Mateo Ramirez, Henrique Bravo,

Giro VDA: vince Bravo, ma Ramirez ha lottato sino in fondo

19.07.2026
7 min
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CERVINIA (AO) – «E’ stata una grande vittoria per lui, meritata – dice il padre di Henrique Bravo – ha lavorato duramente, davvero fantastico. Sappiamo quanto sia difficile vivere da solo in Europa, a Girona, per questo cerchiamo di venire un paio di volte all’anno. Siamo venuti anche ad aprile, poi abbiamo seguito il Giro Next Gen, la prossima settimana saremo ad una corsa in Francia e poi torneremo in Brasile. Al Tour de l’Avenir non ci saremo».

Il brasiliano della Soudal Quick-Step Development ha conquistato il Giro della Valle d’Aosta, resistendo nell’ultima tappa all’attacco di Mateo Ramirez e ammettendo con grande modestia dopo l’arrivo che probabilmente avrebbe avuto le gambe per attaccare a sua volta. C’era grandissima attesa per quest’ultima tappa, cortissima e piena di salite, ma si era capito già ieri che fra i due atleti al comando ci fosse un equilibrio piuttosto definito. A Cervinia ha vinto l’olandese Ryan Gal, in fuga dall’inizio e forte abbastanza da tenere indietro i migliori.

Ramirez ci ha provato. Il piano era che scattasse sul Saint Panthaleon, ma l’attacco è venuto solo nel tratto finale della salita di Cervinia: dove Bravo al contrario sapeva di aver già vinto la corsa. Il brasiliano, che ha tenuto la squadra in testa per tutto il giorno, ha avuto buon gioco nel controllarne la sfuriata e sfilare sul traguardo alzando timidamente il pugno al cielo.

La resa di Ramirez

Secondo qui lo scorso anno, poi secondo dietro Finn al Giro Next Gen e ora dietro Bravo, Mateo Ramirez ha l’espressione serena di chi non poteva fare di più. La carnagione scura e il collo incassato tra le spalle, ha gambe potenti e infatti i suoi scatti sono venuti tutti col rapportone. Quando lo troviamo dedito a cambiarsi, racconta senza troppa enfasi, come se avesse capito che la missione sarebbe stata davvero impossibile.

«Abbiamo provato – dice – sapevamo che sarebbe stato difficile, ma è meglio perdere provando. Bravo è un rivale molto forte, alla fine non ci sono riuscito, ma sono felice del risultato, sperando di avere sensazioni migliori per il Tour de l’Avenir. L’ultima salita era la migliore, era un po’ più lunga, sapevo che la pendenza non fosse così forte, ma ci abbiamo provato. La squadra mi ha aiutato molto, soprattutto nella parte dura. Anche il mio compagno Fabries era nella fuga per aspettarmi e mi ha aiutato per quello che ha potuto.

«Fare un’altra volta secondo non è proprio divertente, perché l’idea è sempre quella di vincere. Per questo continuerò a lavorare verso il Tour de l’Avenir, che è il grande obiettivo. Ora si tratterà di scendere un po’ con la condizione, per poi risalire nel modo giusto. E’ la corsa più importante per under 23, voglio arrivarci con la migliore forma possibile».

La lucidità di Bravo

Bravo non la smette più di ridere, ma questa volta accettato la bandiera brasiliana di sua madre e se la tiene sulle spalle come un mantello. La festa brasiliana della famiglia è coinvolgente e dopo un po’ quel ragazzino sul palco diventa il beniamino di tutti. Perché ride e canta l’inno, quindi si attacca alla bottiglia di spumante e poi la offre ai compagni.

Rileggere il suo palmares di stagione fa capire che Ramirez avrebbe avuto vita davvero dura. Quest’anno il brasiliano si era già portato a casa il Tour of Antalya e l’Oberösterreich Rundfahrt: entrambe corse di classe 2.2 ma al cospetto dei migliori devo team del gruppo.

«Oggi si trattava di difendere – dice – non volevo attaccare o andare al limite, per avere un po’ di margine per il finale. Avevo sensazioni molto buone, probabilmente avrei avuto anche la possibilità di attaccare, ma ho preferito aspettarlo. Sapevo che la squadra era ancora tanto forte e infatti abbiamo controllato la corsa fino all’ultima salita. Senza di loro, la vittoria non sarebbe mai arrivata.

«Abbiamo fatto il forcing sulla salita più lunga e più dura, siamo andati forte per non farlo attaccare e poi sapevo che nel finale sarebbe stato molto difficile creare il distacco di cui aveva bisogno. Lo ricordavo bene dallo scorso anno – dice con una lucidità pazzesca – perché feci la salita finale insieme a lui e ho capito che non mi avrebbe più staccato. Sono molto felice, il Valle d’Aosta è una corsa molto importante. Adesso mi aspetta il Tour de l’Ain e poi sarà il tempo per il Tour de l’Avenir».

I compagni se lo contendono. La Soudal Quick-Step Development vince anche il premio di miglior squadra. L’ultima cosa che gli chiediamo prima di lasciarlo alla torcida fiamminga è cosa dica fra sé e sé alla partenza di ogni tappa. Una preghiera, risponde: non poteva essere altrimenti.

Il premio per Samuele

Ce ne andiamo col groppo in gola dopo aver assistito al premio per l’impresa del Giro della Valle d’Aosta, intitolato a Samuele Privitera. Basta che si faccia il suo nome perché gli occhi diventino lucidi: la ferita non è ancora guarita. Ieri Adam Rafferty non è riuscito a finire la tappa. La corsa è passata nel tratto di strada in cui si passò lo scorso anno dopo la morte del compagno. L’irlandese, che a Samu era molto legato, ha avuto un momento troppo duro e ha preferito fermarsi.

Il premio dedicato a Privitera è stato assegnato a Liam O'Brien e consegnato da Carlo Di Giulio, zio di Samuele
Il premio dedicato a Privitera è stato assegnato a Liam O’Brien e consegnato da Carlo Di Giulio, zio di Samuele
Il premio dedicato a Privitera è stato assegnato a Liam O'Brien e consegnato da Carlo Di Giulio, zio di Samuele
Il premio dedicato a Privitera è stato assegnato a Liam O’Brien e consegnato da Carlo Di Giulio, zio di Samuele

Il premio dedicato a Privitera è stato preceduto da un applauso lunghissimo. Sul palco è salito Carlo Di Giulio, zio di Samuele, e ha consegnato il riconoscimento a Liam O’Brien, che giusto ieri è stato protagonista di un’azione col cuore a pezzi. Quando è salito sul podio, il ragazzo irlandese aveva gli occhi gonfi. Non è stato facile, ma forse è servito per sentirsi parte di un abbraccio più grande.

Il Giro della Valle d’Aosta numero 62 finisce in archivio con la prima vittoria di un atleta brasiliano. Un messaggio al cellulare di patron Riccardo Moret ha appena confermato che Cervinia ha già chiesto la tappa anche per il prossimo anno. Il ciclismo dei ragazzi ha qualcosa che ti tocca dentro, forse la dimensione del tutto ancora da costruire. Quello che purtroppo e sempre più spesso, crescendo si perde.