Una sella da collezione, “tirata” in appena 104 esemplari e prodotta in esclusiva da Selle Italia per quello che potrebbe senza dubbio considerarsi il testimonial numero uno che il brand veneto ha nel mondo del ciclismo: Mathieu Van Der Poel.
Modello Flite Boost
Questa nuova sella, che è una Flite Boost nella versione Kit Carbonio Superflow (idMatch L3), è difatti ispirata e dedicata alla vittoria che il campione olandese ha colto quest’anno al Giro delle Fiandre, e come anticipato sarà disponibile in un numero limitato di pezzi: 104.
Ben visibile la numerazione che sottolinea l’Edizione LimitataBen visibile nella parte posteriore la numerazione che sottolinea l’Edizione Limitata
La sella riporta i colori e il tipico leone, simbolo della bandiera delle Fiandre, a cui viene affiancato l’hashtag ufficiale della gara RVV20. Nella parte posteriore invece una specifica serigrafia ne sottolinea la caratteristica di essere una “Limited Edition”. Inoltre, un’etichetta indica la numerazione progressiva del prodotto, esattamente come le repliche delle più prestigiose opere d’arte.
Mathieu Van der Poel in azioneMathieu Van der Poel in azione
Le 104 edizioni del Fiandre
«Una produzione limitata in esclusiva ad appena 104 pezzi – ha commentato Nicola Baggio, il Direttore Generale di Selle Italia – definite appunto per ricordare il numero di edizioni della Ronde Van Vlaanderen corse fino a oggi. Questa che presentiamo è una sella davvero unica, per collezionisti, che vuole celebrare il talento e la classe del giovane campione olandese: un vero e proprio articolo da collezione per qualsiasi vero appassionato di ciclismo».
Si acquista solo online
Per l’occasione il brand veneto ha realizzato un packaging davvero molto particolare con all’interno tutte le informazioni relative al Giro delle Fiandre, alla carriera di Van Der Poel, e alla Flite Boost enfatizzando l’unicità dell’iniziativa.
Giuseppe Bigolin, Presidente Selle ItaliaGiuseppe Bigolin, Presidente Selle Italia
Il prezzo al pubblico della Flite Boost #RVV20 Limited Edition firmata a mano da Mathieu Van Der Poel è di 399,90 Euro. Sarà possibile prenotarla a partire da oggi 21 dicembre esclusivamente online sul sito ufficiale di Selle Italia.
La prima sfida è arrivata: a Namur (Belgio), nella seconda tappa di Coppa del mondo, Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert si sono ritrovati faccia a faccia per la prima volta nella stagione del ciclocross. Poco più di due mesi dopo l’esito clamoroso del Giro delle Fiandre, che li aveva divisi per pochissimi centimetri a favore dell’olandese, ma che nella realtà ha scavato un solco profondissimo fra i due.
Nel Cyclocross de la Citadelle di Namur, uno degli appuntamenti più classici della stagione, i due hanno messo in campo tutto quello che avevano in un confronto di un’ora nel quale la bilancia ha oscillato a lungo per decretare il vincitore, premiando alla fine, ancora una volta, l’olandese. Anche se non sono stati solo loro i protagonisti di una gara davvero entusiasmante perché sempre sulla linea dell’incertezza.
A Namur, Pidcock è parso a lungo superiore nei tratti pedalati in salitaNei tratti pedalati in salita di Namur Pidcock volava
Attacco di Pidcock
Fango a profusione sul tracciato belga, fango che ha influito molto sull’evoluzione della gara e che probabilmente ha contribuito a togliere subito di mezzo uno dei più attesi. Il campione continentale Eli Iserbyt è rimasto intruppato al via ed è transitato già al primo giro appena 65° a 1’35”. Il suo compagno di squadra alla Pauwels-Sausen Bingoal, Michael Vanthourenthout ha provato a sostituirlo mettendosi in testa (pensando anche che la situazione era ideale per costruirsi un gruzzolo di vantaggio in classifica generale), ma nel secondo dei 9 giri previsti è salito in cattedra Tom Pidcock. Il piccolo britannico della Trinity ha guadagnato subito qualche secondo sui due più attesi rivali. Ripreso nel 3° giro, “Pidders” ci ha riprovato nel 4° e si è andati avanti così, a fisarmonica per tutta la parte centrale.
Arriva la forma
Guardando l’evoluzione della gara, i segnali che arrivavano erano i seguenti: un Pidcock molto brillante in salita dove guadagnava sui rivali; un VdP già in possesso di una discreta potenza, ma un po’ carente nella parte a piedi, segno che c’è ancora da lavorare nello specifico (l’olandese confida molto nel periodo intorno alle Feste per crescere di condizione in vista della difesa della maglia iridata); un Van Aert che sembrava essere appena sceso dalla bici da strada, già in possesso di una buona condizione frutto del gran lavoro fatto in Spagna al ritiro della Jumbo-Visma, ma “acerbo” nei tratti più tecnici. Il bello è che i tre, seppur ancora con una forma da costruire, hanno mostrato una differenza abissale nei confronti degli altri, quelli che ad inizio stagione sembravano volare. Il solo Vanthourenhout è riuscito a tenere il loro ritmo, seppur perdendo secondi su secondi nella parte finale di gara.
Van Aert ha mostrato la condizione in crescendo e poca confidenza con la bici nel fangoPer Van Aert qualche problema di guida nel fango a Namur
Tattica vincente
Pidcock transitava a 2 giri dalla fine con 7” sulla coppia belga-olandese e 13” su Vanthourenhout e a quel punto sembrava che la gara fosse decisa, proprio per la maggiore brillantezza del britannico sui tratti iniziali del circuito, quelli più altimetricamente difficili. Lì però emergeva innanzitutto la capacità dei due di “leggere” la gara e le sue difficoltà. Pidcock infatti si intestardiva a pedalare anche sui tratti più fangosi, Van Aert invece scendeva di bici e correndo lo ha ripreso, trascinando con sé un VdP dal volto sofferente. A metà tornata “nuovo giro di roulette” ed ecco che proprio il VdP così apparentemente stanco dava un’improvvisa accelerata sul piano. Van Aert rispondeva soprattutto di carattere, Pidcock incassava il colpo, seppur rimanendo molto vicino.
Acuto Van der Poel
Nell’ultimo giro, in un tratto di discesa reso molto scivoloso dal fango ma pressoché impossibile da affrontare in bici, VdP riusciva clamorosamente nell’impresa di rimanere in sella, Van Aert non ci provava neanche. L’olandese partiva di gran carriera guadagnando metri su metri: il belga lo guardava allontanarsi, mentre avrebbe voluto ritrovarsi subito di fronte a lui, a giocarsi la vittoria sul (brevissimo) rettilineo conclusivo. Invece no, lo stesso VdP che appariva affranto pochi minuti prima sprigionava potenza a ogni pedalata. La sfida era vinta, Van Aert chiudeva a 3”, Pidcock a 11”, con la faccia di un pugile suonato da un 1-2 micidiale. Quarto Vanthourenhout a 1’07”, comunque contento per la leadership in Coppa con 7 punti su Van Aert, quinto l’altro belga Quinten Hermans a ben 2’09”. Iserbyt? E’ finito doppiato, ultima beffa di un pomeriggio da dimenticare quanto prima.
E alla fine per Mathieu Van der Poel a Namur, vittoria con appena 3 secondi di vantaggioPer Van der Poel a Namur vittoria con margine risicato
Ancora Lucinda
Un cenno lo merita anche la gara femminile, unica altra disputata: la notizia non è certamente la vittoria di Lucinda Brand, l’olandese che ormai ha messo la museruola alle sue connazionali, quanto che fra lei e le altre arancio si è inserita la 23enne americana Clara Honsinger, finita a 29”: di nomi nuovi nel panorama femminile non ne emergono molto spesso, per questo è una notizia…
Il Grande Slam si ottiene vincendo il mondiale e le 3 challenge. Una sfida iniziata nel '94. Ma finora, fra tanti giganti, c'è riuscito soltanto Van Aert
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Non ci ha messo poi molto Namur per entrare nella storia del ciclocross. Nel piccolo borgo belga vanno molto fieri della propria creatura, il Cyclo-cross de la Cittadelle, nato nel 2009. La gara nacque dietro la spinta delle autorità cittadine, che volevano creare un evento internazionale in grado di far risaltare tutta la regione vallone in qualcosa che normalmente era più appannaggio dei fiamminghi.
Domani su quei sentieri spesso infangati si consumerà il primo duello tra Van der Poel (nella foto di apertura, la vittoria a Namur 2019) e Van Aert, con Pidcock e Iserbyt pronti ad approfittarne.
Wout Van Aert in azione a Namur nel 2018Wout Van Aert, in azione a Namur 2018
La storia dimezzata
Le basi poste furono solide, affidandosi alla competenza del pluricampione del mondo Roland Liboton per disegnare il tracciato e aderendo subito a un circuito importante, il Trophee Gazet van Antwerpen. Importante sì, ma le ambizioni erano ben altre. Dal 2011 infatti la gara fa stabilmente parte della Coppa del mondo e ne è diventata una colonna portante. Un evento atteso tutto l’anno, si può quindi ben immaginare la sofferenza degli organizzatori e della città intera quando si è presa la decisione di ridurre le gare di domenica prossima solo a quelle elite, a causa della pandemia.
Thomas Pidcock ha vinto a Namur 2018 fra gli U23 e domenica scorsa nel SuperprestigeThomas Pidcock ha vinto a Namur nel 2018, da U23
Smacco Van der Poel
Il re di Namur è, manco a dirlo, Mathieu Van Der Poel. Il campione olandese ha trionfato su quel percorso che ben conosce per 4 volte fra il 2015 e il 2019. L’unica sconfitta è arrivata nel 2017, ma è stata una sconfitta dolorosa. In quella stagione infatti VdP stava dominando, andando a caccia di quel Grande Slam (vittoria ai Mondiali e nelle tre grandi challenge) confermatosi un obiettivo troppo grande anche per lui.
In gara però la sua tattica garibaldina sin dall’inizio non ottenne il risultato che sperava. Il suo grande nemico Van Aert, allora in maglia iridata, gli rimase attaccato per poi andare via di forza, con l’olandese superato anche dall’altro belga Toon Aerts. VdP si è rifatto l’anno successivo, Van Aert per ben tre volte gli è finito alle spalle a Namur, ma probabilmente non ci pensa neanche più. A VdP, invece, quel ricordo non piace…
Eva Lechner, sopra nel 2018, sul podio dal 2015 L 2017Per Eva Lechner, podio dal 2015 al 2017
Italiani da podio
Agli italiani Namur non ha mai sorriso appieno, ma qualche piazzamento di spicco è arrivato. Jakob Dorigoni, che non ha mai fatto mistero del fatto che il percorso di Namur è fra i suoi preferiti, ha chiuso secondo nel 2018 e terzo lo scorso anno, sempre fra gli under 23.
Secondo anche Gioele Bertolini nella stessa categoria nel 2015. I due sono stati battuti da due signori ciclocrossisti, il britannico Pidcock nel caso di Dorigoni e l’attuale campione europeo Iserbyt per il Bullo.
Nulla però a che vedere con Eva Lechner, per tre volte sul podio fra il 2015 e il 2017: la curiosità è che in nessuna di quelle occasioni a vincere è stata un’olandese, ma d’altronde la dittatura arancione è iniziata solo due anni fa, con il podio monocolore e la vittoria che in entrambe le occasioni ha arriso a Lucinda Brand, pronta a fare tris.
Le avvisaglie si erano viste ieri, forse non tutti però si erano accorti che dietro la straordinaria vittoria di Mathieu Van der Poel ad Anversa, si era elevato ad alti livelli anche Thomas Pidcock. Forse perché il britannico aveva già gareggiato nel ciclocross in stagione, anche in Coppa del mondo. La forma stava arrivando, il suo terzo posto in rimonta era lì a testimoniarlo. E oggi a Gavere, in una delle tappe storiche del Superprestige, ha scalato gli altri due gradini, anche a dispetto dell’iridato olandese.
Giornataccia per Eli Iserbyt a Gavere dopo l’ottima prova di ieri ad AnversaGiornataccia a Gavere per Iserbyt
Partenza sprint
Pidcock ha battuto VdP sul suo terreno, ossia ha allungato già nella prima parte di gara, con l’olandese preso un po’ alla sprovvista. Col passare dei giri, sia VdP che il belga Toon Aerts sono riusciti a chiudere sul britannico. Non così Eli Iserbyt, secondo ieri ad Anversa: poco brillante il campione europeo in evidente giornata no.
Quinto giro e addio
Per un paio di tornate Aerts ha provato a scrollarsi di dosso i due rivali ed era proprio Pidcock quello che sembrava soffrire di più. Invece al quinto giro il britannico ha forzato e il belga ha ceduto quasi di schianto. Nel giro successivo anche VdP ha cominciato a perdere terreno, con il giovanissimo Pidcock che andava così a conquistare la sua prima vittoria da elite in uno dei grandi circuiti del cross.
Al traguardo, Van der Poel ammirato dalla forza di PidcockVan der Poel al traguardo di Gavere
L’omaggio di VdP
A fine gara VDP ha elogiato il rivale: «E’ stato impressionante – ha detto – facevo fatica a seguirlo soprattutto a piedi. Oggi era più forte di me, non posso negarlo. Io comunque non sono andato male, ma lo dicevo che sono ancora lontano dalla massima forma…».
Sul podio di Gavere, Van der Poel, Pidcock e Toon AertsSul podio, Van der Poel, Pidcock, Aerts
L’orgoglio di Tom
Dal canto suo Pidcock ha dato l’impressione di essere sempre più sicuro dei suoi mezzi.
«E’ una vittoria frutto del lavoro che sto facendo sulla partenza – ha detto – per non perdere terreno dai rivali e spendere troppe energie. Certo, vedere VdP che si stacca è una bella sensazione. Ora aspetto con trepidazione Namur e la Coppa del mondo, ma non nascondo che mi piacerebbe ripetere la cosa anche in qualche grande gara su strada».
Altro spunto offerto da Malori: ecco perché Van der Poel e Van Aert nelle classiche sono imbattibili. Lo devono al cross, alla crono e al confronto fra loro
Canyon pensa anche ai più piccoli con il modello Young Hero in 2 taglie diverse: 3XS e XS. Una piccola opera d'arte ispirata dal Team Alpecin-Fenix di Mathieu Van der Poel
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VdP ha davvero cattive intenzioni. Avevano evidentemente ragione i belgi, che alla vigilia della tappa del circuito X20 Badkamers Trofee ad Anversa dicevano di non fidarsi delle dichiarazioni di facciata del campione del mondo di ciclocross, né del suo presunto fisico ancora appesantito dalla sosta post-stagione su strada. I fatti hanno dato loro ragione, perché l’olandese dell’Alpecin-Fenix ha dato loro un’autentica lezione.
Fasi iniziali. I belgi provano a tenere cucito il gruppoI belgi provano a tenere cucito il gruppo
Maledetta foratura
La sfida tanto attesa con Wout Van Aert non c’è stata, perché il belga ha cambiato programma e ha deciso di non partecipare. Ma lo spettacolo non ne ha sofferto. Si è visto sin dall’inizio che la sfida era “uno contro tutti” (anche se con il ritorno di Van der Poel anche l’altro olandese Lars Van Der Haar è sembrato di ben altra pasta rispetto alle gare d’inizio stagione).
Il vincitore del Giro delle Fiandre non ha atteso poi tanto prima di dare vita alla sua solita strategia: stroncare gli avversari sul ritmo e la tattica sarebbe stata anche quella giusta, solo che a metà gara la sua Canyon Inflite ha iniziato a fare i capricci, forse a causa dello scivolone che VdP aveva avuto sulla sabbia nel quarto giro. Una foratura gli impediva praticamente di avanzare sui tratti meno scorrevoli, soprattutto sulla stessa sabbia e il campione europeo Eli Iserbyt si è riagganciato e posto davanti quando VdP ha effettuato il necessario cambio bici. Il “folletto fiammingo” a quel punto ha rallentato l’azione, così da dietro sono rientrati in tanti, formando un gruppo in fila indiana di ben 8 corridori.
Iserbyt ripreso dopo la foratura: Mathieu ha strada liberaRipreso Iserbyt, Mathieu ha via libera
Spallata regolare
A tre tornate dalla fine l’episodio che forse ha deciso la corsa e che molto ci dice del carattere del campione olandese. Davanti Iserbyt (Pauzels-Sauzen Bingoal) su un lungo tratto su sabbia provava la fuga, dietro il suo compagno di colori Vanthourenhout faceva un po’ da tappo. Durante la corsa a piedi con bici al fianco, VdP ha affiancato il belga dandogli una bella botta (ricordate il discorso sul concetto di rispetto nel ciclocross?), facendolo quasi rimbalzare sulle transenne seppur senza commettere un gesto antiregolamentare.
Ripreso Iserbyt
L’olandese si è posto così in caccia di Iserbyt, riprendendolo dopo poche battute. Poco prima della campana dell’ultimo giro, su un tratto in salita, Van der Poel ha aperto il gas, staccando il rivale in maniera secca e netta, con un vantaggio che è andato moltiplicandosi per tutta l’ultima tornata. Fino a quando, sentitosi sicuro, VdP ha rallentato sistemando la sua maglia da campione del mondo per il rettilineo finale.
Di ben altro tenore rispetto alla vigilia le sue dichiarazioni all’arrivo.
«Sto meglio di quando ho esordito lo scorso anno – ha detto – il mio obiettivo sono i mondiali e solo per allora sarò al massimo, ma quando gareggio io parto sempre per vincere…».
Nell’ultimo giro la gara è il suo show personaleLa gara uno show personale
Il Re è tornato
Vittoria quindi per il Re con 6” su Iserbyt (comunque contento per aver rinforzato la sua leadership nella classifica del circuito), mentre terzo arrivava un altro big della strada e del cross, il britannico Tom Pidcock, rimasto nascosto per tutta la gara, ma emerso in maniera prepotente nel finale, dando scacco matto a quel che era rimasto di un’armata belga partita con grandi intenzioni ma ridotta a più miti consigli.
Tripletta olandese fra le donne, ma ad Anversa è arrivato lo stop al filotto di vittorie di Lucinda Brand, reduce da quattro successi consecutivi ma questa volta battuta da Denise Betsema.
Wout Van Aert si porta a casa la E3 Saxo Classic, battendo Van der Poel e Pogacar. Botte reciproche sui muri, poi decide lo sprint. Si va verso il Fiandre
L’inizio di stagione nel ciclocross per Wout Van Aert non è stato certamente quello che tutti si aspettavano. Dopo aver chiuso un 2020 su strada ricco di soddisfazioni e sempre da protagonista, molti pensavano che sui prati avrebbe imposto subito la sua legge, ma così non è stato, collezionando piazzamenti.
Ora però non si scherza più, oggi ad Anversa nel X2O Badkamers Trofee ci sarà il primo confronto diretto con Mathieu Van Der Poel, l’avversario di sempre, non più solo nel ciclocross ma anche su strada. L’esito infausto dello sprint a due al Giro delle Fiandre è ancora lì a bruciare nell’animo (in apertura la foto della caduta di Alaphilippe, che il belga ha in qualche modo favorito puntando la moto e poi scostandosi all’ultimo secondo) .
Rientro piuttosto faticoso, per i suoi standard, in Coppa del mondo a TaborA Tabor un rientro faticoso
La ferita brucia
«Quando sono caduto lungo il percorso ho perso un po’ di forze e di concentrazione – ha dichiarato a redbull.com – eppure ce l’avevo quasi fatta, mi sono mancati pochi centimetri. E’ stata la mia ultima gara su strada e non la dimenticherò tanto presto, ci ho ripensato per giorni interi. Ora non vedo l’ora di affrontarlo sul campo e non credo sarà facile anche se è la sua prima uscita. Tutti conoscono la sua agilità, ma io negli ultimi anni, per circostanze, infortuni o anche per una forma minore non ho potuto mostrarmi al meglio, ma spero di tornare ai miei vecchi livelli e allora si vedrà».
In Belgio qualche polemica sul modo in cui si è preparato al ritorno nel crossIn Belgio polemiche sulla sua preparazione
Venti di guerra
In Belgio i giorni introduttivi al grande rendez-vous del X2O Badkamers Trofee sono trascorsi con una forte atmosfera polemica. Sul quotidiano Het Laatste Nieuws il due volte iridato Niels Albert (che ha diretto Van Aert ai tempi della Veranda’s Willems nel 2017) è stato molto severo con il suo vecchio pupillo.
«Uomini come Iserbyt, Aerts e Vanthourenhout – ha detto – sono impegnati nel ciclocross ogni giorno. Ho letto invece che Wout nel ritiro in Spagna non aveva neanche la bici da cross. E’ normale quindi che ci sia una differenza. Temo che così con il passare del tempo peggiorerà. Zdenek Stybar ad esempio tecnicamente era un maestro, ma dopo anni su strada, ora ha perso tutta la pratica».
Van Aert, pur non rispondendo direttamente, incassa il colpo: «Per il momento mi sono preparato poco per il ciclocross, ma i miei obiettivi sono in là nella stagione, al campionato nazionale e ai mondiali di fine gennaio. Le gare del periodo natalizio saranno decisive per crescere di condizione, saranno il miglior allenamento».
Secondo Van Aert la caduta del Fiandre ha condizionato il suo rendimento nel finaleLa caduta del Fiandre potrebbe aver inciso sul risultato
Lavori specifici
In Spagna però Van Aert non ha dimenticato gli obiettivi immediati: «Certamente si lavora per la strada, ma non dimentico di lavorare sulla mia esplosività, perché qualcosa si perde durante la stagione da pro’. Non potendo fare esercizi sul campo, insieme ai lavori di resistenza necessari per il periodo ho inserito anche lavori diversi. Ad esempio ripetute di 60 o 90 secondi su strada. Sono sprint molto lunghi, che fanno davvero male… Ma so che me ne potrò giovare, perché nel ciclocross devi rilanciare dopo ogni curva, è un continuo alternarsi di sprint».
Effetto Covid
L’esito della grande sfida di oggi in apparenza non lo interessa più di tanto, o meglio più che VdP a dargli pensiero sono gli altri.
«La pandemia sta influendo tanto, ci sono poche gare, spesso una a settimana e questo significa che non avrò quei vantaggi derivanti da un’attività ridotta a dicembre rispetto agli avversari come avveniva in passato, saremo tutti allo stesso livello. Io comunque penso a me stesso e so che a gennaio sarà un Van Aert diverso, questo solo conta».
Sarà possibile seguire la sfida del X2O Badkamers Trofee su www.cyclingfans.com
Anversa, X2O Badkamers Trofee: Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert uno di fronte all’altro. La sfida che tutti stanno aspettando, neanche fosse il campionato mondiale dei pesi massimi di pugilato. Due mesi dopo quello sprint al Giro delle Fiandre che ha premiato l’olandese e non è andato giù al belga. Due mesi possono essere pochi, ma per Van der Poel sono stati un tempo infinito, nel quale molto è successo, innanzitutto la brutta caduta successiva, alla Driedaagse Brugge-De Panne (foto di apertura) che gli è costata una commozione cerebrale e due settimane di assoluto stop.
«Non mi sono ancora del tutto ripreso – ha dichiarato alla tivù olandese Ziggo Sports – perché poi ci siamo trovati nel mezzo di un nuovo lockdown, posso dire di aver riposato molto e aver messo anche su un po’ di peso eccessivo».
Van der Poel, campione del mondo ciclocross a Dubendorf 2020Campione del mondo ciclocross a Dubendorf 2020
Niente da dimostrare
Ora è ancora un paio di chili in sovrappeso e l’olandese se li sente tutti addosso, ma non è solo questo l’effetto delle settimane di forzato riposo: «Mi sto approcciando alla stagione di ciclocross in maniera molto diversa rispetto al passato. Devo far attenzione a non esagerare. Mentalmente ogni volta che salgo in bici vorrei spaccare il mondo, ma devo farlo con gradualità. Poi devo ammettere che i miei interessi sono un po’ cambiati: nel ciclocross non devo più dimostrare nulla a nessuno…».
Il duello con Van Aert al Fiandre, uno dei tanti round della sfidaIl duello con Van Aert al Fiandre
Gregario? Mai…
Intanto c’è l’appuntamento di oggi e tutto il resto della stagione nel ciclocross prima di tornare alla strada, sempre con l’eterno rivale Van Aert di fronte.
«Wout è un corridore d’attacco – dice – è un vincente. Non capisco come possa avere corso l’ultimo Tour in quella maniera, mettendosi al servizio di Roglic. Io non so se ci riuscirei, ma finché non correrò anch’io il Tour il paragone non ha molto senso. La nostra generazione sta cambiando il ciclismo professionistico. Le gare sono più aperte e piene di attacchi, ma noi abbiamo sempre corso così».
La sua vittoria per il belga è stata una mazzata tremendaLa sua vittoria una vera mazzata per Van Aert
Ambizione Remco
Il campione olandese ne ha anche per l’altro grande talento belga, Remco Evenepoel.
«A volte esagera con le sue affermazioni – dice – ma è il suo modo di essere. Può sembrare arroganza, ma probabilmente è solo fiducia in se stesso. Alle dichiarazioni fa sempre seguire grandi imprese sui pedali. Anch’io dico che voglio essere il primo a vincere tre titoli mondiali in tre discipline e essere olimpionico nella Mtb, se non sono dichiarazioni ambiziose queste…».
Oggi si passerà dalle parole ai fatti: riuscirà l’olandese a contenersi, a lasciare l’iniziativa a chi è più allenato? Chi lo conosce dice di no, non è nella sua natura…
Faccia a faccia con De Lie al via della 2ª tappa del Tour of Guangxi. La vittoria di Quebec per De Decker. L'indole dell'attaccante. E poi c'è Van Aert...
In una lunga intervista pubblicata sul sito del suo sponsor Red Bull, Wout Van Aert ha gettato il guanto di sfida a Mathieu Van der Poel. Non tanto per la prossima stagione su strada, quanto piuttosto nel fango del ciclocross: il loro storico terreno di sfida.
L’arrivo del Fiandre non gli è andato davvero giù. Lo ha battuto Van der Poel…Che male perdere il Fiandre da Van der Poel…
Grande attesa
«Non vedo l’ora di affrontare Mathieu nel fango – ha detto Van Aert – ma non credo sia più facile per me batterlo. Tutti conoscono le sue capacità di guida. Anche se avessi buone gambe, è difficile avvicinarlo, ma questo non significa che rinuncerò a provarci. Negli ultimi anni non sono riuscito a mettermi molto in mostra nel ciclocross. Ho avuto infortuni e non ho mai trovato la giusta condizione. Voglio rifarmi. Quest’anno arrivo molto bene al debutto e spero di tornare ai miei vecchi livelli e soprattutto di essere al meglio a gennaio per i mondiali. Così potrò gareggiare di nuovo con Mathieu e tutti gli altri corridori».
Tanto lavoro
Il duello infatti non si consumerà tanto presto, dato che il debutto di Van der Poel nel cross non è atteso prima di metà dicembre. Van Aert non se ne cruccia, in apparenza, e lavora.
«L’attenzione per ora – dice – si concentra principalmente sulla mia esplosività perché un po’ la perdi quando punti alle corse su strada. Sto lavorando in questo senso perché ho sentito di aver perso potenza. Nel cross si deve davvero sprintare dopo ogni curva e non è un fatto di resistenza come su strada. Di solito sono lavori che richiedono allenamento specifico sullo sterrato, ma in Spagna dove ho iniziato la preparazione, facevo lavori di intensità su strada di 30 secondi o un minuto».
Namur 2018, è iridato, ma in Coppa del mondo lo batte ancora Van der PoelVan Aert, Coppa del mondo di Namur 2018
Vigilia e dubbi
Singolare la posizione del belga, che se da un lato ha gettato il guanto di sfida verso il rivale di sempre, dall’altro subito dopo decide di tenere un profilo più basso. Forse presagendo che il primo impatto con la specialità potrebbe essere meno morbido del previsto. Oppure per rendere più clamoroso un eventuale rientro brillante, si vedrà.
«Mi sono preparato in poco tempo – prosegue – avendo scelto di tornare alle gare il prima possibile. E’ determinante ritrovare condizione e feeling per il mondiale che si corre a Oostenda, quindi in Belgio. Di conseguenza a Tabor non sarò al top della forma. Farò ancora una gara a metà dicembre, poi mi allenerò cercando di raggiungere il meglio per Natale. Dovrò migliorare tanto per competere con gli specialisti. Ovviamente Mathieu è sempre uno dei concorrenti più importanti. E’ da anni il punto di riferimento nel fango e questo non cambierà. La differenza con gli altri sarà minore, come è già successo l’anno scorso. Ma Iserbyt e Aerts mi sembrano tosti».
Scontro fra titani, sempre nel 2018, ma a KoksjideKoksjide 2018, scontro fra titani
Primi dubbi
Eppure qualche dubbio dell’ambiente sulla possibilità di durare a lungo e restare vincente su strada sottoponendosi a simili ritmi deve essergli arrivato.
«A volte mi chiedono se io non esageri – dice – scegliendo un programma così intenso. Ma ho persone intelligenti dietro di me, con il mio allenatore che valuta e si assicura sempre che il piano sia fisiologicamente fattibile. Ho brevi periodi di riposo in momenti diversi della stagione e secondo noi riusciremo a farci stare tutto. L’importante è credere in se stessi. Se pensi in anticipo che non sia possibile, allora non funzionerà».
Kortrijk 2019, una conferenza stampa per raccontare l’imminente stagione del fangoCosì nel 2019 per annunciare il debutto nel cross
Dolore Fiandre
Le ultime considerazioni sono per la stagione 2020 su strada conclusa da poco per lui con il Giro delle Fiandre chiuso al secondo posto, allo stesso modo del mondiale (in apertura lo smacco sul podio dietro Alaphillippe. Pochi giorni prima invece era stato secondo anche nella crono dietro Ganna).
«E’ stato difficile per il vincitore che è in me – ammette – veder sfumare la vittoria sia ai campionati del mondo sia al Fiandre. A Imola sono stato battuto da qualcuno che quel giorno era migliore di me, ma al Giro delle Fiandre ero davvero vicino. Per questo non mi piace ricordarlo, perché al Fiandre la vittoria era davvero vicina».
Tre in fila: Van Aert, Van der Poel e Julian Alaphilippe. Il francese in maglia iridata ha attaccato il Koppenberg come la rampa del garage. Si è mosso in corsa con la sicurezza di uno che il Fiandre l’ha sempre corso, invece era al debutto.
Van Aert arriva alla moto e scarta di colpo senza avvisare chi segueVan Aert arriva alla moto e scarta di colpo
Mancano 40 chilometri al traguardo. La moto rallenta sulla destra. E anche se non dovrebbe essere lì, Van Aert la vede benissimo. Esistono regole non scritte del gruppo, anche in corsa. Gli ostacoli si segnalano: si mette la mano dietro la schiena e si indica di allargarsi. Ma il Fiandre è zona di guerra e certe accortezze non valgono. Per cui Van Aert punta la moto e non fa un cenno.
«Se guardate le immagini – dice Alessandro Tegner, marketing manager della Deceuninck-Quick Step – Van Aert va dritto sulla moto. Van der Poel la schiva di un soffio. Julian la prende in pieno».
Eddy Lissens faceva il poliziotto e stamattina è uscito di casa come gli capita da vent’anni per guidare la moto al Giro delle Fiandre. Stavolta come moto della Giuria. La situazione è semplice: ci sono gli uomini più forti nella fuga che deciderà la Ronde. I tre hanno raggiunto un vantaggio superiore ai 20 secondi, per cui la Giuria e il cambio ruote Shimano rallentano per disporsi dietro alla fuga.
Van der Poel ha scartato la moto per un soffio, Alaphilippe non fa in tempoVan der Poel scarta, Alaphilippe non fa in tempo
«Ci siamo lasciati sfilare – racconta a Sporza – la moto della televisione si è spostata sul lato sinistro della strada, noi abbiamo scelto il lato destro. Saremmo dovuti stare anche noi dall’altra parte della strada? Chi dice una cosa del genere non ha mai corso una gara».
Julian a ruota dei due non si guarda troppo intorno. Forse la radio lo distrae. Porta una mano sul petto per schiacciare l’interruttore e non si accorge che Van Aert ha schivato la moto. Che Van der Poel l’ha evitata per un soffio, con un riflesso da gatto selvatico. E quando il francese si trova davanti il baule della Suzuki grigia, è già troppo tardi.
«Julian evita le mosche – dice Tegner – se avesse avuto un segnale di pericolo non avrebbe mai preso quella moto. Alla Liegi ha commesso un errore per la troppa pressione. A Scheldeprijs l’errore l’ha fatto Van der Poel e per poco non lo paga lui. Ma al Fiandre non è stata solo sfortuna. Dopo la sua caduta si sono voltati entrambi. Van der Poel ha la faccia di quello che l’ha scampata bella. Van Aert si rimette subito a menare. Non hanno neppure fatto il gesto di rallentare per capire se sarebbe ripartito».
I due si voltano, poi tirano dritto senza esitazioneI due si voltano, poi tirano dritto
Il Fiandre è guerra e forse il galletto iridato dai modi sbarazzini e per certi versi irriverenti non va tanto a genio ai due giganti del cross che sui sentieri fiamminghi hanno costruito la loro carriera e la reciproca rivalità. Alaphilippe grida sull’asfalto, una moto si ferma per soccorrerlo.
«Mi dispiace da matti — dice il Lissens – per quello che è successo. Certe manovre si fanno cento volte in una corsa e non succede mai niente. Ma questa volta Alaphilippe stava parlando nella radio e non ha fatto in tempo ad evitarmi. Sono in corsa da vent’anni, non mi era successo mai niente del genere».
Van Aert e Van der Poel si sono giocati il Fiandre. Il primo ha ringraziato il secondo, che ha vinto, per avergli dato lo stimolo di migliorare ancora. Su quella manovra per evitare la moto ognuno si farà la sua idea.