Paul Seixas, Decathlon CMA CMG

Seixas al Tour: idee, sensazioni e attese, parola a Garzelli

06.05.2026
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Il nodo è stato sciolto, Paul Seixas sarà al via del prossimo Tour de France. L’annuncio è arrivato tramite i canali social del suo team, la Decathlon CMA CGM, con un breve video nel quale il talento francese ha detto ai nonni (e allo stesso tempo a tutto il mondo) che prenderà parte alla Grande Boucle. Le voci che lo davano alla partenza di un Grande Giro in questa stagione si erano fatte sempre più insistenti fin dall’inverno. L’exploit al Giro dei Paesi Baschi, dominato e vinto, e il successo sul Muro di Huy avevano rafforzato le sensazioni di vederlo su palcoscenici ben più impegnativi.

Sensazioni che sono diventate dei solidi pilastri quando alla Liegi-Bastogne-Liegi il francesino classe 2006 è stato l’unico a tenere testa alle sfuriate di Tadej Pogacar sulla Redoute. Insomma, i tempi, per quanto possano sembrare precoci, sono ormai maturi. 

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia

Dal Lunigiana al Tour

Del talento di Paul Seixas si parla da quando al secondo anno da junior ha dominato in lungo e in largo. A partire dalla Liegi di categoria, passando per le corse sulle Alpi francesi e arrivando anche al Giro della Lunigiana, vinto in un bellissimo testa a testa contro il nostro Lorenzo Finn

A quel Giro della Lunigiana insieme a noi c’era anche Stefano Garzelli, che ha commentato la gara sul posto. Lo stesso commentatore tecnico della RAI se lo è ritrovato davanti anche alla Liegi-Bastogne-Liegi di qualche settimana fa. La tentazione di parlare per analizzare e commentare la scelta del francese era forte, così abbiamo alzato il telefono e ne è nato l’articolo che state leggendo. 

Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Stefano, la sensazione è che il mondo del ciclismo sembra essersi finalmente tolto un peso dal petto: Seixas sarà al Tour…

Vero, era una di quelle notizie che teneva tutti in sospeso. Anche se nei giorni scorsi ho letto una bella intervista a Miguel Indurain, il quale ha detto una cosa che condivido pienamente.

Cioè?

Che sia un bel rischio per Seixas andare al Tour e che abbia più da perdere dopo ciò che ha fatto vedere in questa prima parte di stagione. E’ giovane, ma siamo in un mondo in cui ci si dimentica subito di certe dinamiche. Soprattutto se poi si va a correre in certi contesti, come può essere il Tour de France. 

Sembra essere stata quasi una spinta popolare…

C’è da capirli. E’ una decisione coraggiosa, ma siamo davanti a un ragazzo molto più maturo della media. Forse sarebbe stato meglio passare da una corsa a tappe del calibro della Vuelta, ma il rischio era che in caso di crisi o risultati sotto le aspettative le reazioni sarebbero state le stesse, con la gente pronta a dire: «Se non va forte alla Vuelta figuriamoci al Tour».

La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
Una volta scelto di fare il passo, a questo punto meglio farlo tutto insieme?

Avrebbe potuto anche correre al Giro o alla Vuelta, ma alla fine sarebbe stata la stessa cosa a livello di attenzione e di attese. Quindi tanto vale andare al Tour. 

Tu cosa ne pensi?

E’ giovane, ha 19 anni (ne farà 20 il prossimo 24 settembre, ndr) ma le aspettative sono già alte. Giornalisti, appassionati, tifosi (e la Francia intera ci sentiamo di dire noi, ndr) avranno gli occhi puntati su di lui. Certo che c’è differenza dal correre contro i più forti nelle corse di un giorno o alle gare di una settimana. Le tre settimane del Tour de France non sono uno scherzo. 

Considerando che Seixas non corre per partecipare, lo abbiamo visto…

Non credo ne sia capace. Personalmente avrei fatto un altro anno a fare gare di una settimana con l’obiettivo di vincerle. Poi ci sarebbe stato tutto il tempo, nel 2027, di fare il Tour de France.

Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Cosa ci possiamo aspettare da Seixas al Tour?

Se fossi la squadra metterei le mani avanti, chiarendo che si va per provare a vincere una tappa e non per la classifica generale. Più che di gambe lo vedo indietro di esperienza rispetto a un possibile podio. Lo scorso anno Lipowitz fece terzo, ma arrivò in sordina. Seixas avrà intorno a sé una pressione importante. A mio avviso deve arrivare con l’approccio di chi ha tutto da imparare.

Mentalmente sembra solido, anzi solidissimo.

Lo è perché fa parte della sua personalità, ma anche perché fino ad adesso tutto sta andando per il meglio. Credo sia un giovane capace di accettare una giornata storta con la lucidità giusta. Io mi aspetto un Seixas capace di correre davanti, lo ha dimostrato, anche se torno a dire che tre settimane sono lunghe. 

La cosa impressionante è che due anni fa vinceva il Lunigiana, ora si parla di Tour de France…

E ci va da protagonista, due anni fa era al Lunigiana e nel frattempo ha vinto ai Baschi, la Freccia e ha fatto secondo alla Liegi. Senza dimenticare il terzo posto all’europeo nel 2025 e la grande prestazione al mondiale in Ruanda.

Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Al Tour correrà contro un altro ex enfant prodige: Evenepoel, secondo te si possono accostare?

Non direi. Il ciclismo è cambiato tanto da quando Evenepoel è arrivato nel professionismo, anche se entrambi sono passati direttamente dalla categoria juniores al WorldTour. Ma il belga mi sembra meno solido mentalmente rispetto a Seixas, che invece paragono a Pellizzari. Li vedo tranquilli e rilassati, come se la pressione gli scivolasse via.

Ha ancora senso il paragone Seixas-Finn?

Ormai non più, da quando erano nella categoria juniores hanno poi fatto scelte totalmente differenti. Finn ha seguito la strada giusta, quella canonica. Seixas è l’eccezione. Non che Finn non valga, anzi, a me piace molto. Penso si potrà tornare a fare un parallelismo tra loro tra un paio d’anni, quando avranno una serie di esperienze comuni alle spalle. 

Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
7 min
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Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Tadej Pogacar, Paul Seixas

Pogacar fa poker a Liegi, ma questa volta è stata dura

26.04.2026
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LIEGI (Belgio) – A un certo punto è parso che nessuno avesse nulla più da chiedergli. Tadej Pogacar ha vinto la quarta Liegi, come Argentin e appena un passo sotto Merckx. E anche se questa volta ha trovato più resistenza del solito, la sensazione (probabilmente sbagliata) è che non l’abbia trovato particolarmente emozionante. Emozione che invece c’è stata sull’arrivo quando ha puntato le dita al cielo nel ricordo di Camilo Muñoz, suo compagno dal 2019 al 2021, scomparso due giorni fa.

Vincere la Liegi a questo livello potrebbe sembrare quasi un esercizio matematico. Per cui, neutralizzata la fuga fiume del mattino (52 uomini fra cui Evenepoel), la UAE Emirates ha ripreso in mano la corsa, portando il capitano all’attacco della Redoute. E qui, nella consueta cornice di pubblico, la salita è esplosa quando Tadej ha attaccato e alla sua ruota si è lanciato subito Seixas.

Erano tre i più attesi del mattino, ma a quel punto Evenepoel era già defilato, dimostrando di essere sempre più spesso un corridore come gli altri. Invece Seixas ha tenuto fede alle attese e alle loro spalle si è scavato un baratro che, inquadrato dall’alto, ha fatto cogliere la differenza disarmante fra i primi due e gli altri. Per una volta, guardandosi alle spalle, Pogacar ha visto di non essere solo. E ha avuto la conferma che nel gruppo sia davvero arrivato un brutto cliente.

Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile

L’abbraccio al traguardo

Per staccare Seixas, Pogacar ha dovuto attendere la Cote de la Roche aux Faucons. Prima non si è mosso, ha lasciato che l’altro facesse la sua parte e ha atteso quell’ultima salita da cui la corsa si tuffa su Liegi. L’ha puntata a una velocità da asfissia e proprio mentre si cominciava a ragionare dello sprint, dato che Seixas sembrava in controllo, si è ripetuto il copione di sempre.

Il francese ha perso una pedalata e poi un’altra e in breve quel piccolo margine si è trasformato nei 45 secondi che li hanno divisi sul traguardo. Pogacar ha fatto la differenza da seduto, ma quando glielo chiediamo, dice che non è stato per una scelta tecnica: ha solo pensato a spingere. Alle loro spalle, a 1’42” Evenepoel ha giocato il finale da corridore esperto e con una bella volata ha conquistato il terzo posto.

Tadej ha avuto il tempo per una sorsata d’acqua, poi si è voltato verso Seixas e gli ha dedicato un abbraccio che è stato forse l’immagine più bella del giorno (foto di apertura). Si sussurra che il francese potrebbe finire nella sua stessa squadra: visto il duello di oggi, lo troveremmo un peccato.

«Sarò sincero – dice Pogacar – ero un po’ nervoso all’inizio, quando è partito quel grosso gruppo e stavamo spingendo al massimo per cercare di recuperare subito. Poi ci siamo calmati un po’, abbiamo resettato la mente e abbiamo modificato la nostra strategia. E’ brutto avere un gruppo così grande davanti: è sempre difficile collaborare con così tanti corridori in testa, ma con Remco non si sa mai.

«Quindi abbiamo dovuto pedalare al massimo e ringrazio la Decathlon che ha messo due uomini per darci una mano e il vantaggio ha subito preso a calare velocemente. E’ stata una giornata davvero frenetica, sono successe molte cose ed è stato interessante, ma non ci siamo fatti prendere dal panico. I ragazzi hanno fatto un buon lavoro, sono orgoglioso di come abbiamo lavorato».

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar

Il punto dell’attacco

Ha attaccato per la terza volta nello stesso punto della Redoute, ma quando glielo fanno notare sembra non dargli troppa attenzione. Se si tratta di una tattica che hanno studiato, pensiamo, non vorrà svelarla. Altrimenti c’è veramente da credere che le sue vittorie siano fatte di solo istinto e grandi gambe.

«La Redoute è una salita dura – spiega – e quando ci si arriva sono già passate cinque ore di gara e la stanchezza nelle gambe è tanta. Quindi per me è un buon punto per andare. Ogni anno è un po’ diverso, ma questa volta Benoit (Cosnefroy, ndr) ha fatto benissimo. Poi però è arrivato il momento in cui penso che fosse al limite delle sue energie e così sono partito.

«Sorpreso quando mi sono voltato e ho visto Seixas? Per niente. Era lì dove pensavo che sarebbe stato. Sono rimasto impressionato e stupito da quanto sia forte e ne parlerò sicuramente con lui. Ha fatto una gara fantastica e l’ha resa per me una delle più difficili. Aveva già dimostrato un inizio di stagione straordinario, con risultati incredibili e una grande maturità. E’ davvero bello vederlo così forte e penso di non aver mai visto uno scalatore più forte di lui».

Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore

L’erede al trono

Parla col cuore in mano della squadra e dei compagni e di quanto ogni volta gli faccia piacere ritrovarli. E’ la strana dimensione di un corridore che oggi ha partecipato alla quinta corsa di stagione, avendone vinte quattro, ma il resto del tempo lo passa ad allenarsi da solo

«Non corro molto – riconosce – ma ogni gara porta con sé aspettative, pressione e sfide. Mi sono allenato molto, cercando di essere la migliore versione di me stesso in ogni gara che ho disputato finora e penso di esserci riuscito. E’ andata piuttosto bene, direi che è stata una bella primavera e mi sono divertito molto durante il periodo di preparazione per ogni gara. Vedremo come andrà e se ci divertiremo di nuovo.

«Però intanto mi sono accorto che avere intorno Paul Seixas potrebbe diventare una motivazione. Il fatto che a 19 anni corra a un livello così alto penso che dia motivazione a tutti gli altri e ci spinga a migliorare ancora, perché ha 19 anni e va così forte, ma di solito il fisico è al massimo della forma tra i 26 e i 30 anni. Per cui dovremo lavorare sodo per cercare di vincere il più possibile anche il prossimo anno, finché non ci sbaraglierà tutti (ride, ndr).

«Per me sarà facile cercare di lavorare ancora e meglio, per lui invece alla lunga potrebbe essere più difficile, ma so per certo che diventerà sempre più forte ogni anno. Io non sto certo diventando più giovane, per cui credo che sia una questione di tempo».

Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie

Da martedì Pogacar sarà in gara al Romandia e dice di non vedere l’ora, perché non l’ha mai fatto ed è curioso di aggiungere delle grandi corse per lui nuove.

«E’ anche una bella zona – dice con un sorriso – un po’ la conosco e come al solito cercherò di dare il massimo. E in qualche modo darà il via alla transizione verso le corse a tappe, dopo questo primo periodo dedicato alle corse di un giorno. E poi farò qualche ricognizione e poi andrò in vacanza prima di prepararmi per il Tour».

Nient’altro da aggiungere, qualche domanda in sloveno per la televisione di casa e poi accompagnato da Luke Maguire, Pogacar riprende la via del pullman. Un’altra sera di festa in casa UAE, ma stavolta anziché tornare a casa, Tadej farà rotta verso la prossima corsa: destinazione Villars sur Glane, da cui martedì inizierà il 79° Tour de Romandie.

Liegi Bastogne Liegi 2026, presentazione squadre, 25.04.2026, Tadej Pogacar

Tre sfidanti per la Liegi: Seixas e Remco assedio a Pogacar

25.04.2026
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LIEGI (Belgio) – Ieri mattina, dovendo percorrere gli ultimi 100 chilometri della Liegi, il pullman della UAE Emirates XRG si è fermato in un punto imprecisato fra Vielsalm e Trois Ponts. E mentre i corridori ne scendevano alla spicciolata, sull’altro lato della strada si è fermato il mezzo della Decathlon, in una sorta di marcatura inconsapevole che però in un solo colpo d’occhio ha dato la cifra della Liegi-Bastogne-Liegi di domani. Seixas getta il guanto di sfida, Pogacar lo ha raccolto e in mezzo c’è Evenepoel. Anche Remco si è affacciato al professionismo giovane come il francese (vinse San Sebastian a 19 anni), ma lui la Liegi l’ha già vinta per due volte.

La presentazione delle squadre a Place Saint Lambert (già tornata lo scorso anno) ha restituito alla Doyenne il suo teatro preferito. Liegi è una vecchia regina ammantata di velluto che sta cercando di rifarsi il trucco. Nuovi palazzi, grattacieli e centri commerciali, ma il centro è ostaggio dell’incuria. Quel velluto che un tempo fu splendido porta i segni del tempo ed è un peccato. Il cielo è di un bell’azzurro squillante, l’aria è fresca. Nei bar ai bordi della piazza, birre e aperitivi danno l’idea della festa.

Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni

La quinta di Pogacar

Pogacar correrà domani la quinta corsa di stagione. Delle prime quattro, tre le ha vinte e nella quarta – la Roubaix – è arrivato secondo. La Liegi è anche la quarta Monumento di stagione, avendo vinto sinora la Sanremo e il Fiandre. Tadej è arrivato in Belgio giovedì sera. Ieri mattina ha svolto la consueta recon sul percorso, staccando i compagni sulla Redoute e andando avanti da solo fino dopo la salita successiva. Il fatto di avere uno sfidante giovane come Seixas probabilmente lo intriga, anche se finora gli scontri diretti sono stati tutti a suo favore: dagli europei 2025 alla Strade Bianche.

«Non so davvero cosa aspettarmi – dice – ma penso che sarà una Liegi molto dura perché molti dei contendenti sono in ottima forma. Ci sono diversi punti del percorso che possono prestarsi ad attacchi, ma noi faremo la nostra corsa. Abbiamo un’ottima squadra e cerchiamo di seguire il nostro piano. Vediamo cosa accadrà all’attacco della Redoute, se sarà meglio andare via da soli come negli ultimi anni o qualcos’altro di sorprendente. Non ne abbiamo ancora parlato, forse mi limiterò a seguire e vedrò cosa succede, ma ovviamente darò il massimo per cercare di vincere la gara.

«Come ho seguito Seixas negli ultimi giorni? Come voi, alla televisione. Se però volete sapere che cosa penso di lui, direi che lo ammiro molto, vista la sua giovane età. E’ così maturo e sta dimostrando in gara quanto sia bravo come corridore. Penso che abbia un futuro brillante e sono sicuro che domani darà il meglio di sé».

Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi
Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi

Seixas coi piedi per terra

Col francesino della Decathlon avevamo già parlato dopo la vittoria della Freccia Vallone. Mentre i suoi rivali si risparmiavano in attesa della Liegi, lui ha conquistato il Muro d’Huy. Se davvero la Liegi ha la porta chiusa, la Freccia Vallone sarà un bel modo per consolarsi nelle prossime settimane.

«La Liegi è sicuramente una grande corsa – dice Seixas – mi sto preparando da molto tempo e sono davvero emozionato di essere al via. Il confronto con Tadej e Remco non può che spronarmi a migliorare. Sono entrambi corridori incredibilmente forti e cercherò di lottare con loro, quindi non vedo l’ora che arrivi la gara. Non credo di poter essere messo sullo stesso piano di Pogacar: l’ho incrociato una volta sola alla Strade Bianche e abbiamo visto come è andata. Penso che Tadej sia il miglior corridore di tutti i tempi e il solo pensiero di poter correre contro di lui è già una cosa fantastica, vedremo come andrà.

«La Liegi sarà un’esperienza ma anche una gara da vincere: quando solo al via, il mio unico obiettivo è vincere, ma comunque andrà sarà una grande conclusione per questo blocco di gare. L’obiettivo è lottare con loro e non avere problemi. Sono sicuramente in ottima forma, la cosa più importante è che domani mi senta bene. Stasera mi rilasserò e me la godrò. Non vedo l’ora, ma bisogna rimanere calmi, altrimenti, come si dice, si perde il controllo.

«Credo che aspetteremo tutti fino alla Redoute – conclude – poi le cose si faranno inevitabilmente più difficili con l’avvicinamento alla salita della Maquisard, che è diversa dagli anni precedenti e potrebbe rendere la corsa ancora più dura, quindi vedremo come andrà. Penso che prima della Redoute, vista la discesa per arrivarci, sarà difficile che succeda qualcosa di significativo. Se si riuscisse a formare un gruppo leggermente più piccolo prima della Redoute, si eviterebbe di correre grossi rischi in discesa».

Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi

E Remco fa il furbo

Remco sta nel mezzo, un passo avanti rispetto a Pidcock, ma ben attento a non lanciarsi in dichiarazioni troppo roboanti. Le lezioni delle ultime volte lo hanno segnato e piuttosto che sbilanciarsi e annunciare propositi bellicosi, preferisce (facendo probabilmente violenza alla sua indole) restare un passo indietro.

«Dopo la vittoria dell’Amstel – dice – non è stata una vera pausa. La corsa è stata piuttosto lunga, 6 ore, e indecisa sino alla fine. Ho deciso di non partecipare alla Freccia Vallone per essere al massimo domani e tutti i passi di avvicinamento sono andati bene, quindi spero di essere al 100 per cento. Difficile dire dove si potrebbe attaccare, penso che la corsa esploderà sulla Redoute. Ci saranno degli attacchi, quindi sarà indispensabile arrivare all’inizio della salita con la massima efficienza possibile.

«Penso di avere buone possibilità, ma bisogna considerare che ci sono ancora altri corridori in ottima forma che vogliono dare il massimo e puntare alla vittoria o al podio. Tutti sanno che, ai miei occhi, Tadej è sempre davanti a tutti gli altri e poi c’è un gruppo molto numeroso di corridori di altissimo livello. Seixas è impressionante, questo è certo. Non dobbiamo dimenticare che ha solo 19 anni e che potrebbe avere davanti ancora 10 anni di carriera. E’ chiaro che deve impegnarsi per non perdere la concentrazione, ma davvero gli auguro una carriera lunga e ricca di successi. Io però spero di essere lì per la battaglia e lottare per la vittoria».

Nel baillamme della presentazione delle squadre, abbiamo incontrato diversi italiani. Ciccone, secondo lo scorso anno e appena arrivato dall’altura. Zana, in buona luce alla Freccia Vallone. Il piemontese Mattio, che dopo aver vinto la Roubaix accanto a Van Aert, ora proverà le cotes della Liegi. Tiberi che pochi hanno annotato nelle loro previsioni. Velasco e Scaroni, con qualcosa da dimostrare. Sarà una Liegi forse scontata, ma non ci sarà nulla di noioso.

Strade Bianche 2026, salita di Santa Caterina, Paul Seixas

Freccia Vallone: senza Remco e Tadej, via libera per Seixas?

21.04.2026
5 min
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Come è andata e come andrà. La Freccia Vallone si correrà domani e dovrà eleggere il successore di Tadej Pogacar, che l’ha tolta dalla sua lista dei desideri, preferendo concentrarsi sulla Liegi di domenica. E come era prevedibile dopo le parole post vittoria dell’Amstel, anche Remco Evenepoel ha scelto di saltare la corsa di Huy per giocarsi tutto nella Doyenne.

Se c’è uno più forte che non corre per arrivare fresco agli appuntamenti, perché uno che fatica per tenergli le ruote dovrebbe arrivarci ancora più stanco? In questo effetto domino, chi sembra farsene un baffo è Paul Seixas, che dopo aver vinto i Paesi Baschi, rischia seriamente di portarsi a casa un bel bottino, agganciandosi idealmente al tris francese di Alaphilppe (2018-19-21).

Amstel Gold Race 2026, Remco Evenepoel
Dopo la vittoria dell’Amstel Gold Race, Evenepoel aveva lasciato intuire che la Freccia Vallone fosse per lui a rischio
Amstel Gold Race 2026, Remco Evenepoel
Dopo la vittoria dell’Amstel Gold Race, Evenepoel aveva lasciato intuire che la Freccia Vallone fosse per lui a rischio

Il via da Herstal

Per la novantesima edizione, la Freccia Vallone partirà da Herstal, borgo sulle colline di Liegi e sede del Post Hotel, da sempre uno dei più rinomati hotel utilizzati dalle squadre per il soggiorno ardennese.

Il percorso prevede 209 chilometri fino al Muro dHuy, con diverse salite lungo il percorso. Nomi forse poco noti, che però metteranno il dislivello giusto perché il Muro d’Huy diventi il solito giudice implacabile. La Cote de Trasenster e la Cote des Forges, seguite dal circuito di 37 chilometri da ripetere per due volte e mezza intorno a Huy, lungo il quale i corridori dovranno affrontare la Cote d’Ereffe, la Cherave e infine il celebre Muro di Huy: 1.400 metri con una pendenza media del 9,7 per cento e massima del 22 per cento. Inutile dire che anche il posizionamento giocherà un ruolo importantissimo.

Su quella rampa e le sua doppia curva ci saranno tutti i tifosi del Belgio. Tanti sono andati a scattare foto già da ieri pomeriggio, alcuni aspetteranno stamattina. Poi i corridori si rintaneranno negli hotel preparandosi per la sfida. E domani la salita sarà il solito crogiuolo di profumi. Piccole grigliate nel poco spazio sulla salita, una prateria di carne ai ferri nello spazio in cima. Tanta birra, ma proprio tanta. E il gusto di una festa paesana con una corsa nel mezzo.

Muro d'Huy
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e si confondono con i corridori, in un mix di odori e voci
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e si confondono con i corridori, in un mix di odori e voci

La bordata di Pogacar

Come è andata, si diceva. Lo scorso anno a 7 chilometri dall’arrivo la UAE Emirates prese in mano la corsa. Prima accelerò Christen, che provocò la prima selezione, cui sopravvissero Evenepoel, ovviamente Pogacar, Healy, Benoot e pochi altri, mentre il giovane belga più atteso – Thibau Nys, che veniva dalla vittoria al GP Indurain e dal 12° posto all’Amstel – perse terreno, chiudendo all’ottavo posto.

Se qualcuno degli atleti più esplosivi, come Evenepoel, sperava che la pendenza fosse un deterrente per Pogacar, rimase davvero molto male. Quando Tadej attaccò dalla base del Mur de Huy, nessuno riuscì a seguirlo. Evenepoel fu costretto a cedere e chiuse al nono posto, evitando un duello diretto. Il podio venne completato da Vauquelin e Pidcock, con il campione del mondo a centrare per la seconda volta quel traguardo.

Rebellin ha vinto l'ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poso sarà 3° alla Liegi di Schleck
E’ il 22 aprile 2009, quando Rebellin vince la Freccia per la terza volta. Corre per Gianni Savio: entrambi amici che ora non ci sono più
Rebellin ha vinto l'ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poso sarà 3° alla Liegi di Schleck
E’ il 22 aprile 2009, quando Rebellin vince la Freccia per la terza volta. Corre per Gianni Savio: entrambi amici che ora non ci sono più

La Freccia tricolore

La Freccia Vallone è stata per cinque volte amica di Valverde, che ne detiene il record, ma ha sorriso spesso anche agli italiani, anche se per vedere l’ultima vittoria tricolore bisogna risalire al 2009: anno della terza vittoria di Rebellin. Negli anni precedenti, quelli più recenti, vittorie anche per Di Luca, Casagrande, Bartoli, tre volte Argentin e poi Fondriest.

Domani la compagine dei nostri non sarà sarà troppo numerosa, ma propone diversi motivi di interesse. Per Ciccone, fresco di altura (se effettivamente ci sarà). Busatto, per la prima volta leader: da lui ci si aspetta un segnale che parli di futuro. Per Scaroni affiancato da Ulissi: l’allievo e il maestro. E magari anche il terzetto Jayco-AlUla composta da Vendrame, Covi e De Pretto.

Freccia Vallone femminile 2025, Puck Pieterse
Nel 2025, l’allungo imperioso di Puck Pieterse ha sfilato la Freccia Vallone dalla mani di Vollering che già pregustava la vittoria
Freccia Vallone femminile 2025, Puck Pieterse
Nel 2025, l’allungo imperioso di Puck Pieterse ha sfilato la Freccia Vallone dalla mani di Vollering che già pregustava la vittoria

Prima le donne

Ci saranno ovviamente anche le donne, che correranno per 148 chilometri, con partenza e arrivo a Huy. Il loro percorso è diverso da quello degli uomini, a eccezione del giro di Huy che è identico. Dopo la partenza infatti, le ragazze seguiranno il corso della Mosa, faranno nell’ordine la Cote de Bohissau, quella de Courriere e la Cote de Durnal prima di immettersi nel circuito di Huy.

Lo scorso anno finì che Puck Pieterse sferrò un attacco così violento sul Muro d’Huy che anche la più titolata Demi Vollering fu costretta a inchinarsi.

La vittoria alla Freccia e la forza con cui ha battuto la Van Vleuten sul Muro d'Huy sono l'highlight del 2022
Era il 2022 l’ultima volta che un’italiana ha vinto la Freccia Vallone: nel 2022 la firma di Marta Cavalli
Era il 2022 l’ultima volta che un’italiana ha vinto la Freccia Vallone: nel 2022 la firma di Marta Cavalli

Luperini, Cavalli e stop

Tra le favorite va inserita a buon diritto Kasia Niewiadoma, vincitrice due anni fa, ma anche la stessa Vollering, l’iridata Vallieres, la vincitrice uscente Puck Pieterse e Van der Breggen che nella prima parte di carriera la Freccia l’ha vinta per sette volte.

Nell’arco delle 26 edizioni, l’Italia si è imposta per tre volte con Fabiana Luperini (che vinse al primo anno in cui fu disputata). E poi, dopo la sua ultima vittoria del 2002, per trovare un altro cognome italiano nell’albo d’oro c’è da risalire al 2022 di Marta Cavalli: tanto forte quanto sfortunata e fragile. Dal suo ritiro, nessuna delle azzurre ha ancora dato prova di poterla vincere. Nelle ultime cinque edizioni, per tre volte è stata terza Elisa Longo Borghini (assente mercoledì) e una volta Gaia Realini.

Amstel Gold Race 2026, Remco Evenepoel

L’Amstel di Evenepoel, un mix di tattica e potenza

19.04.2026
4 min
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Veniva dall’aver battuto Van Aert nella volata a due alla Freccia del Brabante, per questo l’anno scorso aver chiuso al terzo posto l’Amstel Gold Race dietro Skjelmose e Pogacar era sembrata a Evenepoel una sconfitta fastidiosa. Pensava proprio a quello sprint oggi nell’avvicinarsi alla volata della stessa corsa olandese, deciso più che mai a pareggiare i conti. Pogacar non era della partita, ma Skjelmose era nuovamente lì.

«Questa volata è stata davvero un ritorno alla scorsa stagione – ha raccontato – ma avevo più fiducia. Dalla seconda salita del Cauberg, ero sicuro di poter contare sul mio sprint. Gregoire si è staccato e sentivo che anche Skjelmose fosse al limite. Volevo portarmelo dietro perché c’era vento contrario, ma sapevo anche di poterlo battere in volata. Ho guardato i miei valori e ho fatto uno dei miei migliori sprint di sempre dopo una lunga corsa».

Sul podio dell'Amstel Gold Race, secondo dietro Evenepoel si è piazzato Skjelmose, mentre terzo è arrivato Cosnefroy
Sul podio dell’Amstel Gold Race, secondo dietro Evenepoel si è piazzato Skjelmose, mentre terzo è arrivato Cosnefroy
Sul podio dell'Amstel Gold Race, secondo dietro Evenepoel si è piazzato Skjelmose, mentre terzo è arrivato Cosnefroy
Sul podio dell’Amstel Gold Race, secondo dietro Evenepoel si è piazzato Skjelmose, mentre terzo è arrivato Cosnefroy

Un grande lavoro della Red Bull

Remco si è mosso da cacciatore di classiche, come quando ha vinto le due Liegi e prima di dedicarsi alla estentuante rincorsa del Tour. E se qualche segnale c’era stato della sua scarsa propensione del momento per le lunghe salite, la Vuelta Valenciana lo aveva visto in ottimo spolvero su quelle più corte, con la conferma dei muri del Fiandre chiuso al terzo posto.

«Questo vittoria significa molto – ha confermato Evenepoel – ho avuto un ottimo aprile con il Giro di Catalogna (5° a 2’13” da Vingegaard, ndr) e il Giro delle Fiandre, ma vincere è tutta un’altra cosa. Ho già detto che amo molto questa corsa. Tante salite brevi e impegnative. La selezione è iniziata più o meno nello stesso punto dell’anno scorso, ma avevo molta fiducia.

«Mi sentivo meglio e questo si è visto anche nello sprint. Sono anche molto orgoglioso di aver portato a casa la vittoria grazie al lavoro di squadra. Van Poppel e Tim Van Dijke hanno dovuto controllarla da soli nei primi chilometri, mentre gli altri mi hanno posizionato alla perfezione. Con la pioggia non è stato facile rimanere calmo, ma l’Amstel è una delle mie corse preferite e averla vinta alla seconda partecipazione è fantastico».

Skjelmose aveva vinto l'Amstel lo scorso anno, ma quest'anno sul Cauberg con Evenepoel  ha sentito di essere al limite
Skjelmose aveva vinto l’Amstel lo scorso anno, ma quest’anno sul Cauberg con Evenepoel ha sentito di essere al limite
Skjelmose aveva vinto l'Amstel lo scorso anno, ma quest'anno sul Cauberg con Evenepoel  ha sentito di essere al limite
Skjelmose aveva vinto l’Amstel lo scorso anno, ma quest’anno sul Cauberg con Evenepoel ha sentito di essere al limite

La resa di Skjelmose

Nonostante il secondo posto possa bruciare, soprattutto a un anno dalla vittoria, Mattias Skjelmose è apparso in perfetto equilibrio e niente affatto deluso.

«Sono contento. Voglio dire – ha spiegato il danese della Lidl-TrekRemco era sicuramente il più forte, come pure l’anno scorso. Solo che in quell’occasione sono stato fortunato (il riferimento è alle schermaglie fra Evenepoel e Pogacar, ndr) mentre quest’anno mi ha battuto con le gambe. Ero al limite e ho pensato che mi avrebbe staccato in salita. Ho dato il massimo, ma ero un po’ al limite, per cui ho cercato di fare lo sprint più breve possibile. Per me era chiaramente meglio così, ci ho provato, ma non c’è stato niente da fare.

«Fin da quando ero bambino e ancora oggi, le Classiche sono sempre state le gare che più mi piaceva guardare e credo che l’Amstel sia la cosa più vicina alla gara per me perfetta. Le continue curve, la salita, la discesa, le strade strette, gli ostacoli… Alla fine sei distrutto mentalmente. Ma percorrere queste strade e dover essere concentrato per tutto il tempo è una sensazione pazzesca. Sono stato felice di correrla nuovamente e aver rischiato di vincerla, è una delle corse preferite di tutto il calendario. Quest’anno sono arrivato secondo e l’anno scorso primo, spero di poter riconquistare il primo posto l’anno prossimo».

Dopo l'arrivo, Evenepoel ha trovato ad attenderlo sua moglie Oumi. L'Amstel è la prima grande vittoria da Parigi 2024
Dopo l’arrivo, Evenepoel ha trovato ad attenderlo sua moglie Oumi. L’Amstel è la prima grande vittoria da Parigi 2024
Dopo l'arrivo, Evenepoel ha trovato ad attenderlo sua moglie Oumi. L'Amstel è la prima grande vittoria da Parigi 2024
Dopo l’arrivo, Evenepoel ha trovato ad attenderlo sua moglie Oumi. L’Amstel è la prima grande vittoria da Parigi 2024

Freccia o Liegi?

Dopo l’arrivo Remco ha trovato ad attenderlo sua moglie Oumi, oltre a un mare di tifosi che hanno celebrato la sua vittoria. Il Cauberg è stato il solito stadio furente di tifo e passione e l’assolo del belga non si è fatto attendere.

«E’ stata sicuramente la vittoria più bella della stagione – ha concluso Evenepoel – ma ogni vittoria è bella. Forse si piazza appena sotto le Classiche Monumento, ma è molto in alto nella mia lista personale. Da domani analizzeremo questa prestazione e poi probabilmente decideremo se fare o no la Freccia Vallone. E’ nel programma, ma non è ancora confermata. Stiamo valutando come recuperare, ma mi sento bene, quindi spero di poterla correre. Prevedono bel tempo ed è sempre bello avere bel tempo alla Freccia Vallone, ma prima mi godrò questa vittoria».

La sensazione è che Remco stia scaldando i motori per la sfida con Pogacar e Seixas alla Liegi-Bastogne-Liegi. E se i suoi allenatori dovessero valutare che la Freccia Vallone potrebbe essere un pericoloso spreco di energie, siate pur certi che lo rivedremo soltanto per la partenza della Doyenne.

Remco Evenepoel, Fiandre 2026

La prima di Remco su muri e pavé? Promosso alla grande

06.04.2026
5 min
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OUDENAARDE (Belgio) – «Finire terzo alla mia prima partecipazione non è affatto male. Non posso che essere orgoglioso». Remco Evenepoel entra subito nel cuore della questione. Il suo podio alla prima partecipazione al Giro delle Fiandre è probabilmente la vera notizia della giornata, perché che gli altri due andassero forte si sapeva.

L’asso della  Red Bull-Bora era sorridente e questa non è una cosa che capita spesso a chi, come lui, è abituato al numero uno. A vincere. Lo abbiamo visto anche al recente Volta a Catalunya quanto fosse nervoso quando non riusciva a fare ciò che voleva.

L'unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L’unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L'unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont
L’unico neo del suo primo Fiandre, a detta di Remco stesso, è stato non aver superato prima Pedersen sul Kwaremont

Punto di partenza

Il Giro delle Fiandre è una corsa per pochi. Servono le gambe, ma serve anche saper limare, stare davanti… E’ una “guerra di posizione”. E’ guida sul pavé. Noi restiamo stupiti, ma anche se in bici ci è salito tardi, Evenepoel è e resta pur sempre un belga e certi feeling riesce a trovarli prima di altri.

L’unica recriminazione del campione olimpico riguarda proprio una posizione in un momento chiave. «Il mio unico errore – ha detto Remco – è stato non aver superato prima Mads Pedersen sull’Oude Kwaremont. Pensavo che stesse per chiudere su chi era davanti… ma non è stato così e questo mi ha costretto a rincorrere per qualche minuto.

«Però per il resto è stato importante essere presente nei momenti chiave. Avevamo tre punti molto importanti: Eikenberg, Molenberg, Berg Ten Houte. Volevamo assolutamente essere tra i primi dieci e ci siamo riusciti. Poi tenere duro è stato estenuante. Quando tirava Van der Poel recuperavo un po’, magari se fossi rientrato sarebbero cambiate le cose. Mentre quando tirava Pogacar perdevo. Ho capito che non sarei più rientrato su di loro prima dello Steenbeekdries. Lì hanno guadagnato altri secondi ed è stata la fine per me».

E proprio perché sul pavé Evenepoel è parso a suo agio, c’è già chi lo aspetta alla Parigi-Roubaix.
«Quest’anno no, ma in futuro chissà. Vediamo, ne dobbiamo parlare. Una cosa è certa: Van der Poel e Pogacar sono stati più forti e sono arrivato al posto che meritavo. Però tornerò. Mi è piaciuto moltissimo e non so quanta gente urlasse il mio nome a bordo strada».

Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora. Lo abbiamo incontrato dopo la corsa
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora. Lo abbiamo incontrato dopo la corsa

Parla Dempster

A questo punto ci siamo rivolti anche al team stesso di Remco. Zack Dempster, a capo dello staff tecnico della Red Bull-Bora, era alquanto soddisfatto del suo atleta.

«Sì – dice Dempster – lo sono decisamente. Credo che non si possa discutere il fatto che Tadej e Mathieu siano stati più forti, ma penso che Remco abbia fatto una corsa molto coraggiosa. Possiamo essere tutti molto orgogliosi di lui. E lui stesso può esserlo. Se ci aspettavamo questa prestazione? Sì, insomma, se la corsa fosse andata nel verso giusto. Il fatto che sia esplosa presto, che dopo pochi muri siano rimasti in pochi, è stato un vantaggio per lui».

Quest’ultima frase ce l’aveva detta poco prima del via Matteo Trentin. Tra l’altro Trentin, ieri cadendo, si è fratturato una clavicola ed è stato anche operato. Ma torniamo a Dempster: «Alla fine quella di Remco è stata una prova di grande coraggio, come dicevo. Gli è arrivato vicinissimo dopo il Koppenberg, quindi sarebbe stato fantastico se fosse riuscito a chiudere. Ma credo che alla fine l’ordine del podio sia stato quello corretto per come si è svolta la gara».

Questa presenza di Remco Evenepoel al Giro delle Fiandre suscitava grande curiosità... E non solo tra i connazionali. E’ uno dei beniamini di casa che si schiera al via della corsa più importante del Belgio, e anche per questo l’ha suscitata anche tra i più tecnici.

Si voleva capire se il campione olimpico fosse pronto per queste classiche. Che nelle corse di un giorno sia formidabile lo sappiamo. Anzi, forse va più forte in queste che nei Grandi Giri, ma per certe gare il discorso è diverso. Come detto, non si tratta solo di gambe. E questa curiosità si celava anche in Remco stesso, come racconta Dempster.

«Ieri sera, più che teso, Remco era come un bambino che aspetta le uova di Pasqua. Era super eccitato, come tutti i ragazzi e tutta la squadra. E’ stato davvero emozionante vederlo arrivare. Credo che questa parte del team, il gruppo delle classiche, sia un esempio per tutti su come vogliamo mostrare il nostro stile di corsa. Siamo entusiasti. Quando vedi quattro corridori nei primi quindici, significa che siamo sulla strada giusta».

Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch
Per Remco una grande squadra a supporto, a partire da Gianni Vermeersch

Questione (anche) di squadra

La squadra conta sempre, ma in certe gare ancora di più. Chiacchierando con tecnici e corridori, era emerso come la Red Bull-Bora avesse uno squadrone. I due Van Dijke, Gianni Vermeersch… Ed è proprio quest’ultimo, rivela Dempster, l’uomo che è stato più vicino a Remco in questa sfida.

«Penso ad esempio a Vermeersch – spiega Dempster – che credo sia uno dei corridori più sottovalutati in queste gare. Oggi è arrivato decimo ed è stato solidissimo, come alla Strade Bianche. Gianni Vermeersch non è il corridore con il “motore” più grande, ma è estremamente intelligente nel modo in cui si muove. Ed è proprio questo che devi trasmettere ai grandi campioni. Remco ha un potenziale e un motore enormi, ma più impara a correre con intelligenza, più potrà ottenere grandi traguardi. Avere al fianco un corridore come Gianni è stato fondamentale. Per non parlare di Jan Tratnik e della nuova generazione come i Van Dijke, Tim e Mick».

Prima di chiudere, proviamo a fare un passo indietro con Dempster per capire quando è stato deciso di correre il Fiandre. Lo stesso Remco ha parlato di aver “depistato” la stampa, rispetto a quanto dichiarato a dicembre a Maiorca. Questa partecipazione era nei programmi già da un po’. Così, partendo dalla sua buona guida sul pavé, abbiamo chiesto a Dempster da quanto tempo Remco avesse fatto la ricognizione.

«Non dimentichiamo – conclude Dempster – che Remco è di queste zone. Percorreva queste colline per andare agli allenamenti di calcio. Penso al Bosberg per esempio. E’ cresciuto su queste strade. Durante la pandemia si allenava comunque qui. Ha fatto una ricognizione prima di Capodanno, su cui ha realizzato anche un video dicendo di essere pronto. E giovedì abbiamo rivisto le parti più importanti, anche se pioveva. È stata una fortuna che il meteo sia migliorato, anche questo è servito per la sua prestazione».

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

03.04.2026
5 min
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Non solo classiche. Chi non è interessato alle prove sui muri e sul pavé si concentra su altri eventi comunque di altissimo spessore che offrono molti spunti d’interesse. E’ stato così la scorsa settimana, fino a domenica per la Volta a Catalunya nella quale Jonas Vingegaard ha dato un’altra risposta da par suo a Tadej Pogacar, aggiudicandosi la seconda corsa a tappe di stagione e dimostrando che il suo cammino di avvicinamento al prossimo Giro d’Italia procede nel migliore dei modi.

In Catalogna Vingegaard si doveva confrontare con un altro di quella ristrettissima cerchia di fenomeni contemporanei che risponde al nome di Remco Evenepoel e le scintille ci sono state, a dir la verità più sul piano dialettico che atletico. Ma la gara ha detto anche altro: tra i protagonisti c’era anche Lorenzo Fortunato che con il suo 14° posto è risultato il migliore degli italiani.

Per Fortunato una  prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale

«Alla fine hanno tolto un arrivo in salita – dice – ma nonostante questo, è stata una corsa dura, molto dura. D’altronde il Catalunya non prevede cronometro, si decide tutto sugli arrivi in salita. Quindi alla fine emergono sempre i migliori».

Evenepoel ha detto che Vingegaard ha corso sempre in difesa. Tu che sei sempre stato nel gruppo di testa, puoi dire se veramente è stato così?

Bisogna intendersi: Jonas alla fine correva in difesa perché la Red Bull correva in attacco. Le prime quattro tappe sono procedute senza grandi sviluppi, a parte la terza dove il team del belga ha attaccato. Nella frazione contraddistinta dal vento, la squadra tedesca ha corso in attacco, quindi la Visma si è difesa intorno al suo capitano. Nel primo arrivo in salita i Red Bull hanno tirato tutto il giorno a un ritmo veramente alto, ma questo ha fatto gioco anche a Vingegaard. Il secondo giorno invece per metà tappa ha tirato la Visma, ma poi sul finale ha attaccato la Red Bull perché doveva recuperare il tempo perso il giorno prima.

Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Come hai visto quindi i due maggiori protagonisti?

In salita si è visto che alla fine Vingegaard aveva più gambe, quindi nell’economia totale della corsa io penso che il danese sia a un livello un po’ più alto di Remco in montagna. Evenepoel da parte sua ha dimostrato in pianura di essere veramente forte, anche più di Vingegaard pur non essendoci prove contro il tempo. Ma il Catalunya si corre e si vince in montagna e Jonas faceva un po’ il bello e il cattivo tempo…

La montagna è anche il tuo pane. Vedendo anche gli altri, chi è che ti ha impressionato?

Togli Vingegaard e la coppia Lipowitz ed Evenepoel, con il tedesco che non mi è sembrato per nulla male, sono andati forte anche la coppia Decathlon con Gall e Riccitello entrambi in top 10 e sempre nel vivo della corsa, ma soprattutto Lenny Martinez.

Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
A proposito del francese, sembra che si stia un po’ specializzando in questo tipo di corse a tappe di una settimana o più. Secondo te è un corridore che potrebbe anche allungare e diventare un domani un candidato a essere protagonista in un Grande Giro?

Ne sono sicuro, perché è giovane (Martinez ha ancora 22 anni, ndr), ha solo bisogno di esperienza. Andare ai Grandi Giri per fare classifica non è facile, soprattutto essere forte nella terza settimana. Lui parte fortissimo nella prima, sta crescendo anche come abitudine allo sforzo e quindi secondo me vorrà puntare ad andare forte alle corse di tre settimane. Ora non so dire se vincerà prima o poi un Grande Giro, è però si può scommettere che avrà un radioso futuro.

Il tuo Catalunya com’è stato in generale, come lo giudichi?

Il mio obiettivo era arrivare nei 10 della generale, ma ho perso tempo nella seconda tappa quando il team di Evenepoel ha attaccato sulla penultima salita dove è esplosa la corsa. Ho chiuso con una top 10 al Coll de Pal, la frazione forse più severa, e posso dirmi soddisfatto. D’altra parte era la mia prima corsa dopo l’altura e quindi è un Catalogna positivo. Era dall’anno scorso che non avevo sensazioni buone perché non avevo più corso. Il fatto di essermi ritrovato comunque davanti in montagna con gente di quel calibro lo giudico positivamente. Il risultato un po’ meno, ma posso rifarmi nelle prossime corse.

Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Sono tutte tappe per te di avvicinamento al Giro d’Italia?

In realtà no. Adesso sarò al via ai Paesi Baschi e dopo decideremo che strada prendere. Non è ancora deciso al 100 per cento se sarò al via della Corsa Rosa, vedremo come si svilupperanno le prossime settimane.

Il Paesi Baschi è tanto diverso da questa corsa in Catalogna?

Mi dicono che è un po’ più nervosa. Io non l’ho mai fatta, ma vedendo il percorso mi pare comunque duro e quindi bisognerà andare forte in salita. Il canovaccio non cambia di molto, anche se sono salite un po’ un po’ più corte, ma più ripide, quindi per me può anche andare bene.

Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Dall’inizio della stagione sei dove pensavi di essere?

In questo momento sì. La mia stagione vera l’ho iniziata alla Milano-Torino. Le prime corse le ho prese per dare una mano alla squadra e lavorare, visto che era tanto tempo che non correvo. Ho fatto il ritiro in altura e sono arrivato a dei buoni valori. E’ chiaro che devo crescere in vista dei Grandi Giri, dell’estate.

In squadra come sta andando, che cosa noti di diverso rispetto allo scorso anno, quando si pensava molto al discorso punti?

Beh, quest’anno ci guardiamo un po’ meno, l’anno scorso magari c’era un po’ più di stress, soprattutto prima che iniziasse la stagione, perché nessuno pensava che avremmo fatto così tanti punti, neanche noi. Quest’anno siamo partiti più tranquilli, ma siamo comunque quarti in classifica e questo mi pare dica già tanto…

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, 2a tappa cronometro, guarnitura da 68

Ancora su Evenepoel, il 68 e le salite: Malori spegne i fischi

28.02.2026
6 min
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Evenepoel divide e divide di brutto. Sono passati dieci giorni da quando, all’indomani della crono vinta dal belga al UAE Tour, Bartoli disse di riconoscergli più classe che a Pogacar e Van der Poel. E aggiunse che classe non significa che sia più forte, ma che abbia a suo avviso un modo di porsi più intrigante e spavaldo. Da lì, visti i due campioni presi a confronto, sono piovute critiche e facili ironie, rese ancora più facili dalle due figuracce rimediate dal belga sulle salite nel deserto. Per essere uno che nei primi otto giorni di corsa in Spagna ha ottenuto sei vittorie, in effetti, ci si poteva aspettare di più.

Per questo, colpiti dalla sua puntuale ricerca di spiegazioni, giusto ieri ci siamo chiesti (e lo abbiamo chiesto a Paola Pagani) se sia normale che nello sport ci sia qualcuno che cerca ogni volta la scusa più plausibile. E la mental coach ha subito sottolineato che sia fuorviante parlare di scuse e che anche a lei Remco piace tantissimo, perché è l’unico ad aver dichiarato di voler battere Pogacar al Tour. Ma questa sfrontatezza gli si rivolge spesso contro, perché lo mette davanti a un livello troppo alto.

Una delle argomentazioni usate da Evenepoel per spiegare il passo falso a Jebel Mobrah, nel giorno della vittoria di Tiberi, è stato l’affaticamento per aver vinto la crono del giorno prima spingendo una monocorona da 68 denti. A noi lo spunto è parso interessante e siamo andati al campanello del nostro guru delle crono: Adriano Malori, uno che di rapportoni se ne intende. E anche da Malori arriverà una lettura diversa dei giorni arabi di Evenepoel.

Tirreno-Adriatico 2014, Adriano Malori
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Perché un corridore come Remco, che vince tutte le crono con una gamba sola, deve usare il 68 al UAE Tour? Prove tecniche per il futuro?

Era un percorso estremamente veloce e lui quest’anno ha cambiato tante cose, dalla preparazione ai i materiali. In Andalucia lo abbiamo visto correre con la monocorona. Abbiamo visto che ha lavorato molto sulla posizione per migliorare in galleria del vento. Secondo me ha voluto provarlo in una gara di cui, passatemi il termine, non gli interessava più di tanto.

Anche se poi è diventato l’alibi perché si è staccato in salita o almeno così ha detto…

Non ci credo! Guardate, a me ha dato l’idea che Evenepoel sia andato là per provare la cronometro e del resto della gara non gli importasse molto. Perché non è possibile che un corridore che la settimana prima abbiamo visto dominare in lungo e in largo, al UAE Tour si faccia staccare come l’ultimo della classe. Jebel Hafeet è più lunga e più dura, ma non è l’Alpe d’Huez e l’Evenepoel che abbiamo visto in Spagna quelle salite le divora. Secondo me lui era laggiù soltanto per provare la cronometro, l’ha vinta e poi ha tirato una riga.

Per spingere il 68 bisogna allenarsi a usarlo oppure si monta e si va?

Si monta e si usa, anche perché è un rapporto cui adesso sono abituati. Va provato in gara. Devi abituarti a lanciarlo, a partire, capire un po’ come lavorare con la catena nei rapporti dietro. Quindi per questo motivo è giusto provarlo in corsa prima dei grandi appuntamenti.

Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Quindi un test magari in vista del Tour? Perché in ogni caso gli sarebbe bastato il solito 58 per vincere quella crono, al limite il 62…

C’era anche Tarling che spingeva anche lui il 68 e sulla carta poteva essere un vero rivale. Anzi, se vogliamo, quella crono era più adatta a Tarling che a Evenepoel, perché era molto veloce. Negli ultimi anni a cronometro Evenepoel è stato una sentenza e questa volta ha voluto fare un test e ha provato il 68 in assetto da gara. Sinceramente però c’è altro che non ho capito…

Che cosa?

Non ho capito fino in fondo questo iniziare a correre a Mallorca, fare tante gare ravvicinate e poi stare fermo per un mese (il UAE Tour è finito il 22 febbraio, Evenepoel dovrebbe rientrare il 23 marzo al Catalunya, ndr). Me lo sono chiesto quando l’ho visto correre a Mallorca, poi l’Andalusia e subito dopo il UAE Tour. Una cosa così può farla Van Aert che punta alle classiche, non Evenepoel. Per cui secondo me ha fatto la crono per i suoi test e per vincerla, mentre ha usato il resto per fare fondo.

Ti dà la sensazione che Evenepoel stia seguendo un percorso ben preciso?

Esatto. Se guardate le foto, è ancora sovrappeso per il suo standard. Quindi ha fatto e dominato le prime gare, perché chiaramente se non c’è Pogacar, rispetto alla concorrenza che c’era a Mallorca e in Andalusia, lui è di un altro pianeta. Negli Emirati ha provato la cronometro con quel rapporto e adesso avrà tutto il tempo per affinare la condizione. Magari si è trovato in difficoltà con il 68 e ora proverà il 66. Ha tutto il tempo di modificare, prepararsi e poi al Catalunya lo rivedremo in condizione.

Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo te in una corsa a tappe cui invece si punta, prendendo per buono quello che stiamo dicendo su Remco al UAE Tour, usare un rapporto così lungo nella crono può avere degli svantaggi?

No, no assolutamente, perché lavori un po’ più alto dietro e non c’è alcuno svantaggio. Sarebbe diverso se dovessi fare una crono di 50 chilometri, che tanto adesso non ne fanno più, e andassi a 78 pedalate come facevano Ullrich e Gontchar che usavano il rapportone. Allora sì che il giorno dopo avresti le gambe in croce. Però adesso i chilometri sono meno e si gira a 90-95 pedalate, quindi il problema non c’è.

Quindi se hai il 68 e dietro sei alto, il vero vantaggio è avere la pedalata più rotonda a parità di sviluppo metrico?

Esatto. Io ho corso 10 anni fa, ma per l’innovazione che c’è stata, sembra che ne siamo passati 40. Quando sono entrato in Movistar, ho fatto la prima crono con il 54. Poi, alla Tirreno del 2014, mi misero il 56 e vidi un altro mondo.

Andò bene, giusto?

Fu la famosa crono in cui ho battuto Tony Martin e Cancellara. Avevo una pedalata così rotonda che sembrava di usare un’altra bicicletta. Finché l’anno dopo, nel 2015, mi hanno montato subito il 58 e con quello mi sono trovato subito benissimo. Più sei grande davanti, più lavori con la catena dritta, per cui a parità di sviluppo metrico, hai meno attriti e distribuisci meglio la forza.

Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Dunque diamo per scontato che Remco in salita non ci abbia nemmeno provato?

Lui ha vinto le prime corse in Spagna, perché servivano a lui, alla squadra, al morale e per testare la condizione. Anche perché comunque, Evenepoel in quelle corse giocava. C’è stata una volta che ha staccato tutti senza neanche alzarsi sui pedali: si è messo in testa col suo ritmo e li ha cavati di ruota.

Perché non dichiarare di essere in UAE solo per la crono?

Bisogna dargli atto che è sempre stato molto deciso, di quelli che lavorano e non guardano in faccia nessuno. A lui non importa nulla, conosce il suo programma e ha fatto quello che doveva fare. L’importante è che lo sapessero la squadra e i compagni, il resto non conta. Tanto è vero che tuttora dice che il suo obiettivo è battere Pogacar al Tour.