Alaphilippe riempie la primavera per allontanare il tramonto

21.03.2023
4 min
Salva

Non deve essere facile veder arrivare il futuro e non avere le gambe per prenderne il ritmo. A suo modo era accaduto lo stesso quando Alaphilippe iniziò a farsi largo accanto a Philippe Gilbert e poi gli prese la ribalta. Andò a finire che, nonostante la loro amicizia, il grande belga fu costretto o preferì cambiare squadra: vinse la Roubaix del 2019 e passò alla Lotto-Soudal. Qualcuno pensa che il cammino di Julian nello squadrone belga abbia preso la stessa direzione.

Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio
Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio

Alaphilippe e il Poggio

Il futuro infatti è nelle gambe e nell’ambizione di Remco Evenepoel, mentre il francese rincorre il miglior se stesso. Pur sapendo che l’ultimo anno è andato in malora per la caduta della Liegi, Alaphilippe non nasconde che avrebbe preferito un altro inizio di 2023. La Sanremo era il primo obiettivo cerchiato di rosso. Lefevere si aspettava un segnale. E quello che più disturba il francese è non essere riuscito neppure a provarci.

«Mi è mancato soprattutto un buon piazzamento ai piedi del Poggio – ha spiegato dopo la corsa il leader della Soudal-Quick Step – è una certezza, perché le gambe sono state buone per tutta la giornata. Anche nel finale le sensazioni erano perfette. Quando Pogacar, Van der Poel e Van Aert hanno accelerato al Poggio, non ero dove avrei dovuto. Ci siamo un po’ persi con i miei compagni negli ultimi metri prima dell’inizio salita. Sulla Cipressa avevamo avuto qualche difficoltà per gli stessi motivi. Alla Sanremo hai speranze solo se sul Poggio hai la posizione giusta».

Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Pensi che altrimenti avresti potuto seguire i migliori?

Le gambe erano buone. Ai piedi del Poggio, il Bahrain e poi la UAE hanno fatto un grande ritmo e la mia reazione è stata tardiva. Ho avuto giusto il tempo di risalire e loro erano già partiti. Niente da dire su Van der Poel: ha vinto meritatamente. Nel mio caso, non parlerei di delusione, bensì di frustrazione per non aver dato il massimo. Potevo fare meglio di così, perché ero certo che non sarebbe finita con uno sprint di gruppo. Ora devo andare avanti.

Quest’anno hai deciso di tornare al Fiandre, come mai?

La Sanremo ha segnato l’inizio del periodo importante delle classiche ed è stato comunque bello avere buone sensazioni, anche se il risultato non è stato all’altezza. Ora mi concentrerò sulle prossime gare in Belgio, a partire da Harelbeke. So per esperienza che tutto accadrà molto velocemente. Finora ho vinto una sola corsa a inizio stagione, bella ma piccola. L’obiettivo è vincere una grande gara e il Fiandre mi si addice. Sarà difficile, ma nelle prossime settimane correrò tanto, soltanto corse in linea e intendo dare il massimo.

Sull’arrivo di Tortoreto alla Tirreno ti ha battuto solo Roglic.

Volevo vincere, ma soprattutto volevo correre come piace fare a me. Volevo vedere se sono ancora in grado di fare questo tipo di sforzo e giocarmi la vittoria. Ho avuto la conferma che è così e questo mi ha fatto bene, soprattutto per la testa.

Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
E’ difficile riprendersi il proprio posto?

L’anno scorso non ho mai corso al mio massimo livello e sento che mi manca un po’ quella sensazione, per tornare a dare il massimo nelle gare più difficili. E’ come se fossi in ritardo di un anno. La settimana della Tirreno è stata una delle prime volte in cui ho avuto la sensazione di aver ritrovato quel livello. La tappa di Osimo è stata durissima, da tanto tempo non andavo così a fondo nella fatica. Ma non mi sono arreso e nel finale non ero con i migliori (è arrivato 14° a 22″ da Roglic, ndr).

Cosa farai di qui ad Harelbeke?

Quello che ho fatto fra la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. Recupero, allenamenti leggeri e un po’ di tempo in famiglia.

Arzuffi punta tutto sulla strada: «Più chilometri e più salite»

21.03.2023
4 min
Salva

Come molte sue colleghe, Alice Maria Arzuffi sta virando nettamente sulla strada. La lombarda è stata una delle (tante) atlete fuoriuscite da quella fucina di campionesse che era la Valcar Travel & Service ed è approdata alla Ceratizit-Wnt.

Arzuffi è stata e resta un’ottima ciclocrossista, ma a quanto pare con il livello che cresce anche tra le donne, c’è meno spazio per fare entrambe le specialità ad alto livello.

Alice hai nelle gambe già nove giorni di corsa, tra cui una gara a tappe. Senza contare che hai fatto anche un po’ di cross: ti sei riposata poco dunque questo inverno?

Eh sì, ho già fatto abbastanza. Però quest’anno non ho fatto la stagione di cross intera. Anzi, ho fatto solo tre gare. Ho preso parte giusto all’italiano e ad altre due per prepararlo, ma sempre in Italia. Pertanto non è stato affatto dispendioso.

Una preparazione mirata alla strada, dunque?

Esatto, la preparazione in questo inverno è stata fatta principalmente per la strada. Non ho fatto alcun allenamento per il cross. Quelle tre gare le ho prese proprio come divertimento e per fare un pizzico di ritmo.

E senti la differenza in corsa?

Sì. Sono contenta perché comunque sono già ad un punto migliore rispetto all’anno scorso di questo periodo. Ho fatto un bel periodo di riposo durante l’inverno, proprio per concentrarmi solo sulla strada. Adesso andrò avanti con la preparazione sempre in questa direzione, per cercare di performare al meglio nei mesi di maggio, giugno e luglio. Sono concentrata al 100 per cento sulla strada.

Quest’anno Arzuffi ha già corso in Belgio, ma lei punta ad andare forte nei mesi più caldi
Quest’anno Arzuffi ha già corso in Belgio, ma lei punta ad andare forte nei mesi più caldi
Squadra nuova Alice, vieni da una realtà italiana ed ora sei in un team straniero: come ti stai trovando? Che differenze ci sono?

Beh, qualche differenza c’è, però col fatto che c’è anche un bel gruppo di italiane mi sento come “a casa”. Senza contare che il direttore sportivo, Dirk Baldinger, parla italiano il che è un bell’aiuto. Una fortuna. Sinceramente è una squadra tranquilla, che non ci fa mancare assolutamente nulla e ci mette nelle condizioni migliori per esprimerci al top in gara. Sono veramente contenta di questa scelta.

Chi ti segue a livello di preparazione?

Luca Quinti, lo stesso preparatore di Consonni, Rota, Masnada,…

Puntando più sulla strada avrai cambiato qualcosa immaginiamo riguardo alla preparazione… Tanto più che non hai fatto il cross?

La prima cosa è stata un bel periodo di riposo. Dopo molto tempo ho fatto un vero inverno di stacco. Poi sono aumentati i chilometri: questa è stata la differenza principale. Quel che più mi mancava fare, specialmente nel mese di gennaio: mai fatti così tanti chilometri! E tanta endurance l’ho fatta anche a dicembre. Gli altri anni chiaramente non riuscivo a farla. Era impossibile perché comunque correndo tutte le settimane non riuscivo a fare un training camp al caldo, per esempio. Questo inverno invece sono stata a Calpe, in Spagna. 

Una delle uscite di Alice tra le alture slovene (foto Instagram)
Una delle uscite di Alice tra le alture slovene (foto Instagram)
Che di chilometri ne hai macinati in quantità si vede anche dal fatto che sei magrissima…

Insomma… devo ancora limare qualcosa! Però è vero, sono a buon punto. E questo si sente soprattutto in salita. Salita che quest’anno ho iniziato a fare anche molto più in allenamento. Avendo il tempo di fare delle lunghe distanze, riesco a fare più chilometri e ad inserire più scalate. E penso che questa sia la cosa migliore.

E quali sono le salite che batti di più?

Dalle mie parti quelle nei pressi del lago di Como e le strade del lago, che sono le mie preferite. Altrimenti quando sono da Luca (Braidot, il fidanzato azzurro di mtb, ndr) nei pressi di Gorizia sulle alture del Collio. Spesso sconfino anche in Slovenia.

Catalunya subito stellare, ma che paura per Cataldo…

21.03.2023
5 min
Salva

Nel giorno in cui sul traguardo di Sant Feliu de Guixols, Evenepoel e Roglic si misurano la febbre e lasciano un acconto di quel che sarà la sfida del Giro d’Italia, la prima tappa della Volta a Catalunya lascia sull’asfalto il dolore di Dario Cataldo. L’abruzzese si ritrova in ospedale con una diagnosi pesantissima solo da leggere.

Le inquadrature lo mostrano accovacciato sul marciapiede alla destra della strada, insieme ad altri corridori ugualmente a terra. L’intervento di due passanti è da pelle d’oca. Prima lo muovono, poi per fortuna capiscono di non dover intervenire e lo vegliano in attesa dei soccorsi.

Il comunicato diffuso nella serata di ieri dalla Trek-Segafredo è un rosario di fratture, al termine del quale si annuncia che Dario sarà trasferito e operato all’ospedale di Girona per la riduzione della frattura alla testa del femore. La caduta è avvenuta a 5,4 chilometri dall’arrivo, mentre il gruppo era lanciato verso il primo arrivo.

Cataldo è caduto ai 5,4 chilometri dall’arrivo, ora è ricoverato con una prognosi molto impegnativa
Cataldo è caduto ai 5,4 chilometri dall’arrivo, ora è ricoverato con una prognosi molto impegnativa

Partenza ritardata

Sul traguardo Roglic ha guastato la festa a Evenepoel, che ha cercato di rimediare a una volata iniziata dalle retrovie e persa al fino di lana. Lo sloveno, fresco vincitore della Tirreno-Adriatico, è partito in testa e ha subito la rimonta del belga. Sul traguardo spagnolo a vederlo c’erano anche i genitori.

«Penso di aver fatto lo sprint più veloce di tutti – ha detto Remco – ma sono venuto da troppo indietro. Ero a ruota di Van Wilder, ma all’improvviso sono passati da entrambi i lati e questo mi è costato la vittoria. A 300 metri ero quattro o cinque bici dietro Roglic. Se arrivi secondo per così poco, allora puoi parlare davvero di un’occasione persa. All’inizio della corsa non mi sentivo bene, forse a causa dell’allenamento in altura. Ma quando in salita il ritmo è aumentato, le gambe pesanti sono gradualmente scomparse».

Torna finalmente in gruppo anche Bernal, qui con Carapaz e il campione del mondo
Torna finalmente in gruppo anche Bernal, qui con Carapaz e il campione del mondo

Guadagno negli sprint

Il campione del mondo se ne è fatto una ragione. Così prima ha picchiato il pugno sul manubrio e poi si è complimentato con Roglic, che gli è superiore su certi tipi di arrivo, e poi ha fatto un bilancio obiettivo.

«Roglic ha vinto quasi ogni sprint alla Tirreno-Adriatico – ha spiegato – e io l’ho quasi battuto. Sono diventato molto più forte in questi arrivi, il mio sprint è migliorato enormemente. Non ho ancora la miglior potenza, ma l’aerodinamica e il peso inferiore mi fanno andare più veloce. Ora posso anche competere su traguardi da finisseur e questa è una buona notizia anche per gli arrivi in salita. Dopo uno sforzo prolungato, mi sento ancora meglio negli sprint».

Roglic arriva al Catalunya dopo la vittoria alla Tirreno-Adriatico e pare ancora molto in palla
Roglic arriva al Catalunya dopo la vittoria alla Tirreno-Adriatico e pare ancora molto in palla

La solidità di Roglic

E Roglic cosa ha detto? Lo sloveno, che alla Tirreno-Adriatico si era detto stupito per le sue ottime performance, deve aver capito che la condizione che lo sostiene è vera e degna dei giorni migliori.

«So di non essere un vero velocista – ha detto – ma sapevo di poter lottare per la vittoria di tappa. Avevo buone gambe, ma ovviamente c’è voluta un po’ di fortuna. Sono molto grato alla squadra. I miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro. Senza di loro il risultato di oggi non sarebbe stato possibile, mi hanno messo in un’ottima posizione per gli ultimi chilometri».

Al Catalunya anche Moscon, già rientrato al Gran Camino dopo l’infortunio del Tour Down Under
Al Catalunya anche Moscon, già rientrato al Gran Camino dopo l’infortunio del Tour Down Under

Arrivo in salita

Oggi il Catalunya affronta una tappa difficile, 165 chilometri con arrivo in salita a Vallter: salita finale di 11,4 chilometri con una pendenza media del 7,6 per cento.

«Non ho mai fatto questa scalata, ma sono sicuro che riusciremo a gestirla. Questo è solo l’inizio. Ci sono ancora tappe difficili davanti. Ovviamente vorrei vincere la classifica generale, ma questo è solo il primo giorno. La gara non sarà finita fino a quando non avremo raggiunto Barcellona».

In ansia per Cataldo

Il bollettino medico relativo a Cataldo preoccupa, ma Dario non ha mai perso conoscenza. Il cammino per il ritorno sarà lungo.

«Una scansione TAC eseguita in ospedale – recita il comunicato della Trek-Segafredo – ha rivelato la frattura della testa del femore sinistro e dell’acetabolo destro (l’articolazione “sferica” dell’anca), due fratture del processo trasversale della colonna lombare senza impatto neurologico, costole rotte multiple con un pneumotorace bilaterale e la clavicola sinistra fratturata. Dario è cosciente ed emodinamicamente stabile e sarà trasferito in un altro ospedale in Catalogna. Dopo una seconda valutazione presso il nuovo ospedale di Girona, subirà un intervento chirurgico per riparare la frattura del femore».

Si potrebbe parlare ancora del duello fra Roglic ed Evenepoel e siamo certi che sin da oggi ce ne saranno altri spunti. Ma qui vogliamo prima di tutto mandare a Dario gli auguri dell’Italia del ciclismo, della nostra redazione e, ne siamo certi, di tutti i nostri lettori. Forza amico, torna presto!

Venchiarutti è ripartito dalle strade di Martini: bentornato

20.03.2023
5 min
Salva

Ieri, alla Per Sempre Alfredo, è ripartita la carriera di Nicola Venchiarutti (terzo da sinistra nella foto di apertura). Interrotta bruscamente quasi un anno fa: il 22 maggio del 2022. La strada che il friulano ha dovuto intraprendere per ritornare è stata lunga, e non è passata solamente dalla forza di rimettersi in bici, ma anche dai Tribunali Federali. E anche se la corsa si è conclusa con un ritiro, il passo è stato decisamente importante.

«Ho ricominciato a correre dalla Per Sempre Alfredo – racconta Venchiarutti con la voce che si fa viva fin dalle prime parole – ora va tutto bene. Ho ancora la gamba sinistra un po’ più debole della destra ma sto molto meglio di un mese fa. Quello che mi manca di più è la forza esplosiva, determinante per fare volate e sprint».

Venchiarutti è tornato a pedalare a fine novembre, ha ripreso anche con un po’ di mtb
Venchiarutti è tornato a pedalare a fine novembre, ha ripreso anche con un po’ di mtb

Fatalità, ma non solo

Un giorno nelle Marche, durante una gara di ciclismo, nella carriera e nella vita di Venchiarutti tutto stava per prendere la direzione sbagliata. Una volata che ha fermato una vita e per poco non ha stravolto anche quella di Nicola. 

«Non è stato piacevole, questo è logico – dice Venchiarutti – Stefano lo conoscevo, era un diesse, uno del gruppo. Sono cose che durante una corsa di ciclismo non dovrebbero accadere, purtroppo c’è stato un susseguirsi di eventi che ha portato a questa fatalità. Sul quel marciapiede, spinti dalla forza del gruppo, siamo saliti in due e Stefano si trovava lì, non ho potuto fare nulla. A causa del processo federale quei video li ho dovuti rivedere più volte. Mi hanno accusato di essere salito deliberatamente sul marciapiede, nel caso avessero confermato questo verdetto sarei incappato in una squalifica. E’ stata una sbandata fortuita, come si vede dalle riprese.

«La corsa di Castelfidardo – riprende – rientra nella categoria nazionale, quindi per regolamento, le transenne vanno messe duecento metri prima e cento metri dopo l’arrivo. Il tutto è successo pochi metri prima dell’inizio della parte transennata, a riguardare la scena più volte, su quel marciapiede, si notano un cassonetto ed un palo della fermata dell’autobus. Un po’ di buon senso avrebbe magari portato a mettere delle transenne qualche metro prima. Al Giro d’Italia la parte transennata parte da chilometri e chilometri dall’arrivo, non è possibile che in una gara nazionale si passi ad appena duecento metri. A Castelfidardo arriva sempre un gruppo numeroso all’arrivo, questo vuol dire volata, ed abbiamo visto, purtroppo, quanto siano pericolose».

Venchiarutti 2022
Il 2022 era iniziato bene con una vittoria a Pontedera ad aprile
Venchiarutti 2022
Il 2022 era iniziato bene con una vittoria a Pontedera ad aprile

10 mesi per riprendersi

Venchiarutti ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione, che è passato dalla paura di non poter camminare alla voglia di risalire in bici. 

«Nell’incidente – racconta il corridore della Work Service – mi sono rotto tre vertebre. Una delle tre, la dodicesima, si è frantumata in tanti pezzi che sono finiti anche nel canale midollare. Dall’ombelico in giù ero completamente paralizzato, la sera stessa, all’Ospedale di Ancona mi hanno operato e ho recuperato man mano sensibilità. Mi hanno messo delle barre di ferro al posto della vertebra per sorreggere la colonna. Prima di tornare a camminare è passato tanto tempo: ho iniziato con un deambulatore, poi le stampelle, infine sono passato al bastone. Ho ripreso a muovere i primi passi senza aiuti esterni dopo due mesi. Come sostegno per la colonna vertebrale ho usato un busto di ferro, che ho tolto dopo cinque mesi. Prima lo levavo solamente per fare fisioterapia in acqua, la riabilitazione è durata fino a novembre». 

Pochi giorni prima dell’incidente di Castelfidardo era arrivato anche un ottimo piazzamento al Giro di Sicilia
Pochi giorni prima dell’incidente di Castelfidardo era arrivato anche un ottimo piazzamento al Giro di Sicilia

Poca paura, tanta motivazione

Per un ciclista la bici rappresenta un mondo, un qualcosa che inevitabilmente fa parte della propria vita. Anche nel momento più difficile Venchiarutti non ha avuto la minima intenzione di abbandonarla. 

«Appena entrato nella clinica di Udine che si è occupata della mia riabilitazione – afferma con tono sicuro Venchiarutti – ho sempre detto di voler tornare in bici. Ne parlavo spesso anche con i medici presenti, e se domenica sono tornato in corsa lo devo soprattutto a loro. Non ho avuto paura, il grande timore era quello di non riuscire a tornare a posto fisicamente, ma la volontà c’è sempre stata. Correre domenica ha ripagato tutte le persone che mi hanno aiutato nel mio percorso di riabilitazione. In questo grande gruppo è presente anche la mia squadra: la Work Service, che mi ha rassicurato che se fossi riuscito a recuperare avrei avuto un posto nel team. I medici mi hanno rassicurato che ho la possibilità di recuperare completamente la forza nelle gambe. Il sistema nervoso prevede un recupero più lento ma comunque totale».

Nicola con i medici della clinica di Udine che lo hanno aiutato a tornare in bici
Nicola con i medici della clinica di Udine che lo hanno aiutato a tornare in bici

Risalire in bici

I passi sono stati tanti, Venchiarutti non ha paura di parlare e raccontare le proprie emozioni. Così quelle che ha provato nel riprendere la bici sono state pure, sincere, nate dalla voglia di tornare a fare ciò che più ama. 

«Nel percorso di riabilitazione estremamente lungo – conclude il giovane friulano – ho affrontato diverse fasi. Ho iniziato con il nuoto e delle elettrostimolazioni per dare impulsi alle gambe, appena ho ripreso a stare in piedi sono passato al tapis roulant ed alla cyclette ellittica. Per tornare in sella alla bici ho impiegato ben sei mesi, sinceramente non vedevo l’ora».

Valerio Conti: testa, gambe, sorriso e tanto lavoro

20.03.2023
4 min
Salva

Francesco Frassi ci aveva detto che vedeva molto bene il suo neacquisto, Valerio Conti (in apertura foto Instagram). Ci aveva detto di un ragazzo in crescita e concentrato. E questa è una buona notizia per un talento che negli ultimi anni tra sfortune e qualche vicissitudine personale aveva trovato difficoltà ad emergere.

Il romano del Team Corratec ha disputato una buona Tirreno-Adriatico. Ci ha provato in più di qualche occasione ed è tornato a respirare l’aria del grande ciclismo. A Laigueglia di fatto è tornato in corsa dopo tanti mesi. Il suo ultimo grande impegno era stato il Giro d’Italia poi una fugace apparizione al Giro di Slovacchia a metà settembre e nulla più.

Valerio Conti (classe 1993) è arrivato quest’anno alla Corratec
Valerio Conti (classe 1993) è arrivato quest’anno alla Corratec
Valerio, come stai? Frassi ci ha detto che hai passato quasi 40 giorni di ritiro sul Teide…

Forse proprio 40 no, ma in effetti ci sono stato parecchio. Ho fatto tre settimane con Davide Formolo. Poi sono sceso per andare al Tour of Antalya, in Turchia, ma è stato annullato per il terremoto e così, sempre con Davide, siamo tornati sul Teide. Volevo farmi trovare al 100 per cento, già a novembre avevo ripreso ad allenarmi seriamente e lassù fai le cose seriamente.

Cosa significa nel dettaglio ripartire al 100 per cento?

Significa che adesso la testa c’è. E se sta bene quella, sta bene anche il fisico e viceversa. Fila un po’ tutto bene. Anche con il peso non sto male e in questa prima parte di stagione ho perso altri due chili. Sul fronte dell’alimentazione sono stato molto attento.

Ti segue qualcuno in tal senso?

Il mio nuovo preparatore mi dà consigli importanti anche sotto questo punto di vista.

Insomma un nuovo “vecchio” Valerio Conti…

Venivo da un anno non bello. Un anno in cui di fatto la mia ultima vera corsa è stata il Giro che neanche ho finito per problemi alla schiena. Da lì ho passato tutta l’estate cercando di capire se correre o non correre. Anche io ammetto di aver perso un po’ di concentrazione e se non fai le cose al 100 per cento, prendi certe batoste… Ora però le cose le sto facendo bene e sono sicuro che se non è adesso, perché comunque è tanto che non correvo, fra non troppo tempo qualche buon risultato arriverà.

Conti ha disputato una buona Tirreno-Adriatico, una Tirreno di “costruzione”
Il laziale ha disputato una buona Tirreno-Adriatico, una Tirreno di “costruzione”
Hai accennato all’alimentazione: come ti regoli?

Alla fine cose semplici: equilibrio. Quando faccio poco, mangio poco e quando faccio di più mangio di più. E’ molto importante stare attento a non sgarrare quando si riposa: è lì che devi essere forte. Ma come ho detto, sto facendo le cose per bene. Saranno cinque mesi che non tocco una birra, per dire… Poi, ragazzi, si sa: oggi il ciclismo è sempre più difficile, si va sempre più forte. Una volta con 20′ a 400 watt arrivavi davanti, adesso fai una fatica enorme. E allora ecco che è importante togliere anche quel chiletto ulteriore…

Chiaro e per questo è necessario cambiare marcia nel ciclismo di oggi.

Sapevo che se volevo riprendermi mi serviva qualcuno che mi seguisse giorno per giorno. Una persona di cui fidarmi e che si fida di me. Il preparatore da cui vado mi ha detto: «Okay, ma con me faticherai». E in effetti, fatico!

Perché ti trovi bene con questo nuovo preparatore?

Perché ti allena in base alle tue caratteristiche e alle tue condizione fisiche e mentali. Ti prende per il verso giusto. Per esempio, quando ho ricominciato ad allenarmi ero un po’ strano, non vivevo un super momento con la bici e così lui mi ha fatto fare tanta mountain bike. Mi sono ripreso. Da lì abbiamo iniziato a lavorare tantissimo sulla forza. Perché se si è più forti negli arti si va a sovraccaricare meno la schiena. E poi si percepisce che gli piace fare l’allenatore. Quando ti chiama, se sente che sei stanco, ti cambia il lavoro, mentre se capisce che sei bello motivato insiste. E poi mi piace il suo metodo. Magari in un’uscita di 6 ore ti fa fare tutto: la forza, la salita, il fuorisoglia. E con lui si fanno discese e salite. Specie le salite lunghe.

Nel 2019 Valerio ha indossato la maglia rosa. Il Giro è l’obiettivo maggiore
Nel 2019 Valerio ha indossato la maglia rosa. Il Giro è l’obiettivo maggiore
Come esci dalla Tirreno?

Bene, dai. Alla fine l’ho gestita. Ho corso in modo da non “ammazzarmi” ma per costruire. Ho provato ad entrare in qualche fuga, ma di quelle buone. Peccato che nella tappa dei muri c’era dentro anche Van der Poel e non ci hanno lasciato troppo spazio all’inizio. Poi quando ci hanno ripreso, sono andato regolare.

In squadra come va?

Devo dire che mi trovo molto bene per ora. C’è un clima molto, molto familiare. E forse avevo bisogno anche di questo.

Che programmi hai?

Adesso farò Coppi e Bartali, il Gp Larciano, il Giro di Sicilia e il Giro d’Italia. Prima della corsa rosa vorrei andare di nuovo in altura, ma sull’Etna stavolta. Al Giro voglio arrivarci al 110 per cento.

EDITORIALE / Guai a chi tocca la Sanremo

20.03.2023
5 min
Salva

Non toccate la Sanremo (ma ridateci alla svelta la partenza da Milano). Si è detto per una vita che servisse un’altra salita nel finale per renderla più divertente, senza rendersi conto che bastava avere i corridori giusti. Forse non ci rendiamo tutti conto del grande ciclismo che stiamo vivendo e magari rileggere il finale della Classicissima può essere un’utile guida alla comprensione.

Sul Poggio si sono sfidati il corridore numero uno al mondo, re di due Tour de France e di due Lombardia. Il miglior cronoman del mondo, detentore del record dell’Ora e di quello mondiale dell’inseguimento individuale e a squadre. Il vincitore di due Giri delle Fiandre e di svariati mondiali di cross. Il vincitore di una Sanremo, di tappe al Tour, dell’ultima maglia verde, della Gand e dell’Amstel. Quale altra corsa nel calendario internazionale può fare un simile sfoggio di professionalità diverse e nobili?

La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria
La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria

La velocità di VDP

Quello che ha stupito è stato il modo in cui Van der Poel se l’è portata a casa. Pogacar infatti ha messo la squadra alla frusta sulla Cipressa. Si è detto che quel lavoro non abbia prodotto i risultati sperati: in realtà il ritmo del UAE Team Emirates ha ricordato a corridori come Pedersen, Mohoric, al giovane De Lie e al più esperto Sagan che cosa significhi arrivare al Poggio con le gambe stanche. Passare dal senso di forza e grandi sogni, all’improvviso blackout e le gambe dure.

A quel punto Pogacar ha piazzato due scatti, portando con sé soltanto Ganna, mentre alle sue spalle Van der Poel si è nascosto nella scia di Van Aert. E quando il Poggio finalmente spianava e tutti si aspettavano l’ennesimo attacco di Tadej, Mathieu ha piazzato il suo affondo. Un’accelerazione violentissima nel tratto in cui serviva calare il rapporto e fare velocità, nel momento in cui tutti gli altri, per stessa ammissione di Pogacar, erano ormai in rosso.

Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe
Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe

Già visto alla Tirreno

Si è parlato molto della condizione dell’olandese alla Tirreno-Adriatico e lui per primo ha raccontato il bisogno di andare più a fondo nella fatica per ritrovare la gamba giusta. E se questo è stato palese sulle salite, provate a riavvolgere il nastro e valutare con altro occhio le due volate tirate a Philipsen: quella di Foligno, ma soprattutto quella di San Benedetto.

Quel giorno Van der Poel ha sbrigato da solo la pratica che in un’altra squadra avrebbe richiesto almeno due uomini. Il suo lavoro è durato circa 700 metri, durante i quali è stato capace di una velocità che ha allungato il gruppo e servito a Philipsen lo sprint su un piatto d’argento. Da quel numero si poteva già capire parecchio: l’olandese è stato capace di sviluppare una velocità impossibile per gli altri. E sabato l’ha rifatto sul Poggio.

Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?
Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?

Van Aert riparte

Certo, uno così ti destabilizza. Pensi che sia alla frutta e ogni volta invece torna forte come sempre. Chissà che cosa possa averne pensato Van Aert, costretto a chinare il capo per l’ennesima volta. Ti aspetteresti che dopo la batosta subito ai mondiali di cross, sia sull’orlo di una crisi di nervi, invece le sue reazioni dopo la gara e il giorno successivo sono state nel segno di una grande tranquillità.

Ha riconosciuto il merito al rivale di sempre, poi si è concesso una domenica in famiglia (a proposito, sua moglie ha annunciato l’arrivo di un altro figlio che arriverà la prossima estate) e adesso si starà rimboccando le maniche per le sfide del Nord. Del resto, se sei consapevole di aver fatto il massimo, perché dovresti starci male se un altro ti batte? Sul momento ti rode, quello è il tuo rivale di sempre, ma dopo deve passare per forza.

Alfredo Martini, che ne avrebbe avuto da insegnare ancora per anni, era solito dire che il grande rammarico viene fuori se sai di essere arrivato alla gara senza aver fatto tutto quello che serviva.

Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel
Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel

La cicala e la formica

Bartoli l’ha spiegato benissimo: probabilmente Van Aert è più forte, ma Van der Poel è più vincente. L’uno non può vincere ciò che vince l’altro e viceversa. Van Aert è la formica: vince, lavora per la squadra e non perde un colpo. L’altro è la cicala: sembra che dorma e quando si sveglia è capace di capolavori. Per cui forse, al di là di approfondire se Van Aert abbia fatto bene o meno a usare il monocorona, in casa Jumbo Visma una riflessione potrebbero farla sull’impiego del gigante belga.

Se è vero che entrambi si sono presi un mese senza gare dopo il mondiale di cross, resta il fatto che alla Tirreno, Van Aert ha tirato tanto per Roglic, mentre Van der Poel ha avuto il tempo e l’occasione per mettere a punto la gamba. A Sanremo, Van Aert era stanco, Van der Poel aveva ancora riserva.

Pensando al 2022, il belga ha corso per 48 giorni, raccogliendo 4.565 punti UCI. L’olandese ha corso per 49 giorni, prendendone però appena 2.028. Questo perché Van Aert è sempre in prima linea, a vincere (9 vittorie), lavorare e piazzarsi: ricordate che lavorone e quante fughe fece al Tour vinto con Vingegaard? Mentre l’altro, furbo e sornione, fa il suo e quando serve, piazza la botta (5 vittorie 2022, con il Fiandre).

Resta da chiedersi semmai, con gente del genere in circolazione (aggiungendo anche Pidcock a Pogacar, Van der Poel, Van Aert e Ganna) se e quando in corse come la Sanremo ci sarà spazio per gli altri.

Ora Giaimi vuole tutto anche su strada

20.03.2023
5 min
Salva

Lo avevamo lasciato protagonista su pista, pochi mesi dopo Luca Giaimi è diventato mattatore su strada. Un cambio di pelle neanche troppo inaspettato, considerando le sue aspirazioni quando collezionava maglie azzurre e medaglie in giro per i velodromi. Oggi il corridore di Alassio è al secondo anno fra gli juniores, si sente che la sua esperienza sta maturando e ci sono tante aspettative che lui stesso ripone su di sé.

Appena iniziata la stagione, il ligure è andato a caccia di successi. Prima al Trofeo Tecnomeccanica di Volta Mantovana, in un furioso testa a testa con Filippo Turconi, il giorno dopo a Lido di Camaiore nel Trofeo Angelo Impianti Cronoversilia che faceva da prologo alla Tirreno-Adriatico dei grandi e la settimana dopo un’altra volata vincente a Prevalle nel Trofeo Omard. Tre vittorie diverse fra loro, che danno l’immagine della sua crescita.

«Molto è cambiato in questi mesi – dice Luca riallacciandosi all’ultimo contattoinnanzitutto sono cambiati i ritmi di allenamento, adeguati alla mia crescita fisica e mentale, poi è cambiato anche il Team Giorgi. Chi è passato di categoria è stato sostituito da ragazzi del primo anno che sono davvero molto forti e hanno dato nuovo impulso a tutta la squadra».

Il nuovo Team Giorgi, con molti nuovi ingressi di ragazzi al primo anno junior
Il nuovo Team Giorgi, con molti nuovi ingressi di ragazzi al primo anno junior
Ti avevamo lasciato pistard con ambizioni per la strada, ora la pista che ruolo ha?

Sempre lo stesso, non la lascio di certo, innanzitutto perché questi risultati sono figli dell’attività nei velodromi, poi perché su pista continuo ad avere grandi ambizioni, abbiamo una squadra forte e voglio ottenere tanto sia nell’inseguimento a squadre che in quello individuale. Quindi da questo punto di vista non è cambiato nulla, solo che adesso voglio essere competitivo anche su strada, voglio fare corse sempre più importanti pensando agli obiettivi futuri.

Delle tre vittorie quale ti ha dato più soddisfazione?

Sicuramente quella nella cronometro, è stata un po’ inaspettata perché non ero tra i favoriti. Sulle cronometro ho lavorato molto e sto continuando a farlo perché lo scorso anno non andavo per niente bene, ora invece mi trovo più a mio agio.

Il vittorioso sprint a due al Trofeo Termomantovana, battendo Turconi, il gruppo a 20″
Il vittorioso sprint a due al Trofeo Termomantovana, battendo Turconi, il gruppo a 20″
Un profano direbbe che è strano considerando che sei uno specialista dell’inseguimento individuale…

Sono due sforzi molto diversi, soprattutto per il tempo. Su pista sei impegnato 3 minuti, in quel lasso compi uno sforzo massimale, metti alla prova un tipo di resistenza diversa che non si basa sulla distribuzione dello sforzo. Su strada si arriva anche a 40 minuti, devi saperti gestire e prima io non sapevo farlo. Dovevo capire come lavorare e lo sto facendo. Ora mi sento performante nelle crono medio-brevi, ritengo di avere un limite ai 30’ massimo, quindi c’è ancora molto da fare.

Resti però un corridore veloce.

Quello di certo, ma è una caratteristica che va affinata. Chi mi osserva dice che la mia grande capacità è tenere alti wattaggi a fine corsa, irraggiungibili per molti. Nella prima gara abbiamo portato via subito la fuga e nel finale ce la siamo giocata in due, nella terza invece abbiamo lavorato molto di squadra per fare selezione, sono rimasti i più forti e poi i ragazzi hanno collaborato per portarmi nelle migliori condizioni allo sprint.

La volata vincente di Prevalle. Le sue capacità allo sprint restano un marchio di fabbrica
La volata vincente di Prevalle. Le sue capacità allo sprint restano un marchio di fabbrica
Tu sei il capitano del team?

Non è un termine che va bene per il nostro gruppo, i ruoli cambiano in base alle caratteristiche di ogni corsa. In queste occasioni ero deputato a portare a casa il risultato, ma nell’ultima occasione eravamo in tre della stessa squadra, dipendeva molto da come si sarebbe messa la corsa, potevo essere io a lavorare per gli altri e accadrà sicuramente in futuro.

Tu sei atteso dagli esami di maturità nel 2024, il che significa che questa stagione ti vede sì ancora tranquillo sul piano dello studio, ma ci sono decisioni importanti all’orizzonte passando di categoria. Hai già contatti?

Sì, anche con squadre Devo e ammetto che uno è più avanzato di altri, chi ha visto la mia bici si è fatto un’idea. Una decisione comunque la prenderò quest’estate e dovrò valutare anche la soluzione ideale per concludere al meglio il cammino scolastico. Dovrò presumibilmente cambiare per l’ultimo anno e non è semplice, è una scelta delicata.

Giaimi sulla Pinarello Bolide vecchia versione. Pinarello è fornitore Ineos, un indizio per il futuro?
Giaimi sulla Pinarello Bolide vecchia versione. Pinarello è fornitore Ineos, un indizio per il futuro?
Ora ti aspettano le classiche estere…

Sì, Gand-Wevelgem e due settimane dopo la Roubaix. Sono molto curioso di vedere come cavarmela su quei tracciati. Poi si farà un primo punto della situazione, per organizzarmi al meglio. Vorrei fortemente guadagnarmi la maglia per i mondiali, credo che il percorso di Glasgow si adatti molto alle mie caratteristiche, ma quel che conta è esserci per mettersi a disposizione del cittì Salvoldi. C’è però un’incognita…

Quale?

Il livello estero abbiamo visto lo scorso anno che è molto elevato. Qui puoi anche andare molto forte, ma poi quando ti ritrovi a correre con i pari età delle altre nazioni ci si accorge che il livello è molto più alto.

Dipende anche dall’uso libero dei rapporti?

Penso di sì, noi in allenamento già facevamo uso dei vari rapporti, ma in gara cambia molto. Me ne sono accorto domenica, quando eravamo in tre e con i rapporti più duri riesci a fare differenza sui saliscendi, cosa che prima era impossibile. Inoltre aver potuto usare il 54 a cronometro è stato un grande beneficio. Io dico che appena ci abitueremo non ci saranno più quelle differenze che si vedevano prima.

Mas, più forte in salita, ma deluso della sua Tirreno

20.03.2023
4 min
Salva

«Non sono contento, né del quarto posto di Osimo, né del sesto in classifica», Enric Mas non le manda a dire circa la sua Tirreno-Adriatico. Lo spagnolo è ormai una vera realtà. Sempre più costante, sempre più forte e in prospettiva l’unico che può tentare di reggere le ruote di Vingegaard, Pogacar ed Evenepoel in salita.

Però chiaramente in cuor suo non è abbattuto. Conosce il valore espresso e quale fosse la sua condizione. Semmai il rammarico c’è proprio perché ha preso consapevolezza di chi sia, di quanto sia forte e di cosa avrebbe potuto ottenere nella corsa dei Due Mari.

Enric Mas (classe 1995) ha chiuso la Tirreno al 6° posto nella generale
Enric Mas (classe 1995) ha chiuso la Tirreno al 6° posto nella generale

Mas affamato

In fin dei conti è stato anche un po’ sfortunato. A Sassotetto se non ci fosse stato il vento contro, molto probabilmente avrebbe vinto lui. Il forcing con cui ha chiuso i 19” di vantaggio di Caruso è stato impressionante: un’altra velocità, un altro rapporto, un’altra gamba.

«Bueno, la verità è che non sono soddisfatto – ci ha detto il corridore della Movistar – perché vengo da un buon momento di condizione, tutto filava bene. 

«A Sassotetto abbiamo avuto un problema di meteorologia! Con quel vento contro, non si poteva fare davvero di più. E dispiace perché l’ambiente è buono, la squadra stava bene. E ad Osimo ci abbiamo provato. Dentro di me pensavo: “Immaginati di essere alla Liegi e godi, goditi la gara. Goditi la squadra che sta molto bene”.

«In Movistar abbiamo un ambiente molto buono, stiamo tutti abbastanza bene e sappiamo che possiamo raccogliere di più».

Il corridore delle Baleari sta migliorando di anno in anno. Per sua sfortuna ha incontrato astri nascenti come Pogacar ed Evenepoel
Il corridore delle Baleari sta migliorando di anno in anno. Per sua sfortuna ha incontrato astri nascenti come Pogacar ed Evenepoel

In crescita…

La sensazione in questa Tirreno – e non solo in quella  – è che Mas sia stato il più forte in salita. Dallo scorso anno ha davvero cambiato marcia. Lo si è visto alla Vuelta, al Giro dell’Emilia e al Lombardia. Quel giorno Pogacar non lo ha staccato…

«Non lo so se è davvero così – ha commentato Mas – Però la verità è che anche se fosse vero, non lo direi! E poi non l’ho dimostrato. Piuttosto per un futuro dobbiamo apprendere e saper affrontare anche le opportunità meno fortunate. Pensiamo di fare bene ai Paesi Baschi che è una gara bellissima e in casa».

Nel 2022 dopo essersi scontrato con Remco alla Vuelta, Mas si è ritrovato contro Pogacar all’Emilia (dove lo ha battuto) e al Lombardia
Nel 2022 dopo essersi scontrato con Remco alla Vuelta, Mas si è ritrovato contro Pogacar all’Emilia (dove lo ha battuto) e al Lombardia

Liegi e Tour

Enric Mas punta forte al Tour de France, ma forse mai come quest’anno, con la Vuelta dopo il mondiale, per lui potrebbe esserci la più ghiotta occasione della carriera. Il percorso infatti gli si addice, è più maturo, consapevole e ha una squadra votata alla sua causa. Una cosa è certa è: Mas è pronto per sfidare faccia a faccia i grandissimi.

«Speriamo – sorride Enric – speriamo di riuscirci al Tour de France. Anche lì possiamo fare lo stesso, correre come abbiamo fatto sin qui. Vingegaard, Roglic… ci sono molti corridori bravissimi e per questo dobbiamo sacrificarci molto e arrivare benissimo alle corse».

Il programma del majorchino passerà per i Paesi Baschi, quindi altura e le Ardenne.

«Freccia e Liegi sono due gare che mi piacciono molto. Negli ultimi tre anni ho sempre cercato di farle al meglio e per me è un po’ come se corressi in casa. Anche per il Lombardia è così».

Trofeo Binda: Van Anrooij firma il tris della Trek

19.03.2023
4 min
Salva

L’anno scorso ha tirato per Balsamo e la campionessa italiana vinse il Trofeo Binda. Quest’anno Elisa le ha reso il favore coprendo la sua fuga e poi arrivando seconda. Così Shirin Van Anrooij passa sul traguardo da sola, con 23 secondi sulla compagna, che batte in volata Vittoria Guazzini. Sono i numeri di un’altra giornata perfetta della Trek-Segafredo, che sbanca Cittiglio con un’azione della giovane olandese. Mentre si racconta, è lei la più stupita di tutte. Ventuno anni, originaria di Goes, se ne è andata a un giro e mezzo dalla conclusione, circa 25 chilometri, ripetendo l’exploit che due anni fa regalò il Binda a Elisa Longo Borghini. La Longo doveva esserci, ma è stata fermata dal Covid e la squadra ha tenuto alta la bandiera, vincendo la classica varesina per il terzo anno consecutivo.

«Non ci credo neanche io – dice con gli occhi che sprizzano gioia e stupore – sapevo di essere in buona forma, ma dopo la stagione del cross mi sono fermata per due settimane. Ero venuta per aiutare nuovamente Elisa Balsamo, ma mi sentivo super forte, ho attaccato ed è andata bene».

Sola al traguardo con 23 secondi su Balsamo e Guazzini
Sola al traguardo con 23 secondi su Balsamo e Guazzini

Come Van der Poel

Si è accomiatata dal cross vincendo il mondiale U23, poi si è fermata e ha ripreso dalla Danilith Nokere Koerse, al primo anno fra le elite, con un 27° posto onorevole, ma senza poi molto da segnalare. E adesso che le chiedono se la vittoria del Trofeo Binda le farà cambiare idea sul cross, molla lì un concetto su cui evidentemente ragionava da ieri pomeriggio.

«Correre fra le elite è diverso dal farlo fra le U23 – dice – ma per me nulla cambia rispetto al cross. Ho dimostrato che le due discipline possono convivere e non l’ho fatto solo io. Ieri Van der Poel ha vinto la Milano-Sanremo, conferma migliore non poteva esserci. Dico semplicemente di cominciare a credere di più in me stessa per le corse su strada. Sono davvero io la più sbalordita oggi».

Van Anrooij e Van der Poel, entrambi olandesi, entrambi iridati di cross ed entrambi vittoriosi nella prima grande classica di stagione. E’ possibile uno spot migliore?

Van Anrooij ha fatto il vuoto, dietro le compagne fanno ottima guardia
Van Anrooij ha fatto il vuoto, dietro le compagne fanno ottima guardia
Ricordi il momento in cui sei partita?

Era la situazione perfetta. Il gruppo era tutto in fila e dalla radio è arrivato l’input di provarci. Eravamo partite per mettere qualcuno in fuga e giocarci semmai la volata con Elisa Balsamo. Così ho provato io, perché ho sentito che avevo ancora qualcosa da dare. E poi poco dopo l’attacco è arrivata la discesa e con la guida che ho sviluppato nel cross, ho preso vantaggio anche lì. Tutti mi dicevano che dovevo insistere, che dietro ero coperta e a quel punto ho smesso di pensare.

Non ti sei voltata quasi mai…

E’ stata un’azione fra adrenalina e buone gambe. Nella salita dell’ultimo giro sapevo di avere un buon margine, ma non so cosa sia successo dietro. Ho fatto la mia lunga crono e probabilmente il fatto che oltre a Elisa ci fosse dietro Wiebes ha scoraggiato le altre dall’insistere a fondo. E’ stato lo scenario perfetto.

Di nuovo Realini

Nella giornata perfetta della Trek-Segafredo c’è stato spazio anche per Gaia Realini, che prima dell’attacco di Van Anrooij ha selezionato il gruppo in salita con tirate notevoli. E prima di lei si è vista anche Eleonora Ciabocco, di cui il cittì Sangalli ha apprezzato l’attitudine per le corse di alto livello.

«Gaia ha tirato molto forte – dice Van Anrooij – ha fatto davvero un grande lavoro. E io ho fatto il resto, ma non mi aspettavo un inizio di stagione come questo. Volevo sfruttare queste corse per preparare al meglio gli appuntamenti del Nord, invece ho scoperto di avere una forma superiore. Spero di mantenerla per un po’. Adesso comincia una parte decisiva di questa stagione…».