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Hamilton cresce, lavora e tiene Hindley nel mirino

16.10.2022
6 min
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Quanti duelli con Jay Hindley. Sin da ragazzini, il re del Giro d’Italia 2022 e Lucas Hamilton si sono sfidati in sella e vedere l’amico vestirsi di rosa nell’apoteosi di Verona è una bella spinta per il ventiseienne di Ararat, che sogna in futuro di regalare ai tifosi aussie altre soddisfazioni di questa portata. Il tredicesimo posto di quest’anno sulle nostre strade è un buon punto di partenza e chissà che non possa già scalare la classifica nel 2023. 

Lucas si sta preparando e il miglioramento a cronometro è uno dei tasselli fondamentali per proseguire nella crescita, anche perché sembra che il percorso del Giro che verrà svelato nelle prossime ore dovrebbe avere tanti chilometri in cui lottare contro le lancette. Dopo aver effettuato le visite mediche all’Istituto delle Riabilitazioni del Gruppo CIDIMU di Torino, è pronto a mettersi sotto per lasciare il segno nelle corse di tre settimane il prima possibile.

A Campo Imperatore si definì la classifica al Giro U23 del 2017: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
A Campo Imperatore si definì la classifica al Giro U23 del 2017: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
Qual è il bilancio della tua stagione?

E’ stata ricca di alti e bassi, ho fatto un buon Giro d’Italia. Per la squadra è stata una grande annata ed esserne parte è stato grandioso, anche se la Vuelta di Spagna non è andata come speravo.

Che cosa è mancato?

Credo sia stato un problema di mera tempistica, perché arrivando a fine stagione, c’era tanta stanchezza accumulata. Il percorso era durissimo, avevamo grandi ambizioni con Simon, che però ha dovuto abbandonare a causa del Covid, ma ci siamo tolti la soddisfazione della tappa vinta con Kaden (Groves, arrivato a braccia alzata sul traguardo dell’undicesima frazione con arrivo a Cabo de Gata, ndr), che è sempre un ottimo traguardo in una grande corsa a tappe.

Torniamo al Giro, vinto dal tuo “gemello” quando eravate under 23. Che effetto ti ha fatto vedere Jai Hindley sul gradino più alto?

Io e Jai abbiamo corso l’uno contro l’altro sin da quando avevo 12 anni. A essere onesti, è stato un qualcosa di surreale vederlo vincere il Giro d’Italia, per me è stato pazzesco essere presente nelle tre settimane che l’hanno incoronato in rosa

La Vuelta del team doveva essere per Yates, ritirato per Covid. Provvidenziale la vittoria di Groves
La Vuelta del team doveva essere per Yates, ritirato per Covid. Provvidenziale la vittoria di Groves
Hai brindato con lui?

Mi sono congratulato, era il minimo visto che siamo molto amici. E’ stato grandissimo e per me è anche una bella spinta, perché lui negli ultimi tre anni ha dimostrato di essere uno dei migliori corridori per i grandi Giri. Mi auguro di muovermi in quella direzione anch’io. 

Il tuo obiettivo è lasciare il segno in un grande Giro?

A essere onesti, il Giro d’Italia di quest’anno è la corsa migliore che abbia mai fatto. Vorrei continuare questa progressione, mettere insieme tre settimane costanti e riuscire a esplodere in una delle prossime grandi corse che affronterò. Non ho un risultato specifico in mente, ma voglio senza dubbio arrivare il più in alto possibile. 

Che cosa ti piace del Giro?

Per me ha un valore davvero speciale. E’ incredibile ed è stato il primo grande Giro della mia carriera nel 2019 e adesso l’ho già fatto tre volte. Poi ho vissuto per un anno e mezzo in Italia, dalle parti di Varese: è una corsa epica e non è un mistero la passione travolgente del pubblico italiano.

La crono è il suo punto debole: quella di Alicante alla Vuelta è stata per lui durissima, a 5’08” da Evenepoel
La crono è il suo punto debole: quella di Alicante alla Vuelta è stata per lui durissima, a 5’08” da Evenepoel
Su cosa devi migliorare nelle tre settimane?

Sto lavorando molto sulle cronometro e quest’anno si sono già visti i miglioramenti rispetto al 2021. Poi spero di avere un po’ più di fortuna, però già finire sia il Giro sia la Vuelta quest’anno mi ha dimostrato che riesco a tenere duro per tre settimane ed è una buona base di partenza. 

Ci racconti cosa passa nella testa di un corridore l’ultima tappa di un grande Giro?

La maggior parte dei grandi Giri che ho terminato finiva con una cronometro, come ad esempio a Verona. Arrivare all’Arena è stato qualcosa di magico, ma è stato speciale anche alla Vuelta arrivare nel cuore di Madrid e per una volta finire con una tappa in linea. Comunque, non importa come lo finisci, ma già solo tagliare il traguardo dell’ultima tappa ti regala emozioni uniche.

Hai una salita preferita?

Sulla strada per Gallarate c’è una salita, non molto conosciuta. Non so se il nome sia giusto, ma noi la chiamiamo il Betto. Ho migliorato molte volte il mio record su quelle strade, però se devo scegliere una cima epica, dico senza dubbio lo Stelvio. Ci ho fatto tantissimi ritiri ed è sempre un posto speciale. Arrivando dall’Australia, quando ti trovi di fronte una montagna così, resti a bocca aperta, poi si trova in un’area fantastica.

A che punto è il ciclismo nella Land Down Under?

In Australia il ciclismo non è lo sport più popolare perché deve sgomitare con tante discipline. C’è il rugby e poi, personalmente, sono cresciuto giocando a calcio australiano e sono arrivato un po’ più tardi alla bicicletta. Le vittorie dei nostri connazionali, come le ultime di Jai, stanno aiutando a far diffondere sempre di più il nostro sport, anche se non è facile fare breccia tra i giovani perché richiede tantissimi sacrifici e molto tempo lontano dalla propria famiglia e dagli affetti. Il gotha del ciclismo è in Europa, quindi lontano da casa, però difendere i colori di una squadra australiana nel WorldTour rende tutto ciò più speciale.

Negli ultimi anni, tanti specialisti delle corse a tappe stanno vincendo nelle classiche: Nibali, Pogacar, Roglic, Evenepol. Pensi anche tu di riuscire a dire la tua in una classica?

Non ho fatto tante Monumento in carriera sin qui (un Lombardia nel 2020 e una Liegi nel 2021, ndr) e mi piacerebbe farne molte di più. “Rogi” e “Pogi” sono dei fuoriclasse, credo che possano vincere su qualunque terreno

Nelle prossime settimane si scopriranno i percorsi delle diverse corse, ma tu hai già qualche idea per il 2023?

Non lo so ancora. Nei giorni scorsi a Torino abbiamo cominciato a fare le prime valutazioni, vediamo che cosa succederà. Sono arrivati tanti corridori interessanti in squadra, c’è stato un bel cambiamento ed è bello vedere facce nuove, soprattutto dopo questi ultimi due anni resi complicati dal Covid, che ad esempio lo scorso anno mi ha impedito di partecipare a questo camp.

Felice per l’amico Hindley: la sua vittoria in rosa è uno stimolo per lo stesso Hamilton
Felice per l’amico Hindley: la sua vittoria in rosa è uno stimolo per lo stesso Hamilton
In che cosa ti diletti quando non stai pedalando?

Ci sono dei campi di “pitch and patch” vicino a dove vivo, una sorta di golf. Quando torno a casa in Australia poi, ogni tanto gioco ancora a calcio australiano.

Quest’inverno che cosa farai per raggiungere il tuo “gemello” Hindley?

Proverò a farmi trovare pronto per l’inizio della stagione. Dicembre è sempre un mese delicato per trovare gli equilibri per l’anno successivo.