre della Roubaix Andrea le aveva già assaggiate il giovedì, durante la ricognizione pre-gara. Con la squadra avevano deciso di ispezionare tutti e 30 i tratti di pavé, per prendere dimestichezza e appuntarsi nella mente i momenti cruciali.

«La ricognizione è stata fondamentale – spiega – io avevo il compito di inserirmi nelle fughe e di rimanere davanti. Così quando dopo 40 chilometri il gruppo si è spezzato a causa dei ventagli, mi sono trovato in testa ed ho affrontato i primi tratti con più “tranquillità”, anche se eravamo comunque un gruppo di 30-35 corridori. Durante la ricognizione del giovedì, mi ero già giocato il jolly nel tratto numero 4 riprendendo la bici al volo evitando la caduta. Una volta in corsa, me ne sono ricordato e l’ho affrontato con maggiore attenzione e nelle prime posizioni, evitando le numerose cadute».

Qualche rimpianto

Il racconto del passista della Intermarché continua spedito anche se dal tono di voce si percepisce un leggero tocco di amaro.

«Se proprio devo essere sincero – racconta con trasporto Andrea – qualche rimpianto ce l’ho. Nel tratto di pavé dove ha attaccato Van Aert, eravamo in una ventina nel gruppetto, io ero a metà e sono rimasto un po’ sorpreso. In realtà non ce ne siamo resi conto, si è creato un buco di cento metri ed all’uscita del tratto di pavé ormai erano andati. E’ una corsa dove devi essere attento al mille per cento e non puoi perdere neanche un centimetro da chi ti precede. La condizione c’era, arrivavo da un periodo di corse intenso e sapevo di stare bene. Quell’attimo di indecisione mi è costato la top ten che sentivo di poter raggiungere».

Pasqualon ha solcato per la prima volta il magico velodromo di Roubaix
Pasqualon ha solcato per la prima volta il magico velodromo di Roubaix

Considerazioni sparse

Con il senno di poi verrebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se Andrea si fosse cimentato prima in questa gara, anche se lui stesso spegne un po’ l’entusiasmo.

«Me lo sono chiesto anche io – ci confessa – però devo dire una cosa. Ora, a 34 anni, ho una considerazione diversa delle mie potenzialità e maggiore consapevolezza. Se l’avessi fatta anni fa magari sarei rimbalzato sulle pietre e le avrei odiate. Una cosa che ti rimane dentro, a livello di emozione, è la gente a bordo strada. In certi tratti come Mons en Pévelè o Carrefour de l’Arbre era davvero vicina, qualcosa di davvero emozionante. Certamente un ostacolo in più, basti vedere la caduta di Lampaert. Però è fantastico, sembra di stare su un tratto alpino o dolomitico, dove un imbuto di gente ti accoglie con colori e profumi incredibili».

Dalla sua voce si percepiscono la grinta e l’emozione che questa gara gli ha donato, come quella di entrare per la prima volta nel velodromo. Pieno di polvere e stremato, ma con la gioia e la volontà di volerci riprovare, ormai stregato dalla magia delle pietre. 

Il corridore della Intermarché è rimasto stupito dal pubblico e dal calore dei tifosi sui settori di pavé
Il corridore della Intermarché è rimasto stupito dal pubblico e dal calore dei tifosi sui settori di pavé

Ora famiglia, poi ritiro

«In questi giorni – conclude – sono stato praticamente fermo fino a ieri (mercoledì, ndr) ho fatto giusto qualche sgambata con gli amici, un recupero attivo. Invece, da giovedì a martedì starò completamente fermo. Tra gennaio e aprile ho già fatto 30 giorni di corsa. Ora stacco, mi godo la famiglia e poi si va in altura 4 settimane per iniziare a preparare il Tour. Le prime due settimane starò da solo, mentre le altre 2 arriverà la squadra che con me farà la Grande Boucle».