Da cronoman a cronoman, Pinotti accoglie Sobrero

27.10.2021
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Matteo Sobrero passerà alla BikeExchange e in questo team troverà ad attenderlo a braccia aperte Marco Pinotti. Marco oltre al suo passato da corridore( e da ottimo cronoman) è anche un validissimo tecnico, specie per quel che riguarda il lavoro con i più giovani e nel settore contro il tempo, chiaramente.

L’innesto del piemontese sembra essere tagliato per lui. Oltre ad essere una bella storia, una di quelle “altalene” che spesso si sono viste nel ciclismo in cui ci si trasmette l’esperienza e il sapere, questo cambio di casacca desta anche curiosità. Come si concilieranno i numeri del Pinotti diesse e ingegnere e i sogni di Sobrero, giovane atleta? Un bel mix su cui riflettere.

Marco, arriva Sobrero: un campione italiano della crono proprio come te…

Sì, ma lui ci è arrivato prima! Approda alla BikeExchange già con un ottimo pedigree. Si vede che alla Qhubeka e all’Astana ha lavorato bene. In questi giorni stavo guardando i suoi allenamenti. Stavo analizzando i suoi carichi di lavoro, assicurandomi che fossero stati fatti in modo progressivo.

E il responso qual è?

Che ha lavorato bene. Dai 24.000 chilometri del 2018 ogni anno è cresciuto un po’ fino ai 26.000 chilometri di quest’ultima stagione. Una crescita fatta con gradualità. Per me Matteo in prospettiva può fare bene nelle brevi corse a tappe. Poi magari in futuro anche di più. Nibali appena passato non ha subito vinto i grandi Giri. E’ un ragazzo che da quel che ho visto lavora bene ed è preciso.

E tu come ci lavorerai? Partiamo dalla sua posizione: Matteo è ben messo. Molto chiuso davanti: dove si può migliorare?

Nei dettagli – risponde secco Pinotti – Matteo è un cronoman naturale. La posizione potrebbe trovarla anche da solo. Il biomeccanico nel suo caso non deve creargli impedimenti nel cercare posizioni più redditizie. Intanto ripartiamo dalle sue misure, che non sono male, e poi vedremo di andare in galleria del vento per migliorare qualcosa senza snaturarlo. Il secondo passo invece sarà intervenire sui materiali.

Per Sobrero una gran bella posizione di partenza. Pinotti dovrà lavorare sui dettagli nel passaggio da Wilier a Scott
Per Sobrero una gran bella posizione di partenza. Pinotti dovrà lavorare sui dettagli nel passaggio da Wilier a Scott
A Leuven Sobrero ci diceva che avrebbe voluto il manubrio 3D…

Beh, non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, ma posso dire che tra i nostri corridori lui è in cima alla lista per averlo. Però vorrei anche dire una cosa. Questo manubrio dà effettivi vantaggi con una componentistica non perfettamente integrata. Se all’anteriore si ha una bici “sporca”: fili, spigoli, protuberanze. Ma se la bici di partenza è già pulita i suoi benefici non sono neanche quantificabili. Lo abbiamo visto alle Olimpiadi con Dumoulin o i corridori della Deceuninck che avevano una bici pulita. Semmai è più una confidenza ulteriore per il corridore che ha a disposizione tutti i migliori materiali che vuole.

Sobrero è un cronoman atipico se vogliamo: è “piccolo”, non troppo pesante. E lo abbiamo visto anche al mondiale tra Affini e Ganna nel team relay. Come fa andare così bene?

Infatti va bene su percorsi ondulati e non troppo piatti. Al mondiale non poteva fare di più. Però in passato ci sono già stati cronoman simili. Mi viene in mente Levi Leipheimer: abbastanza piccolino, sui 62-63 chili. Lui sfruttava un’ottima aerodinamica e una soglia molto alta. Matteo non è ancora a quel livello, perché pesa un po’ di più e ha qualche watt in meno, ma può crescere, può limare qualcosa in termini di peso e questo di conseguenza se lo ritrova anche in salita. Lo abbiamo visto al Giro di Slovenia, dove ha lottato con Pogacar, e al Giro d’Italia. Lo ha finito bene e ha lavorato per Vlasov. Le corse impegnative che ha vinto da dilettante può vincerle anche di qua.

Lo seguirai direttamente tu? Anche andandogli dietro con la macchina?

Sì, lo seguirò io. Gli andrò dietro nei ritiri e prima di qualche evento specifico, magari il prossimo campionato italiano, poi no: lavorerà a casa. Per il resto gli farei fare dei piccoli passi avanti rispetto ai carichi di lavoro di quest’anno, ma non tanto sul volume. In tal senso migliorerà da solo. Curerei l’intensità soprattutto a ridosso degli eventi in cui può fare bene.

Che gare farà?

Vorrei cercargli dello spazio per fargli fare bene. Adesso vediamo come sarà il percorso del Giro, ma l’idea è di trovare delle brevi corse a tappe in cui le crono avranno un certo peso specifico. La mia idea è di vederlo ad una Parigi-Nizza o una Tirreno, ma aspettiamo di vedere quanto conterà la crono appunto. Vorrei trovare corse che esaltino le sue caratteristiche. Occasioni in cui può fare bene e imparare a fare il leader, a gestire squadra, pressioni, uomini… 

Quante volte dovrà uscire con la bici da crono?

Direi almeno due a settimana. Ho parlato con i meccanici affinché gli forniscano subito una bici da crono riportando le sue misure così che possa prenderci confidenza, anche per i materiali. Comunque direi non meno di sette allenamenti al mese con questa bici.

Come detto in precedenza, Matteo è un cronoman puro ma “piccolo”. Non è un Van Aert o un Ganna, ma più un Bernal, un Pogacar, senza però essere un corridore da corse a tappe, almeno per ora. Come si fa in questi casi?

Le differenze di lavoro non sono molto differenti a crono. Diciamo che Roglic e Pogacar forse sono un po’ più pesanti e tengono meglio certi carichi di lavoro. La mia idea però è di non sovraccaricarlo. Come ho detto, su un tracciato piatto come quello di Leuven uno come Sobrero ha difficoltà, meglio un percorso come quello dell’Italiano, anche se era lungo.

E’ chiaro…

Ho analizzato i suoi valori di potenza del Benelux Tour, non erano male, anche se non erano quelli del Giro, ma certo sono più bassi rispetto agli specialisti più pesanti. Però è anche vero che all’interno di un grande Giro sono valori importanti, specie per chi come lui ha mostrato ottime doti di recupero. E ce lo dice il fatto che è sempre andato molto bene nella crono finali. Andò forte a Voldobbiadene, a Milano. E persino in quella inaugurale di Palermo l’anno scorso, segno che sa anche guidare bene la bici da crono.

Nations 2014

Chrono des Nations, per Ganna una rinuncia a due facce

16.10.2021
5 min
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Nel secolo scorso, quando i mondiali su strada si svolgevano a fine agosto ed erano riservati solo alle prove in linea, la sfida per i cronoman era quella del GP delle Nazioni, principalmente sulla Costa Azzurra. Era un appuntamento sentitissimo, su una distanza pressoché inconsueta nel ciclismo, sempre oltre gli 80 chilometri. I grandi specialisti non mancavano mai. Coppi l’ha vinta due volte come Gimondi, Moser ci ha provato spesso ma senza successo. Con l’avvento dei mondiali di specialità, il GP delle Nazioni ha perso charme, fino a essere cancellato dal calendario nel 2004. Intanto però prendeva sempre più consistenza una prova simile, la Chrono des Nations. Nata nel 1987, è cresciuta progressivamente fino a entrare nel 2005 nel calendario Uci.

La gara con il passare degli anni ha assunto il ruolo di vera e propria rivincita della gara mondiale, anche perché a differenza della quasi totalità delle gare professionistiche, qui i corridori sono ingaggiati direttamente dagli organizzatori, con cifre anche importanti e solo successivamente sono coinvolte le squadre.

Martin Nations 2013
Il tedesco Tony Martin, autore di una tripletta consecutiva dal 2011 al 2013, riuscita prima solo a Gonchar (UKR)
Martin Nations 2013
Il tedesco Tony Martin, autore di una tripletta consecutiva dal 2011 al 2013, riuscita prima solo a Gonchar (UKR)

Per l’Italia solo 4 successi

Si gareggia a Les Herbiers, località nel dipartimento francese della Vandea, piuttosto difficile da raggiungere. Per un giorno la città ospita un vero e proprio festival del cronometro. Si comincia al mattino presto con le gare per i più piccoli e si va avanti fino alle prove per professionisti a inizio pomeriggio. Nella storia, considerando le varie categorie, l’Italia ha vinto solamente 4 volte: Maria Canins si è aggiudicata la prova femminile nel 1988 e ’89, Gianluca Moi quella under 23 nel 2002, Filippo Ganna ha trionfato fra gli junior nel 2014 (foto di apertura).

Come si vede, non abbiamo mai vinto la gara principale. Proprio Ganna, battuto non senza sorpresa due anni fa dall’olandese Jos Van Emden, voleva riprovarci quest’anno.

L’iridato era stato invitato dagli organizzatori per dare vita a una grande rivincita con Remco Evenepoel, terzo ai mondiali. Per allestirla non avevano badato a spese, ma a tre giorni dalla sfida, Ganna ha declinato l’invito. La caduta all’ultima Coppa Bernocchi, costatagli un’incrinatura a una costola era ancora troppo recente per portarlo ad effettuare una trasferta così onerosa. E sapendo quel che c’è in ballo, ossia i mondiali su pista, ha preferito rinunciare.

Nations 2019
Il podio dell’ultima edizione, nel 2019, con l’olandese Van Emden fra Ganna (2°) e Roglic (3°)
Nations 2019
Il podio dell’ultima edizione, nel 2019, con l’olandese Van Emden fra Ganna (2°) e Roglic (3°)

Una rinuncia quasi… fortunata

Il suo preparatore Dario Cioni aveva già tracciato il solco della trasferta: «La partecipazione era stata decisa durante i mondiali su strada, proprio considerando l’obiettivo principale di fine stagione. Noi ci eravamo messi a disposizione, con lui saremmo partiti io, il meccanico Matteo Cornacchione con tutta l’attrezzatura e il massaggiatore Piero Baffi, ma a metà settimana Pippo ci ha comunicato la sua decisione, che non viene per nuocere…».

Cioni spiega i confini della sua affermazione: «Filippo sta abbastanza bene, si sta riprendendo e evitare la trasferta è un ulteriore aiuto per la sua ripresa. Inoltre questo gli consente di lavorare di più su pista. Avrebbe dovuto saltare un’intera sessione con i compagni. Così ha invece la possibilità di completare il ciclo di allenamento previsto e avere nelle gambe lo stesso numero di ore di preparazione degli altri. Io penso che alla fine sarà un piccolo vantaggio».

Evenepoel Mondiali 2021
Evenepoel alla fine del Mondiale crono 2021: un bronzo che non lo aveva accontentato
Evenepoel Mondiali 2021
Evenepoel alla fine del Mondiale crono 2021: un bronzo che non lo aveva accontentato

Favorito Evenepoel?

La gara francese perde così uno dei suoi principali interpreti. La gara di domenica si disputa su una distanza “normale”, 44,5 chilometri con l’unica variazione rispetto al 2019 (nel 2020 la gara è stata cancellata per il Covid) dei primi e ultimi 500 metri.

«E’ un tracciato che si adattava abbastanza bene alle caratteristiche di Filippo – afferma Cioni – non piatto come quello dei mondiali, ha un dislivello complessivo di 400 metri, diciamo che è il classico su e giù della pianura francese. Sarebbe stato un bel test anche perché è presumibile che il percorso olimpico di Parigi 2024 avrà caratteristiche simili. Vorrà dire che ci andremo l’anno prossimo».

I media avevano caricato fortemente l’evento puntando sulla sfida fra l’iridato e il belga Remco Evenepoel, terzo a Leuven. Per Cioni però la mancanza di Ganna non significa che il belga avrà vita facile.

«Fossi in lui – spiega – farei molta attenzione al campione europeo, lo svizzero Kung che potrebbe adattarsi meglio di tutti al tracciato. E’ difficile dire chi sia il favorito, dipende molto da quanta benzina è rimasta nelle gambe di ognuno più che dalle proprie capacità».

De Marchi Tre Valli 2021
Toccherà a De Marchi provare a centrare il podio, colto oltre che da Ganna solo da Quinziato nel 2008
De Marchi Tre Valli 2021
Toccherà a De Marchi provare a centrare il podio, colto oltre che da Ganna solo da Quinziato nel 2008

Gara che merita il WorldTour

La “costruzione” dell’evento come detto è un po’ particolare: Lefevere ad esempio nelle sue dichiarazioni non è sembrato entusiasta della partecipazione di Evenepoel, pur comprendendo il richiamo economico. Cioni tiene su questo a dire la sua: «E’ una bellissima manifestazione, proprio perché è dedicata a tutte le categorie e non solo ai professionisti. Ha una forte partecipazione francese ma questo è normale, basti considerare che la Française des Jeux invierà 20 atleti fra le varie categorie. Per me è un peccato che non abbia il seguito mediatico che meriterebbe. Considerando che il WorldTour non comprende gare a cronometro, dovrebbe assolutamente inserirla».

Assente Ganna, toccherà quindi ad Alessandro De Marchi, campione europeo nel Team Relay e reduce dalla vittoria alla Tre Valli Varesine, provare a sfatare il tabù azzurro. Nelle altre categorie ci saranno 8 italiani, tra cui Marta Cavalli, Elena Pirrone, Vittoria Bussi e Federica Piergiovanni nella gara elite femminile dove, stante l’assenza delle principali olandesi, tutto indica nella svizzera Reusser la principale favorita.

In che modo la testa da crono aiuta su strada? Scopriamolo

11.10.2021
4 min
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Ganna che va in fuga e vince, poi lo mettono a tirare e fa la differenza (foto di apertura). Evenepoel che doppia il gruppo alla Bernocchi e che al mondiale è stato capace di tirare per mezza giornata allo stesso ritmo altissimo. Per non parlare dei giorni andati, quando Cancellara si prendeva le classiche con grandi azioni solitarie. Che cosa hanno in comune i tre campioni qui sopra? Condividono la stessa attitudine per la crono.

Allora ci è venuta una domanda: la testa da crono dà effettivamente dei vantaggi su strada? In che modo la capacità di gestire il tempo diventa un’arma quando ci si trova da soli in fuga o mettendo una fuga nel mirino?

Evenepoel ha vinto la Bernocchi doppiando il gruppo: numero da cronoman?
Evenepoel ha vinto la Bernocchi doppiando il gruppo: numero da cronoman?

Lo abbiamo chiesto ad Adriano Malori, con la curiosità di entrare nella testa di chi delle crono ha fatto il suo pane quotidiano.

«E’ vero – conferma l’emiliano – il cronoman ha un’impostazione mentale tutta sua. Quando Ganna vinse la tappa di Camigliatello al Giro 2020, fece proprio un’azione da cronoman. La salita era pedalabile. Si sfilò con l’inizio degli scatti, poi attaccò lui e fu capace di tenere la velocità fino al traguardo. Il cronoman sa tenere la velocità. Può farlo per mezz’ora o per un chilometro in fondo al Poggio, con 10 secondi sul gruppo verso il traguardo di Sanremo. Per questo raccomando alle società giovanili di farli allenare a crono. Anche su bici normali, purché curino il tipo di esercizio».

Essere cronoman aiuta anche nelle fughe?

Partiamo dall’assunto che il cronoman è abituato allo sforzo solitario. E’ capace di convivere con il mal di gambe. E’ il discorso già fatto sula zona rossa, il limite oltre il quale si va oltre la propria capacità di gestire lo sforzo. Negli anni 90 gli atleti più grandi andavano bene a crono e poi ti aspettavi che crollassero in salita. Invece si staccavano al primo scatto e poi rientravano in progressione. Questo perché il cronoman sa sviluppare watt alti e sa esprimerli anche quando ha le gambe piene di acido lattico. Il passaggio crono-fuga è quasi immediato.

Rohan Dennis, Tao Geoghegan Hart, Jay Hindley, Sestriere, Giro d'Italia
Al Giro del 2020, il cronoman Dennis tirò per tutta la lunghezza dello Stelvio e nella pianura successiva
Rohan Dennis, Tao Geoghegan Hart, Jay Hindley, Sestriere, Giro d'Italia
Al Giro del 2020, il cronoman Dennis tirò per tutta la lunghezza dello Stelvio e nella pianura successiva
Perché?

Perché se anche la tappa ha qualche salita, il cronoman non è proprio fermo a salire, perché ha un’alta resistenza pur in acido. Atleti come me e Pinotti per vincere dovevano staccare tutti, adesso sono meno schematici e ti trovi anche Van Aert che va forte a crono e si porta dietro tutto il resto.

C’è la crono anche nelle classiche vinte da Cancellara?

Quella violenza devastante è la stessa che metteva nelle sue cronometro migliori. Perciò sì. E c’è la crono anche nel tirare di Dennis sullo Stelvio, ricordate?

Impossibile da dimenticare…

In fin dei conti l’anno scorso al Giro ha tirato per due ore. Prima ha fatto la differenza sullo Stelvio e si è gasato. Poi ha tirato per tutta la pianura fino all’ultima salita. Ha tirato anche Ganna in più di un’occasione e ricordo Tony Martin che al Tour si inventò una fuga eterna. Sono doti che ora stanno sparendo, perché grazie al misuratore di potenza, sai esattamente quanti watt puoi tenere e per quanto tempo.

Le azioni violente di Cancellara in pavé nascono dalla crono
Le azioni violente di Cancellara in pavé nascono dalla crono
L’organizzazione mentale però è diversa. Nelle crono conosci il percorso, in fuga non sempre…

Conoscere il percorso è fondamentale, anche solo vederlo in macchina. Serve per le curve, i tombini, le buche, il vento. Magari facendo le scelte giuste risparmi quel secondo che ti serve per vincere. Nelle fughe magari non conosci il percorso, ma ti viene automatico incassare le spalle, tenere la testa bassa, tagliare le curve, ricercare le strisce di asfalto più scorrevoli. La crono tira fuori le qualità vincenti dei corridori su ogni terreno. Su questo è impossibile non essere d’accordo.

L’esperienza iridata di Sobrero, tra Ganna, Affini e il futuro

28.09.2021
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Primo mondiale da professionista e primo con la maglia tricolore sulle spalle: la settimana iridata di Matteo Sobrero è stata una gran bella esperienza, coronata dalla medaglia di bronzo nella staffetta mista.

Il 24enne di Alba è rientrato in Italia il giorno dopo la cronostaffetta. Un volo di buon mattino e poi via in macchina verso casa, per preparare le classiche italiane che lo porteranno al termine della sua stagione con l’Astana Premier Tech. Ma prima di chiudere del tutto il capitolo iridato riviviamo con lui i giorni fiamminghi.

Grande feeling fra Matteo, Filippo ed Edoardo
Grande feeling fra Matteo, Filippo ed Edoardo
Matteo, che esperienza porti a casa di questo tuo primo mondiale da pro’?

Un bilancio più che positivo. Ho portato a casa una medaglia, cosa che non avevo mai fatto prima ai mondiali. Ma in generale è stata una bella settimana passata con Pippo ed Edoardo ed ho imparato qualcosa da loro. Senza contare che disputare una crono mondiale in Belgio con tutta quella gente è stato parecchio emozionante.

E cosa hai imparato?

Sfumature, sono cose che già facevo come prendere gli appunti nella ricognizione per esempio. Un qualcosa che comunque ho ripreso da Ganna. Piuttosto è stato bello fare la ricognizione in tre e parlarci durante e dopo. Come avrebbe girato il vento, quanto a lungo tirare, quali fossero le linee migliori…

E sul piano di tempistiche, alimentazione… anche nel pre-gara?

In tal senso ognuno ha un suo protocollo. Io ne ho uno che ho sviluppato negli anni, sia sul piano alimentare fatto con Erica Lombardi che su quello del riscaldamento vero e proprio. Un protocollo che parte sin dal mattino. Un qualcosa che ho imparato nel tempo è ascoltarmi. Per esempio capire se nella sgambata del mattino devo dare una “sgasata” in più o se devo restare tranquillo per essere al massimo nella gara del pomeriggio. Soprattuto l’altro giorno che dovevo stare a ruota di quei due ”animali”!

Quei due animali!

Mamma mia come andavano forte!

Sobrero tra Ganna e Affini. La differenza di “stazza” è visibile ad occhio nudo. Matteo è stato bravo a tenere le loro ruote tanto a lungo
Sobrero tra Ganna e Affini. La differenza di “stazza” è visibile ad occhio nudo. Matteo è stato bravo a tenere le loro ruote tanto a lungo
Davvero a quanto andavate nella crono mista?

Considerate che mai abbiamo avuto il vento a favore. Anzi, più di qualche volta era proprio in faccia. In queste condizioni fai fatica a fare velocità. Ma noi la facevamo lo stesso! Buttavo un occhio sul Garmin dove avevo impostato come primo dato proprio la velocità e vedevo quasi sempre 57 all’ora. Volevo tenere sott’occhio questo valore perché avevamo impostato la crono in un certo modo.

Come?

L’obiettivo era non far scendere la velocità. Magari fare tirate più brevi ma mantenere alto il ritmo e, se possibile, aumentarlo, senza strappare. E questo credo ci abbia permesso di fare il miglior tempo al cambio.

Dopo la gara mista Ganna ti ha fatto i complimenti perché con 20 chili in meno rispetto a lui stesso ed Affini sei stato con loro praticamente per tutta la gara…

Eh, lo ringrazio. E’ una cosa alla quale non fanno caso in molti, ma per me, credetemi, è stato uno sforzo bello pesante. In pianura, in una crono non si valutano i watt/chilo, ma i watt puri. Watt e aerodinamica. Io magari essendo più piccolo penetro meglio nell’aria e in tal senso spreco meno watt, ma poi devo compensare con la minore potenza. Per me è stata una preoccupazione non staccarmi all’inizio. Metti che non sei al 100%? Con due come Ganna e Affini ci metti poco a restare solo dopo pochi chilometri. Invece mi sono staccato solo negli ultimi due chilometri (su 22,1 di gara, ndr).

Un’ottima prestazione: hai visto il livello di watt espressi?

I dati precisi preferirei tenerli per me, ma posso dire che sono stati molto buoni. Ho fatto 20′ con ottimi valori. Avevamo il 58×11 e vi dico che spesso l’ho girato anche io. E, ricordo, non c’era vento a favore. In ricognizione ci siamo detti che se fosse stato a favore non sarebbe bastata neanche la corona da 60 denti e che avremmo fatto 60 di media. Io l’altro giorno ho capito subito l’andazzo. L’ho capito già nelle prime curve per uscire da Knokke. Già andavamo fortissimo e loro rilanciavano con una facilità e una potenza da far paura.

Sobrero in riscaldamento. Il suo warm-up è leggermente più lungo rispetto a quello di Ganna e Affini
Sobrero in riscaldamento. Il suo warm-up è leggermente più lungo rispetto a quello di Ganna e Affini
Una prova cosi ti apre nuove orizzonti? Ti dà consapevolezza?

Un po’ sì, ma devo dire che sono numeri che avevo già espresso in questa stagione, specie dopo il Giro d’Italia, che ho finito molto bene. Numeri che erano alla mia portata. Io ho la particolarità di riuscire ad esprimere gli stessi wattaggi sia in pianura che in salita, cosa che agli altri non riesce spesso.

Matteo, un’ultima domanda, dopo questa settimana in cui hai visto da vicino Ganna che è super curato dal punto di vista tecnico, farai dei piccoli interventi?

Sì, in vista del prossimo anno farò dei ritocchi a partire dalla posizione, perché ho capito che qualcosa posso ancora migliorare.

Beh, però sei messo bene (come si nota anche nella foto di apertura). Sei molto “chiuso” davanti…

Sì, non è male. Ma le posizioni vengono stabilite ad inizio stagione e a forza di starci, di farci degli sforzi nell’arco dell’anno ti rendi conto che puoi andare anche più là. Magari potrei abbassarmi un centimetro. Non ti spingi tanto oltre ad inizio stagione, specialmente lo scorso inverno che ho cambiato bici e materiali: sarebbe stato troppo. Chissà, avrei avuto mal di schiena, per dire… E poi vorrei il manubrio 3D, visto che lo hanno usato persino alcuni juniores… Magari è ora anche per me!

L’iride di Ganna, più testa che gambe. E un pericolo schivato…

20.09.2021
3 min
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Lui non lo ammetterà mai, ma ogni volta che davanti allo schermo passano una crono e delle maglie azzurre, qualcosa gli scatta nella testa. E così ieri sera, ancora inebriati per la vittoria di Ganna, abbiamo chiesto ad Adriano Malori che cosa gli sia parso della vittoria di Pippo e della sconfitta davvero esigua di Van Aert. E l’emiliano, che non se ne perde una, è entrato presto nel vivo della conversazione.

Secondo Malori, Van Aert ha peccato di presunzione, partendo troppo forte e restando in testa fino a 3/4 di gara
Secondo Malori, Van Aert ha peccato di presunzione, partendo troppo forte e restando in testa fino a 3/4 di gara

«Sono particolamente contento per Pippo – dice – e insieme si potrebbe far notare che Van Aert ha peccato di presunzione. Pensava e sapeva di avere una gamba stratosferica ed è partito troppo forte. Quando si è visto che Pippo stava recuperando nel secondo intermedio, ho capito che avrebbe vinto lui. In queste crono così lunghe, c’è un trend che non si può invertire».

Ganna ha detto di aver capito di avere chance quando a metà gara non era entrato ancora in zona rossa. Potresti tradurre?

In una crono così, si stabilisce un wattaggio di riferimento da tenere, che nel caso di Pippo può essere di 460-470 watt. Se ti accorgi che durante la crono hai margine, allora capisci di poter aumentare. Magari riesci a spingere a 485 watt e a fare la differenza. La capacità del grande cronoman è capire se a parità di velocità, può consumare meno energie.

Verso il traguardo di Milano 2021 sulla Bolide nera: secondo Malori, Ganna ha vinto per la caduta di Cavagna
Verso il traguardo di Milano 2021: secondo Malori, Ganna ha vinto per la caduta di Cavagna
Un esempio, per favore…

Ai mondiali di Richmond avevamo pensato che per me il limite fosse a 440 watt. Solo che mi accorsi di avere margine. E pensai che avrei potuto continuare e arrivare fresco, oppure avrei potuto forzare per ottenere un risultato migliore. E così feci. Nelle crono non si deve arrivare freschi, si deve arrivare morti. La zona rossa è quando sei al limite e non hai più margine. E anche tenere il wattaggio che hai stabilito risulta difficile. Non hai più margini, inizi a grattare il fondo del barile.

Perché sei particolarmente contento per Ganna?

Perché ha rischiato di passare un brutto quarto d’ora, pensateci…

Spiega tu.

Ha vinto l’ultima crono del Giro perché Cavagna è caduto e in gruppo se ne sono accorti. Poi ha perso malamente l’italiano. Le Olimpiadi erano troppo dure, ma gli europei li ha persi lui. Se non avesse vinto oggi (ieri per chi legge, ndr), avrebbe imboccato una brutta strada.

Adriano Malori, mondiali Richmond 2015
Ai mondiali di Richmond 2015, Malori conquista l’argento andando oltre il limite che si era prefissato nella testa
Adriano Malori, mondiali Richmond 2015
Ai mondiali di Richmond 2015, Malori conquista l’argento andando oltre il limite che si era prefissato nella testa
Quale strada?

Avrebbero cominciato a dire che la vittoria di Imola era stata il frutto del lockdown e non era credibile, al pari di altre vittorie che abbiamo visto in giro. Invece a Bruges ha dato un’enorme dimostrazione di carattere. Non solo di gambe, ma anche di testa. Ha corso davvero una crono da campione, davanti ad avversari proprio forti. E’ andato bene anche Remco. Pippo non ha dominato come in altre occasioni, ma il livello si sta alzando tantissimo e ormai bisogna abituarsi a pensare che si vince anche per poco.

Van Aert vola, ma è ancora secondo. L’urlo strozzato di Bruges

19.09.2021
4 min
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L’urlo di Bruges viene smorzato da Filippo Ganna. Per carità, i fiamminghi sono sportivi, ma quando lo speaker annuncia il nostro eroe la risposta della piazza è molto più pacata. Come è normale del resto. Nella cronometro individuale che apriva i mondiali 2021, Pippo ha messo in riga due belgi, i due beniamini di casa: Remco Evenepoel e soprattutto Wout Van Aert.

Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges. Tantissima gente anche lungo il percorso
Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges

Finale thrilling a Bruges

Proprio Pippo e Wout sono riusciti a farci “mangiare le unghie” in una crono, cosa a dir poco rara. Per tre quarti d’ora abbondanti hanno viaggiato sul filo dei secondi. Avvio a favore di Van Aert, parte centrale in pareggio e finale a favore di Ganna. Il loro gap? Solo 5,37”, il resto del mondo lontano.

Van Aert è davvero amato dal suo popolo. Quando è arrivato al bus per il riscaldamento si è alzato un vero boato. Un boato che è stato ancora più grande quando a Bruges ha concluso la sua prova decisamente in testa. Lui a terra, contava i secondi mentre Ganna continuava a mangiarsi l’asfalto. E quel cronometro che prima scorreva velocissimo sembrava si fosse inchiodato all’improvviso. Il verdetto lo conosciamo.

Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì
Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì

Tanto lavoro… per la strada

«Van Aert ha preparato meglio la prova su strada – ci dicono subito dal suo staff della Jumbo – Ha fatto un enorme lavoro a Livigno. Ha dormito a 3.000 metri di quota. Era contentissimo di come è andata in Inghilterra, al Tour of Britain». Nella gara inglese Wout aveva trovato le risposte che voleva, come sempre accade dopo tanto lavoro. Era brillante. E la “sverniciata” ad Alaphilippe ne era stata la dimostrazione simbolo.

Poi ecco i mondiali e la pressione che man mano inevitabilmente cresce. Van Aert non ha neanche più provato troppo il percorso nella settimana finale. Ha girato solo a ridosso della gara. Ma aveva già fatto i suoi sopralluoghi mesi prima.

Van Aert (27 anni) in conferenza stampa
Van Aert (27 anni) in conferenza stampa

Van Aert deluso

A caldissimo Van Aert si chiara deluso della sua medaglia d’argento.

«Non è divertente – dice il belga – arrivare di nuovo secondo, tanto più che ho preso così poco distacco. Non è facile da accettare, ma non sono deluso della mia prestazione. Sto bene, credo di essere in forma. Alla fine mi ha battuto uno specialista. Sapevo che dopo gli europei sarebbe andato più forte».

«Su un percorso così piatto l’aerodinamica contava tantissimo e tutto era stato curato al massimo. I distacchi? Ho fatto la mia gara, sapevo che le informazioni erano corrette e che lui – indicando con la bottiglietta in mano Ganna durante la conferenza stampa – sarebbe andato veloce. No, nn sono partito troppo forte, ma ho cercato di spingere al massimo, di mantenere alta la velocità sempre e fino sull’arrivo di Bruges».

«Io resto super motivato. Siamo partiti bene ed è stato super pedalare nelle Fiandre con così tanto pubblico».

Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale
Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale

Affini doppio compagno

A godersi la sfida c’era anche Edoardo Affini, compagno di entrambi: di Ganna in nazionale e di Van Aert alla Jumbo-Visma.

«Li conosco tutti e due – dice il mantovano – certo Pippo lo conosco meglio perché siamo cresciuti insieme. Ha fatto una cosa spettacolare. Si è confermato campione del mondo e c’è solo da togliersi cappello. Tanta gente che gli ha dato conto nell’ultimo periodo. Secondo alcuni si dovrebbe vincere sempre ma non è così. Specialmente adesso che il livello è tanto alto come si è visto anche oggi. Van Aert pure è andato fortissimo».

Con Edoardo, proviamo a metterci nella testa di Va Aert, cosa passa nella mente di chi ha perso una gara così lunga e importante per appena 5,3”?

«Secondo me passano tante parole che non si possono dire! Penserà dove può averli persi quei secondi, se ha fatto male qualche curva… Ma c’è davvero poco da pensare. Se lo conosco bene ha dato tutto, come al solito del resto. Lui è veramente un animale da corsa. In certe situazioni si esalta. E poi correva in casa, ma non credo abbia accusato la pressione. Dopo diverse stagioni ai vertici penso si sia fatto le ossa. E’ sottoposto a queste pressioni tutto l’anno, specialmente qui in Belgio dove il ciclismo lo mangiano a colazione e lo spalmano sul pane! Dal mio punto di vista, quando abbiamo corso insieme, non fa percepire che sia sotto pressione.

«Se ha speso troppo in Inghilterra? Secondo me Wout ha fatto un ottimo avvicinamento… e io starei attento a lui domenica. E la chiudo qui…».

La (tesa) vigilia iridata del cronoman ce la racconta Pinotti

18.09.2021
5 min
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Questa è una giornata particolare per i cronoman che domani dovranno prendere parte alla prova iridata contro il tempo. E’ particolare perché è una vigilia di grande evento. Perché nella crono sei da solo con te stesso e non hai modo di scambiare neanche una battuta con un compagno, come potrebbe essere in una corsa in linea. Ed è particolare ancora di più in quanto la gara contro il tempo degli elite apre il mondiale.

Come si vivono queste fasi? Cosa passa nella testa di un cronoman?

Ganna e Sobrero in ricognizione ieri sulle strade del mondiale belga
Ganna e Sobrero in ricognizione ieri sulle strade del mondiale belga

Le risposte dagli allenamenti

Proviamo a capirlo con Marco Pinotti, ingegnere sì, ma anche ex cronoman dalla sensibilità sopraffina. Ed è proprio Pinotti a segnalarci che questa attesa è un po’ diversa dai soliti mondiali.

«Il fatto che apra la kermesse iridata è insolito – spiega il tecnico della BikeExchangeDi solito i pro’ avevano più tempo per entrare nell’atmosfera iridata con la loro crono che era al mercoledì. Guardavi le gare degli altri, rivedevi il percorso con gli occhi dei compagni di nazionale…

«Di solito non si hanno dei veri confronti. Si arriva al mondiale senza troppi parametri, stavolta invece quasi tutti sono freschi della prova continentale. E sanno qualcosa sia degli avversari che di loro stessi. Normalmente, 7-10 giorni prima, a seconda delle possibilità, facevo una sorta di prova generale. Mi mettevo con il passo che volevo portare in gara e facevo una sessione completa. Magari non tutta insieme, per non affaticarmi troppo».

Pinotti e Nibali alla scoperta della crono dei mondiali del 2006
Pinotti e Nibali alla scoperta della crono dei mondiali del 2006

La prova del percorso

Un elemento chiave alla vigilia di una crono tanto importante è la prova del percorso. Cosa che non si fa tanto alla vigilia vera e propria (oggi), quando si pensa che ormai tutto sia okay, ma nei giorni precedenti. E una buona prova percorso aiuta anche a stare tranquilli il giorno prima del via. Pinotti ci racconta di prove complicate, fatte sul bagnato, ricognizioni fatte mesi prima e di percorsi invece scoperti quasi sul “momento”.

«La cosa più importante è focalizzare il percorso, avere in mente la prova che dovrai fare. Io ripassavo tutto mentalmente, era un qualcosa che facevo spesso. E’ importante fare la prova col percorso chiuso, specie se ci sono tratti cittadini, altrimenti non ti rendi conto bene di come possa essere. E serve anche un pizzico di fortuna. Per esempio, ricordo la ricognizione di Salisburgo 2006: pioveva. Facemmo la prova col bagnato, ma poi in gara fu asciutto e si fecero tutt’altre velocità. In questi casi vai anche un po’ di esperienza per trovare i settaggi di gomme e rapporti».

Marco ricorda anche percorsi visti mesi e mesi prima e di mondiali non fatti. Come gli accadde proprio a Verona. 

«Lì ci andai a marzo, ma poi non presi parte a quel mondiale. Anche nel 2006 feci mesi e mesi prima una ricognizione sul percorso. Eravamo io, il tecnico Callari e un giovanissimo Nibali. Era piena estate e più o meno già si sapevano i nomi che avrebbero portato».

Per Pinotti era molto importante conoscere bene il percorso e focalizzarlo mentalmente
Per Pinotti era molto importante conoscere bene il percorso e focalizzarlo mentalmente

Sonnellino scaccia-tensione

Ma la vigilia è gioco di tensioni. L’attesa cresce e, soprattutto se si è in odore di medaglie, non è facile tenere a bada le energie nervose.

«Io per esempio – continua Pinotti – dopo l’ultima sgambata sul percorso chiuso con la bici da crono cercavo sempre di fare un pisolino al pomeriggio. E poi cercavo di non pensarci più, altrimenti arrivavo “scarico” al via, sfinito sul piano nervoso. 

«I battiti sulla rampa di lancio? Eh – sorride Pinotti – quelli erano tra i 100 e i 105, un po’ per la tensione e un po’ perché si era finito il riscaldamento pochi minuti prima, di solito 10′-15′ al massimo. Ma ci sono state volte in cui si era anche a 130 pulsazioni perché si era scesi dai rulli proprio a ridosso della partenza. E’ una tecnica anche quella. Si arriva in soglia prima e si spende qualcosa in meno».

Ganna saluta e intanto il meccanico alle spalle sistema la sua bici durante la ricognizione. Sono gli ultimi ritocchi
Ganna saluta e intanto il meccanico alle spalle sistema la sua bici durante la ricognizione. Sono gli ultimi ritocchi

La sgambata con la bici da strada

Infine uno sguardo alla tecnica. Si lavora ancora su posizioni, bici, scelte tecniche?

«In teoria no. Soprattutto per la posizione: si presume che un cronoman sia a posto prima di un mondiale. Non tocchi nulla in tal senso. Semmai c’è giusto qualche discussione finale con i tecnici sulla scelta dei rapporti. Che poi ai miei tempi si trattava di scegliere il 55 o il 54, non c’erano i 56, i 58… Si poteva vedere la pressione delle gomme. Ma di fatto era tutto pronto».

Talmente pronto, che Pinotti, la mattina del via amava fare una sgambata… con la bici da strada. 

«Vero. Se nei giorni prima usavo solo la bici da crono, la mattina del via facevo 45′-un’ora con la bici da strada: un po’ per sciogliermi e un po’ perché non volevo rischiare nulla. Non volevo nessun guaio meccanico sulle due bici che avrei usato al pomeriggio (quella che ci avrebbe corso e quella di scorta sull’ammiraglia, ndr). E anche i meccanici erano tranquilli».

Reusser, la donna comparsa dal nulla che vola nelle crono

10.09.2021
4 min
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Avete presente quei personaggi dei film di spionaggio che sembrano non avere un passato, che nessuno ha mai sentito nominare prima e che invece sono operativi e vincenti? Fino a qualche anno fa Marlen Reusser era una perfetta sconosciuta nel mondo del ciclismo. Lei non sapeva nulla di questo mondo e viceversa. Poi l’esplosione graduale dal 2017, prima stagione da elite, specialmente nelle prove contro il tempo. Quattro volte campionessa svizzera a crono (2017-19-20-21), due volte su strada (2019 e 2021), medaglia d’oro nella crono dei Giochi Europei a Minsk nel 2019, argento a crono ai mondiali di Imola l’anno scorso e alle recenti Olimpiadi di Tokyo. Infine, nelle ultime due settimane, una tappa al Simac Ladies Tour in Olanda ed una alla Ceratizit Challenge La Vuelta (gare entrambe chiuse al secondo posto nella generale).

Dopo il secondo posto alle Olimpiadi dietro Van Vleuten, finalmente è arrivato un oro
Dopo il secondo posto alle Olimpiadi dietro Van Vleuten, finalmente è arrivato un oro

La città del carcere

Ecco, a questo breve ed intenso palmares, la svizzera che corre in Italia per l’Alè Btc Ljubljana ha aggiunto un nuovo sigillo: la medaglia d’oro della cronometro degli europei di Trento a 49 di media, battendo l’olandese Ellen Van Dijk di 19” (una delle favorite) e la tedesca Lisa Brennauer di 1’02”.

La Reusser – compirà 30 anni il prossimo 20 settembre, si è fatta il regalo in anticipo – è nata a Jegenstorf. Risiede vicino a Berna, ad Hindelbank («E’ famoso per un carcere femminile», ci dice ridendo), ma la curiosità è legata alla sua giovane carriera. E parlandole mentre fa i rulli dopo la conferenza stampa, abbiamo capito che forse non è l’unica. Andiamo a scoprirla un po’ di più, anticipandovi che sabato correrà anche la prova in linea degli europei e siamo certi che darà filo da torcere a tutte.

Sul podio di Trento, Reusser con Van Dikk e Brennauer
Sul podio di Trento, Reusser con Van Dikk e Brennauer
Abbiamo imparato a conoscerti bene solo quest’anno grazie a tanti risultati importanti. Chi è veramente Marlen Reusser?

Non lo so, dovete dirmelo voi (ride, ndr). Io sto scoprendo che tipo di corridore sono poco alla volta. In questo momento ho ottenuto almeno un successo in differenti tipi di gara. Sono andata forte in una corsa con montagna, in una allo sprint e ho raggiunto un buon livello nelle gare contro il tempo. E’ molto interessante capire cosa accadrà al mio fisico e a me.

L’anno prossimo andrai nella SD Worx, il team più quotato del panorama femminile, dove tutte fanno un’ulteriore crescita. Tu cosa ti aspetti?

Sì, è la squadra più forte che esista. Spero di fare altri passi in avanti ma già tutto quello che ho fatto finora, i miei progressi, mi rendono molto contenta. Sono anche molto sorpresa dei miei risultati. E per questo voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno insegnato qualcosa in questi anni.

Quanto hai imparato a livello tecnico, fisico e professionale?

Ho imparato sempre qualcosa da qualcuno. Ho sempre fatto un po’ di ciclismo come hobby quando ero più giovane, ma il mio primo cartellino l’ho fatto nel 2017. Da quell’anno ho iniziato a lavorare con il mio preparatore Marcello Albasini (già tecnico giovanile di Cancellara e padre di Michael, ex pro’ svizzero che ha chiuso la propria carriera l’anno scorso alla Liegi-Bastogne-Liegi, ndr). E ho sempre migliorato senza sapere quali fossero i miei limiti.

Prima del 2017 cosa facevi quindi?

Non ho mai fatto gare in linea prima di allora. Avevo fatto solo l’Alpenbrevet, un evento importante da noi, non so se la conoscete (simile ad una gran fondo su strada, si parte da Andermatt e il partecipante decide quale itinerario fare in base al proprio livello sfruttando i tanti percorsi intrecciati del luogo, ndr). Poi avevo fatto triathlon di squadra, dove una volta nuotavo, un’altra pedalavo ed un’altra ancora correvo a piedi. Viste le mie attitudini abbiamo deciso di fare qualcosa di più specifico ed ora eccomi ciclista.

Alla Ceratizit Challenge ha vinto la prima tappa e conquistato il secono posto finale
Alla Ceratizit Challenge ha vinto la prima tappa e conquistato il secono posto finale
Avevi un modello di riferimento quando pedalavi prima di diventare elite? Conoscevi qualche tua attuale collega?

No, non conoscevo nessuna di loro, zero. Alla mia prima gara da elite ricordo che non avevo la minima idea di chi fosse forte e chi no. Non sapevo nulla.

Meglio sotto un certo punto di vista, così non potevi avere paura di nessuno.

Sì, è vero (ride, ndr), ma era difficile perché correvo in squadre piccole e non ti concedevano mai spazio o non ti lasciavano andare davanti al gruppo a fare l’andatura o tentare uno scatto. E’ stato molto difficile per me l’inizio.

Ora però sono le tue avversarie a conoscerti bene.

Sì, è una bella soddisfazione. Sono molto contenta di questo fatto.

Corri da poco tempo, avrai voglia di farti vedere ancora di più. Dall’anno prossimo ti sentiremo ancora al top delle classifiche?

Spero, vedremo come andrà, sono nella curva in salita della mia crescita. Le premesse ci sono, ma attenzione perché non sappiamo mai come va la nostra vita.

Vittoria Guazzini, la notte in bianco e poi la crono dei sogni

09.09.2021
5 min
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Nomen omen. La seconda giornata degli Europei di Trento si apre con una Vittoria, di nome e di fatto, sul primo gradino. La prova a cronometro per donne under 23 va all’azzurra Guazzini che batte la tedesca Hannah Ludwig (campionessa uscente) di 39”. A completare il podio e la festa italiana c’è Elena Pirrone (a 46”) autrice di una seconda parte di gara in totale rimonta, scalzando la polacca Marta Jaskulska (a 51”) che già pregustava la medaglia di bronzo.

Al suo arrivo la toscana Guazzini – dopo aver scambiato un paio di battute di circostanza – ci aveva lasciato per andarsi a sedere sulla hot seat, col gesto delle dita incrociate sia per lei sia per la sua compagna di club e nazionale. Nel frattempo la bolzanina Pirrone, terza provvisoria, attendeva gli ultimi arrivi mentre alle transenne cercava di recuperare energie e fiato. Alla fine, quando hanno tagliato il traguardo sia la polacca che la tedesca, le nostre italiane si sono corse incontro per un abbraccio liberatorio. Oro e bronzo per due atlete che sanno come, nelle categorie giovanili, si vincono medaglie.

Un’altra raffica di medaglie per Dino Salvoldi, qui con Pirrone e Guazzini
Un’altra raffica di medaglie per Dino Salvoldi, qui con Pirrone e Guazzini

Vittoria, da Tokyo a Trento

Ce le portano in mixed zone, sono raggianti e hanno ragione di esserlo. Le sentiamo. 

Vittoria, questo di oggi è un podio quasi simile a quello degli Europei junior a Brno nel 2018: prima tu, seconda Ludwig e terza stavolta la tua compagna Pirrone. Una maggiore soddisfazione rispetto ad allora.

Sì, fino alla fine facevo il tifo per Elena (quarta all’intermedio a 2” dal podio, ndr) perché so che lei ci teneva molto e sono contentissima per questo doppio risultato. Hannah (Ludwig che correrà nella nuova Uno-X Pro Cycling Team nel prossimo biennio, ndr) è una atleta molto forte, sapevo che era la favorita ed essermi riconfermata anche in questa categoria ovviamente mi rende molto felice. Significa che i valori sono quelli, siamo buone atlete e speriamo di riconfermarci anche tra le elite.

Tra le elite sarà quello di continuare in questa specialità, portando risultati.

La cronometro mi piace molto. Anche se quando ho finito ho detto che le crono non sono belle, perchéè effettivamente bisogna un po’ volersi male per arrivare al traguardo esauste (ride, ndr). Ma il bello del ciclismo è questo. Spero, anzi sicuramente continuerò a lavorare su questa specialità.

E per il mondiale invece?

Non so ancora il cittì che scelte farà, intanto mi godo il momento. Domani farò la prova in linea, spero di recuperare perché sarà abbastanza impegnativa. Per il mondiale aspetterò di sapere cosa deciderà Salvoldi.

L’anno prossimo correrai nella Fdj Nouvelle Aquitaine Futuroscope. Un passaggio importante con l’opportunità di crescere.

Sì, ho fatto questa scelta per vedere cosa c’è al di fuori delle squadre italiane e sono contenta di averla fatta. Sono però altrettanto contenta di questi tre anni fatti nella Valcar Travel&Service perché mi hanno permesso di crescere in tutta tranquillità. Ci tengo a ringraziare il presidente Valentino Villa, il mio allenatore Davide Arzeni che con me hanno avuto tanta pazienza, mi hanno capita, ascoltata. Questa vittoria è anche per loro.

Quanti margini di miglioramento ti senti di avere?

Non so, spero tanti. Sicuramente con l’età, andando avanti, alcuni aspetti più professionali potrei migliorarli. Però per il momento credo che un po’ di spensieratezza faccia bene. Arriverà comunque il momento in cui dovrò limare su tutto.

Concentrazione prima della partenza per Vittoria Guazzini
Concentrazione prima della partenza per Vittoria Guazzini
Da Tokyo ad oggi, che percorso è stato soprattutto a livello morale?

L’obiettivo principale di quest’anno erano le Olimpiadi, ma era dall’inizio dell’anno che avevo fatto un cerchietto a questa giornata. Per scaramanzia non lo avevo mai sbandierato più di tanto, ma ci tenevo veramente. Stanotte è stato difficile dormire perché sentivo un po’ la pressione, volevo regalare un grande alla mia famiglia (si commuove un po’ mentre lo dice, ndr). 

Dopo le Olimpiadi hai staccato la spina, più per una questione mentale che fisica. 

Sì, ci voleva, sono stata un po’ a casa tranquilla con la mia famiglia. Forse qualcuno ha storto il naso per questo ma ne avevo bisogno, mi serviva e un po’ onestamente ho dovuto farmelo scivolare addosso. Poi ho ripreso a correre il Olanda, in Spagna e sono venuta qui. 

A chi dedichi questo successo?

A tutte le persone che mi hanno sostenuto, alla mia famiglia che anche loro come me hanno fatto tanti sacrifici.

Pirrone, filo ripreso

Ora è il turno di Elena Pirrone, che intanto abbraccia suo padre e sua sorella e poi ci raggiunge.

Elena uno splendido bronzo conquistato nella tua regione. Raccontaci la tua gara…

Non è stato facile, da subito ho fatto molta fatica. Sono partita senza aspettarmi nulla in realtà ma mi sono detta «Elena vai a tutta e vediamo cosa ci salta fuori». Sono contenta di essere qui, di aver potuto dimostrare quello che valgo, soprattutto perché l’anno scorso avevo avuto una brutta delusione agli Europei (nella stessa prova finì quarta a 3” dal podio, ndr). Mi ci voleva proprio questo podio, mi dà morale per il finale di stagione, mi apre una speranza per il mondiale. Spero di essere convocata per la crono. Poi sono felice perché ha vinto una mia compagna di squadra e sono contenta per lei.

E non poteva mancare l’abbraccio fra Vittoria Guazzini ed Elena Pirrone con Saul Barzaghi, fisio della nazionale
E non poteva mancare l’abbraccio fra Vittoria Guazzini ed Elena Pirrone con Saul Barzaghi, fisio della nazionale
Arrivavi da un periodo altalenante.

Sì, è stato un anno non tanto facile, mi sembra di essere sulle montagne russe. Ultimamente però stavo ritrovando una buona forma, la mia solita pedalata. Speriamo di continuare così e che il prossimo anno sia migliore.

Ti vediamo piuttosto tirata rispetto al passato. I tuoi margini di crescita quali sono?

Per quanto riguarda la cronometro c’è ancora tanto da lavorare, come spingere di più il rapporto e tanti dettagli da perfezionare. Ma credo di essere sulla buona strada. Mentre invece su strada la salita è una parte fondamentale, quindi lavorerò molto su quello. Sì, sono più magra di prima ma devo ancora perdere qualcosina nel peso.

A proposito della prossima stagione, dove sarai?

Rimango in Valcar, ho firmato ancora per un anno e poi si vedrà. Anzi colgo l’occasione per ringraziare la mia squadra che mi è stata molto vicina in questi anni.