Dove sta la verità? Tadej Pogacar all’arrivo di Le Lioran ha detto di avere le gambe distrutte. L’altra versione è che a scombinargli i piani sia stato, senza volerlo sia chiaro, il suo compagno Isaac Del Toro. A Le Lioran, infatti, Tadej Pogacar vince, ma non stravince. E il messicano fa una gran fatica.
La tappa del Massiccio Centrale si rivela entusiasmante, specie dal punto di vista paesaggistico. Luoghi lontani. Poche abitazioni, tanto verde. Strade che sono un invito a nozze per inforcare la bici. E un pizzico di refrigerio in più rispetto ai giorni precedenti. Il menu poi era di quelli cattivi, cattivi, con quasi 3.800 metri di dislivello e carreggiate larghe quanto un Suv.


Solito canovaccio
Il canovaccio ormai è il solito. C’è la fuga. La UAE Emirates la tiene a tiro in attesa dell’affondo del campione del mondo. Solo Richard Carapaz prova qualcosa di diverso, di insolito. Gli altri, magari perché non hanno gambe, o forse perché non hanno coraggio, restano lì… in attesa che lo sloveno si sfoghi e apra la corsa.
Eppure il terreno per provare a fare qualcosa oggi c’era. Eccome se c’era… E lo ha dimostrato il super finale di Remco Evenepoel. O la tirata della Decathlon-CMA, che ha ridotto gli uomini attorno alla maglia gialla.
Fatto sta che tutti si aspettavano l’affondo di Pogacar. Le cose andavano in quella direzione, ma quando restano in pochissimi qualcosa s’inceppa. La UAE interrompe il suo forcing. Come mai? Da dietro qualcuno rientra addirittura. Tadej sta male? No, non lui, ma Del Toro. In ammiraglia fanno un po’ di conti per capire come muoversi. Poi, ai 15,5 chilometri dall’arrivo e con Carapaz davanti con ancora 45″, e un solo chilometro e mezzo di vera salita, ecco l’atteso affondo.
In 860 metri Pogacar raggiunge e sorpassa Carapaz, che gli era davanti di 44 secondi. Vingegaard neanche risponde. Del Toro si sfila… sempre di più. Forse la UAE non riuscirà a portarne due sul podio. «L’obiettivo – ha poi spiegato il manager della UAE, Mauro Gianetti – era quello di vincere la tappa dopo il grande lavoro svolto dai compagni».
Pogacar ha atteso fino all’ultimo per partire, cercando in qualche modo di salvaguardare Del Toro. «In effetti – prosegue Gianetti – è un peccato per Isaac. Se avesse scollinato con soli cinque secondi di ritardo anziché dieci, forse sarebbe riuscito a rientrare e a salvare la giornata. Ma le cose vanno così: è stata una tappa dura e il giorno dopo il riposo può riservare sensazioni fisiche diverse. Il nostro obiettivo comunque era e resta quello di portare Tadej in maglia gialla a Parigi. Se poi riusciremo anche a preservare la posizione di Isaac in classifica generale, tanto meglio. Ma non è qualcosa che dovremmo difendere a ogni costo».






Fantasmi e rivincita
Ieri Pogacar ha spinto forte e lo ha fatto fino al traguardo. Il falsopiano nel mezzo fra le due salite finali lo ha messo sotto torchio. Probabilmente è lì che si è cotto le gambe. E forse, in quel frangente, è stata una fortuna per Pogacar che Remco Evenepoel fosse dietro. Il campione olimpico è fortissimo in quei tratti e, per di più, è uno che cerca sempre grande collaborazione. Invece lui stesso era a rincorrere quel drappello con Vingegaard, Ayuso, Seixas e Lipowitz…
Mentre spingeva con forza, in quei 25 minuti circa di assolo pensava allo smacco di Le Lioran del 2024, quando proprio Vingegaard lo riacciuffò e poi lo superò in volata. Oggi, quando il distacco non aumentava, per un attimo abbiamo pensato che la storia potesse ripetersi. E sotto sotto lo ha pensato anche lui. Alla rivincita ci pensava eccome.
«Ci eravamo prefissati questo obiettivo da tempo – ha detto Pogacar – Jonas mi ha battuto lì due anni fa. Oggi, proprio come allora, avevo praticamente le stesse gambe, vale a dire che ero completamente distrutto… Ma tutto sommato mi sono divertito. Solo all’ultimo chilometro ho capito che avrei vinto. Poi mi sono ricordato che era la festa nazionale francese e ho cercato di rendere onore alla maglia gialla».
Come accadde lo scorso anno, a un certo punto del Tour de France, oltre all’immenso abbraccio che Pogacar raccoglie ogni giorno, oggi sono arrivati anche dei fischi. Qualcuno lo accusa di essere sospetto, qualcuno di essere un tiranno. Ma lui replica così: «Un ringraziamento anche a tutti i tifosi che sono venuti alla gara. L’atmosfera era fantastica. Sì, ci sono stati dei fischi, ma quei fischi in realtà mi hanno dato ancora più forza».
Infine una curiosità. Spesso abbiamo visto Pogacar voltarsi. Che sentisse il fiato sul collo? Che davvero stesse rivivendo i fantasmi del 2024, quando non riusciva a scavare il solito solco? In realtà l’arcano lo ha svelato lui stesso a fine corsa.
«Abbiamo provato una nuova apparecchiatura radio – ha detto Tadej – Nelle zone più trafficate non riuscivo più a sentire praticamente nulla. Per questo, negli ultimi dieci chilometri, non sapevo quanto distacco ci fosse o chi stesse facendo cosa. Pensavo solo: continua a spingere. Ma c’era un senso di incertezza. Mi voltavo. Due anni fa Jonas Vingegaard mi raggiunse e mi sentivo esausto prima dello sprint. Quel ricordo mi ha tormentato a lungo».


Furia Remco
Nel finale Pogacar ha perso una decina di secondi dagli inseguitori. O meglio, da uno scatenato Remco Evenepoel, molto più a suo agio su queste salite stile Liegi che sulle scalate lunghe come il Tourmalet. Il campione olimpico è stato autore di una rimonta furiosa. Furiosa anche nel vero senso della parola. Nel drappello che lo precedeva Lipowitz ha dato un paio di trenate cattive, cattive, proprio mentre lui stava rientrando.
Lo stesso Remco non le aveva mandate a dire al compagno tedesco dopo la frazione del Tourmalet, quando scattò sul GPM mentre stava rientrando. Oggi, quando lo ha ripreso, lo ha lasciato sul posto.
Ora si attendono due tappe veloci che, sulla carta, sono per i velocisti. Tra l’altro anche se il caldo insisterà, nel finale di frazione potrebbe esserci qualche timido acquazzone. Due tappe che potrebbero dire molto sulla classifica della maglia verde. Due tappe che invece non dovrebbero incidere sulla classifica generale. Questo essere vivace da parte di Remco rilancia la lotta per il podio. Da Vingegaard, secondo, a Del Toro, sceso in settima posizione, balla un minuto e mezzo. Nel mezzo ci sono Seixas, Remco, Lipowitz e Ayuso. E tutti loro hanno punti di forza e di debolezza.