Le regole di Barredo per il ciclismo che cambia

09.11.2022
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«Mio papà era muratore. E quando cominciava a costruire una casa – dice Barredo ricorrendo a una metafora – partiva da terra e gradualmente arrivava al tetto. Con i corridori è lo stesso. Bisogna cercare di garantire lo sviluppo fisico e anche psicologico, per arrivare alla maturità giusta e passare professionisti. Ognuno ha il suo tempo. Ma il ciclismo è cambiato tanto. Quando parlo con i ragazzi, faccio spesso i nomi di quelli che sono passati troppo presto e non sono andati lontano…».

Dopo aver smesso di correre, Carlos Barredo si è preso un anno sabbatico, si è iscritto all’Università di Madrid e si è laureato in Scienze Motorie. E dopo aver chiuso la fase di preparazione con un master all’Università di Bilbao su Leadership e Innovazione Sportiva, è diventato allenatore. Inizialmente con un suo centro, in cui seguiva juniores e dilettanti, finché nel 2017 lo hanno chiamato dalla Fundacion Contador ed è entrato a farne parte.

Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa
Dal 2017 Barredo è entrato nell’orbita della Fundacion Contador e poi della Eolo-Kometa

Lo stesso metodo

Oggi Carlos, asturiano 41enne di Oviedo, è il coordinatore dei preparatori della Eolo-Kometa, dopo aver lavorato con gli juniores e gli under 23.

«Vista la struttura che abbiamo creato – spiega nel suo ottimo italiano – ho avuto l’idea di mischiare tutto, per avere uno staff verticale sulle varie categorie, in modo da seguirli gradino dopo gradino. All’inizio, visto che il budget era limitato, facevo gran parte del lavoro, poi abbiamo iniziato a inserire personale e io sono diventato supervisore di tutti e allenatore di alcuni. La cosa importante è che usiamo tutti lo stesso metodo di lavoro».

Un punto di vista interessante, visto che si fatica a definire i confini della preparazione fra categorie giovanili e professionisti.

E’ difficile far capire ai più giovani che certi tempi sarebbe meglio rispettarli. Basta che accendi la tivù e vedi ragazzi di 19 anni che sono davanti e in certi casi dominano la corsa. E’ la vera battaglia che stiamo facendo. Prendiamo Piganzoli e Tercero, i due ragazzi che passeranno con la Eolo-Kometa nel 2023, dopo aver corso con la continental. Sicuramente potevano passare anche nel 2022 e magari sarebbero andati pure forte. Ma poi siamo certi che negli anni successivi avrebbero tenuto lo stesso rendimento? Avrebbero avuto la solidità che hanno sviluppato con un anno in più fra gli under 23? Io non credo…».

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli (come lui Tercero) è il primo corridore nato nel vivaio della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli è il primo corridore della Fundacion Contador a passare nella Eolo-Kometa (Foto Zoe Soullard)
Non tutti infatti si lasciano convincere, Oioli per esempio va alla Qhubeka…

Non ho capito perché, Oioli sembrava contento. Non so neanche se sperasse di passare direttamente e non avendo trovato strada libera, ha voluto cambiare. Abbiamo la stessa situazione con Marcel Camprubì, un ragazzo catalano di 21 anni, che andrà pure alla Q36.5. E’ difficile quando cresci un vivaio, che i talenti rimangano. Spesso lavori per gli altri…

Il ciclismo va veloce.

Cambia di anno in anno. Ora i professionisti vanno forte dalla partenza all’arrivo. Non si scherza più, è tutto controllato. I record vengono abbattuti. Ho visto i numeri di Landa e Hindley sul Santa Cristina al Giro 2022 ed erano più alti di quelli con cui si vinceva il Tour. Infatti al Tour è arrivato Vingegaard e ha fatto altri record. Ogni anno si va più forte, perché prima erano poche le squadre con una grande organizzazione, ora sono tutte livellate.

Come si fa se non hai alle spalle certe strutture?

Ho una massima, che ripeto spesso. Posso avere anche la migliore idea di allenamento, ma serve a poco se non conosco bene l’atleta. Devi conoscere le potenzialità di ognuno e lavorarci perché migliorino, ma senza portarli all’estremo. Non si deve avere la pretesa di arrivare a un livello che non è loro, forzando la mano, per inseguire chissà cosa. Noi possiamo fare delle belle corse e dietro c’è ogni giorno un grandissimo lavoro e un ambiente meno freddo che in altre squadre. Cerchiamo di parlare per avere tutto sotto controllo e capire su cosa intervenire.

Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Barredo si vede raramente alle corse, lavora spesso nei ritiri (foto Maurizio Borserini)
Esci in bici con i tuoi atleti?

Tutto quello che ho pedalato mi basta (Barredo è stato pro’ dal 2004 al 2012, ndr). La bici la uso quando sono a casa per sgombrarmi la testa. Ma quando si parla di lavoro, l’unico protagonista deve essere l’atleta. Noi che lavoriamo con loro, abbiamo già avuto la nostra parte di riflettori.

E’ cambiato anche il modo di allenarsi?

La differenza la vedi nella periodizzazione, nel senso che non è più possibile parlare di pre-stagione. La stagione inizia subito e in questa fase si lavora sul volume, poi ci si sposta verso la qualità. Ci sono corridori che per la loro esperienza fanno meno quantità e iniziano subito sulla brillantezza. Una cosa che cerchiamo di fare è farli lavorare in base a quello che troveranno in gara. E’ una cosa che si fa in tutti gli sport. Cerchiamo di contestualizzare l’allenamento in base al percorso di gara.

Diciamo due parole su Fortunato? Cambierà qualcosa nel 2023?

Si cambia sempre. Nel 2022 Lorenzo è stato più solido dell’anno prima. Ha rischiato di vincere la prima corsa alla Ruta del Sol ed è arrivato sesto al Giro dell’Emilia. Competitivo tutto l’anno. I dati evidenziano il passo avanti, per cui continueremo a fare lo stesso tipo di lavoro, togliendo semmai quello che abbiamo visto non gli ha dato grossi benefici.

Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Fortunato ha numeri da grande scalatore e capacità di soffrire, ma la crono è un punto molto debole
Lo vedi davvero al livello della classifica del Giro?

Sicuramente è un corridore che può fare dei grandi risultati, ma anche se adesso qualcuno storcerà il naso, per fare classifica gli manca troppo la crono ed è qualcosa su cui deve lavorare. E poi deve essere più sveglio in corsa, ma per il resto ha capacità di sofferenza e numeri da grande scalatore. Peccato per le cadute, quest’anno è stato davvero sfortunato.

Solo sfortuna?

Gli ho raccontato di un giorno al Tour in cui caddi quattro volte nella stessa tappa. Sono cose che possono capitare ed era imprevedibile al Lombardia che la borraccia caduta a uno davanti attraversasse mezzo gruppo e finisse sotto le sue ruote…

Si lavora per il primo ritiro?

Esatto, dal 12 al 21 dicembre a Oliva, in Spagna. Il grosso del mio lavoro si svolge dietro le quinte, solo qualche volta mi vedete alle corse. Due anni fa feci tutto il Giro nell’ammiraglia che va davanti sul percorso, altrimenti è più facile trovarmi su qualche salita, facendo test coi ragazzi…

Fortunato cade spesso: come mai? Risponde Zanatta

17.10.2022
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Quante occasioni ha perso Lorenzo Fortunato per caduta? Una a Brisighella alla Adriatica Ionica Race, che ha compromesso la possibilità di difendere la vittoria 2021. Il ritiro al Giro di Slovenia, per i postumi diretti. Poi, fatti finalmente degli accertamenti e scoperte le fratture di una costola e dello scafoide, la sosta forzata lo ha costretto a saltare il campionato italiano. Una caduta alla Tre Valli Varesine sulla via del Lombardia e una proprio nella classica di fine stagione con… gita in ambulanza fino all’ospedale di Lecco. La stagione di Fortunato si è chiusa così, con un sorriso e un ritiro (foto Eolo-Kometa in apertura). E così, avendo da poco raccontato l’odissea e le paure di Enric Mas, abbiamo pensato di vederci chiaro, chiedendo a Stefano Zanatta, il diesse della Eolo-Kometa, che idea si sia fatto delle ripetute cadute del corridore bolognese.

«Non è che ne abbia fatte poi tantissime – ricorda Stefano – al Giro ad esempio non è caduto. E’ caduto una volta a inizio stagione, una alle Asturie, alla Adriatica Ionica e in finale di stagione. Cadute venute per situazioni difficili, per la pioggia o una borraccia nelle ruote. Cadute che pesano, perché adesso stava andando bene, quindi quella del Lombardia l’abbiamo… sentita un po’ di più. Nell’arco dell’anno non è che abbia avuto cadute così frequenti o gravi».

Due cadute alla Adriatica Ionica Race: classifica andata e conseguenze pesanti
Due cadute alla Adriatica Ionica Race: classifica andata e conseguenze pesanti
A volte per bloccarsi basta una caduta sottovalutata…

Non credo sia dovuto al fatto che lui abbia paura o non si fidi del mezzo o che quando è in mezzo al gruppo non si senta sicuro. Non sono successe in situazioni di stress all’interno del gruppo. Sono successe quando si andava più tranquilli e tutte in situazioni diverse. Una in discesa, quando un corridore è arrivato lungo, gli è andato addosso e lui non se n’è accorto. Poi alla Tre Valli, uno si è alzato sui pedali e gli ha toccato la ruota davanti. Lorenzo si è girato ed è caduto, perché era in piedi anche lui e stavano rilanciando sullo strappo a fine discesa, dove si comincia a salire verso l’arrivo.

E al Lombardia?

Una borraccia a terra, caduta a quello davanti. E lui forse per cercare di evitarla, si è spostato un po’, si è sbilanciato e quando c’è salito sopra gli è andata via la ruota davanti. Sono situazioni di gara tutte differenti una dall’altro e non dovute magari a un momento particolare.

Altra caduta in Slovenia dopo quella della Adriatica Ionica
Altra caduta in Slovenia dopo quella della Adriatica Ionica
Visto il tipo di situazioni può essere un problema di concentrazione?

Quando si cade una volta o due, dopo un po’ dei dubbi ti vengono. Sulla stabilità, sulla concentrazione, sulla troppa pressione, il fatto di non essere tranquillo quando non serve. Al momento credo però che sia nella norma. Se fosse caduto ai piedi del Ghisallo, dove c’è lo stress perché voleva stare davanti… Se fosse in occasioni così, vuol dire che magari sei troppo rigido. Qua diciamo che è più un fatto di disattenzione. Non dico che non abbia una dimestichezza grandissima, lo sappiamo che non ce l’ha: non è uno sprinter. Però situazioni simili, a volte è difficile prevederle.

Sta di fatto che per cadute ha perso obiettivi importanti.

In questo finale di stagione non è stato molto… fortunato. Perché poi le altre cadute non è che abbiano comportato grandi conseguenze. Alla Adriatica Ionica, aveva già fatto il Giro d’Italia, quindi sostanzialmente era già nell’ambito di una fase di recupero, anche se poteva essere l’occasione per lasciare il segno. Però andavamo incontro a un periodo in cui avrebbe avuto il tempo per recuperare l’incidente. Invece l’incidente della Tre Valli e poi quello del Lombardia ci sono pesati un po’ di più. Credo che con la condizione che aveva, Lorenzo avrebbe potuto sicuramente giocarsi un posto fra i primi dieci. Sarebbe stato importante fare una bella prestazione. 

Il giorno dopo la caduta in Slovenia, Fortunato riparte, ma si fermerà l’indomani
Il giorno dopo la caduta in Slovenia, Fortunato riparte, ma si fermerà l’indomani
Cosa si può fare?

Durante l’inverno valuteremo se c’è qualcosa che non funziona. Parleremo insieme, ci sta fare qualcosa per capire se le situazioni possono essere legate a una paura come per Mas oppure no. Visto che Lorenzo sarà con noi anche il prossimo anno, come già lo scorso inverno abbiamo lavorato per migliorare a cronometro e raggiungere una stabilità durante l’anno, quest’anno magari valuteremo anche questo aspetto. Sugli atleti l’inverno serve a quello, a cercare di capire dove si possono fare meno errori durante l’anno.

Gavazzi, quasi 38 e nessuna voglia di smettere

26.07.2022
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A quasi 38 anni Francesco Gavazzi è uno dei “grandi vecchi” del ciclismo nostrano. Nell’ambiente circolano voci che lo vorrebbero pronto ad appendere la bici al chiodo, ma ce lo vedete il valtellinese chiudere la sua carriera così, quasi di soppiatto? Soprattutto ora che ha trovato un ruolo che lo diverte e gli ha restituito la passione? Già, il segreto è tutto lì e Gavazzi non ha alcuna intenzione di mollare.

Approdato alla Eolo Kometa nella scorsa stagione, il lombardo che compirà 38 anni il 1° agosto vuole proseguire un altro anno almeno, continuando in quel ruolo di “chioccia” per i più giovani che ha caratterizzato la prima parte di stagione.

«Io nel complesso – dice – sono soddisfatto di come sono andate le cose. Finora ho corso tanto, ben 59 giorni, ma mi sono trovato subito bene nel team e soprattutto ho trovato nel ruolo di regista in corsa la mia giusta collocazione, che mi ha dato una forte spinta a continuare».

Gavazzi Eolo 2022
Il lombardo attorniato dai compagni: il suo ruolo di regista in corsa è tangibile
Gavazzi Eolo 2022
Il lombardo attorniato dai compagni: il suo ruolo di regista in corsa è tangibile
Ti pesa il fatto di essere entrato nei primi 10 solo in una tappa al Giro di Turchia?

Non particolarmente, anche se certamente avrei voluto qualcosa di più dal Giro d’Italia. Mi sarebbe servita una condizione più brillante di quella che effettivamente avevo. Non sempre si ha quel che si vuole, io comunque ho anche provato a entrare in qualche fuga ma senza fortuna, d’altronde non è stato un Giro nel quale c’erano molte occasioni per centrare la fuga giusta, serviva anche tanta fortuna. Il mio ruolo principale era comunque sostenere Albanese e Fortunato, i nostri uomini di punta.

Parliamo allora dei tuoi compagni iniziando da Albanese…

E’ andato davvero forte in questa prima parte di stagione, anche all’italiano è mancato pochissimo che centrasse la fuga e poi se la sarebbe giocata per il titolo. L’unico problema di Vincenzo è che gli manca la vittoria che lo sbloccherebbe anche mentalmente. E’ giovane, ancora molto giovane anche se ormai ha messo da parte qualche anno di esperienze, io dico che uno così veloce come lui che tiene bene anche in salita non può non vincere.

Albanese terzo a Jesi alle spalle di Girmay e Van der Poel, eccolo dietro in pieno sprint
Albanese terzo a Jesi alle spalle di Girmay e Van der Poel, eccolo dietro in pieno sprint
Pensi sia solo questione di testa?

Più che altro di fortuna. In Slovenia ad esempio, è sempre stato nei primi 10, ma lì Pogacar faceva il bello e il cattivo tempo. Alla Vuelta Asturias è andato fortissimo nell’ultima tappa, peccato che Simon Yates avesse centrato la fuga. Serve solo l’occasione giusta, ma io dico che è questione di tempo se mantiene una forma simile. Basta una vittoria, poi sarà un altro corridore…

Veniamo a Fortunato, tutti lo attendevano al varco al Giro…

Io ho vissuto la sua avventura passo dopo passo e posso dire che non è andato male. Bisogna guardare l’andamento del suo Giro togliendosi dalla mente quel che aveva fatto lo scorso anno. Stavolta correva per la classifica e aveva gli occhi degli avversari puntati addosso e meno spazio a disposizione, eppure è stato comunque protagonista. Lorenzo è giovane, sta maturando e acquisendo consapevolezza del suo valore e delle sue possibilità. Ad Aprica era andato veramente forte, ma non era la giornata ideale per cogliere l’obiettivo. Diamogli tempo.

Per Gavazzi il Giro di Fortunato non è stato poi negativo: deve prendere confidenza con il nuovo ruolo
Per Gavazzi il Giro di Fortunato non è stato poi negativo: deve prendere confidenza con il nuovo ruolo
Proprio il tempo è un argomento centrale nel ciclismo attuale, oggi tutti cercano il talento precoce. Tu, in base alla tua esperienza, pensi sia giusto o sbagliato?

Non c’è una risposta netta. Io penso a 10 anni fa e ai corridori che passavano allora. Quelli di oggi, anche i ragazzi che arrivano direttamente dagli juniores sono più strutturati e pronti, di un livello più alto, anche più evoluti dei coetanei di allora. Il problema vero è a livello mentale, perché il mondo dei professionisti è tutt’altra cosa. Farli passare presto può anche andar bene, ma poi vanno saputi gestire, per non stressarli troppo e dargli il tempo di imparare.

Che cosa farà Gavazzi ora?

Continuerà ad allenarsi per farsi trovare pronto per fine agosto, quando avremo in programma una trasferta in Slovacchia e poi tutte le corse del calendario italiano. Io vorrei continuare anche perché il progetto della squadra mi piace e mi coinvolge. Il fisico e la testa ci sono, almeno un altro anno posso tirare avanti per aiutare il team dal di dentro.

Gavazzi giro 2022
Gavazzi ha provato qualche fuga nelle fasi iniziali delle tappe del Giro, ma senza troppa fortuna
Gavazzi giro 2022
Gavazzi ha provato qualche fuga nelle fasi iniziali delle tappe del Giro, ma senza troppa fortuna
Come giudichi nel complesso questa stagione del team?

Forse sono mancate un po’ di vittorie, ma la crescita è evidente e il progetto, come ampiamente sottolineato da Basso e Contador, non va visto relativamente al singolo anno, ma in prospettiva. E’ chiaro che un successo cambia il modo di vedere le cose, ma tutto sta funzionando e soprattutto la struttura è davvero solida, un esempio.

Proviamo ad andare in là con la mente: che cosa vorresti allora dai prossimi mesi, tra la fine del 2022 e la prossima stagione?

Non ho grosse aspettative, voglio far bene con il team e aiutare gli altri perché ogni vittoria di squadra sarà anche la mia vittoria. Certo, poi se riuscissi a centrare un successo di tappa al Giro d’Italia 2023 sarebbe davvero la ciliegina sulla torta…

Fancellu e il ritorno alle corse: «Che emozione!»

16.06.2022
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Quanto può essere lungo un anno? La risposta giusta è 365 giorni, ma lo scorrere del tempo è soggettivo. Quando facciamo qualcosa che ci appassiona, il tempo ci scivola via dalle dita senza rendercene conto. Al contrario, nel momento in cui aspettiamo, diventa incredibilmente lento. Le lancette si appesantiscono e sembrano non girare più. Finora Alessandro Fancellu ha vissuto così questo suo ultimo anno.

Il giovane corridore in forza alla Eolo Kometa si era fermato nell’aprile del 2021 a causa di un male invisibile. Invano per mesi si erano cercate le risposte, ne avevamo parlato con lui e con Stefano Zanatta, suo diesse. Poi a settembre un incidente in allenamento aveva fermato nuovamente Alessandro, e nel 2022 si è aggiunta una doppia positività al Covid. Ma ora il corridore comasco ha ripreso a gareggiare con tanta continuità, e all’Adriatica Ionica Race è tornato ad assaporare la testa del gruppo.

Il Tour of the Alps è stata la sua ultima corsa del 2021, poi il black out. Eccolo con Bais e Fetter
Il Tour of the Alps è stata la sua ultima corsa del 2021, poi il black out. Eccolo con Bais e Fetter

Sensazioni via via migliori

Fancellu ha ripreso a correre con una buona continuità, fino ad ora ha totalizzato 28 giorni di gara. Guardando le statistiche si vede come pian piano stia sempre meglio e continui la sua risalita ad una condizione sempre migliore.

«All’Adriatica Ionica Race il livello non era dei più alti – dice – ma sono contento per come è andata». Alessandro ci parla da Nova Gorica, ieri è iniziato il Giro di Slovenia, la sesta corsa a tappe della sua stagione. «Sono riuscito a fare quello che la squadra mi ha chiesto, tappa dopo tappa. Noi tutti eravamo in appoggio a Fortunato e nella frazione del Grappa sono riuscito a rimanere per tanto tempo con lui dandogli una mano. Non posso pensare di passare dal non correre a vincere, bisogna fare le cose per step, ed anche ripartire da questo è ottimo per il morale e la fiducia. Qui al Giro di Slovenia il livello sarà già un po’ più alto visto che ci sono alcuni corridori che stanno definendo la condizione in vista del Tour (Pogacar stesso è presente nella corsa di casa, ndr)».

Alessandro Fancellu all’Adriatica Ionica Race è tornato a correre in testa, qui nella tappa di Brisighella chiusa in decima posizione
Fancellu all’Adriatica Ionica Race è tornato a correre in testa, qui a Brisighella chiusa in 10ª posizione

Con l’aiuto della passione

Dai momenti difficili si riesce ad uscire aggrappandosi alle poche certezze che in quel momento si hanno. Per un ciclista la certezza si chiama bici, o meglio, la passione per la bici.

«La voglia di andare in bici non mi è mai passata – dice Fancellu – anche nei momenti in cui non potevo proprio toccarla ero comunque determinato a riprendermi. La voglia di tornare a far girare i pedali è sempre stata forte, anche nei momenti di massimo sconforto. Quando ho iniziato a sentirmi meglio è arrivato l’incidente e anche il doppio Covid è stata una gran mazzata. Si impara sempre qualcosa, anche dai periodi bui. Ho capito che non bisogna mai mollare, le cose si risolvono sempre».

Anche i compagni sono stati importanti per aiutare Alessandro, eccolo alla partenza della Milano-Torino con a destra Viegas e Rivi
Anche i compagni sono stati importanti. Eccolo alla Milano-Torino con Viegas

Team e compagni

Stefano Zanatta ci aveva fatto capire che la Eolo tiene in modo particolare ad Alessandro e che crede in lui. Da subito è stato circondato da tante persone che hanno seguito il suo recupero.

«Quello che la squadra ha fatto per me – conferma – è stato davvero bello. Già lo scorso anno, anche se non potevo correre, mi avevano portato al campionato italiano, per respirare il clima della corsa. E’ stato un bel gesto, mi ha aiutato ad uscire dalla monotonia di tutti i giorni e mi sono sentito parte della squadra. E’ una cosa bella, che ti fa sentire il supporto di tutti. Zanatta, Basso, ma tutto lo staff mi ha dato una gran mano e questo mi ha fatto capire quanto tengono a me. Anche i miei compagni hanno fatto tanto, uno con cui ho parlato un po’ di più è Fortunato. Spesso capita di allenarci insieme, la sua fidanzata è di Erba, io di Como e quindi è facile incontrarsi. Tante volte Lorenzo mi ha raccomandato di avere pazienza e di fare le cose per bene, questa è la ricetta giusta per superare tutte le difficoltà».

Il ritorno alle corse è costato tanta fatica, ma altrettanta emozione
Il ritorno alle corse è costato tanta fatica, ma altrettanta emozione

Emozioni ed obiettivi

Tornare in gara dopo tanto tempo non può lasciare indifferenti, soprattutto se la passione per la bici è così grande come detto prima. Allora quali sono le sensazioni di un corridore che torna in gruppo dopo un lungo periodo di assenza?

«Prima del mio ritorno ero un po’ teso – racconta Fancellu – è stato come rivivere il tutto per la prima volta. C’era un po’ di agitazione nel tornare a fare le azioni che precedono la corsa: attaccare il numero, la riunione pre gara. Una volta in corsa però queste cose te le dimentichi e pensi solo a fare del tuo meglio. Ciò che in realtà mi ha creato più difficoltà sono state le discese, ma quello era dovuto al trauma dell’incidente in allenamento. Una volta fatta la prima, mi sono sentito più sicuro».

Adriatica Ionica Race, molto più di una corsa. Parla Argentin

03.06.2022
5 min
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Domani si parte, con meno mascherine e due tappe più del 2021. Un’altra valigia dopo quella del Giro e la prua in direzione del Friuli, per la Adriatica Ionica Race: quarta edizione dopo l’ultima vinta da Lorenzo Fortunato (in apertura il podio 2021, con il bolognese tra Kudus e Pronskiy, foto Scanferla). Manca meno di un giorno. Il conto alla rovescia nella home page del sito ufficiale scandisce il tempo fino alla partenza della prima tappa da Tarvisio ed è ormai agli sgoccioli.

Moreno Argentin che l’organizza fa il punto della situazione, partendo dalla sola nota dolente che salta agli occhi: la data, che non è certo delle migliori per favorire la partecipazione delle squadre. In un calendario che antepone gli interessi dei grandi in termini di collocazione e fa fatica ad assorbire altri eventi in quel meccanismo quasi perfetto di corse, ritiri e periodi di riposo.

La AIR 2022 è stata presentata alla BIT di Milano per la valenza promozionale. Qui Argentin con Castelli, assessore regionale delle Marche
La AIR 2022 è stata presentata alla BIT di Milano. Qui Argentin con Castelli, Assessore delle Marche

«Abbiamo dovuto accettare questa data – spiega il campione del mondo di Colorado Springs, organizzatore della Adriatica Ionica Race – perché altrimenti non ci mettevano più nel calendario. Forse è stato un errore, dovevamo metterla prima e magari i team si facevano un po’ i loro conti. In questa collocazione, ci sono squadre al Delfinato, quelle che mandano i corridori in altura e quelle che si riposano dopo il Giro e magari si preparano per lo Svizzera. Ci sono alcune concomitanze su cui ragionare».

E l’anno prossimo il Giro ha chiesto di avanzare di una settimana per inglobare la Festa della Repubblica, come il Tour ha sempre il 14 luglio…

Ho visto ed è una richiesta che, se accolta, creerà problemi sia a noi sia al Giro dell’Appennino. Ci spostiamo? E dove? Se ci mettiamo prima del Giro, andiamo contro il Tour of the Alps. Se andiamo a luglio c’è la difficoltà di trovare posto negli alberghi e magari anche il problema di avere i permessi da parte delle Prefetture, perché a luglio ci sono le vacanze e non sono molto propensi a chiudere le strade. Oppure andiamo a settembre, altra alternativa che stiamo valutando. Anche perché entro il 10 giugno bisognerebbe dare la data…

Parliamo della corsa, cosa dici del percorso?

Sono andato in ricognizione e ritengo che sia abbastanza impegnativo, anche se abbiamo tentato di alleggerirlo nella prima parte. Cinque tappe. Abbiamo cercato di concentrare strappi e salite nel finale di ogni giornata, ma certo che trovando il Monte Grappa al secondo giorno, sono convinto che domenica la classifica sarà delineata.

Nel 2021, Fortunato vince la seconda tappa sul Monte Grappa e ipoteca la vittoria finale (foto Scanferla)
Nel 2021, Fortunato vince la seconda tappa sul Monte Grappa e ipoteca la vittoria finale (foto Scanferla)
E poi cosa si fa?

Gli altri giorni ovviamente ci sarà un po’ di controllo in più. Diciamo che se domenica dovremmo vedere chi può vincere la corsa, dal successivo ci saranno delle battaglie. Occhio però a non dare tutto per scontato. La tappa di Brisighella non è facile. Ci sono strappi corti e ripidi, poi discese impegnative. Può succedere di tutto. Poi c’è il Conero, anche se la prima parte di tappa non è impegnativa. E poi il finale ad Ascoli, con l’arrivo in circuito e prima ancora salite.

Qual è la prima preoccupazione per un organizzatore?

Una volta che è tutto pronto, il primo obiettivo è che innanzitutto nessuno si faccia male. Ho il pensiero non solo ai corridori, ma anche a tutto il personale che gira. Abbiamo alcuni volontari che vengono per la passione e ci danno una mano. Ci siamo attrezzati bene, non è che speculiamo. Una volta che tutto è pronto e tutto è andato bene, non mi fisso nessuno obiettivo particolare.

Avete puntato molto sulla promozione legata a territorio e gastronomia, come mai?

L’importante è che le regioni che ci hanno dato fiducia siano contente di quello che stiamo facendo. Ci siamo prefissati di fare una comunicazione un po’ diversa rispetto gli altri, non limitandoci solo alla corsa. Abbiamo iniziato da prima e dopo la corsa ci sarà una coda un po’ lunga. Ma credo che sia questo il lavoro da fare per noi che siamo giovani e piccoli. Il ciclismo deve essere un veicolo per la promozione turistica, non un semplice gruppo di atleti che passa e lascia solo la polvere. Di questo sono convinto, altrimenti la corsa racconta meno di quanto potrebbe.

Tutto pronto, dunque?

Tutto pronto. Ci siamo impegnati per gli allestimenti dei traguardi volanti o dei GPM con dei totem particolari. Sono due mesi che stiamo costruendo delle transenne fatte ad hoc, perché ovviamente anche gli sponsor è giusto che abbiano la giusta visibilità.

Ci sarà Fortunato e anche un bel nucleo di giovani molto forti.

Non li conosco tutti, ma spero che trovino il modo di farsi conoscere. Come al Giro in Italia, quando non ci sono i campionissimi e gli altri hanno modo di mettersi in mostra. L’Astana sembra la squadra più attrezzata, ma bisognerà vedere se avranno voglia di tenere tutto il peso della corsa. C’è Fortunato. C’è la nazionale. E c’è gente che ha cose da dimostrare. Noi gli diamo il palcoscenico, sta a loro metterci le gambe.

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La blanda settimana di Fortunato sulla via del Grappa

03.06.2022
4 min
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Quando si sono resi conto che Fortunato stava uscendo dal Giro in buona condizione e che il ferro, battuto caldo, potrebbe ancora prendere la forma voluta, i vertici della Eolo-Kometa hanno riscritto il programma. Così il bolognese, originariamente puntato sul Giro di Slovenia, ha vinto un biglietto per la Adriatica Ionica Race, peraltro conquistata lo scorso anno. Nei giorni dopo la crono, trascorsi a Erba a casa della sua ragazza, ha impostato una settimana di mantenimento in vista della corsa che scatterà domani da Tarvisio.

«E’ venuto fuori nel giorno della crono di Verona – sorride – sto bene e purtroppo non ho raccolto quel che speravo. Ma al Fedaia sono andato forte. Perciò stringo i denti, mantengo ugualmente lo Slovenia e dopo l’italiano stacco un po’ la spina».

Dopo Verona e le buone sensazioni a fine Giro, si è deciso che Fortunato correrà la Adriatica Ionica Race
Dopo Verona e le buone sensazioni a fine Giro, si è deciso che Fortunato correrà la Adriatica Ionica Race
Come si passa una settimana come questa, fra il Giro e la corsa successiva?

Innanzitutto devi chiuderti la bocca, cosa piuttosto difficile dopo un Giro in cui comunque mangi tutto pesato. In realtà la prima sera c’è sta la cena del fan club, per cui uno strappo me lo sono concesso. Mercoledì invece ho portato fuori la Veronica, ma per il resto sono stato bravo.

La bici?

La bici non l’ho toccata lunedì. Poi due ore martedì. Tre ore e tre ore mercoledì e giovedì. Due ore oggi e domani si corre.

Sei uscito presto, visto il caldo che c’è?

Presto per me vuol dire le 9, altrimenti di solito esco fra le 10 e le 11. Sono abbastanza tranquillo la mattina e poi qui a Erba, complici forse il lago e le montagne vicine, non è caldissimo. Ci sono 25-28 gradi. E poi dovremo correre nel caldo, tanto vale abituarsi.

Due settimane prima del Giro, il secondo posto finale alla Vuelta Asturias diceva che la gamba c’era
Due settimane prima del Giro, il secondo posto finale alla Vuelta Asturias diceva che la gamba c’era
Bocca chiusa va bene, ma cosa si mangia?

Tanta frutta, che al Giro non mangio mai. Insalatone. Cibi semplici. Carni bianche. Non salto il pranzo, ma esco senza fare colazione. I pasti è meglio salvarli.

Perché al Giro non mangi frutta o verdura?

Perché mangio tanta pasta, verdure quasi mai.

Una settimana con 10 ore di lavoro, facendo cosa?

Assecondando le sensazioni. Fatti gli esami del sangue prima e dopo il Giro, sai come stai. Per cui sono andato tranquillo i primi due giorni, ma già ieri e oggi ho provato qualche accelerata. Le sgasate che si danno per capire come stai davvero e perché comunque sul Monte Grappa voglio essere forte.

Il giorno di Aprica, per Fortunato 139 chilometri di fuga, ma alla fine un passivo molto pesante
Il giorno di Aprica, per Fortunato 139 chilometri di fuga, ma alla fine un passivo molto pesante
Soddisfatto del tuo Giro?

Ero partito per stare davanti, ma la forza per rimanere con i 5-6 migliori non ce l’ho. Il solo modo per fare classifica sarebbe stato entrare in una fuga nella terza settimana, ma non l’ho mai presa bene come l’anno scorso. Nella tappa di Aprica, il gruppo in fuga si è rotto e io sono rimasto dietro. Ci siamo trovati a fare 30 chilometri nella valle con il vento contro. Così alla fine, al posto di guadagnare, ho perso 10 minuti. Il giorno dopo lo stesso.

Confermi che era difficile prendere la fuga giusta?

La fuga giusta è quella che puoi pensare di vincere la tappa e di rientrare in classifica. Non è facile. O sei super, oppure ce ne sono altri dieci sullo stesso livello. E’ quello che è riuscito a Hirt, che tra Aprica e Lavarone ha vinto la tappa ed è salito al sesto posto.

Il Giro della Eolo-Kometa? Un po’ bello, un po’ no…

01.06.2022
5 min
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Dopo un Giro come quello dello scorso anno non era facile tenere i piedi per terra. Soprattutto se arrivano altre squadre e provano a portarti via i gioielli di famiglia. Così alla Eolo-Kometa, una volta blindati Fortunato e Albanese, si sono avviati alla corsa rosa facendone il centro della stagione. Con Fortunato da rivedere all’opera dopo lo Zoncolan e il Monte Grappa del 2021 e Albanese da condurre alla prima vittoria dopo tanti piazzamenti interessanti.

Zanatta ha seguito il Giro osservando i suoi atleti e prendendo nota dei loro margini
Zanatta ha seguito il Giro osservando i suoi atleti e prendendo nota dei loro margini

Lampi di Eolo-Kometa

Le cose sono andate parzialmente come si voleva. Rosa ha fatto vedere di avere nuovamente gamba e l’ha immolata nella rincorsa alla maglia azzurra dei Gpm. Fortunato ha mostrato di avere ancora bisogno di consolidarsi prima di reggere il passo dei grandi: una considerazione persino banale, a pensarci bene. Gavazzi è stato la solita granitica certezza. Mentre Albanese è stato il primo degli umani nella tappa di Jesi, battuto solo da Van der Poel e Girmay, poi si è progressivamente estraniato dalla corsa, facendo venir meno il suo appoggio a compagni, come lo stesso Fortunato, che probabilmente ne avrebbero avuto bisogno per entrare in fuga.

Rosa ha speso molto per rincorrere la maglia dei GPM ed è stato a lungo protagonista
Rosa ha speso molto per rincorrere la maglia dei GPM ed è stato a lungo protagonista

Parla l’ammiraglio

Con Stefano Zanatta abbiamo voluto ripercorrere i giorni rosa del team varesino, che nel prossimo futuro potrebbe voler fare delle scelte di organico, puntando su qualche nome ancora nel pieno dell’efficienza che garantisca punti e risultati che tengano i giovani al riparo da attese eccessive.

«E’ stato un Giro – dice il tecnico veneto – da qualche parte bello, da qualche parte un po’ meno bello. Un Giro d’Italia combattuto. Abbiamo mantenuto lo stesso spirito dello scorso anno, correndo secondo le nostre possibilità. Siamo entrati nelle fughe in qualche occasione e non abbiamo avuto la fortuna di arrivare come l’anno scorso. Quella fu una cosa eccezionale, dove tutti gli astri si misero a nostro favore».

Albanese terzo a Jesi alle spalle di Girmay e Van der Poel, eccolo dietro in pieno sprint
Albanese terzo a Jesi alle spalle di Girmay e Van der Poel, eccolo dietro in pieno sprint
Una prestazione pari al 2021?

Credo che il livello della squadra sia stato superiore. Abbiamo lottato con Diego Rosa e preso la maglia dei Gpm. Albanese ha fatto due risultati di livello. E’ arrivato a Potenza dopo 5.000 metri di dislivello con tutti i migliori della classifica e ha lottato per un piazzamento (Vincenzo è arrivato 7°, battuto da Kamna nella volata alle spalle della fuga di Bouwman, ndr). E poi a Jesi l’hanno battuto solo Girmay e Van der Pool, i due più forti che ci sono in questo momento in tappe come quelle. Quindi credo che il livello di Albanese e della squadra sia stato buono.

Quanto a Fortunato?

Lorenzo ha dimostrato ancora una volta che in salita va. Sul Fedaia, togliendo la fuga, ha dimostrato che dove le pendenze si fanno più importanti, lui c’è. Deve avere magari la fortuna di trovarsi in una fuga dove non ci siano i leader di altre squadre WorldTour, perché abbiamo visto che dopo metà Giro tutti quelli che non erano più in classifica hanno lottato per entrare nelle fughe. Se ti trovi a confronto con i più forti, poi diventa un po’ più difficile. Questo è lo spirito della squadra, questo è lo spirito di una professional come la nostra.

Sfinito dopo la tappa di Torino, Francesco Gavazzi è stato un solido regista in corsa per la Eolo-Kometa
Sfinito dopo la tappa di Torino, Francesco Gavazzi è stato un solido regista in corsa
Gli altri giovani?

Sono cresciuti. Ragazzi come come Bais, Rivi e Fetter si sono messi in mostra in qualche occasione e sicuramente ci porteranno valore aggiunto nei prossimi anni.

Fortunato era partito per far classifica?

Credo che questo sia stato detto solo a titolo di cronaca. Però noi abbiamo pensato, soprattutto io che ho parlato sempre con Lorenzo, di poter correre come abbiamo fatto l’anno scorso. La classifica viene di conseguenza e lui attualmente non ha ancora nelle corde la possibilità di arrivare nei 10 facendo corsa di testa. Soprattutto con questa partecipazione. Può arrivare nei 10 in un grande Giro, però entrando in qualche fuga nell’ultima settimana. La dinamica della gara si è rivelata un po’ penalizzante per lui…

Davide Bais e Samuele Rivi, due giovani per cui il Giro è stato una grande esperienza
Davide Bais e Samuele Rivi, due giovani per cui il Giro è stato una grande esperienza
Quindi la mancata classifica dipende dal non essere entrato in una fuga giusta?

Magari tutti si aspettavano che Lorenzo potesse fare classifica, ma nella mia testa e soprattutto nella sua questo non c’era. Lo Zoncolan fu una scoperta, quest’anno c’era la consapevolezza che lui andasse bene. E’ partito subito forte all’inizio dell’anno, con il secondo posto nell’ultima tappa alla Vuelta Andalucia. E’ stato a lungo con i migliori nella tappa di Carpegna alla Tirreno e questo ha fatto sì che il ragazzo abbia più consapevolezza delle proprie forze. Solo che manca ancora l’esperienza necessaria per arrivare con i primi.

Esperienza o forza fisica?

L’anno scorso è arrivato al Giro quasi per caso. Quest’anno l’ha preparato in maniera diversa e adesso ha la consapevolezza di dove si può lavorare e migliorare. Abbiamo i parametri perché nella seconda parte di stagione possa lavorare per togliere il gap e salire ancora uno scalino.

A Lavarone, Fortunato è stato in fuga e si è poi piazzato a 4’56” da Buitrago
A Lavarone, Fortunato è stato in fuga e si è poi piazzato a 4’56” da Buitrago
E’ stato un Giro allenante per lui?

Dice di esserne uscito bene, per cui si è deciso proprio domenica dopo la crono di portarlo alla Adriatica Ionica Race. C’erano aspettative da parte sua, dell’entourage, gli amici, la famiglia, dei giornalisti. Però considerando l’aspetto tecnico, noi abbiamo sempre considerato di mantenere un basso profilo e lavorare. C’era la consapevolezza che lui potesse essere ancora un gradino sotto ai suoi livelli, ma certo è stato un Giro duro, soprattutto nell’ultima settimana. Per cui con la Adriatica Ionica Race e poi lo Slovenia si lavorerà per puntare al campionato italiano, dove si concluderà la prima parte della nostra stagione.

Fortunato San Lazzaro

A San Lazzaro di Savena, cercando altri Fortunato…

01.05.2022
5 min
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Un giorno, Marco Fortunato portò Lorenzo a giocare con la bici presso una società del luogo, a San Lazzaro di Savena. Perché a quell’età la bici “è” un gioco, ma mai avrebbe pensato che quel giorno avrebbe influito così tanto nelle loro vite. Perché suo figlio non smise più di pedalare, di correre, ci prese sempre più gusto fino a diventare uno dei più promettenti talenti del ciclismo italiano. Uno dei pochi che può realmente ambire a un ruolo importante nelle grandi corse a tappe, a cominciare dal Giro che bussa alle porte (in apertura è con i bimbi della scuola e con Simone Velasco, oggi all’Astana).

Non avrebbe potuto saperlo, allora, ma Marco non sapeva neanche che quella passione avrebbe preso anche lui. Perché dopo che Lorenzo, fatte le sue esperienze da giovanissimo, spiccò il volo, Marco è rimasto nel cuore della società, ha continuato a occuparsi dei più piccoli e alla fine è diventato un dirigente del sodalizio emiliano.

Fortunato Marco
Marco Fortunato pronto a sostenere Lorenzo, quand’era ancora junior
Fortunato Marco
Marco Fortunato pronto a sostenere Lorenzo, quand’era ancora junior

La chiacchierata parte quindi proprio da lui, dalle sue esperienze: «La Società Ciclistica San Lazzaro di Savena ha festeggiato il suo primo cinquantenario nel 2019 e si è sempre occupata delle categorie più piccole. Ora abbiamo con noi una decina di ragazzini e ci accorgiamo sulla nostra pelle che i numeri vanno sempre diminuendo».

Perché? E’ colpa delle abitudini della società odierna, che mette in mano ai ragazzini lo smartphone per poi dimenticarli?

No, la passione per la bici è sempre forte, lo posso assicurare. Il problema è che i genitori hanno paura ad affidarli, a farli uscire in bici, perché i rischi in mezzo alla strada sono enormi. Per questo abbiamo inaugurato un impianto di 800 metri quadrati con una pista per mtb, un circuito cittadino allestito però in un’area verde proprio all’interno di San Lazzaro di Savena. Così i genitori sanno che possono lasciare i loro bambini in assoluta sicurezza.

Fortunato Bike Park 2022
Il Bike Park di San Lazzaro è stato inaugurato ad aprile: un percorso da mtb nel cuore cittadino
Fortunato Bike Park 2022
Il Bike Park di San Lazzaro è stato inaugurato ad aprile: un percorso da mtb nel cuore cittadino
Come è iniziato il tuo coinvolgimento?

Attraverso Lorenzo, è rimasto nella società dalla categoria più piccola fino agli allievi, perché allora c’erano altri numeri e avevamo anche le categorie esordienti e allievi. Noi abbiamo mantenuto un buon rapporto con la Work Service di Levorato e non nascondo che, se le cose inizieranno ad andare meglio, contiamo di riprendere a seguire i ragazzi fino a quella categoria poi farli passare nella sua società.

Ma la spinta è venuta da Lorenzo o da te?

Io già andavo in bici, facevo attività amatoriale, affrontavo le Granfondo ma con il tipico spirito cicloturistico. Lorenzo veniva con me e si era appassionato, gli piaceva pedalare insieme a me, così la cosa ha iniziato a prendere piede. Posso comunque garantire che le salite gli piacevano già allora…

Fortunato ragazzi 2022
I ragazzi del sodalizio emiliano con Ettore Forasassi, il loro allenatore
Fortunato ragazzi 2022
I ragazzi del sodalizio emiliano con Ettore Forasassi, il loro allenatore
Si vedeva che aveva qualità?

Sinceramente non ci ponevamo questa domanda al tempo. A quell’età la bici deve essere solamente occasione di divertimento e di gioco. Non puoi cercare campioni, devi solo lasciarli sfogare. Io sono convinto che la maturazione debba essere un processo lento, mi accorgo che sui ragazzi di oggi si mette addosso troppa pressione, questa caccia al campione precoce è solo un danno. Anche perché si dimentica che ognuno ha i suoi tempi, ci sono bambini che sviluppano prima e altri dopo, fisicamente e non solo.

Nella società ci sono anche bambine?

In passato c’erano, ora no, sono tutti maschietti, ma la società è aperta anche a loro.

Torniamo su Lorenzo, si avvicina il Giro e quindi tornano alla mente bei ricordi.

Sicuramente. Noi un Giro come quello del 2021 non ce lo aspettavamo. Mi ricordo che quando vidi in televisione che in salita stava con i più forti rimasi a bocca aperta.

Fortunato Giro 2022
Quest’anno Fortunato vanta due Top 5, ma punta tutto sul Giro d’Italia
Fortunato Giro 2022
Quest’anno Fortunato vanta due Top 5, ma punta tutto sul Giro d’Italia
Che cosa vi aspettate?

Stiamo con i piedi per terra, sappiamo che va forte e che ha lavorato come non mai. E’ chiaro che ora è visto con un occhio diverso, quel che conta è il suo atteggiamento, secondo me è quello giusto, lo vedo tranquillo e determinato, con una serenità che trasmette anche a noi che gli stiamo intorno.

In società che cosa dicono? I bambini lo conoscono?

Certo, per loro è un idolo. Noi organizziamo sempre una piccola manifestazione, per coinvolgerli insieme alle famiglie. All’ultima edizione è venuto anche lui e si è portato dietro Velasco, che è suo vicino e si allena insieme a lui (foto di apertura). Gli hanno fatto un sacco di feste, volevano tutti una foto con loro. Lorenzo ci tiene molto., è molto legato alla società e a chi gli è stato vicino fin dalle primissime volte.

Tra l’altro il Giro passerà per le vostre parti…

Lo ha fatto anche lo scorso anno, anzi Lorenzo chiese il permesso di poter transitare davanti al gruppo e fu una festa clamorosa da parte della gente, tutti che lo salutavano, con i bambini in prima fila. Quest’anno saranno molti di più, ne sono certo.

Raduno alle 10 al Centro Atlante. E San Marino si riempie di bici

30.03.2022
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Che la Repubblica di San Marino abbia un forte legame col ciclismo non si discute. Così come sia diventata negli ultimi mesi la nuova caput mundi del panorama professionistico. La questione della neonata legge speciale sul fisco, chiamata “residenza atipica a regime fiscale agevolato” (con la tassazione al 7%) ha tenuto banco ad inizio 2022 ma da qualche giorno sul Monte Titano ci si dà di gomito per le imprese ottenute dai corridori che abitano lassù. Uno in particolare, Biniam Girmay.

Il 21enne eritreo della Intermarchè-Wanty-Gobert che ha appena conquistato la Gand-Wevelgem è uno dei tanti ciclisti che hanno preso residenza a San Marino, seppur lui con la particolare condizione di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro (rinnovabile annualmente) per un massimo di 11 mesi.

Biniam Girmay Hailu è uno dei residenti nella Repubblica di San Marino
Biniam Girmay Hailu è uno dei residenti nella Repubblica di San Marino

Festa per la Gand

A parlarci di ciò che è avvenuto nel piccolo Stato incastonato nel cuore della Romagna è stato Walter Baldiserra (a destra in apertura insieme ad Adriano Amici del Gs Emilia), presidente della Federciclismo di San Marino, in occasione della terza tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, disputata tutta in terra sammarinese. Quel giorno il nome di Girmay era saltato fuori subito dalla nostra chiacchierata.

«Qui a San Marino – raccontava Baldiserra – ci abitano, tra i tanti, i primi due del mondiale U23. Lui, in centro nella parte alta della città, e il campione del mondo Baroncini, che invece sta più a valle, vicino alla Dogana. Pensate che Girmay – prosegue ora il numero uno della Federciclismo sammarinese – quest’inverno in un nostro negozio aveva preso una dozzina di bici da spedire giù in Eritrea dove ha una sorta di scuola-ciclismo. Poi dallo stesso negozio si era fatto prestare dei rulli per due settimane quando ha preso il Covid e non poteva uscire per allenarsi. Si vede spesso qua, si allena molte volte col colombiano Johnatan Canaveral della Bardiani-CSF-Faizanè e non rinuncia mai a fare una foto con chi gliela chiede. E’ un bravo ragazzo, si è inserito bene».

Giulio Ciccone è stato uno dei primi a trasferirsi a San Marino
Giulio Ciccone è stato uno dei primi a trasferirsi a San Marino
Walter tutti questi pro’ si allenano assieme?

Sì. Hanno un punto di ritrovo ed un orario fissi. Centro Commerciale Atlante alle 10, verso valle. Chiaramente se non sono in giro a gareggiare. Nella zona si è sparsa la voce e in poco tempo, soprattutto se il meteo era buono, c’era tantissima gente che si aggregava a loro. Giovani e amatori. Qualche junior o under 23 romagnolo mi ha chiesto se avevo il numero di qualche professionista ma chiaramente non posso darglielo. Vedrete che non avranno difficoltà a incontrarsi sulle nostre strade.

Come la vivete questa situazione per il vostro movimento?

Prima di tutto ci tengo a precisare che questi campioni non potranno mai correre per la nostra federazione, a meno che non cambino alcune regole. Tuttavia per noi è molto importante perché ci dà un po’ di lustro. Inoltre dà un impulso alla nostra piccola federazione, che svolge tutta la sua attività in Italia. Avere pro’ come Ciccone, Fortunato, Fabbro, Boaro e tutti gli altri (quasi una trentina, ndr) crea un indotto economico e ciclistico. Quei soldi che ci entrano, noi li reinvestiamo tutti per i nostri ragazzi.

Lorenzo Fortunato, l’uomo dello Zoncolan, non si è spostato troppo dalla sua Bologna
Lorenzo Fortunato, l’uomo dello Zoncolan, non si è spostato troppo dalla sua Bologna
Quante società avete?

Ne abbiamo tre che fanno attività giovanile per una cinquantina di tesserati complessivi. La Gravity Team, la San Marino Mtb e la Ciclistica Juvenes, che è tornata dopo qualche anno. Con quelle amatoriali saliamo ad undici società per un totale di 650 tesserati totali. Poi non dimentichiamoci che con la nostra federazione è affiliata la A.R. Monex Pro Cycling Team, formazione U23 composta da ragazzi messicani seguiti nella preparazione da Piotr Ugrumov. Grazie a tutto ciò ci piacerebbe avere nuovamente un nostro team U23 perché qua attorno per i nostri ragazzi sarebbe difficile trovare una squadra.

Voi avevate un grande talento che era Michael Antonelli e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Come avete superato quel momento?

Non è stato per nulla facile, forse non ci siamo mai ripresi. E’ stato un colpo tremendo sia dal punto di vista psicologico che sportivo. Michael è morto nel dicembre 2020, ma pensate che già dopo il suo incidente alla Firenze-Viareggio del 2018 i suoi amici hanno smesso tutti di correre. Michael era una promessa dal sicuro avvenire, un ragazzo splendido. Da junior nel 2017 eravamo stati agli europei in Danimarca dove fece 12° in volata (vittoria di Gazzoli, ndr), pochi giorni dopo che aveva firmato per la Mastromarco per l’anno successivo. Poi sempre assieme siamo stati ai mondiali a Bergen in Norvegia e ancora agli europei U23 nel 2018 in Repubblica Ceca. Ora abbiamo Luca Scarponi, junior del Gravity Team, che si allena con la A.R. Monex.

Michael Antonelli, un grande talento, scomparso purtroppo nel dicembre 2020
Michael Antonelli, un grande talento, scomparso purtroppo nel dicembre 2020
Vi sareste mai aspettati tutta questa attenzione?

No, assolutamente. Fino a qualche anno fa era quasi impossibile venire a stare da noi, nemmeno se eri miliardario. Questa nuova legge statale è stata fatta per agevolare il nostro Stato e le nostre attività. Con tutti questi sportivi di richiamo (ci sono anche i piloti Enea Bastianini iridato nel 2020 di Moto 2 e il giapponese Tatsuki Suzuki di Moto 3, ndr) San Marino ha ripreso un ulteriore slancio, anche sotto l’aspetto turistico. Speriamo che il nostro movimento ciclistico possa giovarsene nei prossimi anni.