Nikita Tsvetkov

Nikita Tsvetkov, talento uzbeko tutto da scoprire

09.06.2026
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Uno dei più giovani atleti in assoluto al Giro d’Italia è stato Nikita Tsvetkov. L’uzbeko, classe 2005, corridore della Bardiani-CSF, ha provato a farsi vedere. Ha tentato d’inserirsi in qualche fuga. Sognava, come poi ci ha raccontato, l’arrivo di Roma e soprattutto ha continuato a seminare per il suo futuro.

Tsvetkov è arrivato in Italia grazie al progetto Uzbekistan che la Bardiani sta portando avanti con la Federazione asiatica, che ha deciso di investire e sviluppare il ciclismo. Anche se tutto va inserito in un progetto sportivo più ampio. A fare da ponte, e ne avevamo già parlato, fu Pino Toni, il tecnico toscano che prese in mano questa nazionale e in particolar modo i suoi giovani da crescere e formare.

Nikita Tsvetkov
Nikita Tsvetkov (classe 2005) era al suo primo Giro d’Italia e lo ha concluso
Nikita Tsvetkov
Nikita Tsvetkov (classe 2005) era al suo primo Giro d’Italia e lo ha concluso

Chi è Tsvetkov

E come in tutte le nidiate, benché agli albori e ancora acerbe, c’è sempre quello che emerge, che spicca. In Uzbekistan è proprio Nikita Tsvetkov.

Russo di origine, quando sono iniziate le difficoltà internazionali per la Nazione di Mosca, Tsvetkov, sfruttando alcune parentele da parte di madre, ha ottenuto il passaporto uzbeko. Era ancora davvero un ragazzino, non che oggi non lo sia, ma all’epoca lo era ancora di più. Però aveva già le idee chiare: correre in bici.

Toni ce lo descrive come un buon talento. Uno su cui vale la pena lavorare e investire tempo. Un buon motore, grande capacità di recupero e ottima propensione alla fatica.

«Giusto un paio di giorni fa – ci ha confidato il preparatore – è venuto da me e gli ho rivisto le zone di allenamento. Non è stato un test vero e proprio, ma dopo il Giro d’Italia era giusto vedere a che punto fosse». Pensate che margini. Chiaramente, per un soggetto così giovane, l’aver concluso una corsa di tre settimane comporta degli sconvolgimenti… positivi.

Nikita Tsvetkov
Ecco Tsvetkov sul podio del Turchia assieme a Van Uden
Nikita Tsvetkov
Ecco Tsvetkov sul podio del Turchia assieme a Van Uden

Nikita il duro

E sono positivi perché il suo recupero, a quanto pare, è stato più che buono. E lo era anche durante la corsa.

«Devo dire – racconta Roberto Reverberi, team manager e diesse della Bardiani – che questa forse è la sua caratteristica migliore. Tu gli chiedi come sta e lui ti risponde sempre bene. Ammetto che negli ultimi giorni l’ho visto un po’ meno brillante, ma è alla prima esperienza, è un ragazzino. E comunque non era mai distrutto. Magari appena arrivato dopo la tappa era un po’ giù, ma passava qualche ora ed era di nuovo pronto».

E ancora Reverberi: «Un aspetto che mi piace di lui è che non si lamenta mai: pioggia, caldo, freddo… E’ un duro».

Il manager emiliano ci spiega che, anche in virtù del progetto legato all’Uzbekistan e ad alcune tematiche di sponsorizzazione, era chiaro che un corridore uzbeko al Giro ci sarebbe stato. E’ qualcosa che succede da sempre e in molte squadre, non c’è motivo di nasconderlo. Tuttavia, mai come in questo caso la convocazione è stata giusta e meritata. Tsvetkov si era distinto nel corso della stagione e i suoi miglioramenti erano stati netti.

«Nikita ha vinto una gara nel suo Paese, ma si è comportato davvero bene anche in corse di livello superiore. Per esempio è salito sul podio in una tappa del Giro di Turchia».

Nikita Tsvetkov
Nikita sfreccia al GP Fergana, corsa 2.2 del suo Paese (foto Press-slujba NOK)
Nikita Tsvetkov
Nikita sfreccia al GP Fergana, corsa 2.2 del suo Paese (foto Press-slujba NOK)

Terza settimana, che fatica

E poi c’è lui. Tsvetkov non è di molte parole, ma è ben disposto. E’ carattere. Quando ci parli denota sicurezza. Testa alta, ti guarda dritto negli occhi e ha un tono deciso. In una parola: un russo di quelli tosti. Altro che vent’anni.

Ci racconta del suo Giro e del sogno di andare in fuga a Roma: «Stare al Giro d’Italia è stata una sensazione fantastica. Per me è una grande opportunità. Mi sono goduto la prima esperienza nel WorldTour. Era il mio primo Giro d’Italia e l’obiettivo principale era cercare di raggiungere i miei limiti».

Capite perché vi abbiamo detto che aveva le idee chiare?

«Mi piacerebbe tanto andare in fuga a Roma. Lì ci saranno anche i dirigenti della Federazione uzbeka», ci aveva detto qualche tappa prima della conclusione.

Tsvetkov ci parla dell’adattamento in questo suo primo Grande Giro e in particolare delle difficoltà della terza settimana. Una fase della corsa che si è fatta sentire, ma al tempo stesso era rincuorato dal vedere che anche gli altri, non soltanto i compagni, erano sempre più in difficoltà. Ci ha raccontato della fatica inaspettata sulla salita verso Carì, dopo il secondo giorno di riposo. «Forse anche perché preferisco le tappe lunghe e con il finale veloce e quella invece era breve e con l’arrivo in salita».

E a proposito di compagni: «Loro – dice Tsvetkov – mi hanno aiutato tanto in questa grande gara. Devo ringraziarli. Sono stati molto importanti per me».

In effetti la spedizione della Bardiani al Giro era davvero giovanissima. Pensate che, se Tsvetkov era tra i più giovani, Matteo Turconi era addirittura il più giovane della corsa. La squadra di Roberto Reverberi aveva ben tre corridori tra i sei più giovani al via. E tutti loro sono arrivati a Roma.

Nikita Tsvetkov
Tsvetkov teneva molto alla tappa di Roma. Sognava di andare in fuga e ci ha anche provato. Eccolo con il compagno di squadra Paletti
Nikita Tsvetkov
Tsvetkov teneva molto alla tappa di Roma. Sognava di andare in fuga e ci ha anche provato. Eccolo con il compagno di squadra Paletti

L’erede di Abdoujaparov?

Tsvetkov, secondo Reverberi, è un corridore completo. Uno di quelli che oggi verrebbero definiti moderni.

«Non è certo uno scalatore – e questo ce lo aveva detto anche il suo preparatore Toni – ma tiene bene in salita e ha davvero un ottimo spunto. E’ così che aveva vinto prima del Giro e aveva ben figurato in Turchia».

«E’ vero – conclude Tsvetkov – ho un buono sprint. Nei drappelli anche numerosi, purché non a gruppo completo, posso fare bene».

E’ discreto anche a cronometro e, da quel che ci dicono, è dotato di un buon fondo. Il tutto, ricordiamolo, ad appena 21 anni.

Per chiudere gli chiediamo se conosce o sa chi sia Djamolidine Abdoujaparov. In effetti, quando lui smetteva, Tsvetkov non era ancora nato.

«Certo che lo conosco – chiosa Tsvetkov – Lui è una leggenda dell’Uzbekistan. E’ stato molto forte. Ha vinto al Giro e anche al Tour de France».

Magari potrebbe essere proprio Tsvetkov a riportare l’Uzbekistan sul gradino più alto di una tappa del Giro. Perché c’è una statistica curiosa: tra le Nazioni che hanno vinto almeno una volta una frazione della corsa rosa, l’Uzbekistan è quella che manca da più tempo. Era il 1994 e da quella Marostica-Marostica, con Abdoujaparov a precedere Lombardi, sono passati 32 anni e oltre 650 tappe.