Le infinite vie della Tirreno. La strategia di Brambilla

16.03.2023
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In questi giorni abbiamo parlato con atleti e preparatori per capire quanto possa essere necessaria una Tirreno-Adriatico in funzione di altri obiettivi. Ma gli altri obiettivi sono anche altre corse. Gli altri obiettivi non sono solo la Sanremo o la Roubaix. I goal possono essere quelli di accrescere la propria condizione a prescindere o da gare come la Coppi e Bartali. Ed è quello che ci ha raccontato Gianluca Brambilla.

Il corridore veneto è approdato quest’anno alla  Q36.5. Sin qui, complice anche qualche problema di salute, non ha corso moltissimo: la Tirreno è stata la sua terza gara della stagione, la seconda a tappe. E forse ancora di più per Brambilla è stata un momento di preparazione, ammesso sia questo il termine corretto.

Gianluca Brambilla (classe 1987) sull’arrivo di Osimo. Per il vicentino una Tirreno “di costruzione”
Gianluca Brambilla (classe 1987) sull’arrivo di Osimo. Per il vicentino una Tirreno “di costruzione”

Sfortune alle spalle

«Il percorso di questa Tirreno – ci ha detto Brambilla – in generale è stato molto duro. Duro sotto ogni punto di vista: chilometrico, altimetrico, dei trasferimenti. Stressante quasi fosse un Giro d’Italia

«Quindi se ci mettiamo che, a livello personale, non ci sono arrivato in ottime condizioni tutto sommato sono “soddisfatto”».

«E’ tutto l’inverno che inseguo la condizione, però grazie anche a questa Tirreno adesso spero che le sfortune siano finite. Prima ho avuto l’appendicite, poi l’influenza intestinale la sera prima del debutto stagionale. Al rientro, debilitato, abbiamo preso la neve al Gran Cammino, poi ancora una scivolata in corsa e per finire una banale caduta prima della della crono di Camaiore. Sono caduto dalle scale del bus. Il che può far ridere ma ho picchiato la schiena…

«Per questo ora spero di vedere la luce in vista dei prossimi appuntamenti e dei prossimi obiettivi. E questi sono la Sanremo, okay, ma anche la Coppi e Bartali, dove voglio tornare davanti. Voglio fare bene».

La neve al Gran Camino non ha agevolato il rientro alle corse di Brambilla
La neve al Gran Camino non ha agevolato il rientro alle corse di Brambilla

Primo picco

E qui si apre il capitolo preparazione. Con la nuova squadra, per Brambilla sono cambiate molte cose, tra cui i calendari. Tempo fa Gianluca ci disse che il vero goal dell’anno sarebbe stato il Giro di Svizzera. Qualcosa d’insolito, ma al tempo stesso stimolante.

«Se quello della Coppi e Bartali potrebbe essere il primo picco di condizione della stagione? Oggi è difficile prepararsi in corsa, però penso anche che quando si hanno basi solide come le avevo io, si possa fare una buona dose di lavoro. Come ho fatto io alla Tirreno per fare bene alla Sanremo e alla Coppi e Bartali».

Gianluca è tra gli italiani più più apprezzati dal pubblico
Gianluca è tra gli italiani più più apprezzati dal pubblico

Verso lo Svizzera

Ma la primavera di Brambilla non si fermerà certo a Carpi, ultima tappa della gara dedicata ai due immensi campioni. Sulla via di Gianluca c’è anche il Tour of the Alps.

«Da lì scatterà veramente la rincorsa al Giro di Svizzera – va avanti il vicentino –  il primo grande obiettivo della squadra. Dopo quella corsa infatti andrò in altura».

Brambilla è sempre stato un attaccante con la “A” maiuscola. Un lottatore. E’ un corridore della vecchia guardia che meglio di altri è riuscito ad adeguarsi al ciclismo moderno, pertanto è ben conscio dell’importanza dei dettagli. Se vorrà essere al top per Tour de Suisse, appunto, tutto dovrà filare al meglio. E per far sì che tutto vada per il meglio ecco come ha già iniziato a comportarsi alla Tirreno.

«Durante la Tirreno ho cercato di essere attento ad ogni cosa. L’altro giorno a Sassotetto, per esempio, visto l’andazzo, non sono sceso in ammiraglia, ma in bici. Alla fine era il modo più veloce per filare via veloce verso la doccia. Mi sono coperto tutto, il più possibile e sono sceso a valle. E lo stesso con l’alimentazione. Ho cercato di mantenere il serbatoio sempre ben pieno. Rispetto al passato si mangia molto di più, anche perché il dispendio calorico in corsa è altissimo visti i ritmi. E poi a mio parere l’eventuale dieta meglio farla a casa che in corsa».

DMT alla Tirreno, prove generali per il Giro d’Italia

16.03.2023
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Si piazzavano ogni giorno nei pressi dell’arrivo, con il loro camion che si apre e diventa un vero e proprio showroom. Così gli amici di DMT, capitanati da Mauro Scovenna, hanno seguito tutta la Tirreno-Adriatico e si stanno preparando a fare qualcosa di ancor più sbalorditivo al Giro d’Italia. Il loro scopo, oltre a mettere in mostra i propri prodotti, era quello di farli provare. Le scarpe sono belle da vedere, ma finché non ci infili dentro il piede, non riesci a capirle.

«Per questo ogni giorno – racconta Scovenna – invitavamo il pubblico a fare una prova calzata dei vari modelli Dmt. Avevamo con noi sia la scarpa di Pogacar, la KRSL, sia quella di Viviani, la KR0. Abbiamo avuto un bel riscontro. Se il cliente prova le scarpe, capisce la differenza tra una e l’altra. E al riguardo ci saranno delle novità nelle prossime settimane».

Impatto estetico

Mentre Scovenna raccontava (il nostro incontro si è svolto all’arrivo di Osimo, sabato scorso), al mezzo della DMT è arrivata Rebecca Fiscarelli, marchigiana in forza al piemontese Team Fiorin e campionessa italiana della velocità esordienti.

«La abbiamo presa nella nostra scuderia – dice Scovenna – sin da quando aveva 13 anni. L’abbiamo vista crescere».

Rebecca, che era accompagnata dalla sorella Ylenia e aveva tra le mani una DMT bianca, ha concordato con l’azienda la fornitura di un modello arancione. Viste le foto infatti, si è convinta che quel colore sia il più visibile nelle foto di gara.

Novità al Giro

Scovenna ha poi continuato a spiegare il motivo dell’impegno alla Tirreno: oltre all’immagine, la loro presenza si configura come un servizio al cliente.

«Ci interessa che facciano la prova della calzata – spiega – perché così, quando si va nel negozio, si sa già quale numero chiedere. Dovremo fare qualche modifica per il Giro, ma è un’attività che continueremo a proporre. DMT ha chiuso l’accordo con RCS Sport fino al 2024, quindi saremo ancora la calzatura ufficiale. E per celebrarlo, al Giro avremo tante novità che sveleremo nelle prossime settimane».

Questo gonfiabile era posto sugli arrivi circa 100 metri prima dello showroom, annunciandone la presenza
Questo gonfiabile era posto sugli arrivi circa 100 metri prima dello showroom, annunciandone la presenza

L’esempio dei campioni

Un altro aspetto molto interessante è capire in che modo le scelte dei campioni e i modelli che indossano influenzino il gusto del pubblico, che ogni giorno si è avvicinato allo stand dell’azienda veronese.

«La scarpa di Pogacar è quella ultraleggera – spiega Scovenna – quindi la Rebecca, che è campionessa italiana della velocità, ha scelto le KR0, che utilizza anche Viviani. Poi le vogliono bianche, perché oramai tutti i professionisti, se guardiamo in gruppo, hanno scarpe e calze bianche. L’amatore viene e ti chiede la scarpa dei pro’. Perciò alla domanda se i campioni funzionano come testimonial, la risposta è certamente un sì».

DMT

Caruso capitano al Giro? Sì, no, forse…

16.03.2023
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Quattordicesimo alla Tirreno-Adriatico, correndo in appoggio a Mikel Landa, secondo italiano nella generale, ancora una volta Damiano Caruso non ha lesinato la sua generosità. Ma il siciliano è stato protagonista dell’azione forse più bella di tutta la recente corsa dei Due Mari.

Caruso, infatti, prese gambe e coraggio, ha sfidato faccia a faccia le rampe di Sassotetto col vento contro. Le foglie scendevano verso valle e lui, potente ed elegante, saliva verso monte. Se non fosse stato per Ciccone e Mas, soprattutto, Damiano avrebbe alzato le braccia al cielo.

Caruso (classe 1987) nella mix zone: il siciliano è alla 15ª stagione da pro’
Caruso (classe 1987) nella mix zone: il siciliano è alla 15ª stagione da pro’

La gamba c’è

«Le sensazioni sono buone – ci ha detto il corridore della Bahrain Victorious in un’intervista durante la Tirreno – il livello è molto alto e oltre a me ci sono tanti altri corridori che hanno buone sensazioni. O migliori delle mie! Però non mi lamento, sto bene. L’importante in questa fase della stagione è avere un buon feeling generale quando sei sulla bici e riuscire a recuperare bene».

Prima di Sassotetto, Caruso ci aveva detto che avrebbero corso in funzione di Landa, come del resto avevano fatto anche verso Tortoreto. Quel giorno Caruso aveva perso 5”, ma il motivo era presto detto.

«Quel giorno Mikel è rimasto attardato dalla caduta di Pidcock e Van Aert. Quindi io, che ero nelle prime posizioni, mi sono lasciato sfilare per riportarlo sotto. Durante la salita ho rimontato, ma ho pagato lo sforzo nell’ultimo chilometro».

Alla Tirreno Damiano ha corso per Landa. Per il Giro ha fatto anche il nome di Buitrago (alla sua ruota) tra i possibili leader della Bahrain
Alla Tirreno, Damiano ha corso per Landa. Per il Giro ha fatto anche il nome di Buitrago (alla sua ruota) tra i possibili leader della Bahrain

Capitano? No, grazie

Rimontare in quei frangenti vuol dire molto. La gente si stacca, non recupera. Se recuperi è perché hai davvero un gran gamba. Una gamba che speriamo Caruso possa sfoggiare al meglio al Giro d’Italia. Damiano è stato secondo nel 2021, non ha partecipato a quello dell’anno scorso e nel prossimo Giro Landa non ci sarà. Potrà essere lui il capitano.

«Mah, capitano – spiega Caruso – ormai alla mia età fare il capitano non è facile. E poi è un ruolo che non mi ha mai stuzzicato più di tanto. Mi sono ritrovato leader in alcune gare per circostanze di situazioni particolari. Più che altro quello che penso e che sarà importante è riuscire a prepararlo bene questo Giro. Arrivarci con un’ottima condizione…

«In Bahrain abbiamo diverse carte da giocare. Anche Gino Mader sta andando molto forte. Santiago Buitrago non va male. E poi sì: ci sono anch’io. Ma vedremo strada facendo: in base a come si metterà la gara si prenderanno le decisioni opportune al momento. Ma ad oggi non mi sento di dire: “Andrò da capitano al Giro”. Anche perché non so ancora se mi cimenterò nella classifica.

«Vi dico la verità: mi piacerebbe ritornare a vincere una bella tappa, magari di montagna e rivivere le belle emozioni che ho vissuto nel 2021».

Una vittoria di tappa al Giro per rivivere le emozioni del 2021 sull’Alpe Motta: anche questo è un obiettivo per Caruso
Una vittoria di tappa al Giro per rivivere le emozioni del 2021 sull’Alpe Motta: anche questo è un obiettivo per Caruso

Ritmi vertiginosi

Anche per Caruso come per molti suoi colleghi, l’avvicinamento al Giro passa per poche corse (a tappe) e tanto allenamento a casa. Sin qui Damiano ha preso il via a tre corse a tappe e ne farà una quarta, il Romandia, a ridosso del Giro. Stop.

«Ormai è così – prosegue il ragusano – il livello è alto e non puoi andare alle corse per fare la preparazione e di conseguenza è cambiato anche il modo di allenarsi: si fa molta più intensità. Siamo costretti a farla, perché ormai una gara dove si va piano non esiste più. E in questo quadro correre troppo non fa neanche bene. Devi trovare il giusto bilanciamento tra gare, riposo e allenamento in l’altura.

«Dopo la Sanremo, andrò sul Teide. Lassù farò un blocco di due settimane,  poi un ultimo passaggio al Romandia. Tra l’altro è la prima e ultima altura di quest’anno, perché a differenza degli anni passati non ho fatto il training camp in quota di febbraio. Abbiamo visto che tutto sommato andava bene così».

Alla Tirreno abbiamo assistito a gare meno spettacolari rispetto a qualche anno fa. Pensiamo alle azioni di Van Aert, di Pogacar o di Van der Poel. Eppure il coro unanime è che sia sia andati fortissimo.

In occasione della prima e terza vittoria di Roglic è sembrato quasi che la volata sia stata fatta “piano”, corta. Che stentasse a partire. 

«Posso garantire che siamo andati fortissimo. Nel giorno di Tortoreto per esempio quando ha attaccato Alaphilippe, in salita, non ho avuto il coraggio di guardare i dati sul computerino: né watt, né velocità, né sensazioni… anche perché tanto non avrebbe avuto senso. Tutte le salite della Tirreno le abbiamo affrontate davvero forte».

Caruso verso Sassotetto. Un’azione di forza e coraggio, sfumata a poche centinaia di metri dal traguardo appenninico
Caruso verso Sassotetto. Un’azione di forza e coraggio, sfumata a poche centinaia di metri dal traguardo appenninico

Prove generali a Sassotetto

Sassotetto è stata la salita più lunga che Caruso, ma anche molti altri corridori, affronteranno prima del Giro d’Italia. Visto che si è parlato di preparazioni ci è sembrato curioso capire se una scalata simile dà feedback utili anche per il resto degli allenamenti.

«Ai fini del lavoro non è poi così importante – conclude Caruso – i nostri parametri li conosciamo già e anche bene. Semmai è più importante per il confronto con i diretti avversari, per capire un po’ come si muovono e come stanno. Ma anche quello è relativo.

«Poi nel mio caso so già che farò un blocco in altura che mi servirà anche per abituare il fisico alle salite lunghe. Sassottetto pertanto è stato un test sì, ma non definitivo».

Pidcock e la Sanremo: un bel rebus e poi la resa

15.03.2023
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Doveva essere l’arma segreta della Ineos Grenadiers alla Milano-Sanremo, invece alla fine Tom Pidcock è stato costretto ad alzare bandiera bianca per i postumi della caduta nell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico. La sensazione che quel colpo, non inquadrato né testimoniato, potesse essere una cosa seria era nell’aria, ma nulla lasciava presagire la notizia. Anzi…

I gradini del pullman Ineos Grenadiers come sedile e un pugno di giornalisti raccolti intorno. Così Tom Pidcock aveva raccontato il suo avvicinamento alla Sanremo. Per il britannico la Corsa dei Due Mari non è stata la parentesi più felice, con la caduta assieme a Van Aert nel giorno di Tortoreto a scombussolare la sua rincorsa. E se il nono posto di Osimo, su un percorso da classiche del Nord aveva però detto che la condizione della Strade Bianche non era smarrita, la caduta nell’ultima tappa, che lo aveva costretto al ritiro, aveva messo invece in apprensione lo staff dello squadrone britannico.

Due giorni prima del via della Tirreno, Pidcock ha vinto la Strade Bianche su Madouas e Benoot
Due giorni prima del via della Tirreno, Pidcock ha vinto la Strade Bianche su Madouas e Benoot

Intanto si parlava di Sanremo, la Classicissima in cui Pidcock avrebbe diviso i gradi con Filippo Ganna. Un video su Instagram, che lo ritrae scendere come un super manico lungo una discesa piena di curve, suggeriva che avrebbe provato l’attacco giù dal Poggio. 

Che cosa pensi della Sanremo?

Forse è una delle corse più noiose, ma alla fine diventa una delle più eccitanti. Duecento chilometri da fare prima di correre i cento decisivi. Trecento chilometri nello stesso giorno, per risolvere tutto in quei pochi chilometri finali, anche questo la rende così bella.

Hai mai guardato una Saremo in tivù? Ricordi qualche edizione in particolare?

Le gare che guardavo di più quando ero giovane erano il Tour e la Roubaix, almeno quelle che ricordo di più. Ma ricordo alcune scene della Sanremo. Kwiatkowski che vince, ad esempio. Avere lui nella squadra è importante per l’esperienza.

Tutti si aspettano che attaccherai nella discesa del Poggio…

Di sicuro quello sarebbe un buon punto. Penso che tutti si aspetteranno qualcosa del genere, quindi forse non è la tattica migliore per cercare di vincere la gara, ma può essere sicuramente un tratto favorevole. Mohoric l’ha fatta sembrare piuttosto pericolosa, se devo essere onesto. Una discesa con i muri è sempre pericolosa, non è il posto più sicuro per andare a tutto gas. L’anno scorso Pogacar era sulla sua ruota e non ha voluto rischiare tutta la stagione, soprattutto volendo vincere il Tour de France. 

«Alla Sanremo 2022 – dice Pidcock – Mohoric ha fatto sembrare pericolosa la discesa del Poggio»
«Alla Sanremo 2022 – dice Pidcock – Mohoric ha fatto sembrare pericolosa la discesa del Poggio»
Come vedi la Sanremo in rapporto alle altre classiche?

La vedo sullo stesso livello del Fiandre e delle altre. Okay, la differenza è che cinque di loro sono chiamate Monumento e io penso che la Strade Bianche sarà la prossima a diventarlo. Non c’è dubbio. Pensavo che dovesse esserlo prima di vincerla e a maggior ragione ora che l’ho vinta.

Ti ispirano più le corse a tappe o le classiche di un giorno?

Nelle corse di un giorno c’è qualcosa di più speciale. L’atmosfera delle classiche è davvero unica, le corse a tappe al confronto sono più brutali.

Lo scorso anno per la Sanremo Mohoric ha usato un reggisella telescopico: pensi che possa servire?

Ho pensato di provarlo, ma onestamente su una bici da strada non vedo come se ne trarrebbe beneficio. Sai che devi mettere il peso sulla sella e sul pedale per girare velocemente in curva e se abbassi la sella, forse puoi abituarti, ma in qualche modo diventi meno stabile. Non credo che noi possiamo provarlo, ma credo che se Mohoric lo ha usato, qualche vantaggio lo avrà avuto.

Incerottato per la caduta con Van Aert, Pidcock punta sulla Sanremo. 1,70 per 58 chili, ha numeri da scalatore
Incerottato per la caduta con Van Aert, Pidcock punta sulla Sanremo. 1,70 per 58 chili, ha numeri da scalatore
Alla vigilia di una corsa importante hai qualche rito particolare?

Prima dei miei appuntamenti più importanti, mangio sempre un budino al caramello. E’ la mia tradizione. Lo abbiamo mangiato anche ieri sera, quindi sta diventando troppo usato. L’ho introdotto nel team e ora tutti lo adorano e lo vogliono sempre. Invece secondo me dovrebbe essere limitato alle occasioni speciali.

In che modo festeggi le vittorie più grandi?

Non lo so, non sono molto bravo a fare festa. Mi piace passare tempo con le persone. I miei compagni e la mia famiglia. Quando vinco sono solo contento, mi piace vivere il momento.

Il 9° posto di Osimo fa capire che la botta di Tortoreto è quasi recuperata. Peccato per la caduta l’ultimo giorno
Il 9° posto di Osimo fa capire che la botta di Tortoreto è quasi recuperata. Peccato per la caduta l’ultimo giorno
Quale scenario ti aspetti sul Poggio?

Negli ultimi anni abbiamo visto un gruppo sempre più grande, un numero sempre maggiore di corridori sulla cima. Non credo che succederà mai più che si troveranno in cima tre uomini da soli. E se succederà, il gruppo tornerà sotto velocemente. Forse Pogacar può riuscire a fare la differenza, ma è davvero difficile che possa creare un gap sufficiente per arrivare e dovrebbe comunque fare uno sforzo eccessivo.

Cosa pensi delle sue chance?

Non voglio dire che sia imbattibile, ma è molto difficile vincere una corsa quando c’è lui. Per contro, credo che tutti lo guarderanno e per lui diventerà tutto più complicato. Alla Sanremo tutti aspetteranno lui.

Pidcock a questo punto guarderà la Sanremo in televisione, alle prese con il protolocco per il recupero dalla commozione cerebrale. Osserverà il richiesto periodo di riposo e poi sarà sottoposto a nuova visita di controllo. Se le cose dovessero andare per le lunghe, anche la sua Campagna del Nord ne sarebbe compromessa…

La Tirreno di Ballerini: solo fatica o anche lavoro buono?

13.03.2023
3 min
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Alla Tirreno si fatica di brutto. E se magari le prime due tappe in linea sulle strade toscane hanno concesso il tempo per tirare il fiato, la tripletta dalla quarta alla sesta e poi la stessa tappa conclusiva di San Benedetto del Tronto con i suoi 1.700 metri di dislivello hanno segnato le gambe dei corridori. Le tappe e il freddo in cui si è corso nel giorno di Sassotetto. E così la corsa, che solitamente veniva utilizzata da alcuni corridori per fare la gamba in vista della Sanremo, ha forse cambiato profilo e funzione.

Nel WorldTour dal Covid in poi non ci sono più gare di preparazione e tantomeno da prendere sotto gamba. Resta da vedere poi in che modo metabolizzare certe fatiche, come spiegava sabato Davide Ballerini sul traguardo di Osimo. Piegato sul manubrio, cercando l’ispirazione per togliersi dal rettilineo di arrivo e tornare al pullman.

«Tutte queste fatiche – diceva – sono a buon fine? Vedremo. Sono stati tre giorni difficili, anche se è stata dura dall’inizio. Percorsi sempre impegnativi, tappe da cinque ore e passa. Ho cercando di tenere più duro possibile ogni giorno. Poi quando le gambe non me lo permettevano, ho cercato di fare gruppetto. I dati in corsa si guardano relativamente, si cerca sempre di dare il massimo per la squadra. Se poi sarà stato utile, ve lo dirò il mese prossimo…».

Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga
Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga

Prima la Sanremo

Ballerini ha la preferenza scritta nel nome, ma prima della Roubaix che gli mangia i sogni, è atteso sabato prossimo alla sfida di Sanremo, in cui si vede di supporto per Alaphilippe più che primo attore.

«Non sto male – spiegava – anche se oggi (sabato, ndr) ho pagato la fuga di venerdì verso Sassotetto. Però da metà gara sono stato molto meglio e speriamo sia il segno della condizione che sta crescendo. Se così sarà, è quello che volevo perché quest’anno punterò tutto sulle classiche. La settimana di avvicinamento sarà nel segno del recupero. Voglio riposare e recuperare le forze il più possibile fino a Sanremo. Non parliamo della Milano-Torino né di sopralluoghi sul finale della Sanremo. Sono stato a farci un giro il mese scorso. Ho visto bene le discese e so quanto sia importante recuperare bene. Non è una gara facile. Dopo 300 chilometri serve energia. Ovviamente vedremo come sta Alaphilippe. Il mio spazio semmai me lo devo un po’ procurare. Lo avrò solo se riesco a scollinare, ma non sarà facile».

Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe
Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe

Corsa d’attacco

Nello stesso giorno di Osimo, la trenata di Van Aert sul Muro di Costa del Borgo ha fatto vedere che anche la condizione del grande belga è in crescita, per cui si va delineando una Sanremo nel segno degli attaccanti, più che bloccata a logiche da velocisti. L’eco delle vittorie di Pogacar dalla Parigi-Nizza rafforza questa sensazione.  Ma Ballerini oppone le mani, come a rifiutare l’invito e chiarisce il suo punto di vista.

«Nella mia testa c’è la Roubaix – ha ribadito prima di sparire fra i corridori alla volta dei pullman – sempre la Roubaix, senza nulla togliere alla Sanremo. Bisogna anche essere realistici, si vedrà sabato se riuscirò a scollinare davanti. Di sicuro in quel caso non mi tiro indietro, però vediamo come sta la squadra, come sta “Loulou”. Sappiamo che lui può fare la differenza come gli è già successo. Quindi vediamo: abbiamo più di una carta da giocarci». 

Roglic fa il bis alla Tirreno: tante gambe e un po’ di fortuna

12.03.2023
5 min
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Nel giorno dello sprint vincente di Jasper Philipsen a San Benedetto del Tronto, Primoz Roglic completa il suo recupero e porta a casa la corsa a tappe italiana per la seconda volta dopo il 2019.

«Tornare forte dopo un incidente – dice sorridendo – dipende da tante cose, ma soprattutto dal fatto che io sia felice e libero mentalmente. In questi giorni sono stato spesso completamente a bloc, a partire dalla cronometro, perché dovevo soprattutto ritrovare il ritmo. Il giorno di Sassotetto è stato difficile, mi ha fatto stringere i denti. Quello della Tirreno è uno dei trofei più belli, adesso ne ho due e magari i miei figli potranno giocarci insieme senza litigare.

«Ho passato un inverno duro, non starò a dire se sia stato il mio periodo peggiore, ma non ce l’avrei fatta se non avessi avuto accanto la mia famiglia e persone che credevano in me. Ora si tratta di migliorare ancora un po’ in salita per essere all’altezza delle sfide che mi aspettano. Il bello del ciclismo è proprio questo, il fatto che ogni giorno ci spingiamo oltre i nostri limiti…».

Sorpresa Roglic

Sono giorni che sentiamo Roglic stupirsi per la grande condizione che gli ha permesso di vincere la Tirreno-Adriatico. La sua presenza nella Jumbo Visma non era prevista e la convocazione è arrivata inattesa, quando il suo allenatore ha dato via libera.

Non è la prima volta che lo sloveno debutti nella stagione con una vittoria. Nel 2021 aveva cominciato alla Parigi-Nizza e l’aveva vinta sbalordendo tutti per la sua autorità. Al punto che chiedemmo a Mathieu Heijboer, che lo preparava, in che modo avesse lavorato per essere così brillante. Niente di cui stupirsi, insomma, se non fosse che a rendere meno prevedibile l’exploit ci fosse in questo caso il gravissimo infortunio alla spalla per la caduta della Vuelta a Monasterio de Tentuda. Quando lo incontrammo nel quartier generale della squadra in Olanda, il suo obiettivo era tornare in sella per il ritiro. Il resto era molto nebuloso…

Arthur Van Dongen, classe 1968, è alla Jumbo Visma da quattro stagioni
Arthur Van Dongen, classe 1968, è alla Jumbo Visma da quattro stagioni

Perciò stamattina abbiamo incontrato Arthur Van Dongen, 54 anni e 1,95 di altezza, direttore sportivo della squadra olandese nella corsa italiana, con la curiosità di sapere in che modo abbiano accolto Roglic e se si aspettassero che andasse già così forte.

Primoz si dice ogni giorno sorpreso per la sua condizione: ha stupito anche voi?

Sapevamo che fosse pronto per correre e non ci ha sorpreso nemmeno il fatto che fosse già in ottima forma. L’unica accortezza che ci ha detto in anticipo il suo allenatore Marc Lambert è che era pronto per le brevi salite, meno per quelle più lunghe. Invece è riuscito a sopravvivere sul Sassotetto e quel giorno siamo stati un po’ fortunati, perché c’erano più 2 chilometri di scalata in meno e anche un forte vento contrario. Penso che ci sia andata bene, ma sapevamo che fosse già in buona forma.

Prima che arrivasse lui avevate immaginato una squadra con altri leader?

Avevamo in programma di utilizzare Wilco Kelderman e Tiesj Benoot per la classifica generale. E poi Wout Van Aert avrebbe lottato per le tappe, soprattutto per la quarta: quella di Tortoreto. Probabilmente era il migliore su quel tipo di percorso, ma è caduto e anche questo purtroppo fa parte del ciclismo.

Avete dovuto spiegare al resto della squadra che con l’arrivo di Roglic sarebbero cambiati gli equilibri, oppure l’hanno presa bene?

Lo abbiamo fatto prima, non se lo sono ritrovato senza essere al corrente. Il nostro capo, Merijn Zeeman ha fatto una chiamata e a quel punto abbiamo parlato con i ragazzi per cambiare i piani. Roglic è il leader di questa squadra da molti anni, uno che ci ha abituati alle sue vittorie.  Ci piace vincere insieme e poi quando riesci a vincere tre tappe, alla fine sono tutti d’accordo.

In quale delle tre tappe ti ha sorpreso di più?

Forse la prima che ha vinto, a Tortoreto. Perché era indietro sull’ultima salita e di colpo è salito. Mi ero accorto che avesse Alaphilippe alla sua ruota, ma non è riuscito a passarlo. E allora ho pensato: «Wow, è già in ottima forma». 

Come giornalisti lo vediamo molto più sorridente e lui ha spiegato che anche dai periodi più duri si impara qualcosa. E’ più sorridente anche con voi?

E’ vero, sorride molto anche nel team, ma è sempre molto professionale e questo fa la differenza. E’ tornato a essere un corridore ad altissimo livello, ma sorride molto più di prima. Non è che i suoi rapporti in squadra siano cambiati. Questo è il mio quarto anno nel team e secondo me ha sempre un’ottima relazione con gli altri ragazzi. Per la squadra, la gentilezza di Primoz non è mai stata motivo di discussione o di dubbio.

Guidi: come si corre la Tirreno senza il capitano?

12.03.2023
4 min
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Nella tappa che ha portato al secondo squillo di Roglic alla Tirreno-Adriatico, sulle rampe di Sassotetto, la UAE Emirates ha portato tre corridori tra i primi quindici nella classifica generale. Nella Corsa dei due Mari, per la prima volta da due anni a questa parte, il team emiratino sta correndo senza Pogacar. Lo sloveno è volato in Francia alla Parigi-Nizza, dimostrando di avere già preso ottimamente le misure (ha già vinto due tappe ed è leader della generale, ndr). 

Quando il giovane fenomeno non c’è, in UAE Emirates cambiano gli equilibri o così sembra a chi guarda le corse da fuori. Con Fabrizio Guidi, diesse del team in ammiraglia in questi giorni, entriamo nel merito della Tirreno-Adriatico.

Il piano alla partenza della tappa di Sassotetto era di far attaccare Yates, tutto annullato causa maltempo
Il piano alla partenza della tappa di Sassotetto era di far attaccare Yates, tutto annullato causa maltempo
Come cambiano le scelte quando manca Pogacar?

Dipende dal percorso – replica Guidi – e dal tipo di gara: se in linea oppure a tappe. Generalmente è difficile presentarsi al via con un solo leader nel momento in cui manca Tadej. 

Non si corre più per uno che è già una grande differenza…

Certo, viene difficile correre per uno quando hai più corridori validi e tutti allo stesso livello di classifica. Noi qui alla Tirreno avevamo Almeida (in apertura, ndr), McNulty e Yates tutti davanti in classifica e pronti a giocarsi le proprie carte.

Il percorso gioca un ruolo chiave nella scelta del leader?

Da quello dipende praticamente tutto, ma non determina nulla. Le cose in corsa possono sempre cambiare, prima di sacrificare un uomo ci si pensa sempre due volte. Alla fine, anche se Yates è rimasto attardato già dalla cronometro iniziale di Camaiore, mica lo abbiamo messo a lavorare. Anzi, un corridore del genere in quella posizione di classifica può fare molto comodo.

Ieri, sui muri marchigiani, McNulty ha pagato dazio perdendo 52″ da primi e scivolando fuori dai dieci in classifica generale
Ieri, sui muri marchigiani, McNulty ha pagato dazio perdendo 52″ da primi
In che senso?

Prendete come esempio la frazione di Sassotetto. Nella riunione sul bus, prima della partenza, l’idea era quella di prendere la salita forte e mettere in difficoltà gli avversari. Volevamo provare a giocare la carta Yates, lui aveva voglia di muoversi da lontano per cercare di recuperare il distacco. 

Come sarebbe cambiata la corsa per voi?

Nel momento in cui hai un uomo davanti, dietro non tiri e se va da solo fa il suo ritmo e sta agli altri lavorare. Se qualcuno lo avesse seguito, ci saremmo trovati comunque in una situazione di vantaggio, perché Yates non avrebbe tirato perché dietro aveva il “leader”. Mentre, in gruppo non avremmo di certo incentivato la rincorsa ad un nostro corridore. 

Però, prima o poi ci si potrebbe trovare a rincorrere…

In quel caso il protocollo è chiaro, si inizia a tirare dal corridore più lontano in classifica. I ragazzi lo sanno come funziona, sono le corse. 

Le ottime qualità di Almeida a cronometro lo rendono un corridore più completo e competitivo rispetto agli altri compagni
Le ottime qualità di Almeida a cronometro lo rendono un corridore più completo e competitivo
Meglio un leader solo o più?

Quando c’è Pogacar è tutto più semplice, lui è talmente forte che non c’è mai il dubbio. La squadra è lì per lui e si usano tutte le forze per aiutarlo. Allo stesso modo, però, nelle corse dove c’è lui la squadra passa molto più tempo a gestire la corsa in testa al gruppo. Non sempre, certo, ma tendenzialmente è così. 

Quando non c’è si usa più tattica, giusto?

Sì, ci si ritrova in situazioni dove la comunicazione tra compagni diventa fondamentale. Per tornare all’arrivo di Sassotetto, il vento impediva un qualsiasi attacco da lontano. Chi usciva rimbalzava su raffiche di vento fortissime e tornava in gruppo, prendere in mano la corsa oggi avrebbe significato lavorare per gli altri. 

Tu con l’assenza di Pogacar preferiresti avere un leader solo lo stesso o meglio avere più frecce al proprio arco?

Più frecce, mi piacciono le cose quando si fanno complicate. La nostra fortuna è anche quella di avere tanti corridori forti su terreni diversi. Almeida, per esempio, a crono ha una marcia in più. In una corsa a tappe non potremmo metterlo a lavorare per uno dei suoi compagni il giorno prima di una cronometro importante, dove potrebbe fare la differenza. 

Vlasov, il podio nei grandi Giri adesso è maturo

11.03.2023
5 min
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Occhi azzurri che rivelano serenità, gambe scolpite che dicono di chilometri e chilometri messi nel sacco, Aleksandr Vlasov è chiamato alla sfida forse più grande della sua carriera sin qui.

Il russo della Bora-Hansgrohe, che purtroppo corre senza bandiera, sta disputando un buono inizio di stagione, quinto alla Valenciana, e una buona Tirreno-Adriatico: nono a Tortoreto, sesto ieri a Sassotetto.

E anche oggi, ad Osimo, ha provato persino a conquistare la Corsa dei Due Mari animando la giostra degli attacchi finali (foto di apertura). Ma alla fine si è dovuto arrendere alle trenate di Van Aert, Formolo, della Ineos-Grendiers e allo strapotere di Roglic.

Più esercizi

Al prossimo Giro d’Italia, Aleksandr partirà con i gradi di capitano. E stavolta puntare al podio in una corsa di tre settimane è più legittimo che mai.

«La preparazione – racconta Vlasov – procede abbastanza bene. Sono tranquillo e sereno sotto questo punto di vista. In questa Tirreno non sono in gran forma, e questo è buono visto come è andata, ma l’obiettivo vero è il Giro e spero di arrivarci “giusto, giusto” a maggio.

«Da parte mia mi sto allenando bene. I lavori e i chilometri sono più o meno sempre quelli, ma ho dedicato molta più attenzione agli esercizi senza bici per migliorare la posizione. Adesso conta ogni minimo dettaglio. Il ciclismo è sempre più veloce e per questo cerco di curare piccoli dettagli che negli anni passati trascuravo».

Vlasov vive a Monaco e lì i corridori proprio non mancano. Racconta che spesso esce in compagnia e che ama fare le distanze, ma solo quando c’è bel tempo.

«Quasi sempre vado sul Col de la Madone, la salita più famosa della zona, e anche sul Col de Turbie perché sono vicine e ideali per fare i lavori. Ma quando non ho degli specifici da fare mi piace creare dei percorsi diversi. Percorsi che non posso fare tutti i giorni». 

Podio rosa

Come dicevamo Vlasov sarà il leader della Bora-Hansgrohe. Bora che tra l’altro è la squadra con il vincitore uscente, Jay Hindley, e per questo Vlasov in quanto capitano potrebbe partire con il numero uno.

Aleksandr va per i 27 anni, inizia ad essere maturo, e avrà l’occasione di essere il capitano unico, in una grande squadra e con più esperienza. 

«Non è però la prima volta che faccio il capitano – ci tiene a precisare Vlasov – quindi non fa poi così effetto. Sono consapevole di essere in una squadra importante, una squadra che crede in me e di certo io farò di tutto per cogliere il miglior risultato possibile. Il podio è un obiettivo.

«Sarebbe bello partire con il numero uno – ride – però non l’ho vinto io l’anno scorso. Alla fine è solo un numero».

Non è la prima volta che ricopre il ruolo da leader, è vero, però è diverso che essere il co-leader. Il giovane che può fare bene, ma che tutto sommato corre sotto il parafulmine di un capitano più accreditato. E’ chiaro che cambia anche la pressione.

«Sì, forse è così, ma non credo che ci sarà più attenzione su di me da parte della altre squadre. Mentre so cosa vuole da me il mio team. Alla fine poi le cose sono semplici: decidono le gambe».

Il russo non è uno specialista delle crono, ma da quando è in Bora è migliorato moltissimo, tanto da vincere la crono all’ultimo Romandia
Il russo non è uno specialista delle crono, ma da quando è in Bora è migliorato moltissimo, tanto da vincere la crono all’ultimo Romandia

Ricognizioni post Tirreno

Al Giro d’Italia, Vlasov sarà guidato in ammiraglia da Enrico Gasparotto. Il diesse friulano già lo scorso anno andò a visionare le tappe più insidiose e la stessa cosa ha fatto quest’anno… proprio nella sua terra. In autunno era andato sul Lussari. In casa Bora-Hansgroghe dopo l’addio a Sagan hanno voltato pagina e hanno dichiarato senza mezzi termini di puntare sui grandi Giri. 

Una mentalità che si ripercuote a 360° su staff e corridori. E non solo nel modo di correre o nella scelta degli atleti. Basta pensare alla crono, a quanto ci ha lavorato Vlasov da quando è in Bora-Hansgrohe, a quanto sia migliorato e a quante attenzioni dedichi a questa disciplina che nel prossimo Giro d’Italia avrà un bel peso.

«Qualcosa – dice Vlasov – conosco del percorso del prossimo Giro, anche grazie alle corse fatte in passato in Italia. Ma dopo la Tirreno andrò a vedere un paio di tappe, qui nella zona. Credo quella di Cesena (la crono, ndr) e qualche altro tratto non lontano da qui (probabilmente la frazione di Fossombrone, ndr)».

Benoot è tornato: il collo è a posto, le gambe girano

11.03.2023
5 min
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Tjesi Benoot era partito per la Tirreno-Adriatico come capitano della Jumbo-Visma. Primo a Kuurne e terzo alla Strade Bianche, non poteva immaginare che Roglic sarebbe tornato in così grande spolvero. Rivederlo davanti a lottare ha dato alla squadra la certezza di aver recuperato un uomo chiave dopo il brutto incidente di Livigno dello scorso agosto.

«La condizione è buona – aveva detto dopo la crono – dopo settimane in cui pensavo che non sarei stato mai più un corridore. Primoz è arrivato all’ultimo minuto, non sappiamo bene cosa aspettarci, ma è un top player, con lui non si sa mai. I prossimi giorni mostreranno chi di noi sarà battuto in classifica. Partiamo con ambizione, vedremo dove andremo a finire».

La strada ha detto che Roglic e Kelderman si sono trovati più a loro agio sulle pendenze fra l’Abruzzo e le Marche, ma Benoot non molla il suo buon umore. E quando lo incontriamo al via della tappa di Osimo, il suo passivo in classifica è pesantissimo per aver lavorato ieri per Roglic e aver perso 35 posizioni.

Tutto nei piani?

Fino a due giorni fa ero quarto, ma se riusciamo a vincere con Primoz, va più che bene. Di certo non mi ha fatto male andare in profondità nello sforzo questa settimana, in vista delle classiche.

Non vinci spesso, ma a Kuurne è andata bene…

E’ stato bellissimo, sono anche passato nel bar dei tifosi. Però sono stato anche attento a non fare cose strane, perché questo di solito è il periodo dell’anno in cui ci si ammala

Da una frattura al collo alla vittoria in una classica. Ti sei tolto un peso?

Ero già andato bene il giorno prima alla Omloop Het Nieuwsblad, la vittoria di Kuurne è stata una conferma. Il sabato le mie gambe giravano come volevo e domenica sono stato capace di vincere e riscattarmi da quella sfortuna.

Tiesj Benoot e Attila Valter: le incomprensioni della Strade Bianche sono state superate
Tiesj Benoot e Attila Valter: le incomprensioni della Strade Bianche sono state superate
Eri appena arrivato dal Teide, ormai non se ne fa più a meno?

Pensare che l’altura sia alla base di tutto lo trovo eccessivo. Secondo me rappresenta il 10 per cento del lavoro totale. Il resto è composto da allenamento, alimentazione, materiale, conoscenza del percorso, tattica… E ovviamente dal livello dei corridori di cui si parla.

Come mai secondo te il peso della corsa è spesso sulle vostre spalle?

Non lo so, però mi sono accorto che lasciano a noi la corsa. Fortunatamente come squadra lo fronteggiamo bene e tutto sommato è meglio gestire la corsa che sprecare energie con avversari che non vogliono stare al passo.

Sei arrivato terzo nella Strade Bianche che avevi già vinto nel 2018: in cosa sei diverso da quel corridore?

Fisicamente sono migliorato, ma il livello generale è molto più alto. La più grande differenza è la mia esperienza. Mi avvicino alle gare con più calma e non ho paura di rischiare, pur di vincere. In passato avrei potuto tirare tutto il giorno anche per una certa piazza d’onore. Ora penso alla vittoria, come a Kuurne, e corro qualche rischio di più per salvare le forze.

Nella cronometro di Lido di Camaiore, ritardo di 1’14” da Ganna
Nella cronometro di Lido di Camaiore, ritardo di 1’14” da Ganna
Cosa cambia se, come a Siena, in squadra non c’è Van Aert?

Senza Wout, le aspettative della squadra sono un po’ inferiori. Con lui lì si corre sempre per vincere. Per questo il podio è stato un buon risultato. Non nascondo di aver sentito un po’ di pressione, ma non me ne sono preoccupato. Dopo aver vinto, mi sono molto tranquillizzato.

Ora che Wout è tornato, pensi di poter lottare per qualche altra gara in futuro?

Sono già arrivato tra i primi cinque in ogni gara di un giorno che ho corso, tranne la Liegi. L’anno scorso sono arrivato terzo nell’Amstel e a San Sebastian, secondo alla Dwars door Vlaanderen, dove potevo davvero vincere. A Kuurne probabilmente nemmeno mi aspettavo di vincere, ma è andata bene.

Alla partenza da Follonica, Benoot con la compagna Fien e la figlia Roos
Alla partenza da Follonica, Benoot con la compagna Fien e la figlia Roos
Abbiamo visto un Van Aert un po’ sotto tono, che idea ti sei fatto?

E’ vero, ma non siamo affatto preoccupati per questo. Ero lì quando si è ammalato. Non si è allenato per due giorni e causa di questo non ha potuto allenarsi. E’ arrivato qui. Ha avuto tre giorni per recuperare e ora è lanciato verso la primavera.

Si comincia a pensare che siate in grado di decidere le corse da soli.

E’ importante che continuiamo ad avere dubbi per migliorare. Nel primo ritiro è stata usata la similitudine del coniglio e delle volpi. Negli ultimi anni siamo stati le volpi che inseguono il coniglio. Oggi siamo il coniglio che corre davanti alle volpi. Gli obiettivi più grandi sono avanti nella stagione, questo ci permette di mantenere la concentrazione.