Remco Evenepoel, Tour 2026

E Remco? Certezze importanti, soddisfazioni e… sassolini

27.07.2026
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«Cosa mi serve per vincere il Tour? Che Pogacar non partecipi». Non si può non partire da questa frase, ormai celebre, di Remco Evenepoel per parlare del suo Tour de France. Perché può sembrare una semplice e simpatica battuta, e lo è, ma in realtà è molto più profonda.

Di fatto è un po’ il riassunto, anzi il super riassunto, della Grande Boucle del corridore della Red Bull-Bora e, più in generale, della sua carriera per quel che concerne i Grandi Giri. Ma forse della sua carriera e basta. Perché Remco non è Tadej e, se vuole andare sul podio del Tour, deve fare solo quello… o quasi. Lo dice anche il calendario che ha seguito quest’anno.

Remco Evenepoel, Tour 2026
Remco, secondo a Parigi, ha detto di essersi emozionato di tornare nella città che lo ha reso campione olimpico
Remco Evenepoel, Tour 2026
Remco, secondo a Parigi, ha detto di essersi emozionato di tornare nella città che lo ha reso campione olimpico

I sassolini del belga

Questo Tour de France cambia molto per Remco in vista del suo futuro. Lo consacra ufficialmente come un corridore da corse a tappe, pur senza rinunciare ad altri traguardi, come le cronometro o alcune tipologie di classiche. Ma soprattutto gli dà maggior sicurezza. La consapevolezza, probabilmente, l’ha sempre avuta. Infatti, più di una volta nel corso di quest’ultima settimana, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.

«Ho dimostrato – ha detto Remco – che tutti i commenti e le critiche erano infondati. Sono arrivato terzo due anni fa. Quest’anno sono arrivato secondo. Ho vinto la Vuelta. Al Giro d’Italia ho avuto sfortuna. Non credo sia affatto male per uno che, a detta di molti, non sarebbe un corridore da Grandi Giri. Di fronte a commenti, critiche e a chi non crede in me, ora posso dire che si sbagliavano».

E’ da questo assunto che Remco deve e vuole ripartire. In casa Red Bull-Bora hanno cambiato, e stanno cambiando, gran parte dello staff tecnico, dunque è tutto in evoluzione. Per ora, i risultati gli stanno dando ragione.

Remco Evenepoel, crono Thono les Bains
Nella crono Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita
Remco Evenepoel, crono Thono les Bains
Nella crono Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita

Dai dubbi alla solidità

Ma, checché se ne dica e che dica egli stesso, Evenepoel per rendere al massimo la fiducia la deve sentire. In qualche modo deve percepirsi al centro del progetto. E, stando anche a qualche voce interna, qualcosa è ulteriormente migliorato la sera della cronometro. Non solo per il suo successo, ma anche perché il ritiro di Lipowitz ha inevitabilmente riordinato le gerarchie in casa Red Bull. Attenzione: non stiamo dicendo che fosse contento della caduta e del conseguente ritiro del compagno, ma che questo, inconsciamente, gli ha dato maggiore sicurezza.

Remco, e lo ha detto lui per primo, non aveva poi tutte queste grandi certezze prima del Tour: «Non aver corso per oltre due mesi dopo la Liegi mi ha dato sicuramente qualche dubbio. Il primo vero allenamento duro dopo la Liegi è andato male, tanto che non sono riuscito a completarlo. A quel punto ho detto ai miei compagni di squadra che sarei andato al Tour per vincere le tappe e non per la classifica generale. Tuttavia loro mi hanno rassicurato dicendomi che c’era tempo, che sarebbe andato tutto bene. Hanno creduto in me e mi hanno aiutato a portare avanti i miei allenamenti.

«Ora sono secondo della generale e ho vinto due tappe. Quindi li devo ringraziare, sia per il lavoro svolto su strada sia per avermi restituito la fiducia. E questo è positivo per il morale e anche per i progetti futuri».

Anche il modo tattico con cui ha corso ha contribuito a definire la sua posizione nei confronti di Pogacar e del resto del gruppo. Evenepoel ha saputo capire quando rispondere agli attacchi e quando, invece, salire del proprio passo. Ha saputo scegliere quando esporsi in prima persona e quando affidarsi al lavoro della squadra. Tutti tasselli fondamentali per un corridore che punta al massimo. La sensazione, però, è che questo Tour, pur collocandolo per ora al secondo posto, gli abbia dato stabilità e basi solide sulle quali continuare a costruire.

Remco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilità
Remco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilità
Remco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilità
Remco Evenepoel è consapevole che per adesso Pogacar è il più forte. In qualche modo questa consapevolezza sembra avergli dato stabilità

E ora San Sebastian

«Sono venuto al Tour proprio per questo: per salire sul podio – ha detto Evenepoel – restava da vedere se sarebbe stato il secondo o il terzo posto, ma credo di essere soddisfatto. Soddisfatto soprattutto delle mie prestazioni nella terza settimana e in salita. Dopo il weekend sui Vosgi ho capito che avrei potuto alzare il livello. Ho acquisito più sicurezza e infatti non ho avuto più momenti di debolezza da quel momento. Sono molto felice della mia Grande Boucle».

Prima abbiamo citato Vingegaard. La sensazione è che questo Remco la piazza d’onore se la sarebbe giocata fino in fondo. E sarebbe stato un confronto molto interessante.

Anche perché Remco è un corridore generoso. Uno che tira, che cerca la collaborazione. E tutto sommato aveva ragione al termine della tappa del Tourmalet quando si arrabbiò con i compagni di inseguimento per non aver collaborato come avrebbero dovuto. Con ogni probabilità avrebbero ripreso Vingegaard e molte cose sarebbero andate diversamente con il danese ancora in corsa.

Ora Remco tira dritto. Andrà alla Clasica San Sebastian. E questa, guarda caso, è una di quelle classiche che può fare sue. Senza Pogacar e con questa gamba non vogliamo dire che la vittoria sia già assegnata… ma quasi. Dopodiché anche Remco si riposerà e metterà il mondiale nel mirino.

Remco Evenepoel, crono Thono les Bains

Remco batte ancora Pogacar. La terza settimana si apre così…

21.07.2026
7 min
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THONON-LES-BAINS (Francia) – «Io credo che sarà più una crono per Remco. Diciamo 55 Remco e 45 Tadej», sono le parole a caldo di Antonio Tiberi. Il corridore della Bahrain-Victorious ha scambiato qualche battuta con noi appena terminata la sua prova. E di cronometro lui se ne intende. «Dico così perché la salita iniziale non è troppo dura e già lì Remco può far valere le sue doti aerodinamiche. Può spingere forte. E lo stesso nel finale. Forse la discesa è un po’ tecnica e lì Pogacar potrebbe riprendergli qualcosa, ma bisogna vedere quanto anche lui rischierà».

In pratica Tiberi aveva previsto tutto. Tutto per filo e per segno. Remco Evenepoel ha vinto la cronometro individuale di questo Tour de France bissando il successo di domenica. E Tadej Pogacar è arrivato secondo, perdendo la maggior parte del terreno proprio nella parte pianeggiante conclusiva.

Pogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a Remco
Pogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a Remco
Pogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a Remco
Pogacar ha spinto forte in salita, ma non è bastato per restare attaccato a Remco

Pogacar non ride

Partiamo dalla maglia gialla. Pogacar è incredibile. Può dire ciò che vuole, ma alla fine parla soprattutto con le espressioni. E oggi aver perso da Remco un po’ gli brucia. Ma forse il bello di questo campione è proprio questa fame. Tutto sommato, però, il risultato era prevedibile.

«Certo che ci aspettavamo una giornata così – spiega Mauro Gianetti, team manager della UAE Emiratessapevamo chi è Remco e quanto forte vada a cronometro. Le nostre indicazioni erano soprattutto rivolte a non rischiare troppo in discesa. Abbiamo visto cosa è successo a Vingegaard. E infatti Tadej ha rischiato il giusto. L’unico problema c’è stato nella curva dove è caduto Lipowitz. C’era questo tombino in piena traiettoria che faceva sobbalzare la bici».

Tadej in conferenza stampa appare stanco. Spesso si strofina il viso con le mani. I ritmi di una giornata dedicata a una cronometro sono del tutto diversi rispetto a quelli di una tappa in linea. E lasciano il segno. Alla fine ci si sveglia presto e si conclude molto tardi. Nel mezzo ci sono prove del percorso, riscaldamento, defaticamento, massaggi, alimentazione, interviste… A volte si sottovaluta lo stress a cui sono sottoposti questi ragazzi, soprattutto i leader.

Pogacar: «Alla fine considero questa una buona giornata, anche se sono rimasto un po’ deluso per aver perso quindici secondi da Remco in cima alla salita». Ancora una volta emerge la fame dello sloveno. «Ma ho corso contro il campione del mondo e d’Europa a cronometro. Uno dei più forti di sempre in questa disciplina. Personalmente non ho rischiato troppo dopo il GPM. Ma anche io, nella curva dove è caduto Lipowitz, me la sono vista brutta. Purtroppo durante la ricognizione non sono riuscito a valutare bene quella svolta perché davanti a me c’erano alcune auto dell’organizzazione».

Poi, a chi gli chiede se senza Vingegaard siano diminuite le sue motivazioni, Tadej replica così: «No, Remco è un grande corridore. Non ti puoi rilassare. Questi successi gli danno ancora più fiducia ed è il più grande specialista delle cronometro. Oggi avevo delle buone gambe, ma lui è stato più forte. Più veloce. C’è poco da dire. Io lotto sempre per vincere. Anche oggi avrei voluto farlo, ma credo che Remco sia stato semplicemente più rapido. Cercherò di vincere ancora una tappa».

Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)
Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)
Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)
Che bello vedere Mattia Cattaneo sulla hot seat. Il lombardo è rimasto a lungo in prima posizione. Alla fine ha chiuso al sesto posto (foto Instagram)

Cattaneo prima, Remco poi

Che Evenepoel sarebbe andato forte lo avevamo capito fin dal mattino. Regnava un’insolita tranquillità in casa Red Bull-Bora. Avevano già provato il percorso sia alla vigilia sia la mattina stessa, essendo stati tra i pochissimi a riuscire a completare in tempo la ricognizione. Altri team, tra cui quello di Pogacar, invece avevano finito molto più tardi. Il caos dovuto al traffico era incredibile. Anche noi, per percorrere una manciata di chilometri, abbiamo impiegato quasi due ore.

E poi la controprova è arrivata con la prestazione magistrale di Mattia Cattaneo. Ieri il bergamasco ci aveva detto che avrebbe affrontato la cronometro a tutta. Gli avevano lasciato carta bianca e per lungo tempo ha addirittura cullato il sogno della vittoria. «Ho fatto una delle migliori cronometro della mia vita – ha detto Cattaneo – ma adesso lasciatemi godere la hot seat… non so quante volte mi ricapiterà!».

La sua prova è stata una manna anche per Remco. Il pacing ipotizzato, facendo i dovuti calcoli e prendendo Cattaneo come riferimento, era quello giusto. E lo ha confermato anche Patxi Vila, uno dei tecnici della Red Bull-Bora dopo il traguardo. E si è visto immediatamente.

Remco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al Tour
Remco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al Tour
Remco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al Tour
Remco Evenepoel al traguardo. Assalito dai giornalisti è stato sorridente sin da subito. Per lui si tratta della quarta vittoria di tappa al Tour

Gestione perfetta

Nei primi rilevamenti intermedi Remco è stato subito davanti. E nel finale ne aveva ancora. Sul traguardo è apparso visibilmente più veloce di tutti gli altri.

«Il pacing – ha detto Evenepoel – era perfetto. All’inizio vedevo i watt e mi sono detto che stavo andando troppo forte, che dovevo calmarmi. Ho una bici nuova, quella con cui avevo corso anche la prima tappa. Le gambe, la testa, tutto funzionava alla perfezione. Sono veramente felice di questa mia seconda vittoria. Ho cercato di andare al massimo fino in cima alla salita. Poi, in discesa, soprattutto negli ultimi due chilometri, ho cercato di recuperare un po’, anche perché erano molto tecnici e pericolosi. L’asfalto era davvero scivoloso. E infatti, purtroppo, abbiamo perso Lipowitz, cosa che mi dispiace moltissimo, anche in vista delle tappe di montagna. Lui è uno dei migliori scalatori al mondo.

«Tornando alla gestione della cronometro, nel finale ho spinto il più possibile. Sono stato molto attento a seguire le indicazioni che mi arrivavano dall’ammiraglia. Mi avvisavano soprattutto delle curve».

Remco aveva provato e riprovato questa cronometro già un mese fa. Di nuovo, come domenica scorsa, la conoscenza minuziosa del percorso si è rivelata un fattore determinante. Un altro aspetto da non sottovalutare per il belga è stato quello tecnico.

Già tra i bus, al mattino, si parlava di come la Specialized Shiv potesse essere particolarmente adatta a questo tracciato, sia per la salita, visto che è una delle bici da cronometro più leggere, sia per la parte tecnica. La bici di Remco, così compatta, è anche estremamente guidabile. «Devo dire che in discesa ho avuto un grande feeling, ma anche nel resto della cronometro. Il lavoro sui materiali è stato ottimale», ha aggiunto l’iridato a crono.

Remco Evenepoel, crono Thono les Bains
Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita
Remco Evenepoel, crono Thono les Bains
Remco è stato subito veloce. La posizione compatta lo ha avvantaggiato anche nel tratto in salita

Terza settimana, a noi

Questa doppia vittoria di Remco ci proietta con un po’ di verve in più verso il cuore della terza settimana. Ora Evenepoel è a circa quattro minuti e mezzo da Pogacar. Per carità, non vogliamo dire che il Tour sia riaperto, però lo stesso Pogacar ha ammesso che un Evenepoel in fiducia rappresenta una spina nel fianco.

«Remco è un corridore che assolutamente va tenuto sotto controllo – va avanti Gianetti – parliamo di un grandissimo campione. Ha vinto una Vuelta, stava per vincere un Giro d’Italia se il Covid non lo avesse fermato ed è già salito sul podio del Tour de France. E poi sapevamo che sarebbe cresciuto. Basarsi sui dati dell’UAE Tour o del Catalunya sarebbe stato fuorviante».

«Ho un buon vantaggio, ma nulla è ancora deciso – ha concluso Pogacar – anche oggi abbiamo visto cosa può succedere durante una gara». L’attenzione in casa UAE è dunque al massimo.

Sul fronte del podio, invece, dopo queste due vittorie Evenepoel sembra aver creato un piccolo punto di rottura nei confronti degli avversari, Seixas e Del Toro in particolare, visto che Lipowitz si è ritirato e Ayuso oggi ha pagato un dazio importante.

«Due vittorie consecutive? Era da tanto tempo che non pedalavo a questo livello – ha detto Remco – Pogacar ha sempre realizzato prestazioni incredibili e lo ha fatto anche in questo Tour. In salita è il più forte. E’ un corridore che rispetto moltissimo, il più grande, ed è un onore correre contro di lui. Il distacco è ancora ampio, ma cercherò di dare il massimo.

«Io però adesso sono sereno. Stamattina mi sono svegliato pieno di energie. Entro nella terza settimana con uno spirito molto positivo. Era davvero tanto tempo che non pedalavo a questo livello. Adesso bisogna consolidare quanto fatto, restare calmi e mantenere la mente lucida per quello che ci aspetta».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Remco Evenepoel, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026

Il giorno di riposo in casa Red Bull: due parole con Cattaneo

20.07.2026
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FILLINGES (Francia) – L’albergo della Red Bull-BORA-hansgrohe è uno dei tanti che si possono trovare in questa parte di Francia. Affacciato su un parcheggio soleggiato, con alberi bassi e il rumore della strada alle spalle. Remco Evenepoel scende di buon ora, è il primo dei suoi ad arrivare e concedersi ai cacciatori di foto e di autografi. La Red Bull-BORA si dividerà in questo giorno di riposo, con i due capitani: Evenepoel e Lipowitz, che andranno a fare la ricognizione per la crono di domani. Gli altri, invece, si concedono una sgambata ben più tranquilla sulle strade dell’Alta Savoia

Il clima in squadra è sereno, i ritmi compassati, la giornata di oggi diventa davvero un momento in cui tirare il fiato, ma non troppo. La mente è già in viaggio verso le prossime tappe, l’ultima settimana del Tour de France sarà particolarmente esigente e impegnativa. Mattia Cattaneo lo sa, è uno dei primi a rientrare in hotel e dopo una doccia veloce si siede con noi e ci racconta la Grande Boucle sua e della Red Bull-BORA-hansgrohe

Calma

La vittoria di Remco Evenepoel in cima a Plateau de Solaison ha portato una ventata di ottimismo, l’iridato di Wollongong ha trovato il suo primo successo in una tappa in linea al Tour e lo ha fatto al termine di una salita vera. Ha risposto agli attacchi di Del Toro, e quando si è trattato di lanciare la volata ha messo le sue ruote davanti a quelle di Pogacar senza mai cedere un metro. 

«Se ci fosse stato bisogno di scegliere una tappa da vincere – ci racconta Cattaneo nella hall dell’hotel – quella di Plateau de Solaison era quella giusta. Per dare morale nel momento giusto, prima del giorno di riposo. Credo sia stato anche un bel upgrade mentale per Remco, perché ha dimostrato di essere competitivo anche su salite di un certo livello. Cercava questa conferma da un po’ di tempo».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
C’è stato qualcosa di diverso nell’approccio verso il Tour o era solamente questione di tempo? 

Entrambe le cose. Si tratta di una questione di tempo, perché comunque stiamo parlando di un campione molto giovane. Inoltre c’è stato un approccio diverso a questo Tour, a partire dal fatto che non abbia corso per tanto tempo. Ha lavorato molto per arrivare pronto sulle salite lunghe, cosa che magari in passato aveva fatto in modo più marginale. 

Con quale clima ci si sveglia dopo una vittoria del genere?

Siamo tutti molto contenti, però dal canto mio sui Grandi Giri ho sempre avuto un approccio conservativo. Non troppo contento quando le cose vanno bene, nemmeno troppo negativo quando tutto va male. Personalmente lo affronto così, ovviamente dentro di me ero e sono super contento per la vittoria. Sia per Remco che per tutta la squadra. 

Tu come stai vivendo questo Tour?

Molto bene, negli ultimi giorni sono contento della mia condizione, soprattutto in salita. Nelle ultime tre tappe impegnative sono rimasto con un gruppo di 30-35 corridori, questo vuol dire che sono al massimo del mio livello. Sono felice di essere arrivato nel momento giusto con la condizione migliore. 

Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Sappiamo del grande rapporto di amicizia e fiducia tra te ed Evenepoel, secondo te averti accanto nei momenti importanti può essere un fattore che gli ha dato ancora più forza?

Credo che lui si fidi di me in qualsiasi caso, sa che se faccio una cosa in corsa è al 100 per cento per il suo bene. Ogni azione che faccio è rivolta al mettere Remco nella migliore condizione. Lui lo sa ed è il motivo per cui ripone così tanta fiducia in me, cosa che mi riempie di orgoglio. 

Non c’è anche da nascondere che all’inizio del Tour avete dovuto trovare un equilibrio tra Evenepoel e Lipowitz, in particolare dopo la tappa del Tourmalet.. 

Penso sia stato più facile di quanto è sembrato e di come è stato raccontato dai media. Nel giorno del Tourmalet c’è stato un problema di comunicazione, ma non un reale problema di conflitti interni. Remco e Florian sono due ragazzi completamente opposti dal punto di vista caratteriale e credo che si completino molto bene. E’ logico che quel giorno lì abbia creato un po’ di tensione, che in realtà è stata minima rispetto a come è stata descritta. 

Oggi sgambata tranquilla?

Nel giorno di riposo preferisco fare davvero il minimo, quindi ho scelto di fare una pedalata con tutti gli altri compagni, mentre Evenepoel e Lipowitz hanno provato il percorso. Noi abbiamo fatto una cinquantina di chilometri con pausa bar, molto sereno.

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Che idea ti sei fatto di questa ultima settimana di Tour che vi aspetta?

Ci sono sei giorni molto impegnativi, sia dal punto di vista fisico che per quello mentale. Domani sarà uno sforzo personale, ma poi avremo cinque tappe in cui dovremo essere tutti concentrati dall’inizio alla fine

Domani Evenepoel ha una bella occasione…

Sulla carta sì, credo che non si debba però dimenticare il fattore fisico. Remco è molto più magro rispetto al solito, quindi a crono potrebbe guadagnare meno di quanto ci si aspetti. La cronometro è sempre la sua specialità ed è il campione del mondo in carica, ma quest’anno ha deciso di prediligere una preparazione per massimizzare la salita, questo può aver tolto qualcosa alla prestazione secca contro il tempo. E’ un percorso che gli si addice, ma poi ci aspettano quattro giorni difficili.

Gli ultimi quattro, tutti complicati a modo loro, c’è qualche tappa che fa più paura?

Non si sono mai viste al Tour tre tappe del genere una dietro l’altra, è più un finale da Giro. Onestamente credo che la penultima tappa sarà talmente dura che potrebbe ribaltare completamente il Tour. Nel ciclismo moderno una frazione lunga come quella può fare una grande selezione, perché è una tappa che scava nelle energie dei corridori in modo lento ma inesorabile. 

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Seixas e Del Toro sono due contendenti pericolosi in vista del podio finale?

Seixas è un ragazzo che la Francia aspettava da non so quanti decenni, ha una pressione altissima intorno. Mi sembra molto avanti rispetto a quella che è la sua età, sia per come si muove in gruppo sia per il modo di correre. E’ molto forte, ha valori stratosferici, l’unico suo problema sarà la pressione mediatica che avrà. Del Toro lo conosciamo di più e ha dimostrato tante cose positive. Quindi sì, sono due contendenti tosti in vista del podio.

Il ritiro di Vingegaard lascia un posto in più…

Sì, nessuno avrebbe voluto guadagnare una posizione in questo modo. C’è la possibilità di guadagnare un posto, anche se non è bello succeda così. Credo che le cose in corsa cambieranno molto per Del Toro, Seixas, Ayuso e ovviamente per noi

In che modo?

Tatticamente negli ultimi tre giorni ci saranno dinamiche differenti. La Visma era una squadra faro, non avendo più Vingegaard cambierà radicalmente il modo in cui gestiranno gli ultimi giorni. Credo sia questo l’aspetto più importante. Entreranno in gioco anche le altre squadre che si giocano un posto sul podio. Non ci si potrà nascondere. 

Plateau de Solaison Remco Evenepoel

La gioia di Remco, il dolore di Vingegaard, che ci credeva…

20.07.2026
7 min
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PLATEAU DE SOLAISON (Francia) – Una curva verso destra, uno spartitraffico che di certo non è messo bene e la ruota anteriore che perde aderenza e parte per la tangente. Quella ruota è di Jonas Vingegaard, che finisce sul marciapiede. Il verdetto, anche se non ufficiale, è subito chiaro. La caduta è seria e la clavicola è rotta.

A circa 20 chilometri dal termine della quindicesima tappa del Tour de France la corsa viene così ridisegnata. Se non altro per la lotta al podio e per gli equilibri tattici. Le conseguenze del ritiro del danese emergono appena otto chilometri più tardi. La Red Bull-Bora prende in mano la situazione. E Remco Evenepoel va addirittura a vincere la tappa.

Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L'abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura
Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L’abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura
Tour de France 2026, Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike, ritiro, Tappa 15 (screenshot RAI)
Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L’abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura

Benzina sul fuoco

Succede di tutto. Proprio nel giorno in cui la UAE Emirates sembrava aver lasciato spazio alla fuga. Alla partenza, Tobias Johannessen aveva chiesto a Tadej Pogacar se fosse un buon giorno per andare all’attacco, ma Tadej gli aveva risposto di no. Invece era stata la Visma Lease a Bike a imporre un ritmo elevatissimo in favore di Vingegaard.

Già la giornata del danese non era iniziata nel migliore dei modi. Un controllo antidoping notturno gli aveva interrotto il sonno nel cuore della notte, alle due. Leggermente meglio era andata a Pogacar, svegliato invece alle cinque. «Poi non sono più riuscito ad addormentarmi. Ho preparato il caffè e ho ascoltato Eminem», aveva detto lo sloveno.

Nel dopo tappa Pogacar, apparso sinceramente dispiaciuto per il ritiro di Vingegaard, non ha certo smorzato le polemiche. Anzi… «Pensavo proprio al controllo antidoping che abbiamo avuto questa mattina. Nel caso di Jonas addirittura alle due di notte. Anche questo potrebbe aver influito. Dopo una notte insonne, si può essere meno lucidi in discesa. Potrebbe esserci un collegamento, ma non posso saperlo».

Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard

Il racconto di Affini

E in casa Visma? Gli animi di questa serata non sono certo dei migliori. «E’ una bella botta – racconta con un sospiro Edoardo Affini – perdere il capitano e il leader così. Fa male a noi che abbiamo tirato fino alla sfinimento e in un attimo ti ritrovi senza capitano e credo faccia male anche al Tour e allo spettacolo. Ed è un peccato, perché Jonas ci credeva ancora. Non era rassegnato e anche oggi ha provato a fare la corsa. Come avete visto avevamo preso in mano la situazione.

«E anche noi eravamo contenti di farlo, anche per cercare di fargli sentire che c’eravamo. Che gli eravamo vicini in questa lotta. Che poi sì, poteva essere per il secondo, il sesto o il quarto posto… ma la sfida con Tadej ha sempre il suo fascino, la sua storia. Alla fine parliamo di un corridore che ha vinto il Tour, che vince i Grandi Giri».

Affini racconta anche come ha saputo del ritiro di Vingegaard. Lui aveva già esaurito il proprio compito ed era rimasto nelle retrovie. Via radio aveva sentito della caduta del capitano.

«All’inizio quando ho sentito: caduta di Vingegaard, ho pensato e sperato che fosse una scivolata. Poi per un po’ ho perso il contatto radio. Quando ho ritrovato la seconda ammiraglia mi sono accostato, ho chiesto informazioni e mi hanno detto che era salito in ambulanza a causa della frattura della clavicola. E lì… cosa altro aggiungere?».

La serata nell’hotel della Visma non è certo delle più serene. Ma in qualche modo si va e si deve andare avanti. The show must go on, diceva qualcuno. E Vingegaard sembra proprio colui che più di altri abbia fatto suo questo refrain.

«Jonas – prosegue Affini – è qui con noi in hotel. Credo che rientrerà domani per poi farsi operare, come gli hanno detto. In qualche modo è lui che cerca di consolare noi, che prova a tenere alto il morale. Anche in questo è un leader. Fisicamente, tra virgolette, Vingegaard è okay: alla fine è solo la clavicola e non c’è altro…».

Durante la salita finale la Visma si è raccolta sconsolata senza Vingegaard
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale

Nuovi scenari

Certo è che questo ritiro sconvolge il Tour de France. Vingegaard, pur da lontano, appariva come l’unico in grado di opporsi a Pogacar. Se non altro per personalità e palmares. Era lui a tenere alta la tensione, sia per la maglia gialla sia per la lotta al podio. Ma soprattutto, con il danese in gara, le gerarchie erano chiare.

Adesso, invece, è tutto da scoprire. La Red Bull-Bora oggi ha lanciato un segnale forte e, forse, ha anche definito le proprie gerarchie interne. Paul Seixas inizia a scricchiolare. Allo stesso tempo sarà interessante capire come correrà ora la UAE. E’ chiaro che l’obiettivo sarà portare Isaac Del Toro sul podio e, possibilmente, anche alla conquista della maglia bianca.

Bruno Armirail, intervistato da Rtbf, ha ricostruito così l’incidente: «Stavamo seguendo la moto e credo che abbia impostato una traiettoria sbagliata. Tre o quattro di noi sono riusciti a passare, ma chi arrivava dietro non ce l’ha fatta. E’ davvero un peccato, perché Jonas oggi sembrava stare molto bene. Adesso dovremo assorbire il colpo, recuperare da una giornata così difficile e poi capire cosa potremo fare come squadra. Quella curva non sembrava particolarmente insidiosa, ma la moto ci ha indotti in errore aggirando lo spartitraffico. Probabilmente non era la traiettoria migliore. E’ difficile da accettare, ma è andata così».

In casa Visma, ora, il leader della classifica sembra essere proprio il nostro Davide Piganzoli. Ma, in realtà, c’è ben poco da aggiungere. Lo ha riassunto perfettamente Matteo Jorgenson: «Non abbiamo un piano B. Eravamo tutti qui per Jonas Vingegaard. E’ un vero peccato, perché oggi stava davvero bene».

Il piano B non c’è, ma è chiaro che ora i gialloneri si dirotteranno sulle tappe. Si proverà a fare qualcosa anche per Piganzoli? «Beh – replica Affini – non è che ci siano molte opzioni. Dei sette che siamo rimasti, vedendo anche le tappe che mancano, se Piga azzecca la giornata giusta, è quello che può fare qualcosa e magari anche risalire un po’ in classifica. Ma queste sono idee mie. Credo che inizieremo a parlarne da domani».

Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è una realtà concreta
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è un obiettivo concreto per lui
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è una realtà concreta
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è un obiettivo concreto per lui

«Non è finita»

La classifica dice che Remco Evenepoel insegue Tadej Pogacar a cinque minuti esatti. Un margine che sembra rassicurante, ma guarda caso martedì c’è la cronometro, terreno sul quale il belga parte con i favori del pronostico rispetto allo sloveno.

Non solo. Arriva dopo il giorno di riposo, una condizione che spesso premia gli specialisti, e Remco ci arriva con il morale alle stelle dopo il successo odierno. Lo stesso Pogacar ha ammesso che, quando Evenepoel è in fiducia, rappresenta un avversario estremamente scomodo e si aspetta una terza settimana che, se non sarà pericolosa, sarà comunque ricca di insidie.

Evenepoel, dal canto suo, era visibilmente emozionato al traguardo. In fin dei conti ha messo dietro i due leader della UAE. «E’ incredibile – ha raccontato – sto ancora tremando per l’emozione. All’inizio della tappa non avevo sensazioni particolarmente buone, ma con il passare dei chilometri le gambe hanno iniziato a rispondere. Sapevo di potermela giocare allo sprint, soprattutto dopo il grande lavoro fatto da Pogacar.

«Bisogna rendersi conto che sto correndo contro colui che considero il miglior corridore di sempre. Ha imposto un ritmo incredibile in salita nel tentativo di lanciare Isaac Del Toro. Per me riuscire a tenere quella velocità rappresenta un enorme passo avanti. Per tanto tempo mi è stato detto che non sarei mai riuscito a sopravvivere su salite di questo tipo. Per questo questa vittoria significa davvero tantissimo».

Remco era davvero felice, quasi commosso. Ma lesue parole ci dicono anche come la conoscenza delle salite sia determinante… anche nell’era dei dati e di VeloViewer. Sembrava essersi liberato di un peso.

«Pensavo che Isaac avesse ormai finito gli attacchi, invece ha rilanciato ancora nel tratto più duro. E’ stato uno scatto molto forte. Poi ci ha riprovato a circa 250 metri dall’arrivo e, paradossalmente, è stato perfetto per lanciare il mio sprint. Da lì in poi ho dato tutto fino al traguardo. Questa salita l’ho provata forse una ventina di volte durante il ritiro a Combloux e riuscire a conquistarla in gara rende tutto ancora più speciale.

«Adesso spero di recuperare bene nel giorno di riposo e di vivere un’altra grande giornata nella cronometro di martedì. Proverò ancora a vincere. Sono felice di aver ritrovato le mie gambe migliori in questo Tour. Resto comunque consapevole che battere corridori come Pogacar o Vingegaard su arrivi di questo tipo resta molto difficile. E mi dispiace davvero per il ritiro di Jonas. Questa è la prima tappa di montagna che vinco restando con il gruppo dei migliori e penso che dimostri i progressi che ho fatto».

Poi ha chiuso con una frase che sa di avvertimento, che è da campione con la C maiuscola qual è lui: «Non è finita».

Remco Evenepoel, Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14

Evenepoel, Lipowitz e la corsa al podio della Grande Boucle

19.07.2026
5 min
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Il copione in salita sembra procedere con la trama che è stata disegnata da inizio Tour de France, davanti a tutti si presenta Tadej Pogacar, a distanza di secondi o di minuti il resto del gruppo. Lo scenario è sempre lo stesso anche per Remco Evenepoel e per Florian Lipowitz, i due capitani della Red Bull-BORA-hansgrohe. Con il belga che perde qualche metro dal gruppetto degli scalatori, contiene i danni e quando la strada glielo permette spinge e rientra.

Anche ieri a Le Markstein le cose sono andate nella stessa maniera, con Evenepoel che paga dazio in salita ma senza naufragare. Una volta scollinato al GPM del Col du Haag il belga si è trovato insieme al compagno Florian Lipowitz e Juan Ayuso. 

La corsa al podio della Red Bull-BORA-hansgrohe si gioca tutta sul filo dei secondi e della capacità di resistere e soffrire dei suoi due capitani. Al momento Remco Evenepoel si trova al terzo posto, a 5’ 04” con quaranta secondi di vantaggio su Lipowitz che occupa il sesto posto

Un nuovo Evenepeol

La battaglia per il terzo posto è aperta, con uno spiraglio anche sull’altro gradino del podio, visto che al momento Jonas Vingegaard non sembra aver trovato il modo di affermarsi come seconda forza di questo Tour de France

In questa Grande Boucle c’è anche Domenico Pozzovivo come commentatore tecnico, a lui ci siamo rivolti per guardare alle dinamiche di un Tour ancora aperto, almeno per le posizioni d’onore e più precisamente sulla Red Bull-BORA. 

«Il Tour di Evenepoel è sicuramente di buon livello», analizza Pozzovivo mentre aspetta che il traffico si sblocchi e gli permetta di raggiungere il Lago di Ginevra. «Caratterialmente non lo scopriamo di certo oggi, è un atleta molto esigente e si vede che ha lavorato tanto in salita ed è migliorato notevolmente rispetto a inizio stagione. Non è più così inferiore a Vingegaard e Lipowitz».

Si trova a gestire situazioni non semplici…

Perde in salita dagli avversari, principalmente da Pogacar, Vingegaard e Del Toro, ma non accumula grande ritardo. Tanto che riesce sempre a rientrare ed arginare i danni. Ieri, ad esempio, è scollinato con venti secondi da Vingegaard, Del Toro e Seixas ma nel falsopiano è rientrato

Un segnale che sembra esserci qualcosa in più?

E’ positivo, il principale scoglio per Evenepoel sarà l’ultima tappa della terza settimana. Una frazione con un profilo davvero esigente. Credo, inoltre, che quel qualcosa in più che il belga riesce a dare è anche frutto del fatto di essere sempre lì. Non perde dal suo compagno di squadra, anzi al momento gli è davanti. 

Rispetto allo scorso anno lo vedi più solido mentalmente?

Ha rimodellato le aspettative che aveva su di sé. Anche oggi sono rientrati praticamente grazie a lui. La gamba che ha in quei settori è un fattore che gioca a suo favore, così come lo è la cronometro che ci sarà martedì. Domani potrebbe perdere qualcosa, ma la crono gli è favorevole. Inoltre si arriva dal giorno di riposo, altro fattore che giocherà a suo favore. 

Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Lipowitz continua con il suo Tour de France solido, al momento è sesto in classifica a 5′ 44″ da Pogacar e 40″ dal podio
Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Lipowitz continua con il suo Tour de France solido, al momento è sesto in classifica a 5′ 44″ da Pogacar e 40″ dal podio
Al fianco di Evenepoel c’è un ottimo Lipowitz…

Sta facendo un ottimo Tour anche il tedesco, soprattutto perché è quello della conferma, quindi ben più difficile per tante dinamiche: non ultima le maggiori aspettative e la pressione che arriva da fuori. 

Inoltre si trova a correre con Evenepoel, che ha un carattere non facile.

Lipowitz è il miglior compagno di squadra da avere accanto ad Evenepoel in queste situazioni. Mi sembra uno che si fa scivolare le cose. Ognuno fa la sua corsa, senza guardare troppo all’altro.

Non è un fattore negativo?

Nella tappa del Tourmalet lo è stato, perché in quell’occasione Lipowitz è andato un po’ a risparmio. Atteggiamento che ci può anche stare nella sesta tappa di un giro a tappe che ne prevede ventuno. Chiaro che se dovesse presentarsi una situazione del genere non sarebbe possibile per Lipowitz correre allo stesso modo. 

Isaac Del Toro, Paul Seixas, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Isaac Del Toro e Paul Seixas saranno due clienti scomodi per la lotta al podio
Isaac Del Toro, Paul Seixas, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Isaac Del Toro e Paul Seixas saranno due clienti scomodi per la lotta al podio
Situazione che si crea perché in salita Lipowitz, potenzialmente, è più forte?

A mio avviso hanno carta bianca di correre seguendo ognuno la sua migliore opzione, non si chiedono di certo come stanno mentre sono in salita. Anche perché al momento Evenepoel si è staccato quando si è mosso Lipowitz. 

Aspetto delicato…

In squadra sicuramente ne hanno parlato, è normale attaccare e allungare. Ieri Lipowitz lo ha fatto per vedere la reazione degli altri avversari per il podio, ma poi quando ti muovi devi portare a casa qualcosa. Ma questo fa parte del gioco del Tour de France e del ciclismo di alto livello, non sai mai cosa trovi nelle gambe degli avversari. 

La gara aperta per il secondo e terzo posto del podio?

Vedo Vingegaard avvantaggiato per la posizione d’onore, anche perché è un corridore solido che non ha avuto cali nella terza settimana. Per il terzo posto, invece, c’è da vedere cosa succede nella cronometro.

Pogacar Le Lioran 2026

A Le Lioran Del Toro scombussola la rivincita di Pogacar

15.07.2026
6 min
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Dove sta la verità? Tadej Pogacar all’arrivo di Le Lioran ha detto di avere le gambe distrutte. L’altra versione è che a scombinargli i piani sia stato, senza volerlo sia chiaro, il suo compagno Isaac Del Toro. A Le Lioran, infatti, Tadej Pogacar vince, ma non stravince. E il messicano fa una gran fatica.

La tappa del Massiccio Centrale si rivela entusiasmante, specie dal punto di vista paesaggistico. Luoghi lontani. Poche abitazioni, tanto verde. Strade che sono un invito a nozze per inforcare la bici. E un pizzico di refrigerio in più rispetto ai giorni precedenti. Il menu poi era di quelli cattivi, cattivi, con quasi 3.800 metri di dislivello e carreggiate larghe quanto un Suv.

Ieri era il 14 luglio, Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia. Pogacar, Le Lorian
Ieri era il 14 luglio, data della Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia
Ieri era il 14 luglio, Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia. Pogacar, Le Lorian
Ieri era il 14 luglio, data della Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia

Solito canovaccio

Il canovaccio ormai è il solito. C’è la fuga. La UAE Emirates la tiene a tiro in attesa dell’affondo del campione del mondo. Solo Richard Carapaz prova qualcosa di diverso, di insolito. Gli altri, magari perché non hanno gambe, o forse perché non hanno coraggio, restano lì… in attesa che lo sloveno si sfoghi e apra la corsa.

Eppure il terreno per provare a fare qualcosa oggi c’era. Eccome se c’era… E lo ha dimostrato il super finale di Remco Evenepoel. O la tirata della Decathlon-CMA, che ha ridotto gli uomini attorno alla maglia gialla.

Fatto sta che tutti si aspettavano l’affondo di Pogacar. Le cose andavano in quella direzione, ma quando restano in pochissimi qualcosa s’inceppa. La UAE interrompe il suo forcing. Come mai? Da dietro qualcuno rientra addirittura. Tadej sta male? No, non lui, ma Del Toro. In ammiraglia fanno un po’ di conti per capire come muoversi. Poi, ai 15,5 chilometri dall’arrivo e con Carapaz davanti con ancora 45″, e un solo chilometro e mezzo di vera salita, ecco l’atteso affondo.

In 860 metri Pogacar raggiunge e sorpassa Carapaz, che gli era davanti di 44 secondi. Vingegaard neanche risponde. Del Toro si sfila… sempre di più. Forse la UAE non riuscirà a portarne due sul podio. «L’obiettivo – ha poi spiegato il manager della UAE, Mauro Gianetti – era quello di vincere la tappa dopo il grande lavoro svolto dai compagni».

Pogacar ha atteso fino all’ultimo per partire, cercando in qualche modo di salvaguardare Del Toro. «In effetti – prosegue Gianetti – è un peccato per Isaac. Se avesse scollinato con soli cinque secondi di ritardo anziché dieci, forse sarebbe riuscito a rientrare e a salvare la giornata. Ma le cose vanno così: è stata una tappa dura e il giorno dopo il riposo può riservare sensazioni fisiche diverse. Il nostro obiettivo comunque era e resta quello di portare Tadej in maglia gialla a Parigi. Se poi riusciremo anche a preservare la posizione di Isaac in classifica generale, tanto meglio. Ma non è qualcosa che dovremmo difendere a ogni costo».

Fantasmi e rivincita

Ieri Pogacar ha spinto forte e lo ha fatto fino al traguardo. Il falsopiano nel mezzo fra le due salite finali lo ha messo sotto torchio. Probabilmente è lì che si è cotto le gambe. E forse, in quel frangente, è stata una fortuna per Pogacar che Remco Evenepoel fosse dietro. Il campione olimpico è fortissimo in quei tratti e, per di più, è uno che cerca sempre grande collaborazione. Invece lui stesso era a rincorrere quel drappello con Vingegaard, Ayuso, Seixas e Lipowitz…

Mentre spingeva con forza, in quei 25 minuti circa di assolo pensava allo smacco di Le Lioran del 2024, quando proprio Vingegaard lo riacciuffò e poi lo superò in volata. Oggi, quando il distacco non aumentava, per un attimo abbiamo pensato che la storia potesse ripetersi. E sotto sotto lo ha pensato anche lui. Alla rivincita ci pensava eccome.

«Ci eravamo prefissati questo obiettivo da tempo – ha detto Pogacar – Jonas mi ha battuto lì due anni fa. Oggi, proprio come allora, avevo praticamente le stesse gambe, vale a dire che ero completamente distrutto… Ma tutto sommato mi sono divertito. Solo all’ultimo chilometro ho capito che avrei vinto. Poi mi sono ricordato che era la festa nazionale francese e ho cercato di rendere onore alla maglia gialla».

Come accadde lo scorso anno, a un certo punto del Tour de France, oltre all’immenso abbraccio che Pogacar raccoglie ogni giorno, oggi sono arrivati anche dei fischi. Qualcuno lo accusa di essere sospetto, qualcuno di essere un tiranno. Ma lui replica così: «Un ringraziamento anche a tutti i tifosi che sono venuti alla gara. L’atmosfera era fantastica. Sì, ci sono stati dei fischi, ma quei fischi in realtà mi hanno dato ancora più forza».

Infine una curiosità. Spesso abbiamo visto Pogacar voltarsi. Che sentisse il fiato sul collo? Che davvero stesse rivivendo i fantasmi del 2024, quando non riusciva a scavare il solito solco? In realtà l’arcano lo ha svelato lui stesso a fine corsa.

«Abbiamo provato una nuova apparecchiatura radio – ha detto Tadej – Nelle zone più trafficate non riuscivo più a sentire praticamente nulla. Per questo, negli ultimi dieci chilometri, non sapevo quanto distacco ci fosse o chi stesse facendo cosa. Pensavo solo: continua a spingere. Ma c’era un senso di incertezza. Mi voltavo. Due anni fa Jonas Vingegaard mi raggiunse e mi sentivo esausto prima dello sprint. Quel ricordo mi ha tormentato a lungo».

Remco è pimbato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12" a Pogacar dall'ultimo Gpm
Remco è piombato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12″ a Pogacar dall’ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard
Remco è pimbato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12" a Pogacar dall'ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard
Remco è piombato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12″ a Pogacar dall’ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard

Furia Remco

Nel finale Pogacar ha perso una decina di secondi dagli inseguitori. O meglio, da uno scatenato Remco Evenepoel, molto più a suo agio su queste salite stile Liegi che sulle scalate lunghe come il Tourmalet. Il campione olimpico è stato autore di una rimonta furiosa. Furiosa anche nel vero senso della parola. Nel drappello che lo precedeva Lipowitz ha dato un paio di trenate cattive, cattive, proprio mentre lui stava rientrando.

Lo stesso Remco non le aveva mandate a dire al compagno tedesco dopo la frazione del Tourmalet, quando scattò sul GPM mentre stava rientrando. Oggi, quando lo ha ripreso, lo ha lasciato sul posto.

Ora si attendono due tappe veloci che, sulla carta, sono per i velocisti. Tra l’altro anche se il caldo insisterà, nel finale di frazione potrebbe esserci qualche timido acquazzone. Due tappe che potrebbero dire molto sulla classifica della maglia verde. Due tappe che invece non dovrebbero incidere sulla classifica generale. Questo essere vivace da parte di Remco rilancia la lotta per il podio. Da Vingegaard, secondo, a Del Toro, sceso in settima posizione, balla un minuto e mezzo. Nel mezzo ci sono Seixas, Remco, Lipowitz e Ayuso. E tutti loro hanno punti di forza e di debolezza.

Tour de France 2026, Barcellona, Remco Evenepoel

Evenepoel e Lipowitz: due galli (stretti) nello stesso pollaio?

04.07.2026
4 min
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Prima la conferenza stampa della Red Bull-Bora-Hansgrohe, poi quella dei big gestita dal Tour nel Palau Sant Jordie di Barcellona e si è capito con convincente approssimazione che la relazione fra Evenepoel e Lipowitz non sia una matassa già sciolta come si è raccontato nelle ultime settimane. Proprio nel secondo evento, il belga è parso sulla difensiva. Socievole e spigliato come di consueto, appena il discorso si è spostato sugli equilibri interni alla squadra, Remco ha sollevato il ponte levatoio.

Lipowitz era seduto al suo fianco, se possibile in atteggiamento ancora più laconico. L’arrivo di Remco nella squadra tedesca ha certamente turbato qualche equilibrio, perché ha portato con sé un’aria di ristrutturazione che non tutti hanno compreso. Dopo il podio del giovane tedesco nell’ultimo Tour, alle spalle di Pogacar e Vingegaard, la squadra ha mandato via tutto lo staff tecnico che aveva reso possibile quel risultato di assoluto prestigio e l’ha rimpiazzato con coloro che avrebbero lavorato per Evenepoel. Ma Remco, che finora ha ipotecato posti e ambizioni, ha portato poco a casa e questo potrebbe aver evidenziato qualche nodo ora che il Tour è arrivato al pettine.

«Il mio obiettivo – ha detto Evenepoel – è vincere una tappa, vincere la cronometro e conquistare la maglia gialla con la squadra il primo giorno (oggi, ndr). So cosa volete. Volete sentirmi dire che punto a salire sul podio e poi volete sentire che anche Florian ha lo stesso obiettivo. Ovviamente è così, entrambi vogliamo fare quello che abbiamo già fatto in passato. Salire su quel podio accanto a Tadej e Jonas. Ma che tocchi a me oppure a lui, lo faremo nel modo giusto, senza immaginare chissà quale negatività».

Evenepoel e Lipowitz si divideranno la responsabilità dui classifica: una scelta che unisce o che divide?
Evenepoel e Lipowitz si divideranno la responsabilità di classifica: una scelta che unisce o che divide?
Evenepoel e Lipowitz si divideranno la responsabilità dui classifica: una scelta che unisce o che divide?
Evenepoel e Lipowitz si divideranno la responsabilità di classifica: una scelta che unisce o che divide?

Il silenzio di Lipowitz

Del silenzio di Lipowitz abbiamo già anticipato. Il tedesco, terzo al Tour del 2025 e coetaneo di Remco, aveva già anticipato le sue previsioni in un’intervista rilasciata qualche giorno fa alla televisione belga, da cui si era capito che il suo affiatamento con il belga non sia ancora al massimo.

«Penso che Remco e io – aveva detto – siamo complementari e possiamo trarre vantaggio l’uno dall’altro. Onestamente, non abbiamo avuto molti contatti tra di noi durante la preparazione. Certo, abbiamo fatto un training camp in altitudine insieme, ma mi sono dovuto assentare qualche giorno per ragioni di salute. Dunque, alla fine, non abbiamo passato molto tempo insieme. Salire sul podio sarà incredibilmente difficile quest’anno. Jonas e Tadej (Vingegaard e Pogacar, ndr) sono chiaramente di un altro livello. Sono convinto che, finché daremo il massimo potremo essere contenti di qualsiasi risultato».

Lipowitz arriva al Tour con la vittoria di due tappe e della classifica dello Slovenia: qui a Novo Mesto
Lipowitz arriva al Tour con la vittoria di due tappe e della classifica dello Slovenia: qui a Novo Mesto
Lipowitz arriva al Tour con la vittoria di due tappe e della classifica dello Slovenia: qui a Novo Mesto
Lipowitz arriva al Tour con la vittoria di due tappe e della classifica dello Slovenia: qui a Novo Mesto

Un reciproco scambio

A leggere gli ordini di arrivo, era chiaro che finora la bilancia penda dalla parte del tedesco, ma pochi si sono soffermati a valutare i probabili progressi di Evenepoel dalla Liegi, sua ultima corsa. Secondo Adriano Malori, sentito pochi giorni fa a proposito delle capacità di Lorenzo Finn nelle crono, il belga potrebbe aver puntato tutto sul Tour ed essersi presentato a Barcellona con le gambe e la testa migliori.

«Sapevamo da tempo – ha detto Evenepoel – che ci saremmo trovati insieme sulla linea di partenza e siamo pronti. Abbiamo anche corso insieme il Giro di Catalogna, dove Florian è arrivato secondo e io quinto. C’è stato un giorno in cui abbiamo dovuto lavorare l’uno per l’altro e quel giorno è toccato a me sacrificarmi e penso che sia andata bene. Abbiamo dimostrato di poter lavorare bene insieme. Ma non ho molto altro da dire al riguardo».

Alla Parigi-Nizza, la cronosquadre è stata vinta dalla Ineos: la Red Bull ha chiuso al 5° posto
Alla Parigi-Nizza, la cronosquadre è stata vinta dalla Ineos: la Red Bull ha chiuso al 5° posto
Alla Parigi-Nizza, la cronosquadre è stata vinta dalla Ineos: la Red Bull ha chiuso al 5° posto
Alla Parigi-Nizza, la cronosquadre è stata vinta dalla Ineos: la Red Bull ha chiuso al 5° posto

Si parte con la cronosquadre

Avremo un’idea più precisa stasera dopo la cronometro a squadre che, per la prima volta, assegnerà a tutta la squadra il tempo del primo corridore al traguardo: dato che negli ultimi chilometri il percorso propone due salite, si può credere che Evenepoel parta da solo guadagnando margine anche sul compagno? Stessa cosa nella seconda tappa che popone tre scalate finali al Montjuic: per la Red Bull-Bora le prime tappe saranno un’occasione per imporre la propria supremazia?

Remco vuole la maglia gialla e la Red Bull-Bora-Hansgrohe non fa misteri di puntare alla vittoria della cronosquadre. Evenepoel a parte, la squadra tedesca ha corridori di prima grandezza: da Cattaneo a Tratnik, Denz e Hindley, oltre a Lipowitz e Tim Van Dijke. Evenepoel in maglia gialla potrebbe essere garanzia di spettacolo da parte chi dovrebbe detronizzarlo. Vederlo così nervoso tuttavia mescola le carte e crea scompiglio. E’ così perché è consapevole di non essere al top o perché si rende conto di essere sulla porta del grande risultato?

Tour de France 2025, Tim Wellens

Campionati nazionali, perché il Belgio ha alzato la voce

26.06.2026
5 min
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Era dicembre del 2016 quando il Consiglio federale della FCI, a fronte delle defezioni massicce alla prova tricolore, stabilì che la partecipazione ai campionati italiani fosse il requisito indispensabile, salvo giustificati motivi, per lo svolgimento delle attività con le squadre nazionali. Si cominciò dal 2017, con il tricolore sulle spalle di Fabio Aru e i mondiali di Bergen in Norvegia.

In Belgio si sono ritrovati in una situazione simile. Tutti i più forti, da Evenepoel a Wellens (in apertura), già impegnati nella preparazione per il Tour, si sono detti poco propensi a scendere dai ritiri in altura per correre i campionati nazionali. Soprattutto perché, al pari di quella italiana, la gara parrebbe disegnata per i velocisti.

Campionati del mondo Bergen 2017, azzurri in azione. Bennati, Trentin, Ulissi, Puccio e Bettiol: tutti passati per la prova tricolore
Campionati del mondo di Bergen 2017, azzurri in azione. Bennati, Trentin, Ulissi, Puccio e Bettiol: tutti passati per la prova tricolore
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Il certificato medico

Di certo la collocazione dei campionati nazionali nel calendario UCI, a una settimana dal Tour, è tutto fuorché ideale, tuttavia Belgian Cycling, la Federazione ciclistica, ha ascoltato e ricordato ai suoi tesserati che, in mancanza di un certificato medico, la partecipazione ai campionati nazionali è obbligatoria e l’assenza non giustificata comporta la sospensione dall’attività per 9 giorni. Quanto basta per saltare il Tour de France.

«Auguriamo una pronta guarigione a tutti i corridori che si sentiranno male domenica», ha ironizzato in un podcast di Het Nieuwsblad il giornalista Maxime Caeyman. Evenepoel è ancora nell’elenco degli iscritti, ma da qui a domenica potrebbe cambiare tutto.

Delfinato 2024, l’ultima corsa di Evenepoel con la maglia di campione belga conquistata l’anno prima a Izegem
Delfinato 2024, l’ultima corsa di Evenepoel con la maglia di campione belga conquistata l’anno prima a Izegem

Una risorsa per la federazione

Massimo Van Lancker, tecnico di Belgian Cycling, ha spiegato perché i professionisti del Belgio sono tenuti a partecipare al campionato nazionale.

«I comuni e le città con cui organizziamo i campionati del Belgio – ha detto – pagano somme considerevoli per permettere lo svolgimento della gara. Utilizziamo i fondi ricavati da queste gare per investire nelle gare giovanili, nelle competizioni nazionali, ma anche nell’attività della nazionale. Di conseguenza, anche i corridori che partecipano al campionato belga ne traggono beneficio, ad esempio, supportando la nazionale nelle competizioni internazionali. E diciamocelo chiaramente: per un organizzatore, è fondamentale che i migliori corridori siano al via».

Massimo Van Lancker è direttore sportivo presso la Federazione belga (foto Belgian Cycling)
Massimo Van Lancker è direttore sportivo presso la Federazione belga (foto Belgian Cycling)
Massimo Van Lancker è direttore sportivo presso la Federazione belga (foto Belgian Cycling)
Massimo Van Lancker è direttore sportivo presso la Federazione belga (foto Belgian Cycling)

La maglia più bella

In altre parole: con meno nomi di spicco al via dei campionati nazionali, gli organizzatori pagano meno, la Federazione incassa meno e meno può investire di conseguenza nella promozione dello sport.

«Già altre volte in passato – ancora Van Lancker – abbiamo ricevuto delle domande dai corridori riguardo a questo obbligo e abbiamo risposto spiegando il contesto. Anche loro lo capiscono. Vogliamo evitare di trovarci nella stessa situazione di altri Paesi, dove i migliori corridori si ritirano dai campionati nazionali. Ma quell’obbligo non è l’unica ragione per cui i corridori si presentano alla partenza dei campionati belgi. Chiedete al gruppo qual è la maglia nazionale più bella e molti indicheranno il tricolore belga. Campione belga, ecco, questo è un traguardo che moltissimi corridori vorrebbero raggiungere».

Stupisce infatti che a esprimere l’intenzione di chiamarsi fuori dalla sfida siano stati due corridori come Evenepoel e Wellens che quella maglia l’hanno conquistata e onorata in lungo e in largo.

Con la maglia di campione belga nel 2017 Gilbert realizzò una vera apoteosi al Giro delle Fiandre
Con la maglia di campione belga nel 2017 Gilbert realizzò una vera apoteosi al Giro delle Fiandre
Con la maglia di campione belga nel 2017 Gilbert realizzò una vera apoteosi al Giro delle Fiandre
Con la maglia di campione belga nel 2017 Gilbert realizzò una vera apoteosi al Giro delle Fiandre

Il regolamento via mail

Il campionato belga di domenica si correrà a Brasschaat, cittadina con meno di 40 mila abitanti nella provincia di Anversa. Tim Merlier è considerato il favorito, ma Philipsen e Meeus sono in grande condizione. 

«Il campionato belga su strada – ancora Van Lancker – è obbligatorio. Ogni corridore ha ricevuto un’email contenente tutte le informazioni, incluso il regolamento che deve conoscere e rispettare. Se non possono essere presenti, si devono prendere i provvedimenti necessari. Se si possiede un certificato medico, l’assenza è legittima e la sanzione viene annullata. In assenza di certificato o di una valida motivazione, l’assenza è illegittima e la Federazione prenderà provvedimenti. Chi siamo noi per mettere in discussione ciò che scrive un medico? Non è assolutamente nostra intenzione trasformare questa vicenda in una caccia alle streghe».

La caduta di Van Aert si è svolta in allenamento alla vigilia della corsa francese: al via aveva già il gomito bendato
Van Aert non correrà il campionato belga e nemmeno il Tour a causa dei postumi della caduta prima del Tour Auvergne-Rhone-Alps
La caduta di Van Aert si è svolta in allenamento alla vigilia della corsa francese: al via aveva già il gomito bendato
Van Aert non correrà il campionato belga e nemmeno il Tour a causa dei postumi della caduta prima del Tour Auvergne-Rhone-Alps

Le regole e le abitudini

La sensazione è che non si voglia arrivare alla punizione, ma che Belgian Cycling abbia voluto tenere il punto rispetto a campioni che hanno annunciato la defezione con largo anticipo. Il malanno dell’ultima ora che ti impedisce di prendere il via non lo conosci dieci giorni prima: l’assenza di Van Aert per i problemi al gomito è ben nota e per lo stesso problema Wout non correrà il Tour. Sta di fatto che, al pari di Evenepoel ancora in elenco, pare che anche Wellens si sia… ravveduto e oggi ha colto il secondo posto nella cronometro, alle spalle di Segaert.

Resta il fatto che il ciclismo WorldTour faccia sempre più fatica ad integrarsi con le regole di prima: quelle che prevedono i campionati nazionali a fine giugno, che i contratti si rispettino fino alla scadenza o si interrompano alla fine della stagione. Questa tendenza… creativa che tende a prevalere oggi nel gruppo non è uno dei fattori che rende il ciclismo più bello e appetibile.

Mattia Cattaneo, Slovenia

Fra Pellizzari, Lipowitz e Remco: cosa ci dice Cattaneo?

26.06.2026
6 min
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Giusto ieri Mattia Cattaneo, per l’ennesima volta in carriera, è salito sul podio del campionato italiano a cronometro. Il lombardo ha chiuso al terzo posto, alle spalle di Filippo Ganna, al settimo titolo tricolore, e di Luca Giaimi. L’atleta della Red Bull-Bora si appresta ora ad affrontare il Tour de France. Sarà la spalla, anzi il punto di riferimento, di Remco Evenepoel… ma non solo.

Non solo perché, dopo un Giro di Slovenia così convincente, anche Florian Lipowitz si è riaffacciato in maniera prepotente tra gli uomini da classifica. E in tutto ciò, dall’altra parte del confine italiano, era in corsa, un po’ a sorpresa, anche Giulio Pellizzari. Tutti temi molto interessanti di cui abbiamo parlato proprio con Cattaneo.

Cattaneo sul podio della crono tricolorore di ieri alle spalle di Ganna e Giaimi
Cattaneo sul podio della crono tricolorore di ieri alle spalle di Ganna e Giaimi
Cattaneo sul podio della crono tricolorore di ieri alle spalle di Ganna e Giaimi
Cattaneo sul podio della crono tricolorore di ieri alle spalle di Ganna e Giaimi

Cattaneo: la ripartenza e Pellizzari

Il Giro di Slovenia è stato un passaggio determinante nella stagione di Cattaneo, visto che rappresentava il suo ritorno alle corse dopo un lungo periodo lontano dalle competizioni. Mattia sa sempre prepararsi molto bene, ma un piccolo dubbio restava comunque.

«Sono contento del mio Slovenia – spiega Cattaneo – venivo da un lungo periodo di soli allenamenti. Ero stato malato in primavera e per questo motivo non avevo disputato il Romandia, che invece era nel mio programma. Sostanzialmente in Slovenia avevo bisogno di conferme e devo dire che sono arrivate».

Mattia parla con il tono pacato e la serenità tipica di chi ha grande esperienza. «Okay, la gara non era di livello assoluto, ma ho avuto buone sensazioni e questo mi fa ben sperare in vista del Tour de France».

Giro di Slovenia significava anche Giulio Pellizzari. La sua presenza aveva sorpreso un po’, visto che non era uscito nel migliore dei modi dal Giro d’Italia. E invece il marchigiano si è fatto trovare pronto, senza essere una semplice comparsa. Presente nel team, motivato, ha contribuito con grande attaccamento alla vittoria finale di Florian Lipowitz.

«Rivederlo in corsa – dice Cattaneo – è stata una bella cosa per lui. Ho trovato un Giulio in forma sia fisicamente sia mentalmente. Essere subito sul pezzo non era scontato dopo un Giro così duro per lui, sia dal punto di vista emotivo sia da quello fisico. Gli faccio quindi un plauso professionale. Significa che dopo il finale di Roma non ha lasciato la bici ferma in garage.

«Tra Giulio e Florian – va avanti Cattaneo – anche se potrebbe non sembrare, noto molte similitudini, anche caratteriali. Lipowitz è un ragazzo particolare, uno dei migliori al mondo nelle corse a tappe, ma vive tutto in modo estremamente rilassato. Tradotto: non gli interessa nulla dell’aspetto mediatico di ciò che succede attorno a lui. Se può evitare un’intervista, la evita. Un po’ l’opposto di Remco.

Florian non ama le telecamere e proprio in questo approccio, quello legato ai social e ai media, lo vedo abbastanza vicino a Giulio. La differenza è che Pellizzari è senza dubbio più esuberante. Hanno caratteri simili… da campioni. E credo siano anche molto sinceri. Entrambi conoscevano le proprie possibilità nella tappa decisiva e sono stati chiari e leali. E credo che questo conti parecchio».

Un buon feeling tra i due. Per un momento abbiamo anche pensato che, come l’amico Piganzoli, anche Pellizzari potesse finire al Tour. Ma le cose sembrano essere molto diverse. Lo stesso Giulio ha parlato di vacanze dopo il Giro di Slovenia.

Lipowitz e Pellizzari hanno dominato il Giro di Slovenia. Tra i due ci sono molte similitudini secondo Cattaneo
Lipowitz e Pellizzari hanno dominato il Giro di Slovenia. Tra i due ci sono molte similitudini secondo Cattaneo
Lipowitz e Pellizzari hanno dominato il Giro di Slovenia. Tra i due ci sono molte similitudini secondo Cattaneo
Lipowitz e Pellizzari hanno dominato il Giro di Slovenia. Tra i due ci sono molte similitudini secondo Cattaneo

Capitolo Lipowitz

Cattaneo ci parla poi del co-leader della Red Bull-Bora al Tour, Florian Lipowitz. Tra l’altro, sono molti a scommettere che alla lunga, nelle tre settimane francesi, possa essere proprio il tedesco ad assumere il ruolo di capitano. Ma questo è un altro discorso.

Noi eravamo curiosi di saperne di più sul suo stato di forma. Okay la vittoria in Slovenia, che per uno che punta ai piani altissimi del Tour poteva sembrare quasi scontata, ma quali segnali arrivano davvero da lui?

Ancora Cattaneo: «Florian ha dimostrato di esserci e in ottica Tour lo vedo bene. Certo, là davanti sappiamo cosa fanno i super big e conosciamo il loro livello, ma lui sta davvero bene. E’ molto solido. Come dicevo prima, Lipowitz vive in un mondo tutto suo e sembra fregarsene di tutto e di tutti. Anche in Slovenia mostrava una serenità immensa e ogni giorno l’ha vissuto con leggerezza. Quindi, se mi chiedete se senta la pressione oppure se lo veda particolarmente concentrato sul Tour, vi dico che non mi è sembrato né teso né sotto pressione. Da fuori trasmette una tranquillità enorme».

Anche il tedesco ha dichiarato di aver avuto ottime sensazioni. Il suo percorso verso la Grande Boucle prevedeva il Romandia a inizio maggio, tanta altura e poi il Giro di Slovenia. Successivamente altra quota. Dopo il Romandia, dove si era confrontato direttamente con Pogacar ed era stato uno dei pochi a riuscire a tenerlo nel mirino, Lipowitz aveva raccontato di aver percepito un ulteriore salto di qualità. La Slovenia non ha fatto altro che confermare questo trend. Il resto lo vedremo sulle strade di Francia.

Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore. Cattaneo
L’ultima gara di Evenepoel è stata a Liegi, chiusa al terzo posto. Fra questa e l’avvio del Tour ci sono 68 giorni
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore. Cattaneo
L’ultima gara di Evenepoel è stata a Liegi, chiusa al terzo posto. Fra questa e l’avvio del Tour ci sono 68 giorni

E Remco?

Strade che condividerà, come detto, con Remco Evenepoel. Entrambi partiranno con ambizioni importanti. Finora i due hanno corso insieme soltanto alla Catalunya, a fine marzo. Successivamente il belga ha seguito un percorso molto più conservativo, ad eccezione della partecipazione a sorpresa al Finistère.

«Florian e Remco hanno corso insieme alla Catalunya, è vero. In quella corsa hanno dimostrato, nei momenti che contavano, che i rapporti tra loro sono buoni e non così complicati come spesso i media raccontano, cercando magari una conflittualità interna. Sanno bene che essere in due davanti rappresenta un vantaggio. Restare vicini e collaborare può aiutare entrambi.

«Quando sei un vincente non è facile accettare che qualcun altro vinca o prenda il tuo posto, ma sono intelligenti e sanno che l’obiettivo comune è andare il più lontano possibile. Poi arriverà il momento in cui uno dei due dovrà mettersi a disposizione dell’altro. E sono convinto che lo faranno. Se invece il livello sarà molto simile, correranno insieme».

Di Remco si sono perse le tracce dopo la Liegi. Il campione olimpico ha staccato la spina e trascorso molti giorni in altura. L’altro giorno anche noi abbiamo parlato dei suoi dati e del suo buon avvicinamento. Evenepoel è sulle Alpi francesi e sembrava addirittura che volesse rinunciare al campionato nazionale belga per prolungare il più possibile gli effetti del lavoro in quota.

«Per come lo conosco io – conclude Cattaneo – Remco ha fatto la scelta migliore per avvicinarsi al Tour. Con la squadra hanno studiato a fondo questo approccio. E’ convinto che correre meno possa permettergli di arrivare meglio agli appuntamenti più importanti. Lui rende al massimo quando arriva con fame e motivazione. Sarà certamente super motivato e super grintoso. E soprattutto pronto a spaccare tutto… come dice sempre lui».