Mori 2022

Mori, qual è il segreto della “nuova” Uae?

02.04.2022
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Tadej Pogacar ma non solo. Le imprese dello sloveno non sono solamente frutto del suo immenso talento, ma vanno inquadrate nel contesto di una squadra, il Uae Team Emirates, che non è più un semplice corollario. L’andamento della prima fase stagionale dice anzi che la formazione degli Emirati ha un singolare primato: quello di avere il più alto numero di vincitori nel circuito. Si vince con Pogacar, certo, ma anche con tanti altri e ogni volta che ci si presenta al via, chiunque siano i selezionati si corre per vincere.

Sembrano così lontani i tempi del Tour 2020, il primo vinto dallo sloveno. Si disse allora che la grande impresa era stata tale perché Pogacar aveva vinto praticamente da solo, mandando in crisi la Jumbo Visma per superare alla fine Roglic. C’era del vero, ma forse si era esagerato e la disamina della prima parte di stagione, di quel primato importante non può che partire da allora. A farla è un uomo che da 5 anni vive la realtà del team, Manuele Mori prima corridore e ora nel gruppo dei diesse.

MOri 2019
Mori, empolese di 41 anni, ha chiuso la carriera nel 2019, dopo 16 anni fra i pro’
MOri 2019
Mori, empolese di 41 anni, ha chiuso la carriera nel 2019, dopo 16 anni fra i pro’
Allora, Manuele, la squadra attuale è figlia anche di quella controversa interpretazione del Tour?

Diciamo che su quel che è successo allora si è ragionato a lungo in seno alla squadra. Non va dimenticato, ad esempio, che a inizio Tour perdemmo Formolo che era una pedina fondamentale proprio per sostenere Tadej, inoltre pochi ricordano che la prima maglia gialla fu nostra, grazie a Kristoff. Si guardava all’esito delle tappe, ma nell’approccio alle salite Pogacar aveva sempre almeno un uomo con sé, l’imperativo era non strafare, riguadagnare quanto bastava per giocarsi tutto a cronometro. E’ chiaro però che da lì non ci si è fermati, ma si è ripartiti per fare una squadra molto più forte.

E’ pur vero però che dopo un anno e mezzo la situazione è profondamente cambiata…

Quando hai il numero 1 in assoluto può sembrare tutto facile e scontato, ma non è così. Matxin ha lavorato con grande attenzione, ha dato vita a una struttura che ha in Tadej l’elemento più importante, ma uno dei tanti. Mi spiego meglio: il principio alla base del team è che l’importante è che vinca il team. Ci sono quindi occasioni – e lo avete visto anche voi – nelle quali Pogacar si mette al servizio degli altri. Al Uae Tour, nell’ultimo giorno, Tadej stava correndo in supporto di Majka e Almeida, perché vincessero loro, poi l’attacco di Yates lo costrinse a rispondere in prima persona.

Di acquisti ne sono stati fatti molti.

Sono stati scelti corridori di spessore ma anche giovani di prospettive, perché non guardiamo al singolo anno, il nostro è un lavoro in proiezione futura. Ci permette di portare a ogni gara una squadra competitiva, sempre nell’ottica di correre per vincere, chiunque sia a farlo. Questo ha portato ogni corridore a far propria una condotta di gara aggressiva, non subiamo mai le iniziative altrui, che siano gare d’un giorno o corse a tappe.

Pogacar ha spesso affermato che “vincere aiuta a vincere”…

E’ una grande verità, si è visto dalla prima gara che le cose andavano bene e questo influisce sul morale, dà entusiasmo, consente ai giovani di crescere con calma, ad esempio Covi sul quale puntiamo moltissimo. Tutti devono avere i loro spazi: alla Sanremo Ulissi ha corso per Tadej all’approccio del Poggio, ma poi a Larciano ha finalizzato lui la corsa. Matxin ha lavorato per inserire i tasselli adatti a ogni situazione di corsa.

C’è una gara che può identificare al meglio questa filosofia di base?

La Vuelta a Murcia, dove ero proprio io in ammiraglia Uae: erano in 5, ma sembravano 8 per come coprivano ogni fase della gara, portando alla fine Covi al successo. Lì Trentin aveva ottime possibilità personali, eppure si è messo a tirare per Alessandro e le cose sono andate al meglio. Matteo era contentissimo e quel morale gli è servito successivamente in Belgio.

Soler Tirreno 2022
Per Marc Soler nuovo team e nuovo ruolo, ma verrà anche il suo momento
Soler Tirreno 2022
Per Marc Soler nuovo team e nuovo ruolo, ma verrà anche il suo momento
Anche dal punto di vista strategico però si lavora per essere competitivi in tutti i grandi giri considerando che Tadej più di due non può farne…

E’ il discorso che facevo prima nell’inserimento dei giusti tasselli. Joao Almeida è un leader nato per le grandi corse a tappe, ci consente di avere un’alternativa valida sia che Pogacar sia presente, sia che debba svolgere il ruolo di capitano unico come al prossimo Giro. Ricordando sempre che quel che conta è il Uae Team. Tadej lo sa bene, è sempre il primo a mettersi a disposizione e se la classifica, Dio non voglia, si dovesse mettere in un certo modo, darà volentieri una mano.

Finora hanno vinto in tanti. Da chi ti attendi uno squillo fra quelli che ancora non hanno potuto alzare le braccia?

Mi piacerebbe vedere Soler vittorioso, si è approcciato al suo nuovo team e nuovo ruolo con molta umiltà e disponibilità, ma ha già dimostrato di essere maturo per un successo e io penso che sia solo questione di tempo. Poi Ayuso naturalmente, ha un talento enorme, ma il tempo gioca decisamente a suo favore vista l’età ancora tanto giovane. In generale tutti i nuovi si sono integrati bene e stanno rendendo al meglio, però un ultimo pensiero vorrei dedicarlo a Majka, è stato davvero un piacere vederlo vincere all’ultima Vuelta, io c’ero e so che cosa significava per lui, lo ripagò del grande lavoro svolto al Tour. Vorrei che questi tre mi regalassero una gioia a breve, sarebbe davvero come se vincessi io.

Più tosti della neve. In UAE Emirates già mordono

01.04.2022
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«Come da programma, stamattina i ragazzi sono usciti in bici. E sì che io gli ho detto di partire un po’ più tardi, tanto più che il meteo era dato in miglioramento. Ma loro non ne hanno voluto sapere nonostante la neve. “Restiamo col programma originale”, mi hanno detto. E quando è così, capisci quanto sono motivati».

Spunta un pizzico d’orgoglio sul volto di Fabio Baldato quando gli abbiamo fatto notare che molti team hanno preferito restare al coperto sui rulli.

Il Giro delle Fiandre si apre ufficialmente 48 ore prima del via con le ricognizioni sul percorso. Un percorso insolitamente imbiancato. Qui in Belgio fa un freddo cane. Al mattino è anche nevicato. Ma i ragazzi della UAE Emirates non si sono tirati indietro.

Così si presentavano i muri fiamminghi questa mattina… La neve ha imbiancato le Fiandre
Così si presentavano i muri fiamminghi questa mattina… La neve ha imbiancato le Fiandre

Nuova sfida

In un moderno hotel di Waregem, Matteo Trentin, Fabio Baldato e Tadej Pogacar si concedono ai giornalisti, mentre fuori i meccanici ripuliscono le bici al freddo. E ogni tanto cade ancora qualche fiocco di neve, ma non attacca.

La prima cosa che ci viene in mente, ripensando alla ricognizione del mattino, tra l’altro fatta spingendo anche abbastanza, è che Pogacar oltre che un fuoriclasse è anche un gran lavoratore. E’ un corridore che si mette in gioco, che guarda avanti e ragiona a lungo termine.

Ci sono delle similitudini tra il sopralluogo di oggi e la crono iridata, sempre qui in Belgio. Era una crono piatta, sapeva che non avrebbe vinto contro specialisti quali Ganna, Kung o Van Aert, ma dopo Tour e Olimpiadi ha voluto partecipare lo stesso. Perché? Per essere preparato anche alle maxi crono pianeggianti, qualora un giorno gliene fosse toccata una in un grande Giro.

Oggi lo sloveno si è infilato i guanti (Trentin neanche quelli. Ha detto anche che non era poi così freddo), la maglia pesante e si è buttato sui muri e sotto la neve. Non ci ha pensato due volte. C’era una “lezione all’università” e lui non se l’è voluta perdere. E c’era anche il professore…

«Mi metto in gioco – ha detto Tadej in conferenza stampa -. Per me il Fiandre è una nuova sfida, vediamo cosa succederà. So di non avere esperienza, ma ci proviamo.

«Vincere? Ci sono tanti che possono vincere. Io proverò a dare il massimo, sapendo che potrebbe non bastare perché ci sono i muri, il pavé e non sai mai cosa ti potrebbe capitare in una corsa così. Le prime sensazioni sono state buone. E’ bello pedalare qui, ma la gara è un altra cosa. Per fortuna che con me c’è Matteo».

Capitano in gruppo

Trentin è seduto al suo fianco. Il trentino ha il taping sul collo. Si porta dietro ancora i segni della gran botta presa nella caduta alla Parigi-Nizza. 

«Ho ancora dolori a queste fasce muscolari – mentre le indica passandocisi un braccio – e la bici di certo non è la miglior medicina visto che col collo sei sempre teso in avanti. Però ogni giorno miglioro un po’.

«Come vedo Tadej? Bene, questo ragazzo dove lo metti sta! Non ha troppa esperienza ed è vero: alla Dwars door Vlaanderen più di qualche volta è stato costretto a risalire. Sicuramente sprecherà un po’ di più degli altri. Fosse rimasto dietro in una cote della Liegi non avrebbe avuto problemi a risalire. Qui invece, anche se hai la gamba, non è detto che tu possa riuscirci. E poi è bello che un corridore del suo calibro si metta in gioco in questo genere di corse. E’ un vero bene per il ciclismo».

«La Jumbo Visma è la più forte –  ha aggiunto poi Trentin – con o senza Van Aert (che ufficialmente ancora non ha alzato bandiera bianca, ndr). Hanno Benoot e altri che possono fare bene. E poi c’è la Alpecin con Van der Poel…».

In primo piano le bici appena lavate di Trentin e Pogacar, entrambi hanno provato con ruote da 45 mm
In primo piano le bici appena lavate di Trentin e Pogacar, entrambi hanno provato con ruote da 45 mm

Corsa più aperta?

Alla vittoria, ancora una volta, ci credono eccome in casa UAE Emirates. Ci crede Baldato che vede nei suoi ragazzi quella grande determinazione di cui dicevamo all’inizio. 

«Noi partiamo sempre per vincere. Tadej può farcela. E’ un campione. Ho la fortuna di avere in squadra Matteo Trentin, che è un vero direttore in corsa. Vediamo di guidarlo bene con lui. Matteo stesso sta migliorando e anche oggi ho visto che ha fatto un piccolo step».

Il ruolo di Trentin resta cruciale in UAE Emirates e Baldato lo sa bene. Non sembra pretattica. Semmai si sarebbe dovuto fare il contrario per sgravare Pogacar che ha già tante pressioni di suo.

«La corsa forse senza Van Aert sarebbe un po’ più aperta – ha aggiunto in un secondo momento Baldato – io spero che i miei ragazzi siano davanti quando il gruppo si assottiglierà, quando resteranno in 30 e magari possano cogliere il momento buono. La Jumbo-Visma resta la squadra più forte. Benoot forse ha qualcosa in più di Laporte, ma Laporte è più veloce in caso di arrivo ristretto».

Il diesse, che al Fiandre fu due volte secondo (1996, 1995) però sembra molto più concentrato sui suoi. Il Fiandre con Pogacar leader è una sfida nuova anche per lui.

«Sono orgoglioso di guidare questi ragazzi. Ragazzi che hanno voglia e mentalità vincente… come uscire sotto la neve».

Slovenia Green Gourmet Route, in bici tra sapori e natura

25.03.2022
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Già nominata Regione Gastronomica Europea nel 2021. La Slovenia con la Green Gourmet Route esprime pienamente il concetto di sostenibilità, tra cicloturismo e tappe gastronomiche nel Cuore Verde d’Europa: un percorso ciclabile assolutamente nuovo. Un mix capace di unire avventura, cultura, relax, paesaggi mozzafiato e piaceri per il palato in un tour di scoperta lenta del territorio.

Undici giorni di viaggio, per attraversare il territorio da un capo all’altro, passando unicamente per le splendide destinazioni certificate Slovenia Green. Standard di sostenibilità elevati e soste culinarie ricche di sapori, il tutto a marchio Slovenia Green Cuisine. 

Nell’itinerario sono presenti passaggi in città storiche e importanti della Slovenia antica
Nell’itinerario sono presenti passaggi in città storiche e importanti della Slovenia antica

Il percorso 

Un viaggio dei sensi, incentrato sul cicloturismo, che si dirama su strade secondarie tra emozionanti scorci, località pittoresche, castelli, vigneti e boschi aromatici, imponenti montagne, colline, laghi e splendide sorgenti termali. 

La Route si snoda in territorio sloveno partendo dalla capitale, Lubiana, città dall’eleganza mitteleuropea. In bicicletta si viaggia in direzione della Valle dell’Isonzo guidati dal fiume color smeraldo, gioiello incorniciato dalle Alpi Giulie. Si prosegue verso Brda, caratteristica regione viticola tra le Alpi e il Mediterraneo e poi, in direzione di Nova Gorica e la Valle del Vipava. Ci si muove nell’incantevole regione del Carso, silenzioso mondo delle meraviglie sotterranee e dei fenomeni naturali. 

E ancora, Sevnica, città del Posavje, dove visitare il castello e il vigneto di Franconia Blu. Podčetrtek e Rogaška Slatina con acque termali uniche e benefiche. Ptuj la città più antica della Slovenia, famosa per il carnevale, fino a Maribor, la capitale della Stiria attraversata dalla Drava. Un percorso variegato in grado di far assaggiare al cicloturista in pochi giorni l’essenza della Slovenia e del suo territorio. 

Il viaggio gourmet è rivolto nel portare il ciclista ad assaporare la gastronomia slovena
Il viaggio gourmet è rivolto nel portare il ciclista ad assaporare la gastronomia slovena

Viaggio nel gusto

Regione Gastronomica Europea nel 2021, la Slovenia offre un panorama culinario vario, ricco di prelibatezze e pietanze locali. La Green Gourmet Route prevede soste gourmet, per un’esperienza di gusto unica e intensa, accompagnata dai migliori vini naturali delle zone viticole, dal miele ai prodotti dell’apicoltura, da filiere corte e stagionali. 

Prodotti a Km0, piccoli produttori e artigiani del gusto, ma anche ben sei ristoranti stellati Michelin, per la gioia dei palati più fini. Il tutto rigorosamente certificato, con il sigillo di sostenibilità, che si ottiene per l’utilizzo delle materie prime, il rispetto del territorio e della biodiversità, ma anche per la gestione green degli scarti, ridotti al minimo e smaltiti in modo ecologico.

Paesaggi caratteristici con terrazze naturali a pochi passi dai tratti dedicati alle due ruote
Paesaggi caratteristici con terrazze naturali a pochi passi dai tratti dedicati alle due ruote

Ciclisti per natura

La Slovenia ha un legame profondo con la bicicletta: lo dimostrano gli astri sportivi, Tadej Pogacar e Primoz Roglic, entrambi ambasciatori del turismo sloveno. Oltre ai due campioni del ciclismo mondiale, a valorizzare il tutto ci sarà la diciannovesima tappa del Giro d’Italia in territorio sloveno prevista anche in questo 2022. 

Per la sua varietà paesaggistica la Slovenia è una meta molto amata da chi pratica il ciclismo su strada, infatti nel Cuore Verde d’Europa il cicloturismo è adatto a tutti, dai biker più esperti alle famiglie, a chi semplicemente, desidera scoprire il territorio con un approccio verde e rilassante. In ogni stagione e per ogni tipologia di amatore della bicicletta, la Slovenia offre piste ciclabili, bike park o percorsi gourmet.

Slovenia sempre più presente nel ciclismo, anche quest’anno ospiterà la 19° tappa del Giro d’Italia
Slovenia sempre più presente nel ciclismo, anche quest’anno ospiterà la 19° tappa del Giro d’Italia

Sport e Slovenia

Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Matej Mohoric e molti altri sono i nomi sloveni del mondo dello sport che vincono titoli e medaglie di importanza mondiale. E’ infatti difficile trovare un paese che combini risultati così importanti in un’area tanto piccola. 

La Slovenia è un vero crocevia tra il mondo alpino, mediterraneo, carsico e pannonico. Le distanze sono relativamente brevi, nello stesso giorno si può passare dall’essere sulle Alpi e al mare. Un altro aspetto importante che valorizza questa terra sono i centri sportivi specializzati. Questi sono collegati con le destinazioni turistiche e con i centri termali, che mettono a disposizione degli atleti centri medici specializzati con programmi specifici.

Il popolo sloveno è la dimostrazione che la pratica sportiva è entrata a far parte dell’educazione. Due terzi della popolazione fa sport a livello dilettantistico. Le attività più popolari sono l’escursionismo, il ciclismo, la corsa e lo sci in inverno, per un totale di circa 7.000 atleti iscritti nelle varie categorie. Dallo scorso anno, il 23 settembre la Slovenia celebra anche la Giornata dello sport sloveno.

GreenGourmetRoute

Soler e Pogacar: un binomio vincente fin da subito

22.03.2022
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Una frase di Marc Soler al termine di una tappa della Tirreno-Adriatico, vinta dal suo compagno Pogacar, ha acceso il nostro interesse. Lo spagnolo ha detto che lavorare per Pogacar è facile e che è contento di essere alla UAE Team Emirates. Incuriositi da queste parole abbiamo chiesto a Matxin, team manager della UAE, come sono andati i primi mesi di Marc Soler accanto a Tadej. 

Matxin e Soler si conoscono da molti anni, da quando Marc vinse il Tour de l’Avenir nel 2015
Matxin e Soler si conoscono da molti anni, da quando Marc vinse il Tour de l’Avenir nel 2015

Un lungo corteggiamento

Uno scudiero accanto al principe sloveno, questa è la descrizione pensata dopo l’approdo di Soler alla corte di Matxin. Ma l’interesse per il corridore spagnolo parte da lontano…

«Non c’è stato un vero e proprio primo contatto per portarlo qui – dice Matxin – io Marc lo conosco da quando correva nei dilettanti e vinse il Tour de l’Avenir (nel 2015, ndr). L’ho sempre ritenuto un corridore forte, tant’è che ho provato a portarlo da me già anni fa, ma senza riuscirci».

Soler è stato fondamentale per la conquista della Tirreno da parte di Pogacar, soprattutto nelle tappe di Bellante e del Carpegna
Soler è stato fondamentale per la conquista della Tirreno da parte di Pogacar

Accanto da subito

Nella conferenza stampa di presentazione si era parlato di cercare un feeling con Pogacar, provando ad entrare subito in sintonia.

«Marc e Tadej – riprende il team manager – si sono ritrovati in stanza insieme fin dal primo ritiro. E’ stata una mia decisione, volta a farli conoscere e metterli subito in contatto. Dovranno stare parecchio vicini nel corso della stagione. I due si sono subito trovati bene insieme, me lo ha detto lo stesso Marc. Non è difficile stare accanto a Pogacar, anzi direi che è molto facile, lui ha un carattere gentile e molto umile che ti mette una gran voglia di lavorare con lui e per lui».

Non mancheranno le occasioni per cercare il successo personale, ora è al Catalunya dove ha chiuso la prima tappa al 30ª posto
Non mancheranno le occasioni per cercare il successo personale, ora è al Catalunya

Ad ognuno i suoi spazi

Per Marc però non mancheranno le occasioni per mettersi in mostra e provare a fare risultato. In questi giorni correrà la Volta Ciclista a Catalunya provando a prendersi un po’ di spazio.

«Lo si era già detto nella conferenza stampa di inizio stagione – prosegue Matxin con voce viva – per Marc ci saranno anche le occasioni per provare a vincere. La nostra filosofia di squadra è differente, siamo consapevoli delle qualità di Tadej, ma non per questo lui è il nostro unico capitano. Il trattamento in squadra deve essere uguale per tutti, dal primo al migliore, non dico ultimo perché qui non c’è una gerarchia.

«La nostra è una filosofia che paga – riattacca immediatamente – considerate che abbiamo ottenuto 20 vittorie con 9 corridori diversi fino a questo momento. Il programma per Marc prevedeva di fare la Parigi-Nizza da protagonista (corsa che ha già vinto nel 2018, ndr). Tuttavia lui stesso ci ha detto che avrebbe preferito fare la Tirreno accanto a Tadej per aiutarlo a conquistare uno dei primi obiettivi della stagione».

L’arrivo di Soler è un rinforzo importante in vista della prossima sfida del Tour
L’arrivo di Soler è un rinforzo importante in vista della prossima sfida del Tour

Spalle larghe

L’arrivo in squadra di un corridore come Soler è legato anche al fatto di avere un maggior supporto durante il Tour de France. La UAE negli anni ha subìto qualche critica per il poco supporto fornito a Pogacar.

«Sinceramente – dice Matxin – non ho mai dato peso alle critiche, che poi non le chiamerei così, sono opinioni ed ognuno ha la sua. Come si dice nel calcio: “Ogni volta che gioca la nazionale siamo tutti cittì”, questa cosa vale anche nel ciclismo. Soler è un corridore di grande esperienza e con una grande capacità di lettura della corsa. Nella squadra non abbiamo solo lui, ma il suo arrivo ci ha permesso di aggiungere un tassello importante al nostro puzzle».

«In Spagna un corridore come Marc lo definiamo come “talante” ovvero un mix di talento e carattere. Lui, di entrambe le cose ne ha da vendere e questo mi piace molto. E’ un corridore che non teme le sfide anzi, lo esaltano».

Pogacar Belgio 2022

Pogacar fa “mea culpa” e pensa già alle altre classiche

20.03.2022
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Seduto sugli scalini del suo bus, con gli occhi rossi, ma il suo solito sorriso sbarazzino, Tadej Pogacar racconta la sua Sanremo. L’epilogo a ruota del connazionale Mohoric, le sue sensazioni, la folle discesa, le altre classiche in arrivo e persino i suoi errori…

Sì, avete capito bene: errori. Anche Tadej Pogacar sbaglia. E forse lo si ama anche un po’ di più per questo. Lo sloveno racconta tutto con una lucidità pazzesca.

Pogacar è scattato tre volte sul Poggio, più una quarta per chiudere su Kragh Andersen
Pogacar è scattato tre volte sul Poggio, più una quarta per chiudere su Kragh Andersen

“Mea culpa”

La sua analisi non fa una piega. Sapeva di essere super marcato e che oggettivamente non era facile scappare via sul Poggio, come sul Carpegna o forse sarebbe meglio dire come a Bellante nella recente Tirreno. Altra salita e altri avversari.

«Sapete – dice Pogacar – quando ci si controlla a vicenda, ci si annulla anche a vicenda. E’ stata una marcatura stretta.

«Il nostro piano era quello, ma in realtà ho sbagliato. Ho attaccato troppo presto. C’era vento contrario. E’ stato un errore e adesso non posso rimediare. Ho provato altre due volte spingendo forte per davvero, ma sono stati tutti troppo bravi oggi».

Il corridore del UAE Team Emirates avrà pure sbagliato, però ha ben impresso ogni momento della corsa. Aveva tutto sotto controllo e lo si capisce anche da come racconta. E anche la doppia sosta in fondo al Turchino, da molti interpretata come un segno di giornata no, ne è un esempio. Lui invece si stava spogliando nel momento giusto. Quando ancora la corsa non era esplosa. Prima una sosta fisiologica e poi quella dell’abbigliamento.

«Alla fine con me in fondo al Poggio c’erano tutti i velocisti, non che io vada male in volata ma…», come a dire se c’erano loro, come potevo fare la differenza io? Sono contento della mia prestazione e del mio quinto posto».

Lo sloveno ha imboccato davanti la discesa del Poggio. Poco dopo è piombato Mohoric, arrivato sul drappello di testa allo scollinamento
Lo sloveno ha imboccato davanti la discesa del Poggio. Poco dopo è piombato Mohoric, arrivato sul drappello di testa allo scollinamento

Follia Mohoric 

Dallo scollinamento del Poggio a Via Roma è stato tutto un tumulto. Un soffio, un brivido… Un brivido anche per Pogacar che ha visto in prima persona i rischi presi dal connazionale Mohoric.

«Non ho mai pensato di andare dietro a lui – riprende Pogacar – Matej mi ha sorpassato in discesa e ho visto subito che ha preso davvero tanti rischi. Ad inizio gara mi aveva detto di non seguirlo giù dal Poggio perché aveva questo reggisella particolare! Alla prima curva mi ha superato e ho notato che era già con la sella più bassa. Un qualcosa che ha fatto la differenza. E capisci perché i downhiller lo usano. Ho visto che all’ingresso del secondo tornante è uscito fuori strada sulla sinistra. E’ stato pazzesco!».

«Mi sono detto: non posso seguirlo e ho pensato che potevano lavorare anche gli altri ragazzi. C’erano corridori più veloci dietro di me, quindi non avevo niente da perdere. In quel momento non spettava a me fare qualcosa: dovevo solo salvare le gambe il più possibile».

Alla vigilia, la UAE aveva dichiarato di fare corsa dura. Con Tadej anche le altre classiche probabilmente saranno interpretate così
Alla vigilia, la UAE aveva dichiarato di fare corsa dura. Con Tadej anche le altre classiche probabilmente saranno interpretate così

Sanremo mon amour

«Se tornerò alla Sanremo? È possibile, sì – conclude Pogacar – Due anni fa ho fatto questa gara per la prima volta e mi dissi che poi non era così brutta, credevo fosse noiosa. Da oggi (ieri per chi legge, ndr) penso che sia una delle più belle».

Insomma tutti pronti a divertirsi con Pogacar in corsa. I suoi scatti, le sue azioni. Adesso si entra nel vivo delle classiche. Lo sloveno sarà presente quasi in tutte. Ardenne, chiaramente, ma anche Giro delle Fiandre.

«Adesso ho bisogno di tre giorni senza bici! Voglio divertirmi un po’ e poi penserò alle altre classiche. Sta arrivando un mese divertente».

In casa UAE? Per Formolo tutto secondo programma

19.03.2022
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E’ il momento. Uno sguardo e si va tirare. Il UAE Team Emirates decide che è ora di prendere in mano la Milano-Sanremo e di dare a tutti le “legnate” promesse. Siamo sulla Cipressa e Tadej Pogacar deve accendere i motori. Polanc sta tirando già da un po’. Il gruppo si assottiglia, ma Tadej, che intanto beve alla borraccia, con un gesto dice che non è abbastanza. E così entra in scena Davide Formolo, amico e scudiero di tante battaglie.

Davide Formolo (classe 1992) dopo la corsa. Grande stanchezza, ma anche tanta soddisfazione per il lavoro svolto
Davide Formolo (classe 1992) dopo la corsa. Grande stanchezza, ma anche tanta soddisfazione per il lavoro svolto

Ecco Formolo

“Roccia” si mette giù a testa a bassa. Rapporto monster e menate potenti. Quello sguardo con Tadej dice tutto. Dice che c’è voglia di provare, di mantenere le promesse fatte tra compagni di squadra e, se vogliamo, anche con i tifosi.

«Giornata lunga oggi – dice Formolo nel retro del bus con il mare alle spalle – Cosa c’era in quello sguardo? In quel momento stava tirando Polanc, ma volevamo fare l’andatura un po’ più forte perché non riusciamo a fare selezione che volevamo. Allora sono passato io in testa e ho accelerato ancora.

«Abbiamo fatto una bella selezione, dai. Abbiamo portato Tadej a giocarsi tutto sul Poggio. Penso che non sia mai successo che venti leader da soli, o quasi, imboccassero il Poggio tutti insieme».

Per “Roccia” un super forcing da metà Cipressa all’imbocca del Poggio
Per “Roccia” un super forcing da metà Cipressa all’imbocca del Poggio

Tutto secondo programma

La UAE voleva corsa dura. E si sapeva. Senza Trentin, Gaviria e con Pogacar capitano era più che scontato sferrare l’attacco in anticipo.

«Le cose sono andata abbastanza come volevamo – riprende Formolo – alla fine ci aspettavamo una corsa dura. Volevamo correre così e rendere tosta la Cipressa. Volevamo isolare qualche corridore veloce e mettere un po’ di fatica nelle gambe degli altri.

«Era anche in programma che tirassi tra Cipressa e Poggio, magari con qualche altro compagno, quello sì. Ma ci è andata bene lo stesso, non credo sarebbe cambiato poi tanto. Anche oggi abbiamo dimostrato di essere un bel gruppo, una squadra forte e siamo riusciti a mettere il capitano nel posto giusto».

«Sappiamo che la Milano-Sanremo è una corsa di 300 chilometri che si decide in quattro chilometri, il Poggio solitamente. Ebbene abbiamo cercato di aprire quei quattro chilometri a 15 chilometri dalla Cipressa. E’ lì che è cambiato il ritmo. 

«Abbiamo visto che anche altre squadre quest’anno non portavano tanti velocisti, perché sapevano che noi avremmo fatto la corsa dura. E così è andata. Perciò non è stato neanche così scontato fare la selezione che comunque siamo riusciti a fare».

La UAE Team Emirates ha fatto quadrato intorno al suo capitano per tutta la gara
La UAE Team Emirates ha fatto quadrato intorno al suo capitano per tutta la gara

Ce la può fare

E Tadej come stava? Può davvero vincerla un giorno la Sanremo o forse è un po’ troppo veloce per lui? 

«Certo che la può vincere – riprende Formolo – non è facile però. Soprattutto quando tutti sanno che un corridore attraversa un periodo di forma eccezionale come lui. A Tadej non gli lasciavano un metro di spazio».

Formolo parla di un Pogacar marcatissimo, specie dopo essere arrivati in Riviera. Ulissi, Covi, Troia e tutti gli altri lo hanno sempre circondato bene. Lo hanno mantenuto nelle posizioni avanzate pur senza prendere vento. E anche per questo nello staff del UAE Team Emirates c’è una generale soddisfazione: sono contenti di questa quinta piazza.

Stavolta era diverso dalle altre volte. Stavolta lo sloveno era su un terreno a lui poco congeniale e con tutti gli occhi puntati addosso. Pogacar e la UAE quello che dovevano fare l’hanno fatto. Anche Andrej Hauptman, il diesse che segue Tadej, era contento dell’esperienza fatta.

 «Magari – dice il tecnico sloveno – tre, quattro scatti sul Poggio sono troppi, ma va bene così. E’ tutta esperienza e poi lo stiamo dicendo adesso, a mente fredda tra i bus. Mi tengo la prestazione di Pogacar e del team. E poi così marcato, con tutti che ti aspettano è ancora più difficile staccare tutti».

Un bravissimo Diego Ulissi taglia il traguardo 1’09” dopo il vincitore. E’ stato lui a lanciare Pogacar sul Poggio
Un bravissimo Ulissi taglia il traguardo 1’09” dopo il vincitore. E’ stato lui a lanciare Pogacar sul Poggio

Nessun rimpianto

E a proposito di prestazione del team, quello di Formolo è un vero numero. Roccia ha tirato per 17 chilometri al massimo. Salita, discesa e pianura. E lo ha fatto dando fondo ad ogni briciolo di energia. Tanto che lo aspettavamo dopo il traguardo e invece all’imbocco del Poggio ha tirato dritto sull’Aurelia ed è arrivato direttamente ai bus.

«Ho fatto un bel lavoro dai – conclude il veronese – quando riesci a fare un lavoro del genere ti rendi conto di aver fatto un qualcosa d’importante. Ed è una bellissima soddisfazione per me. Abbiamo in squadra secondo me, anzi non secondo me ma perché è un dato oggettivo, il più forte corridore al mondo e si merita di essere messo nelle condizioni giuste.

«La mia vittoria oggi era riuscire a fare questo lavoro».

Nessun rimpianto quindi in casa UAE Team Emirates. Vincere non era facile. C’è la soddisfazione di aver fatto divertire il pubblico. E di aver fatto fare un’esperienza in più a Pogacar.

Pogacar e Dmt: c’è l’accordo fino al 2027

19.03.2022
3 min
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Tadej Pogacar e Dmt rinnovano oggi, in occasione della Milano-Sanremo, prima grande Classica della stagione, il proprio e “fruttuoso” accordo di collaborazione. Un “deal” importante, considerando la scadenza di questa partnership di sponsorizzazione che le parti hanno fissato, pensate, al 2027! Ancora 5 anni di contratto e di sviluppo del prodotto attendono dunque il campione sloveno, che con le calzature Dmt ha già fissato nel proprio albo d’oro ben due Tour de France, oltre a Classiche Monumento del calibro di Lombardia e Liegi Bastogne Liegi. E la strada da percorrere, in termini di successi prestigiosi, immaginiamo, sarà ancora molto, ma molto lunga…

Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027
Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027

Lo sviluppo del prodotto

La collaborazione sportiva tra il brand calzaturiero di Bonferraro di Sorgà (Verona) ed il grandissimo campione sloveno si è avviata nel 2019. Partita come una vera e propria scommessa, la partnership si è rivelata da subito vincente. Nel 2020 Pogacar ha conquistato il suo primo Tour de France a soli 20 anni, lo ricordiamo tutti, con quella crono il penultimo giorno di gara dove ha letteralmente strappato la maglia Gialla al connazionale Primoz Roglic. Dopo un brillante bis in occasione del Tour 2021, oltre alle già citate vittorie nelle “Monumento” Liegi-Bastogne-Liegi e Lombardia, non va dimenticato che Pogacar con Dmt ha lasciato il segno anche alla Tirreno Adriatico e all’UAE Tour (entrambe le due brevi corse a tappe WorldTour sono state “centrate” sia nel 2021 che nel 2022).

«Siamo estremamente orgogliosi ed entusiasti – hanno dichiarato Federico e Philippe Zecchetto, i proprietari del Gruppo Zecchetto al quale il brand Dmt fa parte – di poter annunciare il rinnovo fino al 2027 di questo importantissimo accordo di sponsorizzazione con quello che tutti consideriamo il corridore più forte al mondo. Questa è una relazione sportiva unica, siglata da un giovane campione che si affida ad un brand che con lui non vuole porsi alcun limite in termini di successi e di sviluppo dei prodotti futuri».

Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento”
Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento”

Il modello preferito? KRSL 

In questi primi anni con Dmt, Tadej Pogacar ha optato per il comfort, il design e per la scelta future-vintage dei… lacci. E indossando il modello KRSL lo sloveno non ha davvero posto alcun limite ai propri sogni di gloria…

Questa specifica calzatura Dmt si caratterizza per essere una scarpa estremamente leggera (appena 205 grammi nella misura 42, la regolabilità dei tacchetti anteriore e posteriore di 8mm…) merito della tomaia ultraleggera e “mono-pezzo” senza cuciture in 3D Engineered Knit – una vera e propria “specialità della casa” in Dmt – della suola anatomica realizzata in fibra di carbonio SL con spessore variabile e delle strutture in maglia estremamente traspiranti a garanzia sia dell’eliminazione dei punti di pressione quanto di un comfort davvero elevatissimo.

Dmt

Borgia: supremazia Tadej e senso d’impotenza auto acquisito

18.03.2022
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Quando Tadej Pogacar attacca non demolisce solo le gambe degli avversari ma anche i loro animi. E quando si parla di animi, di mente e di psicologia entra in pista Elisabetta Borgia, appunto psicologa dello sport nella fila della Federazione e della Trek-Segafredo.

La supremazia dimostrata dallo sloveno in questi pochi anni da professionista, la continuità di questo dominio e la tipologia delle sue azioni, fanno spesso pensare agli altri corridori che si corra per il secondo posto. In tal caso come si trovano gli stimoli? Sarà vero che si è portati a mollare?

Elisabetta Borgia è psicologa dello sport. Lavora con la Trek-Segafredo e la Federciclismo
Elisabetta Borgia è psicologa dello sport. Lavora con la Trek-Segafredo e la Federciclismo

Senso d’impotenza 

«Le prestazioni di Pogacar – spiega la Borgia – degli ultimi anni sono di altissimo livello, difficilmente contenibili. E questo tende ad avvilire i suoi avversari. Però è umano anche lui. Tadej è riuscito a infondere quello che in psicologia è chiamato “senso d’impotenza auto acquisito”. Tradotto: se quello scatto lo fa un altro corridore, gli altri proverebbero a seguirlo, si staccherebbero lo stesso, ma insisterebbero un po’ di più».

«Se tu provi a contrastare un avversario e il tuo tentativo è sempre stato fallimentare ad un certo punto quando lui si muove tu cerchi di risparmiare energie, ti tiri indietro in qualche modo. Okay, in questo momento Pogacar è “over the top”: un giorno però anche lui non sarà al massimo ma gli altri saranno meno determinati».

Dopo la Strade Bianche Valverde (secondo) ha abbracciato Pogacar: «Con una superiorità così, c’è poco da fare»
Dopo la Strade Bianche Valverde (secondo) ha abbracciato Pogacar: «Con una superiorità così, c’è poco da fare»

Ma Tadej è umano

In questo ultimo passaggio viene in mente la tappa del Ventoux dello scorso anno. Pogacar sicuro di sé attacca, ma non fa il solito vuoto. Vingegaard lo rintuzza e addirittura lo stacca. Roba di una manciata di secondi, nulla più, però quell’azione dimostrò che Pogacar era umano, che era battibile.

«Spesso si parte con la classifica disegnata in anticipo. La tua mente è razionale e sa che lui è più forte. Dici a te stesso che parti per il secondo posto e parti con una convinzione diversa. Il senso di auto efficacia (di cui abbiamo parlato più volte, ndr) si basa sulle esperienze precedenti, siano esse nel bene che nel male, e se un corridore contro di lui più volte le ha prese, alla fine s’innesca questo meccanismo difensivo».

E torniamo quindi al discorso di prima: perché devo distruggermi per seguirlo e poi essere anche staccato?

Vingegaard “stacca” Pogacar sul Ventoux, uno dei pochissimi momenti di difficoltà dello sloveno
Vingegaard “stacca” Pogacar sul Ventoux, uno dei pochissimi momenti di difficoltà dello sloveno

Azzerare la memoria

E allora viene da chiedersi come si possa superare, se non Pogacar, questo ostacolo mentale, quindi se stessi. Come ci si può trarre d’impaccio da una situazione di inferiorità psicologica.

«Il momento per fare dei cambiamenti è il presente. E’ da lì che costruisci il futuro. Il passato… è passato. Io dico sempre ai miei atleti: partite in gara con la memoria azzerata, specialmente se il momento che state attraversando non è di quelli super.

«Quando vai alle gare senza quella motivazione del tipo “spacco il mondo” è un po’ come boicottarsi in anticipo. Stiamo nel presente e tiriamo fuori il 100%, poi quello che si fa… si fa. Bisogna lasciare fuori quel che è successo in precedenza perché ci condiziona».

Non solo nello sport, nella società attuale troppo spesso non si vive il presente e la realtà. Imparare a farlo è un qualcosa che si allena
Nella società attuale troppo spesso non si vive il presente e la realtà. Imparare a farlo è un qualcosa che si allena

Vivere il presente

Un processo mentale affatto scontato, però. Non è facile mettere tutto da parte in un solo colpo. E la Borgia lo sa bene.

«Ci si riesce – spiega la Borgia – nel momento in cui mi focalizzo sul presente. E questo “focus”, chiamiamolo così, si può allenare. Nella nostra società siamo iper proiettati verso il futuro: siamo qui, ma con la mente siamo già verso quel che sarà. Progettiamo, siamo proiettati verso un tempo diverso.

«Dobbiamo allenarci nella vita quotidiana a vivere il presente, il momento. Sono a colazione, mi concentro sul latte e il caffè, e non sto lì col telefono in mano. Mi alleno, penso all’allenamento. Penso a ciò che faccio: questo è vivere il presente. E quando ho acquisito questo giusto processo mentale poi è più facile anche in gara attivarlo. E’ più facile azzerare la memoria».

«E questo modo di ragionare è ancora più importante in una corsa a tappe. Come ti comporti giorno dopo giorno. E’ tutto un archiviare e ripartire senza memoria. E se poi il periodo è di quelli super è chiaro che ti gasi, che interiorizzi il tutto. Ed è quello che sta vivendo Pogacar. Ormai ha delle certezze acquisite. E valle a minare quelle certezze».