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Bardet: «Al Giro 2022 sensazioni mai provate prima»

28.10.2022
5 min
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La Roc d’Azur, un mega festival della mountain bike che si tiene a Frejus, nel sud della Francia, è un’ottima occasione per mettere a posto le idee. E Romain Bardet della Roc è un vero habitué. Il corridore della Dsm infatti ha avuto un passato da biker e resta un super appassionato. La sua ultima gara su strada del 2022 è stato il Lombardia, ma la sua vera chiusura stagionale è avvenuta il giorno dopo alla Roc… come è ormai tradizione per lui.

Romain ha ripassato la sua stagione. Ha fatto ragionamenti a tutto tondo sul confronto generazionale e soprattutto, e non può che farci piacere, ha espresso un atto di amore verso il Giro d’Italia. Ecco dunque, dopo Pinot, un’altro “cugino” innamorarsi della corsa rosa. 

Bardet alla Roc d’Azur, disputatasi il giorno dopo il Lombardia. Il francese è un ottimo biker (foto Instagram)
Bardet alla Roc d’Azur, disputatasi il giorno dopo il Lombardia. Il francese è un ottimo biker (foto Instagram)

Giro mon amour

Magari Romain non è stato esplicito come ha fatto nel corso degli anni Pinot, ma le sue parole non sono state da poco.

«Quest’anno mi ero posto come obiettivo principale la classifica generale del Giro d’Italia – ha detto Bardet – Avevo in mente questa gara da dicembre 2021. E ci ero arrivato in condizioni ottimali». Durante la corsa inoltre aveva detto come fosse bello correre il Giro. Percorsi tecnici, salite durissime e meno stress rispetto al Tour. Emergeva più l’aspetto tecnico che il contorno.

Ed è vero. Noi stessi parlammo con lui all’arrivo di Villabassa, al Tour of the Alps, mentre girovagava per le viuzze del paesino altoatesino alla ricerca del suo hotel. Romain ci disse che pensava al Giro dal momento in cui lo avevano presentato e che certe salite lo facevano sognare. 

E sempre in quella corsa, appunto il TOTA, si mostrò così determinato che si portò a casa la classifica generale con una bella azione nell’ultima tappa in una giornata da tregenda.

«Penso che lo scorso Giro – ha proseguito Bardet – sia stato il grand Tour in cui mi sono sentito più sicuro in carriera. E non si è mai del tutto sicuri in una grande corsa a tappe. Invece avevo uno stato mentale che non avevo mai avuto prima. Uno stato mentale di conquista».

Prima di abbandonare il Giro, quest’anno Bardet non aveva perso un colpo. In salita aveva sempre lottato con i migliori
Prima di abbandonare il Giro, quest’anno Bardet non aveva perso un colpo. In salita aveva sempre lottato con i migliori

Doccia fredda

Ma ha ragione Bardet: non si può mai essere del tutto sicuri in un grande Giro. Era lì determinato, quarto nella generale a festeggiare la vittoria del compagno Dainese a Reggio Emilia, e due giorno dopo saliva mestamente in ammiraglia per forti problemi allo stomaco.

Chissà se tornerà ancora al Giro. Il percorso del Tour de France, presentato ieri, non può non piacergli. Primo perché è oggettivamente bello. Secondo perché ci sono solo 22 chilometri a crono. Terzo (forse il motivo più importante) perché la Grande Boucle passa a “casa sua”, sul Massiccio Centrale. Il corridore di Brioude avrà almeno quattro frazioni in un raggio di 70 chilometri da casa sua.

Però abbiamo visto che quando un corridore si focalizza su un determinato obiettivo, quando capisce che ha concrete possibilità di raccogliere qualcosa è disposto a rivedere le sue priorità. Pensate che lo scorso anno su 64 giorni di corsa, Bardet ne ha fatti solo 21 in Francia e sono stati quelli del Tour. Per il resto ha gareggiato soprattutto in Italia: Tirreno, Tour of the Alps, Giro, Tre valli Varesine, Giro di Lombardia. In più Romain ha “scoperto” il Giro solo nel 2021 e ci è voluto tornare l’anno dopo. Come si dice: non c’è due senza tre.

Bardet e la nuova generazione (Pogacar e Vingegaard) che morde alle spalle durante l’ultimo Tour, chiuso al 6° posto
Bardet e la nuova generazione (Pogacar e Vingegaard) che morde alle spalle durante l’ultimo Tour, chiuso al 6° posto

Pensieri profondi

«Durante questa stagione penso di essere stato presente ogni volta che mi aspettavo – ha detto ancora Bardet – C’erano sempre uno o due corridori fuori portata, tranne a maggio (cioè al Giro, ndr). Lì stavo davvero bene».

Quando parla di corridori sopra la media, Bardet si riferisce soprattutto a Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar ed Remco Evenepoel.

«Hanno qualcosa in più, sono dei geni in bicicletta. Quando sono al 100%, nessuno può competere con loro. Anzi si può dire che gareggino tra loro. Non si prendono cura di noi.

«Vediamo che andiamo tutti più forte che in passato. In salita il ritmo ormai è incredibile… eppure loro vanno ancora più forte. Io credo che ciò dipenda anche dalla struttura delle loro squadre. Quando vedi la Jumbo-Visma o la UAE Emirates, soprattutto nei grandi Giri, almeno 5-6 dei loro atleti potrebbero essere leader in altri team. E per noi si complica tutto. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di mantenere la calma e calibrare le forze per sopravvivere».

Infine Bardet fa una riflessione interessante sulla sua generazione. Il francese è un classe 1990, come Aru, Dumoulin, Pinot…

«Penso di essere incappato in una finestra generazionale che non è mai arrivata del tutto. Le mie non erano parole vuote quando cinque o sei anni fa dicevo che i miei anni migliori dovevano ancora venire.  E infatti i numeri sono chiari: io sono più forte di quegli anni. Il problema è che ci sono giovani ancora più forti».