Vlasov, il podio nei grandi Giri adesso è maturo

11.03.2023
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Occhi azzurri che rivelano serenità, gambe scolpite che dicono di chilometri e chilometri messi nel sacco, Aleksandr Vlasov è chiamato alla sfida forse più grande della sua carriera sin qui.

Il russo della Bora-Hansgrohe, che purtroppo corre senza bandiera, sta disputando un buono inizio di stagione, quinto alla Valenciana, e una buona Tirreno-Adriatico: nono a Tortoreto, sesto ieri a Sassotetto.

E anche oggi, ad Osimo, ha provato persino a conquistare la Corsa dei Due Mari animando la giostra degli attacchi finali (foto di apertura). Ma alla fine si è dovuto arrendere alle trenate di Van Aert, Formolo, della Ineos-Grendiers e allo strapotere di Roglic.

Più esercizi

Al prossimo Giro d’Italia, Aleksandr partirà con i gradi di capitano. E stavolta puntare al podio in una corsa di tre settimane è più legittimo che mai.

«La preparazione – racconta Vlasov – procede abbastanza bene. Sono tranquillo e sereno sotto questo punto di vista. In questa Tirreno non sono in gran forma, e questo è buono visto come è andata, ma l’obiettivo vero è il Giro e spero di arrivarci “giusto, giusto” a maggio.

«Da parte mia mi sto allenando bene. I lavori e i chilometri sono più o meno sempre quelli, ma ho dedicato molta più attenzione agli esercizi senza bici per migliorare la posizione. Adesso conta ogni minimo dettaglio. Il ciclismo è sempre più veloce e per questo cerco di curare piccoli dettagli che negli anni passati trascuravo».

Vlasov vive a Monaco e lì i corridori proprio non mancano. Racconta che spesso esce in compagnia e che ama fare le distanze, ma solo quando c’è bel tempo.

«Quasi sempre vado sul Col de la Madone, la salita più famosa della zona, e anche sul Col de Turbie perché sono vicine e ideali per fare i lavori. Ma quando non ho degli specifici da fare mi piace creare dei percorsi diversi. Percorsi che non posso fare tutti i giorni». 

Podio rosa

Come dicevamo Vlasov sarà il leader della Bora-Hansgrohe. Bora che tra l’altro è la squadra con il vincitore uscente, Jay Hindley, e per questo Vlasov in quanto capitano potrebbe partire con il numero uno.

Aleksandr va per i 27 anni, inizia ad essere maturo, e avrà l’occasione di essere il capitano unico, in una grande squadra e con più esperienza. 

«Non è però la prima volta che faccio il capitano – ci tiene a precisare Vlasov – quindi non fa poi così effetto. Sono consapevole di essere in una squadra importante, una squadra che crede in me e di certo io farò di tutto per cogliere il miglior risultato possibile. Il podio è un obiettivo.

«Sarebbe bello partire con il numero uno – ride – però non l’ho vinto io l’anno scorso. Alla fine è solo un numero».

Non è la prima volta che ricopre il ruolo da leader, è vero, però è diverso che essere il co-leader. Il giovane che può fare bene, ma che tutto sommato corre sotto il parafulmine di un capitano più accreditato. E’ chiaro che cambia anche la pressione.

«Sì, forse è così, ma non credo che ci sarà più attenzione su di me da parte della altre squadre. Mentre so cosa vuole da me il mio team. Alla fine poi le cose sono semplici: decidono le gambe».

Il russo non è uno specialista delle crono, ma da quando è in Bora è migliorato moltissimo, tanto da vincere la crono all’ultimo Romandia
Il russo non è uno specialista delle crono, ma da quando è in Bora è migliorato moltissimo, tanto da vincere la crono all’ultimo Romandia

Ricognizioni post Tirreno

Al Giro d’Italia, Vlasov sarà guidato in ammiraglia da Enrico Gasparotto. Il diesse friulano già lo scorso anno andò a visionare le tappe più insidiose e la stessa cosa ha fatto quest’anno… proprio nella sua terra. In autunno era andato sul Lussari. In casa Bora-Hansgroghe dopo l’addio a Sagan hanno voltato pagina e hanno dichiarato senza mezzi termini di puntare sui grandi Giri. 

Una mentalità che si ripercuote a 360° su staff e corridori. E non solo nel modo di correre o nella scelta degli atleti. Basta pensare alla crono, a quanto ci ha lavorato Vlasov da quando è in Bora-Hansgrohe, a quanto sia migliorato e a quante attenzioni dedichi a questa disciplina che nel prossimo Giro d’Italia avrà un bel peso.

«Qualcosa – dice Vlasov – conosco del percorso del prossimo Giro, anche grazie alle corse fatte in passato in Italia. Ma dopo la Tirreno andrò a vedere un paio di tappe, qui nella zona. Credo quella di Cesena (la crono, ndr) e qualche altro tratto non lontano da qui (probabilmente la frazione di Fossombrone, ndr)».

Benoot è tornato: il collo è a posto, le gambe girano

11.03.2023
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Tjesi Benoot era partito per la Tirreno-Adriatico come capitano della Jumbo-Visma. Primo a Kuurne e terzo alla Strade Bianche, non poteva immaginare che Roglic sarebbe tornato in così grande spolvero. Rivederlo davanti a lottare ha dato alla squadra la certezza di aver recuperato un uomo chiave dopo il brutto incidente di Livigno dello scorso agosto.

«La condizione è buona – aveva detto dopo la crono – dopo settimane in cui pensavo che non sarei stato mai più un corridore. Primoz è arrivato all’ultimo minuto, non sappiamo bene cosa aspettarci, ma è un top player, con lui non si sa mai. I prossimi giorni mostreranno chi di noi sarà battuto in classifica. Partiamo con ambizione, vedremo dove andremo a finire».

La strada ha detto che Roglic e Kelderman si sono trovati più a loro agio sulle pendenze fra l’Abruzzo e le Marche, ma Benoot non molla il suo buon umore. E quando lo incontriamo al via della tappa di Osimo, il suo passivo in classifica è pesantissimo per aver lavorato ieri per Roglic e aver perso 35 posizioni.

Tutto nei piani?

Fino a due giorni fa ero quarto, ma se riusciamo a vincere con Primoz, va più che bene. Di certo non mi ha fatto male andare in profondità nello sforzo questa settimana, in vista delle classiche.

Non vinci spesso, ma a Kuurne è andata bene…

E’ stato bellissimo, sono anche passato nel bar dei tifosi. Però sono stato anche attento a non fare cose strane, perché questo di solito è il periodo dell’anno in cui ci si ammala

Da una frattura al collo alla vittoria in una classica. Ti sei tolto un peso?

Ero già andato bene il giorno prima alla Omloop Het Nieuwsblad, la vittoria di Kuurne è stata una conferma. Il sabato le mie gambe giravano come volevo e domenica sono stato capace di vincere e riscattarmi da quella sfortuna.

Tiesj Benoot e Attila Valter: le incomprensioni della Strade Bianche sono state superate
Tiesj Benoot e Attila Valter: le incomprensioni della Strade Bianche sono state superate
Eri appena arrivato dal Teide, ormai non se ne fa più a meno?

Pensare che l’altura sia alla base di tutto lo trovo eccessivo. Secondo me rappresenta il 10 per cento del lavoro totale. Il resto è composto da allenamento, alimentazione, materiale, conoscenza del percorso, tattica… E ovviamente dal livello dei corridori di cui si parla.

Come mai secondo te il peso della corsa è spesso sulle vostre spalle?

Non lo so, però mi sono accorto che lasciano a noi la corsa. Fortunatamente come squadra lo fronteggiamo bene e tutto sommato è meglio gestire la corsa che sprecare energie con avversari che non vogliono stare al passo.

Sei arrivato terzo nella Strade Bianche che avevi già vinto nel 2018: in cosa sei diverso da quel corridore?

Fisicamente sono migliorato, ma il livello generale è molto più alto. La più grande differenza è la mia esperienza. Mi avvicino alle gare con più calma e non ho paura di rischiare, pur di vincere. In passato avrei potuto tirare tutto il giorno anche per una certa piazza d’onore. Ora penso alla vittoria, come a Kuurne, e corro qualche rischio di più per salvare le forze.

Nella cronometro di Lido di Camaiore, ritardo di 1’14” da Ganna
Nella cronometro di Lido di Camaiore, ritardo di 1’14” da Ganna
Cosa cambia se, come a Siena, in squadra non c’è Van Aert?

Senza Wout, le aspettative della squadra sono un po’ inferiori. Con lui lì si corre sempre per vincere. Per questo il podio è stato un buon risultato. Non nascondo di aver sentito un po’ di pressione, ma non me ne sono preoccupato. Dopo aver vinto, mi sono molto tranquillizzato.

Ora che Wout è tornato, pensi di poter lottare per qualche altra gara in futuro?

Sono già arrivato tra i primi cinque in ogni gara di un giorno che ho corso, tranne la Liegi. L’anno scorso sono arrivato terzo nell’Amstel e a San Sebastian, secondo alla Dwars door Vlaanderen, dove potevo davvero vincere. A Kuurne probabilmente nemmeno mi aspettavo di vincere, ma è andata bene.

Alla partenza da Follonica, Benoot con la compagna Fien e la figlia Roos
Alla partenza da Follonica, Benoot con la compagna Fien e la figlia Roos
Abbiamo visto un Van Aert un po’ sotto tono, che idea ti sei fatto?

E’ vero, ma non siamo affatto preoccupati per questo. Ero lì quando si è ammalato. Non si è allenato per due giorni e causa di questo non ha potuto allenarsi. E’ arrivato qui. Ha avuto tre giorni per recuperare e ora è lanciato verso la primavera.

Si comincia a pensare che siate in grado di decidere le corse da soli.

E’ importante che continuiamo ad avere dubbi per migliorare. Nel primo ritiro è stata usata la similitudine del coniglio e delle volpi. Negli ultimi anni siamo stati le volpi che inseguono il coniglio. Oggi siamo il coniglio che corre davanti alle volpi. Gli obiettivi più grandi sono avanti nella stagione, questo ci permette di mantenere la concentrazione.

Leonard e Svrcek, due talenti stranieri passati dall’Italia

11.03.2023
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Ci sono due ragazzini che hanno fatto gli juniores in Italia e quest’anno si ritrovano nel WorldTour. Due giovanissimi attratti dal Belpaese, due stranieri passati per le fila del Team Franco Ballerini. Parliamo di Michael Leonard e Martin Svrcek, rispettivamente alla Ineos-Grendiers e alla Soudal-Quick Step.

Ebbene come stanno andando tra i grandi? Fin qui non li abbiamo visti nelle top ten delle classifiche e a dire il vero neanche ce lo aspettavamo (giustamente). Ma il “grande salto” merita attenzione. Se non altro suscita curiosità.

La foto dei due

Leonard, canadese classe 2004, è passato direttamente con lo squadrone inglese, saltando a pie’ pari la categoria degli under 23. E questo segue un po’ il progetto della Ineos-Grendiers che vuol formarsi i suoi campioni in casa, visto che non ha un vivaio diretto. Per esempio una delle prime cose che hanno fatto in Ineos è stata quella di dargli la bici da crono, già prima del suo arrivo.

Svrcek, slovacco, ha un anno in più, è un 2003. Prima di passare direttamente alla corte di Lefevere, è stato “parcheggiato” alla Biesse-Carrera. In questo modo ha potuto affrontare alcune gare e sfruttare come “cuscinetto” intermedio la stagione primaverile. Dal 1° luglio 2022 infatti ha vestito la maglia della corazzata belga.

Martin Svrcek si è aggregato al gruppo di Lefevere dalla scorsa estate. Ha un contratto fino al 2024
Martin Svrcek si è aggregato al gruppo di Lefevere dalla scorsa estate. Ha un contratto fino al 2024

Peteers su Svrcek

Ascoltando i direttori sportivi che li dirigono, partiamo dal più “vecchio”: Martin Svrcek. A parlarci di lui è Wilfried Peeters. 

«Martin è un ragazzo molto giovane – dice il diesse belga – bisogna stare un po’ attenti perché tutti sono già con gli occhi su di lui. Tutto sommato ha passato un buon inverno, ma dopo la trasferta australiana (che ha segnato il debutto nel WT dello slovacco, ndr) ha avuto qualche problema e abbiamo deciso di cambiare un po’ il suo programma.

«A Le Samyn anche non è andata bene in quanto è caduto. Ma vediamo come si comporterà in Belgio. Lì ci sono corse adatte a lui e potrà imparare parecchio».

Peteers parla di pressione. I primi approcci di Martin non sono stati super a dire il vero, forse la prima gara del 2023 è stata la migliore: 25° alla Schwalbe Classic.

«Pressione? Non gliela vogliamo mettere. E’ un ragazzo che ha 20 anni. Le sue qualità non si discutono. Vedremo se riusciremo a fargli fare qualche corsa a tappe. Dopo lo scorso anno in cui ha corso pochissimo, Martin deve trovare il suo ritmo e per questo gli servirà continuità. Le qualità, ripeto, ce le ha, ma le deve tirare fuori».

Michael Leonard è arrivato questo inverno alla Ineos. Ha un contratto fino al 2025 (foto Instagram)
Michael Leonard è arrivato questo inverno alla Ineos. Ha un contratto fino al 2025 (foto Instagram)

Tosatto su Leonard

Pazienza è invece la parola chiave che Matteo Tosatto usa nei confronti di Michael Leonard. Per ora il suo adattamento alla Ineos-Greandiers sembra essere iniziato con il piede giusto.

Leonard lo scorso anno lo vedemmo in azione anche dal vivo. Era il memorial dedicato a Franco Ballerini (correva giusto in quel team, ndr): leggerezza di pedalata unita ad una grande potenza, specie in salita.

«Michael – dice Tosatto – quest’anno ha già preso parte ad alcune gare, tra cui il Trofeo Laigueglia… Che dire: è giovane. Parliamo di un 2004. Da parte nostra cerchiamo di farlo crescere e di non mettergli pressione. Deve solo capire cos’è il ciclismo. A noi non interessa che vinca o che sia competitivo… almeno sin da subito. Che è quello che abbiamo fatto con Carlos Rodriguez.

«Si sta adattando bene, intelligente e pensiamo anche che si è ritrovato dal fare lo juniores al passare in una squadra WorldTour, tra l’altro non una squadra banale. Nelle riunioni sul bus fa domande sensate. Per esempio: quando dico che bisogna stare attenti ai gruppi numerosi, lui mi chiede: “Cosa significa un grande gruppo? Sono 40 persone?”. Io gli rispondono che già 15 corridori lo sono.

«Bisogna solo avere pazienza. Fino allo scorso anno era uno juniores e non aveva mai fatto un rifornimento. Bisogna insegnarli anche queste cose. Cose che magari si danno per scontate. Vedo che cresce di giorno in giorno e migliora la sua forza di gara in gara».

Gand non era un caso. Capra è tornato a vincere

11.03.2023
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I lettori più attenti ricorderanno come ci occupammo di Thomas Capra lo scorso anno, quando fu autore di uno squillo eccezionale alla Gand-Wevelgem di categoria. Lo ritroviamo domenica scorsa vincitore della prima classica riservata agli juniores, la Medaglia d’Oro Sportivi La Rizza. Che cosa c’è nel mezzo? Un anno di difficoltà di vario genere per quello che a conti fatti è ancora un ragazzino (ha appena compiuto 18 anni) e al suo secondo anno è un corridore ancora tutto da scoprire.

Il corridore della Assali Stefen Makro spiega subito che cosa è intercorso fra una vittoria e l’altra, davvero un pieno di disavventure: «Il Covid mi ha lasciato molti strascichi: preso subito dopo la vittoria in Belgio, non sono più riuscito a ritrovare la forma se non a fine stagione, poi appena mi stavo davvero riprendendo mi sono fatto male a un dito. Per fortuna d’inverno non ho avuto problemi e sono riuscito a effettuare una preparazione senza intoppi e i risultati si sono subito visti».

La volata vincente di Capra a Rizza di Villafranca (VR) su Marchiori e Barbuto (foto Bi.Ci.Cailotto)
La volata vincente di Capra a Rizza di Villafranca (VR) su Marchiori e Barbuto (foto Bi.Ci.Cailotto)
Non sei il primo a segnalare problemi legati al post-covid, Hermans ad esempio raccontava la stanchezza cronica e le difficoltà di recupero…

Esattamente quel che è successo a me, mi sentivo sempre senza forze e faticavo a recuperare tra una seduta di allenamento e l’altra e tra una gara e l’altra. E’ stato un problema che mi sono portato dietro a lungo e sì che la mia età e il mio fisico dovevano avvantaggiarmi in tal senso. Solo a fine stagione ho iniziato a sentirmi bene, come prima.

Veniamo alla vittoria di domenica, che tipo di gara ti sei ritrovato ad affrontare?

Un percorso pianeggiante di 97,5 chilometri, senza grandi difficoltà, adatto all’inizio di stagione, a maggior ragione dovendo convivere con le nuove regole e l’utilizzo maggiore di rapporti. E’ stata una vittoria costruita sfruttando il lavoro di altre squadre più attrezzate, come la Borgo Molino, che avevano approntato i treni per lanciare la volata. Io ho pensato a prendere la miglior posizione possibile per uscire allo scoperto ai 200 metri e vincere.

Il gruppo della Azzali Stefen Makro durante il ritiro prestagionale. Capra è l’ultimo della fila
Il gruppo della Azzali Stefen Makro durante il ritiro prestagionale. Capra è l’ultimo della fila
Hai cambiato qualcosa nella preparazione, anche sulla base di quanto ti era successo nel 2022?

No, è rimasta sempre la stessa, il mio preparatore Paolo Alberati ha voluto mantenere la stessa impostazione in accordo con quello della squadra che è Rocchetti.

La Gand-Wevelgem si avvicina, difenderai il titolo?

Sì, anche se quest’anno non essendo prova di Nations Cup non è più solo per nazionali, ma so che la Federazione vuole comunque mandare la squadra e io sarò della partita. Quest’anno però la sfida belga non sarà l’unica, poi mi aspetta la Roubaix il giorno di Pasqua.

Ti ritroverai sul pavé…

Sì, ben diverso da quello già “assaggiato” lo scorso anno alla Gand-Wevelgem. Lì in fin dei conti è un terreno con le pietre che resta comunque abbastanza uniforme, si pedala senza grossi problemi. Quello di Roubaix è ben altra cosa, sinceramente non so che cosa aspettarmi, posso basarmi solo su quello che ho sempre visto in tv, tra l’altro noi affronteremo gli ultimi 110 chilometri della classica dei professionisti, quindi tutti i pezzi difficili li affronteremo anche noi.

La straordinaria vittoria di Capra alla Gand-Wevelgem 2022, vincendo una volata a 4
La straordinaria vittoria di Capra alla Gand-Wevelgem 2022, vincendo una volata a 4
Sinceramente pensando al pavé quanto c’è di curiosità e quanto di timore in te?

A me le gare “complicate” piacciono molto, che si pedali su sterrato, su pavé, io quando mi trovo a entrare su quei tratti mi esalto, è come se risuonassero dentro di me le note di una marcia trionfale. Non vedo l’ora che venga la Pasqua per mettermi all’opera.

Tu tra l’altro sei ancora impegnato con la scuola…

Sì, sono al quarto anno di Scienze Applicate, gli esami saranno il prossimo anno e questo in qualche modo mi aiuta in questa stagione perché pur dovendo studiare sono ancora abbastanza tranquillo, so che il prossimo sarà un anno complicato da questo punto di vista.

Tra l’altro sarà la stagione di esordio tra gli under 23.

Infatti, è un fattore quello scolastico che influirà sulle mie scelte. So che molti sono allettati dalle sirene straniere, ma a me dover passare in una squadra estera mi preoccupa molto proprio per il problema della scuola, il 2024 sarà un anno delicato. Sarebbe un problema in più da affrontare. Contatti ce ne sono già e penso che per luglio prenderò la mia decisione su dove andare, tenendo proprio in conto il discorso della doppia attività scolastico-sportiva.

Il trentino insieme a Giulio Pellizzari, suo grande amico e spesso compagno di allenamenti
Il trentino insieme a Giulio Pellizzari, suo grande amico e spesso compagno di allenamenti
Sei rimasto nello stesso team rispetto allo scorso anno, non uno di quelli di primissimo piano. Come ti ci trovi?

Siamo molto affiatati e penso che proprio questo affiatamento sia un’arma in più, domenica si è visto chiaramente, abbiamo lavorato bene e se ho vinto lo devo ai miei compagni per tutto quel che hanno fatto lungo la gara. Sono entrati nuovi ragazzi e il gruppo si è coeso maggiormente, io penso che ci potremo togliere belle soddisfazioni. Personalmente vorrei vincere un po’ di più dello scorso anno e magari strappare una maglia per i mondiali. Sperando che a Glasgow non faccia tanto caldo.

Considerate le tue caratteristiche, in quale periodo della stagione e soprattutto con quale clima ti trovi meglio?

Fisicamente non soffro molto né il caldo né il freddo, ma ho notato che vado meglio con temperature più miti, quindi a inizio e fine stagione riesco a dare il meglio di me stesso.

Manubri e crono: la riforma Rogers riletta con Pinotti

11.03.2023
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Durante l’inverno parecchi atleti di taglia alta, fra cui Kung (foto di apertura) e Ganna, hanno dovuto rimettere mano alla posizione da crono. La riscrittura del regolamento tecnico da parte dell’UCI ha infatti permesso a diversi corridori di ottenere una miglior posizione aerodinamica. Redditizia almeno quanto quella degli atleti più bassi. Il grosso problema infatti lo avevano quelli alti fra 1,80 e 1,90 e la rilettura delle regole da parte di Michael Rogers ha in parte sanato il difetto. Lo sa bene Marco Pinotti, con cui abbiamo provato a sviscerare l’argomento.

Marco Pinotti è uno dei tecnici del Team Jayco AlUla, con un occhio in più per le crono
Marco Pinotti è uno dei tecnici del Team Jayco AlUla, con un occhio in più per le crono

Il punto con Pinotti

Il bergamasco ha seguito la storia con interesse, avendo sotto mano i cronoman del Team Jayco-AlUla. E dato che alle squadre le novità sono arrivate prima che fossero ufficializzate, il lavoro di revisione è iniziato da dicembre.

«La sensazione che ho avuto io – spiega Pinotti – è che il cambiamento ci sia stato da quando Michael Rogers ha preso in carico questo settore. Mi pare che stia mettendo un po’ di ordine, portando l’esperienza da corridore e quelle che sono le esigenze degli atleti. La regola di prima penalizzava proprio la categoria da 180-190, soprattutto i corridori alti da 185 a 190. Hanno creato una categoria intermedia e come interpretazione mi pare corretta».

Durbridge è alto 1,87 e grazie alle nuove regole riesce a essere più aerodinamico
Durbridge è alto 1,87 e grazie alle nuove regole riesce a essere più aerodinamico

Tre categorie

L’UCI ha diviso il gruppo in categorie determinate dall’altezza: Categoria 1 fino a 179,9; Categoria 2 fino a 189,9; Categoria 3 oltre 190. Per ciascuna di esse ha poi riscritto le misure della bicicletta da cronometro.

Per quelli più alti di 190 centimetri ha disposto che la distanza fra la punta della sella e quella delle protesi possa arrivare fino a 850 millimetri e che la punta delle stesse protesi possa innalzarsi fino a 140 millimetri rispetto al piano orizzontale.

I ciclisti alti fino a 1,79 possono arrivare a 800 millimetri di lunghezza e altezza di 100.

Quelli fino a 189,9 avranno invece il limite di lunghezza a 830 millimetri e altezza di 120 millimetri.

In questo modo Ganna, che grazie alla nuova posizione ha appena vinto la crono della Tirreno-Adriatico, ha potuto inclinare le protesi di 30° rispetto all’orizzontale (nel 2022 il massimo consentito era invece di 15°). Di conseguenza, Pippo ha potuto allungarsi e contemporaneamente chiudere lo spazio fra mani e testa

«Sapevamo già di questa modifica a giugno – spiega Pinotti – ma è stata annunciata tardi. Abbiamo saputo da dicembre del cambio di inclinazione da 15 a 30 gradi e a dicembre abbiamo potuto metterci mano. Intendiamoci, quei 15° non incidono tantissimo, però ad esempio consenti a quelli più alti di arrivare con le punte del manubrio a 140 di altezza senza bisogno di allungarsi per forza fino a 85. L’obiettivo è chiudere al meglio la superficie fra le mani, la testa e il tronco. Che è un po’ la posizione che portò Landis per la prima volta nel giro di California 2006 e poi Leipheimer. Diciamo che i veri precursori di quel tipo di filosofia sono loro due, secondo me. Ma adesso quelli che sono vicini al limite, tipo quelli alti 1,88, hanno la possibilità di stare bene in bici. Prima invece erano tanto penalizzati».

Dai poggioli al manubrio

Fra i cambiamenti dettati dall’UCI, è stata regolamentata anche la distanza fra i poggioli per gli avambracci e la punta delle protesi: minimo 180 millimetri. Non è un caso che nessuno vi poggi ormai i gomiti, ma siano diventati punto di contatto per gli avambracci.

Fu Landis al California del 2006 a inclinare le protesi marcatamente verso l’alto
Fu Landis al California del 2006 a inclinare le protesi marcatamente verso l’alto

«La vera differenza per i più alti – conferma Pinotti – è la variazione nella distanza fra l’appoggio dei gomiti e la fine del manubrio. Diciamo che forse per Ganna, che ha inclinato di più le protesi, non è cambiato molto, perché lui aveva già intelligentemente messo gli appoggi molto alti. Adesso c’è un limite anche lì, visto che oggi devono stare almeno a 18 centimetri. Nella nostra squadra, Sobrero non ha dovuto rivedere nulla. Invece è toccato a Durbridge, Scotson, Hamilton…

«A dicembre, i medici hanno raccolto le misure dei corridori e sono state messe in un modulo. L’ho firmato io e l’ha firmato il medico. Poi è stato mandato all’UCI, affinché alla verifica delle misure della bici, si sappia a quale categoria di altezza si appartiene. Non ho mai visto i giudici misurare gli atleti alla partenza di una crono, diciamo che basta l’autocertificazione».

Sassotetto, 4 gradi. Vincono in due: Roglic e il ciclismo

10.03.2023
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«Per far capire cosa sia il ciclismo a chi non lo conosce – diceva Bennati a Siena – vorrei portarli tutti su un arrivo perché possano guardarli in faccia».

Le loro facce di oggi dopo il traguardo di Sassotetto raccontavano più delle parole che potremmo scrivere. Oggi alla Tirreno-Adriatico per un po’ si è temuto che la tappa venisse annullata per il forte vento, come era appena successo alla Parigi-Nizza. Invece i corridori alla Corsa dei Due Mari hanno stretto le mani sul manubrio e si sono lasciati dietro Sarnano, addentando le rampe di Sassotetto.

Così Roglic precede Ciccone e il redivivo Tao Geoghegan Hart
Così Roglic precede Ciccone e il redivivo Tao Geoghegan Hart

Finale spettrale

C’è stato il forcing della Movistar. C’è stato l’attacco di Caruso. Poi è venuto lo scatto di Mas. E poi come un giustiziere è arrivata la volata di Roglic che ha battuto Ciccone. Un bel ciclismo, sia pure solo nel finale di una salita probabilmente… azzoppata dal vento.

Sulla montagna si è abbattuto il gelo: quattro gradi al traguardo contro i 20 di Sarnano, ai piedi della salita. Pioveva già da mezz’ora, ma un conto è prenderla chiusi in una giacca pesante, altro vederla cadere addosso ai corridori appena coperti. 

Uno scenario dantesco sulla montagna cara a Michele Scarponi, da cui esce vincitore un campione ritrovato come Roglic e da cui esce col sorriso anche il ritrovato Caruso.

«E’ stato un giorno molto duro – confessa Roglic quando arriva alle interviste – il vento era violento. Non regolare, ma con raffiche improvvise. Ho rischiato di staccarmi, ma quando mi sono reso conto che si poteva arrivare in volata, ho chiesto a Wilco (Kelderman, ndr) di darmi una mano. Sto rientrando da quel brutto infortunio, mi sembra di sognare. Abbiamo fatto una salita più lunga di quella di Tortoreto, mi sto divertendo. Se ero rilassato dopo la vittoria di ieri, figuratevi quanto mi senta leggero oggi. Indosso tutte le maglie di classifica e sotto – dice abbassando un paio di altre lampo – ho anche altri strati. Era freddo là in cima».

Ciccone amareggiato

Ciccone dopo l’arrivo aveva la faccia più scura degli altri, perché oltre al fango, all’acqua sporca e ai brividi, nei suoi occhi balenava la delusione.

«Appena tagliata la linea del traguardo – dice – la delusione è stata forte, perché la gamba c’era è la vittoria è mancata per pochissimo. A mente fredda, e soprattutto guardando a chi mi ha battuto, accetto il risultato con più serenità. Fare secondo dietro ad un Roglic così è una dolce sconfitta. Io sto bene, la condizione c’è e credo di averlo dimostrato. Ringrazio i miei compagni perché sono stati impeccabili, tutto è andato come volevo. Insomma, per pochissimo ci è mancato solo il risultato pieno, ma credo che possiamo essere soddisfatti

«L’azione di Caruso è stata coraggiosa e, senza una reazione un po’ decisa, poteva anche arrivare. Il mio attacco prima dell’ultimo chilometro è servito per rompere l’equilibrio, come spinta per l’allungo di Mas che ha ripreso Caruso.  A posteriori, potevo contribuire e dare seguito per evitare quel momento di controllo che ha permesso ad altri di rientrare lanciati».

La strada del Giro

Sul volto scurito dalla pioggia di Caruso in cima al monte brillava una luce diversa. Ora la sua strada verso il Giro ha corsie più larghe, al pari di quello che ci ha raccontato Roglic.

«L’anno scorso – ha detto Damiano – sul mio conto ne ho sentite di tutti i colori. Ora sono sereno e per qualche minuto ho anche pensato di poter vincere, ma vado comunque in albergo soddisfatto. E’ stata una giornata positiva anche per me».

«Quando si è trattato di scegliere fra Tour e Giro – gli fa eco Roglic – ho visto nel Giro una buona possibilità. Qui alla Tirreno, che per me è una corsa in più, ci sono compagni come Kelderman e Bouwman che mi scorteranno a maggio. Dovremo sfidare dei giovani molto forti, avete visto come è fatto oggi il ciclismo. E Remco Evenepoel è il primo di loro…».

Lucca e Conforti: entrambi pro’ ma con storie diverse

10.03.2023
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Riccardo Lucca e Lorenzo Conforti hanno una cosa in comune, anzi due: le maglie che indossavano nel 2022 e quelle di quest’anno. Entrambi i ragazzi nel 2022 correvano per la Work Service, Lucca nella continental e Conforti nella formazione under 23. Quest’anno, invece, la maglia è quella della Green Project Bardiani CSF Faizanè

I colori delle maglie sono uguali, ma i percorsi per arrivare nel professionismo sono stati completamente diversi. Lucca ha sudato questa categoria, arrivandoci solamente a 25 anni, mentre Conforti è passato subito, appena diciottenne. La stagione è iniziata per entrambi, e insieme a Ilario Contessa, tecnico della Work Service, analizziamo questi primi mesi dei suoi due ex corridori

Riccardo Lucca è partito con un calendario impegnativo, dopo l’esordio in Spagna ha corso al UAE Tour ed alla Strade Bianche
Lucca in azione alla Strade Bianche, la sua seconda gara WorldTour con la Green Project

Il motore di Lucca

Il percorso di Lucca, da atleta, è diametralmente opposto a quello di Conforti, così come il calendario di gare. Prima la partenza dalla Spagna, poi UAE Tour, Strade Bianche ed in questi giorni la Tirreno-Adriatico. I risultati non sono dei migliori ma per il suo ex diesse, che lo conosce molto bene, non c’è da preoccuparsi. 

«Lucca – racconta Contessa – è un diesel, all’inizio della stagione fa sempre fatica, anche nel 2022 è stato così. Poi, piano piano, con l’arrivo del caldo, cresce, lo ha dimostrato con la vittoria all’Adriatica Ionica Race. Il suo calendario è impegnativo per essere al suo primo anno da professionista, ma vista l’età più matura ci sta. A correre gare WorldTour come UAE Tour, Strade Bianche e Tirreno si fa fatica. Lui è un corridore che avrebbe bisogno della fuga o di tirare per un capitano, cosa che in Green Project difficilmente può fare.

«Deve puntare alle fughe, anche se nel ciclismo moderno le cose sono cambiate. I team di punta lasciano sempre meno spazio, anche oggi (ieri, ndr) alla Tirreno-Adriatico, il gruppo è rientrato sulla fuga a 60 chilometri dall’arrivo. Per le corse fatte fino ad ora non mi sorprenderei di vedere Lucca partecipare alla Milano-Sanremo o al Giro d’Italia, sono corse adatte a lui, non pensate che solamente perché è arrivato nel professionismo tardi vuol dire che sia scarso. La Green Project lo ha preso subito dopo un test, anzi, a metà prova Pino Toni gli aveva già fatto capire che sarebbe passato professionista l’anno successivo.

«Riccardo (Lucca, ndr) – dice ancora Contessa – ha le qualità per entrare in un team WorldTour. Non lo vedo molto lontano da una carriera alla De Marchi, un uomo da fughe, instancabile. Il ragazzo queste qualità le ha, a dirla tutta per metterle a frutto appieno avrebbe bisogno proprio di una formazione WorldTour».

Per Lucca con la Work sette vittorie nel 2022, una delle più belle è quella ottenuta al Giro del Friuli in cima allo Zoncolan (foto Bolgan)
Per Lucca sette vittorie nel 2022, l’ultima quella ottenuta al Giro del Friuli in cima allo Zoncolan (foto Bolgan)

Il giovane Conforti

Conforti è uno di quei ragazzi che dalla categoria juniores passano direttamente nel mondo del professionismo. La Green Project sta continuando il progetto giovani, cosa già iniziata lo scorso anno. Il giovane toscano ha cominciato la stagione in Croazia all’Umag Trophy e con un bel piazzamento ottenuto pochi giorni dopo al Porec Trophy. 

«Ha esordito con corse 1.2 – dice Contessa – sono gare più semplici. Conforti è un ragazzo che da junior ha fatto vedere belle cose. L’anno scorso si è rotto il braccio prima del Giro della Lunigiana, altrimenti si sarebbe messo in mostra e lo avrebbero portato ai mondiali di Wollongong. Ha un buono spunto veloce e tiene bene nelle salite corte, sono andato a seguirlo in qualche corsa. Questa sua promozione nel mondo dei professionisti fa parte di un nuovo trend: quello di portare gli juniores già tra i grandi. E’ una cosa che stanno facendo anche alcuni team WorldTour come la Ineos».

Salto giusto

Un salto del genere va ponderato bene, è ben diverso rispetto a passare da una development legata alla squadra WorldTour. Conforti è già professionista, con le pressioni e le attenzioni che ne derivano. 

«Quando l’anno scorso mi ha detto che lo aveva contattato la Green Project – riprende Contessa – non ho potuto dirgli nulla. Chiaro che avrebbe potuto fare un anno con noi tra gli under 23 ma l’occasione del professionismo era troppo ghiotta. Ora ha un contratto con tutte le sicurezze che ne derivano (ma anche insicurezze, ndr). A mio modo di vedere sarebbe stato più corretto fare un percorso tramite un team development come hanno fatto Savino e Raccagni Noviero. Due atleti usciti sempre dal nostro team juniores, che ora sono nel Devo Team della Soudal Quick Step. Anche perché ritengo sia più semplice entrare nel WorldTour tramite la squadra di sviluppo che da una professional. Guardate Zana quanta fatica ha fatto per arrivare alla Jayco AlUla, correndo tre anni in Bardiani con risultati e successi non da tutti.

«Sarebbe tutto diverso se in Italia ci fosse una WorldTour – conclude – ma per il momento se si vuole rimanere da noi la Green Project è una delle squadre più solide. Conforti le qualità le ha, altrimenti non sarebbe dove è adesso. Nel 2023 avrà l’occasione di fare un calendario più ricco di quello che avrebbe fatto con noi. Il Giro d’Italia U23 sarà una grande chance per farsi vedere. Magari verso fine stagione farà qualche corsa con i professionisti in Italia, come hanno fatto gli altri ragazzi l’anno scorso».

Nuovo sviluppo metrico per esordienti e allievi. Cosa cambia?

10.03.2023
6 min
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Fra qualche settimana inizierà la stagione di esordienti e allievi che potrebbe essere vista con un briciolo di curiosità in più rispetto al passato. Una delle modifiche regolamentari apportate dalla Federciclismo riguarderà i rapporti delle due categorie, così come è avvenuto per gli junior. Se questi ultimi atleti hanno avuto il via libera dall’UCI per l’utilizzo dei rapporti liberi, esordienti e allievi invece da quest’anno dovranno rispettare lo sviluppo metrico richiesto e non più il rapporto obbligato.

Prima gli esordienti potevano usare il 52×18 come massimo rapporto, producendo 6,20 metri. Ora potranno “tirare” il rapporto che vorranno purché stiano dentro ai 6,67 metri di sviluppo metrico massimo consentito. Gli allievi passeranno dal 52×16 e i relativi 6,94 metri ai 7,63 metri. In sostanza le due categorie si troveranno a produrre in più rispettivamente 47 e 69 centimetri. Misure che, su ragazzi che vanno dai 13 ai 16 anni, possono rappresentare una potenziale (o ulteriore, se preferite) difficoltà per la crescita. Abbiamo trattato l’argomento con Maurizio Vezzosi, team manager del team cremonese Gioca in Bici Oglio Po, che oltre a parlarci del proprio caso, ha ampliato il discorso anche ad altri aspetti.

Con la richiesta del nuovo sviluppo metrico, le società giovanili hanno dovuto cambiare corone, catena e pacco pignoni
Con la richiesta del nuovo sviluppo metrico, le società giovanili hanno dovuto cambiare corone, catena e pacco pignoni
Eravate pronti per questo cambiamento?

Stiamo riuscendo a gestirlo bene per merito della Beltrami TSA, che è il nostro fornitore di bici e materiali. Abbiamo SRAM che fino all’anno scorso aveva solo 52-36 e 48-35. Non potendo più utilizzare la prima, durante l’inverno abbiamo usato il 48, temendo di doverlo tenere per la parte iniziale della stagione. Nel frattempo però avevamo saputo che SRAM avrebbe messo in produzione il 50-37 con il nuovo Force AXS a 12 velocità. Questa notizia ci ha tranquillizzato perché ci consente di giocare meglio coi rapporti per stare dentro allo sviluppo metrico richiesto, anche se per gli esordienti manterremo il 36 come corona piccola davanti. Tuttavia rimane un piccolo intoppo tecnico che sappiamo già come risolvere.

A cosa ti riferisci?

Ai rapporti posteriori. Al momento SRAM non ne prevede uno che permetta di chiudere la cassetta a 11 o 12 velocità elettronico con pignoni da 14 o 16 denti, che sono i due più piccoli che useremo rispettivamente per allievi ed esordienti. Quindi abbiamo dovuto montare un pacco pignoni compatibile ad 11 velocità intervenendo manualmente sul cambio e bloccandolo. Così facendo possiamo aggirare il problema.

Considerando tutto, come giudichi questo cambiamento dei rapporti?

Prima o poi ci si doveva arrivare, visto che già tanti lo richiedevano in passato. Se devo fare un’osservazione però la faccio sulla tempistica. Forse si poteva compiere questo passo nell’arco di un paio di anni o comunque in maniera più diluita nel tempo. Il mio ragionamento è principalmente legato al fatto che gli ultimi anni sono stati difficili. Dopo il Covid abbiamo sì continuato a correre, ma le società hanno fatto fatica a reperire nuovi materiali e soprattutto nuove risorse economiche. Potrebbe non sembrare per qualcuno, ma apportare queste modifiche significa sostenere dei costi aggiuntivi.

Più o meno su che cifre possiamo aggirarci?

Per adeguarci a questo nuovo sviluppo metrico bisogna cambiare corona della guarnitura, pacco pignoni e catena ad ogni bici. In media, considerando anche la mano d’opera, siamo sui 200 euro a bici. Noi se guardiamo in casa nostra, abbiamo dovuto modificare 14 bici ed il totale lo sapete fare anche voi. Ripeto, arrivando da periodi complicati, questi costi incidono sul bilancio delle società, specie se sono piccole. Fosse stato fatto in maniera più graduale sarebbe stato meglio per tutti.

Con i ragazzi come state gestendo questi nuovi rapporti?

Stiamo usando il 50 da circa un mese e mezzo. Quelli del secondo anno, tra esordienti e allievi, hanno notato subito che si fa più fatica rispetto a prima. Stiamo spiegando loro ad uscire dai canoni classici a cui erano abituati. Per fare un esempio, prima gli dicevamo di fare un segmento del riscaldamento usando il 52×21, adesso gli diamo altre combinazioni. Anzi per la verità il nostro obiettivo è quello di insegnargli a gestire la cambiata in base alla pedalata. Noi continueremo a dargli le indicazioni sul rapporto da usare ma visto il cambiamento, vorremmo che anche loro provassero ad imparare da soli.

Dal punto di vista muscolare potrebbero esserci dei problemi per questi giovani atleti?

Direi di no, ma bisognerà avere una maggiore sensibilità e prestare più attenzione. Credo che dovremo avere ancora più pazienza con loro perché sono ragazzi nell’età dello sviluppo fisico e magari potrebbe essere più penalizzato chi è un po’ più indietro. Spingere un rapporto più lungo di 50 o 70 cm non è così scontato. C’è chi pedalerà più agile e chi più duro. Personalmente noi li stiamo allenando facendogli rispettare le rpm che gli indichiamo. Tuttavia penso che nel giro di due mesi a pieno regime si vedrà una loro crescita, così come l’avremmo notata con i vecchi rapporti.

Donne esordienti e allieve del team cremonese. Dovranno abituarsi ai nuovi rapporti (foto facebook)
Donne esordienti e allieve del team cremonese. Dovranno abituarsi ai nuovi rapporti (foto facebook)
Questo nuovo sviluppo metrico come influirà sulle gare di esordienti e allievi?

A mio parere si accentuerà la differenza delle potenzialità fisiche dei ragazzi. Probabilmente le prime gare premieranno chi è più forte e potente. Poi si vedrà chi tra loro è più predisposto alla gestione in gara dei nuovi rapporti. Il primo banco di prova lo vedremo domenica 19 marzo a Cittiglio al Trofeo Binda giovanile, dove grazie alla deroga federale (in anticipo di una settimana rispetto al calendario tradizionale, ndr) correremo con le donne esordienti e allieve. Queste ultime useranno ancora il 48 e vedremo come andrà.

Van Anrooij a cuore aperto: ora si pensa alla strada

10.03.2023
6 min
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Manca ormai poco. Mercoledì, alla Danilith Nokere Koerse, Shirin Van Anrooij farà il suo esordio nella stagione su strada. Ci arriva dopo un abbondante periodo di riposo, necessario dopo la stagione di ciclocross culminata con il titolo mondiale U23. L’olandese non aveva fatto la scelta delle sue connazionali Van Empel e Pieterse di salire di categoria, trovandosi così la strada spianata verso il titolo e la cosa non è passata inosservata. Molti sui social hanno giudicato troppo facile il suo compito, privata delle principali avversarie, ma le cose non stanno propriamente così.

Intanto bisogna considerare che la 21enne di Goes abbina al ciclocross anche la strada ai massimi livelli. Lo scorso anno non solo ha conquistato entrambi i titoli europei di categoria (crono e in linea) ma è stata anche la miglior giovane al Tour de France, vorrà pur dire qualcosa. In attesa di rifare le valigie, Shirin si è raccontata a viso aperto in una lunga chiacchierata, partendo dalle sue radici ciclistiche.

Per l’olandese quest’anno 7 vittorie nel cross, con 3 tappe di Coppa del Mondo
Per l’olandese quest’anno 7 vittorie nel cross, con 3 tappe di Coppa del Mondo

«Ho iniziato a pedalare già quando avevo, credo, sei o sette anni – esordisce la portacolori della Trek Segafredo – Ho preso una bici da strada. Anche mio fratello e mia sorella maggiori andavano in bicicletta, quindi volevo solo seguirli. Penso che anche mia madre fosse una ciclista quando era più giovane, quindi è davvero qualcosa che è parte della famiglia. Mi sono subito dedicata a strada e ciclocross, non c’era tempo e spazio per fare altro».

Hai dominato i mondiali U23, con tempi sul giro migliori anche di quelli di Van Empel e Pieterse fra le elite. Ti sei pentita di non aver scelto anche tu di competere fra le più grandi?

No, per niente. Ho perso il titolo l’anno scorso ed è stato un dolore grande, quest’anno volevo davvero vincere la gara, per poter chiudere il capitolo under 23 e girare pagina. I tempi sul giro sono sempre difficili da confrontare. Inoltre, se guardiamo le condizioni meteorologiche, ha piovuto un po’ di più durante la gara delle donne d’élite, probabilmente è per questo che i loro tempi sul giro sono un po’ più lenti.

La stagione della ragazze della Trek Segafredo partirà con le classiche belghe, dove ha molte ambizioni
La stagione della ragazze della Trek Segafredo partirà con le classiche belghe, dove ha molte ambizioni
Fino allo scorso anno nel ciclocross dominavano atlete più grandi come Vos, Brand, Worst. Quest’anno la vostra generazione ha segnato una rivoluzione. Secondo te qual è la causa di un cambiamento così netto?

Penso che fossimo già abbastanza vicine al loro livello l’anno scorso, ma è stato più intermittente. Quindi a volte eravamo lì, a volte no. Penso che continuiamo a progredire, anno dopo anno. E penso che noi tre essendo della stessa età, vogliamo davvero competere l’una contro l’altra e rafforzarci a vicenda. E’ questa rivalità che sta portando il nostro livello a un grado superiore.

Vieni da una grande stagione su strada, con due titoli europei, un argento mondiale e la maglia di miglior giovane al Tour. Quanto pensi di essere cresciuta nelle gare su strada e come ti trovi alla Trek Segafredo?

Sono arrivata dalla categoria juniores direttamente al WorldTour. E’ stato davvero un grande passo, ma il primo anno è stato anche pieno di difficoltà, anche nel gruppo, anche con la squadra, perché dovevo abituarmi a un ruolo diverso da quello a cui ero abituata. Ho ricevuto così tanto aiuto da tutti all’interno del team ed è stato anche fantastico poter lavorare per le migliori del mondo, supportarle e far parte di loro vincendo una gara. Sono stata al mio posto e l’anno scorso si è visto un passo in avanti. Non ero più una semplice gregaria ma ero lì nel finale a lottare con loro per la vittoria. Quindi sì, è stato speciale. E ovviamente anche la maglia bianca al Tour è stata un passaggio fondamentale nella mia carriera.

La Van Anrooij è campionessa europea anche a cronometro, ma sente di doverci ancora lavorare molto
La Van Anrooij è campionessa europea anche a cronometro, ma sente di doverci ancora lavorare molto
Le leader del team come Balsamo e Longo Borghini parlano molto bene di te per l’impegno che metti nell’aiutare in corsa. Pensi quest’anno di avere più spazio e di poter correre anche gare importanti come leader della squadra?

Penso che per me quest’anno sarà molto importante essere ancora all’ombra delle leader della squadra. Forse in alcune gare minori avrò un po’ più di possibilità anch’io. In questo momento il loro livello è più alto e ovviamente voglio crescere, ma prima di tutto voglio dimostrare ancora una volta che l’anno scorso non è stato un caso. Mi piace lavorare per loro e provare a far parte della loro vittoria. Ma ovviamente spero che ci sia spazio per giocare le mie carte, non importa quale gara sarà, ma sarebbe bello vedere fino a che punto posso arrivare.

Nel prosieguo della tua carriera pensi di continuare a dividerti fra strada e ciclocross?

Di sicuro, nei prossimi anni combinerò entrambe. Mi piace molto il ciclocross, mi piacciono molto le corse su strada e non potrei davvero fare una scelta. Non vedo l’ora di ricominciare a correre su strada. Prendo tutta la resistenza dalla strada per andare a tutto gas per 50 minuti nella gara di ciclocross, ma poi scarico tutta la mia esplosività nella stagione di classiche e grandi giri. Le mie squadre (Trek Sgeafredo per la strada, Baloise Trek Lions per il ciclocross, ndr) lavorano molto bene insieme, come stanno facendo in questo momento, e abbiamo un buon piano per non sostenere troppe gare in un anno, penso che continuerò a combinare le due attività perché mi piace troppo farlo.

Al Tour de France Femmes è stata la miglior giovane, 14esima in classifica a 25’50” dalla Van Vleuten
Al Tour de France Femmes è stata la miglior giovane, 14esima in classifica a 25’50” dalla Van Vleuten
Quali sono ora i tuoi obiettivi per quest’anno?

Per quest’anno, gli obiettivi sono prima di tutto provare a raggiungere lo stesso livello dell’anno scorso, si spera di fare un passo avanti, quindi spero di fare una gara davvero buona durante una delle classiche e poi concentrarmi ancora un po’ sulla cronometro. Inoltre affronterò il Giro per la prima volta. Quindi tante gare entusiasmanti e tante nuove sfide.

Tu, pur essendo specialista delle cronometro, sei già tra le migliori in salita, eppure in Olanda non ci sono grandi salite. Come fai ad allenarti per questa specifica caratteristica?

Dopo la sosta necessaria post ciclocross sono andata in Spagna per prepararmi per la strada, allenandomi molto in salita. A casa non ci sono grandi ascese, è molto difficile curare questo aspetto, ma quando mi alleno in Olanda posso affrontare il fuori soglia e lavorare sul mio FTP. Quando hai una buona potenza in piano, penso che tu possa avere anche una buona potenza in salita e viceversa. E’ comunque necessario abbinare agli allenamenti a casa anche periodi in luoghi specifici per curare le capacità di scalatore.