Sarà uno dei leader azzurri a Montreal. Il programma della sua estate ha dato degli ottimi frutti sotto forma di vittorie e piazzamenti, eppure a un certo punto Giulio Pellizzari s’era messo in testa di andare alla Vuelta. E forse, con l’idea di un possibile riscatto dopo il Giro, ce l’aspettavamo un po’ tutti.
«Ci ho pensato davvero – ricorda il marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe – ne ho parlato anche con il preparatore e con Massimiliano (Gentili, ndr). Diciamo che mi stimolava tanto. Venivo da un periodo opaco e prima di andare a Burgos l’idea di fare la Vuelta mi ha riacceso la miccia dentro, una sensazione che non sentivo da un po’. Però ne abbiamo riparlato e mi sono trovato completamente d’accordo sul fatto di lasciar perdere. Secondo me è stata la scelta giusta e, vedendo come si sono risolte le gare, è andata bene così. Sono contento della scelta al 100 per cento».
Dopo le tre corse italiane della scorsa settimana, che l’hanno visto vincere al Giro di Toscana, poi sesto a Peccioli e secondo al Memorial Pantani, Pellizzari si è fermato per qualche giorno a San Marino. L’appuntamento con la nazionale è per martedì sera nell’hotel di Malpensa e mercoledì 23 settembre inizierà la spedizione canadese degli elite. E allora con Giulio facciamo il punto per capire in che modo arriverà al giorno di Montreal.


In estate avevi già vinto tappe a Burgos e al Deutschland Tour, ti aspettavi un Pellizzari così competitivo anche nelle corse in linea?
Sì e no. Stavo abbastanza bene e sapevo che queste ultime gare erano dure: volevo divertirmi e mi sono divertito. Poi quando hai la gamba è tutto più facile. Sono contento di aver trovato continuità con le vittorie e, come ho scritto su Instagram, l’appetito viene mangiando.
Quando sono cominciati i discorsi sul mondiale?
Dalla Tirreno-Adriatico, quando Amadio mi ha detto che ero uno dei corridori su cui puntava e su questo abbiamo costruito la stagione. Il progetto di ringiovanire la nazionale lo condivido, alla fine bisogna adattarsi ai tempi. Credo che nella nazionale spagnola ci sia un solo corridore sopra i trent’anni, che è Mas, mentre gli altri sono tutti ragazzi con cui ci corriamo sin dagli juniores. Alla fine abbiamo una squadra forte ed è positivo iniziare a fare gruppo, a conoscerci e capire come correre insieme per gli anni futuri, per il mondiale e le Olimpiadi.
Che effetto fa leggere che Pellizzari sarà uno dei leader della nazionale?
Diciamo che non mi sento proprio il leader, perché secondo me siamo una squadra forte, abbiamo tante pedine da giocare e dovremo farlo bene. Nel circuito di Montreal, Ciccone ha dimostrato di andare forte. Scaroni sta andando forte. Piganzoli lo vedremo in Lussembrugo e secondo me sarà forte anche lui. Quindi secondo me siamo una nazionale con tante frecce e dovremo scoccarle bene, cercare di correre d’astuzia e provare… a fregarli tutti, come si dice.
Il Pellizzari che conosciamo va d’accordo con tutti, saresti disposto a lavorare per un compagno che dimostrasse di andare meglio di te? Pensi che lo faranno tutti?
Certo. Siamo tutti grandi e maturi e spero anche sulla stessa linea di pensiero, cioè che il bene della nazionale viene prima del singolo. Sicuramente da parte mia non ci saranno problemi. Se qualcuno andrà più forte, mi metterò a disposizione, come ho sempre fatto. La nazionale è il bene comune e dobbiamo cercare di portare a casa una medaglia. A prescindere da chi sarà, la sera faremo festa tutti insieme.


Domenica hai visto la corsa di Montreal in televisione?
Sì, l’abbiamo vista con “Piga” (Davide Piganzoli, ndr). Era una cena tutti insieme, con qualche altro corridore. E’ stata la prima volta che ho guardato quella corsa, non l’avevo mai vista e m’è sembrata bella dura. Poi il mondiale sarà di 273 chilometri, quindi sarà tutta un’altra musica.
In ogni caso se la sono giocata due ragazzi giovani come te, che cosa ti dice questo?
Sappiamo che Del Toro e Seixas saranno due tra i favoriti insieme a Evenepoel. Però secondo me ci saranno altri corridori da guardare. Penso a Ben Healy e anche Quinn Simmons, che a Quebec sono stati fortissimi. Poi, ripeto, 273 chilometri sono un’altra cosa: verrà una corsa bella, spettacolare, e sicuramente scoppierà presto.
Dici che anche senza Pogacar la corsa esploderà ugualmente presto?
Sì, perché tutti pensano di essere Pogacar (Pellizzari sorride, ndr), ma nessuno sa che di Pogacar ce n’è uno solo. Però, vedendo come sono andate le gare in Italia, tanti hanno corso a quel modo.
Torniamo un passo indietro: il Giro d’Italia è definitivamente alle spalle?
Quando ho ripreso a andare in bici dopo lo Slovenia, ho iniziato a lavorare con un mental coach e abbiamo parlato anche del Giro. Alla fine sono riuscito a vederlo come un momento positivo, mentre in precedenza l’avevo sempre visto come un momento negativo. Mi ha dato tanto e se prima lo dicevo perché dovevo dirlo, adesso credo davvero che sia stato un momento fondamentale per la mia crescita.
Che cos’è che ti ha dato di così importante?
La serenità. Essere sereno nelle cose che faccio e dare loro il giusto valore. Non guardare le gare solo in funzione del risultato, ma fare il massimo per arrivarci bene e poi vada come deve andare. L’importante è essere tranquilli e sereni, godendo l’esperienza.


Torniamo al mondiale e alle corse in linea, vuoi? Hai cambiato qualcosa nella preparazione per essere più incisivo?
Qualcosa è cambiato. Nell’ultimo periodo abbiamo fatto tanti lavori di esplosività e ne sto facendo altri per adattarmi agli sforzi che troveremo al mondiale. Lavori specifici per essere forte su quei quattro minuti di salita. Non si è trattato di trovare una salita che somigliasse a quella del mondiale, perché quattro minuti di salita a quel modo li trovi dovunque.
Avete già avuto l’assegnazione delle camere per Montreal?
No, lo scopriremo tutto quando saremo giù, ma io spero di essere con Piganzoli. E’ il primo mondiale che facciamo da professionisti, per lui sarà il primo mondiale strada in assoluto, dato che in Australia fece solo la crono. Quindi sarà un’esperienza da vivere insieme tra amici, con serenità. Poi qui a San Marino c’è un bel gruppo di corridori che correrà a Montreal, anche la Gasparrini e Trinca Colonel.Non vediamo l’ora.
Quasi una vacanza! Ti ricordi che c’è anche da fare una corsa?
Sì, infatti! Finisce che ci dimentichiamo (ora Pellizzari ride forte, ndr), però secondo me questa serenità sarà il segreto per fare bene.
E dopo il mondiale, si torna al Lombardia in cerca di riscatto?
Dopo il mondiale, faccio l’europeo e poi la Tre Valli e il Lombardia e anche per quello non vedo l’ora. L’anno scorso andò un po’ male, quest’anno spero che sia meglio. Sicuramente nella scelta di non andare in Spagna ha influito anche la voglia di essere più forte al mondiale e al Lombardia. L’anno scorso dopo la Vuelta ero un po’… piatto, senza il fuori giri delle corse di un giorno e l’ho pagato. Al mondiale non andai perché mi sono ammalato, mentre al Lombardia non avevo proprio gambe. Quest’anno mi piacerebbe davvero tanto andare forte in entrambe le corse.