Mathieu Van der Poel ha scelto la Strade Bianche per il debutto 2023 su strada. E’ passato poco più di un mese dal mondiale di Hoogerheide, dopo il quale l’olandese ha messo via la bici da cross ed è tornato sull’asfalto. Non è riuscito neppure a godersi la maglia iridata, dato che al mondiale ha chiuso la stagione offroad. C’è di buono, in questa breve fase di ricondizionamento, che le cose sono andate lisce. Né un’influenza, né un mal di schiena.
«La preparazione è stata impeccabile – ha detto alla vigilia della Strade Bianche, in una serie di dichiarazioni diffuse dal suo team – se così si può dire. Sono stato in grado di fare tutto come volevo, quindi sono molto contento di questo».
Il trenino Alpecin ha percorso il finale della Strade Bianche (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)Il trenino Alpecin ha percorso il finale della Strade Bianche (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)
Il ricordo più bello
In Piazza del Campo lo hanno accolto e circondato (foto Het Nieuwsblad in apertura). Succede quando il centro di Siena è pieno di cicloturisti del Nord Europa e tu sei quello che la Strade Bianche l’ha dominata due anni fa con una sparata terrificante in faccia a Bernal e Alaphilippe.
«La Strade Bianche – ha detto – è molto importante per me. E’ una gara che ha qualcosa di magico. Una volta l’ho vinta, una volta sono andato malissimo (il riferimento è all’edizione estiva del 2020, quando arrivò a 10 minuti dal vincitore, ndr). Non vedo l’ora di iniziare qui. La mia vittoria alla Strade Bianche è stata una delle migliori su strada. Nel gruppo di testa c’erano campioni dai nomi altisonanti. Percorrere l’ultima salita con Alaphilippe e Bernal è stato molto bello. Mi piace sempre tornare in un posto dove ho vinto».
La base della Alpecin-Deceuninck per la Strade Bianche (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)La base della Alpecin-Deceuninck per la Strade Bianche (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)
La prima gara
Attaccò con la violenza di un tornado e Alaphilippe, dietro con la maglia iridata, non trovò neppure la forza per guardarlo, tanta fu la veemenza del suo scatto. Forse allora qualcuno lo sottovalutò e gli permise di sparare le sue cartucce, magari oggi non sarà lo stesso. Ad accrescere il tasso di incertezza c’è il fatto che una corsa così al debutto potrebbe risultare indigesta.
«Sulla strada – ha spiegato Van der Poel – c’è pochissima ghiaia, sembra quasi un asfalto in cattivo stato. Negli ultimi giorni ha piovuto, per cui non troveremo sassi. Lo scenario di gara è difficile da prevedere, possono succedere centinaia di cose. E’ la mia prima corsa e di solito ho bisogno di farne qualcuna di più per raggiungere il livello migliore. Ma mi sono allenato bene, spero di essere competitivo. Anche se di solito ho bisogno di un po’ di rodaggio per stare davvero bene».
Van der Poel ha studiato attentamente il percorso (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)Van der Poel ha studiato attentamente il percorso (foto Facebook/Alpecin-Deceuninck)
Senza riferimenti
L’assenza dei grossi nomi paradossalmente rende la corsa più aperta e quindi meno facile da controllare. Mancano Van Aert e Pogacar, due su cui si poteva costruire una tattica.
«Rimane una gara difficile – ha spiegato ieri Van der Poel – ma senza quei due, le cose cambiano. Se ci fossero stati, sarebbe bastato stare con loro. Con la forma di adesso, Pogacar sarebbe potuto partire da lontano, invece così ci sarà da guardare tutti. Il fatto che la mia squadra non abbia ancora vinto non mi mette pressione. Almeno questo è un problema che non ho mai avuto».
Il ciclismo non è uno sport per tutti e non lo è mai stato. Solo in un certo periodo, breve nel quadro complessivo ma che parve eterno, alcuni imbonitori persuasero anche atleti senza mezzi ad acquisirli in modo alternativo.
Nacque un ciclismo con differenti velocità e periodi blindati. Si andava forte per un arco limitato di settimane e ogni periodo aveva i suoi vincitori. Sembra passato un secolo. E se oggi Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel possono vincere in corse fuori stagione rispetto ai loro obiettivi è perché le qualità dei grandi corridori vengono fuori come quando si sfidavano da ragazzini e il più forte vinceva sempre.
Vingegaard ha aperto la stagione al Gran Camino, vincendo le tre tappe e la classifica finaleVingegaard ha aperto la stagione al Gran Camino, vincendo le tre tappe e la classifica finale
L’esempio di Visconti
Probabilmente il fatto di essere in piena scrittura di un libro sulla storia di Giovanni Visconti sta suscitando continui paragoni. Il ciclismo non è per tutti e forse il percorso del campione palermitano ne è la dimostrazione perfetta. Il ciclismo richiede rinunce, quelle che Alfredo Martini non voleva mai chiamare sacrifici: se lo scegli, non è sacrificio.
Visconti (come pure Nibali un anno dopo) un giorno partì da casa e si trasferì in Toscana, ospite di un’altra famiglia. Non è facile a 16 anni: se ce la fai, hai evidentemente la determinazione che serve per fare il professionista. Occhio però, non è una lettura limitata al ciclismo: chiunque lasci casa per inseguire un sogno e farne un progetto ha bisogno di carattere e determinazione. Il mondo del lavoro non è meno spietato e cinico.
Pogacar invece ha vinto la Vuelta a Andalucia, conquistando due tappePogacar invece ha vinto la Vuelta a Andalucia, conquistando due tappe
Il ritiro di Benedetti
Nei giorni scorsi ha fatto parlare il ritiro di Gabriele Benedetti, neoprofessionista nella Drone Hopper che, ancor prima di aprire le ali, stava chiudendo i battenti. Si è parlato di poco carattere, magari senza conoscerne la storia. Si è puntato il dito verso un ciclismo che illude i ragazzi e li spreme. Si è attinto nei commenti a una letteratura di sentito dire che non spiega, ma ingarbuglia.
Così oggi vi raccontiamo di un altro ritiro, certo meno illustre, ma che conferma la difficoltà di emergere ai massimi livelli e come il dilagare delle promesse facili anche nelle categorie giovanili – a volte anche da parte dei loro direttori sportivi – rischi di guastare il ragionamento di alcuni.
Si è ritirato Salvatore Florio, 18 anni palermitano, della Delio Gallina. Nella squadra di Cesare Turchetti lo ha mandato (assieme a Carlo Sciortino ) Giuseppe Di Fresco, tecnico del Team Casano Matec, e pare che il tecnico bresciano ne fosse soddisfatto. Eppure Florio, in cui Di Fresco credeva ciecamente, si è fermato.
Gabriele Benedetti si è ritirato ai primi di gennaio. L’ultima corsa è stato il Tour du LimousinBenedetti si è ritirato ai primi di gennaio. L’ultima corsa è stato il Tour du Limousin
I due diesse
Il suo diesse in Sicilia, Alessandro Mansueto, parla della difficoltà di fare il corridore in cambio di 2-300 euro, al punto che per vivere devi chiedere soldi ai tuoi genitori. E avendo a sua volta lasciato la Sicilia per correre in Toscana, ricorda che alla fine degli anni Novanta, un dilettante guadagnava molto più di adesso. Erano gli anni in cui le fatture venivano usate anche per altri motivi ed è quindi corretto ricordare che girassero più soldi. Oggi non si può più.
Di Fresco non ci sta. Si dice deluso perché in Florio credeva e per la figuraccia fatta con Turchetti, che lo ha chiamato apostrofandolo bruscamente. Conferma che il rimborso offerto al ragazzo fosse dell’entità indicata da Mansueto, ma ricorda che quando a sua volta salì nel 1994 in Toscana, partì da zero e lentamente convinse i suoi dirigenti. Precisa che la Delio Gallina si fosse impegnata a pagare i biglietti aerei per Florio, facendolo alloggiare in una casa, in cui doveva pensare solo ad allenarsi.
Ricorda i ringraziamenti del ragazzo per l’occasione e il fatto che, concluso il liceo, avrebbe potuto puntare solo sullo sport. Solo che, andato a casa per un mese dopo il primo ritiro del 2023, qualcosa si è inceppato ed è arrivata la decisione di smettere. Con le prevedibili rimostranze della nuova squadra, che ha investito sul ragazzo per poi ritrovarsi con nulla fra le mani. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe la recente scoperta di Florio di essere celiaco.
Alessandro Mansueto con Salvatore Florio dopo la vittoria del campionato regionale a cronometroAlessandro Mansueto con Salvatore Florio dopo la vittoria del campionato regionale a cronometro
Intollerante al glutine
E Florio cosa dice? Ci risponde da Palermo, in attesa di partecipare a settembre alla selezione per l’Università e studiare materie sanitarie. Ringrazia la sua famiglia per avergli insegnato che nella vita serve comunque una cultura (ha concluso il liceo classico), che ti permette di attraversare meglio i momenti più complicati.
«Sin dall’inizio – spiega – ho sempre avuto valori del sangue molto bassi. Pensavo fosse anemia, invece circa tre mesi fa ho scoperto di essere intollerante al glutine. Ero appena passato nella categoria dei dilettanti, quindi cominciavo ad allenarmi seriamente. Tanti chilometri in rapporto a quel problema. Correvo già con 35 di ematocrito, continuare così non sarebbe stato opportuno. Perciò ho preferito fare sacrifici nel mondo del lavoro, studiando all’Università e creando il mio futuro in maniera diversa».
Giro della Lunigiana 2022: Florio è il secondo da sinistra. Il primo a destra è il diesse Giuseppe DI FrescoGiro della Lunigiana 2022: Florio è il secondo da sinistra. Il primo a destra è il diesse Giuseppe DI Fresco
Pochi soldi
La celiachia nel ciclismo esiste, le abbiamo dedicato un articolo poco tempo fa in cui il dottor Giorgi spiega come sia possibile ugualmente avere prestazioni ai massimi livelli. Perciò spostiamo il discorso.
«Senza dubbio correre adesso è diventato veramente pesante – spiega Florio – si fanno troppi sacrifici pagati troppo poco. Io avrei voluto dedicare tutta la mia vita al ciclismo, ma come fa qualcosa a diventare il tuo lavoro se ti pagano 200 euro al mese? Anche questo sicuramente è uno dei motivi per cui non vale più la pena continuare. O si è campioni e allora finisci nel mirino delle squadre importanti e cominci a prendere qualche soldino, ma essere pagato così poco non ti fa venire la voglia di continuare. Perché magari vedi un calciatore che già alla nostra età prende 2.000 euro al mese. Invece nel ciclismo, che per me è uno degli sport più duri, si viene pagati troppo poco».
Visconti e Nibali, entrambi partiti dalla Sicilia inseguendo un sogno: quel modello è superato e irripetibile?Visconti e Nibali, entrambi partiti dalla Sicilia inseguendo un sogno: quel modello è superato e irripetibile?
Testa, gambe e fortuna
Il ciclismo non è uno sport per tutti, ma non è che il mondo del lavoro sia poi tanto diverso. Le continental non sono squadre professionistiche. Corrono fra i pro’, ma non ne hanno le prerogative. E se a 18 anni entri in un’azienda per fare uno stage, nessuno ti pagherà mai per quelli che sono i tuoi sogni o i tuoi sacrifici. Si stringono i denti e si aspetta di arrivare a un contratto. Ecco perché tanti puntano a passare pro’ a 18 anni, persuasi da procuratori e tecnici che in un modo o nell’altro avranno pure la loro convenienza. E chi non passa, magari pensa di essere un fallito e molla.
«Chi mi conosce – dice Florio – sa quanti sacrifici ho fatto. Ho studiato e ho corso, ma ho avuto sfortuna. Sono sicuro che se fossi stato stimolato dal pensiero di lavorare e di guadagnare qualcosa di serio, sicuramente avrei provato a continuare, gestendo meglio la celiachia e continuando a sognare di passare professionista. Anche se sappiamo tutti che adesso è molto, molto difficile. Bisogna avere testa, gambe e fortuna. Se manca la fortuna, non si va da nessuna parte...».
Leggi, mastichi e ci ripensi. Da quale parte sarà la verità? Oppure, dando per scontato che tutti abbiano detto la propria, che idea vale la pena farsi?
Anche se nel Tour dello scorso anno è finito allo spiedo, la sensazione che Tadej Pogacar sia la lepre e gli altri inseguano si fa ogni giorno più forte, pur con alcune variabili su cui ragionare.
Quando incontrammo lo sloveno a Benidorm nel primo ritiro del UAE Team Emirates, si disse con una certa chiarezza che Tadej avrebbe vissuto un avvio di stagione meno pressante. Per questo pensammo che la scoppola del Tour lo avesse indotto a una maggior cautela, volendo fermamente vincere il terzo.
Vingegaard è stato a lungo in ritiro e debutterà il 23 febbraio al Gran Camino (foto Instagram)Vingegaard è stato a lungo in ritiro e debutterà il 23 febbraio al Gran Camino (foto Instagram)
La logica (non) condivisa
C’era una logica. La stessa che guida la preparazione degli atleti della Jumbo-Visma e, come emerge dall’intervista di stamattina con Paolo Artuso, anche quelli della Bora-Hansgrohe. Una logica non necessariamente condivisibile, ma capace di spostare gli equilibri. Le corse sono tutte a livelli altissimi: meglio arrivarci freschi piuttosto che rischiare di spendere troppo prima.
Se i più forti seguono una linea, gli altri copiano per non farsi trovare impreparati. Lo schema è identico per tutti. Altura e corsa, altura e corsa. Per tutti, ma in apparenza non per Pogacar.
In barba alla partenza più tranquilla, lo sloveno ha debuttato il 13 febbraio alla Jaén Paraiso Interior e ha vinto. Poi si è schierato al via della Vuelta a Andalucia, vincendo tre tappe e la classifica. Ora è atteso alla Strade Bianche e di lì probabilmente alla Parigi-Nizza, la Sanremo e le classiche del Nord dal Fiandre alla Liegi. E correrà per vincere.
Dopo il debutto alla Vuelta a San Juan, Evenepoel è da oggi in corsa al UAE Tour con grandi ambizioniDopo il debutto alla Vuelta a San Juan, Evenepoel è da oggi in corsa al UAE Tour con grandi ambizioni
Cannibale o kamikaze
Nelle prime corse della stagione, Pogacar si è comportato come lo scorso anno. Nel 2022 infatti arrivò al Tour con 10 vittorie e, una volta in Francia, iniziò a sprintare, attaccare, scattare e dare spettacolo. Sarebbe stato tutto perfetto, se non fosse capitato a un certo punto il buco nero del Granon. La squadra ha sempre detto di volerne capire la causa, senza però venirne a capo. Almeno non ufficialmente.
Non si è mai capito se sia stata una crisi di fame o se Pogacar, come si pensò allora, abbia avuto altro, forse anche un blando Covid come alcuni compagni di squadra. Sta di fatto che quel giorno si spense la luce e si cominciò a ragionare sul suo correre dispendioso dei mesi e dei giorni precedenti.
Il 2023 è iniziato allo stesso modo, con il piglio sbarazzino che fa di Tadej una sorta di novello cannibale, al cospetto di avversari che si nascondono ancora.
L’interpretazione è doppia. Si può pensare che Pogacar sappia esattamente quale sia stato il problema del Granon e quindi corra come sempre all’attacco. Oppure semplicemente, vivendo il ciclismo con leggerezza invidiabile, abbia deciso di godersela ogni giorno, cogliendo l’attimo.
Van Aert e Van der Poel, come Pogacar ed Evenepoel, sono i profeti di questo nuovo modo di correreVan Aert e Van der Poel, come Pogacar ed Evenepoel, sono i profeti di questo nuovo modo di correre
Il nuovo corso
Qual che ne sia la spiegazione, Pogacar ha già vinto. Non è per caso che, dovendo comporre un ipotetico dream team del ciclismo, i posti già occupati siano quelli di Van der Poel, Van Aert, Pogacar ed Evenepoel. Gli altri entreranno magari a farne parte, da Vingegaard a Roglic passando per Sagan e Bernal, ma dopo una selezione in cui per varie ragioni si potrebbe persino ragionare di escluderli.
In questi giorni sui vari social non sono mancati gli scambi fra lo sloveno e alcuni dei rivali. Il primo con Evenepoel, nel giorno dell’ennesima vittoria in Andalucia. Remco lo ha pregato di non vincere più e l’altro gli ha risposto che adesso tocca a lui. Poi con Geraint Thomas, che si è fotografato con un ciuffo di capelli fuori dal casco, chiedendo a Pogacar se così andasse bene. E l’altro gli ha risposto che in quel modo risparmierà almeno 10 watt.
Alla Valenciana, si è registrata la vittoria di Ciccone sull’Alto de Pinos, dopo un inverno redditizioAlla Valenciana, si è registrata la vittoria di Ciccone sull’Alto de Pinos, dopo un inverno redditizio
Rinascimento italiano
Questa leggerezza sta scavando il solco e cambiando le abitudini del gruppo, quanto a interpretazioni di corsa, e costringendo le persone normali a fare gli straordinari per reggere il livello. Una leggerezza che fa capire insieme quanto sia cambiato il mondo del ciclismo, libero da logiche di spartizioni che non troppi anni fa fecero puntare il dito verso chi, come Pantani, vinceva ogni volta che ne aveva l’occasione. Qualcuno borbotta davanti allo strapotere di Pogacar, ma nessuno pensa che quel che fa sia sbagliato. E’ il nuovo corso del ciclismo degli squadroni, in cui la molla non è più l’invidia dei grandi verso i piccoli.
E in questo scacchiere di campioni, piace far notare che gli italiani hanno iniziato l’anno con il piede giusto. Con vittorie e ottimi piazzamenti. Se finalmente riusciremo a lasciarci dietro i disagi e le conseguenze rimediabili del Covid, forse ci accorgeremo che le nostre mamme sono ancora capaci di generare campioni.
Marcello Albasini entra in punta dei piedi nel ciclismo delle donne. Al UAE Team ADQ lo ha voluto Bertogliati suo allievo. Sua analisi del ciclismo femminile
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«Quando indossi Dmt per la prima volta, la sensazione è completamente diversa rispetto alle altre scarpe. Ma è quando inizi a pedalare che te le godi davvero».
Tadej Pogacar è un convinto testimonial Dmt. Forse più di un testimonial, per giunta di grandissimo livello. Lo sloveno, come oramai è noto, è un autentico fan delle calzature Dmt, ed in modo particolare del modello KRSL: quello provvisto di lacci.
E per mettere ancor più in evidenza questa affinità… vincente, lo staff della comunicazione del brand veronese ha registrato e prodotto un video di grande impatto, una vera e propria video intervista, che racconta quanto Pogacar sia fermamente convinto della propria scelta tecnica… E i risultati in termini di vittorie in sequenza, anche in questo primo scorcio di stagione, costituiscono delle puntualissime conferme.
Passione per… i lacci
La scarpa Dmt preferita da Tadej Pogacar è il modello KRSL, con i celebri lacci e già due volte vincitrice del Tour de France. I tecnici Dmt sono riusciti a progettare un modello unico di calzature per il ciclismo capaci di coniugare la tradizionale chiusura con i lacci con un innovativo sistema di tiraggio interno alla tomaia, con l’obiettivo dichiarato di offrire una calzata salda e confortevole, mantenendo la migliore aerodinamicità ed una ottimale resa estetica.
Pogacar ha iniziato la stagione con tre successi: comprese anche le prime due tappe della Vuelta a AndaluciaPogacar ha iniziato la stagione con tre successi: comprese anche le prime due tappe della Vuelta a Andalucia
Il modello KRSL è esattamente da considerare come l’evoluzione della scarpa che Tadej Pogacar ha indossato nella sua impressionante corsa verso la vittoria al Tour de France edizione 2020, la sua prima “Grande Boucle”. La costruzione di questa calzatura è assolutamente innovativa, con una tomaia interamente mono pezzo e dunque senza cuciture. Comfort eccezionale e ottima traspirabilità: la costruzione Engineered Knit – un’esclusiva di Dmt – è in grado di eliminare i punti di pressione e si adatta al piede di chi la calza davvero come un guanto.
Prima resiste agli attacchi di Pogacar (che cade), poi Jonas Vingegaard e la sua squadra stritolano il rivale. Vittoria a Hautacam, grazie a super Van Aert
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Domani prenderà il via UAE Tour, ormai una classica delle corse a tappe d’inizio stagione. E la prima notizia, che ormai notizia non è più, ma forse torna ad esserlo dopo i successi che sta cogliendo, è che quest’anno non ci sarà Tadej Pogacar, re delle ultime due edizioni. Lo sloveno laggiù è un idolo. Corre “in casa” e la UAE Emirates non può non figurare bene… chiaramente. Tutto ciò lo sa bene Marco Marzano, direttore sportivo del team arabo: «Per noi – dice – è un obiettivo importantissimo. E lo si vede anche dalle formazioni che schieriamo».
Marco era in ammiraglia lo scorso anno al UAE Tour e ci sarà anche quest’anno. Con lui facciamo un’analisi a 360° di questa competizione. Come ci arriva la sua squadra. Che tipo di gara è. Come va affrontata. E perché non c’è Tadej.
Marco Marzano (classe 1980) ha corso fino al 2012 e dal 2014 è uno dei diesse della UAE EmiratesMarco Marzano (classe 1980) ha corso fino al 2012 e dal 2014 è uno dei diesse della UAE Emirates
Marco, ormai questa corsa sta assumendo sempre maggiore importanza.
Vista dalla tv sembra una corsa facile invece è molto combattuta, specie per noi della UAE Emirates. Altre squadre vengono “per allenarsi”, per loro è quasi una rifinitura della condizione. Per noi è un appuntamento clou.
Perché dici che sembra facile?
Perché si passa tanto tempo su strade veramente grandi, magari dritte o su grandi spazi aperti e il gruppo sembra “appallato”, che va piano. Ma è un inganno. Magari i corridori stanno andando a 60 all’ora e c’è una grande lotta. Oppure c’è vento. E si vive un grande stress.Da quel che ho visto io, i corridori quando terminano le tappe, sono sfiniti, stressati. E poi i primi se la giocano sempre per una questione di secondi, anche quando ci sono state le crono. E questo aumenta lo stress appunto. Si lotta per prendere davanti il punto in cui si sa che cambia il vento. Insomma inizia ad esserci pressione, soprattutto per chi come noi lotta per la generale.
Alla luce di questa tensione c’è stato un “momento no” per Pogacar lo scorso anno?
Un vero “momento no” non c’è stato. Tutto è sempre rimasto sotto controllo, soprattutto in salita. Abbiamo gestito bene le situazioni con la squadra, tanto che abbiamo vinto poi anche la classifica per team. Sapevamo però che c’è l’insidia della tappa del vento, quella di Abu Dabi, ma passata quella nessun problema.
Come diceva Marzano, il gruppo è “appallato” anche se le velocità sono alte. Discorso che valeva anche al UAE Tour WomenCome diceva Marzano, il gruppo è “appallato” anche se le velocità sono alte. Discorso che valeva anche al UAE Tour Women
Però quest’anno Tadej non ci sarà, nonostante stia vincendo tutto: come mai?
Alla fine anche lui ha bisogno di stimoli nuovi e questi passano anche attraverso un nuovo approccio alla stagione. Altre gare insomma. E non a caso abbiamo preso un signor corridore che risponde al nome di Adam Yates (che nel 2020 ha vinto il UAE Tour, precedendo proprio Pogacar nell’albo d’oro, ndr). Sarà lui il nostro leader. Matxin ha parlato con i corridori e ha pianificato questo calendario. Sì, Pogacar è importantissimo per gli sponsor, ma ci presentiamo con altri ottimi corridori.
Tadej aveva detto di voler partire più piano, ma sta dimostrando il contrario. Se non fosse stato al top okay: è la condanna del super campione, non può fare secondo. Ma visto come sta andando…
Eh già, Tadej ci aveva abituato troppo bene. Chi ha corso in bici sa cosa significa fare risultato ed essere costretto a vincere. Ho sentito gente parlare di fallimento per un secondo posto al Tour de France! Questa scelta di iniziare in questo modo la stagione fa parte del suo programma.
E Ayuso?
Per lui è previsto un calendario diverso. Un calendario più “spagnolo”.
Torniamo al tuo lavoro e alla tipologia di corsa che è il UAE Tour. Come vi organizzate per le riunioni, la strategia sul campo?
Solitamente laggiù, non avendo il nostro pullman, facciamo le riunioni la sera dopo cena. Iniziamo con l’analisi della tappa che si è conclusa nel pomeriggio e poi passiamo a quella successiva. Il mattino successivo facciamo un check con i ragazzi per capire come stanno, se hanno dormito bene… E se tutto è regolare confermiamo la tattica della sera prima.
Adam Yates sarà leader della UAE negli Emirati Arabi Uniti (foto Instagram)Adam Yates sarà leader della UAE negli Emirati Arabi Uniti (foto Instagram)
Dicevi di un percorso facile in apparenza, come si fa la tattica in questo caso?
Per prima cosa analizziamo gli avversari e la loro compattezza. Cioè chi può fare delle azioni, sostanzialmente chi può aprire dei ventagli… In più, noi facendo dei ritiri spesso da quelle parti ormai conosciamo abbastanza bene strade e zone. Poi bisogna pensare che noi siamo focalizzati, chiaramente, soprattutto sulla classifica generale. Sì, in passato ci siamo presentati con dei velocisti. Vedi Gaviria, Kristoff, quest’anno Molano… ma anche se le tappe sono quasi tutte per le ruote veloci ce ne sono due di salita, o comunque più impegnative, che decidono la corsa. E quindi anche il Molano della situazione sa che se si apre un ventaglio non può aspettare, ma deve lavorare con gli altri per chiudere o per scappare pensando al leader. Insomma non può restare a ruota.
E con i materiali? O i rifornimenti da terra per esempio? Anche in questo caso avete qualche strategia particolare?
Portiamo due profili di ruote: uno medio-medio alto e uno più alto. E vediamo, tappa per tappa in base al vento, quale mettere. Io per esempio stavo proprio organizzando il “piano borracce”. Rcs ci mette a disposizione due auto a noleggio. Io sono sulla seconda ammiraglia e ho la possibilità di tagliare o anticipare il gruppo per qualche extra feed zone.
Con lo scoccare della mezzanotte siamo entrati nei trenta giorni che ci portano alla Milano-Sanremo, la Classicissima di Primavera si correrà il 18 marzo. C’è chi ha già iniziato a percorrere le strade della Liguria. Dove il mare accarezza dolcemente la costa, fermandosi a pochi metri dall’asfalto, teatro della battaglia ciclistica che andrà in atto. Giacomo Nizzolo, guidato dall’amico Luca Paolini ha già iniziato a visionare il percorso (i due sono insieme sulla Cipressa in apertura, foto Instagram/Nizzolo). Rispetto agli anni scorsi cambia solo la partenza, da Abbiategrasso, ma è sempre bene rinfrescarsi la memoria.
La stagione di Nizzolo è iniziata dalla Vuelta a San JuanLa stagione di Nizzolo è iniziata dalla Vuelta a San Juan
Un amore da Milano a Sanremo
Il corridore della Israel Premier Tech, milanese di nascita come Paolini, la sente vicina a sé questa corsa. E un cerchio sul calendario, in data 18 marzo, Nizzolo lo ha fatto sicuramente.
«Ci tiene particolarmente alla Milano-Sanremo – conferma Paolini – si vede da come la prepara fin dall’inverno. Fare una ricognizione più di un mese prima (i due sono andati a visionare il percorso il 6 febbraio, ndr) è importante. Fa capire come nella testa di Nizzolo questo sia un obiettivo concreto. “Accendere il motore” e muovere le prime pedalate su quelle strade è utile per alzare la concentrazione e fare tutto nel migliore dei modi».
Il milanese della Israel Premier Tech ha preso le misure con le prime volate, per lui due piazzamenti nei primi tre in ArgentinaIl milanese della Israel Premier Tech ha preso le misure con le prime volate, per lui due piazzamenti nei primi tre in Argentina
Una ricognizione anticipata, di cosa avete parlato?
Si è parlato davvero di tutto, anche di dove fare i bisogni. Nizzolo conosce bene queste strade, ma serviva fare un recap mentale e dare un occhio al passato.
Da dove siete partiti?
Da Loano, abbiamo fatto due volte la zona dei Capi e poi fino a Sanremo con Cipressa e Poggio. Non è un percorso difficile, la Sanremo è davvero semplice da questo punto di vista.
La differenza la fanno i chilometri, quasi trecento…
E’ tutto amplificato. Le medie, soprattutto negli ultimi anni, sono elevatissime. Bisogna essere sereni di testa, su una distanza così ampia ogni cosa che fai ha un peso. Devi rischiare di perderla per poi vincerla, ci sono cose che non ha senso fare.
Vent’anni fa Paolini (sullo sfondo) aiutò Bettini a vincere la sua Milano-SanremoVent’anni fa Paolini (sullo sfondo) aiutò Bettini a vincere la sua Milano-Sanremo
Per esempio?
Ricordo che quando correvo ero in Katusha, nel 2015, al mio ultimo anno da professionista, avevo detto alla squadra di non fare il rifornimento fisso a Ovada. Manca così tanto alla fine che si ha tutto il tempo di andare all’ammiraglia per prendere il necessario. Si toglie un pericolo e si evita stress inutile.
Dove si inizia a fare la corsa?
Dai Capi, senza alcun dubbio. A Capo Berta, l’ultimo dei tre, si dividono i corridori veri dagli altri. La discesa è tortuosa e la velocità si alza tantissimo. Poi si attraversa Imperia, un passaggio tortuoso ed insidioso che tutti vogliono prendere in testa.
Da quel momento tasche vuote e gambe piene.
Assolutamente. L’alimentazione bisogna curarla prima, dopo i Capi il tempo per mangiare non c’è. Se ti devi alimentare da Imperia in poi vuol dire che hai sbagliato qualcosa.
Nizzolo ha chiuso la Sanremo dello scorso anno al 18° posto. Con una mano fratturataNizzolo ha chiuso la Sanremo dello scorso anno al 18° posto. Con una mano fratturata
Quando capisci di stare bene?
Se un corridore è in condizione lo scopre andando avanti con i chilometri, se stai nelle prime posizione quando tutti accelerano vuol dire che la gamba è piena.
E se invece non ci si sente al 100 per cento?
Un campione impara a gestirsi: nell’utilizzo dei rapporti, delle scie e tante piccole cose. Nizzolo ne ha corse tante e l’esperienza ce l’ha, può giocare su questi dettagli.
Tu nei hai corse tante, hai imparato tanti segreti da condividere con Nizzolo.
Ho lottato contro tantissimi corridori: Freire, Bettini, Zabel, Sagan, Cancellara… Non avevo il loro motore ed ho imparato a centellinare ogni singola energia. Sono arrivato terzo per due volte, ci sono cose che impari e ti tranquillizzano. Ma quello che ho detto a Giacomo potrò dirlo solo dopo la corsa (dice con una risata, ndr).
La UAE Emirates l’anno scorso aveva una tattica dichiarata fin da Milano: forcing sulla CipressaLa UAE Emirates l’anno scorso aveva una tattica dichiarata fin da Milano: forcing sulla Cipressa
In una corsa così semplice la carta da giocare è una sola…
Quando fai la tua mossa devi essere sicuro che sia quello il momento giusto. Non puoi permetterti di sbagliare i tempi d’azione.
Hai parlato di passato, la Cipressa è un passaggio importante, lo è sempre stato.
Bettini aveva provato a fare il forcing sulla Cipressa e l’anno scorso ci ha provato la UAE. Sono dell’idea che Pogacar abbia solo preso le misure, nel 2022 sul Poggio ha sbagliato i tempi, ma ha imparato. Alla Sanremo ogni errore ti fa da insegnante per l’anno successivo.
Quali altri punti avete visionato?
Ci siamo soffermati su quelli dove è più facile passare, considerando che ci sono dei tratti nei quali devi stare dietro. Non è un Fiandre o una Roubaix dove le strade sono strette e bisogna stare sempre nei primi dieci. Alla Sanremo stai bene se sei in trentesima posizione, quella è la posizione giusta.
La Sanremo del 2022 ha rappresentato il rientro alle corse per VDP, terzo. Anche lui ha preso le misure per il 2023?La Sanremo del 2022 ha rappresentato il rientro alle corse per VDP, che ha colto il terzo posto
Meteo permettendo…
Quella è l’unica incognita, le discese della Sanremo sono tortuose e di non facile lettura. E poi una pioggia continua per 300 chilometri contribuisce a scremare il gruppo. Molti corridori con l’acqua si autoeliminano, se hai una buona forza mentale fai la differenza.
Hai nominato Pogacar, ma con tutti i campioni che girano un velocista come Nizzolo può dire la sua?
Giacomo è un corridore resistente, nel corso degli anni ha perso esplosività aumentando il fondo. Nel 2022 è scollinato con i primi ed è caduto in discesa, ha dimostrato di poter stare con loro. Poi ha un grande spunto veloce e dopo 300 chilometri potrà farlo valere.
Buona la prima. Tadej Pogacar inizia la sua stagione vincendo… Dal Giro di Lombardia alla Clasica Jaen Paraiso Interior sono passati 128 giorni, ma il risultato non è cambiato.
Un po’ a sorpresa il campione sloveno aveva rinunciato al UAE Tour, corsa che per la sua squadra equivale quasi al Tour de France. E questo lasciava pensare che non fosse al top.
Dalla UAE Emirates ci avevano parlato del bisogno di cercare nuovi stimoli, di prendere parte a nuove gare… insomma di variare un po’ la preparazione. E lo stesso Tadej nel ritiro di dicembre aveva annunciato che sarebbe partito un po’ più piano proprio perché voleva concentrasi al meglio sul Tour. “Alla faccia del bicarbonato di sodio”, avrebbe detto Totò di fronte a questo debutto!
Dopo 128 giorni dal Giro di Lombardia (sua ultima gara del 2022), Pogacar è tornato a correre… e ha subito vintoDopo 128 giorni dal Giro di Lombardia (sua ultima gara del 2022), Pogacar è tornato a correre… e ha subito vinto
Vittoria alla Pogacar
Pogacar ha vinto a modo suo: divertendosi e dando spettacolo. Alla Clásica Jaén Paraìso Interior è stato autore di un attacco spettacolare, imprevisto (almeno per chi non era della UAE Emirates), solitario: circa 42 chilometri di fuga tra gli sterrati e gli uliveti di Ubeda.
«Finora – ha detto Pogacar sorridente dopo la gara – sta andando tutto bene. Non potevo iniziare la stagione meglio di così. Sono molto contento anche perché la squadra ha lavorato bene oggi. E lo dimostra Tim Wellens. È fantastico finire con un primo e un terzo posto».
Per carità, è solo la prima corsa dell’anno ed è anche una “piccola corsa”, ma il Pogacar visto ieri è sembrato quello brillante dei tempi migliori, quando con la sua “innocente sfacciataggine” attaccava, staccava tutti e con apparente semplicità vinceva. Non era certo quello che si doveva dannare l’anima alla terza settimana del Tour per staccare Vingegaard o, peggio, per cercare di non prenderne troppe dallo stesso danese.
E quando hai addosso questa aurea di ottimismo non ti ferma neanche una foratura. Non ti ferma perché hai un bel vantaggio. Perché l’ammiraglia è pronta ad intervenire. E perché resti tranquillo.
«Forare – ha detto Tadej – fa sempre un po’ paura, ma sono stato fortunato ad avere la macchina proprio dietro di me e quindi non è stato poi così stressante».
Lo sloveno ha forato, ma è rimasto tranquillo. Una buona condizione si denota anche dalla lucidità con cui vengono gestite situazioni similiLo sloveno ha forato, ma è rimasto tranquillo. Una buona condizione si denota anche dalla lucidità con cui vengono gestite situazioni simili
Questione di stimoli
Dicevamo degli stimoli. Questo non è un aspetto banale per un campione come Pogacar. Lo scorso anno ha assaggiato anche lui la “sconfitta”, anche se dobbiamo ammettere che parlare in questi termini sembra esagerato. Ma resta il fatto che per la prima volta in carriera Tadej non ha vinto. Si è trovato di fronte alla sua prima vera difficoltà.
Era normale che prima o poi il momento tosto arrivasse. Pertanto ci sta, eccome, che voglia prendere le sue contromisure. Anzi, è bello. E’ segno che ci tiene, che semmai è pronto ad impegnarsi ancora di più.
E allora torna il fatto che non sia andato al UAE Tour, dove era praticamente “costretto a vincere”. Torna il fatto che voglia partire più piano. E torna il fatto che voglia provare nuovi calendari. In due parole: nuovi stimoli.
Giusto un paio di giorni fa l’Equipe aveva detto che Tadej volesse cambiare ancora. Che dopo la Strade Bianche, corsa che ha vinto lo scorso anno e che adora, volesse volare direttamente a La Verrière per la partenza della Parigi-Nizza. Quindi niente Tirreno-Adriatico.
Non è ufficiale, e forse non accadrà: anche per questioni di equilibri non direbbe di no ad un’altra corsa Rcs, visto che non farà il Giro a vantaggio del Tour. Ma è anche vero che a certi livelli e con certi campioni si va oltre.
Quinto settore di sterrato, su uno strappo Tadej affonda il colpo. Lo tiene solo Samitier, poi 40 chilometri di cavalcata solitariaQuinto settore di sterrato, su uno strappo Tadej attacca. Lo tiene solo Samitier, poi 40 chilometri di cavalcata solitaria
Gambe e ottimismo
Procedendo per passi, da mercoledì Pogacar sarà di scena alla Vuelta a Andalucia, corsa a tappe di buon livello. C’è da giurare che vorrà dare ancora spettacolo. Come ha detto recentemente alla Gazzetta dello Sport, per lui il ciclismo è un gioco, è divertimento e per questo vuole sempre vincere.
«Alla Vuelta a Andalucia – ha detto Pogacar – ci saranno corridori molto bravi, tappe belle e toste. Mi aspettano cinque giorni difficili di corsa».
E sempre procedendo per passi, dopo l’Andalucia ecco gli sterrati della Strade Bianche per l’asso sloveno. Sterrati che ha incontrato anche ieri alla Clásica Jaén Paraìso Interior. Ma forse Siena e Ubeda hanno poco in comune e lo stesso Pogacar ha voluto mettere i puntini sulle “i”.
«Non metterei a confronto queste due gare – ha detto lo sloveno – sono diverse. Sono differenti il tipo di sterrato, le salite e persino i tratti che ci sono nel mezzo».
In effetti la corsa spagnola è molto più filante, sia nell’altimetria che nei segmenti di strada bianca stessi: molto più ampi e battuti in Spagna.
Infine Tadej ha aggiunto una frase che forse è meno banale di quel che possa sembrare. Una frase che forse un anno fa di questi tempi non avrebbe detto: «Per me è molto importante iniziare così. Le gambe ci sono e questo mi dà fiducia per il prosieguo della stagione». Insomma, anche Tadej ha bisogno di certezze. Anche Tadej è umano. Forse…
L’Italia s’è desta. Bettiol, Milan, Velasco, Ciccone, Consonni e Moschetti (foto di apertura) hanno riannodato subito il filo con la vittoria. Parliamo di strada pro’, ma anche la pista e le donne hanno fatto la loro parte. E ad eccezione di Milan, gli altri uscivano da periodi in chiaroscuro, fra pandemia, malanni e infortuni.
L’osservazione potrebbe non avere letture parallele, oppure significa che tutto sta tornando come prima, sia pure con più qualità. Gli squilibri degli anni Covid si stanno riducendo. Prima o poi ci renderemo conto del modo in cui il virus ha influito sullo svolgimento delle corse, al pari di quello che ha fatto con le nostre vite.
Prima vittoria 2023 per l’Italia: Bettiol vince il prologo del Tour Down Under. Il suo obiettivo è la RoubaixPrima vittoria 2023 per l’Italia: Bettiol vince il prologo del Tour Down Under. Il suo obiettivo è la Roubaix
La nuova normalità
Ad esempio Pogacar ha deciso o qualcuno l’ha deciso per lui che non correrà il UAE Tour. Avendolo vinto negli ultimi due anni, sarebbe stato costretto a ripetersi. Ma se, come ha detto Brambilla, non combini nulla senza essere al 110 per cento, la condizione richiesta allo sloveno a febbraio sarebbe stata troppo alta. Soprattutto dovendo puntare a classiche e Tour de France.
Evenepoel è partito dall’Argentina, ma anziché giocare come nel 2020, ha preso il suo vento in faccia e pagato il conto all’inverno da campione del mondo e all’obiettivo Giro.
Vingegaard inizierà alla fine di febbraio. Ayuso anche più avanti e come lui Roglic.
Nessuno gioca più con l’alto rendimento, ad eccezione di Van der Poel e Van Aert, la cui classe però poggia sulla preparazione del cross.
La più grande lezione imparata da Pogacar al Tour dello scorso anno è che vincere è diventato impegnativo anche per lui. Lo scorso luglio Tadej ha pensato per qualche tappa di poter giocare come nel 2021, scattando e sprintando su ogni strada di Francia. Al dunque però è stato impallinato da Vingegaard, arrivato al top con precisione da cecchino.
Tour de France 2022: Pogacar detta legge fino alla 11ª tappa, poi subisce la lezione di VingegaardTour de France 2022: Pogacar detta legge fino alla 11ª tappa, poi subisce la lezione di Vingegaard
Il rispetto e i professori
Tornerà tutto normale anche in Italia, certo con più qualità. Essersi fermati nei mesi del lockdown ha permesso di riscrivere le abitudini: la routine di sempre difficilmente avrebbe reso possibile cambiamenti così rapidi nell’ambito dell’alimentazione. Però è un fatto che anche in quei primi mesi del 2020 qualcuno avesse ravvisato un cambio di passo.
La metamorfosi delle categorie giovanili sta riscrivendo la storia del grande gruppo. Gli under 23 e soprattutto gli juniores lavorano con il misuratore di potenza, vanno in altura e hanno il nutrizionista. Hanno a riferimento le prestazioni dei campioni, che Strava e Velon diffondono a più non posso. E’ evidente che al passaggio tra i grandi potrà esserci attenzione per le distanze superiori, ma la capacità prestazionale è già di tutto rilievo.
Rileggendo le frasi dei corridori più esperti, è frequente trovare parole sullo scarso rispetto che vige in gruppo nei confronti degli atleti più esperti. Sembra brutto, ma di base è quello che succede in ogni contesto. Il compito di dare un ordine a tutta questa esuberanza spetta ai direttori sportivi, a quelli di personalità quantomeno. Come sta ai professori delle superiori pretendere il rispetto degli alunni, che si alzeranno in piedi al loro ingresso in classe.
Ciccone ha iniziato l’anno vincendo una tappa alla ValencianaCiccone ha iniziato l’anno vincendo una tappa alla Valenciana
L’Italia che riparte
A noi stanno a cuore gli italiani. Per questo siamo qui a sperare che la normalità della preparazioni in salute riesca finalmente a valorizzare corridori che avevano sempre brillato e che a causa del Covid hanno perso due anni. Si riparte da zero anche in Italia, come fossimo a gennaio 2020.
Non abbiamo l’erede di Nibali, ma nemmeno vogliamo fasciarci il capo. Come ha fatto notare Prudhomme, cosa dovrebbero dire i francesi che non vincono un Tour dal 1985, il Giro dal 1989 e la Vuelta dal 1995? Sia fra gli uomini sia fra le donne abbiamo veramente tanti atleti di talento pronti a riprendere da dove hanno dovuto interrompere. La parte più difficile per loro è stata resistere alle critiche cattive di chi commenta sui social sfogando le sue frustrazioni. Chi allena oggi Ciccone racconta di una capacità di recupero fuori dal comune, di una clamorosa potenza aerobica e di grande capacità lattacida. Non bastano questi dati per descrivere un uomo, ma pensando al fatto che Giulio negli ultimi anni ha preso il Covid a ripetizione, vogliamo vedere cosa potrà fare infilando un percorso finalmente netto?
Ci mancherà ancora Colbrelli, ma non ci stupiremmo di trovare sulle stesse strade qualcuno in grado di non farlo rimpiangere troppo a lungo. Bettiol, ad esempio. E chissà se tra i danni del Covid alla fine non si dovrà inserire anche il doloroso ritiro di Sonny.
Incontro con Hinault al Villaggio di Briancon. Si parla della tappa di ieri e dell'Alpe d'Huez. Pogacar, crisi inattesa. Ma in fondo resta lui il favorito
La messe di vittorie italiane, arrivate in serie la scorsa settimana, ha fatto passare un po’ in second’ordine un grande risultato conseguito da un altro portacolori del ciclismo nostrano. Al Saudi Tour Davide Formolo ha conquistato la seconda piazza nella classifica generale, dopo un’altra piazza d’onore nella quarta tappa e un altro posizionamento nei primi 10. Risultati di spicco che per il veneto suonano come una boccata d’aria fresca, dopo un 2022 difficile.
Formolo è ripartito esattamente da dove aveva finito, con il 2° posto al Veneto Classic dietro il compagno di colori Marc Hirschi. Di mezzo un inverno di lavoro, una fase particolarmente delicata per lui.
«Era qualche anno che non vivevo un inverno così tranquillo, da dedicare interamente alla preparazione curando anche i dettagli. Ho sempre avuto qualche acciacco, inutile star qui a ripetere tutte le traversie dello scorso anno: praticamente ho cominciato a correre come volevo io quando la stagione stava finendo… I risultati in Arabia mi danno fiducia perché significa che il lavoro già dà buoni frutti».
Quarta tappa, in volata Guerreiro (a sinistra) beffa Formolo, ipotecando la generaleQuarta tappa, in volata Guerreiro (a sinistra, fuori immagine) beffa Formolo, ipotecando la generale
Rispetto alla seconda piazza di fine stagione c’è una differenza sostanziale: qui si parla di una corsa a tappe…
Per carità, non è certo il Tour de France, ma era una bella gara, con corridori forti al via che avevano ambizioni. E potermela giocare alla pari mi ha rinfrancato. Alla vigilia erano partiti con me e Grosschartner come uomini da classifica, ma Felix all’inizio non stava bene e ha perso terreno, così tutta la squadra ha lavorato per me e questo mi ha fatto sentire bene: non accadeva da tempo…
Che cosa ti è rimasto delle disavventure di cui accennavi prima?
La sensazione che devi prestare attenzione sempre, ad ogni cosa. Basta un attimo perché tutto il lavoro vada in frantumi. Ti racconto un piccolo aneddoto: lo scorso anno, quando mi sono rotto la mano nell’attraversamento del cinghiale, ero in discesa dopo aver fatto un test di 20 minuti. Beh, non avevo mai avuto i valori che ho riscontrato in quel test, per questo quell’infortunio mi ha fatto ancora più rabbia.
Formolo sul podio con il portoghese e Buitrago. Per il veneto è un podio beneauguranteFormolo sul podio con il portoghese. Per il veneto è comunque un podio beneaugurante
Ora neanche il tempo di disfare le valigie e si ritorna nella penisola araba…
Sì, ci attende il Tour dell’Oman, che rispetto all’altra gara è un po’ più duro, ma a me non dispiace, perché troveremo tappe leggermente più lunghe e impegnative e a me sono sempre piaciute le prove di fondo, ho più possibilità per giocarmi le mie carte. Nel team entrerà Ulissi, che so essere già in buona forma. Vedremo come si metterà la corsa, quel che è certo è che partiamo per portare qualcosa a casa.
Hai cambiato qualcosa nella preparazione?
Nulla di rilevante, diciamo che in accordo con il team, visto che seguo direttamente quel che è previsto dai preparatori interni, lavoriamo su quelle caratteristiche ormai consolidate in quasi 10 anni di attività ai massimi livelli. C’è poco da cambiare, bisogna curare soprattutto i dettagli.
Formolo con Hirschi, secondo e primo alla Veneto Classic di fine stagione 2022Formolo con Hirschi, secondo e primo alla Veneto Classic di fine stagione 2022
Hai parlato da leader, una posizione alla quale sembravi un po’ disabituato dopo le ultime stagioni lavorando soprattutto al servizio di Pogacar.
Sto ritrovando piano piano la mia dimensione. E’ chiaro che quando Tadej è in squadra, il capitano è lui. A me queste gare servono per rafforzare la convinzione che dietro ai big, a gente come Tadej ma anche Evenepoel, Vingegaard, Van Aert ossia campioni che sono destinati a contrassegnare un’epoca, c’’è un gruppo di corridori validi dei quali posso far parte anch’io. A proposito del lavoro con Pogacar c’è poi un’altra considerazione da fare.
Quale?
Io non sono veloce. Non avendo la volata è più difficile mettermi in mostra, ma posso essere molto utile con le mie caratteristiche nello scortare Tadej o nello svolgere specifici compiti. Ciò non toglie però che durante la stagione capitano anche le occasioni dove emergere, se il mio livello di forma è buono. Ma le occasioni vanno anche cercate, essere sempre attenti a come si mette la corsa, perché ogni giorno può essere il tuo.
Il veneto davanti a Grosschartner: i due erano i capitani della Uae nell’occasioneIl veneto davanti a Grosschartner: i due erano i capitani della Uae nell’occasione
Dì la verità: aver chiuso a 8” dal portoghese Guerreiro non ti ha fatto un po’ rabbia?
Un po’ sì: nella quarta tappa c’era uno strappetto dove si poteva provare a fare qualcosa per poter vincere, probabilmente col senno di poi poteva essere impostato diversamente. Anche nella tappa conclusiva c’era l’ultima salita che poteva essere affrontata in progressione cercando di fare selezione. Alla fine quando arrivi secondo è stata una bella avventura, ma negli annali ci resta chi vince. Avere però il dente avvelenato è un’arma in più quando devi tornare a correre…