MONTREAL (Canada) – Quando esce sul podio dalla penombra del backstage, Ganna ha lo sguardo tetro di chi sta ancora elaborando una sconfitta inattesa. Come qualcosa che si sente dentro e non ce la fa a tirarla fuori. Questa volta Evenepoel non ha badato a spese e i 57 secondi di distacco sono un fardello troppo pesante per non farsi qualche domanda. Dodici secondi di ritardo al primo intermedio, poi ventitré al secondo fanno capire che il belga è andato fortissimo o che l’azzurro non ha trovato la giornata giusta. Eppure si sta parlando di una medaglia d’argento, non di un funerale.
Poi Ganna inizia a raccontare, facendo notare come tanti altri che l’asfalto non fosse perfetto, e aggiunge di aver espresso i dati migliori. Una frase già sentita, che dovrebbe indurre a qualche riflessione: l’apparenza è che Evenepoel stia continuando a crescere e Filippo, al contrario, potrebbe essere vicino al suo limite.
«Ho iniziato col fare una buona preparazione a casa – dice – ho lavorato bene a Livigno proprio accanto a Remco. Oggi ho fatto i miei numeri migliori sui 45 minuti. Per essere certo di essere competitivo, mi sono allenato bene su una distanza come quella di oggi. I numeri sono stati alti rispetto alle nostre previsioni. Anche il tempo è stato più veloce di quando pensavamo con la squadra. Potremmo parlare del materiale o della mia posizione, ma non ho niente da recriminare sulla mia prestazione».


La speranza disattesa
Gli chiedono se sia andato in galleria del vento per preparare questa crono, ma lui risponde di esserci stato a gennaio e febbraio e poi di non esserci più andato, perché non c’erano tunnel disponibili. Vengono in mente al contrario i ringraziamenti di Remco a chi gli fornisce il materiale.
Ganna sta lì come un pugile al centro del ring, mentre i giornalisti fanno domande. Sembra scosso: la sensazione è comune a tutti i colleghi, che poi la sottoporranno allo stesso Evenepoel. Probabilmente nemmeno lui si aspettava che sarebbe finita così e anche questo argento sembra un boccone amaro. Oppure siamo noi, giornalisti i soliti incontentabili, a vederlo così?
«Cerco di vincere ogni mese – dice e ha ragione – l’ho fatto all’Algarve, la Tirreno, le classiche e il Giro. Cerco di vincere ogni crono e, se non vinco, arrivo secondo. Penso di aver dimostrato quanto credo in me stesso, quanto metta il mio carisma in bici. Anche per la parte mentale, oggi è stato uno dei giorni più difficili, ma ho cercato di viverla come una gara normale. E alla fine, quando ho attraversato la linea, ho pensato che il risultato sarebbe potuto essere un po’ migliore».


La testa in vacanza
Gli facciamo notare che la seconda parte della sua crono sia stata nettamente migliore della prima. Era la tattica prevista? Lui ascolta e risponde: alle sue spalle il sole che filtra dalle finestre forma una sorta di corona attorno al suo viso.
«Forse le persone possono pensare che abbia preso la prima parte troppo lentamente – dice – ma sono andato forte all’inizio, come pure alla fine. Ho fatto quello che dovevo fare, della performance non posso dire nulla se non aggiungere che sono orgoglioso della squadra, i ragazzi mi hanno seguito per arrivare qui.
«Sono felice, ma la stagione non è ancora conclusa. Quando torno a casa, ho un’altra gara in Italia e poi ci sono i mondiali di Shanghai su pista. A questo punto il mio vero obiettivo sono le vacanze alle Maldive. Quando avrò tagliato l’ultimo traguardo in Cina, allora avrò davvero finito».
Allora forse sarà felice sul serio. Lo attendono all’antidoping e poi a casa Italia si farà un brindisi per la prima medaglia di Montreal 2026. Ci vorrà un po’ perché si convinca di avere diritto a un calice, ma forse Ganna avrebbe ancora qualcosa da dire. Però lo sussurra appena e si allontana senza aggiungere altro. Come Vingegaard avrebbe potuto vincere cinque Tour e si è trovato fra i piedi Pogacar, così Ganna avrebbe potuto fare incetta di mondiali e Olimpiadi a crono, ma si è trovato in mezzo Evenepoel. La felicità è un’altra cosa, stasera si dovrà parlare d’altro.