De Lie attacca come un toro, ma ha il cuore d’oro

14.10.2023
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BEIHAI – De Lie lo chiamano il Toro di Lescheret e quando ci sediamo davanti a lui nel gazebo al via della tappa, l’irruenza traspare nei piccoli gesti a scatti. Ha spalle non larghissime, ma quadricipiti potenti e probabilmente anche da sfinare (il belga è alto 1,82 per 78 chili). Nel parlare c’è l’esuberanza dei 21 anni, come pure nelle battutine sommesse con Thomas De Gendt seduto accanto, all’indirizzo di chiunque. Forse anche il mio.

Il 2023 è stato l’anno del salto di qualità. In Belgio lo hanno già individuato come una sorta di reincarnazione di Tom Boonen. Gli hanno risparmiato il paragone con Van Aert e negli ambienti più legati alla tradizione, i suoi modi discreti fanno più presa dell’esuberanza di Evenepoel. La vittoria WorldTour del Gp Quebec lo ha lanciato fra i grandi, ma dire che tutti si fossero già ampiamente accorti del suo arrivo è persino scontato.

«Quando sono partito per la volata – racconta – ero ancora lontano dal traguardo, ma avevo due compagni che mi hanno pilotato davanti. Hanno alzato il ritmo e sono riuscito a prendere velocità stando a ruota. La squadra ha fatto tutto alla perfezione. Su un finale di quel tipo vince sempre il più forte è quel giorno lo sono stato io. Finora il GP Quebec è stato la vittoria più importante. Volevo vincere una gara WorldTour e ci sono riuscito a 21 anni».

La vittoria di Quebec City è la più grande e la più bella di De Lie, con le dita al cielo per De Decker
La vittoria di Quebec è la più grandedi De Lie, con le dita al cielo per De Decker
Le dita al cielo di Quebec?

Erano per Tijl De Decker (il giovane belga vincitore della Roubaix U23, scomparso il 25 agosto per un incidente, ndr). Penso sempre a lui. Speravo di vincere davanti a lui nel Renewi Tour, volevo ringraziarlo perché con lui in squadra ho vinto La Polynormande ad agosto, invece se ne è andato proprio in quei giorni. Anche per questo aver vinto in Canada è stato un tributo a lui.

A Montreal, due giorni Quebec, invece di aspettare la volata hai attaccato da lontano. Forse anche troppo…

Ho attaccato per il gusto di farlo, volevo divertirmi. Ero nel gruppo di testa, avrei potuto aspettare. Nessuno in quel momento poteva sapere che fosse un attacco sbagliato, mentre dopo la corsa sono tutti bravi a dirlo. Per quanto mi riguarda, mi rendo conto che sono ogni anno più forte e che magari in futuro certi attacchi finiranno diversamente.

Hai firmato con la Lotto Dstny fino al 2026, come mai?

Mi è piaciuto molto il progetto che mi hanno proposto. Posso continuare a crescere come negli ultimi due anni. Se invece avessi scelto una nuova squadra, avrei avuto il tempo che mi serve? Mi piace stare qui, la Lotto Dstny investe sulla mia carriera e io cerco di ripagarli.

E’ il 26 agosto, si corre il Renewi Tour. Il giorno prima è morto il compagno De Decker, investito in allenamento. Il momento è duro
E’ il 26 agosto, si corre il Renewi Tour. Il giorno prima è morto il compagno De Decker, investito in allenamento. Il momento è duro
Il prossimo anno si passa a bici Orbea, cosa ne pensi?

Mi sono sempre trovato bene con Ridley, la scelta è stata della squadra, io ho insistito soltanto per l’arrivo di Lionel Taminiaux (belga di 27 anni, ex Alpecin-Deceuninck, ndr). Perderò invece Maxime Monfort, che passerà sull’ammiraglia Lidl-Trek, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto. Me ne aveva parlato in anticipo. E’ un peccato che se ne vada, ma così è la vita.

E’ andato via Caleb Ewan, per il prossimo anno si prospetta un ruolo da leader?

La parola leader non mi piace, sembra che voglia metterti al di sopra degli altri.

Leader significa essere capaci di guidare la squadra.

Allora è meglio. In alcune squadre il capitano è al di sopra degli altri e questo provoca tensioni. Io mi trovo bene con tutti, siamo un gruppo omogeneo. Se invece inizi a formare gruppetti separati, difficilmente ci riuscirai. L’anno prossimo voglio giocarmi la vittoria nelle grandi classiche. Ci sono andato vicino l’anno scorso alla Omloop Het Nieuwsblad, ora voglio vincere altre gare a livello WorldTour.

De Lie è arrivato fortissimo all’europeo. Ha lavorato per Van Aert, ma forse avrebbe potuto fare lui il finale
De Lie è arrivato fortissimo all’europeo. Ha lavorato per Van Aert, ma forse avrebbe potuto fare lui il finale
Si parla anche di debutto in un Grande Giro?

L’intenzione per il prossimo anno è quella, ma non sappiamo ancora quale. Se il Tour de France avesse solo sprint in pianura, non ci andrei. Ho notato che mi manca ancora la velocità pura nelle gambe per gli sprint totalmente piatti. Invece quelli in leggera pendenza, posso vincerli. La scelta sarà determinata dai percorsi, la squadra è d’accordo. Sono certo che qualunque corsa sceglieremo renderà il mio motore più forte.

Agli europei hai tirato la volata per Van Aert: pentito di averlo fatto?

Ho dichiarato che avrei potuto fare la volata, ma è stato giusto tirarla per Wout. In quel momento ho pensato che fosse più forte. Non ho rammarichi su come è finita Drenthe. Wout ed io siamo corridori simili, tranne che per la crono. Per me è fonte di ispirazione, se ci troveremo a dividere ancora i gradi in nazionale, basterà essere onesti l’uno con l’altro.