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Un Pinot tutto grinta in caccia della vittoria

21.01.2022
5 min
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Gaudu è cresciuto e anche Storer si sta facendo grande con i suoi 24 anni. Per questo, sentendo parlare Marc Madiot nella conferenza stampa in cui ha annunciato il 2022 della sua Groupama-Fdj la sensazione che Pinot non sia più il solo ad avere grandi responsabilità ha sollevato il diretto interessato e dato un sospiro di sollievo ai tifosi francesi. Madiot in sostanza ha detto che i suoi scalatori punteranno al podio del Tour, non ha detto quale di loro porterà la bandiera o la… croce.

Per Thibaut, che non vince una corsa dalla famosa tappa del Tourmalet al Tour del 2019, l’obiettivo sarà quello di farlo ancora. Ma la domanda che ormai affligge la Francia è solo una: avrà superato gli acciacchi derivanti dalla caduta in avvio di Tour 2020 che hanno vanificato anche tutto il suo 2021?

La squadra ha leader molto forti, ma per lasciare spazio agli scalatori, Demare verrà al Giro (foto Groupama Fdj)
La squadra ha leader molto forti, ma per lasciare spazio agli scalatori, Demare verrà al Giro (foto Groupama Fdj)

«E’ davvero una libertà e mette meno pressione – ha raccontato – condividere il ruolo di leader del Tour. Il mio inverno è stato un po’ più complicato del solito a causa del tempo. Mi sono allenato, ma faceva davvero freddo e ha piovuto spesso. Ogni tre giorni ero sui rulli, quindi le sessioni di allenamento non sono state necessariamente di buona qualità. Sono stato ben contento di andare a Calpe prima di Natale e poi a Gran Canaria all’inizio dell’anno. Il prossimo ritiro a Tenerife mi farà un gran bene. Il peggio è passato».

Schiena a posto?

Pinot è un tipo particolare, lo è sempre stato, sin da quando voltava le spalle al Tour per tentare di vincere il Giro d’Italia. Con i suoi modi schivi da montanaro, nato e cresciuto ai piedi dei Vosgi, amante più dei suoi animali che dei cliché social. E così mentre Instagram e le sue stories mostravano il gruppo ormai trapiantato stabilmente fra la Spagna, le Canarie e qualche spicchio alle Baleari, lui non si è mosso da casa.

Pinot e Bardet, classe 1990, sono stati per anni le bandiere francesi al Tour con risultati altalenanti
Pinot e Bardet, classe 1990, per anni bandiere francesi al Tour

«Non sono un grande fan dei rulli – ha ammesso – e di solito riuscivo a compensare facendo jogging, ma questa volta sono venuti fuori dei piccoli dolori, una periostite (infiammazione vicino alla tibia, ndr), quindi ho smesso alla svelta. Ma non sono particolarmente preoccupato, vivo senza grossi allarmi. Anche per la schiena. Quando il mio corpo è stanco, spesso mi fa male. Ma era mal di schiena per la fatica, non per la mia caduta al Tour. Per quella ho fatto molto lavoro con il fisioterapista e l’osteopata per recuperare tono muscolare alle catene della schiena e in genere la parte superiore del corpo. Il periodo sui rulli e il fatto di non poter uscire così spesso mi ha consentito di continuare questo lavoro».

Rinascita in Spagna

Come dire che aver cominciato a rivedere il sole e la sensazione di aver ultimato il recupero gli hanno restituito anche un approccio positivo. E non è detto, fanno sapere i suoi preparatori, che un inverno leggermente più blando sul fronte dei lavori specifici non gli permetta di arrivare più fresco alle sfide d’estate.

La squadra è dalla nascita in mano a Marc Madiot, che qui parla al team in avvio di ritiro (foto Groupama Fdj)
La squadra è dalla nascita in mano a Marc Madiot, che qui parla al team in avvio di ritiro (foto Groupama Fdj)

«L’inverno è stato lungo – ha confermato anche a L’Equipe – non ho avuto il tempo che speravo e quindi nemmeno la condizione giusta. Novembre e dicembre non mi sono mai piaciuti. Manca la luce, il sole, tutto il resto. Divento più scontroso del solito e non va bene in un momento in cui voglio solo voltare pagina sugli ultimi due anni, smettere di parlarne. Le persone che incontro, non tutte ma quasi mi parlano del mal di schiena. Per me è diventato faticoso, ecco perché voglio andare forte. In Spagna sono migliorato ogni giorno. Quando fai 34-35 ore di allenamento alla settimana e ti senti bene dopo uscite di 5-6 ore, sei felice.  L’unica cosa (ride, ndr) è che mi piace essere il più forte di tutti in ritiro e chiaramente non ho potuto esserlo…».

Il Giro è meglio

Poi finalmente, a margine delle parole del capo e confermando che la sua isola è differente, Pinot ha lasciato capire che il suo programma sarà incentrato sul Tour, ma se fosse per lui sarebbe differente.

Una lavagnetta per raccontarsi. Pinot è nato nel 1990 e vuole tornare a vincere (foto Groupama Fdj)
Una lavagnetta per raccontarsi. Pinot è nato nel 1990 e vuole tornare a vincere (foto Groupama Fdj)

«Il percorso del Giro è stato davvero disegnato per gli scalatori – ha ammesso – quindi mi ha fatto venire voglia di andarci. Ci sono delle scelte che devono essere fatte e la squadra quest’anno ha deciso di portarmi al Tour, con argomenti altrettanto sensati. Abbiamo discusso, come è giusto che sia, lo stiamo ancora facendo. E’ normale che gli sponsor vogliano la squadra migliore in Francia e quest’anno la avremo. Anzi, secondo me in montagna avremo la migliore squadra che abbiamo mai schierato. Eppure se potessi scegliere, farei Giro e Tour ogni anno. L’obiettivo è tornare a vincere. La prossima estate saranno due anni dall’ultima vittoria. Non è la fine del mondo, ma ero abituato a lasciare il segno ogni anno e mi manca il gusto di alzare le braccia. Va bene tutto, ma la vittoria è la medicina migliore».