Tour de France 2026, Plateau de Solaison, Remco Evenepoel, Tadej Pogacar

Bastano due crono (lunghe) perché sia il Tour di Evenepoel?

23.10.2026
5 min
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Questo Tour è fatto su misura per Remco Evenepoel? Il tempo che si sollevasse il velo e dedicato il giusto tempo allo studio dei percorsi, in Belgio è partito il tam tam secondo cui l’edizione 2027 potrebbe essere fatta per il loro beniamino, che quest’anno lo ha chiuso al secondo posto. Certo la caduta di Vingegaard potrebbe aver giocato a suo favore, ma è un fatto che Remco abbia limato tre minuti nei confronti di Pogacar: le distanze sono ancora siderali, quest’anno tuttavia il belga ha chiuso a 6’26”, mentre nel 2024 fu terzo a 9’18”.

Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)

Un vantaggio per i cronoman

Le due cronometro per un totale di 71 chilometri sembrano la chiave di volta del prossimo Tour de France: soprattutto la prima. A parità di forze, Remco potrebbe davvero mettere sotto Pogacar e presentarsi alle Alpi con un vantaggio. Nella seconda, con le Alpi nelle gambe, il gap potrebbe ridursi o addirittura ribaltarsi.

«L’anno scorso Evenepoel ha dimostrato di poter puntare alla vittoria finale – ha detto a Parigi Thierry Gouvenou, tracciatore del Tour – e se tornerà con la stessa forma, dovrebbe essere contento di questo percorso. Le tappe di montagna hanno sempre creato grandi distacchi negli ultimi anni, ora vogliamo dare ai corridori più veloci la possibilità di guadagnare un vantaggio sugli scalatori puri».

Bernard Hinault dubita che Evenepoel possa battere Pogacar al Tour: è migliorato, ma soffre troppo gli scatti in salita (foto Anouk Flesh)
Bernard Hinault dubita che Evenepoel possa battere Pogacar al Tour: è migliorato, ma soffre troppo gli scatti in salita (foto Anouk Flesh)

Hinault non abbocca

In realtà la platea di ieri al Palazzo dei Congressi di Parigi era piuttosto spaccata e a fare da contraltare all’entusiasno dei media belgi è arrivata come una sentenza la considerazione di Bernard Hinault, affiancato da Pogacar a quota cinque Tour vinti e in procinto di essere superato.

«Questo Tour – ha dichiarato – è ancora troppo duro per Evenepoel. Ha fatto buoni progressi quest’anno, era più leggero e saliva molto meglio, ma in salita non riesce a gestire gli attacchi improvvisi. Evenepoel è uno scalatore da ritmo. Penso che possa vincere delle tappe l’anno prossimo, sicuramente le due cronometro. Ma non credo nella classifica generale. C’è semplicemente uno che è migliore degli altri e Pogacar in più vorrà la rivincita per la Vuelta. Ma comunque, potrei sbagliarmi. E soprattutto Evenepoel stesso deve credere di potercela fare».

Thevenet e Merckx, protagonisti di un'epica sfida al Tour de France 1975
Thevenet e Merckx, protagonisti di un’epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale
Thevenet e Merckx, protagonisti di un'epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale
Thevenet e Merckx, protagonisti di un’epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale

Thevenet e la normalità di vincere

Non troppo lontano da Hinault è parso Bernard Thévenet, vincitore di due Tour de France: nel primo, quello del 1975, riuscì a battere Eddy Merckx, l’imbattibile di allora.

«Remco Evenepoel – ha detto – mi ha impressionato perché è migliorato in montagna, mentre Paul Seixas continuerà a crescere e sarà più vicino a Pogacar rispetto a quest’anno. Ma non so dire se tutto questo basterà per colmare la differenza. Tadej può vincere il sesto Tour e lascerebbe un segno molto profondo nella storia, anche se forse non nel cuore degli appassionati di ciclismo. Farebbe qualcosa di straordinario, che purtroppo verrà considerato ordinario perché per Pogacar vincere è diventata la normalità.

«Quando Indurain vinse cinque Tour e quando per primo lo fece Anquetil, tutti rimasero stupiti per la grandezza dell’impresa. Perché lo stesso stupore si ripeta oggi, bisognerebbe che Pogacar vincesse per un soffio. Quelle due crono che sorridono a Evenepoel potrebbero essere utili proprio a questo».

Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster, capo dei tecnici della Red Bull-Bora, pensa che il percorso del Tour 2027 sia dalla parte di Evenepoel
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster, capo dei tecnici della Red Bull-Bora, pensa che il percorso del Tour 2027 sia dalla parte di Evenepoel

L’ottimismo di coach Dempster

Sul tema è stato tirato in ballo anche Zak Dempster, capo dei settore performance della Red Bull-Bora, cui è approdato quest’anno dopo aver dato grandi segnali al Team Ineos.

«Il percorso ci favorisce – ha detto – la prima settimana si preannuncia particolarmente intensa e sarà fondamentale evitare problemi. La lunga cronometro individuale al termine della prima settimana ci offre un’ottima opportunità per farci notare fin da subito e questo potrebbe essere di grande importanza in vista delle Alpi nella seconda settimana. La seconda cronometro è un altro punto forte di questo percorso.

«Siamo contenti del ritorno di un maggior numero di chilometri a cronometro individuale, perché aggiungono una dimensione in più alla corsa e rendono la lotta per la maglia gialla ancora più aperta ed emozionante. Nel complesso, questo è un percorso che esalta i nostri punti di forza e ci dà tutte le ragioni per puntare alla maglia gialla»,

Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)

Prudhomme e la resa dei conti

Dalla squadra tedesca non arrivano anticipazioni sulla possibile formazione per il Tour. Ralf Denk ha detto che per decidere aspetteranno di avere in mano anche il percorso del Giro e solo dopo questo inizieranno a parlarne con i corridori per decidere se schierare due leader come nel 2026. Ma intanto il perché delle due crono arriva proprio da Christian Prudhomme, patron del Tour.

«Non progettiamo mai un percorso per un corridore specifico – ha spiegato – piuttosto li facciamo per diversi tipi di corridori. Negli ultimi anni, abbiamo creato percorsi più favorevoli agli attaccanti, ma qui ci troviamo con corridori – penso in particolare al campione europeo, mondiale e olimpico a cronometro – che sono molto costanti nelle prove a cronometro e sono capaci di grandi cose anche in montagna.

«Sappiamo benissimo che Tadej Pogacar domina ovunque, che ha un talento incredibile ed è emerso su qualunque tipo di percorso gli abbiamo proposto. I più forti emergono sempre e potrebbe essere di nuovo così, potrebbe vincere lui entrambe le cronometro del prossimo Tour de France. Ma io ho sempre avuto in mente la storia di Bahamontes e Anquetil, lo scalatore alato e il re delle cronometro. Uno guadagnava tempo sul suo terreno e l’altro recuperava sul suo. Non sarebbe bello che ci fosse una resa dei conti?».

Planimetria generale Tour de France 2027

Tour 2027, un altro banchetto per Pogacar e due morsi per Remco

22.10.2026
10 min
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Il tempo di veder scorrere i titoli di coda sotto alla presentazione del Tour de France e di leggere più nei dettagli il dossier press e la voce di Martinelli arriva chiara da Lodetto, dalla casa in cui siamo stati due mesi fa per i 50 anni dal suo argento alle Olimpiadi di Montreal.

La presentazione ha seguito il solito schema, passata prima dalla celebrazione e l’annuncio del Tour Femmes e a seguire quello maschile. Le immagini più suggestive della scorsa edizione e poi il nuovo percorso, con la partenza da Edimburgo: la più a nord dell’intera storia del Tour. Si corre dal 2 al 25 luglio 2027.

Ci saranno in totale 21 tappe, tre delle quali in Gran Bretagna: 7 pianeggianti, 6 di collina, 6 di montagna, fra cui 3 arrivi in salita (Grand Colombier, Les Saisies e Saint-Lary-Soulan Col du Portet), 2 cronometro individuali e piuttosto veloci e 3 giorni di riposo, come quando si rientra da una partenza all’estero. Le due cronometro individuali – 38 chilometri tra Blois e Chambord (tappa 7) e 33 chilometri intorno a Tolosa (tappa 16) – sommano 71 chilometri: la distanza più lunga contro il tempo dal 2012.

Prima settimana nervosa, con strappi e occasioni fino alla prima cronometro. Il riposo e poi le Alpi nella seconda settimana, con tre tappe consecutive e a distanza di due giorni l’arrivo di Mende. La seconda cronometro all’indomani del terzo riposo e le due tappe sui Pirenei. Chiusura a Parigi con partenza dal velodromo olimpico di Saint Quentin en Yvelines, il circuito degli Champs Elysees e quello di Montmartre.

Martinelli non lo dice, ma nella sua storia d’ammiraglia gli è capitato per quattro volte di partire d’Oltremanica. E se l’edizione 2007 non fu per lui degna di nota, quella del 1994 lo vide guidare Pantani sul podio alla prima partecipazione, nel 1998 vinse il Tour con lo stesso Pantani e nel 2014 lo vinse con Nibali. Di fatto, Martinelli è l’ultimo tecnico italiano ad aver vinto il Tour con un corridore italiano ed è anche il penultimo.

Giuseppe Martinelli, Vincenzo Nibali, Paolo Slongo, Tour de France 2014
Sono passati 12 anni dall’ultima vittoria italiana del Tour, con Nibali ottimamente guidato da Martinelli e Paolo Slongo
Giuseppe Martinelli, Vincenzo Nibali, Paolo Slongo, Tour de France 2014
Sono passati 12 anni dall’ultima vittoria italiana del Tour, con Nibali ottimamente guidato da Martinelli e Paolo Slongo
Domanda secca: che cosa te ne pare?

A me sembra che tutti gli anni il Tour diventi più duro. Sarebbe duro anche se ci fosse meno salita, ma se ogni volta mettono dentro le salite mitiche, questo fa la differenza. Possono anche inserirne di nuove, ma finché ci saranno certe montagne, il Tour prenderà sempre la solita piega.

Questa volta hanno inserito due crono veloci che strizzano l’occhio agli specialisi…

Secondo me hanno pensato anche al fatto di dare un vantaggio non solo a Evenepoel, ma a chiunque possa insidiare Pogacar. Intendiamoci, anche Tadej va forte a cronometro e anche Vingegaard. Remco però va fortissimo e credo che il Tour abbia pensato anche a questo. 

Potrebbe essere la prima volta che Pogacar arriva alle Alpi, che ci sono subito dopo, un po’ indietro in modo che attacchi per recuperare e non per fare il vuoto?

Potrebbe essere. Settanta chilometri a cronometro non sono pochi per i tempi moderni, ma io ricordo Tour negli anni Novanta con 120 chilometri contro il tempo. Tra il prologo, che quest’anno non c’è, una tappa alla fine della prima settimana o all’inizio della seconda e una nella terza, si arrivava spesso intorno ai 120.

Dopo la crono, ci sono tre tappe alpine di seguito, si potrebbe decidere tutto, come spesso accade, nella seconda settimana?

Le Alpi incidono sempre molto sul Tour, dico la verità. Anzi, diciamo che quando vengono prima dei Pirenei, incidono ancora di più. Perché le Alpi sono salite abbastanza più difficili, con pendenze superiori, su cui lo scalatore riesce a fare più la differenza. I Pirenei sono salite più lunghe, più pedalabili e alla fine incidono meno . Fare le Alpi prima dei Pirenei è sempre stato più duro, a vantaggio dello scalatore vero.

Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)

Le 21 tappe del Tour de France 2027

Queste le 21 tappe del Tour de France 2027, edizione numero 114, presentato stamattina. Si parte da Edimburgo e poi si rimane per altre due tappe in Gran Bretagna. Si torna in Francia dal nord e con tappe mosse e qualche volata, si va verso la prima crono e le Alpi. I Pirenei vengono dopo, anche dopo la seconda crono. Gran finale a Parigi, con il ritorno sulla salita di Montmartre. Distanza di 3.479 chilometri in attesa di omologazione e dislivello di 53.450 metri. Abbuoni agli arrivi di 10, 6, 4 secondi.

DataTappaPartenza-ArrivoChilometri
2/71ª tappaEdimburgo-Carlisle185
3/72ª tappaKeswick-Liverpool223
4/73ª tappaWelshpool-Cardiff223
5/7Riposo
6/74ª tappaCherbourg en Cotentin-Cherbourg en Cotentin171
7/75ª tappaPontorson-Plumelec178
8/76ª tappaVannes-Angers193
9/77ª tappaBlois-Chambord (crono ind.)38
10/78ª tappaBourges-Le Creusot224
11/79ª tappaVillars les Dombes – Grand Colombier162
12/7Riposo
13/710ª tappaAnnecy-Sallanches171
14/711ª tappaCluses-Les Saises150
15/712ª tappaChambery-Valence162
16/713ª tappaAubenas-Montpellier164
17/714ª tappaMontpellier-Mende199
18/715ª tappaRodez-Albi169
19/7Riposo
20/716ª tappaTolosa-Tolosa (crono ind.)33
21/717ª tappaMuret-Pau186
22/718ª tappaPau-Col du Portet174
23/719ª tappaHasparren-Laruns160
24/720ª tappaMaubourguet-Libourne198
25/721ª tappaSaint Quentin en Yvelines-Parigi Campi Elisi116
Totale chilometri: 3.47
Era anche un po’ che non si facevano tre tappe alpine consecutive: quando ci sono queste triplette, al terzo giorno non tutti risorgono. Tanti vanno a fondo…

Sono tre tappe difficili. Mi fanno male le gambe solo a pensare alla Grand Colombiere. La facevamo spesso e volentieri al Delfinato e mi ricordo che quando arrivi alla Colombiere, poi devi fare ancora 7 chilometri di salita per arrivare sopra. A me sembrava di fare fatica anche sull’ammiraglia. Nella tappa di Sallanches forse non ci sono grandi montagne, ma non c’è un metro di pianura. E poi arriva la terza tappa a Les Saisies che è veramente dura.

Il pronostico potrebbe essere scontato, ma secondo te Pogaca avrà vita leggermente più dura?

Dico la verità: io credo che in questo momento Pogacar sia imbattibile nelle gare di tre settimane. Togliamo la caduta della Vuelta, perché credo che senza la caduta avrebbe vinto anche in Spagna, come fai a pensare che qualcuno possa batterlo? Va bene, c’è Seixas che può competere con lui. Ma la sicurezza, l’esperienza e tutto il resto che ha Pogacar in questo momento gli dà il vantaggio di arrivare a certi appuntamenti con una certa serenità. L’altro invece, finché c’è Pogacar, arriverà sempre con un fardello di possibilità in meno. Perché Tadej è veramente un super, capito?

Quindi neanche il fatto che possa avere attorno più rivali può impensierirlo?

Per me in questo momento è imbattibile nelle cose di tre settimane. Ha un recupero eccezionale, sa dove muovere la squadra e ha talmente tanta esperienza e lucidità mentale, che sa mettere in difficoltà gli avversari anche senza cercare l’impresa. Credo anzi che la cercherà sempre meno, puntando a durare di più per centrare il suo obiettivo di vincere tutto.

Correrà di riserva?

Ha cominciato l’anno scorso a fare questo ragionamento rispetto agli anni prima. Ha iniziato a correre senza dare davvero tutto, un po’ perché voleva far arrivare Del Toro sul podio e poi per tenersi le forze.

Quindi, visto il percorso, le crono e le salite, Evenepoel, Seixas, Ayuso, Vingegaard, Mas e Gall partono battuti. Se avessi un corridore di questi, proveresti qualcosa contro Pogacar?

Cercherei di andare dove lui non c’è. Seixas probabilmente è costretto, visto che lo hanno infilato sulla strada dell’avversario numero uno. Lui sicuramente al Tour ci sarà e si giocherà tutto, ma agli altri suggerirei di cercare qualcos’altro. Almeno se vuoi vincere: se invece vuoi essere della partita, allora puoi andare in Francia. L’Evenepoel dell’ultimo Tour potrebbe vincere il Giro facilmente come Vingegaard quest’anno e il fatto che il danese, venendo al Giro, abbia centrato la tripla corona prima di Pogacar va considerato una vittoria.

Quindi c’è da immaginarsi che Tadej faccia i numeri fino alla seconda settimana, dove ci sono le Alpi, poi corra in maniera un po’ conservativa nella terza?

Secondo me sì. Pogacar può veramente vincere il tour sulle Alpi e poi gestire il resto e correre sugli altri, vedendo cosa succede tra quelli che lottano per andare sul podio.

Nel finale torna la tappa di Parigi con Montmartre, che è super spettacolare. Mettere una crono alla fine non servirebbe a niente, perché comunque ci arriverebbero con distacchi abissali?

Sì, secondo me loro hanno capito che mettere Montmartre vuol dire portare 50.000-100.000 persone in più a Parigi. Perché tra andare a vedere l’ultima tappa com’era prima e com’è adesso, bisogna dire che oggi è dieci volte più bella. Dopo due anni potevano anche fare il vecchio arrivo per velocisti e magari lo rifaranno, però in questo momento per loro è più importante portare più gente a Parigi.

Ce lo porteresti Pellizzari a questo Tour?

Io sono sempre convinto che bruciare le tappe non serva. C’è in giro questa voce, però io lo vedrei ancora al Giro d’Italia, in cui facendo tutto bene può lottare per il podio. A meno che non vada al Tour come Piganzoli, cioè chiamato all’ultimo e quindi senza pressione e fai un Tour bellissimo. Se vai al Tour così giovane, non devi avere pressioni…

Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Che al Tour sono notevoli, hai ragione.

Il fatto è che se ti dicono che vai al Tour, inizi a sentirtelo dentro. Senti già la pressione di arrivare al Tour e lì incontri i migliori del mondo, in tutti i pezzettini di chilometro che fai. Parti alla mattina e arrivi al chilometro zero e senti che sei al Tour. La pressione del Tour ti stritola, hai capito? Perciò evviva Pellizzari al Tour, ma a patto che vada senza l’idea di fare classifica contro quella gente.

Il 3 novembre a Roma si solleverà il velo anche sul Giro d’Italia. A quel punto le squadre avranno in mano quel che serve per impostare i programmi dei loro campioni. Da quel momento in avanti ciascuno di loro avrà un sogno da coltivare. La doppia crono del Tour strizza l’occhio a Evenepoel, pare che anche il Giro non baderà a spese in questo senso. Si annuncia un inverno di grandi ragionamenti.

Chrono des Nations 2026, Remco Evenepoel (foto Freddy Guerin/Direct Velo)

Evenepoel, una nuova bici da crono per il Tour

21.10.2026
5 min
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Il Tour è uno degli obiettivi principali di Evenepoel per la stagione 2027 e questo non è un segreto. Colpisce però il fatto che la preparazione alla Grande Boucle del prossimo anno (tecnicamente) sia iniziata già nel 2026.

Il corridore belga ha usato la nuova S-Works da crono già a luglio nel corso della tappa (dominata) di Thonon Les-Bains al Tour, mentre fino a quel momento aveva usato ancora il “vecchio” modello, su cui si era già ragionato per via della guarnitura da 68. La stessa bici nuova, diversa da quella utilizzata dagli altri corridori del Team Red Bull-Bora-Hansgrohe, ha poi vinto la prova iridata contro le lancette, oltre alla Crono delle Nazioni con cui domenica scorsa ha chiuso la stagione (in apertura, foto Freddy Guerin/Direct Velo).

Il biglietto da visita è Evenepoel

Gli investimenti strettamente legati allo sviluppo di una bici da crono sono enormi, come abbiamo visto già stamattina parlando del passaggio di Ganna dalla Netcompany-Ineos con bici Pinarello alla Lidl-Trek con bici del brand americano. Si tratta di sforzi economici e tecnici che difficilmente troveranno un riscontro/ritorno diretto dal mercato. Tuttavia è necessario farlo, con un’attenzione particolare all’aerodinamica.

Prima di tutto per mettere un corridore come Remco Evenepoel nelle migliori condizioni per vincere. E poi perché la stessa tecnologia verrà in parte mutuata anche nella costruzione delle bici da strada. Evenepoel sì è dimostrato una volta di più una garanzia nelle prove contro il tempo e l’immagine positiva che ruota attorno al prodotto (e ovviamente al corridore) è da sfruttare, pertanto l’investimento iniziale è più che giustificato.

Nuova e vecchia, cosa cambia?

Cerchiamo di analizzare grazie ad alcune immagini della bici usata da Evenepoel dal Tour 2026 in avanti, rispetto a quella usata dal nostro Mattia Cattaneo. La prima diversità da sottolineare è legata alla forma del piantone, scavato e rastremato, minimale e con reggisella poco voluminoso quello della versione precedente. Più grande e con una vistosa pinna (quasi a ricordare la Shiv disegnata per i triatleti) che si estende verso la ruota quella usata dal belga, sempre con inserzione ribassata dei foderi.

I foderi bassi mostrano un’arcuatura leggera verso l’alto, meno accentuata dal lato non drive, molto accentuata/marcata dalla parte della trasmissione. A nostro parere la soluzione è votata a massimizzare l’aerodinamica e lo sfruttamento della trasmissione con monocorona con pedivelle molto corte. C’è una scatola centrale parecchio più grande con nervature ben visibili.

Forcella e manubrio tutti nuovi

La S-Works da crono usata da Evenepoel ha la forcella con i foderi tanto voluminosi lateralmente, delle lame se osservate frontalmente. La testa della forcella è decisamente più ampia rispetto alla versione usata da Cattaneo, una forma che collima alla perfezione con la nervatura bassa del profilato dello sterzo, con un design differente rispetto alla versione precedente. La sezione centrale/bassa dei foderi si allarga grazie ad una sorta di gomito e sembra proteggere tutta la sezione centrale della bici ed il retrotreno. Non c’è nessuna calottatura per la pinza del freno.

Il manubrio è integrato al progetto, non ci sono spessori nel punto della serie sterzo, ma la particolarità è legata al profilo alare del cockpit, una sorta di V. Si vedono le estensioni in carbonio, sicuramente customizzate con specifiche legate ad Evenepoel e ci viene da scrivere che, alla Crono delle Nazioni, Evenepoel ha provato un setting leggermente più basso (davanti, di circa 1 centimetro), rispetto alla posizione usata al Mondiale e al Tour de France.

Il manubrio a V

A nostro parere non è solo una questione di aerodinamica e di sfruttare al massimo l’efficienza delle forme. Il profilo alare con disegno a V avvicina tantissimo le leve dei freni alle estensioni ed un’eventuale passaggio delle mani tra le protesi e le stesse leve dei freni prevede tempistiche ridottissime: frutto della ricerca o anche di una richiesta dello stesso Evenepoel? Un minore tempo di transizione da una posizione a quella successiva, può significare minore perdita di concentrazione, immediatezza del gesto e dell’azione, maggiore sicurezza e movimento ridotto di braccia, spalle e schiena.

Il Lombardia 2026, Como, Remco Evenepoel

Remco non c’è, la Red Bull si sgonfia. Ma non è tutto da buttare

10.10.2026
7 min
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COMO – L’inizio del tramonto ha il sapore della resa. Il pullman della Red Bull-Bora è il consueto smantellare di fine stagione, preso d’assalto da bambini con i loro cartelli da firmare e un manipolo di belgi in attesa di Evenepoel. Ma niente questa volta è andato come si pensava e la faccia del belga che arriva, si ferma a dire due parole e poi scompare dietro la tenda scura è l’ultima immagine di una giornata che probabilmente vorrà dimenticare in fretta. O forse no?

«Mi sentivo bene – ha detto – ma la fatica ha iniziato a farsi sentire e nell’ultima ora non mi sentivo più al top. Non ho ritrovato la forma migliore dal Tour e in gare come questa, la forma non mente. E’ andata bene sulla prima salita di San Fermo, ma subito dopo le gambe hanno ceduto. Non è stata la mia giornata migliore, ma nemmeno male. Abbiamo fatto quello che volevamo fare. Non sono uno che si arrende e sapevo che Ciccone poteva ancora essere raggiunto, si puntava a un posto sul podio. Ma oggi non era la giornata giusta per farlo. Alla fine, non ho mollato e ho comunque conquistato un ottimo quarto posto».

Tutto giusto e molto onesto, ad eccezione di un passaggio: non hanno fatto quel che volevano fare. E se i corridori sorridono perché hanno finito la stagione, i tecnici della Red Bull parlano fra loro e commentano la giornata che ha vissuto sul grande lavoro di Moscon e poi di Pellizzari e si è inceppata quando Seixas ha dato gas sul Civiglio, scoprendo la crisi di Evenepoel.

Fuori dal pullman della Red Bull-Bora un bel numero di tifosi per Evenepoel, quarto all'arrivo del Lombardia
Fuori dal pullman della Red Bull-Bora un bel numero di tifosi per Evenepoel, quarto all’arrivo del Lombardia
Fuori dal pullman della Red Bull-Bora un bel numero di tifosi per Evenepoel, quarto all'arrivo del Lombardia
Fuori dal pullman della Red Bull-Bora un bel numero di tifosi per Evenepoel, quarto all’arrivo del Lombardia

La protesta e le gambe

La mattina era cominciata proprio con il belga della Red Bull che ha condotto il sacrosanto ammutinamento dei corridori che hanno ritardato la partenza di cinque minuti per protestare contro la scarsa sicurezza in cui si trovano a correre. Poi la corsa è partita e il quarto posto non è un risultato da buttare: forse dovremmo tutti rivedere la nostra concezione di sconfitta. E’ innegabile che Evenepoel sia partito per vincere, ma è anche credibile che fra la trasferta canadese (con la crono e la strada), quella slovena con la vittoria del campionato europeo strada e il Lombardia di oggi la spia della riserva si sia accesa anche per lui.

Zak Zempster, che è il capo del settore performance della Red Bull-Bora, fa la sua analisi con grande calma e senza girarci attorno. «E’ stato tutto quasi perfetto fino al Civiglio – dice mentre intorno i tifosi si agitano per la discesa dal pullman dei primi corridori – ma alla fine sono le gambe a fare la differenza e Seixas è stato semplicemente di un altro livello. Penso che Remco abbia lottato davvero bene, è riuscito a rimanere in gruppo e credo che il quarto posto sia stato il miglior risultato cui poteva aspirare oggi. Può esserne orgoglioso, noi lo siamo sicuramente».

Roglic era molto atteso dopo la vittoria degli europei crono, ma non è mai stato in corsa
Roglic era molto atteso (anche dalla Red Bull) dopo la vittoria degli europei crono, ma in corsa si è visto poco
Roglic era molto atteso dopo la vittoria degli europei crono, ma non è mai stato in corsa
Roglic era molto atteso (anche dalla Red Bull) dopo la vittoria degli europei crono, ma in corsa si è visto poco

Tutti per Remco?

Roglic ha il cappuccio in testa e fra le mani un trolley e la ciotola del pasto di recupero. Si vede che avrebbe voglia di essere altrove, infatti telefona per sapere dove siano i suoi parenti che dovrebbero portarlo via da Como. Poi forse la risposta che riceve gli suggerisce di non avere fretta e così Primoz si mette a firmare autografi.

«Il piano dipendeva dalle gambe – prosegue Dempster – per cui dovevamo vedere come fossero. La prima parte di una corsa di questo tipo è molto impegnativa, quindi si ha un’idea chiara del proprio stato di forma e Remco è parso subito quello che stava meglio. E’ stato il migliore, ma anche gli altri hanno fatto un buon lavoro. Giulio per esempio (Pellizzari, ndr), soprattutto nel tirare e recuperare sulla prima fuga che diventava pericolosa. Ma alla fine sul Civiglio, sono state le gambe a fare la differenza».

Si potrebbe obiettare che il marchigiano meritasse più spazio, ma in quel caso non avrebbe dovuto tirare per 30 chilometri nella scia della fuga. La bella prestazione di Pellizzari non avrà portato grossi risultati, ma gli ha dato la fiducia di cui aveva bisogno dopo il mondiali, gli europei e le ultime corse.

Zak Dempster, australiano classe 1987, è il responsabile performance della Red Bull-Bora. Proviene dalla Ineos
Zak Dempster, australiano classe 1987, è il responsabile performance della Red Bull-Bora. Proviene dalla Ineos
Zak Dempster, australiano classe 1987, è il responsabile performance della Red Bull-Bora. Proviene dalla Ineos
Zak Dempster, australiano classe 1987, è il responsabile performance della Red Bull-Bora. Proviene dalla Ineos

Tour de force eccessivo?

Viene anche il dubbio che il Remco di quest’anno paghi nelle classiche di lunga distanza, ma fai fatica a pensarlo di uno che ha chiuso il Tour al terzo posto e comunque, sia pure in anni diversi da questi, ha vinto per due volte la Liegi, che quanto a durezza ha poco da invidiare al Lombardia. E siccome il belga è uno dei fenomeni di quest’epoca e oggi si è arreso a uno dei suoi simili – appunto Paul Seixas – forse è il caso di pensare che questo ciclismo in cui si corre sempre e solo per vincere, passando con estrema disinvoltura da un continente all’altro, rischi di diventare un po’ troppo estenuante.

«Dopo gli europei – riprende Dempster, mentre gli uomini della Red Bull iniziano a salutarsi – Remco è rimasto un giorno in più in Slovenia, poi è tornato a casa, ha fatto un blocco di allenamento in Belgio e poi giovedì siamo venuti qui per una ricognizione. Penso che la settimana prima dei mondiali non sia andata alla perfezione, tutta la nazionale non è andata alla perfezione, e a Montreal lui non ha avuto una giornata eccezionale. I cambiamenti che abbiamo apportato alla sua preparazione per gli Europei hanno dato i loro frutti. Ha vinto la maglia che gli mancava e quello per lui era uno degli obiettivi più importanti che aveva.

«Credo che a questi livelli dipenda tutto dalle priorità che stabililsci. Seixas non è andato agli europei e il suo piano è ben riuscito e oggi ha avuto le gambe di diamante. E’ uno sport davvero impegnativo, soprattutto oggigiorno con l’aumento delle velocità. Lavorano di più e curano maggiormente i dettagli, per questo possiamo solo ringraziare tutti i ragazzi che hanno lottato fino alla fine. Avevamo una squadra forte e ora guardiamo alle ultime due gare prima di pensare al prossimo anno».

Evenepoel si è staccato sul Civiglio, ma non ha mollato, chiudendo al quarto posto
Evenepoel si è staccato sul Civiglio, ma non ha mollato, chiudendo al quarto posto: la Red Bull è orgogliosa di lui
Evenepoel si è staccato sul Civiglio, ma non ha mollato, chiudendo al quarto posto

Più spazio a Pellizzari?

Perché non dare più spazio a Pellizzari? Hai visto quanto ha tirato? Giulio scende dal pullman appena docciato. Ha da organizzare il rientro a casa con Andrea, la sua compagna, che ha la bicicletta sull’auto di una compagna e deve recuperarla. Il suo Lombardia è stato condito da lampi di andature selvagge in salita alle spalle della prima fuga: l’azione di un gregario di lusso che forse, sapendo quali fossero le gambe del capitano, sarebbe potuto entrare in azione anche dopo. Forse qualcuno nella Red Bull non ha fatto la sua parte, ma le forze erano esigue per tutti e mettersi adesso a puntare il dito sarebbe inutile e poco simpatico.

«Il piano non era questo – dice Pellizzari – ma ci siamo tutti adattati. Qualche compagno non stava un granché, quindi ho anticipato un po’ il lavoro, ma sono contento. Non mi aspettavo di fare una prestazione come questa, visto come sono andate le ultime gare e devo dire che il Lombardia con l’arrivo qui a Como mi piace di più, anche nel 2024 sono andato meglio da questa parte, mentre l’anno scorso a Bergamo non l’ho finito. Sapevamo che sul Ghisallo saremmo andati forti e sul Civiglio sarebbe esplosa la corsa. E’ stato un bel Lombardia, siamo tutti orgogliosi di Remco».

Pellizzari ha tirato per circa 30 chilometri nella scia della fuga: decisivo per riprenderla e poi ovviamente spento nel finale
Pellizzari ha tirato per circa 30 chilometri nella scia della fuga: forse nel piano della Red Bull è mancato il lavoro di qualcuno
Pellizzari ha tirato per circa 30 chilometri nella scia della fuga: decisivo per riprenderla e poi ovviamente spento nel finale
Pellizzari ha tirato per circa 30 chilometri nella scia della fuga: forse nel piano della Red Bull è mancato il lavoro di qualcuno

«E’ facile lodarlo quando vince – conclude – ma per come ha corso oggi, non avendo le gambe dei migliori e arrivando comunque quarto, ha dimostrato che è un grande campione non solo fisicamente, ma anche mentalmente».

Punto e basta. La stagione del marchigiano finisce qui, quella della Red Bull ha ancora un paio di appuntamenti. Ora le vacanze, la laurea di sua sorella e a novembre sarà tempo di salire a Livigno per lo sci di fondo. Sembra tutto già molto faticoso, in realtà il suo sorriso nel salutarci fa capire che la stagione è stata lunga e la fatica tanta: l’inizio delle vacanze ha il sapore di giugno, quando finiva la scuola e si apriva davanti un’estate fantastica.

Sprint, europei, Remco Evenepoel, Giulio Ciccone

Ancora sullo sprint di Ciccone e Remco. L’analisi di Bartoli

09.10.2026
6 min
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Torniamo sullo sprint che in molti, noi per primi, abbiamo definito quello del secolo. Ci riferiamo ovviamente alla volata fra Giulio Ciccone e Remco Evenepoel al campionato europeo in Slovenia. Sul traguardo di Sencur i due sono stati separati, sembra, da 3 millimetri. Il fotofinish, di cui molto si è detto, anche a proposito delle distorsioni delle immagini, eseguiva circa 13.000 fotogrammi al secondo. E la famosa istantanea che gira sul web con la linea rossa è un’istantanea relativa al tempo e non allo spazio.

Ma il discorso non è questo. Non è il fotofinish. Noi vogliamo analizzare da un punto di vista tecnico questo sprint e, per farlo, ci siamo rivolti a un esperto di classiche e anche di volate, Michele Bartoli. Il toscano in carriera ha vinto diverse gare al colpo di reni, in volate a due o in gruppetti ristretti. Intanto qui il breve video della volata… utile per rinfrescarci la memoria.

Colpo di reni che si vede meglio in questa istantanea del photofinish
Il fotofinish e il colpo di reni che premia Remco (guardate dove ha sella e sedere rispetto a Ciccone)
Colpo di reni che si vede meglio in questa istantanea del photofinish
Il fotofinish e il colpo di reni che premia Remco (guardate dove ha sella e sedere rispetto a Ciccone)
Michele, iniziamo questa analisi. Le volate a due sono sempre particolari. Noi stessi la mattina siamo andati a vedere questa curva, camminando sul percorso. L’uscita era posta a 280-275 metri e il finale tirava sempre all’1 per cento. Partiamo proprio da questa svolta…

Ciccone è stato bravissimo. Ha fatto una traiettoria davvero bella in quella curva finale. Si è buttato dentro come doveva ed è uscito a velocità più alta. Quello che doveva fare l’ha fatto fino agli ultimi cinque metri.

Non corriamo, Michele! E’ vero che Ciccone la fa benissimo, ce lo ha detto lui stesso. Ma cosa doveva fare dopo, considerando che mancava ancora un bel po’? I 280 metri di volata non sono pochi: doveva temporeggiare o tirare dritto?

Doveva tirare dritto, pensando di fare 280 metri nel minor tempo possibile. Soprattutto se gli ha preso quei metri uscendo molto più veloce di Remco. Giulio apre un microbuco che impedisce a Remco di sentire la scia. Pertanto, per me, ha fatto la scelta giusta. Secondo me Cicco ha fatto quello che doveva fare.

Passiamo alla parte centrale: lo sprint vero e proprio…

Anche questo lo ha fatto bene. Era a tutta. In quei frangenti non pensi allo sforzo o a dosare le energie, giustamente. Anche se erano ben 270-280 metri, Giulio doveva andare al massimo da subito e poi tenere fino alla fine. La cosa migliore, ripeto, era cercare di non fargli prendere la scia. Cicco ha fatto, secondo me, la scelta tattica giusta e volata perfetta. Gli è mancato il colpo di reni.

E arriviamo al punto che probabilmente lo ha condannato: il colpo di reni appunto. Secondo te perché non l’ha dato? Ci è arrivato annebbiato? O perché comunque chi è dietro è avvantaggiato, in quanto vede sia il rivale sia la linea? Spiegaci, per favore…

E’ chiaro che da dietro sei comunque avvantaggiato, sia da un punto di vista visivo sia, direi, mentale. Mi immagino Ciccone che era lì con la paura che lo rimontasse. Se lo aspettava arrivare. Si aspettava che gli spuntasse dalla coda dell’occhio. Mentre Evenepoel, da dietro, vedeva che stava rimontando. In quei casi le forze si raddoppiano. Ciccone invece aveva il panico di farsi rimontare e magari, in quei casi, le forze poi ti mancano. E vai un po’ in blocco.

Anche Remco ha detto infatti che negli ultimi 100 metri, dopo essergli tornato in scia, ha sentito la differenza…

Per questo torno a dire che Ciccone ha fatto bene a spingere a tutta subito all’uscita della curva. Meno gli prendeva la scia e più aumentavano le sue chance. Veramente non gli si può rimproverare niente a Giulio. Se c’è un minimo di rimprovero è per il colpo di reni. Se lo avesse dato, non ci sarebbe stato neanche il fotofinish: avrebbe vinto con 10 o 15 centimetri di vantaggio.

Dal noto fermo immagine del fotofinish si vede che Giulio è ancora in spinta, a pedalare. O che comunque stava iniziando in quel momento. Cosa avrebbe dovuto fare invece? Smettere una pedalata prima per dare il colpo di reni?

No, anche prima. Ci vuole lo spazio perché abbia effetto. Almeno 5 metri sono necessari per lanciare il colpo di reni. Altrimenti arriva, ma sei oltre il traguardo ed è tardi. Io così ci vinsi a Zurigo nel 1998. Superai Frank Vandenbroucke al colpo di reni per gli stessi millimetri con cui ha vinto Remco.

Racconta, racconta…

Si arrivava in pista. Eravamo in tre (l’altro era Commesso, ma era un po’ dietro, ndr). Il colpo di reni l’abbiamo dato tutti e due, ma io l’ho dato meglio di lui e l’ho preceduto, nonostante lui venisse da dietro. Ebbene, quando domenica scorsa ho visto quel finale, quel colpo di reni di Remco mi è venuta in mente la mia volata con Vandenbroucke.

Nel 1998, a GP di Zurigo Bartoli precede di un soffio e dopo un lungo fotofinish, Vandenbroucke. Rispetto a Ciccone lui vinse pur stando davanti proprio grazie al colpo di reni
Al GP di Zurigo 1998 Bartoli precede Vandenbroucke al fotofinish. Rispetto a Ciccone lui vinse pur stando davanti proprio grazie al colpo di reni (foto da Facebook)
Nel 1998, a GP di Zurigo Bartoli precede di un soffio e dopo un lungo fotofinish, Vandenbroucke. Rispetto a Ciccone lui vinse pur stando davanti proprio grazie al colpo di reni
Al GP di Zurigo 1998 Bartoli precede Vandenbroucke al fotofinish. Rispetto a Ciccone lui vinse pur stando davanti proprio grazie al colpo di reni (foto da Facebook)
Michele, tu prima hai parlato di distanza e del fatto di ricoprire quei 270-280 metri nel minor tempo possibile. Se si guardano le curve di velocità, sulla linea il picco Ciccone l’aveva già toccato da un po’. Remco invece, complice la scia, la rabbia, il morale e mettendoci anche il colpo di reni, è nettamente più veloce. Sembra di 7-8 chilometri orari…

Sì, è così. Sicuramente la velocità di Evenepoel è aumentata nel finale. Mentre quella di Ciccone è calata, ma questo è normale. A parti invertite sarebbe stato lo stesso e sarebbe stato Ciccone ad arrivarci con maggior slancio. Secondo me la volata l’ha indovinata Ciccone. Evenepoel l’ha rimediata.

Evenepoel l’ha rimediata perché ne aveva tanta di più?

Secondo me no. O almeno non tanta di più. L’ha rimediata proprio per la dinamica della volata stessa. E poi perché gliel’ha fatta rimediare il Cicco senza il colpo di reni.

Sulla traiettoria invece, c’è qualcosa da evidenziare?

Giuste anche quelle. Specie per Ciccone, che ha fatto l’ultima curva come un centauro della MotoGP. Poi il finale non era proprio drittissimo. Era una piccola S, quindi se uno era avvantaggiato nella prima curva era svantaggiato nella seconda e viceversa. Su questo aspetto dunque nulla da dire.

Campionato europeo Slovenia, Sencur,

EDITORIALE / Il mondiale, l’europeo senza radio e il bel ciclismo

05.10.2026
5 min
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All’europeo c’erano soltanto loro: corridori contro corridori, il gruppo contro Remco, poi Ciccone contro il belga. Nessun suggerimento se non quelli dall’ammiraglia e semmai dai box. Uomo contro uomo. Come pure fra Scaroni e Bisiaux, coltivando il pensiero, osservando il rivale, ascoltando i propri ragionamenti, giocando d’astuzia e muscoli.

Il campionato europeo in Slovenia ci ha portato la beffa nell’ultima prova su strada. E mentre seguivamo la corsa dal divano (con Filippo Lorenzon che però la seguiva dal campo), ci siamo trovati a pensare quanto fosse bella e imprevedibile. La settimana scorsa, dalla strada di Montreal, la sensazione che McNulty avesse beneficiato dell’assenza delle radio ci aveva sfiorato, rafforzata poi dalle parole di Van der Poel. Però quando sei sul posto, ascolti le voci e le voci ti condizionano.

E’ chiaro che i tecnici vorrebbero le radio e le vorrebbero anche alcuni corridori: gli argomenti che portano sono noti e condivisibili. Ma quando sei davanti alla televisione, la percezione cambia. E se lo sport di vertice deve essere anche spettacolo, allora da spettatori ci sentiamo di dire che è meglio così. Le stesse parole di Ulissi, raccolte poco prima dell’europeo, hanno acceso la luce sulle vere differenze.

La fuga di McNulty è iniziata a 33 chilometri dall'arrivo, con un attacco in pianura che ha sorpreso il gruppo
Per tante ragioni si può dire che la fuga di McNulty al mondiale non sarebbe andata all’arrivo se gli inseguitori avessero avuto le radio
La fuga di McNulty è iniziata a 33 chilometri dall'arrivo, con un attacco in pianura che ha sorpreso il gruppo
Per tante ragioni si può dire che la fuga di McNulty al mondiale non sarebbe andata all’arrivo se gli inseguitori avessero avuto le radio

I complimenti per Amadio

Qui apriamo una parentesi e ci mettiamo dentro i complimenti per Roberto Amadio, tecnico nato in anni non così vicini, capace di portare al mondiale e all’europeo squadre di ottimi corridori in forma, fornendo loro una chiara idea della corsa (e gestendo in Canada il giovanissimo Finn molto meglio di quanto abbiano fatto i francesi prostrando il talento dell’altrettanto giovanissimo Seixas). Il cartello esposto ai box in cui si diceva agli azzurri di seguire il piano, mostrato dalla RAI in diretta, significava essere andati in partenza con una chiara idea di svolgimento.

Il fatto che nell’europeo sloveno, dopo due giri di forcing azzurro, Ciccone sia stato il primo ad attaccare e poi il solo a chiudere su Evenepoel dice che l’ammiraglia azzurra avesse individuato chiaramente il punto e l’avversario. Un’ovvietà, si potrebbe dire, ma il fatto che Evenepoel abbia attaccato per la seconda volta in un punto senza arte né parte, mettendo sulla strada il talento evidenziato in precedenza da Ciccone, significa che l’abruzzese era motivato a non lasciargli neanche un metro e questo era stato certamente concordato nella riunione di sabato.

Se all’europeo ci fossero state le radio, nel momento in cui Remco è partito, nelle orecchie di Roglic e dei francesi sarebbero esplose le urla dei loro tecnici e molto probabilmente il tentativo avrebbe avuto via meno agevole. E di certo la mossa di dare meno cambi sostenendo che Scaroni fosse prossimo al rientro sarebbe stata vanificata dalle comunicazioni via radio.

La bravura di Amadio è aver portato a mondiale ed europeo corridori in condizione, dando loro una chiara idea di corsa
La bravura di Amadio è aver portato a mondiale ed europeo corridori in condizione, dando loro una chiara idea di corsa (foto FCI)
La bravura di Amadio è aver portato a mondiale ed europeo corridori in condizione, dando loro una chiara idea di corsa
La bravura di Amadio è aver portato a mondiale ed europeo corridori in condizione, dando loro una chiara idea di corsa (foto FCI)

L’istinto di Ciccone

Il ciclismo è questo: una sfida fra atleti che seguono preparazioni ormai molto simili e poi sulla strada fanno la differenza con la capacità di resistere alla fatica più degli altri e inventare l’azione decisiva, cogliendo se possibile i rivali di sorpresa. Si è detto che sia diventato uno sport meno tattico: basta togliere di mezzo la regia diretta dell’ammiraglia e il ciclismo torna a essere lo sport in cui la tattica e l’istinto degli atleti sono l’ago della bilancia.

Lo stesso istinto grazie al quale nell’europeo di ieri, Ciccone prima ha attaccato. Poi ha atteso Remco che era caduto. Quindi lo ha seguito nell’attacco. Ha fatto il furbo rifiutando i cambi. E poi raggiunto dalle ammiraglie – quella del belga e quella azzurra – è stato ragguagliato sul distacco di Scaroni e ha scelto di fare la sua parte, sia pure col freno tirato.

Poi, nel nome dello stesso istinto, Giulio ha inventato una volata da mago, entrando nell’ultima curva con una traiettoria da funambolo che gli ha regalato 30 metri di vantaggio al momento di lanciare lo sprint. Era chiaro che Evenepoel avesse forze superiori e fosse migliore in volata: tutto ciò che Ciccone poteva fare per batterlo lo ha cercato nel suo bagaglio di esperienza, non in quello che gli sarebbe stato semmai suggerito nell’auricolare.

Evenepoel si volta, Ciccone è già lì: l'azzurro non si è perso neppure una mossa del belga
Evenepoel si volta, Ciccone è già lì: l’azzurro non si è perso neppure una mossa del belga: l’europeo se lo giocano loro due
Evenepoel si volta, Ciccone è già lì: l'azzurro non si è perso neppure una mossa del belga
Evenepoel si volta, Ciccone è già lì: l’azzurro non si è perso neppure una mossa del belga: l’europeo se lo giocano loro due

La modernità del ciclismo

Sembra di fare discorsi da vecchi, in realtà la modernità del ciclismo sta proprio nelle sue radici. Le preparazioni vanno avanti e sono spaziali e decisive. La nutrizione ha scavato un solco fra l’attualità e quello che c’era prima. Speranzosi che il doping sia un cancro di cui si è scelto di fare a meno, l’altura e le tende estraggono forze fresche dalla fisiologia degli atleti. Le gallerie del vento e lo studio dei materiali, dalle bici all’abbigliamento, offrono agli atleti dei mezzi così performanti da incidere profondamente sull’esito delle corse. L’intelligenza artificiale suggerisce la miglior strategia qualunque sia l’obiettivo.

Si è teorizzata per anni la necessità di correre senza il misuratore di potenza, ma probabilmente per riavere un ciclismo frizzante basta rimettere i corridori al centro della scena, lasciando loro il diritto e il dovere di gestire la corsa. A coloro che a questo punto diranno che le radio sono il solo modo per avere sicurezza su strade sempre più complicate, rispondiamo che hanno ragione e aggiungiamo che a queste condizioni le radio si possono tenere, a patto che servano per avere i messaggi di radio corsa, che comunichi problemi di circolazione, insidie e tutto quello che può rendere pericolosa la gara.

Si dia il microfono in mano a ex corridori o direttori sportivi di livello adeguato. I corridori saranno al sicuro e con loro anche lo spettacolo. Poi magari quando tornerà Pogacar allo spettacolo ci penserà lui, i fenomeni fanno la differenza con o senza radio. I corridori più normali per vincere hanno il diritto di giocarsela mettendo su strada ogni mezzo a loro disposizione, senza che alcuni di questi vengano neutralizzati dall’intervento di chi guarda la televisione sull’ammiraglia o di qualche intelligenza artificiale che si sostituisca al loro guizzo, suggerendogli come vincere.

Campionati Europei 2026, Ciccone Evenepoel, sprint

Lo sprint del secolo? Peccato non lo abbia vinto Ciccone

04.10.2026
7 min
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SENCUR (Slovenia) – «E’ la delusione più grande della mia carriera». Giulio Ciccone non ci gira attorno. Dopo l’arrivo è davvero sconsolato. Ci parla, e lo apprezziamo sinceramente, facendo uno sforzo. Certo, vedere Remco Evenepoel indossare la maglia di campione d’Europa per due, forse tre millimetri fa male. Per l’azzurro arriva l’argento, mentre il bronzo è di Christian Scaroni. Eppure, nonostante una doppia presenza sul podio, in bocca rimane un grande amaro.

La prova maschile ha decretato la fine delle gare in linea di questi campionati europei in Slovenia. Di colpo, lo scenario è cambiato lungo le strade e all’arrivo. Oggi c’era davvero tanta gente. La salita di Mozjanka sembrava uno stadio e, in corsa, mancava sua maestà Tadej Pogacar. Figuriamoci se ci fosse stato anche lui. In più è arrivata la Presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar: un segnale di quanto questa manifestazione fosse importante per il Paese. Tadej, invece, l’abbraccio della sua gente se l’è preso da una delle macchine della corsa.

Finale thrilling

Quei due o tre millimetri, però, hanno dato il via a un finale decisamente insolito. Intercettiamo il commissario tecnico Roberto Amadio, che ancora deve scendere dall’ammiraglia. Appena apre lo sportello, ci dice di aver incaricato il team manager Elia Viviani di chiedere una revisione del fotofinish. Sembra che anche Giulio stesso ne abbia fatto richiesta.

E così passano minuti lunghissimi, più di quelli che magari si sono visti in televisione, in attesa di quel fotogramma con le due ruote appaiate e la linea rossa a stabilire da quale parte si trovi quella di Remco e da quale quella di Ciccone. Il verdetto, dunque, è impietoso. E l’argento pesa come il piombo.

Alle nostre spalle c’è la moglie di Ciccone, Annabruna, che incrocia le dita. Ci chiede aggiornamenti. Dai piccoli monitor, a quella distanza, vede ben poco. E vuole ancora sapere chi abbia vinto.

Davvero un dopogara insolito, con un podio sul quale non si sa ancora se i tre corridori saliranno nell’ordine appena comunicato. Poi, alla fine, arriva l’accettazione. Remco primo, Cicco secondo, Scaroni terzo.

«Quei minuti dopo l’arrivo – prosegue l’abruzzese – sono stati tremendi. Siamo arrivati così vicini che nessuno dei due sapeva chi avesse vinto. La sensazione che ho provato subito dopo la comunicazione dei risultati credo sia stata la più brutta della mia carriera. Non ho mai sofferto così tanto per un secondo posto, perché comunque c’era in palio una maglia. E la lasci così, per pochissimo… Fa male.

«L’argento non è da buttare? Quello che conta è la maglia. Quindi oggi posso dirlo proprio ad alta voce: c’è tanta delusione, una brutta delusione».

Remco al millimetro e felice

Certo, detto così, viene da chiedersi: prima della corsa, chi non avrebbe firmato per un risultato del genere? In fin dei conti Remco Evenepoel era il super favorito. Anzi, come avevamo scritto già al termine del mondiale, se non avesse vinto questo Europeo, senza Pogacar, senza altri big e senza i più forti atleti extraeuropei, ne sarebbe uscito ridimensionato.

Se Giulio è scuro in volto, Remco Evenepoel è la luce. La sua maglia di campione europeo sembra quasi una beffa quando gli si trova accanto a Ciccone sul podio e durante la conferenza stampa.

«Vero – dice il belga – stavo ripensando ai Campionati europei del 2021, quando mi batté Colbrelli. Ma oggi proprio non volevo rivivere quella situazione, anche se sapevo che dietro c’era Scaroni e magari avrebbero potuto esserci qualche cambio in più. L’Italia ha corso benissimo, nulla da dire. Sul secondo passaggio hanno fatto un forcing importante e lì ho capito di stare veramente bene.

«Sono caduto in salita, non so cosa sia successo di preciso. Forse sono entrato troppo forte e ho accelerato troppo presto. Non so, per fortuna c’erano i miei compagni che mi hanno subito riportato dentro. E non c’è stato nessun problema… A parte il fatto che – ride Remco – il poliziotto, invece di ridarmi la bici, la stava mettendo nel senso opposto alla corsa! Poi, quando sono rientrato, ho deciso di attaccare prima della fine della discesa. Volevo sorprenderli, ma Ciccone mi marcava e mi ha seguito».

Remco parla con sicurezza. In qualche modo, non ce ne voglia, ha fatto il suo. «Non ho mai creduto che avrei vinto facilmente in volata e, quando ho visto Ciccone uscire così forte dalla curva, ho pensato solo a spingere il più forte possibile fino all’arrivo. Quell’ultima curva forse è stato il mio unico errore della gara. Ne sono uscito con un rapporto troppo duro. Ma non era facile perché, comunque, dalla curva al traguardo mancavano 260 metri. Lui ha guadagnato subito terreno. Ai 100 metri mi sono avvicinato e ci ho creduto fino alla fine. Una buona rivincita dopo la brutta giornata del mondiale».

Tra risultato e performance

Eppure la corsa ha detto anche altre cose. Ha detto che Giulio Ciccone era davvero vicino a Evenepoel e da questo punto deve ripartire già dalle prossime corse. Ci ha detto che Remco si conferma un corridore capace di fare la differenza, ma non sempre impeccabile nella gestione tattica. Vero, ne aveva di più. Vero, è più aerodinamico e, come ci dicevano i colleghi belgi, stare a ruota per lui cambiava poco (non ne siamo così convinti). Ma certo ha tirato moltissimo. In più, dall’ammiraglia l’ordine era di non tirare, magari facendo leva sul fatto che Scaroni si trovasse da solo alle spalle, in terza posizione.

A un certo punto Remco si è addirittura arrabbiato con Amadio perché Ciccone tirava meno di lui. «Noi – ha detto Amadio – abbiamo fatto la nostra corsa. Lui può arrabbiarsi quanto vuole. I ragazzi hanno corso secondo programma, quindi non c’è nulla da recriminare».

Ciccone e gli azzurri hanno corso bene, ognuno svolgendo il proprio compito. Lo stesso hanno fatto i belgi, compatti attorno al loro leader. Alla fine, dunque, il verdetto può anche essere giusto, ma brucia per come è arrivato. Abbiamo fatto due conti. Considerata la media di 45,897 chilometri orari, il distacco teorico tra i due (3 millimetri), tradotto in termini di tempo, scenderebbe al di sotto dei millesimi. Vale a dire appena 0,000234 secondi. Roba da CERN di Ginevra…

Ciccone perfetto e sfortunato

Nulla da recriminare, dice Amadio. E, di fatto, come contraddirlo? Anche in volata, tutto sommato, Ciccone se l’è giocata benissimo. Nell’ultima curva ha impostato una traiettoria che gli ha consentito di uscire nettamente più veloce di Remco e quindi di lanciarsi verso il traguardo. Il problema è che da quel punto all’arrivo erano poco meno di 300 metri, con la strada che peraltro tendeva anche leggermente a salire.

Proprio stamattina, quando avevamo percorso quel tratto a piedi, pensavamo a quanto fosse difficile gestire una distanza del genere uscendo in testa da quella curva. Serviva una gamba di quelle fotoniche. E non che a Ciccone mancasse, ma dall’altra parte c’era Remco…

«Non c’è nulla da recriminare – dice Ciccone – veramente niente. Anzi, siamo stati, o meglio sono stato, super fortunato con la situazione che si era creata. Intendo con Scaroni dietro, che mi consentiva di poter stare di più a ruota. Uno scenario migliore non si poteva chiedere. Però le corse sono così. Dopo la caduta di Remco era troppo presto per andare da solo e ho aspettato. Poi lui ha fatto una mossa intelligente ed è scattato in un punto particolare. Io ho chiuso subito, perché se a Remco lasci un metro, poi non lo prendi più.

«Anche nella volata penso di non aver sbagliato niente. La curva l’avevo studiata e l’ho fatta come volevo io. Sono uscito come volevo e con la velocità che desideravo. Questa maglia la sognavo dal mondiale».

Campionati del mondo Montreal 2026, prova in linea uomini elite, Remco Evenepoel

Evenepoel, mondiale indigesto. Rivincita a Lubiana?

30.09.2026
5 min
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MONTREAL (Canada) – Domenica si è capita la vera differenza fra Pogacar e quelli che vorrebbero prenderne il posto: quelli che siccome lui non c’era, hanno pensato e dichiarato di avere l’occasione giusta per conquistare la maglia iridata. Quando Evenepoel ha finito la trafila delle televisioni e senza neanche guardare i colleghi dei siti e della carta stampata che lo chiamavano per avere una sua dichiarazione, è passato oltre con espressione quasi di fastidio, si è capito che oltre alle gambe domenica gli è mancato anche altro. Se la Francia ha deluso perché, dopo aver fatto corsa durissima, si è trovata con Seixas in preda ai crampi (potremmo discutere a lungo sulle lacrime e le scuse del giovane francese che si è ritrovato con la nazionale ingiustamente sulle spalle), il Belgio ha davvero rimediato una figuraccia colossale.

Si temeva che la convivenza fra Van Aert ed Evenepoel potesse non essere idilliaca, ma alla fine i due campionissimi hanno depotenziato ogni possibile rivalità. Il primo è partito all’attacco con Van der Poel rispolverando una logica da ciclocross, ma è andato incontro a fine precoce. Il secondo non è mai stato nel vivo della corsa, anche se alla fine, tornato in testa nel penultimo giro per uno dei tanti rimescolamenti alle spalle di McNulty, ha provato persino ad allungare, rimbalzando però sul primo strappo e per l’inseguimento di Del Toro che in certi frangenti è parso correre in copertura.

«Non è stata una buona giornata – ha detto Evenepoel – non era la giornata giusta per vincere qui ed è un peccato. E’ stata una gara dura e fin dal primo giro ho sentito di non avere più molte energie. E’ un peccato che una giornata del genere capiti proprio in un’occasione come questa».

Prima del via da Brossard, Evenepoel e Viviani: Remco era neopro' nella Quick Step del 2019 in cui Elia vinse gli europei e la tappa del Tour
Prima del via da Brossard, Evenepoel e Viviani: Remco era neopro’ nella Quick Step del 2019 in cui Elia vinse gli europei e la tappa del Tour
Prima del via da Brossard, Evenepoel e Viviani: Remco era neopro' nella Quick Step del 2019 in cui Elia vinse gli europei e la tappa del Tour
Prima del via da Brossard, Evenepoel e Viviani: Remco era neopro’ nella Quick Step del 2019 in cui Elia vinse gli europei e la tappa del Tour

In realtà è il modello di prestazione richiesto dal circuito di Montreal che potrebbe non essere troppo confacente alle sue caratteristiche. Alla prima partecipazione nel 2019, da neoprofessionista, Evenepoel chiuse al 50° posto e non ci fu nulla di strano. Nella settimana che precedeva la crono iridata, pur avendo vinto due giorni prima a Quebec, ha chiuso il GP di Montreal al quinto posto, a 35 secondi da Del Toro. Domenica il mondiale lo ha visto invece 12° a 25 secondi da McNulty.

Ha vinto il più forte

Evenepoel sperava e aveva dichiarato che l’assenza del campione sloveno sarebbe stata una chance piuttosto irripetibile e forse siamo stati tutti un po’ superficiali nel riconoscergli il ruolo di vice-Pogacar, dato che lo scorso anno a Kigali fu lui a piazzarsi secondo alle spalle di Tadej. Di certo è arrivato a Montreal con un’ottima condizione, come ha dimostrato la crono con cui ha schiacciato le velleità di Ganna, ma sul più bello, qualcosa gli è mancato nuovamente.

«Speravo ancora di riuscire a recuperare nelle ultime due ore – ha spiegato Evenepoel – ma questo non è un circuito dove ci si può riprendere facilmente, perché si torna subito al traguardo. E’ stata una vera lotta, ho dovuto stringere i denti e tentare qualcosa ogni tanto. Era chiaro, però, che non era la giornata in cui avrei potuto vincere.

«Sono tornato indietro diverse volte e ho riprovato, ma più che altro nella speranza che non reagissero. Pensavo che la mia mossa al penultimo giro fosse piuttosto azzeccata, ma Del Toro ha recuperato terreno. E’ un peccato che non si possa scegliere di correre nelle giornate migliori. Questo è un circuito dove non ci si può nascondere, quindi ha vinto il più forte».

Van Aert ha scoperto col passare dei giri che il percorso di Montreal sarebe stato troppo duro per le sue condizioni
Van Aert ha scoperto col passare dei giri che il percorso di Montreal sarebe stato troppo duro per le sue condizioni
Van Aert ha scoperto col passare dei giri che il percorso di Montreal sarebe stato troppo duro per le sue condizioni
Van Aert ha scoperto col passare dei giri che il percorso di Montreal sarebe stato troppo duro per le sue condizioni

Lo spirito di Van Aert

Sulla stessa lunghezza d’onda, le dichiarazioni di Van Aert, arrivato ai mondiali dopo l’ottima Vuelta, ma ancora lontano dai livelli del 2023 quando anche in salita riusciva a tenere i migliori. Alla partenza il grande belga ha baciato sua moglie e il primo figlio e si è schierato al via pieno di fiducia.

«Ma è stato un campionato del mondo durissimo – ha ammesso – troppo duro per me. Ho fatto una buona gara, ma a quattro o cinque giri dalla fine ho perso le energie. Mi dispiace, ma non c’era più margine di manovra. I francesi hanno reso la gara incredibilmente difficile, per questo credo sia stata una buona scelta andare con Mathieu (Van der Poel, ndr).

«Non avevo concordato nulla con lui, ma tutti conoscono le sue qualità. Ho visto che non si limitava ad andare avanti, ma che stava davvero cercando di dare il massimo. Sembrava fortissimo ed era l’uomo giusto con cui provare a stare. Se mi sono sentito come se fossimo a un campionato del mondo di ciclocross? Magari, in quel caso avremmo già finito dopo un’ora. Invece quando mi sono staccato, sono andato indietro e ho provato ad aiutare Evenepoel».

Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe
Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe
Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe
Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe

Destinazione Lubiana

E Remco da par suo, ha lasciato Montreal con una frase sibillina e speranzosa: «C’è ancora tanto da fare. Speriamo di avere un giorno migliore domenica agli europei».

Lo scorso anno, dopo il secondo posto di Kigali, il belga della Red Bull-Bora se ne andò dalla gara continentale in Ardeche con un altro piazzamento dietro Pogacar. Vediamo se la seconda assenza dello sloveno e la distanza inferiore ai 200 chilometri basteranno per fare di Remco il nuovo campione europeo a Lubiana. Altrimenti inizieremo a pensare che tanto cambiar pelle per essere forte nei Grandi Giri potrebbe avergli portato via la verve che anni fa gli permise di vincere per due volte la Liegi e anche un mondiale.

Campionati del mondo Montreal 2026, crono uomini elite, Filippo Ganna

La scelta di Ganna: rischiare per vincere o tenersi l’argento?

21.09.2026
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MONTREAL (Canada) – Uno dalla parte di Ganna, l’altro super partes per opportunità e ruolo. Da un lato Marco Villa, che ha seguito Pippo nella crono e lo ha visto diventare grande. Dall’altro Marco Pinotti, ai mondiali di Montreal in supporto alla federazione britannica proprio per le crono. La prestazione dell’azzurro ha deluso oppure contro questo Evenepoel anche il suo massimo non è bastato? Si potrebbe rischiare di cambiare tutto per provare a colmare il gap oppure è meglio tenersi stretti anche i prossimi argenti?

La mattina è piuttosto fresca, dieci gradi e vento dall’Atlantico. Nelle vie strette di questo quartiere ai piedi di Mont Royal, gli scoiattoli passeggiano indisturbati sui marciapede, i ragazzi si spostano in bicicletta e le auto ai semafori partono piano. Eravamo a un passo dal pensare di trovarci in paradiso, quando è arrivata la notizia della caduta del belga Van Kerkhove, vincitore del Lunigiana, fatto cadere da un automobilista che prima l’ha superato e poi ha svoltato secco nel vialetto di casa.

Il miglioramento di Evenepoel nei tratti tecnici ha ridotto il suo passivo di un tempo da Ganna
Il miglioramento di Evenepoel nei tratti tecnici ha ridotto il suo passivo di un tempo da Ganna
Il miglioramento di Evenepoel nei tratti tecnici ha ridotto il suo passivo di un tempo da Ganna
Il miglioramento di Evenepoel nei tratti tecnici ha ridotto il suo passivo di un tempo da Ganna

Villa: palla al centro

Villa ascolta e riflette, poi risponde da uomo pacato qual è. Quando si lotta e si dà tutto, c’è poco da recriminare e forse questa serenità è quella che ieri è mancata a Ganna. C’è da capirlo, tuttavia. Quando vai alla partenza convinto di poter vincere e ne esci sconfitto pesantemente, la voglia di sorridere è la prima cosa che non trovi. I campioni sono macchine da vittoria e quella fame agonistica non si resetta con una stretta di mano.

Eravate partiti per vincere?

Sì,  con tutta la modestia del mondo, anche sapendo che di là ci fosse uno come Evenepoel. Ganna ha fatto tutto quello che doveva, già da mesi era mentalizzato per arrivare qua bene. Anche Remco ha detto di aver fatto la miglior crono della vita e per questo è comprensibile che anche per PIppo sia stato così. Lui sta migliorando e possiamo farlo anche noi. Tanto di cappello, perché Ganna ha qualche anno più di lui e può crescere ancora.

Lui sta migliorando…

Sta seguendo un ottimo percorso di crescita. Da giovane non si è usurato, perché è partito dagli juniores e che sia un fenomeno lo abbiamo capito presto, perché altrimenti non si vincono crono e strada alle Olimpiadi. Anche Ganna da junior non ha fatto tantissimo ed è questo il motivo per cui è ancora integro e può avere dei margini, i dati dicono questo.

I dati ieri hanno detto che non c’è mai stata storia.

La differenza ha colpito tutti. Sarà una mia idea, Pippo non la dice, ma il percorso non era adatto a un cronoman puro. Sappiamo che quando è lanciato, lui va fortissimo e l’ha dimostrato. Però percorsi da cronoman negli ultimi anni non ci sono stati. L’arrivo in salita a Glasgow, per esempio. Al secondo intertempo eravamo leggermente in vantaggio, poi abbiamo perso 12 secondi nell’arrivo in salita. E anche questo non era veloce come si diceva. Sarebbe interessanti vederli a confronto su un percorso da cronoman.

Cambierebbe qualcosa?

Magari vince ancora Remco, perché ieri nei due settori pedalabili non ci ha dato 20 secondi ma solo 6-7. Però il rettilineo più lungo era di quattro chilometri, mentre secondo me un cronoman deve far vedere le sue doti su tratti di 15-20 chilometri, senza dover continuamente frenare e rilanciare. Seixas è uno scalatore, ha le caratteristiche per rilanciare e scattare. E’ stato campione del mondo juniores a crono, non era da sottovalutare. Ma Kung, un cronoman puro come Ganna, è arrivato settimo e veniva dalla vittoria nella crono della Vuelta.

La delusione di ieri nasce dalla certezza che si sarebbe potuto vincere?

Io continuo a dire che abbiamo preso un argento mondiale dietro a un fenomeno. Se la sono giocata e ha vinto Renco, però Pippo ha vinto la medaglia d’argento. Non ha perso tutto. E’ stato forte, l’ha dichiarato Remco, che a suo dire ha fatto la miglior crono della vita. Il distacco è stato tanto? Va bene, palla al centro.

Cosa suggerire a Ganna? Cambiare per provare a vincere o tenersi stretto il secondo posto?
Cosa suggerire a Ganna? Cambiare per provare a vincere o tenersi stretto il secondo posto?
Cosa suggerire a Ganna? Cambiare per provare a vincere o tenersi stretto il secondo posto?
Cosa suggerire a Ganna? Cambiare per provare a vincere o tenersi stretto il secondo posto?

Pinotti: tempo di cambiare

Pinotti i mondiali li ha corsi e sa che il livello che si trova non è paragonabile a quello delle corse di preparazione. Lui ha il solito approccio molto razionale e davanti a certe dinamiche è portato a cercare comunque una soluzione. Il suo Callum Thornley ha chiuso al decimo posto a 2’02” da Evenepoel, dopo aver concluso a 23 anni la prima Vuelta della carriera.

Cominciamo dal percorso, che non era per specialisti…

Era adatto ai corritori dei Grandi Giri, come Seixas e Del Toro. C’erano tanti rilanci, la media non è stata altissima per il dislivello che c’era, quindi non era proprio un percorso super veloce, come il profilo poteva far pensare. Se infatti guardi la planimetria, vedi tante curve e soprattutto la strada è divisa a metà, quindi il percorso diventa tecnico e con tante curve da fare.

Che lettura dai del duello tra i primi due?

Il divario si è un po’ amplificato. Vedendo i tempi di ieri, Remco è tanto migliorato nella parte tecnica, mentre prima era un po’ limitato. Adesso ha coperto anche quel gap, si è visto nella prima parte. Poi è un partito aggressivo, perché lui anche da un punto di vista strategico vuole mettere subito tutto in chiaro. Ha guadagnato subito tanto e poi ha potuto gestirsi, pensando a domenica.

Sia Ganna sia Evenepoel dicono di aver fatto le loro prove migliori. Si può migliorare?

E’ difficile rispondere. Ho letto che Ganna ha provato una posizione più aggressiva, ma non l’ha usata. A livello di potenza è difficile fare di più, secondo me. Ieri c’erano condizioni ideali, con 13-15 gradi e senza vento. C’erano tante curve, ma ti permettevano di recuperare, quindi nei tratti rettilinei potevi spingere tanto. Ho visto dati alti di valori medi, mi aspetto che tanti abbiano fatto le loro migliore prove.

Come può fare per crescere?

Far migliorare uno che pesa 84 chili non è facile. Puoi fare 7 watt per chilo per 20 minuti. Per uno che pesa 65 chilli, sono 450 watt. Per uno che ne pesa 80-83 sono 600 watt. Non è tanto il watt per chilo, quanto la necessità di dissipare quel calore, perché dal punto di vista termodinamico, produci un quantitativo notevole di calore e a un certo punto arrivi a un limite fisiologico.

Più questo dell’aerodinamica?

Secondo me è più un fatto legato alle potenze. Però è vero che nel caso di Remco c’è anche una componente aerodinamica, ma non è solo quella, c’è anche tanta potenza.

Se tu fossi Ganna, rischieresti qualcosa per cambiare?

In assoluto sì, ma bisogna verificare se ti porta a qualcosa. Sono sette-otto anni che Ganna è ad altissimo livello, ha già vinto due mondiali, che cosa ha da perdere nel cambiare e cosa ha da guadagnare da un altro secondo posto? Però c’è un bel gap e va detto che intanto da dietro arrivano anche altri corridori. Seixas e Del Toro, per fare un esempio, hanno ancora grandi margini, perché la loro posizione in bici ha tanto da migliorare, ma in compenso hanno un grandissimo motore.