Sassotetto, 4 gradi. Vincono in due: Roglic e il ciclismo

10.03.2023
6 min
Salva

«Per far capire cosa sia il ciclismo a chi non lo conosce – diceva Bennati a Siena – vorrei portarli tutti su un arrivo perché possano guardarli in faccia».

Le loro facce di oggi dopo il traguardo di Sassotetto raccontavano più delle parole che potremmo scrivere. Oggi alla Tirreno-Adriatico per un po’ si è temuto che la tappa venisse annullata per il forte vento, come era appena successo alla Parigi-Nizza. Invece i corridori alla Corsa dei Due Mari hanno stretto le mani sul manubrio e si sono lasciati dietro Sarnano, addentando le rampe di Sassotetto.

Così Roglic precede Ciccone e il redivivo Tao Geoghegan Hart
Così Roglic precede Ciccone e il redivivo Tao Geoghegan Hart

Finale spettrale

C’è stato il forcing della Movistar. C’è stato l’attacco di Caruso. Poi è venuto lo scatto di Mas. E poi come un giustiziere è arrivata la volata di Roglic che ha battuto Ciccone. Un bel ciclismo, sia pure solo nel finale di una salita probabilmente… azzoppata dal vento.

Sulla montagna si è abbattuto il gelo: quattro gradi al traguardo contro i 20 di Sarnano, ai piedi della salita. Pioveva già da mezz’ora, ma un conto è prenderla chiusi in una giacca pesante, altro vederla cadere addosso ai corridori appena coperti. 

Uno scenario dantesco sulla montagna cara a Michele Scarponi, da cui esce vincitore un campione ritrovato come Roglic e da cui esce col sorriso anche il ritrovato Caruso.

«E’ stato un giorno molto duro – confessa Roglic quando arriva alle interviste – il vento era violento. Non regolare, ma con raffiche improvvise. Ho rischiato di staccarmi, ma quando mi sono reso conto che si poteva arrivare in volata, ho chiesto a Wilco (Kelderman, ndr) di darmi una mano. Sto rientrando da quel brutto infortunio, mi sembra di sognare. Abbiamo fatto una salita più lunga di quella di Tortoreto, mi sto divertendo. Se ero rilassato dopo la vittoria di ieri, figuratevi quanto mi senta leggero oggi. Indosso tutte le maglie di classifica e sotto – dice abbassando un paio di altre lampo – ho anche altri strati. Era freddo là in cima».

Ciccone amareggiato

Ciccone dopo l’arrivo aveva la faccia più scura degli altri, perché oltre al fango, all’acqua sporca e ai brividi, nei suoi occhi balenava la delusione.

«Appena tagliata la linea del traguardo – dice – la delusione è stata forte, perché la gamba c’era è la vittoria è mancata per pochissimo. A mente fredda, e soprattutto guardando a chi mi ha battuto, accetto il risultato con più serenità. Fare secondo dietro ad un Roglic così è una dolce sconfitta. Io sto bene, la condizione c’è e credo di averlo dimostrato. Ringrazio i miei compagni perché sono stati impeccabili, tutto è andato come volevo. Insomma, per pochissimo ci è mancato solo il risultato pieno, ma credo che possiamo essere soddisfatti

«L’azione di Caruso è stata coraggiosa e, senza una reazione un po’ decisa, poteva anche arrivare. Il mio attacco prima dell’ultimo chilometro è servito per rompere l’equilibrio, come spinta per l’allungo di Mas che ha ripreso Caruso.  A posteriori, potevo contribuire e dare seguito per evitare quel momento di controllo che ha permesso ad altri di rientrare lanciati».

La strada del Giro

Sul volto scurito dalla pioggia di Caruso in cima al monte brillava una luce diversa. Ora la sua strada verso il Giro ha corsie più larghe, al pari di quello che ci ha raccontato Roglic.

«L’anno scorso – ha detto Damiano – sul mio conto ne ho sentite di tutti i colori. Ora sono sereno e per qualche minuto ho anche pensato di poter vincere, ma vado comunque in albergo soddisfatto. E’ stata una giornata positiva anche per me».

«Quando si è trattato di scegliere fra Tour e Giro – gli fa eco Roglic – ho visto nel Giro una buona possibilità. Qui alla Tirreno, che per me è una corsa in più, ci sono compagni come Kelderman e Bouwman che mi scorteranno a maggio. Dovremo sfidare dei giovani molto forti, avete visto come è fatto oggi il ciclismo. E Remco Evenepoel è il primo di loro…».

Inverno (e dubbi) alle spalle, Roglic è tornato

09.03.2023
5 min
Salva

E dire che Primoz Roglic aveva deciso di venire alla Tirreno-Adriatico solo due giorni prima del via da Camaiore. E oggi, alla quarta corsa della stagione, ha subito piazzato un successo. Come solo i veri grandi campioni sanno fare, specie in questo ciclismo.

A Tortoreto, che da un lato si affaccia sugli Appennini innevati e dall’altro sul mare, lo sloveno della Jumbo-Visma ha messo tutti in fila. E lo ha fatto con una volata apparentemente facile, con quella scioltezza di quando la gamba è piena e gira il rapporto con naturalezza.

Dopo sei mesi…

Ma è chiaro che il successo non è stato così scontato. Sul primo passaggio in cima alla collina abruzzese, Roglic si era anche sfilato un po’. Col senno del poi probabilmente non era una questione di gambe, ma tattica: si era fatto sorprendere dall’affondo di Alaphilippe.

Ed ora eccolo qui in sala stampa. Primo. Felice. Sorridente. Scherzoso come poche altre volte.

Questo inverno Roglic ci aveva detto che il suo primo obiettivo era quello di tornare in forma, di tornare ai suoi livelli. Non pensava d alcun traguardo intermedio, né tantomeno a questa o a quella corsa. Non sapeva neanche se avrebbe fatto il Giro o il Tour.

«Quando ho deciso di venire alla Tirreno? All’ultimo minuto. Era importante tornare a correre! Volevo fare un piccolo upgrade dopo l’ultimo stage duro di allenamento e così sono venuto qui. Dopo sei mesi ci voleva. Ora però il mio programma verso il Giro d’Italia resta quello, con Catalunya e altura.

«Ci voleva un po’ per tornare a questo livello – va avanti Roglic – Ma io non ho mai avuto dubbi di farcela. Anche perché sono riuscito allenarmi come volevo. Era più questo quello che mi “spaventava”. Da parte mia mi alleno sempre forte e in corsa cerco di fare sempre il meglio. Quindi questo successo è una sorpresa parziale».

Mostri del passato?

Il finale di Tortoreto però è stato nervoso, più di quel che ci si poteva attendere. Ma forse proprio questo nervosismo, una volta tanto ha sorriso alla causa di Roglic.

Ad agevolarlo verso questo successo infatti ha inciso anche la caduta di Wout Van Aert che, ci hanno detto dalla Jumbo-Visma, essere il capitano designato al via da Greccio. 

Di contro, per Roglic, c’è da dire che questo arrivo ricordava quello della Vuelta 2022, quando lo sloveno era caduto. Un arrivo veloce, di un gruppo ristretto, in cima ad una salita con lui a fare la volata. Si era rotto la spalla sinistra e da lì aveva iniziato il suo calvario autunnale. Un calvario fatto di operazione, placche, ripresa degli allenamenti, dubbi… 

«Un po’ sì: lo ricordava – ammette Primoz – ma tanti arrivi sono così». Nella sua mente quindi non c’erano i fantasmi di Monastero de Tentudia, ma solo la concentrazione per l’arrivo di Tortoreto.

Primoz ha cercato, ed è riuscito, ad essere freddo. Ha controllato fino alla fine e quando ai 300 metri si “scollinava” per le semicurve del traguardo, si è fatto intelligentemente sfilare e si è così preparato allo sprint vincente.

Per la cronaca Alaphilippe, nervoso dopo l’arrivo, è andato subito a rivedere lo sprint dietro al palco. Anche se va detto che il francese è stato il primo a complimentarsi con lui. Al contrario di Van Aert che con il sedere sanguinante mentre passava 7’40”, lo cercava con gli occhi sul podio e una volta incrociato lo sguardo ha alzato il braccio al cielo.

Fortuna e squadra

Prima abbiamo detto che la caduta di Van Aert, in qualche modo ha aperto le porte a Roglic.

«Vero – prosegue lo sloveno – la caduta di Wout un po’ ha inciso. Le cose cambiano in fretta in corsa e noi siamo stati bravi a riorganizzarci. E sono stato anche fortunato ad evitare la caduta. Un po’ di fortuna ci vuole sempre.

«Ora pensiamo a domani e dopodomani. Vediamo come starò. Intanto è stato bello tornare a stappare lo spumante. E stasera mi raderò i peli! Avevo detto che lo avrei fatto dopo la prima vittoria».

Il gruppo ritrova ufficialmente un suo grande interprete. Se qualcuno aveva qualche dubbio adesso sa che Roglic è tornato.

Tirreno, il volo di Ganna e le 25 indicazioni di Cioni

07.03.2023
6 min
Salva

Dopo aver vinto la crono di apertura della Tirreno-Adriatico, Ganna ha ringraziato Cioni che lo seguiva sull’ammiraglia. Il percorso di Lido di Camaiore prevedeva due curve e una chicane: che cosa può avergli detto di così decisivo?

Lo abbiamo chiesto al toscano, che stasera lascerà la Tirreno-Adriatico per rientrare in corsa alla Per Sempre Alfredo e poi il Coppi e Bartali.

«Che cosa gli ho detto? Pippo è molto preciso – comincia Cioni – su tutto quello che riguarda le condizioni dell’asfalto. Le buche e i tombini. Quindi, anche se era un percorso facile, di buche ce n’erano e c’erano delle cose da trasmettere. Specialmente adesso che, con le posizioni estremizzate, non guardano più tantissimo avanti. Quindi se li aiuti a impostare la linea giusta, possono stare più tempo in posizione. Sono più aereodinamici. Se non devono guardare troppo avanti, riescono a tenere la posizione migliore. E questo su un percorso così veloce aiuta parecchio».

Il percorso della prima tappa prevedeva due curve e una “esse” per immettersi nel finale
Il percorso della prima tappa prevedeva due curve e una “esse” per immettersi nel finale
Questo significa che il sopralluogo sul percorso lo fate insieme o lo fai solo tu e lui si fida di cosa gli dici?

A volte io faccio un pre-sopralluogo. Però poi ne facciamo sempre uno insieme, in cui si confermano le varie note. Ieri si è fatto solo una volta, solo quello insieme. Lui davanti in bici con la radio e io dietro con l’ammiraglia. Lo seguivo e vedevo dove passava e gli chiedevo conferma. Poi se vedevo se c’era qualche buco, qualche tombino importante lo segnavo io. Di solito guido io e accanto ho chi prende nota. Altrimenti faccio guidare qualcun altro e sono io che scrivo. Alla fine del sopralluogo ho in mano una sorta di road book con tutte le problematiche del percorso.

Cosa c’è scritto?

Su un percorso più tecnico, fra le indicazioni si includono anche le curve, che però ieri non c’erano. In tutto gli avrò dato 20-25 indicazioni. Non abbiamo codici particolari, di solito gli scambi sono abbastanza semplici. Non ieri, lo ripeto, però in genere si indicano le posizioni, se stare con le mani sopra o sulle protesi. Se una curva è impegnativa si discute prima se c’è da frenare o non frenare, quindi può essere “full” o “frenare”. Ad esempio su percorsi più impegnativi, ci possono essere alcune curve che hanno la linea lunga, in cui bisogna stare larghi e poi chiudere. Oppure si dà l’indicazione se una curva ha l’uscita veloce o quando sono cieche o se tornano indietro. Però in genere, Pippo ha un’ottima memoria fotografica.

Cioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi, quando il Team Ineos Grenadiers era ancora Sky
Cioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi, quando il Team Ineos Grenadiers era ancora Sky
In quali occasioni allora l’indicazione diventa decisiva?

Quando magari sei in una corsa a tappe e non c’è la possibilità di fare una ricognizione, è chiaro che avere comunque una conferma dalla macchina li tranquillizza.

Si entra anche nel merito del quando spingere oppure cambiare rapporto?

Sì, anche se non era ieri il caso. Se si va verso una salita e c’è un punto che è stato identificato come passaggio importante, nelle note viene inserita la cambiata. Poi ci possono essere informazioni su potenze target da ricordare in alcune sezioni. Ma ormai non possiamo più essere in collegamento e vedere i loro dati tramite il Garmin, per cui la gestione dei rapporti e dei wattaggi sta tutta sulle sue spalle. In base alla simulazione che si è fatta prima della gara, puoi dare dei riferimenti di cui tenere conto.

Ganna sapeva di avere una grande occasione: eccolo con Velo, cittì azzurro della crono
Ganna sapeva di avere una grande occasione: eccolo con Velo, cittì azzurro della crono
Ieri al giro di boa è stato super cauto.

Sulla bici c’è Pippo. Se vuole fare un passaggio a 50 all’ora, è lui che prende la decisione finale. Ieri a tornare ha fatto in tranquillità anche l’ultima S, senza prendere rischi, perché comunque sapevamo che stava facendo un gran tempo. E soprattutto, cadere non piace a nessuno.

Che tipo di informazioni gli hai dato sui tempi?

Solo l’intermedio al passaggio, quando hanno comunicato i 10 secondi di vantaggio. In genere lui vuole l’informazione, quindi il riferimento con altri corridori, ma quello a volte cambia. Ogni corridore vuole le note a suo modo, Pippo vuole i distacchi.

Sono informazioni che lo condizionano?

Tante volte si dice: «Okay, noi facciamo il nostro e l’obiettivo è eseguire al massimo il piano. Se poi c’è uno più forte, chapeau!». Nel senso che non si varia la tattica se i tempi sono diversi. L’unica cosa che può variare è che in certe condizioni magari prendi un rischio un po’ più calcolato, se sei in vantaggio o se sei in svantaggio. Magari decide di tirare un po’ di più nelle curve.

Ad esempio nel record dell’Ora, Pippo ha sovvertito la tabella. Gli capita anche nelle crono?

Questa era corta. Comunque il discorso di voler seguire un programma al 100 per cento può essere un’arma a doppio taglio, che funziona se è fatta bene. Però in una gara a tappe, in cui magari hai una situazione pregressa di affaticamento, una cosa è quello che hai pianificato, altro come stanno davvero le cose. E se trovi una giornata di grazia, perché limitarsi? Quindi sì, lui di solito ha un piano, che però può cambiare per diversi fattori.

Al secondo posto si è piazzato Lennard Kamna, che diventa uno dei contendenti per la vittoria finale
Al secondo posto si è piazzato Lennard Kamna, che diventa uno dei contendenti per la vittoria finale
Quali?

Ad esempio il meteo. Se c’è una condizione meteo diversa da quella prevista, questo potrebbe rendere il piano sbagliato. Quindi con tutti provo a far capire cosa devono cambiare, se si accorgono che la condizione meteo è differente. Fra le variabili che a Pippo interessano molto c’è la durata.

La durata della crono?

Ieri è andato più veloce della durata che avevo ipotizzato, che era intorno ai 13 minuti (Ganna ha vinto in 12’28”, ndr). Quindi penso che ieri fosse in una giornata di grazia. Comunque era una crono semplice da gestire, perché l’andata era un po’ più veloce del ritorno, quindi abbiamo seguito una distribuzione super classica con l’obiettivo di arrivare a dare tutto all’arrivo. In altre crono, magari puoi decidere di spendere tutto in un altro posto e quindi si deve essere più attenti.

Pippo ha detto che di aver fatto tre blocchi di lavoro prima di arrivare alla Tirreno: tutto per vincere questa crono?

No, proprio no. Per vincere ieri ha lavorato solo nell’ultimo blocco, che abbiamo fatto in pista. Prima la bici da crono non l’ha neanche presa, perché abbiamo lavorato più in funzione della Roubaix.

Giorni fa, parlando con Luca Oggiano, è venuto fuori che la posizione di Ganna non sia ancora del tutto a posto…

Forse un passaggio in galleria potrebbe essere previsto, ma ad ora non è stato inserito nel calendario. La verità è che le posizioni non sono mai complete e chi si ferma è perduto.

A Sassotetto con Pozzovivo. Rapporti, watt, tattica

07.12.2022
5 min
Salva

In attesa di conoscere il suo futuro, Domenico Pozzovivo continua ad allenarsi sodo. Il lucano è un veterano e mette a nostra disposizione la sua esperienza per conoscere la salita di Sassotetto, il grande arrivo in salita della prossima Tirreno-Adriatico. Da Sarnano ai 1.465 metri della cima, laddove ci sono gli impianti di risalita di Sassotetto-Bolognola, ci sono da affrontare 13,1 chilometri.

Il “Pozzo” nazionale ha scalato diverse volte la salita incastonata sugli splendidi Monti Sibillini. E una delle ultime volte è stata proprio alla Tirreno. Era il 2018, vinse Mikel Landa e lui, all’epoca in Bahrain-Merida (foto di apertura), arrivò 12° ad appena 6” dallo spagnolo. Basta imbeccarlo sull’argomento che Domenico fa subito centro.

Domenico, si torna sul Sassotetto. Con grande probabilità è qui che si deciderà la Corsa dei Due Mari…

E il giorno dopo c’è la tappa dei muri. E ormai che è insidiosa lo sanno anche… i muri! Comunque sì: ci sta che possa essere decisiva.

Che salita è?

L’ho fatta diverse volte, è una salita impegnativa. Non ha mai pendenze impossibili, ma è pur sempre una scalata di quasi 15 chilometri. Poi dipende molto da dove s’inizia a contare i chilometri: se dal paese o se dal bivio poco più avanti. E’ un Terminillo, ma più corto. L’unica differenza è che la salita reatina ha un tratto di recupero nel mezzo (Pian de Rosce, ndr), mentre Sassotetto ce l’ha nel finale.

Quale può essere per te il passaggio chiave?

C’è un drittone in cui si può fare la differenza, laddove attaccò Landa nel 2018. Adesso non ricordo di preciso il punto, ma dovrebbe essere tra i 4,5-5 chilometri dal traguardo. La pendenza c’è ed è il punto giusto se si vuole scavare un certo margine, anche perché poi gli ultimi due chilometri sono facili.

Come si approccia questa salita?

E’ diversa dalla scalata singola, perché quest’anno arriva subito dopo due salite concatenate. E nel ciclismo moderno qualche squadra potrebbe mettersi a fare il ritmo alto, già dalla scalata che precede Sassotetto.

Cambia tanto?

Abbastanza. Non hai margine di recupero. Scollini, c’è una piccola discesa e subito la salita finale. Quindi uno sforzo che sarebbe dovuto durare 35′-40′ diventa di un’ora.

Tra Abruzzo e Marche, poca pianura. Quest’anno ci saranno due brevi salite ad anticipare la scalata finale
Tra Abruzzo e Marche, poca pianura. Quest’anno ci saranno due brevi salite ad anticipare la scalata finale
Che rapporti si utilizzano?

Io su una scalata così sono un po’ al limite con il 53, viste le scale posteriori attuali. Penso ad un 53×30-28, ma visto che è lunga ipotizzo un 39×18. Un 39×21 nei tratti più duri. 

Scusa Domenico, ma allora perché non pensare ad un 42? Tu sei scalatore e vai di potenza…

In effetti con la mia pedalata un rapporto più grande davanti ci sta. Oggi Shimano per esempio ti propone il 40 e va bene, il 42 non lo so. A quel punto preferisco direttamente il 53. Fino all’8% scelgo il 53: se sono salite lunghe di 4-5 chilometri non ho dubbi. Se invece sono più lunghe magari vado di 39. Io ho un tipo di pedalata che non devo frullare. Poi in allenamento ci si concentra anche su certe cadenze, ma in corsa quando sei a tutta privilegi ciò che ti è “più comodo”.

Quanto conta stare a ruota?

Conta abbastanza. E infatti l’ultima volta, anche quando andarono via, furono in due o tre e si diedero i cambi. E’ fondamentale stare a ruota nell’ultimo chilometro, perché è molto veloce. Mentre il rettilineo finale tira un po’. Devi uscire proprio negli ultimi 150-200 metri. E’ un chilometro asfissiante, che si fa con le gambe piene di acido lattico. Uno di quelli che se in volata fai 700 watt è grasso che cola. Sei poi ti capita Pogacar che ne fa 900 ti lascia lì! Impossibile per noi comuni mortali.

C’è solo la pendenza a dare fastidio?

E poi c’è il vento – Pozzovivo è davvero interessato e rilancia lui gli spunti tecnici – ma su questa salita si sente poco. Giusto se ci fosse tramontana o vento da Est potrebbe favorire un po’ la scalata. Mentre inciderebbe di più nel chilometro e mezzo finale. Nel caso venisse da Ovest sarebbe contro. Ma di base si sale parecchio sotto parete, c’è il “muro dei Sibillini” che ti ripara.

Sassotetto presenta dei tornanti ampi. La curva non è durissima, ma all’uscita la strada tira e anche bene. Come si affronta questo genere di curva?

Nel mio caso, tornando al discorso della pedalata, non conviene prenderlo troppo stretto. Se invece si è dei corridori che frullano, che per fare watt devono fare alte cadenze, si può anche tagliare la curva: puntare all’interno e lavorare col cambio. Un’altra cosa che conta in questo caso è la posizione. Se c’è un gruppetto ancora folto, già in ventesima piazza arriva un po’ di frustata… e non è piacevole. Meglio stare tra i primi dieci: si riduce l’effetto elastico.

Quante calorie si consumano su una scalata simile? E come ci si alimenta?

Beh – fa due conti Pozzovivo – è la salita finale, si fa a tutta… 600 calorie si bruciano tranquillamente. Si prende un gel ai piedi della salita e poi ci si aiuta con le borracce, che ormai contengono maltodestrine. Anche se io preferisco l’acqua. Prendo un altro gel a metà salita o un po’ prima.

Geoghegan Hart 2022

Quando rivedremo il Geoghegan Hart del Giro 2020?

07.05.2022
4 min
Salva

Sembra passata un’eternità, eppure solo un anno e mezzo fa (l’anno del Giro d’Italia forzatamente autunnale) vivevamo l’emozionante testa a testa finale fra Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart, che si giocavano la maglia rosa all’ultima tappa. La vinse quest’ultimo, ma quella è stata l’ultima vittoria in carriera. E’ vero, a 27 anni puoi avere ancora molto da dire, ma trovare un vincitore di un grande giro al 346° posto nel ranking Uci fa venire in mente tante perplessità.

Dario Cioni conosce bene il britannico, non solo perché è nello staff della Ineos Grenadiers. Lo ha allenato fino all’anno della conquista rosa, il fatto che senza di lui i risultati siano venuti a mancare potrebbe voler dire qualcosa, ma il tecnico anglotoscano resta invece fedele alla linea del team e si erge a suo difensore: «So che molti lo criticano, ma quanti che hanno fatto e fanno questo mestiere ambivano a una vittoria simile e non ci sono riusciti? Lui lo ha fatto, era la sua grande ambizione e questo non glielo toglierà nessuno».

Hart Milano 2020
Geoghegan Hart vinse il Giro 2020 all’ultima tappa, con 39″ su Hindley e 1’29” su Kelderman
Hart Milano 2020
Geoghegan Hart vinse il Giro 2020 all’ultima tappa, con 39″ su Hindley e 1’29” su Kelderman
E’ vero, ma il rischio è che quella vittoria lo abbia un po’ schiacciato, si sia rivelata un boomerang…

E’ chiaro che tutti si aspettano il massimo da uno che vince un Giro d’Italia, vorrebbero che ne vincesse un altro o che fosse sempre a quel livello. Ma si tratta di pressioni esterne, io so che Tao non si cura di quel che succede intorno, procede per la sua strada.

In questo frattempo, dalla vittoria di Verona lo hai trovato cambiato?

No, è rimasto quello di allora, sempre molto professionale. Certo, anno dopo anno tutti cambiano, soprattutto cambiano le priorità e i ruoli. Geoghegan Hart però ha continuato a gareggiare mettendosi sempre al servizio del team, la sua parte l’ha sempre svolta.

Hart Cioni 2020
Il britannico con Pinarello e Cioni: l’addio al tecnico è una delle cause del suo calo?
Hart Cioni 2020
Il britannico con Pinarello e Cioni: l’addio al tecnico è una delle cause del suo calo?
L’impressione però è che, se dopo la sua vittoria la Ineos lo vedeva come un possibile leader, col passare dei mesi il britannico sia retrocesso nelle gerarchie del team e ora sia un aiutante…

Alla Ineos non si ragiona così, ve lo posso assicurare. Quel che conta è lo stato di forma di ognuno, si valuta che può essere l’uomo giusto per la classifica e si corre in funzione di quello: le gerarchie scritte sulla carta a settimane dalla gara restano lì, sulla carta. Se Geoghegan Hart sarà in una condizione tale da poter puntare a qualcosa di importante correrà in quella funzione, altrimenti aiuterà, quel che conta è essere consci che l’interesse primario è legato alla squadra.

Perché non è al Giro? Il percorso era adatto alle sue caratteristiche?

Diciamo che quello del Tour, che ha più chilometri a cronometro e una distribuzione più calibrata degli sforzi, è più conforme al suo tipo di corridore. Da quel che ho visto la corsa francese richiede un corridore completo, che sappia emergere sia in montagna che sul passo e Geoghegan Hart risponde perfettamente a queste caratteristiche. Ma la ragione per cui non c’è non è solo questa.

Hart Tirreno 2022
L’unica Top 10 2022 per Geoghegan Hart è arrivata alla Tirreno-Adriatico, ma è arrivata anche l’influenza…
Hart Tirreno 2022
L’unica Top 10 2022 per Geoghegan Hart è arrivata alla Tirreno-Adriatico, ma è arrivata anche l’influenza…
Di che si tratta allora?

Inizialmente avevamo pensato a riportarlo al Giro, ma la sua prima parte dell’anno è stata difficile. Alla Tirreno-Adriatico stava iniziando a emergere, a mettere a frutto il gran lavoro invernale, infatti a Bellante ha chiuso 6°, ma poi ha preso l’influenza come tanti altri e si è dovuto fermare, quindi abbiamo dovuto rivedere tutto il suo programma, per lui come per altri del team.

C’è qualcosa su cui deve migliorare?

Ogni corridore sa che ha dei punti di forza come anche dei punti di debolezza e deve migliorare per ridurli sempre di più. Tao non è diverso, ci lavora molto e si mette sempre in discussione. Non so se riuscirà a rivincere un grande giro, questo non può saperlo nessuno, ma sono sicuro che non lo ha vinto per caso e tornerà presto a farsi vedere nei quartieri alti di qualche corsa importante.

Febbre da cavallo e niente Giro: Fabbro verso la Vuelta

25.03.2022
4 min
Salva

Matteo Fabbro non sarà al via del Giro d’Italia. Dopo undici giorni senza bici e con la necessaria terapia di antibiotici, la Bora-Hansgrohe ha preso la decisione per tutelarlo e ha riscritto il suo programma. Al posto della corsa italiana ci saranno la Vuelta e prima un’estate di spessore.

Anche per lui è stata fatale la Tirreno-Adriatico. Il giorno di Carpegna ha dato forse il colpo di grazia, ma come spiega Matteo per primo tutta la settimana è stata piuttosto pesante.

Fabbro compirà 27 anni il 10 aprile. Lo scorso anno ha rinnovato con la Bora fino al 2023
Fabbro compirà 27 anni il 10 aprile. Lo scorso anno ha rinnovato con la Bora fino al 2023

«Prima avevo avuto il Covid – dice – ma l’ultimo problema è stato legato a una bronchite presa alla Tirreno. Sono stato per quattro giorni a letto con la febbre a 39 che non scendeva. Ho preso gli antibiotici e oggi per la prima volta sono risalito in bici. Non sono in grado di dire perché siamo stati male in tanti. Di certo girava un virus intestinale, mentre quanto al freddo si può dire quel che si vuole, ma abbiamo corso ogni giorno con temperature sotto agli 8 gradi. Salite e discese, zone d’ombra. Quand’è così, è probabile che ci si ammali».

Scalatore di 52 chili

Un metro e 67 per 52 chili, Matteo ha rinnovato lo scorso anno il contratto con la squadra tedesca, che ne ha fatto uno dei più forti uomini in appoggio del suo team di scalatori, pur consentendogli all’occorrenza di cercare i suoi spazi. E anche se il 2021 è stato un po’ opaco, il 7° posto a Prati di Tivo alla Tirreno e il 4° a Naturno al Tour of the Alps, dicono che il friulano ha sostanza e sta crescendo.

Matteo è alto 1,67 e pesa 52 chili: peso da scalatore vecchio stile
Matteo è alto 1,67 e pesa 52 chili: peso da scalatore vecchio stile
Impossibile recuperare?

Impossibile no, bisogna vedere quali sono gli obiettivi. Dopo una settimana senza miglioramenti, durante la quale mi stavo anche un po’ preoccupando, la febbre è scesa. Solo che avevo perso dei giorni al ritiro di Mallorca, quando ero in stanza con Aleotti positivo. Poi ho perso altri giorni al Saudi Tour. Se tirassi dritto, arriverei al Giro senza la base che serve. Così la squadra per non bruciarmi ha deciso di farmelo saltare. Nessuno è felice di questo. E comunque, detto fra parentesi, è così difficile trovare i nomi per andare a correre che non mi meraviglierei se alla fine mi richiamassero. Ma sarebbe per tappare un buco, per cui a cose normali, non dovrebbe succedere.

Che tipo di Giro avresti corso?

Ero molto concentrato sull’obiettivo. A gennaio avevamo fatto un meeting per programmare ogni cosa e perché io potessi tornare protagonista. Ero stato a vedere qualche tappa. Avrei corso in appoggio dei nostri tre leader: Hindley, Keldermann e Buchmann. Avrei avuto le mie carte, in una squadra che viene al Giro per puntare al podio.

Al Giro di Svizzera del 2021, qualche buon piazzamento, come il 9° posto a Disentis Sedrun
Al Giro di Svizzera del 2021, 9° posto a Disentis Sedrun
E così adesso si apre la strada per la Vuelta…

Preceduta da due blocchi di altura e corse come Getxo e Burgos, oppure il Polonia. Detto questo, non so ancora dove ricomincerò. Non so cosa aspettarmi dopo questo stop, è stato come un’altra piccola pausa invernale. Non ho il problema del peso, ma servirà del tempo per tornare a un buon livello. La squadra però mi sta vicina, mi dà morale e così ho stimolo ad allenarmi bene, curando i dettagli.

Hanno dimostrato più di una volta che a te ci tengono…

Lo spero vivamente e mi fa piacere sentirlo. Ho rinnovato il contratto lo scorso anno ed è stato un bene. Se mi fosse successo questo intoppo e fossi stato in scadenza, mi avrebbe scombussolato non poco tutti i piani. Invece sono tranquillo.

Con Benedetti e Buchmann alla Cascata delle Marmore. Dopo la Tirreno, Fabbro si è ammalato
Con Benedetti e Buchmann alla Cascata delle Marmore. Dopo la Tirreno, Fabbro si è ammalato
Hai chiesto perché non abbiano scelto di portarti al Tour?

Non è un problema di caldo e devo dire che il Tour mi piacerebbe. Ad ora gli scogli sono due. L’inizio sul pavé e il tanto vento delle prime tappe, in cui la mia taglia potrebbe non essere la più adatta. Per questi motivi la carta francese per ora non l’abbiamo giocata, ma se fossi pronto si potrebbe rivalutarla. Di certo il Tour non cadrebbe in un momento sbagliato, vedremo con la squadra altempo debito.

Hai ripreso a pedalare in Friuli?

No, a San Marino. Mi sono trasferito qui e ieri sono andato a salutare i miei compagni alla partenza della Coppi e Bartali. C’è un bel meteo. La prima pedalata è servita giusto per ritrovare le sensazioni, un paio d’ore. E adesso si ricomincia sul serio.

Guarnieri ha la febbre, Demare si allena. E con Pogacar come si fa?

17.03.2022
4 min
Salva

Demare sta bene. Il francese (foto di apertura) è arrivato secondo nella tappa di Terni della Tirreno e chi pedalava accanto a lui lo ha visto tenere anche sulle medie salite che ricordavano la Cipressa e il Poggio. Il francese la Sanremo l’ha vinta nel 2016: circondato da qualche dubbio, ma l’ha vinta. E siccome tra i velocisti è uno di quelli che meglio tiene sulle salite, sentire cosa faccia e come se la passi potrebbe tornare utile. Anche perché Demare si è fermato in Italia a casa di Guarnieri, suo ultimo uomo e guardia scelta. Anche se le cose non sono andate come entrambi si aspettavano…

«Tutta la fatica della scorsa settimana – dice Arnaud – è stata per la Sanremo e per le tappe pià adatte a me. La Sanremo è il grande obiettivo, ma lo sono anche tutte le corse per velocisti. Voglio vincerle con la stessa determinazione. La forma è buona e l’Italia risveglia bei ricordi, dalla Sanremo al Giro d’Italia».

A Terni Demare secondo dietro Ewan e prima di Kooij, olandese classe 2001
A Terni Demare secondo dietro Ewan e prima di Kooij, olandese classe 2001

Scongiuri Guarnieri

Guarnieri invece sta male. Il piacentino non è riuscito a schivare la bronchite che ha colpito mezzo gruppo alla Tirreno e non correrà la Sanremo. Così sta vivendo la vigilia rinchiuso in casa, mentre il compagno francese, suo ospite, si allena nei dintorni.

«Ho avuto la febbre dopo la tappa di Fermo – dice – ma fortunatamente mi sono svegliato il giorno dopo e non ce l’avevo più, quindi sono partito. C’era questa bronchite che girava in gruppo e temo di essermela presa anche io, ma in forma leggera. Sono riuscito a finire la corsa e poi il corpo è crollato. Di sicuro Arnaud sta bene e questa è la cosa più importante. Per la Sanremo si può considerare tra i favoriti, perché in salita sta andando molto forte, quindi come squadra siamo abbastanza tranquilli».

Neanche tutta la scaramanzia del caso ha salvato Guarnieri dalla bronchite: addio Sanremo
Neanche tutta la scaramanzia del caso ha salvato Guarnieri dalla bronchite: addio Sanremo
Secondo Nizzolo, non è più una corsa per velocisti…

Bisogna sapersi difendere in salita. Quando Demare sta bene, è molto forte e noi dobbiamo essere bravi a supportarlo. Ci sono state delle corse più dure, come magari la tappa di Matera al Giro del 2020, in cui abbiamo vinto con Arnaud e ci siamo scambiati di posizione con Konovalovas. Quando la corsa è dura, ci sono meno corridori che possano fargli paura. Quindi il mio ruolo rimane quello. Essere più veloce possibile come ultimo uomo. Anche se questa volta lo guarderò in televisione…

La Tirreno al servizio della Sanremo?

Non del tutto, come ha detto Arnaud, corriamo per vincere. Gli allenamenti li facciamo a casa.

Come mai non avete fatto la Milano-Torino?

Perché nei piani iniziali non c’era. Dovevamo fare tutti l’Oman e UAE Tour, poi invece vuoi il Covid e un po’ di altri problemi, non tutti siamo andati e lo stesso siamo rimasti col programma che avevamo prima.

Demare al traguardo di Carpegna. L’indomani ha chiuso al 9° posto sul traguardo di San Benedetto
Demare al traguardo di Carpegna. L’indomani ha chiuso al 9° posto sul traguardo di San Benedetto
Come è andata questa strana settimana di vigilia?

Arnaud è a casa mia da domenica, è venuto lo stesso. Ormai lo avevo invitato, non potevo lasciarlo in strada. Si è allenato tranquillamente per tre giorni e oggi ha fatto un piccolo richiamo, come avremmo fatto insieme, visto che comunque la Tirreno è stata molto impegnativa. La cosa principale è recuperare. Non aveva senso fare più di quattro ore, anche se la Sanremo è lunga 300 chilometri e sono comunque 7 ore. Ha fatto quel che serve, non c’è bisogno di inventarsi delle cose turche.

Quali scenari ti aspetti per sabato?

Sarà interessante, perché ci sono squadre come la UAE Emirates che verranno solo con gli scalatori, quindi sicuramente cercheranno di fare del casino. Poi è chiaro che non è solo questione di forza in salita, perché su quello sono sicuramente meglio dotati dei velocisti. Bisogna anche trovarsi davanti e la corsa si fa dopo sei ore, quindi non è detto che avere una squadra di soli scalatori possa automaticamente garantire dei risultati.

Verso il via della tappa di Carpegna, per Guarnieri il giorno più duro della Tirreno
Verso il via della tappa di Carpegna, per Guarnieri il giorno più duro della Tirreno
Anche se parliamo di Pogacar?

Pogacar sicuramente è un po’ lo spauracchio di tutti, perché visto il livello che ha rispetto agli altri, fa paura. Secondo me se parte in cima al Poggio, non riuscirà a fare questa grande differenza. Ma col motore che ha, potrebbe anche azzardarsi a partire dal basso e lì allora farebbe davvero male.

Mezzo gruppo ha la bronchite, per il dottore nessun mistero

16.03.2022
4 min
Salva

Prima Colbrelli: bronchite alla Parigi-Nizza, niente Sanremo. Poi il freddo ha investito anche la Tirreno e in breve sono venute fuori le rinunce di Alaphilippe e ora di Guarnieri, mentre Cimolai ha saltato la Milano-Torino sperando di rimettersi per la corsa di sabato. Che cosa sta succedendo in gruppo? Come mai tante bronchiti?

Probabilmente niente di strano, anche se in epoca di pandemia si è portati a cercare spiegazioni più articolate. Felline, ad esempio, ha gettato sul tavolo la suggestione che l’uso reiterato delle mascherine potrebbe aver indebolito il sistema immunitario, favorendo l’insorgere della bronchite. In realtà sia in Francia sia in Italia ha fatto davvero freddo. Più di un massaggiatore, di quelli fermi sul Carpegna per passare le mantelline, ha raccontato l’impossibilità di consegnarle vista l’alta velocità del gruppo. E dato che in cima la temperatura era sotto zero e in basso appena sopra, si capisce che i corridori si siano ammalati.

Cimolai è stato costretto a saltare la Milano-Torino, sperando di recuperare per la Sanremo
Cimolai è stato costretto a saltare la Milano-Torino, sperando di recuperare per la Sanremo

La parola al medico

Nel dubbio, abbiamo chiesto il conforto di Gaetano Daniele, medico della Trek-Segafredo, presente alla Tirreno e oggi alla Milano-Torino sulla via di Sanremo.

«Per me non è un caso – dice – siamo comunque a metà marzo e le temperature sono ancora basse. Io continuo a dire da tempo che non c’è solo il Covid, ma ci sono le stesse cose che c’erano anche prima. Eravamo tutti alla Tirreno, abbiamo visto nella tappa di Carpegna che in cima c’erano 2 gradi sotto zero e sotto appena 3 sopra lo zero. All’arrivo, eravamo tutti intirizziti dal freddo a stare fermi, immaginate i ragazzi a mettere e togliere la mantellina, quei pochi che sono riusciti a prenderla».

Sanremo 2021, il dottor Nino Daniele soccorre e abbraccia il vincitore Stuyven, stremato
Sanremo 2021, il dottor Nino Daniele abbraccia il vincitore Stuyven
Felline ha lanciato la suggestione per cui l’uso protratto della mascherina potrebbe aver ridotto le difese immunitarie, pur ammettendo che si tratta di una sua ipotesi…

Direi di no, non credo che le mascherine incidano. Sono una barriera protettiva, nulla di più. Ci impediscono di venire a contatto con virus, batteri e così via. Nella pratica quotidiana rispetto al passato, da quando si usano le mascherine, l’incidenza delle malattie delle prime vie respiratorie è crollata. Questo è il periodo classico dell’influenza e pure l’influenza da quando usiamo le mascherine si è ridotta notevolmente.

I vostri corridori hanno fatto il vaccino antinfluenzale?

Non li abbiamo mai forzati nel senso di renderlo obbligatorio, però alcuni lo hanno fatto.

Problema saltato fuori in Italia e anche in Francia…

Anche noi abbiamo qualcuno che si è ammalato, direi più alla Parigi-Nizza che in Italia, perché comunque anche lì l’ultimo giorno ha fatto freddo ed era tutto un salire e scendere. Prendono freddo in discesa e poi fai presto ad ammalarti. Non sono forme gravi, almeno nel nostro caso. Qualche caso di infezione delle prime vie respiratorie l’abbiamo anche noi.

Ciccone ha vestito la mantellina al contrario nella prima discesa e ha messo un giornale sotto la maglia per la seconda
Ciccone ha vestito la mantellina al contrario nella prima discesa e ha messo un giornale sotto la maglia per la seconda
Freddo in discesa che è bestiale se non riesci a prendere la mantellina…

Noi alla fine avevamo nel primo gruppo solo Ciccone e lui comunque l’ha presa e aveva detto già sul bus che se la sarebbe infilata al rovescio per proteggersi almeno nel primo passaggio. Nel secondo non l’ha presa, si è messo il classico giornale.

Il Covid può entrarci qualcosa?

Non vedo perché, non in modo diretto. Chi ha avuto il Covid recentemente, a febbraio giù fra Mallorca o alla Valenciana, oramai ha recuperato. Alcuni di loro hanno avuto delle complicanze, magari non direttamente legate al Covid, ma probabilmente legate alla risposta immunitaria un po’ bassina. In questo caso, può insorgere una bronchite. Ad esempio alcuni di quelli che sono ripartiti troppo presto hanno avuto una reinfezione. Comunque per i corridori che lo hanno preso a febbraio è stata una forma decisamente meno impegnativa rispetto a chi l’ha fatto in autunno o l’anno scorso. Un po’ di raffreddamento, febbre rarissima, raffreddore, un po’ di mal di gola. Due-tre giorni senza sintomi e magari qualcuno ha ripreso troppo precocemente.

Alaphilippe nel gelo del Carpegna: anche l’iridato salterà la Sanremo
Alaphilippe nel gelo del Carpegna: anche l’iridato salterà la Sanremo
Un bel rischio…

In Italia, anche se siamo sempre i maestri delle regole ma in questo caso non mi sembra una cosa così deplorevole, gli atleti devono rifare l’idoneità agonistica dopo il Covid. Quindi una nuova visita medico sportiva anche approfondita, l’ecocardiogramma, gli esami del sangue e il test da sforzo. Quindi se non altro abbiamo la possibilità di escludere le complicanze più gravi. All’estero non c’è un obbligo come da noi, quindi da questo punto di vista siamo un pezzetto avanti. Ma è chiaro che una bronchite si può prendere ancora…

Voci di Giro e la testa sul Tour: l’enigma di Caruso

15.03.2022
4 min
Salva

A un certo punto della Tirreno, tra le voci di cui prendere nota, è saltata fuori quella per cui Damiano Caruso farebbe uno strappo al programma e devierebbe sul Giro d’Italia. Se tanto era stato lo stupore nel sapere che per il 2022 avrebbe fatto rotta sul Tour, la possibilità di riaverlo sulle strade che lo scorso anno lo hanno in qualche modo consacrato, ha fatto drizzare le antenne a tifosi, giornalisti e organizzatori.

Intendiamoci, per ora non è nulla più d’una suggestione, che troverebbe terreno fertile se ad esempio Landa, sentendosi particolarmente sicuro, decidesse di giocarsi tutto sul Tour e in quel caso il Team Bahrain Victorious potrebbe puntare su Damiano in Italia, magari affiancandogli Gino Mader.

Nella crono di Camaiore passivo di 1’06” contro dei veri specialisti
Nella crono di Camaiore passivo di 1’06” contro dei veri specialisti

Apertura sul Giro

Che la sua affermazione all’inizio di un… tranquillo giorno di corsa potesse suscitare qualche curiosità, il siciliano probabilmente se l’aspettava. Non credeva però che la notizia partisse come la pallina di un flipper.

«Ho semplicemente detto – ha sorriso il giorno dopo – che è per ora il programma rimane di fare il Tour, però non si può mai sapere cosa succederà da qui a maggio. Quindi per ora rimaniamo legati al progetto Tour de France senza cambiamenti in vista. Però il periodo è quello che è. Abbiamo visto tanti cambiamenti dell’ultimo minuto legati al Covid e problematiche varie. L’importante sarà farsi trovare pronti, ma detto questo, lungi da me voler creare aspettative».

A Bellante, finale di 8 minuti in salita, anche per lui valori altissimi: sopra i 7 watt/kg
A Bellante, finale di 8 minuti in salita, anche per lui valori altissimi: sopra i 7 watt/kg

Il primo italiano

Però intanto la Tirreno-Adriatico, ben lontana dai suoi primi obiettivi, ha detto che il miglior italiano della classifica generale è stato nuovamente lui (7° a 3’20” da Pogacar). E se anche, come ci ha raccontato, non ha grandi margini di miglioramento atletico, è pur vero che i lavori sulla qualità che ha incrementato nell’ultimo periodo potrebbero permettergli di salire un altro gradino. Non certo di raggiungere i numeri di Pogacar e Roglic, ma di lasciarsi indietro altri brutti clienti.

«Il risultato non rispecchia la condizione – dice – ma vi posso assicurare che stiamo parlando di un ciclismo incredibile. Stiamo facendo tutti i record di tutte le salite, dei wattaggi non comuni. Ci sono 15-20 corridori che stanno pedalando veramente forte, anche se Pogacar sembra di un’altra categoria. Con lui attualmente si corre per il secondo posto, con la consapevolezza che potrebbe vincere anche la Sanremo. Siamo andati come dei treni anche nelle tappe con tanto dislivello. L’obiettivo di squadra era cercare di centrare il podio, visto che eravamo in tre lì vicino e ci siamo riusciti con Landa. Abbiamo giocato bene le nostre carte e approfittato di qualche cedimento. In certe fasi bisogna fare così, non è che si possa inventare sempre chissà quale tattica».

Caruso quinto a Carpegna, 46″ dopo il compagno Landa, arrivato terzo, dietro Pogacar e Vingegaard
Caruso quinto a Carpegna, 46″ dopo il compagno Landa, arrivato terzo, dietro Pogacar e Vingegaard

Fondista a Carpegna

La classifica si è fatta nel giorno di Carpegna, in cui Caruso ha tagliato il traguardo in quinta posizione, a 1’49” da Pogacar, ma solo 46″ alle spalle di Vingegaard e Landa. La sua regolarità è stata quindi in parte premiata.

«La tappa di Carpegna – dice – è stata bella e difficile. Conoscevamo tutti la salita, meno la discesa che all’inizio era sporca e anche un po’ pericolosa. Alle fine sono venute fuori le mie doti di fondista. Per questo sono molto contento, perché mi sono sentito bene insieme ai più forti corridori al mondo. Se andiamo a vedere, nei primi 10 c’era solo gente fortissima, quindi per ora sono più che soddisfatto. E’ l’elite del ciclismo mondiale. Alcuni erano in Italia, pochi altri alla Parigi-Nizza. Stare con loro motiva ed è allenante».

Il programma di Caruso prevede il Tour, ma si apre ora qualche spiraglio sul Giro
Il programma di Caruso prevede il Tour, ma si apre ora qualche spiraglio sul Giro

Direzione Tour

Che però la sua strada porti al Tour lo conferma il sopralluogo fatto alla vigilia della Omloop Het Nieuwsblad sul percorso della quinta tappa, quella del pavé da Lille Metropole ad Arenberg Port du Hainaut.

«La ricognizione è andata più che bene – dice – e l’abbiamo fatta in due giorni. Una proprio sul percorso della tappa e l’abbiamo provata nelle peggiori condizioni possibili, quindi con vento e pavé bagnato. E’ stata utile per trovare la giusta combinazione nel settaggio della bici ed era importante per non arrivare al giorno della gara con qualche sorpresa. Quindi tubolari da 30 a bassa pressione, fra 2,8 e 3 atmosfere. Invece il giorno dopo abbiamo fatto il percorso della Het Nieuwsblad e anche quello è stato interessante. L’abbiamo fatta con i ragazzi esperti del pavé e abbiamo capito che l’andatura con loro è veramente differente. Sarà sicuramente una tappa determinante, perché puoi perdere tutto in un solo giorno».