Il professor Garzelli assegna le pagelle: da 10 a 1 i voti del Tour

27.07.2022
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Come alla fine di un anno scolastico, anche per il Tour de France è tempo di pagelle. I voti li assegna Stefano Garzelli (in apertura foto Instagram). L’ex maglia rosa e commentatore tecnico Rai, ha avuto l’intera corsa sott’occhio e ha bene in mente la temperatura della situazione.

E’ uno scalare di voti: da dieci a uno. Voti a 360° che non riguardano solo i corridori. Ascoltiamo dunque Stefano Garzelli nella veste del… “professor Garzelli”!

Garzelli assegnerebbe un 10 sia a Wout Van Aert che a Jonas Vingegaard
Garzelli assegnerebbe un 10 sia a Wout Van Aert che a Jonas Vingegaard

10 a Vingegaard

«Il dieci va a Jonas Vingegaard chiaramente. Non posso non darlo al vincitore del Tour. È stato il più forte, il più calmo e più intelligente. Ha saputo sfruttare la squadra più forte. Mi è piaciuto come ha gestito le situazioni. L’unico momento di “panico” lo ha avuto nella tappa del pavè. Penso a quel cambio di bici frettoloso con Van Hooydonck che aveva la sella più alta di 20 centimetri!».

«Jonas avrebbe potuto staccare Pogacar in altre situazioni, ma io sono convinto che lui avesse in testa due punti specifici: il Col du Granon e Hautacam, che sono quelli che infatti ha sfruttato. Quando sui Pirenei ha vinto Pogacar, nel giorno super di McNulty, a mio avviso Jonas poteva andarsene, però è rimasto a ruota: la lucidità, oltre che le gambe, è stata la sua forza».

9 a Van Aert

«Nove a Van Aert solo perché non posso assegnare due dieci! Che spettacolo: un corridore che a memoria non ricordo aver mai visto. Impossibile dire tutto ciò che ha fatto, altrimenti staremmo qui a lungo. Nelle prime tre tappe è arrivato tre volte secondo, ha vinto la quarta e il suo Tour già poteva finire lì. Che bello vedere la maglia gialla davanti su quello strappo e con quell’attacco».

«Tutti i giorni è stato nel vivo della corsa. L’unica cosa che non mi è piaciuta molto è quando ha attaccato da lontano il giorno successivo alla caduta di Roglic. Non puoi fare una corsa così violenta con il tuo capitano che non è al massimo».

Pogacar mai domo, per il “prof Garzelli”ha sbagliato solo sul Galibier
Pogacar mai domo, per il “prof Garzelli”ha sbagliato solo sul Galibier

8 a Pogacar

«Il mio otto va a Tadej Pogacar. Non ha vinto, stavolta ha trovato uno più forte di lui, però non ha mai mollato. Ha sbagliato qualcosa, ma non quando faceva quegli scatti o quelle volatine, perché se fosse stato l’unico a farle okay, ma se gli andavano dietro tutti anche gli altri spendevano tanto. Per me l’errore lo ha fatto nel cadere nel tranello della Jumbo Visma sul Galibier. Lì, doveva lasciare andare Roglic. Doveva controllare solo Vingegaard.

«Ci sono da fare 15 chilometri oltre 2.000 metri, sei da solo, poi mettiamoci anche che ha sbagliato ad alimentarsi in discesa… Non è Robocop! E ha pagato».

«In quel momento è crollato e si è trovato di fronte alla sua prima crisi di sempre da gestire. Io, e ormai lo sapete, dico sempre che un grande Giro lo vinci quando riesci a gestire o a superare al meglio il giorno di crisi, ma Pogacar non sapeva cosa fare perché di fatto non aveva mai avuto una crisi».

7 a Thomas

«Seguo il podio e lo assegno a Geraint Thomas: un signore. Già quando mancava una settimana al termine del Tour aveva dichiarato che il suo obiettivo sarebbe stato il podio. Visto quanto andavano forte gli altri due sapeva che quello era il suo obiettivo massimo e si è gestito per raggiungerlo. Ha dosato le forze: si staccava, rientrava, si sfilava nuovamente… Bravo!».

«La sua corsa è stata noiosa? E cos’altro potevo fare… Ragionare dal divano e cosa facile, mentre si pedala è molto più difficile».

Un percorso bello e variegato quello del Tour 2022 sin dalle prime frazioni in Danimarca
Un percorso bello e variegato quello del Tour 2022 sin dalle prime frazioni in Danimarca

6 al percorso

«Il sei lo do al percorso del Tour. Sinceramente gli darei anche un 6,5-7: per come è stato disegnato aveva tutti gli elementi perché fosse spettacolare. C’erano il pavè, l’arrivo durissimo della Planche, tappe alpine stupende, due arrivi tecnici come quello di Losanna e di Mende, una crono lunga…

«Se abbiamo visto delle belle tappe il merito è stato anche del percorso».

5 a Bettiol

«Dico Alberto Bettiol, tanto più che ha mostrato di avere gamba. Ma tatticamente ha sbagliato. E per me ha sbagliato nel giorno in cui ha vinto Cort e non quando ha vinto Matthews. Non puoi partire a 40 chilometri dall’arrivo e portare avanti quell’azione».

«Non ha invece sbagliato la seconda volta, a Mende. C’è qualcosa riguardo alla squadra che non mi convince. Erano in tre della EF Education-EasyPost in fuga quel giorno e inizialmente anche io pensavo che Alberto potesse tirare per Uran e Powless. Però quando ho visto che anche a ridosso dell’arrivo quei due non si sono mossi i conti non mi tornavano. Magari non stavano bene. E allora perché Uran, per esempio, non ha dato una menata per portare Bettiol davanti sotto lo strappo? Gli sarebbe bastato quello per vincere e risparmiare quel po’ di energie. Poi mettiamoci anche Matthews è stato bravissimo.

«Ad Alberto do un due per la tattica e un otto per la forza: la media fa cinque».

Bravo Dainese. Il classe 1998, al debutto al Tour, ha colto un 7° e un 3° posto (foto Instagram)
Bravo Dainese. Il classe 1998, al debutto al Tour, ha colto un 7° e un 3° posto (foto Instagram)

4 agli italiani

«Il quattro va agli italiani, ad esclusione di Alberto Dainese a cui do un sette: lui mi è piaciuto tantissimo. Però per il resto non posso che assegnare questo voto ai nostri. Quelle poche volte che sono andati in fuga si sono staccati».

«A posteriori mi rendo conto che poche volte abbiamo commentato le azioni degli italiani. Sì, ogni tanto Ciccone ma nulla di più.

«Male Caruso, specie per le ambizioni che aveva riposto in questo Tour. Speriamo si possano riprendere al più presto». 

3 a Mas

«Il tre va ad Enric Mas. Dopo la seconda settimana (la peggiore per lui, ndr) se ne esce con delle dichiarazioni forti del tipo: “Sui Pirenei recupero tutti, o quasi, guadagno terreno e al massimo faccio quinto”. Invece poi se ne va a casa».

«Non puoi fare quelle dichiarazioni tanto più visto come sei andato sulle Alpi. Poi magari adesso andrà alla Vuelta e farà bene, ma insomma…».

Mas si è ritirato dal Tour, non è partito alla 19ª tappa. In quel momento era undicesimo
Mas si è ritirato dal Tour, non è partito alla 19ª tappa. In quel momento era undicesimo

2 a Pancani

«Voto due a Francesco Pancani! Perché? Perché durante i trasferimenti in auto non era mai di compagnia. Dormiva sempre. In tre settimane di Tour de France, in giro per mezza Europa, avrà guidato per 17 o 18 chilometri».

1 alla discesa dall’Alpe

«Uno al trasferimento e alla discesa dall’Alpe d’Huez (e in questo non possiamo che confermare al 100%, ndr). Abbiamo impiegato due ore e mezza solo per scendere dalla montagna. Non avevano organizzato il deflusso dall’Alpe. Era tutto bloccato. Per fortuna che sui Pirenei è andata meglio».

«Quella sera ci siamo ritrovati con “mezzo Tour” a mangiare un tramezzino confezionato in autogrill a mezzanotte. Nella nostra condizione molti altri, tra cui Jalabert. A quel punto mancavano oltre 300 chilometri per l’hotel, dove siamo arrivati alle 2,30 di notte».

Non un voto ma un significato: la stretta di mano tra Pogacar e Vingegaard secondo Garzelli
Non un voto ma un significato: la stretta di mano tra Pogacar e Vingegaard secondo Garzelli

E il jolly?

A Garzelli concediamo un ulteriore giudizio che esula magari da un voto. Gli diamo carta bianca per un undicesimo commento.

«Il jolly per me è la stretta di mano tra Pogacar e Vingegaard. Non è un voto ma è un significato. Due grandi duellanti che si attaccano in salita, in discesa, su ogni traguardo e poi si scambiano quel gesto».

«Qualcuno sarà anche critico dicendo che questo non è ciclismo, non è alla base del duello, ma io rispondo che il ciclismo è anche questo.

«Alcune situazioni consentono tali gesti e in quel momento era quasi dovuto. Credo che lo avrebbero fatto anche altri. Poi è chiaro, se la maglia gialla cade a 6 chilometri dall’arrivo con il gruppo lanciato nessuno si ferma o può fermarsi. Ma la cosa bella è che loro due lo hanno fatto senza pensarci».