Le fatiche ripetute di Sambinello, pensando al tricolore

28.06.2024
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Parlare di fatiche d’Ercole suonerebbe esagerato, ma certamente la settimana appena passata è stata molto impegnativa per Enea Sambinello. Prima i campionati italiani a cronometro, poi le tre tappe del Giro della Valdera. Sono stati pochissimi ad affrontare il doppio impegno, molti guardavano già ai successivi campionati italiani in linea del 30 giugno a Casella (GE), Enea è stato l’unico a emergere in entrambi, con due podi che alla fin fine gli hanno pure lasciato dell’amaro in bocca.

Per Sambinello quest’anno già 3 vittorie. Qui nella terza tappa del Giro del Friuli (Fotobolgan)
Per Sambinello quest’anno già 3 vittorie. Qui nella terza tappa del Giro del Friuli (Fotobolgan)

La scelta del corridore della Vangi Sama Ricambi Il Pirata non è stata casuale, ma anzi faceva parte di un piano: «L’avevamo stabilita già a inizio stagione con il direttore sportivo Matteo Berti e il preparatore Flavio Camerin. Non è stato neanche così impegnativo considerando che c’era il giovedì di mezzo e anche che la cronometro è un impegno fisico molto relativo. Diverso il discorso a livello mentale, dove invece richiede molto sforzo».

Il progetto era legato anche alla tua costruzione come ciclista per gare a tappe?

Parzialmente sì. Già alla Corsa della Pace quest’anno avevo affrontato 5 tappe di seguito, l’obiettivo è abituarmi sempre più agli sforzi prolungati nei giorni perché si vede, guardando l’attività e le gerarchie estere, che sono quelli che servono di più nella costruzione di un corridore. Io mi trovo abbastanza bene, infatti anche questi due sforzi ravvicinati sono stati positivi, avrei solo voluto condirli con una vittoria.

Seconda frazione del Giro della Valdera, il bolognese è battuto allo sprint da Montagner (foto Bernardini)
Seconda frazione del Giro della Valdera, il bolognese è battuto allo sprint da Montagner (foto Bernardini)
Com’era il Giro della Valdera?

La prima tappa era per velocisti, sapevo che non avrebbe influito molto sulla classifica. L’importante era rimanere in piedi, infatti ci sono state un paio di brutte cadute con alcuni corridori coinvolti in maniera pesante e mi è spiaciuto molto, spero che si rimettano presto. Sabato era prevista la tappa più dura con una salita pedalabile da ripetere più volte. Sono stato proprio io a promuovere l’azione principale portandomi dietro 6 corridori, poi in volata Montagner ha fatto valere le sue doti veloci, sicuramente superiori alle mie. Nella terza tappa c’è stata tanta pioggia, ma io e i miei compagni abbiamo comunque provato a ribaltare la classifica, in discesa però c’è stato il ricongiungimento e non ho più avuto possibilità di fare la differenza, finendo così secondo a 10” da Montagner.

Come lo scorso anno…

Sì e nella cronometro sono stato pure secondo dietro Finn, l’anno scorso avevo chiuso al terzo posto. Non posso negare che cercavo la vittoria con tutte le mie forze e non esserci riuscito inizialmente mi ha fatto male, ma sono comunque cosciente di avere fatto tutto il massimo per riuscirci. Montagner ha caratteristiche diverse dalle mie, non posso che dirgli bravo per come si è gestito in salita, è stato lui bravo a tenere il mio forcing.

Con Finn tricolore e Donati secondo, sul podio dei campionati italiani a cronometro (foto Pettinati)
Con Finn tricolore e Donati secondo, sul podio dei campionati italiani a cronometro (foto Pettinati)
Tu hai già in tasca il contratto con il devo team della Uae per il prossimo anno. Con i dirigenti tu e la tua squadra vi sentite nel corso della stagione?

So che mi seguono con attenzione e ogni tanto ci sentiamo. Tra l’altro devo dire che sono molto attenti anche nella gestione del materiale, appena ho qualche esigenza anche per la bici sono pronti ad accontentarmi. E’ come se mi facessero sentire già ora parte della squadra e questo è importante. So che hanno molta fiducia sia in me che nel mio team, mi tengono tranquillo. Vogliono che cresca con calma, i risultati gli interessano fino a un certo punto. Quel che conta è che conservi margini di crescita per i prossimi anni, su questo sono stati molto chiari.

Che impressione ti fa sapere che passerai nel devo team della squadra numero uno del WorldTour, è più l’entusiasmo o il timore?

Questa è una bella domanda, perché in realtà convivono entrambe le sensazioni. Certamente sono molto contento e anzi impaziente di iniziare la mia avventura con loro perché so che è un’esperienza essenziale per fare il salto di qualità. Dall’altra parte però so anche quale impegno richiede, anche dal punto di vista della crescita umana, staccarsi progressivamente dalla famiglia e questo un po’ spaventa sempre. Si passa da un ambito famigliare a una realtà professionale dove giustamente si chiede molto. Io però voglio farlo, voglio scoprire cose nuove, mettermi alla prova.

L’emiliano sta mostrando una buona propensione per le corse a tappe
L’emiliano sta mostrando una buona propensione per le corse a tappe
Domenica c’è il campionato italiano, ti senti pronto?

Sì, è un percorso che mi piace molto, lo trovo selettivo e adatto a inventarsi qualcosa. Lo scorso anno fui già protagonista finendo terzo alle spalle del vincitore Gualdi e di Bessega, ora ho un anno in più e parto per ottenere il massimo risultato perché ne ho tutte le possibilità.

Il Tour di Van der Poel finisce ugualmente a Parigi

28.06.2024
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FIRENZE – Al 28 giugno, cioè oggi, Mathieu Van der Poel – il campione del mondo – ha collezionato sette giorni di corsa, con tre primi, un secondo e un terzo posto. Anche se le vittorie sono, il Fiandre, la Roubaix e il GP E3 Saxo Bank e il secondo posto la Sanremo, non sarà poco? In precedenza aveva disputato la stagione del cross, con 14 gare e 13 vittorie, staccando per 40 giorni fra il mondiale vinto a Tabor e la Sanremo.

E’ vero che i conti si fanno alla fine e che d’ora in avanti lo attendono il Tour, le Olimpiadi e poi forse anche i mondiali, ma non avremmo mai immaginato che l’olandese avrebbe preso così alla lettera i consigli di chi suggeriva una gestione più oculata degli sforzi. Lo scorso anno di questi tempi, i suoi giorni di corsa erano stati 20, l’anno precedente addirittura 31.

Van der Poel ha incontrato la stampa assieme a Philipsen: i loro obiettivi coincideranno di nuovo?
Van der Poel ha incontrato la stampa assieme a Philipsen: i loro obiettivi coincideranno di nuovo?

Settanta giorni

Il suo capo fa scudo. Christoph Roodhooft, che alla Alpecin-Deceuninck si occupa della gestione sportiva mentre il fratello Philip è l’uomo dei contratti, dice che va bene così, invitando a non guardare il dito, ma la luna.

«Ogni volta che ha corso – dice – Mathieu è stato estremamente presente. Non lo sapevamo in anticipo, stavamo correndo un rischio, ma adesso ogni scelta sembra perfettamente giustificabile. Se poi si tratti di uno scenario che possa essere giustificabile per ogni stagione, è un’altra questione. Bisogna considerare l’anno nel suo complesso e alla fine anche Mathieu avrà settanta giorni di gare, come la maggior parte dei professionisti di oggi. A lui piace molto questa pianificazione. Quest’anno abbiamo sacrificato il Baloise Belgium Tour, perché una vittoria lì o al Giro di Svizzera non cambierebbe la sua carriera. Lui ha molte pressioni quando corre, tutto è ingigantito. Per cui, quando facciamo un programma cerchiamo soprattutto l’equilibrio».

La borraccia a un tifoso: correndo così poco, l’entusiasmo di Van der Poel è sempre fresco
La borraccia a un tifoso: correndo così poco, l’entusiasmo di Van der Poel è sempre fresco

Lo sguardo del bambino

Quando ieri ha incontrato la stampa alla vigilia della presentazione delle squadre, Van der Poel aveva lo sguardo di un bambino in gita. Firenze gli porta bene, anche se forse il ricordo di quel 2013 in cui vinse il mondiale juniores davanti a Mads Pedersen ora gli sembra davvero lontanissimo.

Cosa ricordi dei mondial di Firenze 2013?

E’ successo molto tempo fa, quel giorno è sparito da tempo nei ricordi. Ma Firenze è una città bellissima in cui correre. Proprio come il fine settimana di apertura del Tour, anche quel mondiale era una corsa molto dura. Poi ho vinto, ma la differenza è che ora peso dieci chili in più.

Perché hai scelto una preparazione con soli allenamenti e senza gare?

Perché la primavera è stata lunga. La stagione del cross richiede un lungo periodo di forma e concentrazione. Avevo bisogno di una pausa dopo la Liegi. Quando ho ricominciato ad allenarmi, prima a La Plagne con la squadra, poi da solo in Spagna, ci è voluto davvero un po’ prima di avere il giusto feeling con la bici. Le Olimpiadi arriveranno presto, quindi era necessario gettare basi ampie. Preferirei correre più spesso, ma questo è il ciclismo moderno.

Il 28 settembre 2013, Mathieu Van der Poel conquista il mondiale juniores. Secondo Pedersen
Il 28 settembre 2013, Mathieu Van der Poel conquista il mondiale juniores. Secondo Pedersen
Il Tour sarebbe nuovamente un successo per te senza una vittoria di tappa?

Questa domanda mi perseguita. Non ho vinto una tappa l’anno scorso, ma ho pensato che sia stato ugualmente un successo, con molti ringraziamenti da parte di Philipsen che ha preso la maglia verde. Mi è piaciuto far parte di questo suo risultato. E il Tour mi ha aiutato tantissimo anche in vista del mondiale.

Sei qui a preparare le Olimpiadi?

Non ho detto questo. Mi sono allenato duramente per vincere una tappa. Tuttavia, le volate sono ovviamente per Jasper e ci sono pochissime opportunità per i corridori da classiche. Mi aspetto che il fine settimana di apertura sia semplicemente troppo duro. Soprattutto la tappa di domenica.

Per voi corridori del Nord potrebbe esserci la nona tappa con i suoi sterrati?

Quella dovrebbe andarmi bene. Ma un po’ mi conoscete, non ho ancora studiato molto bene il libro di corsa. Non ho guardato oltre il primo giorno di riposo.

Philipsen e la sfida per la maglia verde: dopo la conquista 2023, sarà di nuovo sua?
Philipsen e la sfida per la maglia verde: dopo la conquista 2023, sarà di nuovo sua?

Il Tour finisce… a Parigi

Che il Tour servirà principalmente in chiave olimpica è confermato nuovamente da Roodhooft e quasi sembra che si stia lavorando per costruire la… macchina perfetta. Un campione che corre solo quando è certo di poter vincere e per il resto del tempo preferisca allenarsi per i fatti suoi. Con buona pace dei corridori normali che potrebbero vantarsi di averlo battuto, trovandolo in un giorno di condizione mezza e mezza. Si è grandi anche dando dignità e spessore alle vittorie degli altri, ma di questo la modernità del ciclismo non tiene conto. In un modo o nell’altro, il Tour di Mathieu Van der Poel finirà a Parigi con le Olimpiadi.

«Ci sono poche tappe in cui Mathieu potrà perseguire obiettivi personali – dice Roodhoft – ma il resto del Tour è dedicato principalmente alle Olimpiadi. Non bisognerebbe mai definire il Tour una gara di preparazione, ma per corridori del suo calibro ci sono tappe che si possono considerare tali. Nel ciclismo moderno, ogni squadra sa cosa ciascun corridore deve fare ogni giorno. E’ diventato tutto molto ben definito e questo vale anche per lui».

Covid? Non è mai sparito del tutto, la parola d’ordine è precauzione

28.06.2024
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Il Covid-19 non ha abbandonato il gruppo e la nostra vita di tutti i giorni. L’ultimo caso è quello di Sepp Kuss, il vincitore dell’ultima Vuelta Espana e fido scudiero di Vingegaard non sarà al via del Tour de France. Una perdita importante per la Visma Lease a Bike in vista della battaglia che la attende sulle strade della Grande Boucle. Ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del Tour, Evenepoel si è presentato con la mascherina, mentre Pogacar ha raccontato di averlo preso di recente. Ma come viene approcciato ora il Covid dai medici dei vari team? Ne parliamo con Emilio Magni, dottore dell’Astana Qazaqstan Team.

«Da questa primavera – spiega subito – ci sono stati dei casi, in aumento rispetto ai mesi precedenti. Anche noi in squadra abbiamo avuto dei corridori positivi, ma è una storia difficile dalla quale venire fuori. La sintomatologia è meno importante rispetto al periodo pandemico, praticamente è assimilabile ad un’influenza. Il problema è che gli atleti di alto livello devono stare bene per svolgere la loro attività, quindi anche una normale influenza diventa destabilizzante».

Sepp Kuss ha annunciato la sua mancata partecipazione al Tour causa Covid postando questa foto sui social (foto Instagram)
Sepp Kuss ha annunciato la sua mancata partecipazione al Tour causa Covid postando questa foto sui social (foto Instagram)
Però si fanno ancora i test per distinguere il Covid da un’influenza.

Sì, perché è giusto capire di cosa si tratta. Le conseguenze a livello sportivo non sono state importanti, ma ogni squadra ha un alto numero di atleti e devono essere monitorati e tutelati. 

Una delle conseguenza più gravi furono i vari casi di miocarditi e pericarditi che si manifestarono nei soggetti positivi…

Non furono tanti a livello numerico, chiaro che anche un solo caso fa drizzare le antenne a noi medici. Quindi poi sono stati inseriti diversi test a livello cardiologico per controllare lo stato di salute prima di far riprendere all’atleta la sua attività. 

I test sono attendibili?

La fortuna dei test per individuare una positività da Covid-19 è che sono facili da effettuare e direi anche che sono affidabili, soprattutto rispetto all’inizio. 

Evenepoel con la mascherina alla conferenza stampa di ieri al Tour: «Meglio non correre rischi»
Evenepoel con la mascherina alla conferenza stampa di ieri al Tour: «Meglio non correre rischi»
In che senso?

Che nei primi anni (2020 e 2021, ndr) c’erano molti casi di false positività e negatività. Quindi atleti che risultavano negativi dopo qualche ora erano invece positivi e viceversa. Adesso è tutto più lineare, ad una positività anche leggera segue una conferma nel giro di poche ore.

Quindi si fanno più test?

Una volta effettuato il primo e rilevata la positività se ne effettua un altro poche ore dopo. Il corridore viene messo a riposo e nel corso dei giorni in cui è a casa ripete il test in autonomia ogni due o tre giorni, fino alla negativizzazione. 

Il protocollo prevede ancora lunghi stop? 

No siamo nel corso di cinque o sei giorni di fermo dall’attività sportiva. Una volta negativo il corridore viene sottoposto ai test cardiaci che dicevamo prima. Questi sono: elettrocardiogramma a riposo, sotto sforzo e ecocolordoppler cardiaco. Sono gli stessi esami che si effettuavano nel programma “return to play”. 

Gaudu ha corso il Delfinato sotto tono e ne è uscito con il Covid, ma sarà comunque al via del Tour
Gaudu ha corso il Delfinato sotto tono e ne è uscito con il Covid, ma sarà comunque al via del Tour
Se l’atleta li supera?

Semplice, torna in mano ai preparatori e rincomincia con il piano di allenamento. 

Pensa che la non partecipazione di Kuss al Tour de France sia corretta?

Sì, non c’era altra via. A parte che avrebbe dovuto negativizzarsi, ma comunque a pochi giorni dal via del Tour non ci sarebbe stato modo di fare i test cardiaci necessari. E’ più un discorso di precauzione e di tutela, prima dell’atleta stesso e poi dei compagni. 

L’aumento dei casi in gruppo a cosa è dovuto?

Semplicemente ad un abbassamento, naturale, delle misure difensive che si adoperavano in tempi di pandemia. Banalmente non utilizziamo più le mascherine o comunque frequentiamo posti molto affollati.

Per il dottor Magni siamo lontani dal ritorno di protocolli rigidi come nel periodo di pandemia
Per il dottor Magni siamo lontani dal ritorno di protocolli rigidi come nel periodo di pandemia
C’è il rischio del ritorno delle mascherine e della famosa bolla?

Non direi. Anche perché non avrebbe molto senso. Se si tornasse ad utilizzare le mascherine in squadra questa misura cadrebbe nel momento in cui si è a contatto con la gente. Dovremmo tornare alla bolla, ma penso sia impossibile, noi come squadra cercheremo di fare maggiore attenzione. E’ un discorso legato al fatto che se un atleta si ammala poi il rischio è che contagi la squadra e che ci si ritiri dalla corsa. 

Quindi per il Tour avete precauzioni particolari?

Siccome è una corsa che attira tanta gente e avremo degli eventi con ospiti interni alla squadra chiederemo dei test negativi. Se qualcuno dovesse arrivare senza mi preoccuperò io di farglielo.

Tour: inizio nervoso verso Bologna. Bramati avverte Remco

28.06.2024
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FIRENZE – Domani scatta il Tour de France, il primo per Remco Evenepoel. Il campionissimo della Soudal-Quick Step è chiamato ad una grande sfida. Una sfida che ha voluto a tutti i costi, nonostante il percorso del Giro d’Italia fosse praticamente perfetto per lui. Ma proprio di percorsi parliamo in questi articolo.

E lo facciamo con Davide Bramati, uno dei diesse della squadra belga. Parliamo in particolare delle prime frazioni e di come Remco potrà affrontarle. Frazioni delicate, in quanto nervose sia planimetricamente che altimetricamente. Senza contare che l’adrenalina sarà a mille per tutti.

L’ex iridato è tornato in gara al Delfinato, dove ha vinto la crono, ma poi ha ammesso di aver fatto fatica in montagna, anche se secondo lui era tutto previsto.

«Se va tutto bene posso entrare nei primi cinque», ha detto Evenepoel. Noi crediamo aspiri a qualcosa di più, in ogni caso per centrare quell’obiettivo è importante che le cose vadano bene sin da subito.

Bramati con Evenepoel nel 2023 quando il belga sfoggiava la maglia iridata. Remco è al suo quinto grande Giro
Bramati con Evenepoel nel 2023 quando il belga sfoggiava la maglia iridata. Remco è al suo quinto grande Giro
Davide, prima di tutto come sta Remco?

So che sta bene così come la squadra. Si è ben preparato. I ragazzi del Tour sono insieme dal Delfinato ormai e sono tutti piuttosto motivati. Sono stati insieme verso Isola 2000 in quota per fare altura e gli ultimi sopralluoghi.

Il percorso del Tour de France è duro nel suo insieme e si parte con tre tappe italiane affatto banali…

Le prime due tappe non sono facili, è vero, specie per essere l’inizio di un grande Giro. Già alla prima frazione c’è un grande dislivello, parliamo di quasi 4.000 metri ed entrambe sono sui 200 chilometri (206 la prima, 199 la seconda, ndr). In questi due giorni da quando siamo arrivati a Firenze abbiamo iniziato a parlare del modo in cui affrontarle.

La seconda tappa del Tour va da Cesenatico a Bologna: 199,2 km e 1.850 metri di dislivello
La seconda tappa del Tour va da Cesenatico a Bologna: 199,2 km e 1.850 metri di dislivello
In particolare la seconda tappa potrebbe essere ideale per Remco. Si fa il circuito del San Luca che lo ha già visto protagonista al Giro dell’Emilia. Cosa ne pensi?

Quella di Bologna e quindi del San Luca è certamente una gran bella tappa. Immagino che chi prenderà la maglia gialla il giorno prima vorrà controllare bene la corsa e tra i big ci sarà grande controllo. Sarà importante prendere davanti il primo San Luca soprattutto. Ci sarà grande bagarre per questo. Tra l’altro sono strade che tutti i ragazzi conoscono in quanto si fanno al Giro dell’Emilia.

Evenepoel ha già visto il tracciato?

Sì, ha visionato queste frazioni a suo tempo, ma come detto, in particolare per la seconda tappa anche per lui vale il discorso dell’Emilia che tanti già conoscono. Ma è motivato e ci si lavorerà bene tutti insieme.

Visto come è andata la prima tappa del Giro d’Italia e che Pogacar ha già detto di voler fare bene sin da subito, che corsa ti aspetti nella prima frazione e di fatto in questa due giorni?

Di sicuro la UAE Emirates è il faro della corsa. Schiera i migliori atleti e per questo bisognerà vedere cosa vorrà fare lei sin dal primo giorno. Presumo punteranno sin da subito Vingegaard. Il danese non corre da due mesi, vorranno stanarlo, metterlo alla prova per capire come sta. E anche da come hanno corso e da quel che ho visto al Giro di Svizzera correranno d’assalto.

Remco Evenepoel e Jonas Vingegaard insieme sul San Luca: era il Giro dell’Emilia 2021. Il duello si rinnoverà domenica?
Remco Evenepoel e Jonas Vingegaard insieme sul San Luca: era il Giro dell’Emilia 2021. Il duello si rinnoverà domenica?
In effetti questa su Vingegaard è una bella visione. Anche se dovesse stare bene, gli mancherebbe il ritmo gara. Ci sta che vogliano subito provare a metterlo in difficoltà…

Il Tour è lungo, è duro ed è la corsa più importante che c’è. Non è facile per nessuno. Voi qui parlate di prima e seconda tappa, ma perché la quarta? Con quelle salite (si fa anche il Galibier, ndr) si vede subito chi è in condizione e chi no. E poi è anche una tappa breve, appena 139 chilometri. Ne vedremo delle belle.

Hai parlato di montagna: chi sarà il “treno” di Remco per la salita?

Landa, chiaramente, l’ultimo uomo, quello che gli starà vicino più a lungo. Poi Van Wilder, che ha lavorato molto bene. Abbiamo portato Hirt, che è uscito forte dal Giro. E infine Vervaeke. Tutti loro gli dovranno stare vicino in salita il più possibile. E poi ci sono gli altri.

Che dovranno lavorare in pianura…

Esatto. Moscon, Casper Pedersen, Lampaert… che saranno importanti già verso Bologna, proprio per prendere davanti il San Luca. Queste prime due frazioni sono entrambe difficili, ma forse la seconda è più nervosa ancora.

Pogacar e Vingegaard, Tour cominciato tra rivelazioni e frecciate

27.06.2024
7 min
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FIRENZE – Il tempo che Roglic raccontasse di quanto si senta gratificato nel fare parte del progetto Red Bull e di quanto sarà elevato il livello dello scontro, e nella sala del Consiglio Comunale entra Tadej Pogacar. Il solito sorriso gentile, lo sguardo apparentemente distratto e un saluto ogni volta che incontra un volto conosciuto. Pur non essendo il vincitore uscente, attorno allo sloveno si respira una certa aria di predestinazione, che lui con il solito candore neppure cerca di sviare.

Il programma delle conferenze stampa segue serrato, per cui dopo il vincitore del Giro arriverà Vingegaard e finalmente conosceremo o cercheremo di capire le sue condizioni. Nelle strade che da Piazza della Signora conducono a Piazzale Michelangelo si sussegue il passaggio delle squadre, sospinte dal tifo della gente.

Non tutto rose e fiori

Intanto parla Pogacar e sembra che la magia del Giro non si sia mai interrotta, anche se rispetto ai racconti di Matxin, scopriremo presto che nelle ultime settimane la vita non è stata così fiabesca.

«Sono dove voglio essere – dice la maglia rosa – la prima settimana dopo il Giro è stata un bel periodo. Un po’ di relax e poi ho iniziato la preparazione per il Tour de France. E’ passato tutto molto velocemente e sono super felice di essere già qui. Vedremo sin dalle prime tappe chi ha le gambe ed è in buona forma. Mi aspetto che tutti lo siano e che non sia io l’unico da guardare.

«Avevo già iniziato ad allenarmi duramente – ora il tono cambia di colpo – quando sono tornato a casa a causa della morte di mio nonno. Sono andato per stare vicino alla famiglia. Un lungo viaggio, lo so, ma era importante per me. E poi, quando sono tornato in ritiro, dopo qualche giorno ho preso il Covid, ma alla fine non è stato troppo impegnativo. Penso che il virus non sia più grave come qualche anno fa, soprattutto se l’hai già avuto. Io credo di averlo avuto un paio di volte ed evidentemente il mio corpo si è abituato a conviverci. Sono stato per un giorno intero senza bici, il giorno dopo mi sono allenato sui rulli e poi, visto che ero di nuovo in salute, ho ripreso con il normale programma».

Gli errori pagati caro

Le domande si susseguono, il baccano della piazza costringe a chiudere le finestre. Lui tiene testa a ogni argomento, col sorriso leggero di chi non ha paura. Nemmeno quando gli chiedono da dove nasca la sua grinta, visto che sembra venire da un’infanzia tutto sommato facile, e lui risponde che magari qualcosa è successo e lo ha rimosso. Magari gli sarà morto un pesce rosso…

«Penso che la mia relazione con Vingegaard – riprende – sia qualcosa di straordinario. Ci incontriamo sempre più o meno una volta all’anno, di luglio. Apprezzo molto questa rivalità perché lo rispetto molto ed è bello vederlo alla partenza. Penso che sia pronto, altrimenti non sarebbe venuto. Non vedo l’ora di cominciare e cercheremo di fare di nuovo un grande spettacolo, sperando questa volta di invertire le maglie. Dovrò essere bravo a non commettere errori. Negli ultimi due anni ne ho fatti e li ho pagati. Fisicamente penso di essere pronto, poi sarà tutto un gioco mentale. Tre settimane sono un tempo pazzesco per correre e restare in forma. Se il Tour dello scorso anno fosse stato una classica o la corsa di una settimana, probabilmente avrei avuto la forma migliore della mia vita. Invece ho scoperto che tre settimane erano troppo lunghe per il mio corpo. Adesso sto bene, ma può succedere di tutto. Bisognerà stare attenti a ogni dettaglio.

«Penso che quest’anno avremo una grande competizione – riprende – vincere il Giro è stato piuttosto difficile, ma qui troveremo un clima profondamente diverso. Il Tour è sempre una delle gare più calde. Però ogni anno che passa, lo affronto diversamente. Sto migliorando e adesso vedo che non mi piace più il grande freddo e questo non accadeva di certo due anni fa. Per contro, sono migliorato molto con il caldo. Penso di essere pronto per questa calda estate».

Incognita terza settimana

Quando arriva Vingegaard, ha accanto anche Wout Van Aert e Fabio Jorgenson. Questo qui, pensiamo guardandolo camminare tutto dinoccolato, ha vinto gli ultimi due Tour. La caduta dei Baschi lo ha fermato a lungo, ma da qualche tempo, leggendo le dichiarazioni e parlando con i corridori, ci è venuto il sospetto che il danese sia molto più in forma di quanto voglia far credere.

«Sono semplicemente felice di essere qui – dice – alla partenza del Tour de France. Penso che sia già una vittoria, sono molto felice e in attesa di cominciare. La parte più difficile di tutto ciò è stato tornare allo stesso livello. Ho dovuto fare una lunga sosta e aspettare che ogni ferita guarisse prima di potermi allenare adeguatamente. Una cosa è iniziare a pedalare, un’altra quando puoi cominciare il vero allenamento. Quindi spero di aver messo insieme una condizione che mi permetta di arrivare alla terza settimana».

Da Piazza della Signoria, in bici fino a Piazzale Michelangelo, così Firenze ha abbracciato gli eroi
Da Piazza della Signoria, in bici fino a Piazzale Michelangelo, così Firenze ha abbracciato gli eroi

Con Pogacar zero rapporti

Non dice tanto, non sembra avere voglia di sbottonarsi. Tanto è solare il suo avversario per quanto capace di tenersi tutto dentro il danese che finora ha sempre risposto agli scatti frizzanti dell’altro con legnate di poche parole. Sono diversi anche sulla bici.

«Per me è una novità che Tadej abbia avuto il Covid – risponde – me lo state dicendo voi ora, non ho mai saputo come fosse la sua salute. Non abbiamo un grande rapporto, non ci siamo mai sentiti dopo il mio incidente. Ma credo che dal momento che arriviamo qua, siamo tutti nella stessa situazione. All’inizio della gara dovrò solo lottare per resistere e più avanti troverò i numeri giusti. Lo scopriremo nei prossimi giorni.

«Ho fatto un sacco di lavoro, un sacco di buon lavoro e non sono messo male, anche se la stampa è stata spesso negativa circa le mie possibilità. Ho affrontato gli ultimi tre mesi consapevole che fosse il momento più duro della mia carriera. In certe situazioni pensi solo a reagire piuttosto che a dispiacerti per te stesso ed è quello che ho fatto con la mia famiglia, provando tutto il possibile per prepararci a questa gara».

La speranza di vincere

Anche Van Aert tutto sommato racconta la sua risalita faticosa dalla caduta. Spiega di avere ancora qualche timore a buttarsi in volata e aggiunge che di certo sarà di aiuto nelle tappe di pianura e in salita se la condizione dovesse migliorare.

«Se farò risultato – sospira Vingegaard prima di alzarsi – sarò molto felice. Se non ci fosse stata la caduta, direi sicuramente che sono qui per la vittoria. Ma ovviamente negli ultimi tre mesi le cose sono cambiate. Per cui, certo, ho ancora la speranza di essere abbastanza forte. Almeno da lottare per la vittoria…».

Se ne va anche lui, se ne vanno tutti. Palazzo Vecchio ribolle di computer e giornalisti, mentre in Piazza della Signoria sfilano le ultime squadre verso Piazzale Michelangelo. Sta per cominciare il Tour de France numero 111 e salperà le ancore da Firenze. Come ha detto giustamente Bettiol, belle tutte le partenze, ma Firenze è Firenze…

Una nuova Emonda? No, arriva la Trek Madone generazione 8

27.06.2024
7 min
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MADRID (Spagna) – La Trek Madone 8 è una nuova bici, che porta con sé un nuovo carbonio di altissima gamma per Trek e diventa un simbolo in fatto di interpretazione delle bici leggere, veloci e ovviamente aero.

Carbonio OCLV900, design che richiama fortemente la Madone della generazione precedente e integrazione ai massimi livelli. Il tutto con un migliore comfort, ancora più sfruttabile in diversi contesti ed è leggerissima. Entriamo nel dettaglio, anche grazie al contributo di Jordan Roessingh, capo ingegnere di Trek.

Primo test nel dicembre 2022

«Eravamo ancora nella Trek-Segafredo. Il primo test su strada è stato fatto nel dicembre 2022 – ci racconta Roessingh – non su una sola bicicletta, perché ai corridori abbiamo fornito 3 opzioni diverse. Ognuna di queste aveva lo stesso carbonio, ma con laminazioni differenti. Una rigidissima, una più bilanciata, la terza votata al comfort, il tutto senza fornire indicazioni particolari agli atleti.

«Una bici bianca – prosegue sorridendo Roessingh – senza scritte e con il montaggio standard. Il risultato? Tutti i corridori, uomini e donne hanno scelto la configurazione che ci piace definire intermedia, o meglio, quella che ha mostrato il bilanciamento ottimale tra rigidità e comfort, tra rigidità e peso ridotto, quindi non quella più estrema. Il primo passo ufficiale verso la Madone che vediamo oggi, quella della generazione 8».

Jordan Roessingh, capo ingegnere di Trek
Jordan Roessingh, capo ingegnere di Trek

Stessa bici per professionisti e amatori

«La Trek Madone della generazione 8 che ha debuttato al Delfinato e che in modo ufficiale è al Tour -continua Roessingh – è la medesima che si trova nel catalogo e acquistabile. Non c’è nessuna differenza. La Madone 8 non sostituisce la Emonda che rimane in catalogo, anche se in termini di mercato una sovrapposizione è possibile, ma tecnicamente abbiamo una bici più veloce della stessa Emonda, più leggera e maggiormente efficiente quando la strada sale, se messa a confronto con la Madone 7. In sostanza, la nuova Madone punta ad unire gli utilizzatori Emonda a quelli più orientati ad una bici aerodinamica».

Nuova Madone, più leggera a prescindere

La nuova Trek Madone, a parità di allestimento, è più leggera della Emonda attuale, con un risparmio di 320 grammi di peso se messa a confronto con la Madone della generazione 7. Rispetto alla Emonda è molto più veloce, perché sfrutta l’aerodinamica della piattaforma Madone, con il vantaggio che è maggiormanete versatile e sfruttabile anche nelle condizioni di salita dura.

Per gli amanti dei numeri e dei dati: rispetto alla Emonda guadagna 77 secondi su un’ora, a pari velocità e in posizione ribassata sul manubrio. Al tempo stesso ha un’elasticità verticale migliorata dell’80% rispetto alla Madone e del 24% rispetto alla Emonda, ecco perché è più comoda e anche più stabile. Il valore alla bilancia dichiarato per la SLR in taglia 56 è di 765 grammi per il telaio, 370 per la forcella.

Come è fatta

Il design di ogni singola tubazione è differente dalla Madone precedente (e cambia anche tra le taglie più piccole e quelle grandi), anche se l’accostamento visivo è immediato. La presenza dell’IsoFlow è lampante e dice molto. Utilizza il carbonio OCLV900 (per la versione top di gamma SLR, mentre la SL adotta l’OCLV500 con una laminazione del carbonio variata rispetto al passato), una prima in casa Trek. Sono stati cambiati gli stampi per la produzione dei monoscocca, operazione che ha obbligato a differenti variazioni nei processi di posa delle pelli di carbonio. La forcella è un singolo pezzo di carbonio, senza giunzioni.

Il nuovo pacchetto RSL include anche i portaborraccia, borracce che seguono le forme di piantone ed obliquo (ma compatibili con le classiche borracce rotonde) e un manubrio integrato con flare di 3 centimetri. La geometria è la H1.5 per le sei taglie: xs, s e m, ml, l e xl. Sono comunque disponibili 4 diverse lunghezze di reggisella, con arretramento, oppure con zero off-set. Si è optato per il forcellino UDH per il supporto del cambio posteriore. La scatola del movimento centrale segue il filone utilizzato per le ultime generazioni delle road di Trek, perché è di natura T47.

Gli allestimenti

Come accennato in precedenza le versioni sono due, la top di gamma SLR con il carbonio OCLV900, che adotta anche il manubrio Aero RSL Road (con una svasatura di 3 centimetri tra il punto di innesto dei manettini ed il terminale inferiore della piega) e Trek Madone con il carbonio OCLV500 (che porta in dote il cockpit separato stem+piega).

Al top del listino troviamo le due Madone SLR9, la prima con suffisso AXS che adotta la trasmissione Sram Red AXS, la seconda con il pacchetto Shimano Dura Ace (rispettivamente a 13.999 e 13.499 euro). Entrambe hanno le ruote Bontrager Aeolus51 e i rispettivi power meter. Inoltre queste due versioni montano i tubeless Pirelli, come delle vere team replica Lidl-Trek. Si scende di una gradino per passare alle SLR7, la prima con Shimano Ultegra, la seconda con lo Sram Force AXS (quest’ultima con il power meter Quarq e rispettivamente a 8.999, 9.499 euro). Entrambe hanno sempre le ruote Bontrager 51, ma della serie Pro.

Per quanto riguarda le Madone SL (tutte con le ruote Bontrager Pro), c’è la 7 con Shimano Ultegra (6.659 euro di listino), le due SL6 con Shimano 105 Di2 e Sram Rival AXS (rispettivamente a 5.129 e 5.639, quella AXS include il misuratore di potenza) e la SL5 con ruote Bontrager Paradigm in alluminio (3.589 euro di listino). Per entrambe le versioni sono disponibili anche i frame-kit: SLR a 5.129 euro, mentre SL a 3.069 euro.

Trek

Qualche punto interrogativo, ma Visma pronta: parola di Affini

27.06.2024
6 min
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Sono pronti a partire con il numero uno e a difendere la maglia gialla. Sono uno dei quattro “dream team” del Tour de France: sono i ragazzi della Visma-Lease a Bike. Della corazzata olandese non farà parte un pezzo importante, Edoardo Affini. Ma il mantovano, “da fuori”, ci aiuta ad analizzare bene la sua squadra e come si pone in relazione alle altre.

Affini in autunno, quando si fanno i programmi in base anche ai percorsi, era stato inserito nella lista lunga del Tour, tanto più che Wout Van Aert e Olav Kooj avrebbero preso parte alla corsa rosa. Poi le cose sono cambiate strada facendo e si è ritrovato, giustamente come sostiene anche lui, al Giro. Ma ora è tempo di Tour de France…

Affini (al centro) al termine del Giro d’Italia. Ora il mantovano è in fase di recupero
Affini (al centro) al termine del Giro d’Italia. Ora il mantovano è in fase di recupero
Al netto del forfait all’ultimo minuto per Covid di Sepp Kuss, la Visma-Lease a Bike resta uno squadrone, Edoardo…

Penso che sulla carta, i corridori che vanno in Francia costituiscono una bella selezione. Ci sono tanti campioni, anche se non mancano dei punti interrogativi.

Ti riferisci a Jonas Vingegaard?

Onestamente non conosco le condizioni di tutti. C’è da vedere un po’ come sta ovviamente Jonas, ma anche come sta Wout Van Aert. Sappiamo che se Wout sta in una certa maniera può essere fondamentale in ogni senso, come uomo jolly e come gregario per Jonas. Non penso sarà quello
del Tour del 2022… mettiamola così. E ci starebbe tranquillamente visto l’infortunio che ha avuto e  il percorso di recupero che ha fatto. Potrebbe non essere nella condizione migliore di sempre. Però è sempre Van Aert.

E Vingegaard?

Spero che Jonas vada in crescendo durante la corsa, però le sue condizioni al momento sono difficili da capire. Presumo siano abbastanza buone, altrimenti non l’avrebbero portato.

Lui quando ha ripreso realmente a pedalare?

Onestamente non lo so, è non è perché non lo voglio dire. Non conosco precisamente le tempistiche. Ad aprile avrà fatto qualche pedalata sui rulli, giusto per muovere le gambe e vedere come rispondeva il corpo. Ma sicuro, prima di maggio non è montato in bici.

Due leader, ma stavolta, anche due incognite. Cosa faranno vedere Vingegaard e Van Aert? (foto Instagram)
Due leader, ma stavolta, anche due incognite. Cosa faranno vedere Vingegaard e Van Aert? (foto Instagram)
Manca Kuss e Van Aert e Vingegaard non danno le solite certezze, Matteo Jorgenson invece sì. Può essere il jolly come ha detto anche il vostro capo? O sarà il gregario di lusso?

Può essere una pedina fondamentale per Jonas, ma io lo vedo bene anche come mina vagante per qualche tappa se ne avrà la possibilità. Tra i selezionati Jorgenson è quello che ha dimostrato la forma migliore ed è stato anche il più costante. E’ stato protagonista in primavera e si è giocato il Delfinato fino all’ultima tappa, quindi credo che si possa considerare come il corridore che dà più certezze.

Tra i punti interrogativi c’è anche Laporte…

Anche Christophe, bisogna vedere dopo il Giro come si è ripreso. Lui era caduto. Il modo e il tempo per recuperare bene e di prepararsi per il Tour lo ha avuto.

Tu, Edoardo, corri in uno di questi squadroni e al tempo stesso ci corri contro. Dov’è siete più forti? E dove invece pagate qualcosa? La UAE Emirates ha molti capitani…

E secondo me avete già centrato il nocciolo della questione. Se prendete i suoi singoli corridori la UAE è superiore… per la classifica. Sono tutti corridori che in altre squadre potrebbero puntare al podio. Forse noi siamo più squadra. Che poi anche lì è tutto da vedere, perché bisognerebbe essere in quel team e vederne le dinamiche interne. Noi della Visma-Lease a Bike siamo un po’ più completi su tutti i terreni. E abbiamo un obiettivo “più unico”.

“Più unico” rende bene l’idea…

Siamo più centralizzati su uno o massimo due obiettivi. Non abbiamo quattro corridori che fanno classifica. Siamo più votati ad una causa, mettiamola così.

Non abbiamo nominato Tratnik: lo sloveno dà garanzie su molti terreni. Un’arma in più per la Visma
Non abbiamo nominato Tratnik: lo sloveno dà garanzie su molti terreni. Un’arma in più per la Visma
Anche Bora-Hansgrohe e Ineos Grenadiers hanno le spalle larghe. Dove si possono battere? E dove daranno fastidio?

La Bora al Giro si è dimostrata una bella squadra. Ha fatto vedere di saper correre per il proprio capitano, in quel caso Martinez. Con Primoz hanno ovviamente uno dei candidati maggiori per vincere il Tour o comunque per il podio. L’unico punto di domanda può essere il fatto che Roglic e altri sono nuovi in squadra e magari hanno bisogno ancora di un filo di rodaggio. Sono aspetti che sembrano semplici, ma un po’ di tempo lo richiedono.

Anche Roglic e Gasparotto lo avevano detto dopo la Parigi-Nizza…

Siamo tutti professionisti e sappiamo cosa fare, però quel tocco in più, quello 0,5 per cento che magari ti fa dare qualcosa in più, quella comunicazione in meno che serve per prendere una decisione veloce al momento giusto… magari non ce l’hanno ancora. Se Roglic se ne è reso conto è perché veniva da 10 anni consecutivi nel nostro team e lì conosceva ogni cosa come le tue tasche.

Della Ineos invece cosa ci dici?

Sono storicamente abili nel vincere grandi Giri. Nell’ultimo periodo gli è mancato il fuoriclasse, soprattutto dopo quello che è successo a Bernal, però ragazzi hanno Thomas che è un corridore fantastico. Ha vinto un Tour. A 38 anni è ancora lì la lottare, guardate che Giro d’Italia ha fatto. Per me ha fatto un Giro esagerato. Ecco, nel suo caso bisogna valutare il recupero post Giro.

Bernal cosa può dare secondo te a questa squadra in questo momento e con quei compagni?

Per quello che abbiamo visto nella prima parte di stagione, mi è sembrato in crescita ad ogni corsa. Al Delfinato è andato forte. Ma  un po’ come in UAE Emirates anche lì sono tanti: Bernal, Thomas, Pidcock, Carlos Rodriguez… Non so chi di loro vorrà fare classifica, ma di certo sono un bel blocco. E con corridori simili ti puoi giocare anche diverse carte in base a come si mette la corsa. Puoi portare in avanscoperta uno ed aspettare con quell’altro. Hanno più opzioni. E poi, ripeto, sono esperti. Loro possono inventarsi qualcosa… sicuramente.

Kuss è uno degli scalatori più forti e mancherà molto alla causa della Visma – Lease a Bike
Kuss è uno degli scalatori più forti e mancherà molto alla causa della Visma – Lease a Bike
Torniamo a voi, Edoardo. Hai parlato di blocco, qual è il vostro blocco per la salita? Tanto più ora che manca Kuss?

Senza Sepp, l’ultimo uomo dovrebbe essere Jorgenson. Poi ci sarà Wilco Kelderman che se sta bene va veramente forte, credetemi. E anche il sostituto di Sepp, Bart Lemmen, non è affatto male. Magari dovrà prenderci un po’ la mano, soprattutto perché è la sua prima partecipazione.

Kuss è una mancanza grossa…

Penso di poter dire, se parliamo solo scalatori, che se non è il migliore del mondo è tranquillamente nei primi cinque. Sepp sa come si va in salita, è il suo terreno, sa scandire il passo come pochi altri e a diverse velocità. Quindi è chiaro che è una perdita pesante. E non è un caso che in tutti i grandi Giri che abbiamo vinto lui era presente.

Chi sarà il regista in corsa?

Di solito è Tiesj Benoot. Ma penso che anche Van Aert possa ricoprire quel ruolo lì.

Gioia Bartali, nel nome del nonno

27.06.2024
5 min
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Da molti anni ormai Gioia Bartali è impegnata a tenere viva la memoria del nonno Gino. Presenzia a serate, incontri con le scuole, eventi di ogni tipo in cui porta avanti i valori che hanno fatto diventare Ginettaccio “Giusto delle Nazioni”, oltre che uno dei corridori più vincenti e amati della storia. Per lei quindi questi sono giorni speciali, con l’imminente partenza del Tour de France da Firenze proprio in ricordo di Gino Bartali.

Gioia, questi saranno giorni fittissimi di impegni per voi della famiglia Bartali. Come sta andando l’avvicinamento alla Grande Partenza del Tour de France dedicata a suo nonno?

Sono stata l’altro giorno alla presentazione a Firenze invitata da Giancarlo Brocci, l’ideatore dell’Eroica di Montalcino e quindi bartaliano DOC, se vogliamo dire così. Lunedì mattina c’è stata una prima cerimonia ad Assisi, da dove dei ragazzi venuti da Israele sono partiti per commemorare la figura del nonno. Hanno percorso in bici la strada da Assisi a Firenze, la stessa che lui ha affrontato sotto il nazifascismo per aiutare gli ebrei perseguitati durante la guerra. Appartengono tutti all’organizzazione “Bartali – Youth in Movement”, delle vere e proprie scuole in cui i ragazzi uniscono la scuola e il ciclismo.

Ci dice qualcosa di più di quest’organizzazione?

Si tratta di un progetto nato dopo la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme nel 2018. E’ stato concepito e portato avanti ancora oggi dall’allora direttore della Israel Cycling Academy Ran Margaliot. Anche l’anno scorso ero stata a visitare uno dei centri dove vivono e studiano questi ragazzi. Poi siamo state nuovamente allo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme. Insomma, anche in Israele c’è un buon percorso di memoria per il nonno. E’ una figura che lì è ancora molto rispettata e ricordata.

E poi come è andata avanti la sua settimana?

Da Assisi mi sono spostata a Firenze, per la precisione nel comune di Bagno a Ripoli, dove martedì c’è stato un evento dedicato a Bartali e a Gimondi. C’era anche Norma Gimondi ed è stato sicuramente un altro bellissimo momento legato allo sport e al ricordo di questi due grandi nomi. A seguire, ieri nel giardino della Sinagoga di Firenze c’è stato un momento di commemorazione organizzato dalla Israel-Premier Tech in onore del nonno, cui hanno preso parte i corridori che parteciperanno al Tour con tutto lo staff.

Quel che resta di Gino Bartali (1914-2000) sono le vittorie, la fede e l’eroismo nel salvare decine di ebrei durante la Guerra
Quel che resta di Gino Bartali (1914-2000) sono le vittorie, la fede e l’eroismo nel salvare decine di ebrei durante la Guerra
E oggi?

Andrò alla presentazione ufficiale delle squadre, invitata dalla Regione Emilia-Romagna. Ero già stata loro ospite qualche tempo fa alla Stazione Centrale di Bologna per l’inaugurazione del treno che Trenitalia ha voluto dedicare alla figura di Pantani, Bartali e Coppi, anche quello un evento bellissimo. Dopodiché andremo alla partenza di sabato e ci godremo il passaggio a Ponte ad Ema, la città natale di mio nonno, dove è presente un museo dedicato a lui.

La Grande Partenza sarà anche l’occasione per ricordare anche altri grandi nomi del passato. Oltre a suo nonno, Gastone Nencini e Ottavio Bottecchia, Fausto Coppi e Marco Pantani…

Certamente, figure altrettanto importanti. Io personalmente sono anche molto vicina alla famiglia Nencini e sono molto felice che i corridori passeranno dalle parti del Mugello per ricordarlo. La Toscana ha veramente regalato tanto a questo sport secondo me, dei campioni di un’eccellenza assoluta. Hanno portato avanti il vero senso del ciclismo, del ciclismo davvero eroico, dei tempi in cui pedalare era un’impresa a tutti gli effetti, qualcosa che andava oltre lo sport. Ciò che mi rende orgogliosa di mio nonno è che ha trasmessi grandissimi valori. Io sono molto attiva anche nelle scuole. Mi invitano spesso perché Gino Bartali continua ad essere un personaggio molto amato anche al di fuori dall’ambito ciclistico. Per quello che ha fatto durante la guerra, per l’esempio che rappresenta per i giovani…

Gioia è molto presente anche nelle scuole: il messaggio di Gino è molto sentito (foto Facebook/Gioia Bartali)
Gioia è molto presente anche nelle scuole: il messaggio di Gino è molto sentito (foto Facebook/Gioia Bartali)
A questo proposito, cosa vuol dire per voi della famiglia essere protagonisti in un momento così particolare, che renderà omaggio alla figura di suo nonno in tutto il mondo?

E’ un evento molto speciale per tutti noi della famiglia. Mio papà avrebbe desiderato che fosse possibile già per i cento anni dalla nascita del nonno, ma allora ancora i tempi non erano maturi. Per questo mi rende particolarmente felice poter esserci, per ricordare anche mio padre Andrea che negli anni si è speso moltissimo per portare avanti la memoria di Gino. Dire che noi della famiglia siamo orgogliosi è riduttivo. E’ un grandissimo onore che un evento come il Tour de France dedichi la partenza a nostro nonno. Qualcosa di davvero, davvero memorabile.

Passo per passo fino a Parigi: i giorni di Ganna spiegati da Cioni

27.06.2024
6 min
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Dal 2 luglio in Austria inizierà l’ultima corsa di preparazione di Filippo Ganna, che si concluderà cinque giorni dopo: venti esatti prima della cronometro olimpica di Parigi del 27 luglio. Dopo il campionato italiano su strada, chiuso al quarto posto su un percorso molto duro per le sue caratteristiche, il piemontese è tornato a lavorare in pista. E noi abbiamo approfittato dei pochi giorni prima del Tour of Austria per fare il punto della situazione con il suo allenatore Dario Cioni. Curiosamente, parlando di crono olimpica, nella Ineos Grenadiers correranno l’Austria anche Tobias Foss e Magnus Sheffield: due che con le loro nazionali saranno in lizza per le stesse medaglie.

«L’Austria è l’unica corsa a tappe per quelli che non fanno il Tour – spiega Cioni – e che hanno ancora del lavoro da fare. Non è neanche per il prologo, che forse si farà con la bici da strada, ma per quegli 800 chilometri di gara in cui si potrà lavorare cercando anche il risultato. Filippo ha appena concluso due giorni di lavoro in pista e poi uno di volume su strada. Se facesse tre giorni in velodromo, ne uscirebbe troppo stanco e senza portare a casa qualcosa di utile».

Il rendimento di Ganna in salita al tricolore è la somma dei lavori del Giro, dell’altura e della pista
Il rendimento di Ganna in salita al tricolore è la somma dei lavori del Giro, dell’altura e della pista
Ti aspettavi che andasse così forte nella gara tricolore su strada?

Dopo il Giro ha lavorato un po’. Ha assorbito il lavoro, poi è stato in altura e ha fatto un po’ di specifico. La settimana prima, sceso dall’altura era stato anche in pista. La vittoria del tricolore crono e quel quarto posto sono stati il risultato di tutto messo insieme.

Come mai in pista fa blocchi di due giorni e non più di tre?

Nei primi tempi si era iniziato con blocchi più lunghi, però proprio da Tokyo in avanti non si sono più ripetuti. In pista fai tanta qualità e secondo noi il terzo giorno si inizia a pagare. Ogni tanto ha rifatto anche tre giorni, non c’è una preclusione, ma volendo lavorare bene è meglio farne due per dedicarsi poi a un lavoro di volume. Quindi di fatto sono triplette, ma col terzo giorno su strada.

Il Tour of Austria ha le sue belle salite: può essere gestito oppure la corsa è corsa?

La corsa è corsa, non puoi prevedere più di tanto, a meno di non decidere che in qualche giorno particolare tiri a salvarti. Magari decidi che su cinque giorni, due li fai a tutta, due stai in gruppo e uno salvi la gamba o comunque cerchi di arrivare al traguardo avendo ancora energie nel serbatoio. Però non puoi gestirti come quando sei in allenamento e stabilisci quando lavorare in soglia e quando al medio. In gara dipende anche dagli altri, con la fortuna che non dovendo fare classifica, hai la possibilità di non andare ogni giorno fuori giri.

Il leit motiv di tutto l’anno ha visto Ganna e gli azzurri alternarsi fra strada e pista
Il leit motiv di tutto l’anno ha visto Ganna e gli azzurri alternarsi fra strada e pista
Dopo i campionati italiani, Ganna ha detto che a casa avrebbe usato la bici da crono simulando situazioni di gara.

Ha iniziato a farlo a Livigno, dove aveva quella nuova e l’ha usata un po’ di volte. Con lui grosse necessità non ci sono, perché passa molto bene da una bici all’altra. In pista ad esempio ha le stesse misure della bici da crono e poi comunque, essendo uno specialista, si adatta facilmente alla posizione. E comunque, se dovesse esserci da fare una sessione sui rulli perché fuori piove, molto probabilmente la farebbe con la bici da crono invece che con quella da strada.

Capita mai di fare dietro moto con Ganna sulla bici da crono?

E’ un po’ difficile, bisognerebbe andare a 70-80 all’ora e sulle strade statali sarebbe rischioso, in caso del minimo imprevisto. Servirebbe una superstrada, ma sono più problemi che altro. Tendenzialmente lui sulla bicicletta da crono, specialmente se è un allenamento assistito, cioè con qualcuno dietro, tende a fare il lavoro specifico e recupera fra un intervallo e l’altro. O al massimo capita di fare una salita, se vuole farla in posizione.

Avete già tutti i riferimenti che servono per il percorso di Parigi oppure è qualcosa che toccherà a Velo quando saranno là?

Il pacing, il ritmo di pedalata, l’ho sempre gestito io, anche nel mondiale e gli altri eventi con la nazionale, con la collaborazione che c’è sempre stata. Marco (Velo, ndr) fa soprattutto la parte esecutiva e gestisce l’avvicinamento nei giorni immediatamente prima, essendo il responsabile del settore crono. Abbiamo sempre fatto così, perché sarebbe assurdo cambiare il metodo di lavorare proprio in prossimità dell’evento, dopo che per tutto l’anno si è fatto in un certo modo e si è visto che funziona. Per cui va organizzata l’attività di supporto affinché Filippo senta il meno possibile la differenza.

La posizione in sella è praticamente perfetta, le alette del casco portano vantaggio, la bici nuova farà il resto
La posizione in sella è praticamente perfetta, le alette del casco portano vantaggio, la bici nuova farà il resto
Questa di Parigi è una crono che ha qualcosa di particolare dal punto di vista del pacing e della gestione dello sforzo oppure è abbastanza lineare?

Secondo me nessuno lo sa, finché non arriviamo lì e vediamo come metteranno le transenne. Può essere l’unica vera incognita, cioè vedere quanto rendono tecnico il percorso, soprattutto nelle curve. Quello influenza i rilanci. E poi c’è il meteo, se fa caldo o meno o se magari piove. Invece altimetricamente parliamo di poco o nulla. Quelli che sono andati a vederla riferiscono di un percorso molto veloce, perché comunque le poche curve che ci sono si fanno su strade grandi, per cui dipende da come metteranno le barriere restringendo la sede stradale.

Il vento?

Su un percorso cittadino così, difficilmente sarà un fattore. Per cui ci troviamo di fronte un percorso molto molto diverso da quello di Tokyo. L’ultimo setup da tutti i punti di vista si fa una volta che sei lì e hai visto come hanno tracciato le curve, per capire il pacing e capire in che modo distribuire le potenze. Però più è veloce e meno c’è da fare differenze di strategia.

L’anno scorso, dopo i mondiali, si parlava dei 12 secondi fra Evenepoel e Ganna, dici che sono stati colmati?

Avevamo parlato dei 12 secondi e del peso forma, ricordo. Per come poi abbiamo visto il percorso, qui il peso non è determinante: l’incidenza di un chilo è poco o nulla. Abbiamo lavorato molto, siamo stati in galleria per un totale di tre giornate, fra quelle con la squadra e quelle che ha fatto con la nazionale. Abbiamo affinato vari elementi. C’è una bici nuova, c’è un body nuovo. Credo ci sia tutto quello che serve, siamo convinti di arrivare a quel giorno pronti al punto giusto.

Ganna a Tokyo realizzò il quinto tempo nella crono su un percorso da scalatori: vinse Roglic su Dumoulin e Dennis
Ganna a Tokyo realizzò il quinto tempo nella crono su un percorso da scalatori: vinse Roglic su Dumoulin e Dennis

La nuova bici da crono

La nuova Pinarello da crono di Ganna e del Team Ineos Grenadiers debutterà al Tour de France e il piemontese non potrà usarla in gara prima delle Olimpiadi. Pare fosse da escludere l’anticipazione del lancio ai campionati nazionali. Da quello che si sa, dovrebbe essere la sintesi di quella in lega usata per il record dell’Ora e la Bolide da crono. Fra i dettagli, ma solo per sentito dire, sembra che la parte bassa del manubrio abbia corna rivolte verso l’alto, anziché verso il basso.

Debutto in gara, dunque, il 5 luglio nella Nuit Saint Georges-Gevrey-Chambertin, crono di 25,3 chilometri: 7ª tappa del Tour. Quel giorno invece Ganna correrà una bella tappa di montagna al Tour of Austria, con arrivo a St Johan/Alpendorf.