Kristian Sbaragli, 2020

Sbaragli, tanta qualità per aiutare Van der Poel

04.01.2021
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Nel giorno in cui il suo capitano Van der Poel vinceva a Hulst in Coppa del mondo, Kristian Sbaragli portava a casa un allenamento quasi asciutto in Toscana, che di questi tempi è un lusso non da poco. Il 2020 è andato in un modo un po’ strano. La squadra avrebbe avuto la possibilità di partecipare al Tour de France, dove Van der Poel sarebbe stato figura assai gradita. Tuttavia, avendo in programma le gare olimpiche, l’olandese aveva valutato di non andarci e questo la Alpecin-Fenix aveva comunicato ai francesi. Quando poi l’annata ha ricevuto l’assestamento definitivo, non c’era più il tempo di cambiare le carte in tavola e la squadra ha sposato un programma di sole classiche. Olimpiadi o no, tuttavia, nel 2021 il ranking permetterà loro di partecipare a tutte le corse e il piano dovrebbe includere i tre grandi Giri.

Kristian Sbaragli ha compiuto 30 anni ed è nel gruppo dei pro’ da quando ne aveva 23, respirando oggi la sensazione di aver trovato il suo ruolo di spalla preziosa per VdP e insieme la voglia di vincerne una ogni tanto.

Kristian Sbaragli, Castellon, Vuelta Espana 2015
Kristian Sbaragli, tappa di Castellon alla Vuelta Espana del 2015
Kristian Sbaragli, Castellon, Vuelta Espana 2015
Sbaragli vince così a Castellon alla Vuelta 2015
Ripreso a pieno regime?

Senza fretta, in realtà, perché non c’è certezza del debutto. Fino a Natale, i preparatori ci hanno detto di non spingere troppo. Abbiamo fatto 10 giorni di ritiro a dicembre, dal 6 al 16, e ora andremo dall’11 al 21 in Spagna. Tutti insieme, anche quelli che fanno ciclocross. Van der Poel è stato con noi a dicembre e ha preso la bici da cross il giorno prima di ripartire. Verrà anche lui e poi si muoverà in base alle gare fino al mondiale, poi credo che chiuderà. In ogni caso si dovrebbe debuttare alla Valenciana e poi si va allo Uae Tour. Avremo solo questa come trasferta fuori dall’Europa e semmai il Canada a settembre.

Farai ancora corsa parallela con Mathieu?

Sarò il suo supporto nei finali di corsa per buona parte del calendario. Sino alla primavera, salterò soltanto le classiche del pavé. Per tanti motivi e nessuno in particolare, non ho mai fatto il Fiandre, che pure sarebbe adatto alle mie caratteristiche. E adesso, avendo uomini esperti per quei percorsi, continuo con il programma delle Ardenne.

Alexander Konychev, Kristian Sbaragli, tricolori 2020
Quinto ai campionati italiani di Cittadella 2020. Qui con Konychev sul Muro della Tisa
Kristian Sbaragli, tricolori 2020
Quinto ai campionati italiani, qui sul Muro della Tisa
Il 2020 accanto a Van der Poel è stato impegnativo?

Lo è stato, ma per tutto quello che abbiamo vissuto. A luglio siamo andati per tre settimane in altura, poi durante tutto il periodo delle corse in Italia, non siamo mai tornati a casa per non rischiare il contagio. Sempre in albergo. Sul piano tecnico invece correre con lui è semplice. L’importante è farsi trovare davanti nei finali come al Brabante o alla Liegi. E’ super sveglio, non mi costringe agli straordinari.

Prima hai parlato dei preparatori.

Ne abbiamo quattro interni alla squadra, che ci seguono in tutto. Sono stati loro a dirci che fino al primo ritiro avremmo potuto gestirci liberamente, anche facendo altri sport. Ma da ora si entra nel vivo e gli allenamenti sono diventati più specifici.

Anche tu hai ridotto le ore e aumentato la qualità?

E’ l’orientamento degli ultimi tempi. La distanza si fa ancora, ma non sono più le 6-7 ore di una volta. Addirittura preparando la Sanremo abbiamo chiesto di allungare dopo qualche corsa, ma ci hanno detto che non serviva.

Quindi come funziona la tua settimana?

Faccio 4-5 giorni di lavoro e 3-2 di scarico, durante i quali si va in palestra o si fa un giretto. Abbiamo uno schema di 20-25 giorni da adattare se ad esempio piove. L’importante è che alla fine il volume del lavoro sia quello. Ogni volta si caricano i dati online e se capita che non lo fai per due giorni, ti arriva la mail che te lo ricorda. Il livello medio del gruppo si è alzato anche per questo. Nessuno a casa può fare il furbo e arriviamo talmente preparati alle corse, che per vincere devi essere sempre al 100 per cento.

Kristian Sbaragli, Tirreno-Adriatico 2020
Nel 2020 Sbaragli ha scortato Van der Poel anche alla Tirreno, con vittoria a Loreto
Kristian Sbaragli, Tirreno-Adriatico 2020
Nel 2020 (e nel 2021) stesso programma di VdP
Quali sono i lavori specifici di queste settimane?

I lavori di forza si fanno in palestra e anche in bici, con le più classiche Sfr e le partenze da fermo. Poi faccio parecchi lavori di soglia, con lo schema del 30″-30″ (30 secondi di sforzo e 30 di recupero), oppure 40″-20″. E anche dei lavori in progressione.

Quanto dura una distanza?

Al massimo si arriva a 5 ore, ma di solito sono 4 e mezza con un po’ di dislivello. Si fanno lavori sulle salite e rispetto a quando magari stavi fuori a spasso per 7 ore, adesso lavori ad un’intensità superiore.

Con chi ti alleni in questo periodo?

Da un paio di settimane c’è in giro Bettiol. Se non piove ci si sposta verso Montecatini dove c’è Sabatini e a volte troviamo Wackerman che correrà con la Eolo-Kometa. Però la squadra ci ha raccomandato di non fare dei grupponi e di uscire al massimo in tre, quindi si sta attenti. Rischiare non serve. Il giorno di Natale di solito si faceva una pedalata con gli amatori qui in paese, ma abbiamo deciso di rimandare.

Kristian Sbaragli, Camilla, Lorenzo
Casa Sbaragli: Kristian, la compagna Camilla, il figlio Lorenzo e il cane Gino: Natale 2020 per quattro (foto Instagram)
Kristian Sbaragli, Camilla, Lorenzo
Natale con Camilla, Lorenzo e il cane Gino (foto Instagram)
E quando piove?

Ci si veste senza esagerare, altrimenti si suda troppo, e si va. Sono importanti guanti, copriscarpe e la mantellina, che se piove già in partenza la tieni su e in salita la apri per traspirare meglio. Puoi avere i capi tecnici che ti pare, ma quando piove ci vuole addosso un po’ di plastica. E’ l’unico modo per restare asciutti.

Si esce sempre?

Se devi, ti alleni. Se piove e ci sono 3 gradi, il primo giorno salti. Poi però si va sui rulli, che io però odio. Il giorno dopo i rulli, di solito sono distrutto. Per cui preferisco uscire.

E come hai fatto durante il lockdown?

Fino a marzo abbiamo riposato, per ordine del team. Poi dal 5-6 aprile ci hanno mandato i rulli a casa e tutte le tabelle. Ed è stato fastidioso vedere che solo noi italiani non uscivamo. Mentre svizzeri, belgi e olandesi erano in bici con quel cielo grigio e il freddo, qua c’è stata la più bella primavera da 10 anni a questa parte. E noi si girava sui rulli…

Mathieu Van der Poel, coppa del mondo Hulst 2021

Mathieu vola e ringrazia i meccanici belgi

03.01.2021
4 min
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Altro che “nemo profeta in patria”… A Hulst, nella penultima prova di Coppa del mondo, l’Olanda ha fatto bottino pieno, con un Mathieu Van der Poel in grande spolvero, anche se a ben guardare la gara il confine tra la sua grande prestazione e i problemi dei suoi avversari è molto sottile.

Flop al box di Van Aert

La gara maschile, 10 giri in programma, è durata praticamente solo un paio di tornate, poi il campione iridato ha preso il volo. Van Aert ha pagato dazio per più motivi. Innanzitutto una partenza un po’ sonnolenta. Durante il primo giro, percorso praticamente in fila indiana dai protagonisti (salvo il sempre più sfortunato Iserbyt, più volte bloccato da stop dei suoi avversari e alla fine rimasto fuori dalle posizioni che contano) il belga della Jumbo-Visma vivacchiava sempre intorno alla sesta-settima piazza. Poi al secondo giro, quando VDP stava attaccando, un grave errore al cambio bici dei meccanici belgi, impreparati quando Van Aert ha lasciato la sua piena di fango e attendeva l’altra che però era ancora sporca.

Wout Van Aert, coppa del mondo Hulst 2021
Wout Van Aert ha corso su bici Bianchi con i colori della squadra. Dal 2021 utilizzerà bici Cervelo
Wout Van Aert, coppa del mondo Hulst 2021
Van Aert ha corso su Bianchi con i colori Jumbo-Visma

Si è trattato di 4-5 secondi persi, si potrebbe pensare a un’inezia, ma nel momento cruciale della gara hanno avuto il peso di una mazzata. Bisogna considerare anche che si trattava di una gara di Coppa del mondo, quindi i meccanici erano quelli della nazionale e non del suo staff. Un episodio che potrebbe avere strascichi sulla strada dei mondiali.

VdP a quel punto, liberatosi della presenza di Aerts che aveva provato a tenere il passo, ha trasformato la prova in un assolo, dimostrandosi il più a suo agio sul percorso molto melmoso, dove in certi tratti si affondava fino alle caviglie. Dietro, Van Aert è rimasto insieme al britannico Pidcock e al connazionale Vanthourenhout, il suo rivale nella classifica di Coppa che però si è presto staccato.

Spunto Pidcock

Mentre l’olandese volava verso la vittoria, Pidcock ha giocato la sua carta per la seconda piazza al penultimo giro, cercando di sfruttare anche alcuni errori di traiettoria di Van Aert che gli avevano dato l’illusione di un’aumentata stanchezza del rivale. Il belga invece ha risposto da par suo e sul pedalabile ha staccato il rivale arrivando al traguardo con 1’31” di ritardo, 1’49” invece per il britannico della Trinity Racing. Per il corridore della Jumbo Visma la leadership in classifica è sempre più in cassaforte.

Novità Betsema

Novità tra le donne, dove Denise Betsema aveva praticamente offerto un assaggio di quanto avrebbe poi fatto VdP. L’olandese, sempre battuta nelle ultime uscite internazionali, ha dominato la gara facendo registrare il miglior tempo in ognuna delle 7 tornate previste. Secondo posto per la Brand a 1’02”, con la certezza della conquista del trofeo di cristallo, terza la Alvarado a 1’09”. Ora spazio ai campionati nazionali, le grandi challenge riprenderanno il 23 e 24 gennaio con X2O Badkamers Trophy e la finale di Coppa.

Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers

A Baal rimbomba la risposta di VDP

01.01.2021
4 min
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Neanche il tempo di salutare il vecchio anno e già il ciclocross riparte, proponendo una nuova tappa del X2O Badkamers Trophy, coincidente con uno degli appuntamenti più sentiti nell’ambiente, la gara di Baal intitolata a Sven Nys. Il grande campione è da sempre chiamato in prima persona nella sua organizzazione e visto il suo prestigio nessuno dei grandi si azzarda a rifiutare l’invito. Ecco così che anche oggi abbiamo assistito all’ennesima grande sfida fra i “tre tenori”, con l’aggiunta del ritrovato Eli Iserbyt. Una settimana fa il campione europeo si rotolava fra forti dolori al braccio a Heusden-Zolder, ma per fortuna ha presto recuperato.

Percorso double face

L’esito della gara di domenica a Dendermonde aveva ribaltato le gerarchie, con un Van Aert scatenato e Van Der Poel finito a distanza siderale. I due sono partiti molto guardinghi, anche a causa di un percorso dai due volti. Nella prima parte il fango era molto liquido, quasi saponoso, tenere l’equilibrio era arduo. Nella seconda era più secco per la maggiore presenza di sole, ma si trattava anche della parte meno pedalabile, ricca com’era di salite e tornanti, col risultato di un continuo salire e scendere di bici. Non è un caso se per due terzi di gara siano rimasti davanti in 5, ma era curioso notare come anche i più leggeri Pidcock e Iserbyt rischiassero spesso lo scivolone. Figurarsi i più potenti Van Der Poel, Van Aert e Vanthourenhout…

Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Baal: Iserbyt si è ben ripreso, sfrutta l’agilità e tira. Pidcock, Van Aert e Van der Poel in difesa
Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Baal: Iserbyt tira. Pidcock, Van Aert e Van der Poel in difesa

Van Aert non rientra

Pidcock è stato quello che nella prima parte di gara ha assunto maggiormente l’iniziativa. La sua alta frequenza di pedalata, tipica dei biker, su certi tratti gli dava un buon vantaggio, mentre Van Der Poel cercava i tratti più pedalabili per ricucire.

Un primo brivido è arrivato nel terzo dei 7 giri in programma. Mentre gli altri al passaggio dai box imboccavano il corridoio del cambio per prendere l’altra bici liberata dal fango, Van Aert ha tirato dritto. Il belga si è così ritrovato davanti a tutti, esattamente come avviene con le soste ai box della Formula 1. A quel punto il corridore della Jumbo-Visma sembrava pronto a lanciare la sua offensiva come aveva fatto domenica scorsa. Il problema, nel suo caso, è consistito nel fatto che intanto il sole stava asciugando il terreno nel suo complesso. Così anche la prima parte prima scivolosa è ridiventata pedalabile e proprio lì VDP ha puntato le sue fiches…

Wout Van Aert, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Van Aert salta la sosta tecnica ai box e prova l’allungo, ma l’illusione di Baal dura poco
Wout Van Aert, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Van Aert tenta l’allungo, saltando la sosta ai box

Attacca Vdp

Nel corso del penultimo giro, mentre Iserbyt guidava il quintetto in fila indiana, VDP ha allargato scattando proprio come se fosse in una grande classica su strada. Van Aert ha capito subito quel che stava succedendo, ma era dietro e non ha potuto agganciare la ruota a differenza di Vanthourenhout. Quest’ultimo però si è subito reso conto che stava andando fuori giri e ha mollato. Probabilmente proprio questo azzardo gli è costato le possibilità di podio. Mentre l’olandese volava davanti, Van Aert ha accelerato liberandosi della concorrenza. Nell’ultimo giro, iniziato con 13” di ritardo, in un paio di occasioni il belga ha dato la sensazione di potersi riagganciare, sfruttando i tratti a piedi. Però VDP stava semplicemente controllando e ha chiuso vincitore per il quarto anno consecutivo con 8” sul rivale, che hanno un peso enorme soprattutto per il morale. Terzo Pidcock, confermatosi in crescita di condizione a 32” davanti a Iserbyt a 41” e a Vanthourenhout a 45”.

«Questa è stata una gara difficile – ha dichiarato l’olandese all’arrivo – non avevo le gambe al meglio, ma ho avuto l’impressione che neanche Wout stesse avendo la sua giornata migliore. C’erano alcuni tratti di percorso dove sapevo di poter prendere il sopravvento e quindi ho provato, è un percorso super tecnico che mi si adatta bene».

Domenica l’ennesimo capitolo della sfida, in quel di Hulst per la Coppa del mondo.

Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Ma l’attacco di Van der Poel non concede scampo: va via di potenza e conquista Baal
Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Ma alla fine l’allungo di Van der Poel non lascia scampo

Riscatto Alvarado

Baal però ha regalato anche un’altra notizia: la sconfitta di Lucinda Brand. Questa volta l’olandese ha dovuto cedere alla pimpante campionessa iridata Ceylin Del Carmen Alvarado. Le due hanno fatto gara di testa insieme all’altra olandese Denise Betsema. Nel finale la Brand ha attaccato e proprio la Betsema ha ceduto terreno, non la Alvarado che ha sfruttato al meglio le caratteristiche del tracciato. Potendo percorrere in bici i brevi tratti di salita grazie alla sua capacità di guida (a differenza della Brand), ha guadagnato quella manciata di metri tradottasi in 3” sul traguardo. Alla Brand la consolazione della leadership consolidata nella challenge, ma conoscendola è un zuccherino amaro…

Wout van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020

Van Aert risponde, in Coppa è un assolo

27.12.2020
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Nel ciclocross 24 ore possono cambiare tutto. Innanzitutto le condizioni atmosferiche e quindi del terreno: se ieri a Zolder si era corso su un percorso liscio, battuto anche se non privo di insidie, oggi a Dendermonde, nella terza prova di Coppa del mondo, la situazione è stata ben diversa, con fango da tutte le parti e le bici, anche se cambiate a ogni giro, che faticavano a procedere. Una volta un grande ciclocrossista del passato, alla partenza di una gara simile, disse: «Oggi serviranno garretti buoni…». Quelli di Van Aert erano superiori a tutti.

Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Per Mathieu Van der Poel e il suo fisico pesante, c’era forse troppo fango
Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Troppo fango per Van der Poel e il suo peso

Fango padrone

Tutti si aspettavano la sfida tra il belga e Mathieu Van Der Poel, vincitore ieri e infatti dopo un giro i due erano già davanti. La sola differenza è che questa volta era Van Aert ad avere l’iniziativa, a spingere con l’olandese che a prezzo di grandi sacrifici teneva la sua ruota. Il problema però emergeva appena si doveva mettere il piede a terra. Van Aert nei tratti a piedi, con la sua leggerezza e il fisico da mezzofondista, riusciva a fare la differenza, mentre per Van Der Poel, più pesante, non c’erano tanti tratti dove far emergere la sua tecnica.

Il fango era il vero padrone, un giudice che non aveva un minimo di indulgenza. Basti guardare Pidcock, troppo piccolo e leggero, troppo poco attrezzato muscolarmente per emergere. Ha resistito 5 giri, navigando sempre nelle retrovie, poi ha deciso che era il caso di dire basta. Non è colpa sua, non aveva le armi adeguate per poter competere su questo campo di battaglia…

Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Alla fine della gara, neppure David Van der Poel (il fratello) era proprio felice
Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Dopo la gara, furibondo anche David Van der Poel

Van Der Poel addio

Dopo un giro passato a ruota, Van Der Poel non ce l’ha più fatta, non riusciva più a colmare la differenza e quei pochi metri sono diventati tanti, sempre di più. Guardando l’ordine di arrivo si rimane quasi spaventati dai distacchi. Van der Poel ha chiuso a 2’49”, il belga Toon Aerts, brillantissimo nelle fasi finali tanto da quasi riprendere l’olandese, a 3’06”. Scendendo ancora si scopre che il decimo, l’altro belga Gianni Vermeesch, ha collezionato oltre 5 minuti di distacco. Roba da grande tappa alpina al Giro o al Tour.

«E’ stata una delle gare più belle di sempre – affermava alla fine un entusiasta Van Aert – il percorso peggiorava a ogni tornata, ma io adoro queste condizioni epiche. Non è che improvvisamente io sia meglio degli altri, ma mi conferma che sono sulla strada della forma migliore».

Wout van Aert, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Per Van Aert, la testa della Coppa del mondo è un bel colpo alle sicurezze del rivale
Wout van Aert, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Van Aert è ora in testa alla Coppa del mondo

Gara a due

Una gara, quella di Dendermonde, che da una parte accresce la rivalità tra i due, dall’altra conferma l’alternanza di successi degli ultimi giorni: domenica primo VDP a Namur, martedì risposta di Van Aert a Herentals, ieri assolo dell’olandese e oggi altrettanto dal belga.

Chi è il più forte? Probabilmente la risposta arriverà solo dai mondiali, intanto molto influiscono le condizioni dei percorsi, unite a diverse condizioni di forma, in rapporto a come i due stanno lavorando. Non solo pensando all’appuntamento iridato, ma anche (forse soprattutto?) alla stagione su strada dalla quale entrambi si attendono moltissimo. Intanto Van Aert sale in testa alla classifica di Coppa del mondo, con 11 punti su Vanthourenhout e la challenge diventa comunque un obiettivo di questo suo inverno.

Eli Iserbyt, Superprestige Zolder 2020

Iserbyt respira, il gomito non è rotto…

26.12.2020
4 min
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La penultima tappa del Superprestige di Heusden-Zolder, più che per la vittoria di Mathieu Van Der Poel, resterà impressa nella memoria per il brutto incidente nel quale è incorso il campione europeo Eli Iserbyt (nella foto di apertura), leader della classifica generale.

Tornante traditore

Eravamo nella fase iniziale del terzo giro e il campione del mondo olandese aveva appena impresso la sua proverbiale accelerazione facendo il vuoto alle sue spalle. Iserbyt era al comando del gruppetto inseguitore, quando in un tornante è scivolato sul fango secco. Su di lui, mentre provava a rialzarsi, è franato Lars Van Der Haar e il belga è caduto con il peso del suo corpo sul gomito sinistro. Mentre gli altri risalivano in sella, Iserbyt ha iniziato a contorcersi e a girarsi su se stesso in preda al dolore, tanto che gli addetti sono dovuti entrare sul percorso e prenderlo in braccio per portarlo fuori.

Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
Mathieu Van der Poel, arrivo in solitaria nel Superprestige di Zolder. Van Aert 2° a 38″
Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
A Zolder, 1° Van der Poel, 2° Van Aert a 38″

A Capodanno

Si era capito subito che l’infortunio era grave e a confermarlo sono stati gli stessi responsabili della sua squadra, la Pauwels-Sauzen Bingoal affermando che, dopo i primi controlli medici e mentre Iserbyt veniva portato in ambulanza al più vicino ospedale, la frattura del gomito era più di un sospetto.

Tuttavia dopo esami più approfonditi si è scoperto che si tratta solo di una forte lussazione, che rende meno complicato il recupero. Un vero peccato, ma anche la speranza che si riaccende in chiave mondiale, dato che Iserbyt potrebbe tornare in gara il primo dell’anno. Dopo le ultime uscite un po’ opache, il belga sembrava tornato quello della vittoria europea. Tanto che nelle prime due tornate era stato l’unico a provare a tenere il passo dello scatenato Van Der Poel. Difficile dire ora se l’infortunio gli costerà la classifica del Superprestige, dove ha subìto il sorpasso da parte del connazionale Toon Aerts.

«Fortunatamente non hanno trovato una frattura – ha detto Iserbyt alle telecamere di Sporza – il mio gomito si è slogato. Proprio mentre il braccio era allungato, qualcuno lo ha colpito, provocando la lussazione e la slogatura del gomito. Non ho mai provato tanto dolore. Un aspetto positivo di questo incidente è stato che il mio braccio non era a terra, altrimenti si sarebbe sicuramente rotto. Vorrei rientrare a Baal il 1° gennaio. Aspetto di vedere cosa dirà lo specialista lunedì a Kortrijk. Il mio obiettivo è ancora il campionato belga del 10 gennaio a Meulebeke. Sono pienamente concentrato su questo obiettivo».

Rivincita VdP

La gara a quel punto ha avuto una doppia lettura. Da una parte Van Der Poel che volava verso un’altra vittoria, riscattando così la delusione incassata prima di Natale a Herentals, nella tappa dell’X2O Badkamers Trophy quando una foratura aveva lasciato via libera a Van Aert. Dall’altra gli inseguitori a lottare per le piazze d’onore, compresi lo stesso Van Aert, attardato da una foratura sempre nel “maledetto” terzo giro e Thomas Pidcock. Il britannico di fatto è stato subito messo fuori gioco alla prima curva da una caduta a centro gruppo. Essendo partito dietro per la mancanza di punti nella challenge, il corridore della Trinity ha dovuto sempre inseguire, senza però mai poter entrare nel vivo della competizione.

Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio, oltre ai due giganti, sale Lars Van Der Haar
Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio anche Lars Van Der Haar

Speedy Van Aert

Alla fine Van Der Poel ha vinto con 38” su Van Aert, ma a favore del belga va sottolineato lo splendido penultimo giro, dove ha abbassato di 2” il limite stabilito dall’olandese, chiudendo di fatto la competizione per la seconda piazza, anche Van Der Haar gl è arrivato ad un solo secondo, ma solo perché Van Aert si era già rialzato (forse un po’ troppo presto…). Pidcock ha chiuso 9° a 1’01”.

In campo femminile solita sfilata di olandesi e “solita” vittoria della Brand: curioso il fatto che nell’ultima tornata, con 4 atlete a giocarsi la vittoria, la Brand, già davanti a tutte, si sia piantata in salita, costringendo le avversarie a mettere piede a terra. Un errore che di fatto le ha consentito di lanciare la volata nettamente in testa, vincendo davanti ad Alvarado e Worst.

Wout Van Aert, Herentals 2020

Dal cross alla strada, quale futuro per i tre tenori?

26.12.2020
3 min
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Nel cross il periodo delle feste natalizie è storicamente quello più ricco. Da oggi e fino al 3 gennaio saranno ben 5 gli eventi internazionali in programma, divisi fra le varie challenge. Oggi Van der Poel ha stravinto nel Superprestige di Zolder, ma senza che ci sia stata contesa. Negli occhi perciò abbiamo ancora lo splendido spettacolo di domenica scorsa a Namur, in Coppa del mondo, con la sfida a viso aperto fra i tre grandi della specialità, Van Der Poel, Van Aert e Pidcock, finiti nell’ordine. Una sfida che ha detto molto anche in proiezione futura e non parliamo solamente del ciclocross e dei mondiali di fine gennaio, ma anche delle loro rispettive ambizioni su strada. 

Molto c’è da capire, per farlo sono necessari occhi attenti ed esperti. Noi ci siamo serviti di quelli di Enrico Franzoi, ultimo azzurro a salire sul podio iridato elite del cross nel 2007.

«Di tempo ne è passato – racconta il veneziano – ma guardando la gara belga devo dire che questi campioni vanno forte, decisamente più forte di come andavo io».

Tom Pidcock, mondiali 2020
Tom Pidcock, passo da scalatore: sulle salite è il più forte dei tre
Tom Pidcock, mondiali 2020
Tom Pidcock è il più forte nei tratti in salita
Partiamo dal vincitore Mathieu Van Der Poel, come l’hai visto?

Ha sicuramente tanto margine di progresso davanti a sé. Si vede che rispetto agli altri due ha riposato un po’ di più, evidentemente aveva bisogno di ricaricare le batterie. Sta seguendo l’esempio dello scorso anno, sono sicuro che per fine gennaio avrà una condizione stratosferica. Per ora gli manca brillantezza.

A un certo punto, sembrava che VdP non ne avesse più e che Pidcock potesse scappar via…

Nel cross, la brillantezza incide anche sulla tecnica e può comportare passaggi a vuoto, ma col carattere ha reagito. L’olandese ha solo bisogno di correre, facendolo ritroverà anche la capacità di fare la differenza nella guida come gli è sempre accaduto.

Van Aert in che condizioni ti è parso?

Premesso che a simili livelli le differenze sono veramente minime, si vede che il belga ha lavorato più su strada e quindi paga rispetto agli altri quanto a tecnica specifica. Van Aert è più passista, Van Der Poel è più veloce ed esplosivo, nelle fasi di rilancio guadagnava sempre. Il belga però ha più fondo e questo gli deriva proprio dalla preparazione fatta pensando alla successiva stagione 2021. Secondo me si è ben programmato, anche lui per i mondiali sarà al top, il giusto equilibrio fra tutte le componenti.

Mathieu Van der Poel, Herentals 2020
Mathieu Van der Poel ha esplosività da vendere ed è arrivato al cross più fresco di Van Aert
Mathieu Van der Poel, Herentals 2020
Van der Poel, il più fresco dei tre
Resta il terzo incomodo, Thomas Pidcock…

Va in salita che è una meraviglia, si vedono le qualità da scalatore. E’ meno potente degli altri due, ma ha un rapporto peso/potenza secondo me superiore. E’ chiaro che su tracciati piani soffre, anche a Namur dove c’era da spingere sul passo perdeva. Ma sui tracciati più tecnici e con difficoltà altimetriche, può davvero dare filo da torcere agli altri due

Guardandolo, credi al fatto che si alleni poco per il ciclocross?

Non saprei, ma sono sicuro che ha doti tecniche naturali, si vede che fa azioni di guida che gli vengono spontanee. Diciamo che come tecnica si avvicina di più a VdP, Van Aert è un filino inferiore. Quello che a Pidcock manca è l’esperienza, data l’età e nel finale l’esperienza paga sempre…

Proiettando quanto si è visto alla prossima stagione su strada?

Il ciclocross è molto diverso dal ciclismo su strada, è difficile fare paragoni, ma vedo l’olandese come un grande cacciatore di classiche, grazie alla sua potenza unita alle sue doti veloci. Pidcock è più tagliato per le prove a tappe. Van Aert è potente sul passo, potrà fare davvero bene nelle Classiche del Nord. Anche a me erano le gare che piacevano di più, soprattutto la Roubaix. Van Aert è il più simile a me dei tre, un po’ mi ci rivedo, facendo le dovute differenze…

Selle Italia VDP alta

Selle Italia per VdP: 104 e in edizione limitata

22.12.2020
3 min
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Una sella da collezione, “tirata” in appena 104 esemplari e prodotta in esclusiva da Selle Italia per quello che potrebbe senza dubbio considerarsi il testimonial numero uno che il brand veneto ha nel mondo del ciclismo: Mathieu Van Der Poel.

Modello Flite Boost

Questa nuova sella, che è una Flite Boost nella versione Kit Carbonio Superflow (idMatch L3), è difatti ispirata e dedicata alla vittoria che il campione olandese ha colto quest’anno al Giro delle Fiandre, e come anticipato sarà disponibile in un numero limitato di pezzi: 104.

Selle Italia Flite Boost VDP edition
Ben visibile la numerazione che sottolinea l’Edizione Limitata
Selle Italia Flite  Boost VDP edition
Ben visibile nella parte posteriore la numerazione che sottolinea l’Edizione Limitata

La sella riporta i colori e il tipico leone, simbolo della bandiera delle Fiandre, a cui viene affiancato l’hashtag ufficiale della gara RVV20. Nella parte posteriore invece una specifica serigrafia ne sottolinea la caratteristica di essere una “Limited Edition”. Inoltre, un’etichetta indica la numerazione progressiva del prodotto, esattamente come le repliche delle più prestigiose opere d’arte.

Mathieu Van der Poel
Mathieu Van der Poel in azione
Mathieu Van der Poel
Mathieu Van der Poel in azione

Le 104 edizioni del Fiandre

«Una produzione limitata in esclusiva ad appena 104 pezzi – ha commentato Nicola Baggio, il Direttore Generale di Selle Italia – definite appunto per ricordare il numero di edizioni della Ronde Van Vlaanderen corse fino a oggi. Questa che presentiamo è una sella davvero unica, per collezionisti, che vuole celebrare il talento e la classe del giovane campione olandese: un vero e proprio articolo da collezione per qualsiasi vero appassionato di ciclismo».

Si acquista solo online

Per l’occasione il brand veneto ha realizzato un packaging davvero molto particolare con all’interno tutte le informazioni relative al Giro delle Fiandre, alla carriera di Van Der Poel, e alla Flite Boost enfatizzando l’unicità dell’iniziativa.

Giuseppe Bigolin Presidente di selle Italia
Giuseppe Bigolin, Presidente Selle Italia
Giuseppe Bigolin Presidente di Selle Italia
Giuseppe Bigolin, Presidente Selle Italia

Il prezzo al pubblico della Flite Boost #RVV20 Limited Edition firmata a mano da Mathieu Van Der Poel è di 399,90 Euro. Sarà possibile prenotarla a partire da oggi 21 dicembre esclusivamente online sul sito ufficiale di Selle Italia.

selleitalia.com

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Namur 2020

Namur incendiata dal duello tra Van Aert e VdP

20.12.2020
4 min
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La prima sfida è arrivata: a Namur (Belgio), nella seconda tappa di Coppa del mondo, Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert si sono ritrovati faccia a faccia per la prima volta nella stagione del ciclocross. Poco più di due mesi dopo l’esito clamoroso del Giro delle Fiandre, che li aveva divisi per pochissimi centimetri a favore dell’olandese, ma che nella realtà ha scavato un solco profondissimo fra i due.

Nel Cyclocross de la Citadelle di Namur, uno degli appuntamenti più classici della stagione, i due hanno messo in campo tutto quello che avevano in un confronto di un’ora nel quale la bilancia ha oscillato a lungo per decretare il vincitore, premiando alla fine, ancora una volta, l’olandese. Anche se non sono stati solo loro i protagonisti di una gara davvero entusiasmante perché sempre sulla linea dell’incertezza.

Thomas Pidcock, Namur 2020
A Namur, Pidcock è parso a lungo superiore nei tratti pedalati in salita
Thomas Pidcock, Namur 2020
Nei tratti pedalati in salita di Namur Pidcock volava

Attacco di Pidcock

Fango a profusione sul tracciato belga, fango che ha influito molto sull’evoluzione della gara e che probabilmente ha contribuito a togliere subito di mezzo uno dei più attesi. Il campione continentale Eli Iserbyt è rimasto intruppato al via ed è transitato già al primo giro appena 65° a 1’35”. Il suo compagno di squadra alla Pauwels-Sausen Bingoal, Michael Vanthourenthout ha provato a sostituirlo mettendosi in testa (pensando anche che la situazione era ideale per costruirsi un gruzzolo di vantaggio in classifica generale), ma nel secondo dei 9 giri previsti è salito in cattedra Tom Pidcock. Il piccolo britannico della Trinity ha guadagnato subito qualche secondo sui due più attesi rivali. Ripreso nel 3° giro, “Pidders” ci ha riprovato nel 4° e si è andati avanti così, a fisarmonica per tutta la parte centrale.

Arriva la forma

Guardando l’evoluzione della gara, i segnali che arrivavano erano i seguenti: un Pidcock molto brillante in salita dove guadagnava sui rivali; un VdP già in possesso di una discreta potenza, ma un po’ carente nella parte a piedi, segno che c’è ancora da lavorare nello specifico (l’olandese confida molto nel periodo intorno alle Feste per crescere di condizione in vista della difesa della maglia iridata); un Van Aert che sembrava essere appena sceso dalla bici da strada, già in possesso di una buona condizione frutto del gran lavoro fatto in Spagna al ritiro della Jumbo-Visma, ma “acerbo” nei tratti più tecnici. Il bello è che i tre, seppur ancora con una forma da costruire, hanno mostrato una differenza abissale nei confronti degli altri, quelli che ad inizio stagione sembravano volare. Il solo Vanthourenhout è riuscito a tenere il loro ritmo, seppur perdendo secondi su secondi nella parte finale di gara.

Wout Van Aert, Namur 2020
Van Aert ha mostrato la condizione in crescendo e poca confidenza con la bici nel fango
Wout Van Aert, Namur 2020
Per Van Aert qualche problema di guida nel fango a Namur

Tattica vincente

Pidcock transitava a 2 giri dalla fine con 7” sulla coppia belga-olandese e 13” su Vanthourenhout e a quel punto sembrava che la gara fosse decisa, proprio per la maggiore brillantezza del britannico sui tratti iniziali del circuito, quelli più altimetricamente difficili. Lì però emergeva innanzitutto la capacità dei due di “leggere” la gara e le sue difficoltà. Pidcock infatti si intestardiva a pedalare anche sui tratti più fangosi, Van Aert invece scendeva di bici e correndo lo ha ripreso, trascinando con sé un VdP dal volto sofferente. A metà tornata “nuovo giro di roulette” ed ecco che proprio il VdP così apparentemente stanco dava un’improvvisa accelerata sul piano. Van Aert rispondeva soprattutto di carattere, Pidcock incassava il colpo, seppur rimanendo molto vicino.

Acuto Van der Poel

Nell’ultimo giro, in un tratto di discesa reso molto scivoloso dal fango ma pressoché impossibile da affrontare in bici, VdP riusciva clamorosamente nell’impresa di rimanere in sella, Van Aert non ci provava neanche. L’olandese partiva di gran carriera guadagnando metri su metri: il belga lo guardava allontanarsi, mentre avrebbe voluto ritrovarsi subito di fronte a lui, a giocarsi la vittoria sul (brevissimo) rettilineo conclusivo. Invece no, lo stesso VdP che appariva affranto pochi minuti prima sprigionava potenza a ogni pedalata. La sfida era vinta, Van Aert chiudeva a 3”, Pidcock a 11”, con la faccia di un pugile suonato da un 1-2 micidiale. Quarto Vanthourenhout a 1’07”, comunque contento per la leadership in Coppa con 7 punti su Van Aert, quinto l’altro belga Quinten Hermans a ben 2’09”. Iserbyt? E’ finito doppiato, ultima beffa di un pomeriggio da dimenticare quanto prima.

Mathieu Van der Poel, Namur 2020
E alla fine per Mathieu Van der Poel a Namur, vittoria con appena 3 secondi di vantaggio
Mathieu Van der Poel, Namur 2020
Per Van der Poel a Namur vittoria con margine risicato

Ancora Lucinda

Un cenno lo merita anche la gara femminile, unica altra disputata: la notizia non è certamente la vittoria di Lucinda Brand, l’olandese che ormai ha messo la museruola alle sue connazionali, quanto che fra lei e le altre arancio si è inserita la 23enne americana Clara Honsinger, finita a 29”: di nomi nuovi nel panorama femminile non ne emergono molto spesso, per questo è una notizia…

Mathieu Van der Poel, Namur 2019

Namur, percorso storico per il primo duello

19.12.2020
3 min
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Non ci ha messo poi molto Namur per entrare nella storia del ciclocross. Nel piccolo borgo belga vanno molto fieri della propria creatura, il Cyclo-cross de la Cittadelle, nato nel 2009. La gara nacque dietro la spinta delle autorità cittadine, che volevano creare un evento internazionale in grado di far risaltare tutta la regione vallone in qualcosa che normalmente era più appannaggio dei fiamminghi.

Domani su quei sentieri spesso infangati si consumerà il primo duello tra Van der Poel (nella foto di apertura, la vittoria a Namur 2019) e Van Aert, con Pidcock e Iserbyt pronti ad approfittarne.

Wout Van Aert, Namur 2018
Wout Van Aert in azione a Namur nel 2018
Wout Van Aert, in azione a Namur 2018

La storia dimezzata

Le basi poste furono solide, affidandosi alla competenza del pluricampione del mondo Roland Liboton per disegnare il tracciato e aderendo subito a un circuito importante, il Trophee Gazet van Antwerpen. Importante sì, ma le ambizioni erano ben altre. Dal 2011 infatti la gara fa stabilmente parte della Coppa del mondo e ne è diventata una colonna portante. Un evento atteso tutto l’anno, si può quindi ben immaginare la sofferenza degli organizzatori e della città intera quando si è presa la decisione di ridurre le gare di domenica prossima solo a quelle elite, a causa della pandemia.

Thomas Pidcock, Namur 2018, U23
Thomas Pidcock ha vinto a Namur 2018 fra gli U23 e domenica scorsa nel Superprestige
Thomas Pidcock, Namur 2018, U23
Thomas Pidcock ha vinto a Namur nel 2018, da U23

Smacco Van der Poel

Il re di Namur è, manco a dirlo, Mathieu Van Der Poel. Il campione olandese ha trionfato su quel percorso che ben conosce per 4 volte fra il 2015 e il 2019. L’unica sconfitta è arrivata nel 2017, ma è stata una sconfitta dolorosa. In quella stagione infatti VdP stava dominando, andando a caccia di quel Grande Slam (vittoria ai Mondiali e nelle tre grandi challenge) confermatosi un obiettivo troppo grande anche per lui.

In gara però la sua tattica garibaldina sin dall’inizio non ottenne il risultato che sperava. Il suo grande nemico Van Aert, allora in maglia iridata, gli rimase attaccato per poi andare via di forza, con l’olandese superato anche dall’altro belga Toon Aerts. VdP si è rifatto l’anno successivo, Van Aert per ben tre volte gli è finito alle spalle a Namur, ma probabilmente non ci pensa neanche più. A VdP, invece, quel ricordo non piace

Eva Lechner, Namur 2018
Eva Lechner, sopra nel 2018, sul podio dal 2015 L 2017
Eva Lechner, Namur 2018
Per Eva Lechner, podio dal 2015 al 2017

Italiani da podio

Agli italiani Namur non ha mai sorriso appieno, ma qualche piazzamento di spicco è arrivato. Jakob Dorigoni, che non ha mai fatto mistero del fatto che il percorso di Namur è fra i suoi preferiti, ha chiuso secondo nel 2018 e terzo lo scorso anno, sempre fra gli under 23.

Secondo anche Gioele Bertolini nella stessa categoria nel 2015. I due sono stati battuti da due signori ciclocrossisti, il britannico Pidcock nel caso di Dorigoni e l’attuale campione europeo Iserbyt per il Bullo.

Nulla però a che vedere con Eva Lechner, per tre volte sul podio fra il 2015 e il 2017: la curiosità è che in nessuna di quelle occasioni a vincere è stata un’olandese, ma d’altronde la dittatura arancione è iniziata solo due anni fa, con il podio monocolore e la vittoria che in entrambe le occasioni ha arriso a Lucinda Brand, pronta a fare tris.