Lonardi, due podi alla Valenciana. Per Zanatta è solo l’inizio

07.02.2024
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La prima trasferta si può proprio dire che sia stata positiva. In casa Polti-Kometa si fanno i conti dopo la trasferta in terra spagnola, per le corse di Mallorca e la Volta a la Comunitat Valenciana. In particolare quest’ultima ha regalato segnali positivi con i piazzamenti di Giovanni Lonardi, per due volte sul podio e le prestazioni generali di Paul Double e Davide Piganzoli, finiti a un soffio dalla Top 10.

Lo sprint per il 2° posto a La Valldigna. Consonni e Fiorelli battuti, ma Mohoric è già arrivato…
Lo sprint per il 2° posto a La Valldigna. Consonni e Fiorelli battuti, ma Mohoric è già arrivato…

Alla guida del team nella particolare occasione era Stefano Zanatta, decisamente soddisfatto per questa prima presa di contatto con le gare dopo settimane di preparazione: «Il primo test è andato bene, già nelle classiche maiorchine e di vigilia della Volta avevamo raccolto piazzamenti, ma soprattutto avevo visto i ragazzi vogliosi di essere protagonisti. E questo è un segnale importante anche per il prosieguo della stagione».

Al di là dei risultati, a che cosa hai guardato in particolare?

Intanto la gara aveva squadre di alto livello, molte presenze di team del WorldTour e quando ti confronti con loro, trovare spazi è sempre difficile. La cosa che mi è piaciuta di più, al di là dei piazzamenti, è stata vedere il carattere dei ragazzi, sempre in 3-4 nel cuore della corsa, anche nelle concitate fasi finali, sia per quanto riguarda la conquista delle tappe sia, con Paul e Davide (rispettivamente Double e Piganzoli, ndr), per dare un’occhiata alla classifica.

Stefano Zanatta, 60 anni compiuti da poco, è alla Polti-Kometa dal 2021
Stefano Zanatta, 60 anni compiuti da poco, è alla Polti-Kometa dal 2021
Il livello come ti è sembrato?

Molto alto e il podio finale, con corridori di Uae, Bahrain e Bora lo dimostra. Anche le squadre WT erano in Spagna per mettersi in evidenza e si è visto che corridori come McNulty e Vlasov erano già in ottima forma. Ma noi ce la siamo giocata, ci siamo fatti trovare pronti dopo la lunga preparazione invernale e siamo pronti a migliorare ancora.

I risultati migliori sono arrivati da Lonardi con due podi di seguito. Era il veronese la punta della vostra squadra?

Sapevamo che Giovanni era già in buone condizioni, ha fatto un proficuo lavoro invernale senza intoppi, il che è importante. La Volta a la Comunitat Valenciana aveva occasioni favorevoli, con le prime tre tappe quasi destinate alla volata, anche se le insidie non mancavano. Il primo giorno è rimasto staccato, ma nel secondo è rimasto sempre nel vivo della corsa e solo il colpo di mano di Mohoric in discesa l’ha privato di una possibile vittoria. Anche nel terzo giorno era lì nel vivo. Ma vorrei sottolineare anche la prova di Double e Piganzoli, che hanno anche provato a farsi vedere in salita e sono arrivati a ridosso dei più forti. Il risultato conta, ma mi conforta di più la prestazione atletica.

Paul Double, 27 anni, arriva dalla Human Powered Health. E’ corridore da gare a tappe
Paul Double, 27 anni, arriva dalla Human Powered Health. E’ corridore da gare a tappe
Lonardi lo scorso anno aveva chiuso con ben 15 piazzamenti nei dieci da Ferragosto in poi. Continua su quella scia?

Direi di sì, considerando anche che nella prima parte del 2023 era stato un po’ ai margini per problemi fisici. Conoscendolo – ormai è al terzo anno con noi – si nota la grande voglia di emergere, considerando anche che riesce ad adattarsi bene a differenti situazioni.

Ha un treno a disposizione per le volate?

Lonardi è un velocista atipico, non molto pesante considerando che ha un peso forma di 70 chili, ma questo lo favorisce su percorsi vallonati. Nella seconda tappa erano rimasti una cinquantina e lui c’era, a differenza di molti velocisti più di spicco, ma anche più pesanti. Un treno non possiamo permettercelo, saremmo pretenziosi al confronto con squadre come quelle presenti in Spagna. Giovanni aveva però a disposizione uno come Maestri che è molto abile a portarlo in posizione e con Munoz e Sevilla che si sono molto prodigati per aiutarlo. Non era proprio un treno, ma ha avuto un bel supporto.

Per Piganzoli un buon inizio stagione. Ora al Tour of Antalya conta di migliorare anche in classifica
Per Piganzoli un buon inizio stagione. Ora al Tour of Antalya conta di migliorare anche in classifica
Che cosa gli manca per emergere appieno?

Io gli dico sempre che dovrebbe essere un po’ più “cattivo”. Sta lavorando bene e la sinergia con Maestri penso che possa aiutarlo molto. E’ consapevole che, se ha fatto quel che ha fatto alla Valenciana con gente di primissimo rango, in corse leggermente minori può anche puntare al bersaglio grosso.

Lo vedi protagonista anche al Giro?

E’ chiaro che se lo confrontiamo con velocisti del calibro di Merlier o Milan, che oggi reputo il più forte in circolazione, Lonardi è uno scalino sotto. Le gerarchie però non sono intoccabili, nel senso che ogni corsa è a sé, anche i più forti possono sbagliare qualcosa e lui deve essere lì pronto. Io dico che può fare la sua figura e, perché no, pensare anche a vincere una tappa. Noi ci crediamo molto.

Prima vittoria di Milan con Lonardi terzo. Per Zanatta il friulano oggi ha una marcia in più
Prima vittoria di Milan con Lonardi terzo. Per Zanatta il friulano oggi ha una marcia in più
Ora che cosa vi aspetta?

Ormai l’attività è entrata nel pieno. Noi avremo due gruppi, uno ad Antalya e l’altro sempre in Spagna per Almeria e Andalucia. Giovanni sarà in Turchia, in una corsa a tappe forse anche più accessibile per le sue caratteristiche, con almeno tre occasioni a disposizione e una concorrenza certamente non come quella trovata alla Volta a la Comunitat Valenciana. Poi sarà a El Gran Camino, ma lì servirà mettere chilometri nelle gambe in vista di marzo e dell’inizio della stagione italiana alla quale teniamo particolarmente, con corse come la Milano-Torino che sono altre occasioni per emergere.

Ellena, la wild card del Giro e la fatica dei giovani

27.01.2024
6 min
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«Quando ti dicono che farai il Giro d’Italia – spiega Ellena con buon umore – cambia la stagione. E’ l’obiettivo che ti sei prefissato, ma non hai la sicurezza di andarci. Come squadra italiana, lavori in quel senso ma intanto valuti anche le alternative. L’annuncio della wild card è la conferma che stai andando nel senso giusto. Lo sappiamo, il Giro d’Italia è l’avventura principale. Andarci vuol dire confermare le attese degli sponsor, soprattutto quando hai sponsor nuovi…».

Il direttore sportivo piemontese del Team Polti-Kometa ne sa qualcosa. In tutti i suoi anni insieme a Gianni Savio, il giorno delle wild card ha sempre portato grandi gioie e grandi delusioni. Una delle ultime, quella del 2021, li vide esclusi fra le polemiche in favore della Vini Zabù, che poi rinunciò al Giro per un caso di doping. Oggi per fortuna è tutto nuovo. Dallo scorso anno Ellena è entrato a far parte della squadra di Basso: inizialmente con un contratto a giornate, ora in pianta stabile. Nel mezzo, lo scorso settembre, un incidente in montagna poteva mettere fine a ogni cosa. Poi la paura ha ceduto il passo alla speranza. La tempra è solida e Giovanni è ormai tornato alla solita vita. Se ne è accorta anche sua moglie, sorride, che lo trova rompiscatole come ai bei tempi.

La squadra che fino al 2023 era Eolo-Kometa, da quest’anno è il Team Polti-Kometa. Qui in ritiro a Oliva (foto Maurizio Borserini)
La squadra che fino al 2023 era Eolo-Kometa, da quest’anno è il Team Polti-Kometa. Qui in ritiro a Oliva (foto Maurizio Borserini)
Giri d’Italia con squadre giovani che devono dimostrare ne hai fatti tanti, praticamente tutta la carriera. E’ un modo diverso di viverli, probabilmente non ci si può sedere mai…

Un modo meno seduto, avete descritto perfettamente la situazione. E’ vero che all’interno di questa squadra c’è grande programmazione, però proprio perché hai a che fare con dei ragazzi giovani, da un giorno all’altro può cambiare tutto. Non si conoscono ancora al 100 per cento. Nonostante siano dei talenti, l’imprevisto può succedere. Il vento in faccia che non serviva e che paghi il giorno dopo. Oppure il dimenticarsi di mangiare, nonostante tu abbia un programma di alimentazione. Magari però c’è stata un’ora a fuoco e non sei riuscito a buttare giù niente e te lo porti dietro per tre giorni. Queste piccole cose che ti costringono a rianalizzare tutto.

Parlando con Pellizzari, il discorso è finito sull’ambiente. Secondo lui i giovani delle grandi squadre arrivano prima in alto perché hanno il confronto quotidiano con i grandi campioni.

E’ una cosa giustissima, Pellizzari ha visto giusto. Il confronto con certi campioni, il fatto di pedalargli al fianco, ti fa scattare una molla: se lo fa lui, lo faccio anch’io. Se invece non sei con loro, chiaramente hai il dubbio e la paura. E’ una questione psicologica, che mi fa pensare a un libro che sto leggendo. Si parla del record sul miglio in atletica leggera: erano anni che non veniva superato. Poi lo supera uno e di colpo durante l’anno lo superano tanti altri. Perché prima mentalmente erano tutti bloccati, invece il fatto che il primo ci sia riuscito ha fatto pensare anche agli altri di poterlo fare. C’è da dire che in questa squadra ci sono due personaggi come Basso e Contador, che sanno trasmettere fiducia. Non pedalano più con loro, perché non hanno la condizione di quando erano corridori. Però sentirti dire da loro due che stai andando bene in salita, fa un grande effetto, soprattutto quando sei giovane.

Fa la differenza secondo te?

Se te lo dico io, è un fatto di sensazioni e puoi anche crederci. Se te lo dice il preparatore, ci puoi stare perché lui ha in mano i numeri. Però se te lo dice un Contador o un Ivan Basso, secondo me a livello psicologico ha grande influenza. Non come se ti stessi allenando con Pogacar, ma incide. Lo sappiamo, ce lo siamo detti: manca il campione che faccia da guida.

Ellena è entrato nello staff dei ds lo scorso anno. Qui con Zanatta ed Hernandez, manca solo Biagio Conte (foto Maurizio Borserini)
Ellena è entrato nello staff lo scorso anno. Qui con Zanatta ed Hernandez, manca Conte (foto Maurizio Borserini)
Come dire che i giovani italiani impiegano più tempo perché hanno meno occasioni per costruirsi delle sicurezze?

Chiaramente hanno attorno la struttura delle squadre. Quello che gli viene insegnato è quello che effettivamente gli serve, però tante volte manca la certezza che funzioni. Invece se fai il tuo lavoro, poi esci con Pogacar e ti stacca solo negli ultimi 200 metri di salita, perché stavi facendo dei lavori, allora capisci che stai andando bene. Fai le prove in allenamento prima che in gara. Se invece lo fai da solo, puoi fare i numeri migliori, ma il dubbio ti resta e puoi chiarirtelo solo in corsa.

Al prossimo Giro ci saranno Piganzoli e Pellizzari, due che nel 2023 erano sul podio del Tour de l’Avenir. Sarebbe giusto secondo te dargli psicologicamente un po’ di gas oppure è bene tenerli coi piedi per terra?

Dipende dal carattere. Piganzoli lo sto conoscendo adesso, lavoro con lui da solo un anno e poi comunque lui è un corridore di Zanatta. Durante il Tour de l’Avenir la sera da casa gli mandavo le informazioni sul percorso del giorno dopo, sulle salite e anche su quella brutta discesa in cui sono caduti in tanti. L’altro giorno sulla Gazzetta dello Sport è uscita una pagina che lo proiettava verso il Giro con Pellizzari e mi è venuto il dubbio che potesse avergli messo un po’ di pressione. Invece ci siamo sentiti e mi ha detto di non avere problemi. Se poi lo mascheri bene o sia veramente forte caratterialmente, è un altro discorso. L’avvicinamento al Giro è ancora lungo, ma sono certo che lui lo abbia cerchiato almeno tre volte

E’ un fatto però che ai nostri manchi un po’ di… sfrontatezza. Al netto della sua storia successiva, un carattere come Riccò non c’è più stato.

E’ vero, il ciclismo italiano in questo momento ha mancanza di questo approccio in tutto, anche a livello di squadre. Mancano i soldi, è vero. Ti trovi di fronte a squadre in cui chi ne ha di meno, ha 25 milioni di budget, quindi è normale che una struttura così imponente ti metta in soggezione. Perciò magari avresti voglia di alzare la testa, ma la paghi cara. D’altra parte però, io sono ancora convinto che nonostante i milioni di euro, la nostra cultura ciclistica sia ancora avanti, le regole sono quelle. Però è chiaro che se poi vai a comprarti Pogacar, Roglic e Vingegaard, puoi anche essere più bravo di loro, ma resta sempre una differenza abissale. Noi abbiamo dei corridori di qualità che stanno crescendo e siamo convintissimi che faranno grandi cose.

Orlen Nations Grand Prix 2023, vince Piganzoli, esulta Pellizzari. Ellena ha sempre amato lavorare con i giovani (foto PT photos)
Orlen Nations Grand Prix 2023, vince Piganzoli, esulta Pellizzari. Ellena ha sempre amato lavorare con i giovani (foto PT photos)
Quale sarebbe secondo te un obiettivo per cui essere contenti del prossimo Giro? 

Sono d’accordo con Basso sul fatto che una vittoria di tappa sarebbe una bella storia da raccontare. Polti è rientrato nel ciclismo da quest’anno e ricordiamo bene che nella loro prima esperienza, al Giro d’Italia erano capaci di dettare legge. Adesso non è così, ma sono certo che abbiamo tutto quello che serve per avvicinarci al livello più alto. L’obiettivo potrebbe essere vincere una tappa, ma non una tappa a caso. Sarebbe bello individuarne alcune che si addicono ai nostri atleti e riuscire a finalizzare. Un approccio meno garibaldino, più da grande squadra. Programmazione, avvicinamento, raggiungere l’obiettivo.

Venendo a te, la schiena come sta?

Sta bene, anche se a posto ormai non lo sarà più. Ho dentro una staffa di 20 centimetri che resterà lì, ma non ho problemi a camminare e fare il mio lavoro. Ieri ho anche fatto 25 chilometri in bicicletta e per fortuna non lo faccio più di mestiere. Però mentalmente, dopo l’ultimo ritiro sento di essere tornato il Giovanni Ellena di prima. Cioè sto più attento alle cose, sono più sul pezzo, coi ragazzi sono più esigente su determinate cose. E mia moglie infatti (sorride, ndr) mi ha detto che comincio a rompere come quando stavo bene. Forse ha ragione lei…

Basso e Zanatta, cambi regolari per arrivare lontano

19.01.2024
5 min
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Ivan Basso e Stefano Zanatta sono due facce della stessa medaglia, compagni di squadra nella corsa per far coincidere le ambizioni con i mezzi a propria disposizione. E come accade nel gruppo, in cui i corridori delle professional hanno l’obbligo (non scritto) di stare alle spalle delle WorldTour, anche far quadrare i conti e tirare fuori il meglio dai propri uomini è un compito niente affatto semplice. Il Team Polti-Kometa che si affaccia sulla stagione 2024 ha perso due degli atleti che nella storia recente ne hanno tenuta alta la bandiera: Fortunato e Albanese, passati in squadre WorldTour. Eppure è convinzione di Basso che la squadra si sia rinforzata.

«In generale – spiega – ritengo che ci sia un gruppo più coeso. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto con “Alba” e lui lo è di noi. Stessa cosa con Fortunato. Sono state due operazioni positive, due ragazzi italiani completamente diversi fra loro che si erano un po’ persi e noi li abbiamo rilanciati. Ritengo che il livello generale sia cresciuto. Bais è migliorato tanto. I due ragazzi colombiani che arrivano dalla squadra di Savio a mio modo di vedere faranno un salto di qualità. E poi tutti aspettiamo Piganzoli. Non puoi piazzarti nei primi tre all’Avenir e non venire fuori…».

L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)
L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)

I passi giusti

Sulla questione dei giovani si spacca il capello in quattro, in attesa che il tempo fornisca elementi sufficienti per una statistica attendibile. Fra gli juniores che arrivano e vincono nel WorldTour e quelli che hanno bisogno di anni per venire fuori ci sono differenze di natura e di cultura sportiva.

«C’è anche una terza categoria – aggiunge Zanatta – quella degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, fanno subito risultato e poi da professionisti non vanno più. Questo è il male, perché rischiano di smettere a 25 anni. Non troveremo più una storia come quella di Caruso, perché adesso il mondo è così. Tutti pretendono di avere subito qualcosa, invece noi siamo contenti dei nostri e dei loro progressi. Però siamo ormai un’eccezione. I grossi numeri ormai li fanno gli squadroni e i loro Devo Team.

«Se ci sono 20 squadroni di livello WorldTour che hanno una continental, anche se prendono solo due corridori a testa, si portano via 40 dei migliori juniores. Le vecchie squadre di dilettanti possono trasformarsi in continental oppure, se non hanno le risorse, si trovano in difficoltà. Noi riusciamo a lavorare bene con la Fundacion Contador, ma giovani italiani ne troviamo pochissimi. E’ rimasto Piganzoli, che è stato bravo con noi. Abbiamo i gemelli Bessega, c’è Bagnara, abbiamo corridorini che hanno creduto nel progetto. Ma sono pochissimi, perché tutti gli altri – i corridori, i genitori e i procuratori – preferiscono che vadano alla Jumbo Development piuttosto che alla Fundacion Contador, alla Fior o al Cycling Team Friuli».

Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti
Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti

Merce rara

Tutti aspettiamo Piganzoli, dice Basso, e non è un parlare da tifoso, ma da osservatore attento. Uno che in qualche modo nel giovane valtellinese rivede se stesso e il suo cammino.

«Ci sono due modi di vedere i giovani – prosegue Basso – quello di vent’anni che vola oppure quello come Nibali che a 21-22 anni si intuiva che fosse un predestinato, ma ha ottenuto i migliori risultati da più grande. Quindi l’idea è che Piganzoli abbia una crescita più lenta, per durare di più. Anche il giovane Basso ha avuto bisogno dei suoi tempi. Anche se ho portato a casa il mondiale U23, non stravincevo ma davo dei segnali, soprattutto nelle gare importanti. Piganzoli va forte in salita e va forte a cronometro, quindi è una merce abbastanza rara.

«Ritengo che dobbiamo crederci, come Reverberi fa bene a credere in Pellizzari, un altro profilo molto interessante. Dobbiamo credere in loro anche per evitare che perdano fiducia. Lo sviluppo fisico va di pari passo con quello psicologico. Per questo Piganzoli quest’anno farà due blocchi di tre settimane sul Teide, prima non li avrebbe retti. Abbiamo aspettato che fosse abbastanza strutturato. Avremmo potuto mandarlo in altura già due anni fa, forse avrebbe vinto qualche gara in più, ma rischiando il resto della carriera».

Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)
Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)

Il prossimo treno

La fiducia è importante e va preservata, soprattutto se si è progettato un percorso di crescita graduale. Bisogna che gli atleti ne siano convinti e che non subiscano le lezioni della strada come umiliazioni irrecuperabili. Basso e Zanatta parlano con sintonia collaudata da anni di corse fianco a fianco.

«I ragazzi buoni ci sono – riflette ancora Zanatta – e sicuramente torneranno a vincere, perché fa parte della cultura del ciclismo e dello sport in Italia. Ci arriviamo nuovamente lassù, perché se guardiamo a livello globale, tra i professionisti siamo messi bene. La riflessione invece va fatta sul ciclismo giovanile, per farne crescere altri. E’ un settore che ha sempre lavorato bene e bisogna fare in modo che possa continuare. Su questo dovrebbero riflettere gli organi federali e forse anche il Ministero dello Sport e anche noi che siamo al livello immediatamente superiore. Sicuramente in questi anni si è lasciato troppo andare e il treno è passato. Ora bisogna correre per prenderlo alla prossima stazione».

La via di Piganzoli per il Giro passa dal (primo) Teide

18.01.2024
5 min
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Piganzoli ha 21 anni, come Milesi, Germani e Garofoli. Quando erano juniores, si dividevano corse e podi, poi sono diventati grandi e di colpo la strada è diventata stretta e ripida. I coetanei stranieri si sono messi ad andare più forte e noi di qua abbiamo iniziato a chiederci come mai i nostri non avessero lo stesso passo. Lo ammettiamo, in alcuni momenti siamo caduti nella trappola che invitiamo ad evitare: quella della fretta.

Stagione dopo stagione, Piganzoli ha salito dei gradini: l’ultimo è stato il podio al Tour de l’Avenir, come i corridori più forti in circolazione. Se il lavoro portato avanti con i tecnici del Team Polti-Kometa continuerà con la stessa regolarità, non c’è motivo per cui anche l’azzurro non possa salirne altri e gestire le tante attese. Quest’anno per la prima volta nella sua carriera, Piganzoli (foto Borserini in apertura) andrà ad allenarsi sul Teide, con ben altri margini rispetto a quelli che hanno iniziato ad andarci da juniores.

Piganzoli, Del Toro, Pellizzari: azzurri protagonisti al Tour de l’Avenir del 2023 (foto DirectVelo)
Piganzoli, Del Toro, Pellizzari: azzurri protagonisti al Tour de l’Avenir del 2023 (foto DirectVelo)

«Essere così atteso – dice – sicuramente ha un effetto positivo su di me, però non mi mette fretta, non mi mette pressione, mi fa continuare a lavorare. Magari mi dà più stimoli, quindi è solo positivo. Penso di essere a un buon punto della mia crescita, anche se ho molto da imparare e molto da crescere. Però penso che col duro lavoro si arriverà al punto giusto. Con gli altri ragazzi, con Germani, Milesi e Gianmarco, siamo amici. E’ giusto prendersi le misure e confrontarci, perché anche questo alla fine porta stimoli in più che fanno crescere e lavorare meglio».

Sei cresciuto per gradi e quest’anno per la prima volta andrai sul Teide.

Proverò a fare un bel blocco di lavoro in altura prima del Giro d’Italia, sperando di andarci. Altrimenti ci saranno altri programmi, come il Giro di Ungheria. Avrò sicuramente occasioni dove far vedere quello che valgo e per questo sul Teide proverò a lavorare bene. Se avrò la possibilità di andare al Giro d’Italia, se saremo invitati e se starò bene, mi piacerebbe andarci. Vorrei dimostrare che valgo, provare a vincere una tappa, anche se sarà difficilissimo. Alcuni miei compagni ce l’hanno fatta, quindi magari si può fare.

Piganzoli è passato professionista lo scorso anno. Nel 2023 ha sommato 47 giorni di corsa
Piganzoli è passato professionista lo scorso anno. Nel 2023 ha sommato 47 giorni di corsa
Il podio dell’Avenir è una bella foto da guardare?

Penso sia uno dei più bei ricordi dell’anno scorso. Sicuramente è un punto di partenza da cui quest’anno devo ripartire. Devo guardare quella foto e dire a me stesso che l’anno scorso ero lì, ero al Tour de l’Avenir a giocarmela con gente come Riccitello e come Del Toro, che sono protagonisti nel WorldTour e io non sono da meno di loro.

Un’eventuale chiamata nella nazionale under 23 la accetteresti ancora?

Io penso di sì. Dal mio punto di vista, una chiamata in maglia azzurra non si rifiuta mai. Quindi se Marino (Amadori, ndr) avrà voglia di convocarmi, io sicuramente non dirò di no. Anche perché se mi chiamerà, avrà fatto le sue considerazioni.

Piganzoli, qui con Ellena, è nato nel 2002 a Morbegno. E’ alto 1,74 per 61 chili ed è pro’ dal 2023 (foto Maurizio Borserini)
Piganzoli, qui con Ellena, è nato nel 2002 a Morbegno. E’ alto 1,74 per 61 chili ed è pro’ dal 2023 (foto Maurizio Borserini)
Basso dice che vai forte in salita e anche a crono e non è una cosa comune…

In certi casi si parla di doti naturali, ma io penso che pochi nascono con le doti naturali, tutto il resto va allenato. L’anno scorso forse ho trascurato un po’ la crono, quest’anno già dall’inverno sto facendo sedute sui rulli per la posizione. In più esco con la bici da crono una o due volte a settimana, perché quel lavoro non te lo inventi da un momento all’altro. In giro ci sono dei fenomeni, però si contano sulle dita delle mani. E comunque, pur essendo fenomeni, loro fanno le cose al 100 per cento, quindi se si vuole stare al passo con loro, bisogna fare le cose al massimo.

Com’è stato l’inverno finora?

Buono. Non ho avuto problemi, mi sono allenato abbastanza bene. Quando a casa faceva freddo, siamo andati in Spagna ed è andata benissimo. Ora che sta tornando il freddo, siamo tornati in Spagna, quindi penso che fili tutto liscio.

Hai perso l’accento spagnolo, ti dispiace?

Sì, se ne è andato, ma va bene così… (ride, ndr).

Giro dell’Emilia 2023, il 16° posto di PIganzoli parla di un talento in forte crescita
Giro dell’Emilia 2023, il 16° posto di PIganzoli parla di un talento in forte crescita

Fino allo scorso anno, complice l’essere cresciuto nel team U23 della Fundacion Contador, Piganzoli parlava con un insolito accento spagnolo che faceva sorridere. Oggi, dopo un’intera stagione nell’italiana Eolo-Kometa, quell’intonazione è sparita. Quel che non deve perdersi è la voglia di crescere e l’equilibrio di farlo nel modo giusto. Due giorni fa Del Toro ha vinto nel WorldTour al secondo giorno di gara, nulla vieta di pensare che presto potrebbe venire anche il turno del “Piga”.

Polti-Kometa, il bello di dirsi le cose in faccia

30.12.2023
6 min
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OLIVA (Spagna) – Se alla Eolo-Kometa vanno via Fortunato e Albanese, i due che nel 2023 hanno ottenuto i punteggi più alti (708 per il toscano, 453 per il bolognese), basta l’arrivo di Matteo Fabbro e Restrepo per tenere il sistema in equilibrio?

Il friulano ha ancora tanto da dire e siamo certi che lo farà. Da par suo Ivan Basso è convinto – e noi con lui – che il 2024 sarà l’anno in cui i giovani del team inizieranno a raccogliere risultati. Nel 2023, la Eolo-Kometa ha vinto cinque corse: la tappa di Campo Imperatore con Davide Bais al Giro, due tappe e la classifica alla Vuelta Asturias con Fortunato e una al Tour Poitou Charentes con Samuele Rivi. Ma il sistema dei punti non premia le buone intenzioni e le intuizioni, per cui da quali nomi riparte la squadra che dal 2024 prenderà il nome di Polti-Kometa?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Zanatta, direttore sportivo che la sa lunga e che per stare accanto al “suo” Ivan, ha rinviato i propositi di pensione. Lo abbiamo incontrato in Spagna poco prima di Natale, durante il primo ritiro e subito dopo un allenamento di sei ore in ammiraglia dietro ai suoi corridori (in apertura, foto di Maurizio Borserini).

Stefano Zanatta è stato professionista dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Stefano Zanatta è stato pro’fessionista’ dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Come si riparte quando vanno via quelli forti?

Negli ultimi due anni, corridori come Albanese e Fortunato li abbiamo rilanciati, perché in precedenza avevano fatto qualche anno di anonimato. Quindi questo è sicuramente un bel biglietto da visita per quelli che sono arrivati. Credo che il gruppo sia di livello più alto, perché abbiamo visto quest’anno che, anche mancando loro, la squadra è stata competitiva. I ragazzi più giovani sono cresciuti e spero che facciano ancora un salto in avanti. Inoltre c’è stato l’inserimento di 2-3 elementi che secondo noi hanno delle qualità da rilanciare.

Ad esempio?

Restrepo, Fabbro, Peñalver e lo stesso Double sono inserimenti molto validi. Già nel primo ritiro ci siamo accorti della loro voglia di entrare nel gruppo e questo per noi è una cosa bella. Il fatto che abbiano scelto di venire qui, anche per usufruire del nostro lavoro. Delle competenze che mettiamo in campo, del modo di lavorare e la possibilità di avere spazio e dimostrare che possono essere dei corridori.

Basso parla spesso dei giovani che vengono su: si percepisce che stanno crescendo?

Certo, diciamo che la cosa fondamentale da fare con il corridore di valore è procedere gradualmente. Ad aver voluto tutto e subito, si poteva anche spingere e ottenere qualche risultato. Ma li abbiamo rispettati: la fretta per mia esperienza non dà grandi risultati. Piganzoli avremmo potuto portarlo al Giro, ma non stava bene ed era inutile inserirlo in una corsa così importante senza che fosse in condizione. Davide ha fatto i suoi passi e altri stanno crescendo come lui. Penso ad Alex e David Martin, penso a Tercero. Sono tutti ragazzi con delle buone qualità e soprattutto nella seconda parte di stagione, anche senza Fortunato e Albanese, li abbiamo trovati davanti nei finali di gara. Se le cose procedono bene e loro ci seguono, quest’anno saliranno un altro gradino.

Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Secondo te sono ragazzi che hanno il corpo d’ala del vero talento?

No, sinceramente il talento vero lo vedi subito. I Van der Poel o Evenepoel erano fenomeni anche a 18-20 anni. Gli altri sono uomini che vengono fuori con il lavoro e con il sacrificio. Ognuno ha le sue qualità  e grazie a quelle può avere il suo spazio nel ciclismo. Adesso tutti cerchiamo il talento, ma non ce ne sono molti in giro. Mi sento di dire che in squadra abbiamo tanti bei corridori, che possono arrivare a fare grandi cose. Porto sempre l’esempio di Ivan Basso, che ha vinto due Giri d’Italia con tanto lavoro. Per contro, uno come Contador poteva anche lavorare meno e arrivava agli stessi risultati e anche migliori.

Quindi farli crescere bene è il vostro vero obiettivo?

Crescere con il lavoro. La nostra ambizione è questa e poter lavorare bene, avere le strutture che ci permettano di farlo. Dal lato sportivo abbiamo un bel gruppo di preparatori, uno staff medico e un gruppo di nutrizionisti appena inseriti. E poi noi direttori sportivi ci confrontiamo sempre sulle scelte. Io oramai metto solo l’esperienza, visto che ai dati e alla tecnologia non riesco a stare dietro, però il bello della nostra squadra è che si riesce a lavorare anche sotto l’aspetto umano.

Forse un corridore come Fabbro ha bisogno proprio di questo?

Credo che tutti ne abbiano bisogno. Matteo viene fuori dalla scuola di Bressan e credo che al CT Friuli ci fosse già questo modo di lavorare, cioè il fatto che ai ragazzi si dicano le cose in faccia. Sapete che questo adesso fa paura? Fa paura affrontare un ragazzo e spiegargli che qualcosa non va bene anche se l’ha letto su internet o chissà quale pubblicazione. Hanno sempre tutto e moltissima gente che gli dice sempre di sì. Invece secondo me serve confrontarsi e dirsi le cose in faccia. Allora spesso abbassano gli occhi, hanno paura del confronto e di guardare la realtà com’è.

Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Quanto interferiscono i social sul vostro lavoro?

Il mondo di adesso ti porta a pensare che sia tutto facile. Sembra che quello che leggi su un social sia verità e invece molte volte non è così. Adesso in Italia talenti non ce ne sono. Ci sono bravi corridori, anche bravissimi, ma il corridore con il talento cristallino è quello che arriva e fa qualcosa di particolare perché gli è innato. Non confondiamo questo con i risultati sbalorditivi degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, perché poi ce li ritroviamo di qua e non vanno avanti.

Quanto si può puntare su Piganzoli?

Credo che la bella prova al Giro dell’Emilia gli abbia dato tanta fiducia. A Bologna è arrivato sedicesimo, un risultato che può anche dire poco, ma è stato uno dei due o tre delle professional a lottare con i migliori all’ultimo giro. Ha 21 anni, gli ho detto che quello è un punto da cui partire per crescere ancora. E’ un corridore buono che va dappertutto e quest’anno partirà con un programma inizialmente soft, poi sempre più importante. Prenderà qualche schiaffo in più, però anche lui si rende conto che per arrivare in alto, bisogna avere il confronto con i migliori. Non possiamo andare a correre nei dilettanti e vincere, uno che voglia ambire a fare il professionista deve confrontarsi e allenarsi coi migliori.

Manca secondo te un Gavazzi in questa squadra?

Francesco dava tanti suggerimenti. Ci ha dato una bella mano, perché aveva l’esperienza e l’umiltà di dimostrare come si potevano fare le cose non solo a parole, ma anche con i fatti. Il suo è stato un bell’insegnamento, un bel punto di riferimento per tutti i giovani e spero che voglia rimanere con noi e collaborare con qualche ruolo in seno alla squadra

Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Pensi che Fabbro sia una carta da giocare per il Giro d’Italia?

Il ragazzo sicuramente ha fatto delle belle cose da dilettante, dipende da cosa si intenda per fare classifica. Se dicessimo di voler arrivare nei cinque, allora saremmo presuntuosi. Se invece l’idea è di fare delle belle tappe come negli ultimi anni e accontentarsi della classifica che viene di conseguenza, allora dico che questo è possibile.

Ti sei mai pentito di aver lasciato la pensione e di essere rientrato in gruppo?

Diciamo che negli ultimi mesi ci ho pensato parecchio, soprattutto dopo che ho avuto qualche problema fisico. In qualsiasi altro ambiente, avrei lasciato. Invece pensando ai ragazzi che ho qua e come ci seguono, mi sarebbe dispiaciuto. In più, Ivan e Fran ci tenevano che rimanessi, quindi ho ridotto un po’ il lavoro e proverò a dare ancora un contributo alla squadra. La passione c’è sempre, quella non diventa vecchia.

Il super Avenir dell’Italia visto con gli occhi di Amadori

31.08.2023
5 min
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La voce di Marino Amadori è carica di emozioni e felicità, il Tour de l’Avenir appena concluso ha dato tanti motivi per essere contenti. La vittoria dell’ultima tappa firmata da Giulio Pellizzari è stata solamente la ciliegina sulla torta di un trasferta in Francia di otto giorni. Tappe dure, dove gli azzurri sono stati sempre presenti e combattivi, tanto da vincere la classifica a squadre con un margine di 14 minuti sulla Colombia. 

Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)
Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)

Due su tre

Due gradini del podio occupati, il secondo e il terzo, rispettivamente da Pellizzari e Piganzoli. L’Italia partiva con grandi ambizioni e si è dovuta inchinare solamente davanti a Del Toro, ma quando chiediamo ad Amadori se si poteva fare qualcosa di più risponde senza troppi dubbi.

«Di meglio possiamo fare solo i complimenti a chi ha vinto – dice – Del Toro è stato impressionante. Gli ultimi quattro giorni aveva una condizione super, imbattibile. Noi ci abbiamo provato, ma il ragazzo ha risposto sempre bene agli attacchi. E giusto riconoscere il merito a chi è stato più forte, con la serenità di aver fatto il possibile e anche qualcosa oltre».

Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)
Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)

Preparati

Gli azzurri (in apertura alla presentazione delle squadre, foto Tour de l’Avenir) sono stati protagonisti in otto tappe su otto, dalla prima all’ultima. Una costanza che ha portato la firma di Busatto: il quale nelle prime cinque tappe non è mai uscito dai primi dieci.

«Busatto ha fatto vedere di cosa è capace – replica Amadori – purtroppo per un motivo o per l’altro non è riuscito a vincere, ma non è da tutti avere questa costanza. Non dobbiamo però dimenticare tutti gli altri, a partire da Villa che nella prima tappa ha sfiorato il successo, battuto solamente dal suo compagno di squadra Foldager. Peccato per Romele che ha avuto dei problemi fisici all’inizio ma poi è stato davvero importante. Anche Pinarello si è comportato molto bene, era il suo primo Tour de l’Avenir e una caduta gli ha complicato le prime tappe.

«Questo Tour de l’Avenir – continua – lo abbiamo preparato nella maniera migliore, e per questo dobbiamo ringraziare la Federazione. Siamo andati a visionare le tappe e curato tutto nei minimi dettagli. Ma il plauso più grande va fatto ai ragazzi, mentre un grazie importante è per le società. Senza il loro benestare non avremmo potuto lavorare così tanto e bene. I corridori, alla fine, sono di loro proprietà e privarsene per quasi due mesi non è facile. Noi come nazionale cerchiamo di dare quel qualcosa in più che serve ai ragazzi per crescere e l’Avenir è una di queste gare».

A ognuno la sua occasione

L’Italia ha conquistato la classifica a squadre, così come lo scorso anno. Non è un caso, Amadori ha portato sei corridori in grado di fare bene ovunque. Ragazzi forti e preparati, ai quali è stata concessa l’occasione di mettersi in mostra. 

«Vedo queste corse – ci racconta Amadori – come un modo per dimostrare che abbiamo tanti ragazzi forti e in gamba. Non si possono impostare questi appuntamenti come se fossimo una squadra WorldTour, non avrebbe senso. Sarebbe ingiusto chiedere ad un ragazzo di mettersi a completa disposizione di un compagno annullando le sue possibilità di fare bene. Chiaramente tutti sapevano che Pellizzari e Piganzoli sarebbero stati i due uomini di classifica, viste le loro caratteristiche, e per questo bisogna avere un occhio di riguardo. Ma poi ad ogni ragazzo veniva concessa l’occasione di fare il suo». 

Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)
Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)

Duo Pellizzari-Piganzoli

Quando la strada ha iniziato ad impennarsi sotto le ruote dei corridori sono emersi Pellizzari e Piganzoli. I due scalatori giovani che tanto stanno crescendo e che hanno già fatto molto bene. Non si arriva secondo e terzo al Tour de l’Avenir senza una preparazione adeguata, vero, ma poi servono delle qualità innate per rimanere davanti ogni giorno e giocarsi la vittoria

«Piganzoli – spiega Amadori – è stato il regista in squadra, visto che in queste gare si corre senza radiolina. I ragazzi devono inventare delle strategie ed agire al volo, lui era al suo secondo Avenir e ha fatto delle belle esperienze. Ora è il momento di puntare a qualcosa di più, è giusto così. Piganzoli partiva con i gradi, tanto da aver programmato questo Avenir fin nei minimi dettagli. Ha curato la preparazione al cento per 100 ed è arrivato al meglio delle sue possibilità.

«D’altro canto – dice ancora – Pellizzari ha fatto vedere grandi qualità per essere alla sua prima esperienza. L’idea era quella di tenere due pedine da giocarci per la classifica finale, entrambi ci hanno provato ed entrambi hanno attaccato. Giulio non è mai uscito dai primi cinque nelle ultime tappe, quelle di montagna. E’ chiaro che con un corridore del genere si voglia puntare a fare meglio il prossimo anno, e meglio del secondo posto c’è solo la vittoria (conclude con una risata, ndr)».

Pellizzari e lo scontro con l’amico e rivale Del Toro

30.08.2023
6 min
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Il Tour de l’Avenir ha riservato i fuochi d’artificio nella faticosa tappa finale, dove i ragazzi hanno dovuto scalare Col de la Madeleine e l’Iseran. Per poi scendere in picchiata fino a Ste-Foy-Tarentaise. Dove Giulio Pellizzari ha conquistato la tappa, regalando questa gioia alla nazionale di Amadori all’ultimo momento disponibile. Il giovane marchigiano si è anche preso il secondo posto in classifica generale.

«A questo Tour de l’Avenir – ci racconta da casa dove ora si gode un po’ di riposo – ci siamo divertiti e siamo andati forte. Divertiti 10, andati forte 9,5. Quando arrivi secondo e terzo (il riferimento è al compagno di nazionale Piganzoli, ndr) pensi sempre che avresti potuto vincere. Che si sarebbe potuto fare qualcosa in maniera differente, però “con i se e con i ma non si fa la storia”. 

La vittoria di Pellizzari all’ultima tappa gli ha permesso di salire sul podio finale dell’Avenir (foto Tour de l’Avenir)
La vittoria di Pellizzari all’ultima tappa gli ha permesso di salire sul podio finale dell’Avenir (foto Tour de l’Avenir)

La vittoria 

Pellizzari ha nella voce il timbro genuino di un ragazzo giovane che nel ciclismo vede tanta competizione, ma che prende nella maniera giusta, divertendosi. Quindi quando gli chiediamo se è contento per quanto fatto non può nasconderlo. 

«Certo che sono contento – esclama – vincere l’ultima tappa è stata una gioia immensa. Alla partenza ero quarto in classifica generale e sul traguardo mi sono ritrovato improvvisamente secondo. Durante la tappa non ci ho mai pensato concretamente, ero partito con l’intento di vincere e basta. Una volta rimasti io e Del Toro sono andato diretto sulla tappa, senza pensare ad altro. Vincere è stato veramente bello.

In contemporanea alla nazionale a Sestriere c’era in ritiro anche Del Toro, i tre amici ne hanno approfittato per salutarsi
In contemporanea alla nazionale a Sestriere c’era in ritiro anche Del Toro, i tre amici ne hanno approfittato per salutarsi
Cosa ne pensi di Del Toro?

Lui va molto forte, era in ritiro a Sestriere anche lui quando eravamo su con la nazionale. Lo conosco molto bene, siamo amici, corriamo contro da quando eravamo juniores. E’ del mio stesso anno, 2003, ci siamo sempre visti e scontrati. A inizio agosto la nazionale è scesa dal ritiro, mentre Piganzoli ed io siamo rimasti su. Una sera abbiamo invitato Del Toro a mangiare una pizza, pensate che gli abbiamo anche offerto il gelato, e lui ha avuto anche il coraggio di batterci (dice scoppiando in una risata fragorosa, ndr)!

E’ cambiato il palcoscenico ma non i protagonisti, da junior chi vinceva?

Io avevo qualcosina in più, ora direi quasi che è il contrario. Lui era più bravo in discesa, anche se devo dire che quando ci siamo buttati a testa bassa per le curve dell’Iseran sono riuscito a stargli dietro. Questo grazie anche a tutte le discese fatte in ritiro alla ruota di Busatto. Che poi, gli stavamo a ruota per poco, alla fine ci dava sempre un paio di minuti!

Appena Del Toro ha attaccato Pellizzari si è fiondato a ruota, per non perdere neanche un metro (foto Tour de l’Avenir)
Appena Del Toro ha attaccato Pellizzari si è fiondato a ruota, per non perdere neanche un metro (foto Tour de l’Avenir)
Alla prima esperienza all’Avenir ti aspettavi di fare così bene?

Non mi aspettavo così tanto bene. Con Piganzoli siamo stati insieme 24 giorni al Sestriere e abbiamo parlato tanto. Lui sapeva di andare forte, dai dati si vedeva, io, invece, non mi sentivo al top. Poi però in corsa, da quando sono iniziate le montagne, miglioravo giorno dopo giorno. Mentre gli altri calavano di prestazione, infatti Riccitello ha pagato più di 2 minuti nell’ultima frazione. Mi sarei aspettato una top 5, e invece eccomi qui, secondo. 

Era la prima corsa a tappe che correvi con l’obiettivo di essere tra i primi, visto il Giro Next Gen saltato per febbre.

Dopo che il Giro è sfumato ho messo tutto verso questo traguardo. I primi giorni dell’Avenir avevo qualche timore, non sapevo che aspettarmi, non avevo mai fatto otto giorni di gara sempre a tutta. Il Giro sarebbe stato un bel modo di testarsi per capire anche come gestirmi. Nelle altre gare a tappe con i pro’ mi concetravo su una prova, mente nelle altre stavo più tranquillo, anche di testa. 

In Francia la gara è stata intensa fin da subito?

Sì. Cadute, volate, stress in gruppo. Basti pensare che Staune Mittet è caduto nella prima tappa ed è andato a casa. Altri sono andati a terra, mentre io sono rimasto in piedi. Una volta passati quei momenti mi sono sentito più tranquillo. Quando la strada sale per uno scalatore diventa tutto più “semplice”. 

Dopo il traguardo i festeggiamenti: per Del Toro la classifica generale, a Pellizzari la tappa (foto Tour de l’Avenir)
Giulio Pellizzari, Isaac Del Toro, Tour de l’Avenir, vittoria, Italia (foto Tour de l’Avenir)
Hai qualche punto della corsa dove avresti preferito fare meglio?

Nella quinta tappa, dove ho pagato 40 secondi dai primi, quella vinta dallo spagnolo Romeo. La notte prima non avevo dormito bene, faceva un gran caldo e non avevamo l’aria condizionata. Ho sudato molto e non ho praticamente chiuso occhio. L’ho pagata una volta in corsa. 

Con quei 40 secondi in meno sarebbe stata un’altra storia?

Non possiamo saperlo, magari avremmo potuto attaccare in maniera differente la maglia. In quel momento il leader era Riccitello, con lui avremmo agito alla stessa maniera. Però Del Toro sarebbe stato più sotto pressione, perché al posto che essere a 2 minuti sarei stato più vicino in classifica. Gli avremmo potuto mettere un po’ di pressione in più. 

Pellizzari, a sinistra e Piganzoli, a destra, hanno condiviso tanti momenti nell’ultimo periodo, qui in ritiro a Sestriere con la nazionale
Pellizzari, a sinistra e Piganzoli, a destra, hanno condiviso tanti momenti nell’ultimo periodo, qui in ritiro a Sestriere con la nazionale
Con Piganzoli come ti sei trovato?

Benissimo. E’ stato davvero un grande compagno ed un appoggio super. Questa volta in camera ci hanno separato – dice con una risata – però in corsa eravamo sempre insieme. Mi ha guidato praticamente passo per passo, fin dalle prime tappe. Lui in gruppo si muove davvero molto bene, si vede che ha più esperienza. 

Nell’ultima tappa come avete deciso la tattica in gara?

L’obiettivo era vincere la tappa. Abbiamo fatto un bel gioco di squadra, appena Del Toro ha attaccato io gli sono andato dietro, più per istinto che per tattica. Ho pensato: «se questo va via non lo prendiamo più». Così Piganzoli è rimasto a ruota di Riccitello che non ci ha seguito, perché non ne aveva. Infatti “Piga” sull’ultima salita lo ha attaccato e lasciato lì. Come detto non pensavo alla classifica, anche se scoprire di essere salito sul podio è stato davvero fantastico. 

I sopralluoghi delle tappe sono stati fondamentali per capire e interpretare il percorso al meglio
I sopralluoghi delle tappe sono stati fondamentali per capire e interpretare il percorso al meglio
Avete festeggiato?

Sul pulmino nel viaggio di ritorno verso Montichiari. Il massaggiatore non so come ci abbia sopportato (dice ancora ridendo, ndr). Una volta arrivati al velodromo ho preso la macchina e a casa ci sono arrivato alle 4 di notte. 

Allora il prossimo anno torni per prenderti la rivincita su Del Toro?

Magari lui il prossimo anno non ci sarà nemmeno. Però l’Avenir è bello e stimolante e la voglia di provarci c’è. 

Ora che calendario farai?

Vado in Francia, a Plouay per correre l’ultima gara dell’anno con gli under 23. Poi gran parte del calendario italiano con i professionisti. Il bello inizia ora, la stagione non è finita!

Sostituire Fortunato e Albanese: Zanatta spiega come

29.08.2023
4 min
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La Eolo-Kometa nel giro di pochi giorni ha perso Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato (nella foto di apertura). I due italiani passano nel mondo dei grandi, nel WorldTour. Il primo con la Arkea-Samsic, mentre il secondo alla più italiana Astana Qazaqstan. Due pedine importanti lasciano il nido di Basso e Contador, con loro hanno imparato a spiccare il volo ed è giunto il momento di provarci. Spesso Albanese e Fortunato hanno potuto contare sull’appoggio di Zanatta, che dall’ammiraglia li ha guidati ai vari successi. 

Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido
Albanese nel corso di questi 3 anni con la Eolo si è dimostrato un corridore solido

Un viaggio lungo 3 anni

Albenese e Fortunato, entrambi del 1996, sono arrivati alla Eolo-Kometa nel 2021, dopo due esperienze non positive. I due si sono ricostruiti, sono cresciuti e maturati arrivando ad essere i corridori di oggi. 

«Sono arrivati da noi – racconta Zanatta – che erano già professionisti, ma le loro esperienze passate non erano state ottime, anzi. Li abbiamo aiutati a ritrovarsi e a crescere, raggiungendo un buon livello di prestazioni e continuità. Fortunato è arrivato a vincere una tappa al Giro (nel 2021, ndr), ha fatto bene ai campionati italiani, ha vinto il Giro delle Asturie e si è confermato al Tour of the Alps. Albanese, invece, dopo una difficoltà iniziale ha ottenuto più di 50 piazzamenti tra i primi dieci in tre anni».

Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)
Davide Piganzoli, a sinistra, ha portato a termine un ottimo Tour de l’Avenir, con un terzo posto finale (foto Tour de l’Avenir)

Spazio ai giovani

Avere una continental, la Kometa Xstra, dalla quale pescare i corridori del futuro aiuterà sicuramente la Eolo-Kometa. I ragazzi ci sono e quest’anno sono cresciuti, altri invece arriveranno. Insomma, il materiale c’è, bisogna lavorare per costruirlo ed affinarlo.

«Una professional deve lavorare così – dice Zanatta – deve far crescere i propri ragazzi con la speranza di farli andare nel WorldTour. Prima di tutto per loro, poi anche per noi stessi. Se dimostriamo di saper lavorare bene gli sponsor arriveranno, come Polti, e magari al posto che perderli riusciremo a tenerli. 

«L’anno prossimo ci sarà spazio per i giovani cresciuti in casa – continua – come Piganzoli, Tercero e Munoz. Poi abbiamo preso De Cassan, che è un profilo interessante, ma dovrà crescere. Da lui dobbiamo aspettarci un percorso simile a quello di Piganzoli e Tercero, che quest’anno hanno preso dimestichezza con la categoria. Un altro ragazzo che quest’anno è cresciuto molto è Javier Serrano. I corridori li abbiamo, starà a noi fare del nostro meglio».

Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena
Fernando Tercero, alle spalle di Fortunato, è uno dei giovani scalatori pronti a prendersi la scena

Il mercato 

«Ci siamo mossi sul mercato – replica Zanatta – e continueremo a farlo. E’ arrivato Jhonatan Restrepo, classe 1994. Lui è un corridore che ha esperienza e sul quale si potrà lavorare fin da subito. Arriveranno anche altri corridori, so che Basso e Contador si stanno muovendo sul mercato. Senza dimenticarci che tante soluzioni le abbiamo in casa: a partire da Davide Bais, che ha vinto una tappa al Giro d’Italia quest’anno (la seconda per il team Eolo-Kometa, ndr).

«Poi abbiamo in squadra abbiamo tanti corridori validi e che si stanno mettendo in mostra: Rivi che recentemente ha vinto una tappa al Tour Poitou. Senza dimenticarci di Lonardi e Maestri».

Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024
Samuele Rivi è uno dei corridori già presenti nel team sul quale si potrà puntare nel 2024

Due perdite importanti

I profili di Fortunato e Albanese, tuttavia, non sono semplici da sostituire in termini di prestazioni e di risultati. I giovani ci sono, è vero, ma serve anche qualcuno che sia pronto subito, per garantire, o almeno provare a farlo, dei risultati. 

«Per quanto riguarda gli scalatori per sostituire Fortunato – continua Zanatta – possiamo contare sui giovani: Tercero e Piganzoli. Entrambi erano impegnati al Tour de l’Avenir, il primo era quinto ma a causa di una caduta è uscito di classifica. “Piga” (Piganzoli, ndr) è salito addirittura sul terzo gradino del podio».

«Forse – ammette Zanatta – il profilo più difficile da sostituire sarà quello di Albanese. Per duttilità e capacità in corsa ha dimostrato di poter correre ovunque: volate di gruppo, ristrette e in più ha saputo far classifica anche in brevi corse a tappe, come il Giro di Sicilia. Lonardi può essere la figura giusta, sta facendo bene (6 piazzamenti nei primi dieci in agosto, ndr). Non ha ancora firmato il rinnovo ma sta correndo molto bene, vedremo se riuscirà a dare continuità ai risultati da qui a fine stagione.

«Intanto ci godiamo ancora Albanese e Fortunato, abbiamo un bel mese intenso di gare insieme. Siamo comunque consapevoli che le soluzioni ci sono. Chiaramente ci dispiace che se ne vadano, ma la nostra squadra funziona, i risultati lo dimostrano».

Toccata e fuga in Francia, sulle tracce dell’Avenir

23.07.2023
7 min
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SAINT JEAN DE MAURIENNE – Le ultime tre tappe del Tour de l’Avenir si correranno sulle Alpi. E’ da queste parti che si deciderà la corsa a tappe under 23 più prestigiosa. La nazionale di Marino Amadori oggi approda in terra francese, approfittando della vicinanza con il ritiro di Sestriere, per ispezionare due tappe: 7a e 7b. La prima è una cronoscalata di 11 chilometri, la seconda è una semitappa che si correrà nel pomeriggio. 80 chilometri tutti movimentati con arrivo al lago del Mont Cenis, dove i volti e le fatiche degli atleti si specchieranno nelle acque gelide. 

Ore 9,30 prima della partenza per visionare le due tappe dell’Avenir una sistemata agli ultimi dettagli
Ore 9,30 prima della partenza per visionare le due tappe dell’Avenir una sistemata agli ultimi dettagli

La cronoscalata

L’ammiraglia con all’interno lo staff della nazionale parte alle 9,30 dal parcheggio di questo paesino francese, in cui vengono prodotti da sempre i celebri coltelli Opinel. Noi ci accomodiamo sul sedile posteriore ed entriamo nel clima del ritiro. Le casette color pastello contornano la strada fino all’attacco della salita: 11 chilometri verticali, tosti ma regolari. 

«La pendenza è costante – dice Piganzoli una volta ritornati in hotel – in 11 chilometri si sale di 900 metri. Sarà una mezz’ora importante di sforzo continuo, i tanti tornanti daranno una mano a respirare e tenere alta la velocità». 

«Saranno da gestire bene i wattaggi – gli fa eco Romele – sicuramente daremo il massimo per fare bene. Si potrà fare maggiore differenza nell’ultima metà, dove le pendenze, forse, diventano un po’ più impegnative e la fatica aumenterà. Il fatto che poi nel pomeriggio ci sarà una semitappa renderà tutto ancora più difficile».

Dalla macchina Amadori osserva e parla con i ragazzi, il primo ad affiancarsi alla macchina è De Pretto, che sembra soddisfatto della tappa. «E’ una bella salita – dice dopo il breve colloquio il cittì – non è per tutti. Nella linea della corsa potrebbe scombussolare la classifica»

Parola d’ordine: recupero

La mattina, quindi, gli atleti saranno impegnati nella cronoscalata, mentre nel pomeriggio partirà la semi-tappa. Il riposo ed il recupero saranno importanti, anzi, fondamentali. Soprattutto per chi dovrà curare la classifica generale, ed in breve tempo sarà chiamato a fare due sforzi importanti. 

«Saremo a fine Avenir – racconta Bruttomessonon sarà facile accumulare ancora tanta fatica nelle gambe. Recuperare dopo lo sforzo della cronoscalata sarà importante, in più bisognerà integrare, così da non arrivare scarichi alla fine. E’ un giorno da 91 chilometri totali con 3.000 metri di dislivello, non banale ecco».

Ore 11, seconda sosta, questa volta in valle, dove il vento è a favore
Ore 11, seconda sosta, questa volta in valle, dove il vento è a favore

Fattore vento

Poche ore dopo lo sforzo della cronoscalata quindi si torna in sella, direzione Mont Cenis. Arrivo in quota: 2.053 metri. Una tappa corta ma esplosiva, con tanta salita e il fattore vento pronto a mischiare le carte nel mazzo

Nel trasferimento verso il Mont Cenis, Amadori viene chiamato da Coden, diesse di Jacopo Venzo alla Campana Imballaggi, lo junior deceduto sulle strade del Giro dell’Austria. Dall’altra parte del telefono ci sono anche i genitori del ragazzo, il silenzio cala subito e le parole sono difficili da trovare in un momento così. Tornare concentrati sul lavoro è difficile, ma bisogna trovare le forze per farlo, davanti i ragazzi ignari continuano a pedalare.

«Questa mattina – spiega Pellizzari – in valle c’era vento a favore, una cosa che ci ha aiutato. E’ anche vero che le condizioni del vento potrebbero cambiare e rischiamo di averlo frontale».

«Bisogna capire da che parte gira il vento nella valle al pomeriggio – analizza Bruttomesso – non è detto che cambi. Anche qui ci è capitato di tornare a un orario ed avere il vento a sfavore. Mentre il pomeriggio successivo, alla stessa ora, era diventato favorevole. Se nella valle del Mont Cenis ci troveremo vento a favore, partiremo ancora più a blocco. Con il vento contro la corsa potrebbe essere più facile da controllare, perché appena esci rimbalzi indietro. A queste condizioni la fuga potrebbe far fatica a guadagnare minuti, mentre in gruppo si risparmiano energie». 

Due salite intermedie

Nella seconda semitappa le salite saranno tre, compresa la scalata finale al Mont Cenis. Le prime due salite si imboccano dalla statale. Nella prima la strada si restringe ed al termine c’è una discesa non facile da interpretare. 

«Discesa nervosa – parla Romele – strada stretta ed arrivi in fondo e la strada torna subito a salire. Il rischio è che il gruppo nella discesa si allunghi a causa della carreggiata stretta ed una volta tornati sulla statale si possa frazionare, soprattutto se il vento sarà contrario. Le posizioni saranno importanti, la salita si farà ad alta velocità ma a ruota si sta bene, difficile allungare il gruppo. Anzi la lotta per la testa del gruppo diventerà serratissima».

«Nella prima salita – replica Bruttomesso – si può fare velocità, è da rapporto. Anche la seconda non è difficile, e la strada sarà più larga. Una volta in cima si scende un po’ ma poi si risale subito. Parlavamo con Busatto, la carreggiata è larga, ma il fondo non è regolare, quindi non sarà semplice scendere bene, si dovranno tenere gli occhi aperti». 

Al secondo stop per riempire le tasche e le borracce Amadori fa notare il ritmo basso secondo lui. Piganzoli risponde con i dati, in tre ore media di 29 chilometri orari e 2.200 metri di dislivello. Un buon passo per essere una perlustrazione.

Il Mont Cenis

Una volta tornati sulla strada principale partirà la scalata al Mont Cenis. Non una salita dura, ma una volta arrivati all’inizio della scalata le fatiche nelle gambe saranno molte. 

«la scalata finale – dice Piganzoli – è difficile, non dura, ma sale tanto all’inizio e alla fine. Poi una volta scollinati, gli ultimi quattro chilometri sono un continuo su e giù accanto al lago. Se in quel punto non hai calcolato bene lo sforzo e ti trovi vento contrario, fai prima a girare la bici e tornare indietro. E’ un tratto dove comunque si deve spingere per fare velocità».

«La semi-tappa del pomeriggio – conclude Romele – non sarà troppo dura, ma arriva dopo una serie di sforzi non indifferenti. La differenza vera la farà il ritmo con la quale sarà corsa, se una squadra decide di andare forte fin da subito si possono fare tanti danni. La vedo più come una serie di fatiche che nel giorno successivo, dove scaleremo l’Iseran, si faranno sentire».

I ragazzi di Amadori scendono fino a valle e mettono insieme cinque ore di allenamento. Una volta cambiati e risaliti sul pulmino ridono e scherzano sulla giornata. Si apre Strava per controllare i segmenti e le prestazioni degli altri. Staune-Mittet, uno degli avversari più temuti per l’Avenir, ha messo insieme sei ore di allenamento con più di 4.000 metri di dislivello. La sfida si accende.