Ballerini e il passaggio alla “modalità Belgio”

23.03.2023
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Sanremo alle spalle e ora il Belgio. La campagna del Nord si è aperta ieri a De Panne. Anche se lassù qualche corsa si è già disputata, la sequenza che porta alle grandi classiche è partita ieri. Ed è in questo contesto che Davide Ballerini, dopo averci parlato del lavoro fatto alla Tirreno, ci spiega anche questa transizione.

Una transizione fisica, ambientale, mentale. Ieri il Ballero era in corsa. E ci stato nel vivo fino alla fine quando lui e tre compagni della Soudal-Quick Step hanno fatto parte del ristretto drappello di testa. Tuttavia non sono riusciti a far valere questa superiorità numerica e Jasper Philipsen li ha infilati. Quel che conta però sono state le gambe.

De Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij, Lampaert e Frison
De Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij (che non compare, sulla sinistra), Lampaert e Frison
Davide, Sanremo alle spalle dunque…

Sì, Sanremo alle spalle ed è andata bene fino alla fine. E di questo sono contento perché significa che la gamba c’è. Mi dispiace solo che si poteva fare un po’ di più nel finale… come ha detto Alaphilippe, prendendo il Poggio un po’ più avanti. Magari sarebbe andata diversamente.

Ora si passa alla “modalità Belgio”: c’è tanta differenza tra queste gare e la Sanremo?

Si cambia modalità è vero e c’è una grande differenze fra queste corse. Appena taglio il traguardo di una gara penso subito a quella successiva. Specie per queste gare visto che è tutto l’inverno che ci penso.

Entriamo nei dettagli. Dopo la Sanremo cosa hai fatto? Cosa hai mangiato?

Sono tornato a casa in macchina. La sera a cena ho cercato di non strafare. Come ho detto sono molto concentrato e quindi ho mangiato in modo corretto: un piatto di pasta, qualche verdura e zero alcool. Sono in periodo di astinenza! In generale tutta la settimana ho mangiato molto correttamente.

La domenica in bici cosa hai fatto?

Un’oretta molto tranquilla. E più o meno la stessa cosa il lunedì. Il secondo giorno post Sanremo ho fatto un paio di ore, a far girare la gamba. Due ore facili, facili…  Per smaltire un po’ di Sanremo. E nel pomeriggio ho preso l’aereo per venire quassù in Belgio.

Il lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11° lavorando per i compagni
Il lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11°
Cosa significa fare due ore facili, facili…

Che si pedala intorno alla Z2. Vai anche un po’ a sensazione… se ti senti di dover spingere un filo di più o far girare di più la gamba lo fai. Ma di base ormai siamo in pieno periodo di gare e non ti devi allenare tanto, l’obiettivo è quello del recupero e una gara di 300 chilometri non la togli dalle gambe in un giorno.

Martedì cosa hai fatto invece?

Ho fatto un’ora e mezza ma con qualche lavoretto di attivazione. Si tratta di qualche progressione, non troppo lunga, fino alla soglia, qualche volata. E poi ho fatto il massaggio. A dire il vero un massaggio ero riuscito a farmelo fare anche il lunedì a casa giusto prima di prendere l’aereo.

Ieri si è corso a De Panne…

E ho corso subito in ottica De Panne e non pensando ad altre gare. Si cerca di fare bene subito.

Oggi invece cosa fai?

Un’ora di scarico. Un’ora di scioltezza e poi il massaggio. Io poi salto Herelbeke di domani e corro alla Gand-Wevelgem

Domani, venerdì, quindi cosa farai?

Non correndo farò 3 ore e credo di andare a fare un giro sul percorso della Gand.

In questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recupero
In questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recupero
Come mai non corri ad Harelbeke? Scelta tua o del team?

Scelta reciproca. Oggi bisogna selezionare bene le gare. E’ sempre più difficile e quindi è importantissimo recuperare bene e arrivare alle gare al top. E poi l’anno scorso dopo Harelbeke ho iniziato ad avere dei problemi. Io invece voglio fare molto bene anche nelle settimane successive e non voglio portarmi dietro le fatiche accumulate.

E siamo a sabato: cosa prevede l’allenamento?

Come il mercoledì scorso, faccio quell’oretta e mezza con qualche lavoretto.

E domenica la Gand-Wevelgem… Passare dalla Sanremo al Belgio prevede anche un cambio di clima. Si avverte la differenza?

Nei primi giorni no (ieri a De Panne 12° con pioggia, ndr). Pensavo facesse più freddo, tutto sommato si stava bene anche quassù. Ma poi conta poco, perché il meteo, caldo, freddo o pioggia è uguale per tutti! In questo tipo di settimane devi correre e recuperare e coprirti per evitare malanni.

Con l’alimentazione come va? Avete il vostro chef?

L’alimentazione soprattutto da queste parti è legata al meteo, se fa freddo si cerca di mangiare un po’ di più, ma varia soprattutto in gara, fuori è molto standard. Comunque non abbiamo lo chef, ma siamo in un hotel che ci conosce bene e ci fa mangiare in modo corretto. Diciamo più “pulito” rispetto alla cucina belga classica. E per pulito intendo senza troppe salse, fritti… Abbiamo pasta, riso, olio, carne bianca…. le solite cose.

Venerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del Belgio
Venerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del Belgio
Prima hai accennato ai massaggi, la necessità di farli anche prima del volo. Quando sei in “ritiro” con la squadra li fai tutti i giorni?

In linea di massima sì. Aiutano parecchio e pertanto cerco di farli sempre.

Sul piano tecnico in questa settimana si fa anche qualche prova riguardo ai materiali?

Venerdì per esempio dovrei andare a vedere dei passaggi della Gand e lì c’è sia dello sterrato che del pavé. Porterò un paio di copertoni diversi e cercherò di capire con quale mi troverò meglio. Ci danno delle indicazioni tecniche, ma è anche vero che molto dipende dalle sensazioni del corridore.

Che dire Davide, ti sentiamo davvero concentrato… Incrociamo le dita!

Sì, sono concentrato perché sono consapevole di aver lavorato bene e di stare bene. Anche per questo sono calmo. La gamba c’è.

Pozzovivo, le ambizioni di un “giovane” quarantenne

23.03.2023
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RICCIONE – La forza di Pozzovivo è davvero quella di ripartire quasi da zero senza piangersi addosso e demoralizzarsi. Sotto il punto di vista morale, Domenico è un corridore indistruttibile a scapito degli evidenti segni che porta sul corpo.

E “Pozzo” non disdegna nemmeno la battuta quando gli ricordiamo che una delle ultime volte che lo avevamo visto erano le classiche italiane d’autunno. «Eh, bei tempi quelli in cui andavo forte in salita», ci dice sorridendo prima della nostra chiacchierata.

“Pozzo” si sta già ben integrando nella Israel-Premier Tech. La Coppi e Bartali gli serve anche per questo
“Pozzo” si sta già ben integrando nella Israel-Premier Tech. La Coppi e Bartali gli serve anche per questo

Salite romagnole

Nelle prime due tappe della Coppi e Bartali lo scalatore della Israel-Premier Tech ha dimostrato di avere sempre il solito feeling con la salita, anche se la forma migliore sta arrivando. Sull’arrivo ondulato di Longiano ha chiuso decimo, ovvero nel gruppo che inseguiva i sette fuggitivi, regolati dal californiano Sean Quinn della EF Education-Easy Post. Ora Pozzovivo è ottavo nella generale a meno di un minuto da Schmid (nuovo leader) e guarda avanti con fiducia.

«La prima tappa – racconta Domenico – è stata molto nervosa, con tanti sali e scendi, salite brevi ed esplosive. Personalmente mi è andata bene, perché sono riuscito ad arrivare nel primo gruppo inseguitore di Cavagna. Oggi invece (ieri per chi legge, ndr) c’erano pendenze in doppia cifra. In entrambe le tappe ero lì a battagliare con i migliori nei momenti cruciali. Nei prossimi giorni ci sarà ancora il terreno per fare qualcosa».

Sulle salite in doppia cifra attorno a Longiano, Pozzovivo non si è fatto trovare impreparato
Sulle salite in doppia cifra attorno a Longiano, Pozzovivo non si è fatto trovare impreparato

«La condizione non è male – continua – e comunque l’obiettivo, praticamente sempre quando metto il numero sulla schiena, è quello di fare classifica in queste gare. Alla vigilia della Coppi e Bartali avevo l’ambizione di fare una classifica dignitosa. Magari pensare di riuscire a centrare una top ten non sarebbe stato male. Ecco, qui a Longiano ce l’ho fatta e procediamo così».

Il ritorno

L’inverno incerto che ha vissuto Pozzovivo lo conosciamo. La delusione del mancato rinnovo con la Intermarché Circus Wanty è stata rimpiazzata dalla gioia dell’ingaggio con la Israel, con cui poteva iniziare a correre prima.

«Sarei dovuto rientrare alla Tirreno-Adriatico – spiega – ma sarebbe stato difficile farlo perché ci sono stati un paio di intoppi. Uno burocratico e uno di salute. Avevo preso la bronchite di rientro dal Teide e così ho dovuto stoppare improvvisamente quella che era già una buona condizione. Tuttavia mi sono rimesso in sesto abbastanza presto».

Generazioni a confronto. Marco Frigo e Domenico Pozzovivo hanno diciotto anni di differenza
Generazioni a confronto. Marco Frigo e Domenico Pozzovivo hanno diciotto anni di differenza

«Mi è dispiaciuto tanto non poter continuare con la mia vecchia squadra – prosegue nella sua analisi – anche perché mi è costato a livello tecnico. Ho dovuto passare un inverno in autogestione, senza sapere quando avrei iniziato a correre, qualora mi avesse chiamato qualche altra formazione. Mi ero posto fine febbraio come termine per iniziare a correre. Quella condizione che avevo trovato è servita a poco visto che ormai è roba di un mese e mezzo fa. Sono convinto però che quel lavoro mi tornerà utile qua alla Coppi e Bartali. Dopodiché inizierò a prepararmi per il Giro d’Italia».

Prossimi traguardi

Proprio la corsa rosa è casa sua. A maggio Pozzovivo sarà alla 17ª partecipazione: ininterrottamente presente dal 2010. Ma con quali reali obiettivi partirà, tenendo conto della sua carta d’identità?

«Non mi dispiacerebbe fare un Giro sulla falsariga di quello dell’anno scorso – dice con estrema serenità – con ottime prestazioni in salita. Anche lì punto a fare una top ten. Alla mia età, che saranno 41 anni il prossimo novembre, sarebbe notevole rispettare questo tipo di ambizioni. Durante la mia carriera sono sempre stato meticoloso ma forse il segreto e la difficoltà al tempo stesso è quella di non porsi delle abitudini. Bisogna sempre cambiare e tenersi aggiornato, stando al passo con i giovani che pongono l’asticella sempre più in alto. Se mi fossi arenato sulle prestazioni di 5-6 anni fa non sarei qua, perché non sarei competitivo per quello a cui ambisco».

Pozzovivo è sempre uno dei corridori più acclamati dal pubblico. E lui non si sottrae mai agli autografi
Pozzovivo è sempre uno dei corridori più acclamati dal pubblico. E lui non si sottrae mai agli autografi

«Ora gli obiettivi sono due: essere performante nelle gare a tappe più brevi – conclude – poi essere protagonista come l’anno scorso nelle ultime classiche della stagione. In particolare il Lombardia mi è rimasto sul gozzo per via della caduta che mi ha costretto al ritiro, ma cercherò di rifarmi. Ho firmato solo un anno di contratto, ma non escludo di poter correre anche nel 2024. Vediamo come sarà questa annata che è ancora tutta da correre».

Villa e una Nations Cup vissuta in emergenza

22.03.2023
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Dopo le prime due tappe di Nations Cup su pista è il momento di fare un primo punto della situazione con Marco Villa. Siamo nel pieno delle qualificazioni olimpiche ed ogni trasferta assume un significato particolare in base alla corsa ai posti per Parigi 2024, ma il tecnico azzurro più che alla classifica guarda alle contingenze, legate al calendario dei suoi ragazzi intriso di impegni su strada. Bisogna fare di necessità virtù e non è facile.

Le due trasferte, a Jakarta e Il Cairo, non hanno portato grandi risultati, soprattutto con i quartetti ma Villa questo lo sapeva già: «Abbiamo dovuto affrontare queste trasferte in emergenza, facendo la conta degli elementi a disposizione, ma sinceramente speravo meglio. Per due volte in campo maschile siamo finiti fuori in qualificazione, ma abbiamo pagato problemi superiori a quelli che mi aspettavo e in una situazione già difficile, ci siamo trovati in ulteriori difficoltà anche se naturalmente non sono rimasto contento».

Tanti problemi per Villa nella gestione della Nations Cup. Anche in Canada ci sarà un team rimaneggiato
Tanti problemi per Villa nella gestione della Nations Cup. Anche in Canada ci sarà un team rimaneggiato
Che cosa è successo?

A Jakarta doveva venire con noi Pinazzi, ma la sera prima si è accorto di avere un problema con il passaporto e quindi non è potuto partire. Al Cairo Mattia sapeva di non poter venire essendo già stato precettato da Amadori per alcune trasferte azzurre su strada, è venuto con noi Boscaro, ma il giorno prima della gara ha avuto una crisi di asma da sforzo, non avendo preso le medicine prescritte e il medico ha sconsigliato il suo impiego. Non posso negare che siamo andati male, il vento freddo e la pista all’aperto non ci hanno aiutato. Ora resta la terza prova, speriamo di far meglio, avremo finalmente Pinazzi, ma non avremo un quartetto per i primi 4 posti.

In campo femminile le cose sono andate meglio…

Il quinto posto del Cairo è un bel risultato, considerando che mancavano quasi tutte le titolari e abbiamo inserito giovani come Crestanello e Vitillo che si sono ben disimpegnate. A Milton a differenza dei maschi avremo quasi tutte le più forti e quindi andremo per far bene.

Uno dei due podi azzurri in Egitto, grazie a Michele Scartezzini terzo nell’eliminazione
Uno dei due podi azzurri in Egitto, grazie a Michele Scartezzini terzo nell’eliminazione
Sui social molti si sono allarmati pensando al ranking olimpico e alla qualificazione per Parigi 2024: la situazione ti preoccupa?

La vittoria all’europeo ci pone in una situazione di tranquillità, oltretutto saranno 10 i quartetti qualificati, noi abbiamo una vittoria e due noni posti. Il problema non è la qualificazione, ma la posizione nel ranking. A me non piace andare nelle gare che contano davvero e partire per primi, secondi o terzi, voglio potermi regolare sulla base di quanto hanno fatto gli altri, quindi dovremo risalire la china. C’è un mondiale a punteggio doppio, nel 2024 ci saranno europei e altre due prove di Nations Cup. Io guardo all’aspetto complessivo, lì non dovremo sbagliare.

Il quartetto femminile francese in trionfo a Il Cairo. Per le azzurre un quinto posto non disprezzabile
Il quartetto femminile francese in trionfo a Il Cairo. Per le azzurre un quinto posto non disprezzabile
Chi non è avvezzo alle dinamiche del quartetto può pensare che sia troppo dipendente dal valore dei singoli: se Ganna e Milan non ci sono, si perde troppa qualità…

E’ vero solo in parte. Se non ci sono i titolari bisogna reinventare il quartetto e non è facile. Trovare chi fa la partenza, chi è secondo a tirare che è un ruolo molto delicato. Quando Ganna e Milan sono in gara, le loro trenate consentono agli altri di recuperare, Lamon ad esempio senza di loro è chiamato a un lavoro molto diverso. Cambiano tutti i meccanismi ma questo lo sappiamo. Io però mi aspetto che i giovani si mettano in gioco, mostrino entusiasmo per trovare spazio e non si sentano messi da parte perché ci sono quei due e altrettanto mi aspetto che i meno giovani si facciano vedere per guadagnarsi il posto. Vorrei che prendessero esempio da Viviani…

Il suo secondo posto nell’omnium lo mette al sicuro per i punti necessari per essere ai mondiali…

E’ stato bravissimo, ma io guardo oltre il risultato. Mi è piaciuta la sua continua ricerca di competitività per acquisire più sicurezza che gli sarà utile anche su strada. Alla Ineos sei sempre sotto esame, c’è una competizione interna incredibile. Inoltre mi piace che si stia impegnando anche per il quartetto, sa che se vuole essere a Parigi dovrà essere disponibile e competitivo anche per quello e superare la concorrenza di altri.

Per Viviani piazza d’onore nell’omnium dietro il transalpino Bourdat, ma ottimi segnali complessivi
Per Viviani piazza d’onore nell’omnium dietro il transalpino Bourdat, ma ottimi segnali complessivi
Queste prove di Coppa, relativamente alle altre squadre, che ti hanno detto?

La competitività è altissima, le altre Nazioni hanno perso al massimo un elemento, sapevamo già che non c’era partita. Alla Francia ad esempio mancava solo Thomas. Noi eravamo con il quartetto a mezzo servizio. Quando agli europei eravamo al completo la situazione è stata ben diversa.

Tornando a giovani e meno giovani, fra le donne questo sta avvenendo?

Io noto un grande entusiasmo, il mio lavoro è iniziato da poco. Mi sono accorto però che dietro una generazione di campionesse, da Balsamo a Paternoster, da Guazzini a Barbieri e le altre, c’è un buco. Ci manca quasi completamente il settore under 23, il che significa che dobbiamo lavorare sulle più giovani e farle maturare in fretta. Per questo le prestazioni di Crestanello e Vitillo mi hanno confortato. Il gruppo è nutrito, ma non dobbiamo dimenticare i ricambi.

Miriam Vece, qui in semifinale, ha chiuso quarta nella velocità, suo miglior piazzamento di sempre
Vece, qui in semifinale, ha chiuso quarta nella velocità, suo miglior piazzamento di sempre
Miriam Vece quarta nella velocità significa che la qualificazione olimpica è più vicina?

Sì, ha fatto un grande passo avanti, ma non deve fermarsi. Deve dare continuità alle sue prestazioni. Lei sa che la sua specialità, i 500 metri da fermo, non è olimpica, prima sottovalutava il keirin perché ne aveva un po’ paura, ma ora la vedo più convinta e in Egitto è andata a livelli altissimi, ma io credo siano quelli i suoi. Deve solo crederci, d’altronde nella velocità non abbiamo una squadra al femminile e al maschile forse è ancora presto per staccare il biglietto olimpico, quindi bisogna puntare sulle specialità singole.

Che ti aspetti dalla prossima prova di Milton?

Saremo ancora in emergenza, lo so già, ma almeno al maschile recupererò Pinazzi e fra le ragazze rientreranno un po’ di titolari. Spero comunque che le prestazioni siano superiori a quelle finora registrate, da parte di tutti.

La Classicissima di Verre, debuttante curioso

22.03.2023
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Alessandro Verre (in apertura foto Getty) ha esordito nella Milano-Sanremo, la sua prima classica monumento. Certo, sapere che uno scalatore prenda parte alla Classicissima fa un po’ sorridere. Ma è italiano, pieno di entusiasmo e tutto sommato ci aveva incuriosito ciò che ci aveva detto prima del via.

Ad Abbiategrasso di fronte al suo esordio avevamo chiesto al corridore lucano della Arkea-Samsic se avesse provato il finale e lui aveva replicato che non ci aveva messo ruota. Che quel che sapeva della Sanremo lo sapeva dalla tv, dalle tante gare viste quando era bambino. E nel ciclismo dei dettagli, del “si sa tutto prima”, ci aveva un po’ colpito.

Verre la Sanremo l’ha finita. Ha completato il suo “viaggio” in 166ª posizione ad oltre 13′ da Van der Poel. Alla fine è stata una bella avventura.

Alessandro Verre (classe 2001) è pro’ dallo scorso anno. Era alla sua prima Sanremo
Alessandro Verre (classe 2001) è pro’ dallo scorso anno. Era alla sua prima Sanremo

Alessandro, allora come è andata? Cosa ti è sembrato? La percezione della tv è stata diversa dalla realtà?

Di solito dalla tv e dai social si guarda il finale, Cipressa e Poggio. Mi sono ritrovato nel gruppetto quando sono arrivato al Poggio. E anche se l’ho fatto dietro, è stato abbastanza duro. Non per la salita, che non è durissima, ma perché arrivava nel finale.

E invece la prima parte? Tutto quel primo tratto di pianura cosa ti è perso?

Che è lunga! Ma c’era tensione, il che è strano, no? Perché comunque sai che sono 300 chilometri, tanta pianura, strade larghe… 

Come mai?

Proprio perché è così lunga, un po’ tutti vanno di riserva e cercano di limare il più possibile. E anche dal mio punto di vista ci sono state situazioni particolari. Per esempio, quando un corridore magari si ritrovava al vento, vedevi subito che si spostava. Che voleva coprirsi. Poi però anche quello che era dietro di lui si spostava e così via… E quindi tu eri, per dire, in decima, ventesima ruota, ti ritrovavi davanti senza sapere perché. La parola perfetta per la prima metà dunque era limare.

Il lucano (a destra) a colloquio con Barguil (foto Getty)
Il lucano (a destra) a colloquio con Barguil (foto Getty)


Si aspettava il Turchino oppure tutto sommato era una normalità?

Diciamo che è stata la normalità. Poi comunque un po’ di differenza l’ha fatta anche il vento. Dalla macchina ci dicevano come era previsto e quanto forte fosse. Ed era previsto anche un po’ contrario. Anche io ho preferito stare più sulle ruote.

Qual era il tuo compito?

Quello di portare Barguil davanti, specie sul Turchino. Dovevamo portarlo più avanti, ma col vento contro, ci siamo parlati e lui è voluto restare più indietro e quindi siamo rimasti di più sulle ruote, tranquilli. Mancavano più di 150 chilometri… ed eravamo ancora a metà.

Quando si è accesa la corsa in gruppo?

In fondo alla discesa del Turchino. E ancora, dopo l’ultima pausa pipì a 70-80 chilometri dall’arrivo. Quasi tutto il gruppo si è fermato: anche i big Van der Poel, Van Aert, Pogacar…  Si sono fermati tutti contemporaneamente. Però già si andava forte, eravamo tutti in fila indiana.

Una volta in Riviera, dice Verre, il ritmo è aumentato sensibilmente
Una volta in Riviera, dice Verre, il ritmo è aumentato sensibilmente
E questa seconda parte in Riviera come l’hai vissuta?

Il ritmo come detto è sempre stato alto. E quando passavi nei paesi non sapevi mai cosa ti aspettava, anche se guardavi le mappe sul computerino. E poi tutte le squadre iniziavano a portare i capitani davanti e di conseguenza il ritmo è aumentato.


Hai detto di essere rimasto con il gruppetto: dove ti sei staccato?

Su Capo Berta. Si andava davvero forte, dopo il Turchino ho visto che abbiamo fatto 2 ore a 50 di media. Io tutto sommato sono rimasto tranquillo, anche perché sapevo di non stare benissimo. La settimana prima mi ero ammalato e non avevo le stesse gambe della Strade Bianche. E anche alla Milano-Torino avevo visto di non stare benissimo. L’ho presa più per fare esperienza. Come avevo detto prima di partire era la corsa più facile, ma non da portare a termine.

Su Capo Berta, ti sei staccato perché non avevi le gambe o perché si è aperto un buco, un ventaglio?

Non avevo le gambe. Salivamo sui 30 all’ora, credo. Viaggiavo a circa 75-80 rpm con il 54×21, credo… Ed è duretto. E’ la Sanremo: è particolare, lunghissima, devi stare attento a tutto, all’alimentazione soprattutto. Io ho mangiato… forse anche troppo. Che poi non è troppo. Ho mangiato il giusto per la Sanremo, ma proprio perché è lunga. il giusto è tanto. E io non sono abituato a mangiare così tanto. Mi sono sentito appesantito.

Grande tensione nell’ingresso dei vari paesi e delle varie cittadine. Gruppo allungato
Grande tensione nell’ingresso dei vari paesi e delle varie cittadine. Gruppo allungato
Sapevate poi in corsa chi aveva vinto?

Stavamo attaccando il Poggio, se ben ricordo. Dalla radio ci hanno detto Van der Poel, Van Aert, Pogacar… Non ho capito se il nome di Ganna mi fosse sfuggito, ma quando sono arrivato e ho visto l’ordine d’arrivo è stata una sorpresa vedere Pippo secondo.


Dopo esserti staccato, nel gruppetto in cui viaggiavi giravate tutti regolari o c’era qualcuno che tirava di più?

Cavendish e infatti alla fine ci ha staccato sul Poggio.

Se dovessi rifarla, che cosa hai imparato da questa esperienza?

Che la Sanremo è lunga! Che bisogna limare su tutto e che se dovessi ritornarci di sicuro farei almeno un allenamento più lungo. Ma in questo senso credo che faccia una grande differenza l’aver fatto un grande Giro. Come si dice: quello ti cambia un po’ il motore.

E la sera cosa hai fatto? Una pizza te la sei concessa?

No, sono andato a Nizza. Ho aspettato il volo per Napoli e da lì in auto fino a casa, dove sono arrivato a notte fonda.

Le fughe della Sanremo: l’esperienza di Tonelli e Maestri

22.03.2023
6 min
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Nella fuga della Milano Sanremo si sono ritrovati gomito a gomito due atleti che di esperienza, nell’anticipare il gruppo, e non solo, ne hanno tanta. Si tratta di Mirco Maestri e di Alessandro Tonelli, due corridori che di chilometri in testa alla corsa ne hanno messi tanti nelle gambe. I due ora si trovano rispettivamente alla Eolo-Kometa ed alla Green Project-Bardiani, ma in precedenza hanno condiviso la stessa maglia della formazione di Reverberi.

Maestri (davanti) e Tonelli (dietro) avevano già condiviso una fuga alla Sanremo in maglia Bardiani, era il 2019
Maestri (davanti) e Tonelli (dietro) avevano già condiviso una fuga alla Sanremo in maglia Bardiani, era il 2019

Maglie diverse, stessa situazione

Maestri e Tonelli, insieme agli altri sette corridori, si sono sciroppati 259 chilometri di fuga alla Sanremo. Una giornata in avanscoperta ma con le ore contate, una specie di “bomba ad orologeria” pronta ad esplodere. Insieme a loro scopriamo come si gestiscono e cosa si fa in una fuga così particolare come quella della Classicissima di Primavera. 

«L’avevo fatta in fuga dal 2016 al 2019 – attacca Maestri – poi per motivi diversi negli ultimi anni prima non ho partecipato e poi, l’anno scorso, ho corso in gruppo a sostegno di un mio compagno. Devo dire che una Sanremo dove la fuga prende solamente tre minuti non me la ricordo, eppure siamo andati forte, ma da dietro non ci hanno lasciato spazio. Nel 2016, per esempio, eravamo in undici e siamo arrivati a più di dieci minuti di vantaggio. Rispetto alle edizioni precedenti quest’anno abbiamo anche fatto fatica a portare via il gruppetto degli attaccanti. Infatti, io e Alessandro (Tonelli, ndr) ci siamo avvantaggiati subito ed abbiamo aspettato l’arrivo degli altri.

«Si è trattata di una mossa di esperienza – gli fa eco l’amico Tonelli – abbiamo preso quei quindici secondi sul gruppo che ci hanno fatto comodo. Una volta che il gruppo ha rallentato noi ci siamo fermati, letteralmente, ad aspettare i contrattaccanti. Quest’anno, rispetto alle edizioni precedenti, la fuga è andata via con tanta difficoltà anche a causa del cambio di percorso. Con la partenza da Abbiategrasso i primi 30 chilometri erano completamente differenti e c’era un po’ di timore».

Nella Sanremo 2022, Tonelli insieme a Rivi è arrivato fino al Poggio in fuga
Nella Sanremo 2022, Tonelli insieme a Rivi è arrivato fino al Poggio in fuga

La gestione

Quella della Sanremo sembra una fuga scontata, dove il gruppo ti tiene nel mirino e con due pedalate, nel momento clou, ti riprende. Ma dal racconto di Maestri e Tonelli non pare proprio così, anzi.

«La Sanremo – spiega Paperino Maestri – è una corsa nella quale non si sa mai. In gruppo diventa molto più stressante rispetto al correrla in avanscoperta, devi sempre limare e anche a tanti chilometri dall’arrivo sale lo stress. Alla fine vengono fuori due corse completamente differenti. Vi faccio un esempio: sul Turchino noi davanti andiamo forte ma non a tutta, mentre in gruppo si apre di più il gas. Questo perché la discesa che porta a Genova è insidiosa e in mezzo al gruppo si rischia e non poco (anche quest’anno, infatti sia in salita che in discesa ci sono state due cadute, nella prima è stato coinvolto Alaphilippe, ndr).

«Poi una volta arrivati sul mare inizia un’altra corsa, in fuga si va a tutta e cerchi di prendere più vantaggio possibile. La speranza è quella di arrivare sul mare con 5 minuti di vantaggio, così sei abbastanza sicuro che vieni ripreso a metà Cipressa, per cercare di rimanere agganciato ed arrivare nel finale davanti. A me non è mai successo, a Tonelli, fortunato lui – dice ridendo – sì, anzi lui è stato ripreso sul Poggio l’anno scorso!». 

«Non è così semplice – replica il corridore della Green Project – siamo consapevoli del fatto che verremo ripresi, ma per motivi diversi conviene andare avanti. Io preferisco anticipare perché sono consapevole che riesco a gestire meglio lo sforzo se lo affronto con più costanza. Nel 2018, l’ultimo anno che l’ho fatta in gruppo, sono arrivato dopo la Cipressa che ero finito. In questi anni sono riuscito a gestirmi bene, tant’è che sono arrivato fin sul Poggio lo scorso anno. A Mirco devo una fuga fino a lì, ci ha provato, ma non è mai riuscito».

Quest’anno i fuggitivi non sono mai andati oltre i tre minuti di vantaggio
I fuggitivi non sono mai andati oltre i tre minuti di vantaggio

Anticipare e “sperare”

Quella della Sanremo non sarà una fuga di anticipo come quella della Roubaix, in cui dal gruppo in avanscoperta può uscire il vincitore della corsa. Tuttavia anticipare il gruppo può portare i suoi frutti.

«Ormai – dice il corridore della Eolo – anticipare e fregare il gruppo è diventato difficilissimo. Qualche anno fa non c’era tutta questa conoscenza anticipata delle condizioni di gara, il vento era la più grande incognita e tu andavi in fuga sperando giocasse a tuo favore. Perché, se lo hai alle spalle, è tutto un altro programma. Sai che il gruppo non può guadagnare troppo tempo nel breve periodo. Negli ultimi anni, ormai, si sa tutto prima, anche la direzione del vento quando si arriva sul mare. Io quando vado in avanscoperta non penso mai al fatto che sia un’operazione “suicida”, ma credo sempre di poter fregare il gruppo. Altrimenti, se non parti convinto di testa, è meglio che stai indietro».

La Sanremo in gruppo si vive con più nervosismo, lo sa bene Alaphilippe caduto sulla salita del Turchino
La Sanremo in gruppo si vive con più nervosismo, lo sa bene Alaphilippe caduto sulla salita del Turchino

L’avviso di Mosca

La Trek Segafredo è una delle squadre che si è incaricata in primis di gestire l’inseguimento. Uno dei volti che appariva sempre nelle prime posizioni del gruppo era quello di Mosca, mai fuori dai primi dieci fino ai Capi. Insomma, per il corridore piemontese più di 200 chilometri ad inseguire. 

«Parlavo con lui prima del via – spiega Tonelli – e mantenere la fuga sotto controllo era parte del programma. L’anno scorso sono andato così tanto avanti, perché abbiamo giocato bene le nostre carte e sfruttato il vento a favore una volta arrivati sul mare. Quest’anno c’era ancora una volta il vento a favore, ma dietro hanno tirato costantemente in quattro e non siamo riusciti a prendere vantaggio. In fuga devi giocare sull’esperienza, è un braccio di ferro psicologico, non di forza bruta.

«Se vedi che il gruppo fin da subito ti tiene a tre minuti tu stai lì e gestisci lo sforzo. Poi nelle zone favorevoli, come il passaggio da Genova dove il gruppo si ferma, dai gas e provi a guadagnare tempo. Nel ciclismo moderno non ci sono più grandi occasioni per i fuggitivi della prima ora. Anche alla Tirreno negli ultimi anni sarà arrivata una sola volta la fuga al traguardo. Ma due corridori esperti come noi due non si fanno demoralizzare e ci proveranno sempre».

Mosca e la Trek si sono sobbarcati gran parte dell’inseguimento, così da tenere la corsa il più chiusa possibile
Mosca e la Trek si sono sobbarcati gran parte dell’inseguimento, così da tenere la corsa il più chiusa possibile

I pitstop

Una cosa che si nota in una gara da quasi 300 chilometri sono i continui pitstop, soprattutto nella prima parte di corsa. I corridori del gruppo si fermano spesso per i propri bisogni e hanno più tempo per gestirsi. In fuga, invece, il tempo e lo spazio sono contati. Sabato, alla Classicissima, il giovane francese della Tudor: Aloi Charrin, ha fatto un piccolo scatto per avvantaggiarsi e fermarsi

«E’ un’abilità anche quella – dice Maestri- io nel 2019, alla Tirreno, quando ho vinto la maglia della classifica a punti, ho imparato a fare i bisogni mentre sono in bici. Non è semplice, però ti lanci, fai e perdi molto meno tempo che a fermarti. Alla Sanremo, però, il ragazzo della Tudor non era capace e la situazione stava diventando un’agonia. Così gli abbiamo detto di fermarsi e che lo avremmo aspettato. Diciamo che fermarsi sul Turchino non è stata la mossa migliore, ma alla fine cambia poco scendere da 3 minuti a 2’30”. Tanto il gruppo non aveva intenzione di riprenderci a 150 chilometri dall’arrivo».

Raccagni: i due podi e il racconto dei primi mesi in Belgio

22.03.2023
7 min
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Uno dei nostri italiani all’estero ha iniziato la stagione con il piglio giusto: si tratta di Andrea Raccagni Noviero (in apertura a destra). Con la maglia della Soudal Quick Step Devo Team ha già trovato due volte la via del podio. Due bei risultati che danno fiducia nel suo percorso, ancora lungo, di crescita. Insieme a Raccagni leviamo la tenda al sipario del neonato Devo Team, guardando dietro le quinte della squadra più importante del Belgio

«Le prime gare sono andate sorprendentemente bene – racconta da casa – la prima era una gara 1.2, quella di domenica una corsa del calendario nazionale. Però sono risultati inaspettati, l’anno scorso avevo già fatto un po’ di esperienza in prove del genere, ma non ero in grado di correre da protagonista. Quest’anno, invece, riesco ad essere pronto e performante, considerando che nelle corse 1.2 abbiamo trovato anche squadre professional».

Raccagni arriva da due anni fra gli juniores alla Work Service
Raccagni arriva da due anni fra gli juniores alla Work Service
Cosa è cambiato dallo scorso anno?

Gli allenamenti sono cambiati e tanto. La squadra ha un unico preparatore di riferimento ed è davvero in gamba. E’ soprattutto grazie a lui se ora dopo 150 o 170 chilometri riesco a fare buoni numeri. 

Hai lavorato tanto in inverno?

Ci siamo concentrati molto su allenamenti e recupero. A dicembre e gennaio ho messo nelle gambe tante ore, e per migliorare ancora di più sono andato in ritiro da solo in Spagna. 

Cosa è cambiato negli allenamenti?

I volumi direi, faccio tante ore rispetto all’anno scorso, sono molto più controllato. Il preparatore carica l’allenamento su Training Peaks e io me lo ritrovo sul Garmin, è tutto molto semplice. Mentre pedalo ho una linea che si muove sullo schermo e io devo rimanere nei parametri indicati.

Raccagni (a destra) dopo il podio ottenuto domenica alla Zuidkempense Pijl-Gp Wilfried Peeters, ds della Soudal (al centro)
Raccagni (a destra) dopo il podio ottenuto domenica alla Zuidkempense Pijl-Gp Wilfried Peeters, ds della Soudal (al centro)
Hai lavorato in palestra?

Sì, ho messo su un po’ di massa, però alternando varie attività. In palestra sono andato molto in inverno, fino a tre volte a settimana. Il giorno più duro durante la preparazione era il mercoledì: tre ore di bici, un’ora in palestra e la sera corsa.

Quindi anche tanta corsa a piedi? Come mai?

Riesci a fare volume, io la facevo principalmente a bassa intensità. Poche volte mi sono ritrovato a fare delle ripetute. La corsa poi ti aiuta a sviluppare anche la forza, ed è una buona alternativa alla palestra. 

Hai aumentato l’intensità in bici?

No. Quando faccio intervalli di lavoro come il VO2Max o i 30-30 non sono mai al massimo dello sforzo. Però, quando poi mi trovo in corsa e devo andare a tutta, riesco ad avere wattaggi migliori. 

E sul recupero?

Ho un orologio, ed il preparatore, tramite uno strumento, collegato a Training Peaks, monitora le ore, i battiti e la variabilità cardiaca. In questo modo riesce sempre a sapere come ho dormito e se ho recuperato nella maniera giusta. Più dormi e meglio stai, e di questo me ne accorgo anche quando salgo in bici. Per esempio: ieri sono tornato all’una di notte dal Belgio ed ho dormito solo sette ore. Se oggi dovessi fare una gara non riuscirei a performare al meglio. 

Correre al Nord è differente, la gara viene gestita in maniera più aggressiva dai corridori
Correre al Nord è differente, la gara viene gestita in maniera più aggressiva dai corridori
Come sei riuscito a migliorare il ciclo del sonno?

In Belgio si hanno ritmi di vita diversi, si cena molto presto, capita che alle 19 siamo già a tavola. Una volta finito di cenare, c’è ben poco da fare quindi si va a letto prima. Anche la notte prima delle corse riesco a dormire otto o nove ore. Complice il fatto che le gare partono sempre intorno a mezzogiorno, ed in Belgio in un’ora e mezza sei ovunque. 

Come si organizzano le corse: trasporti, bici e tutto il resto?

Per me è un po’ diverso, perché io prendo l’aereo ogni settimana da casa per andare in Belgio a correre. Di solito parto il sabato mattina e torno la domenica sera. Quando arrivo però è tutto perfetto: ho già la bici pronta per la sgambata e un pulmino che mi porta all’hotel. Gli altri ragazzi, quelli belgi, sono più autonomi.

Un trattamento da professionisti insomma…

Siamo sicuramente seguiti in maniera perfetta, però non è tutto così estremizzato. Per esempio, sul lato dell’alimentazione siamo molto liberi. Le gare che andiamo a fare non hanno tanto dislivello, per cui possiamo avere qualche chilo in più, uno o due, sia chiaro. Lo stesso preparatore ci dice che è meglio, così da non arrivare tirati alla fine ed avere più potenza da scaricare sui pedali.

Raccagni ha colto il primo podio in Olanda, alla Dorpenomloop Rucphen, sua terza gara stagionale
Raccagni ha colto il primo podio in Olanda, alla Dorpenomloop Rucphen, sua terza gara stagionale
In corsa come vi comportate?

Non abbiamo mai un capitano designato, ognuno può giocarsi le proprie occasioni. In gara dobbiamo comunicare tanto ma questo non è un problema. Domenica abbiamo attaccato tutto il giorno, non puntiamo a controllare la corsa ma a porci sempre in vantaggio, mettendo un uomo in fuga o anticipando i velocisti. Il mio compagno, Jonathan Vervenne, proprio domenica, ha vinto con una sparata negli ultimi cinque chilometri. 

I percorsi ed il modo di correre sono nuovi per te?

Come detto qualcosa avevo già provato gli anni scorsi, ma non con così tanta varietà. La difficoltà maggiore sono i ventagli, è un continuo aprire il gruppo. Molte volte i diesse, nelle riunioni prima della gara, ci dicono di spezzare il gruppo anche dopo solamente 20 chilometri. Quando si può fare la differenza è sempre bene cogliere l’occasione, ti ritrovi in vantaggio e gli altri devono inseguire. Poi rientrano sempre, perché dopo pochi chilometri le ammiraglie non fanno barrage, ma per farlo mettono nelle gambe una fatica incredibile. Una volta che ti stacchi, per qualsiasi motivo, è difficile che rientri in cinque minuti, anzi, spesso ci metti chilometri e chilometri. 

Ti è capitato di trovarti ad inseguire il gruppo?

Urca! Nelle prime cinque gare ho forato quattro volte e ne sono caduto una. Quando sei all’inseguimento del gruppo è una faticaccia. Si è sempre con la gamba in tiro, la corsa di domenica l’ho finita con 285 watt medi. La domenica precedente, dove sono arrivato terzo anche in quel caso, ho finito con 300 watt medi.

Si è piazzato alle spalle di Laurenz Rex (1°) e di Gianluca Pollefliet (2°)
Si è piazzato alle spalle di Laurenz Rex (1°) e di Gianluca Pollefliet (2°)
Cosa hai capito da queste prime esperienze?

Che correre davanti è fondamentale, perché se ti trovi dietro nel momento sbagliato sei finito. Meglio stare sempre nelle prime posizioni, prendi un po’ di vento ma è preferibile al rincorrere. In gruppo non si sta bene, non c’è la fase tranquilla di corsa, “colpa” anche dei percorsi. 

Che percorsi hai trovato?

Oltre al vento, che più vai verso l’Olanda più aumenta, tante curve e strade strette, è un continuo rilanciare. Non facciamo molto dislivello ma la fatica è sempre tanta, le corse vengono dure a seconda di come le interpreti. In gruppo non si sta mai bene, i velocisti devono avere una grande resistenza. E anche se rimangono attaccati sprecano tanti uomini per restare in gruppo o per chiudere sulle fughe. Domenica il mio compagno ha fatto un’azione incredibile negli ultimi cinque chilometri, che ha messo nel sacco tutti i velocisti. E’ partito ed è arrivato al traguardo con tre secondi di vantaggio, è rimasto sempre a quella distanza. Quegli ultimi cinque chilometri li abbiamo fatti a 52 di media e lui davanti era da solo, con cinque, massimo sette, secondi. 

In queste gare c’era anche Delle Vedove, ti sei confrontato con lui?

Sì, avendo lo stesso procuratore, siamo spesso in contatto. Proprio domenica mi raccontava di come alla Intermarché abbiano un modo di correre differente. Loro lavorano per un uomo solo, il velocista, che domenica era proprio lui. Noi alla Quick Step partiamo con diverse opzioni, anche perché non è facile capire cosa succederà poi in corsa. 

Raccagni (a sinistra) sulle pietre del Nord ha ritrovato Delle Vedove (al centro), suo compagno di team nel quartetto iridato a Tel Aviv (foto Uci)
Raccagni (a sinistra) al Nord ha ritrovato Delle Vedove (a sinistra) suo compagno nel quartetto iridato a Tel Aviv (foto Uci)
Tu sei arrivato anche a giocarti la vittoria alla Dorpenomloop, com’è stato?

Tostissimo. E’ stato il podio più importante dei due conquistati, perché la corsa era una 1.2, proprio per questo gli avversari erano fortissimi. Il ragazzo della Intermarché che ha vinto, Laurenz Rex, corre nella WorldTour, ha fatto gare come la Volta a Andalucia. Siamo arrivati in tre a giocarci la vittoria in volata: il ragazzo della Intermarché, uno della Lotto Dstny ed io, ma gli altri due erano più forti. 

Un bell’inizio insomma, che dà fiducia.

Assolutamente. Anche perché la squadra è contenta e mi sta dando tante occasioni per mettermi in mostra. Mercoledì non dovevo correre la Younger Coster Challenge, ma visto che sto andando bene la squadra mi ha dato fiducia e continuerà a farlo se ne darò la motivazione. 

Il nuovo Cavagna, col solito marchio di fabbrica

22.03.2023
4 min
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RICCIONE – Il colpo che ieri Remi Cavagna ha sparato quando mancavano 42 chilometri al traguardo potrebbe risultare decisivo due volte. La prima perché gli ha regalato il successo in solitaria a Riccione nella tappa inaugurale della Settimana Internazionale Coppi e Bartali. La seconda perché potrebbe permettergli di vincere la generale.

Il 27enne francese della Soudal-Quick Step guida con 36” di vantaggio sul compagno Mauro Schmid, che proprio sullo stesso traguardo aveva trionfato un anno fa e che ieri ha stoppato ogni tentativo di chiusura degli avversari vincendo la volata degli inseguitori davanti all’olandese Pluimers della Tudor. Il percorso della gara del G.S. Emilia, seppur preveda ancora salite nelle prossime frazioni, non sembra impossibile per Cavagna.

L’azione di Cavagna si è evoluta sui gpm di Montescudo. Prima riprendendo Teugels (Bingoal) poi andando via solo
L’azione di Cavagna si è evoluta sui gpm di Montescudo. Prima riprendendo Teugels (Bingoal) poi andando via solo

E’ vero che Remi in passato non si è mai cimentato molto nel curare la classifica dei piccoli giri a tappe, però l’impressione è che la forma al momento sia quella giusta. E poi sabato a Carpi, all’ultimo giorno, ci sarà ancora una possibilità di risistemare le cose qualora si fossero complicate nei giorni precedenti

Morale e fiducia

Gli abbracci che riceve Cavagna dai suoi compagni di squadra dopo il traguardo sono l’istantanea più nitida che certifica il perfetto gioco di squadra avvenuto negli ultimi 28 chilometri. Lì, sul secondo gpm di Montescudo, ultimo di giornata, il ragazzone di Clermont-Ferrand, che ha origini di Lepreno, (paesino bergamasco vicino a Serina), è rimasto solo.

«Ero venuto qua alla Coppi e Bartali – ci spiega Cavagna dietro il podio delle premiazioni, dove ha ricevuto anche la maglia della classifica a punti che verrà indossata da Schmid – per puntare alla crono finale di Carpi. Quella tappa resta un obiettivo, ma è ovvio che adesso faccia un pensierino anche alla classifica generale. Quei 18,6 chilometri contro il tempo erano importanti ed ora a maggior ragione lo saranno ancora di più».

Un momento di relax per Cavagna prima di salire sul podio e ricevere le maglie della generale e della classifica a punti
Un momento di relax per Cavagna prima di salire sul podio e ricevere le maglie della generale e della classifica a punti

«Sono molto contento della vittoria – prosegue – perché mi dà tanto morale. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho fatto un po’ di prove generali per sabato visto che gli ultimi 27 chilometri li ho fatti da solo, ben protetto dai miei compagni. Poi questo è il primo successo in Italia, dove ho parenti in una zona di Bergamo in cui i Cavagna nascono come funghi (sorride, ndr)».

Nuovo Remi

L’ultimo successo di Cavagna risale alla cronometro del Tour de Pologne nel 2021. Nel mezzo un periodo buio che ha rivisto la luce ad inizio stagione. Circa 120 chilometri di fuga sulle cote della Faun Ardèche Classic e poi altri 95 in avanscoperta nella frazione di montagna alla Parigi-Nizza.

«A fine 2021 mi ero fratturato delle vertebre – racconta Remi – e quello scorso di conseguenza è stato un anno molto difficile. Avevo sempre delle tensioni nella parte lombare. Per fortuna quel momento è dietro di me ed ora c’è un nuovo Remi. Solitamente vado forte e vinco a crono, ma qua ho vinto come mi è capitato altre volte in passato. La Dwars door Vlaanderen, la tappa alla Vuelta nel 2019 e la stessa Faun Ardèche. Tutte con fughe solitarie.

«Buttando uno sguardo al resto dell’annata – conclude Cavagna prima di concedersi ai selfie di alcune appassionate tifose – punto ai campionati nazionali sia in linea che a crono. Poi mi concentrerò sul Tour de France per qualche tappa. Naturalmente anche le prove contro il tempo di mondiali ed europei sono degli obiettivi. Ma ci penserò più avanti».

Catalunya, vince Ciccone: per Cataldo e per il morale

21.03.2023
4 min
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Evenepoel scatta ancora. Stringe bene la prima curva e poi si rilancia verso la seconda, dopo la quale c’è l’arrivo. Ciccone ha battezzato la sua ruota da quando il campione del mondo ha aperto il gas e non la molla nemmeno questa volta. Per chi lo conosce è facile pensare che voglia dedicare la vittoria all’amico Cataldo e per questo è disposto ad andare a fondo nella sofferenza. Ma queste sono parole, sulla bici hanno un altro suono e ben altro sapore. Eppure l’ennesima accelerazione di Remco non scava buchi, fra le ruote non c’è luce e quando il belga allarga la linea entrando nell’ultima curva, Ciccone si infila lesto come una saetta. Le mani questa volta sono basse sul manubrio, la lezione di Tortoreto ha trovato la giusta considerazione.

Il rettilineo è breve e si apre davanti. Evenepoel è indietro, Roglic tenta la rimonta, ma non guadagna neanche un centimetro. Ciccone conquista l’arrivo di Vallter, località sciistica oltre i duemila metri. E anche se nel suo palmares ci sono tappe del Giro e la maglia gialla del Tour, visti i rivali che ha battuto, per l’abruzzese si tratta della più bella vittoria.

«Siamo partiti con il piede giusto – sorride con lo sguardo sicuro – e oggi è stata una vittoria molto particolare. Dopo la caduta di Cataldo, avevo promesso alla squadra che avrei vinto per lui e farlo così, con questi corridori, è ancora più bello. Quindi oggi la dedico a Dario e gli auguriamo tutti di rimettersi il prima possibile».

E’ stato Evenepoel a fare il forcing decisivo dopo il team Bahrain, ma con lui sono rimasti Ciccone e Roglic
E’ stato Evenepoel a fare il forcing decisivo dopo il team Bahrain, ma con lui sono rimasti Ciccone e Roglic
Racconta, cosa hai combinato?

L’ultima salita è stata davvero molto veloce e nella mia testa ho cercato di fare del mio meglio per rimanere agganciato. Segui, segui, segui. Nell’ultimo chilometro ho cercato di ragionare e di non sbagliare niente.

Infatti è sembrato un finale perfetto.

Non so dove ho trovato le forse per fare l’ultimo sprint negli ultimi 50 metri, ma ora sono davvero felice. Voglio godermi questo giorno e domani iniziamo a pensare al resto della corsa.

Eri venuto per fare classifica?

No, l’idea principale era puntare a una tappa. Ma per come si è messa finora, potrei anche lottare per la classifica. La vivrò giorno per giorno e senza stress. La squadra è forte per ogni tipo di corsa (dopo aver perso ieri Cataldo, la Trek-Segafredo oggi ha perso per caduta anche Elissonde, ndr).

Gli attacchi di Evenepoel facevano male?

Sappiamo tutti che quando si muove Remco, devi seguirlo, ma devi avere le gambe per farlo, quindi non è facile. E’ facile saperlo, ma è difficile farlo. Oggi è andata bene, ho avuto le gambe che servivano.

Questa volta in volata è andata bene…

Ne avevo persa qualcuna nelle ultime settimane (il riferimento proprio al giorno di Tortoreto lo fa sorridere, ndr), ma sapevo di stare bene. E ho fatto tutto nel modo giusto.

Come è stata l’ultima salita?

L’abbiamo fatta veramente molto forte. Il Bahrain l’ha presa subito con un ritmo veramente fortissimo. Poi il passo è calato verso la metà, quando è andato via Chaves. Io comunque sapevo quello che dovevo fare. Sapevo che avrei corso solo sulle ruote di Evenepoel e di Roglic e così ho fatto. Mi sono giocato le mie carte fino alla fine.

Ciccone ha parlato di vittoria più bella della carriera e l’ha dedicata a Cataldo
Ciccone ha parlato di vittoria più bella della carriera e l’ha dedicata a Cataldo
Evenepoel ha continuato a scattare sino in cima.

E’ andato veramente fortissimo, negli ultimi metri ero al limite. Però quando vedi il traguardo, riesci a trovare qualche energia per sprintare e dare il 100 per cento.

Il fatto di essere oltre i duemila ha inciso?

Mi sono sempre trovato bene in altura e mi piace molto arrivare su queste salite molto lunghe, ma regolari e soprattutto sopra i 2.000 metri. Quindi sapevo che oggi potevamo giocarci una buona occasione e farlo così con i migliori al mondo per me è una grande soddisfazione. Non ho paura di dire che sia la vittoria più bella della mia carriera.

Zanardi, carburare in fretta dopo il solito periodo opaco

21.03.2023
4 min
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Silvia Zanardi ha un rapporto conflittuale con questo periodo dell’anno. Una sliding door climatica che soffre più del dovuto e che le condiziona prestazioni e pensieri. Il termine dell’inverno, o se preferite l’equinozio di primavera, giunto ieri può essere un segnale incoraggiante per la 23enne della BePink (in apertura foto Ossola), anche per scrollarsi di dosso un po’ di malanni e malumori di stagione.

«Domenica al Trofeo Binda – ci racconta Zanardi – non stavo ancora bene. Ho un gran raffreddore e ho fatto fatica. Probabilmente può essere una conseguenza degli sbalzi termici degli ultimi giorni e del virus gastrointestinale che ho avuto al Trofeo Ponente in Rosa quasi due settimane fa. In Liguria dopo la cronosquadre inaugurale, ho sfruttato il giorno successivo in cui è saltata la tappa per vedere se stavo meglio ma il giorno dopo ancora mi sono dovuta fermare a metà corsa».

Finora il miglior piazzamento stagionale di Zanardi è un quarto posto alla Valenciana (foto Ossola)
Finora il miglior piazzamento stagionale di Zanardi è un quarto posto alla Valenciana (foto Ossola)

Un deja-vù da allontanare

E’ una situazione di alti e bassi ricorrente quella che vive Silvia da qualche anno. Le sessioni in pista, i ritiri al caldo della Spagna seguiti dalle prime gare nella zona di Valencia. Ha aperto le ultime due stagioni con buoni risultati tra estero e Italia. Poi quando ricompare il brutto tempo, la forma stenta a restare alta.

«Dal 2021 ad oggi – prosegue Zanardi – mi ritrovo sempre giù di tono in questo periodo. Non so perché. In autunno e inverno mi sono dedicata molto alla pista. Ho disputato la prima prova di Nations Cup a Giakarta (23-26 febbraio, ndr) correndo madison, omnium e inseguimento a squadre. Forse ho accusato più del previsto anche i tanti viaggi aerei e non ho recuperato a dovere. E per la verità ho ancora anche qualche chilo da smaltire. Ma sia chiaro, non voglio trovare scuse o giustificazioni.

«E’ colpa mia che non riesco a gestire bene questa mia stanchezza fisiologica. Quando vedo che inizio a non stare come vorrei, tendo a deprimermi, faccio fatica a spronarmi e perdo la costanza. So che bisogna essere al 100 per cento in questi dettagli. Adesso però è il caso di rimettersi in sesto».

Zanardi alla cronosquadre inaugurale del Ponente in Rosa. Due giorni dopo abbandonerà a causa di un virus intestinale (foto Ossola)
Zanardi alla cronosquadre inaugurale del Ponente in Rosa. Due giorni dopo abbandonerà a causa di un virus intestinale (foto Ossola)

Diesel Zanardi

L’attuale stagione della velocista della BePink non sarà priva di traguardi intermedi. Conosciamo Silvia e sappiamo che non ama sbilanciarsi troppo, specie se la sua condizione psico-fisica non è ottimale. Alcuni argomenti poi, come l’eventuale passaggio nelle Fiamme Azzurre o il salto nel WorldTour nel 2024, restano momentaneamente tabù e preferisce non dirne nulla. Tuttavia è consapevole che non può sottrarsi agli appuntamenti più importanti col suo club e con la maglia azzurra.

«Gli obiettivi – va avanti Zanardi, che finora ha raccolto quattro top ten – sono gli stessi di sempre o comunque quelli già prefissati. Nel breve voglio fare bene, anzi il meglio possibile, nelle prossime gare, che siano open o internazionali. Ad esempio il Liberazione è una corsa che mi piace. A giugno tornerò a lavorare in pista per preparare i campionati italiani che quest’anno si terranno a casa mia, a Fiorenzuola d’Arda. Quelle corse torneranno utili in previsione dei mondiali anche se di questo ne dobbiamo ancora discutere con Marco e Walter (rispettivamente il cittì della pista Villa e il suo team manager Zini, ndr)».

L’inizio del 2023 di Zanardi è stato sotto tono ma lei non cerca scuse e vuole recuperare (foto Ossola)
L’inizio del 2023 di Zanardi è stato sotto tono ma lei non cerca scuse e vuole recuperare (foto Ossola)

«Non nascondo che mi piacerebbe fare ancora i mondiali su strada come nel 2022 – conclude Silvia, quasi al termine di un piccolo sfogo – ma so che bisogna meritarsi la chiamata. Di sicuro vorrei fare bella figura al Giro Donne. L’anno scorso non avevo potuto finirlo perché ero dovuta partire con la nazionale per gli europei U23 che si accavallavano. Per tutto ciò che concerne il prossimo anno ne riparleremo più avanti. Ci sono verità che tengo per me, che conosciamo solo io e pochissime altre persone. Adesso posso solo dirvi che col caldo uscirà la vera “Zanna”. Ci metto un po’ a carburare ma so che posso ripetere vittorie e prestazioni di un anno fa».