Sprint, classiche, crono e pista: questo Milan è tutto da scoprire

12.03.2024
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Con la vittoria di San Benedetto, che si è aggiunta a quella ben più complicata di Giulianova, il nome di Jonathan Milan è entrato fra quelli dei velocisti più forti del gruppo. Se ne era avuto un sentore al Giro del 2023, quando il friulano vinse una tappa e mise in fila una serie infinita di piazzamenti, ma avreste dovuto vedere la faccia di Jasper Philipsen sull’ultimo arrivo della Tirreno. Il belga delle sei tappe negli ultimi due Tour non riusciva a farsene una ragione.

Forte a 360 gradi

Il problema con Johnny è che non si riesce a capire in quali caselle metterlo, soprattutto conoscendone la storia prima del professionismo. Veloce lo è sempre stato. Forte a crono lo stesso, tanto da aver vinto il tricolore U23 nel 2020 ed essersi piazzato terzo a Lido di Camaiore, dietro Ayuso e Ganna. Il suo sogno è la Roubaix, ma avrebbe anche numeri da Fiandre. E in pista ha aggiunto al quartetto azzurro i cavalli per vincere l’oro di Tokyo. Per questo il dibattito in vista di Parigi, sull’opportunità che corra la strada e la pista, è quanto mai fondato, anche se la scelta cadrà giustamente e inevitabilmente sulla seconda. Per cui il… cantiere resta aperto ed è emozionante, conoscendolo da un pezzo, veder crescere e costruirsi un campione così.

«Ho avuto sempre uno spunto veloce – dice – l’anno scorso al Giro ci siamo focalizzati su questo aspetto, per cui penso che lo sprint sarà il mio terreno insieme alle classiche. Io ce la metterò tutta per migliorare, perché c’è sempre qualcosa da migliorare, però questo è il mio ambito. Ci sono tanti nomi che sono sempre stati per me un motivo di ispirazione. Boonen, Cancellara, lo stesso Sagan, ma è difficile dire come sarà il mio sviluppo. Magari tra qualche anno andrò a perdere un po’ lo sprint, chi può dirlo? Per questo mi sono imposto di vivere mese per mese e poi trarremmo le somme».

Il debutto nelle classiche è già avvenuto alla Omloop Het Nieuwsblad, ma il bello deve ancora venire
Il debutto nelle classiche è già avvenuto alla Omloop Het Nieuwsblad, ma il bello deve ancora venire

Classiche in arrivo

La prossima fermata di questo treno che va veloce è la Milano-Sanremo che sabato lo vedrà impegnato per la terza volta. Le prime due apparizioni appartengono alla prima parte della sua carriera, quella in cui non v’era certezza di potersi giocare una grande corsa in volata. Una certezza che è ancora da costruire, con la curiosità di vedere se quest’anno nelle sue gambe ci sarà la capacità di scollinare sul Poggio non troppo lontano dai primi. Dalle scelte della squadra appare evidente che Milan non sia la primissima scelta, come è logico avendo davanti compagni come Jasper Stuyven, che la Sanremo l’ha già vinta nel 2021, e Mads Pedersen, che aveva giurato di non correrla mai, poi l’ha assaggiata negli ultimi due anni e se ne è innamorato.

«Inizia il periodo delle classiche – dice Milan – in realtà in Belgio è già iniziato. La prossima è la Milano-Sanremo e avremo un team molto forte. Parliamo di Stuyven e Pedersen, ragazzi con una grandissima condizione. Cercheremo comunque di supportarli al massimo, perché possano arrivare il più avanti possibile. La Milano-Sanremo è una gara che mi piace e penso che in corse come quella arriverò davanti anche io, dandomi il tempo giusto».

La prima Sanremo di Milan, quella del 2022, partì dal Vigorelli: singolare coincidenza per un pistard come lui
La prima Sanremo di Milan, quella del 2022, partì dal Vigorelli: singolare coincidenza per un pistard come lui

Sbagliando si impara

Tre vittorie in questo inizio di stagione non sono poche, soprattutto perché le due tappe alla Tirreno sono per ora le prime e uniche vittorie italiane nel WorldTour. La partecipazione alla Corsa dei Due Mari aveva questo obiettivo, unito alla necessità di affinare i meccanismi del treno. Come ha raccontato Simone Consonni, la prima tappa (vinta da Philipsen con Milan al 9° posto) ha avuto un finale complicato. Quella sera il team si è riunito, hanno chiariti i punti giusti e sono ripartiti di slancio.

«Siamo arrivati alla Tirreno – racconta Milan – con la voglia di fare bene e portare a casa dei bei risultati. Ce l’abbiamo fatta e parlo al plurale perché sono state vittorie di squadra. Sono contento di aver vinto e magari ci saranno altri momenti dove magari vinceranno altri. Ogni gara ha la sua storia, vedremo in futuro. Fare tante volate insegna a sbagliare meno, perché ci sono sempre momenti in cui si sbaglia e dagli errori si impara e si acquisisce fiducia in se stessi e soprattutto nel team. Nella prima volata l’arrivo era un po’ nervosetto… Insomma (ride, ndr), tutti gli arrivi sono nervosi! Comunque nel giorno di Follonica siamo rimasti imbottigliati e non ci siamo tanto trovati, non ci eravamo mossi benissimo. Io poi li avevo persi e ci siamo ritrovati solo nel finale. Però abbiamo visto che negli sprint successivi abbiamo corso di squadra e siamo riusciti a fare molto bene. Quando lavoriamo così, riusciamo a concludere le corse in maniera impeccabile».

Milan ha vinto l’oro olimpico del quartetto a Tokyo nel 2021, con Lamon, Ganna e Consonni
Milan ha vinto l’oro olimpico del quartetto a Tokyo nel 2021, con Lamon, Ganna e Consonni

Da Tokyo a Parigi

La scoperta continua. La Sanremo sarà il primo assaggio, il resto del menù prevede Gand-Wevelgem, Dwars door Vlaanderen, Fiandre, Roubaix e dopo il Giro. Il secondo turno olimpico sarà poi il clou dell’estate, con il primo oro conquistato a 21 anni e il secondo in palio a 24. E se in pista il suo livello è già pazzesco, la sensazione è che su strada ci sia ancora molto da fare, migliorare e crescere. Perciò quando gli chiedi se abbia un’idea dei suoi limiti, Johnny ti guarda e se la ride.

«Non lo so ancora, a dire il vero. Come si diceva, lo scopo è sempre quello di provare a migliorarsi e dopo vedremo. Quel che posso dire è che spero di aver mostrato ancora poco su strada, perché vorrebbe dire che c’è ancora tanto da vincere».

Due bici, due giorni, due vittorie: la strategia di Vingegaard

11.03.2024
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo la vittoria sul Monte Petrano, la seconda consecutiva, Vingegaard ha spiegato brevemente di aver cambiato bici, utilizzando questa volta la Cervélo R5, perché il percorso più duro richiedeva una bici da scalatori. E ha poi aggiunto che si era trattato di una scelta condivisa fra lui e la squadra.

Visto che lo scorso anno, ugualmente alla Tirreno-Adriatico, Roglic aveva seguito la stessa strategia tecnica, abbiamo intercettato Vingegaard alla firma di partenza per farci raccontare le differenze tecniche e le scelte al riguardo.

La Tirreno è la quarta gara a tappe WT vinta da Vingegaard, cui si sommano i 2 Tour
La Tirreno è la quarta gara a tappe WT vinta da Vingegaard, cui si sommano i 2 Tour

La S5 del venerdì

La S5 con cui il danese ha conquistato la tappa di Valle Castellana, attaccando a 29,5 chilometri dal traguardo sulla salita di San Giacomo, è la bici aero di Cervélo. Il telaio consente il montaggio di pneumatici fino a 34 mm, anche se la scelta di Vingegaard è caduta su pneumatici Vittoria Corsa Pro da 28. La S5 usata da Vingegaard e i suoi compagni è equipaggiata con mono corona Sram da 52 denti e pacco pignoni 10-36 dello Sram Red.

«Abbiamo deciso di usarla – spiega il danese – già prima della corsa. Facciamo un piano in anticipo, mettendo insieme le intuizioni dei tecnici e le mie sensazioni e di solito le nostre idee coincidono. La S5 è molto veloce e si guida bene, per questo l’ho scelta nel giorno di Valle Castellana, perché dopo la montagna c’era un lungo tratto nella valle. La discesa quel giorno è stata molto veloce, ma essere da solo mi ha permesso di fare traiettorie più libere per cui anche se la bici è meno pronta in certi cambi di direzione, sono andato giù benissimo. E avendo deciso di attaccare prima, mi serviva un mezzo per non perdere velocità.

«Avere la corona singola – prosegue – non mi crea difficoltà. Un po’ perché la uso anche in allenamento e poi perché davanti posso scegliere fra un 50 o il 52 (alla Tirreno ha usato il 52, ndr) mentre dietro arrivo fino al 36, quindi andare in salita non è affatto un problema. Chiaramente si usano rapporti diversi, ma ormai fra potenziometro e conta pedalate so esattamente come scegliere il rapporto migliore».

La R5 del sabato

Il giorno dopo per vincere sul Petrano, al posto della mono corona è tornata una doppia guarnitura sulla Cervélo R5, la bici da salita. Il nuovo telaio R5 è più leggero di 130 grammi rispetto al modello precedente (6,85 chili senza pedali), con la soluzione dei cavi integrati che ha ridotto la resistenza aerodinamica in una bici che non ha tra le sue finalità ultime quella di essere super aerodinamica.

«La senti diversa perché ovviamente è più leggera – dice Vingegaard – e anche al livello del movimento centrale senti che ha una super risposta ai cambi di ritmo in salita. E’ molto rigida e sai che nel cambio di ritmo ha un’arma in più».

La R5, come abbiamo scritto nel nostro test, ha la scatola centrale BBRight, con una larghezza di 73 millimetri. Con il passare degli anni Cervélo ha mantenuto questa impostazione, che appunto garantisce rigidità al cuore della bici e dà compattezza alle parti asimmetriche.

Da una all’altra

«Non ho problemi nel passare da una bici all’altra – dice Vingegaard – perché è tutto uguale tranne il telaio. La sella è la stessa, l’altezza del manubrio è la stessa, non cambia nulla e anche il ritmo di pedalata è abbastaza simile a quello che riesco ad avere con la mono corona. Siamo abbastanza abituati a questi passaggi, perché adottiamo la stessa strategia in tutte le corse a tappe».

Tra i dettagli identici fra le due bici c’è anche l’uso delle leve del cambio dello Sram: non quelle del Red bensì le più piccole del Force. Una soluzione abbastanza frequente fra gli atleti che hanno le mani piccole o che vogliano avere una presa più stretta sul manubrio.

Ayuso e Hindley litiganti per le briciole e il secondo posto

09.03.2024
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MONTE PETRANO – Quando Ayuso è andato a parlare con Hindley dopo l’arrivo, l’australiano ha fatto spallucce, infastidito per i cambi che lo spagnolo non gli ha dato nell’ultimo chilometro. Dopo la mazzata di ieri, Vingegaard li ha messi nuovamente tutti al loro posto, ma la salita è stata dura, i corridori sono arrivati tutti vicini al limite e in questi casi anche la pazienza va a farsi benedire.

Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente
Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente

I due litiganti

La Bora-Hansgrohe ha provato a far saltare la corsa, era giusto farlo. Prima Martinez e poi Kamna hanno iniziato il Petrano ad una bella andatura, ma contro Vingegaard c’era poco da fare. Il danese se ne è andato a 6 chilometri dall’arrivo e dietro i due rimasti si sono ritrovati a litigare per la seconda piazza, di tappa e nella generale.

«Oggi ho avuto sensazioni migliori rispetto a ieri – dice Ayuso intirizzito – ho avuto un piccolo problema meccanico in un momento veramente difficile, ma grazie alla squadra sono riuscito a rientrare. Poi avevo bisogno di riprendere fiato in fondo al gruppo ed è per questo che ho iniziato la salita in fondo. Ho superato il gruppo poco a poco ed è andata indubbiamente meglio di ieri, soprattutto perché ieri non ho mai avuto buone sensazioni. Sapevo che quando Jonas avesse attaccato, avrei dovuto resistere il più a lungo possibile. Speravo che si fermasse e che si arrivasse allo sprint, ma si è voltato e anziché sedersi ha piazzato un altro allungo e io ho dovuto mollare. Però sono contento di aver provato a correre così. Quando c’è un corridore così superiore, non c’è molto da fare se non provare e semmai scoppiare, come sono scoppiato io oggi».

Il livello di Vingegaard

Nel confronto con Hindley, Ayuso è parso più solido di ieri e sembra scusarsi sinceramente quando dice di non aver più dato cambi perché da dietro stava rientrando il compagno Del Toro. Argomento leggero, dato che il messicano era messo peggio in classifica, ma tant’è.

«A un certo punto – dice – le staffette mi hanno detto che il mio compagno veniva da dietro, per questo ho smesso di collaborare. Mi piace dare il mio contributo, ma non si può sempre farlo. Comunque, è stata una settimana eccellente e molto completa. Il primo giorno ero più felice di oggi, perché ho vinto la cronometro ed è stato speciale farlo su quel percorso così piatto. Dalla Tirreno-Adriatico mi porto via le buone sensazioni di oggi, avevo altre gambe. Non so quantificare quanto mi manchi per arrivare al livello di Vingegaard, ma oggi penso di essere stato un po’ più vicino. Almeno sono riuscito a fare lo sprint dei primi inseguitori, ieri nemmeno quello. Proverò ad avvicinarmi, un po’ per volta…».

Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo
Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo

Vincere il più possibile

Attorno a Hindley hanno fatto una specie di cordone, in cima a questa montagna su cui il cielo si è abbassato, scuro e freddo. L’addetto stampa con la barba ha intimato di non fare domande. Poi il vincitore del Giro 2022 si è vestito di tutto punto e ha preso la discesa verso i pullman, anche oggi alla base della salita, proprio mentre Vingegaard ci raggiungeva per raccontare la sua giornata.

«Quando c’è la possibilità – dice parlando della vittoria – allora perché non provarci? Oggi ho usato un’altra bici. Ieri aveva più senso andare con la S5, perché c’era una lunga discesa e poi un lungo tratto in pianura. E quando la velocità è così alta, è meglio andare sulla bicicletta aerodinamica. Oggi però c’era l’arrivo è in salita, allora ha più senso avere la R5, la bici da scalatore. Sono decisioni che prendiamo insieme, la squadra ed io. Anche oggi ci ho messo tutto quello che avevo. Quando è così, cerco di superare i miei limiti. Vincere a marzo fa parte del processo del Tour, ma anche del mio essere corridore. La stagione non è fatta solo del Tour de France e mi piace l’idea di provare a vincere gare, vincere il più possibile. Ho sempre molta fiducia in me stesso e credo che a luglio potrò fare bene, non importa quale sia la forma attuale».

Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi
Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi

L’attesa del Tour

Anche oggi ha dominato e a voler essere poco simpatici, viene da chiedergli se non pensi di aver avuto un lotto di avversari un po’ troppo morbidi, mentre i più forti sono alla Parigi-Nizza.

«In Francia – conferma – ci sono alcuni dei corridori più forti al mondo e onestamente non vedo l’ora di correre contro di loro. Remco e Roglic sono fortissimi, ma anche qui il livello è stato molto buono. Si corre e si fa riferimento ai corridori che ci sono. Si corre nel modo che più ci ispira e per me un’ispirazione è sempre stato Alberto Contador. Mi piaceva il suo modo di correre e lo stile che aveva».

Poi lo vengono a chiamare, perché è freddo e perché il trasferimento che ci aspetta è davvero lungo. Mentre i corridori se ne vanno, noi torniamo in sala stampa. C’è questo pezzo da scrivere, poi due ore di macchina verso la tappa di domani. La Tirreno volge al termine, grandi sfide si annunciano all’orizzonte.

Ayuso e Ganna, un secondo che cambia lo stato d’animo

04.03.2024
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LIDO DI CAMAIORE – Il minimo margine possibile per una vittoria che lo consacra già tra i grandi. Sarà ancora un ragazzino Juan Ayuso, ma fa davvero sul serio e una dimostrazione di forza è il successo di un solo secondo, a negare il tris consecutivo a Filippo Ganna nella cronometro inaugurale della Tirreno-Adriatico.

Voleva dare un segnale ai rivali per la classifica generale e, invece, si ritrova già in maglia azzurra dopo la performance monstre (52,554 km/h di media) sfoderata sul lungomare di Lido di Camaiore nella prima fatica della Corsa dei Due Mari. Tutti aspettavano una zampata del due volte vincitore del Tour de France Jonas Vingegaard, ma a far notizia per il danese e i suoi compagni di squadra sono stati più che altro i caschi futuristici, che ricordano quelli dei missili dello sci velocità come Simone Origone.

Per Ayuso un inizio stagione fulminante: 2 vittorie e 3 podi in 6 gare, una media davvero inusuale
Per Ayuso un inizio stagione fulminante: 2 vittorie e 3 podi in 6 gare, una media davvero inusuale

Distacchi importanti sui big

Partenza a razzo, invece, per il ventunenne spagnolo che sta crescendo all’ombra dell’asso Pogacar e che ha già fatto podio nella generale alla Vuelta nel 2022 (terzo).

«E’ fantastico, anche perché c’è stata suspence fino alla fine e tutti sapevano che Ganna era l’uomo da battere. E’ una vittoria speciale ed emozionale – ha commentato soddisfatto Ayuso, prima di raccontare le sue emozioni – che mi dà grande morale, motivazione e sicurezza. Non sapevo di poter vincere, ma ho cercato di centellinare le energie nel primo tratto (fino all’inversione a Viareggio, ndr) e poi ho cercato di mantenere per guadagnare il più possibile sui rivali per la classifica generale».

Ci è riuscito alla grande, rifilando 22” a Vingegaard, 24” a Jay Hindley, 33” a Tom Pidcock, 35” a Tao Geoghegan Hart e 1’06” all’olimpionico di Tokyo su strada Richard Carapaz.

Per Vingegaard 22″ di distacco, una prestazione (9°) inattesa considerando il dominio alla O Gran Camino
Per Vingegaard 22″ di distacco, una prestazione (9°) inattesa considerando il dominio alla O Gran Camino

Parole dolci da Matxin

Joxean Matxin che l’ha sospinto dall’ammiraglia, se lo coccola: «Siamo veramente soddisfatti per questa vittoria perché Juan è un ragazzo dal talento immenso e che lavora tanto. Ha qualità, va forte, ma ha già una personalità pazzesca. È un perfezionista e si è concentrato molto sulla posizione da tenere sulla bicicletta da cronometro ogni settimana e con il nostro responsabile della biomeccanica e dell’aerodinamica ha lavorato molto anche sulle curve».

Proprio in una di queste ha fatto la differenza per soffiare il successo al due volte campione del mondo. «Sono felicissimo, perché forse ha commesso un piccolissimo errore su una di queste, ma il 99% restante della sua cronometro è stato perfetto e solo così poteva battere uno specialista come Ganna. Adesso viviamo alla giornata, tappa dopo tappa ed è un bel test perché qui alla Tirreno i rivali sono davvero importanti».

Per Ganna sconfitta per 1″, ma buoni segnali, considerando i problemi in preparazione
Per Ganna sconfitta per 1″, ma buoni segnali, considerando i problemi in preparazione

Ganna, rulli e “musica a palla”

Soltanto una battuta veloce per Top Ganna al traguardo, prima di tornare al bus Ineos Grenadiers, dove ad attenderlo c’erano tanti ragazzini.

«Bisogna continuare a lavorare e spero di tornare a vincere. Sarà una settimana difficile, perché abbiamo visto il livello degli avversari, vediamo come andrà giorno per giorno».

Al di là del successo sfumato, l’asso azzurro è parso molto tranquillo e si è caricato con la musica a palla mentre spingeva sui rulli di tricolore vestito: ha cominciato con “Tuta Gold” di Mahmood e chiuso con “Noi No” di Marracash. A salutarlo è passato anche Chris Froome: un rapido scambio di battute e poi via verso la partenza, acclamato dai tanti appassionati arrivati ad ammirare tutti i suoi rituali e il suo bolide (oggi ha montato il 68 davanti).

Ganna pronto per andare alla partenza, dopo una seduta sui rulli con tanta musica
Ganna pronto per andare alla partenza, dopo una seduta sui rulli con tanta musica

Cioni e Villa (abbastanza) ottimisti

Il suo mentore Dario Cioni, prima del via, ci ha detto: «Ha lavorato bene nelle ultime settimane. Siamo un po’ indietro sulla tabella perché a dicembre abbiamo avuto un po’ di problemi, però è una stagione lunga con obiettivi importanti a luglio. Senza dimenticare la Milano-Sanremo, dopo l’anno scorso è diventata un obiettivo. Strade Bianche in futuro? Prima ci sono altri obiettivi».

Anche il cittì dell’Italia in pista Marco Villa è tranquillo: «Pippo l’ho visto bene la settimana scorsa in velodromo. Ha fatto quattro giorni, non è al 100 per cento perché il programma è diverso rispetto allo scorso anno, però l’ho visto uscire bene da quel periodo di allenamento. Qui sono curioso di vedere anche Jonathan Milan e Simone Consonni».

E proprio il gigante friulano ha risposto presente, con l’ottimo terzo posto odierno che fa sognare, sia su asfalto sia su pista. Questi giorni tra i due mari saranno un banco di prova importante.

EDITORIALE / Guai a chi tocca la Sanremo

20.03.2023
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Non toccate la Sanremo (ma ridateci alla svelta la partenza da Milano). Si è detto per una vita che servisse un’altra salita nel finale per renderla più divertente, senza rendersi conto che bastava avere i corridori giusti. Forse non ci rendiamo tutti conto del grande ciclismo che stiamo vivendo e magari rileggere il finale della Classicissima può essere un’utile guida alla comprensione.

Sul Poggio si sono sfidati il corridore numero uno al mondo, re di due Tour de France e di due Lombardia. Il miglior cronoman del mondo, detentore del record dell’Ora e di quello mondiale dell’inseguimento individuale e a squadre. Il vincitore di due Giri delle Fiandre e di svariati mondiali di cross. Il vincitore di una Sanremo, di tappe al Tour, dell’ultima maglia verde, della Gand e dell’Amstel. Quale altra corsa nel calendario internazionale può fare un simile sfoggio di professionalità diverse e nobili?

La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria
La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria

La velocità di VDP

Quello che ha stupito è stato il modo in cui Van der Poel se l’è portata a casa. Pogacar infatti ha messo la squadra alla frusta sulla Cipressa. Si è detto che quel lavoro non abbia prodotto i risultati sperati: in realtà il ritmo del UAE Team Emirates ha ricordato a corridori come Pedersen, Mohoric, al giovane De Lie e al più esperto Sagan che cosa significhi arrivare al Poggio con le gambe stanche. Passare dal senso di forza e grandi sogni, all’improvviso blackout e le gambe dure.

A quel punto Pogacar ha piazzato due scatti, portando con sé soltanto Ganna, mentre alle sue spalle Van der Poel si è nascosto nella scia di Van Aert. E quando il Poggio finalmente spianava e tutti si aspettavano l’ennesimo attacco di Tadej, Mathieu ha piazzato il suo affondo. Un’accelerazione violentissima nel tratto in cui serviva calare il rapporto e fare velocità, nel momento in cui tutti gli altri, per stessa ammissione di Pogacar, erano ormai in rosso.

Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe
Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe

Già visto alla Tirreno

Si è parlato molto della condizione dell’olandese alla Tirreno-Adriatico e lui per primo ha raccontato il bisogno di andare più a fondo nella fatica per ritrovare la gamba giusta. E se questo è stato palese sulle salite, provate a riavvolgere il nastro e valutare con altro occhio le due volate tirate a Philipsen: quella di Foligno, ma soprattutto quella di San Benedetto.

Quel giorno Van der Poel ha sbrigato da solo la pratica che in un’altra squadra avrebbe richiesto almeno due uomini. Il suo lavoro è durato circa 700 metri, durante i quali è stato capace di una velocità che ha allungato il gruppo e servito a Philipsen lo sprint su un piatto d’argento. Da quel numero si poteva già capire parecchio: l’olandese è stato capace di sviluppare una velocità impossibile per gli altri. E sabato l’ha rifatto sul Poggio.

Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?
Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?

Van Aert riparte

Certo, uno così ti destabilizza. Pensi che sia alla frutta e ogni volta invece torna forte come sempre. Chissà che cosa possa averne pensato Van Aert, costretto a chinare il capo per l’ennesima volta. Ti aspetteresti che dopo la batosta subito ai mondiali di cross, sia sull’orlo di una crisi di nervi, invece le sue reazioni dopo la gara e il giorno successivo sono state nel segno di una grande tranquillità.

Ha riconosciuto il merito al rivale di sempre, poi si è concesso una domenica in famiglia (a proposito, sua moglie ha annunciato l’arrivo di un altro figlio che arriverà la prossima estate) e adesso si starà rimboccando le maniche per le sfide del Nord. Del resto, se sei consapevole di aver fatto il massimo, perché dovresti starci male se un altro ti batte? Sul momento ti rode, quello è il tuo rivale di sempre, ma dopo deve passare per forza.

Alfredo Martini, che ne avrebbe avuto da insegnare ancora per anni, era solito dire che il grande rammarico viene fuori se sai di essere arrivato alla gara senza aver fatto tutto quello che serviva.

Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel
Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel

La cicala e la formica

Bartoli l’ha spiegato benissimo: probabilmente Van Aert è più forte, ma Van der Poel è più vincente. L’uno non può vincere ciò che vince l’altro e viceversa. Van Aert è la formica: vince, lavora per la squadra e non perde un colpo. L’altro è la cicala: sembra che dorma e quando si sveglia è capace di capolavori. Per cui forse, al di là di approfondire se Van Aert abbia fatto bene o meno a usare il monocorona, in casa Jumbo Visma una riflessione potrebbero farla sull’impiego del gigante belga.

Se è vero che entrambi si sono presi un mese senza gare dopo il mondiale di cross, resta il fatto che alla Tirreno, Van Aert ha tirato tanto per Roglic, mentre Van der Poel ha avuto il tempo e l’occasione per mettere a punto la gamba. A Sanremo, Van Aert era stanco, Van der Poel aveva ancora riserva.

Pensando al 2022, il belga ha corso per 48 giorni, raccogliendo 4.565 punti UCI. L’olandese ha corso per 49 giorni, prendendone però appena 2.028. Questo perché Van Aert è sempre in prima linea, a vincere (9 vittorie), lavorare e piazzarsi: ricordate che lavorone e quante fughe fece al Tour vinto con Vingegaard? Mentre l’altro, furbo e sornione, fa il suo e quando serve, piazza la botta (5 vittorie 2022, con il Fiandre).

Resta da chiedersi semmai, con gente del genere in circolazione (aggiungendo anche Pidcock a Pogacar, Van der Poel, Van Aert e Ganna) se e quando in corse come la Sanremo ci sarà spazio per gli altri.

Mas, più forte in salita, ma deluso della sua Tirreno

20.03.2023
4 min
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«Non sono contento, né del quarto posto di Osimo, né del sesto in classifica», Enric Mas non le manda a dire circa la sua Tirreno-Adriatico. Lo spagnolo è ormai una vera realtà. Sempre più costante, sempre più forte e in prospettiva l’unico che può tentare di reggere le ruote di Vingegaard, Pogacar ed Evenepoel in salita.

Però chiaramente in cuor suo non è abbattuto. Conosce il valore espresso e quale fosse la sua condizione. Semmai il rammarico c’è proprio perché ha preso consapevolezza di chi sia, di quanto sia forte e di cosa avrebbe potuto ottenere nella corsa dei Due Mari.

Enric Mas (classe 1995) ha chiuso la Tirreno al 6° posto nella generale
Enric Mas (classe 1995) ha chiuso la Tirreno al 6° posto nella generale

Mas affamato

In fin dei conti è stato anche un po’ sfortunato. A Sassotetto se non ci fosse stato il vento contro, molto probabilmente avrebbe vinto lui. Il forcing con cui ha chiuso i 19” di vantaggio di Caruso è stato impressionante: un’altra velocità, un altro rapporto, un’altra gamba.

«Bueno, la verità è che non sono soddisfatto – ci ha detto il corridore della Movistar – perché vengo da un buon momento di condizione, tutto filava bene. 

«A Sassotetto abbiamo avuto un problema di meteorologia! Con quel vento contro, non si poteva fare davvero di più. E dispiace perché l’ambiente è buono, la squadra stava bene. E ad Osimo ci abbiamo provato. Dentro di me pensavo: “Immaginati di essere alla Liegi e godi, goditi la gara. Goditi la squadra che sta molto bene”.

«In Movistar abbiamo un ambiente molto buono, stiamo tutti abbastanza bene e sappiamo che possiamo raccogliere di più».

Il corridore delle Baleari sta migliorando di anno in anno. Per sua sfortuna ha incontrato astri nascenti come Pogacar ed Evenepoel
Il corridore delle Baleari sta migliorando di anno in anno. Per sua sfortuna ha incontrato astri nascenti come Pogacar ed Evenepoel

In crescita…

La sensazione in questa Tirreno – e non solo in quella  – è che Mas sia stato il più forte in salita. Dallo scorso anno ha davvero cambiato marcia. Lo si è visto alla Vuelta, al Giro dell’Emilia e al Lombardia. Quel giorno Pogacar non lo ha staccato…

«Non lo so se è davvero così – ha commentato Mas – Però la verità è che anche se fosse vero, non lo direi! E poi non l’ho dimostrato. Piuttosto per un futuro dobbiamo apprendere e saper affrontare anche le opportunità meno fortunate. Pensiamo di fare bene ai Paesi Baschi che è una gara bellissima e in casa».

Nel 2022 dopo essersi scontrato con Remco alla Vuelta, Mas si è ritrovato contro Pogacar all’Emilia (dove lo ha battuto) e al Lombardia
Nel 2022 dopo essersi scontrato con Remco alla Vuelta, Mas si è ritrovato contro Pogacar all’Emilia (dove lo ha battuto) e al Lombardia

Liegi e Tour

Enric Mas punta forte al Tour de France, ma forse mai come quest’anno, con la Vuelta dopo il mondiale, per lui potrebbe esserci la più ghiotta occasione della carriera. Il percorso infatti gli si addice, è più maturo, consapevole e ha una squadra votata alla sua causa. Una cosa è certa è: Mas è pronto per sfidare faccia a faccia i grandissimi.

«Speriamo – sorride Enric – speriamo di riuscirci al Tour de France. Anche lì possiamo fare lo stesso, correre come abbiamo fatto sin qui. Vingegaard, Roglic… ci sono molti corridori bravissimi e per questo dobbiamo sacrificarci molto e arrivare benissimo alle corse».

Il programma del majorchino passerà per i Paesi Baschi, quindi altura e le Ardenne.

«Freccia e Liegi sono due gare che mi piacciono molto. Negli ultimi tre anni ho sempre cercato di farle al meglio e per me è un po’ come se corressi in casa. Anche per il Lombardia è così».

Professional e WT divario enorme. Riflessioni con Frassi

18.03.2023
4 min
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La Tirreno-Adriatico ha sottolineato ancora una volta la distanza siderale fra le squadre WorldTour e le professional. Non solo le classifiche parlano chiaro, ma anche l’andamento delle corse. Quando si entra nel vivo della gara e squadroni come la Jumbo-Visma o la Soudal-Quick Step aprono il gas è davvero raro vedere un corridore di una professional nel drappello di testa.

Sia chiaro, non stiamo muovendo critiche a nessuno, anzi… Da italiani ci dispiace che le “nostre” squadre (che non sono WT) facciano fatica. Semmai vogliamo fare un’analisi in prospettiva.

Come si farà quando arriveranno le tappe più dure del Giro d’Italia? Cosa potrebbe accadere se in una tappa appenninica la corsa si accendesse sin dalle prime battute? Il rischio del tempo massimo sarebbe concreto?

Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec
Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec

Una foto che parla

Ne abbiamo parlato con Francesco Frassi, direttore sportivo del Team Corratec. E ne abbiamo parlato con lui prendendo spunto da una situazione che si è verificata nella frazione di Osimo, la tappa dei muri. Una situazione che riguardava giusto il suo team.

A un paio di tornate dalla fine c’erano quattro corridori della Corratec tutti insieme, da soli (in apertura foto Instagram) e dietro altri quattro Corratec in un gruppetto più folto. Questa situazione ci ha fatto riflettere. E ci ha portato da Frassi.

«Quella foto – spiega il diesse toscano – ritrae un momento particolare. Si è verificata una situazione in cui qualcuno dei nostri era più avanti, qualcuno era più indietro e si sono trovati raggruppati insieme. E’ vero, il divario è ampio, ma noi siamo tranquilli per il Giro. 

«Si sa che con la qualità che c’era alla Tirreno ottenere un risultato era difficile. Noi quel giorno volevamo prendere la fuga e ci siamo anche riusciti con Valerio Conti e Alex Konychev, poi lui si è staccato sotto le “trenate” di Van der Poel. Da parte mia posso dire, per esempio, che Conti inizia a stare bene. Si è mosso un paio di volte. Ad Osimo una volta ripresa la fuga, ha preferito aspettare il gruppetto dietro».

Segnali positivi: Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, tutto sommato si è difesa bene nella classifica a squadre
Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, si è difesa bene nella classifica a squadre

Un super allenamento

In ogni caso da una situazione così, le professional possono trarre dei dati preziosi per capire quanto e dove andare a lavorare. In cosa possono migliorare. Il bicchiere va guardato assolutamente mezzo pieno.

«Come detto – prosegue Frassi – c’è un divario grandissimo, ma ho visto anche tante squadre WorldTour soffrire. Noi abbiamo fatto un programma per cui i ragazzi non erano al 100% per questa gara. Sono tutti in crescendo di condizione. Sono convinto che arriveremo al Giro al meglio e ognuno potrà fare la sua figura.

«Abbiamo avuto momenti di difficoltà, ma non siamo stati i soli. Ho visto anche corridori di squadre più grandi o di una professional come la TotalEnergies con delle crisi importanti. Corridori che si sono ritrovati da soli col fine gara dietro.

«Noi almeno nelle fughe abbiamo provato ad entrarci. E quando poi la fuga non andava, abbiamo preferito fare il gruppetto per arrivare alla fine della settimana con l’obiettivo di portare a casa un lavoro che ci permette di crescere e di trovare la condizione ottimale per le prossime gare. Penso alla Per Sempre Alfredo, alla Coppi e Bartali, al Giro di Sicilia».

Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)
Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)

Non solo professional

Frassi dice che anche altre squadre più blasonate hanno faticato ed è vero. TotalEnergies, ma anche Astana Qazaqstan e Jayco-Alula (terzultima e penultima nella classifica a squadre) non se la sono vista bene, a fronte di budget ben maggiori. Anche Roberto Reverberi ci aveva fatto notare questa cosa in una battuta al via di San Benedetto. Ma quattro corridori tutti assieme e da soli fanno pensare che il livello atletico sia quello. C’è da rifletterci.

«Noi – dice Frassi – interpretiamo la gara secondo una nostra ottica. In questo caso cercando la fuga e vedendo la corsa nel suo insieme come un super allenamento di sette giorni.

«Una partenza come quella di Osimo ti trasforma la gamba e per noi è buono essere stati davanti in quel momento. Entrare in quella fuga non era facile e questo conta molto per noi. Alla Coppi e Bartali non ci saranno 18 WorldTour, ma nove e magari qualcosa potrà cambiare».

«E poi c’è un altro aspetto che mi piace sottolineare. E’ in queste situazioni che si conoscono davvero gli atleti, che si fa gruppo. In ritiro, il corridore ha un determinato carattere perché c’è più tranquillità, ma è con le difficoltà e lo stress della corsa che lo conosci davvero. E dal mio gruppo ho avuto dei buoni feedback.

«Tutto ciò ci serve per capire dove migliorare, su chi si può fare leva per ottenere di più e ottenere indicazioni sul piano atletico».

Van der Poel a mezzo gas: «Sono sorpreso, ma sul Poggio ci sarò»

18.03.2023
4 min
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Mathieu Van der Poel non è uscito dalla Tirreno-Adriatico come si aspettava. Anzi, se c’era andato cercando di trarne morale, probabimente si può dire che ne sia uscito con le ossa rotte. A Tortoreto, uno degli arrivi dove tutti lo aspettavano, l’olandese è arrivato sfinito nelle retrovie. E se nel corso della videointervista gli fai notare che per fortuna Cipressa e Poggio non sono altrettanto duri, lui risponde con un sorriso.

«Neanche la scorsa settimana – dice – sarei riuscito a fare uno scatto sul Poggio. Spero però di poterlo fare sabato (oggi, ndr). Avevo bisogno della Tirreno. Da solo non puoi allenarti così duramente. Non sono stato troppo bene, ma neppure terribilmente male. E ammetto che non me l’aspettavo neanche io. Però non mi fascio la testa per non aver vinto, non ci faccio più caso. Due anni fa sono caduto alla Dwars door Vlaanderen e la domenica successiva sono scattato con Asgreen per vincere il Fiandre. Inoltre, forse non è un caso che dopo la preparazione brevissima per i mondiali di cross, io non fossi al top nella prima corsa a tappe. Ma in questi giorni mi sono riposato. E spero che la Tirreno abbia fatto il suo lavoro».

A Tortoreto, su un arrivo adatto a lui, Van der Poel è arrivato invece staccato assieme a Ganna
A Tortoreto, su un arrivo adatto a lui, Van der Poel è arrivato invece staccato

Schiena e palestra

Non è un mistero che dietro i suoi passaggi a vuoto si sia cercata la spiegazione del mal di schiena, ma almeno questo pericolo in apparenza è stato scongiurato.

«Non mi fa male – spiega – non sempre sono riuscito a stare al passo col gruppo, ma non sono preoccupato neanche per questo. Non sta peggiorando, ha bisogno di un po’ di riposo e di 15-20 minuti di esercizi al giorno, impossibili da fare durante le corse. Ecco perché sono andato in palestra questa settimana per fare allenamento di forza. Cerco di mantenerli, ma se non posso andarci a causa del calendario, allora mi toccherà stringere i denti per il dolore. E questo non rende le cose più facili, ovviamente».

Una gomma a terra: dopo il mondiale vinto nel cross, la stagione di VdP è stata un continuo rincorrere
Una gomma a terra: dopo il mondiale vinto nel cross, la stagione di VdP è stata un continuo rincorrere

Strava addio

Rispetto allo scorso anno, Van der Poel ci ha privato di un utile strumento di verifica del suo lavoro, attraverso cui provare a decifrare il suo stato di forma. L’olandese infatti ha smesso di pubblicare i suoi dati su Strava.

«Ho deciso per me stesso – spiega – di condividerlo per un solo anno, perché avevo ricevuto commenti a destra e a sinistra sul fatto che non si sapesse nulla della mia preparazione. Ecco perché ho pubblicato tutto. E’ stato anche divertente attaccare quanti più KOM possibili, ma ora non sento più il bisogno di condividere tutto. Altri lo fanno, ma non aggiungono la frequenza cardiaca o la potenza, quindi non è molto utile, perché non puoi vedere nulla. Diciamo però che ora sto abbastanza bene. Non devi essere il migliore per vincere a Sanremo, ma è chiaro che preferirei essere al top della forma. Ogni anno è più difficile fare la differenza sul Poggio e l’anno scorso ho dimostrato che non devo essere al top per salire sul podio. Cosa che ad esempio è impossibile alla Strade Bianche, dove si vince solo essendo il più forte».

La Strade Bianche, più della Tirreno, ha dimostrato che la condizione di VdP non è ottimale
La Strade Bianche, più della Tirreno, ha dimostrato che la condizione di VdP non è ottimale

Sanremo a tre punte

Si è detto più volte che la Alpecin-Deceuninck non sia solo la squadra di Van der Poel e Mathieu ne è contento. E così, dopo aver tirato ottime volate a Philipsen alla Tirreno-Adriatico, per la Sanremo sostiene la candidatura di Soren Kragh Andersen.

«Lui proverà a resistere alla Cipressa e al Poggio – dice Van der Poel – e se alla fine sarà con noi e si sentirà bene, avrà certo più chance di me. Se ci sarà Philipsen, meglio ancora. Siamo d’accordo, non servono molte parole. Io farò la mia corsa sul Poggio e poi vediamo se lui sarà ancora con noi. Il Poggio è sempre un punto interrogativo. Pogacar ci sarà, non è proprio una sorpresa. Ma alla Sanremo è sempre difficile fare previsioni…».

Cavendish all’Astana, come lavora verso Giro e Tour?

17.03.2023
5 min
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Mark Cavendish è sempre Mark Cavendish. L’ex campione del mondo da quest’anno è approdato all’Astana Qazaqstan e ci è arrivato molto tardi. Mancavano pochi giorni a gennaio e forse anche per questo ancora non lo abbiamo visto super in palla.

Stefano Zanini, uno dei diesse della squadra kazaka, ci aveva detto di aver trovato un corridore volenteroso, ben disposto verso i compagni e soprattutto un vero leader. Ma dal punto di vista atletico e della preparazione come sta Cav? Come ci si dovrà lavorare? Ne abbiamo parlato con Maurizio Mazzoleni, che del team turchese, è invece il preparatore.

Maurizio Mazzoleni coach dell’Astana Qazaqstan, ci ha spiegato come sta lavorando con Cav
Maurizio Mazzoleni coach dell’Astana Qazaqstan, ci ha spiegato come sta lavorando con Cav
Maurizio, come hai trovato Cavendish? Quali sono state le prime impressioni?

Prima di tutto ho trovato un grande uomo, l’atleta già lo si conosceva. E se Mark in carriera ha raggiunto certi risultati è perché ha costruito tanto sotto ogni punto di vista e tutto ciò si percepisce in squadra. Lo emana sul bus quando, per esempio, parla di come ci si avvicina ad una volata. Anche a San Benedetto del Tronto ha dato dei consigli importantissimi al nostro velocista più giovane, Syritsa. Quando parla traspare una cosa, una cosa che dico sempre ai giovani.

Di che si tratta?

Della passione per questo sport. Il ciclismo è uno sport di fatica e senza il filo conduttore della passione nell’arco di tutta una carriera difficilmente si può raggiungere il tipo di risultati che ha raccolto Mark. Quello della passione pertanto è il primo aspetto che mi ha colpito di lui. Poi chiaramente vogliamo ottenere dei risultati sportivi.

E tu preparatore come ti stai organizzando per coglierli?

C’è un percorso che stiamo intraprendendo. Diciamo che siamo partiti con “i lavori in corso”, visto che Mark è entrato nel team a fine dicembre, ma abbiamo ben in mente come fare il nostro avvicinamento al periodo clou, che potrà essere anche il Giro d’Italia e non solo il Tour de France. Tornare a vincere e nelle grandi corse a tappe è il primo obiettivo e poi c’è chiaramente quello particolare del record di tappe al Tour de France.

Cavendish (classe 1985) è arrivato in Astana quest’anno. Punta al record assoluto di vittorie al Tour
Cavendish (classe 1985) è arrivato in Astana quest’anno. Punta al record assoluto di vittorie al Tour
Cavendish è pro’ da oltre 15 anni, ha un bagaglio enorme di esperienza, ma un preparatore che come te si ritrova in questa situazione come fa? Va a riprendere tutta la sua “cartella clinica” del passato, tutto ciò che faceva? Perché immaginiamo che con un atleta di quasi 38 anni non si possa partire ex novo…

Siamo molto attenti nel cercare di capire come questo atleta, già di alto livello, lavorava in passato. L’allenatore deve fare un passo indietro. E’ lui che deve capire come l’atleta ha lavorato e come ha ottenuto quei successi. In tal senso c’è stata molta condivisone di queste informazioni. Abbiamo parlato parecchio. Ma soprattutto abbiamo cercato di condividere il programma d’allenamento con l’atleta stesso. Si valuta tutto e si prosegue su una strada condivisa, andando ad apportare quello che secondo noi può dargli dei benefici a questo punto della sua carriera.

Anche l’allenatore dunque “impara” qualcosa?

Sicuro! L’allenatore dovrebbe sempre avere questa tipologia di approccio con un atleta. C’è sempre da imparare. Bisognerebbe applicare le nuove metodologie con i metodi di lavoro che sono stati affinati nel corso degli ultimi anni.

Andiamo più sul tecnico: state lavorando anche sull’intensità?

In questo momento no, anche perché Mark è in una fase particolare. Siamo nel bel mezzo di molte corse: Oman, UAE, Tirreno Adriatico, Milano-Torino e poi Sanremo, le classiche del Belgio. In tutto ciò le dinamiche di lavoro devono combaciare con le corse e con le fasi di recupero… che tanti sottovalutano, ma sono un pilastro dell’allenamento. 

Cavendish a tutta sui muri di Osimo, uno sforzo che sapeva molto di “fuorigiri programmato”
Cavendish a tutta sui muri di Osimo, uno sforzo che sapeva molto di “fuorigiri programmato”
Nella tappa dei muri, sul penultimo passaggio abbiamo visto Cavendish veramente a tutta: a bocca aperta e in punta di sella. Aveva tenuto molto più di altri velocisti che invece si erano già staccati. Chiaramente era anche un “allenamento”, tanto più che il giorno dopo a San Benedetto c’era un arrivo adatto a lui…

Abbiamo cercato di gestire al meglio la parte di salita. Sono dinamiche che i velocisti più esperti come lui sanno interpretare: a volte per finire la tappa nel tempo massimo, altre per calibrare lo sforzo in vista di obiettivi futuri.

Siamo in piena fase di gare, ma da quando è con te ed è casa, ha cambiato per esempio il numero degli sprint da fare? Magari prima ne faceva 10 a settimana, ora ne fa di più? Di meno?

Non si tratta di numero di volate, ma di intensità di lavori che possono essere variati continuamente in base alla situazione che si vuole andare a ricercare. Non c’è un numero fisso di sprint. Tante volte si pensa a tabelle pre-impostate o pre-organizzate, ma il futuro – e il presente direi – delle tabelle di allenamento del ciclismo moderno sono la modulazione in base alla quotidianità. 

Un ultima domanda sul peso: in apparenza non sembra tiratissimo. E’ così o è una sensazione?

E’ una sensazione. In base ai parametri che abbiamo, Mark è in linea con il suo peso. E poi il peso del velocista non va considerato in base alla percentuale di massa grassa come per lo scalatore, che se non raggiunge quelle determinate percentuali è meno prestativo. Semmai si valuta la sua forza. Ma ripeto, conoscendo lo storico della dell’atleta, non ci sono particolari problemi dal punto di vista del peso.