Gigantesco Ganna: la Classicissima è nel suo futuro

18.03.2023
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Una cosa Tosatto la dice giusta: stasera bisognerà festeggiare. Il secondo posto di Ganna vale quanto una vittoria, perché al primo assalto da leader in una Monumento, il Pippo nazionale è arrivato a un passo dal successo. Ha risposto alla violenza di Pogacar sul Poggio e se un errore ha commesso, è stato quello di non credere abbastanza nelle sue possibilità. Colpa derubricata: la prima volta è normale, è un semplice fatto di esperienza.

«Il finale è andato come avevamo immaginato – dice Tosatto – come volevamo. La squadra era tutta per Pippo e ha lavorato benissimo. Voglio solo dire bravo ai ragazzi e soprattutto a Filippo che sul Poggio, se guardiamo in che compagnia si è trovato, si è meritato un grande applauso. Sin da ieri sera gli avevo detto di stare attento allo scatto di Pogacar e lui l’ha preso. Quando poi è partito Van der Poel, ero convinto che Pogacar avrebbe chiuso. Invece avevano tutti le stesse gambe. Anzi, Van der Poel ne ha avute più di tutti perché ha vinto. Però di quelli dietro, Filippo è quello che stava meglio. Avevo paura della discesa perché sappiamo che Ganna non è un grande discesista, però oggi ha dimostrato un salto di qualità enorme».

Un secondo un po’ stretto

Ganna arriva e non si capisce se sia contento o stia rimuginando su cosa avrebbe potuto fare di più, tratto distintivo dei campioni che corrono per vincere e digeriscono a fatica il secondo posto. Accanto al pullman si aggira il suo manager Giovanni Lombardi, che poco fa spiegava di non aver mai avuto dubbi sulle capacità di Pippo nelle corse in linea e che sarà l’esperienza a dargli ciò che potrebbe essergli mancato oggi.

«Volevo restituire qualcosa alla squadra che ha creduto in me – dice il piemontese – sono felice ma un po’ rammaricato perché è l’ennesimo secondo posto della stagione. Comunque è stata una gara davvero bella, torneremo per provarci il prossimo anno. Sono contento perché quest’anno, anche con una settimana in meno di lavoro a causa dell’operazione agli occhi, sono riuscito a correre da protagonista. Forse avrei potuto fare di più, ma ho avuto paura di seguire Van der Poel. Era la mia prima volta in una situazione come questa».

L’allungo sul traguardo ha fatto capire a Ganna che avrebbe avuto le gambe per osare di più
L’allungo sul traguardo ha fatto capire a Ganna che avrebbe avuto le gambe per osare di più

Lo sprint migliore

Il bilancio deve essere considerato positivo. Non dimentichiamo le polemiche degli anni scorsi, quando gli veniva chiesto di tirare sul Poggio in favore di compagni che poi non stringevano nulla fra le mani. Forse non erano maturi i tempi, forse mancava la fiducia. Oggi è arrivato tutto insieme.

«Vado a casa con buone sensazioni – dice Ganna – in vista delle classiche. Essere riuscito a rimanere con quei tre grandi mi dà molto morale. Alla fine, Mathieu ha fatto un attacco fantastico, tanto di cappello. Io stesso ho fatto uno dei miei migliori sprint di sempre. Ovviamente quando arrivi secondo, sei un po’ deluso, ma alla fine resta un giorno che ricorderò con orgoglio. Adesso l’obiettivo è la Roubaix. Punto tutto sul pavé».

Tosatto sfinito al termine della Sanremo: la corsa è andata secondo i piani
Tosatto sfinito al termine della Sanremo: la corsa è andata secondo i piani

In Belgio con fiducia

Tosatto riceve messaggi, abbracci e complimenti. La Ineos Grenadiers ha perso Pidcock alla vigilia della corsa e scegliere di puntare tutto su Ganna è stato una necessità e insieme un grande atto di stima. Il fatto che dopo i mondiali su pista, Filippo e Cioni abbiano lavorato prevalentemente in ottica classiche fa capire che dietro c’è un progetto e che il progetto può dare ottimi frutti.

«Avevamo detto ieri sera – spiega ancora il direttore sportivo veneto – che volevamo questo finale. Se poteva attaccare sul Poggio? Credo di sì, ma non dimentichiamo che è la prima volta che Pippo è davanti sul Poggio, dunque bisogna solo fargli tanti applausi. Ho creduto che ce l’avremmo fatta. Pensavo che, finita la discesa, tra Van Aert, Pogacar e Pippo, cinque secondi sarebbero stati recuperabili. Poi magari si arrivava in volata e si faceva quarti. Viste le gambe che ha mostrato Pippo nel finale, un po’ di rammarico c’è, ma noi puntiamo sempre in alto e oggi ci siamo andati vicino.

«Lui era convinto. E io mi accorgo da piccoli dettagli che può fare la differenza, ma quali sono non chiedeteli, perché li tengo per me. E’ la prima volta che ha corso da leader alla Sanremo e poteva già vincerla. Era un segnale forte che doveva dare e che ha dato. Perciò adesso si va a festeggiare questo secondo posto, perché bisogna festeggiare. E dopo si va in Belgio con grande fiducia».

Fenomeno olandese e vento nemico, la resa di Pogacar

18.03.2023
5 min
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Al bus della UAE Emirates un anno dopo. E stavolta Tadej Pogacar non ha il consueto sorriso sulla bocca. Stavolta il campione sloveno ci è rimasto più male di quel che vuol far credere. Aveva fatto una corsa (semi) perfetta, ma alla fine quel contropiede di quell’altro fenomeno che è Mathieu Van der Poel ha chiuso i giochi.

Nel clan UAE Emirates ci sono però sorrisi compiaciuti. Ed è giusto. Ci hanno provato fino in fondo. Le parole di Matxin sono il riassunto preciso della giornata: «Pazienza. Ci abbiamo provato. Cosa dovevamo fare? Non sempre si vince».

Tadej fila sul bus. Una doccia, mille pensieri, ma presto tornerà disponibile
Tadej fila sul bus. Una doccia, mille pensieri, ma presto tornerà disponibile

La grinta non basta

Tadej cerca un po’ d’acqua mentre sfila con la sua bici dopo la linea del traguardo. Poi arriva al bus, apre la tendina e senza troppi sorrisi o convenevoli s’infila dentro. Pochi secondi dopo già si sente la doccia che va. 

Andrej Hauptman, il direttore sportivo che lo ha guidato in corsa – ha giusto il tempo di dargli una pacca sulle spalle.

«Una grande grinta, una grande voglia, ma non è bastato – dice allargando le braccia il diesse sloveno – Ma abbiamo fatto tutto per fare la corsa dura fino al punto in cui è partito Tadej. Però oggi Van der Poel, Van Art e Ganna sono stati veramente forti e l’hanno battuto».

«Noi dall’ammiraglia quando è partito gli abbiamo detto di andare a tutta fino in cima. Era la sua unica arma. Nessuna comunicazione».

Il diesse Hauptman (a sinistra) con Zhao Haoyang, uno degli addetti stampa della UAE Emirates
Il diesse Hauptman (a sinistra) con Zhao Haoyang, uno degli addetti stampa della UAE Emirates

Vento galeotto?

La chiave della corsa è stata tutta nell’insistenza di Pogacar sul Poggio. E’ il destino beffardo di chi è il più forte e meno veloce. Ti aspettano al varco e ti lasciano l’onere della corsa. «Sapete – va avanti  Hauptman – Pogacar non è un velocista e lì ha dovuto giocarsi tutto».

Però forse un mezzo cambio Pogacar se lo aspettava ed è questo che probabilmente lo lascia con un po’ di amaro in bocca.

In fin dei conti era lo “scricciolo” in mezzo ai giganti. In mezzo a gente che pesa 15 o 20 chili di più. E nonostante tutto era lui a tirare. Cimolai, dopo l’arrivo, ci ha detto che il vento tendenzialmente era a favore, ma anche laterale. E a ruota si stava “bene”. Questo non è dettaglio da poco. Questo significa che se stavi a ruota, come VdP, o comunque pedalavi nel lato coperto, risparmiavi molto di più. E Tadej non è stato a ruota di nessuno…

«Erano rimasti in quattro e ognuno ha fatto la sua corsa – ribatte Hauptman – Noi abbiamo guardato i nostri interessi e gli altri ai loro. In quel momento, noi abbiamo detto a Tadej: regolare fino a cima, poi vediamo». 

Grosschartner a tutta sulla Cipressa. Il forcing della UAE è stato però un po’ tardivo e forse meno intenso di quel ci si poteva attendere
Grosschartner a tutta sulla Cipressa. Il forcing della UAE è stato però un po’ tardivo e forse meno intenso di quel ci si poteva attendere

Cipressa, che guaio

«La nostra gara è andata come volevamo… più o meno – prosegue Hauptman – Non è stato tutto perfetto. Sulla Cipressa volevamo fare un’andatura più forte, però non tutto va come si vuole per filo e per segno. Sul Poggio sì, sulla Cipressa no».

«In pratica abbiamo preso la Cipressa un po’ troppo indietro, soprattutto Felix (Grosschartner, il più scalatore, colui che doveva fare il lavoro maggiore su quella collina, ndr) ed ha speso tante energie per arrivare nelle prime posizioni e ci è arrivato dopo un chilometro e mezzo di salita». E lì, gli UAE Emirates hanno perso un po’ di tempo e di watt per fare la corsa ancora più dura.

Grande sportività. Pogacar si è complimentato subito con Van der Poel
Grande sportività. Pogacar si è complimentato subito con Van der Poel

Spunta Tadej

Dopo un po’ ecco Pogacar riaffacciarsi come un anno fa dal bus. Lo sloveno è un campione anche in questo: ci mette sempre la faccia, bisogna dirlo. Dice di non avere rimpianti… 

«No, nessun rimpianto – dice Pogacar – Avevo un obiettivo oggi ed era quello di attaccare una volta che la squadra aveva terminato il suo lavoro. Ed oggi ha svolto un grande lavoro. Devo ringraziarli per aver organizzato un attacco così.

«Stavolta ho fatto un solo grande attacco. Lo scorso anno ne avevo fatti quattro. Magari l’anno prossimo farò qualcos’altro. E poi Mathieu è stato molto forte. E’ andato via e ha fatto il vuoto. Io ero in testa ed ero già al limite. E anche in discesa è stato più bravo di noi. Uscendo dalle curve lo vedevamo che scappava via e che rilanciava».

«Ripeto, io non ero abbastanza forte per andare via da solo ma. Sapevo che sarebbe stato difficile, ma continuo ad avere grandi speranze per questa gara negli anni a venire. E ora? Ora il Fiandre e vincerà il migliore anche li!».

Pidcock e la Sanremo: un bel rebus e poi la resa

15.03.2023
5 min
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Doveva essere l’arma segreta della Ineos Grenadiers alla Milano-Sanremo, invece alla fine Tom Pidcock è stato costretto ad alzare bandiera bianca per i postumi della caduta nell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico. La sensazione che quel colpo, non inquadrato né testimoniato, potesse essere una cosa seria era nell’aria, ma nulla lasciava presagire la notizia. Anzi…

I gradini del pullman Ineos Grenadiers come sedile e un pugno di giornalisti raccolti intorno. Così Tom Pidcock aveva raccontato il suo avvicinamento alla Sanremo. Per il britannico la Corsa dei Due Mari non è stata la parentesi più felice, con la caduta assieme a Van Aert nel giorno di Tortoreto a scombussolare la sua rincorsa. E se il nono posto di Osimo, su un percorso da classiche del Nord aveva però detto che la condizione della Strade Bianche non era smarrita, la caduta nell’ultima tappa, che lo aveva costretto al ritiro, aveva messo invece in apprensione lo staff dello squadrone britannico.

Due giorni prima del via della Tirreno, Pidcock ha vinto la Strade Bianche su Madouas e Benoot
Due giorni prima del via della Tirreno, Pidcock ha vinto la Strade Bianche su Madouas e Benoot

Intanto si parlava di Sanremo, la Classicissima in cui Pidcock avrebbe diviso i gradi con Filippo Ganna. Un video su Instagram, che lo ritrae scendere come un super manico lungo una discesa piena di curve, suggeriva che avrebbe provato l’attacco giù dal Poggio. 

Che cosa pensi della Sanremo?

Forse è una delle corse più noiose, ma alla fine diventa una delle più eccitanti. Duecento chilometri da fare prima di correre i cento decisivi. Trecento chilometri nello stesso giorno, per risolvere tutto in quei pochi chilometri finali, anche questo la rende così bella.

Hai mai guardato una Saremo in tivù? Ricordi qualche edizione in particolare?

Le gare che guardavo di più quando ero giovane erano il Tour e la Roubaix, almeno quelle che ricordo di più. Ma ricordo alcune scene della Sanremo. Kwiatkowski che vince, ad esempio. Avere lui nella squadra è importante per l’esperienza.

Tutti si aspettano che attaccherai nella discesa del Poggio…

Di sicuro quello sarebbe un buon punto. Penso che tutti si aspetteranno qualcosa del genere, quindi forse non è la tattica migliore per cercare di vincere la gara, ma può essere sicuramente un tratto favorevole. Mohoric l’ha fatta sembrare piuttosto pericolosa, se devo essere onesto. Una discesa con i muri è sempre pericolosa, non è il posto più sicuro per andare a tutto gas. L’anno scorso Pogacar era sulla sua ruota e non ha voluto rischiare tutta la stagione, soprattutto volendo vincere il Tour de France. 

«Alla Sanremo 2022 – dice Pidcock – Mohoric ha fatto sembrare pericolosa la discesa del Poggio»
«Alla Sanremo 2022 – dice Pidcock – Mohoric ha fatto sembrare pericolosa la discesa del Poggio»
Come vedi la Sanremo in rapporto alle altre classiche?

La vedo sullo stesso livello del Fiandre e delle altre. Okay, la differenza è che cinque di loro sono chiamate Monumento e io penso che la Strade Bianche sarà la prossima a diventarlo. Non c’è dubbio. Pensavo che dovesse esserlo prima di vincerla e a maggior ragione ora che l’ho vinta.

Ti ispirano più le corse a tappe o le classiche di un giorno?

Nelle corse di un giorno c’è qualcosa di più speciale. L’atmosfera delle classiche è davvero unica, le corse a tappe al confronto sono più brutali.

Lo scorso anno per la Sanremo Mohoric ha usato un reggisella telescopico: pensi che possa servire?

Ho pensato di provarlo, ma onestamente su una bici da strada non vedo come se ne trarrebbe beneficio. Sai che devi mettere il peso sulla sella e sul pedale per girare velocemente in curva e se abbassi la sella, forse puoi abituarti, ma in qualche modo diventi meno stabile. Non credo che noi possiamo provarlo, ma credo che se Mohoric lo ha usato, qualche vantaggio lo avrà avuto.

Incerottato per la caduta con Van Aert, Pidcock punta sulla Sanremo. 1,70 per 58 chili, ha numeri da scalatore
Incerottato per la caduta con Van Aert, Pidcock punta sulla Sanremo. 1,70 per 58 chili, ha numeri da scalatore
Alla vigilia di una corsa importante hai qualche rito particolare?

Prima dei miei appuntamenti più importanti, mangio sempre un budino al caramello. E’ la mia tradizione. Lo abbiamo mangiato anche ieri sera, quindi sta diventando troppo usato. L’ho introdotto nel team e ora tutti lo adorano e lo vogliono sempre. Invece secondo me dovrebbe essere limitato alle occasioni speciali.

In che modo festeggi le vittorie più grandi?

Non lo so, non sono molto bravo a fare festa. Mi piace passare tempo con le persone. I miei compagni e la mia famiglia. Quando vinco sono solo contento, mi piace vivere il momento.

Il 9° posto di Osimo fa capire che la botta di Tortoreto è quasi recuperata. Peccato per la caduta l’ultimo giorno
Il 9° posto di Osimo fa capire che la botta di Tortoreto è quasi recuperata. Peccato per la caduta l’ultimo giorno
Quale scenario ti aspetti sul Poggio?

Negli ultimi anni abbiamo visto un gruppo sempre più grande, un numero sempre maggiore di corridori sulla cima. Non credo che succederà mai più che si troveranno in cima tre uomini da soli. E se succederà, il gruppo tornerà sotto velocemente. Forse Pogacar può riuscire a fare la differenza, ma è davvero difficile che possa creare un gap sufficiente per arrivare e dovrebbe comunque fare uno sforzo eccessivo.

Cosa pensi delle sue chance?

Non voglio dire che sia imbattibile, ma è molto difficile vincere una corsa quando c’è lui. Per contro, credo che tutti lo guarderanno e per lui diventerà tutto più complicato. Alla Sanremo tutti aspetteranno lui.

Pidcock a questo punto guarderà la Sanremo in televisione, alle prese con il protolocco per il recupero dalla commozione cerebrale. Osserverà il richiesto periodo di riposo e poi sarà sottoposto a nuova visita di controllo. Se le cose dovessero andare per le lunghe, anche la sua Campagna del Nord ne sarebbe compromessa…

E dalla Francia risponde Pogacar: Slovenia padrona

12.03.2023
5 min
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No, non è Eddy Merckx è Tadej Pogacar. Lo sloveno alla Parigi-Nizza ha fatto il Cannibale. Ma lui è così: vuol divertirsi, correre e se si vince tanto meglio. In questa edizione di quella che in Francia chiamano la “Corsa del Sole”, l’asso della UAE Emirates ha vinto la generale, tre tappe, la maglia bianca di miglior giovane e quella a punti. Ha lasciato quella di miglior scalatore al danese Jonas Gregaard ma solo perché andava a caccia dei Gpm nelle fughe del mattino. Infatti è finito “solo” secondo.

Se in Italia il connazionale Roglic dominava la Tirreno, Pogacar non stava a guardare in Francia dunque. Dall’inizio della stagione, Tadej ha inanellato tredici giorni gare e sette vittorie sull’arrivo, più due classifiche generali, quindi nove vittorie. Incredibile. Qualcosa davvero degno dei tempi di Eddy Merckx. Tra lui e il Cannibale ormai ballano solo le volate che molto spesso il belga faceva.

Andrea Agostini (classe 1970) è chief operating officer della UAE Emirates
Andrea Agostini (classe 1970) è chief operating officer della UAE Emirates

La psicologia conta 

Tadej ha dato show nella crono a squadre e ha conquistato tre tappe, le tre frazioni più dure. E soprattutto ha sempre voluto domare il suo rivale numero uno: Jonas Vingegaard, colui che ha “osato” defraudarlo del Tour de France 2022. 

Se vogliamo c’era in ballo anche una sorta di rivincita. Di predominio psicologico.

«Questo è il modo di correre di Tadej – ci dice Andrea Agostini, uno dei dirigenti della UAE Emirates – Quando va alle corse vuole vincere e questo penso sia la parte bella, quella che amano anche i suoi fans.

«Poi è vero, anche dal punto di vista psicologico era una partita a scacchi, è inutile che ci nascondiamo. Era importante dal punto di vista mentale non andare alle corse con un senso di inferiorità. Questa è la cosa che sapevamo noi, che sapeva benissimo anche Tadej. Ed era anche rischioso, perché poi se ci fossimo trovati davanti Vingegaard di nuovo? Stavolta è andata bene a noi sicuramente e questo riporta la posizione in parità tra i due da un punto di vista psicologico».

Tadej e l’istinto

E Agostini ha ragione sia quando parla dell’aspetto psicologico, sia quando accenna ai fans. Un corridore così, che attacca, che va d’istinto piace. Gli italiani – e non solo loro – si ricordano di Chiappucci, figuriamoci se c’è un atleta che oltre ad attaccare vince anche.

«Pogacar – continua Agostini – è un ragazzo che si gestisce bene, nel senso che comunque ascolta, quando facciamo le riunioni. Poi è chiaro che la tattica la fai in base agli uomini che hai e con un corridore come Tadej diventa più facile perché sai che è un finalizzatore. Tu diesse puoi realizzare la miglior tattica del mondo, ma se non hai chi la porta a termine è difficile vincere».

«Se bisogna frenarlo? A volte sì – ride Agostini – ma questo è Pogacar. L’anno scorso, durante il Fiandre, c’era Baldato che lo teneva fermo perché voleva partire a non so quanti chilometri dall’arrivo. Tadej è così: è molto istintivo, dotato da madre natura, il che è bellissimo, ma a volte sbaglia anche. Come è successo al Tour de France 2022. Ha fatto errori lui, perché comunque ha sprecato tanto, e abbiamo fatto errori anche noi. Però è questo che ti fa innamorare del ciclismo».

«O ancora sul Poggio un anno fa. Tutti sapevano che doveva scattare più avanti, ma è partito lì. Cosa ci vogliamo fare? Non è una Playstation. La verità è che quando Tadej ha la gamba non ha paura di partire».

Però qualche calcolo andrebbe fatto, forse. In fin dei conti aveva già vinto due tappe. Aveva dominato il rivale numero uno e prendere dei rischi in discesa dal Col d’Eze poteva costare caro. Magari a mente fredda lo faranno ragionare.

«Se nel ciclismo dovessimo calcolare i rischi che corrono questi ragazzi, in ogni tappa, in ogni corsa troveremmo un motivo per non andare a tutta. Quindi direi di no: nessuno gli dirà che non sarebbe dovuto partire. E poi volete sapere una cosa? Tadej aveva cerchiato in rosso questa tappa prima ancora che partisse per la Parigi-Nizza. Questa era la frazione che voleva vincere perché lui vive lì, si allena lì».

Il podio finale della Parigi-Nizza: 1° Pogacar, 2° Gaudu, 3° Vingegaard
Il podio finale della Parigi-Nizza: 1° Pogacar, 2° Gaudu, 3° Vingegaard

Pogacar alle stelle

E Pogacar cosa dice? Con la sua solita naturalezza ha dimostrato la sua gioia. Se ieri sull’arrivo in salita era più contento per aver battuto Vingegaard e non tanto per la vittoria in sé, oggi si è proprio goduto la corsa. Non solo voleva vincere, ma voleva vincere in quel modo.

«Non avevo mai preso parte alla Parigi-Nizza – ha detto Pogacar – avevo fatto due volte la Tirreno-Adriatico. Mi sono sempre sentito in forma nelle prime gare di quest’anno pertanto era il mio obiettivo e il mio sogno vincere questa gara. Ed ora che ci sono riuscito posso dire che è fantastico».

E proprio lo sloveno in qualche modo ha parlato anche dei rischi nella planata verso Nizza.

«Conosco molto bene queste strade. Mi alleno qui spesso e quindi sapevo esattamente com’era la discesa e ancora prima come stavano le mie gambe sull’ultima salita, la potenza che avrei potuto sviluppare fino in cima. Ero bravo in matematica! E ho fatto bene i miei conti».

Guidi: come si corre la Tirreno senza il capitano?

12.03.2023
4 min
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Nella tappa che ha portato al secondo squillo di Roglic alla Tirreno-Adriatico, sulle rampe di Sassotetto, la UAE Emirates ha portato tre corridori tra i primi quindici nella classifica generale. Nella Corsa dei due Mari, per la prima volta da due anni a questa parte, il team emiratino sta correndo senza Pogacar. Lo sloveno è volato in Francia alla Parigi-Nizza, dimostrando di avere già preso ottimamente le misure (ha già vinto due tappe ed è leader della generale, ndr). 

Quando il giovane fenomeno non c’è, in UAE Emirates cambiano gli equilibri o così sembra a chi guarda le corse da fuori. Con Fabrizio Guidi, diesse del team in ammiraglia in questi giorni, entriamo nel merito della Tirreno-Adriatico.

Il piano alla partenza della tappa di Sassotetto era di far attaccare Yates, tutto annullato causa maltempo
Il piano alla partenza della tappa di Sassotetto era di far attaccare Yates, tutto annullato causa maltempo
Come cambiano le scelte quando manca Pogacar?

Dipende dal percorso – replica Guidi – e dal tipo di gara: se in linea oppure a tappe. Generalmente è difficile presentarsi al via con un solo leader nel momento in cui manca Tadej. 

Non si corre più per uno che è già una grande differenza…

Certo, viene difficile correre per uno quando hai più corridori validi e tutti allo stesso livello di classifica. Noi qui alla Tirreno avevamo Almeida (in apertura, ndr), McNulty e Yates tutti davanti in classifica e pronti a giocarsi le proprie carte.

Il percorso gioca un ruolo chiave nella scelta del leader?

Da quello dipende praticamente tutto, ma non determina nulla. Le cose in corsa possono sempre cambiare, prima di sacrificare un uomo ci si pensa sempre due volte. Alla fine, anche se Yates è rimasto attardato già dalla cronometro iniziale di Camaiore, mica lo abbiamo messo a lavorare. Anzi, un corridore del genere in quella posizione di classifica può fare molto comodo.

Ieri, sui muri marchigiani, McNulty ha pagato dazio perdendo 52″ da primi e scivolando fuori dai dieci in classifica generale
Ieri, sui muri marchigiani, McNulty ha pagato dazio perdendo 52″ da primi
In che senso?

Prendete come esempio la frazione di Sassotetto. Nella riunione sul bus, prima della partenza, l’idea era quella di prendere la salita forte e mettere in difficoltà gli avversari. Volevamo provare a giocare la carta Yates, lui aveva voglia di muoversi da lontano per cercare di recuperare il distacco. 

Come sarebbe cambiata la corsa per voi?

Nel momento in cui hai un uomo davanti, dietro non tiri e se va da solo fa il suo ritmo e sta agli altri lavorare. Se qualcuno lo avesse seguito, ci saremmo trovati comunque in una situazione di vantaggio, perché Yates non avrebbe tirato perché dietro aveva il “leader”. Mentre, in gruppo non avremmo di certo incentivato la rincorsa ad un nostro corridore. 

Però, prima o poi ci si potrebbe trovare a rincorrere…

In quel caso il protocollo è chiaro, si inizia a tirare dal corridore più lontano in classifica. I ragazzi lo sanno come funziona, sono le corse. 

Le ottime qualità di Almeida a cronometro lo rendono un corridore più completo e competitivo rispetto agli altri compagni
Le ottime qualità di Almeida a cronometro lo rendono un corridore più completo e competitivo
Meglio un leader solo o più?

Quando c’è Pogacar è tutto più semplice, lui è talmente forte che non c’è mai il dubbio. La squadra è lì per lui e si usano tutte le forze per aiutarlo. Allo stesso modo, però, nelle corse dove c’è lui la squadra passa molto più tempo a gestire la corsa in testa al gruppo. Non sempre, certo, ma tendenzialmente è così. 

Quando non c’è si usa più tattica, giusto?

Sì, ci si ritrova in situazioni dove la comunicazione tra compagni diventa fondamentale. Per tornare all’arrivo di Sassotetto, il vento impediva un qualsiasi attacco da lontano. Chi usciva rimbalzava su raffiche di vento fortissime e tornava in gruppo, prendere in mano la corsa oggi avrebbe significato lavorare per gli altri. 

Tu con l’assenza di Pogacar preferiresti avere un leader solo lo stesso o meglio avere più frecce al proprio arco?

Più frecce, mi piacciono le cose quando si fanno complicate. La nostra fortuna è anche quella di avere tanti corridori forti su terreni diversi. Almeida, per esempio, a crono ha una marcia in più. In una corsa a tappe non potremmo metterlo a lavorare per uno dei suoi compagni il giorno prima di una cronometro importante, dove potrebbe fare la differenza. 

Cinque Monumenti: Gilbert, Pogacar e una Roubaix di troppo

12.03.2023
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Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia: è quasi una filastrocca. Sono le cinque classiche Monumento, perle indelebili nella carriera di chi ne vince anche “solo” una. Ma nella storia del ciclismo c’è chi le ha vinte tutte e cinque. Ci sono riusciti solo tre atleti e sono tutti belgi: Rik Van Looy, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck, messi in ordine cronologico nella realizzazione dell’impresa.

Ora che la Sanremo si avvicina, in mezzo ai tanti fenomeni di questo ciclismo, è lecito pensare a chi davvero possa riuscirci: Evenepoel, Pogacar, Van der Poel, Van Aert? Per Philippe Gilbert, che ci è andato vicinissimo (si è fermato al poker, gli è mancata la Sanremo) il più accreditato è Tadej Pogacar.

Gilbert (classe 1982) ha chiuso la carriera la scorso anno. La Roubaix (2019) è stata la sua quarta ed ultima classica Monumento
Gilbert (classe 1982) ha chiuso la carriera la scorso anno. La Roubaix (2019) è stata la sua quarta ed ultima classica Monumento

Gilbert punta su Pogacar 

«Per me – ha detto Gilbert ad Eurosport – Pogacar può riuscire nell’impresa di vincerle tutte e cinque. Ma per lui l’incognita più grande è la Parigi-Roubaix».

Lo sloveno della UAE Emirates non parte da zero. In bacheca vanta già una Liegi e due Lombardia, le classiche più “facili” per lui da conquistare in quanto le più dure. Però ha dimostrato di poter vincere il Fiandre e di far bene alla Sanremo. 

Al Fiandre , lo scorso anno, si giocò la volata con Van der Poel, salvo poi subire quella rimonta da dietro e finire quinto. E alla Sanremo, sempre lo scorso anno, si mosse un po’ troppo presto sul Poggio. Fece più scatti e di fatto si bruciò da solo. Tadej ammise l’errore.

Ma lo stesso Pogacar ha anche ammesso che vuol vincere tutto. Che vuol provare a cambiare i calendari per mettere nel sacco più corse possibili. La scelta di andare alla Parigi-Nizza ne è l’esempio perfetto. Lui stesso ha detto: «Dopo due Tirreno volevo provare a conquistare un’altra corsa».

Gilbert ha disputato 18 Sanremo senza mai vincerne una. Pogacar finora ne ha corse due. Qui l’attacco prematuro sul Poggio nel 2022
Gilbert ha disputato 18 Sanremo senza mai vincerne una. Pogacar finora ne ha corse due. Qui l’attacco prematuro sul Poggio nel 2022

Sogno e realtà

«Non è facile vincere i cinque Monumenti del ciclismo – va avanti Gilbert – E’ un’impresa che richiede molta energia e forza, perché sono gare molto diverse, fatte per profili di corridori differenti.

«La Milano-Sanremo è per i velocisti e gente che sa fare “a pugni”. Il Fiandre e la Roubaix per corridori potenti e pesanti. E poi ci sono Liegi e Lombardia, che sono competizioni per corridori più leggeri, più scalatori. Quindi riuscire a vincerle tutte e cinque è estremamente complicato». 

Però Tadej ha un vantaggio: l’entusiasmo, la fame agonistica. Ha dalla sua la predisposizione mentale verso questa impresa. Non si tratta solo di esserci portati tecnicamente e fisicamente. Si tratta che per fare bene in queste gare bisogna essere disposti a sacrificare altri obiettivi, magari a metterne “a rischio” altri, rivedere le preparazioni. E Pogacar, a dispetto dei cacciatori di classiche, ha gli obiettivi maggiori nei grandi Giri. Non è facile conciliare tutto. Però, ripetiamo, ci sono la voglia e l’ambizione della grandezza.

E infatti aggiunge Gilbert: «Non è un caso se solo tre corridori nella storia ci sono riusciti. Però Pogacar è sicuramente quello più accreditato a poterle vincere tutte e cinque. Ho i miei dubbi solo su una gara: la Parigi-Roubaix».

Pogacar insegue Stuyven nella tappe del pavè lo scorso anno al Tour. Tra gli uomini di classifica Tadej fu quello che se la cavò meglio
Pogacar insegue Stuyven nella tappe del pavè lo scorso anno al Tour. Tra gli uomini di classifica Tadej fu quello che se la cavò meglio

Dubbio Roubaix

E vincere una Roubaix non è facile neanche se ti chiami Pogacar. Ponendo che Pogacar riesca a conciliare tutto nei prossimi anni, per Gilbert quello della Roubaix resta appunto l’ostacolo maggiore. Lì, sulle pietre, non si tratta solo di forza. Anche perché giusto durante lo scorso Tour de France Tadej ha mostrato di sapersi muovere bene anche sul pavé. C’è dell’altro.

Tra la gloria dei cinque Monumenti e Tadej potrebbero esserci dei chili… in meno, nel senso che lo sloveno è un po’ troppo leggerino.

«Non parlo solo della sua capacità di vincere la Classica delle Pietre – spiega Gilbert – ma ancor più dei rischi che dovrà correre per lottare per la vittoria. E certi rischi per un corridore che vuole vincere i grandi Giri forse incidono. Sarà pronto a correrli?

«E poi un conto è andare bene sul pavé al Tour dove ci sono altri corridori, più scalatori, e un conto è farlo alla Roubaix, dove ci sono tutti specialisti».

Una furia sul traguardo, ora Pogacar inizia la rimonta

08.03.2023
6 min
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Con l’insolita cronosquadre alle spalle, in cui ha piazzato una stoccata finale terrificante, Tadej Pogacar entra nel vivo della Parigi-Nizza, che ha deciso di correre per la prima volta. Nei giorni di Siena alla Strade Bianche, si è parlato spesso della sua assenza e del fatto che il calendario internazionale non sia ben congegnato. Se la corsa francese fosse partita di lunedì come la Tirreno-Adriatico, Pogacar avrebbe corso sugli sterrati toscani e sfidato Pidcock. Ma evidentemente ASO ha voluto i due weekend di gara e l’UCI l’ha accontentata.

Wellens ha raggiunto Pogacar alla Parigi-Nizza dopo la Strade Bianche: per il belga un programma di classiche
Wellens ha raggiunto Pogacar alla Parigi-Nizza dopo la Strade Bianche: per il belga un programma di classiche
Perché non hai corso la Strade Bianche? Wellens l’ha fatto poi ti ha raggiunto in Francia…

Ho pensato che fosse una bella sfida farlo, ma alla fine la Parigi-Nizza è stata una scelta più sicura. Sarebbe stata davvero dura finire con un buon risultato in entrambe le corse. Non si sa in anticipo, ma se alle Strade ci fosse stato tempo cattivo, sarebbe servito qualche giorno per riprendersi da quel tipo di percorso e non avrei potuto permettermelo, dovendo correre la Parigi-Nizza. Wellens qui non deve preoccuparsi della classifica, c’è una bella differenza.

Perché fare la Parigi-Nizza e non la Tirreno?

Ho già fatto due volte la Tirreno e l’ho vinta. Era arrivato il momento di ravvivare il mio programma e cambiarlo un po’. Non avevo mai corso la Parigi-Nizza, non mi sembra tanto male. I primi giorni sono stati un po’ frenetici, la cronosquadra ha fatto un po’ ordine, ma sta venendo fuori una settimana veloce. Dopo la Ruta del Sol, mi sono allenato bene a Monaco, dove era più caldo che qui.

Pogacar ha vinto le ultime due edizioni della Tirreno-Adriatico (qui nel 2022 sul Carpegna), ma non aveva mai corso la Parigi-Nizza
Pogacar ha vinto le ultime due edizioni della Tirreno-Adriatico, ma non aveva mai corso la Parigi-Nizza
La Parigi-Nizza è anche il primo incontro/scontro con Vingegaard dai giorni del Tour…

E non nascondo che questo abbia messo del sale nella storia. Non vedo l’ora di sfidarlo in salita. Lui è in forma, penso di esserlo anch’io. Sarà una corsa divertente. Anche se non c’è solo lui.

Pensi che la sfida con Jonas sarà il sale della sfida?

Non credo. Mi avevano detto e mi sto rendendo conto che è una delle gare più dure della stagione. Tanti tifosi, maltempo, tante scalate, strade veloci e insidiose. Il vero test è con me stesso. Se vinco, è un bonus per la fiducia, ma non aggiungerà nulla sul Tour, che è ancora molto lontano. Sarebbe una grande gara che aggiungo al mio palmares.

Pogacar e Vingegaard si sono reincontrati per la prima in gara volta dopo il Tour: marcatura stretta fra squadre
Pogacar e Vingegaard si sono reincontrati per la prima in gara volta dopo il Tour: marcatura stretta fra squadre
Sono passate tre tappe, chi pensi sia il favorito?

Vingegaard in primis. Ha dimostrato al Gran Camino di essere davvero in forma. Poi c’è Simon Yates, che ha dimostrato più volte di poter vincere questa corsa. L’anno scorso fu davvero impressionante nell’ultima tappa, che si ripete identica quest’anno (il britannico arrivò a Nizza da solo, staccando Van Aert e Roglic, ndr). Quasi tutte le squadre hanno un corridore forte che punta alla classifica, sarà davvero imprevedibile.

Dove si decide la corsa?

Sulla carta, le ultime due tappe sono le più dure. La cronometro a squadre è stata importante. Ma tenendo conto anche del vento delle prime tappe, si deve essere concentrati ogni giorno.

Pogacar ha tenuto la maglia bianca dei giovani nelle prime due tappe: ora è passata a O’Brien
Pogacar ha tenuto la maglia bianca dei giovani nelle prime due tappe: ora è passata a O’Brien
Che cosa ti è sembrato di questa strana cronosquadre?

Le tattiche sono rimaste praticamente le stesse, con la differenza che gli ultimi chilometri sono stati un po’ diversi. Solo il finale mi è parso leggermente anomalo, ma in ogni caso per andare veloci serviva avere attorno i compagni.

Cosa sai dell’arrivo di oggi a La Loge des Gardes e quello di sabato al Col de la Couillole?

Conosco la tappa di domenica, perché vivendo a Monaco in qualche modo è una corsa di casa. So com’è la salita di sabato, ma perché l’ho vista su Google Earth e Veloviewer. Comunque, una salita è una salita. Che tu la conosca o meno, devi pedalare ed esprimere quanta più potenza possibile.

Pogacar ha debuttato al Fiandre lo scorso anno, tenendo subito testa a Van der Poel sui muri
Pogacar ha debuttato al Fiandre lo scorso anno, tenendo subito testa a Van der Poel sui muri
Pensi che la Parigi-Nizza ti servirà in vista delle classiche di primavera?

Penso che aiuterà. Se corri per vincere, devi essere al top della forma ogni giorno e io sono qui per la vittoria finale. Mi sento già bene, ma mi manca ancora un po’ di forma fisica. La Parigi-Nizza mi darà una spinta per i prossimi mesi.

Philippe Gilbert sostiene che puoi vincere tutti e cinque i monumenti. A lui manca la Milano-Sanremo. Vincerli tutti può essere un tuo obiettivo?

E’ una grande sfida. Ne ho già due, i due che meglio si adattano al mio profilo di corridore: la Liegi e il Lombardia. Ce ne sono altri tre che mi piacciono meno. Non è qualcosa per cui mi dannerò l’anima, vedremo dove andrò a finire. Prendiamo la Sanremo. Ogni anno ci arrivo più vicino, ma vincere è ancora molto difficile. Dopo 300 chilometri devi fare le cose alla perfezione sul Poggio, una salita molto corta. Proverò di nuovo, ho ancora molti anni davanti a me. Abito vicino a Sanremo, ci vado spesso in bicicletta. Ho già immaginato diversi scenari per quel giorno.

Pogacar è arrivato alla Parigi-Nizza per puntare alla generale e per questo ha saltato la Strade Bianche
La UAE Emirates ha chiuso la cronosquadre al 5° posto, a 23″ dalla Jumbo Visma
Vingegaard al confronto ha un programma più mirato sul Tour. Non pensi di correre troppo?

Penso che sarebbe noioso se ogni anno mi concentrassi solo sul Tour. Mi piace soprattutto scoprire altre cose di questo sport e vedere fin dove posso arrivare. Cerco nuove sfide e cerco di ricordarmi che il ciclismo, oltre ad essere il mio lavoro, è anche il mio hobby. Mi parlano di Merckx, paragone impossibile. Però anche a lui piaceva il suo sport e si poneva sempre nuove sfide.

Perché ti piace tanto il Fiandre?

Non lo so. Ce l’ho in testa dai mondiali di Leuven 2021. Sono rimasto sorpreso da quell’atmosfera speciale. E poi ho avuto la fortuna di partecipare ed è stato semplicemente spettacolare. Mi sono divertito come un bambino, dando tutto sino alla fine. Il Fiandre è stato una delle migliori gare che abbia mai fatto.

Parigi-Nizza passaggio obbligato per chi punta al Tour?

06.03.2023
5 min
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Con lo sprint vittorioso di Merlier, ieri si è aperta la Parigi-Nizza. “Sorella” della Tirreno-Adriatico, che invece scatta fra qualche ora. Questa gara è spesso, molto spesso, il primo banco di prova dei contendenti al Tour de France. Questo non significa che già la lotta sia tra i super protagonisti, ma chi aspira alla maglia gialla della Grande Boucle è al via. Quasi come fosse un dogma esserci. Anche se Pogacar nelle ultime stagioni ha smentito questa regola.

Oggi vediamo appunto Pogacar (nella foto di apertura) e Vingegaard, ma alla Parigi-Nizza prima di loro ci ha messo il naso anche Vincenzo Nibali, quando lo Squalo appunto mirava al podio del Tour. A scortarlo sulle strade di Francia c’era il suo direttore sportivo Giuseppe Martinelli.

Giuseppe Martinelli con Vincenzo Nibali. Nel 2014, quando lo Squalo vinse il Tour, alla Parigi-Nizza fece tanta fatica e fu 21° nella generale
Martinelli con Nibali. Nel 2014, quando lo Squalo vinse il Tour, alla Parigi-Nizza fece tanta fatica
Giuseppe, perché solitamente chi punta al Tour va alla Parigi-Nizza?

Perché alla Parigi-Nizza c’è sempre qualcosa che poi si troverà a luglio sulle strade del Tour. E’ un po’ come il Delfinato d’estate. Sono le stradine della Francia, un pezzo di percorso, un modo di correre, il vento… Insomma la Parigi-Nizza è già un piccolo Tour.

Una volta si diceva che si andava in Francia anche per trovare alleanze in vista dell’estate. Magari si aiutava una squadra più piccola a portarsi a casa una tappa in cambio di un favore d’estate. Oggi forse tutto ciò è impossibile.

No, non si va per le alleanze. Non succede più. Oggi ognuno ha la “testa nella sua mangiatoia”. Certe alleanze semmai nascono sul momento in base alle situazioni di corsa. E solo se ci sono obiettivi comuni. Ma non ci si va appositamente. Negli ultimi tempi non ho più sentito che questa o quella squadra la mattina in hotel magari si parlano.

Meteo avverso, vento, nervosismo, il vallonato francese… s’iniziano a prendere le misure col Tour. Qui il gruppo ieri verso La Verrière
Meteo avverso, vento, nervosismo, il vallonato francese… s’iniziano a prendere le misure col Tour. Qui il gruppo ieri verso La Verrière
Come dicevamo non è più quel ciclismo.

Ma sì, e poi oggi abbiamo mille strumenti che ci dicono come potrà andare la corsa, mille stratagemmi per capire come fare e se il percorso è più o meno adatto.

Hai detto che lungo il percorso della Parigi-Nizza capitava sempre qualcosa del Tour successivo: era anche un’occasione per fare dei sopralluoghi?

Assolutamente sì (l’Astana all’epoca ne approfittò per andare a vedere la tappa del pavé, che poi si rivelò decisiva per Nibali, ndr). Pensate come ragionano gli organizzatori del Tour: visto che questa estate si andrà sul Puy de Dome, alle squadre selezionate per la Grande Boucle la scorsa settimana è arrivata un’email in cui dicevano che avrebbero messo a disposizione un treno per andarlo a visionare durante il Delfinato, visto che non ci si può andare da soli in macchina.

Ieri nella prima tappa a La Verrière, Tim Merlier ha battuto Bennett, Pedersen e Kooij
Ieri nella prima tappa a La Verrière, Tim Merlier ha battuto Bennett, Pedersen e Kooij
Hai parlato di percorso, ma se c’è un tracciato che tra Parigi-Nizza e Tirreno ti favorisce nettamente vai comunque alla gara francese in ottica Tour?

Si valuta, ma se avevi battezzato il Tour andavi lì per assaporare le sue strade. Se invece parliamo del Pogacar della sua situazione vi dico che lui, per me, sta tentando di vincere un po’ tutto. La Tirreno l’ha vinta, ora nella sua bacheca vuol mettere anche la Parigi-Nizza. Ha vinto il UAE Tour ed è andato in Andalusia. Tadej ha bisogno di questo pizzico mentale, di questa inventiva stimolante.

Però pensando a Nibali soprattutto, ma non solo lui, a volte non si è in forma in quel periodo. E tutto si complica. C’è il rischio di non uscirne bene?

Alla Parigi-Nizza si è sempre fatto tanta fatica. Anche Vincenzo ne ha fatta e per questo non riuscivamo a trovare il bandolo della matassa e la fatica era amplificata. Le tappe nei primi giorni sono piatte, ma c’è un grande stress. Poi magari s’incontra anche il vento nelle zone del Nord. Le ultime tre, quattro tappe invece hanno delle salite. Salite che però non sono in stile Tirreno, come i muri o l’arrivo in quota. Sono salite veloci, più stressanti. Non era così raro che la sera Vincenzo ti mandasse a quel paese e ti diceva: «Martino, era meglio andare alla Tirreno». Tirreno che tra le altre cose ha anche meno trasferimenti. Il territorio della Parigi-Nizza è molto vasto, quello della Tirreno è più raccolto. 

La UAE Emirates di Pogacar e la Jumbo-Visma di Vingegaard (entrambi riconoscibili) già si sono marcati stretti nella prima tappa di ieri
Pogacar e Vingegaard (entrambi riconoscibili) già si sono marcati stretti nella prima tappa di ieri
Ieri è partita questa bellissima corsa, il Martinelli appassionato  più che il tecnico, come la vede? E’ già uno scontro totale tra Pogacar e Vingegaard o si nasconderanno un po’?

Sono due corridori diversi da tutti gli altri. Si rispettano ma se possono darsi le botte se lo danno! Per me ci arrivano senza volerlo, con una condizione molto buona, forse più di quello che si aspettavano. Pogacar lo abbiamo visto nelle prime gare. Vingegaard l’ho osservato al Gran Camino e va davvero forte. Forte come mai prima. Ha acquisito una fiducia in sé stesso unica. Ha fatto numeri in-cre-di-bi-li (lo dice scandendo le sillabe, ndr). Di contro si ritrova “tra le scatole” un Pogacar che non si aspettava. Io penso che sarà un bel duello.

Quindi non si nasconderanno. Secondo te ci può stare che Pogacar abbia detto all’ultimo della sua partecipazione per deviare un po’ l’attenzione? E magari Vingegaard e la Jumbo-Visma sapendo che lui non c’era si sarebbero preparati diversamente?

Non penso, questi due sono un bene del ciclismo. E lo dico da appassionato. Non credo di sbagliare se dico che Pogacar vuol vincere tutto. A lui piacere correre… E vincere!

Il ciclismo dei cannibali: Bruyneel critica, Magrini ribatte

04.03.2023
6 min
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Di Pogacar e della sua magica settimana d’esordio in Spagna si è detto e scritto tanto. Vingegaard gli ha risposto da par suo: tre tappe a O Gran Camino e tre vittorie di seguito, dando di sé un’immagine per molti versi inedita, quella di un assoluto dominatore. Il nuovo ciclismo passa attraverso campioni quasi cannibali, che non si nascondono mai, ma che anzi dominano la scena con un fare che dà anche adito a discussioni.

A innescare la miccia è stato Johan Bruyneel, ex professionista di lungo corso e direttore sportivo che visse tutta la contraddittoria epopea di Lance Armstrong, uscendone con una squalifica pesantissima. Sebbene i suoi trascorsi siano così controversi e discutibili, le sue opinioni fanno spesso discutere. Infatti questa volta, attraverso il podcast The Move, Bruyneel ha criticato la condotta di Pogacar.

«Distruggere tutti alla prima uscita – ha detto – non è la scelta migliore. Sarebbe meglio mantenere certi equilibri con corridori e squadre diverse, lo dico anche nel suo interesse. Se si guarda bene come sono andate le cose, la squadra viene spremuta allo stremo per fargli vincere sempre corse nelle quali si potrebbe anche lasciar spazio, poi per recuperare non è così semplice e immediato».

Bruyneel ha chiuso la sua esperienza da diesse nel 2012. Da corridore aveva vinto 13 volte
Bruyneel ha chiuso la sua esperienza da diesse nel 2012. Da corridore aveva vinto 13 volte

Da Bruyneel a Magrini

Bruyneel dà colpe soprattutto a chi gestisce lo sloveno: «E’ bello vedere un proprio corridore che vince sempre, ma è l’ammiraglia che deve tenere il polso della situazione, saper miscelare la passione con la freddezza, il vantaggio immediato con quello a lungo termine. Così facendo, Pogacar si sente sempre più autorizzato a cannibalizzare le corse».

Parole certamente pesanti, quelle di Bruyneel, che abbiamo voluto approfondire parlando con un navigante di lungo corso nel mondo del ciclismo come Riccardo Magrini, popolare voce di Eurosport.

«Bruyneel – dice il toscano – parla di un ciclismo che non esiste più. Oggi non si fanno calcoli, chi vuole vincere lo fa, pensa all’immediato. Non sono nuove le sue polemiche, ricordiamoci che cosa si disse a proposito di Roglic alla Parigi-Nizza del 2021. Il corridore che può, cerca di vincere, sempre e comunque e secondo me fa bene, è questo che rende il ciclismo odierno sensazionale».

Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. E’ ad Eurosport dal 2005
Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. E’ ad Eurosport dal 2005
Il belga punta il dito contro i dirigenti, ma in queste scelte quanto c’è del corridore e quanto di chi lo dirige?

E’ l’indole del corridore a prevalere. Molti sono rimasti stupiti da Vingegaard, ma la sua voglia di rispondere sul campo al rivale per poi affrontarlo alla pari alla Parigi-Nizza ha prevalso su tutto e l’attesa per la corsa francese ora è allo spasimo. Non si fanno sconti e come loro non li fanno i Van Aert, i Van Der Poel e compagnia. Quando c’è da vincere non ci si tira indietro. Ripeto, Bruyneel parla di un ciclismo che non c’è più, lui lo scorso anno avrebbe magari pensato di perdere il Giro dell’Emilia con Pogacar a favore di Mas per avere poi un ricambio al Lombardia, ma lo sloveno ha vinto ugualmente. Questi calcoli non hanno più ragion d’essere.

Che cosa ha portato questo cambiamento?

Sono i ragazzi stessi ad averlo portato, ci sono 7-8 campioni che non lasciano nulla d’intentato per vincere e non stanno tanto a guardare al livello della corsa, alla sua tradizione, partono e se le danno di santa ragione. Quei calcoli non ci sono più, non stanno tanto a pensare “oggi vinci tu che domani mi ricambi il favore”. Può capitare magari fra compagni della stessa squadra, lo scorso anno lo stesso Pogacar fece così con Majka e anche in Spagna, nell’ultima tappa lo sloveno ha lavorato per Covi che poi è stato beffato da Fraile. Per me è anche una forma di rispetto nei confronti del loro lavoro. Oggi non puoi più permetterti di correre per “fare la gamba”, devi essere già competitivo anche solo per lavorare per i compagni.

5 vittorie in 6 giorni di gara. Pogacar ha iniziato alla grande il suo 2023, ora punta alla Parigi-Nizza
5 vittorie in 6 giorni di gara. Pogacar ha iniziato alla grande il suo 2023, ora punta alla Parigi-Nizza
Rivedendo le statistiche di Pogacar in questi tre anni, da quando ha iniziato a cogliere risultati di prestigio (quindi ben prima della sua prima vittoria al Tour) si scopre che le sue percentuali di vittorie e piazzamenti sono quelle più vicine da cinquant’anni a quelle di Merckx. Tu parlavi di 7-8 campioni: Merckx ne aveva altrettanti di quel livello?

Scherziamo? Eddy aveva Gimondi, De Vlaeminck, Ocana, l’elenco è lunghissimo. Fare paragoni fra tempi così lontani è però sbagliato. Pogacar va visto da un altro punto di vista: è uno che può vincere davvero dappertutto, il che significa che parte in ogni corsa fra i pretendenti al successo, si è visto al Fiandre interpretato per la prima volta, si vede alla Sanremo dove può vincere, non c’è una vera corsa, in linea o a tappe, nella quale non possa fare la differenza, per questo lo ritengo attualmente il più forte. Ma le epoche sono diverse.

Se da Pogacar un atteggiamento del genere ce lo si poteva aspettare, da Vingegaard un po’ meno. E’ cambiato qualcosa nel danese dopo la sua vittoria al Tour?

Sì, la qualità della corsa sicuramente non era la stessa trovata da Pogacar, ma l’atteggiamento mi è piaciuto perché ha risposto per le rime, accresce l’interesse per il ciclismo al punto che ci si entusiasma anche se sono corridori stranieri, con tutto che i nostri si sono fatti ben vedere fino ad ora. In chiave Tour queste schermaglie dicono poco, ma vincere in serie ha pur sempre un significato, Pogacar poi da quell’Emilia ha praticamente sempre vinto… Io cose del genere non le avevo mai viste.

Vingegaard ha sorpreso all’O Gran Camino: tre tappe e tre vittorie, trionfando anche a cronometro
Vingegaard ha sorpreso all’O Gran Camino: tre tappe e tre vittorie, trionfando anche a cronometro
Evenepoel però, che di carattere e per come l’avevamo visto era portato a fare le stesse cose, sembra un po’ più contenuto, diventato più ragionatore: all’Uae Tour ha vinto senza conquistare neanche una tappa…

Credo che sia molto maturato, dei campioni di cui sopra è forse quello più tattico, forse non conosce ancora tutti i suoi limiti ma mi pare che si gestisca anche meglio degli altri. Credo che abbia più difficoltà a vincere degli altri, non è velocissimo, anche sullo scatto in salita gli manca qualcosa ma quando esprime tutto il suo potenziale fa paura.

Per gli altri, quelli “normali” significa quindi che vincere è più difficile?

Bella domanda, secondo me sì, molto. Io vedo meno tatticismo e molta forza. Ciccone ad esempio ha commesso piccoli errori che alla fine gli hanno negato la vittoria alla Valenciana, lo stesso dicasi per la Ineos che tatticamente ha perso la corsa favorendo Rui Costa. E’ quello di oggi un ciclismo molto meno giocato sulla strategia e più prestazionale, per questo non puoi presentarti al via se non sei pressoché al massimo, non puoi giocare sulla furbizia. In questo senso mi è piaciuto Wellens quando ha vinto la terza tappa alla Vuelta a Andalucia perché ha interpretato perfettamente la corsa dal punto di vista tattico, ma sono casi rari.