Col telefono sulla Redoute, ma con la testa già a domenica

21.04.2023
6 min
Salva

La Redoute con il telefono in mano per riprendere le scritte, appena fatte, che portano il suo nome. Un sorriso grosso così. E i compagni intorno pronti a proteggerlo da qualche tifoso e cicloamatore più invadente di altri. E’ la vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi di Tadej Pogacar.

La UAE Emirates, a dispetto di altri team che hanno ripassato gli ultimi 75 chilometri e prima ancora avevano fatto la mitica tripletta Wanne, Stockeu e Haute-Levée in macchina, ha percorso “solo” gli ultimi 55 chilometri. Quindi sono partiti dalla Rosiere. E sono arrivati proprio dentro Liegi. Tagliando il traguardo di domenica.

«Dettagli – ci spiegano i tecnici Gil e Marcato – che possono fare la differenza. Si vede come il rettilineo finale tiri un “filino” a scendere».

La Redoute si anima

Le storie si susseguono sulla Redoute. Passano i corridori, gli ospiti dei vari team e tra questi c’è anche Francesco Busatto. Il giovane corridore della Circus-ReUz-Technord, in pratica la continental della Intermarché-Wanty Gobert, ha vinto la Liegi U23 e oggi scorta i Vip dei suoi sponsor su queste rampe.

Intanto sotto, a “casa” Gilbert l’area dei camper va riempendosi. Si scrive su ogni centimetro di asfalto e il tendone Gilbert appunto è un via vai di vettovaglie. Si allestisce la zona hospitality più bramata della Vallonia.

Passano atleti ed atlete. Demi Vollering segue di qualche minuto la nostra Marta Cavalli. Ma poi si alza un piccolo boato e allora si intuisce che può essere uno tra Pogacar o Evenepeol.

La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando
La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando

Telefono in mano

E’ Tadej che sale allegro con i suoi compagni. Telefono in mano, riprende le scritte col suo nome ma è anche attento.

«Se il percorso è più duro? Sarà la gara a renderlo più duro, ma di certo dà meno respiro. La Redoute è un po’ più corta, poi però c’è meno spazio per recuperare – dice Pogacar – in ogni caso è una gara molto lunga.

«La mia condizione è buona. Sono in forma da molto tempo è vero, ma credo forse di essere un po’ più forte rispetto alla Sanremo».

Parlando di Redoute non si può non parlare di Gilbert. Tra l’altro Pogacar può emularlo conquistando la tripletta delle Ardenne: Amstel, Freccia e Liegi.

«Ho un bel rapporto con Philippe e spesso a Monaco vado nel suo negozio per farmi sistemare la bici. Ha un ottimo servizio. Ma credo che essendo belga dia più consigli a Remco piuttosto che a me!

«Che corsa mi aspetto? Che possa esplodere prima, tanto più se ci dovesse essere brutto tempo come sembra. Anche perché poi dopo la Redoute è davvero tutto molto veloce e senza respiro». 

Da notare che Pogacar è sempre stato in testa. Segno che se anche scherzava era concentrato. E’ lui che doveva memorizzare strade, curve e pendenze
Pogacar sempre in testa: anche scherzava era concentrato. E’ lui che deve memorizzare strade, curve e pendenze

Difficile recuperare

Il nuovo percorso in effetti, sembra essere più tosto. E’ ancora una volta la Redoute in qualche modo a dettare legge. In pratica appena finisce il muro di questa mitica cote, non si prosegue per quei 700-800 metri di falsopiano, che spesso hanno fatto la differenza, ma si scende immediatamente a valle con una curva a gomito. Strada stretta e poi una curva a 90 gradi verso sinistra.

Da qui in poi, sulla carta manca una cote, ma in realtà il tracciato è più nervoso. Prima infatti c’era un bel segmento di strada larga e in qualche modo si andava regolari. Anche se si faceva lo Sprimont. Ora invece ci sono due “zampellotti” prima di ricongiungersi al tracciato originale. Due zampellotti con pendenze che sforano anche il 10 per cento, ma soprattutto le strade sono strette e ricche di curve. 

Chi ha gamba può scappare via bene. Chi sta dietro fa fatica ad organizzarsi.

Spunta Remco

Tutti aspettano il duello tra Pogacar ed Evenepoel. E anche Tadej sembra essere molto concentrato sul campione del mondo. Quando infatti gli chiediamo se oltre a Remco teme altri corridori la sua risposta è molto diplomatica.

«Non guarderò solo lui – dice lo sloveno – ma sono contento che ci sia. Ci sono molte squadre con formazioni fortissime. Penso alla Israel, alla Ineos, alla Jumbo… Non sottovaluto nessuno. Ogni leader potenzialmente può vincere».

Tadej spera in una corsa dura. Lui glissa ma per una volta forse non saranno loro a dover prendere in mano la gara, come invece è successo ad Amstel e Freccia. Lo sloveno può permettersi di arrivare in volata. Ci si aspetta che sia la Soudal-Quick Step di Remco a spingere.

«Forse può andare così – dice Tadej – lui viene da un periodo di altura, magari non sarà super brillante, ma una volata dopo tanti chilometri non è scontata e Remco è migliorato molto. In più non posso rispondere bene a questa domanda: non ho mai fatto uno sprint con lui. Non so quanto è veloce».

Ma Remco spunta davvero e non solo nei discorsi. Andando avanti con la ricognizione, sulla Roche aux Faucons eccolo guidare il suo team. Anche lui parla serenamente. C’è la tv e anche lui sembra lasciarsi scivolare il mondo addosso. 

Il duello più atteso è iniziato in ogni caso. Dopo Van Aert e Van der Poel ci potremmo godere questo altro dualismo. Un dualismo più da salita.

Pogacar domina anche il Muro. Ulissi ci racconta come è andata

19.04.2023
5 min
Salva

«Tripletta Amstel, Freccia e Liegi come Gilbert? E’ un obbiettivo chiaramente e ci stiamo lavorando». A dirlo è Tadej Pogacar. E neanche lo puoi additare come “spaccone” visto il modo naturale e serio al tempo stesso con cui lo dice. Lo sloveno, ha vinto (anche) la Freccia Vallone. Il corridore della UAE Emirates è in una forma smagliante. E ora a queste latitudini tutti non aspettano altro che Remco Evenepoel, l’unico, s’ipotizza, che possa contrastare il suo strapotere sulle cotes.

E di questo stato di grazia ci parla Diego Ulissi. Il campione toscano transita sorridente dopo il traguardo, felice per la vittoria del compagno e del lavoro – ottimo – svolto con la sua squadra. Un pezzetto di questa vittoria è decisamente il suo. Diego ci porta nel viaggio di questa Freccia.

La chiacchierata con il toscano parte proprio con dei complimenti a lui e al team. «Tadej – dice Ulissi – sta veramente andando fortissimo e per noi sembra tutto facile. Dobbiamo solo metterlo nelle migliori condizioni per esprimersi. Penso che oggi abbiamo fatto un grandissimo lavoro di squadra. Siamo contenti».

Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Tu non lo hai visto, ma ti diciamo che in pratica è scattato da seduto. Solo nel finale si è alzato sui pedali.

Eh – ride Ulissi – è così. Come ho detto, sta andando davvero fortissimo. Speriamo di continuare… fino a domenica a questo punto.

In effetti sembra tutto facile, ma quando si ha un capitano così forte, cosa gli si dice in corsa? Come lo si aiuta? Qui basta evitare cadute e forature e il risultato è garantito…

Cerchiamo di correre davanti. Per fare così magari spendiamo anche diverse energie in più, però ne vale la pena. Alla fine basta rimanere concentrati.

C’era qualcuno che tenevate d’occhio più di altri?

Siamo concentrati su quel che dobbiamo fare noi. Gli avversari ce ne sono tanti e forti, quindi bisogna stare bene attenti sin dall’inizio. Sapete, quando Tadej sta bene non teme nessuno. Pertanto avevamo in testa di fare quello che avevamo in programma.

E qual era il programma?

Come detto cercare di tenerlo coperto. In riunione abbiamo parlato soprattutto dell’approccio alla parte finale. Volevamo cercare di rendere la gara più dura possibile. Più dura è, meglio è per lui. In particolare io e Hirschi dovevamo stargli vicino nell’ultimo giro. Così io (va detto che anche Ulissi sta molto bene, la sua faccia fresca a fine corsa ne è una prova, ndr)  ho fatto molto forte la penultima salita e Mark lo ha messo bene ad inizio muro. A quel punto toccava a lui… Ma tutto il giorno credo che abbiamo controllato la corsa alla grande. Tadej doveva aspettare il muro e così ha fatto. Abbiamo rischiato di essere un po’ lunghi. Avendo gli occhi addosso, un po’ tutti ci aspettavano non era facilissimo.

Ecco, occhi addosso. In settimana c’è stata qualche critica dopo l’Amstel sul fatto che è folle aiutare Pogacar mentre si è in fuga… C’è questa sensazione di essere costretti a prendere in mano la corsa? C’è la paura che tutti vi aspettino al varco?

Paura con lui proprio no! Semmai abbiamo ancora più motivazioni. Quando c’è Tadej in gara si lavora al meglio e senza paura. Anche perché è lui il primo che non si mette paura! E’ super tranquillo e questa sua tranquillità, credetemi, la trasmette anche a noi. Noi contiamo molto sul nostro lavoro, su quel che facciamo in settimana e non pensiamo agli altri.

Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
In effetti c’era sempre qualche tuo compagno in testa al gruppo…

Questo perché stiamo bene. Chi non c’è è fuori per qualche caduta o intoppo vario, ma abbiamo dimostrato che quando stiamo bene tutti quanti, siamo tra le squadre più forti al mondo. 

Ma davvero questa Freccia Vallone (e in generale le classiche delle Ardenne) non erano in programma?

Questo non lo so. Ma so che sta andando forte e che voleva correre. E’ in una condizione incredibile e giustamente la vuole sfruttare. Poi si sa che quando Pogacar attacca il numero vuole vincere. La Freccia Vallone è una gara importante e voleva scrivere il suo nome nell’albo d’oro.

Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa. A premiare Gilbert, a destra
Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa
Come avete approcciato questa Freccia? Tra di voi ne avete parlato anche la sera prima oppure tutto si è risolto nella riunione del mattino?

Ci siamo concentrati soprattutto sul meeting della sera prima, ma poi cerchiamo sempre di sdrammatizzare, di staccare. Dobbiamo essere super concentrati per 5-6 ore e infatti anche oggi fino a pochi istanti prima del via scherzavamo e ridevamo.

Come si gestisce un Pogacar in corsa? Alla fine cosa dovete dirgli?

Lui si fida ciecamente dei compagni. Sa bene che ci sono atleti con più esperienza di lui. Atleti che hanno fatto certe corse anche dieci volte. Quel che dobbiamo fare noi è non perderlo d’occhio. Oggi per esempio a metà gara c’è stato un momento nel quale sembrava potessero esserci dei ventagli. A quel punto gli siamo stati ancora più vicini e lui ci ha seguito. Ormai corriamo insieme da diversi anni e a dire il vero non serve parlarci tanto.

EDITORIALE / Qualcuno può mandarlo fuori giri?

17.04.2023
5 min
Salva

Vedremo come finirà la Liegi. O meglio, vedremo quanti pezzi grossi – delle classiche e dei Giri – ci saranno alla Liegi per giocarsi la corsa. Un passaggio di ieri nel pezzo sulla vittoria di Pogacar all’Amstel ha infatti scatenato i tifosi dello sloveno. Si parlava dell’assenza di rivali “veri”, perché è indubbio che rispetto al Fiandre in cui la partecipazione era di prima classe, ieri nella corsa olandese i cosiddetti big non c’erano. Sarà probabilmente dipeso dalla caratura della corsa, allo stesso modo non erano tutti neppure alla Gand-Wevelgem. Perciò vedremo come finirà la Liegi, che in quanto Monumento ne richiamerà certo altri.

Intendiamoci: Pogacar è un fenomeno. Il solo capace di vincere classiche e Giri, in mezzo a gente che prepara le une oppure gli altri. Un gradino sopra Van der Poel e Van Aert, perché loro un Tour de France non lo vinceranno mai.

Le ottime relazioni con VdP emersero già al Tour del 2021: qui al Mur de Bretagne, quando Mathieu vinse la tappa e prese la maglia
Le ottime relazioni con VdP emersero già al Tour del 2021: qui al Mur de Bretagne, quando Mathieu vinse la tappa e prese la maglia

Addio al Team Sky

Stiamo vivendo un ciclismo da capogiro. Dopo gli anni in cui il treno di Sky portava il capitano all’ultimo chilometro della salita finale, asfissiando così la corsa e mandando fuori giri i rivali sulle montagne precedenti, oggi grazie a Pogacar, Van der Poel, Evenepoel, Van Aert e a tratti Alaphilippe, sono saltati tutti gli schemi. Sono i capitani per primi a correre in modo imprevedibile e questo priva le squadre avversarie di ogni punto di riferimento. La corsa è un corpo a corpo e il colpo che ti stende può arrivare anche a 100 chilometri dall’arrivo. Devi starci o resti indietro.

Niels Verdijck, compagno di allenamento di Van der Poel ha raccontato ieri nel podcast Café Koers di aver ricevuto da Mathieu uno screenshot dello scambio di messaggi con Pogacar a proposito del punto in cui attaccare all’Amstel

«Ovviamente non conosco Pogacar personalmente – ha detto – ma la mia impressione è che lui e Mathieu abbiano quasi lo stesso stile di vita, non fanno troppi calcoli: “Non preoccuparti troppo delle cose di cui non devi preoccuparti e controlla solo le cose che puoi controllare”. Mathieu non è stato affatto deluso dopo il Fiandre. Ha riconosciuto la superiorità di Pogacar e ha detto che non poteva davvero pedalare più forte. Però ci ha provato fino alla fine, non si è mai arreso».

Fuga a 90 chilometri dall’arrivo: giusto o sbagliato collaborare con Pogacar, finendo fuori giri?
Fuga a 90 chilometri dall’arrivo: giusto o sbagliato collaborare con Pogacar, finendo fuori giri?

Il limite di Pogacar

Qualcuno ha obiettato, dicendo che parlare dell’assenza di rivali per Pogacar gli ha ricordato la storiella per cui Nibali vinceva a causa delle cadute dei suoi rivali. Niente di più falso, ovviamente. Ma è innegabile che ieri in Olanda e domenica alla Liegi qualche assenza pesante s’è registrata e si registrerà.

La grandezza di Nibali contro certi avversari era proprio indurli all’errore. Cadde Wiggins nella pioggia di Pescara, nel primo Giro vinto da Vincenzo, perché lui attaccò e il britannico palesò i suoi limiti di guida. Cadde per lo stesso motivo Contador nel Tour del 2014 e qualche giorno prima era finito sull’asfalto Froome nella tappa del pavé, perché l’Astana si era messa a fare il forcing e Chris sul bagnato si dimostrò troppo fragile. I due – lo spagnolo e il britannico – erano così forti quell’anno, che ad agosto andarono alla Vuelta e si piazzarono primo e secondo. Eppure al Tour, contro Nibali, dovettero alzare bandiera bianca, perché il siciliano li spinse oltre il limite.

Ammesso che sia possibile, chi è in grado di inventare qualcosa che porti oltre il limite super Pogacar?

«Tutti devono capire – ha detto ieri Maxime Monfort, ora diesse della Lotto-Dstny – che non si può collaborare con la UAE Emirates. Dobbiamo lasciare loro il peso della corsa, isolare Pogacar. Non capisco le squadre che collaborano con loro. Lo trovo frustrante».

Se Pogacar attacca a 90 chilometri dall’arrivo dell’Amstel, tolti forse Lutsenko e Pidcock, perché gli altri collaborano? Pensano di poterlo battere o di essere saliti sul treno che li porterà vicini al podio?

Roglic e Vingegaard sono stati i soli finora a a mandare Pogacar fuori giri, attaccandolo a ripetizione
Roglic e Vingegaard sono stati i soli finora a a mandare Pogacar fuori giri, attaccandolo a ripetizione

La sfida della Liegi

Vero, come dice qualcun altro, che dietro c’erano Hindley (vincitore di un Giro) e anche Benoot che non è l’ultimo arrivato, ma quante classiche hanno vinto? Nell’Amstel del 2021, il vincitore Van Aert si lasciò dietro Pidcock, Schachmann, Matthews, Valverde, Alaphilippe, Sbaragli, Kwiatkowski, Mohoric: gente che ha vinto classiche e mondiali e sapeva il fatto suo molto più dei primi 10 alle spalle di Pogacar (Pidcock escluso).

Per questo vedremo chi ci sarà alla Liegi e come andrà a finire. Sappiamo già che non ci saranno Roglic e Vingegaard. Il primo una Liegi l’ha vinta, il secondo non ha mai ben figurato, ma sarebbe stato interessante vederli rispondere a Pogacar o Evenepoel quando attaccheranno sulla salita prescelta. Di fatto per ora, tolto il Mas del Giro dell’Emilia, sono stati gli unici a cogliere Pogacar in castagna.

Ci sarà appunto Remco, che l’anno scorso attaccò sulla cima della Redoute e crediamo non avrà problemi a seguire un attaccante di gran nome se deciderà di muoversi prima. E poi chi ci sarà? Leggiamo di Jungels, Hindley, Vlasov, Mohoric, Landa e Pello Bilbao. Carapaz, Healy. Martinez, Kwiatkowski e Pidcock. Gaudu. Mas. Bagioli e il malconcio Alaphilippe. Ci sarà anche Ciccone.

Pogacar ed Evenepoel non hanno avuto grosse occasioni di confronto: a Liegi ne sapremo di più
Pogacar ed Evenepoel non hanno avuto grosse occasioni di confronto: a Liegi ne sapremo di più

Mentalità vincente

Non è affatto detto che saranno in grado di rispondere a un attacco a fondo dello sloveno, candidato alla vittoria. Sarebbe però sbagliato che andassero al via rassegnati.

«Per la Liegi partiremo addirittura per il terzo posto – ha detto a L’Equipe Cedric Vasseur, team manager della Cofidis – perché ci sarà anche Remco Evenepoel, un altro fenomeno».

Se anche i manager delle squadre lasciano passare questo messaggio ai loro corridori, poi non vadano a lamentarsi per la mancanza di punti a fine stagione. Roberto Damiani, che di quella squadra è il tecnico, ha sempre insegnato ai suoi ragazzi che si va alle corse per vincere. Ma se ci sono tecnici che in vita loro non hanno mai dovuto tirare fuori l’acqua dal sale e corridori già rassegnati, è certo che l’innegabile immensità di Pogacar e di quelli della sua classe sembrerà sempre più grande.

Pogacar gigante all’Amstel, ma i rivali “veri” dove sono?

16.04.2023
5 min
Salva

Chissà che cosa avranno pensato i corridori della Alpecin-Deceuninck sentendo che a Pogacar il punto dell’attacco per vincere l’Amstel Gold Race l’ha suggerito il loro capitano Mathieu Van der Poel. L’olandese oggi non c’era, perché dopo la vittoria alla Roubaix si è preso un turno di riposo, ma ha trovato il modo un paio di giorni fa di mandare un messaggio allo sloveno, che evidentemente a suo giudizio avrebbe avuto bisogno di aiuto per piegare i rivali anche nella corsa dei mastri birrai.

«Mathieu Van der Poel mi ha detto di accelerare sul Keutenberg – racconta Pogacar dopo l’arrivo – quella era davvero la salita più dura e mi si addiceva di più. Quando me l’ha detto? Tre giorni fa, mi ha mandato un messaggio. Lo ringrazierò per il consiglio».

La foto ai fotografi che immortalano il gruppo davanti al mulino a vento, ma intanto la UAE Emirates fa la corsa
La foto ai fotografi che imortalano il gruppo davanti al mulino a vento, ma intanto la UAE Emirates fa la corsa

Una gomma a terra

Dopo il Fiandre, Pogacar centra in Olanda l’undicesima vittoria stagionale, applicando alla lettera quel che Van der Poel gli ha suggerito e aggiungendo del suo alla ricetta vincente. La fuga che ha deciso la corsa infatti è andata via a 90 chilometri dall’arrivo, seguendo una logica cui ormai dovremmo esserci abituati e che ogni volta invece ci lascia di sasso. Poi, quando di chilometri ne mancavano 39, lo sloveno si è ritrovato con una gomma a terra. Ha maledetto l’assenza dell’ammiraglia, restata intrappolata nelle retrovie. Il cambio bici e il ritorno sui primi sono stati tuttavia l’anticamera dell’attacco decisivo.

«Non mi aspettavo che saremmo andati in fuga così presto – commenta – e sono andato avanti con una gomma bucata per molti chilometri. Per fortuna la ruota perdeva pressione molto lentamente, ma lo stesso ho dubitato che sarei stato in grado di arrivare al traguardo. Alla fine ce l’ho fatta. E’ stato frustrante non aver avuto accanto l’ammiraglia per così tanto tempo, ma fortunatamente siamo riusciti a cambiare la bici appena in tempo, prima delle salite finali».

L’Astana ha fatto arrivare Lutsenko, fresco della vittoria in Sicilia. Il kazako qui vinse il mondiale U23 del 2012
L’Astana ha fatto arrivare Lutsenko, fresco della vittoria in Sicilia. Il kazako qui vinse il mondiale U23 del 2012

Solo Remco

Alla vigilia la domanda che circolava fra gli addetti ai lavori riguardava la Jumbo Visma e altri squadroni. Come mai la squadra di Van Aert ha scelto di non portare né RoglicVingegaard, che stanno vivendo un ottimo momento e sono fra i pochi che in passato siano riusciti a opporsi a Pogacar? La riposta fornita dal team olandese è che il primo sta preparando il Giro, mentre il secondo non ha una grande esperienza nelle classiche.

Dato che volenterosi rivali come Cosnefroy, Gaudu e Benoot si sono arresi al primo attacco (quindi a 90 chilometri dall’arrivo), in attesa di saggiare la condizione di altri come ad esempio Mas, Higuita e Vlasov, bisognerà capire chi nei prossimi giorni sarà in grado di opporsi a Pogacar: forse Evenepoel. Anche Remco infatti sta preparando il Giro, ma non rinuncerà alla Liegi. In questo modo diventa evidente lo scontro fra due scuole. Quella più moderna (sul piano delle metodiche) di coloro che puntano sulla specializzazione. E poi quella più spregiudicata di campioni che accettano le sfide senza nascondersi dietro troppi calcoli, forse perché consapevoli di margini più ampi.

Giro d’Onore

Pogacar ha sferrato l’attacco finale a 36 chilometri dall’arrivo sull’Eyserbosweg, la salita delle Antenne, da cui solitamente la corsa prendeva il largo nel ciclismo di ieri. Healy si è gestito bene e ha proseguito col suo ritmo. Pidcock ha provato invece a opporsi, ma è durato 50 metri in più e poi ha dovuto fare i conti con le gambe più pesanti. Salvare il podio dal ritorno di Lutsenko e Kroon non è stato così semplice.

Da quel momento l’Amstel Gold Race si è trasformata in un giro d’onore, come altri già visti in questa primavera. E se il vantaggio su Healy alla fine è stato solo di 38 secondi, è perché Pogacar ha affrontato l’ultima scalata del Cauberg senza andare a fondo nella fatica, pensando magari a salvare le forze per la Freccia Vallone e la Liegi.

L’Amstel non è un monumento, ma vale parecchio. Per Pogacar è la undicesima vittoria stagionale
L’Amstel non è un monumento, ma vale parecchio. Per Pogacar è la undicesima vittoria stagionale

«In questa stagione – dice andando via dall’Amstel con il suo addetto stampa Luke McGuire – sto vivendo un sogno. Non so se sia stato più forte di quando ho vinto il Fiandre, perché è stata una corsa completamente diversa, ma di certo mi sono sentito bene. Stamattina ero piuttosto congelato con il brutto tempo, ma poi ho scoperto di avere delle buone gambe. Ora si va verso Freccia e Liegi. Mi hanno detto che se vincessi anche la Liegi entrerei nella storia, ma credo che sia presto. Ne parleremo semmai mercoledì o domenica».

Pedersen, quel podio ha un retrogusto agrodolce

06.04.2023
5 min
Salva

A qualche giorno di distanza, si parla ancora del Giro delle Fiandre, perché alcune considerazioni continuano a vagare nell’ambiente, destate dalle parole di Mads Pedersen terzo al traguardo. Si parte da una constatazione: è sempre più difficile riuscire a scalfire il dominio della “triade” (Pogacar, Van Der Poel, Van Aert) nelle classiche d’un giorno. La Sanremo ha visto il colpo di mano dell’olandese con gli altri due beffati sul Poggio dal suo scatto e poi dall’arrembante volata di Ganna, ma dietro c’erano loro: 3 su 4.

E3 Saxo Classic: fuga insieme del trio e gli altri guardano da lontano. Vince Van Aert: 3 su 3. Gand-Wevelgem: vince Laporte per gentile concessione del capitano Van Aert dominatore occulto della corsa, gli altri due assenti. Giro delle Fiandre: Pogacar mette tutti d’accordo con un’azione monstre, Van Der Poel prova a tenere senza riuscirci, Pedersen beffa Van Aert in volata: 3 su 4.

Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra
Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra

L’obbligo di anticipare

Tenete presente questo andamento nel giudicare le parole di Mads Pedersen, l’ex campione del mondo che ha centrato un podio comunque importante. Il danese della Trek Segafredo ha seguito un copione ben preciso, che aveva addirittura annunciato ai microfoni di Eurosport prima della partenza: «L’unica arma per poter recitare un ruolo importante è anticipare quei tre, questo è il modo in cui voglio correre la Ronde».

Parole che ha ribadito al traguardo: «Dovevo agire in quel modo, senza paura di rimanere senza proiettili. Non c’erano altre tattiche possibili anche se sapevo essere dispendiosa. Non stavo pianificando un momento specifico per attaccare, non avevamo fatto calcoli precisi alla vigilia, ma sapevo che dovevo essere davanti ai ragazzi, prevenire le loro mosse e guadagnare terreno e alla fine ha pagato, il podio in una Monumento rappresenta qualcosa d’importante, soprattutto per me dopo che ci ero già andato vicino».

Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto
Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto

«Ciao, Tadej, ci vediamo dopo»

Fin qui siamo abbastanza nell’ordinario. Registrato dai microfoni di Spaziociclismo, però, Pedersen alla fine si è lasciato sfuggire alcune considerazioni interessanti: «Che cosa ho pensato quando ho visto arrivare Pogacar? “Ciao, goditi la corsa, ci vediamo dopo”. Non mi sono dannato l’anima per seguirlo, andava a una velocità pazzesca in salita e non ci ho nemmeno provato. Quello è uno che vince i Tour de France, è naturale che su certi terreni è più veloce di me. Penso che se avessi provato a seguirlo sarei crollato e poi mi sarei staccato dal gruppo e addio piazzamento. A volte devi saper riconoscere i tuoi limiti».

Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata
Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata

Una resa ormai prestabilita?

I fatti, a ben vedere, gli hanno dato ragione e poi precedere Van Aert in volata ha sempre il suo significato (foto di apertura). Le sue parole però possono essere anche lette in versione opposta: di fronte allo strapotere dello sloveno (ma in altre occasioni varrebbe lo stesso per gli altri due) c’è la tendenza a non opporsi neanche più. La Sanremo è stata uno spettacolo assoluto e non si può dire che gli altri non abbiano combattuto, nella classica belga E3 Saxo Classic, quando i tre sono andati via, c’è stata invece la sensazione che non ci fosse grande fiducia nel gruppo inseguitore, considerando anche il lavoro dei rispettivi team che hanno la “fortuna” di avere simili campioni. Al Fiandre stesso discorso, quando Pogacar ha aperto il gas la velocità era enorme e gli altri ormai sembrano disarmati. Anche perché “se è l’uno, è l’altro…”.

Probabilmente questo tema, con l’andare avanti della stagione, verrà riproposto. Pedersen dal canto suo alla fine ha avuto ragione e alla Trek Segafredo possono anche essere soddisfatti, proprio perché bisogna considerare anche l’impegno di chi collabora con la triade. Il danese ha dimostrato di saper leggere la corsa.

«So bene che la mia era anche la tattica di altri. Ogni corridore di valore – ha spiegato – ma non facente parte del magico trio, voleva anticipare ed essere davanti quando la corsa fosse esplosa. Si trattava di trovare il momento giusto e soprattutto essere nelle condizioni di andare. Le due cose in me hanno coinciso, il risultato è derivato da quello e dalla giusta lettura tattica della corsa e soprattutto delle mie condizioni».

Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto
Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto

Ora a Roubaix, senza Pogacar…

Ora Pedersen punta alla Parigi-Roubaix, che chiuderà la sua stagione delle classiche. Una stagione con un enorme segno positivo, considerando che dopo la positiva Sanremo (chiusa al 6° posto, era tra quelli che avevano potuto profittare dello strategico “buco” creato da Trentin), ha colto la quinta piazza sia alla Gand che alla Dwars door Vlaanderen, poi il 3° posto al Fiandre, mancando di fatto solo la E3 Saxo Classic (14°). Unendo ciò a resto, ossia a un totale di 16 giorni di gara con ben 10 Top 10 tra cui due vittorie, si può ben dire che l’iridato 2019 sia tornato ai suoi antichi fasti. Il fatto è che contro quei terribili tre non basta…

Baldato, il volo di Pogacar e le moto della tivù

04.04.2023
6 min
Salva

Il giorno dopo ha portato in Belgio un bel sole tiepido che sa di primavera, tanto da rendere allegri anche i tetti scuri di Kortrijk. Baldato è rientrato in Italia e tornerà su per la Roubaix, mentre i social hanno reso virale il video di Velon (immagine di apertura) che racconta l’esultanza e le lacrime sue e di Marcato nell’ammiraglia del UAE Team Emirates. Avevamo incontrato Fabio il venerdì prima del Fiandre, per approfondire con lui il ragionamento di Bartoli sul fatto che Pogacar fosse avvantaggiato rispetto ai due contendenti più grandi e più grossi. Oggi vogliamo vivere la corsa nei ragionamenti dell’ammiraglia. E’ fuori discussione infatti che la tattica della squadra guidata da Baldato sia stata praticamente perfetta.

La serenità di Pogacar al via da Bruges poggiava su una squadra unita e motivata
La serenità di Pogacar al via da Bruges poggiava su una squadra unita e motivata
Quando si parte per il Fiandre sapendo di avere due rivali così forti, si ragiona anche sulle loro squadre, quindi su Alpecin-Deceuninck e Jumbo-Visma?

Principalmente su di loro, ma ci siamo accorti subito che la Alpecin si è spremuta per riportare dentro Van der Poel, rimasto indietro per una sua leggerezza e poi per essersi fermati a fare pipì poco prima del punto in cui Team DSM e Ineos hanno fatto il barrage. A lui non è costato nulla, ma di certo ha sfruttato i compagni.

Trentin dice che con lui davanti, Alpecin e Jumbo sono state costrette a tirare.

E’ vero in parte. A un certo punto anche in ammiraglia non eravamo sicuri che la Alpecin riuscisse a tenere la fuga sotto controllo. Noi avevano due punte e una delle due era nella fuga. Ma si trattava di scegliere fra Trentin contro altri otto e Pogacar contro altri due. Con la Jumbo-Visma invece c’è stata una guerra di nervi.

La Alpecin (qui Michael Gogl) ha sprecato tanto per riportare due volte VdP in gruppo: nel finale non c’erano
La Alpecin (qui Michael Gogl) ha sprecato tanto per riportare due volte VdP in gruppo: nel finale non c’erano
In che senso?

Anche loro avevano uno davanti, Van Hooydonck, che però dava meno garanzie di Trentin. Quindi mi aspettavo che tirassero, invece non si muovevano. Non è bello avere un uomo davanti e tirare con quelli dietro, ma quando Tadej ha detto che stava bene, ci siamo mossi come nel piano previsto. Sapevamo che se sul Koppenberg fossero andati via, come sempre negli ultimi anni, la corsa si sarebbe aperta e avere Trentin davanti avrebbe avvantaggiato Pogacar.

Non è possibile che la Jumbo-Visma esitasse, sapendo che Van Aert non fosse al meglio?

Possibile anche questo. Loro hanno perso Affini, come noi abbiamo perso Wellens, quindi c’è da capire come stessero. Per noi perdere Tim è stato un brutto colpo, perché anche lui davanti sarebbe stato un ottimo supporto per Tadej.

Van Aert ha tenuto Laporte con sé: poteva mandarlo in fuga?
Van Aert ha tenuto Laporte con sé: poteva mandarlo in fuga?
Intanto però Van der Poel ha fatto fuori Van Aert.

Ha fatto quello scatto sul Kruisberg. Tadej era a ruota di Van Aert e ha dovuto fare lo sforzo per rientrare, poi però non ha avuto mezzo problema a stare con lui. Ma la corsa è diventata dura. Tanto che quando Pogacar e VDP sono rientrati sulla fuga, Trentin ha tirato per non far rientrare Van Aert. A quel punto avevano entrambi mal di gambe, Tadej ha detto che sul Paterberg gli bruciavano, conosco quella sensazione.

Dallo scollinamento all’arrivo, è stata una lunga crono…

Esatto, con Van der Poel che per un po’ ha avuto il vantaggio di una moto della televisione che gli ha permesso di guadagnare dieci secondi. Per fortuna sono riuscito ad affiancare la macchina della Giuria e farglielo presente, finché è stato dato via radio l’annuncio che non dovevano più esserci moto davanti ai due, solo di lato, come poi è stato. Ma gli ultimi 4,5 chilometri, dritti e col vento contro, sono stati una sofferenza.

Il plauso di Baldato va a tutti i corridori del team: capaci di avvicinare la fuga
Il plauso di Baldato va a tutti i corridori del team: capaci di avvicinare la fuga
Il vantaggio non è mai sceso in modo preoccupante.

Lo so, ma ci siamo tranquillizzati quando siamo arrivati con l’ammiraglia dietro Van der Poel e abbiamo visto che non aveva moto davanti e che Tadej era 300-400 metri davanti.

L’emozione in macchina dipendeva dalla tua storia col Fiandre o dalla grandezza della vittoria?

Un po’ entrambe. Sembrava che per me il Fiandre fosse una corsa stregata. Due volte secondo da corridore (nel 1995 e 1996, ndr), secondo e terzo anche in ammiraglia con Van Avermaet (nel 2014 e 2015, ndr). Sembro burbero, ma quello è il mio carattere. E se faccio questo lavoro è perché ti fa emozionare e ti dà delle scariche di adrenalina. Non stavamo recitando. Bisogna stare al gioco dei social, ma per fortuna prima che quei video vengano pubblicati, possiamo rivederli. In ammiraglia con Marcato parlavamo dialetto veneto e qualcosa di troppo colorito potrebbe essere anche venuto fuori (ride, ndr).

Durante l’inseguimento finale, Van der Poel è stato agevolato da una moto della televisione, poi mandata via dalla Giuria
Durante l’inseguimento finale, Van der Poel è stato agevolato da una moto della televisione, poi mandata via dalla Giuria
Tadej sembra così naturale, ma lo è davvero?

Lo è davvero, ma gli piace vincere e fare le cose per bene. Quindi serve gente che lo capisca e non gli metta stress, affinché lui possa rimanere com’è. Il Fiandre gli era rimasto in gola dallo scorso anno: voleva trovare il modo per vincerlo e lo ha trovato.

La squadra ha lavorato bene.

Benissimo. Perso Wellens, sono contento di tutti, uno per uno. Hanno tirato solo per una decina di chilometri, ma hanno limato quel minuto alla fuga che ha permesso a Pogacar di attuare il piano. Si tira a denti stretti avendo uno davanti, però Trentin sapeva quello che avremmo fatto. Lui stesso in fuga non ha mai tirato a fondo. Ha corso come doveva. Peccato solo per i 100 metri persi sul Paterberg. Se fosse passato in cima con gli altri, avrebbe potuto sprintare per il podio, perché come esplosività non ha niente da invidiare a Pedersen e Van Aert. Trentin ha fatto un grande Fiandre, seguendo uomini molto pericolosi. Se lo sarebbe meritato.

Trentin in fuga ha svolto il lavoro stabilito, alla fine secondo Baldato avrebbe potuto lottare per il podio
Trentin in fuga ha svolto il lavoro stabilito, alla fine secondo Baldato avrebbe potuto lottare per il podio
Tornando alla volata, sei davvero convinto che in uno sprint a due con Van der Poel, Pogacar non avrebbe vinto lo stesso?

No, non lo avrei dato per battuto. La forza di Van der Poel in volata è devastante se ti porta quasi fermo ai 200 metri, se gli permetti di farlo, come si è accorto Van Aert ai mondiali di cross. Ma se lo costringi a una volata lanciata che parte da 45-50 all’ora dopo 270 chilometri, sono convinto che Tadej potrebbe giocarsela. Ma secondo me ha pensato che non gli conveniva mettersi a pensare a come fare la volata e ha preferito staccarlo. Cos’altro dire? E’ stato bravissimo…

Azzardi e tattiche. La moviola del Fiandre con Ballan

03.04.2023
6 min
Salva

Il day-after del Giro delle Fiandre consente sempre a tutti di riavvolgere il nastro della corsa e rivivere con più calma tutte le emozioni. Perché se le emozioni sono connaturate alla “Ronde” solo per definizione, la gara di ieri non ci ha lasciato davvero tranquilli un minuto.

Una successione di eventi che hanno caratterizzato il Fiandre nel bene e nel male senza paura di essere banali. Prendendo spunto da una curiosa azione corale del Team DSM sul Kortekeer (in apertura immagini tv), abbiamo estrapolato alcuni momenti della gara e li abbiamo sottoposti ad Alessandro Ballan, uno che se ne intende parecchio di quel tipo di gare. Messo davanti ad una sorta di moviola, il vincitore del Fiandre 2007 ci ha dato il suo parere, trovando delle similitudini con le edizione dei suoi tempi.

Alessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi sei
Alessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi sei
Alessandro innanzitutto, ti è piaciuta la corsa?

Sì, tantissimo. E’ stato il Fiandre più veloce della storia (media oraria di oltre 44 km/h, ndr) e farlo su 273 chilometri di quel genere non è poca cosa. E’ stata una gara spettacolare che ti teneva sveglio. Un po’ per gli scatti dei campioni quando mancava tanto alla fine oppure per il salto di catena di Van der Poel sul Taaienberg. E anche un po’ per le cadute. Purtroppo quelle, che fanno parte del gioco, rendono viva una corsa.

A proposito della velocità, la prima ora di gara l’hanno fatta a quasi 50 di media. Incide questo sull’economia della corsa per chi resta impigliato nella rete?

Bisogna dire che su più di sei ore di gara, c’è il tempo per recuperare e smaltire alcuni sforzi. Però al Fiandre tutto può contare alla fine, dipende quanto consumi in situazioni simili. Van der Poel, Van Aert, Sagan e tanti altri si sono fatti sorprendere da qualche ventaglio in avvio e hanno dovuto usare subito la squadra per rientrare. Forse sprechi più energie nervose che fisiche e quello può penalizzarti. Non è mai bello quando succede, perché non sai se riuscirai a rientrare in fretta. E’ capitato anche a me. Ricordo che in alcune strade vallonate potevi vedere ad occhio la situazione. Tra la testa del gruppo allungatissima e la coda c’erano più di trenta secondi. Facevi fatica a farli diminuire.

Alaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di Maciejuk
Alaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di Maciejuk
Torniamo alle cadute. Quella provocata da Maciejuk è stata scioccante. Davide Ballerini, caduto più volte, sul traguardo si è toccato con Theuns per un piazzamento attorno alla quarantesima posizione. Poi ce ne sono state tante altre. Non si rischia un po’ troppo?

Al Fiandre si fa di tutto per guadagnare posizioni. Alcune sono le classiche cadute per limare e stare davanti. Come quella in cui è rimasto coinvolto Girmay. Altre sono davvero incomprensibili. Io credo che il polacco della Bahrain Victorious non l’abbia fatto apposta. Sono certo che quando si è reso conto di quello che aveva combinato, avrebbe voluto sprofondare. Poi non so se è ancora valido nel regolamento il divieto di usare le piste ciclabili, perché ne ho visti tanti utilizzarle. Sulla caduta di Ballerini all’arrivo posso dire che a volte succede di fare uno sprint solo per un tuo orgoglio personale. Dopo che hai fatto tanta fatica, cerchi di prenderti una tua soddisfazione e onorare la gara.

A più di 120 chilometri dalla fine abbiamo assistito al Team DSM che ha affrontato un muro quasi in surplace, facendo da tappo, per poi accelerare poco prima dello scollinamento. Sono stati anche attaccati su twitter. Una mossa però che non ti è nuova, giusto?

Esatto. E’ una manovra che facevano già ai miei tempi. Ricordo che quando sono passato pro’ e andavo in Belgio a correre, mi avevano messo in guardia. «Se vedi dei team belgi assieme davanti, preoccupati», era stato l’avvertimento. In effetti è stato così tante volte. Si mettevano d’accordo gli squadroni tipo Quick Step e Lotto e facevano quello che ha fatto la DSM. Salivano pianissimo, tu restavi intrappolato dietro, eri costretto mettere piede a terra. Poi quando loro ripartivano a tutta,non ti restava che farti aiutare a ripartire dal pubblico oppure ti facevi il muro a piedi, con le tacchette che non fanno aderenza. Comunque guardando l’ordine d’arrivo dei DSM (Degenkolb 19° a più di 6′, ndr) direi che è stata una tattica della disperazione perché al Fiandre provi davvero il tutto per tutto.

I Jumbo-Visma sono i grandi sconfitti di giornata. La loro tattica invece come la giudichi?

Potevano vincere la corsa o comunque giocarsi meglio le fasi salienti. Potevano fermare prima Van Hooydonck per Van Aert, ma può darsi che la radio non avesse la giusta copertura. Tuttavia per me il loro vero sbaglio è stato quello di non riuscire a mettere Laporte in una fuga così ben assortita, oltre allo stesso Van Hooydonck. A parte i tre fenomeni, il francese era quello più in forma delle cosiddette seconde linee e dava parecchie garanzie perché è molto veloce. Mancavano cento chilometri e la gara era già entrata nel vivo.

Ultimamente le azioni da lontano spesso arrivano in fondo. Pedersen ha ottenuto così i suoi due podi al Fiandre. Sono tattiche che possono continuare a dare frutti?

Personalmente penso di sì. In corse del genere dove dietro si va a scatti, rischiando di pagare, è meglio andare in fuga dove invece vai molto più regolare. Pedersen è un ottimo corridore ed è andato fortissimo. Lui ha queste azioni nelle sue corde e infatti ha colto un bel terzo posto. Avevo fatto anche io una cosa simile nel 2005. Avevo attaccato a 90 chilometri dalla fine riprendendo la fuga. Poi quando sono stato raggiunto dai più forti, sono rimasto agganciato a loro chiudendo sesto. Questo consiglio l’avevo dato a Pasqualon pochi giorni prima del via, perché so che è in forma e che va bene in queste corse.

Trentin in avanscoperta, menata della squadra all’imbocco dell’Oude Kwaremont e le stoccate di Pogacar. Il Fiandre della UAE si può riassumere così?

Hanno fatto una grande corsa. Hanno inserito nella fuga un uomo di esperienza come Matteo che avrebbe potuto giocarsi le sue carte qualora dietro non fossero rientrati. Tatticamente erano tranquilli. Poi ovvio che se in squadra hai uno come Pogacar che sta bene, allora è giusto fare gara dura da lontano e sfruttare Trentin come appoggio. Per vincere dovevano fare solo così e così hanno fatto.

Tu spesso sei stato uno dei terzi incomodi nel dualismo Boonen-Cancellara. Rispetto al tuo periodo vedi qualche affinità con i grossi calibri di adesso?

Naturalmente sono tempi diversi. Noi avevamo molte fasi di studio, di attesa, mentre le generazioni di adesso attaccano. Ma intendo tutti i corridori. Ora sai che su 200 partenti ce ne sono 4-5 che possono vincere sempre a mani basse, quindi gli altri devono inventarsi qualcosa per poterli battere. Abbiamo visto che partire da lontano può essere una soluzione, ma ieri contro un Pogacar così si poteva fare poco.

Trentin, la corsa perfetta e le mosse stupide

03.04.2023
5 min
Salva

«Quando il gruppo si divide e torna indietro – ha sorriso Trentin – si divide e torna indietro, si divide e torna indietro… Ovviamente capisci che sarà una giornata molto dura!».

Matteo ci ha raggiunto allo spazio delle interviste quasi svuotato di giornalisti. Ieri la macchina organizzativa del Fiandre non è stata impeccabile: gli unici a mostrare tratti di efficienza infallibile sono stati gli steward, che in fiammingo stretto, impedivano alla stampa di arrivare alla zona di arrivo. Perciò si è fatto tutti un grande esercizio di pazienza, aspettando che i corridori arrivassero da noi.

Il trentino è entrato nella fuga che, con più di tre minuti, a un tratto ha anche preoccupato i favoriti, Van der Poel su tutti. C’erano corridori forti. Oltre al nostro, Pedersen, Van Hooydonck. Powless, Vermeersch, Wright, Narvaez e il vincitore 2021 Asgreen davano al tentativo una consistenza interessante. E anche se era scritto che sulla testa della corsa sarebbero rientrati “quei tre” e davanti non hanno mai collaborato alla morte, a un certo punto il susseguirsi delle cadute e la Jumbo-Visma non troppo in forma al pari del suo leader, hanno dato ossigeno al tentativo.

Decimo al traguardo, Trentin ha corso il miglior Fiandre della sua carriera
Decimo al traguardo, Trentin ha corso il miglior Fiandre della sua carriera
Matteo, qual era il piano?

Il piano era di avere almeno un uomo davanti quando lui (Pogacar, ndr) fosse arrivato con i favoriti, in questo caso Van der Poel e Van Aert. In realtà è andata così, più o meno. E quando è arrivato, il mio compito è stato tirare sul Qwaremont, per far soffrire tutti gli altri prima che lui lanciasse il suo attacco e ha funzionato abbastanza bene anche questo. Direi una corsa perfetta.

Eri tu quello preposto a entrare nella prima fuga?

Io o Wellens. Poi sul Molenberg ho visto che il gruppo era già spezzettato e valeva la pena andare. Abbiamo guadagnato addirittura molto più di quello che pensavamo. A un certo punto sembrava addirittura che dietro nessuno volesse tirare, ma alla fine abbiamo messo la Alpecin e la Jumbo nella condizione di dover inseguire.

Il piano è scattato nella ricognizione di venerdì: Pogacar aveva individuato il Qwaremont come luogo per l’attacco
Il piano è scattato nella ricognizione di venerdì: Pogacar aveva individuato il Qwaremont come luogo per l’attacco
Stando così le cose, non avete mai pensato di andare all’arrivo?

C’era collaborazione il giusto, non troppo almeno. Tutti quanti erano veramente a tutta. Se pensate che io ho tirato un chilometro e mezzo o due prima di entrare sul Qwaremont, è partito lui con Van der Poel e poi alla fine sono rientrato davanti e ho scollinato veramente per un pelo sul Paterberg. Mi è mancato un soffio e ho dovuto farmi addirittura 12 chilometri da solo, che bello…

Sapevi dalla radio che Pogacar stava arrivando?

No, ho tolto la radio perché stavo soffrendo a sufficienza. Ero stufo di sentire gente che parlava. E’ stata veramente una corsa tosta. Penso che di tutti i Fiandre che ho fatto, è stato il più duro e forse anche per questo ne sono uscito molto bene. Perché comunque a un certo punto si è smesso di limare. Vedevi che la gente non aveva le gambe per continuare a tener duro, tener duro, tener duro.

E alla fine Tadej ha vinto nel modo che aveva indicato alla vigilia: arrivando da solo.

Pensavamo tutti che potesse riuscirci. Però è ovvio che dovessimo preparare la gara in maniera perfetta e lo abbiamo fatto. E’ stato un peccato aver perso Tim Wellens nella prima caduta, però penso che abbiamo fatto una bella gara.

Nella fuga non c’è mai stata troppa collaborazione, ma ha costretto Alpecin e Jumbo a tirare
Nella fuga non c’è mai stata troppa collaborazione, ma ha costretto Alpecin e Jumbo a tirare
Che cosa hai visto di quella caduta?

Noi eravamo davanti quando è successo. Sono stato davvero vicino alla caduta e neppure sapevo che fosse stata causata da quel corridore che è saltato sulla strada. E’ impossibile transennare tutto il percorso, ma dobbiamo essere noi in grado di evitare alcune mosse stupide. Perché entrambe le cadute che ho visto oggi sono state causate da mosse stupide. Quindi credo che a volte convenga frenare e sopravvivere un giorno di più, piuttosto che… ammazzare 25 corridori. 

Perché questi gesti stupidi?

Andiamo sempre più veloci. Ogni gara è importante, ogni curva diventa importante e sai che in realtà non lo è. Siamo in uno stato d’animo in cui tutto è importante e ti dimentichi che a volte è necessario frenare.

A fine corsa, Gianetti ha portato al pullman la bici di Pogacar e ha raccontato il suo stupore per la vittoria
A fine corsa, Gianetti ha portato al pullman la bici di Pogacar e ha raccontato il suo stupore per la vittoria
Le stesse parole con cui ieri Sagan ha descritto le dinamiche del gruppo.

Sono cose che si continuano a dire. Purtroppo siamo in un loop dove ogni mezza posizione conta. C’è stress. Anche la scelta di determinati approcci andrebbe ripensata, sapendo che si va così, perché tutti vanno forte. Poi dall’altra parte, come ho detto prima, a volte tirare i freni e magari perdere una posizione ti permette di non rischiare la pelle e non farla rischiare a 100 persone dietro di te.

E’ stato uno dei Fiandre in cui sei andato più forte?

Sono arrivato decimo, il miglior piazzamento su undici volte che l’ho fatto. Penso sia quello dove sono andato più forte in assoluto. Sono giovane (ride, ndr), quindi dai… Quasi quasi potrei puntare nei prossimi anni a diventare un corridore da classiche!

Van der Poel si inchina a sua maestà Tadej

03.04.2023
4 min
Salva

Con Van der Poel parliamo prima che vada al podio. Il suo addetto stampa Nico Dick lo ha accompagnato nella zona mista e l’olandese non sembra neanche di pessimo umore. Ha corso in modo splendido, con qualche sbavatura che nulla toglie al suo gigantismo atletico. Peccato che lungo la strada abbia trovato in Pogacar un gigante più grande di lui. Prima si è trattenuto a scambiare due parole con Tom Dumoulin e Philippe Gilbert: il primo in visita, il secondo appena sceso dalla moto di Eurosport. Se si può quantificare la delusione, di certo il secondo posto del 2021 dietro Asgreen fu peggiore.

«Siamo andati tutti a fondo nella fatica – dice – e per certi versi è stato piacevole, perché in realtà avevo gambe piuttosto buone. Solo che quando Pogacar attacca, semplicemente non va bene seguirlo. Puoi conviverci, puoi gestire, allora forse puoi farci qualcosa. E’ spiacevole finire di nuovo secondo, ma d’altra parte sono orgoglioso. Penso che sia stata la mia migliore prestazione al Fiandre di tutte le edizioni che ho corso, anche se non mi è bastato per vincere». 

Energie sprecate

Eppure il suo Fiandre è stato per metà un lungo rincorrere. Mathieu infatti si è fatto sorprendere nelle retrovie quando a 230 chilometri dall’arrivo il gruppo si è rotto ed è toccato alla sua squadra riportarlo davanti, con un sacrificio di uomini poi venuti meno nel finale.

«Questo è il prezzo che si paga – ammette – se nei chilometri iniziali ti piace pedalare nelle retrovie. I miei compagni di squadra hanno dovuto salvarmi, tanto che io non ho sparato una sola cartuccia perché mi hanno sempre tenuto ben al riparo dal vento. Ma è stata completamente colpa mia, dovrò chiedere scusa a tutti loro. Però non credo di aver perso lì il Fiandre. Non mi sono staccato sul Qwaremont perché ho perso energie all’inseguimento. Non sarebbe servito neppure avere un compagno accanto. Quando Tadej se ne è andato, non c’era nessuno che potesse usare i suoi compagni di squadra. Nel finale ognuno ha dovuto pensare per sé».

Non ha mai avuto tanti watt come nel finale, racconta Van der Poel, ma non ha avvicinato Pogacar
Non ha mai avuto tanti watt come nel finale, racconta Van der Poel, ma non ha avvicinato Pogacar

Salto di catena

Una delle fasi che lo ha preoccupato, racconta, è la fuga in cui viaggiavano Trentin, Pedersen e Van Hooydonck. Non avere nessuno lì dentro per un po’ gli è parso l’errore più grossolano.

«Per un momento – dice Van der Poel – ho pensato che non li avremmo mai più rivisti. Quando invece abbiamo riguadagnato un minuto sul Qwaremont, ho capito che li avremmo presi. Devo dire che poi ci si è messa la sfortuna sul Taaienberg. Mi è caduta la catena, ma ho chiuso il buco abbastanza facilmente. Quello è stato il primo momento in cui ho iniziato a sentirmi davvero bene. Nelle prime due ore ho sofferto il freddo, ecco perché ho avuto difficoltà a rispondere al primo allungo di Tadej. Il mio attacco al Kruisberg invece era pianificato, perché è uno dei tratti più difficili del percorso. Ma è stato impossibile togliersi Tadej di ruota».

Un breve scambio di vedute con Dumoulin, commentando forse il finale di corsa
Un breve scambio di vedute con Dumoulin, commentando forse il finale di corsa

I migliori wattaggi

E da quella risposta sul Kruisberg, la corsa ha preso la piega voluta da Pogacar, che Van der Peol ha provato in tutti i modi a scongiurare.

«Ha vinto l’uomo più forte – spiega Van der Poel – perché non ho mai avuto wattaggi migliori nel tratto dal Paterberg fino al traguardo, eppure non sono riuscito ad avvicinarmi di un secondo. Al contrario, lo ripeto, questo forse è stato il miglior finale di Fiandre che abbia mai fatto. Ammettere di essere stato battuto da uno più forte rende più facile accettare il secondo posto. Sapevamo che fosse un corridore speciale, ma oggi lo ha dimostrato una volta di più. Spero di rifarmi alla Roubaix: quel giorno almeno, sono certo che Tadej non ci sarà»·