MONTREAL (Canada) – Suonerà probabilmente insolito, eppure siamo convinti che una bella fetta dell’imbattibilità di Evenepoel nelle crono si debba anche a Pogacar. Tale è stata finora la sua voglia di tenere testa allo sloveno, da averlo spinto a crescere in ogni ambito e fra questi c’è anche la cronometro. Basta guardare come sia andata negli ultimi tre Tour. Remco ha vinto tre delle cinque crono che ha disputato e in ciascuna di queste Pogacar è arrivato secondo, mentre è stato lui a vincere le restanti due.
Remco non ci sta a consegnare le armi e probabilmente se chi disegna le corse fosse stato un po’ più lungimirante, lo avrebbe messo nelle condizioni di dare più filo da torcere a Tadej, con cronometro più lunghe e veloci che fossero armi più potenti nelle sue mani. In due sole occasione i due si sono sfidati in un mondiale di specialità: nel 2022 Remco arrivò terzo (ma vinse la prova in linea) e Pogacar sesto; lo scorso anno a Kigali, Remco conquistò la maglia iridata e Pogacar arrivò quarto (ma vinse la prova in linea).
Al quarto oro mondiale di Evenepoel va sommato anche quello olimpico di Parigi 2024Al quarto oro mondiale di Evenepoel va sommato anche quello olimpico di Parigi 2024
Battuto, mai arreso
La presenza di Pogacar ha insegnato a Remco a fare quello che meno gli piace: chinare il capo. Lo ha fatto dopo il terzo posto dell’ultimo Tour, riconoscendo di avere avuto di fronte uno più forte. Tuttavia questo non ha mai significato che il belga si sia arreso. Lo dimostra il fatto che da anni continui a cercare il modo per tenergli testa: il cambiamento fisico e tecnico che lo ha portato a conquistare il terzo posto del Tour, dice che non ci ha ancora rinunciato. E forse questo è quel che è mancato fin qui a Ganna e al suo entourage.
Non tanto la capacità di chinare il capo, quanto quella di reinventarsi (non sappiamo come, a dire il vero, ma non ne avremmo neppure la competenza) cercando altre vie per batterlo. Per fronteggiare Pogacar, Evenepoel ha cambiato preparazione e squadra, restando legato a Specialized che non ha mai smesso di fornirgli novità tecniche: i continui ringraziamenti non sono casuali né di facciata. Al contrario la sensazione è che la Netcompany-Ineos si sia fermata – almeno in apparenza – su un pacchetto tecnologico di alto livello, che forse non basta più per la sfida con il belga. E che Ganna sia ben radicato nella comfort zone di un entourage che lo conosce da una vita, rinunciando alla possibilità di rimettersi in gioco seguendo vie diverse.
Al netto della giornata storta, che però Pippo ha escluso parlando dei migliori dati di sempre, il significativo aumento del gap nella crono di ieri significa che quel massimo non basta e c’è da lavorare, probabilmente in modo diverso da quanto fatto sinora.
Il distacco fra Ganna ed Evenepoel è stato di 57″: il segnale che forse c’è bisogno di una discontinuità tecnica?Il distacco fra Ganna ed Evenepoel è stato di 57″: il segnale che forse c’è bisogno di una discontinuità tecnica?
L’assenza di Pogacar
Alla luce di queste considerazioni, si capisce come l’assenza di Pogacar potrebbe essere per Evenepoel un momento decisivo di crescita. Non tanto l’occasione per vincere in assenza del più forte, quanto la possibilità di conquistare dei traguardi che oltre a impreziosire il suo palmares renderanno più solida la sua convinzione. Ha ragione Pellizzari nel dire che c’è solo un Pogacar e siamo abbastanza certi che nei suoi sogni Remco non sogni di essere come lui, bensì di batterlo. E se domenica fosse lui a vincere la maglia iridata, non sarebbe così sprovveduto da credere di aver colmato il gap, ma troverebbe il modo di lavorare ancora di più per farsi trovare pronto quando Tadej sarà ancora della partita.
Per questo la sua assenza potrebbe rivelarsi un’occasione anche per i tanti che finora ha annichilito, portandogli via ogni sicurezza. Questo non significa che Enric Mas diventerà improvvisamente capace di sfidarlo nel prossimo Tour, ma che certamente avrà la determinazione di battersi sapendo di non essere da meno dei suoi rivali. E non significa che automaticamente l’eventuale Evenepoel iridato sarà capace di sfilargli la maglia gialla, ma che arriverà alla sfida con una maggiore consapevolezza di sé. Benvenga tutto questo se servirà ad avere un ciclismo più combattuto.
Van der Poel ha buttato via la Roubaix. Pogacar è stato stratosferico, ma Van Aert l'ha messo nel sacco, correndo come quando si deve battere uno più forte
Presentata alla metà di luglio, la Bolide F TT debutterà oggi nella crono di Parigi. L'ha costruita Pinarello per Ganna e gli altri atleti Ineos Grenadiers
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MONTREAL (Canada) – «Ganna lo dice sempre – fa Evenepoel quando gli riferiscono le parole dell’azzurro sui migliori dati di sempre nella crono – ogni volta che vince e anche quando arriva secondo. Penso sia difficile dirlo dopo la crono di oggi, perché c’erano molte curve, quindi diciamo che la potenza viene suddivisa. Personalmente ho avuto la sensazione di aver espresso una buona potenza e che se lui avesse fatto davvero i suoi dati migliori sui 45 minuti, sarebbe andato più forte. Comunque sono molto contento di ciò che ho fatto oggi».
Se ne sta seduto davanti alla platea e sembra strafelice di esserci. E’ la star sul red carpet di Montreal 2026, uno che non aspettava altro e magari s’è anche immaginato cosa dire. Di sicuro è soddisfatto e la sua felicità stride con quella dichiarata da Ganna. La sensazione, guardandolo e ascoltandolo, è che in questa vittoria ci sia lo zampino di Pogacar. Tadej lo ha spinto così tanto verso i suoi limiti nel tentativo di batterlo, che questo Evenepoel è diventato fortissimo e ingiocabile per tutti gli altri.
Domani riposo, poi da martedì Evenepoel e Seixas penseranno alla strada. Ganna ha nel mirino i mondiali su pistaDomani riposo, poi da martedì Evenepoel e Seixas penseranno alla strada. Ganna ha nel mirino i mondiali su pista
Un fardello inatteso
Dopo l’arrivo, Evenepoel si è fatto largo nella folla dei fotografi. Ha tolto il casco, il segno dei cinturini sul viso parlava della polvere di questa gara e delle tante ore di sella. Aveva il sorriso dei giorni più belli, con la sicurezza di chi sapeva che sarebbe finita così. Si poteva immaginare infatti che andasse a questo modo, ma viste le premesse e l’ottimismo, nessuno avrebbe immaginato che fra il belga e Ganna ci sarebbe stato un distacco così ampio.
Era stato inferiore su percorsi ben più esigenti, i 57 secondi di questa volta sono un fardello inatteso. Remco è cresciuto ancora, Ganna ha mantenuto il suo livello stellare e al netto delle possibili osservazioni tecniche, ha dovuto inchinarsi nuovamente al folletto fiammingo. Che non sarà simpatico a tutti per i suoi modi, ma quando sale sulla bici da crono, non ha paura di nessuno. Neppure di Pogacar, piegato lo scorso anno sulle strade di Kigali.
Evenepoel ha ringraziato lo staff che lo ha seguito nella preparazione e Specialized per i materialiEvenepoel ha ringraziato lo staff che lo ha seguito nella preparazione e Specialized per i materiali
Quarto mondiale, che effetto fa?
E’ incredibile, l’obiettivo era venire qui e vincere per la quarta volta di fila e ci sono riuscito. E’ stata una grande motivazione e devo ringraziare ancora una volta la squadra che mi circonda, per la preparazione e per i materiali. Ringrazio Specialized per tutti i nuovi materiali che hanno realizzato con me. Oggi è stata una giornata veloce, sono molto contento del feeling in curva, è stato un percorso molto impegnativo con partenza e finale molto tecnici e mi è piaciuto molto il tratto di potenza nel mezzo. Sono felicissimo, è stata un’esperienza meravigliosa.
Continui a ringraziare Specialized, la sensazione è che almeno nelle crono stiate crescendo insieme…
Hanno creato la nuova bici e continueremo a testarla e a vedere se ci sono ancora punti da migliorare. Ogni cronometro cui partecipo serve anche a questo. Anche il Record dell’Ora, quando e semmai dovrò farlo. E’ chiaro che un giorno potrei provarci, perché ho le capacità per farlo. Ma prima di tutto ho ancora altri obiettivi come i Grandi Giri e come la gara di domenica.
Al settimo cielo, sul traguardo della crono Evenepoel ha festeggiato la quarta crono iridata della carrieraAl settimo cielo, sul traguardo della crono Evenepoel ha festeggiato la quarta crono iridata della carriera
Sei partito subito molto forte: era nei piani?
Dopo 6 chilometri sapevo di essere già davanti agli altri. Pensavo di aver forzato un po’ troppo, invece sono riuscito a continuare a spingere. Ho avuto sensazioni meravigliose per tutta la giornata. E’ un mondiale cominciato bene e spero di vincerne un altro domenica prossima. Penso che ci sia ancora molto margine di miglioramento. Da martedì, concentrazione totale sulla strada.
Ganna è parso davvero triste, ma certo non deve essere facile fronteggiare uno come te. Dici che l’anno prossimo andrai per il quinto mondiale, finirà che nessuno vorrà più fare le crono…
Per me così è perfetto (ride, ndr), sarebbe un po’ più facile vincere. Ma io continuo a fare le solite cose, i soliti rituali, come in ogni crono, lo stesso riscaldamento. Posso capire che in una crono come oggi, Ganna avrebbe sperato di essere più vicino a me, perché era completamente piatta, a parte gli ultimi 2-3 chilometri. Ma lavoriamo tutti per migliorare e io credo di averlo fatto.
In cosa è migliorato Remco Evenepoel dallo scorso anno?
Nelle curve ad esempio. In passato Ganna ha potuto guadagnare molto terreno su di me nei tratti tortuosi, ma penso che di essere migliorato molto. Sia sulla bici da crono, sia su quella da strada. Questa confidenza mi dà molta forza anche nelle crono. Quindi sì, posso capire che Pippo abbia perso la speranza, ma al suo posto non mi arrenderei mai, perché tutto può cambiare. L’anno prossimo cercherò il quinto titolo e oggi ho fatto una buona crono per me stesso. E’ difficile dire a lui cosa fare per migliorare, perché io mi concentro solo su ciò che faccio e su ciò che penso potrebbe essere migliore. Sta a lui e al suo team trovare su cosa migliorare.
La crono di Seixas è stata una sorpresa per tutti: il terzo posto a 1’13” da Evenepoel è un grande spot sul futuroLa crono di Seixas è stata una sorpresa per tutti: il terzo posto a 1’13” da Evenepoel è un grande spot sul futuro
Prima di salire sul podio vi abbiamo visto parlare: che cosa vi siete detti?
Gli ho augurato buona fortuna perché martedì il Mixed Team Relay partirà alle 8,30 e svegliarsi per correre a quell’ora sarà la vera impresa e per lui sarà difficile recuperare. Ho molto rispetto verso Pippo – dice Evenepoel e si fa serio – penso che sia così anche da parte sua. Sia che vinca lui sia che vinca io. E non solo nelle crono, ci capiamo molto bene. Diciamo che è stata una chiacchiera fra amici.
Continui a parlare della gara di domenica: con quale fiducia ti avvicini?
Ho vinto due volte in due settimane e tutto è andato molto bene, quindi spero di mantenermi così per recuperare dallo sforzo di oggi e poi avrò due giorni di buoni di allenamento. Il mondiale strada è un grande obiettivo e per il momento mi sento bene e spero di mettere ancora un po’ di forza per domenica. Sono felice e motivato, se vincerò o meno non dipenderà soltanto da me.
MONTREAL (Canada) – Quando esce sul podio dalla penombra del backstage, Ganna ha lo sguardo tetro di chi sta ancora elaborando una sconfitta inattesa. Come qualcosa che si sente dentro e non ce la fa a tirarla fuori. Questa volta Evenepoel non ha badato a spese e i 57 secondi di distacco sono un fardello troppo pesante per non farsi qualche domanda. Dodici secondi di ritardo al primo intermedio, poi ventitré al secondo fanno capire che il belga è andato fortissimo o che l’azzurro non ha trovato la giornata giusta. Eppure si sta parlando di una medaglia d’argento, non di un funerale.
Poi Ganna inizia a raccontare, facendo notare come tanti altri che l’asfalto non fosse perfetto, e aggiunge di aver espresso i dati migliori. Una frase già sentita, che dovrebbe indurre a qualche riflessione: l’apparenza è che Evenepoel stia continuando a crescere e Filippo, al contrario, potrebbe essere vicino al suo limite.
«Ho iniziato col fare una buona preparazione a casa – dice – ho lavorato bene a Livigno proprio accanto a Remco. Oggi ho fatto i miei numeri migliori sui 45 minuti. Per essere certo di essere competitivo, mi sono allenato bene su una distanza come quella di oggi. I numeri sono stati alti rispetto alle nostre previsioni. Anche il tempo è stato più veloce di quando pensavamo con la squadra. Potremmo parlare del materiale o della mia posizione, ma non ho niente da recriminare sulla mia prestazione».
La seconda parte della crono di Ganna è stata migliore della prima, ma non è bastata per avvicinare RemcoLa seconda parte della crono di Ganna è stata migliore della prima, ma non è bastata per avvicinare Remco
La speranza disattesa
Gli chiedono se sia andato in galleria del vento per preparare questa crono, ma lui risponde di esserci stato a gennaio e febbraio e poi di non esserci più andato, perché non c’erano tunnel disponibili. Vengono in mente al contrario i ringraziamenti di Remco a chi gli fornisce il materiale.
Ganna sta lì come un pugile al centro del ring, mentre i giornalisti fanno domande. Sembra scosso: la sensazione è comune a tutti i colleghi, che poi la sottoporranno allo stesso Evenepoel. Probabilmente nemmeno lui si aspettava che sarebbe finita così e anche questo argento sembra un boccone amaro. Oppure siamo noi, giornalisti i soliti incontentabili, a vederlo così?
«Cerco di vincere ogni mese – dice e ha ragione – l’ho fatto all’Algarve, la Tirreno, le classiche e il Giro. Cerco di vincere ogni crono e, se non vinco, arrivo secondo. Penso di aver dimostrato quanto credo in me stesso, quanto metta il mio carisma in bici. Anche per la parte mentale, oggi è stato uno dei giorni più difficili, ma ho cercato di viverla come una gara normale. E alla fine, quando ho attraversato la linea, ho pensato che il risultato sarebbe potuto essere un po’ migliore».
Una maschera di concentrazione: c’era grande fiducia al via che Ganna potesse fare una crono vincenteUna maschera di concentrazione: c’era grande fiducia al via che Ganna potesse fare una crono vincente
La testa in vacanza
Gli facciamo notare che la seconda parte della sua crono sia stata nettamente migliore della prima. Era la tattica prevista? Lui ascolta e risponde: alle sue spalle il sole che filtra dalle finestre forma una sorta di corona attorno al suo viso.
«Forse le persone possono pensare che abbia preso la prima parte troppo lentamente – dice – ma sono andato forte all’inizio, come pure alla fine. Ho fatto quello che dovevo fare, della performance non posso dire nulla se non aggiungere che sono orgoglioso della squadra, i ragazzi mi hanno seguito per arrivare qui.
«Sono felice, ma la stagione non è ancora conclusa. Quando torno a casa, ho un’altra gara in Italia e poi ci sono i mondiali di Shanghai su pista. A questo punto il mio vero obiettivo sono le vacanze alle Maldive. Quando avrò tagliato l’ultimo traguardo in Cina, allora avrò davvero finito».
Allora forse sarà felice sul serio. Lo attendono all’antidoping e poi a casa Italia si farà un brindisi per la prima medaglia di Montreal 2026. Ci vorrà un po’ perché si convinca di avere diritto a un calice, ma forse Ganna avrebbe ancora qualcosa da dire. Però lo sussurra appena e si allontana senza aggiungere altro. Come Vingegaard avrebbe potuto vincere cinque Tour e si è trovato fra i piedi Pogacar, così Ganna avrebbe potuto fare incetta di mondiali e Olimpiadi a crono, ma si è trovato in mezzo Evenepoel. La felicità è un’altra cosa, stasera si dovrà parlare d’altro.
Domani a Montréal si assegna il primo titolo iridato della settimana dedicato agli uomini élite e la cronometro promette di essere uno dei duelli più attesi dei Mondiali 2026. Da una parte Remco Evenepoel, campione del mondo della specialità nelle ultime tre edizioni e reduce dal successo al Grand Prix Cycliste de Quebec. Dall’altra Filippo Ganna, che ha costruito gran parte della propria stagione attorno alla prova contro il tempo.
Il percorso misura 39,2 chilometri per 220 metri di dislivello. Un tracciato veloce, con lunghi tratti pianeggianti, curve e una parte conclusiva leggermente più impegnativa. A leggerlo per noi è Adriano Malori, ex iridato U23, argento fra i pro’ nel 2015 e tre volte campione italiano della cronometro, che conosce bene la specialità e prova a individuare i dettagli che potrebbero decidere la sfida fra il belga della Red Bull-Bora l’azzurro della Ineos.
Nello studio di 58×11 si riconoscono le maglie delle società con cui Malori collabora, ma anche tante delle sueNello studio di 58×11 si riconoscono le maglie delle società con cui Malori collabora, ma anche tante delle sue
Allora Adriano, domani si comincia con le crono. Hai studiato il percorso, cosa ci dici?
Io penso che sia il percorso giusto per Filippo per tornare a spodestare Remco Evenepoel. E lo è perché comunque è veloce, anche se a un primo colpo d’occhio sembrano esserci abbastanza curve. Da quel che mi ricordo le strade di Montréal sono larghe e quindi le curve si affronteranno veloci. E poi comunque le curve danno un vantaggio a Filippo, che è molto più tecnico rispetto a Evenepoel. Quindi Filippo può tornare a battere Remco.
E il belga cosa ha dalla sua su questi tratti?
Evenepoel, dal canto suo, arriva con una forma importante, perché lo abbiamo visto in Quebec. Ha vinto, ma non ha stravinto. Arriverà sicuramente con una grande gamba. Però secondo me Filippo può tornare a suonargliele, anche perché Remco, soprattutto senza Pogacar, ha preparato tanto anche la gara su strada. Pippo invece ha puntato tutto sulla crono. Se dovessi dire in percentuale, dico un 51 per cento Evenepoel e un 49 per cento Ganna. La tanta pianura favorisce Remco, le curve Pippo. E comunque Evenepoel viene da tre successi consecutivi. Ma stavolta il gap è davvero poco.
La planimetria della crono iridata di Montreal. Le curve non mancano ma si attendono velocità elevateE qui il profilo altimetrico: 39,2 km e appena oltre 200 m di dislivelloLa planimetria della crono iridata di Montreal. Le curve non mancano ma si attendono velocità elevateE qui il profilo altimetrico: 39,2 km e appena oltre 200 m di dislivello
L’altimetria sembra però mossa…
Sembra, ma è pianura. Ci sono circa 200 metri di dislivello. E’ pianura vera. Forse solo gli ultimi 300-400 metri salgono un po’. Se vogliamo, quello è l’unico punto davvero a vantaggio di Evenepoel. Potrebbe recuperare 7-8 secondi su quello strappo.
Però voci di corridoio dicono che Ganna sia magro e che abbia lavorato molto su questo genere di salite brevi…
Però, per quanto ci abbia lavorato, è uno strappo di 400 metri che arriva quando sei stanco, a fine cronometro, e Remco è comunque 15 chili in meno. Evenepoel è uno che ha vinto la Liegi, su quegli strappi vola. L’incognita per me è proprio la condizione di Evenepoel. Ripeto: in Quebec ha vinto, però a Montréal le ha prese. Certo, se Evenepoel sta come stava al Tour, allora non ce n’è per nessuno, né su strada né a crono.
Remco Evenepoel: la perfezione. Secondo Malori sta bene, ma nella sua mente c’è anche la prova su stradaMentre Filippo Ganna arriverà in Canada puntando tutto sulla cronoRemco Evenepoel: la perfezione. Secondo Malori sta bene, ma nella sua mente c’è anche la prova su stradaMentre Filippo Ganna arriverà in Canada puntando tutto sulla crono
Adriano, abbiamo parlato soprattutto di loro, Remco e Pippo, ma vedi anche altri outsider?
No, no, la vera sfida è tra di loro. Semmai gli altri si giocano l’ultimo gradino del podio… almeno penso. Altrimenti ne sarei sorpreso. Nelle crono ci sono loro due, come Vingegaard e Pogacar in salita. Sono una sentenza. L’unico che potrebbe fare una grande crono su questo tracciato poteva essere il Van Aert del 2023, ma non credo la faccia. Può fare bene Kung, ma attenzione alla Vuelta ha vinto senza veri rivali specialisti.
In base all’idea che ti sei fatto su questo percorso, pensi che le soluzioni tecniche potrebbero essere determinanti?
Non credo. I rapporti saranno super lunghi. Un 88 davanti e il 5 dietro! Scherzi a parte, le strade sono belle, scorrevoli, le curve ampie e c’è pochissimo dislivello. Posizioni e soluzioni tecniche sono quelle e, specie per loro due, tutto è ben collaudato.
La distanza, sono 39,2 chilometri, agevola uno dei due secondo te?
No, sono uguali, sono due bestioni che a cronometro non hanno certo paura della distanza. Anche se fosse stata di 50 chilometri non sarebbe cambiato niente… se non i distacchi inflitti agli altri!
Le strade larghe e il vento potrebbero favorire leggermente Remco (foto Montreal 2026)Le strade larghe e il vento potrebbero favorire leggermente Remco (foto Montreal 2026)
Altri elementi che potrebbero fare la differenza?
Mi ricordo che quando ho corso lì c’era vento, soprattutto fuori dalla città. Immagino che Ganna ed Evenepoel partano vicini e troveranno le stesse condizioni, ma in caso di vento contro o laterale il belga potrebbe essere avvantaggiato. Ho notato che ci sono tratti scoperti di 3 chilometri consecutivi e in quei settori Remco potrebbe rifilargli 2-3 secondi solo per il vento. E’ più aerodinamico, 20 centimetri più basso, ha le spalle più strette e poi, diciamolo, a crono è perfetto.
Volevi aggiungere qualcosa, Adriano?
Che finalmente hanno fatto una vera cronometro per specialisti, non quelle mezze cronoscalate o mosse, piene di salitelle o strappi. E’ da Leuven 2021 che non c’era una crono piatta, veloce. E per me è giusto così.
Bartoli parla di Remco Evenepoel ed esprime un giudizio netto: ha più classe di Pogacar e Van der Poel. Magari vince meno, ma è meno costruito degli altri due
Domenica 27 settembre ci sarà l’evento clou dei mondiali di Montreal, la corsa in linea maschile elite. Tutto il meglio del ciclismo contemporaneo (esclusa un’assenza, rumorosissima) si sfiderà sui 273 chilometri con 3.800 metri di dislivello, caratterizzati dal circuito finale di Mont-Royal lungo 13 chilometri da ripetere 12 volte.
Un percorso esigente, ma meno estremo di quello di Kigali della stagione scorsa, che oltre agli uomini da Grandi Giri strizza l’occhio anche agli specialisti delle classiche. Un mondiale tecnicamente molto aperto dunque, reso ancora più incerto dal forfait del grande favorito Tadej Pogacar. Tra i moltissimi motivi d’interesse c’è anche il fatto due tra i grandi favoriti correranno nella stessa squadra: il Belgio.
Evenepoel un mondiale l’ha già vinto e anche stavolta punta all’inedita doppietta crono-corsa in linea. Per Van Aert invece, che alla Vuelta ha fatto vedere la gamba dei giorni migliori, potrebbe essere una delle ultime occasioni. Come si gestisce una squadra così, con due capitani di questa caratura e tutti gli occhi del mondo addosso? Ne abbiamo parlato con Serge Pauwels, il CT del Belgio che avrà il (non semplicissimo) compito di gestire al meglio un team così ricco di campioni.
Serge Pauwels (a sinistra) è il CT del Belgio dalla fine del 2024 Serge Pauwels (a sinistra) è il CT del Belgio dalla fine del 2024
Serge, quando partirete per Montreal?
Io partirò mercoledì (domani, ndr) per Montreal, dove troverò cinque ragazzi che erano già lì per le gare canadesi. La prima settimana staremo a Bromont, che è ad un’ora a est di Montreal, dove abbiamo tre case in affitto. Abbiamo scelto Bromont perché è meglio per gli allenamenti, dal momento che Montreal è abbastanza piatta è c’è troppo traffico Gli ultimi tre ragazzi, Nys, Van Aert e Vermeersch arriveranno invece il 22 settembre,
Specialmente quest’anno, con l’assenza di Pogacar, essere il CT del Belgio al mondiale non sembra essere il lavoro più facile del mondo.
Il fatto che non ci sia lui cambia molto per l’approccio. Quando c’è Pogacar la questione è una sola, capire come batterlo. Noi abbiamo una grande squadra e due leader, che significa che dobbiamo pensare diversamente a come vincere la gara e guardare a più corridori che potenzialmente possono vincere, che possono essere anche 10 o 15.
Quindi l’assenza di Pogacar paradossalmente complica le cose?
Sicuramente è più complesso, dovrò parlare molto con i corridori riguardo a tutti gli scenari diversi che potrebbero esserci, in modo da essere pronti a tutto. Ora per ogni squadra ci sono molte più possibilità, perché la sola presenza di Pogacar toglie a tutti il 50 percento di vittoria. Quindi sarà una gara più aperta di sicuro, ma anche meno facile da controllare.
Evenepoel ha fatto suo il GP Cycliste de Quebec ed è arrivato 5° al GP Montreal dopo aver sprecato tanto, dunque la gamba c’èEvenepoel ha fatto suo il GP Cycliste de Quebec ed è arrivato 5° al GP Montreal dopo aver sprecato tanto, dunque la gamba c’è
E avendo voi una squadra così forte, molta della responsabilità di gestire la corsa sarà vostra…
E’ vero, ma anche la Francia ha una squadra forte. Noi comunque non potremo controllare la gara per tutti i 270 chilometri.
Avete due tra i grandi favoriti, Evenepoel e Van Aert. Come pensate di gestire la squadra attorno a due corridori che hanno entrambi le qualità per vincere?
Quello che farò è ascoltare. Abbiamo già avuto un meeting per capire come siano gli scenari migliori per loro. La cosa buona è che sono corridori con caratteristiche diverse e possiamo usare la loro forza in diversi scenari. Loro sono i due leader e potranno giocarsi le loro chance alla pari. Ovviamente poi vedranno anche la condizione durante la gara, dovranno essere onesti e mettersi a disposizione l’uno dell’altro nel caso uno dei due si accorga di avere meno gambe.
Il percorso prevede quasi 4.000 metri di dislivello, a tuo parere è più adatto all’uno o all’altro? Qualcuno pensa sia un po’ troppo duro per Van Aert…
E’ al limite, ma lui è in grande forma, come ha fatto vedere alla Vuelta. Sicuramente quei risultati gli hanno dato molta fiducia, per me è chiaro che sarà semplice, questo percorso è più simile ad una Liegi che ad un Fiandre, ma vedremo.
Van Aert alla Vuelta ha dimostrato di avere un forma eccezionale, basterà per vincere il suo primo mondiale?Van Aert alla Vuelta ha dimostrato di avere un forma eccezionale, basterà per vincere il suo primo mondiale?
Anche perché potrebbe essere una delle ultime chance di Van Aert per vincere un mondiale.
Vero, il prossimo anno sarà impossibile, sappiamo già che è troppo duro. Nel 2028 ancora non si conosce il percorso, forse sarà per sprinter, ma non si sa niente di preciso. Wout ha 32 anni(compiuti proprio oggi, ndr) e se dopo la Roubaix vincesse anche il mondiale, sarebbe davvero una stagione incredibile.
Tim Wellens non ci sarà. Avete provato a convincerlo? Quanto influirà la sua assenza?
No, non ho cercato di convincerlo, perché credo che sia molto importante avere una buona comunicazione con i corridori, e lui è stato chiaro con noi da subito dopo il Tour. Voleva concentrarsi a supportare il team nella parte finale della stagione, e io ho rispettato la sua decisione. Il prossimo anno parleremo di nuovo e capiremo come fare, ma con lui è tutto chiaro e non c’è nessun problema.
Che ruolo avrà Thibau Nys? Potrebbe essere anche lui un’opzione per il finale?
Non come leader, abbiamo già chiarito che verrà a lavorare per la squadra. Ma se ha una buona giornata potrà essere sicuramente molto utile per aiutare i nostri due capitani.
Pogacar nelle ultime due edizioni del Mondiale ha vinto con azioni da lontanissimo. Secondo Pauwels è una tattica che a Montreal verrà seguita anche da altri corridori, nonostante l’assenza dello slovenoPogacar nelle ultime due edizioni del Mondiale ha vinto con azioni da lontanissimo. Secondo Pauwels è una tattica che a Montreal verrà seguita anche da altri corridori, nonostante l’assenza dello sloveno
Cercherete di fare una corsa dura?
Per noi non sarà facile, ma siamo flessibili avendo due leader con caratteristiche diverse. E’ vero che Pogacar non c’è, ma ormai tutti sono abituati a corse con un finale lungo e duro e credo che molti proveranno ad anticipare da lontano. Quindi mi aspetto un finale simile a quello che abbiamo visto negli ultimi anni, e non all’attendismo a cui eravamo abituati fino a dieci anni fa.
Alla partenza ci sarà anche Van der Poel. Sarà tra i favoriti?
Se partecipa non viene tanto per fare, quindi credo sarà certamente tra i favoriti. Forse non è il percorso perfetto per lui, è un po’ al limite come dislivello, avrà bisogno di una grande giornata. Ma è sempre Van der Poel.
Ultima domanda. Qual è l’errore che il Belgio non si può permettere di fare in questo Mondiale?
Di non esser bene posizionati. Quando saremo nel circuito dobbiamo essere davanti per poter giocare bene le nostre carte. Perché avere corridori nei gruppetti davanti è sempre meglio che essere dietro e dover inseguire.
A Remco non è mai pesato essere al centro dell’attenzione, quindi nessuno pensi che l’assenza di Pogacar lo metta in soggezione. Al belga piace essere il faro e quando sta così bene, è difficile fargli paura. Ai mondiali canadesi che già bussano, Evenepoel farà la crono e poi la strada. Chi l’ha visto da vicino conferma che il Remco smagrito del Tour ha ceduto il posto al corridore potente e tonico che sa scattare in salita e giocarsi la volata.
A Montreal, due giorni dopo la vittoria di Quebec, Evenepoel ha ammesso di essere affaticatoA Montreal, due giorni dopo la vittoria di Quebec, Evenepoel ha ammesso di essere affaticato
Affaticato a Montreal
Venerdì ha vinto il GP Cycliste de Quebec, portandosi a spasso Ciccone per gli ultimi dieci chilometri. Domenica è arrivato quinto a Montreal, sul circuito che deciderà il mondiale dopo il lungo tratto in linea.
«Non mi sono sentito al meglio per tutta la giornata – ha detto – forse perché non mi ero ripreso a sufficienza dopo il GP del Quebec. Alla fine comunque, ho chiuso al quinto posto, un buon risultato. Meglio una brutta giornata oggi che tra due settimane. Sono riuscito a resistere un po’ alla fine e ho spinto al limite. Quando scendo dall’altitudine, di solito perdo un po’ di grinta, ma abbiamo ancora due settimane per lavorare.
«I mondiali sono 60 chilometri più lunghi della gara di Montreal – ha detto – la corsa di domenica è stata una buona giornata di allenamento, ora è il momento di lavorare per la cronometro, ma so di avere ancora margini di miglioramento. Ho già avuto giornate con gambe migliori. Ma è per questo che rimarremo qui in Canada per altre due settimane, per compiere quel passo decisivo».
Vinta la crono, nel 2025 Evenepoel è stato respinto dal circuito di Kigali e da Pogacar. L’assenza di Tadej cambierà lo scenario?Vinta la crono, nel 2025 Evenepoel è stato respinto dal circuito di Kigali e da Pogacar. L’assenza di Tadej cambierà lo scenario?
Il signore dei circuiti
Quello che ha colpito è stata nuovamente la sua abilità nell’interpretare le gare in circuito. La sua vittoria iridata di Wollongong ne era già stata un esempio e soltanto lo strapotere di Pogacar, che negli ultimi anni lo ha sempre costretto a inseguire, gli ha impedito di ripetersi.
La vittoria in Quebec è venuta grazie a un attacco in pianura e non in un prevedibile tratto di salita, sfruttando un momento di rilassamento del gruppetto in testa.
«Le gare in circuito – conferma il diretto interessato – mi si addicono perfettamente. Spesso sono più difficili da gestire, a volte si formano grandi gruppi, bisogna mantenere la calma e non si sa mai quando arriverà il momento decisivo. Ma personalmente, so che in circuito riesco sempre a trovare il momento giusto.
«Anche a Quebec City. Stavamo svoltando a sinistra, con un forte vento contrario, e ho sentito che alcuni volevano risparmiare energie e non superare il limite: quello era il momento giusto. E’ sempre positivo vedere che il mio tempismo è ancora perfetto».
Il quinto posto di Montreal definito un buon allenamento parla di un Evenepoel in crescitaIl quinto posto di Montreal definito un buon allenamento parla di un Evenepoel in crescita
La volata con Ciccone
A questa precisione quasi chirurgica nell’attacco e alla forza fisica che non manca, si è aggiunto negli ultimi anni anche un discreto sprint. Impossibile dimenticare quello con cui nel 2025 piegò addirittura Van Aert alla Freccia del Brabante e quello più recente che gli ha permesso di battere Ciccone al GP Cycliste de Quebec.
«Però è stata una scommessa – spiega – perché avrei preferito partire a ruota. Ma ho spinto forte sulla parte più ripida del rettilineo finale, ho aspettato a lungo a causa del vento contrario, sono partito a 170 metri dal traguardo e ho costretto Ciccone a rimontare controvento quando ha cercato di passarmi. Ma contro Giulio è stata dura, mi ha fatto un’ottima impressione».
Dopo il podio del Tour, Evenepoel ha vinto per la quarta volta San Sebastian prima di staccare. Oggi appare molto meno smagritoDopo il podio del Tour, Evenepoel ha vinto per la quarta volta San Sebastian prima di staccare. Oggi appare molto meno smagrito
Una gara alla volta
Dopo il Tour ha vinto a San Sebastian, poi ha staccato per 40 giorni andando in altura ed è rientrato a Quebec City vincendo nuovamente.
«Lo dicevo che è sempre difficile tornare a correre – dice – inoltre quella canadese è una situazione impegnativa per iniziare. Ma sono contento di come sono andate le cose. Ora si tratta di rimanere calmo e affrontare una gara alla volta. L’attenzione è tutta rivolta a domenica. Saranno due settimane importanti per me».
Dopo il 2° posto a Vermiglio e la vittoria di Namur, abbiamo chiesto a Lorenzo Masciarelli di descriverci Vanthourenhout, con cui si allena e da cui impara
Il GP di Montreal sarà, per Remco Evenepoel, molto più di una semplice gara di avvicinamento al mondiale. Il belga sarà infatti uno dei pochissimi super big che affronteranno entrambe le prove sullo stesso percorso, a due settimane di distanza l’una dall’altra. Una scelta che può offrire indicazioni preziose, ma che inevitabilmente espone anche le proprie carte agli avversari. Quanto può davvero servire correre Montreal a pochi giorni dalla sfida iridata? E quanto, invece, rischia di diventare un’occasione per gli altri di studiare il campione belga?
Ne abbiamo parlato con coach Pino Toni, che conosce certe dinamiche. Il confronto parte da una considerazione importante: Montreal e mondiale condividono il percorso (a parte la prima porzione in linea) ma non necessariamente la stessa corsa. Al via ci saranno infatti numeri, strategie e possibilità di controllo molto differenti. E, soprattutto, con Tadej Pogacar che arriverà al mondiale senza aver corso Montreal, il belga potrebbe essere chiamato a gestire una situazione tattica molto particolare.
Il preparatore Pino Toni sarà al mondiale di Montreal come tecnico dell’UzbekistanIl preparatore Pino Toni sarà al mondiale di Montreal come tecnico dell’Uzbekistan
Pino Toni, Evenepoel sarà uno dei pochissimi super big che correranno sia il GP di Montreal sia il mondiale due settimane dopo. Che informazioni si possono trarre da questa situazione, pensando anche all’eventuale assenza di Pogacar?
Prima di tutto bisogna considerare che diventa una corsa completamente diversa. Il livello quantitativo al mondiale, alla fine, è inferiore, perché ci sono le selezioni nazionali. Per esempio, gli asiatici avranno i Giochi Asiatici che si disputano sei giorni prima e per loro sono importantissimi. Io, che sono con l’Uzbekistan, porterò un solo uomo e una sola donna. Il migliore, Nikita Tsvetkov, resterà anche per la pista. La qualità generale, quindi, cala. Le squadre sono meno folte e la corsa cambia. Montreal è una corsa che può ricordare una Liegi, ma il mondiale sarà completamente diverso. In una corsa WorldTour possono andare in fuga corridori molto validi; in una corsa per nazionali, invece, corridori di quel livello difficilmente vengono lasciati andare. Diventa una gara molto più facile da controllare. Per questo, secondo me, alla fine farla o non farla serve relativamente a poco.
Secondo te Evenepoel correrà fortissimo il GP di Montreal?
Evenepoel correrà per vincerlo. Non penso che ci siano tante persone che andranno lì per fare una passeggiata. E’ una corsa WorldTour, porta tanti punti e comunque è una gara di un giorno a due settimane dal Mondiale. La fai forte, per forza.
Non c’è il rischio, però, di dare agli avversari dati e informazioni importanti?
Tanto, quando sei lì, devi andare a tutta. E poi quali dati regali? Sai che lui può farlo in quel modo e l’unico che può farlo meglio è Pogacar. Punto. I team conoscono i valori. Non c’è poi così tanta matematica, sotto certi aspetti.
Il circuito del GP Montreal e del prossimo mondiale: 13,4 km. La prova iridata sarà di 273,2 km e circa 3.800 m di dislivello. Il circuito sarà ripetuto per 12 volteIl circuito del GP Montreal e del prossimo mondiale: 13,4 km. La prova iridata sarà di 273,2 km e circa 3.800 m di dislivello. Il circuito sarà ripetuto per 12 volte
Questa partecipazione al GP di Montreal può giovare di più a Evenepoel, che fa una gara una settimana prima, oppure a Pogacar, che invece rimane più coperto?
Coperto… I dati sono quelli. Dalla fine della Vuelta al mondiale ci sono quindici giorni. Sicuramente, per l’ambientamento, ci guadagna un po’ Evenepoel, perché arriverà ben prima. Poi visto che farà anche la cronometro, resterà lì a lungo.
Correndo su quel percorso così a ridosso della gara iridata, Evenepoel riuscirà a capire meglio qualche punto nevralgico?
Sì, è chiaro. Hai una visione un pochino diversa, te lo senti più tuo. Anche perché alla fine è un chilometro e seicento metri di salita: ho visto che la parte dura della salita misura 1,6 chilometri, di cui 700 metri al 9 per cento di media. Poi c’è una discesa brutta, con una curvaccia, e la pendenza supera il 10 per cento. Hai l’occasione di girarci molto di più e di prendere confidenza con certi passaggi. Però alla fine è un percorso che conoscono tutti. Tutti quelli che hanno fatto Montreal quel percorso lo conoscono più che bene.
Ragioniamo per assurdo: se tu fossi il direttore sportivo di Evenepoel, come gestiresti il GP di Montreal?
Ripeto: rivedi il percorso. Ma tanto la differenza la sanno tutti dove si fa. Ho detto che è come una Liegi e alla fine servono le gambe. E alla Liegi vediamo come va solitamente…
La UAE Emirates al GP Montreal 2026 correrà senza Pogacar, che potrà osservare Remco. Per la cronaca Tadej ha vinto questa corsa già due volteLa UAE Emirates al GP Montreal 2026 correrà senza Pogacar, che potrà osservare Remco. Per la cronaca Tadej ha vinto questa corsa già due volte
La salita, però, è più corta rispetto alle côtes della Liegi. Questo potrebbe permettere a Evenepoel di tenere meglio?
Sì, la possibilità di tenerlo c’è. Se ce l’ha qualcuno, è proprio lui. Alla fine alla Liegi prende le botte soprattutto sulla Redoute, che è la più lunga e la più dura. Diciamo che Evenepoel dalla sua ha la squadra. Se qualcuno può dargli noia è proprio il Belgio. Van Aert è uno di quelli che, se allunga, bisogna andarlo a prendere. E magari anche con un danese dentro, penso per esempio a Skjelmose. La Danimarca ha una bella squadra. Anche Pedersen potrebbe essere l’ultimo a staccarsi. E magari in questa fuga ci potrebbe essere anche un Bettiol.
Insomma non vedi un Roglic che si mette a chiudere…
Pogacar è un po’più isolato in tal senso. Però è chiaro che, se è quello che stiamo vedendo alla Vuelta, anche se gli prendono due minuti, lui sarebbe comunque in grado di chiudere. Guardate che l’altro giorno alla Vuelta, quando è partito, non era a tutta. A regola, se Pogacar sta bene vincerebbe comunque. Anche se il Belgio dovesse correre bene. E anche se Evenepoel corre il GP di Montreal.
«Cosa mi serve per vincere il Tour? Che Pogacar non partecipi». Non si può non partire da questa frase, ormai celebre, di Remco Evenepoel per parlare del suo Tour de France. Perché può sembrare una semplice e simpatica battuta, e lo è, ma in realtà è molto più profonda.
Di fatto è un po’ il riassunto, anzi il super riassunto, della Grande Boucle del corridore della Red Bull-Bora e, più in generale, della sua carriera per quel che concerne i Grandi Giri. Ma forse della sua carriera e basta. Perché Remco non è Tadej e, se vuole andare sul podio del Tour, deve fare solo quello… o quasi. Lo dice anche il calendario che ha seguito quest’anno.
Remco, secondo a Parigi, ha detto di essersi emozionato di tornare nella città che lo ha reso campione olimpicoRemco, secondo a Parigi, ha detto di essersi emozionato di tornare nella città che lo ha reso campione olimpico
I sassolini del belga
Questo Tour de France cambia molto per Remco in vista del suo futuro. Lo consacra ufficialmente come un corridore da corse a tappe, pur senza rinunciare ad altri traguardi, come le cronometro o alcune tipologie di classiche. Ma soprattutto gli dà maggior sicurezza. La consapevolezza, probabilmente, l’ha sempre avuta. Infatti, più di una volta nel corso di quest’ultima settimana, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.
«Ho dimostrato – ha detto Remco – che tutti i commenti e le critiche erano infondati. Sono arrivato terzo due anni fa. Quest’anno sono arrivato secondo. Ho vinto la Vuelta. Al Giro d’Italia ho avuto sfortuna. Non credo sia affatto male per uno che, a detta di molti, non sarebbe un corridore da Grandi Giri. Di fronte a commenti, critiche e a chi non crede in me, ora posso dire che si sbagliavano».
E’ da questo assunto che Remco deve e vuole ripartire. In casa Red Bull-Bora hanno cambiato, e stanno cambiando, gran parte dello staff tecnico, dunque è tutto in evoluzione. Per ora, i risultati gli stanno dando ragione.
Nella crono Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salitaNella crono Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita
Dai dubbi alla solidità
Ma, checché se ne dica e che dica egli stesso, Evenepoel per rendere al massimo la fiducia la deve sentire. In qualche modo deve percepirsi al centro del progetto. E, stando anche a qualche voce interna, qualcosa è ulteriormente migliorato la sera della cronometro. Non solo per il suo successo, ma anche perché il ritiro di Lipowitz ha inevitabilmente riordinato le gerarchie in casa Red Bull. Attenzione: non stiamo dicendo che fosse contento della caduta e del conseguente ritiro del compagno, ma che questo, inconsciamente, gli ha dato maggiore sicurezza.
Remco, e lo ha detto lui per primo, non aveva poi tutte queste grandi certezze prima del Tour: «Non aver corso per oltre due mesi dopo la Liegi mi ha dato sicuramente qualche dubbio. Il primo vero allenamento duro dopo la Liegi è andato male, tanto che non sono riuscito a completarlo. A quel punto ho detto ai miei compagni di squadra che sarei andato al Tour per vincere le tappe e non per la classifica generale. Tuttavia loro mi hanno rassicurato dicendomi che c’era tempo, che sarebbe andato tutto bene. Hanno creduto in me e mi hanno aiutato a portare avanti i miei allenamenti.
«Ora sono secondo della generale e ho vinto due tappe. Quindi li devo ringraziare, sia per il lavoro svolto su strada sia per avermi restituito la fiducia. E questo è positivo per il morale e anche per i progetti futuri».
Anche il modo tattico con cui ha corso ha contribuito a definire la sua posizione nei confronti di Pogacar e del resto del gruppo. Evenepoel ha saputo capire quando rispondere agli attacchi e quando, invece, salire del proprio passo. Ha saputo scegliere quando esporsi in prima persona e quando affidarsi al lavoro della squadra. Tutti tasselli fondamentali per un corridore che punta al massimo. La sensazione, però, è che questo Tour, pur collocandolo per ora al secondo posto, gli abbia dato stabilità e basi solide sulle quali continuare a costruire.
Remco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilitàRemco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilità
E ora San Sebastian
«Sono venuto al Tour proprio per questo: per salire sul podio – ha detto Evenepoel – restava da vedere se sarebbe stato il secondo o il terzo posto, ma credo di essere soddisfatto. Soddisfatto soprattutto delle mie prestazioni nella terza settimana e in salita. Dopo il weekend sui Vosgi ho capito che avrei potuto alzare il livello. Ho acquisito più sicurezza e infatti non ho avuto più momenti di debolezza da quel momento. Sono molto felice della mia Grande Boucle».
Prima abbiamo citato Vingegaard. La sensazione è che questo Remco la piazza d’onore se la sarebbe giocata fino in fondo. E sarebbe stato un confronto molto interessante.
Anche perché Remco è un corridore generoso. Uno che tira, che cerca la collaborazione. E tutto sommato aveva ragione al termine della tappa del Tourmalet quando si arrabbiò con i compagni di inseguimento per non aver collaborato come avrebbero dovuto. Con ogni probabilità avrebbero ripreso Vingegaard e molte cose sarebbero andate diversamente con il danese ancora in corsa.
Ora Remco tira dritto. Andrà alla Clasica San Sebastian. E questa, guarda caso, è una di quelle classiche che può fare sue. Senza Pogacar e con questa gamba non vogliamo dire che la vittoria sia già assegnata… ma quasi. Dopodiché anche Remco si riposerà e metterà il mondiale nel mirino.
Dopo un inverno piovoso in Francia, Pinot ha alzato i giri nei due ritiri spagnoli della Groupama-Fdj. Vuole tornare a vincere. Ama il Giro, ma farà il Tour
THONON-LES-BAINS (Francia) – «Io credo che sarà più una crono per Remco. Diciamo 55 Remco e 45 Tadej», sono le parole a caldo di Antonio Tiberi. Il corridore della Bahrain-Victorious ha scambiato qualche battuta con noi appena terminata la sua prova. E di cronometro lui se ne intende. «Dico così perché la salita iniziale non è troppo dura e già lì Remco può far valere le sue doti aerodinamiche. Può spingere forte. E lo stesso nel finale. Forse la discesa è un po’ tecnica e lì Pogacar potrebbe riprendergli qualcosa, ma bisogna vedere quanto anche lui rischierà».
In pratica Tiberi aveva previsto tutto. Tutto per filo e per segno. Remco Evenepoel ha vinto la cronometro individuale di questo Tour de France bissando il successo di domenica. E Tadej Pogacar è arrivato secondo, perdendo la maggior parte del terreno proprio nella parte pianeggiante conclusiva.
Pogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a RemcoPogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a Remco
Pogacar non ride
Partiamo dalla maglia gialla. Pogacar è incredibile. Può dire ciò che vuole, ma alla fine parla soprattutto con le espressioni. E oggi aver perso da Remco un po’ gli brucia. Ma forse il bello di questo campione è proprio questa fame. Tutto sommato, però, il risultato era prevedibile.
«Certo che ci aspettavamo una giornata così – spiega Mauro Gianetti, team manager della UAE Emirates – sapevamo chi è Remco e quanto forte vada a cronometro. Le nostre indicazioni erano soprattutto rivolte a non rischiare troppo in discesa. Abbiamo visto cosa è successo a Vingegaard. E infatti Tadej ha rischiato il giusto. L’unico problema c’è stato nella curva dove è caduto Lipowitz. C’era questo tombino in piena traiettoria che faceva sobbalzare la bici».
Tadej in conferenza stampa appare stanco. Spesso si strofina il viso con le mani. I ritmi di una giornata dedicata a una cronometro sono del tutto diversi rispetto a quelli di una tappa in linea. E lasciano il segno. Alla fine ci si sveglia presto e si conclude molto tardi. Nel mezzo ci sono prove del percorso, riscaldamento, defaticamento, massaggi, alimentazione, interviste… A volte si sottovaluta lo stress a cui sono sottoposti questi ragazzi, soprattutto i leader.
Pogacar: «Alla fine considero questa una buona giornata, anche se sono rimasto un po’ deluso per aver perso quindici secondi da Remco in cima alla salita». Ancora una volta emerge la fame dello sloveno. «Ma ho corso contro il campione del mondo e d’Europa a cronometro. Uno dei più forti di sempre in questa disciplina. Personalmente non ho rischiato troppo dopo il GPM. Ma anche io, nella curva dove è caduto Lipowitz, me la sono vista brutta. Purtroppo durante la ricognizione non sono riuscito a valutare bene quella svolta perché davanti a me c’erano alcune auto dell’organizzazione».
Poi, a chi gli chiede se senza Vingegaard siano diminuite le sue motivazioni, Tadej replica così: «No, Remco è un grande corridore. Non ti puoi rilassare. Questi successi gli danno ancora più fiducia ed è il più grande specialista delle cronometro. Oggi avevo delle buone gambe, ma lui è stato più forte. Più veloce. C’è poco da dire. Io lotto sempre per vincere. Anche oggi avrei voluto farlo, ma credo che Remco sia stato semplicemente più rapido. Cercherò di vincere ancora una tappa».
Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)
Cattaneo prima, Remco poi
Che Evenepoel sarebbe andato forte lo avevamo capito fin dal mattino. Regnava un’insolita tranquillità in casa Red Bull-Bora. Avevano già provato il percorso sia alla vigilia sia la mattina stessa, essendo stati tra i pochissimi a riuscire a completare in tempo la ricognizione. Altri team, tra cui quello di Pogacar, invece avevano finito molto più tardi. Il caos dovuto al traffico era incredibile. Anche noi, per percorrere una manciata di chilometri, abbiamo impiegato quasi due ore.
E poi la controprova è arrivata con la prestazione magistrale di Mattia Cattaneo. Ieri il bergamasco ci aveva detto che avrebbe affrontato la cronometro a tutta. Gli avevano lasciato carta bianca e per lungo tempo ha addirittura cullato il sogno della vittoria. «Ho fatto una delle migliori cronometro della mia vita – ha detto Cattaneo – ma adesso lasciatemi godere la hot seat… non so quante volte mi ricapiterà!».
La sua prova è stata una manna anche per Remco. Il pacing ipotizzato, facendo i dovuti calcoli e prendendo Cattaneo come riferimento, era quello giusto. E lo ha confermato anche Patxi Vila, uno dei tecnici della Red Bull-Bora dopo il traguardo. E si è visto immediatamente.
Remco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al TourRemco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al Tour
Gestione perfetta
Nei primi rilevamenti intermedi Remco è stato subito davanti. E nel finale ne aveva ancora. Sul traguardo è apparso visibilmente più veloce di tutti gli altri.
«Il pacing – ha detto Evenepoel – era perfetto. All’inizio vedevo i watt e mi sono detto che stavo andando troppo forte, che dovevo calmarmi. Ho una bici nuova, quella con cui avevo corso anche la prima tappa. Le gambe, la testa, tutto funzionava alla perfezione. Sono veramente felice di questa mia seconda vittoria. Ho cercato di andare al massimo fino in cima alla salita. Poi, in discesa, soprattutto negli ultimi due chilometri, ho cercato di recuperare un po’, anche perché erano molto tecnici e pericolosi. L’asfalto era davvero scivoloso. E infatti, purtroppo, abbiamo perso Lipowitz, cosa che mi dispiace moltissimo, anche in vista delle tappe di montagna. Lui è uno dei migliori scalatori al mondo.
«Tornando alla gestione della cronometro, nel finale ho spinto il più possibile. Sono stato molto attento a seguire le indicazioni che mi arrivavano dall’ammiraglia. Mi avvisavano soprattutto delle curve».
Remco aveva provato e riprovato questa cronometro già un mese fa. Di nuovo, come domenica scorsa, la conoscenza minuziosa del percorso si è rivelata un fattore determinante. Un altro aspetto da non sottovalutare per il belga è stato quello tecnico.
Già tra i bus, al mattino, si parlava di come la Specialized Shiv potesse essere particolarmente adatta a questo tracciato, sia per la salita, visto che è una delle bici da cronometro più leggere, sia per la parte tecnica. La bici di Remco, così compatta, è anche estremamente guidabile. «Devo dire che in discesa ho avuto un grande feeling, ma anche nel resto della cronometro. Il lavoro sui materiali è stato ottimale», ha aggiunto l’iridato a crono.
Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salitaRemco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita
Terza settimana, a noi
Questa doppia vittoria di Remco ci proietta con un po’ di verve in più verso il cuore della terza settimana. Ora Evenepoel è a circa quattro minuti e mezzo da Pogacar. Per carità, non vogliamo dire che il Tour sia riaperto, però lo stesso Pogacar ha ammesso che un Evenepoel in fiducia rappresenta una spina nel fianco.
«Remco è un corridore che assolutamente va tenuto sotto controllo – va avanti Gianetti – parliamo di un grandissimo campione. Ha vinto una Vuelta, stava per vincere un Giro d’Italia se il Covid non lo avesse fermato ed è già salito sul podio del Tour de France. E poi sapevamo che sarebbe cresciuto. Basarsi sui dati dell’UAE Tour o del Catalunya sarebbe stato fuorviante».
«Ho un buon vantaggio, ma nulla è ancora deciso – ha concluso Pogacar – anche oggi abbiamo visto cosa può succedere durante una gara». L’attenzione in casa UAE è dunque al massimo.
Sul fronte del podio, invece, dopo queste due vittorie Evenepoel sembra aver creato un piccolo punto di rottura nei confronti degli avversari, Seixas e Del Toro in particolare, visto che Lipowitz si è ritirato e Ayuso oggi ha pagato un dazio importante.
«Due vittorie consecutive? Era da tanto tempo che non pedalavo a questo livello – ha detto Remco – Pogacar ha sempre realizzato prestazioni incredibili e lo ha fatto anche in questo Tour. In salita è il più forte. E’ un corridore che rispetto moltissimo, il più grande, ed è un onore correre contro di lui. Il distacco è ancora ampio, ma cercherò di dare il massimo.
«Io però adesso sono sereno. Stamattina mi sono svegliato pieno di energie. Entro nella terza settimana con uno spirito molto positivo. Era davvero tanto tempo che non pedalavo a questo livello. Adesso bisogna consolidare quanto fatto, restare calmi e mantenere la mente lucida per quello che ci aspetta».
Mathieu Van der Poel parla del percorso iridato e della gioia che gli ha dato essere stato iridato. Eppure non si dà per vinto. Domenica ci sarà anche lui