Arzeni: «Alla Valcar ricordi indelebili. Ora ci rispettano»

27.08.2022
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«Alla fine ci siete riusciti, mi avete fatto licenziare dalla Valcar! Ho letto il titolo: Arzeni e le più forti se ne vanno…». Inizia con una battuta delle sue l’intervista con  Davide Arzeni, lo storico direttore sportivo della squadra blu-fucsia. Che poi aggiunge: «E comunque è impossibile: dalla Valcar non si va mai via».

Il “Capo” è rimasto emozionato dall’intervista fatta qualche giorno con il patron della Valcar-Travel & Service, Valentino Villa. Parole che lo hanno colpito. Si chiude un capitolo importante non solo per Arzeni, ma anche per la squadra e, non ci sembra di esagerare, per il ciclismo femminile italiano.

Questa realtà bergamasca ha inciso davvero molto sulla crescita del movimento femminile nel Belpaese, soprattutto negli ultimi anni. Parlano i risultati e ancora di più il gran numero di ragazze create e uscite da quel vivaio.

Davide Arzeni (a sinistra) e Valentino Villa: per anni hanno rappresentato la spina dorsale della Valcar-Travel & Service
Davide Arzeni (a sinistra) e Valentino Villa: per anni hanno rappresentato la spina dorsale della Valcar-Travel & Service
Davide, partiamo dall’intervista: Villa ha espresso belle parole nei tuoi confronti…

Eh sì, è stata un’intervista importante che mi ha commosso. Mi fa piacere sentire certe parole da una persona così influente della mia vita professionale e non solo… Il siparietto del “padre e dello zio” è tutto vero. Così come sono vere non solo le cose che ha detto ma le parole che ha usato.

Quindi è anche vero che un giorno farete una squadra di ciclocross. Sarebbe la chiusura del cerchio?

Sì, vero anche quello. Ce lo siamo promessi.

Per te e per la Valcar si apre un altro capitolo. Ad un certo punto, complici tante offerte crediamo, hai sentito di dover andare?

Per me non è stata una scelta facile, così come non sono mai facili le scelte importanti della vita. E in quanto scelte importanti vanno condivise con le persone più importanti. Quelle della vita privata, come la famiglia e mia moglie, e quelle della vita professionale, Valentino Villa. Prima di prendere la decisione io ne ho parlato con lui. Non sono andato da Valentino e gli ho detto: “Ciao, io me ne vado”.

Com’è stare lì adesso, sapendo che te ne andrai?

Dopo un primo periodo un po’ strano subito dopo aver preso la decisione, adesso ci sto pensando veramente poco. Sono concentratissimo sulle gare (mentre è al telefono con noi sta visionando il circuito di Plouay dove oggi hanno corso le sue ragazze, ndr) e voglio fare bene. E anche le ragazze, sia quelle che vanno via che quelle che restano, pensano su ciò che bisogna fare adesso e non nel 2023.

Il team di Arzeni ha sempre corso in modo aggressivo. Una volta disse: «Per le corse veloci non ho paura di nessuno con le mie ragazze»
Il team di Arzeni ha sempre corso in modo aggressivo. Una volta disse: «Per le corse veloci non ho paura di nessuno con le mie ragazze»
Avete fatto, e state facendo un’ottima stagione…

Senza nulla togliere a nessuno, ma credo che quest’anno sia stato il vero capolavoro di Valentino.

Perché?

Perché ripartire dopo che se erano andate via la campionessa del mondo (Elisa Balsamo, ndr), la Guazzini(l’anno prima avevano perso anche la Marta Cavalli, ndr) non era facile. E invece nonostante tutto siamo ottavi assoluti nel ranking UCI davanti a molte WorldTour. Abbiamo ottenuto dieci vittorie con sei ragazze diverse… Anche per questo siamo concentrati sul finale di stagione. Vogliamo finire alla grande. Siamo motivatissimi.

Questo aspetto della motivazione non è così scontato. Spesso nel calcio i giocatori quando sanno che l’allenatore andrà via tendono “a mollare”, a non ascoltarlo troppo. Da voi non è così?

No, no… C’è stato un momento un po’ sofferto quando è emersa la mia decisione di andare via, ma adesso il clima del gruppo è sereno. C’è condivisione. E tutte quelle parole che vi ha detto Valentino rendono l’idea di questa serenità, appunto, che c’è in squadra.

Con la vittoria alla MerXem Classic, Eleonora Gasparrini è la sesta atleta della Valcar ad alzare le braccia in stagione
Con la vittoria alla MerXem Classic, Eleonora Gasparrini è la sesta atleta della Valcar ad alzare le braccia in stagione
Quindi c’è voglia di godersi la Valcar?

Siamo tutti competitivi, da me a Villa, dallo staff alle ragazze: ci piace fare bene e ci piace vincere. E poi non è che non ci si vede più! Non ho la sensazione di chi sta per lasciare, o peggio ancora, per abbandonare. C’è condivisione totale.

E’ vero che stai anche cercando il tuo successore per lasciare la squadra nelle migliori mani possibili?

E’ già nelle migliori mani possibili. Villa è una garanzia. Quando Arzeni è venuto in Valcar la squadra già c’era e quando se ne andrà non crollerà. Nel 2015, quando sono arrivato, c’erano già la Consonni, la Persico, la Cavalli, la Balsamo… tutte quelle atlete che poi sono state la base solida del team. Erano lì grazie al lavoro di Villa. Grazie alla sua conoscenza del mondo giovanile, del ciclismo femminile. E così è riuscito a creare un gruppo juniores tanto forte.

Hai un obiettivo, un “pallino” da realizzare, prima di andare via?

Eh – sospira Arzeni – quello più grosso non ve lo dico! L’obiettivo è vincere. Ma mettiamola così: il numero preferito di Valentino è il sette. Noi siamo ottavi in classifica, l’obiettivo è quello di scalare ancora una posizione nel ranking. Ormai c’è questa cosa che mi rimbomba nella testa.

Secondo Arzeni, Villa ha avuto l’occhio lungo. In questa foto del 2016 la Balsamo era davvero una bimba. E’ andata via da iridata elite
Secondo Arzeni, Villa ha avuto l’occhio lungo. In questa foto del 2016 la Balsamo era davvero una bimba. E’ andata via da iridata elite
Insomma, ci stai dicendo che quel senso dello “smontare le righe” non c’è?

Assolutamente no. Neanche da parte di chi il prossimo anno non correrà con la Valcar. E tutte, almeno da quel che so io, hanno già un contratto per l’anno prossimo: sia chi resta ed è confermata, sia chi passa ad un nuovo team e ha firmato contratti importanti. Non c’è la ragazza che pensa: “Vado forte perché devo trovare squadra”. La Persico morde, Chiara Consonni è fuori per infortunio, ma è una tigre in gabbia che non vede l’ora di correre. Anzi, se proprio dovessi dire: io le vedo in crescita. Mi sembrano più in palla di prima. La Cipressi mi dà ottime sensazioni, idem la Piergiovanni. Certo ogni tanto c’è quel pizzico di nostalgia.

Tipo?

L’altro giorno per esempio ho sentito Ilaria (Sanguineti, ndr) dire alla Persico: “Sono le ultime che faccio con te”. Però sono unite. Anche un paio di giorni fa, alla Kreiz Breizh Elites Féminin, non hanno vinto, ma hanno svolto un ottimo lavoro di squadra.

Una bella avventura, dai…

Una volta andavamo alle corse e ci dicevano: “La Valcar? Ma cos’è una squadra?”. Adesso ci presentiamo alle gare WorldTour, perché ne abbiamo diritto, e sapete che per la posizione delle ammiraglie non c’è l’estrazione ma si fa in base al ranking dei presenti. Ebbene, puntuale, dopo i primi 3-4 squadroni ecco la Valcar. Insomma, adesso ci riconoscono e ci rispettano.

Arzeni e le più forti se ne vanno: cosa fa la Valcar?

25.08.2022
7 min
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Se l’aspettava anche lui una chiamata prima o poi. Valentino Villa, presidente e fondatore, accoglie con un sorriso le domande sul futuro della squadra. Le ragazze più forti sono in procinto di lasciarla per approdare in team WorldTour e soprattutto dalla nave sta per sbarcare Davide Arzeni, il comandante di lungo corso che l’ha resa così forte. Ma la Valcar-Travel & Service continua, fedele alla filosofia di sempre. Poco importa se domani sarà costretta a cambiare nome: quando al centro c’è un’idea, il colore della maglia non incide poi molto.

Valentino Villa, qui con Chiara Consonni, è il fondatore della Valcar
Valentino Villa, qui con Chiara Consonni, è il fondatore della Valcar
Presidente, cosa si fa?

Abbiamo trovato le soluzioni per continuare, un’azienda che ci sponsorizza, puntando ancora su ragazze giovani e promettenti. Alcune hanno scelto di rimanere. E se chiuderemo la stagione fra le prime tre continental, come penso, l’anno prossimo potremo comunque fare la nostra bella attività. Stiamo bene nella nostra dimensione. Il team si ringiovanisce ed è una sfida che mi piace. Era giusto che le ragazze di 23-25 anni andassero in squadre più strutturate.

A un certo punto infatti avete abbandonato l’idea di diventare una WorldTour.

E’ un discorso mio, personale. Sono felicissimo di aver fatto il Tour de France, una cosa indescrivibile. Ma quando sono arrivato lì, mi sono reso conto che fossimo la Cenerentola del ciclismo. Non tanto per un fatto di risultati, quelli ci sono stati, quanto per la dimensione del team. Per questo devo dire grazie alle ragazze per la fiducia, allo staff che ha chiesto di essere confermato e anche a chi andrà via. E’ il mio destino. Sono un buon costruttore, ma una frana sul fronte del marketing. Solo che non si può fare tutto e noi abbiamo raggiunto il nostro massimo. Torniamo a essere piccoli come quando siamo nati, ma non lo resteremo per sempre.

L’uscita di “Capo” Arzeni forse fa più notizia delle atlete.

Gli devo molto. Ci sentiamo in ogni momento della giornata. Ricordo una festa di fine anno, in cui parlavo a ragazze come la Persico, arrivata a 12 anni mentre ora ne ha 25. E dicevo loro che per me sono come delle figlie, mentre Davide è più di un fratello. Allora lui ha preso il microfono e rivolgendosi alle ragazze, ha detto di essere loro zio. Dire che non mi dispiace della sua partenza sarebbe una bugia, ma di fronte a certe offerte non poteva voltarsi dall’altra parte. Lui è un competitivo, si metterà in gioco.

Arzeni e Sanguineti, festa dopo l’attesa vittoria di giugno alla Dwars door het Hageland
Arzeni e Sanguineti, festa dopo l’attesa vittoria di giugno alla Dwars door het Hageland
E’ forse strano che non lo abbiano avvicinato prima.

Pensavo la stessa cosa, erano due anni che mi chiedevo quando sarebbe successo. Eppure sono convinto di tre cose. Che faremo grandi sfide. Che se dovessi indicare una persona con cui andare a cena, sceglierei lui. E che quando saremo entrambi a fine carriera, metteremo su una squadra giovanile di ciclocross e ci divertiremo ancora. La fortuna della Valcar è stato il dinamismo di due persone dai caratteri complementari. Davide mi guarda negli occhi e capisce cosa sto pensando, lo stesso io con lui.

Come è stato il momento in cui ha annunciato che andava via?

Ne parliamo già da un paio di mesi, perché possiamo trovare la soluzione migliore, ma non mi aspettavo di vedere quelle lacrime. Il nostro legame nasce sì dai risultati, ma soprattutto dai momenti difficili.

Avete già in mente chi sarà il suo successore?

C’è qualche nome e sono determinato a rinforzare la struttura, in termini di personale e mezzi. Abbiamo due diesse che ci aiutavano in caso di tanti impegni, ma mi sto confrontando anche con Arzeni su chi prenderà il suo posto.

Torniamo per un attimo alla scelta di continuare ripartendo da una dimensione più piccola?

Ho avuto contatti con sponsor importanti, purtroppo stranieri, che proponevano di andare avanti alzando il livello del team. Sia pure in extremis, si sono accorti del nostro buon lavoro e ci hanno proposto di fare una fusione. Nell’ultimo mese e mezzo ho fatto delle scelte, convinto che riconoscere e ammettere i propri limiti sia segno di maturità.

Quali limiti?

Il sogno è sempre stato di avere un team italiano alla conquista del mondo, ma gli sponsor tecnici ci hanno fatto capire che non sarebbe stato male renderlo più internazionale. Quando arrivano le straniere, dico loro che la lingua nazionale qui è il bergamasco e quella ufficiale l’italiano. Prima mi guardano come fossi matto, poi capiscono la nostra dimensione. Ricordo spesso che siamo partiti da cinque esordienti e quello che abbiamo fatto dopo è stato tanta roba. Credo che in questo ciclismo che va così veloce, serva una squadra cuscinetto per un’età molto delicata. Lo vedo nel mondo del lavoro. I ragazzi che lavorano alle macchine a controllo numerico sono dei fenomeni, con abilità pazzesche, ma sono anche fragili. Nel ciclismo è lo stesso.

Ci spiega meglio per favore?

Tutti i preparatori conoscono numeri e sistemi di allenamento, ma l’aspetto umano è un’altra cosa. Serve avere una squadra senza l’assillo del risultato, del peso, in cui si abbia il tempo per crescere. Un ambiente in cui si lavora bene, ma in cui si sorride. A 19 anni servono pazienza e tempo, che secondo me sono valori aggiunti. Senza viziarle, ma mettendole nelle condizioni di crescere e spiccare il volo. Sarei in grado di gestire una Vos? Forse no e allora è meglio fare quel che siamo in grado di fare.

Fra le ragazze della Valcar resta grande affetto. Qui Balsamo dopo la vittoria di Consonni al Giro
Fra le ragazze della Valcar resta grande affetto. Qui Balsamo dopo la vittoria di Consonni al Giro
Di sicuro le ragazze che sono passate di qua avranno sempre una buona parola…

Infatti ci arrivano richieste dall’Italia e dall’estero. Anche se le cose stanno cambiando, c’è un mercato di cui tenere conto. Ogni giorno è una battaglia, puoi fare del tuo meglio, ma devi sapere che ci sono anche gli altri. Davanti alle cifre che mi giungono per alcune atlete di vertice, rimango stupito, ma sono anche contento perché finalmente si è raggiunta la parità, che è un grande obiettivo. E’ bello vedere le ex che si fermano, girano la bici e vengono a chiedermi come sto, anche poco prima della partenza. E mi sono commosso quando Margaux Vigie mi ha mostrato la maglia della nazionale francese a Monaco con il marchio della nostra squadra. Voglio ringraziare quei signori della Federazione francese.

Alla fine si fa parte del mondo Valcar a prescindere dal cambio di maglia, un bel messaggio, no?

Devo molto al ciclismo e a queste ragazze. Sono felice. Il fatto che ancora oggi vengano a salutarmi, quando sono finiti i rapporti di interesse, fa capire che hai costruito qualcosa. Il fatto che dopo essere andate via, alcune ammettano che forse stavano meglio con noi è un altro segnale. Per questo andiamo avanti. Per coerenza. E perché non ho proprio avuto cuore di interrompere questa storia.

Delusioni superate, Chiara Consonni riparte dalla pista

02.08.2022
5 min
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Il ciclismo è una palestra di vita e l’esperienza la si fa anche nel saper metabolizzare le notizie meno piacevoli. Lo sa bene Chiara Consonni (in apertura foto Cavalli) che ha dovuto digerire l’esclusione last minute dal Tour Femmes a causa del covid.

L’ultima gara l’aveva chiusa con una vittoria – la decima ed ultima tappa del Giro Donne a Padova – però ora la ventitreenne velocista della Valcar Travel&Service è pronta per tornare in pista. Ed è proprio il caso di dirlo visto che l’abbiamo incontrata alla prima sera della Sei Giorni delle Rose di Fiorenzuola (con un brivido dovuto ad una caduta) prima delle rifiniture a Montichiari in vista delle imminenti trasferte.

L’abbiamo sentita per capire come ha gestito la sua mancata partecipazione in Francia e come si prepara ad affrontare la seconda parte di stagione.

Il colpo di reni di Chiara Consonni a Padova. Bruciate allo sprint Rachele Barbieri ed Emma Norsgaard
Il colpo di reni di Chiara Consonni a Padova. Bruciate allo sprint Rachele Barbieri ed Emma Norsgaard
Chiara raccontaci come sono andate le cose…

Dopo il Giro Donne ho fatto qualche giorno al mare in Liguria a casa di “Yaya” (Sanguineti, ndr) dove ci siamo anche allenate. Ma quando sono rientrata a casa mia non mi sono sentita troppo bene per due giorni. Ho capito che erano sintomi da Covid. Il tampone ha dato esito positivo a cinque giorni dall’inizio del Tour. E lì mi sono dovuta fermare.

Come hai reagito?

D’istinto, ho urlato (lo dice ridendoci su, ndr). Ero arrabbiatissima e al telefono con “Capo” Arzeni, (il team manager della Valcar, ndr) continuavo a dirgli di voler andare lo stesso perché sapevo che sarei tornata negativa presto. Giustamente lui diceva di no, ma io ci ho sperato fino alla fine. Facevo 2/3 tamponi al giorno e sono tornata negativa proprio il 24 luglio, il giorno della prima tappa. Avevo capito che non aveva senso andare, perché non ero in condizione. Alla fine sono andata in piscina con gli amici per staccare la mente e non pensarci.

Ti ha aiutata qualcuno in questo?

Sì, ho la fortuna di essere circondata da persone che mi fanno capire tante cose. Sia il Capo che il nostro presidente Valentino Villa mi hanno parlato e rincuorata. So che sono cose che fanno parte del gioco e ormai ho imparato a farmene una ragione, però non è mai semplice accettare notizie così.

Infatti non era la prima volta che vivevi una situazione simile.

No, esatto. Ho avuto la stessa sensazione proprio di un anno fa quando ho saputo che non sarei andata alle Olimpiadi. Ero stata malissimo. E mi era capitata una cosa uguale anche al mio secondo anno da junior. Era il 2017, dovevo andare al mondiale a Bergen, ma una settimana prima di partire ero caduta in allenamento facendomi male al ginocchio dove mi avevano messo dei punti di sutura. Ero stata male anche all’epoca. Sono cose che capitano che non piacciono mai. Ma guardando il lato positivo, sono esperienze che mi aiuteranno nel futuro, sperando che non succedano più (ride, ndr).

E cosa dici del Tour della tua squadra?

Capite perché ci tenevo tantissimo a partire lo stesso? Hanno fatto una grande corsa, con un super quinto posto di Silvia (Persico, ndr). Sapevo che avevamo una squadra forte che avrebbe potuto fare tanto bene, fin dal primo arrivo sui Campi Elisi, che era un po’ un mio obiettivo. Ci saranno altre occasioni per quanto mi riguarda.

Quali sono i tuoi programmi nelle prossime settimane?

Sto correndo le gare di contorno delle prime serate alla sei giorni di Fiorenzuola. Dopo di che andrò in Svezia per le due gare di Vargarda (6 e 7 agosto, ndr) e poi in Norvegia per il Tour of Scandinavia (dal 9 al 14 agosto, ndr). Poi ci sono gli europei in pista e su strada, che si accavallano con le ultime tappe. Ad oggi dovrei correrli entrambi, sono uno degli altri miei obiettivi. Infine tra fine agosto e inizio settembre farò il Simac Ladies Tour in Olanda e Challenge by La Vuelta in Spagna. Insomma ci sono ancora tantissimi appuntamenti in cui fare bene.

Finora com’è il bilancio generale della tua annata?

Molto buono. Ho conquistato quattro vittorie importanti e tanti buoni piazzamenti. Sapevo che avrei avuto tante responsabilità in più, anche per il solo fatto di non essere più U23. Mi sento molto cresciuta. Sono sempre più consapevole dei miei mezzi. Ho sempre tanta motivazione per fare bene e cercare di migliorare.

Valcar 2023: piano A o piano B? Rispondono Villa e Arzeni

19.07.2022
6 min
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Che la Valcar Travel&Service sia stata protagonista durante tutta la stagione e soprattutto al recente Giro Donne è un dato di fatto. La formazione blu-fucsia ha chiuso la corsa rosa con il successo di tappa di Chiara Consonni (a Padova) e il settimo posto nella generale di Silvia Persico. E grazie a loro due ha sempre centrato la top 10 in ogni frazione, fatta eccezione per la cronometro iniziale di Cagliari.

Per una squadra continental, all’interno di un WorldTour femminile sempre più in espansione, sono risultati di rilievo che nella fattispecie confermano la crescita esponenziale fatta dalla Valcar negli ultimi sei anni, ovvero da quando nel 2017 è sbarcata tra le elite. Tuttavia all’orizzonte c’è un ridimensionamento che incombe per una serie di motivi, non necessariamente economici.

La squadra di patron Valentino Villa e del team manager Davide Arzeni potrebbe essere alla fine di un ciclo. E che ciclo bisogna dire. Non è un mistero che molte delle loro ragazze siano sulla lista della spesa di altri team per il 2023 e che molte siano già certe di un trasferimento. Consonni, Gasparrini e Persico pare abbiano già un accordo con la UAE Team ADQ, così come Arzuffi, Carbonari e Sanguineti starebbero definendo la nuova destinazione. Il ciclo-mercato poi in questo periodo, si sa, è in fermento.

Proprio all’ultima tappa del Giro Donne avevamo scritto di un Arzeni commosso in compagnia del suo presidente Villa. A distanza di qualche giorno, prendendo spunto dalle parole dei due dirigenti, è venuto fuori un quadro un po’ più definito sul futuro della Valcar.

Lo spirito Valcar

«Questa squadra – inizia a raccontare “Capo” Arzeni, che secondo alcune voci potrebbe seguire qualche sua atleta in un team WorldTour – l’abbiamo fatta assieme noi due. Ed assieme abbiamo sempre scelto dicendoci che le atlete dovevano essere da Valcar. Devono avere dei requisiti. Ad esempio, la Carbonari non è venuta da noi perché aveva fatto la fuga al Giro del 2021. Bensì perché ha investito su se stessa venendo da noi ad agosto e chiedendoci di farle un test. Al di là dei valori, era stato importante l’incontro di persona per conoscerci meglio. Lei ha poi mostrato di essere da Valcar».

Nemo profeta in patria

Quindi come devono essere queste caratteristiche? «Le ragazze devono avere spirito di squadra – prosegue il team manager – sapendo lavorare per le compagne. Contemporaneamente devono saper sfruttare le possibilità quando gli vengono date. Non è un caso se finora abbiamo ottenuto undici vittorie con sette atlete diverse. Caratterialmente so che sono tutte brave ragazze, ma devono rientrare in quello che è lo spirito del presidente. Villa è la persona più corretta che ho trovato nel ciclismo, senza che si offenda nessuno. La Valcar è riconosciuta per questo aspetto nel mondo. Anzi…».

L’attimo di sospensione anticipa un discorso che si fa un po’ più riflessivo. «Pensate che quando andiamo al Nord a correre – ci confida Arzeni – tanti addetti ai lavori ci ripetono che vorrebbero che in Belgio esistessero più formazioni simili alla Valcar. Paradossalmente facciamo molta più fatica ad essere riconosciuti in Italia. Abbiamo una mentalità estera.

«Tutte le nostre ex ragazze che ora sono nel WorldTour devono ammettere che se non fossero state da noi non so se si sarebbero trovate bene fuori dal nostro Paese. Valentino ha sempre investito nel calendario al Nord. Abbiamo sempre ritenuto che correre in Belgio o Olanda fosse l’università del ciclismo ed era giusto che noi ci confrontassimo lassù. Se impari a correre là, impari a correre ovunque».

Le soluzioni per il 2023

L’anno prossimo pertanto che attività vedremo da parte della Valcar? Ridotta o incrementata? Attualmente nel loro vivaio c’è la promettente junior Francesca Pellegrini, che passerà elite senza dimenticare che ci sono altre giovani nel roster di quest’anno che stanno compiendo il proprio processo di crescita in modo adeguato.

«I rumors che sentite sono fondati – spiega il presidente Villa – perché proprio in questi giorni stiamo decidendo cosa fare del nostro futuro. Abbiamo atlete fortissime, sempre presenti negli ordini d’arrivo della gare più importanti. E’ normale che le vogliano le squadre più attrezzate di noi».

«A cavallo del Tour Femmes avremo e faremo più chiarezza continua – vedremo chi andrà e chi arriverà. Abbiamo ricevuto richieste di atlete straniere per venire da noi. Come diceva Davide prima, siamo riconosciuti nel mondo come una squadra che scopre i talenti e li lancia. Questa è la nostra forza. E poi la filosofia Valcar ti rimane dentro»

Il sogno WorldTour

Le considerazioni finali lasciano aperta la porta anche per un salto nel WorldTour insieme ad un’altra società che detiene già la licenza.

«E’ presto per fare i nomi del 2023 o dire che status avremo – ribadiscono all’unisono Villa e Arzeni, concludendo la nostra chiacchierata – abbiamo un piano A e un piano B. Riuscire a fare il WorldTour sarebbe bello, ma complicato. L’alternativa è portare l’orologio indietro di cinque anni e puntare ai talenti, italiani e esteri, ripartendo da zero con una squadra leggera e senza pressioni. Di sicuro possiamo dirvi che in qualsiasi fascia si posizionerà la Valcar, sarà al vertice che le compete. Se sarà una squadra di sviluppo, sarà la migliore in circolazione. Noi abbiamo attirato l’attenzione ovunque, tranne che in Italia. Le soluzioni ci sono e arrivano tutte dall’estero. Sapremo scegliere al meglio».

Bergamo, un altro iride: con Villa alle radici della Balsamo

11.10.2021
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«Ho l’abitudine di studiare – dice Villa – e avevo previsto che il ciclismo femminile avrebbe vissuto un’escalation. Ho provato a fare due conti, ma il WorldTour sarebbe stato un passo troppo lungo. Così ho letto bene le newsletter dell’Uci e ho visto che gli inviti si baseranno sul ranking, per cui per quello siamo tranquilli. Non essendo nel WorldTour, il solo modo per farsi notare è fare attività intensa. Si tratta comunque di un investimento».

Bergamo iridata

Due maglie iridate nella stessa provincia. A trenta chilometri dalla casa della Colpack e di Baroncini, nella stessa pianura bergamasca che ribolle aziende e ciclisti, si trova infatti la Valcar, primo sponsor della Valcar-Travel&Service, casa di Valentino Villa ed Elisa Balsamo. A un certo punto, nei giorni del Giro d’Italia Donne, sembrava che la squadra fosse a un passo dal WorldTour, poi non se ne è fatto più niente. E così adesso, a fronte di alcuni elementi di spicco che cambiano aria come la campionessa del mondo, Guazzini e Alzini, il presidente è alle prese con un bel dilemma e lo vedi che gli costa pensieri faticosi. Andare avanti a oltranza, oppure accettare la proposta del giusto squadrone WorldTour e lasciarsi inglobare? Il tempo di concordare di darci del tu, dunque, e si comincia. 

La Valcar è un’azienda che si dedica alle lavorazioni di precisione sui metalli, Villa è uno dei due soci
La Valcar è un’azienda che si dedica alle lavorazioni di precisione sui metalli, Villa è uno dei due soci
Non deve essere facile…

Ho una mia visione e il brutto vizio di non vivere il presente, ma di pensare al futuro. Penso che fra 2-3 anni, le squadre come la nostra non ci saranno più. Per il bene di questo movimento, l’abbinamento tra squadre WorldTour maschili e team femminili funzionerà. Credo che alla fine dovrà abdicare anche la SD Worx e lo vedo come un bene per le atlete. Poi servirà creare una categoria U23 come quella degli uomini in cui far crescere le ragazze, mentre ad ora questo ruolo lo svolgiamo noi e le squadre come noi.

Siete stati avvicinati da qualche squadra?

Abbiamo avuto due trattative. Una con la Uae, ma si è arenato tutto sul fatto che non siamo ancora WorldTour e che non abbiamo una dimensione troppo internazionale. So che poi sono passati alla Alé. Poi abbiamo avuto contatti con la Ef Pro Cycling, con cui sembrava quasi fatta, ma si è fermato nuovamente tutto. Se penso alla nostra squadra, la vedo allineata con un team maschile, senza però perdere tutta la filiera delle giovanili. Ragione per cui chiedo di essere io a dirigere l’eventuale nuova realtà.

Come hai vissuto il mondiale? 

Il venerdì Davide (Arzeni, diesse del team, ndr) era qui e poi è partito in macchina. L’ho invidiato. Io ho visto la corsa con mia madre, la prima tifosa e la più anziana della squadra. Se devo dire, per Elisa avevo già gioito agli europei. Quando l’ho vista fare tante volte e bene quella salita così dura dopo un’estate tutta in pista, ho capito che ai mondiali non l’avrebbero staccata. Non sono un tecnico, ma a forza di guardarle, capisco da come si muovono sulla sella e dai loro atteggiamenti in bici se stanno bene o male.

Marta Cavalli ha corso con la Valcar-Travel&Service dai 13 ai 23 anni, poi è passata alla Fdj. Villa ne ha un grande ricordo
Marta Cavalli ha corso con la Valcar-Travel&Service dai 13 ai 23 anni, poi è passata alla Fdj
Sei uno dei pochi presidenti che si occupano direttamente delle bici delle atlete…

Vengo dal mondo dei millimetri. Alle corse studio le bici degli altri. Ho passato qualche ora con Colnago, con Marra di Fsa e Colleoni di Veloflex a parlare di tecnologia dei loro componenti. Sono arrivato al punto di realizzare per Cannondale dei forcellini al Cnc. Nella mia azienda conosco tutti i ruoli, idem nella squadra. Conservo le immagini dei primi test di Elisa. E oggi quando osservo le nuove atlete, un po’ d’occhio l’ho sviluppato anche io.

Elisa Balsamo.

Elisa è… Elisa (Valentino si commuove, ndr). Devo molto a lei. Al di là dei risultati, è sempre stata una ragazza comprensiva, capace di rinunciare al suo compenso per migliorare la squadra. Vi ho già raccontato di quando si tagliò lo stipendio, no? Quando arrivò, le dissi: «Tu sei Ronaldo e vieni alla Valcar». Ma le dissi anche che per un anno avrebbe corso in una squadra ridimensionata. Avevamo inserito ragazze giovani che crescessero con lei e fossero in grado di starle accanto nei 3-4 anni successivi. E ha funzionato benissimo. Vinse il mondiale in pista il primo anno e quello su strada al secondo.

Come si sposa questa dimensione familiare con quella del WorldTour?

Siamo il baluardo del ciclismo italiano. Ma se il lavoro di Davide e Valentino deve andare avanti, allora il nome della squadra deve cambiare. Non posso fare certi investimenti e mi dispiace parlarne, ma c’è una realtà di cui devo tenere conto. 

Chi è Davide Arzeni?

Davide è la persona giusta per gestire questa fase di passaggio. Siamo appassionati di ciclismo a 360 gradi, osserviamo con la stessa attenzione la junior e la numero uno al mondo. Ci piacciono la pista, il cross e la strada, anche per dare alle ragazze modo di assecondare le loro passioni. Con Arzeni formiamo una bella coppia. Quando parliamo, ci capita di completare l’uno le frasi dell’altro. Non c’è mai diversità di vedute, la nostra forza è questa. Arriviamo sempre uguali alla conclusione, sempre con il bene della squadra per la testa. 

Vanno via dei pezzi importanti.

Se avessimo potuto, le avremmo tenute tutte. Ma adesso ci aspettiamo la maturazione della Consonni e della Gasparrini, con un occhio di riguardo per le new entry come Anastasia Carbonari e per le ragazze che vorrebbero venire.

Guazzini e Alzini lasciano entrambe la Valcar-Travel&Service: la prima va alla Fdj Nouvelle Aquitaine, la seconda alla Cofidis
Guazzini e Alzini lasciano la Valcar-Travel&Service: la prima va alla Fdj , la seconda alla Cofidis
Ad esempio chi?

C’è una decina di straniere che ci hanno scritto e fra le motivazioni hanno indicato l’ambiente di squadra. Osserviamo i risultati, ma senza dimenticare l’umanità delle persone. Per questo alla fine si crea un bel rapporto. Mi sono commosso quando ho visto la Cavalli vestita con la maglia Fdj. Marta venne da noi a 13 anni e se ne è andata a 23. Si deve lavorare e qualcosa verrà fuori.

Con grande fede nella divina provvidenza?

Fiducia cieca. Mio padre era contadino e mi diceva che il campo coltivato può non dare frutti, mentre uno che non hai considerato può dartene in quantità. Avevo 7-8 anni quando accadde che un campo coltivato e concimato non diede pomodori, mentre quello accanto lasciato quasi incolto ne fece a quintali. Un’esperienza che mi ha segnato. E’ il mio modo di cambiare le cose, il mio invito alle persone che ho accanto pe spiegargli come cambiare le cose: «Fate, fate, fate!».

Anastasia Carbonari è l’ultima arrivata nella Valcar-Travel&Service
Anastasia Carbonari è l’ultima arrivata nella Valcar-Travel&Service
Dino Salvoldi.

Una volta non convocò una mia ragazza e lo presi di petto. Poi andai in un’azienda in cui un imprenditore voleva licenziare un operaio, che però era bravissimo e faceva produzioni di altissima qualità. E non feci che dirgli di tenerlo, perché uno che era capace di certi risultati, meritava di essere tenuto. Quando uscii mi venne il flash, pensando a Salvoldi.

E cosa facesti?

Lo chiamai e gli dissi che uno come lui, con tutti i risultati che faceva, non doveva essere criticato. E aggiunsi che non lo avrei mai più attaccato.

E se nei prossimi giorni arriva un team WorldTour e vi propone di unirvi?

Sacrificherei anche domattina il nome Valcar&Travel Service, se servisse a dare un futuro alla squadra.

Sorride sincero. Il cuore è per le ragazze prima ancora che per il nome della sua azienda. Valentino è anche andato in pensione con il sogno di occuparsi a tempo pieno della squadra, ma c’è una forza neanche troppo invisibile che lo tiene legato all’azienda. Dirigenti come lui sono alla base dello sport italiano, capaci di fare miracoli. Se WorldTour sarà, che i nuovi non facciano rimpiangere i vecchi. A questo però forse dovrebbe pensare la stessa Federazione che poi sfoggerà le medaglie. Una stretta di mano, il nostro viaggio continua.

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Lo scorso fine settimana ha fatto il suo debutto ufficiale un nuovo team di ciclocross femminile. Si tratta del FAS – Airport Services. Anima del progetto è Valentino Villa, presidente della Valcar – Travel & Services che nelle ultime settimane si è prodigato in prima persona per creare la nuova struttura.

È lo stesso Villa a raccontare la nascita della sua nuova creatura sportiva di cui vi avevamo già parlato in un nostro precedente articolo: «Non possiamo nasconderci: la multidisciplinarietà è diventata cruciale per lo sviluppo degli atleti. Il ciclismo sta cambiando e l’evolverci è nel nostro Dna. Quando ho raccontato questa idea ai nostri sponsor, ne sono rimasti entusiasti. Regalare alle nostre atlete questa opportunità è qualcosa di speciale. Quando si spengono i riflettori della stagione su strada – continua Villa – ho notato che l’attenzione sul ciclocross diventa fortissima. I nostri sponsor potranno così godere di una visibilità di dodici mesi su dodici, se si considera che molti di loro ci accompagnano anche nella stagione su strada».

Fas Airport Service è tra i leader mondiali per i servizi negli aeroporti
Fas Airport Service è tra i leader mondiali per i servizi negli aeroporti

Uno sponsor di prestigio

Main sponsor della nuova squadra è la FAS Airport Services, azienda che offre i propri servizi a tutti gli aeroporti Italiani e alle più importanti compagnie aeree del Mondo. Tra i servizi forniti segnaliamo il Passenger Layover, la riprotezione passeggeri, servizi HOTAC o servizi transfer, oppure il trasporto equipaggi e tecnici, la ricerca e selezione Hotel. Si tratta di servizi programmati o continuativi, oppure in situazioni di emergenze aeroportuali, cancellazione voli, over booking, guasti agli aeromobili o scioperi del personale.

FAS Airport Services annovera tra i propri clienti le principali compagnie aeree mondiali operando sui 30 principali aeroporti Italiani. Per Ryanair e Volotea, recentemente ha ampliato il proprio raggio operativo anche su 8 Aeroporti della Polonia e 3 aeroporti della Slovenia e della Croazia. Il prossimi obiettivo è quello di essere operativa entro il 2022 anche in Germania.

FAS Airport services, tramite il proprio marchio di ADV-T.O. Mercedes Travel, si occuperà inoltre di gestire tutti i viaggi, le trasferte, le prenotazioni voli e hotel della squadra.

Una squadra ambiziosa

La nuova squadra sarà composta da quattro atlete guidate da Eva Lechner, argento ai Mondiali 2014 nel ciclocross e nove volte campionessa d’Italia. Con lei ci saranno Alice Maria Arzuffi, l’attuale maglia tricolore, Lucia Bramati e Silvia Persico. Quest’ultima rappresenta in maniera ideale lo stretto legame che lega la nuova squadra alla Valcar – Travel & Service. Responsabile del team sarà Luca Bramati, due volte vincitore della Coppa del Mondo ciclocross e del Super Prestige. A coordinamento del progetto ci sarà invece Davide Arzeni, direttore sportivo della Valcar – Travel & Service.

Il debutto ufficiale è avvenuto lo scorso fine settimana con Alice Maria Arzuffi impegnata in Belgio a Meulebeke nella Challenge Ethias Ciclocross, mentre Eva Lechner, Silvia Persico e Lucia Bramati hanno gareggiato in Italia a Jesolo. La squadra svolgerà poi un calendario principalmente internazionale partecipando a gare di Coppa del Mondo.

A vestire le ragazze nella loro nuova stagione sarà la divisa realizzata per l’occasione da Giessegi, un’arma in più per affrontare al meglio le difficoltà di una disciplina difficile come il ciclocross.

Fas Airport

Alzini e Balsamo in Sicilia

Freni a disco sì, ma con qualche esperimento

30.01.2021
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Durante l’ultimo ritiro della nazionale italiana femminile che si è tenuto in Sicilia abbiamo notato che i freni a disco delle biciclette da cronometro delle ragazze della Valcar-Travel&Service sono equipaggiati con un impianto a cavo e non idraulico, come invece si usa solitamente. Per capire il perché di questa scelta abbiamo parlato con Valentino Villa, presidente della squadra.

Una via di mezzo

Il mondo delle biciclette da strada è ormai orientato verso il freno a disco ed è così che le Cannondale SuperSlice della Valcar-Travel&Service presentano una variante interessante.
«Abbiamo deciso di sperimentare una soluzione nuova – esordisce Valentino Villa – visto che le cronometro non sono lunghe e capita raramente di dover pinzare forte, allora abbiamo optato per i freni a disco con l’impianto a cavo. Questa soluzione ci permette di risparmiare un po’ di peso su biciclette che sono per loro natura pesanti».

Ma cosa dicono le ragazze? «Gli input che ci arrivano dalle ragazze sono di una frenata più simile ai rim brake, possiamo dire che è una via di mezzo. Per ora questa scelta non ha creato problemi».

Freno a disco con cavo
Il freno a disco anteriore azionato dal cavo
Freno a disco con cavo
Il freno a disco anteriore di una SuperSlice della Valcar azionato con il cavo

Idraulici su strada

Ma il disco con il sistema a cavo può essere una soluzione anche sulle biciclette da strada normali?
«Sulle bici che usano in allenamento e in gara – continua Valentino Villa – abbiamo l’impianto Shimano idraulico normale (foto in apertura). Le ragazze lo preferiscono perché comunque la frenata è più progressiva e quando si corre in gruppo è sicuramente migliore».

Non solo freni a disco

Ma Valentino Villa è molto attento a tutti gli aspetti tecnici delle biciclette della sua squadra.
«Noi ci troviamo molto bene con Cannondale – ci dice – le ragazze mi dicono sempre di non cambiare marchio, perché sono molto contente. Il livello del ciclismo femminile si è alzato e le atlete guardano con sempre maggiore attenzione i materiali».

Da sinistra, Guazzini, Consonni e Balsamo sulle SuperSlice mentre lavorano sui rulli
Da sinistra, Guazzini, Consonni e Balsamo sulle SuperSlice mentre lavorano sui rulli

Nel ciclismo moderno i dettagli fanno la differenza e si può vincere o perdere una volata per pochi centimetri: «In questo periodo stiamo sperimentando i tubeless. E’ da un po’ di tempo che i tecnici di Cannondale mi dicono che ci sono dei vantaggi. Ora abbiamo deciso di usarli. Tra l’altro Veloflex che ci fornisce i pneumatici, ha introdotto una nuova mescola proprio per i tubeless e le impressioni delle ragazze sono ottime».

Con gradualità

Altra tendenza a cui la Valcar-Travel&Service sta lavorando è quella che vede i stringere la larghezza dei manubri.
«Io sono una persona che ha bisogno di capire con i numeri e i dati alla mano – ci spiega Villa – e adesso si parla sempre di più di manubri più stretti per migliorare l’aerodinamica. E’ un cambiamento che dobbiamo fare, però oltre ai numeri, mi interessa sapere le sensazioni delle mie atlete, quindi questo aggiornamento lo faremo in maniera graduale, in modo che ogni ragazza si trovi bene con le misure nuove. Bisogna unire i numeri con le sensazioni e trovare la soluzione migliore».

Valentino Vila, Elisa Balsamo, tricolore donne junior, Boario Terme 2016

Il signor Valentino: padre, manager e tifoso

19.11.2020
6 min
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«Vuole davvero sapere – chiede Valentino Villa – chi sia Elisa Balsamo? Glielo dico. Lei magari non vorrebbe, ma mi ascolti e scusi se mi commuovo. L’anno scorso salta fuori un grosso sponsor. E’ la svolta. Invece dopo un po’ mi chiamano e dicono che salta tutto, perché sono stati acquisiti. Rischiavo il tracollo e ho trovato giusto dirlo alle ragazze. Eravamo in mezzo alla strada. Io parlavo e loro piangevano: mi chiedo che cosa abbia pensato la gente che passava. Forse avrei dovuto chiudere, ma a quel punto Elisa prese la parola. “Valentino – disse – se ti può essere utile, visto che mi hai dato la possibilità di entrare nelle Fiamme Oro, prendi pure il mio stipendio”. Sul momento mi sono sentito gratificato. Poi mi sono rimboccato le maniche. Prendo energia da queste cose, come fai a tradirle?».

Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni vincitrice a Plouay: «Lei è il direttore d’orchestra!»
Chiara Consonni, Plouay 2020
Chiara Consonni prima a Plouay 2020

Prima la persona

Valentino Villa è un brav’uomo. Cominciamo facendogli notare il bene che Elisa Balsamo ci ha detto sul suo conto e già basta perché si commuova ancora (i due sono insieme nella foto di apertura, datata 2016).

«Ho sempre pensato che per avere un buon rapporto con l’atleta – dice – devi creare un legame con la persona. Avere questa squadra mi è servito tanto. Ho quattro figli e ho capito di non averli ascoltati abbastanza. Grazie alle mie ragazze, anche nei momenti difficili, ho scoperto che dentro questi ragazzi c’è tanta roba. E allora ho imparato a starmene zitto ad ascoltare…».

Strade di Bergamo

La Valcar-Travel Services è una delle più forti squadre italiane, che spesso le suona agli squadroni WorldTour. Iniziano dalle esordienti e arrivano alle elite: 31 ragazze in tutto. E lassù, fra coloro che lasciano il segno, ci sono campionesse d’Europa e del mondo. Da Elisa Balsamo a Chiara Consonni, da Martina Alzini a Marta Cavalli, da Vittoria Guazzini a Miriam Vece passando per Elena Pirrone.

Valcar fa da trent’anni fresatura e tornitura di metalli a Bottanuco, in provincia di Bergamo. Travel & Service effettua noleggi con conducente, ugualmente nella bergamasca.

Marta Cavalli, Giro dell'Emilia 2018
Marta Cavalli tricolore al Giro dell’Emilia 2018: dal 2021 passa in Francia alla Fdj
Marta Cavalli, Giro dell'Emilia 2018
Cavalli, tricolore al Giro dell’Emilia 2018
Come mai il ciclismo?

Ho corso da ragazzino. A 14 anni ero tornitore e frequentavo la scuola serale, ma due volte a settimana riuscivo ad allenarmi. Poi ho capito che non si può fare tutto e mi sono buttato sul lavoro. A 21 anni mi sono sposato e guardavo le corse in tivù, ragionando sulle tattiche come i grandi diesse. Seguire una corsa dalla macchina è l’unica cosa che invidio al mio direttore sportivo. 

Poi cosa è successo?

Avevo due sogni. La mia squadrettina di esordienti e allievi. E seguire una Roubaix sull’ammiraglia della Mapei. Finché mia figlia, la più piccola, cominciò a correre. E lì mi si aprì il mondo. Andai a seguirla nella prima gara a Bologna, che fu vinta da Elisa Longo Borghini. Non credevo che fra le ragazze ci fosse quella serietà e quel bel clima. Così di ritorno chiamai mia moglie e il mio socio davanti alla macchina del caffè, chiedendo che mi permettessero di esaudire il mio sogno nel cassetto. Loro accettarono, era il 2009. La prima ammiraglia la comprammo usata dalla Lampre e la verniciammo.

Parlano di lei come un padre.

E loro sono le mie figlie. Ho la fortuna di essere sempre presente. In tanti anni ho perso a dir tanto 7-8 gare. Per seguire tutte le categorie, mi è capitato di fare fino a 1.350 chilometri nello stesso giorno.

Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Elisa Balsamo vince a Madrid la Ceratizit Challenge by La Vuelta
Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Elisa Balsamo, Madrid, Ceratizit Challenge by La Vuelta, 2020
Poi è arrivata una certa Elisa Balsamo…

Vivendo il vivaio, vedo il cammino delle ragazze. Vado a conoscere i genitori. Chi si perde è solo perché non trova le condizioni giuste. Vidi Elisa, era il 2014. Aveva ancora 16 anni e le dissi: “Tu sei come Ronaldo”. Sentivo il peso di questa responsabilità, perché avevo già in mente di fare la squadra elite e sapevo che al primo anno da junior avrebbe corso da sola.

E lei?

Capì benissimo. Le dissi che avrebbe dovuto fare goal da sola. Vennero tanti piazzamenti, ma a fine anno vinse il mondiale nello scratch. Il primo lampo di Ronaldo.

Cosa fa Valentino nella squadra?

Sono quello che le chiama quando sono in crisi. Nel ciclismo sono l’ultimo arrivato, ma credo che la loro tensione sia soprattutto psicologica. Non mi piacciono le pressioni eccessive, quando vanno forte non serve incalzarle. Quando le ragazze arrivano alla gara, devono essere felici.

Felici?

La gioia di vivere deve far parte del gioco. Sono una bella banda, a volte anche a me è capitato di tenerne a bada l’esuberanza. Una volta in Belgio ho dovuto chiedere che abbassassero la voce al ristorante, con Chiara Consonni direttrice d’orchestra. Ma se l’atleta è felice, se il suo sguardo è felice, ti dà il 100 per cento. Va bene tutta la tecnologia, ma è fondamentale che ogni ragazza sia in armonia con la squadra.

Un po’ manager e un po’ psicologo, insomma?

Se ne vedo una pensierosa, prima faccio una battuta, poi la invito a fare due passi e parlare. Si confidano. L’uomo puoi insultarlo e motivarlo, la donna va ascoltata e capita. Ci dicono che le viziamo, ma si confidano più con noi che con i genitori.

Vittoria Guazzini, Fiamme Oro
Vittoria Guazzini in azione ai tricolori di Breganze
Vittoria Guazzini, Fiamme Oro
Guazzini ai tricolori di Breganze
Valentino, come va con gli sponsor?

Sono spesso in ufficio a ragionare. Chiamo il sabato, anche la domenica o alle otto di sera. Chiedo scusa sempre a tutti, è il mio limite. Spero capiscano. Valcar ha un significato, ma se ci fosse la possibilità di un grosso nome, non sarebbe un problema. Vedo le cifre che offrono alle nostre ragazze, io non ci arrivo. Così già da tempo ho deciso. Ma se dovessi trovare un grosso nome, basta chiamarsi Valcar, ma ugualmente vorrei carta bianca. E’ quella la nostra forza.

Teme che dopo le Olimpiadi arriveranno gli squadroni con i soldi?

Se sei ricco e le vuoi tutte, non riesci a prenderle. Se il nostro gruppo non c’è più, il giocattolo si frantuma. Siamo noi il collante, per quello sto provando di tutto per tenerle insieme. Ho avvicinato dei team manager dei pro’. Ho chiesto un incontro per ragionare, non sapendo che opinioni avessero del ciclismo femminile. E l’incontro è stato addirittura rifiutato. Che modi sono? Questa gente non è mai stata nel mondo del lavoro.

Qualcuna andrà via?

Capisco la scelta di Marta Cavalli, che ha scelto di andare alla Fdj in Francia. Non posso e non sarebbe giusto trattenerle, è la loro vita. Quello che chiedo scherzando sarà semmai che mi invitino al matrimonio.

Perché non la vediamo mai in giro, signor Valentino?

Non voglio essere fotografato. Alle gare sono sempre defilato, l’apparire non mi appartiene. Poco prima di sposarmi, dissi a mia moglie che era il giorno più brutto della mia vita. Lei per poco non svenne, poi capì. Non volevo essere al centro dell’attenzione. Qualche foto di squadra l’ho fatta, ma poco più.

Che cosa è cambiato?

Ho scelto di farmi vedere. Prima ho rifiutato le interviste, ma per il bene della squadra ora le faccio. E’ d’obbligo per un manager, d’obbligo per le mie ragazze.