Visita Netcompany-Ineos alla sede Netcompany di Copenhagen, ottobre 2026, Egan Bernal (foto Simon Læssøe)

Netcompany-Ineos, aria nuova e lo stesso sogno: rivincere il Tour

24.10.2026
6 min
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Da quando è tornato Brailsford, l’obiettivo della Netcompany-Ineos è tornato quello di sempre: vincere il Tour de France. Gli anni di Wiggins, Froome, Thomas e Bernal sembrano lontanissimi, ma il capo ha rimesso sul tavolo la stessa determinazione grazie alla quale la professional nata nel 2010 nel giro di due stagioni conquistò la maglia gialla con Bradley Wiggins. Fra quei corridori c’era anche Dario Cioni, che avrebbe corso nel gruppo per altre due stagioni e poi, ritirato alla fine del 2011, ne sarebbe diventato uno dei direttori sportivi.

Quando stamattina lo abbiamo raggiunto al telefono, il toscano con radici britanniche era a Piasco per seguire due suoi corridori della Academy – Davide Frigo e Nicolas Milesi – nella sfida tricolore a cronometro. E dato che nei giorni scorsi è stato in Danimarca per un meeting in casa Netcompany (in apertura foto di Simon Laessoe), gli abbiamo chiesto di fare un primo punto della situazione, fra i nuovi arrivi (tiene banco la salita nel WorldTour del giovanisimo Noval) e la partenza di un corridore – Filippo Ganna – che Cioni ha preparato e seguito nelle sue più belle conquiste.

«A Copenhagen – spiega Cioni – è stato un ritiro solo WorldTour, quindi i ragazzi dell’Academy non erano presenti. I corridori hanno fatto tutte le visite mediche, noi del reparto performance abbiamo avuto un giorno riservato a noi. Diciamo che è stato un incontro a metà fra la chiusura del 2026 e l’apertura del 2027. Ma i nuovi corridori c’erano comunque tutti».

Benjamin Noval, iridato degli juniores (qui in azione agli europei) è uno dei nuovi acquisti della Netcompany e salità subito nel WorldTour
Benjamin Noval, iridato degli juniores (qui in azione agli europei) è uno dei nuovi acquisti della Netcompany e salirà subito nel WorldTour
Benjamin Noval, iridato degli juniores (qui in azione agli europei) è uno dei nuovi acquisti della Netcompany e salità subito nel WorldTour
Benjamin Noval, iridato degli juniores (qui in azione agli europei) è uno dei nuovi acquisti della Netcompany e salirà subito nel WorldTour
Copenhagen in quanto sede di Netcompany?

Esatto, è stata anche l’occasione di incontrare lo sponsor che era entrato durante l’anno. Qualcuno aveva incontrato persone, altri non avevano idea, per cui siamo stati anche in sede. E’ stata la prima vera occasione dell’inserimento al 100% di Netcompany all’interno della squadra, non solo come nome sulla maglia (l’azienda, fondata nel 2000, progetta, realizza e gestisce infrastrutture digitali, anche basate sull’intelligenza artificiale, che supportano servizi pubblici essenziali e attività aziendali in contesti complessi e regolamentati, tra cui fiscalità e dogane, aviazione, pubblica amministrazione digitale, difesa e resilienza, e servizi finanziari, ndr).

Visti i movimenti di mercato, alla Netcompany-Ineos c’è aria di grande rinnovamento: è solo una sensazione?

Sapete che con Dave (Brailsford, ndr) l’ambizione è chiara: vuole tornare a vincere il Tour de France. Con lui la mission è chiara e questi incontri servono per allineare tutti, specialmente lo staff.

A prima vista si potrebbe dire che mancano i corridori per farlo a breve: Arensman è lontano, Bernal si è preso una pausa…

Egan ha preso una pausa dal finale stagione, però aveva fatto Giro e Tour, quindi non è una cosa che non si era mai vista prima. Era lì con noi anche lui. E’ chiaro che Bernal è un vincente, non è contento di fare decimo e giustamente, dopo Giro e Tour non si sentiva di poter essere competitivo, quindi ha preferito chiudere la stagione in anticipo. Ma ripartirà regolarmente per il 2027.

David Brailsford, Filippo Ganna, Dario Cioni, crono Milano, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, quello del Covid. Ganna vince la crono di Milano. Con lui Brailsford, a sinistra, e Cioni che lo ha seguito nelle vittorie e nei momenti duri
David Brailsford, Filippo Ganna, Dario Cioni, crono Milano, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, quello del Covid. Ganna vince la crono di Milano. Con lui Brailsford, a sinistra, e Cioni che lo ha seguito nelle vittorie e nei momenti duri
In questa ottica di voler vincere il Tour, l’Academy serve a trovare in casa l’uomo che farà la differenza?

Brailsford è stato chiaro: l’Academy ha senso solo se riesce a portare talento alla squadra WorldTour, che non è solo un fatto fisico, ma corridori completi che sono già inseriti nel modo di lavorare della Netcompany e che sanno correre in bici.

Però Noval, che ha vinto i mondiali juniores di crono e strada, salirà direttamente nella Netcompany WorldTour, come mai?

Nell’ultima stagione, Benjamin Noval è stato il punto di riferimento della categoria juniores. Soprattutto la doppia vittoria al mondiale fa capire tanto, soprattutto su un percorso difficile com’era quello della gara su strada. Lui è l’emblema del fatto che le strade per arrivare in alto sono tante e lui ha scelto quella diretta. A prescindere da lui, la Academy ha preso dei bei talenti.

Senza girarci tanto attorno, che cosa ha significato per te perdere Ganna, dopo tutto quello che avete condiviso?

Quelle sono scelte in mano ai manager, a livello personale ovviamente mi dispiace però sono scelte del team che vanno rispettate. Sono cose che è giusto che restino fra loro, io sono un dipendente del team, accetto le decisioni. L’ho saputo ai mondiali quando era già tutto fatto.

Nicolas Milesi, qui primo a Poggiana e poi secondo al mondiale crono U23, è uno dei pupilli di Cioni alla Academy (foto xpix.it)
Nicolas Milesi, qui primo a Poggiana e poi secondo al mondiale crono U23, è uno dei pupilli di Cioni alla Academy (foto xpix.it)
Nicolas Milesi, qui primo a Poggiana e poi secondo al mondiale crono U23, è uno dei pupilli di Cioni alla Academy (foto xpix.it)
Nicolas Milesi, qui primo a Poggiana e poi secondo al mondiale crono U23, è uno dei pupilli di Cioni alla Academy (foto xpix.it)
Dal punto di vista dell’esperienza, aver lavorato tanti anni con un campione del suo livello ha portato un valore aggiunto alla squadra?

Sicuramente avere a disposizione un corridore come Pippo, che va al 100 per cento sugli obiettivi che si prefigge, spinge tutti al limite. Penso che come squadra, fino all’arrivo di Remco (Evenepoel, ndr), siamo stati i punti di riferimento della crono a livello assoluto. Battere Remco non è facile, però se guardiamo il collettivo, siamo comunque all’avanguardia. Abbiamo il miglior pacchetto, di certo non inferiore a Specialized. E siamo arrivati a questo punto anche grazie a un corridore come Ganna.

Ganna che si è agganciato al grande lavoro che si era già fatto con Wiggins e Froome?

La crono è sempre stato un punto su cui la squadra ha sempre posto molta attenzione, sin dal primo anno, appunto dall’era di Bradley. Se guardiamo quello che siamo riusciti a fare a livello di cronometro, prima come Team Sky, poi come Ineos e adesso come Netcompany, ci si rende conto che siamo restati al vertice, anche grazie al supporto dei vari sponsor che ci hanno affiancato in questi anni.

Come cambierà il tuo ruolo? Eri anche l’allenatore di Ganna e Tarling, cosa farai l’anno prossimo?

Dall’anno scorso, non alleno direttamente nessun atleta. Mi occupo della parte crono di tutti e della parte Academy. Quando faremo la riunione a novembre, valuteremo nuovamente i ruoli e vedremo cosa farò l’anno prossimo. L’Academy continua a essere il punto fermo, ma penso che continuerò ancora con le crono.

Hai detto che sei un dipendente della Netcompany-Ineos e accetti le decisioni, ma avresti mai valutato di andare via con Pippo o non se n’è mai parlato?

Sinceramente non se ne è mai parlato, anche perché è successo avanti nella stagione e io avevo già iniziato a lavorare per il 2027.

Cosa ti pare dei tricolori crono a fine ottobre?

Sono importanti. Milesi teneva a farli e ha sempre detto che avrebbe tenuto duro fino a questa data, Frigo aveva chiuso la stagione dopo San Vendemiano, ma appena è uscita la data, ha ripreso la bici. Farli o non farli non è tanto per il discorso del risultato, ma perché di crono oggi giorno non ce ne sono tante. E poi è stato anche giusto premiare gli organizzatori che si sono sbattuti per farli. Saltare un anno sarebbe stata una grossa perdita, anche perché se guardiamo l’ultimo mondiale, la maggior parte delle vittorie sono venute a crono.

Giusto per gli organizzatori e anche per i ragazzi?

E’ giusto dare anche a loro la possibilità di vestire una maglia di campione italiano, che poi non verrà mai portata, perché la maggior parte passerà. Però intanto avranno provato la soddisfazione di correre per conquistarla.

Campionato del mondo uomini U23,

Milesi a 7 secondi dall’oro, a pochi giorni dal WorldTour

22.09.2026
5 min
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MONTREAL (Canada) – La cronometro iridata degli under 23 l’ha vinta un olandese che nessuno si sarebbe aspettato. Racconta Antonio Ungaro, addetto stampa della Federciclismo, che Milesi ha smesso di essere troppo furioso per il secondo posto solo quando si è reso conto di non essere stato battuto da uno dei rivali che si aspettava, ma da uno sconosciuto. In realtà Ryan Gal proprio sconosciuto non era: c’eravamo anche noi a Cervinia quando vinse l’ultima tappa al Giro della Valle d’Aosta, ma per la crono di oggi il suo nome non lo avrebbe previsto neppure lui.

«Campione del mondo – dice quando riusciamo a chiedergli qualcosa – non me ne sono ancora reso conto. Non so cosa sia successo (ride, ndr). Sono stato seduto sulla hot seat per tutto il giorno, più incredulo che felice. Ho fatto una buona gara e non ero molto convinto di riuscirci, perché proprio questa settimana mi sono ammalato e ho fatto una sorta di corsa contro il tempo per tornare in forma.

«Alla fine ero solo contento di aver tagliato il traguardo, quando però ho visto il tempo, ho cominciato a capire di aver fatto bene. Nel finale sono stato capace di spingere forte in salita e credo di aver fatto la differenza proprio sulle rampe finali, perché mi sono ritrovato con le gambe per sprintare».

Spazio Azzurri, prima del brindisi con gli altri azzurri, Milesi racconta la giornata
Spazio Azzurri, prima del brindisi con gli altri azzurri, Milesi racconta la giornata
Spazio Azzurri, prima del brindisi con gli altri azzurri, Milesi racconta la giornata
Spazio Azzurri, prima del brindisi con gli altri azzurri, Milesi racconta la giornata

La crono con il 66

In casa Italia si registrano umori diversi. Tanto è contento Cattani col suo sorriso genuino per la prima partecipazione al mondiale, per quanto Milesi sta facendo i conti con il secondo posto che fatica a mandare giù. Sette secondi sono veramente pochi e a vederlo spingere a tratti anche in modo un po’ scomposto, sarebbe venuto da aiutarlo a tenere una linea più dritta, peraltro difficile a causa dei continui sobbalzi della strada.

«Ero molto carico per questo appuntamento – dice Milesi – l’avevo preparato nei scorsi giorni, le sensazioni erano davvero ottime, quindi oggi puntavo veramente al massimo risultato. L’asfalto non era bello, ma penso che quell’ondeggiare per ora faccia parte del mio stile. Stavo spingendo veramente forte con un lungo rapporto, il 66. Era la prima volta che lo usavo e alla fine mi sono trovato bene. Da fuori può non sembrare che non abbia lo stile perfetto, però mi viene facile e penso che alla fine la velocità fosse buona. Non so dire ancora perché non ho vinto e non sono campione del mondo, però penso di aver fatto un’ottima prova».

Milesi ha conquistato l'argento nella crono U23 spingendo e anche forte sul 66
Milesi ha conquistato l’argento nella crono U23 spingendo e anche forte sul 66
Milesi ha conquistato l'argento nella crono U23 spingendo e anche forte sul 66
Milesi ha conquistato l’argento nella crono U23 spingendo e anche forte sul 66

Futuro americano

Due anni faticosi con l’Arkea, poi l’ultimo con la Ineos Grenadiers Academy, squadra appena nata in cui ha trovato il modo per esprimersi al livello migliore. La vittoria di Poggiana ha segnato la svolta e la crono di oggi è la conferma della sua nuova dimensione. Alla fine dell’anno passerà nel WorldTour, approdando probabilmente alla EF Education-Easy Post, ma di questa affermazione ci prendiamo la paternità, perché lui ha firmato ma non può parlarne.

«I due anni in Arkea non sono stati facilissimi – racconta Milesi – soprattutto il primo. Quest’anno sono arrivato nella squadra di sviluppo della Ineos e ho sentito veramente che credevano in me, che era un altro ambiente per lavorare. Con Cioni mi trovo veramente benissimo, c’è anche molto staff italiano. Non tutti riescono a esprimere i loro migliori valori o vincere già al primo o secondo anno, ma io penso di essere stato sempre davanti in tutti i miei anni da under 23. Oggi finalmente sto avendo delle buone conferme, sento che il mio livello continua a crescere anno dopo anno e penso di avere ancora grandi margini di miglioramento».

Ascoltando le sue parole, viene da chiedersi perché mai non prosegua nella squadra britannica. La risposta è nel fatto che la Netcompany Ineos andava in cerca di scalatori e in tempi non sospetti gli ha fatto sapere che non lo avrebbe tenuto. Da qui la scelta di un’altra squadra: quella in cui sarebbe dovuto approdare anche Filippo Agostinacchio, ma questa è un’altra storia che merita semmai un racconto a parte.

Il mondiale U23 della crono l'ha vinto l'olandese Ryan Gal, 21 anni, di Zevenaar
Il mondiale U23 della crono l’ha vinto l’olandese Ryan Gal, 21 anni, di Zevenaar
Il mondiale U23 della crono l'ha vinto l'olandese Ryan Gal, 21 anni, di Zevenaar
Il mondiale U23 della crono l’ha vinto l’olandese Ryan Gal, 21 anni, di Zevenaar

Dalla MTB alla crono

La cronometro ce l’ha nelle gambe e nella testa. E come fu per il suo attuale mentore, probabilmente l’attitudine allo sforzo solitario gli viene dalla mountain bike. Anche per Cioni fu così e da biker si trasformò in stradista con una grande predisposizione per le cronometro.

«Penso anche io che la mountain bike c’entri qualcosa – conferma Milesi col suo vocione bergamasco – perché fino agli allievi facevo praticamente solo quello. Poi da junior ho cominciato a partecipare a delle cronometro, anche al mondiale in Australia e mi è piaciuto tantissimo. Farle e anche prepararle. Uso molto la bici da cronometro e penso che continuerò a lavorarci nel futuro.

«Prendo molta ispirazione da Ganna, lo ammiro molto come persona e anche come corridore. Penso che questa medaglia mi dia anche maggiore fiducia per il mio futuro. Anche con Cioni mi sono trovato molto bene, lui lavora sempre molto con Filippo, quindi penso che sia uno dei migliori tecnici in circolazione per le cronometro, sia per prepararle sia per seguirle dall’ammiraglia. Oggi è stato tutto perfetto, per questo mi girano ancora un po’ per non essere riuscito a vincere. Non mi nascondo, avevo le gambe e le sensazioni per farlo, ma non mi aspettavo questo olandese. Proprio no…».

Signore e signori, Nicolas Milesi. Bergamasco di Parre, ventidue anni compiuti a luglio. Quest’anno ha vinto a Poggiana con un attacco da molto lontano e prima ancora una tappa al Metec Olympia’s Tour. Si è piazzato settimo nella crono del Giro Next Gen a L’Aquila, vinta da Lorenzo Finn. Domenica lo aspetta la gara su strada. I pianeti si stanno allineando. Il tempo di dire a un collega belga che Nicolas non è parente di Lorenzo, ugualmente Milesi, che a Stirling vinse la crono iridata, ed è tempo di mettersi a scrivere anche questa storia.

Ristorante Alla Colombera, Patrik Pezzo Rosola (Team Nordest Petrucci Assali Stefen) (foto xpix.it)

WorldTour e juniores, le 3 squadre satellite della Ineos

11.09.2026
5 min
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Quello che il UAE Team Emirates farà dal prossimo anno, cioè mettere un logo sulle maglie dei team juniores con cui collabora, la Netcompany Ineos ha già iniziato a farlo dal 2026. Ce lo spiega Dario Cioni, incaricato di seguire l’Academy del team britannico e le squadre giovanili che ad essa sono agganciate. Lo spunto era venuto da un’osservazione di Giuseppe Martinelli, secondo cui i team WorldTour potrebbero fare come le squadre di serie A, che sostengono le scuole calcio regalando materiale e mettendoci lo stemma.

«Già quest’anno abbiamo tre squadre juniores inserite in un sistema nostro – spiega Cioni di rientro dalla Spagna – con il nostro logo e tutte le collaborazioni che abbiamo avviato. C’è la Nordest-Petrucci in cui corre Pezzo Rosola (in apertura nella foto xpix.it, ndr), ma c’erano già l’americana Hot Tubes che è stata la prima e poi la CAMS Majaco, la squadra inglese».

Cioni è il responsabile della performance e della strategia
Cioni è un allenatore nella Netcompany WorldTour, ma è stato chiamato direttamente a gestire la Academy U23
Cioni è il responsabile della performance e della strategia
Dario Cioni, coach e diesse della Ineos Grenadiers, segue Ganna da diversi anni ormai
In che modo funziona la vostra collaborazione?

Proviamo a supportarle. Con la vecchia denominazione, il progetto si chiamava Ineos Grenadiers Development Partner, l’anno prossimo probabilmente il nome sarà aggiornato. Sul piano tecnico, che non è il solo, diamo loro materiale o li sosteniamo se manca qualcosa. Ad esempio, il Team Nordest corre con Pinarello, però a Patrick Pezzo Rosola per il mondiale forniamo del materiale in più. Ovvio che con lui ci sia un discorso più complesso, ma in genere alla squadra diamo i caschi e quello di cui hanno necessità.

Con tutti allo stesso modo?

Il CAMS Majaco è la più strutturata (la squadra britannica ha anche una formazione femminile, ndr) perché comunque hanno le bici, però noi integriamo con un po’ di materiale e ad esempio per i mondiali forniremo loro quelle da crono, che per gli juniores sono sempre un bel tema. Hot Tubes invece è la squadra che c’è da prima. Da loro abbiamo preso tre corridori che poi sono arrivati nel WorldTour, che sono Sheffield, Andrew August e Arthem Shmidt. Lavoriamo insieme da 5-6 anni e in passato anche a loro avevamo fornito materiale per mondiali e altre grandi corse.

La Hot Tubes è un team americano juniores, qui al Tour de Gironde Federal, che collabora con Netcompany da 5-6 anni
La Hot Tubes è un team americano, qui al Tour de Gironde Federal, che collabora con Netcompany da 5-6 anni
La Hot Tubes è un team americano juniores, qui al Tour de Gironde Federal, che collabora con Netcompany da 5-6 anni
La Hot Tubes è un team juniores americano, qui al Tour de Gironde Federal, che collabora con Netcompany da 5-6 anni
Perché supportare tre squadre e non crearne una vostra anche negli juniores?

Siamo contrari al discorso di avere una struttura development nostra negli juniores, sia io che Simon (Watts, altro tecnico della Academy, ndr). Dobbiamo cercare di approcciare i corridori più giovani e alla fine siamo costretti a muoverci fra gli juniores, altrimenti non resta niente. Però abbiamo preferito costruire delle sinergie con altre squadre, con l’idea comunque di aiutarle a crescere nella loro struttura, andando a qualche ritiro, con qualche presenza alle gare, in modo da capire se ci possono essere delle aree in cui possano migliorare.

E’ il tipo di scambio che avviene?

Certamente. Diamo i nostri feedback alla squadra che magari l’anno successivo interviene per cambiare proprio quello che gli abbiamo fatto notare. Quest’anno non siamo riusciti a farlo in modo sistematico, perché abbiamo anche lanciato la squadra U23 e questo ha richiesto delle risorse addizionali. Però un grosso obiettivo per l’anno prossimo è proprio di ritornare a migliorare il supporto alle squadre degli juniores.

Il team CAMS Majaco è la squadra britannica da cui è uscito anche Brennan (immagine Instagram)
Il team CAMS Majaco è la squadra juniores britannica da cui è uscito anche Brennan (immagine Instagram)
Il team CAMS Majaco è la squadra britannica da cui è uscito anche Brennan (immagine Instagram)
Il team CAMS Majaco è la squadra juniores britannica da cui è uscito anche Brennan (immagine Instagram)
Quindi non parliamo soltanto di fornitura di materiali, ma anche di conoscenza?

Simon ed io siamo andati in ritiro e all’interno del ritiro abbiamo fatto presentazioni o lezioni su vari aspetti. Ho spiegato delle cose sulle cronosquadre o su come si corre al Nord per vedere se possono prendere degli spunti per applicare le loro corse. Con la CAMS sono state fatte alcune lezioni online di nutrizione. I temi sono tanti.

L’obiettivo potrebbe essere che poi i ragazzi più dotati o più promettenti vengano nella vostra squadra U23?

E’ la speranza, noi non obblighiamo a nessuno. Deve essere una scelta del ragazzo che sceglie la nostra filosofia e la nostra squadra. Pensiamo che questo sia un modo di presentare come lavoriamo e di capire se il ragazzo sia compatibile con il nostro modo di fare le cose. Allo stesso modo il ragazzo deve capire se questo modo di lavorare gli va bene e se anche lui è disposto a investire. Noi ci mettiamo in impegno, ma lo pretendiamo anche.

Meglio essere chiari da subito?

Se il corridore si accorge che la nostra filosofia non coincide con la sua, è meglio che non venga, piuttosto che accorgersi dopo un mese che non gli piace il modo di lavorare. Ci teniamo anche a fare delle attività fuori dalla bici che per noi sono importanti, non si tratta solo del risultato.

Il logo che recita Ineos Grenadiers Development Partner sulla maglia e sui pantaloncini della Nordest
Il logo che recita Ineos Grenadiers Development Partner sulla maglia e sui pantaloncini della Nordest Petrucci degli juniores
Una delle obiezioni fatte ad Agostini dopo la sua intervista è proprio che si parla di vivai, ma poi si vogliono le mani libere.

Se trovo un corridore forte e posso farlo, lo prendo. Non vedo perché non farlo solo perché da junior ha corso da un’altra parte. Anche il discorso di non prendere quelli di quarto anno, per me è un’assurdità. Nella Academy non ci limitiamo solo ai corridori dei primi due anni, perché siamo convinti che quelli di terzo e quarto hanno un ruolo fondamentale all’interno della struttura. Quest’anno abbiamo anche un elite…

Seguite tre squadre juniores e non di più per scelta, per budget, per cosa?

Dipende dalle condizioni. Teoricamente l’anno prossimo ce ne dovrebbe essere una in più, in futuro vedremo. Però diciamo che avere queste squadre nella nostra orbita non significa che non guardiamo anche ad altri atleti, allo stesso modo se un corridore di una nostra squadra satellite decide di firmare altrove, non gliene facciamo un problema. Tranne i ragazzi cui facciamo firmare già un contratto WorldTour, non ci sentirete mai parlare di esclusiva.

Davide Frigo, Ineos Grenadiers Racing Academy

Davide Frigo: primi passi nel devo team e nella mentalità Ineos

25.01.2026
5 min
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Il Team Ineos Grenadiers ha messo nel mirino il suo prossimo futuro, e lo ha fatto anche con l’inserimento del devo team (Ineos Grenadiers Racing Academy) nel progetto. Una squadra di sviluppo, la formazione britannica era una delle poche a non averne ancora una interna. Inizialmente, come raccontato anche da Dario Cioni quando è stato presentato il progetto. Dodici atleti da ogni Continente, con una maggioranza di cinque corridori britannici. In questo gruppo c’è spazio anche per due italiani: Davide Frigo e Nicolas Milesi. 

Il più piccolo dei due fratelli Frigo arriva al suo primo anno da under 23 e lo affronterà proprio con il devo team Ineos Grenadiers. Un bel salto, come ci racconta anche lui, ma che al momento sta assorbendo nella maniera giusta. 

«Ci stiamo allenando bene in questo secondo ritiro – racconta Davide Frigo – siamo ad Oliva, a poche centinaia di metri dal mare. C’è molto vento ma per il resto va tutto alla grande, l’hotel è super attrezzato e inoltre il team ha portato lo chef e cura lui la cucina».

Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Non siete solo voi del devo team allora…

Della squadra under 23 siamo qui tutti tranne un ragazzo australiano che è rimasto a casa ad allenarsi. Poi insieme a noi ci sono altri dodici o tredici corridori della formazione WorldTour ma ci alleniamo separati. E’ capitato un paio di volte nel ritiro di dicembre di pedalare con loro, ma per il resto le attività rimangono divise. In questi giorni sono in stanza con un ragazzo africano, Milkias Maekele, che ha rotto il braccio ma è venuto comunque per fare delle visite di controllo. 

Ti sei ambientato?

Va sempre meglio, il primo ritiro è stato un qualcosa di enorme, di gigantesco. Arrivo da una squadra juniores in cui lo staff era composto da quattro o cinque membri e poi c’eravamo noi ragazzi. A dicembre nel primo ritiro eravamo in più di cento persone. 

Sei in un ambiente internazionale, si sente?

L’organizzazione, ogni persona ha un ruolo e un compito da svolgere. Siamo in tantissimi ma non c’è nessuno fermo. Ora piano piano sto migliorando anche l’inglese, arrivavo da un livello scolastico e il primo impatto è stato tosto. Per fortuna il mio diesse di riferimento è Cioni che mi sta aiutando tanto. 

Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Cosa ti ha colpito di più in questi primi mesi?

Il lato organizzativo e di gestione. Mi è capitato di parlare con un diesse e gli ho detto che avevo sbagliato a comunicare la taglia dei vestiti da riposo. Lui è andato a dirlo al responsabile del magazzino e ora al secondo ritiro mi sono trovato davanti alla stanza uno scatolone con i vestiti nuovi della taglia corretta. Ho proprio pensato: «Cavolo, qui non lasciano nulla al caso».

Stai trovando anche il ritmo negli allenamenti?

In questo secondo training camp ci stiamo concentrando di più nel pedalare e fare tante ore in sella. Invece a dicembre ci sono state più riunioni e incontri con i vari membri dello staff.

Che cosa dicono a voi del devo team?

Erano per lo più riunioni generali per parlare del team, poi abbiamo fatto un incontro con il medico e il nutrizionista che ci hanno dato qualche dritta. Nulla di grande, consigli base, però quando si hanno tanti ragazzi giovani è giusto partire quasi da zero. 

Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Si respira il clima Ineos?

E’ tornato David Brailsford e nel ritiro di dicembre c’era anche lui ovviamente. Ha una personalità molto forte, quando entra in una stanza si sente, lo si nota. Non che lo faccia apposta, ma ha un carisma unico che trascina. Ha preso in mano la squadra e ha detto che nel giro di tre o quattro anni vogliono tornare ai livelli che competono a un team come il nostro. 

Hai già parlato di quale sarà il tuo percorso nel team?

Qualcosa sì ma le riunioni individuali più specifiche arriveranno nei prossimi giorni. Quest’anno ho ancora la scuola, quindi fino a giugno dovrò gestire i due impegni. Il team è molto felice che non abbia lasciato gli studi e in questo mi supporta. Mi hanno detto di non preoccuparmi e che fino a quando non avrò fatto la maturità sfrutteremo le occasioni a disposizione.

Come lavorerai?

Sto approfittando dei giorni di ritiro, così come ho fatto con le vacanze di Natale, per allenarmi e mettere un po’ di fondo nelle gambe. Per il resto so che già di non poter correre il Giro Next Gen perché sarà in concomitanza con la maturità. Mi piacerebbe partecipare al Tour de l’Avenir, visto che nel 2026 è stato aperto ai devo team. 

Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Torniamo all’inizio, in che modo è nato il contatto con la Ineos?

Cioni aveva sentito mio fratello Marco poco dopo il campionato italiano a cronometro, era fine giugno. Gli aveva detto di essere interessato a me e gli aveva accennato che Ineos avrebbe aperto un devo team nella prossima stagione (il 2026, ndr). La cosa poi è andata un po’ per le lunghe ma ho sempre avuto fiducia.

Dopo il tuo ultimo anno da juniores ti saresti mai aspettato di entrare in un devo team?

E’ arrivato tutto molto in fretta. Fino al 2025 non avevo mai raccolto grandi risultati. Con la prima vittoria della stagione ho sentito crescere la consapevolezza nei miei mezzi e di poter pensare a un passo del genere. Ora sono qui e voglio fare del mio meglio per rimanerci e godermelo al massimo. 

Ineos Grenadiers Academy, 2025, allenamento (foto INEOS Grenadiers)

Ineos Grenadiers Academy: talento, tante corse e i piedi per terra

22.12.2025
6 min
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Con un comunicato del 18 dicembre, il Team Ineos Grenadiers ha annunciato la nascita del suo team di sviluppo, su cui ragionava e lavorava da un pezzo. Non un devo team, ma una Racing Academy: in ordine di tempo, la squadra britannica e il Movistar Team sono state le ultime due ad essersene dotate.

Le parole di Geraint Thomas, nuovo direttore tecnico del team, aprono la porta sul passato visionario di British Cycling, la federazione britannica, che aveva scelto una base italiana e aveva affidato i suoi giovani migliori a Maximilian Sciandri.

«Il sistema dell’Academy – ha detto il nuovo direttore tecnico del team – ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la mia carriera. Mi ha insegnato come essere un professionista: prendermi cura di me stesso, mantenermi in salute, essere organizzato e prepararmi adeguatamente. Tutte queste semplici abitudini e comportamenti mi hanno accompagnato per tutta la carriera».

Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)

Un progetto del 2020

Al centro della nuova Racing Academy battono il cuore italiano di Dario Cioni e quello di Simon Swatt. E proprio dal toscano inizia il nostro viaggio nella nuova struttura, composta da 12 atleti, fra cui due italiani: Nicolas Milesi e Davide Frigo.

«La prima volta che ho lavorato sul progetto di una devo – spiega Cioni – era il 2020: c’è voluto un po’ di tempo però alla fine ci siamo arrivati. Siamo giunti alla conclusione che sia una necessità, dopo che negli anni passati il management aveva voluto provare una linea diversa. Avevamo accordi con un team U23 tedesco e con una squadra juniores americana, ora rientra tutto in un progetto di ricerca del talento. Avremo almeno altre due collaborazioni che saranno annunciate prossimamente.

«Il passaggio ideale sarebbe che i corridori così selezionati approdassero alla Academy per poi salire nel WorldTour. Quest’anno siamo partiti da 12, l’ambizione per il 2027 è di salire a 15-16, possibilmente anche di più. E’ anche possibile però che qualcuno arrivi al professionismo da altre squadre, per questo occorre essere anche un po’ elastici. Immaginiamo ad esempio un ragazzo italiano che va ancora a scuola. Possiamo osservare anche il suo sviluppo in una squadra con cui collaboriamo, senza costringerlo a fare un’attività troppo internazionale che lo distolga dallo studio».

Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Quali sono i punti saldi dell’Academy?

In questa stagione non avremo un ritiro permanente, ma opereremo sulla base di ritiri durante l’anno. Dal 2027 l’idea è di avere invece una base fissa: il 2026 sarà un anno di studio anche per noi sul modo più efficace di gestire il programma. Avremo un calendario abbastanza intenso di gare, con l’obiettivo di farne circa 45 per ciascun corridore. Magari i quarti anni correranno un po’ di più e i giovani faranno meno. Però per noi la gara è fondamentale per sviluppare un corridore completo ed è quello che ci viene richiesto dal team WorldTour. Vogliamo ragazzi che sappiano leggerla bene e che non si riducano a essere troppo schiavi dei numeri in allenamento.

Ci sarà una struttura tecnica apposita per la Academy?

No, tutta la struttura fa parte della WorldTour. Avremo tutti un coinvolgimento. Io ad esempio continuerò a fare il lavoro sulle cronometro e le cronosquadre, però poi buona parte del tempo sarà dedicata alla gestione della Academy. Poi ci saranno un meccanico e un massaggiatore della WorldTour, che saranno principalmente con noi. Due allenatori che fanno sia WorldTour sia Academy. E fra i direttori sportivi stiamo inserendo anche Simone Antonini per fare un certo numero di gare con l’Academy. Nei ruoli rientra anche il discorso dello scouting, per cui c’è da fare un lavoro abbastanza vasto. In questo primo anno dovremo fare uno sforzo, con l’obiettivo di strutturarci in modo più completo per il 2027.

Con quali criteri sono stati scelti i 12 atleti di quest’anno?

Theodor Storm era già nell’ambito della nostra squadra, l’anno scorso era con la Lotto-Kern-Haus, mentre gli altri sono tutti nuovi arrivi. Volevamo alcuni corridori con più esperienza, per cui sono stati presi Nicolas Milesi, Cameron Rogers e Mattie Dodd. Josh Charlton viene dalla pista, ha poca esperienza su strada, però è uno dei quattro al mondo, assieme a Ganna, Milan e Lambie, che nell’inseguimento è andato sotto i 4 minuti. Vogliamo vedere cosa riusciamo a fare con lui, perché crediamo che abbia un bel potenziale. Anche lui stava cercando nuovi stimoli, visto che le Olimpiadi sono ancora lontane. E poi c’è anche Milkias Maekele, un corridore eritreo di terzo anno, molto interessante.

Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Partiamo proprio da lui, in che modo individuate il talento? Risultati, test…

Sono stati tutti selezionati per i risultati, poi abbiamo guardato i dati fisiologici e poi c’è stata una serie di colloqui che hanno portato alla decisione definitiva. Dei colloqui ci siamo occupati Simon Watts ed io, a volte insieme e a volte in autonomia. Ad esempio Davide Frigo lo avevo già visto alle gare, poi ci siamo conosciuti, ci ho parlato varie volte e in un secondo momento l’ha sentito anche Simon. Il colloquio, meglio se più di uno, fa capire molto.

Il fatto di lanciare la Academy è dipeso da una presa di coscienza di come va oggi il mercato?

Sicuramente Brailsford ha capito che il ciclismo è cambiato tanto dal 2010 ad oggi. Se guardiamo a che età diventavano professionisti, a che età diventavano competitivi, c’è una grossa differenza. E’ evidente che i migliori talenti non arrivano mai al mercato WorldTour, vengono intercettati prima. O se ci arrivano, ci arrivano con delle cifre astronomiche. In più come Ineos, siamo una squadra britannica e al momento in Gran Bretagna non c’è neppure una continental. Quindi c’era anche la voglia di farne nascere una, che possa essere riferimento per i ragazzi di lì.

I ragazzi sono venuti al primo ritiro con la WorldTour?

Sì, è stato il primo evento ufficiale. Fino ad allora non avevamo fatto niente insieme perché a ottobre ancora erano in definizione alcuni aspetti. Faremo un altro ritiro a dicembre sempre in concomitanza con quello della squadra WorldTour. La prima gara sarà il Tour of Rhodes e siccome è composto da una serie di corse, li porteremo tutti e daremo a ciascuno l’occasione per debuttare. Invece al momento non sono previsti ritiri in altura. Non è escluso che se qualcuno dei più esperti avesse già esperienze in questo senso, possano farlo individualmente. Però al momento, come ho detto, per noi la partecipazione alle gare è fondamentale, quindi privilegiamo questa all’altura. L’obiettivo principale è lo sviluppo del corridore, non vogliamo che diventino schiavi dei numeri.

Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Da quali gare sarà composto il calendario?

Faremo tutte gare di classe 2, forse fra quelle in linea ce ne saranno di classe 1, magari già a Rodi. Principalmente corse a tappe, anche se abbiamo mandato la richiesta per Gand-Wevelgem, Liegi, Fleche Ardennaise. Stiamo vedendo di prevedere anche alcune gare internazionali in Italia, anche se forse non riusciremo a farle tutte. Le gare nella WorldTour saranno abbastanza limitate nella prima parte della stagione per consentire il loro sviluppo, mentre nella seconda parte dell’anno ne sono state previste di più e diverse saranno in Italia.

Vi vedremo arrivare con il pullman della WorldTour e il solito spiegamento di mezzi?

E’ tutto in via di definizione, ma il punto di partenza iniziale è quello di non dare un pacchetto completo. Probabilmente useremo il camper per la maggior parte della stagione e il pullman semmai per corse target come il Giro Next Gen o il Tour de l’Avenir, anche se dobbiamo ancora ottenere l’invito. A livello di coaching e alimentazione, avranno un supporto, ma non al livello dei corridori WorldTour. I materiali saranno gli stessi come marchi, ma a un livello leggermente al di sotto. Guadagnarsi lo status di WorldTour con i relativi benefit fa parte dello sviluppo.

Ganna riparte con la Vuelta, dopo tre settimane complicate

03.08.2025
5 min
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Nel breve reel pubblicato su Instagram il 6 luglio, all’indomani della caduta nella prima tappa del Tour, Filippo Ganna appariva deluso ma soprattutto frastornato. Il piemontese della Ineos Grenadiers ha provato a ripartire, ma quando a 79 chilometri dall’arrivo di Lille si è reso conto di non tenere le ruote del gruppo, ha capito anche che l’unica cosa da fare fosse fermarsi. Da quel momento, fatto salvo quel video, Filippo è sparito.

Nel secondo giorno di riposo del Tour a Montpellier, chiacchierando con lo staff del team britannico, alcuni sprazzi di frasi ci hanno fatto capire che la ripresa dall’infortunio non è stata indolore. Le conseguenze della concussion – la commozione cerebrale per la quale l’UCI ha previsto un protocollo specifico – si sono manifestate con vari dolori e la difficoltà nel prendere sonno. La ripresa degli allenamenti è stata ritardata più di una volta, così l’atleta che vedremo alla partenza della Vuelta sarà il miglior Ganna possibile, ma non il migliore di sempre.

In tutto questo, si fa largo la sensazione che aver saltato il Giro per il Tour non sia stata la scelta più condivisa (come pure aver limitato la presenza al Nord ad Harelbeke, Fiandre e Roubaix). Per capire come stiano le cose e soprattutto come stia Ganna, ci rivolgiamo a Dario Cioni, suo preparatore per le cronometro. Lo intercettiamo durante una giornata di lavoro in campagna, in cui ha lavorato sodo per piazzare le reti che dovrebbero impedire l’accesso ai cinghiali.

Torniamo indietro al Tour, che cosa è successo quel giorno?

Appena è rimontato in bici, dopo qualche chilometro è stato chiaro che avesse i sintomi della concussion e a quel punto il ritiro dalla corsa è stato automatico. Dopo un po’, ci si è resi conto che non c’era solo il discorso della commozione cerebrale, ma anche qualcosa di molto simile al colpo della strega. Aveva male al collo e sono servite quasi tre settimane per riavere una situazione normale.

In pratica è rimasto fermo per tutto il tempo del Tour?

Più o meno è così. Ha ripreso da poco a lavorare a pieno ritmo, quando abbiamo avuto la certezza che i problemi fossero ormai superati.

Cioni ha spiegato che il primo piano di rientro per Ganna prevedesse il Polonia, ma la lenta ripresa degli allenamenti lo ha sconsigliato
Cioni ha spiegato che il primo piano di rientro per Ganna prevedesse il Polonia, ma la lenta ripresa degli allenamenti lo ha sconsigliato
In che modo avete riprogrammato la stagione?

La Vuelta era già nei programmi. C’è stato un momento in cui si era pensato di fare il Polonia, ma alla fine, con quei sintomi che non si risolvevano, la scelta è stata obbligata. Non c’erano le condizioni e nemmeno il tempo per rientrare prima alle corse. Non puoi mandare un corridore appena rimontato in sella a fare una corsa di alto livello.

Uno stop così lungo ha fatto sì che la condizione costruita per il Tour sia andata a farsi benedire?

Difficile da valutare quanto abbia perso, però c’è di buono che stava bene. Se avesse fatto 4-5 tappe, sarebbe stato meglio perché avrebbe lavorato e avrebbe avuto modo di smaltire meglio la caduta. Fermarsi invece subito, dopo alcuni giorni in cui non aveva lavorato tanto, è stato negativo. In ogni caso, se ti fermi che stai bene, perdi meno rispetto a una sosta forzata quando sei finito.

Si va alla Vuelta con quali certezze?

Sapendo che di non averla preparata al 100 per cento. Però è la soluzione migliore, perché in caso contrario sarebbe uscito dal 2025 senza aver fatto un Grande Giro.

Si era detto che il mondiale crono sia troppo duro: cambia qualcosa a questo punto?

No, nel senso che comunque il mondiale resta troppo duro. Penso che l’europeo sia più alla sua portata, ma prima di fare certi ragionamenti è meglio correre la Vuelta e fare poi il punto della situazione.

Prima di partire per il Tour, Ganna aveva vinto il tricolore crono, battendo Baroncini di 46″ e Cattaneo di 57″
Prima di partire per il Tour, Ganna aveva vinto il tricolore crono, battendo Baroncini di 46″ e Cattaneo di 57″
Dal punto di vista della motivazione, è stato difficile gestire la situazione?

Non è stato ideale, perché Filippo aveva messo tanto lavoro verso il Tour e andarsene senza aver corso sicuramente dispiace. Però fa parte del gioco e bisogna guardare avanti.

L’avvicinamento alla Vuelta prevede il ritorno in quota a Macugnaga?

Sì, per cui lo seguirò io per una parte e poi andrà su anche Dajo (Sanders, l’head coach del Team Ineos Grenadiers, ndr). Poi sarò con Filippo alla Vuelta per la cronosquadre del quinto giorno e per la crono individuale di Valladolid del diciottesimo. Vedremo come andrà e poi si potrà parlare eventualmente con Villa per la partecipazione agli europei.

Si può vincere la crono di Valladolid?

Dipende dagli avversari. Dipende se c’è Remco Evenepoel oppure no. Però intanto pensiamo a lavorare, di avversari e futuro ci sarà il tempo giusto per parlare.

La Sanremo “spezzettata” di Ganna, ora in rotta sul Fiandre

01.04.2025
5 min
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Ganna che risponde ai primi scatti. Poi Ganna che si siede, li vede andare, ma non li perde di vista. Ganna che ritrova il battito e il passo. Ganna che fa la discesa del Poggio come un missile (foto di apertura). E ancora Ganna che nel tratto dell’Aurelia va più veloce di Van der Poel e Pogacar. Ganna secondo a Sanremo, dopo il secondo alla Tirreno.

Cioni racconta e intanto la stagione ha visto Pippo sul podio di Harelbeke e lo vedrà domenica inaspettatamente al Fiandre e la settimana successiva alla Roubaix. Quanto è stato bravo Ganna a gestirsi alla Sanremo e quando quel tipo di esercizio, che ha avuto solide basi nella profonda convinzione di poterlo fare, tornerà utile nelle prossime gare?

«E’ stato bravo a non mollare – dice Cioni – anche perché l’hanno portato abbastanza al limite. La Cipressa l’hanno fatta forte, non tutti allo stesso livello, però non sono andati a passeggio, finché Pogacar è partito secco. Avevamo ragionato di tenere duro per 5 minuti sul Poggio, ma visto l’attacco sulla Cipressa, i minuti sono diventati 9».

Lo scatto di Pogacar sulla Cipressa è stato il più duro da contrastare, ma in cima Ganna era in scia
Lo scatto di Pogacar sulla Cipressa è stato il più duro da contrastare, ma in cima Ganna era in scia
Dov’è che l’hanno messo più a dura prova, guardando il file della gara?

Probabilmente sul Poggio, perché hanno iniziato da sotto e sono andati forte. Anche il primo attacco, su cui fra l’altro ha chiuso Pippo, non è stato indifferente.

Ti aspettavi di trovarlo così forte?

La speranza è che questo sia il suo livello. Alla fine è un cammino di maturazione e penso che stiamo vedendo il miglior Ganna in assoluto. Un po’ più pesante del 2020, ma più asciutto. Il peso giusto per il periodo.

L’impressione è che lui sapesse esattamente quello che doveva fare per arrivare in volata con gli altri.

Secondo me era cosciente che il pericolo più grosso era rispondere scatto su scatto e quindi ha fatto la sua gara. Sappiamo anche che ha fatto la discesa del Poggio più veloce degli altri. Sicuramente è stato il più veloce anche dal fondo del Poggio fino al momento in cui è rientrato. Se avesse risposto agli scatti, probabilmente sarebbe esploso. Ha giocato le sue carte. Lo scatto più forte l’ha fatto sull’accelerazione più potente di Pogacar sulla Cipressa.

Alla partenza, Ganna sapeva esattamente cosa fare, con il percorso suddiviso in traguardi parziali
Alla partenza, Ganna sapeva esattamente cosa fare, con il percorso suddiviso in traguardi parziali
Poi li ha lasciati sfogare…

Esatto, non ha più risposto. Quando gli altri due scattavano, lui si staccava e veniva su al suo passo cercando di avvicinarsi al suo limite. Deve essere così per sperare di vincere, per questo aveva dei mini traguardi, che potevano essere l’approccio alla Cipressa, scollinare la Cipressa, scollinare il Poggio e poi l’ultimo chilometro. A un certo punto si è disinteressato di quello che stavano facendo gli altri due.

Ma non li ha mai persi di vista.

Nel non rispondere allo scatto c’è anche la consapevolezza di poter saltare e perdere molto terreno. Invece li ha lasciati fare, sapendo che se li avesse ripresi, avrebbe giocato la sua chance.

Ad esempio venerdì sul Qwaremont ha provato a rispondere, ma forse non poteva fare altrimenti per non perdere contatto, no?

Alla Sanremo invece c’era ancora la discesa e poi comunque il podio era assicurato. Magari sarebbe stato diverso se ci fosse stato un gruppetto più corposo. E poi conosceva benissimo il percorso, anche se il finale della Sanremo ormai lo sanno tutti a memoria, tra chi abita lì vicino e chi va per allenarsi. Il discorso è che lui da solo è riuscito a recuperare anche nella discesa, una cosa che per tutti era impossibile. Invece lo ha fatto e poi è rientrato, quindi la sua gestione era proprio volta ad arrivare.

Prima di Sanremo, secondo anche alla Tirreno grazie alla difesa di Frontignano, tenendo duro in salita
Prima di Sanremo, secondo anche alla Tirreno grazie alla difesa di Frontignano, tenendo duro in salita
Vuole anche dire che ha scollinato ancora lucido, altrimenti non avrebbe fatto quella discesa.

Questo forse l’ha imparato dal mondiale a cronometro, dove ha scollinato a tutta, però poi ha perso in discesa. A Sanremo sapeva di dover fare la discesa al massimo, ma anche che non avrebbe chiuso appena fosse finita. Per questo finita la discesa, ha fatto dei watt molto alti, probabilmente il finale è stato il settore in cui è andato più forte in assoluto. Non l’hanno aspettato, ha veramente spinto ancora e questo vuole dire che in cima al Poggio non c’è arrivato totalmente al gancio.

C’è differenza dal punto di vista del suo impegno tra questo secondo posto e quello di due anni fa?

Questo è un secondo posto nella Sanremo più bella degli ultimi anni, quindi è un secondo posto più consapevole, figlio anche di qualche aspettativa importante. L’altra volta quasi è venuto, questo è stato cercato. Si era partiti per far risultato e lo avevamo dichiarato.

Come mai il cambio di programma e la scelta del Fiandre?

Alla fine i programmi devono essere sempre un po’ flessibili. La condizione che ha non richiede che debba spingere più di tanto e fare dei blocchi particolari per migliorare. Avrebbe saltato il Fiandre per spezzare il programma, semplicemente abbiamo deciso di spezzarlo diversamente. Al momento è a casa perché domani si laurea sua sorella.

Sull’Oude Kwaremont, il passo migliore per non perdere di vista Van der Poel e Pedersen
Sull’Oude Kwaremont, il passo migliore per non perdere di vista Van der Poel e Pedersen
Fiandre e Roubaix sono diverse, saranno affrontate con obiettivi diversi?

Il Fiandre è un’aggiunta, l’obiettivo resta comunque la Roubaix. E’ chiaro se uno arriva bene al Fiandre, non ci sputa sopra. Però a livello di attitudine e percorso, sicuramente la Roubaix è più adatta. Va con delle aspettative, mentre al Fiandre vai sapendo di avere un’ottima condizione e vediamo cosa si può combinare. Poi resterà su. L’altro giorno non è riuscito a fare la ricognizione sul percorso della Roubaix e per questo lo farà la prossima settimana. La Roubaix è il grande obiettivo di aprile.

La primavera di Filippo Ganna, il punto con Cioni

05.03.2025
4 min
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Dopo gli impegni olimpici del 2024, quest’anno Filippo Ganna si è preso un anno sabbatico dalla pista, e si concentrerà solo sulle prove in strada. A luglio tornerà al Tour De France, ma prima lo aspetta una primavera su cui punta molto, con gli obiettivi dichiarati della Milano-Sanremo e della Parigi-Roubaix.

Alla Classicissima l’abbiamo già visto a suo agio sia l’anno scorso, quando è stato fermato solo da un problema meccanico nella discesa del Poggio, che il precedente, quando ha colto il 2° posto. Alla Roubaix torna dopo il buon 6° posto del 2023, quando ha dimostrato di potersela giocare con i migliori specialisti. Come si è preparato per questi appuntamenti? Cos’è cambiato rispetto agli inverni precedenti? Ne abbiamo parlato con Dario Cioni, l’allenatore di Top Ganna.

Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)
Cioni controlla la bici di Ganna al Tour de Wallonie del 2023 (foto Ineos Grenadiers)
Dario, com’è andata la preparazione di Filippo?

L’inverno è andato bene, senza inconvenienti, solo un mezzo raffreddore. Filippo ha fatto due ritiri a Gran Canaria dove c’è un meteo ottimale rispetto ad altri luoghi, e ci può concentrare solo sul lavoro senza perdere neanche un giorno. Si è allenato bene, i valori dei test sono postivi, ora si tratta solo di vedere se abbiamo fatto tutto giusto.

Avete cambiato qualcosa rispetto alla passata stagione?

Rispetto all’anno scorso non ci sono le Olimpiadi, questo ci ha permesso di fare un avvicinamento completamente diverso già dall’inverno. L’anno scorso è partito un pochino più tranquillo perché l’obiettivo principale era più avanti nella stagione, invece quest’anno ha potuto concentrarsi al 100% sulle classiche. Come avvicinamento è più simile al 2023 e anche i valori nei test sono in linea con quell’anno.

Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota
Parigi-Roubaix 2023, Filippo Ganna con Stefan Kung a ruota
Nel 2024 però, nonostante la preparazione più “lenta”, Filippo alla Sanremo è andato fortissimo, e senza quel problema meccanico chissà come sarebbe finita

Il problema non era stato tanto per la Sanremo quanto per la Roubaix. Alla Sanremo c’è sì un sforzo importante, ma solo nel finale. La Roubaix invece è tutto un altro discorso a livello di dispendio energetico e quindi di preparazione.

Ha già fatto le ricognizioni sui percorsi?

Non ancora, ma sono entrambe in programma. Dopo la Tirreno-Adriatico andrà a provare la Sanremo e dopo il primo blocco di classiche andremo sulle strade della Roubaix.

Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto
Ganna alla Sanremo del 2023, che ha chiuso al 2° posto
Restando alla classica del pavè, nel 2023 Filippo è arrivato sesto, giocandosela con i migliori per buona parte della gara. Cos’ha imparato da quell’esperienza?

Difficile dirlo, sicuramente ha imparato molto perché ha corso ad altissimi livelli, con i più forti al mondo. Credo che lo capiremo quel giorno. Poi in due anni alcuni materiali sono progrediti, credo che quest’anno userà i tubeless da 32mm. Sono comunque cose che deciderà dopo la ricognizione.

Negli ultimi giorni si rincorrono voci sulla presenza di Pogacar alla Roubaix. Tu come la vedi?

Sarebbe certamente un avversario in più da tenere d’occhio, ma potenzialmente anche un alleato in più. 

Un alleato?

Sì perché se qualcun altro va via, lui può essere un importante uomo in più che aiuta nell’inseguimento.

In questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao Algarve
In questo 2025 Ganna ha già dimostrato una buona forma, cogliendo un 3° posto in volata alla Volta ao Algarve
Passiamo alla Sanremo. Avete già pensato ad una tattica?

Il punto chiave è l’inizio della Cipressa, la cosa più importante, anzi fondamentale, è essere nelle prime posizioni quando il gruppo la imbocca. Altrimenti, con le velocità con cui si fa quella salita oggi, recuperare diventa molto dura. 

In squadra saranno tutti per Filippo o magari avrete anche una seconda punta?

Dipende un po’ da come andrà la corsa. Sarà importante avere qualcuno che possa entrare in certi attacchi pericolosi, specie se uno degli altri big cercherà di anticipare. Comunque siamo fiduciosi, Filippo sta bene come si è visto in questo inizio di stagione dove è stato anche un po’ sfortunato. Alla Volta ao Algarve ha fatto un ottimo terzo posto in volata in rimonta, sarebbe bastato pochissimo per vincere.

Ineos si allarga in America. Ma non vuole fermarsi lì…

25.02.2025
6 min
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Uno sguardo verso l’Europa, con l’accordo stretto con la Continental tedesca Lotto Kern-Haus PSD Bank che accoglie gli under 23, un altro oltreAtlantico, cooptando la Hot Tubes Develpment Cycling che da quest’anno diventa il vivaio juniores della Ineos Grenadiers. La strada per tornare ai livelli del passato, per il team britannico, passa per una completa ristrutturazione della sua filiera guardando all’estero. Toccherà a Dario Cioni e Simon Watts tenere le fila della struttura e i collegamenti con il team a stelle e strisce, che ha nell’effervescente Toby Stanton il suo presidente e fondatore.

La squadra a stelle e strisce si è allenata a lungo in Arizona. Sarà in Europa in primavera
La squadra a stelle e strisce si è allenata a lungo in Arizona. Sarà in Europa in primavera

Rintracciato durante il ritiro prestagionale al caldo dell’Arizona, Stanton accoglie con entusiasmo l’idea di raccontare la sua creatura organizzativa e presentarsi così al pubblico di appassionati del Vecchio Continente: «Ho fondato questa squadra nel 1992. La storia è abbastanza curiosa: io avevo corso un po’ da junior, poi però avevo smesso, ma alcuni ragazzi del posto mi hanno chiesto di portarli a una gara perché avevo un furgone. Essendo piuttosto bravi, li ho portati ai campionati nazionali quell’anno e abbiamo vinto. Ma ciò significava che l’anno dopo sarei dovuto tornare perché eravamo campioni nazionali in carica, così è iniziato tutto».

Come siete andati avanti?

Uno dei miei vecchi corridori, Ian Boswell, era approdato alla Sky. Ebbe una bella carriera. Quindi avevo una specie di legame lì. Avevo un mio amico che lavorava alla Sky, Robbie Ketchel. Viveva non molto lontano da me, quindi gli ho parlato di un corridore che avevo, Magnus Sheffield che poi sapete bene chi è diventato.

Toby Stanton, fondatore del team americano con i suoi ragazzi
Toby Stanton, fondatore del team americano con i suoi ragazzi
Secondo te questo matrimonio con la Ineos sarà utile per l’affermazione dei corridori statunitensi?

Sì, ma la strada per la loro evoluzione c’è già, pochi considerano che ora ci sono più americani nel tour mondiale di quanti ce ne siano mai stati. Una volta avevamo Lemond e pochi altri, poi Hampsten e Phinney, poi la generazione di Armstrong, ma non c’era un livello medio come ora. Non c’era finora un sistema di scouting o di sviluppo, quindi non c’era un modo davvero buono per tutte queste squadre europee di riconoscere chi erano i buoni americani. Per un europeo è diverso, già a 15 anni un corridore ha gli occhi addosso di procuratori e team di alto livello. La nostra attività è un po’ nascosta, puoi trovare qualcosa su Procyclingstats ma in realtà non vanno neanche a cercarla.

Magnus Sheffield, forse il maggior talento espresso negli ultimi anni
Magnus Sheffield, forse il maggior talento espresso negli ultimi anni
Da dove nasce però l’accordo con il team britannico?

Penso che Ineos fosse interessata a noi perché siamo una delle due sole squadre in America che gareggiano fuori dal continente. Andiamo in Europa e ci gareggiamo regolarmente. Solo così puoi farti un’idea di quanto sono bravi questi ragazzi. Sanno che il percorso per arrivare al contratto da pro’ significa che devono correre in Europa da juniores e a meno che non riescano a entrare nella squadra nazionale degli Usa, ci sono pochissime opzioni per entrare in una squadra di livello. Diciamo che si fidano del modo in cui sviluppo gli atleti e sviluppo le persone. Io non guardo solo al ciclista, ma all’uomo in formazione. Quindi quando AJ August era al primo anno da junior, Cioni è venuto da me, ha trascorso qualche giorno con la squadra e ha avuto modo di conoscere me e gli atleti. I due che stava osservando ora sono alla Ineos.

Andrew J August è l’ultimo talento espresso dal vivaio della Hot Tubes. Oggi è al 2° anno alla Ineos
Andrew J August è l’ultimo talento espresso dal vivaio della Hot Tubes. Oggi è al 2° anno alla Ineos
Che cosa è successo quando si è saputo del vostro accordo?

Mi sono arrivate tantissime richieste soprattutto dalla Gran Bretagna. Abbiamo addirittura avuto messaggi di protesta perché non eravamo un team britannico, ma noi siamo un pezzo del programma di sviluppo Ineos, la geografia non conta. Credo che in definitiva il loro obiettivo sarebbe avere un partner di sviluppo in vari Paesi, compresa l’Italia. Avere molte partnership con buoni programmi in modo che possano vedere il talento ovunque.

Qual è la situazione del ciclismo statunitense e perché dopo il boom d’inizio secolo c’è stato un calo di attenzione?

Questa è una bella domanda. Non è un problema di atleti come ho già detto, ma di gare, di calendario. E’ davvero costoso fare una gara in America perché la polizia ha costi alti ed è difficile chiudere le strade. L’America aveva un sacco di gare locali e regionali, ma non competevano con le grandi gare. Il Tour della California, dello Utah, del Colorado, quando sono arrivate queste grandi gare hanno in un certo senso eliminato le più piccole. E’ semplicemente più difficile organizzare gare in America di quanto non fosse prima. Molti quindi si dirottano verso la mtb, più agevole da gestire e con numeri molto maggiori.

Artem Shmidt ha iniziato la sua carriera alla Hot Tubes venendo poi presto in Europa. Anche lui è alla Ineos
Artem Shmidt ha iniziato la sua carriera alla Hot Tubes venendo poi presto in Europa. Anche lui è alla Ineos
I campioni attuali del ciclismo mondiale, da Pogacar a Evenepoel, quanto sono conosciuti negli Usa?

Molto. Ogni junior, ogni master, ogni corridore li conosce. Abbiamo accesso a ogni gara online, possiamo guardare ogni gara e penso che il numero di spettatori in America sia molto, molto alto. Ogni corridore americano sa che aspetto ha Remco, sa che aspetto ha Tadej. La Strade Bianche ad esempio ha un’audience altissima. Senza parlare di Giro, Tour, Vuelta.

Verrete in Europa e per quali corse in particolare?

Sì, credo che abbiamo programmato 3 o 4 viaggi in Europa. Non so se saremo in Italia. So che saremo in Belgio, Francia, Germania e Spagna.

Enzo Edmonds ha solo 17 anni, ma Stanton è sicuro che farà una grande carriera visti i valori che esprime
Enzo Edmonds ha solo 17 anni, ma Stanton è sicuro che farà una grande carriera visti i valori che esprime
Attualmente chi sono i corridori più forti nel vostro team?

Ho un team forte nel complesso, ma non ho, almeno al momento, un ragazzo, un corridore dominante come un AJ August o un Magnus Sheffield. E’ davvero difficile dirlo con gli juniores perché crescono molto in fretta. Un ragazzo che l’anno scorso era solo in mezzo al gruppo, se matura fisicamente, all’improvviso potrebbe essere un atleta fenomenale. Ad esempio ci sono i due figli di David Zabriskie, che ha corso fino al 2013. Fisicamente sono promettenti, ma finché non li mettiamo in gara con altri atleti davvero bravi, è davvero difficile dire che valore hanno. Oppure c’è Edmonds che si è messo in luce nel 2024 anche in Europa. Ora ci sono 15 ragazzi, le dinamiche delle gare stanno cambiando molto, molto velocemente. Ma finché non li metti in gara, non lo sai mai.